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LE NOTIZIE DELLA SETTIMANA SU: cronaca




TITOLO: Il tuffo di Debora per salvare la balena: “Amo il mare, non potevo lasciarla morire”
DATA: 2015-02-27
OCCHIELLO: Il suo gesto è un video virale in Rete. Parla la donna di 36 anni che si è lanciata nelle acque dei Campi Flegrei e ha aiutato un cetaceo ferito a tornare al. ..<br clear='all'/>
TESTO:BACOLI (NAPOLI). Sulle rive della Spiaggia Romana di Bacoli il mare grigio-celeste dei Campi Flegrei è un mare di eroi. Quelli della mitologia greca, come Miseno che sfidò le divinità marine suonando una conchiglia. E quelli come Debora Di Meo, 36 anni, che ha messo a repentaglio la propria vita per salvare un cetaceo da morte sicura. Imprenditrice con un ristorante a picco su quella spiaggia, Debora è una giovane donna che ci viene incontro con il figlio di nove mesi tra le braccia. La balena spiaggiata era rimasta incastrata tra gli scogli sotto un'antica villa romana, sulla spiaggia che dista una ventina di chilometri da Napoli. Qualcuno ha notato quello che sembrava un delfino ma molto più grande dibattersi in una rientranza fra le rocce di tufo a pochi metri dalla riva. Hanno capito che sarebbe morta, come tanti cetacei disorientati dai sonar delle barche o impigliati nelle reti. E hanno chiamato Debora Di Meo, che pesca in apnea ma soprattutto ama il mare e lo rispetta. Un gesto d'amore e di coraggio verso un piccolo di balenottera comune, la Balaenoptera physalus, più di 8 metri di lunghezza e due tonnellate di peso. In pratica, il secondo animale per dimensioni mai esistito sulla terra, che da adulto arriva a 80 tonnellate per 24 metri. Il video del salvataggio è diventato virale sui social network e Debora si è ritrovata famosa come la ragazzina Maori che nel film "La ragazza delle balene" guida verso la libertà un gruppo di cetacei spiaggiati. Di fronte a quale scena si è trovata? "Una balena, che mi è sembrata un cucciolo, si era fatta strada tra gli scogli entrando da una secca, ed era rimasta bloccata in venti centimetri d'acqua proprio sotto le rovine della villa romana di Servilio Vatia descritta da Seneca, davanti all'antro di Cerbero. Era poggiata sul fianco sinistro e su quello destro aveva una profonda ferita. Soffiava e sbatteva e nel tentativo di liberarsi si stava procurando altre lacerazioni sulla pin- na. Tutti guardavano ma nessuno si muoveva. Così mi sono decisa. Indossavo jeans, maglione e scarpe da ginnastica. C'erano 7 o 8 gradi, per fortuna non pioveva, ma l'acqua era gelata. Mi sono tolta solo la giacca e mi sono tuffata". Perché hanno chiamato lei? "Forse perché abito qui vicino. Di mestiere faccio la ristoratrice, ho casa e locale su questo sperone di roccia e il mio compagno è proprietario di un locale proprio su questa spiaggia dove sono in corso lavori di ristrutturazione in vista dell'estate. Sono stati gli operai e la mia famiglia ad allertarmi. Mi sono precipitata. Sono un'amante del mare, non si può lasciar morire un animale così". Che cosa ha fatto allora? "Ho raggiunto a nuoto lo specchio d'acqua dove la balenottera stava combattendo per salvarsi. Non sapevo che cosa avrei fatto. Mi sono affidata all'istinto. La mia esperienza in salvataggi era zero, ma quell'animale era davvero in difficoltà: sono genovese ma di genitori flegrei, e vivo da 14 anni su questa costa. Mio padre era armatore navale e a noi figli ha insegnato prima a nuotare e poi a camminare. L'unica esperienza che posso paragonare a questa è uno squalo che trovammo sulla spiaggia a Shark River Hills, nel New Jersey, dove ho vissuto due anni. Ma era già morto. Un animale grande come questa balena non l'avevo mai visto prima". Avere paura in una situazione come questa sarebbe umano. .. "Non ne ho avuta. Non c'era tempo. la balenottera sbatteva così forte, c'era il rischio che si incastrasse di più. Quando mi sono avvicinata però forse ha capito che volevo aiutarla e ha smesso di dimenarsi. È stato un bell'incontro ravvicinato: aveva la pelle molto liscia, ma durissima, ma soprattutto ricorderò sempre i suoi occhi, i nostri sguardi si sono incrociati. Ho spostato la sua testa verso l'uscita dalla "gabbia" di scogli e ho cominciato a spingere. Per fortuna ha trovato una sorta di canale nel quale è riuscita a infilarsi e con qualche altro colpo di coda ce l'ha fatta a tirarsi fuori". C'è stato anche un saluto? "Quello che io credo sia stato tale. Uscita dalla secca, nei pressi dei resti archeologici della peschiera della villa romana, la balena è tornata indietro venendo verso di me. Mi è sembrato quasi che volesse dirmi grazie. Poi si è rigirata ed è andata via. Lungo questo tratto di costa capita spesso di avvistare delfini, ma non sapevo che ci fosse un canyon verso Cuma dove le balene come quella che ho incontrato io vengono a riprodursi. Me lo ha spiegato una ricercatrice che segue i cetacei nel Golfo di Napoli. Hanno anche tentato di riconoscerla dalle foto, ma non è stato possibile". Dieci minuti per salvare un animale mettendo in pericolo la propria vita. Ci sarà stata quale immancabile critica? "Chi conosce i cetacei dice che ho rischiato grosso. I miei familiari mi hanno rimproverato: una madre di un bambino piccolo, certe cose non dovrebbe farle. Ma io ho agito d'istinto, non ho riflettuto molto. Mentre gli altri cercavano di contattare la Capitaneria di Porto o la Protezione animali, ho voluto tentare. La trovo una cosa normale. E non ho dubbi: lo rifarei anche adesso".
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TITOLO: La rabbia dei medici: “Fine vita, subito la legge lo Stato ci lascia soli”
DATA: 2015-02-27
OCCHIELLO: L’Ordine e le associazioni in campo dopo l’intervista a Repubblica sull’“eutanasia silenziosa” al Careggi. “Servono regole nuove”<br clear='all'/>
TESTO:FIRENZE. Un dibattito mai sopito, che si riaccende con forza dopo l'intervista di Repubblica al caposala dell'ospedale fiorentino di Careggi: "Io, infermiere, vi racconto l'eutanasia silenziosa nei nostri ospedali". Nella testimonianza di Michele, i 30-40 casi l'anno in cui "un accordo di buon senso" tra medici e familiari dei malati terminali porta i primi a staccare la spina. Una scelta che li colloca un passo fuori la legge. Per questo, oggi, i medici tornano a chiedere una legge che li tuteli. Non lo fanno tutti nello stesso modo. Anzi, il fronte è piuttosto sfaccettato. Il presidente della federazione nazionale degli Ordini, Amedeo Bianco, parla per esempio della necessità di una "cornice legislativa leggera che riguardi l'interpretazione delle scelte dei pazienti". Una norma, insomma, che guidi i professionisti verso quanto aveva disposto il paziente prima di non essere più in grado di esprimere la propria volontà. "Si parla anche di un "diritto mite" dice Bianco. "Il problema del fine vita è intimo, personale. Riguarda l'équipe medica-infermieristica e i familiari dei pazienti. La deontologia professionale, e la stessa esperienza, dicono che è consentito non proseguire i trattamenti da cui non ci si aspetta un ragionevole ritorno in termini di vita". Molto più battagliero Mario Riccio dell'associazione Coscioni, il medico rianimatore che seguì Piergiorgio Welby. "La legge sul testamento ci vuole, il paziente deve dire cosa vuole e cosa non vuole gli venga fatto, indicare un decisore sostitutivo. Questo metterebbe i parenti e i medici al riparo da guai con la giustizia. E non è vero che tutti coloro ai quali si interrompono le cure sono destinati a morire in pochi giorni. Nei corridoi degli ospedali prendiamo in tre-quattro giorni decisioni che per Englaro hanno richiesto anni". Su un fronte molto distante Massimo Antonelli, ordinario e primario al Gemelli di Roma e presidente della Società scientifica degli anestesisti. "Quanto raccontato dal caposala fiorenti no - spiega - non è eutanasia. Quest'ultima è l'azione del medico che uccide intenzionalmente una persona somministrando farmaci e assecondando le richieste del paziente: un procedimento attivo. Altra cosa è la desistenza terapeutica. Bisogna avere la capacità di comprendere quando le cure offerte al malato sono straordinarie o sproporzionate. Proseguendole si rischia l'accanimento terapeutico ". Il professore è membro del Cortile dei Gentili, un organismo della Chiesa aperto ai laici in cui si discute anche di temi bioetici. Il presidente è Giuliano Amato. "Lo dice anche il catechismo della Chiesa cattolica" aggiunge Antonelli: "In certi casi "non si vuole procurare la morte, si accetta di non impedirla". Visto questo e visto cosa dice il codice deontologico dei medici si può affermare che la legge sul testamento biologico potrebbe aiutare, ma non sarebbe fondamentale ". Secondo Enrico Rossi, governatore della Toscana, la regione del Careggi, non c'è bisogno di alcuna legge sul fine vita. "Non contribuirebbe a migliorare la situazione. Tutto in queste vicende rinvia alla professionalità e all'eticità dei medici. Sono loro che nelle singole situazioni sanno capire quando scatta il mero accanimento terapeutico".
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TITOLO: I dubbi della moglie di Bossetti «Tu eri lì, dimmi di quella sera»
DATA: 2015-02-27
OCCHIELLO: L’accusa: un’ora dopo la scomparsa della ragazza, lui ripassò dalla palestra Ci sarebbero tre buchi nel suo alibi: uno scontrino, una ricevuta e le celle telefoniche
TESTO:Il lavoro svolto dai carabinieri del Ros e dagli specialisti del Racis, con la collaborazione della polizia, è nelle 60 mila pagine messe a disposizione della difesa. E svela un ulteriore dettaglio che certamente l? accusa utilizzerà di fronte al giudice: un? ora dopo la scomparsa di Yara, quindi alle 19.51 del 26 novembre 2010, Bossetti passò di nuovo davanti alla palestra. E ciò smentisce definitivamente la sua versione iniziale secondo cui aveva fatto quella strada per tornare a casa dopo il lavoro, che generalmente terminava non più tardi delle 18. Non solo. Il giorno del ritrovamento del corpo, andò al campo di Chignolo d? Isola e chiese alla madre di raggiungerlo.
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TITOLO: “Io, infermiere vi racconto l’eutanasia silenziosa nei nostri ospedali”
DATA: 2015-02-26
OCCHIELLO: È caposala al Careggi di Firenze, cattolico praticante, e ogni anno - dice - nel suo reparto si spengono le macchine per 30-40 malati terminali: "La legge lo. ..<br clear='all'/>
TESTO:FIRENZE. Come possiamo definirla? "Eutanasia silenziosa". Per noi è un fatto di tutti i giorni. Lo affrontiamo con grande difficoltà, ma sicuri di fare sempre la cosa più giusta", dice Michele (lo chiameremo così). Una laurea, la specializzazione, il master, la carriera infermieristica, oggi è caposala all'ospedale Careggi di Firenze. Ha voglia di raccontare quello di cui, chissà se per pudore o se per una congiura del silenzio, nessuno parla mai. E di farlo evitando la politica, "ma con il buonsenso di chi sta in prima linea". Premessa: Michele non è ateo, anzi, è un cattolico praticante, va a messa due volte alla settimana. Sorride di questa apparente contraddizione, "ma qui Dio non c'entra nulla. Sono un professionista, ho studiato. Se teniamo in vita artificialmente un paziente, siamo noi che ci stiamo sostituendo a Dio. ..". Ogni anno, in un grande reparto come quello dove lavora Michele, medici, infermieri e operatori sanitari hanno a che fare con almeno 30-40 casi di persone sospese in una terra di mezzo dove il confine tra cosa è eutanasia e cosa no è sottilissimo. "Dal punto di vista normativo siamo obbligati a nutrire e idratare anche un vegetale. In queste condizioni un paziente può andare avanti per mesi, o anni", spiega. Un po' come avvenne con Eluana Englaro: "Ho perso il conto di quanti malati ho visto così. E da fuori, quando si sta bene, non ci si rende conto di quanto sia facile ritrovarsi in quelle condizioni. Il caso Eluana ci diede una lezione: nessun riflettore, silenzio sulla materia con l'esterno. Poi però mi chiedo se è giusto omettere la verità".
