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LE NOTIZIE DELLA SETTIMANA SU: cronaca




TITOLO: Fabio, Sergio e gli altri. I 40 miliziani italiani che combattono sul fronte della Jihad
DATA: 2014-12-19
OCCHIELLO: Hanno tra i 20 e i 45 anni, molti partiti per servire al Baghdadi. I guerriglieri della porta accanto monitorati dall'intelligence<br clear='all'/>
TESTO:MILANO - Si sono inabissati applicando la "taqiya", l'arte islamica di camuffarsi per rendersi invisibili al mondo di sopra. Hanno spento la luce sulle loro vite "normali", spogliando progressivamente l'identità democratica e occidentale fino a ridurla a brandelli, e, infine, a simbolo del Male. Un obbiettivo da combattere con progetti sovversivi, coltivati nel segreto del fondamentalismo armato, sotto la bandiera nera dello Stato islamico. Si chiamano Massimiliano, Filippo, Fabio, Giampietro, Sergio, Donoue. Eccoli, gli jihadisti italiani. "Lupi solitari". Una quarantina in tutto. Età tra i 19 e i 42 anni. Sono figli, fratelli, padri della "porta accanto" che hanno risposto alla "dawa", la chiamata della Jihad. Nel nome di Allah e della sollevazione contro l'Occidente colonizzatore operata dai seguaci di Abu Bakr al-Baghdadi, sono diventati foreign fighters. Partono dall'Italia, tra il 2013 e il 2014, per arruolarsi nelle cellule jihadiste dell'Isis attive in Siria e Iraq. Hanno storie e percorsi simili a quello del genovese Giuliano Ibrahim Delnevo. Il "Califfo Ibrahim". Un "eroe", per il padre. Un "martire" per i guerriglieri dell'Islamismo. Di un plotone di "combattenti dello Stato islamico partiti dal nostro Paese", ricorderete, aveva parlato quest'estate il ministro Alfano: "Quarantotto persone", aveva detto il capo del Viminale. Sottolineando, però, che "solo due hanno nazionalità italiana" (il ministro citò Delnevo, morto nel 2013 in Siria, e un "giovane marocchino naturalizzato che si trova in un altro paese europeo"). Repubblica è ora in grado di raccontare  -  per la prima volta  -  chi sono e dove provengono i combattenti italiani. Chi li ha arruolati. Come è iniziato il processo di identificazione con la Jihad globale. E che, in realtà, sono molti di più dei "due" di cui ha parlato il ministro Alfano. La ragnatela.   Un rapporto riservato della nostra intelligence li divide tra "italiani" e "naturalizzati", figli di immigrati di seconda generazione. Per l'anagrafe sono tutti italiani. Finiscono sotto i radar dell'antiterrorismo. Le informazioni raccolte sugli jihadisti italiani sono state trasmesse da Roma alle forze di polizia dei Paesi lungo i quali si snoda il filo dei loro spostamenti: una ragnatela che ha come centro il "buco nero della Turchia". Lo definiscono così al Viminale. Sono transitati quasi tutti da lì. Provenienti da Torino, Modena, Comiso, Mantova, Milano, Como, Cantù, Venezia, Bologna, Roma, Napoli, Biella. E diretti, soprattutto, nel Nord della Siria. Il "monitoraggio" dedicato ai foreign fighters nostrani segue lo stesso protocollo adottato dai responsabili delle agenzie di sicurezza internazionali per tutti i combattenti stranieri  -  circa 20 mila, di cui almeno 3mila europei  -  approdati in Medioriente per irrobustire le fila dei miliziani dell'Isis e alleati. L'ARTICOLO INTEGRALE SU REPUBBLICA IN EDICOLA O SU REPUBBLICA+  
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TITOLO: Quirinale, Renzi: "Parlamento ha imparato lezione, non avremo problemi". Boschi: "Intesa con Fi su tempistica riforme"
DATA: 2014-12-18
OCCHIELLO: Il ddl che segna la fine del bicameralismo perfetto approderà in aula l'8 gennaio in contemporanea con l'esame della legge elettorale al Senato. Bocciate le. ..
TESTO:ROMA - Resta saldo il patto del Nazareno, che ieri sembrava traballare pericolosamente per una questione di 'tempistica'. Il nodo era il timing delle votazioni: votare prima per il Colle (scelta caldeggiata da Forza Italia) o per le riforme (l'opzione del Pd)? Oggi il ministro Maria Elena Boschi ha annunciato che tra azzurri e dem è stata trovata la quadra: "Sui tempi - spiega il ministro - c'è sempre intesa con Forza Italia. Il calendario prevede che l'8 gennaio saremo in aula alla Camera con la riforma costituzionale e contemporaneamente al Senato procediamo con la legge elettorale". E a Montecitorio il cammino del disegno di legge procede spedito: la Camera ha respinto questa mattina le pregiudiziali di costituzionalità presentate da Sel e Cinque Stelle. E oggi il premier Renzi, a Bruxelles per il Consiglio europeo, si dice tranquillo in vista dell'elezione del prossimo presidente della Repubblica (oggi Napolitano ha definito "imminente" la fine del suo mandato): "Credo che il Parlamento abbia imparato la lezione dell'aprile 2013 e riuscirà a fare quello che deve nei tempi stabiliti" ha detto il premier. L'azione del governo per accelerare le riforme è stata elogiata oggi dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha ricordato "l'ampio e coraggioso sforzo che il governo italiano sta compiendo per eliminare alcuni nodi e correggere taluni mali antichi" dell'Italia. Pensiero condiviso dalla terza carica dello Stato Laura Boldrini che ha sottolineato come sulle riforme sia necessario procedere spediti: "Tutti i partiti sui sono impegnati per le riforme in campagna elettorale, specie per quella elettorale. Si deve andare avanti". Boschi alla Camera per illustrare il ddl riforme. Il ministro ha confermato così le indiscrezione di Repubblica su una nuova intesa tra il premier e l'ex Cav in base alla quale la riforma della legge elettorale dovrebbe entrare in vigore dal settembre 2016. Ieri c'era stata tensione tra azzurri e democratici: il capogruppo forzista alla Camera, Renato Brunetta, aveva chiesto nella capigruppo di posticipare il voto sulla Riforma costituzionale a dopo la scelta del prossimo inquilino del Quirinale. Richiesta respinta però dal Partito Democratico. Brunetta, tra i più critici dell'intesa con Renzi sulle riforme, non ha mancato anche oggi di attaccare il premier ricordando tutte le modifiche "unilaterali" che Renzi ha apportato al Patto del Nazareno e alla legge elettorale. Le incomprensioni erano partite domenica, quando Berlusconi aveva affermato che anche la scelta del Capo dello Stato rientra nel Patto, affermazione smentita con decisione dai vicesegretari dem Serracchiani e Guerini. Oggi Maria Elena Boschi ha illustrato a Montecitorio il ddl riforme, che ha terminato l'esame in Commissione, e ai giornalisti ha assicurato che l'intesa con Forza Italia riguarda anche la decisione di procedere con le riforme prima di votare il successore di Giorgio Napolitano. "Certo - afferma il ministro delle Riforme - anche perchè il Capo dello Stato ancora non si è dimesso e non possiamo bloccare tutto in attesa di una data che non si sa quale sarà. Su questo anche Forza Italia è d'accordo". "Ora - ha proseguito - andiamo alla capigruppo del Senato, si discuterà del calendario della legge di Stabilità e non so se all'ordine del giorno c'è anche il timing della legge elettorale, ma se non sarà in questa capigruppo sarà nella prossima. L'esame dell'Italicum in aula comincerà ai primi di gennaio, forse anche prima".
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TITOLO: «Due conviventi, anche omosessuali, sono una famiglia»
DATA: 2014-12-18
OCCHIELLO: Il tribunale ha deciso: le ceneri di un membro della coppia, indipendentemente dal sesso, possono essere affidate allâaltro anche senza matrimonio formale
TESTO:LA SENTENZA RIVOLUZIONARIA «Due conviventi sono una famiglia» Per il giudice un rapporto more uxorio (anche omosessuale) equivale a uno di familiarità TREVISO Un rapporto di convivenza more uxorio equivale ad uno di familiarità e dunque le ceneri di un membro della coppia, indipendentemente dal sesso, possono essere affidate all? altro anche in assenza di un matrimonio formale. È quanto ha stabilito il giudice del Tribunale civile di Treviso Alberto Barbazza accogliendo un ricorso contro il Comune di Treviso presentato da un cittadino che si era visto negare l? affidamento dell? urna cineraria del suo convivente, deceduto nel febbraio del 2011. Lo riferiscono i quotidiani locali del Gruppo Finegil. A motivare il diniego è stata l? interpretazione rigida della legge che disciplina la materia, la n.130 del 2001, da parte dell? amministrazione comunale, allora guidata da Gian Paolo Gobbo (Lega), nel punto in cui si riconosceva il diritto di conservare le ceneri soltanto ai «familiari» del defunto. Il giudice, invece, individuando nel rapporto una convivenza che durava da otto anni ed altri elementi non equivocabili come conti correnti in comune, ha ritenuto di riconoscere lo status di familiari anche ai componenti della coppia di fatto e, perciò, di ordinare la consegna dell? urna al convivente sopravvissuto. Un ulteriore aspetto evidenziato dalla sentenza, dice all? Ansa l? avvocato del ricorrente, Innocenzo D? Angelo, sta nel fatto che, recependo una sentenza della Corte Costituzionale del 2010, «viene riconosciuta come formazione sociale anche la convivenza omosessuale», quale è quella del caso trattato. «In teoria il Comune potrebbe presentare un ricorso - ha osservato il legale - ma essendo da poco stato introdotto un registro per le coppie di fatto credo che il rischio non ci sia».
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TITOLO: Frana su una villetta, il cane dà l'allarme e salva la famiglia
DATA: 2014-12-18
OCCHIELLO: I 5 componenti dellâabitazione di san Giuliano sono usciti di casa appena in tempo. Un altro smottamento, sempre nella stessa zona si era verificato lo scorso anno
TESTO:A salvare la famiglia è stato l? intuito di Chiara. «Il cane abbaiava continuamente, era inquieto e poi sentivo strani rumori, insoliti tremori? ha raccontato la ragazzina? poi ho capito che stava venendo giù la collina e mi sono messa a urlare. Uscite fuori! , Uscite fuori! ». E? stato un attimo il tempo di uscire di corsa da casa, poi un boato tremendo e una valanga di fango, terra e detriti si è abbattuta come un? onda di maremoto sulla casa e l? ha distrutta. I cinque abitanti hanno avuto il tempo di correre pochi metri davanti al cortile, mentre sotto le macerie sono rimasti gli animali: un gatto e alcune galline. Adesso si ringrazia Dio. Ma si punta il dito sui ritardi dell? uomo. Quella frana si era già manifestata nel marzo dello scorso anno e i lavori di consolidamento della collina, dopo ritardi inspiegabili, dovevano iniziare lunedì prossimo. «E intanto noi abbiamo perduto tutto e se siamo vivi è un miracolo e dobbiamo ringraziare nostra figlia», dicono ancora sotto choc babbo Mario e mamma Maria Teresa. Durissimo il vice sindaco di San Giuliano, Franco Marchetti: «Non credo che questa frana sia stata provocata dal fato. Adesso bisogna fare chiarezza e individuare le responsabilità». Sulla vetta della collina semi franata c? è un traliccio dell? alta tensione che è stato disattivato. Pende paurosamente verso un? altra abitazione che i vigili del fuoco hanno fatto evacuare.
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TITOLO: Lorys, il feretro arrivato in chiesa
DATA: 2014-12-18
OCCHIELLO: I funerali del piccolo ucciso il 29 novembre. La bara portata a spalle da quattro persone tra cui il padre. La madre Veronica, in carcere, non câè
TESTO:«Un bambino non può morire perché un altro essere umano si è arrogato il diritto inesistente di togliergli la vita. Come si può uccidere un bambino? Solo un folle, un pericoloso folle, può compiere un tale gesto. Un folle che deve essere fermato» dice il vescovo di Ragusa nell? omelia. «Quando ciò avviene - aggiunge - la nostra umanità si ribella e le domande insorgono e si inseguono. Non solo quelle rivolte agli uomini, ma anche quelle rivolte a Dio. Perché? Perché Dio non è intervenuto? Perché non ha bloccato la mano omicida? Se Dio è Padre, come può permettere che un bambino, innocente e indifeso, sia ucciso e buttato in un canalone? ». E ancora: «La notizia mi fu data da due sms di un amico, laconici e freddi, come fredda è la morte: ?Bambino scomparso a Santa Croce. .. Bambino ucciso? . Una notizia tremenda. Un fatto assurdo. Un gesto disumano. Veramente l? uomo ha la spaventosa possibilità di essere disumano, di rimanere persona vendendo e perdendo al tempo stesso la propria umanità». Al termine dell? omelia monsignor Paolo Urso ha detto: «Se non sono stato capace di dire parole veramente consolanti, sia lo stesso Signore a deporre nel cuore dei familiari del piccolo Loris e di tutti voi quelle parole che leniscono il dolore, asciugano le lacrime, rasserenano la vita». Il feretro è stato infine salutato da un lungo applauso composto e dal lancio di palloncini bianchi e azzurri, al rintocco della campana.
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TITOLO: Teramo: tunisino tenta aggressione contro carabiniere, lui spara e lo uccide
DATA: 2014-12-18
OCCHIELLO: Durante un controllo nella sua abitazione, dove era stata segnalata la presenza di droga, l'uomo ha minacciato con un coltello il militare, che per difendersi. ..<br clear='all'/>
TESTO:ALBA ADRIATICA (TERAMO) - Un tunisino, di cui non si conoscono ancora le generalità poiché sembra che fosse privo di documenti, è morto oggi pomeriggio ad Alba Adriatica, in provincia di teramo, raggiunto da un colpo di pistola sparato da un carabiniere. Pare che l'uomo intendesse aggredire il militare con un coltello. Il carabiniere ha sparato mirando alle gambe per difendersi, recidendo l'arteria femorale del tunisino, morto per dissanguamento nonostante i soccorsi immediati, perché un'ambulanza era già sul posto. Il tunisino è morto durante il trasporto in ospedale. Nella sua abitazione sono stati trovati circa 300 grammi di cocaina.  Sul posto il magistrato di turno della Procura della Repubblica di Teramo. Secondo una prima ricostruzione, una pattuglia di carabinieri, in seguito all'informazione di una fonte confidenziale che segnalava la presenza della droga, si è presentata in una casa di Alba Adriatica. All'interno dell'abitazione c'erano due tunisini. Uno avrebbe finto un malore. Per soccorrerlo, è stata chiamata un'ambulanza del 118, spiegando così la presenza del personale paramedico già sul posto. L'altro tunisino è invece andato in cucina, uscendone subito dopo brandendo un coltello con il quale si sarebbe avvicinato a uno dei militari, minacciandolo e spingendolo, nel tentativo di farlo uscire dalla porta. E' in questa fase che è partito il colpo dall'arma del carabiniere.  
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TITOLO: Lecco, i medici segnavano turni fino a 26 ore al giorno: indagati in 9 fra colleghi e dirigenti Asl
DATA: 2014-12-18
OCCHIELLO: Un modello studiato affinché un gruppo ristretto di professionisti potesse sfruttare il cosiddetto: 'sistema premiante' e ottenere a fine mese una busta paga. ..<br clear='all'/>
TESTO:LECCO - Doppi, tripli e quadrupli turni. E centinaia di ore di lavoro in poche settimane. Un modello organizzativo studiato affinché un gruppo ristretto di medici potesse sfruttare al meglio il cosiddetto 'sistema premiante' e ottenere a fine mese una busta paga decisamente più corposa rispetto ai colleghi. La Digos di Lecco ha chiuso l'indagine Stachanov denunciando nove persone fra dirigenti e medici dell'ospedale Manzoni e della Asl che ora dovranno rispondere di truffa aggravata ai danni dello Stato, falso in atto pubblico e, in alcuni casi, di interruzione di pubblico servizio e falso ideologico. L'inchiesta è partita nel 2011 in seguito alla segnalazione di un medico. La denuncia evidenziava anomalie nella gestione del lavoro. Nelle strutture sanitarie può capitare che il turno di un medico o di un altro operatore, per necessità organizzative, debba essere esteso o allungato. Non uno straordinario in senso classico ma un regime particolare previsto per medici e paramedici, definito 'premiante', in cui per ogni ora lavorata oltre il normale orario è stabilito - attraverso una legge regionale del 1999 pensata per garantire la continuità del servizio - un bonus di 52 euro per i medici e di 26 per il resto del personale. Secondo la denuncia, però, solo un'élite ristretta di professionisti poteva godere delle ore di lavoro aggiuntive. Le indagini hanno confermato i sospetti. Secondo quanto ricostruito, un gruppo di tre medici organizzava la turnazione per favorirsi e per favorire alcuni colleghi amici. Con mesi di anticipo avrebbero strutturato i calendari in modo da creare la necessità di una copertura dei turni: in sostanza inventavano problemi nella rotazione e poi offrivano la soluzione. In questo modo un medico, scelto nel gruppo dei privilegiati, poteva risultare operativo fra guardia medica, 118 e visite fiscali. Sovrapposizioni impossibili, evidentemente, e sfociate in situazioni clamorose: secondo le indagini un professionista risulta aver lavorato per 554 ore consecutive e, addirittura, 45 settimane in un trimestre. Sempre lo stesso professionista ha presentato documenti in cui certificava di aver lavorato per 26 ore in un giorno. "Bastava essere assegnati quattro volte al mese al sistema premiante perché lo stipendio salisse di 1.600 euro: considerando una busta paga media di 3.mila euro,   i medici riuscivano a ottenere cifre ragguardevoli", spiega il capo della Digos di Lecco, Domenico Nera. Il danno economico stimato per le casse pubbliche è di circa 400mila euro. Al primo filone di indagine se ne è affiancato un secondo, aperto sempre in seguito alla segnalazione di un professionista che ha denunciato anomalie a proposito di un concorso per l'assegnazione di sei posti per medici organizzato nel presidio Umberto I di Bellano, in provincia di Lecco. Secondo la denuncia, uno dei componenti della commissione giudicante non avrebbe dovuto essere presente, si era dichiarato 'reperibile', salvo poi presentarsi in aula il giorno dell'esame affiancando il proprio sostituto durante i colloqui ai candidati. Inoltre uno dei partecipanti al concorso avrebbe telefonato dichiarandosi in ritardo: per questo motivo la prova sarebbe stata rinviata di alcuni minuti. Gli indagati sono cinque e devono rispondere di falso in atto pubblico e abuso d'ufficio. Ironia della sorte: il medico che ha permesso l'avvio di questa seconda inchiesta risulta indagato nella prima. "Vorrei comunque rimarcare che le indagini hanno evidenziato casi specifici - aggiunge Nera - Per 14 persone indagate ci sono centinaia di medici che lavorano col massimo della correttezza e sacrificando con onestà buona parte del proprio tempo e delle proprie risorse".
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TITOLO: Esposito: "Nessun pericolo? Allora spiegatemi perché ho la scorta"
DATA: 2014-12-18
OCCHIELLO: Il senatore: "La sentenza conferma che si tratta di teppisti che hanno agito utilizzando metodi paraterroristici. Mi sono sempre guardato bene dall'entrare. ..<br clear='all'/>
TESTO:TORINO. Senatore. Stefano Esposito, lei vive sotto scorta da due anni per le sue posizioni pro Tav. Soddisfatto della sentenza? "Le sentenze parlano da sole e le motivazioni le scopriremo il giorno in cui verranno depositate". Ma gli imputati avrebbero dovuto essere condannati per terrorismo? "La sentenza conferma che si tratta di teppisti che hanno agito utilizzando metodi paraterroristici. Mi sono sempre guardato bene dall'entrare nella diatriba se si tratti di terrorismo o no. Non è questo che mi preoccupa". Che cosa la preoccupa? "Che ci siano intellettuali ed esponenti del movimento che considerano una vittoria una condanna a tre anni e mezzo di carcere per porto d'arma da guerra e danneggiamento aggravato". Sperava in una condanna più dura? "Io non sono uno che gioisce se qualcuno va in carcere. Anzi. Non accetto però che chi si dedica al tiro al poliziotto venga fatto passare per un gandhiano. O che sia normale festeggiare bloccando incappucciati l'autostrada". Vede il rischio di sottovalutare il pericolo? "Non per la sentenza in sé ma per le reazioni che sta provocando. Come se ora liberi tutti, erano quattro ragazzi che hanno esagerato un po'. Perché se così fosse c'è da chiedersi come mai i magistrati della Corte hanno avuto la scorta fin dal giorno in cui sono stati nominati. E perché quella scorta ce l'ho io. Se non c'è pericolo, toglietemela. Ma è davvero così? ".
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TITOLO: Perino: "Uno schiaffo ai pm, adesso la smettano di colpevolizzarci"
DATA: 2014-12-18
OCCHIELLO: Per i giudici, non fu attentato terroristico l'assalto alla Tav della notte del 13 maggio del 2013. Parla uno dei leader del movimento, in Piazza del Mercato. ..<br clear='all'/>
TESTO:TORINO. Si è appena conclusa la marcia di trecento No Tav lungo le vie di Bussoleno. Alberto Perino, uno dei leader del movimento, è in Piazza del Mercato per discutere delle prossime mosse per contrastare l'opera. Cosa ne pensa della sentenza del Tribunale di Torino? "È un giorno di festa per il movimento. È vero che quattro No Tav sono ancora in cella e sono stati condannati per altri reati, ma è svanita l'accusa più grave. Ogni tanto anche a noi capita di vincere le battaglie. Abbiamo battuto due volte la procura di Torino". In che senso due volte? "Perché, oltre ad aver dimostrato che i No Tav non sono terroristi, è stato sconfitto anche il teorema di Caselli e del suo pool. Un segnale importante". Ma ci credeva all'assoluzione per i reati di terrorismo? "Sì, ne ero convinto. Ed è la prova che al tribunale di Torino non tutti sono appiattiti sulle teorie della procura e dei pm Rinaudo e Padalino". Cosa farete adesso? "Continueremo la lotta, chiedendo a gran voce che i quattro No Tav escano di galera il più in fretta possibile. Un anno tra le sbarre ci sono già stati". Questa sentenza ha anche un significato politico? "È sicuramente un messaggio forte, e la politica ha già reagito. Hanno preso un duro colpo, il ministro Lupi ha subito auspicato che venga fatto ricorso, sono sbigottiti". Come movimento No Tav, cosa vorreste dire ai pm? "Di smetterla di accanirsi contro di noi. Se iniziassero a scavare su appalti e Ltf, forse troverebbero delle cose illegali, forse ne troverebbero quante ne vogliono".  
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TITOLO: Milano, l'intercettazione incastra dopo 38 anni il: 'clan dei calabresi' e il boss Papalia
DATA: 2014-12-18
OCCHIELLO: L'ordinanza eseguita in carcere a Napoli: Giuseppe De Rosa fu ucciso il 9 ottobre 1976. Fu uno dei primi delitti al Nord e finalizzato ad affermare la potenza. ..<br clear='all'/>
TESTO:Nel 1976 i due gruppi, quello degli 'zingari' e quello dei 'calabresi', erano in lotta per la gestione del territorio. Quando gli italiani scoprirono che De Rosa aveva infastidito una donna che era stata di un uomo del clan, hanno approfittato per mostrare i muscoli e mettere definitivamente il punto sulla questione del dominio. Catanzariti ricorda che inizialmente volevano far saltare in aria l'auto di De Rosa con dell'esplosivo, ma che poi i boss hanno preferito usare la vecchia cara 7.65: un colpo alla testa e due al petto all'esterno del locale Skylab. La mano era quella di Rocco Papalia, detenuto a Napoli in regime di 41 bis e - prima della notifica del provvedimento per omicidio - con fine pena previsto nel 2017. Da quel momento è stato chiaro a tutti che i calabresi erano i più forti ed è cominciata la stagione dei sequestri che sono serviti per costruire l'impero economico delle cosche al Nord.
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TITOLO: Milano dice addio a Franco Bomprezzi, il paladino delle battaglie dei disabili
DATA: 2014-12-18
OCCHIELLO: Scrittore e giornalista, aveva 62 anni ed era ricoverato da tempo in ospedale per una embolia polmonare. Presidente della Ledha, era stato nominato cavaliere. ..
TESTO:È stato per tantissimi anni l'immagine della lotta alla disabilità, delle quotidiane difficoltà di chi vive su una sedia a rotelle ma si impegna per abbattere le barriere fisiche e mentali nei confronti delle persone disabili. Franco Bomprezzi è morto a 62 anni, a Milano, alla fine di un lungo ricovero in ospedale per una embolia polmonare. Era affetto sin dalla nascita da osteogenosi imperfetta, ma questo non gli ha impedito una lunga carriera come giornalista e scrittore: dal Mattino di Padova al Resto del Carlino, fino alla redazione milanese dell'Agr e alla direzione di riviste legate ai temi della disabilità, ai blog e al ruolo, ricoperto fino alla fine, di presidente e portavoce della Ledha, la lega per i diritti dei disabili. Proprio a Milano ha concentrato la sua attività, che ha avuto molti riconoscimenti: nel 2007 il presidente Giorgio Napolitano lo aveva nominato cavaliere della Repubblica, due anni prima il Comune di Milano gli aveva conferito l'Ambrogino d'oro. Con la vittoria elettorale di Giuliano Pisapia era stato nominato consulente per le politiche sulla disabilità, lasciando l'incarico dopo un anno, ma senza interrompere i rapporti con l'amministrazione e la presenza nella Casa dei diritti di via De Amicis, che oggi festeggia un anno di apertura e lo ricorderà. Ancora sabato sera, durante la maratona Telethon, era stato intervistato in ospedale, nel centro clinico Nemo del Niguarda: il suo era stato un invito a donare fondi per la ricerca sulle malattie genetiche, fatto avendo davanti il computer con cui ha lavorato sino alla fine, rispondendo anche ai tanti amici che su Facebook lo incoraggiavano. A loro aveva risposto in uno degli ultimi post, combattente fino in fondo: "Non abbiate paura, non vi mollo. Venceremos! ". "Simbolo di tenacia e determinazione", lo ha ricordato il premier Matteo Renzi da Bruxelles. "Francone Bomprezzi", ha detto il capo del governo, è stato "uno dei più interessanti personaggi del terzo settore, che poi non è più il terzo settore ma è il primo settore", un uomo che "combatteva contro la disabilità e per il ruolo dell'associazionismo e del volontariato". "A lui - ha concluso - dedicheremo la riforma terzo settore". E il sindaco Giuliano Pisapia: "Non ci sono parole per esprimere la mia profonda tristezza e quella di tutta Milano per la scomparsa di Franco Bomprezzi. Un amico, un uomo estremamente coraggioso, che ha condotto difficili e importanti battaglie con grande tenacia e senza perdere mai il sorriso".
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TITOLO: Milano, è nato il bimbo della donna in morte cerebrale da ottobre: pesa 1,8 chili e sta bene
DATA: 2014-12-18
OCCHIELLO: Il parto al San Raffaele: la madre era stata colpita da un'emorragia cerebrale. La gestazione prolungata grazie alla ventilazione artificiale. Dopo il cesareo. ..
TESTO:E' nato il bambino della donna in morte cerebrale ricoverata da fine ottobre al San Raffaele di Milano. Il bambino pesa 1,8 chilogrammi ed è venuto alla luce alle dopo 32 settimane di gestazione, di cui nove prolungate artificialmente: la sua mamma, una milanese di 36 anni, a fine ottobre era stata colpita da un'emorragia cerebrale fulminante. Nonostante questo, i medici dell'ospedale avevano deciso di tentare il tutto per tutto. E portare avanti la gravidanza, malgrado l'elettroencefalogramma piatto (e quindi la morte cerebrale) della donna. La nascita è avvenuta con parto cesareo e il bambino è in condizioni generali buone. Dopo l'intervento, i familiari della donna hanno dato il consenso al prelievo degli organi a scopo di trapianto. Il caso è stato seguito giorno e notte nelle ultime settimane da un'équipe composta dagli specialisti del San Raffaele e guidata da Luigi Beretta, primario di Terapia intensiva neurochirurgica, e Massimo Candiani, direttore della Ginecologia. La donna è stata ricoverata in una stanza allestita nel reparto di Terapia ontensiva: la gestazione è stata prolungata grazie alla ventilazione artificiale, che ha permesso all'ossigeno di arrivare comunque nel sangue della donna. L'alimentazione del feto è stata garantita da una sonda inserita nell'intestino materno. Il bambino ora è seguito dall'unità di Neonatologia guidata da Graziano Barera. Il caso della mamma del San Raffaele ha pochi precedenti. A Milano casi analoghi si sono verificati nel 2006 e nel 2010 all'ospedale Niguarda, dove l'équipe coordinata dal primario di Neonatologia, Stefano Martinelli, è riuscita a far nascere nel 2006 Cristina Nicole e quattro anni dopo Matteo. La mamma di Cristina Nicole, una donna di 38 anni, fu colpita da un aneurisma cerebrale alla 17esima settimana di gestazione: i medici del Niguarda prolungarono la gravidanza, tenendo la signora attaccata alle macchine per 78 giorni. La bambina nacque con cesareo d'urgenza alla 28esima settimana: pesava appena 713 grammi. Nel 2010, invece, Matteo, di origine cingalese, è venuto alla luce dopo 29 settimane di gestazione, di cui otto prolungate dai medici in seguito alla morte cerebrale della sua mamma, colpita da una meningite fulminante alla 21esima settimana di gestazione.
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TITOLO: Rita Poggi: "Ora guarderò lassù e dirò: figlia mia, ce l'hai fatta"
DATA: 2014-12-18
OCCHIELLO: La madre di Chiara: "Ci speravo, anche se questa volta hanno fatto tanto. .. Investigatori e magistrati hanno lavorato, e si vedeva. Però, non decido io, ...
TESTO:GARLASCO. La sentenza è stata appena pronunciata. Prima, in aula, Alberto Stasi stava girato di tre quarti, per non guardarli, e loro due, papà Giuseppe e mamma Rita, erano seduti in prima fila, distanti. Accanto a Rita c'era il figlio, il fratello di Chiara, "ma non vuole apparire  -  dice la mamma  -  anche se ha seguito tutte le udienze. Sa, i figli soffrono due volte. Per la sorella, e per noi, perché sa, ci vede che soffriamo". Papà apre un gigantesco fazzoletto bianco e si asciuga le lacrime: "Un po' di giustizia è fatta", dice. Un "po'", perché, spiega, "nessuno ci ridà Chiara, giustizia impossibile su questa terra". Sua moglie resiste meglio all'emozione. Dopo aver trascorso, aveva detto, "una notte insonne ", ha atteso la sentenza "con Chiara, che c'è sempre stata vicina". Lei con Chiara parla: parla quando spuntano i fiori della magnolia, che a sua figlia piacevano, o quando scende la nebbia, in un misto di fede nella vita eterna, di speranza, di dolore indicibile. Va sempre al cimitero, signora? "Anche domani, ma questa volta con uno spirito diverso. Le porterò una farfalla, deve sapere che ho trovato al cimitero moltissime farfalline, qualcuno le portava. Da una, due, ne sono arrivate altre. Tanti sconosciuti portano fiori, e magari mettono una farfalla, di plastica, di metallo, di stoffa. Sono diventate un simbolo, le raccolgo, le pulisco, gliele porto, sono le sue". Le vede come un segno quasi d'allegria? "Esatto, è così. Chiara era ricca di vita, sorrideva sempre. Le accenderò un cero, le darò un bacio e le dirò "brava, ce l'hai fatta ad avere giustizia". Mi raccomandavo nelle preghiere: "Tu che puoi, guida i giudici verso la verità"". Lei nella condanna di Stasi ci credeva o ci sperava? "Ci speravo, anche se questa volta hanno fatto tanto. .. Investigatori e magistrati hanno lavorato, e si vedeva. Però, non decido io, l'ultima parola spetta ai giudici. Con quello che è emerso in aula, mi chiedevo, come avrebbero potuto assolvere? Però sino all'ultimo non si può sapere". Come avete fatto voi Poggi a non dire mai una parola "fuori posto"? "Come ha detto mio marito, Chiara è diventata ormai un po' una figlia anche per i legali e per tanti, non solo nostra. Avrà sentito l'avvocato Tizzoni parlare di "esperienza umana", la storia di Chiara dice che, a dispetto della morte, qualche cosa continua comunque tra chi si ama, e quando si cerca la verità. .. No, non mi sono mai sentita persa, ci ha sempre sostenuto mia figlia". In aula lei non ha mai guardato Alberto. .. "Nemmeno oggi. Ho ascoltato. E basta".