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TITOLO: Revoca della scorta a Biagi, indagati Scajola e De Gennaro
DATA: 2015-02-26
OCCHIELLO: All’epoca dell’omicidio del giuslavorista i due erano ministro dell’Interno e capo della Polizia. L’agguato a Bologna delle Br nel marzo 2002
TESTO:IL NUOVO FASCICOLO La prima inchiesta fu archiviata. La nuova, come detto, fu riaperta la scorsa primavera dopo la trasmissione a Bologna di nuovi documenti, in particolare appunti dell? ex segretario del ministro, Luciano Zocchi. A quanto si apprende è stato notificato un atto a Scajola e De Gennaro, oltre che ai familiari del giuslavorista, assistiti dall? avvocato Guido Magnisi, in cui si chiede a una sezione speciale del tribunale di Bologna di interrogarli per sapere se intendono o meno avvalersi della prescrizione. L?inchiesta è del Pm Antonello Gustapane IL REATO - Il reato contestato dalla Procura di Bologna a Scajola e De Gennaro è cooperazione colposa in omicidio colposo. I due ne rispondono il primo in qualità di ministro dell'Interno e autorità nazionale di pubblica sicurezza dal 10 gennaio 2001, il secondo quale capo della Polizia e direttore centrale di pubblica sicurezza dal 26 maggio 2000, già vicecapo della Polizia e direttore centrale della Criminalpol dal 1994. Scajola e De Gennaro ne rispondono «in cooperazione tra loro e nell'esercizio delle rispettive funzioni», recita il capo di imputazione, «per imprudenza e negligenza e in violazione degli articoli 1, 2, 5 e 24 della legge 121 del 1981 (ordinamento dell'amministrazione di pubblica sicurezza, ndr) e delle circolari ministeriali vigenti in materia di misure di protezione». ANCHE IL LIBRO BIANCO - Nell'indagine sulla mancata scorta a Marco Biagi, a Scajola e De Gennaro sono contestate dal Procuratore di Bologna Roberto Alfonso e dal Pm Antonello Gustapane una serie di omissioni, a partire dal 3 ottobre 2001, quando fu presentato il «Libro bianco» sulle condizioni del lavoro in Italia. Per gli inquirenti «omettevano di adottare direttamente o di far adottare dagli organi a loro sottoposti in favore del prof. Biagi misure idonee a proteggerne l'incolumità dall'elevato rischio di subire attentati». L?INCHIESTA - Dopo l? archiviazione nel 2004 dell? inchiesta sulla revoca della scorta, con indagati l? allora direttore dell? Ucigos, Carlo De Stefano, il suo vice Stefano Berrettoni, il questore di Bologna Romano Argenio e il prefetto Sergio Iovino, l?inchiesta bis è nata con l? obiettivo di approfondire le responsabilità di chi, dopo la revoca nel 2001, non dispose misure di tutela. I Pm infatti elencano per Scajola e De Gennaro omissioni, «poste in essere in violazione dei doveri su di loro incombenti per le pubbliche funzioni rispettivamente svolte, pur essendo il prof. Marco Biagi sempre più noto nel dibattito politico-sindacale quale consulente del ministro del Welfare; e già ampiamente conosciuto dall? amministrazione della Pubblica sicurezza», proprio per essere già stato sottoposto a misure di protezione. Ad esempio non considerarono «l? elevatissima probabilità» che Biagi, diventato il principale consulente tecnico-giuridico del ministero nell? elaborazione di politiche di riforma del mercato del lavoro e delle relazioni sindacali, «duramente contestate dalle forze democratiche di opposizione e bollate come neocorporative dalle forze estremistiche di sinistra», fosse divenuto, a partire dalla pubblicazione del cosiddetto Libro Bianco, «l? obiettivo principale delle Br-PCC (che Scajola e De Gennaro sapevano essere in parte ancora in libertà, anche dopo la commissione dell? omicidio del prof. Massimo D? Antona) ». LE OMISSIONI - Inoltre hanno omesso di considerare le analisi sull? eversione di matrice brigatista dal Dipartimento di pubblica sicurezza «che paventavano azioni aggressive anche omicidiarie da parte delle Br-PCC» e di altri gruppi, sulla scia dell? azione contro il professor D? Antona, nei confronti di esponenti di settori politico-economici più impegnati in progetti di riforme istituzionali, nella mediazione tra le parti sociali. Né considerarono, tra l? altro, le numerose analisi sviluppate dal Sisde con documenti che «giungevano a preconizzare ne solco dell? azione D? Antona», «azioni dimostrative o di attacco anche grave, ad obiettivi «simbolo» o a persone che non beneficiano di misure di protezione». Inoltre, dopo aver ricevuto il rapporto del Sisde del 26 febbraio 2012, in particolare De Gennaro non fece diffondere tra le Digos i contenuti del rapporto, così da non permettere alle autorità di pubblica sicurezza di analizzare il rischio di attentati terroristici; e Scajola omise, per i Pm, di sollecitare il Sisde e la direzione centrale della polizia di prevenzione a fare approfondimenti diretti a individuare a fini preventivi e investigativi i possibili obiettivi del terrorismo brigatista. LA PRESCRIZIONE - Il reato contestato a Claudio Scajola e Giovanni De Gennaro nell? inchiesta sulla mancata scorta a Marco Biagi, la cooperazione colposa in omicidio colposo, è prescritto dal 2009, sette anni e mezzo dopo l? assassinio del giuslavorista, il 19 marzo 2002. Per questo, nella richiesta che la Procura di Bologna ha inviato alla sezione distrettuale del tribunale dei ministri, si chiede di interrogare i due indagati per sapere se intendano o meno rinunciare alla prescrizione. Nel caso in cui non intendano rinunciare, il tribunale archivierà. Se invece rinunceranno alla prescrizione, gli atti verranno rimandati alla Procura che inoltrerà a propria volta una richiesta di autorizzazione a procedere al Senato. Questo in quanto Scajola è un ex ministro: secondo l? articolo 96 della costituzione, infatti, i ministri, «anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell? esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale». La posizione di De Gennaro, secondo tale impostazione, verrebbe legata a quella di Scajola Inoltre, a quanto si apprende, in avvio la nuova inchiesta aveva ipotizzato un reato con tempi più lunghi di prescrizione, ovvero l? omicidio volontario con dolo eventuale. Poi, però, nel corso degli accertamenti, gli inquirenti hanno raccolto elementi che hanno fatto venir meno tale ipotesi e rafforzato quella colposa, per cui sono stati indagati i due, con iscrizione avvenuta una decina di giorni fa LE PERSONE OFFESE - Oltre alla vedova di Marco Biagi, Marina Orlandi, ai due figli del giuslavorista Lorenzo e Francesco e alla sorella Francesca Biagi, la Procura di Bologna individua come persone offese nell'inchiesta sulla mancata scorta al docente anche la Presidenza del Consiglio dei ministri e lo stesso ministero dell'Interno. IL LEGALE DI SCAJOLA - «Non abbiamo ricevuto carte, nessun avviso. Quindi non so assolutamente nulla», ha detto all'Ansa Marco Mangia, legale imperiese dell'ex ministro Scajola. Scajola «si trova a Villa Ninina - ha detto l'avvocato Mangia -. È sottoposto a obblighi di legge (nell'ambito del processo aperto a Reggio Calabria sul favoreggiamento alla latitanza del'ex deputato di Forza Italia Amedeo Matacena, ndr) ma è sostanzialmente libero. L'ho sentito ieri sera - ha aggiunto l'avvocato - e non mi ha accennato a questa cosa». IL LEGALE DELLA FAMIGLIA - «È stato fatto un lavoro preciso, puntuale e articolato da parte della Procura di Bologna», ha detto l'avvocato Guido Magnisi, legale dei familiari di Marco Biagi,
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TITOLO: Rai Way, l’offerta della discordia
DATA: 2015-02-26
OCCHIELLO: Matteoli: «La sinistra vuole impedire a Silvio anche di fare impresa». Bersani: «Adesso aspetto soltanto che il Milan arrivi a comprarsi l’Inter». Il governo: pubblico il 51%
TESTO:L? offerta pubblica di acquisto e scambio (opas) per la rete di diffusione del segnale Rai sul territorio italiano presentata da Ei Towers (ovvero Mediaset, che ne controlla il 40%) non potrà andare interamente in porto così com? è stata formulata con la richiesta di acquisto del 66%. Il governo è stato chiaro: bene l? offerta, ma il 51% resta pubblico. E appare soddisfatto per aver «smosso le acque Rai» aprendo al mercato, anche a costo di attacchi e sospetti. La sintesi dei renziani è che l? asset industriale resta solido, ma son finite le rendite di posizione dell? era del duopolio. L?Antitrust ha ricevuto «la notifica preventiva dell? operazione di concentrazione consistente nell? acquisizione del controllo esclusivo di Ray Way». L?operazione sarà valutata entro i termini di legge sulla tutela della concorrenza per verificare «la costituzione o il rafforzamento di una posizione dominante sul mercato nazionale, in modo da eliminare o ridurre in modo sostanziale e durevole la concorrenza». Invece L? Antitrust fa sapere di non aver ricevuto finora alcuna comunicazione circa «l? eventuale concentrazione tra Mondadori e Rcs libri. Laddove venisse notificata sarebbe valutata sulla base dell? articolo 6 della legge 287/90 che stabilisce il divieto di operazioni di concentrazione restrittive della libertà di concorrenza».
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TITOLO: “Io, infermiere vi racconto l’eutanasia silenziosa nei nostri ospedali”
DATA: 2015-02-26
OCCHIELLO: È caposala al Careggi di Firenze, cattolico praticante, e ogni anno - dice - nel suo reparto si spengono le macchine per 30-40 malati terminali: "La legge lo. ..<br clear='all'/>
TESTO:FIRENZE - Come possiamo definirla? "Eutanasia silenziosa". Per noi è un fatto di tutti i giorni. Lo affrontiamo con grande difficoltà, ma sicuri di fare sempre la cosa più giusta", dice Michele (lo chiameremo così). Una laurea, la specializzazione, il master, la carriera infermieristica, oggi è caposala all'ospedale Careggi di Firenze. Ha voglia di raccontare quello di cui, chissà se per pudore o se per una congiura del silenzio, nessuno parla mai. E di farlo evitando la politica, "ma con il buonsenso di chi sta in prima linea". Premessa: Michele non è ateo, anzi, è un cattolico praticante, va a messa due volte alla settimana. Sorride di questa apparente contraddizione, "ma qui Dio non c'entra nulla. Sono un professionista, ho studiato. Se teniamo in vita artificialmente un paziente, siamo noi che ci stiamo sostituendo a Dio. ..". Ogni anno, in un grande reparto come quello dove lavora Michele, medici, infermieri e operatori sanitari hanno a che fare con almeno 30-40 casi di persone sospese in una terra di mezzo dove il confine tra cosa è eutanasia e cosa no è sottilissimo. "Dal punto di vista normativo siamo obbligati a nutrire e idratare anche un vegetale. In queste condizioni un paziente può andare avanti per mesi, o anni", spiega. Un po' come avvenne con Eluana Englaro: "Ho perso il conto di quanti malati ho visto così. E da fuori, quando si sta bene, non ci si rende conto di quanto sia facile ritrovarsi in quelle condizioni. Il caso Eluana ci diede una lezione: nessun riflettore, silenzio sulla materia con l'esterno. Poi però mi chiedo se è giusto omettere la verità". Appunto, la verità: parenti e dottori sanno capirsi, a volte basta uno sguardo di intesa, di comprensione, di compassione. "Formalmente il medico non può dire "va bene, stacco la macchina" a chi ci chiede un intervento di questo tipo. Ma fa intendere che c'è la possibilità di non accanirsi. Bisogna saper comunicare un concetto ma senza esprimerlo fino in fondo. Tocca fare gli equilibristi con le parole". Ci sono farmaci che tengono su pressione arteriosa e funzionalità respiratorie: "Smettiamo di darli, per esempio. Non facciamo più le cosiddette procedure invasive. Se non c'è alcuna possibilità di ripresa, che senso ha? ". Uno degli ultimi casi è avvenuto pochi giorni fa: un uomo di 54 anni con problemi di cuore. Un violento edema, le attività cerebrali azzerate. "Abbiamo aspettato due giorni. Ci siamo confrontati coi familiari, la compagna e la madre; i valori non ci lasciavano dubbi. "Non ci sono spiragli. Insistiamo? ". In pochi rispondono di sì, morire a volte è una liberazione". Insistendo, invece, quanto sarebbe restato ancora in vita? "Questione di giorni, al massimo due settimane". Spesso le famiglie sono preparate all'eventualità della morte di un congiunto: "Dipende sempre dal male che hanno di fronte. Se c'è un'operazione complicata davanti, per dire, capisci che si sono confrontati anche con il caro, magari un'ora prima di entrare in sala. Sempre sottovoce: noi ce ne accorgiamo che stanno parlando dei "se"". Quel confine in realtà è pericoloso per chi ci lavora a cavallo: "Avessimo lo scudo del testamento biologico, sarebbe tutto più semplice. Capita che un parente ci faccia capire qualcosa e poi cambi idea. Ed è normale, perché subentrano sentimenti e paure, sensi di colpa, la speranza dell'impossibile o del miracolo. Oppure non tutta la famiglia è d'accordo, i genitori ad esempio tendono a non rassegnarsi, generi o nuore invece sono più pragmatici. Ma in tutto questo, tu medico da chi sei tutelato? Ci prendiamo dei rischi enormi ". Viene da chiedersi chi glielo faccia fare, ma Michele anticipa la risposta: "Sembrerò crudo, ma un posto letto in un reparto come il mio potrebbe servire a chi ancora, invece, ce la può fare". Fin qui però nessuno ha parlato di iniezioni letali, la Svizzera o le invasioni barbariche sono lontane. "Tra colleghi siamo tutti d'accordo, non c'è fede che tenga. Nei turni di notte parliamo: "Se capitasse a me e vedete che non c'è niente da fare, datemi una botta di morfina". Però non so se avrei il coraggio di farlo io a un amico senza uno scudo giuridico", continua Michele, e abbassa lo sguardo per la prima volta. La questione è ancor più aperta in reparti come oncologia: lì la linea di demarcazione è molto più chiara, non ci sono ambiguità: "So solo che sarebbe bello dare la possibilità alle persone di scegliere quando andarsene. Scegliere di morire in maniera degna, in condizioni dignitose, lasciando un bel ricordo di sé agli altri". Non sarebbe complicato fare un primo passo: "C'è già adesso la possibilità di avere un tesserino che certifica la volontà di donare gli organi  -  ragiona Michele  -  perché non prevederne uno per il fine vita? ". Domande senza una risposta, o forse sì, poco importa: "Prima il medico o un prete erano considerati i padroni della vita o della morte. Oggi non ci sono più tabù: il malato sa che ha dei diritti, compreso quello di gestire per sé anche l'ultimo passaggio".  
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TITOLO: Scorta a Biagi: ecco perché è stata riaperta l'indagine
DATA: 2015-02-26
OCCHIELLO: Nel 2004 il pm Gustapane chiese l'archiviazione, ora lo stesso magistrato è titolare dell'inchiesta-bis che punta a Scajola<br clear='all'/>
TESTO:BOLOGNA - Le indagini sulla revoca della scorta al giuslavorista ucciso dalle Br il 19 marzo 2002 sono state riaperte dal pm Antonello Gustapane, lo stesso magistrato che nel 2004, insieme ad altri tre colleghi, aveva chiesto l'archiviazione dall'accusa di cooperazione colposa in omicidio per gli accusati: l'allora direttore dell'Ucigos, Carlo De Stefano, il suo vice Stefano Berrettoni, il questore Romano Argenio e il prefetto Sergio Iovino. Le Br - fu la conclusione del gip che archiviò l'inchiesta, Gabriella Castore - scelsero di colpire il professor Biagi anche perchè gli fu tolta la protezione, per una serie di errori sia a livello centrale che periferico. Una archiviazione che suonava come un'accusa agli errori commessi sia al centro che alla periferia, nella mancanza di una visione globale sulla sicurezza necessaria al professore. Errori di valutazione che però non vennero considerati di rilievo penale.
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TITOLO: Revoca della scorta a Biagi, indagati Scajola e De Gennaro
DATA: 2015-02-26
OCCHIELLO: Nel 2002, quando venne ucciso il giuslavorista, erano rispettivamente ministro dell'Interno e capo della Polizia  <br clear='all'/>
TESTO:Gli allarmi ignorati. È lungo l'elenco di omissioni colpose che i pm di Bologna Roberto Alfonso e Antonello Gustapane contestano a Scajola e De Gennaro. Rispetto alla prima inchiesta, è cambiata la prospettiva: allora venne contestato a tre alti funzionari poi archivati di aver revocato la scorta, ora si contesta di non averne disposta un'altra di fronte ad una serie di allarmi. Il libro bianco sul lavoro. Tutto parte dal 3 ottobre 2001, quando il ministro del Lavoro Maroni presenta il "libro bianco sulla condizioni del mercato del lavoro in Italia" elaborato da un gruppo di tecnici diretti da Marco Biagi. A partire da qual giorno, Scajola e De Gennaro "omettevano di adottare direttamente o di far adottare dagli organi a loro sottoposti in favore del prof. Biagi misure idonee a proteggerne l'incolumità dall'elevato rischio di subire attentati da parte delle BR-PCC e dagli altri gruppi di matrice brigatista". Per questo, "pur avendone l'obbligo, non impedivano che il gruppo delle BR cagionasse per finalitá di terrorismo e di eversione dell'ordine democratico, la morte del prof. Biagi". Tutte le omissioni. Le condotte omissive sono numerose. Quella di non "considerare l'elevatissima probabilitá che il prof. Biagi. ..fosse divenuto l'obiettivo principale delle BR a partire dala pubblicazione del Libro Bianco". E inoltre Scajola e De Gennaro omettevano "di considerare le analisi sviluppate sull'eversione di matrice brigatista dal Dipartimento di pubblica sicurezza che paventavano azioni aggressive da parte delle BR, sulla scia dell'azione contro il prof. D'Antona. .."; omettevano "di considerare le numerose analisi sull'eversione di matrice brigatista dal SISDE che giungevano a preconizzare "azioni dimistrative e di attacco anche grave ad obiettivi simbolo"; omettevano "di considerare l'appunto 23 gennaio 2002, scritto per il ministro dell'Interno Scajola dal capo di Gabinetto prefetto Sorge" in cui si prendeva atto di un rapporto SISDE su documenti di brigatisti irriducibili detenuti, nei quali i servizi riconoscevano "direttrici strategiche nel solco dell'omicidio D'Antona". Maroni allarmò Scajola. L'atto della procura di Bologna continua con l'elenco di altre omissioni, quella per esempio del capo della Polizia De Gennaro riguardo alla mancata diffusione alle Digos del rapporto SISDE del 26 febbraio 2002 "così da non permettere alle autoritá provinciali di PS (in particolare quelle di Milano, Bologna, Modena e Roma) di analizzare il rischio di attentati terroristici anche in relazione alla specifica posizione del prof. Biagi". Ma sono stati trascurati anche le analisi del CESIS e infine, un documento che ha rappresentato il nuovo spunto per questa inchiesta: una nota del 15 marzo 2002, pochi giorni prima dell'attentato mortale, che il vice capo della Polizia Giuseppe Procaccini fece avere a De Gennaro, nella quale si diceva che Luciano Zocchi, capo della segreteria di Scajola, gli aveva riferito l'allarme sull'incolumitá di Biagi da parte del direttore di Confindustria Stefano Parisi. De Gennaro del resto, notano i magistrati, aveva giá ricevuto una segnalazione del pericolo anche dal presidente della Camera Pier Ferdinando Casini. Mentre si dà conto per almeno tre volte del fatto che fu l'ex ministro del Lavoro Roberto Maroni ad allarmare personalmente Scajola.
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TITOLO: Trenord, paradosso nel contratto: se il treno ritarda, il macchinista guadagna di più
DATA: 2015-02-26
OCCHIELLO: L'azienda ha introdotto un super piano contro i ritardi, ma questa clausola va nella direzione opposta. La denuncia arriva da tre conducenti di treni. ..
TESTO:MILANO - Se il treno arriva in orario, il pendolare è felice ma il macchinista guadagna meno del collega che invece ritarda. Il paradosso è tutto qui. La Regione Lombardia promette treni svizzeri, giura che stavolta si fa sul serio. Ma il primo controsenso è nel contratto stesso dei ferrovieri che incoraggia a sforare la tabella di marcia. L'integrativo di Trenord lega la parte variabile dello stipendio anche ai minuti passati alla guida. Più aumentano, più la busta paga cresce. E oltre le tre ore di viaggio fa scattare un bonus. Un contratto impostato alla rovescia, che può rendere conveniente rallentare la marcia. Succede? "In qualche caso", ammette qualcuno. La buona fede del macchinista è vera fino a prova contraria, ma la disciplina induce in tentazione. Le contraddizioni sono state messe in risalto da tre macchinisti, in forma anonima, sulla Gazzetta di Mantova. Guidare di più conviene: le prime due ore di lavoro valgono sei euro ciascuna, la terza nove, la quarta 12 e via crescendo. Di più: dopo tre ore di 'condotta' - come si dice in gergo - si guadagnano in più 15 euro, 25 dopo quattro, 30 dopo cinque e, con evidente incongruenza, 40 euro oltre le sette ore di guida continuate quando è lo stesso contratto, per ragioni di sicurezza, a impedire di farne più di cinque e mezza. Su uno stipendio medio di 1.600-1.700 euro al mese non è poco. Per Trenord il tema è noto, l'integrativo è di tre anni fa e solo oggi torna a far così discutere perché l'azienda che muove un quinto dei pendolari italiani ha concentrato ogni sforzo in un superpiano sulla puntualità - che sta dando i primi effetti "grazie all'impegno del personale" dice Trenord - puntando molto, proprio, sulla motivazione dei ferrovieri. Riconoscendo il problema, Cinzia Farisé, l'ad di Trenord nominata dal governatore leghista Roberto Maroni, aveva chiesto scusa ai pendolari e affermato: "Il nostro servizio è inacettabile, sembra l'India".
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TITOLO: Pd, lo strappo di Bersani: "Io non sono un figurante". Renzi: "Stupito da polemiche, noi per il confronto"
DATA: 2015-02-26
OCCHIELLO: Con parole di fuoco, l'ex segretario fa sapere che non parteciperà alla riunione dei gruppi parlamentari dem convocata dal premier. Attacca Jobs act, riforma. ..