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TITOLO: Grillo: "Pd referente di Carminati". Su Napolitano: "Deve costituirsi". E boccia Prodi al Colle
DATA: 2014-12-18
OCCHIELLO: Il leader dei Cinque Stelle incontra la stampa estera per presentare il referendum del M5S per dire no alla moneta unica. E attacca il Capo dello Stato e i. ..
TESTO:La destra e Renzi. "Altrove le destre vanno in piazza con i bastoni", dice Grillo rispondendo, nella sede della stampa estera, a una domanda sui nuovi equilibri politici europei. E rivendica, per il M5S, il ruolo di argine. "Noi stiamo proteggendo la democrazia. In Germania, in Francia, in Grecia stanno venendo su delle destre che non fanno i banchetti, vanno con i bastoni". Ancora, sull'immigrazione: "Noi non siamo razzisti la destra ha lucrato sugli immigrati. Noi andiamo in mezzo alla gente, noi siamo la gente". Renzi? "Un cartone animato che esegue i diktat della finanza a capo di un governo che decreta su tutto ma non per fermare i ladri". Poi annuncia di voler vedere Salvini per il referendum anti-euro. L'attacco al Pd. Legge una frase delle intercettazioni di Mafia Capitale, Grillo: "Buzzi parlando con Carminati dice: 'il problema e' che non ci stiamo più noi. Grillo è riuscito a distruggere il Pd'. Vuol dire che il referente loro a Roma e altrove è un partito che si chiama Partito Democratico". Ancora: "Se avessimo fatto un'alleanza con il Pd adesso staremmo dentro questa roba qua", spiega Grillo riferendosi all'inchiesta. "Poi che siano disonesti anche a destra nessuno lo mette in dubbio. Sono anni che lo diciamo che stanno fingendo di essere l'opposizione l'uno e dell'altro. Li chiamavamo Pd e Pd meno L. Questa frase deve farvi pensare". La reazione dei democratici arriva con il vice segretario Guerini: "Fa tristezza: Non sappiamo se definire le sue dichiarazioni odierne patetiche o inquietanti. Preoccupa che siano state pronunciate davanti alla stampa estera, dando un'immagine degradata e fuorviante del dibattito pubblico". Il metodo referendario. Così il leader dei Cinque stelle, ancora dal suo blog, spiega il processo che porterà alla consultazione popolare: "La legge di iniziativa popolare che è stata proposta dal M5S per indire il referendum è di livello costituzionale, questo vuol dire che ha lo stesso livello di importanza della Costituzione. Infatti il referendum consultivo non è stato previsto dalla Costituzione, ma come è già stato fatto nel 1989 prima dell'ingresso nell'euro è possibile prevederlo con una legge costituzionale: ossia quella proposta come legge popolare dal M5S e che i cittadini potranno sostenere con una firma a partire da sabato 13 dicembre". E la scelta dello strumento referendario è in linea "con la storia del Movimento" dice Grillo. "Siamo nati per espandere la democrazia, abbiamo sempre fatto quello che abbiamo detto". Ricostruire il Paese. Ai giornalisti esteri Grillo ripete la propria diagnosi sulle condizioni dell'Italia: "Questo paese ogni giorno che passa peggiora mentre i partiti parlano di cose che non hanno più senso: parlano del presidente o della Corte Costituzionale o della Legge elettorale". E intanto "stiamo peggiorando in tutti i campi". Poi la linea di demarcazione tra MoVimento e partiti: "Noi non abbiamo sfasciato il Paese e chi l'ha sfasciato propone le soluzioni? Ma non ce l'ha. Ce le abbiamo noi le soluzioni perchè siamo cittadini come voi. Noi abbiamo il diritto a ricostruire le macerie". Voglia di governo. Poi rilancia l'ipotesi di un governo a Cinque Stelle: "Ci hanno messo in un angolo, ma dovevano dare l'incarico a noi, le elezioni le avevamo vinte noi. Se non ci facciamo del male da soli, non ho dubbi sul fatto che governeremo questo paese, aspettiamo che passi il cadavere".
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TITOLO: Quirinale, Renzi: "Parlamento ha imparato lezione, non avremo problemi". Boschi: "Intesa con Fi su tempistica riforme"
DATA: 2014-12-18
OCCHIELLO: Il ddl che segna la fine del bicameralismo perfetto approderà in aula l'8 gennaio in contemporanea con l'esame della legge elettorale al Senato. Bocciate le. ..
TESTO:ROMA - Resta saldo il patto del Nazareno, che ieri sembrava traballare pericolosamente per una questione di 'tempistica'. Il nodo era il timing delle votazioni: votare prima per il Colle (scelta caldeggiata da Forza Italia) o per le riforme (l'opzione del Pd)? Oggi il ministro Maria Elena Boschi ha annunciato che tra azzurri e dem è stata trovata la quadra: "Sui tempi - spiega il ministro - c'è sempre intesa con Forza Italia. Il calendario prevede che l'8 gennaio saremo in aula alla Camera con la riforma costituzionale e contemporaneamente al Senato procediamo con la legge elettorale". E a Montecitorio il cammino del disegno di legge procede spedito: la Camera ha respinto questa mattina le pregiudiziali di costituzionalità presentate da Sel e Cinque Stelle. E oggi il premier Renzi, a Bruxelles per il Consiglio europeo, si dice tranquillo in vista dell'elezione del prossimo presidente della Repubblica (oggi Napolitano ha definito "imminente" la fine del suo mandato): "Credo che il Parlamento abbia imparato la lezione dell'aprile 2013 e riuscirà a fare quello che deve nei tempi stabiliti" ha detto il premier. L'azione del governo per accelerare le riforme è stata elogiata oggi dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha ricordato "l'ampio e coraggioso sforzo che il governo italiano sta compiendo per eliminare alcuni nodi e correggere taluni mali antichi" dell'Italia. Pensiero condiviso dalla terza carica dello Stato Laura Boldrini che ha sottolineato come sulle riforme sia necessario procedere spediti: "Tutti i partiti sui sono impegnati per le riforme in campagna elettorale, specie per quella elettorale. Si deve andare avanti". Boschi alla Camera per illustrare il ddl riforme. Il ministro ha confermato così le indiscrezione di Repubblica su una nuova intesa tra il premier e l'ex Cav in base alla quale la riforma della legge elettorale dovrebbe entrare in vigore dal settembre 2016. Ieri c'era stata tensione tra azzurri e democratici: il capogruppo forzista alla Camera, Renato Brunetta, aveva chiesto nella capigruppo di posticipare il voto sulla Riforma costituzionale a dopo la scelta del prossimo inquilino del Quirinale. Richiesta respinta però dal Partito Democratico. Brunetta, tra i più critici dell'intesa con Renzi sulle riforme, non ha mancato anche oggi di attaccare il premier ricordando tutte le modifiche "unilaterali" che Renzi ha apportato al Patto del Nazareno e alla legge elettorale. Le incomprensioni erano partite domenica, quando Berlusconi aveva affermato che anche la scelta del Capo dello Stato rientra nel Patto, affermazione smentita con decisione dai vicesegretari dem Serracchiani e Guerini. Lo stesso Lorenzo Guerini oggi ha mandato un messaggio neanche troppo velato a Forza Italia: "Se qualcuno vuol ritardare le riforme su cui si sta discutendo da anni nel Paese, lo dica agli italiani". Oggi Maria Elena Boschi ha illustrato a Montecitorio il ddl riforme, che ha terminato l'esame in Commissione, e ai giornalisti ha assicurato che l'intesa con Forza Italia riguarda anche la decisione di procedere con le riforme prima di votare il successore di Giorgio Napolitano. "Certo - afferma il ministro delle Riforme - anche perchè il Capo dello Stato ancora non si è dimesso e non possiamo bloccare tutto in attesa di una data che non si sa quale sarà. Su questo anche Forza Italia è d'accordo". "Ora - ha proseguito - andiamo alla capigruppo del Senato, si discuterà del calendario della legge di Stabilità e non so se all'ordine del giorno c'è anche il timing della legge elettorale, ma se non sarà in questa capigruppo sarà nella prossima. L'esame dell'Italicum in aula comincerà ai primi di gennaio, forse anche prima".
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TITOLO: Montenegro, arrestato ex deputato di Forza Italia Romagnoli. E' accusato di traffico d'armi a favore delle Farc
DATA: 2014-12-18
OCCHIELLO: Il fermo su mandato di cattura degli Usa. Con lui in manette due romeni.
TESTO:BUCAREST - L'ex deputato italiano di Forza Italia Massimo Romagnoli è stato arrestato a Podgrica, in Montenegro, insieme a due cittadini romeni con l'accusa di traffico d'armi a favore delle Forze armare rivoluzionarie colombiane (Farc). Come riferiscono a Bucarest l'agenzia Mediafax e il quotidiano Rumania libera, l'arresto dei tre - i due romeni sono stati identificati in Cristian Vintila e Flaviu Virgil Georgescu - è avvenuto su mandato di cattura delle autorità statunitensi. Nell'ambito dell'operazione sono state effettuate perquisizioni sia a Podgorica che a Bucarest. L'arresto a Podgorica di Romagnoli e dei due cittadini romeni, su ordine partito dagli Usa, è riportato oggi anche dal quotidiano della capitale montenegrina Vijesti, che non precisa quando è avvenuto l'arresto. In Italia la notizia è riportata dal quotidiano Avvenire, che cita fonti giudiziarie. Avvenire - ricordando che Romagnoli è stato deputato di Forza Italia, eletto all'estero, dall'aprile 2006 al maggio 2008 - sottolinea che, secondo le autorità Usa, le armi oggetto del traffico avrebbero potuto uccidere militari americani.
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TITOLO: Richetti non paga la quota al Pd di Modena, il caso ai garanti
DATA: 2014-12-18
OCCHIELLO: Il tesoriere: "Chi non è in regola coi versamenti non è candidabile". La replica del deputato: "Ho dato 10mila euro a Roma"
TESTO:Il Pd di Modena non ci sta.   "Di Pd ne esiste uno, e il Pd di Modena è quello che ti ha candidato", replica a Richetti Matteo Cassanelli, responsabile organizzazione Giovani democratici. In una nota il tesoriere Reggiani conferma di aver provveduto, "come stabilito dallo Statuto del partito", a "comunicare alla commissione provinciale di garanzia la parziale inadempienza del deputato eletto nel collegio modenese Matteo Richetti. Siamo di fronte a un ritardo, superiore all'anno, nei pagamenti delle quote stabilite dal regolamento interno del partito modenese. Com'è noto, infatti, i parlamentari modenesi del Pd versano, mensilmente, una quota di 1.500 euro al partito nazionale e di 2.500 euro al partito locale". Conclude Reggiani: "Saranno i garanti ora a vagliare la posizione di Matteo Richetti, il quale, lo ricordo, ha tuttora comunque modo di mettersi in regola con i versamenti". Senza versare i contributi, dice lo statuto dem, non ci si può candidare. "Sì, lui l'unico parlamentare in ritardo, gli altri sono tutti a posto ora. Lo abbiamo sollecitato, senza ottenere per ora risultati concreti", spiega ancora Reggiani. "Per questo c'è stata la segnalazione ai garanti. Certo, Richetti è sempre in tempo, ma lo statuto dice che chi non è in regola coi pagamenti è incandidabile".
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TITOLO: Nuovo patto Renzi-Berlusconi: subito l'ok all'Italicum ma vale da settembre 2016
DATA: 2014-12-18
OCCHIELLO: Tensione Pd-Forza Italia poi il Cavaliere: sì alle riforme. La prospettiva del voto anticipato così slitta al 2017
TESTO:ROMA - Un uomo con il bavero alzato esce dalla sede di Forza Italia, martedì sera, percorre 150 metri a piedi e s'infila non visto nel portone secondario di palazzo Chigi. È Denis Verdini, la sua ultima missione in qualità di "sherpa" di Berlusconi prima di lasciare ogni incarico. Ad attenderlo al primo piano il braccio destro del premier, Luca Lotti. Renzi, impegnato al Quirinale per il saluto di Napolitano alle cariche dello Stato, si unirà alla coppia poco dopo. È in questa riunione, due giorni fa, che viene messo nero su bianco l'accordo finale sull'Italicum. Quello che porterà Forza Italia a votare la legge elettorale, con buona pace di Renato Brunetta e dei fittiani, prima dell'elezione del nuovo capo dello Stato. L'intesa c'è. Su questa Renzi ha costruito il calendario di gennaio: Italicum 2.0 e riforma costituzionale entro il 20 gennaio, poi urne aperte per il successore di Napolitano. Senza subire ricatti. Il nuovo capitolo del Patto del Nazareno si basa su una concessione importante del premier, che è venuto incontro alla richiesta principale di Berlusconi. Non si tratta di contenuti, ormai quelli sono stati stabiliti, ma dei tempi di entrata in vigore della nuova normativa. Dopo una trattativa serrata - con Renzi che non voleva andare oltre giugno 2016 e Verdini che insisteva per il 31 dicembre dello stesso anno - alla fine la stretta di mano è avvenuta sul 1 settembre 2016. Nella nuova legge sarà scritto che l'Italicum entrerà in vigore (per la Camera) in quella data. È questa la clausola che mette al riparo l'ex Cavaliere dal rischio urne anticipate. Di fatto si potrà andare a votare nella primavera del 2017, non prima. Perché se Renzi volesse far saltare il banco, sarebbe il Consultellum - cioè il proporzionale puro  -  la legge che varrebbe per le due Camere. La strada ormai sembra spianata. E addio al Mattarellum come possibile clausola di salvaguardia. Si capisce ora che i renziani lo avevano presentato in Commissione solo come spauracchio per convincere Berlusconi a non alzare troppo il prezzo. Anche la minoranza dem può dirsi soddisfatta dell'accordo per aver allontanato le urne di due anni. Lo ammette Maurizio Migliavacca: "Se questa è l'intesa va bene. Questo è un Senato che, unico caso al mondo, ha deciso di suicidarsi: figuriamoci se faremo ostruzionismo". Certo, dentro Forza Italia restano sacche importanti di resistenza. Maurizio Gasparri, in un corridoio di palazzo Madama, resta scettico: "Verdini ha fatto bene a fissare quel termine così lontano per l'entrata in vigore dell'Italicum. Il problema è che poi sarà quella la legge con cui andremo a votare. E tra due anni avremo di nuovo il problema che Salvini non vorrà fare una lista unica con noi". Ancora più contrario Augusto Minzolini: "Dubito che Renzi sia diventato improvvisamente misericordioso. Ha capito benissimo che, prima di arrivare a eleggere il successore di Napolitano, deve allontanare dai grandi elettori la paura delle elezioni. Altrimenti il primo candidato, persino Prodi, che garantisce di non portarci a elezioni qua dentro lo votano tutti. Su 1008 votanti ottiene 1009 voti! ". Insomma, la "concessione" di Renzi a Berlusconi sarebbe in realtà una mossa obbligata per potersi dedicare, essendosi coperto le retrovie, all'altra partita importante, quella del Quirinale. Ma il nuovo Nazareno 2.0 ormai è la realtà con cui fare i conti. Il patto tiene e abbraccia anche Angelino Alfano, messo al corrente dal premier degli ultimi sviluppi. Tutti d'accordo? Non proprio. Roberto Calderoli, che ha inondato l'Italicum di 16mila emendamenti, non si fida affatto. Vorrebbe che la legge parlasse esplicitamente del Consultellum come lo strumento da utilizzare in caso di scioglimento anticipa- to. "Se accettano questa clausola io ritiro domani tutti gli emendamenti", promette il leghista. Boschi e Renzi tuttavia sono fermi nel non andare oltre. Il Consultellum non sarà menzionato nell'Italicum. Nel governo sono convinti che non ce ne sia bisogno. "La sentenza della Corte costituzionale che ha "inventato" la nuova legge proporzionale è di per sé "auto-applicativa". Non c'è bisogno di alcuna leggina per specificarla, basterebbe un decreto del ministro dell'Interno per gli adattamenti tecnici. Ormai comunque è fatta. Domani la conferenza dei capigruppo dovrebbe stabilire, come ha chiesto Renzi, che l'Italicum approdi in aula entro il 7-8 gennaio. Anche senza aver esaminato le tonnellate di emendamenti ostruzionistici di Calderoli. "È una forzatura", protesta il leghista. Ma da esperto di regolamenti parlamentari è costretto ad ammettere che "con la tecnica del "canguro" possono saltare migliaia di modifiche e approvarlo entro il 20 gennaio". A quel punto Renzi avrà fatto bingo. Quanto alla minoranza dem, che con Miguel Gotor ancora chiede di aumentare la quota di deputati scelti con le preferenze, dovrà rassegnarsi ai cento capilista bloccati. "Io sarei anche d'accordo - ha detto ieri il premier all'assemblea dei senatori dem - ma non possiamo accettare modifiche non concordate con Forza Italia".
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TITOLO: Juncker elogia le riforme del governo Renzi chiede più flessibilità
DATA: 2014-12-18
OCCHIELLO: L'apprezzamento del commissario europeo Juncker per le riforme di Renzi arriva proprio nel momento in cui a Bruxelles il premier italiano gioca una partita. ..
TESTO:L'apprezzamento del commissario europeo Juncker per le riforme di Renzi arriva proprio nel momento in cui a Bruxelles il premier italiano gioca una partita molto importante per il futuro del suo governo. Dall'inizio del suo mandato il presidente del consiglio cerca di convincere i partner europei della necessità di una maggiore flessibilità nelle regole europee per uscire dalla crisi. Ma si è sempre scontrato con un muro rappresentato dal no della Germania e dei vertici della Ue. Il rischio di una bocciatura a marzo della legge di stabilità se non saranno soddisfatte le richieste europee di una diminuzione del deficit è un pericolo reale. A novembre la manovra economica italiana non è stata bocciata per una decisione di carattere più politico che tecnico, ma la minaccia non è sventata. In questo Consiglio europeo Renzi è impegnato a convincere i partner che bisogna scorporare gli investimenti dai vincoli del Patto di stabilità. Il no della Germania è netto, ma l'Italia non è sola in questa battaglia. Anche se un vero asse con la Francia e la Spagna non si è mai concretizzato fino in fondo. C'è il piano Juncker di investimenti per 300 miliardi, ma in realtà comincia ad essere chiaro che questa cifra è del tutto teorica perché la Ue non vuole tirare fuori tutti questi soldi e aspetta che siano i privati a farlo. Insomma quella di Renzi rischia di essere una missione impossibile. In Italia invece si stanno mettendo a posto tutte le tessere del complicato mosaico progettato dal premier. Sulla legge di stabilità il governo presenta un maxiemendamento che contiene il lavoro parziale della commissione e su quel testo chiede la fiducia. La prossima settimana il consiglio dei ministri approverà i decreti delegati del jobs act che a gennaio entrerà in vigore. Entro il primo mese del prossimo anno Camera e Senato approveranno la riforma costituzionale e l'Italicum. In tempo prima delle dimissioni di Napolitano? L'accordo raggiunto tra Renzi e Forza Italia prevede che l'Italicum venga prima del Quirinale. Ma c'è l'impegno a non andare a elezioni anticipate prima del 2017.
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TITOLO: Medicina, Tar del Lazio accoglie primo ricorso sul test di specializzazione
DATA: 2014-12-18
OCCHIELLO: Si apre la strada a altri ricorsi e a richieste di trasferimento. "In molti sono stati costretti per un errato meccanismo della graduatoria a scegliere. ..
TESTO:di VALERIA PINI ROMA - Accolto il primo ricorso della campagna specializzandi dopo il concorso pubblico per le scuole di specializzazione in medicina, in occasione del quale le prove del test erano state invertite. Il ricorso di una studentessa, avanzato con la collaborazione della Funzione pubblica Cgil, è stato accolto con un decreto del Tar del Lazio, che ha fissato la prossima udienza al 29 gennaio 2015. La donna si era vista negare la possibilità di poter affrontare diverse opzioni nelle branche di specializzazione. Con la bocciatura con decreto cautelare, si apre la strada a una serie di possibili trasferimenti da una sede universitaria all'altra o da una scuola all'altra per tutti i camici bianchi che nel concorso dello scorso ottobre hanno vinto 5.000 borse di studio. "Si tratta della prima vittoria sulle scuole di specializzazione mediche intervenuta su una graduatoria falsata e da rivedere", commentano gli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia. A questo punto, proseguono gli avvocati in una nota, "o il ministero interverrà immediatamente con un provvedimento, o si spiana la strada al meccanismo del sovrannumero per i nostri ricorsi, e se non interverrà si rischierà di vedere annullato l'intero concorso, considerando che già molte persone sono state costrette per un errato meccanismo della graduatoria a scegliere la specializzazione meno ambita. Il Tar si è pronunciato sul ricorso valutandone anche la fondatezza per la violazione dei Decreti Ministeriali in materia". "L'accoglimento del ricorso - ha affermato Cozza - rappresenta il primo successo processuale della campagna specializzandi per sostenere anche dal punto di vista legale coloro che sono stati penalizzati da anomalie ed irregolarità nei test di accesso alle scuole di specializzazione di medicina, per una loro ammissione in sovrannumero. C'è bisogno - ha concluso - di più investimenti, più merito e più trasparenza per la formazione dei medici, a partire da più borse di studio, utilizzando anche la grande rete ospedaliera pubblica come luogo di insegnamento". Il concorso di fine ottobre è stato al centro di diverse proteste dopo che per sbaglio erano state invertite le prove. Un problema che aveva fatto anche paventare la possibilità di rifare il concorso. Fino alla decisione del ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini, di non ripetere le prove per tutelare i candidati.
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TITOLO:
DATA: 2014-12-17
OCCHIELLO: Il ragazzo vicentino, 19 anni, è il più longevo al mondo tra i 103 ammalati di invecchiamento precoce (progeria)
TESTO:LA TRASMISSIONE SU SKY Sammy, viaggio negli States «Si è avverato il mio sogno» Il ragazzo vicentino è il più longevo al mondo tra i 103 ammalati di progeria al mondo TEZZE SUL BRENTA (Vicenza) «Non vedo l? ora di potermi guardare in tivù, perché non ricordo tutto quello che ho fatto. E? stato pazzesco». Il viaggio americano coast-to-coast del 19enne vicentino Sammy Basso, il più longevo nel mondo tra i 103 ragazzi affetti dalla sindrome da invecchiamento precoce (progeria), si è trasformato in una sorta di reportage di otto puntate che verranno messe in onda per quattro martedì alle 21 sul canale del National Geographic (411) di Sky. La prima puntata martedì 16 dicembre. E la casa di Tezze sul Brenta dove Sammy vive con i genitori Laura ed Amerigo è stata «attrezzata» per l? avvenimento. «Non tutti hanno Sky, così vengono da noi parenti e amici, abbiamo messo dei cuscini per terra per farli sedere. E sarà una sorpresa anche per me, perché non ho visto come sono state montate le riprese fatte nel viaggio». A settembre Sammy, con i genitori e il compagno di classe Riccardo Zanolli, è partito per gli States, attraversandoli seguendo la Route 66. Per il 19enne, che fino allo scorso settembre dell? America aveva visto soprattutto cliniche mediche, questo viaggio rappresentava uno dei sogni della vita.
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TITOLO: «Io, prostituta trans, a 72 anni vi racconto la mia vita»
DATA: 2014-12-17
OCCHIELLO:
TESTO:Si lavorava con la paura delle retate. «Me ne stavo tutto il giorno sull? uscio del mio magazzino in vico Cavigliere 19». Quando ci passiamo, Rossella fa i gradini di corsa. «Ecco, mi mettevo qui», dice, e la sua voce sembra tradire la nostalgia di quei giorni. «Guardavo da una parte e dall? altra della strada come ai semafori, aspettavo i clienti e se invece arrivava la polizia me ne tornavo dentro sbattendo la porta». Adesso lì davanti, sedute in strada su due sgabelli con i cuscini rosa, lavorano altre due trans storiche del ghetto, Lisa (Minelli) e Sandra (Milo). «Cosa credi, qui ci sono tutte le celebrities! », mi dice Rossella, a cui gli amici, quando era ancora un ragazzo, appiopparono il nome dell? eroina di «Via col Vento». «Una volta mi beccarono al bar dell? Esterina con il mio cappottino nuovo. Turchese. Buttai via i tacchi e iniziai a correre nel groviglio dei caruggi, inseguita da tre agenti. Mi raggiunsero e io istintivamente mi portai una mano al petto facendo finta di avere un attacco di cuore. Quelli si spaventarono così tanto che mi lasciarono andare».
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TITOLO:
DATA: 2014-12-17
OCCHIELLO: «Sei sempre lo stesso âbambino specialeâ che tante volte mi ha fatto sorridere e che tante cose mi ha insegnato. Auguri a te, auguri a me e ai nostri 18 anni insieme»
TESTO:Il blog InVisibili si presenta dal nome: denuncia una condizione nella quale troppo spesso vive chi ha a che fare con una disabilità. L'obiettivo del blog è cambiare questa situazione: innanzitutto parlandone, nel modo più chiaro e sereno possibile. Discutendo idee, proposte, progetti per mettere i disabili in condizione di vivere e confrontarsi alla pari. E nello stesso tempo per offrire alla società le risorse dei disabili. Non vorremmo che lo spazio venisse occupato dalla compassione o, peggio, dalla pietà. Sono atteggiamenti inutili in un Paese che dovrebbe sforzarsi di eliminare qualsiasi tipo di discriminazione. Vorremmo che Continua. ..
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TITOLO: Le tre piste del pm su Lorys: si cerca ancora un complice
DATA: 2014-12-17
OCCHIELLO: Secondo gli inquirenti la madre avrebbe agito da sola oppure ci sarebbe una seconda persona che lâha aiutata nel delitto o forse solo a nascondere il corpo
TESTO:Si dà la caccia a un possibile complice di Veronica Panarello, la mamma di Lorys, il piccolo strangolato il 29 novembre nella sua casa di Santa Croce Camerina. La presenza di un complice figura fra le tre ipotesi avanzate dal procuratore della Repubblica Carmelo Petralia che con il sostituto Marco Rota ha disposto la scorsa settimana l? arresto della madre lasciata poi in cella dal gip, ma adesso determinata col suo avvocato a ricorrere al tribunale della libertà. Sarà battaglia anche perché, come sostiene il legale Francesco Villardita, nella ricostruzione dell? accusa «manca un movente chiaro», mentre si da peso al quadro psicopatologico di una personalità complessa come quella della giovane madre rinchiusa nel carcere di Catania.
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TITOLO: Garlasco, un caso che divide da sette anni: gli errori, le omissioni e le dimenticanze
DATA: 2014-12-17
OCCHIELLO: Gli elementi dell'accusa e la strategia della difesa di Alberto Stasi: le tappe di un percorso giudiziario fatto di perizie, alibi e indizi<br clear='all'/>
TESTO:Colpevole o (di nuovo) innocente? Sette anni e quattro processi dopo la morte di Chiara Poggi - uccisa in casa a 26 anni la mattina del 13 agosto 2007 a Garlasco - per l'ex fidanzato Alberto Stasi, unico indiziato, già assolto in due gradi di giudizio con sentenze poi annullate dalla Cassazione, è l'ora della verità giudiziaria in quest'ultimo passaggio davanti alla Corte d'assise d'appello. Ma quali sono i "gravi indizi, precisi e concordanti" (così si è espressa il sostituto pg Laura Barbaini che chiede 30 anni di carcere per l'imputato - che incastrano Alberto e per i quali la Cassazione, nell'aprile del 2013, annulla la sua assoluzione? Che peso avranno, nella sentenza, i nuovi elementi emersi a carico dell'imputato? E le armi della difesa? Proviamo a capirlo tirando i fili della vicenda, al netto delle ultime indagini. Le tracce di sangue. Omicidio volontario aggravato dalla crudeltà. Per la pubblica accusa la mattina del 13 agosto Alberto Stasi uccide Chiara; poi sale in macchina, va dai carabinieri a dare l'allarme (anticipato con una telefonata) sostenendo - in modo mendace, secondo i magistrati - di avere trovato il cadavere della fidanzata riverso lungo le scale che conducono al piano semi-interrato. Il salone, il corridoio, le scale della villetta sono un lago di sangue: ma le scarpe di Alberto risultano intonse. Nemmeno una traccia sulle suole. Una nuova e più approfondita perizia sulla camminata dell'imputato (estesa ai primi due gradini della scala) ha dimostrato che era impossibile attraversare la casa - come lui sostiene - senza pestare il sangue. Di più. Stando alle analisi ordinate dalla Procura, è da escludere che il sangue, una volta pestato, si sia disperso. Un esperimento scientifico effettuato sui tappetini della Golf di Stasi - l'auto con cui raggiunge la caserma - certifica che qualche traccia doveva restare. No, sostiene la difesa. Che ribatte così: essendo il sangue essicato e le scarpe consegnate ai carabinieri la mattina dopo il delitto, le suole si sono ripulite e le tracce ematiche disperse. Possibile? "Alberto - spiegano i legali - ha cercato di evitare di calpestare il sangue, e poi ha camminato sull'erba e sul vialetto della villetta".
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TITOLO: Omicidio di Garlasco, Stasi condannato a 16 anni: colpevole per la prima volta
DATA: 2014-12-17
OCCHIELLO: Assolto in primo e in secondo grado, viene ora condannato nel processo d'appello bis. I giudici escludono l'aggravante della crudeltà. La decisione dei giudici. ..<br clear='all'/>
TESTO:"Sono sconvolto". Stasi è rimasto fermo, impassibile quando i giudici hanno letto la sentenza di condanna. Non c'è stata nessuna reazione da parte sua, si è limitato a uscire dall'aula in silenzio scortato dai suoi avvocati che hanno rivelato lo stato d'animo del loro assistito: "E' sconvolto". Prima che la corte si ritirasse in camera di consiglio Stasi si era appellato alla corte chiedendo di essere assolto: "Non cercate a tutti i costi un colpevole condannando un innocente - aveva detto - Sono anni che sono sottoposto a questa pressione". Secondo l'avvocato Fabio Giarda, "è una sentenza che non ha senso ispirata al principio 'poca prova, poca pena'". Il calcolo della pena. Nel calcolare la pena, i giudici non hanno riconosciuto alcuna attenuante (neppure le "generiche"), mentre il delitto è stato qualificato come omicidio "semplice" con esclusione dell'aggravante della crudeltà che era contestata all'imputato. Il calcolo della pena è stato fatto partendo dalla pena base per l'omicidio non aggravato: 24 anni, che sono stati ridotti di un terzo (otto anni) essendo il processo stato definito con rito abbreviato. Risultato finale: 16 anni, quanti la Corte ne ha inflitti a Stasi. Quattro gradi di processi. Prima di questa condanna, Stasi era stato assolto due volte, in primo e secondo grado. Poi la Cassazione aveva disposto un nuovo processo che si è concluso ora con questa nuova sentenza. La prima assoluzione - esattamente 5 anni fa, era il 17 dicembre - era stata disposta dal gup di Vigevano Stefano Vitelli. Il processo d'appello bis era iniziato nove mesi fa.