TESTO:ROMA - E' un Pier Luigi Bersani decisamente arrabbiato quello che annuncia di non avere alcuna intenzione di andare domani all'incontro dei parlamentari Pd convocato al Nazareno dal premier-segretario Matteo Renzi. "Non ci penso proprio - è la presa di posizione dell'ex leader del partito che incassa il plauso di Pippo Civati -, perché io m'inchino alle esigenze della comunicazione, ma che gli organismi dirigenti debbano diventare figuranti di un film non ci sto". Parole di fuoco pronunciate in una lunga intervista che uscirà domani su Avvenire. Tra gli argomenti affrontati, anche la riforma delle banche popolari, il caso Rai-Mediaset e le liberalizzazioni. Le replica (distensiva) del presidente del Consiglio arriva dopo qualche ora: "Nessuno ha la verità in tasca e nessuno vuole ricominciare con i caminetti ristretti vecchia maniera: noi siamo per il confronto, sempre. Aperto e inclusivo, senza che nessuno si senta escluso". Renzi si dice quindi "stupito" di chi, nella minoranza Pd, "gioca la carta della polemica interna" disertando l'incontro di domani. "Il nostro popolo - prosegue il premier - quello che ci vota alle primarie e che, dopo tante sconfitte ci ha dato il 41% per cambiare l'Europa e l'Italia, non si merita polemiche ingiustificate persino sugli orari e sulle modalità di convocazione di questi incontri informali. Non abbiamo tempo da perdere, non sprechiamo neanche un minuto in polemiche sterili. Al lavoro, per ridare speranza e fiducia all'Italia. Non capisco - aggiunge - la polemica di queste ore sulle riunioni di domani al Pd. Il nostro è un partito democratico, nel nome ma anche nelle scelte e nel metodo. Tutte le principali decisioni di questi 15 mesi sono state discusse e votate negli organismi di partito: dal Jobs act fino alle riforme costituzionali, dalla legge elettorale alle misure sulla legge di stabilità. Abbiamo organizzato iniziative su scuola, politica estera, Europa, forma partito, sociale, enti locali e molto altro. Per domani abbiamo offerto una opportunità in più, una semplice occasione di confronto, come sempre diretto e schietto, che pensavamo potesse essere apprezzata da chi spesso chiede più collegialità. Un semplice scambio di idee, convinti come siamo che solo ascoltandoci possiamo migliorare". Un attacco frontale, tuttavia, Bersani lo riserva proprio al Jobs act che "mette il lavoratore in un rapporto di forze pre-anni Settanta" e perciò si pone "fuori dall'ordinamento costituzionale". Un secco avvertimento al premier, poi, arriva su Italicum e riforma costituzionale: "Il combinato disposto" tra i due testi  "rompe l'equilibrio democratico. Se la riforma della Costituzione va avanti così io non accetterò mai di votare la legge elettorale". Lo scontro dentro ai democratici si era già consumato ieri, quando il presidente del Consiglio aveva deciso di convocare una riunione dei gruppi dem che ha colto di sorpresa molti. La lettera aperta di Renzi ai 'suoi' parlamentari - un documento in cui si annunciava per venerdì un pomeriggio di dibattiti da un'ora ciascuno su scuola, Rai, ambiente e fisco - è piaciuta davvero a pochi. Fin da subito si era capito che buona parte della minoranza con tutta probabilità non avrebbe partecipato. Un'impressione confermata col passare delle ore, quando è apparsa sempre più realistica la possibilità di un abbandono di massa da parte della sinistra. A far sapere che non andrà all'incontro è anche Gianni Cuperlo. Nessun "ordine di scuderia", era stata la rassicurazione, "ognuno deciderà individualmente", ma erano già stati in tanti a dare per scontato che non ci sarebbe stato né Bersani né i parlamentari a lui vicini come Davide Zoggia, Alfredo D'Attorre e Stefano Fassina. La mossa del premier era stata descritta (da fonti vicine ai dissidenti), come una reazione alla nascita della corrente dei 'catto-renziani', vale a dire quelli che fanno capo a Graziano Delrio e Matteo Richetti che proprio ieri sera si sono riuniti a Montecitorio alla presenza di Luca Lotti. Sotto sera, 20 senatori Pd scrivono a Luigi Zanda per manifestare "perplessità" sull'incontro di domani. I firmatari sono in buona parte i protagonisti della battaglia contro la legge elettorale dello scorso gennaio: Claudio Broglia, Vannino Chiti, Paolo Corsini, Erica D'Adda, Nerina Dirindin, Federico Fornaro, Maria Grazia Gatti, Maria Cecilia Guerra, Miguel Gotor, Paolo Guerrieri Paleotti, Silvio Lai, Sergio Lo Giudice, Doris Lo Moro, Patrizia Manassero, Maurizio Migliavacca, Corradino Mineo, Carlo Pegorer, Lucrezia Ricchiuti, Lodovico Sonego, Walter Tocci. "Le modalità e il merito della convocazione suscitano rilevanti perplessità", scrivono i senatori. "In primo luogo, quanto al metodo, riteniamo che la convocazione del gruppo parlamentare rientri nel ruolo precipuo del presidente. Ciò consente, fra l'altro, di non alterare il diverso e autonomo ruolo che i gruppi parlamentari devono avere nei confronti del governo e nei confronti del partito". "In secondo luogo - proseguono - la convocazione non può prevedere un'ora di discussione su temi di vastissima portata". Concludono i senatori: "Su di un lavoro sistematico di confronto sull'agenda parlamentare, da condurre in stretta relazione con la segreteria del partito e con i nostri rappresentanti al governo, e ovviamente, con il nostro segretario, la nostra disponibilità non è e non è mai stata in discussione, anzi è stata da noi sollecitata in più di un'occasione". La risposta di Zanda non si fa attendere: gruppi parlamentari e partito devono lavorare insieme - dice - le riunioni possono essere "talvolta utili" vista "la complessità, la difficoltà e anche i rischi dell'attuale fase politica". Il botta e risposta prosegue dopo l'arrivo della lettera di Renzi, che per i 20 "sembrerebbe indicare la volontà di un rilancio del confronto di merito all'interno del nostro gruppo parlamentare fra gruppi parlamentari e tra questi e il partito. Si tratta di una prospettiva di fondamentale importanza a cui siamo da sempre interessati", ma, osservano "proprio per questo le modalità e il merito della convocazione suscitano rilevanti perplessità che ci teniamo a rappresentarti".  
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TITOLO: Salvini gela Berlusconi: "Ad oggi nessun accordo con Forza Italia"
DATA: 2015-02-26
OCCHIELLO: "Abbiamo una visione di Italia e di Europa completamente diversa" sottolinea il leader del Carroccio, in Mugello per un tour in vista delle prossime regionali. ...
TESTO:BARBERINO DEL MUGELLO - Nessuno accordo con l'ex Cav. Il leader della Lega Matteo Salvini lo ha ribadito oggi a Barberino del Mugello durante il suo tour nel fiorentino. "Ad oggi con Berlusconi non c'è un accordo sul piano politico nazionale  - spiega il leader del Carroccio - perchè a Bruxelles sediamo su banchi diversi, lui difende l'euro che noi riteniamo una moneta sbagliata, lui è insieme alla Merkel, noi alla Le Pen. Abbiamo una visione di Italia e di Europa completamente diversa". L'eurodeputato ha voluto tuttavia lasciare uno spiraglio aperto agli azzurri: "In Fi c'è un dibattito, chi vivrà vedrà. Sicuramente le porte sono chiuse per chi è al governo con Renzi, penso ad Alfano e alla sua immigrazione clandestina. Fi vedremo cosa vorrà fare in futuro". Le affermazioni del leader del Carroccio arrivano mentre fervono le trattative sulle alleanze per le prossime regionali. Tra Forza Italia e la Lega è in corso un braccio di ferro sul Veneto, dove la Lega non vuole l'alleanza con l'Ncd di Alfano, sostenuta invece dagli azzurri che temono di perdere i voti centristi in Campania. E tra due giorni Salvini sarà chiamato alla sfida della piazza con la grande manifestazione di Roma, un appuntamento monitorato con grande attenzione dalle forze di polizia che temono scontri con gli antagonisti. A Salvini ha replicato il consigliere politico di Forza Italia Giovanni Toti a Tgcom 24: "Forza Italia deve cercare di costruire una coalizione di centrodestra larga e vincente ma non siamo disposti ad essere presi in giro". Poi mette in guardia: "Una mancata alleanza in Veneto metterebbe in discussione anche l'esperienza della Lombardia". "Chi vuol costruirsi un piccolo successo personale sulle macerie del centrodestra, distruggendolo, non fa né la fortuna sua, né quella del Paese", ha aggiunto l'eurodeputato azzurro. Il tour di Salvini nel fiorentino. Il leader del Carroccio è impegnato in un tour in tutta Italia che oggi lo ha portato in Toscana, nel fiorentino. "La Toscana - ricorda Salvini - è l'esempio migliore di una mancanza di opposizione per dieci anni. Nel senso che qua Fi e Pd hanno inciuciato per dieci anni. Noi vogliamo portare un pò di aria nuova". A
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TITOLO: Giustizia, Anm: "Responsabilità toghe danneggia cittadini, ci vogliono normalizzare"
DATA: 2015-02-26
OCCHIELLO: Non si placano le polemiche suscitate dall'approvazione del disegno di legge. Sabelli: "Ha un valore politico, i giudici non si lasceranno intimidire". Anm. ..
TESTO:Salbelli, in conferenza stampa, ha evidenziato le maggiori criticità che la riforma può comportare: "Il rischio di abuso" nel ricorso per la responsabilità civile dei magistrati "è particolarmente elevato. Il rischio è che si arrivi a un quarto, un quinto, un sesto grado di giudizio". Valore politico. Per il presidente dell'Anm, la riforma "ha un valore di tipo politico. Si è voluto mandare un messaggio. Il problema è il valore simbolico della riforma, ma ci sono anche degli effetti processuali con il turbamento degli equilibri processuali. Si tenterà di intimidire il giudice, anche se i giudici non si lasceranno intimidire". Per ben due volte, ha ricordato Sabelli, un ramo del Parlamento ha approvato "un disegno di legge che prevedeva la responsabilità diretta del magistrato, che è un vero e proprio obbrobrio istituzionale, che non esiste in nessun Paese".   La riforma, ha sottolineato, presenta "seppure si parla di responsabilità indiretta, gravi novità negative". Sfida lanciata. Non solo la politica non ha fatto "le buone riforme" per la giustizia, ponendo tra la sue priorità la legge sulla responsabilità civile dei magistrati, ma ha sventolato questa bandiera per "nascondere la sua incapacità" di mettere a punto interventi "seri e concreti", sostiene Anm, che lancia la sua "sfida", indicando alla politica "il decalogo della buona giustizia"; 10 interventi, che partono dalla riforma della prescrizione, con l'abolizione della ex Cirielli, e dall'utilizzo nella lotta alla corruzione  degli strumenti investigativi previsti nel contrasto alla mafia. Tra le richieste ci sono quelle di rafforzare la lotta all'evasione fiscale, destinando i maggiori introiti alla giustizia, così come le risorse sottratte alla mafia; dare attuazione alla funzione rieducativa della pena, investendo sul personale che opera nelle carceri; assicurare il funzionamento del processo civile telematico; assumere nuovi cancellieri ("il ministro Orlando ne aveva annunciati mille, ma il bando non si è mai visto") e riqualificare il personale amministrativo. Massima attenzione. I vertici dell'associazione vedono, dunque, nella legge un tentativo di "normalizzare la magistratura": "L'Europa chiedeva di adeguare la legge Vassalli, nel senso di applicarla anche alla violazione del diritto comunitario. Si è colto il pretesto per una campagna propagandistica contro la magistratura", ha detto il segretario generale dell'Associazione nazionale magistrati Maurizio Carbone. "C'è il rischio - ha aggiunto - che si esercitino azioni ritorsive nei confronti dei magistrati sia in ambito civile che in quello penale. È come una spada di Damocle sui magistrati". Secondo Carbone si tratta "dell'ennesima scappatoia, di una scorciatoia da parte del legislatore per nascondere l'incapacità di fare riforme serie indicando noi magistrati come responsabili della situazione" in una "logica punitiva". L'Anm, però, si è detta pronta a denunciare "ogni abuso e uso strumentale" della legge sulla responsabilità civile, così come intende approfondire i "profili di illegittimità costituzionale" della riforma stessa. Incontro con Mattarella. All'indomani dell'approvazione della legge l'Anm ha anche chiesto un incontro con il presidente della Repubblica e confida che sarà "fissato in tempi ragionevoli", ma "non vogliamo tirare il capo dello Stato per la giacchetta", ha precisato il presidente dell'Anm, che, quanto ai rilievi che qualcuno potrebbe muovere alla magistratura sul fatto di avere più tutele rispetto ad altre categorie professionali, Sabelli ha ribadito: "Non ci collochiamo a un livello superiore. Ogni categoria ha un sua specificità. Le toghe hanno una deontologia che non consente di fare favoritismi. Un magistrato vive della propria imparzialità ogni giorno". Niente sciopero.  Sventato, comunque, il rischio sciopero: "La maggioranza del comitato direttivo centrale dell'Anm, ha ritenuto più efficace rispetto allo sciopero o all'astensione dalle udienze ricorre ad altre soluzioni", ha chiarito Sabelli. "L'associazione - ha spiegato il magistrato - si è mostrata assolutamente compatta e unita nella valutazione negativa di questa riforma, ma ci sono state idee differenti sulle forme di reazione". Al momento, ha fatto sapere lo stesso Sabelli, scongiurato lo sciopero, le alternative consistono in "un approfondimento dei profili di legittimità costituzionale, che potranno sostenere eccezioni di incostituzionalità e in un monitoraggio del modo in cui sarà utilizzata la riforma della responsabilità civile".  
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TITOLO: Grillo e Casaleggio al Quirinale, incontro con Mattarella. "Governo Renzi prevaricatore"
DATA: 2015-02-26
OCCHIELLO: Nella delegazione M5s anche Luigi Di Maio e una giovane attivista siciliana. Il confronto richiesto dalla maggiore forza di opposizione per evidenziare. ..