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TITOLO: Reggio Calabria: ancora minacce al giudice Lombardo, potenziata la sorveglianza
DATA: 2014-12-17
OCCHIELLO: Il magistrato segue molte inchieste di: 'ndrangheta. Il procuratore Cafiero De Raho: "Le cosche non si illudano: siamo un pool che lavora unito"<br clear='all'/>
TESTO:REGGIO CALABRIA - "Siamo pronti ad ucciderlo". La voce è sempre quella di un uomo che parla con calma, con freddezza, scandendo bene le parole in Italiano corretto e quasi senza accenti. La minaccia è destinata sempre allo stesso magistrato, Giuseppe Lombardo. A pochi giorni dal primo episodio il pm della Dda di Reggio Calabria è nuovamente tornato nel mirino di un anonimo telefonista che anche, in questo caso ha utilizzato, un numero della Guardia di Finanza di Reggio Calabria. Poche parole, precise, che fanno seguito a quelle della metà di novembre scorso quando la "voce" indicò con una certa precisione i percorsi che Lombardo e la sua scora fanno ogni giorno per rientrare a casa. L'ultimo episodio risale al due dicembre scorso, ma la notizia è trapelata solo nelle scorse ore quando la Prefettura d'intesa con il Ministero degli Interni ha deciso di alzare ulteriormente la tutela per Lombardo e la sua famiglia. Oltre la scorta, già di massimo livello, da alcuni giorni le forze dell'ordine controllano in maniera sistematica anche la zona dell'appartamento in cui vive il magistrato, comprese le vie d'accesso. Il Pm da alcuni giorni è poi accompagnato dalla sua tutela anche in aereo, luogo solitamente definito "sterile" e considerato sicuro proprio per via dei controlli di sicurezza degli scali. C'è poi una squadra di investigatori che per conto della Procura di Catanzaro (competente per i magistrati reggini) è impegnata nel tentativo di individuare la "fonte" delle minacce. Insomma, il livello di controllo è ormai altissimo. Lombardo dal canto suo continua a lavorare come sempre a diverse inchieste ritenute particolarmente spinose e, in apparenza, nulla è cambiato. La scorsa settimana ha contestato a Chiara Rizzo, moglie di Amedeo Matacena, e coimputata di Claudio Scajola, l'aggravante mafiosa svelando la fitta rete di interessi dei clan della 'ndrangheta sugli appalti pubblici assegnati a Reggio Calabria negli ultimi dieci anni. Oltre a quella sulla latitanza di Matacena, Lombardo è tra i titolari di alcune delle inchieste più importanti sui boss della città dello Stretto. Tuttavia l'indagine più delicata resta sempre quella suo rapporti tra la 'Ndrangheta e Cosa nostra che fa riferimento agli anni delle stragi ed ai punti di contatto tra i calabresi ed i siciliani prima, durante e dopo gli anni della strategia della tensione. Ovviamente Lombardo non è il solo magistrato reggino che collabora con l'antimafia siciliana. Il Procuratore di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho oltre a firmare lui stesso il fascicolo, ha coinvolto anche i procuratori aggiunti Nicola Gratteri e Ottavio Sferlazza, il pm Antonio De Bernardo e il sostituto della Dna Francesco Curcio. L'idea è insomma quella di un pool di magistrati, voluto da Cafiero de Raho proprio per evitare di esporre i singoli e per mettere subito in chiaro che a lavorare sulle diverse inchieste c'è sempre più di un inquirente. Il Procuratore si è detto comunque tranquillo: "Ovviamente stiamo facendo tutto quello che bisogna per garantire la sicurezza a Lombardo e a tutti gli altri magistrati impegnati in inchieste particolarmente delicate. In ogni caso, è bene che si sappia, che non c'è alcuna maniera per fermare il lavoro della Procura che si muove in blocco, come se si trattasse di un'unica persona, a prescindere dal merito dei singoli procedimenti. E' così nella collaborazione con altre procure ed è così anche per i fascicoli di nostra esclusiva competenza". Tornando alle inchieste che si intrecciano tra Calabria e Sicilia, il pool di cui fa parte Lombardo sta scavando nella carte di alcune indagini reggine che risalgono agli anni delle stragi. A partire dal duplice omicidio dei carabinieri Vincenzo Garofalo e Antonino Fava, uccisi a gennaio del 1994 sull'autostrada Salerno Reggio Calabria, all'altezza di Scilla. Secondo il pentito Gaspare Spatuzza dietro quel delitto c'era Totò Riina e l'atto sarebbe stato concordato con i calabresi. Un accordo non inedito visto che secondo alcuni politici anche l'omicidio del giudice Antonino Scopelliti dell'agosto del 1991 eseguito dalla 'ndrangheta per fare un favore ai corleonesi. A raccontare l'episodio il pentito reggino Nino Fiume che spiega che Riina voleva morto Scopelliti perche era il giudice di Cassazione scelto per rappresentare l'accusa al Maxi Processo di Palermo. Nel '91 gli "amici" furono accontentati e Scopelliti ucciso, come forse anche nel '94 con i due militari. Ma non per quanto riguarda la stagione stragista. Cosa Nostra tentò di coinvolgere la 'Ndrangheta calabrese nell'attacco allo Stato, senza però riuscirci. Furono anche convocate diverse riunioni, una a Milano e due in Calabria, raccontate da Fiume, a cui parteciparono tutti i capi delle famiglie più importanti dei calabresi che tuttavia decisero di non imboccare quella via. Gli affari tra calabresi e siciliani in realtà non si interruppero mai. Stando alle ultime rivelazioni del pentito Vito Galatolo che ieri hanno portato ad una serie di perquisizioni e ai fermi di Palermo, è dalla Calabria che doveva arrivare l'esplosivo per un'azione eclatante. L'operazione svela come il boss Vincenzo Graziano, sempre secondo Galatolo, avrebbe avuto il compito di procurare proprio oltre lo Stretto i 200 chili di tritolo per realizzare un attentato ai danni del pm Nino Di Matteo. Quello stesso Di Matteo che, tra l'altro, sta lavorando assieme a Lombardo e altri magistrati, ad esempio, alla strana storia di Giovanni Aiello, l'ex poliziotto che vive a Montepaone, in provincia di Catanzaro, e che viene indicato come il "faccia da mostro" visto sui luoghi delle stragi siciliane.  
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TITOLO: I periti: "Camion di Bossetti inconfondibile. Passò più volte davanti alla palestra di Yara"
DATA: 2014-12-17
OCCHIELLO: I filmati contraddicono l'alibi dell'uomo accusato dell'omicidio della giovane di Brembate Sopra. Secondo le verifiche tecniche della Procura il furgone. ..<br clear='all'/>
TESTO:IL DNA. La prova regina resta quella del DNA di Bossetti trovato sui resti di Yara, ma adesso, con il passare del tempo e delle indagini coordinate dal sostituto procuratore Letizia Ruggeri, che mai ha mollato "la presa", le accuse a Bossetti trovano altri appoggi. La sua assenza dal cantiere nei giorni successivi, il suo cliccare "tredicenni" con caratteristiche porno sul computer, le altre tracce scoperte sul corpo della vittima (polveri e metalli) del tutto compatibili con il mestiere di Bossetti. Adesso il camion presente su una delle scene del crimine, quella del rapimento di Yara. INNOCENTE O COLPEVOLE. Bossetti sinora mantiene la versione della sua totale estraneità e ha spiegato la presenza del suo DNA sul corpo di Yara com'è possibile frutto di un complotto ai suoi danni. Come se qualcuno, odiandolo, avesse rubato i suoi attrezzi, o preso il sangue che perde per epistassi, e l'avesse "trasferito" sul cadavere (per altro scoperto te mesi dopo la scomparsa). Arduo, con questa difesa, convincere una giuria popolare, sostengono carabinieri dei Ros e squadra mobile, che dall'inizio hanno cercato l'assassino valle per valle è solo così, grazie alla scienza, sono arrivati a circoscrivere il gruppo familiare di Bossetti e poi Bossetti, accusato di omicidio con particolare crudeltà, carpentiere incensurato, padre di tre figli.
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TITOLO: Giallo a Carini, donna strangolata in casa
DATA: 2014-12-17
OCCHIELLO: Sul posto carabinieri e magistrato. Rosaria Simonetta, 54 anni, era divorziata. E' stata trovata con una calza di nylon stretta intorno al collo
TESTO:LA FIGLIA l'ha trovata sul letto con quella calza stretta intorno al collo. Giallo a Carini per la morte di Rosaria Simonetta, 54 anni. La signora, divorziata da anni, viveva in casa con la figlia  e la madre in una casa a primo piano in via Palermo, nel centro del paese. Secondo i primi rilievi del medico legale, è rimasta strangolata da quella calza serrata attorno al collo. I carabinieri della compagnia di Carini indagano per omicidio, ma non escludono nemmeno l'ipotesi di suicidio. La casa della vittima è stata trovata intatta. Nessun segno di effrazione alla porta d'entrata, nè al portoncino della palazzina dove oltre alla donna abitano anche altri due nuclei familiari composti da parenti della vittima. Rosaria Simonetta da anni era in cura per alcuni problemi di depressione, iniziati dopo la morte per malattia di un figlio. Il sostituto procuratore, Sergio Demontis, e i carabinieri hanno sentito una ventina tra parenti e conoscenti della signora. Al momento nessuno sarebbe stato iscritto sul registro degli indagati. Ad avvertire i carabinieri è stata la figlia, al rientro a casa dopo alcune commissioni.
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TITOLO: Infiltrati Is tra i migranti, indaga la procura di Palermo
DATA: 2014-12-17
OCCHIELLO: A segnalare il rischio i servizi segreti. I presunti terroristi sarebbero libici e siriani
TESTO:Possibili infiltrazioni di terroristi dell'Is tra gli immigrati sbarcati in Sicilia e provenienti dall'Africa. Su questo indaga la Procura di Palermo anche in seguito alle "informazioni confermate da fonti privilegiate", cioè dai servizi segreti. L'allarme "terrorismo" è stato anche al centro dell'ultimo meeting dell'European Patrol Network, tenutosi qualche giorno fa a Varsavia. Poco meno di 200mila sono stati i migranti approdati sulle coste siciliane nell'arco del 2014. Tra questi ci potrebbero essere stati anche possibili terroristi - non esclusa l'appartenenza di alcuni soggetti all'Isis - provenienti dalla Siria e dalla Libia. Alcuni potrebbero essere ancora sul territorio italiano mentre altri potrebbero aver raggiunto altre destinazioni europee. "Il fascicolo è stato aperto tempo fa - spiega il procuratore reggente Leonardo Agueci - sulla scorta di diverse segnalazioni arrivate nei nostri uffici. Si tratta, al momento di un monitoraggio, che fino ad ora non ha dato alcun esito concreto. Se ne occupa la Digos". Un'indagine ancora in fase iniziale - che ha preso spunto anche in seguito al drammatico arrivo di extracomunitari a Lampedusa del 3 ottobre 2013 concluso con la morte di diverse centinaia di migranti - di cui si occupa il sostituto Calogero Ferrara che fa parte del gruppo "terrorismo" della procura palermitana assieme ai sostituti Barbiera e Ravaglioli, coordinato dal procuratore capo facente funzioni, Leonardo Agueci. Si è parlato anche di questo oggi nel corso di un incontro in procura con i vertici delle forze dell'ordine e della capitanerie di Porto del distretto (Palermo, Agrigento e Trapani) coinvolte nell'emergenza sbarchi in Sicilia. Il vertice è servito per mettere a punto e migliorare le procedure e conciliare le esigenze degli attori che operano nei salvataggi con quelle investigative e per "aggiornare" il protocollo risalente al 2010. Erano presenti anche i magistrati del pool "emigrazione" composto dai sostituti Agnello, Camilleri, Picchi, Sinatra, Ferrara coordinato dall'aggiunto Maurizio Scalia. Nei mesi scorsi il ministro dell'Interno Angelino Alfano aveva parlato di rischio infiltrazioni terroristiche. E aveva indicato proprio nella Sicilia la "porta" d'ingresso di possibili membri dell'Isis. Solo nel 2014 sull'Isola sono approdati 197mila migranti: un numero enorme di persone - dicono gli inquirenti - che moltiplica il pericolo. Le informazioni riservate raccolte dalla Procura di Palermo, che ha affidato l'inchiesta al pool antiterrorismo, vanno oltre l'allarme generico. Alcuni dei sospetti avrebbero già lasciato il territorio italiano, altri si troverebbero ancora nel Paese. La Procura di Palermo da mesi ha costituito anche un gruppo di lavoro contro la tratta dei migranti che ha messo a punto metodologie investigative - si tratta di un vero e proprio protocollo d'indagine - per riuscire a risalire alle organizzazioni che gestiscono i flussi.
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TITOLO: U nioni civili, il registro si apre alle coppie gay sposate allâe stero
DATA: 2014-12-17
OCCHIELLO: Via libera alle registrazioni, la delibera nella prossima giunta saranno più facili lâassistenza in ospedale e le visite in carcere. Alla Asl: "Pronti a. ..
TESTO:Pronti a parlarne, pur sapendo che in caso di contenzioso le buone intenzioni sarebbero (per ora) surclassate dai limiti di legge. Il nuovo registro per le unioni civili che Palazzo Vecchio sta per varare, trova il disco verde di Azienda sanitaria e carcere di Sollicciano, che prendono sul serio le concrete opportunità per la prima volta concesse dal Comune a tutti gli iscritti al registro delle unioni civili, coppie di fatto etero o omosessuali, e (novità assoluta) omosex sposate all'estero. Con rilascio di un certificato che aprirà ad alcune opportunità in campo sanitario, sociale e assistenziale: informarsi sulla salute del partner, andarlo a trovare in carcere, avere accesso alle graduatorie pubbliche. "Disponibili a collaborare" dice il direttore generale della Asl 10 Paolo Morello, "bisognerà tenere conto dei diritti che già esistono per legge" ma certo "avere un certificato che legittimi una persona a stare accanto a qualcuno, faciliterebbe le cose a tutti". Favorevole anche la direttrice del carcere di Sollicciano Maria Grazia Giampiccolo: "Sarebbe un riconoscimento importante, che favorirebbe l'incontro e lo sviluppo degli affetti fra le persone". Via libera alle certificazioni dunque. E nuovi diritti per le coppie di fatto, omosessuali e non. Dopo due mesi di approfondimenti giuridici Palazzo Vecchio è ormai pronto ad approvare la delibera che darà l? ok alla registrazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso contratti all? estero, proprio come chiedeva la mozione proposta da Sel e approvata a ottobre scorso in Consiglio comunale. Niente atti provocatori, il modello che Firenze decide di seguire non è quello di Roma, dove il prefetto è intervenuto solo pochi giorni dopo per annullare le trascrizioni delle nozze gay negli archivi anagrafici: la strada scelta da Nardella è quella della «concretezza», niente decisioni «contra legem » ma disposizioni che sanciscano effetti-vamente un allargamento dei diritti. Per questo niente iscrizione delle nozze gay nello stato dell? anagrafe e nemmeno registri? paralleli? ma apertura alle coppie omosex sposate all? estero del registro delle unioni civili, esistente fin dal 1998 ma fin qui proibito agli? sposati? , sia in Italia che fuori, sia etero che gay. Non solo la trascrizione però: con lo stesso atto il Comune si appresta a precisare anche i diritti che il registro delle unioni civili dà. In campo sanitario, sociale, assistenziale. Chiunque si registrerà, coppia gay o etero, potrà «chiedere e ottenere un certificato», dovrebbe stabilire la delibera. Una vera rivoluzione simbolica: Palazzo Vecchio che riconosce e dà dignità amministrativa anche alle coppie gay con un? foglio? . Potrebbe essere proprio il sindaco Nardella a consegnare simbolicamente i primi. E con quello le coppie iscritte, anche omosessuali, che siano o meno sposate all? estero, potranno avere diritti nuovi fin qui negati o quanto meno mai affermati, dice Palazzo Vecchio: accesso agli ospedali e alle informazioni sanitarie, ingresso in carcere, domande per i servizi sociali e per le case popolari. Anche all? estero nei Paesi che lo ammettono, stabilirà l? atto comunale. E? una svolta ad alto potenziale politico quella che la giunta di Dario Nardella potrebbe varare già nella prossima riunione. Non serve a riconoscere diritti chiave come quelli sulla pensione di reversibilità e le successioni: per quelli serve una legge nazionale. Ma non è lo stesso un atto semplice, dice il Comune: da due mesi proseguono le analisi giuridiche del testo, più volte il sindaco si è concentrato sul dossier affidato al nuovo segretario generale Vincenzo Del Regno. Come funziona? Per non incorrere nella tagliola di Alfano e del prefetto il Comune escogita la modifica delle regole del registro delle unioni civili, inaugurato ai tempi di Primicerio ma finora un flop, con poche decine di coppie iscritte. «Perché iscriversi se non dà accesso a nessun reale diritto? », è sempre stata la contestazione delle coppie omosessuali. Ora con l? atto in preparazione Palazzo Vecchio non solo stabilirà che il registro si? apre? alle coppie gay sposate ma per la prima volta preciserà i «benefici, le opportunità amministrative e procedimentali» per cui tutti gli iscritti, vecchi e nuovi, sono ritenuti «idonei»: «campo socio-sanitario, assistenziale e inserimenti in graduatorie pubbliche di varia natura, alle medesime condizioni riconosciute dagli ordinamenti nazionali (anche esteri, ndr) alle coppie sposate e assimilate», potrebbe dire la delibera. Un passo avanti significativo rispetto ad oggi, visto che nell? atto del 1998 si parla di accesso a «procedimenti, benefici e opportunità amministrative di varia natura». Una vaghezza che non ha mai generato diritti, ritiene Palazzo Vecchio. Per questo ora si spiegano «le opportunità » per cui gli iscritti sono ritenuti «idonei » dal Comune. Qui sta il punto chiave: non può scavalcare la legge nazionale né i regolamenti di altri enti e allora il Comune non sancisce diritti ma li promuove. Con il certificato di iscrizione al registro delle unioni civili per Palazzo Vecchio i gay potranno chiedere all? Asl e agli ospedali di visitare i coniugi (o compagni), altrettanto al direttore del carcere. Poi starà agli ospedali e all? amministrazione penitenziaria valutare: «Noi non possiamo imporre che il nostro certificato sia cogente, ma certo chi rifiutasse di rispettarlo si assumerebbe una grossa responsabilità», spiegano da Palazzo Vecchio. Proprio a questi soggetti (Asl, carcere, enti vari) il sindaco Nardella potrebbe rivolgere un appello pubblico affinchè i princìpi fiorentini siano recepiti. Per le graduatorie comunali invece nessun problema, garantisce il Comune: con il certificato di unione civile l? accesso ai bandi per le coppie gay sarà ammesso per le case popolari e i contributi sociali per le famiglie bisognose.
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TITOLO: Scontro sui tempi delle riforme. Renzi ai senatori: "Italicum prima del Colle". Ma FI non ci sta
DATA: 2014-12-17
OCCHIELLO: La conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha deciso che il voto sugli emendamenti al ddl riforme comincerà a l'8 gennaio. Gli azzurri attaccano Napolitano: ...
TESTO:E nel pomeriggio fonti del Nazareno hanno ribadito che i tempi per l'approvazione della legge elettorale sono "assolutamente stringenti e urgenti". Se "Fi o altri hanno intenzione di andare per le lunghe o fare melina, il Pd andrà avanti lo stesso, forte dei numeri e della determinazione riformatrice". Insomma un aut aut a Forza Italia. Ma oltre alle dichiarazioni pubbliche, lo scontro avviene sotto traccia, in una trattativa serrata su un punto che potrebbe spazzare via ogni problema: la clausola sull'entrata in vigore posticipata dell'Italicum. Matteo Renzi la metterebbe ad inizio 2016, Silvio Berlusconi, sempre sospettoso sulla volontà del premier di urne anticipate, punta al settembre 2016. Tra i due nessun contatto ma per tutto il giorno tra i vertici dem ci sono state frenetiche trattative per raggiungere un accordo che vada bene ad entrambi. Poi in serata, nel corso di una cena con i deputati, l'ex Cavaliere è tornato a parlare pubblicamente di riforme: "Siamo all'opposizione, ma le votiamo", ha detto. E ha insistito sul fattore Colle: "Sul Quirinale serve convergenza". Ha ripetuto la sua versione sul patto del Nazareno - include anche l'intesa sul succcessore di Napolitano - e ha previsto: "Il nuovo presidente sarà di nostro gradimento".   Italicum, voto alla Camera dall'8 gennaio. Intanto la conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha stabilito che le votazioni sugli emendamenti al ddl riforme inizieranno in Aula alla Camera a partire da giovedì 8 gennaio. La capigruppo ha anche deciso all'unanimità che i gruppi parlamentari potranno incrementare del 15% il numero degli emendamenti finora presentati sul ddl costituzionale che modifica il Bicameralismo e il Titolo V e il contingentamento dei tempi in 80 ore. Critiche al discorso di Napolitano. All'indomani del discorso pronunciato da Napolitano alle Alte cariche dello Stato non sono mancate le critiche
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TITOLO: Mafia a Roma, Buzzi al Riesame: "Nessun illecito con Carminati". Il tribunale si riserva la decisione
DATA: 2014-12-17
OCCHIELLO: Il presidente della Cooperativa 29 giugno davanti ai giudici assieme ad altre 16 persone, tra cui l'ex ad di Eur Spa Riccardo Mancini. Il Ros: "Crescota. ..
TESTO:E Giovanni De Carlo, stretto collaboratore di Massimo Carminati. Al collegio competente sulla legittimità delle misure restrittive gli indagati hanno chiesto la revoca dell'ordinanza di custodia cautelare e, in ogni caso, l'annullamento della aggravante mafiosa. Nei giorni scorsi il Tribunale del Riesame ha respinto analoghe richieste da parte di Carminati, Riccardo Brugia, Roberto Lacopo, Fabrizio Franco Testa ed Emilio Gammuto. Il tutto si è svolto a piazzale Clodio dove da ieri gli avvocati della Camera Penale hanno deciso di proclamare lo stato di agitazione per protestare contro "l'illegittima spettacolarizzazione e diffusione di atti di indagine" del procedimento su Mafia Capitale. Buzzi, che ha preso la parola davanti al collegio presieduto da Bruno Azzolini, ha voluto precisare di aver ''incontrato per la prima volta Massimo Carminati nel 2012 quando è diventato dipendente della Coop 29 giugno'' e di ''non aver commesso con lui alcun illecito''.   Il suo legale ha, quindi, depositato ai giudici il contratto di assunzione dell'ex terrorista nero ritenuto dagli inquirenti romani a capo dell'organizzazione mafiosa. Buzzi ha riferito questa circostanza al fine di dimostrare che i rapporti con Carminati risalgono a quel periodo e non avevano "una matrice di natura illecita". In una memoria il suo difensore, l'avvocato Alessandro Diddi, che tutela gli interessi di altri rappresentanti della '29 giugno', precisa che ''Buzzi è un imprenditore che nel tempo ha saputo creare una struttura di cooperative di lavoro attraverso le quali non solo ha dato lavoro e speranza a tanti detenuti, ex detenuti ed a persone disagiate, ma ha anche creato tantissime occasioni di lavoro che non possono essere certamente considerate espressione di metodo mafioso o di attività illecita''. Secondo una informativa del Ros allegata agli atti dell'inchiesta Mafia Capitale, tra il maggio del 1994 e il novembre del 2000, nel periodo in cui Francesco Rutelli era sindaco di Roma, la cooperativa 29 giugno si è aggiudicata 11 appalti -assegnati da Roma Capitale e Ater- per un totale di 500mila euro. Altri 65 appalti sono stati aggiudicati dalla 29 giugno durante la giunta Veltroni, dal 2003 e il 2008, per un totale di più di 3,5 milioni di euro. Quasi un centinaio gli appalti sotto la giunta Alemanno, per circa 8 milioni di euro. ''Un incremento esponenziale del faturato delle società" annotano i carabinieri. Intanto Legacoop, insieme al CNS (Consorzio nazionale Servizi), ha incontrato i nuovi rappresentanti legali delle cooperative del gruppo ''29 Giugno'' nominati dal Tribunale. L'intento in queste ore, spiega l'associazione, è quello di salvaguardare i posti di lavoro e i servizi che le imprese, coinvolte dalle indagini a causa dell'operato dei loro dirigenti, svolgono per la città. I nuovi rappresentanti legali hanno informato Legacoop che per il Tribunale c'è perfetta continuità lavorativa e che quindi il lavoro delle cooperative continua in tutti i servizi in cui sono presenti. Una delegazione di lavoratori della cooperativa, sostenuti dall'Usb, aveva dato vita proprio questa mattina a un flash mob davanti all'Auditorium Parco della Musica dove è in corso il Congresso nazionale di Legacoop per evidenziare la situazione dei circa 1.400 dipendenti a rischio.
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TITOLO: Italicum, corsa contro il tempo In Europa Renzi chiede più flessibilità
DATA: 2014-12-17
OCCHIELLO: Probabilmente già lunedì prossimo la riforma elettorale andrà in aula al Senato anche senza aver completato l'esame dei 17 mila emendamenti presentati in. ..
TESTO:Probabilmente già lunedì prossimo la riforma elettorale andrà in aula al Senato anche senza aver completato l'esame dei 17 mila emendamenti presentati in commissione. La corsa contro il tempo per approvare l'Italicum entro gennaio è cominciata. La parola d'ordine dettata da Renzi è che non si devono mischiare le riforme con l'elezione del prossimo presidente della Repubblica. Esattamente quello che invece avrebbe voluto fare Berlusconi, che per avere voce in capitolo sull'elezione del successore di Napolitano voleva votare l'Italicum solo dopo il voto sul Colle. Addirittura Forza Italia ha cercato di far mettere ai voti al Senato questo calendario. Tentativo respinto, ma che rivela il livello di disperazione del partito di Berlusconi che si vede sfuggire di mano anche l'ultimo brandello di potere che gli rimaneva: quello di condizionare l'elezione del capo dello Stato con la minaccia di sfilarsi dal voto sull'Italicum. Renzi è sicuro di avere i voti anche senza il Patto del Nazareno e quindi non intende fermarsi. Il presidente del consiglio domani e dopodomani sarà a Bruxelles per il Consiglio europeo che conclude il semestre di presidenza italiana. Il duello è sui finanziamenti per gli investimenti. L'Italia chiede che siano fuori dal patto, cioè che non incidano sul bilancio. In altre parole che non vengano calcolati come deficit. Sarebbe la flessibilità che l'Italia invoca, ma che né la Germania né la commissione europea vogliono concedere. La manovra economica italiana - che sta per essere approvata in Parlamento - è sotto la lente di ingrandimento della commissione europea che l'ha promossa alla fine di novembre ma con riserva. Se a marzo il deficit continuerà a crescere scatterà la procedura di infrazione. Alla chiusura del semestre italiano di presidenza Ue è legato anche l'annuncio delle dimissioni di Napolitano che, addirittura, potrebbe anche aspettare al Quirinale la visita di Angela Merkel, in Italia il 23 gennaio per il bilaterale con Renzi. Un vertice che lo stesso premier considera cruciale per la ripresa economica dell'Italia.
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TITOLO: Omicidio di Garlasco, Stasi condannato a 16 anni: colpevole per la prima volta
DATA: 2014-12-17
OCCHIELLO: Era stato assolto in primo e in secondo grado. I giudici escludono l'aggravante della crudeltà. La decisione dopo cinque ore di camera di consiglio. Dovrà. ..<br clear='all'/>
TESTO:Colpevole per la prima volta, dopo quattro gradi di giudizio. Alberto Stasi è stato condannato a 16 anni per l'omicidio della sua fidanzata Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco (Pavia). Sono le 19.30 quando, dopo cinque ore di camera di consiglio, i giudici della corte d'assise d'appello tornano in aula e leggono la sentenza a porte aperte, davanti a telecamere e giornalisti. Non è chiusa, dunque, la partita giudiziaria. L'impugnazione (scontata) della sentenza in Cassazione eviterà per ora a Stasi di finire in carcere. I giudici, tuttavia, potrebbero in qualsiasi momento adottare una misura cautelare se fosse ravvisato un pericolo di fuga dell'imputato. LA SCHEDA Un caso che divide da sette anni tra errori e omissioni Un milione di euro di risarcimento. A differenza di quanto aveva chiesto il sostituto procuratore generale Laura Barbaini che voleva, invece, una pena di 30 anni, i giudici dell'appello hanno escluso l'aggravante della crudeltà. Ma hanno condannato l'imputato all'interdizione perpetua dai pubblici uffici e all'interdizione legale durante il periodo della condanna. Stasi dovrà anche risarcire la famiglia di Chiara Poggi con un milione di euro, cifra cumulativa che vale per padre, madre e fratello. Rita Poggi: "Mai mollato". I genitori della vittima, visibilmente commosi, hanno abbracciato il loro legale, Gian Luigi Tizzoni, che ha seguito la vicenda fin dall'inizio. "Siamo soddisfatti, non abbiamo mai mollato, volevamo giustizia e dopo sette anni è arrivata" ha dichiarato la mamma di Chiara, Rita Poggi che ha detto di non aver guardato Stasi durante la lettura del dispositivo e ha aggiunto: "Ora guarderò Chiara e le dirò 'ce l'hai fatta'".
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TITOLO: Ylenia Carrisi, il tribunale sancisce la volontà di Al Bano: dichiarata la morte presunta
DATA: 2014-12-17
OCCHIELLO: Era stato il cantante a presentare l'istanza nel novembre del 2012<br clear='all'/>
TESTO:La sentenza può essere pronunciata dopo l'assenza di notizie per un periodo di dieci anni. L'istituto della morte presunta produce gli stessi effetti della morte della persona fisica, ed è rilevante in termini di successione e per statuire come ripartire le eredità. Cesserebbero di avere effetto gli effetti della morte presunta nel caso in cui la persona in questione venga torni a dare qualche cenno della propria esistenza in vita. Si chiude così, da un punto di vista giuridico, un caso che è rimasto avvolto del mistero per vent'anni. Nel giugno del 2011 era stata diffusa la notizia su un settimanale tedesco della presunta riapertura delle indagini e di una tesi secondo cui la donna si trovasse in realtà in convento. L'unica testimonianza utile alla polizia americana fu quella del guardiano dell'Acquario comunale di New Orleans raccontò di aver visto una donna che rispecchiava l'identikit di Ylenia buttarsi nel fiume Mississippi. Nessun corpo fu mai ritrovato.
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TITOLO: Faenza, mezzo Pd vota a favore della: "famiglia naturale uomo-donna"
DATA: 2014-12-17
OCCHIELLO: Insorgono Sel e Arcigay, poi le scuse del sindaco e del membro della direzione nazionale dei dem. Scalfarotto: "Lacerati malamente i nostri valori"<br clear='all'/>
TESTO:Il democratico Thomas Casadei prende le distanze: "Esprimo il mio più radicale dissenso rispetto ad un Odg che non tiene conto del pluralismo e della libertà di scelta". Pd: "Voto che lacera", sindaco sconfessato. Il partito ravennate (ma anche esponenti regionali e nazionali del Pd) si è pronunciato contro quell'Odg  con un documento in cui si dice espressamente che "le posizioni espresse, anche da una parte del nostro partito, sono in aperto contrasto anche con la linea nazionale del Pd". Parole che suonano quasi come una sfiducia nei confronti del sindaco. Il documento, tra gli altri, è firmato da mezzo gruppo Pd in Comune a Faenza, da metà giunta (compreso il vicesindaco Massimo Isola), dall'europarlamentare Pd Elly Schlein, dal responsabile Organizzazione del Pd in Emilia-Romagna, Giorgio Sagrini, e dal capogruppo dem a Modena, Paolo Trande. Il segretario del Pd di Ravenna Michele De Pascale annuncia la resa dei conti. "La vicenda è stata gestita molto male- scrive su Facebook- e si è arrivati a un voto che ci lacera e che, nei prossimi giorni, aprirà nel Pd di Faenza e provinciale un dibattito serio per chiarire le posizioni di tutti e uscire in maniera chiara e comprensibile". Sel: "Medioevo". Contro sindaco e Pd di Faenza arriva anche la censura di Sel, per bocca del deputato ravennate Giovanni Paglia. Paglia copia e incolla su Facebook l'Odg in questione, perché "ogni riga va letta se si vuole comprendere a che punto si possa scendere quando si guarda il presente con le lenti del Medioevo e quando un partito perde ogni legame minimo con qualsiasi cultura politica liberale, se non progressista". Le scuse di Malpezzi e Rontini. Quando la polemica è già scoppiata si scusano formalmente il sindaco di Faenza e la dem Rontini. "Ho sottovalutato la cosa, ne sono dispiaciuta e mi scuso", scrive Rontini. "Chi mi conosce sa che ho sempre cercato di lavorare per unire, considerando il rispetto per le diversità la migliore risorsa che abbiamo. Non solo in politica". Retromarcia anche per Giovanni Malpezzi, che guida la città di Faenza. "Così come presentato inizialmente, l'odg di Forza Italia conteneva considerazioni del tutto inaccettabili, frutto di un'impostazione ideologica sbagliata e retrograda. Il voto favorevole mio e di altri consiglieri comunali- assicura Malpezzi in una nota- è scaturito solo dopo lo stralcio dal documento di queste considerazioni, e dall'invito alla Giunta Comunale ad introdurre il 'fattore famiglia' che ricalca la proposta di quoziente familare presente nel programma di mandato di questa amministrazione. Ho temuto che un voto contrario su questo aspetto sarebbe stato letto come una evidente incoerenza. Il motivo del mio voto sta solamente qui". "Visto quanto accaduto - annuncia Malpezzi - mi farò promotore di un nuovo documento". Scalfarotto: "Lacerati nostri valori". "Votando odg sulla 'famiglia naturale', sindaco e consiglieri del Pd di Faenza hanno lacerato malamente i nostri valori". E' il tweet di Ivan Scalfatotto, sottosegretario alle riforme e ai rapporti con il Parlamento nel Governo Renzi. Le altre reazioni fra i dem. "Possiamo ufficialmente dire che il Pd fa senza il sindaco di Faenza? - attacca su Facebook la deputata Pd Giuditta Pini- possiamo dire che politicamente questo è uno schiaffo a migliaia di persone che guardano a noi con fiducia? ". Della stessa idea è Vinicio Zanetti, segretario regionale dei Giovani democratici in Emilia-Romagna. "Quello che è successo a Faenza è scandaloso, il voto di questi consiglieri non rappresenta il pensiero del Pd ed è molto grave che anche il sindaco abbia votato favorevole". Davide Di Noi, responsabile comunicazione del Pd di Bologna, non è soddisfatto delle scuse di Malpezzi: "Un primo cittadino non può 'sottovalutare' un documento presentato da Forza Italia, dove si fa chiaro riferimento a un solo genere di famiglia". Proprio mentre molti sindaci riconoscono i matrimoni gay celebrati all'estero, aggiunge Di Noi, "non possiamo permetterci di essere complici di un ignobile passo indietro". Appello a Bonaccini. La polemica viene poi rilanciata da Arcigay, che chiede un intervento diretto del neogovernatore Stefano Bonaccini. "Saremmo curiosi di chiedere a Bonaccini, al quale è indirizzata l'istanza del Consiglio comunale di Faenza e che per cinque anni, come segretario regionale, ha tenuto le fila del partito che oggi partorisce questi orrori, se in cuor suo corrisponderebbe agli auspici di quell'ordine del giorno- afferma in una nota Flavio Romani, presidente nazionale Arcigay- per far capire a noi e a tutti quanto è grande in realtà la bandiera piazzata l'altra sera dai clericali in Romagna". A Bonaccini si appella anche Franco Grillini, presidente di Gaynet ed ex consigliere regionale LibDem. "La migliore risposta al voto omofobo del Consiglio comunale di Faenza- afferma Grillini- è approvare in tempi brevissimi la legge contro le discriminazioni, di cui sono il primo firmatario, all'apertura del nuovo Consiglio regionale". Cosa dice l'odg. Il documento, presentato in Consiglio comunale a Faenza da Forza Italia, fissa la famiglia "fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna" come "istituzione naturale aperta alla trasmissione della vita e l'unico adeguato ambito sociale in cui possono essere accolti i minori in difficoltà". Per cui invita la Giunta "ad introdurre il 'Fattore famiglia' quale criterio di sostegno alle politiche attive e passive al reddito delle famiglie faentine". Inoltre, approvando l'Odg il Consiglio comunale "dichiara la propria opposizione a qualunque tentativo di comprimere i diritti e i doveri dei genitori all'educazione dei propri figli e di ignorare l'interesse superiore dei minori a vivere, crescere e svilupparsi all'interno della propria famiglia naturale". Chiede poi alla Regione di organizzare la "Festa della famiglia naturale fondata sull'unione fra uomo e donna, promuovendone la valorizzazione". E infine esorta il Governo alla "non applicazione del documento standard per l'educazione sessuale in Europa, redatto dall'ufficio europeo dell'Organizzazione mondiale della sanità". AssoGenitori: "Chi ha paura della famiglia? ". Una voce a favore dell'odg votato è quella di AssoGenitori. "Chi a Faenza ha paura del Fattore Famiglia quale criterio di sostegno alle politiche fiscali delle famiglie? Cosa si teme nell'organizzare una festa regionale della famiglia naturale, quella riconosciuta dalla nostra Costituzione? Perché non è possibile una vita italiana all'educazione sessuale nelle scuole italiane? Chi ha paura della famiglia? ", chiede Fabrizio Azzolini, presidente dell'Associazione Genitori.
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TITOLO: Loris, messaggio di Veronica al marito: "Come puoi pensare che sia stata io? "
DATA: 2014-12-17
OCCHIELLO: Lettera a Davide nel giorno del compleanno del figlio più piccolo. I funerali del piccolo Loris domani alle 15 a Santa Croce. Nuovi sopralluoghi degli. ..<br clear='all'/>
TESTO:"Caro Davide, sono amareggiata profondamente dal comportamento che hai avuto nei miei confronti. Come puoi credere che io abbia potuto uccidere nostro figlio? ".  Lo afferma Veronica Panarello, la 26enne detenuta per l'uccisione di Loris di 8 anni, in una lettera scritta dal carcere al marito, Davide Stival, che nei giorni scorso ha sollevato più di un dubbio sulla versione fornita dalla moglie agli investigatori. "Tu sai che mamma sono stata io e quale affetto abbia avuto per i nostri bambini", prosegue la lettera, cui stralci sono stati resi noti da Newsmedisat e scritta nel giorno del compleanno del figlio più piccolo. E poi: "E' un'atroce sofferenza la morte di Loris, così come atroce sofferenza è la mia carcerazione. Mi sento sola e abbandonata da tutti. Oggi è il compleanno del nostro figlio più piccolo ed anche a lui va il mio pensiero. Sono innocente, assolutamente innocente - conclude Veronica Panarello - ti prego di credermi. Io so che tu nel tuo cuore mi consideri innocente". Il procuratore Carmelo Petralia nei giorni scorsi ha confermato l'esistenza di tre ipotesi per il delitto. Stamani il capo della procura ragusana firmerà il nulla osta per la restituzione della salma di Loris alla famiglia. I funerali del bambino di 8 anni saranno celebrati domani alle 15 nella chiesa San Giovanni Battista di Santa Croce Camerina da monsignor Paolo Urso, vescovo di Ragusa. E' probabile che, per problemi di ordine pubblico, il feretro venga condotto direttamente in chiesa per le esequie. La madre di Loris non parteciperà ai funerali. Nonostante lei insista per potervi assistere, il suo legale, l'avvocato Francesco Villardita, dopo averla incontrata in carcere a Catania, ha ribadito che non presenterà l'istanza per "motivi di opportunità". Nel Palazzo di Governo di Ragusa si sta tenendo un comitato di ordine e pubblica sicurezza presieduto dal prefetto, Annunziato Vardè, per discutere dei funerali del piccolo Loris. Il prefetto deciderà con le forze dell'ordine se recintare o meno la piazza per tenere a distanza la stampa, dopo la richiesta da parte di Davide Stival di non avere i riflettori puntati durante i funerali del figlio.
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TITOLO: Mafia Capitale, botta e risposta Marino-Bindi. "Rapporti dei clan con Alemanno". "No, anche con l'attuale giunta"
DATA: 2014-12-17
OCCHIELLO: Il sindaco in serata ascoltato dalla commissione Antimafia. Il ministro Guidi: "Ispezioni straordinarie su Coop coinvolte". Scontro tra il pd Orfini e il. ..<br clear='all'/>
TESTO:Ed è già al vaglio della Procura di Roma l'istanza dei legali della famiglia Esposito con la quale si chiede di allegare agli atti dell'indagine sulla morte di Ciro Esposito, le intercettazioni comparse nelle carte dell'inchiesta su Mafia Capitale relative a soggetti che gravitavano negli ambienti della tifoseria ultrà giallorossa, di cui faceva parte anche Daniele De Santis (accusato di omicidio), e che avevano contatti con Massimo Carminati. "C'è ancora un'indagine in corso - ha detto D'Angelo - Bisogna aspettare gli esiti degli accertamenti e poi vedremo. Ricordo a tutti che molti ultras sono politicizzati, chi è di destra e chi è di sinistra". Tor Sapienza. Il sindaco di Roma, Ignazio Marino, durante la sua partecipazione alla trasmissione "Pane quotidiano" su Rai tre, ha poi affrontato la questione Tor Sapienza, dove negli ultimi mesi il quartiere si era mobilitato contro il centro immigrati con manifestazioni in piazza degenerate anche in scontri. "Sono certo che la mano di Mafia Capitale ha manovrato la rivolta di Tor Sapienza", ha detto. Mentre il questore D'Angelo: "Lo stato di attenzione verso le periferie deve essere migliorato, e questo è un grosso impegno. Stiamo cercando di potenziare tutti i servizi verso le periferie perché la città cresce a dismisura e il grosso della popolazione sta lì. Questo è un fatto innegabile". Costituita in Campidoglio la commissione 'prefettizia'. In Campidoglio, intanto, "è costituita la Commissione, incaricata di esercitare, presso il Comune di Roma Capitale, i poteri di accesso e accertamento", si legge nella comunicazione fatta dal prefetto a ognuno dei consiglieri comunali di Roma. Che, in un intervallo della seduta dell'assemblea capitolina, sono stati invitati dalla presidente Valeria Baglio a ritirare un foglio con questo messaggio. Il documento riporta i nomi dei componenti della commissione: il prefetto Marilisa Magno (presidente), il viceprefetto Enza Caporale; Massimiliano Bardani del Mef. "Con separato provvedimento - spiegano dalla Prefettura - si provvederà a nominare il gruppo tecnico di supporto. La commissione dovrà riferire sugli esiti degli accertamenti nel termine di tre mesi". Il sindaco di Roma: "Il Pd va rifondato". "Che il Pd a Roma debba essere rifondato mi sembra un fatto evidente, insomma. Queste correnti fanno riferimento a figure che di fatto non hanno portato un contributo reale nella citt - ha osservato il sindaco di Roma - Non hanno cambiato i trasporti, non hanno cambiato l'urbanistica, non hanno cambiato la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. Come dice il commissario nominato da Matteo Renzi è tutto un mondo che deve essere superato". Poi su Luca Odevaine, ex vice capo gabinetto della giunta Veltroni e ora indagato ha precisato: "Io non lo conosco e devo dire con onestà che quando stavo costituendo la prima giunta, un anno e mezzo fa, valutai anche per alcuni ruoli all'interno del Campidoglio il suo curriculum, che così come mi venne presentato era di ottimo livello. Certo, sono rimasto sconvolto dall'apprendere che una persona con quel curriculum abbia avuto un passato e anche un presente così legato alla criminalità". Fiaccolata della legalità a Sacrofano. Venerdì i residenti di Sacrofano, paese alle porte di Roma dove viveva l'ex Nar Carminati, dalle ore 18.30 si ritroveranno in piazza Ugo Serata per manifestare contro le infiltrazioni mafiose nel territorio, insieme anche a Libera, l'associazione di Don Luigi Ciotti che lotta contro la mafia. La fiaccolata per la legalità è stata indetta dopo le rivelazioni dell'inchiesta, denominata "Mafia Capitale", condotta dalla Procura della Repubblica di Roma, che vede coinvolti alcuni paesi del settore nord della provincia di Roma, da Sacrofano a Morlupo, da Castelnuovo di Porto a Sant'Oreste.  
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TITOLO: Money transfer centrale del riciclaggio, 18 arresti
DATA: 2014-12-17
OCCHIELLO: Operazione della Guardia di finanza: ripulito inviandolo all'estero circa un miliardo di euro. Al centro dell'indagine, durata due anni, la Sigue, ex agenzia. ..<br clear='all'/>
TESTO:Operazione della Guardia di finanza contro il riciclaggio. Le fiamme gialle hanno arrestato 18 persone sospettate di aver riciclato e trasferito all'estero, attraverso il circuito dei money transfer, più di un miliardo di euro, ritenuto provento di numerosi reati. Le misure cautelari sono state disposte dal gip di Roma Vilma Passamonti, su richiesta dei pubblici ministeri Nello Rossi, Paola Filippi e Corrado Fasanelli. Gli arresti (10 in carcere, 8 ai domiciliari) sono stati eseguiti tra Roma, Napoli, Bari e Trento. Nella Capitale - secondo le indagini dei militari del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza - avrebbe avuto base una presunta organizzazione internazionale che, attraverso alcuni money transfer in città, avrebbe trasferito illegalmente all'estero le somme di denaro. I destinatari del provvedimento firmato dal gip Passamonti sono accusati dalla procura capitolina di aver inviato in Cina tramite una capillare rete di money transfer, denaro proveniente da attività illecite. Un "fiume di denaro" (questo il nome dell'inchiesta) che gli autori spedivano in Oriente spacchettandoli in blocchi da 999 euro l'uno, eludendo così le normative sulla tracciabilità nel trasferimento di denaro contante. Al centro dell'indagine, durata due anni, la Sigue, ex money trasfer con sede a Londra. Le sette filiali romane raccoglievano le donazioni di fittizi imprenditori cinesi, provento di reati e merce contraffatta che, attraverso versamenti appunto di 999 euro (considerata la soglia antiriciclaggio per le transazioni effettuate in contanti), trasferivano i soldi all'estero. In totale, sarebbero stati eseguiti circa 700mila trasferimenti.  
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TITOLO: Loris, messaggio di Veronica al marito: "Come puoi pensare che sia stata io? "
DATA: 2014-12-17
OCCHIELLO: Lettera a Davide nel giorno del compleanno del figlio più piccolo. I funerali del piccolo Loris alle 15 a Santa Croce. Nuovi sopralluoghi degli investigatori. ..<br clear='all'/>
TESTO:"Caro Davide, sono amareggiata profondamente dal comportamento che hai avuto nei miei confronti. Come puoi credere che io abbia potuto uccidere nostro figlio? ".  Lo afferma Veronica Panarello, la 26enne detenuta per l'uccisione di Loris di 8 anni, in una lettera scritta dal carcere al marito, Davide Stival, che nei giorni scorso ha sollevato più di un dubbio sulla versione fornita dalla moglie agli investigatori. "Tu sai che mamma sono stata io e quale affetto abbia avuto per i nostri bambini", prosegue la lettera, cui stralci sono stati resi noti da Newsmedisat e scritta nel giorno del compleanno del figlio più piccolo. E poi: "E' un'atroce sofferenza la morte di Loris, così come atroce sofferenza è la mia carcerazione. Mi sento sola e abbandonata da tutti. Oggi è il compleanno del nostro figlio più piccolo ed anche a lui va il mio pensiero. Sono innocente, assolutamente innocente - conclude Veronica Panarello - ti prego di credermi. Io so che tu nel tuo cuore mi consideri innocente". Il procuratore Carmelo Petralia nei giorni scorsi ha confermato l'esistenza di tre ipotesi per il delitto. Stamani il capo della procura ragusana firmerà il nulla osta per la restituzione della salma di Loris alla famiglia. I funerali del bambino di 8 anni saranno celebrati alle 15 nella chiesa San Giovanni Battista di Santa Croce Camerina da monsignor Paolo Urso, vescovo di Ragusa. E' probabile che, per problemi di ordine pubblico, il feretro venga condotto direttamente in chiesa per le esequie. La madre di Loris non parteciperà ai funerali. Nonostante lei insista per potervi assistere, il suo legale, l'avvocato Francesco Villardita, dopo averla incontrata in carcere a Catania, ha ribadito che non presenterà l'istanza per "motivi di opportunità". Nel Palazzo di Governo di Ragusa si sta tenendo un comitato di ordine e pubblica sicurezza presieduto dal prefetto, Annunziato Vardè, per discutere dei funerali del piccolo Loris. Il prefetto deciderà con le forze dell'ordine se recintare o meno la piazza per tenere a distanza la stampa, dopo la richiesta da parte di Davide Stival di non avere i riflettori puntati durante i funerali del figlio.
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TITOLO: Garlasco, Stasi condannato a 16 anni: "Sconvolto". I genitori di Chiara: "Ecco la verità"
DATA: 2014-12-17
OCCHIELLO: Era stato assolto in primo e in secondo grado. I giudici escludono l'aggravante della crudeltà. La decisione dopo sette ore di camera di consiglio. Dovrà. ..
TESTO:Il verdetto d'appello bis (il quarto), è arrivato dopo che gli ermellini, nell'aprile 2013, hanno annullato la sentenza di assoluzione e rinviato gli atti a Milano a una nuova sezione della Corte d'assise d'appello ritenendo che occorresse una "valutazione complessiva e unitaria degli elementi acquisiti" e dunque una rilettura di tutti gli indizi, alcuni dei quali da approfondire con ulteriori accertamenti. Indizi che la Suprema Corte ha anche indicato: si va dalle impronte digitali di Alberto ritrovate sul dispenser del sapone in bagno dove l'assassino si è lavato le mani al fatto che Chiara, quella mattina, ha aperto la porta di casa a una persona che di certo conosceva bene. Dall'assenza di alibi tra le 9.12 alle 9.35, la finestra di 23 minuti in cui è stata collocata la brutale aggressione, al Dna della vittima rintracciato su uno dei pedali della bici bordeaux Umberto-Dei Milano di Alberto. E ancora, dal fatto che, nonostante avesse detto di essere entrato nell'abitazione dei Poggi e di aver scoperto il cadavere, non si fosse macchiato di sangue le suole delle scarpe e l'aver omesso di raccontare agli inquirenti di possedere una bici nera da donna dopo che due testimoni avevano raccontato di averne vista una appoggiata alla muro della villetta di via Pascoli nell'immediatezza del delitto. Con questi 'paletti' la Corte, oltre al sequestro della bicicletta nera da donna nella disponibilità degli Stasi, ha disposto altri accertamenti: tra questi, forse, quello chiave è stato l'esame sperimentale della cosiddetta 'camminata di Alberto' esteso, però, anche ai due gradini e alla zona antistante la scala dove giaceva il corpo senza vita della giovane donna. Esame, questo, con cui si è stabilito come sia impossibile che Stasi non si sia sporcato le scarpe e non abbia nemmeno lasciato una traccia ematica sul tappetino della sua Golf. Oltre alle perizie degli esperti nominati dalla corte, agli atti del dibattimento ci sono alcuni dei risultati dei supplementi istruttori con cui nei mesi scorsi il pg Barbaini ha colmato una serie di lacune, omissioni ed errori dell'inchiesta - come i graffi notati sul braccio di Alberto da due carabinieri di Garlasco e non fotografati e le impronte insanguinate di quatto dita dell'assassino sul pigiama della ragazza poi cancellate da chi ha rimosso il cadavere e delle quali sono rimaste solo alcune foto -  e gli esiti di approfondimenti effettuati dai legali dei Poggi sulla bicicletta nera. I quali hanno commentato: "Ci aspettavamo la verità per Chiara e oggi abbiamo avuto una risposta". Una risposta che ha fatto dire a mamma Rita "siamo soddisfatti, non abbiamo mai mollato".
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TITOLO: Crescono i finanziamenti agli atenei, ecco chi sale e chi scende
DATA: 2014-12-17
OCCHIELLO: Lo Stato ha trovato 230 milioni in più rispetto al 2013: si torna a crescere dopo sei stagioni di tagli. Una parte avranno risorse sensibilmente più cospicue, ...
TESTO:Ecco l'Ffo 2014, il documento più importante dell'università italiana, quello che dettaglia il finanziamento pubblico ateneo per ateneo. La Corte dei conti ha trattenuto il decreto per ventitré giorni extra, agitando i rettori. E questo pomeriggio il ministero dell'Istruzione ha potuto rendere pubbliche le novità concrete e gli assegni in consegna ai singoli 57 atenei (più nove tra università speciali e alte scuole). Partiamo dai soldi. Grazie a un decreto che introduce il costo standard e fa crescere la quota premiale, passata dal 13,5 al 18 per cento del totale, i 6 miliardi e 830 milioni distribuiti quest'anno vanno a far crescere i bilanci di trentotto università. Le restanti diciotto scendono, ma non crollano. In generale, quest'anno lo Stato ha trovato 230 milioni in più rispetto al 2013: si torna a crescere dopo sei stagioni di tagli. TABELLE chi sale / chi scende Un exploit da registrare è quello dell'Università di Bergamo: più 12 per cento rispetto all'anno scorso, significano cinque milioni di euro che assestano il bilancio a quota 40 milioni. Tra gli atenei di media grandezza viene premiata Milano Bicocca: più 8,13 per cento per un bilancio che ora si avvicina a 120 milioni. Tendenzialmente il ministero premia gli atenei piccoli e medi, tendenzialmente quelli del Nord. Tra le "top dodici" ci sono, però: Napoli Partenope (+7,83%), l'Università del Sannio (+7,57%), Foggia (+7,55%) e, dodicesima, Catanzaro (+5,31%). Perdono finanziamenti molte grandi con l'eccezione di Padova, Milano statale, Bologna Alma Mater, Napoli Federico II. Roma La Sapienza scende sotto il mezzo miliardo pubblico a bilancio diminuendo del 2,09%. Decrescono, nell'ordine, anche Catania, Palermo, Genova e Pisa. La peggiore è Messina  -  meno 2,72 per cento  -, ma grazie al "costo standard" che pesa per un miliardo su sette e prevede alcune salvaguardie territoriali nessun istituto registra tracolli simili a quelli delle scorse stagioni. Scrive il Miur: "Si passa da una distribuzione basata sulla spesa storica della quota più sostanziosa dei fondi pubblici a una ripartizione che tiene gradualmente conto delle differenze fra atenei". Offerta formativa, numero di studenti in corso, costo medio dei professori, internazionalità dell'università, spinta alla ricerca, politiche di reclutamento, didattica, partecipazione ai programmi Erasmus. Quest'anno, per la prima volta, lo Stato è riuscito a tenere in conto i diversi contesti infrastrutturali e territoriali in cui le università operano, compresa la differente capacità di reddito delle famiglie. Il meccanismo di calcolo del costo standard prevede che gli studenti, a parità di corso di studio, siano destinatari della stessa dotazione di risorse. Il ministro Stefania Giannini dice: "Ora il sistema è più equo". Poi, comprendendo che assegnare le risorse del 2014-2015 a ridosso di Natale è un po' tardi, dice anche: "Nel 2015 avverrà tutto in tempi più rapidi".
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TITOLO: I 10 comandamenti? Gli italiani non li conoscono più
DATA: 2014-12-16
OCCHIELLO: Solo 3 su dieci li ricordano tutti. Il più trasgredito: «Non desiderare la donna dâaltri», seguito da «Non commettere atti impuri». Il più urgente da riscoprire: «Non rubare»
TESTO:L? Istituto di ricerche diretto da Pietro Vento ha chiesto anche quali siano i comandamenti più difficili da seguire nell? esperienza personale degli intervistati: la maggioranza assoluta ammette la difficoltà di rispettare soprattutto due delle regole dettate, secondo la Bibbia, da Dio a Mosè sul Monte Sinai: «Ricordati di santificare le feste» (55%) e «Non desiderare la donna d? altri» (51%). Citazioni significative anche sul non commettere atti impuri e sul non desiderare la roba d? altri. «Lo spettacolo di Benigni? afferma il direttore dell? Istituto Demopolis Pietro Vento? riaccende l? attenzione sulle regole etiche più antiche in un Paese che, anche dopo i recenti fatti di Roma, vive una delle crisi più preoccupanti degli ultimi decenni».
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TITOLO: 'Ndrangheta, 59 arresti. Le mani della mafia sul Meazza: voleva scalzare il catering del Milan
DATA: 2014-12-16
OCCHIELLO: In ginocchio la cosca Libri-De Stefano-Tegano. Il tentativo di far fuori la società che per conto della squadra di Berlusconi gestisce la ristorazione allo. ..<br clear='all'/>
TESTO:Il carabiniere infedele. Sala lo fa attraverso un appuntato dei carabinieri, Carlo Milesi, abbastanza noto tra i giornalisti di nera, che il 25 ottobre 2013 produce una relazione di servizio e la trasmette alla Procura, accusando falsamente la società di impiegare lavoratori stranieri in nero. Milesi va in più occasioni nella sede del Milan, per convincere la società ad estromettere la società in concorrenza con Sala e ci torna dopo che la notizia della sua relazione di servizio esce sui giornali. C'è la registrazione di una telefonata in cui il carabiniere infedele racconta di essere entrato nella sede della società - ovviamente estranea a questi maneggi - e di aver atteso che i dirigenti finissero di parlare (chissà se è vero) con Barbara Berlusconi. E' un passaggio che in ogni caso dimostra quanto sia facile riuscire a farsi aprire le porte di importanti e ignari imprenditori da parte delle organizzazioni criminali che si presentano con una "faccia pulita".
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TITOLO: Quirinale, il saluto di Napolitano: "Voci di scissioni e voto anticipato fanno perdere tempo al Paese"
DATA: 2014-12-16
OCCHIELLO: ll presidente della Repubblica incontra nel Salone dei Corazzieri le alte cariche dello Stato, per lo scambio degli auguri in occasione del Natale. Lodi al. ..
TESTO:"Tornare indietro alla ormai sancita trasformazione del Senato - ha continuato Napolitano - significherebbe solo vulnerare fatalmente la riforma. Rispettare la coerenza delle riforme in gestazione, anche quella elettorale, è un dovere di onestà politica e di serieta". Poi a tutte le forze politiche ha raccomandato: "Il governo ha annunciato una non breve serie di azioni di cambiamento, un tasso di volontà riformatrice che ha riscosso riconoscimenti e aperture di credito sul piano internazionale. Si è messo in atto un processo di cambiamento. Non si attenti alla continuità del nuovo corso". Il Capo dello Stato si è poi soffermato sugli scandali di corruzione: "E' essenziale - ha detto - colpire i soggetti politici coinvolti. Bisogna colpire i bersagli giusti negli intrecci con la criminalità. Solo le generalizzazioni improvvide verso politica vanno evitate perchè fuorvianti". E al Quirinale si è tenuto anche un insolito siparietto natalizio fra i duellanti Renzi e Camusso. Nell'affollato salone che ha ospitato il rinfresco offerto dalla presidenza della Repubblica alle alte cariche dello Stato i due si sono incrociati prima di salutare il presidente Giorgio Napolitano. E' stato Renzi a cercare il segretario della Cgil: "Dov'è Susanna? Le voglio fare i saluti", ha chiesto il premier ai giornalisti che lo circondavano. E proprio in quel momento è arrivata la Camusso: "Guarda che anche io stavo chiedendo dove fossi per farti gli auguri". Sorrisi e abbracci tra i due con i giornalisti a chiosare: "Presidente è proprio Natale. ..". E il premier: "Sì però il 24 facciamo comunque i decreti attuativi del Jobs act. ..".  
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TITOLO: M5S perde pezzi, lascia anche Currò. Renzi: "Ha compreso la mia apertura"
DATA: 2014-12-16
OCCHIELLO: Il deputato siciliano annuncia il aula il suo addio: "Inaccettabile alleanza con Farage e uscita dall'euro". E aderisce al documento di maggioranza. Poco prima. ..
TESTO:ROMA - Era tra i dissidenti più critici verso la linea di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Oggi in aula Tommaso Currò ha ufficialmente lasciato il M5S mentre a Montecitorio si discuteva sulla relazione del presidente del Consiglio Matteo Renzi in vista del prossimo Consiglio europeo del 18 dicembre. E potrebbe non essere il solo a lasciare il Movimento: altri dissidenti sarebbero pronti a seguire il parlamentare siciliano. L'addio di Currò segue l'espulsione dei deputati Massimo Artini e Paola Pinna avvenuta il 27 novembre, una decisione che aveva provocato un vero terremoto all'interno dei gruppi parlamentari. Il deputato pentastellato ha preso la parola a titolo personale ed ha effettuato un duro atto d'accusa contro i suoi ex compagni di gruppo, elogiando al contempo l'operato del governo: "Da un lato - rileva - c'è chi si assume la responsabilità di governare il Paese e dall'altro chi tenta di risolvere la crisi esclusivamente con atteggiamenti pregiudizievoli per la stabilità delle istituzioni della Repubblica. C'è chi intende migliorare le regole per un Europa più equa e più giusta e chi propone alleanze con la destra populista di Farage, predicando una deleteria uscita dall'Euro". Currò aderisce al documento di maggioranza e riceve insulti su Fb. Currò ha comunicato la sua adesione al documento presentato dalla maggioranza. "Con il 25% del consenso elettorale - ha spiegato l'ex Cinque Stelle - dovevamo contribuire a risolvere i problemi del Paese e rendere l'Italia più competitiva nello scenario internazionale. Invece, nonostante il dissenso interno, abbiamo giocato alla delegittimazione ed alla distruzione senza alcuna forma di rispetto e di responsabilità". Infine ha concluso: "Voglio sentirmi sereno ed orgoglioso di lavorare per un progetto politico nel quale riconoscermi e attraverso il quale operare: oggi questa condizione in questo gruppo non c'è più". Se l'annuncio di Currò è stato accolto con una standing ovation dei deputati Pd, altrettanto non si può dire dei suoi colleghi di partito. "Sarebbe stato più onesto dimettersi - ha spiegato il capogruppo M5S alla Camera Andrea Cecconi - considerando che Currò è stato eletto nelle fila del M5S. Andrà a collocarsi nella posizione che più lo identifica, ovvero in mezzo agli altri 'onorevoli', perché il MoVimento 5 Stelle non è fatto di persone come lui". Neanche il tempo di annunciare in aula alla Camera il proprio addio al M5S che la bacheca Facebook di Tommaso Currò ha cominciato a popolarsi di insulti. C'è chi lo considera "un opportunista da strapazzo", chi lo accusa di aver lasciato "per soldi" e chi gli comunica che "gli toglierà l'amicizia", oltre ad epiteti poco simpatici. Al termine della seduta alla Camera sono volate parole grosse in Transatlantico, e si è sfiorata la rissa tra Ignazio La Russa, Fabio Rampelli, un ex grillino ora in Sel, Adriano Zaccagnini, e un deputato pentastellato, Walter Rizzetto. Pomo della discordia, il tema dei cambi di casacca. La Russa aveva chiesto in aula a Currò di dimettersi, ma la richiesta non deve essere piaciuta a Walter Rizzetto che in Transantlantico ha insultato l'ex ministro. Ne è nato uno scambio di insulti che ha coinvolto anche il compagno di partito di La Russa, Fabio Rampelli, e l'ex Cinque Stelle Zaccagnini. "Normale contraddittorio" dirà poi Rizzetto. L'apertuta di Renzi e la contestazione in Senato. La dura critica alle politiche europee dei Cinque Stelle è arrivata poco dopo le aperture che a Montecitorio il premier Matteo Renzi aveva rivolto ai parlamentari pentastellati durante la sua relazione: "Io ho fatto un'apertura ed è stata capita" ha detto il premier, che poco prima si era rivolto con queste parole ai deputati pentastellati: "Recuperate la passione che ha caratterizzato gli elettori che vi hanno eletto non per insultare o buttarla in caciara. Quando urlate, io dovrei essere contento perché rappresento un partito di 11 milioni di persone che voi manco se mettete insieme gli utenti di 7 mesi". In Senato il premier ha rincarato la dose, dopo la contestazione dei senatori Cinque Stelle: "Il fatto che stiate perdendo pezzi ogni giorno non vi autorizza a interrompere, a urlare. Siamo solidali con voi, ma il vostro dovere è rappresentare chi vi ha votato. Le vostre urla sono il segno di una frustrazione che comprendiamo, e una risposta al fatto che milioni di elettori non vi votino più".