TESTO:"Oggi vi è stato l'incontro al Quirinale con il pdr Sergio Mattarella e la delegazione del M5s - scrivono -. L'incontro è stato cordiale e costruttivo e, da parte del M5s, si spera che in futuro ve ne siano altri. Al pdr è stato lasciato un breve documento riassuntivo delle nostre proposte che è riportato a margine di questo post". "Vogliamo ringraziare il pdr - aggiungono Grillo e Casaleggio - per l'incontro, per la simpatia e per il permesso di portare al Quirinale una persona iscritta al M5s non eletta ancora in alcuna istituzione in rappresentanza di tutti gli iscritti e attivisti che ogni giorno operano sul territorio per rendere migliore l'Italia. E' la più giovane iscritta al M5s, è siciliana, nata nel 1996. Si chiama Maria Teresa. In alto i cuori". Il confronto si inquadrava nell'ambito delle richieste di incontro che le opposizioni hanno rivolto al presidente della Repubblica, per sottolineare lo squilibrio tra il Parlamento e un governo che bypassa il potere legislativo con il continuo ricorso a decreti legge e voti di fiducia. Ma, come aveva anticipato Beppe Grillo, l'incontro con Mattarella sarebbe servito anche a "esporre le necessità più urgenti per il Paese e per chiedergli, per quanto nelle sue possibilità, di intervenire". Infatti, al comunicato sul blog di Grillo è allegato un documento in cui si elencano i temi che il M5s ha esposto al presidente della Repubblica. Dove si parla di "salvaguardia, formale e sostanziale, della forma di governo parlamentare", si chiede al presidente di "arginare la prevaricazione governativa nel procedimento legislativo" a colpi di "decretazione d'urgenza, maxiemendamenti e fiducie parlamentari". A proposito di decretazione, il M5s reclama lo "scrupoloso rispetto" dell'articolo 77 della Costituzione (requisiti di necessità e urgenza) e dell'articolo 15 della legge numero 400 del 1988 che recita: "I decreti devono contenere misure di immediata applicazione e il loro contenuto deve essere specifico, omogeneo e corrispondente al titolo". Quanto alla riforma costituzionale, i pentastellati ricordano come l'attuale organico parlamentare si illegittimo per sentenza della Corte costituzionale, che "non gli consente lo scardinamento della forma di Stato e di governo vigenti". E sottopone a Mattarella un'opinione espressa dall'attuale capo dello Stato nel 1983, in difesa del bicameralismo e contro il "presupposto inesistente" di una lentezza del processo di produzione legislativa, perché, affermava Mattarella, "il Parlamento è meno lento di quanto si creda". Sulla riforma della legge elettorale, Grillo e Casaleggio invitano Mattarella a "valutare la promulgazione della norma, dal momento che disciplina l'elezione soltanto di una Camera, a costituzione vigente". Se il capo dello Stato ha definito la "lotta alla corruzione e alla mafia priorità assolute", Grillo e Casaleggio gli chiedono di "sollecitare, anche con formale messaggio alle Camere (di cui art. 87 Cost. ), la dolosa inerzia parlamentare nell'esame dei disegni di legge in materia, perdurante da due anni". Il M5s ricorda poi la sua battaglia per la "soppressione dei vitalizi parlamentari ai mafiosi e ai condannati", proposta al Consiglio di Presidenza del Senato e all'Ufficio di Presidenza della Camera, "ma puntualmente rinviata e non esaminata". Grillo e Casaleggio ricordano un altro cavallo di battaglia del movimento, il "reddito di cittadinanza", attualmente all'esame della Commissione Lavoro del Senato, "indicato come 'disegno di legge presentato da un Gruppo parlamentare di opposizione', al fine di una sua calendarizzazione immediata in Assemblea". Si esorta Mattarella al "potenziamento del rinvio presidenziale delle leggi (di cui all'art. 74 Cost. ), che costituisce una funzione di controllo preventivo, posto a garanzia della complessiva coerenza del sistema costituzionale". E ancora, il sostegno "all'autonomia e all'indipendenza della magistratura da ogni altro potere statuale" e "nomine dei giudici costituzionali in tempi rapidi e senza condizionamenti dei partiti". Un corposo capitolo a parte è l'attualissima "riforma della Rai". "E' necessaria - scrive il M5s - un'accelerazione della riforma dell'informazione del servizio pubblico televisivo volta a evitare sprechi e duplicazioni e a promuovere sinergie tra le attuali testate giornalistiche, inoltre a favorire un aumento della qualità e della diversificazione dell'offerta e a una razionalizzazione delle risorse della Rai, attingendo alle professionalità interne, per procedere a un progetto di riposizionamento dell'offerta informativa della Rai nel nuovo mercato digitale e assicurare un rafforzamento dei principi di oggettività, imparzialità, completezza e lealtà dell'informazione che devono connotare il servizio pubblico evitando ingerenze dei partiti". Il M5s sollecita inoltre "procedure trasparenti per la nomina dei direttori delle testate giornalistiche, che prevedano la pubblicazione sul sito dell'azienda di un avviso pubblico rivolto sia ai propri dipendenti sia a professionisti esterni alla Rai, cui sia data la più ampia pubblicità. L'avviso dovrebbe contenere il possesso di una pregressa esperienza giornalistica di eccellenza, che attesti la fondata capacità potenziale ad assumere la direzione di una testata giornalistica e dovrebbe dimostrare doti innovative e apertura alle esigenze della modernità. Gli organi competenti potranno poi procedere alla nomina, secondo le vigenti disposizioni normative, sulla base di una valutazione comparativa dei curricula trasmessi".
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TITOLO: Alta tensione Pd. La minoranza diserterà il vertice
DATA: 2015-02-26
OCCHIELLO: Torna molto alta la tensione nel Pd alla vigilia del brainstorming convocato da Renzi per domani pomeriggio su Rai, ambiente, fisco e scuola. Le. ..
TESTO:Torna molto alta la tensione nel Pd alla vigilia del brainstorming convocato da Renzi per domani pomeriggio su Rai, ambiente, fisco e scuola. Le raccomandazioni del segretario ai parlamentari di essere concisi e di non parlare in politichese hanno irritato gli esponenti della sinistra, ma fin qui siamo nel dettaglio. Il dissidio vero è politico - oltre che caratteriale - e viene da lontano. L'ex segretario Bersani ha già detto che non andrà all'incontro e ha rivelato che molti esponenti della sinistra non andranno. Ma la cosa più importante è che Bersani ha avvertito il segretario che se non cambia la riforma costituzionale, lui non vota l'Italicum. E con lui si può scommettere che non la voteranno nemmeno gli altri dell'opposizione interna. Anche sul jobs act Bersani è andato all'attacco: per l'ex segretario è inconstituzionale. Non sarà facile questa volta per Renzi ricomporre una frattura che sembra sempre più insanabile e che le vicende che ruotano intorno alla Rai e all'emittenza hanno contribuito a peggiorare. Renzi non ha alcuna intenzione di arretrare sulle riforme, ma in questo caso deve mettere in conto una opposizione sempre più agguerrita. Lunedì prossimo Palazzo Chigi e il ministero dell'Economia metteranno a punto la riforma della Rai che venerdì sarà approvata in consiglio dei ministri. Nelle intenzioni di Renzi, la Rai sarà de-lottizzata. Il consiglio dei ministri sarà diminuito da 9 a 5 componenti compreso il presidente che potrebbe essere nominato direttamente dal governo. Ed è questo il punto che mette maggiormente in allarme gli oppositori, i quali temono una Rai su misura per il premier. L'offerta di acquisto di Ray News da parte di Mediaset ha contribuito ad aumentare il clima di sospetti. Il governo ha specificato che il 51 per cento rimarrà in mano pubblica e quindi l'Opa Mediaset non si può fare. Ma tutti interpretano la mossa di Berlusconi come un affondo per sedersi al tavolo della grande ristrutturazione delle comunicazioni: tv, internet, banda larga, telefonia. Sarebbe questa - secondo questa interpretazione - la "carta coperta" del Patto del Nazareno.
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TITOLO: Attraversa con il passeggino, poi lo schianto tra due camion Video
DATA: 2015-02-26
OCCHIELLO: Il semaforo spento per un guasto
TESTO:NEL VICENTINO Attraversa l? incrocio con il passeggino Subito dopo uno scontro tra due camion Paura a Dueville, il semaforo è spento per un guasto. L?incidente poteva finire in tragedia DUEVILLE (Vicenza) Il semaforo è spento, attraversa una mamma con il passeggino e subito dopo avviene un incidente. Che poteva trasformarsi in ragedia. Un furgone con a bordo due operai infatti, questa mattina verso le dieci dopo aver atteso in colonna il proprio turno ha imboccato la provinciale mentre da Sandrigo stava giungendo un autoarticolato ceco. L?impatto tra il mezzo pesante e il fianco sinistro del furgone ha provocato alcune ferite a entrambi gli occupanti. Con i veicoli di traverso, il traffico si è paralizzato e la colonna ha superato i due chilometri in pochi minuti. Al vaglio degli agenti le responsabilità dell? accaduto, sicuramente la mancata precedenza del furgone ma non va sottovalutata la visuale limitata dell? autista del tir che appariva con il parabrezza riocperto di una moltitudine di oggetti. Pochi secondi prima dello scontro aveva attraversato l? incrocio una mamma con il figlio sul passeggino. Che, al momento dell? impatto, era ancora sul marciapiede a pochi metri dall? incidente.
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TITOLO: Sono una decina i combattenti già rientrati in Italia dalla Siria
DATA: 2015-02-26
OCCHIELLO: Il capo della polizia Pansa: «Il rischio di attentati non è mai stato così alto»
TESTO:L? allarme è al livello massimo, il prefetto lo conferma quando parla di «fattore di rischio molto più accentuato rispetto al passato, perché i teatri di guerra sono molto più vicini a noi e c? è una forte complessità dello scenario degli attori coinvolti». E poi disegna gli scenari, evidenziando la necessità di avere «più uomini da schierare sul territorio e non lasciarli a lavorare in ufficio». Le commissioni Giustizia e Difesa lo hanno convocato in seduta comune prima di dare il parere sul decreto antiterrorismo che dovrà essere convertito in legge. Non è l? unico. Ci sono anche il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, quello di Milano Edmondo Bruti Liberati e il capo della Direzione nazionale antimafia Franco Roberti. A lui le norme assegnano il compito di guidare la nuova struttura giudiziaria, ma la sua critica è aperta: «Il procuratore non può fare niente. Deve limitarsi a coordinare quelle poche procure distrettuali, non può coordinare le forze di polizia, non ne dispone. E ancora peggio, nell? ansia di limitare e delimitare quanto più possibile questi poteri del procuratore antimafia e antiterrorismo, il legislatore d? urgenza ci ha tolto il potere di coordinamento, di disporre dei servizi centrali di polizia giudiziaria in materia di misure di prevenzione antimafia. Io capisco che è una scelta, però è una scelta che finisce per fare come la montagna che partorisce il topolino, lo dico con estremo rispetto. È un coordinamento sulla carta, mi dai la responsabilità ma non lo strumento per esercitarla».
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TITOLO: Torino, scontro tra tram a Porta Palazzo
DATA: 2015-02-26
OCCHIELLO: Uno dei due è deragliato e ha urtato l'altro: settei feriti, nessuno è grave<br clear='all'/>
TESTO:Due tram della linea 3 si sono scontrati in piazza della Repubblica poco dopo le 15. I due mezzi andavano in direzione opposta per fortuna a velocità relativamente bassa quando quello diretto verso il centro città è deragliato e si è scontrato frontalmente con l'altro. Nell'urto sono rimaste ferite una decina di persone. Quattro quelle trasportate in ospedale in ambulanza, una in codice giallo, ma nessuna è in pericolo di vita.   Sul posto oltre al 118 sono arrivati i tecnici di Gtt per cercare di capire la dinamica dell'incidente che sta provocando ingorghi e rallentamenti in tutta la zona attorno a Porta Palazzo
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TITOLO: Aperto e subito rinviato l'appello per la tragedia Thyssen
DATA: 2015-02-26
OCCHIELLO: Il pg Corsi ha preso atto della richiesta di trasferimento fatta dalle difese. La parola alla Cassazione. Prossima udienza il 28 maggio<br clear='all'/>
TESTO:Aperto e rinviato il nuovo processo d'appello per la tragedia della ThyssenKrupp. A formulare la richiesta è stato il pg Vittorio Corsi, che ha preso atto dell'istanza di trasferimento formulato dalle difese in Cassazione. Richiesta per legittima suspicione, cioè perchè i legali degli imputati ritengono che a Torino non ci sia la serenità necessari per un giudizio equilibrato. La Corte d'assise ha così deciso per il rinvio del dibattimento al 28 maggio. "Riteniamo che in quella data la Corte di Cassazione possa verosimilmente avere già deciso sulle istanze delle difese", ha affermato Piera Caprioglio, presidente della Corte d'assise di Torino, motivando il rinvio del nuovo appello di tre mesi. In aula, oltre a tutti i familiari delle vittime del rogo della ThyssenKrupp, che hanno esposto le foto dei loro cari, era presente una delegazione dei parenti delle vittime dell'Eternit con le bandiere tricolori con la scritta "Eternit: giustizia! ".  