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TITOLO: Quirinale e riforme, l'ipotesi Prodi irrita Forza Italia. Salvini: "Non esiste". Renzi ai 5 Stelle: "Entrate in partita"
DATA: 2014-12-16
OCCHIELLO: Dal partito di Berlusconi: "Non siamo favorevoli alla candidatura del Professore". E il premier al M5S: "Ci sono sfide importanti da affrontare: abbiamo. ..
TESTO:ROMA - La versione ufficiale parla di analisi sulle questioni in Libia e Ucraina, del punto sulla situazione internazionali. Ma l'incontro tra Matteo Renzi e Romano Prodi ha un solo effetto sul quadro politico: viene letto solo come un passo essenziale del processo che porterà alla scelta del nuovo presidente della Repubblica. Dell'ennesimo capitolo del "Romanzo Quirinale" parla Maurizio Gasparri di Forza Italia. "Sarei felice di votare Prodi al Quirinale", il commento di Enrico Rossi, governatore della Toscana. Dichiarazioni che segnalano come l'ex presidente del Consiglio dei Ministri sia, a oggi, uno dei volti su cui l'attenzione dei partiti è molto alta. Sullo sfondo, il tema del "metodo": un nome scelto all'interno del Pd da proporre poi alle altre forze politiche. E oggi Renzi ai Cinque Stelle: "Abbiamo davanti tante sfide. E abbiamo bisogno di voi". Tra Nazareno e Quirinale. L'incontro tuttavia rischia di creare una crepa ulteriore tra i contraenti del Patto del Nazareno. Il perchè è noto: per gran parte del partito di Silvio Berlusconi non vede Romanio Prodi come un candidato in grado di far raggiungere alle forze politiche un grado sufficiente di unità. "Come tutti i nomi di ritorno, ci sarebbe qualche problema a riproporre Prodi, e Forza Italia certamente non è favorevole a questa candidatura. Da parte sua, Renzi fa bene ad incontrare quante più persone possibili, non solo per proporre candidature ma anche per escluderne alcune". Così, a Radio Città Futura, il deputato di Forza Italia e presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera Francesco Paolo Sisto. Alla ricerca di un metodo. E proprio il "metodo Renzi" è sotto la lente di ingrandimento di analisti ed esponenti dei partiti. Sintentizzando: una rosa di nomi da scegliere all'interno del campo democratico e da proporre poi al resto delle forze politiche. Ed è proprio la natura della proposta a essere importante: perchè il premier prima e il ministro Boschi poi hanno sempre distinto tra successione a Napolitano e Patto del Nazareno. Ovvero: per la scelta dell'inquilino del Colle la strada maestra non passa esclusivamente attraverso un'alleanza con Forza Italia. Visione che sembra confermata anche dall'apertura che Renzi ha fatto nei confronti del M5S sul tema della riforme. "Abbiamo bisogno di voi", dice il premier. Il niet di Salvini. L'ipotesi di Romano Prodi al Quirinale "è come quella delle Olimpiadi a Roma: un delirio. Assolutamente no". Così Matteo Salvini ha risposto a chi gli chiedeva un commento all'ipotesi che Romano Prodi possa succedere a Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica. Il motivo? "I responsabili di questa situazione in Italia e soprattutto in Europa non possono diventare presidenti della Repubblica. E' assolutamente la condizione che noi poniamo: il nuovo presidente non deve essere stato complice del furto che l'Europa ha fatto ai danni dell'Italia: quindi Prodi, Amato e Padoan sono tutti uguali, per quanto mi riguarda".    
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TITOLO: Grillo attacca il Papa: "Non ha ricevuto il Dalai Lama: una scelta politica"
DATA: 2014-12-16
OCCHIELLO: Sul blog del leader dei Cinque Stelle una lista dei personaggi incontrati da Bergoglio. "Non c'è il nobel per la pace"
TESTO:ROMA - Neanche il Papa sfugge alla morsa di Grillo. Dal suo blog il leader del MoVimento Cinque Stelle attacca Bergoglio. E parte da una domanda: "Il Dalai Lama è stato in questi giorni a Roma per il XIV summit dei Nobel per la Pace, previsto in Sudafrica prima che negassero il visto al Dalai Lama per non irritare la Cina" e mentre "i tibetani hanno fatto un tentativo per incontrare il Papa", questi "si è negato. Un atteggiamento 'politico' e non evangelico". E dopo il caso Di Battista - che a Ballarò aveva sottolineato come Papa Francesco 'utilizzasse' suoi argomenti - il MoVimento apre un fronte polemico con il Vaticano. E Grillo prosegue: "Questo Papa ha ricevuto tutti, ma proprio tutti, a partire da Balotelli con cui ha avuto anche un breve colloquio privato. Evidentemente il Dalai Lama non aveva segnato due gol alla Germania. Oltretevere spiegano che non si vuole entrare nelle 'tensioni' fra il leader tibetano e Pechino. Questo pontefice è stato il primo che ha potuto attraversare lo spazio aereo cinese. Francesco ha detto 'se andrei in Cina? Ma sicuro, domani! '. Un dialogo epocale tra realtá millenarie da non mettere in discussione". Il post si chiude con questa lista: "Alcuni personaggi incontrati dal Papa: Abu Mazen, Balotelli, Ban Ki-moon, Buffon, Erdogan, Fassino, Hollande, Kirchner, Klose Miroslav, Letta Enrico, Mahmoud Abbas, Maradona, Marino, Merkel, Mujica, Napolitano, Obama, Papa Tawadros, Patriarca Bartolomeo, Paul Bhatti, Peres, Prandelli, Putin, Renzi, Schulz, Zanetti Javier". Un personaggio non incontrato dal Papa: "Dalai Lama, Nobel per la pace".
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TITOLO: Un euro di tredicesima in busta paga alla prof precaria
DATA: 2014-12-15
OCCHIELLO: L'insegnante  lavora con un contratto a tempo determinato a Scarperia, in provincia di Firenze: "Dei 482,23 euro ricevuti va tutto in tasse"<br clear='all'/>
TESTO:In tempi di crisi la tredicesima per molti è una vera boccata d'ossigeno. Non certo per Francesca Lippi, 55 anni, insegnante precaria nella scuola primaria dell'istituto comprensivo di Scarperia-San Piero a Sieve, in Mugello. Per lei si è rivelata quasi una beffa. In totale le verrà accreditato un euro. La sua busta paga potrebbe diventare l'emblema di chi denuncia che la tredicesima, quest'anno più che negli anni scorsi, andrà tutta in tasse e che certo non servirà per incrementare le spese sotto Natale. Quando è arrivata la busta dal ministero dell'Economia e delle Finanze, "sono rimasta prima interdetta e poi incredula" dice la donna. Eppure tutto torna. Per lei, infatti, il totale della tredicesima è di 482,23 euro ma le ritenute per addizionale Irpef e addizionale comunale (la sua prima casa è in Abruzzo), oltre a quelle previdenziali, sono pari a 481,23 euro. Così nel suo conto entrerà esattamente 1 euro. "Mi sento presa in giro. Era meglio se mi dicevano che la tredicesima non mi spettava" prosegue. Una beffa che si aggiunge a quanto già sta subendo come tutti i suoi colleghi a chiamata con graduatoria d'istituto. Francesca ha infatti un contratto a tempo determinato dal 27 ottobre 2014 al 3 febbraio 2015. Per ora, però, non ha visto neppure una mensilità: "Ci hanno detto che verremo pagati a partire da gennaio. Speriamo sia vero". Lei è sposata e ha tre figli, "ma solo il più piccolo, 16 anni, vive ancora con me, gli altri sono ormai grandi. Io non ho grandi problemi ma molti miei colleghi vivono situazioni ben diverse dalla mia". Nella scuola Francesca ha deciso di rientrare da qualche anno: "Vi avevo lavorato subito dopo il diploma. Poi, per motivi personali, mi sono spostata molte volte e ho iniziato a collaborare come giornalista con alcuni quotidiani. Anche in questo settore sempre e comunque come precaria" spiega sorridendo. "Lavoro 24 ore a settimana, come previsto dal contratto - conclude Francesca -. Non contavo certo sulla tredicesima ma una busta paga così non credevo fosse possibile".  
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TITOLO: Uccisa a colpi d'ascia dal marito nel nuorese. Lui si è tagliato le vene, è gravissimo
DATA: 2014-12-15
OCCHIELLO: La tragedia familiare a Orosei. Per gli inquirenti è un caso di omicidio e tentativo di suicidio. Secondo i vicini, l'uomo era depresso e in passato aveva. ..<br clear='all'/>
TESTO:NUORO - Una tragedia in ambito familiare dalle modalità particolarmente cruente si è consumata nel nuorese. Poco dopo le 11, una donna di nazionalità cinese è stata uccisa a colpi d'ascia alla testa, mentre il marito è stato trovato agonizzante nell'abitazione, in via Nazionale a Orosei. Gli inquirenti sono convinti che si tratti di un caso di omicidio e tentativo di suicidio. Sarebbe stato il marito a infierire con una decina di fendenti sul capo della moglie. Dopo il delitto, l'uomo si è tagliato le vene. L'elisoccorso del 118 lo sta trasportando, vivo ma in gravissime condizioni, all'ospedale "San Francesco" di Nuoro. I vicini della palazzina, dove la coppia abitava, avrebbero raccontato che l'uomo era depresso e che in passato avrebbe avuto problemi psichici.
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TITOLO: "L'omicidio di Loris è stato pianificato". Attesa per la restituzione della salma
DATA: 2014-12-15
OCCHIELLO: Le telecamere provano che la mattina del 29 novembre Veronica andò al Mulino Vecchio prima di portare l'altro figlio alla ludoteca. "Fece un sopralluogo sul. ..<br clear='all'/>
TESTO:Ma la donna continua a ripetere la sua innocenza, sostenuta dal suo legale, Francesco Villardita il quale dice che non c'è la minima prova che Veronica abbia ucciso il proprio figlio. Il cadavere del bambino che, come ha subito accertato subito il medico legale Giuseppe Iuvara, è morto "per strangolamento ", sarà riconsegnato al padre nei prossimi giorni ma Veronica, anche se lo implora, non parteciperà ai funerali di Loris e neanche al compleanno del fratellino più piccolo che domani compirà 4 anni. La famiglia del bambino è ancora in attesa di avere restituito il corpo: gli accertamenti medico-legali non si sono ancora conclusi. E' intanto in corso a Ragusa un vertice tra magistrati e investigatori che stanno indagando sul caso per un ulteriore punto della situazione. Polizia e Carabinieri stanno infatti eseguendo altri accertamenti. Non si è ancora appreso con certezza quando la salma sarà restituita alla famiglia e la data dei funerali: la Procura infatti, con l'autopsia ancora in corso, non ha potuto emettere il nulla osta per il rilascio.
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TITOLO: Mafia Capitale, falsi rifornimenti di gasolio per la Marina su nave fantasma: sei nuovi arresti, tre sono militari
DATA: 2014-12-15
OCCHIELLO: Frode all'erario di oltre 7 milioni di euro per acquistare undici milioni di litri di gasolio destinati ad una nave affondata da anni. Nell'ambito. ..<br clear='all'/>
TESTO:Hanno rifornito con 11 milioni di litri di gasolio la "Victory I" ma la nave, in realtà, era affondata da anni. E' una frode da sette milioni di euro quella scoperta dai magistrati che indagano su Mafia Capitale e che ha portato all'arresto di altre sei persone, tra le quali tre ufficiali della Marina Militare. L'operazione, denominata "Ghost Ship" è stata effettuata dal Nucleo di polizia tributaria di Roma e coordinata dalla Procura della Repubblica della capitale. Tutto ruoterebbe attorno ai contatti di Massimo Perazza, detto 'Massimo il romanista', nome già emerso nelle indagini sull'ex estremista nero Massimo Carminati, con Roberto Lacopo, arrestato in Mafia Capitale, anche presso il distributore di Corso Francia, che secondo i Ros era il punto dove il gruppo organizzava incontri e strategie. La banda, hanno ricostruito gli investigatori della finanza, aveva organizzato, solo sulla carta però, la consegna di milioni di litri di prodotto petrolifero presso il deposito della Marina Militare di Augusta, in provincia di Siracusa, attraverso la nave cisterna "Victory I", mai attraccata nel porto siciliano in quanto naufragata nell'Oceano Atlantico nel settembre 2013, tanto che alcuni membri dell'equipaggio risultano ancora oggi formalmente dispersi. Oltre alle sei persone arrestate accusate dal pm Mario Palazzi di associazione per delinquere finalizzata al falso, alla truffa e alla frode ai danni della Marina Militare, il gip ha disposto anche il sequestro dei beni per 7,4 milioni di euro. Risultano indagati a piede libero anche il tecnico chimico Francesco Ippedico e poi gli appartenenti alla Marina Militare, Domenico Russo, Filippo Sammitto e Salvatore De Pasquale. Nel dettaglio, la Guardia di finanza ha accertato che il carburante veniva fornito documentalmente dalla ditta danese O. W. Supply A/S, riconducibile a Lars P. Bohn, destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare e titolare di un appalto con l'amministrazione della Difesa, che si avvaleva della collaborazione di due società italiane quali brokers, la Global Chemical Broker srl di Massimo Perazza e la Abac Petroli di Andrea D'Aloja, anche loro destinatari di un provvedimento cautelare perché ritenuti complici di Bohn. Mario Leto, capitano di Corvetta della Marina Militare, nonché capo deposito della Direzione di commissariato militare marittimo di Augusta e Sebastiano Di Stefano, primo maresciallo della Marina Militare, capo Reparto Combustibili della medesima Direzione, erano invece i punti di contatto dell'associazione presso il porto di Augusta, fungendo da trait d'union con la pubblica amministrazione militare. Anche loro sono stati arrestati perché accusati di aver predisposto tutta la falsa documentazione necessaria alla realizzazione delle fittizie forniture. C'erano poi altri due appartenenti alla Marina, i marescialli Salvatore De Pasquale e Salvatore Mazzone, quest'ultimo destinatario di un altro provvedimento restrittivo che, a vario titolo, attestavano falsamente l'avvenuta consegna del carburante ovvero la sua certificazione. Un tecnico chimico, Francesco Ippedico, attestava invece la qualità e le caratteristiche del prodotto mai consegnato. Per il gip Alessandro Arturi che ha accolto le richieste del pm Mario Palazzi, ritenendo inadeguata qualsiasi altra misura cautelare, a cominciare dagli arresti domiciliari, i sei indagati hanno "una caratura criminale di notevole spessore". Il gip, nel suo provvedimento, parla di ''spregiudicatezza manifestata nel predisporre, condividere e applicare un meccanismo truffaldino, estremamente insidioso, assurto a modulo esecutivo e destinato a essere applicato indefinitamente''. Non solo. "Il cuore pulsante della consorteria e del piano delittuoso" era a Roma, per il giudice Arturi. Il procedimento rappresenta una costola della maxinchiesta su Mafia Capitale e secondo i magistrati tutto avveniva a Roma in quanto avevano sede le due società Abac Petroli e Global Chemical Broker e luogo di residenza dei rappresentanti legali delle stesse, Massimo Perazza e Andrea D'Aloja (attualmente ancora ricercato), "ai quali va indiscutibilmente riconosciuto un ruolo essenziale e primario di promotori ed organizzatori". Il gip scrive, inoltre, che nella capitale hanno "sede gli uffici ministeriali che hanno emanato gli ordini di fornitura e i titoli di pagamento delle fatture emesse dalla O. W. Supply, sulla scorta della falsa documentazione". "Vicende come quella di Roma - ha detto il presidente dell'Anticorruzione Raffaele Cantone a Palermo - sono la prova di un tumore per il quale i vaccini sono ben poca cosa, bisogna intervenire con meccanismi chemioterapici, c'è poco da vaccinare. Il dato certo è che il sistema della repressione non ha funzionato. Bisogna capire cosa non è stato fatto e cosa ancora si può provare a fare per risalire la china. La repressione da sola non è assolutamente utile a intervenire". "La Marina Militare è al fianco della magistratura per debellare il fenomeno della corruzione a salvaguardia del personale che quotidianamente lavora con spirito di servizio e senso dello Stato - ha spiegato la forza armata commentando i tre arresti di militari della Marina - La trasparenza amministrativa e l'integerrimo comportamento del proprio personale rimangono punti fermi nell'ambito del quale gli organi tecnici e di sorveglianza della forza armata continuano ad esercitare la massima attenzione in collaborazione con le forze dell'ordine e l'autorità giudiziaria, sia ordinaria che militare". Intanto, Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero, i due calabresi di Gioia Tauro arrestati la settimana scorsa nell'ambito dell'indagine su 'Mafia Capitale', si sono avvalsi della facoltà di non rispondere davanti al gip Flavia Costantini. Accusati di associazione di stampo mafioso perché ritenuti il collegamento tra il clan dei Mancuso, attraverso l'imprenditore incensurato Giovanni Campenni', e alcune cooperative gestite da Salvatore Buzzi, uomo legato all'ex estremista nero Massimo Carminati, i due, detenuti a Regina Coeli e comparsi per l'interrogatorio di garanzia, hanno preferito adottare la linea del silenzio. Il ministro dell'Interno, Angelino Alfano ha intanto fatto sapere che "il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, ha nominato la Commissione d'indagine incaricata dell'attività di accesso e accertamento presso il Comune di Roma Capitale composta dal prefetto Marilisa Magno, dal viceprefetto Enza Caporale e dal dr. Massimiliano Bardani, dirigente di II fascia del Ministero dell'Economia e delle Finanze. Entro tre mesi dalla data di accesso, rinnovabili una sola volta per ulteriori tre mesi, la Commissione dovrà portare a termine gli accertamenti e rassegnare al Prefetto le proprie conclusioni". Per domani, invece, in Campidoglio dovrebbero arrivare gli ispettori inviati dal prefetto, Giuseppe Pecoraro, per accedere agli atti del Comune.
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TITOLO: Ciavardini: "Anche da giovani il Cecato e i suoi volevano solo soldi"
DATA: 2014-12-15
OCCHIELLO: L'ex Nar: "Il legame con la direttrice del carcere? Un'amica, ma nessun vantaggio alla mia coop. Gli appalti? Detto da me sembra una battuta: ma non si può. ..<br clear='all'/>
TESTO:ROMA. Sono passati 34 anni dalla bomba alla stazione di Bologna. Luigi Ciavardini, ex militante dei Nar, è stato condannato a 30 anni anche se si è sempre dichiarato innocente. Ha scontato buona parte della pena, dal 2009 è in semilibertà. E ha fondato, come Salvatore Buzzi, un'associazione per il reinserimento dei detenuti, il Gruppo Idee. Eppure il suo nome compare anche nelle carte di Mafia Capitale: Mario Zurlo, uno degli indagati, parla di lui e di un suo legame con la ex direttrice del carcere di Frosinone, Silvia Pesante, finalizzato ad aggiudicarsi lavori nel penitenziario. "Le cooperative non sono tutte come quella di Buzzi. Molte sono pulite. Io ho sempre lavorato gratis o con piccolissimi finanziamenti. Questa inchiesta non può e non deve scalfire il lavoro di tanta gente". Questa inchiesta però ha scoperchiato il marcio che si nascondeva dietro la facciata dell'impegno sociale. "A patto che non si pensi che il modo di lavorare delle cooperative di detenuti è quello di Buzzi. Detta da me può sembrare una battuta: ma non si può fare di tutta l'erba un fascio". Parliamo del suo, di lavoro. Nel 2012 due consiglieri hanno presentato un'interrogazione per chiedere come mai lei fosse una presenza fissa all'assessorato all'Ambiente della giunta Alemanno guidato da Marco Visconti, oggi indagato. "Non andavo solo in quell'assessorato, ma anche in altri. Abbiamo fatto alcune manifestazioni di bonifica per il Comune di Roma, gratuite. Non credo ci sia niente di male. Dubito che potrete mai trovare un'intercettazione in cui chiedo aiuto a qualcuno sulla base di rapporti personali". Ecco, i rapporti personali. Che legame aveva con la direttrice del carcere di Frosinone? "È una persona che ho conosciuto per lavoro e ha sempre dimostrato grande professionalità. Spesso capita di stabilire relazioni, senza che questo sporchi il lavoro di nessuno". È vero che eravate amici? "Amica è una parola che può essere male interpretata. È di sicuro una persona che gode della mia stima. Mi dispiace che questa cosa le abbia creato disagio". E con Zurlo, Riccardo Brugia e Massimo Carminati, tutti ex Nar come lei, che rapporti ha? "Con Zurlo e Brugia ci siamo conosciuti in carcere. Carminati credo di averlo incontrato una sola volta nella vita". Si stenta a crederlo. Eravate tutti nello stesso giro dell'estrema destra. "Ma in periodi diversi: quando loro hanno iniziato, noi eravamo già latitanti e poco dopo siamo stati arrestati. E poi, quella è gente di estrema destra? ". A dir poco. "Se lo dice lei. A me sembra che a loro interessi solo il denaro". E la Banda della Magliana? "Anche allora noi eravamo in carcere. È una storia complicata: a vederla oggi posso dire che un conto era avere a che fare con alcuni delinquenti di strada come è accaduto a noi, un conto con una banda che certo aveva scopi diversi dai nostri". Ha mai avuto a che fare con Buzzi? "Noi siamo sempre stati ostacolati perché non eravamo collegati alle loro attività". E allora come è finito nelle intercettazioni? "Per il presunto passato in comune con gli ex Nar. Non certo per il presente. Io, per quello che riguarda il mio lavoro di oggi, non ho nulla di cui vergognarmi. Se ora tutto questo deve essere infangato perché sono un ex estremista di destra, fate pure. Ma io mi sono fatto 30 anni di galera, non sono scappato. E questa è la dimostrazione migliore del reinserimento". Non vorrà mica passare per una vittima? "No, ma la sentenza di Bologna ha condizionato tante cose. Se per Bologna io non chiedo perdono è perché penso di essere innocente, in altri casi ho chiesto scusa. Ma sono cose personali che non voglio pubblicizzare. Perché sarebbe una doppia offesa a chi ha sofferto per i miei errori. Sono cose intime".
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TITOLO: Milano, sesso nell'abbazia di Chiaravalle. La polizia indaga nelle celle: inchiesta archiviata
DATA: 2014-12-15
OCCHIELLO: Allâatto di accusa di un ospite allegati video con i religiosi ripresi durante atti sessuali. L'inchiesta della Procura non decolla: alcuni ospiti erano. ..<br clear='all'/>
TESTO:E' uno dei simboli della cristianità milanese, un luogo storico di preghiera e accoglienza. Ma intorno all? abbazia di Chiaravalle, a Milano, il monastero cistercense fondato nel XII secolo da san Bernardo da Chiaravalle, meta ogni anno di migliaia di visitatori e fedeli, si addensano le ombre dell? omosessualità, di rapporti equivoci tra religiosi e ospiti, incontri clandestini nell? oscurità delle celle. Sono almeno quattro le persone che, in modalità diverse, hanno raccontato di approcci di questo tipo all? interno del monastero. Nulla di penalmente rilevante, va specificato, dato che la Procura ha iscritto nel registro degli indagati per violenza sessuale due monaci, poi? dopo aver indagato per quasi sei mesi? ha chiesto l? archiviazione perché «non è stato comunicato alcun elemento idoneo a riscontrare l? originario ipotesi investigativa» perché «non sono emersi elementi idonei a sostenere l? accusa agli indagati di violenza sessuale». In un caso, uno degli ospiti «dichiarava di essere stato consenziente alla consumazione del rapporto sessuale con un monaco»; altri che hanno raccontato approcci sessuali «hanno deciso di non sporgere querela»; sul denunciante, la Procura scrive che «non avrebbe manifestato un esplicito dissenso». Nessuna violenza sessuale, dunque, nessuna prova di costrizione, anche se video e racconti documentano atti sessuali consumati in abbazia. A rivolgersi alla Procura, nel settembre 2013, è un italiano di 45 anni, con un passato da 'postulante', che ha raccontato di essere finito in Abbazia, pochi mesi prima, «poiché vivevo in uno stato di indigenza a causa della perdita del lavoro». Quando si è recato per cercare cibo e un posto dove dormire, sono iniziati gli approcci. In vari incontri, racconta, un monaco «mi ha sfiorato le cosce da sopra i pantaloni, mentre altre volte mi ha sfiorato il pube. Nell? ultima occasione, il giorno di Ferragosto, ha introdotto la mano nei miei pantaloni e ha palpato i miei genitali, da sopra le mutande. Tuttavia, costretto dalla necessità di mangiare sono tornato ancora nella predetta abbazia per prendere il cibo e spesso il religioso ha ripetuto le stesse molestie». Un secondo ospite, un albanese di 44 anni arrivato in Italia con un permesso di soggiorno per fini religiosi, ha raccontato di aver avuto incontri sessuali nella sua stanza con dei monaci. «Ero consenziente», ha messo a verbale. E, dopo essere stato invitato ad abbandonare l? alloggio, ha prodotto agli investigatori dei video, che lo mostrano durante rapporti orali e palpeggiamenti. Anche altri due ospiti del monastero? un romeno di 18 anni e un italiano di 40 di Roma? hanno raccontato di essere stati avvicinati da alcuni religiosi. I due non hanno fatto denuncia, perché hanno preferito andar subito via da Chiaravalle. La testimonianza del romeno è in un video portato in questura. «Dormivo per strada? dice? in quel posto approfittano dei ragazzi». E adombra il sospetto del ricatto. «I ragazzi non hanno dove stare, vanno per chiedere aiuto, poi vengono toccati». Su questi atteggiamenti, la Squadra mobile, in una informativa, scrive che «sebbene contrari all? austerità richiesta a un monaco, non sembrano avere i connotati di violenza, minaccia o abuso di autorità, perché il monaco non ha trattenuto il giovane contro la sua volontà e, respinto, si è allontanato». Il quarantenne italiano, a Chiaravalle per intraprendere un percorso religioso, racconta di essere andato via ai primi approcci. «Ero lì a dormire? racconta in una telefonata registrata? sentivano che rientravo in camera, venivano e cominciavano a toccare. Non sono stato sereno nemmeno un giorno». Gli investigatori hanno raccolto anche la versione dei religiosi. «Non ho mai commesso simili fatti? dice uno dei due indagati, per i quali è stata chiesta l? archiviazione? le imputazioni sono destituite di ogni fondamento». E replica alle accuse, definendo l? albanese che lo chiama in causa e ha registrato le testimonianze, «inadatto alla vita comunitaria», che «non rispetta le regole», «invidioso, sospettoso, geloso». E ricorda che, nell? agosto 2013, «è stato incaricato un legale per mandarlo via». Il secondo monaco, un messicano, ammette di aver «toccato o sfiorato il corpo» dell? albanese. «Già nel 2009 ha cominciato a farmi avances e a proporre argomenti sessuali. Alla fine ho ceduto? dice? ci sono state due o tre occasioni durante le quali ci siamo scambiati carezze intime. Faccio presente che quando ha proposto di andare oltre, io ho rifiutato». La polizia ascolta anche il priore dell? abbazia (non coinvolto, né indagato) che difende i suoi confratelli, alcuni arrivati a Chiaravalle dopo la chiusura del monastero di Santa Croce in Gerusalemme a Roma. Gli investigatori ne chiedono le ragioni. «Alla fine del 2009 ? risponde il priore? a Santa Croce arrivò una visita apostolica per fatti degli anni precedenti, su cui ha indagato la magistratura per reati di natura sessuale». Fu papa Ratzinger a ordinare la chiusura del monastero. Il decreto è stato firmato l?11 marzo 2011 dal prefetto della Congregazione per gli istituti di vita consacrata del Vaticano. «La Congregazione? recita il decreto? sopprime l? abbazia di Santa Croce in Gerusalemme in Roma e dispone che i monaci si trasferiscano entro due mesi nei monasteri della congregazione di San Bernardo in Italia». Decisione mai del tutto motivata. L?abbazia era frequentata da politici e vip della mondanità romana, guidata da un abate con un fumoso passato nel mondo della moda, e spesso ospitava set di trasmissioni tv. In quelle settimane si parlò anche di «abusi liturgici gravi» dei monaci, «problemi nella conduzione della comunità» e sui giornali si fece riferimento ad «amicizie anomale» tra i religiosi.
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TITOLO: Truffa sui pannoloni, blitz dei carabinieri. In manette funzionario Asp e 4 farmacisti
DATA: 2014-12-15
OCCHIELLO: Una telecamera piazzata all'interno di un ufficio del dipartimento riabilitazione svela il maxi raggiro. Le indagini sono partite da una denuncia del. ..<br clear='all'/>
TESTO:Un funzionario dell'Asp Palermo autorizzava pazienti inesistenti a ritirare pannoloni per l'incontinenza e passava i documenti a quattro farmacisti, che poi chiedevano lauti rimborsi all'azienda sanitaria. Come se avessero consegnato per davvero quei pannoloni. La truffa è stata scoperta dal commissario straordinario dell'Asp, Antonino Candela, che ha presentato un esposto. Le indagini dei carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della procura hanno portato questa notte a un blitz. In manette, a Palermo, sono finiti Pietro Li Sacchi, impiegato dell'ufficio H del dipartimento Riabilitazione dell'Asp; Giuseppe Pepe, titolare della farmacia "Trossarelli" di via Francesco Paolo Perez; Gaetano Sirchia, titolare della farmacia "Del Vespro" di corso Tukory; Diego Genovese, titolare dell'omonima farmacia anche questa in corso Tukory e Andrea Lo Iacono, titolare della parafarmacia di via Carlo Pisacane. I carabinieri hanno arrestato anche Giuseppe Villano, che faceva da trait d'union tra il funzionario dell'Asp e i farmacisti. L'ordinanza di custodia cautelare, firmata dal giudice Nicola Aiello, contesta a tutti le accuse di truffa allo Stato e falso ideologico.
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TITOLO: Non solo Roma così Mafia capitale aveva messo le mani sull'Italia
DATA: 2014-12-15
OCCHIELLO: La mappa degli affari Centri per rifugiati, rifiuti, verde pubblico. Dalla Sardegna a Bari e Catania, ecco gli interessi della banda di Carminati. Buzzi e. ..<br clear='all'/>
TESTO:ROMA - Se per un attimo si alzano gli occhi da Roma, si ha la visione di un progetto. Più ampio, più ambizioso. Per Carminati e il suo alter ego dalla "faccia pulita", Salvatore Buzzi, il Mondo di Mezzo non finiva al Grande raccordo anulare. Puntavano a prendersi il Cara più grande d'Europa, quello di Mineo. Sono scesi in Calabria a far patti con il clan Mancuso, sono volati a Londra per investire in società immobiliari, sono accusati di aver portato soldi in Svizzera, soldi in Liechtenstein, soldi a San Marino dove c'è una finanziaria, la Fidens Project Finance, indagata nel procedimento. Si sono comprati sindaci e appalti nella cintura dei comuni attorno a Roma. Mafia Capitale, dunque, non era solo capitale. Saranno i giudici a stabilire se sia valida l'intuizione del procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, che ha riconosciuto nel gruppo del "Guercio" il modus operandi di una vera associazione mafiosa. Finora, un gip e il tribunale del Riesame gli hanno dato ragione. Quello che però le indagini hanno già consentito di scoprire è la dimensione "italiana" di certi interessi in ballo, soprattutto quelli che gravitano attorno all'emergenza immigrati. Non è casuale l'ossessione che Buzzi e Carminati avevano per il centro accoglienza profughi di Mineo, in Sicilia. Nel Consorzio che lo gestisce figura come consulente Luca Odevaine, ritenuto dalla procura "a libro paga", e 44 bonifici in 2 anni girati dalla Coop 29 giugno sui conti della sua ex moglie stanno lì a dimostrarlo. "Sono in grado di orientare i flussi che arrivano da giù", dice Odevaine in un'intercettazione. Naturalmente quei flussi di disperati finivano nei centri controllati da Mafia Capitale. Con lo stesso obiettivo, cercavano di portare a 300 il numero di ospiti del Cara di Palese, ma il comune di Bari si oppose. E pure la puntata in quel di Cropano Marina, dove Buzzi ottiene nel 2008 dal Viminale la gestione per cinque mesi del Cara locale (1,3 milioni di euro di introiti) e stringe un patto di "protezione" con il clan Mancuso, fa parte del progetto. Salvatore Buzzi, "il compagno B", il già condannato per omicidio che si è ritrovato a capo di una ingarbugliata rete di cooperative sociali. Dal 2007, annotano i carabinieri del Ros nelle loro informative, è consulente anche del consorzio Tolfa Care srl che ha sede legale a Pesaro, pur operando nel comune di Tolfa, non lontano da Civitavecchia, nel settore dell'assistenza agli anziani. È anche consigliere di sorveglianza del Consorzio nazionale servizi, sede a Bologna e affari nel Lazio. Nel 2012 vince un appalto da 21 milioni con l'Ama, la municipalizzata dei rifiuti, e Buzzi sembra averne un certo controllo, tanto che il 14 febbraio 2013 offre a Salvatore Forlenza (uno degli arrestati, ndr), la possibilità di partecipare: "Vuoi entrare anche te come Cns, Formula Ambiente? Perché ora si può entra', poi dopo è difficile". La sua ombra si allunga fino in Sardegna. Nei giorni scorsi l'Unione Sarda ha dato conto di due arresti, due consiglieri di amministrazione proprio di Formula Ambiente, che sull'isola si occupa di rifiuti e igiene urbana per 17 comuni. Buzzi, fino al 2012, di quel consorzio era tra i soci di maggioranza. E i due finiti in carcere risultano legati alla cooperativa "29 giugno". Dell'influenza nei comuni a nord di Roma, si è detto in questi giorni. Da Sant'Oreste (appalto per la raccolta differenziata da 3 milioni di euro, il sindaco è accusato di aver accettato soldi), a Sacrofano (vivono qui Carminati, Brugia e Gaglianone, hanno sostenuto la campagna elettorale del sindaco), ai municipi dove ottengono lavori nel settore dell'immondizia: Canale Monterano, Formello, Anguillara. A Morlupo il "Guercio" aveva addirittura l'intenzione di costruire un piccolo impianto di compostaggio, mentre a Fiumicino Ernesto Diotallevi, "il boss dei boss" sostiene al telefono la necessità di appoggiare il candidato sindaco del Pdl Mauro Gonnelli. Niente si fa per caso, nel Mondo di Mezzo avevano un progetto.
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TITOLO: Il sindaco-adepto di Scientology: "Governo con le regole della setta"
DATA: 2014-12-15
OCCHIELLO: Convegni sulle scie chimiche, lezioni di esoterismo e soprattutto l'applicazione dei comandamenti della controversa: "chiesa di Ron Hubbard". Così Loris. ..<br clear='all'/>
TESTO:Stesso concetto ribadito al bar dalla signora Vanda: "Prima dovrebbero venire le cose utili, poi le passioni personali del sindaco. E invece. ..". Mazzorato non si scompone (quarto comandamento: "non sminuire mai te stesso"): "Quelli del Pd strumentalizzano perché non hanno la mia apertura mentale". A proposito di apertura mentale: è appena rientrato in paese dopo aver partecipato a un corso di "infovisione" ("per imparare a vedere con il terzo occhio") a Padova. E prima era a Bergamo, riunione di Co. Nord, l'associazione dei Comuni del nord di cui fa parte dopo essere uscito dall'Anci. Mazzorato frequenta l'Onu dov'è andato, era giugno, a denunciare l'Italia per "violazione dei diritti umani", è leghista e indipendentista, ma simpatizza per i 5 Stelle, crede nelle scie chimiche e nel complotto del vaccino H1N1, nella "bufala dell'Is" ("una scusa dell'Occidente per rubare le materie prime ") e in quella dei profughi ("non è vero che in Africa sono poveri "), nella dottrina del movimento Hare Krishna e in quella della confraternita sufi di Cheikh Bamba. Eletto per la prima volta nel 2009 con il sostegno di un'improbabile lista civica formata da Lega e centro sinistra, ha di fatto provocato la caduta della giunta nel 2013 per aver partecipato alla messa per Erich Priebke celebrata da Florian Abrahamowicz, prete lefebvriano negazionista, dichiarando: "Anch'io sono un boia perché costretto a uccidere i miei cittadini con le tasse". Tutti lo davano per disperso, ma poi a maggio scorso è stato rieletto con il 49 per cento (2.499 voti), a capo di una nuova civica: "Un sindaco del popolo veneto". E così Scientology è tornata a ispirare la guida del Comune di Resana, dove proprio il padre di Mazzorato fu uno dei primi a convertirsi alla "chiesa" di Hubbard e a fare proseliti. Come Silvano Gentilin, che qui chiamano "il vescovo di Scientology" e ammette: "Loris applica i nostri princìpi e ci ha dato molto spazio". Intanto, nella biblioteca comunale a mezzogiorno si svolge la lezione sui "campi energetici". Una ventina di allievi, armati di bacchetta e pendolino, misurano le vibrazioni di un grosso radicchio rosso. "Ci occupiamo di esoterismo, simbologia, medicina alternativa  -  spiega il presidente dell'associazione "Realtà allo specchio", Fiorenzo Sartore  -  Il sindaco è molto disponibile e Resana è diventato il nostro luogo di elezione ". Ma non sono i soli, a giudicare dalle locandine appese fuori e dentro il municipio. A novembre, per esempio, c'è stata la presentazione del libro Il signore della malvagità, con don Gianni Sini ed Enrica Perucchietti, già venuta qui in ottobre, per il convegno "La fabbrica della manipolazione: come i poteri forti plasmano le nostre menti per renderci sudditi del nuovo ordine mondiale". Altri titoli, altri eventi: "La comunicazione analogica e i segreti dell'inconscio", "I micro-organismi effettivi", "Il millenario stato veneto" e "Il sindaco sovrano, la politica come obiezione di coscienza". Il senatore Pdl Franco Conte sospira: "Gliel'ho detto in tutti i modi a Loris, deve pensare solo a fare il sindaco. ..". Enrico Quarello, ex segretario provinciale del Pd invece spiega: "Prima ha abolito la commissione cultura, dicendo che costava troppo, mentre era a costo zero, poi ha iniziato con questi eventi. ..". Il prossimo è previsto per il 20 dicembre: Raffaele Cavaliere, guru delle scie chimiche, presenta il suo ultimo libro, Manuale esoterico di costellazioni familiari. L'ex assessore alla cultura Lepoldo Bottaro, getta uno sguardo alla locandina poi torna a fissare il suo spritz: "Ha promesso di cancellare le tasse, si è messo a fare il forconista e l'abbiamo preso sottogamba. Indossava le magliette "Tasi rapina di Stato" anche ai matrimoni, la gente non voleva più sposarsi. ..". A convolare a nozze è stato invece Mazzorato, che al posto della bomboniera ha regalato a tutti i 500 invitati una copia di La via della felicità. Libro di Ron Hubbard, ovviamente.
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TITOLO: Olimpiadi 2024, Salvini: "Follia candidare Roma". M5S attacca: "Italia rischia crack come Grecia"
DATA: 2014-12-15
OCCHIELLO: Il leader del Carroccio attacca: "Non possiamo dare i giochi in pasto a Mafia Capitale". Ma il governatore della Lombardia Maroni non lo segue: "E' la. ..
TESTO:ROMA - Il premier Renzi non ha fatto in tempo ad annunciare ufficialmente la candidatura di Roma alle Olimpiadi 2024 al Coni che subito è partita la polemica su una scelta che è destinata a dividere la politica. Se da un lato diversi amministratori locali (tra cui il governatore campano Stefano Caldoro e il sindaco di Firenze Dario Nardella) plaudono alla scelta, le opposizioni partono all'attacco. Durissimo il segretario della Lega Nord Matteo Salvini: "Le Olimpiadi a Roma sono una follia. C'è ancora aperto il fascicolo su 'Mafia capitale' e vogliamo dargli in pasto le Olimpiadi? " ha detto il leader del Carroccio a margine un convegno organizzato a Padova. "Ci sono migliaia di società sportive dilettantistiche che stanno rischiando di chiudere perchè lo Stato gli manda i controlli - ha ribadito Salvini - poi tutte le ultime Olimpiadi sono state, economicamente parlando, un disastro. Non capisco se Renzi ci è o ci fa. La prendo come una provocazione. Se è una provocazione fa ridere, se è una cosa seria fa piangere". Di parere opposto il collega di partito di Salvini, Roberto Maroni, presidente della Regione Lombardia: "Sono cambiate le regole, non sarebbe la candidatura di Roma, ma dell'Italia e a questo punto se l'Italia è dentro, Milano partecipa". SONDAGGIO/ITALIA SI CANDIDA AD OSPITARE LE OLIMPIADI 2024, CHE NE PENSATE? La candidatura della Capitale ad ospitare i giochi olimpici del 2024 arriva pochi giorni dopo l'esplosione dello scandalo 'Mafia Capitale' che ha svelato un intreccio di corruzione e malaffare che ha infiltrato la politica capitolina. "Oggi, in pieno scandalo #MafiaCapitale questi amici dei ladri pensano a lanciare le Olimpiadi di Roma. Questa gente non se ne andrà mai via da sola. E' compito nostro liberare la Repubblica italiana dai ladri, dai corrotti e dagli inetti". Non usa mezzi termini sulla sua pagina Facebook Alessandro Di Battista, deputato e membro del direttorio M5S, per stroncare la candidatura di Roma. E ricorda nel suo post altre vicende di malaffare e sport, come i mondiali di Italia '90 e i mondiali di nuoto del 2009 che hanno prodotto la "Città dello Sport di Tor Vergata, un'incompiuta da 400 milioni di euro". Il gruppo Cinque Stelle alla Camera ha rincarato la dose, dichiarandosi molto preoccupato: "I Giochi Olimpici di Atene hanno fatto partire il domino del crack economico in Grecia e temiamo seriamente possano farlo pure in Italia". Alla schiera dei contrari si aggiunge anche il dissidente dem Pippo Civati: "I Giochi si sono rivelati spesso un grande spreco, noi siamo un paese che non ha gli anticorpi sufficienti per evitare pasticci sulle grandi opere. Le priorità sono altre". Per il leader dei Verdi Angelo Bonelli, la città giusta per ospitare i giochi sarebbe Taranto e non Roma: "un'occasione per avviare la conversione economica di un territorio tra i più inquinati d'Europa". Qualche ora dopo arriva anche l'imprimatur del capo pentastellato: "Nel 2024 magari tutti i coinvolti di mafia capitale saranno nuovamente liberi e attivi. In tempo per spartirsi una torta olimpica. Hanno fatto i conti senza il m5S. Non glielo permetteremo. Marino: vergognati e dimettiti". La scelta è difesa dal sindaco di Roma Ignazio Marino, che si è battuto con forza per giungere a questo risultato: "Abbiamo davanti una nuova sfida, quella del dossier per la candidatura olimpica. Una sfida che io affronto non con lo spirito di partecipare ma di vincere, non per Roma ma per l'Italia. Roma è una città di persone perbene - aggiunge - Se ci sono stati e ci sono dei criminali che hanno tentato di infiltrarsi nell'amministrazione non ci sono riusciti e l'indagine di Pignatone lo dimostra con molta chiarezza". Entusiasta la deputata di Scelta Civica e campionessa olimpica di fioretto Valentina Vezzali: "Bene Renzi, ora i tempi sono maturi per dare il via a un sogno che, personalmente, aspetto da sempre". Di parere opposto un altro campione olimpico (di kayak) prestato alla politica, Antonio Rossi, attuale assessore allo Sport della Regione Lombardia: "Penso che sarà una candidatura romano-centrica e, secondo me, con l'inchiesta 'Mafia capitale' faremo una brutta figura di fronte ai membri del Cio" è il suo lapidario giudizio. La Capitale sta cercando da diversi anni di ospitare le Olimpiadi. Nel 2012 fu l'allora presidente del Consiglio Mario Monti a bloccare l'iniziativa ritenendo che non vi fossero le condizioni (all'epoca la crisi finanziaria era all'apice) per lanciare la candidatura per l'edizione del 2020. Nel 1997 invece Roma fu sconfitta da Atene per ospitare l'edizione del 2004.  
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TITOLO: Regionali, Forza Italia: "Fitto miglior candidato, non servono primarie". "Non sta né in cielo né in terra"
DATA: 2014-12-15
OCCHIELLO: Il partito chiede all'ex governatore di accettare candidatura per sfidare Emiliano e tornare a governare la Puglia
TESTO:Botta e risposta interno a Forza Italia, che tira Raffaele Fitto per la giacca e butta là l'offerta di farne il candidato del centrodestra alle Regionali senza primarie. Secca replica dell'interessato che chiude la storia con un secco 'non sta né in cielo né in terra". LA PROPOSTA DEL PARTITO - "Il Comitato per le Regionali che mi onoro di presiedere, dopo aver vagliato la situazione politica in Puglia in vista delle elezioni regionali in programma nella prossima primavera, ha ritenuto che il miglior candidato di Forza Italia e del centrodestra sarebbe l'onorevole  Raffaele Fitto": così il senatore di Fi, Altero Matteoli, in una nota. Dunque, Forza Italia butta sul tavolo la proposta affinché l'ex ministro accetti la candidatura a presidente della Regione Puglia, carica da lui già ricoperta prima dell'inizio dell'era Vendola. Se Fitto accetterà, non si saranno primarie, precisa Matteoli.   LE MOTIVAZIONI - "La sua capacità politica - spiega Matteoli di Fitto - è attestata anche dal consenso che negli anni ha ricevuto dai pugliesi e il risultato personale ottenuto, da ultimo, alle elezioni per il Parlamento europeo ne è un'ulteriore riprova. Non c'è dubbio che il voto degli elettori per Fitto valga ancor più di una qualunque altra consultazione, persino anche di eventuali primarie. "Anche a nome degli altri componenti del Comitato i capigruppo Paolo Romani e Renato Brunetta, il senatore Denis Verdini, gli onorevoli Giovanni Toti e Sestino Giacomoni - si legge ancora - chiedo pertanto all'amico Raffaele Fitto di valutare la  sua candidatura a presidente della Regione Puglia, nella certezza che egli ha tutte le potenzialità per vincere una battaglia difficile ma di grande valenza politica. Gliene saremmo grati ma lo sarebbero di più i pugliesi". LA REPLICA - "Possibile che non lo si capisca? - risponde però a stretto gito l'europarlamentoare - possibile che si insista a proporre una mia candidatura che non sta in cielo nè in terra? Ripeto fino alla noia: qualunque scelta che escluda il coinvolgimento diretto dei cittadini è un errore drammatico".
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TITOLO: Il Csm assolve Esposito per l'intervista sulla condanna a Berlusconi
DATA: 2014-12-15
OCCHIELLO: Il giudice aveva parlato con un giornalista prima del deposito delle motivazioni della sentenza. Ora la sezione disciplinare lo ha assolto: "per essere. ..
TESTO:ROMA - La sezione disciplinare del Csm ha assolto il giudice Antonio Esposito, presidente del collegio che ha condannato in via definitiva Silvio Berlusconi al processo Mediaset, dall'accusa di aver violato il dovere del riserbo per un'intervista concessa prima del deposito delle motivazioni della sentenza. La camera di consiglio è durata oltre tre ore. L'assoluzione è arrivata "per essere risultati esclusi gli addebiti". Per capire a fondo le ragioni della decisione - che è impugnabile davanti alle Sezioni unite civili della Cassazione - bisognerà attendere il deposito delle motivazioni. Il procedimento era relativo all'intervista rilasciata al quotidiano 'Il Mattino' nei giorni successivi alla sentenza di condanna pronunciata il 1* agosto 2013 a carico dell'ex premier Silvio Berlusconi nell'ambito del processo Mediaset. Esposito, che aveva presieduto il collegio della sezione feriale, aveva rilasciato l'intervista qualche giorno dopo la lettura del dispositivo ma prima del deposito delle motivazioni della sentenza. Il giudice accusò subito il giornale - contro il quale ha intentato una causa civile - di aver manipolato l'intervista. Una tesi che ha ribadito durante il processo disciplinare (e la cui fondatezza è stata riconosciuta dalla stessa Procura generale della Cassazione) spiegando di non aver "mai parlato degli esiti del processo Mediaset", ma che al testo venne aggiunta una domanda su quel procedimento che in realtà non gli era mai stata formulata.
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TITOLO: Corruzione, Cantone: "Promuovere: 'informatori' dentro P. A."
DATA: 2014-12-15
OCCHIELLO: Dopo lo scandalo della Capitale e il via libera del Cdm al ddl che prevede pene più severe e tempi più lunghi per la prescrizione,   il presidente. ..
TESTO:Scheda: Il ddl, pene più servere, prescrizione allungata Come Mani Pulite. Dopo lo scandalo della Capitale e il via libera del Cdm al disegno di legge, che prevede pene più severe e prescrizione più lenta e che ha suscitato non poche polemiche, il presidente dell'Autorità nazionale anti-corruzione, parlando della vicenda romana, ha detto che si tratta di "un quadro devastante di presenza di fatti criminali, che rende difficile fare discorsi di prospettiva e che nel Paese sta creando un clima come quello durante la stagione di Mani Pulite, del 1993". Cantone ha sostenuto che questo è dovuto proprio al fatto che dopo Mani Pulite "c'è stato un assenza di scelte politiche e per paradosso alcune scelte fatte hanno favorito la corruzione, come il falso in bilancio e le norme sulla prescrizione". Ma ha evidenziato che l'amministrazione pubblica deve "avere uno scatto di orgoglio" e mostrare "la capacità di autoemendarsi". Per questo servono la predisposizione di piani di prevenzione contro la corruzione, con analisi "che permetterebbero di evitare e rendere più difficile fenomeni di illegalità". Misure insufficienti. Le critiche al ddl non si placano: oggi a giudicare insufficienti le misure previste nel ddl è il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti: "Sono un primo passo apprezzabile, ma a mio avviso servono altre cose", ha detto, evidenziando che è necessario "attendere cosa ci riserverà lo sviluppo parlamentare. Se la corruzione è lo strumento privilegiato delle organizzazioni mafiose moderne, va combattuta - ha affermato - con gli stessi strumenti con cui si combattono le mafie". Il procuratore nazionale antimafia ha indicato la necessità di prevedere "la premialità per chi collabora con la giustizia, di effettuare operazioni sotto copertura e che i termini d'indagine e delle intercettazioni siano piu" lunghi". Strumenti normativi che - ha aggiunto Roberti - "ci sono già, che hanno funzionato contro le organizzazioni mafiose e devono poter essere utilizzati nei confronti dei corrotti quando si dimostrino casi gravi di corruzione e fenomeni corruttivi legati al modo di operare dei criminali".
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TITOLO: Giannini: "La: 'buona scuola' in classe da settembre 2015"
DATA: 2014-12-15
OCCHIELLO: Il ministro dell'Istruzione ha presentato i risultati della consultazione avviata dal governo sul pacchetto di riforme elaborato per rilanciare il sistema. ..
TESTO:Supplenze e copertura di cattedre vacanti. Ma non solo. Tempo pieno e compresenze garantite alle Elementari e recupero dei "debiti" alle Superiori. Sono solo alcuni dei suggerimenti emersi dalla "Buona scuola", la consultazione pubblica avviata dal governo il 15 settembre, e conclusa due mesi dopo, sulle misure in cantiere per riformare il sistema dell'istruzione in Italia. "I nostri tempi - ha detto il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini, che ha presentato oggi al Miur i risultati della campagna- devono essere serrati. L'impegno è quello di mandare la buona scuola in classe il primo settembre 2015". I numeri della consultazione. Rispetto ad altre iniziative analoghe svolte tra il 2001 e il 2013 in altri Paesi Ue (Francia, Estonia, Regno Unito) o promosse dalla Commissione europea, quella lanciata dal governo Renzi è stata la consultazione più grande d'Europa: ben 207mila partecipanti online; 1milione e 300mila gli accessi al sito labuonascuola. gov. it; 45mila i commenti rapidi; 200mila i partecipanti ai dibattiti sul territorio (in tutto 40 tappe per un totale di 2040 dibattiti e 12mila conclusioni); 67% è la media del coinvolgimento degli Usr, gli Uffici scolastici regionali; 130mila i partecipanti al questionario per un totale di 6 milioni e 470mila risposte e 775mila campi aperti. 5.000 le e-mail ricevute, di cui circa 2.000 hanno richiesto una risposta attenta. Al questionario online hanno partecipato inoltre per il 54,3% i docenti, per il 20% genitori, in percentuale minore gli studenti e altri soggetti. A rispondere in maggioranza uomini nella fascia d'età 41-50 anni. Le proposte didattiche: lingue, musica e sport. Il ministro Giannini ha sottolineato come tra le richieste ricorrenti dei cittadini vi sia la perfetta conoscenza di una lingua straniera, l'educazione civica, la musica e l'arte, l'educazione psicologica e l'attenzione all'intelligenza emotiva, lo sport, e l'allungamento dell'apertura scolastica (nel pomeriggio e in estate), la revisione dei cicli e delle materie da insegnare.
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TITOLO: Omicidio Loris, l'inchiesta non si ferma. Sequestrati altri cellulari e chiavi di Veronica
DATA: 2014-12-14
OCCHIELLO: Perquisizione oggi a casa della donna accusata di aver ucciso il figlio di otto anni. Ancora i pm non firmano nulla osta per il rilascio della salma. Visita. ..<br clear='all'/>
TESTO:L'inchiesta non si ferma. Le indagini neppure. Per illuminare zone d'ombra, se ci sono, sulla morte di Loris Stival, il bambino di 8 anni trovato senza vita lo scorso 29 novembre nelle campagne di santa Croce Camerina, in provincia di Ragusa. L'accusa ha certezze: Veronica Panarello ha agito da sola. Ma non può ancora escludere che qualcuno l'abbia aiutata, soprattutto nella fase finale, quando il piccolo Loris è stato gettato nel canalone di Mulino Vecchio. Ma non si vuole trascurare alcuna ipotesi ed è per questo che il procuratore Carmelo Petralia e il sostituto Marco Rota ribadiscono che "le indagini continuano incessanti al fine di acquisire tutti i possibile ed ulteriori elementi di ricostruzione e valutazione della vicenda". Polizia e carabinieri dunque rimettono ancora insieme tasselli, rivedono atti e compiono nuovi accertamenti. Sui cellulari, per esempio, trovati durante una perquisizione in casa della donna dalla polizia scientifica. Sono di vecchia generazione e probabilmente da tempo non adoperati, ma saranno consegnati domani alla polizia postale di Catania per vedere cosa contengano, se ci sono sim ancora attive. Nell'abitazione è stata trovata anche la copia di un mazzo di chiavi della casa, una delle almeno tre che esistono. Domani mattina la Procura di Ragusa farà un punto con gli investigatori e col medico legale Giuseppe Iuvara. Servirà anche a valutare tempi per il rilascio del nulla osta che autorizza la riconsegna della salma di Loris Stival alla famiglia, che non è stato ancora firmato. Per questo non è stato ancora possibile fissare la data dei funerali. Resta convinto della non colpevolezza di Veronica Panarello il suo legale, l'avvocato Francesco Villardita: "Combatterò fino alla fine perché credo nella sua innocenza". "Battaglierò con mani, piedi e denti - ha aggiunto il penalista - anche perché ho ricevuto molti messaggi di solidarietà per lei. Non credo che l'opinione pubblica l'abbia già condannata, anzi. Secondo me c'è un'Italia divisa tra colpevolisti e innocentisti". Nelle chiesa di San Giovanni Battista a Santa Croce Camerina, piena di bambini, è echeggiata l'omelia del viceparroco, don Flavio: "Loris è in Paradiso - ha detto - ha un compito importante perché è un angelo di Dio: preghiamo non per lui, ma preghiamo lui. Il male non avrà l'ultima parola su di noi. Non è il buio che ci fa paura, ma essere soli e non protetti". Vicino la chiesa c'è un albero di Natale addobbato con semplicità: solo luci. E' uno dei due che a Santa Croce Camerina chiamano 'l'albero di Loris'. L'altro è accanto al Mulino Vecchio e si arricchisce ogni giorno di più di pensierini e peluche. Tra i biglietti quello di un altro Loris, suo coetaneo: "La tua storia non la dimenticheremo mai - scrive il bambino - Quando qualcuno mi chiamerà ti penseremo sempre". Accanto un altro biglietto con la scritta "Questo Natale sarà triste per tutti i papà": il messaggio non parla mai della madre. Stamani il deputato nazionale di Scelta Civica Andrea Vecchio è tornato a visitare Veronica in carcere a Catania: "Sono qua dentro, innocente. Nessuno mi crede, nessuno mi vuole credere, i giornali non riportano tutta la verità. Io sono innocente ma nessuno mi vuole credere", ha ribadito la Panarello al deputato. "Lei si professa innocente. Io -racconta il parlamentare- non so cosa pensare. Se innocente speriamo che venga subito prosciolta, non sarebbe una conquista un innocente in galera e un assassino libero. Se è colpevole che sconti la sua pena sperando che sia trasferita in un carcere che abbia la stessa umanità che ho trovato nel carcere di Catania. Speriamo che faccia un percorso rieducativo che la metta a confronto con le realtà dure e amare della vita. L'ho lasciata, le mani tese quasi a chiedermi: portami con te. Negli occhi una grande tristezza e una speranza, la speranza che i giudici, che l'avevano trattenuta in stato di fermo ma non ancora incriminata le credessero".
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TITOLO: Vittoria, ucciso in pieno centro un boss della: 'ndrangheta. Uno dei killer si costituisce in nottata
DATA: 2014-12-14
OCCHIELLO: Si tratta di Michele Brandimarte, 53 anni, esponente di spicco dell'omonima famiglia legata alla cosca Piromalli-Molè di Gioia Tauro. Aveva precedenti per. ..<br clear='all'/>
TESTO:VITTORIA - E' stato ammazzato mentre passeggiava con degli amici in mezzo a centinaia di persone che, come ogni domenica pomeriggio, affollavano la centralissima via Roma addobbata per le feste natalizie. Due sicari a bordo di una moto lo hanno raggiunto e gli hanno sparato sei o sette colpi di pistola calibro 7,65. La vittima è Michele Brandimarte, 53 anni, esponente di spicco dell'omonima famiglia, legata alla cosca di 'ndrangheta Piromalli-Molè di Gioia Tauro. In nottata, uno dei presunti assassini si è costituito al commissariato di Gioia Tauro, è un calabrese, che ha consegnato l'arma con cui avrebbe sparato.   Si chiama Domenico Italiano, ha 23 anni, e ai poliziotti ha riferito di avere avuto con Brandimarte una lite che poi è degenerata. Sembra che l'uomo si sentisse braccato dalle indagini di polizia e carabinieri, e ha dunque deciso di consegnarsi. Adesso sarà interrogato dai magistrati della Dda di Reggio Calabria. Bradimarte aveva precedenti per 416-bis, associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico di droga e altri reati. I carabinieri stanno ricostruendo i suoi ultimi spostamenti e le frequentazioni. Non si esclude che l'omicidio sia da inquadrare nei contenziosi economici tra gruppi calabresi e siciliani. Sull'omicidio ha aperto un'inchiesta la Procura di Ragusa. Sul caso ci sarebbe anche l'attenzione della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania. Alle 18.30 i due killer si sono accostati in moto alla vittima, uno dei sicari è sceso dal mezzo mentre l'altro era rimasto in sella col motore acceso e ha sparato a bruciapelo alcuni colpi di pistola che hanno raggiunto la vittima alla testa e alla schiena. Poi il sicario è saltato in sella al motorino e il suo complice ha accelerato mentre la gente correva e urlava in preda al panico. La gente che ha sentito gli spari ha iniziato a correre e gridare in preda al panico. Qualcuno chiamato i soccorsi: il personale dell'ambulanza ha tentato di rianimare l'uomo che però dopo qualche minuto è spirato. Sul posto sono intervenuti i carabinieri che hanno interrogato quanti più testimoni possibili per capire da chi ha visto qualcosa cosa è successo realmente. La famiglia di Michele Brandimarte è stata coinvolta, negli anni scorsi, in una faida con i Priolo, altra famiglia imparentata con i Piromalli. Lo scontro, andato avanti per alcuni anni, ha provocato cinque morti e un ferito grave, Giuseppe Brandimarte, fratello della persona uccisa in Sicilia. La faida ebbe inizio nel 2011 con l'uccisione di Vincenzo Priolo, di 29 anni, da parte di Vincenzo Perri (28), nipote di Brandimarte, cui seguì, sempre nello stesso anno, il tentato omicidio di Giuseppe Brandimarte, fratello di Michele. Poi, nel dicembre 2012, in pieno centro a Gioia Tauro, venne ucciso Giuseppe Priolo, di 52 anni, zio di Vincenzo e, successivamente, a gennaio 2013 si verificò l'omicidio di Vincenzo Bagalà (22), amico di Vincenzo Priolo. Due fratelli di Brandimarte, Antonio e Alfonso, vennero arrestati l'estate scorsa nell'ambito dell'operazione "Puerto liberado" condotta dalla Guardia di finanza con il coordinamento della Dda di Reggio Calabria e che ha portato alla luce l'esistenza di un gruppo che si occupava dell'importazione di cocaina dal Sudamerica attraverso il porto di Gioia Tauro.