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TITOLO: Messina, 30 mila euro per comprare un bimbo romeno: otto fermati
DATA: 2015-02-26
OCCHIELLO: Il blitz dei carabinieri all'arrivo del bambino al porto di Messina accompagnato dalla madre e dal fratello maggiore, insieme ai due pregiudicati messinesi che. ..<br clear='all'/>
TESTO:MESSINA - Il bimbo è stato "salvato" proprio mentre chi lo aveva comprato in Romania lo stava consegnando alla coppia che, pur di avere un figlio senza passare dalle normali procedure di adozione, aveva sborsato 30 mila euro a una banda di trafficanti di bambini senza scrupoli. Il blitz degli uomini del nucleo investigativo dei carabinieri di Messina è stato fulmineo. Il piccolo, di 8 anni, è stato preso in consegna durante l'appuntamento tra i pregiudicati messinesi che avevano messo in piedi questo che avrebbe potuto essere un fiorente traffico e la coppia che si era rivolta a loro. Contemporaneamente i carabinieri hanno eseguito gli otto provvedimenti di fermo urgente emessi dalla Dda nei confronti dei due aspiranti genitori, dei pregiudicati messinesi e dei due cittadini romeni che avevano venduto il piccolo. A tutti viene contestato il reato di associazione per delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitù. A rivolgersi ad un pregiudicato di Tortorici, Aldo Galati Rando, è stata una coppia di coniugi, 48 anni lei, 57 lui, chiedendo di trovare una famiglia che, dietro il pagamento di una cifra, fosse disposta a cedere loro il proprio figlio. Nel 2008 la coppia, da anni residente in Svizzera, aveva denunciato la nascita di un maschietto mai nato, precostituendosi le condizioni per procurarsi poi un bambino già registrato. Per questo il bimbo che cercavano era un maschietto di quell'età. Il pagamento e' avvenuto il 17 gennaio, in piena notte, in una zona impervia tra le montagne dei Nebrodi, con modalita' che hanno testimoniato la sicura consapevolezza degli indagati di commettere un grave reato. Subito dopo un quinto indagato, Franco Galati Rando, 46 anni, anche lui di Tortorici, avrebbe iniziato le ricerche del bambino, dapprima in Sicilia in ambienti degradati e mal frequentati, appoggiandosi a pregiudicati di varie nazionalita', tuttavia sempre senza successo. Successivamente ha lasciato la Sicilia, recandosi dapprima in Toscana e poi in Romania, dove sarebbe entrato in contatto con un pregiudicato brindisino ma domiciliato in Romania, Vito Calianno, 43 anni, che gli avrebbe offerto il suo aiuto per muoversi in ambienti delle periferie rumene. E lì, il 23 febbraio, i due pregiudicati italiani, con la madre rumena del piccolo venduto come un oggetto, lo stesso bimbo ed uno dei fratelli della donna, sono partiti in auto dalla Romania per la Sicilia. Madre e fratello ventenne del piccolo romeno sono arrivati in Sicilia per controllare la sistemazione trovata in Italia per il bambino, ma anche per incassare quanto pattuito che sarebbe servito per ingrandire la casa di famiglia in Romania. Ma al porto di Messina ad attenderli hanno trovato i carabinieri che hanno preso in consegna il bambino mentre la coppia di coniugi attendeva a Tortorici il loro arrivo Le otto persone colpite dai provvedimenti della Dda si trovano ora in carcere, in attesa di essere interrogate dal magistrato. Il bambino è stato preso in consegna dai militari che ora stanno cercando di ricostruire se ci siano stati altri episodi di compravendita.
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TITOLO: Gennaro Migliore: "Ecco perché mi ritiro dalla corsa alle primarie Pd"
DATA: 2015-02-26
OCCHIELLO: La lettera aperta del deputato dopo la decisione di non candidarsi più<br clear='all'/>
TESTO:Lettera aperta Ho deciso di non partecipare alle primarie di domenica prossima. La mia scelta di scendere in campo, dopo essere stato indicato da un ampio schieramento del Pd come candidato unitario, nasceva dalla profonda fiducia in questo istituto della democrazia. E dalla speranza di poter rappresentare una candidatura di rinnovamento per il governo della regione. Nella situazione attuale, entrambe le condizioni sono venute meno. Sono convinto che le primarie in futuro dovranno essere regolate per legge, così come auspicato da molti, a partire da Raffaele Cantone. Perciò mi impegno a presentare una proposta in tal senso in Parlamento. Per quanto riguarda quelle di domenica prossima auspico e confido nel massimo di partecipazione e nella totale trasparenza, impedendo ogni interferenza di noti rappresentanti della destra. La mia breve campagna mi ha consentito di raccontare un progetto di governo diverso, fatto di proposte concrete, entusiasmo, passione civile. È stato un privilegio poter incrociare tanti giovani cosi pieni di futuro e così determinati a contrastare la crisi, a partire da quelli che militano nel Partito Democratico. Ci sono tanti modi per sentirsi parte del processo di rinnovamento del Pd. Con Renzi si è posta la questione del ricambio generazionale, della lotta alle rendite di posizione, dello sguardo sulla politica estraneo alle vecchie liturgie. Affontare il futuro senza farsi consumare dal passato, questa è la sfida. Ed è ancora aperta. Proprio per questi motivi l? impegno preso per la mia terra rimane intatto. Certamente sarà indispensabile che si ritrovi compattezza sul candidato a Presidente della Campania per vincere le elezioni, nel Pd e recuperando pienamente la forza della coalizione di centrosinistra. Oggi più che mai dobbiamo lavorare per una Campania liberata: da Caldoro, dal cosentinismo e dal post cosentinismo. Non vi scrivo per farmi da parte, ma per fare meglio la mia parte, oggi e domani.
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TITOLO: Il festival dell’errore (e dell’0rrore)
DATA: 2015-02-26
OCCHIELLO: La celebrazione a Bologna
TESTO:A Bologna il festival dell'erroreI nati il 29 febbraio incarnano al meglio lo spirito della Giornata mondiale dell? Errore, che si celebra domani a Bologna con la seconda edizione dell? «Error Day». Per questo l? ideatrice Clelia Sedda ha invitato tutti coloro che possono festeggiare solo ogni 4 anni domani in Piazza Maggiore, a mezzanotte in punto. A suggello di una giornata che vedrà un convivio pomeridiano sul rapporto tra medicina ed errori, in Cappella Farnese, una «Cena sbagliata« al Centro Natura di via degli Albari, con «Festa da s-ballo» e danze popolari a seguire al piano superiore, e domenica alle 15,30 una visita guidata tra gli errori monumentali della città. Tra gli ospiti Fabrizio Benedetti, tra i maggiori esperti al mondo dell? effetto placebo in medicina, Massimo Polidoro, segretario del comitato creato da Piero Angela per smascherare gli inganni dell? occulto, il musicologo Massimo Privitera e la performer Lorenza Franzoni. Nel programma, su www. errorday. it, un? incursione della dottoressa Annagiulia Gramenzi, docente di Storia della medicina dell? Alma Mater, tra i cosiddetti «scherzi di natura», alcuni dei quali visitabili nel Museo delle Cere anatomiche di via Irnerio, e un intervento di Vincenzo Branà sull? omosessualità. In attesa di trovare finanziamenti per una seconda parte del festival, l?«Error Day» presenta anche il «Premio Erro», legato alla costruzione via smartphone di un itinerario con luoghi bolognesi legati alla salute. Fonte:
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TITOLO: Non solo saponette. Ecco cosa sparisce dagli hotel
DATA: 2015-02-25
OCCHIELLO: Ogni anno 88 milioni di refurtiva
TESTO:Asciugamani, ciabatte, cuscini, pile dei telecomandi, televisori, lampadine, accappatoi, cartelli «Non disturbare», numeri delle porte delle stanze, posate, shampoo. E ancora: Bibbie, tende, quadri con cornici o soltanto le cornici, penne, taccuini, telefoni, tappeti, rotoli di carta igienica. Ma anche impianti della doccia, rubinetti, lavandini, minibar (vuoti). Persino animali impagliati, un quadro di Andy Warhol (valore 300 mila dollari), un modellino del Concorde, una spada medioevale e un pianoforte. Dagli hotel sparisce di tutto. In certe stagioni (estate e inverno, soprattutto) quello degli albergatori somiglia a un bollettino di guerra. Con costi imponenti. Se è vero - come ha calcolato un paio d? anni fa l? American Hotel Lodging Association - che gli oggetti che spariscono dalle stanze comportano un esborso ulteriore alle società che supera gli 88 milioni di euro. All? anno. Souvenir o refurtiva? Il dibattito è aperto. E i tentativi di arginare il fenomeno non sempre sono andati a buon fine. Nel 2014 il Waldorf Astoria di New York scrisse su Facebook: «Riportateci tutto quel che avete portato via e noi chiuderemo il? contenzioso? ». Ma il tentativo, al netto delle prese in giro («Andate a restituire la refurtiva di zia Bessy», ironizzò Usa Today), non ebbe successo. «Agli alberghi non sfugge nulla», ha spiegato a Yahoo! Travel Bjorn Hanson, docente della New York University. Ogni mese quasi tutti gli hotel «smarriscono» il 20% di lenzuola e asciugamani. «A loro interessa la portata del fenomeno per intervenire sui costi di pernottamento». In realtà un po? la cosa importa. Lo dimostra il successo della Linen Tracking Technology che produce microchip di localizzazione per asciugamani, lenzuola e accappatoi. Meglio lasciare al suo posto il «souvenir». (Testo di Leonard Berberi)
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TITOLO: Allarme maltempo, temporali e neve al Sud. Emilia, frane e allagamenti
DATA: 2015-02-25
OCCHIELLO: La perturbazione atlantica che sta portando temporali e neve sulle regioni centrali e meridionali continuerà nelle prossime ore. Protezione civile emette allerta meteo
TESTO:Non concede tregua il maltempo. La perturbazione atlantica che sta portando temporali e neve sulle regioni centrali e meridionali continuerà nelle prossime ore. Sulla base delle previsioni disponibili, il Dipartimento della Protezione Civile ha emesso una nuova allerta meteo che prevede il persistere di piogge forti, localmente anche molto intense e accompagnati da fulmini e forti raffiche di vento, su Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia. Su Abruzzo e Molise è previsto inoltre il persistere di nevicate, con quota neve mediamente sopra gli 800 metri. E, a Ischia, si registra un morto per il maltempo: un ristoratore muore schiacciato da un masso caduto sui Maronti.
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TITOLO: Torino, diciottenne salvato dal tumore osseo con un bacino artificiale: è la prima volta al mondo
DATA: 2015-02-25
OCCHIELLO: Il trapianto, con un'operazione lunga 12 ore, è stato eseguito all'ospedale Cto. La protesi in tantalio e titanio - emibacino e anca - è stata realizzata negli. ..<br clear='all'/>
TESTO:Finora era stato considerato "inoperabile". E invece un ragazzo di 18 anni della provincia di Torino, colpito da un tumore alle ossa, è stato salvato con il trapianto di un emibacino in titanio e tantalio realizzato negli Stati Uniti. E' la prima volta al mondo. L'operazione, lunga dodici ore, è stata eseguita al Cto di Torino, l'ospedale traumatologico della Città della Salute. Il diciottenne soffriva da circa un anno da osteosarcoma del bacino. Considerato da tutti inoperabile, aveva risposto abbastanza bene a ben 16 cicli di chemioterapia nel reparto di Oncoematologia, diretto dalla dottoressa Franca Fagioli dell'ospedale Regina Margherita. Nel frattempo i chirurghi ortopedici dell'ospedale Cto avevano fatto costruire negli Stati Uniti un emibacino in titanio con rivestimenti in tantalio, materiale che si integra con le ossa umane, con misure perfette prese da un calco ricavato dalla Tac del paziente. Leggi/ Il padre Bartolomeo: "Senza questi medici mio figlio sarebbe morto" L'intervento, sottolineano in ospedale, è stato un esempio di collaborazione e di lavoro di équipe da parte di tutta la Città della Salute: un complesso sanitario che ha al suo attivo, anche di recente, operazioni chirurgiche all'avanguardia come l'impianto di un'arteria artificiale per il cuore che ha salvato la vita a un bimbo di 4 anni, o sperimentazioni innovative come la dialisi polmonare praticata con successo, per la prima volta al mondo, a
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TITOLO: Maltempo, ancora pioggia e vento forte al Centro-Sud. Frana uccide uomo a Ischia
DATA: 2015-02-25
OCCHIELLO: Collegamenti difficili con la Sardegna e l'Isola d'Elba. A Palermo traffico in tilt. Nelle Marche le precipitazioni intense hanno causato il crollo di un. ..<br clear='all'/>
TESTO:Disagi oggi sorattutto al Centro-Sud del Paese. La perturbazione atlantica che sta determinando condizioni di maltempo sul Centrosud dell'Italia, porterà nelle prossime ore ancora temporali e nevicate sulle regioni centrali e meridionali. Sulla base delle previsioni disponibili, il Dipartimento della Protezione Civile ha emesso una nuova allerta meteo che prevede il persistere di piogge e temporali, localmente anche molto intensi e accompagnati da fulmini e forti raffiche di vento, su Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia. Su Abruzzo e Molise è previsto inoltre il persistere di nevicate, con quota neve mediamente sopra gli 800 metri. Il Dipartimento ha anche valutato per domani una domani criticità arancione per rischio idraulico sulle pianure orientali dell'Emilia-Romagna e sui settori adriatici abruzzesi, e per rischio idrogeologico localizzato sui settori meridionali delle Marche, sull'entroterra abruzzese e sui versanti ionici e meridionali di Calabria e Sicilia. In Sardegna il maltempo non attenua la sua morsa. Il vento e la pioggia hanno continuato a imperversare sull'Isola. Lo scalo di Portoscuso è ancora chiuso e i collegamenti con Carloforte sono ancora dirottati su Calasetta. I traghetti provenienti dal continente sono tutti approdati a Cagliari, Olbia e Porto Torres, anche se in questo ultimo scalo la nave da Genova ha accumulato quasi due ore di ritardo. Notte di interventi per i vigili del fuoco a Cagliari, Carbonia e Iglesias per allagamenti, cornicioni, alberi, pali e rami caduti o pericolanti. Secondo le previsioni dell'Ufficio meteo dell'Aeronautica militare di Decimomannu la situazione non migliorerà durante la giornata. Sono previste ancora precipitazioni nell'area meridionale dell'Isola. I fenomeni si sposteranno poi nel settore orientale, con picchi in Gallura, Nuorese e Ogliastra, che potrebbero raggiungere i 25-30 millimetri. Il vento sarà ancora sostenuto raggiungendo gli 80 chilometri orari. Nevicate sono previste sui rilievi sopra i 700 metri e già questa notte sul Gennargentu è caduto qualche fiocco. La situazione dovrebbe migliorare da venerdì.
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TITOLO: Legnano, il postino apriva le lettere con i soldi donati ai bambini: in auto oltre 500 buste
DATA: 2015-02-25
OCCHIELLO: Al 45enne sono state sequestrate centinaia di buste ancora chiuse e la corrispondenza già aperta nascosta nel bagagliaio: cercava soprattutto le buste spedite. ..<br clear='all'/>
TESTO:La vicenda comincia a maggio dello scorso anno, quando alcuni residenti denunciano ai carabinieri il mancato arrivo della corrispondenza. Spesso si trattava di documenti e di lettere indirizzate dai nonni ai nipotini in occasione del compleanno dei piccoli. È soprattutto all'interno di questo tipo di corrispondenza, raccontano gli investigatori, che l'uomo trovava il contante. Dopo le prime segnalazioni, il fenomeno è andato avanti senza diminuire. Al punto che il direttore dell'ufficio postale ha deciso di informare la polizia. A quel punto sono iniziate le indagini, che nel giro di pochi giorni si sono concentrate sull'autore dei furti: a tutti era nota la passione del 45enne per il gioco, ma nessuno immaginava che quella passione si fosse trasformata in dipendenza e lo avesse indotto a rubare. Le indagini, coordinate dal vicequestore aggiunto Francesco Anelli, si sono protratte per mesi. Lunghi appostamenti e lo studio degli spostamenti dell'uomo hanno permesso agli agenti di avere la certezza che l'autore delle sparizioni fosse proprio il postino 45enne. Quando gli agenti lo hanno fermato, il postino a bordo della sua auto aveva 535 lettere ancora da scartare. Quelle già scartate le metteva nel bagagliaio, quelle invece ancora da aprire le teneva sul sedile del passeggero coperte da un cuscino.
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TITOLO: Bergamo, i figli pensavano a un malore: 43enne muore con un proiettile calibro 9 nella nuca
DATA: 2015-02-25
OCCHIELLO: Roberto Pantic, un nomade, da qualche giorno aveva parcheggiato nelle campagne tra Calcio, Antegnate e Cividate al Piano i due camper in cui viveva con la. ..<br clear='all'/>
TESTO:BERGAMO - La moglie e i figli non hanno capito cosa stava succedendo. Nella notte tra sabato e domenica, quando hanno visto Roberto Pantic, un 43enne nomade di origine croata ma nato in Italia, lamentarsi nella cuccetta del camper in cui vivevano hanno pensato a un malore, forse un ictus. Sono stati i soccorritori del 118, durante la disperata e purtroppo inutile corsa verso l'ospedale, ad accorgersi che a ridurre l'uomo in fin di vita è stato in realtà un colpo di proiettile calibro 9 alla nuca. Pantic, assieme alla compagna e ai loro dieci figli, si era fermato da circa una settimana in un prato della campagna di Calcio, un piccolo paese della Bassa bergamasca. La famiglia si mantiene con l'elemosina, risiede ufficialmente a Torino ma frequenta spesso la provincia di Bergamo. Nessuno ha precedenti penali recenti. Difficile quindi per gli inquirenti riuscire a spiegare il movente della scena ricostruita dalla scientifica dei carabinieri. Le indagini partono appena gli operatori del 118 si rendono conto che a uccidere l'uomo, che è arrivato già morto in ospedale, era stato un colpo d'arma da fuoco. Sarebbero più di uno i colpi esplosi nella notte dalla pistola dell'assassino in direzione dei due mezzi su cui dormiva la famiglia Pantic, che sorpresa nel sonno e al buio non si è resa conto di quello che stava accadendo. Un solo proiettile sarebbe andato a segno: quello che ha ucciso la vittima, raggiunta alla nuca nel sonno. Gli inquirenti stanno ora valutando diverse piste: un regolamento di conti, forse, o eventuali litigi con altri cittadini italiani o stranieri, anche se i Pantic, conosciuti in zona, sembra non avessero mai avuto particolari problemi con i residenti. La Procura ha aperto un fascicolo per omicidio a carico di ignoti.
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TITOLO: Milano, hotel nega lo stage alla studentessa col velo. I compagni insorgono: "E' una discriminazione"
DATA: 2015-02-25
OCCHIELLO: Amal (il nome è di fantasia) frequenta il terzo anno dell'istituto professionale Marignoni Polo. L'hotel Zara in un primo momento si era detto disponibile ad. ..<br clear='all'/>
TESTO:Il giorno prima si era scattata una foto guardandosi allo specchio del camerino del negozio e l'aveva mandata d'istinto alla sua professoressa di economia. Stretta con orgoglio in quel tailleur blu scuro che avrebbe dovuto portare per tutta la durata del suo primo tirocinio. Una divisa che Amal, sedici anni, non ha mai potuto indossare. "L'hotel preferisce evitare, se volete mandatene un'altra", si sono limitati a dire in modo spiccio dall'albergo prima di riagganciare, raccontano dalla scuola, senza nemmeno dilungarsi in troppe spiegazioni. Amal (il nome è di fantasia) frequenta il terzo anno del Marignoni Polo, un istituto professionale a pochi metri dall'Arco della Pace. È nata a Milano da genitori egiziani e da quando ne ha tredici porta il velo, come la mamma e tutte le donne della sua famiglia. "Da musulmana è una scelta naturale, mi rendo conto sia difficile da capire", racconta in una pausa fra una lezione e l'altra, accanto alle vetrate del corridoio al primo piano dell'istituto vicino a corso Sempione. Una scelta per la quale, a sedici anni, ha incassato il suo primo rifiuto da parte di un datore di lavoro. "Come tutti i suoi compagni anche lei era pronta a partire con lo stage obbligatorio per i suoi studi", spiega il preside Pietro De Luca. Una fase necessaria per chi frequenta un corso di istruzione e formazione professionale della Regione (attivato in questo caso in un istituto statale) che prevede un numero fisso di ore di alternanza scuola lavoro. Amal, quattro fratelli, mamma casalinga e papà che lavora in un'impresa di pulizie, sogna da anni un futuro come guida in giro per il mondo e a suo tempo, quando si era trattato di scegliere, era buttata in percorso che potesse darle un mestiere in mano. La sua destinazione per la sua prima esperienza lavorativa la conosceva da tempo: la scuola aveva scelto per lei l'hotel Zara, un piccolo tre stelle vicino al nuovo Pirellone. Dove in reception si sarebbe dovuta guadagnare i crediti necessari per arrivare al diploma, cercando di imparare il mestiere. "Tempo fa, per precauzione, avevamo chiesto alla struttura se il suo velo potesse provocare problemi: di questi tempi non si sa mai - racconta Liliana Brini, responsabile dei tirocini - Ma l'hotel ci aveva rassicurato dandoci il via libera". Il divieto per Amal, però, è arrivato a quarantott'ore dall'inizio del tirocinio. "Improvvisamente hanno detto che la questione velo aveva creato problemi in passato - prosegue l'insegnante - e hanno tagliato corto dicendo che preferivano evitare". Inutili le richieste di spiegazioni da parte del dirigente: "Nessuno mi ha mai richiamato". Al posto di Amal, ad accogliere i clienti dell'hotel Zara si è presentata una sua compagna di classe filippina, mentre la studentessa di origini egiziane l'ha sostituita all'hotel Nasco, in zona piazza Firenze, dove il suo velo color turchese, che la ragazza definisce un "dono, una specie di corona", è stato accolto senza problemi. "Non capisco perché mai con i capelli scoperti avrei lavorato meglio", chiede Amal con un tono pacato da grande e gli occhi luminosi da ragazzina, fissando il simbolo della pace che porta al collo, tempestato di strass. "Nell'albergo dove sono stata dirottata ho sorriso, parlato, chiacchierato con gente di tantissimi paesi e nessuno sembrava prestarci attenzione". Proprio come quando gioca a pallavolo, con l'hijab a coprirle immancabilmente i capelli. O quando il sabato sera esce in centro con le amiche, come tutte le altre. O in classe, "dove all'inizio i miei compagni mi hanno fatto domande, ma quando hanno capito che si trattava di una mia scelta l'hanno presa come una parte di me e nessuno ci fa più caso". L'albergo minimizza. "Si è trattato sicuramente di un'incomprensione - si difende Massimo Brianza, uno dei soci dell'hotel Zara - Siamo sempre stati molto aperti alla formazione e abbiamo dipendenti di qualsiasi etnia. Credo che il problema fosse una questione di disponibilità di stage: abbiamo un numero eccessivo di richieste da parte delle scuole e non possiamo accoglierli tutti". Ma ora che il periodo degli stage si è chiuso, i ragazzi sono tornati a scuola e tutti i compagni della ragazza hanno saputo cos'è successo. Ed è tutta una classe di 25 studenti a scrivere una lettera indirizzata all'albergo che non ha voluto Amal: "È una discriminazione che non possiamo accettare".
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TITOLO: Lorenzin: "I reparti di emergenza arrancano ovunque, è tempo di togliere il blocco del turn over"
DATA: 2015-02-25
OCCHIELLO: Il ministro alla Sanità: "Purtroppo alcuni ospedali sono cattedrali nel deserto: scoppiano perché mancano alternative"<br clear='all'/>
TESTO:UN PERIODO nero per i pronto soccorso e in generale per l'emergenza in Italia. Ormai da mesi le barelle stazionano nei corridoi dei servizi di urgenza di tanti ospedali, fiaccati dall'influenza e non solo da quella. C'è stato il caso della neonata di Catania, quello dei bambini rimandati a casa dall'ospedale, sempre in Sicilia e in Emilia, e poi morti, adesso quello del paziente morto dopo l'operazione a Napoli. Per uscire dal caos bisogna cambiare l'organizzazione e in certi casi ci vuole più personale. Sono due delle linee indicate dal ministro alla Sanità Beatrice Lorenzin. Cosa sta succedendo, ministro? "Non credo che i casi di sospetti errori siano più della media. È che in questo periodo c'è una maggiore attenzione sul sistema di emergenza sanitaria e tutto viene amplificato. Per me va bene, è un fatto positivo: parlare dei problemi serve a fare un passo avanti per risolverli". Resta il fatto che le difficoltà nei pronto soccorso ci sono. Perché? "I fattori sono più d'uno. Intanto spesso ci va chi non ci deve andare. Ma non colpevolizziamo i cittadini, bisogna piuttosto che le reti territoriali funzionino meglio per dare risposta fuori dall'ospedale ai loro bisogni. E devono essere le Regioni ad agire perché questo succeda. Dove c'è un servizio organizzato di medici di famiglia che grazie anche al sistema di guardia medica sono in grado di assicurare una presenza 24 ore su 24, dove in generale c'è offerta di prestazioni sanitarie territoriali, si tiene sotto controllo l'inappropriatezza. Dove questo sistema non funziona i pronto soccorso esplodono". In questi giorni si è parlato di far pagare i pronto soccorso. Ma i ticket sui codici bianchi non erano già stati introdotti? "Si, sono presenti quasi ovunque e io sono d'accordo con questa misura. Poi spetta alle Regioni farla rispettare nei vari ospedali". La morte della bambina in Sicilia non aveva a che fare con il dipartimento di emergenza. "Premesso che quanto è successo deve ancora essere chiarito, lì abbiamo visto manifestarsi un altro problema diffuso: le reti dell'urgenza che non funzionano. Devono essere ben strutturate, sono necessarie ambulanze attrezzate e piani di emergenza per i problemi neonatali, per l'ictus e l'infarto. Va bene tagliare i piccoli ospedali ma se questo viene fatto va potenziato il servizio di elisoccorso e più in generale la rete del 118". Il Cardarelli di Napoli è in difficoltà ormai da settimane. Un uomo è morto su una barella in osservazione dopo un intervento. "Non mi esprimo su quel caso perché non lo conosco. Il Cardarelli, come altri ospedali soprattutto nelle regioni in piano di rientro, ha il problema di essere al centro di una rete territoriale che non dà alternative in fatto di pronto soccorso. Così finisce che le persone vanno a cercare aiuto nell'unico punto di riferimento rimasto in una certa zona. Una cattedrale nel deserto che oltretutto per alcune specialità offre assistenza di alto livello, quindi attrae". Riorganizzazioni a parte, che spettano alle Regioni, come si esce dai problemi dell'emergenza? "Va tolto il blocco del turn over, almeno in certi casi. Ci sono amministrazioni locali, in piano di rientro, che da 10 anni non assumono. Io sto provando un po' alla volta a farlo, ma il Mef ogni tanto riblocca tutto. Il punto è che la sanità non può essere paragonata ad altri comparti pubblici, perché ha a che fare con la salute delle persone. Ci sono strutture che hanno carenze di personale, e bisogna intervenire per risolverle".  