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TITOLO: E il marito svelò le bugie di Veronica
DATA: 2014-12-14
OCCHIELLO: Ã stato Davide Stival a dire che sua moglie teneva un secondo mazzo di chiavi in macchina e a riconoscere le forbici con le quali probabilmente sono state. ..<br clear='all'/>
TESTO:SANTA CROCE CAMERINA - È probabilmente con quelle chiavi che Loris è rientrato in casa dopo il litigio con la madre alle 8.32. È Davide a riconoscere le forbici appuntite con le quali probabilmente sono state tagliate le fascette utilizzate per strangolare Loris e trovate dagli investigatori sulla scrivania della cameretta dei bambini. "Sono quelle che tenevamo in bagno", dice Davide mentre Veronica dice che si sbaglia e che lei non le ha mai viste. È ancora Davide a riconoscere in sua moglie e nei suoi figli le tre sagome che si vedono uscire da casa e avviarsi verso la macchina, un gruppetto in movimento dal quale subito dopo si vede la figura di altezza intermedia (che non può che essere Loris) tornare verso casa. E soprattutto è Davide che, tornato a casa la notte del fermo di Veronica, dopo aver visionato i filmati che la inchiodano, che commenta con il padre: "Ti rendi conto dei giri che ha fatto. ..". E lo dice commentando l'inattesa visione della Polo della moglie nella strada poderale e i tempi di percorrenza con un "buco" di tempo. "Sei minuti", sottolinea Davide. E suo padre Andrea risponde: "Eh certo Davide, ha impiegato di più perché aveva Loris dentro la macchina". E il papà del bambino: "Sei minuti. .. certo che aveva Loris dentro la macchina". Nonno Andrea esclama: "Aveva Loris dentro la macchina e non sapeva dove cazzo doveva buttarlo il bambino. ... ". Dall'ordinanza con la quale il giudice per le indagini preliminari Claudio Maggioni ha deciso l'arresto di Veronica Panarello vengono fuori nuovi particolari che completano il grave quadro indiziario a carico della mamma di Loris e soprattutto vengono fuori quelle che il giudice bolla come nuove bugie. L'agendina, ad esempio. Nell'interrogatorio del 9 dicembre, per la prima volta, quando gli inquirenti le contestano quel ritorno a casa per soli tre minuti e mezzo dopo essere uscita con la macchina dal garage e subito prima di andare al corso di cucina a Donnafugata, Veronica ammette di essere risalita per due minuti "per prendere l'agendina con le ricette da cucina ". Ma per i magistrati, invece, Veronica dopo aver già gettato il corpo di Loris nel canalone, tornò a prendere un sacchetto, forse con lo zaino o con altri oggetti compromettenti per lei, per andarlo a buttare chissà dove. E al Vecchio mulino, dove poi intorno alle 9.25, si sarebbe disfatta del corpo del bambino, Veronica sarebbe passata una prima volta tra le 8.33 e le 8.35, quindi subito dopo essere andata via da casa con il piccolo a bordo da accompagnare in ludoteca e senza Loris a bordo. Che cosa è andata a fare lì a quell'ora? Insomma, anche se manca la prova "regina", il quadro a carico di Veronica che viene fuori dall'ordinanza è ancora più pesante di quello del decreto di fermo. Ma il suo legale, Francesco Villardita, che preannuncia ricorso al tribunale del Riesame, "è un processo indiziario e senza movente". Tra i testi a discolpa la difesa potrà chiamare la vigilessa che in un primo momento aveva detto di ricordare la presenza della donna in auto vicino alla Falcone-Borsellino ma poi ha ritrattato. Come ha ritrattato anche il tabaccaio che in un primo momento aveva detto anche lui di aver visto Veronica sabato nei pressi della scuola.
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TITOLO: La madre di Veronica: "Mi odia, ha ucciso Loris perché somigliava a me"
DATA: 2014-12-14
OCCHIELLO: Il marito e il suocero: "Aveva il bimbo in auto, non sapeva dove buttarlo". Lei, dal carcere: "Portatemi l'altro figlio e fatemi partecipare al funerale"<br clear='all'/>
TESTO:SANTA CROCE CAMERINA - "Io ho l'impressione che l'abbia ucciso perché Loris somigliava a me. Così tanto mi odia questa disgraziata. .. ". Parole terribili quelle di Carmela Anguzza, madre di Veronica. Parole che testimoniano, se mai ce ne fosse bisogno, che i primi a non credere a quella che secondo i magistrati è la "mamma-assassina" sono i suoi familiari: dal marito Davide alla madre Carmela, alla sorella Antonella. Ecco perché il drammatico appello di Veronica dalla sua cella del carcere catanese, rilanciato ieri dall'avvocato Francesco Vilardita, è fino ad ora caduto nel vuoto: "Sono innocente, non mi abbandonate. Portatemi il mio bambino piccolo e fatemi partecipare ai funerali di Loris", invoca lei che soltanto ieri mattina ha saputo della decisione del gip Maggioni di convalidare il suo arresto. Ma il consenso del giudice alla sua presenza al funerale che probabilmente si terrà la prossima settimana (il corpo non è stato ancora riconsegnato al padre) sembra escluso anche dal suo legale che ieri ha avuto parole di biasimo per i familiari: "La signora è stata abbandonata, non ha neanche la biancheria di ricambio. Si è vestita con indumenti prestati dalle altre detenute ". E il marito risponde così: "Se emergeranno le prove non starò accanto a Veronica". A caccia di nuove prove, in attesa di conoscere l'esito degli esami sul Dna, sul bagagliaio della Polo di Veronica e sugli altri reperti prelevati, la polizia scientifica e gli investigatori della squadra mobile hanno fatto ieri un ulteriore sopralluogo nella casa degli Stival dove gli inquirenti ritengono che Veronica abbia ucciso Loris. Intanto per il gip il quadro indiziario è talmente grave da giustificare l'arresto della mamma di Loris in carcere anche perché, secondo il giudice, esiste sia il pericolo di reiterazione del reato (in casa c'è un altro bimbo di 4 anni) sia il pericolo di fuga. Anche in assenza di un movente chiaro. Già, perché Veronica avrebbe ucciso Loris? A due settimane dal delitto che ha sconvolto l'Italia non si riesce ancora a trovare una risposta esauriente. L'esclusione della violenza sessuale, ipotizzata in un primo momento dall'autopsia e ora negata dagli accertamenti istologici, fa cadere la possibile pista degli abusi e così tutto sembra circoscriversi al burrascoso passato di Veronica e alla sua fragilità mentale. Dice il procuratore Petralia: "Il fragile quadro psicologico della donna non disgiunto da un vissuto personale di profondo disagio nei rapporti con la famiglia d'origine è una possibile concausa della determinazione omicida". Movente al quale credono quelli che Veronica la conoscono molto bene. Le intercettazioni ambientali e telefoniche disposte per gli Stival e i Panarello nei "giorni del sospetto", quando tutti gli indizi inducevano a stringere il cerchio intorno a Veronica ma lei era ancora libera, non hanno fornito agli inquirenti la "prova" mancante: la confessione o anche solo un passo falso. Ma le conversazioni tra i familiari hanno confermato che anche in quelle case sconvolte dal dolore nessuno ha mai neppure ipotizzato che a uccidere Loris possa essere stato qualcun altro. Ecco allora Davide, appena tornato a casa dopo aver visto le immagini che inchiodano Veronica, sfogarsi con i suoi genitori. "Ti rendi conto dei giri che ha fatto. ..", dice Davide commentando l'inattesa visione della Polo della moglie nella strada poderale e i tempi di percorrenza. "Sei minuti", sottolinea. "Eh certo Davide, ha impiegato di più perché aveva Loris dentro la macchina", risponde nonno Andrea. "Sei minuti. .. Certo che aveva Loris dentro la macchina ", commenta il papà del bambino. E nonno Andrea esclama: "Aveva Loris dentro la macchina e non sapeva dove cazzo doveva buttarlo il bambino. ..". Ed ecco la mamma di Veronica commentare al telefono la misteriosa consegna delle fascette alle maestre: "Se ne voleva liberare così. .. O forse le voleva far scomparire da dentro (casa, ndr)... Perché lei non è potuta uscire più, era controllata. .. Forse delle fascette se ne voleva sbarazzare in quel modo".
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TITOLO: Papa Francesco: "Mai cacciare i bambini dalle chiese"
DATA: 2014-12-14
OCCHIELLO: Visita dei Bergoglio nella parrocchia di San Giuseppe all'Aurelio. Il pontefice ha incontrato i fedeli e alcune famiglie rom del campo nomadi di Val Cannuta: ... <br clear='all'/>
TESTO:"I bambini piangono, fanno rumore, vanno di qua e di là. Ma mi dà tanto fastidio quando in chiesa un bambino piange e c'è chi dice che deve andare fuori. Il piano del bambino è la voce di Dio: mai cacciarli via dalla chiesa". Ha ricordato il "lasciate che i bambini vengano a me" di Gesù la raccomandazione rivolta oggi ai fedeli da papa Francesco incontrando le famiglie dei piccoli battezzati nell'ultimo anno alla parrocchia di San Giuseppe all'Aurelio. "Il loro pianto è la miglior predica", ha aggiunto Bergoglio, dimostrando ancora una volta di quanto il Papa argentino sia lontano dall'idea di una fede compassata e 'ingessata', e di quanto invece per lui l'essere cristiani consista proprio nell'apertura verso gli altri, specie verso chi rappresenta la vita che cresce, come i più piccoli. Ai loro genitori Francesco ha dato anche un "compito a casa", quello di cercare la data del proprio battesimo. "E' il nostro giorno di festa - si è raccomandato - quel giorno abbiamo conosciuto Gesù". E ha raccontato di essere stato battezzato il giorno di Natale, "proprio otto giorni dopo la mia nascita, perché a quel tempo in Argentina si faceva così". Ne ha accarezzati e baciati ancora una volta tanti di bambini, Bergoglio, in questa sua visita di tre ore alla parrocchia nella periferia ovest di Roma. All'arrivo il Pontefice è stato accolto da un bagno di folla, tra applausi, urla, e sventolio di bandierine gialle con l'effigie del pontefice il quale, ancora una volta, ha deciso di fare visita a una parrocchia della periferia romana, l'ultima occasione risale ad aprile, quando il Santo Padre si è recato alla Magliana. Al suo arrivo nella parrocchia di san Giuseppe, il Papa è stato accolto dal cardinale Agostino Vallini, suo vicario per la diocesi di Roma, e dal parroco padre Sebastiano Giuseppe Lai. Si è quindi soffermato a salutare i fedeli in attesa.
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TITOLO: Valanga sul Gran Sasso: due vittime a Prati di Tivo
DATA: 2014-12-14
OCCHIELLO: Tragedia a quota 2400 sul versante teramano del massiccio, sotto il Corno Piccolo e vicino alla seggiovia. I corpi recuperati dal Soccorso alpino.   Una vittima. ..
TESTO:L'AQUILA - Due persone sono morte travolte da una valanga sul versante teramano del Gran Sasso, a quota 2.400 sotto il Corno Piccolo, in un punto non distante dalla seggiovia della località turistica di Prati di Tivo. A recuperare i corpi, in località Canale di Mezzo, è intervenuto il personale del Corpo nazionale del soccorso alpino. Una delle vittime è Pino Sabbatini, 50 anni, guida alpina e volontario del Corpo nazionale soccorso alpino (Cnsas) dell'Abruzzo, tecnico di elisoccorso e capostazione della stazione Cnsas di Teramo. Accompagnava un escursionista lungo il Canale di mezzo. I due sono stati travolti dal distacco di una cornice di neve, provocato non si sa ancora se dall'innalzamento della temperatura o da escursionisti che si trovavano più in alto. Procedevano a piedi, con piccozze e ramponi, in conserva. Sorpresi dalla massa di neve sono scivolati nel dirupo per circa 300 metri. Ad accertare la morte è stato il medico del 118. A far scattare l'allarme sono stati due ragazzi che si trovavano nella zona e hanno visto quello che stava succedendo. La zona dove è avvenuta la disgrazia è molto pericolosa. Due ragazzi, anche loro in cordata, sono scivolati per pochi metri quasi nello stesso punto rimanendo per fortuna illesi. I corpi sono stati trasferiti all'obitorio dell'ospedale Mazzini di Teramo. Le squadre di soccorso rimaste in quota sono state recuperate dall'elisoccorso del 118 dell'Aquila.
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TITOLO: "Il Cecato è il re di Roma". Quell'inchiesta nata da una soffiata in strada
DATA: 2014-12-13
OCCHIELLO: "La gente aveva paura anche a pronunciare il suo nome". Il cronista dell'Espresso racconta la scoperta del: "mondo di mezzo" di LIRIO ABBATE<br clear='all'/>
TESTO:QUANDO ABBIAMO cominciato a raccontarlo su l'Espresso nessuno voleva credere che il "re di Roma" fosse lui, Massimo Carminati. Confesso che anch'io all'inizio ero incredulo. Sono state le mie fonti, che conoscono direttamente i fatti criminali, a parlarmi del "cecato", di questo ex estremista di destra. Con le fonti, di cui ho verificato a lungo l'attendibilità, ho stretto un patto: garantire l'anonimato. Carminati lo ricordavo imputato al processo per l'omicidio di Mino Pecorelli, accusato insieme ai mafiosi siciliani di averlo ucciso. I giudici lo hanno assolto assieme con Giulio Andreotti. Insomma, non immaginavo di trovare a capo di questa nuova organizzazione criminale il "nero". Ho un ricordo chiaro della scena in cui le fonti hanno svelato la sua identità, perché mi ha colpito il modo in cui lo hanno detto, anzi prima lo hanno mimato: gesticolavano, in silenzio; poi con una mano si sono tappati l'occhio, alla fine hanno pronunciato con tono di voce basso, quasi impercettibile quel nome, Carminati. Nonostante il posto sicuro in cui ci trovavamo per parlare, avevano paura di lui. Per spiegare il motivo di quel terrore raccontavano retroscena criminali di violenza esercitata dal "Cecato". Ripetevano che Carminati non aveva paura di nessuno, si sentiva protetto e immortale: "Aveva visto la morte in faccia e l'aveva sconfitta". Ecco perché tra i criminali romani era diventato un capo da rispettare. L'occhio lo ha perso durante uno scontro a fuoco con un poliziotto. E così, fino a quasi tre anni fa per me Carminati non era altro che un personaggio ambiguo della malavita che aveva trovato posto in "Romanzo criminale" come il "Nero". A quel punto ho dovuto approfondire la conoscenza, ho fatto ricerche negli archivi giudiziari e in quelli di redazione, ho compulsato più volte le mie fonti per cercare di capire meglio il personaggio. E ogni giorno tutto mi appariva più chiaro. Mi sono trovato davanti un nuovo criminale, uno che era riuscito a trasformare una banda di accattoni in una organizzazione che ha come unico scopo il business e la corruzione. Per ottenerle usava la violenza e l'intimidazione. Bastava che qualcuno pronunciasse il suo nome per far calare il gelo. Adesso che i carabinieri del Ros di Roma lo hanno arrestato tutti ne parlano, tutti ricordano. Ma fino a due anni fa, quando l'Espresso decise di metterlo in copertina, nessuno, almeno apparentemente, si sconvolse nel mondo della politica. Oggi che sono note le intercettazioni capisco il motivo. Perché due anni fa Carminati me lo rappresentavano come arbitro di vita e morte: dai traffici sulla strada agli accordi negli attici dei Parioli. Unica autorità, in quel periodo, in grado di guardare dall'alto ciò che accadeva a Roma. È stata la curiosità giornalistica a spingermi ad approfondire la conoscenza di quest'uomo per meglio descriverlo ai lettori e quindi l'ho osservato: Massimo Carminati sembrava un piccolo borghese, vestito in modo casual, ma ogni volta che qualcuno lo incontrava si capiva subito  -  dalla deferenza e dal rispetto che gli tributavano  -  che fosse "persona di riguardo". Mi sembrava di assistere a scene che avevo visto in Calabria e in Sicilia, quando i boss camminavano per le strade dei paesi. E lui ne era consapevole. Mi faceva impressione il fatto che utilizzasse spesso telefoni pubblici per chiamare: si fermava improvvisamente per strada, afferrava la cornetta in una cabina e chiamava. Sapeva di non potersi fidare dei cellulari, perché intercettati, ma con questo modo di fare appariva come un latitante di mafia braccato dagli investigatori. Poi sono arrivati gli altri nomi dei capi clan che si dividono la Capitale. I 4 re di Roma: Michele Senese, Carmine Fasciani e i Casamonica. Ma il vero re di Roma resta però Carminati. E come mi raccontava chi lo ha conosciuto direttamente "sarà pure re, ma di nobile non ha nulla", perché pensava solo ai soldi, alla violenza e alla corruzione. Nell'indagine giornalistica ho scoperto altri nomi che formavano un mondo composto da vecchi personaggi criminali, veterani degli anni di piombo, abituati a trattare con le istituzioni e con i padrini, abili a muoversi nel palazzo e sulla strada. Eccolo il "mondo di mezzo" che oggi è emerso dalle intercettazioni dell'inchiesta del procuratore Giuseppe Pignatone, coordinata dai pm Michele Prestipino, Giuseppe Cascini, Paolo Ielo e Luca Tescaroli. Il racconto delle mie fonti mi ha fatto percepire il potere che aveva preso il controllo di Roma. Un controllo criminale diverso da come lo si può intendere a Palermo o Reggio Calabria. Tra questi "criminali-organizzati" emergevano estremisti di destra di due generazioni. Ma il nome-chiave è sempre rimasto quello di Carminati, in grado di fare da collante tra i clan: tutti lo ascoltavano. Per questo motivo all'epoca mi spiegarono, e lo scrissi, che "i 4 re di Roma" avevano raggiunto un accordo a inizio 2012 che prevedeva: niente più omicidi di mafia nella Capitale, e cioè dentro il Grande raccordo anulare. In questo modo le forze dell'ordine non si sarebbero potute muovere in nuove indagini e il business illegale non avrebbe subito ripercussioni. Il patto era stato siglato dopo che i boss avevano appreso dell'arrivo a Roma del nuovo procuratore Giuseppe Pignatone. Avevano paura della sua azione giudiziaria, così come aveva fatto a Reggio Calabria contro i clan della 'ndrangheta. Adesso le indagini, grazie alle intercettazioni, hanno svelato il "mondo di mezzo", dando scacco ai "re di Roma".  
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TITOLO: Processo Concordia, Schettino commosso: "Tra morire, tuffarsi e cadere sono andato sulla scialuppa"
DATA: 2014-12-13
OCCHIELLO: Terzo giorno di interrogatorio a Grosseto per l'ex comandante: "Servì coraggio a stare sotto la nave che stava ribaltando"
TESTO:Ieri aveva alzato la voce, perdendo la calma. Oggi, al terzo giorno di interrogatorio per il processo sul naufragio della Costa Concordia l'ex comandante Francesco Schettino abbassa il capo e si commuove per un momento  quando ha ricordato le fasi del definitivo ribaltamento della Concordia al Giglio e di come lasciò, su una scialuppa, la nave. "Purtroppo ci furono persone rimaste incastrate tra i terrazzini - ha detto aggravando il tono della voce e abbassando lo sguardo - Sono momenti indimenticati". "In quel momento tra morire, tuffarsi, cadere, sono andato sulla scialuppa", ha detto Schettino. L'alternativa, mentre la Concordia si ribaltava di fianco e "c'era tensione anche perchè era difficile sganciare la scialuppa", era "morire o buttarsi fuori dall'ombra della nave che stava per abbattersi", ha spiegato Schettino ricostruendo i momenti in cui lasciò la nave. In precedenza, nell'udienza, Schettino ha anche indicato il video in cui verrebbe riconosciuto mentre si appresta a salire sulla scialuppa, indicando un uomo in secondo piano che - per l'inclinazione della nave - si spostava stando seduto sul pavimento del ponte esterno. Anche "gli ufficiali - ha ricordato - non riuscivano a camminare nel movimento di abbattimento (ribaltamento, ndr) " della Concordia. " "Ma riuscimmo comunque a uscire in tempo dal cono di ombra, dopodichè la nave si abbattè", ha aggiunto. "Purtroppo c'è chi rimase incastrato tra i terrazzini e morì", e qui Schettino è stato notato rallentare il racconto, abbassare gli occhi sul tavolo davanti a cui è seduto e commuoversi. Schettino, per sua richiesta, non ha voluto riprese video e foto del suo interrogatorio. Oggi l'interrogatorio prosegue ancora con i suoi difensori in controesame e dovrebbe concludersi.  "Servì avere coraggio a stare sotto la Costa Concordia che stava ribaltando", "tranne le scialuppe e l'equipaggio della Concordia, nel mare del Giglio non ho visto altre scialuppe, imbarcazioni che fossero venute sotto la nave che stava abbattendo",   ha ricordato Francesco Schettino nel suo interrogatorio al momento di parlare delle fasi dell'abbandono della nave mentre la Concordia si ribaltava davanti al porto del Giglio dove si era fermata. Schettino ha anche ricordato che "non essendoci nessuno, tutti erano andati via, chiamai la capitaneria di Porto S. Stefano per dire che la nave si era abbattuta, e che, se c'è gente in acqua, venite a perlustrare la zona tra terra e nave. E' l'unica cosa che potevo fare in quel momento" considerando che "ovviamente la nave in quella posizione, coricata su un fianco, ci mette del tempo per affondare"
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TITOLO: Scuola, violano registro elettronico e si alzano i voti
DATA: 2014-12-13
OCCHIELLO: Studenti hacker scoperti in un istituto superiore di Bologna: tredici denunciati dalla polizia postale. Per alcuni sono poi arrivate le bocciature. Il ministro. ..
TESTO:Nei giorni scorsi si sono svolti gli interrogatori dei giovani, assistiti da avvocati. Le indagini non sono lontane dalla conclusione: i giovani rispondono di frode informatica aggravata e falso commesso da privato in atto pubblico. Nei loro confronti la scuola ha anche preso provvedimenti disciplinari con voti bassi in condotta e abbassando tutte le valutazioni su cui c'erano dubbi: di conseguenza, alcuni, alla fine dell'anno scolastico, sono stati bocciati, altri rimandati. "L'informatica è una scienza importante, ma va usata bene". Così il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini ha commentato le 13 denunce. Il ministro ha ribadito la sua ferma condanna verso questo tipo di azioni illecite a margine di un incontro nella sede nazionale del Pd.
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TITOLO: "A scuola insegnate a combattere con la vita", il sogno di David Puttnam. "E basta riforme a ogni cambio di governo"
DATA: 2014-12-13
OCCHIELLO: Produttore di film famosi, rettore, membro della Camera dei Lords e noto per le sue campagne su istruzione e clima. Fino a programmi di culto sulla scuola in. ..
TESTO:Lord David Puttnam ha vissuto più di una vita: produttore di film di successo - tra gli altri Mission (Palma d'Oro a Cannes nell'86), il primo film di Ridley Scott (I duellanti) - rettore universitario, educatore, membro della Camera dei Lords nelle fila del Partito laburista, impegnato sui temi dell'istruzione, della comunicazione, dei cambiamenti climatici. Promotore di spazi pubblici dedicati alla crescita degli insegnanti: dalla trasmissione della Bbc "Teaching Awards", una cerimonia televisiva in cui ogni anno i dieci migliori insegnanti inglesi vengono premiati da star del cinema e della tv, o il sito TES del Times, dove docenti di tutto il mondo caricano e scaricano risorse per l'insegnamento. Puttnam nei giorni scorsi è stato a Roma, dove si è svolto l'incontro annuale della piattaforma europea E-Twinning che mette insieme 280 mila insegnanti: assistere a una sua lezione significa viaggiare tra clip video, ricordi personali e visioni di una scuola futura in cui insegnare sia gratificante sia per i docenti che per gli studenti. Secondo Lord Puttnam la parola chiave della scuola, in questo momento, dovrebbe essere "resilienza". Che cosa intende, esattamente, con resilienza? La resilienza è la capacità di avere a che fare con la vita: di prendere i suoi colpi e di saperli respingere. Molti ragazzi, oggi, pensano che la vita sia terribilmente dura. Nessuno di loro dovrebbe uscire dalla scuola senza aver imparato a combattere i suoi rovesci. Ma come può insegnarlo la scuola? Prima di tutto con l'esempio. Il mio punto di vista è che noi adulti vogliamo essere troppo amici dei bambini, ma in questo modo non li rendiamo capaci di comprendere le sfide che avranno davanti. A diventare resilienti si impara, la resilienza è come un muscolo: va allenata. La domanda del bambino è essenzialmente una: chi sono io? E la cosa più importante è ricordargli che lui ha talento, è creativo e può cambiare il mondo. Quali sono secondo lei i tre principali ostacoli che impediscono alle scuole europee di creare future generazioni "resilienti"? Il primo è la mancanza di una formazione continua degli insegnanti. Dico ai maestri: non pensate che io non sappia quanto è duro. Da piccolo pensavo di essere un campione del tennis e per questo non studiavo, tanto ero sicuro che sarei diventato una star. A 15 anni partecipai al Wimbledon junior e fui sconfitto, ma che dico, letteralmente stracciato da un giovane spagnolo. Così andai da un grande maestro di tennis, uno svedese, che mi disse: "Ragazzo, tu hai un ottimo rovescio e un ottimo servizio. Ma il tuo dritto fa schifo. Devi correggerlo". Gli chiesi quanto mi ci sarebbe voluto e lui: "Almeno due anni". Lasciai perdere, e mi rimisi a studiare. Ma un insegnante non può "lasciare perdere", deve per forza migliorare, rafforzare le proprie lacune, andare avanti. E il secondo ostacolo? Secondo me è di natura politica: purtroppo le riforme nel campo dell'istruzione seguono i cicli politici e non quelli della scuola. Le regole cambiano troppo spesso, mentre una riforma per dare i suoi effetti ha bisogno di un respiro più lungo. Il terzo elemento, secondo me, sta nella dirigenza scolastica. Ho visitato centinaia di scuole nella mia vita, e ho capito che un bravo dirigente ne diventa il cuore, sono loro che contribuiscono in modo determinante a fare di una scuola una ottima scuola. Purtroppo, però, oggi nel Regno unito abbiamo un problema: essere dirigente non è qualcosa di ambito. Troppe responsabilità, troppa burocrazia, troppi moduli da compilare. In questo modo la leadership non diventa un obiettivo desiderabile: dovremmo invece creare un ambiente stimolante e formare le persone affinché siano in grado di essere dei bravi dirigenti. Cosa pensa del sistema scolastico anglosassone? In Europa è conosciuto per essere un sistema molto selettivo, basato su un uso sproporzionato dei test. Qual è la sua posizione? Non sono contrario al testing, ma dipende dalla qualità dei test. Quando io ero piccolo il sistema era assurdo: a 10 anni i ragazzi venivano sottoposti a un test che decideva del loro futuro. Per fortuna lo superai, altrimenti credo che ora sarei un addetto alla pulizia delle strade. Ricordo ancora i passi di mia madre di corsa sulle scale, quando entrò in camera mia il sabato mattina in cui uscirono i risultati. Io stavo ancora dormendo: mi abbracciò fortissimo e la sentii singhiozzare. Oggi, le cose, sono molto diverse: è vero che ci sono parecchie valutazioni ma i percorsi non sono più così rigidi. Tuttavia sono d'accordo sul fatto che il sistema andrebbe migliorato. Negli ultimi 20 anni abbiamo imparato sul cervello più di quanto non abbiamo fatto in tutta la storia dell'umanità. Un test di qualità può essere utile a capire come rendere efficace un insegnamento, cercando di essere più attenti ai bisogni del bambino.
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TITOLO: Corruzione, Renzi: "Chi viene condannato deve pagare fino all'ultimo centesimo"
DATA: 2014-12-12
OCCHIELLO: Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al disegno di legge che prevede pene più severe: la minima passa da 4 a 6 anni, la massima da 8 a 10. Il. ..
TESTO:ROMA - Norme 'irrobustite', pene più severe e confisca più facile. È questo quanto uscito dal Consiglio dei ministri numero 41 riunito dalle 19 alle 20 per discutere, come primo punto all'ordine del giorno, il disegno di legge sulla corruzione, il cui contenuto è stato anticipato da Repubblica. "Noi pensiamo che la corruzione è una grande, grande, grande sfida per il nostro Paese", ha detto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi. E, sottolineando l'impegno mantenuto, assicura: "Si sappia che da questa parte del tavolo c'è gente che non si darà tregua finché ogni angolo d'Italia non sarà analizzato, eviscerato sui fenomeni corruttivi. ..Finiscono i tempi delle uscite gratis dalla prigione". Promesse mantenute. Non solo parole, ma un impegno concreto dal governo: "La corruzione non si combatte con le norme, è una grande questione educativa e culturale. Noi siamo persone che vanno a testa più che alta su questi temi, ma pensiamo che si debba fare di più sulle norme perché se ci sono patteggiamenti che consentono di non andare in carcere è nostro dovere cambiare le regole del gioco", ha aggiunto il premier. Su un punto il premier ha insistito con maggiore forza: chi viene condannato "deve essere messo nelle condizioni di pagare tutto fino all'ultimo giorno, fino all'ultimo centesimo". Ora, ha aggiunto Renzi, quella data dal governo sulla corruzione "è una risposta seria, speriamo che il Parlamento sia il più veloce possibile". Pene più severe. "Pensiamo - ha aggiunto Renzi - che debbano anche essere approvate norme più severe. In sintesi, oggi si è discusso di quattro punti che integrano il disegno di legge già esistente che sarà irrobustito da queste norme. Si prevede, tra l'altro, che la pena minima della corruzione propria passi da quattro a sei anni; la massima da otto a dieci". È prevista la "restituzione del maltolto: la confisca diventa più semplice" e "questo riguarda anche gli eredi", che saranno "corresponsabili nel senso patrimoniale". Prescrizione. Per quanto riguarda la prescrizione, che si allunga, Renzi ha spiegato che la nuova norma non si applica al passato. "Vige il principio giuridico del favor rei", ha detto. Le nuove regole sulla prescrizione si approveranno a partire da quando "il testo diventerà legge, mi auguro nel tempo più breve". Patteggiamento. "Il patteggiamento che rimane una via possibile non potrà escludere la possibilità della pena detentiva, ora statisticamente sarà più difficile. E aumentando la pena massima aumenta anche il termine di prescrizione per la corruzione", ha spiegato poi il ministro della Giustizia, Andrea Orlando. Aggredire il malloppo. Oltre alla detenzione, particolare cura sarà quella di aggredire il "denaro che è la cosa che fa più paura ai corrotti e ai corruttori: dobbiamo aggredire il malloppo - ha detto ancora Orlando -. L'aggressione ai patrimoni, come per la lotta alla mafia, è la vera chiave di volta. Credo - ha aggiunto il ministro - che stiamo creando un sistema di contrasto che ha un fattore di sistematicità". Piena condivisione. In consiglio dei ministri c'è stata "piena condivisione da parte di tutti" sul ddl perché era una "discussione fatta ad agosto", ha detto il premier. È stato scelto il ddl, ha spiegato Renzi, perché "non si fa un decreto sulla materia penale, ma si può chiedere al Parlamento di correre e noi lo facciamo". Ma sul rafforzamento delle norme anticorruzione, ha detto ancora Renzi, "siamo disponibili a mettere la fiducia". Altre decisioni - Tra le altre decisioni adottate dal consiglio dei ministri c'è il decreto che fa slittare dal 16 dicembre al 26 gennaio il termine per il pagamento dell'Imu sui terreni agricoli montani. Sui proposta del ministro della Difesa, il governo ha poi deliberato la promozione a generale di Corpo d'armata dei generali di divisione dell'Arma dei carabinieri Vincenzo Coppola e Riccardo Amato. A Cagliari, Lecce, Perugia, Ravenna e Siena è assegnato il titolo di 'Capitale italiana della cultura' per l'anno 2015 (in quanto partecipanti alla selezione della 'Capitale europea della cultura 2019' (dove ha vinto Matera). Il cdm ha anche congelato la clausola di salvaguardia sull'aumento delle accise sulla benzina: la copertura del ridotto introito ex Iva dalla fatturazione del pagamento dei debiti della P. A. verrà assicurata dai fondi accantonati nella Legge di stabilità 2014 in favore della pubblica amministrazione.
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TITOLO: Camera, a rischio i tagli sulle pensioni d'oro: dovrà decidere la Consulta
DATA: 2014-12-12
OCCHIELLO: I giudici interni si rivolgono alla Corte dopo i 300 ricorsi dei dipendenti. Confermata invece la riduzione del 10% delle indennità
TESTO:ROMA - Rischia di naufragare miseramente il taglio alle pensioni d'oro dei dipendenti della Camera. Gravati da trecento ricorsi dei lavoratori, i giudici interni hanno chiesto alla Consulta di verificare la legittimità costituzionale della sforbiciata. Che, ricordiamolo, ridimensionava i vitalizi superiori a quattordici volte il trattamento minimo dell'Inps. Una scelta obbligata, sostiene la commissione giudicante, perché la ghigliottina assomiglia troppo a una norma bocciata più di un anno fa dalla Corte costituzionale. Una nuova battuta d'arresto nella battaglia contro i costi della politica sembra dietro l'angolo. Quello che piomba sul tavolo dei giudici della Camera assomiglia a un autentico pasticcata Tutto ruota attorno a una delibera approvata dall'ufficio di Presidenza dei deputati lo scorso 4 giugno. Ricalca il contributo di solidarietà introdotto nella manovra economica varata nel dicembre 2013 dal governo di Enrico Letta. Con una pecca, a quanto pare: presenta "elementi di identità" con il "contributo di perequazione" voluto nel 2011 dall'esecutivo di Silvio Berlusconi (valido anche durante la stagione di Mario Monti) e già stroncato nel maggio 2013 dalla Consulta. Un pasticcio, appunto. Come pure sul filo è la mossa dei giudici - i democratici Francesco Bonifazi (il presidente), Ernesto Carbone e Fulvio Bonavitacola - di rivolgersi alla Corte. Perché se è vero che la pronuncia, sotto diversi profili, "non potrebbe essere sinda- dalla Consulta" - così si legge - è altrettanto vero che, per altri versi, "non potrebbe essere sindacata neanche dalla commissione giurisdizionale ". Chi deve decidere, allora? Alla fine per superare l'inghippo e non lasciare "indefiniti" i ricorsi - e naturalmente per allontanare il rischio di eventuali successive responsabilità contabili - i tre deputati decidono di rivolgersi comunque ai giudici costituzionali. Le riflessioni messe nero su bianco intanto sono già una critica parecchio esplicita agli estensori della norma: "Applicandosi a una sola categoria di cittadini (i pensionati) tale contributo non consente di escludere manifestamente la menomazione dei principi fondamentali di uguaglianza a parità di reddito ". E ancora, mettendo il dubbio che si tratti di un contributo di solidarietà: l'intervento "non presenta elementi tali da escludere manifestamente che abbia natura tributaria". Per una sfida che rischia di essere persa, ce n'è una a un passo dal successo. In un'altra sentenza, infatti, i "giudici" gelano le speranze dei dipendenti di Montecitorio che avevano presentato ricorso contro i tagli alle indennità, confermando la riduzione del 10% di questa voce dello stipendio. Via libera anche a un secondo intervento, decretato nell'agosto del 2013, che accentua la prima sforbiciata. La commissione bolla questi ricorsi sono come tardivi e infondati, respingendo anche l'ipotesi di un comportamento antisindacio. cale della Camera. Il paletto fissato è chiaro: a differenza della parte fissa dello stipendio, scrivono i giudici, le indennità possono essere oggetto di tagli. Sarà lo stesso anche per il tetto di 250 mila euro agli stipendi dei dipendenti, appena varato dalla Camera? A breve l'ardua sentenza.
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TITOLO: Ddl diffamazione, il nodo della competenza territoriale. Art.21: "Contro principi costituzionali"
DATA: 2014-12-12
OCCHIELLO: Una norma del disegno di legge prevede che, in caso di denuncia, a decidere sia il tribunale competente per il diffamato. Le critiche della Fieg: "Va rivista". ...
TESTO:ROMA - Tempi di rettifica troppo stretti. Sanzioni insostenibili per freelance e precari. La controversia sul diritto all'oblio. Certo, il carcere è stato scongiurato ma il Ddl diffamazione presenta un altro punto problematico. Si tratta della "competenza territoriale" per i giornali online. Nell'attuale formulazione del testo normativo è previsto che il tribunale che deve valutare l'eventuale denuncia sia quello relativo al territorio della "persona offesa". Una previsione che da più parti viene definita "del tutto impraticabile". E gli auspici affinchè la formulazione della norma cambi, arrivano da più parti. In prima linea la Fieg, la Federazione Italiana Editori di Giornali, che dopo aver incontrato la Commissione Giustizia della Camera ha rilasciato una nota in cui si chiede la revisione della norma. Art. 21: "Delega clamorosa ai principi costituzionali". Si tratta di una norma "sostanzialmente vessatoria" dice Giulio Vasaturo, avvocato dell'Associazione Articolo 21. Perchè "la competenza territoriale in ambito penale", spiega il giurista, "è generalmente ancorata a criteri di natura oggettiva, legati al luogo di consumazione del reato. Nell'impossibilità di individuare con certezza il sito da cui viene diffusa una comunicazione telematica, si dovrebbe ricorrere, come già dispone il codice, alla residenza dell'indagato, al fine di favorire l'esercizio del diritto costituzionale di difesa". Il ddl in esame, invece, prevede una "clamorosa delega" a questi principi. "Sulla base di questa improvvida riforma, il giornalista di una testata online sarà costretto a girovagare, suo malgrado, in tutta Italia per respingere anche le più temerarie accuse di diffamazione". Senza considerare le cause di diffamazione che coinvolgono aziende copn sedi all'estero, come sempre più spesso capita. Una formulazione curiosa. Dello stesso parere l'ex senatore democratico Vincenzo Vita. "E' veramente una formulazione curiosa. Una negatività che si aggiunge alle tante presenti nel ddl sulla diffamazione: la rettifica in 48 ore darebbe origine alla categoria pseudo-letteraria dei rettificatori, persone che in un giornale sarebbero costretti a lavorare esclusivamente su questo". Poi l'eccesso delle pene: "come fa un giornalista precario e freelance a dover pagare fino a 50mila euro? Non scherziamo. ..". E Vita si dice sostanzialmente d'accordo con la Fieg: "Il foro referente deve essere quello dove è ubicato il sito". L'altro parere. Ma non mancano i pareri diversi. Tra gli altri quello di Carlo Blengino, penalista, esperto di diritto in rete. "Sul tema della competenza per le testate telematiche, la norma che individua il Tribunale nel luogo di residenza della Persona Offesa riprende la scelta già in vigore da oltre 20 anni per la diffamazione a mezzo di radio e televisioni, con la L. 223/1990". Per Blengino si tratta di una scelta "necessitata e aderente al sistema normativo". Perchè? "Teoricamente, la diffamazione si consuma nel momento e nel luogo in cui la notizia viene letta: la competenza territoriale coincide con il locus commissi delicti". E la competenza è territorialmente individuata "là dove sono le rotative. Nel 1990, per i telegiornali, il problema era insuperabile: dov'è il secondo telespettatore? Lo stesso vale per internet. Per levare d'impaccio i giudici, il legislatore può fare una scelta e derogare se necessario al principio generale del locus commissi delicti". In questo caso si potrebbe scegliere o il luogo di registrazione della testata o il luogo ove risiede il server su cui è ospitato il sito, oppure la residenza della persona offesa. Nel primo caso, continua Blengino, "si rischiano di creare dei tribunali speciali: tutte le testate registrate a Milano saranno giudicate sempre dal Tribunale di Milano, quelle di Torino a Torino, e si costringono le persone diffamate a "migrare" su quel tribunale. La seconda scelta è stupida, perchè i server possono esser in luoghi ove non c'è giurisdizione italiana. La terza è la più equa e la più prossima alla regola generale: la parte offesa ha certamente letto la notizia diffamante e presuntivamente non è l'unico, ergo lì si è (anche) consumato il delitto di lesione dell'onore". Le decisioni della politica. La discussione è aperta. E adesso riguarda il Parlamento. "Il problema esiste ed è fondamentale. E io non sono d? accordo che il tribunale di competenza sia quello dove risiede il diffamato o dove si consuma il reato", dice l'onorevole Francesca Businarolo, M5S, segretario della Commissione Giustizia alla Camera. Questo perchè "la struttura dell? informazione online rende di difficile applicazione queste ipotesi. Sono per dare la competenza al giudice del tribunale dove è registrata la testata". Ma in realtà quello che servirebbe "è una discussione più ampia che ci permetta di approfondire sul serio il tema dell? informazione online: un tema troppo complesso per poter essere regolato da norme sparse. Così si alimenta solo una giungla selvaggia".   "Il tema sollevato dalla Fieg è molto serio. Ora c'è da valutare se risolverlo in questo provvedimento o se inserire questa modifica all'interno delle altre leggi sulla Giustizia che il Parlamento sta valutando". Così Anna Rossomando, Partito Democratico, membro della Commissione Giustizia della Camera. Che considera come "l'obiettivo primario era quello di togliere la pena carceraria per questo tipo di reati: ci siamo riusciti e la legge è in dirittura d'arrivo". Una legge che tutti vogliono in vigore il prima possibile. Ora ci sarà da osservare se il tema della competenza territoriale sarà o no affrontato e risolto nei prossimi passaggi parlamentari.
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TITOLO: Giro di vite sulla corruzione Renzi: rispetto per chi ha scioperato
DATA: 2014-12-12
OCCHIELLO: Arriva il giro di vite promesso dal governo per far fronte alla diffusa corruzione. Ã il giorno in cui il New York Times scatta un'istantanea impietosa sul. ..
TESTO:Arriva il giro di vite promesso dal governo per far fronte alla diffusa corruzione. È il giorno in cui il New York Times scatta un'istantanea impietosa sul Paese ("Non c'è angolo d'Italia immune dal crimine") e Roma risponde col Consiglio dei ministri che dà il via libera al disegno di legge che prevede pene più severe: quella minima passa da 4 a 6 anni, la massima da 8 a 10. Il premier Renzi non esclude il ricorso alla fiducia spiega: "Abbiamo mantenuto l'impegno, ora chi viene condannato dovrà pagare fino all'ultimo centesimo". Ma è anche il giorno in cui i sindacati si mobilitano contro il Jobs Act. Sciopero generale di Cgil, Uil e Ugl con 54 cortei in tutta Italia e paralisi, soprattutto dei trasporti. La riforma del lavoro è roba "da anni Venti" attacca la segretaria Cgil Camusso da Torino. I sindacati parlano del 60 per cento di adesioni. Momenti di tensione a Bari per Massimo D'Alema. Il premier Renzi, in serata, parla di "massimo rispetto" per chi è andato in piazza, ma sulla riforma non accetta mediazioni al ribasso. Disposto al dialogo, premette, "ma c'è un Paese da cambiare e noi lo cambieremo, a testa alta andiamo nella direzione che pensiamo sia unica per salvare l'Italia". Sull'iter delle riforme istituzionali intanto è rischio paralisi. Soprattutto sul cammino dell'Italicum al Senato. I 19 mila emendamenti mettono a serio rischio il disco verde entro Natale in commissione.
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TITOLO:
DATA: 2014-12-12
OCCHIELLO: In provincia di Treviso
TESTO:NEL TREVIGIANO Il sindaco che applica Scientology «I suoi principi etici mi guidano» Mazzorato, venetista e seguace di Hubbard. «L? unico in Veneto» RESANA (Treviso) La rabbia è tanta. «Sono quelli del Pd, mi stanno attaccando. Andassero a togliere erbacce dai fossi, piuttosto». Ma la serenità è superiore. «Ho cominciato a conoscere Scientology quando avevo 13 anni, aderivano anche i miei genitori. Oggi ne ho 50, il codice etico è valido e mi ispira nell? attività amministrativa». Loris Mazzorato è il sindaco di Resana, nel Trevigiano, finito (ancora una volta) al centro delle polemiche per avere patrocinato, nella giornata mondiale per i diritti umani, un evento firmato da un? associazione «figliata» dalle idee di Hubbard, fondatore di Scientology. Sul tavolo ha un foglio, sono scritte le quindici regole etiche: «Sono l? unico sindaco veneto a seguire l? organizzazione», dice. Fuori dal municipio sventola la bandiera dell? Onu. Lei è un amministratore pubblico. Come declina l? etica di Scientology nel suo operato? «Faccio un esempio. Quando hanno commissariato il Comune perché non volevo applicare la Tares per non tassare i miei cittadini, ho deciso di seguire la regola numero sei: non scendere mai a compromessi con la tua realtà». E nell? altro caso, quando andò alla messa per Priebke da don Abrahamowicz sostenendo di essere un boia anche lei perché costretto a uccidere i cittadini con le tasse? «In quel caso, eravamo di fronte alla regola numero dodici: non aver mai paura di ferire un altro per una giusta causa. Mi riferisco alle leggi ingiuste, pertanto criminali, che lo Stato perpetra nei confronti dei cittadini». Non deve essere semplice, però, partecipare a una filosofia religiosa di questo genere con la mole di impegni che deve sopportare un politico. «Infatti, da quando sono sindaco presenzio solo a qualche evento all? anno, due o tre volte al massimo, e mi dispiace. Poi seguo qualche corso di formazione spirituale, mi informo. Ma non riesco a far di più». Tra le cose che le chiedono c? è anche quello di versare dei soldi? «Io faccio riferimento al centro di Padova, in Veneto siamo migliaia. A volte faccio delle donazioni: ma solo per pagare i corsi. Il costo? Dipende, è come un corso di inglese: quelli on-line sono gratuiti, mentre le contribuzioni per quelli base vanno dai 20/30 euro, a salire gli altri». Tra i suoi elettori c? è qualcuno che non accetta questo suo stile di vita? «Non mi avrebbero rieletto, tutti sanno chi sono, io sono trasparente. Da 27 anni sono vegetariano, l?ho appreso dagli Hare Krishna. Ancora: dai Testimoni di Geova ho appreso che non bisogna eseguire un ordine se va contro i miei principi, e la nostra battaglia per l? autodeterminazione del Veneto va in questo senso. E tutti mi hanno votato lo stesso». C?è, infine, la regola numero 15: resta fedele ai tuoi scopi. «Infatti. Prima di tutto, l?obiettivo è tenere al centro il cittadino: massacrarlo con tutte queste tasse è la negazione. E questa è la regola che tutti i politici dovrebbero avere e che Scientology mi ha insegnato. Ma se mi guardo attorno, vedo pochi capaci di rispettarla fino in fondo».
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TITOLO: Mose, indagati Mognato e Zoggia del Pd
DATA: 2014-12-12
OCCHIELLO: Entrambi si dichiarano estranei ai fatti. Sarebbe stato Orsoni a fare i loro nomi come i referenti della sua campagna elettorale nellâambito del partito
TESTO:L? INCHIESTA Mose, indagati Mognato e Zoggia I due sentiti in Procura si dichiarano estranei ai fatti VENEZIA Michele Mognato e Davide Zoggia, deputati veneziani del Pd, sono indagati nell? ambito dell? inchiesta Mose. Si indaga per finanziamento illecito dei partiti in relazione ai contributi che Giovanni Mazzacurati, presidente del Consorzio Venezia Nuova all? epoca dei fatti, avrebbe versato nel 2010 a Giorgio Orsoni per la campagna elettorale a sindaco di Venezia. I due, che si sono detti estranei ai fatti, sono stati sentiti in Procura, dal pool di magistrati che indagano sulla vicenda, martedì scorso nell? ambito della conclusione delle indagini che dovrebbero portare a processo l? ex sindaco Orsoni. Orsoni avrebbe fatto i nomi di Mognato e Zoggia come i referenti della sua campagna elettorale nell? ambito del partito, dopo aver ammesso di essersi rivolto a Mazzacurati per ottenere un finanziamento, ma negando di aver mai visto i soldi. I due deputati del Pd hanno smentito le affermazioni di Orsoni, e hanno negato di essere stati i destinatari finali del finanziamento in nero di 450mila euro messo a disposizione da Mazzacurati sui 550 mila totali ricostruiti dai magistrati.
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TITOLO: Cassazione: imputato sardo ha diritto di deporre nella madrelingua
DATA: 2014-12-12
OCCHIELLO: La corte ha ribadito per la sede processuale la tutela della minoranza linguistica riconosciuta anche a ladini, occitani e friulani dalla Costituzione<br clear='all'/>
TESTO:ROMA - Il sardo è una minoranza linguistica, riconosciuta dalla legge, e come tale è lecito chiedere, in ogni procedimento pubblico, "sia esso di natura amministrativa o giudiziaria, penale o civile", di essere interrogato o esaminato nella madrelingua. La Cassazione, riconoscendo questo principio, ha tuttavia respinto per una questione procedurale la richiesta dell'indipendentista sardo Salvatore Meloni, noto come 'Doddore', di invalidare la decisione di negargli il patrocinio a spese dello Stato per il "mancato utilizzo nel processo del dialetto sardo campidanese". "La lingua sarda - dicono i giudici della quarta sezione penale - non può considerarsi mero dialetto, ma costituisce patrimonio di una minoranza linguistica riconosciuta". Sul punto - spiegano i giudici - si è pronunciata la Consulta nel 1992 e c'è la successiva legge 482 del 1999 che, rifacendosi all'articolo 6 della Costituzione, tutela lingua e cultura, oltre che dei sardi, delle altre minoranze, come i ladini, gli occitani, i friulani. La legge espressamente prevede che "nei procedimenti davanti al giudice di pace è consentito l'uso della lingua ammessa a tutela", mentre negli altri procedimenti e negli interrogatori è consentito al cittadino italiano che appartiene a questa minoranza, chiedere di essere interrogato, esaminato, e che il verbale sia redatto "nella madrelingua". Questo perché c'è un nesso tra tutela dell'identità culturale delle minoranze e diritto alla difesa, dato che si suppone che possa mancare l'adeguata comprensione degli aspetti processuali nel caso l'interessato non abbia un'adeguata conoscenza dell'italiano. Per rivendicare il diritto alla tutela delle minoranze linguistiche storiche, però, il richiedente deve fornire una prova "formale" della inclusione del proprio Comune di residenza nel territorio tutelato, allegando l'apposito atto dei consigli provinciali. Cosa che in questo caso Meloni non aveva fatto, poiché aveva richiesto la trattazione in 'campidanese' solo a giudizio già instaurato e senza allegare la necessaria delibera della provincia di Oristano. "Una splendida vittoria che cambierà la storia della Sardegna", ha commentato il leader indipendentista di Meris-Malu Entu, Salvatore "Doddore" Meloni dopo la sentenza. "E' la dimostrazione che i pessimisti e quelli che non combattono per i propri diritti hanno sempre torto e che i sardi se vogliono e combattono saranno sempre vincenti e mai perdenti". Per quanto riguarda la bocciatura della richiesta di patrocinio a spese dello Stato per non aver dimostrato l'appartenenza all'etnia sarda, Meloni non si scompone. "Vuol dire che alla Suprema Corte manderemo le analisi del mio Dna per dimostrare che la stirpe dei Meloni in Sardegna ha una storia millenaria".  
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TITOLO: Terremoto: crollo a. L'Aquila con 9 morti, assolti i cinque imputati
DATA: 2014-12-12
OCCHIELLO: Erano accusati di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni gravi per il collasso dello stabile in via XX settembre 79 davanti alla Casa dello Studente. Il. ..<br clear='all'/>
TESTO:L'AQUILA - Il giudice monocratico del Tribunale dell'Aquila, Giuseppe Grieco, ha assolto questa sera con la formula 'per non aver commesso il fatto' i cinque imputati per il crollo, causato dal sisma del 6 aprile 2009, del condominio al civico 79 di via XX Settembre nel quale morirono nove persone. Si tratta di una delle costole del maxiprocesso sui crolli legati al terremoto che distrusse la città dell'Aquila e provocò 309 vittime ed enormi danni in molte altre pari dell'Abruzzo. Sotto processo con l'accusa di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni gravi erano finiti i costruttori Francesco Laurini, 58 anni, di Magliano dei Marsi (L'Aquila) coamministratore della società 'Belvedere' proprietaria e committente dei lavori di un fabbricato vicino a quello crollato, Armido Frezza, 67 anni, aquilano, socio di Laurini, ex presidente dell'Ance e impegnato nella ricostruzione, Diego Scoccia, 59 anni, di Rocca di Mezzo (L'Aquila) progettista e direttore dei lavori, Pietro Paoloni, 60 anni, di Rocca di Mezzo, anche lui progettista architettonico e direttore dei lavori e infine Enrico De Cristofaro, 59 anni, di Avezzano (L'Aquila), collaudatore statico.
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TITOLO: Mamma non ha soldi, bimbo senza funerali da un mese: il dramma nel Bresciano
DATA: 2014-12-12
OCCHIELLO: Il bambino era nato di 24 settimane il 7 novembre scorso all'ospedale di Calcinate il giorno dopo che la madre, una marocchina di 29 anni, era rimasta. ..<br clear='all'/>
TESTO:Da un mese un bambino nato prematuro, in seguito di un incidente stradale della madre, si trova nella camera mortuaria dell'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo senza che sia ancora stato seppellito perché la donna non ha i soldi per pagare il funerale. Il bambino era nato di 24 settimane il 7 novembre scorso all'ospedale di Calcinate (Bergamo) il giorno dopo che la madre, una marocchina di 29 anni, era rimasta coinvolta in un incidente stradale a Cologne (Brescia), il paese dove la donna vive da quando era adolescente. Il bimbo, gravissimo, era stato portato all'ospedale di Bergamo, dove 15 ore dopo era morto. La Procura di Bergamo sta cercando di far luce sulle responsabilità dell'accaduto dopo un esposto dei genitori: ci sono 30 indagati fra medici e infermieri di Calcinate e Bergamo. Il 21 novembre era stata eseguita l'autopsia e il giorno dopo era arrivato il nulla osta per la sepoltura. "Mi hanno detto che per i funerali ci volevano 750 euro - ha raccontato la donna - ma io ho risposto che non li avevo. Da marzo ho perso il lavoro in una ditta di pulizie e vivo col sussidio di disoccupazione, che non arriva a 600 euro. Il mio compagno ha un lavoro saltuario, fatica a campare lui stesso, e mio fratello non lavora. La madre si era inizialmente rivolta alle assistenti sociali del Papa Giovanni, che si erano interessate alla vicenda. In seguito aveva chiesto al Comune di Cologne di poter procedere con un 'funerale di povertà': da Bergamo era stato spedito un sollecito al municipio bresciano. La donna era stata convocata il 1° dicembre in Comune con la dichiarazione dei redditi del nucleo familiare: "Mi hanno detto che avevo un reddito e una casa e che più di 250 euro non potevano darmi. Ma io con la disoccupazione non riesco nemmeno ad arrivare a fine mese e la casa in cui vivo mi è stata pignorata e messa all'asta dopo che cinque anni fa ho smesso di pagare il mutuo. Mi sono sentita umiliata: chiedo aiuto per seppellire mio figlio, non per cambiare l'auto. In otto anni non ho mai chiesto sussidi al Comune di Cologne. Piuttosto faccio la fame, ma mio figlio non lo lascio in una cella frigorifero. Sono anche disposta a che venga sepolto a Bergamo, così risparmiamo sul costo del trasporto". Il Comune di Cologne ha confermato che il contributo viene dato in base al reddito Isee e che, in questo caso, gli uffici non hanno riscontrato gli estremi per procedere. "Posso assicurare che agiamo con la massima trasparenza", è il commento del sindaco Carlo Chiari. E a Bergamo è scattata la gara di solidarietà per aiutare la mamma. Il sito web di raccolta fondi dell'Eco di Bergamo, il quotidiano che ha riportato la notizia, ha attivato la possibilità di donare attraverso la carta di credito: il sito è raggiungibile all'indirizzo www. kendoo. it. Sempre il quotidiano bergamasco ha inoltre aperto i propri sportelli Spm, la società di raccolta della pubblicità del gruppo Sesaab che edita L'Eco, per la raccolta di denaro: la cifra raggiunta verrà poi consegnata alla donna perché possa seppellire il figlio. Anche l'ospedale Papa Giovanni XXIII ha rimandato le proposte d'aiuto alle iniziative organizzate dall'Eco.
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TITOLO: Pavia, studentessa di vent'anni violentata all'alba nell'androne del palazzo in cui abita
DATA: 2014-12-12
OCCHIELLO: La giovane stava rientrando da una festa ed è stata aggredita alle spalle da un uomo che prima ha cercato di sottrarle dei soldi e poi le ha coperto la bocca. ..<br clear='all'/>
TESTO:A darne notizia è il quotidiano La Provincia pavese. Un'aggressione avvenuta a breve distanza da Strada Nuova, dove un mese fa Elena Maria Madama, 26enne praticante in uno studio legale e consigliera comunale, era stata travolta e trascinata per 500 metri da un automobilista pirata su una vettura rubata (le sue condizioni restano gravi, mentre gli inquirenti sono ancora sulle piste delle due persone che erano a bordo della vettura). Pavia si interroga sulla escalation di violenza che nelle ultime settimane sta assumendo contorni sempre più allarmanti. E' dei giorni scorsi anche la notizia di uno scontro, sempre nelle vie del centro, fra esponenti di opposte fazioni politiche: è spuntato anche un coltello. Un susseguirsi di gravi fatti che ha richiamato l'attenzione dei rappresentanti istituzionali. Il sindaco Massimo Depaoli, in occasione della consegna delle benemerenze civiche di San Siro, ha rimarcato la necessità di intensificare gli sforzi per "garantire più sicurezza ai cittadini, in un clima di maggiore coesione sociale". E fra gli abitanti cresce l'allarme dopo quanto è successo all'alba di giovedì. La ragazza che ha subito la violenza è una studentessa pugliese iscritta all'Università di Pavia. Mercoledì sera (giorno tradizionalmente dedicato alle feste universitarie) si è recata con un'amica in un locale cittadino e ha fatto le ore piccole: le due ragazze sono uscite dalla discoteca verso le 5 . La studentessa pugliese risiede in un palazzo nelle immediate vicinanze del Duomo: ha messo le chiavi nella serratura del portone d'ingresso, ma a quel punto si è sentita afferrare alle spalle. L'uomo che l'ha aggredita prima le ha cercato dei soldi, poi l'ha spinta nell'androne del palazzo: le ha coperto la bocca con la sciarpa per impedirle di urlare e ha abusato di lei. Quindi è fuggito a piedi. Per riuscire a identificarlo la polizia sta esaminando anche le immagini delle telecamere di sorveglianza.
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TITOLO: Yara, concluse le perizie del Ris sui veicoli di Bossetti: non ci sono tracce della tredicenne
DATA: 2014-12-12
OCCHIELLO: Gli esami effettuati dai carabinieri hanno confermato le indiscrezioni dei mesi scorsi e sono stati depositati in Procura a Bergamo. Analogo risultato anche. ..<br clear='all'/>
TESTO:A distanza di quattro anni dall'omicidio di Yara Gambirasio, dagli accertamenti finora depositati in Procura a Bergamo (ne manca ancora una parte) sul furgone cassonato Daily e sulla Volvo di Massimo Bossetti ancora non sono arrivati riscontri sul fatto che la ragazza possa essere stata presa e, a bordo di uno dei due mezzi, portata nel campo di Chignolo d'Isola dove fu percossa e lasciata agonizzante. Il suo corpo fu trovato tre mesi dopo. I carabinieri del Ris avevano sequestrato il furgone e la vettura, li avevano smontati e passati al setaccio con il Luminol, prelevando numerosi campioni che poi hanno sottoposto agli esami di laboratorio in contraddittorio con i consulenti della difesa, la professoressa Sarah Gino, e della famiglia di Yara, il genetista Giorgio Portera. E su entrambi non c'è traccia della ragazza. Anche dalle analisi sugli oggetti sequestrati in due tornate nella casa del muratore, in carcere dal 16 giugno per l'omicidio, non sarebbero venute indicazioni che altrimenti lo avrebbero inchiodato, aggiungendosi alla prova del suo dna trovato sul corpo di Yara. Si tratta di oltre 30 oggetti, fra cui abiti da lavoro, degli scarponi, anche un aspirapolvere. Della perizia realizzata dal Ris manca, però, ancora una parte da depositare per le valutazioni del pm Letizia Ruggeri, la quale ha sempre meno tempo per chiedere il giudizio immediato (un'ipotesi accennata nei primi giorni dopo l'arresto di Bossetti, ma che non è mai stata in cima ai pensieri degli inquirenti bergamaschi): i risultati delle analisi su peli, capelli e altre tracce organiche sempre trovate sul furgone. Di questi, unitamente ai peli che furono trovati sul corpo della ragazza, si sta occupando il professor Carlo Previderè, responsabile del laboratorio di genetica dell'Università di Pavia. Il pm Ruggeri è ancora in attesa, appunto, della relazione affidata agli esperti dell'Università di Pavia, ma anche di quella sui computer e i telefoni cellulari di Bossetti (affidata al Racis dei carabinieri) per poter chiudere le indagini. Sfumata l'ipotesi del giudizio immediato, per il quale ha tempo ancora qualche giorno, potrebbe chiudere le indagini anche prima del 25 febbraio dell'anno prossimo, quando la Cassazione ha fissato l'udienza in cui in cui si discuterà la richiesta di scarcerazione di Bossetti. L'avvocato Claudio Salvagni (la sua collega Silvia Gazzetti ha rinunciato al mandato nei giorni scorsi) ha presentato ricorso alla Suprema corte dopo che i giudici del tribunale del riesame di Brescia e prima ancora il gip di Bergamo avevano negato la libertà a Bossetti: i giudici bresciani avevano detto, in sostanza, che la presenza del suo dna  era elemento sufficiente per tenerlo in carcere.
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TITOLO: Sciopero generale, 50mila in piazza a Milano: cariche al Pirellone. Disagi per i pendolari
DATA: 2014-12-12
OCCHIELLO: La partecipazione di sindacalisti e lavoratori è stata massiccia: in decina di migliaia hanno sfilato fino a piazza Duomo. Disordini in Regione Lombardia al. ..<br clear='all'/>
TESTO:Sindacato e collettivi studenteschi in piazza a Milano per lo sciopero generale. Cinquantamila lavoratori hanno invaso pacificamente le strade del centro città. Ma si sono registrati anche scontri in zona stazione Centrale, dove gli studenti hanno fronteggiato la polizia in assetto antisommossa. La giornata è cominciata presto con il lungo corteo organizzato dalla Cgil e dalla Uil dietro lo striscione con la scritta? Così non va? : in testa il segretario regionale della Uil, Danilo Margaritella, e il segretario della Camera del lavoro di Milano, Graziano Gorla, in rappresentanza della Cgil. In prima fila anche Paolo Limonta, responsabile delle relazioni del Comune con la città. Disagi in città per lo sciopero dei trasporti: in mattinata code chilometriche sono state segnalate sulla A8, in serata traffico in tilt per lo sciopero dei mezzi pubblici dalle 19 a fine servizio.
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