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TITOLO:
DATA: 2015-02-25
OCCHIELLO: Per la procura le affermazioni del fotografo sono espressione di un luogo comune, non volontà di offendere
TESTO:IL CASO Il pm: «Veneti ubriaconi? Non è reato» Chiesta l? archiviazione per Toscani «Quelle affermazioni sono solo un luogo comune» VERONA «Veneti ubriaconi e alcolizzati atavici». Parole che fecero insorgere un? intera regione, quelle pronunciate dal fotografo Oliviero Toscani alla trasmissione La Zanzara di Radio 24. Poche ore dopo quell? infelice uscita, si scatenò immediata la bufera: dal web alla politica, inevitabilmente il caso è finito sul tavolo della magistratura. Ad appena venti giorni di distanza, è la procura di Verona a pronunciare il primo verdetto, chiudendo a tempo-record l? inchiesta per diffamazione che vedeva indagato Toscani con un? istanza d? archiviazione su cui l? ultima parola spetterà prossimamente al gip. Al di là della decisione di «assolvere» l? architetto per quelle sue provocatorie dichiarazioni che avevano fatto gridare i veneti all? «insulto», sono le motivazioni poste nero su bianco dal pubblico ministero Marco Zenatelli che sembrano destinate a far discutere: ad avviso del magistrato, dare ai veneti degli ubriaconi «non ha rilevanza penale». Non costituisce una diffamazione, ma soltanto un «luogo comune. E dire che, all? indomani delle frasi di Toscani, non aveva certo usato mezzi termini il governatore Luca Zaia chiedendogli di rettificare le sue parole o di chiedere scusa ai veneti: «Ho cose più importanti cui dedicarmi, tuttavia di fronte a frasi come? i veneti sono un popolo di ubriaconi e alcolizzati? , ma soprattutto davanti al riferimento a padri, madri e nonni, credo che il dovere di un presidente del Veneto che tutti rappresenta sia quello di fare chiarezza - aveva sottolineato Zaia -. Chiedo quindi al signor Toscani, che ben conosce la nostra terra dove ha avuto modo di lavorare credo con soddisfazione, o di rettificare eventuali cattive interpretazioni delle sue parole o di cogliere l? occasione per scusarsi immediatamente con 5 milioni di veneti. Per il futuro un consiglio, ripetere spesso un antico adagio veneziano che così recita: prima de parlar tasi! ». Ma tant? è: secondo il pm Zenatelli, «non vi sono sufficienti elementi per sostenere l? accusa in giudizio posto che lo stereotipo dei? veneti ubriaconi? utilizzato provocatoriamente dall? indagato, come la maggior parte dei luoghi comuni, non può ragionevolmente integrare il reato di diffamazione - si legge nella richiesta d? archiviazione -, anche perché rivolto a un numero indeterminato e indeterminabile di persone». Ancora: «Il reato di diffamazione - scrive il magistrato - è costituito dall? offesa della reputazione di una determinata persona e non può essere ravvisato nel caso in cui vengano pronunciate o scritte frasi offensive nei confronti di una o più persone appartenenti a una categoria anche limitata se le persone cui le frasi si riferiscono non sono individuabili». Ma il provvedimento del pm di Verona non è ancora finito: «Nessun pregio - continua la richiesta d? archiviazione depositata per Toscani - ha il riferimento alla cosiddetta legge Mancino posto che tale fattispecie non può riferirsi ai fatti enunciati in querela». Da ultima, l?analisi conclusiva: «La manifestazione di pensiero utilizzata da Toscani - decreta il magistrato - va quindi confinata nell? ignoranza tipica dei luoghi comuni e non merita di assurgere a rilevanza penale». Chissà, adesso, come reagiranno i cinque veronesi («persone normali, ragazzi e pensionati », li aveva qualificati il loro avvocato Andrea Bacciga) che avevano presentato la denuncia- querela contro l? architetto originario di Milano facendo scattare l? inchiesta della procura scaligera. Lo stesso procuratore Mario Giulio Schinaia, del resto, annunciando l? apertura di un fascicolo contro Toscani aveva definito come «pesanti» le sue frasi sui veneti: «Poveretti, non è colpa loro se nascono in Veneto - aveva detto Toscani in radio -. Alcolizzati atavici, i nonni, i padri, le madri. Poveretti i veneti, non è colpa loro se uno nasce in quel posto, è un destino. Basta sentire l? accento veneto: è da ubriachi, da alcolizzati, da ombretta, da vino ». Tanto da aver innescato un? interrogazione urgente firmata dal consigliere regionale Giovanni Furlanetto del Gruppo Misto: «Le dichiarazioni di Oliviero Toscani non possono rimanere impunite, la giunta deve chiedere l? applicazione della legge Mancino e un risarcimento danni. L?immagine che Toscani ha voluto dare dei Veneti è distorta e mirata a screditare un popolo». A modo suo, Toscani aveva poi cercato di recuperare: «Era una battuta divertente. Se gli unici a non divertirsi sono alcuni veneti mi dispiace. C?è qualche veneto che ci cade sempre». E la procura adesso gli ha dato ragione.
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TITOLO:
DATA: 2015-02-25
OCCHIELLO: L’idea del gondoliere che cerca sponsor
TESTO:DISABILI Gondola per tutti, ecco il progetto E lo spot è un cartone animato Dal 4 marzo parte la raccolta fondi. Video firmato dal regista Bisacco e dal vignettista Gavagnin VENEZIA Anche i disabili a breve potranno andare in gondola. Merito di Gondolas 4 All, un progetto dell? omonima onlus, grazie al quale sta nascendo un pontile speciale per imbarcare le carrozzine. Sarà pronto per luglio, e sarà collocato a Piazzale Roma, tra il ponte Papadopoli e i Tre Ponti, in uno specchio d? acqua tranquillo. Il progetto è nato due anni e mezzo fa da un? idea dei gondolieri del traghetto della Ferrovia Alessandro Dalla Pietà ed Enrico Greifenberg, ha numerosi sponsor, tra cui la Regione Veneto che sborsato 50 mila euro per la realizzazione. In tutto costerà però 130 mila euro e per reperire fondi la onlus avvia dal 4 marzo una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Indiegogo. «Con questo progetto vogliamo lanciare un messaggio di speranza e di accessibilità? spiega Dalla Pietà? stiamo per rendere accessibile una delle cose più inaccessibili al mondo, cioè la gondola, e ci auguriamo che altri operatori nel mondo del turismo prendano il nostro esempio». Il pontile è realizzato in plastica riciclata e avrà due movimenti, uno laterale e uno a salire e scendere. La tecnologia porta la firma della ditta Rein e di Fadiel italiana. Da oggi l? idea è raccontata grazie al video promozionale realizzato dal regista Aldo Bisacco e dal vignettista Marco Gavagnin.
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TITOLO: Quei 58 fomentatori d’odio nelle nostre celle: “Lodano la jihad e cercano di fare proseliti”
DATA: 2015-02-24
OCCHIELLO: <br clear='all'/>
TESTO:L'ECO del massacro di Charlie Hebdo è rimbalzato nelle celle italiane quando ancora i due fratelli Kouachi erano in fuga nelle campagne francesi. In quel momento, e nei giorni immediatamente successivi, ci sono stati 20 detenuti che hanno esultato. Hanno inneggiato alla strage di Parigi così come i mafiosi nel 1992 festeggiarono all'Ucciardone la morte di Falcone. Per dirla con il gergo più burocratico dei rapporti della polizia penitenziaria, "hanno solidarizzato e mostrato compiacimento " per gli attentatori di Parigi. Tanto è bastato perché i loro nomi finissero nella lista dei carcerati segnalati all'autorità giudiziaria in quanto "potenziali pericolosi fondamentalisti islamici". Oltre all'elenco stilato dal Viminale dei foreign fighter partiti dal nostro Paese per combattere in Siria e in Iraq, c'è un'altra lista che tiene in apprensione l'Antiterrorismo: quella redatta dal Dap, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, e di cui è stato messo al corrente il ministro della Giustizia Andrea Orlando. Si tratta di 58 detenuti, finiti dentro per reati vari non necessariamente legati al terrorismo, che hanno mostrato vicinanza all'ideologia del Califfato o di Al Qaeda. Sono quasi tutti extracomunitari provenienti dal Medio Oriente e dall'Africa del Nord, ma tra loro ci sono anche cinque o sei italiani convertiti all'Islam. Fomentatori di odio, in qualche modo. Potrebbero essere degli innocui esaltati così come dei veri reclutatori di jihadisti. Sono persone che attualmente si trovano nel circuito "normale", quindi a contatto con altri detenuti, non avendo sulle spalle accuse o condanne tanto gravi da meritare il regime di alta sicurezza. Proprio per questo, sono costantemente monitorati dai poliziotti della penitenziaria, i quali temono che tra essi si possa nascondere un altro Djamel. Djamel Beghal è l'uomo di nazionalità algerina, definito "il teorico della jihad", che aveva la cella accanto a quella di Amedy Coulibaly nel carcere di Fleury-Mérogis. È stato il suo cattivo maestro, colui che l'ha spinto giù, lungo un percorso di radicalizzazione estrema di cui i fatti del 9 gennaio sono stati l'orrendo epilogo. Anche Omar Abdel Hamid El-Hussein, il 22enne danese autore del doppio agguato a Copenaghen, è diventato un fanatico dentro le mura di un istituto carcerario. "Proprio per evitare questa deriva  -  spiega Donato Capece, segretario nazionale del sindacato Sappe  -  i soggetti in quella lista sono stati allontanati dai loro connazionali". Come sono finiti nell'elenco? Non c'è un modo solo. Possono essere stati indicati da qualche pm che ha un'indagine aperta, dai compagni di cella, oppure dagli imam che prestano servizio negli istituti (tutti i religiosi che entrano nelle case circondariali hanno l'autorizzazione del Viminale). Altre volte sono stati gli agenti di guardia ad accorgersi di qualcosa di anomalo, come nel caso dei venti esaltati entusiasti per le gesta dei fratelli Kouachi e di Coulibaly. Comportamento, questo, che è stato registrato in un paio di car- ceri. "Abbiamo avuto delle disposizioni molto chiare quando si tratta di rischio proselitismo  -  continua Capece  -  spesso le indicazioni arrivano dalla stessa comunità islamica carceraria che segnala chi ha le posizioni più integraliste e va professando la guerra santa ". Nei giorni scorsi il ministro della Giustizia ha chiesto più diritti per i musulmani detenuti. "Oltre che una questione di civiltà  -  ha detto Orlando  -  assicurare i centri di preghiera è uno strumento per prevenire la radicalizzazione e il reclutamento fondamentalista ". Si sa che attualmente tra i circa 53mila ospiti totali (di cui 17.452 sono stranieri, per la maggior parte romeni, marocchini, albanesi e tunisini) ci sono dieci condannati in via definitiva per terrorismo di matrice islamica. Il giordano Masalameh Ahmad, ad esempio, è uno di questi. Per lui la fine pena è fissata il 21 marzo 2026. O il tunisino Jarraya Khalil, che esce il prossimo anno. Ma non sono loro a destare preoccupazione, al momento, perché sono tutti in isolamento, seppur non al 41 bis come i mafiosi. In ogni caso non entrano in contatto con gli altri, sono guardati a vista. Diverso il discorso per i 58 detenuti della lista. "Se notiamo qualcosa di sospetto  -  continua Capece  -  riferiamo immediatamente al comandante di reparto perché si possa provvedere al trasferimento". Rispetto alle procedure standard, tutto diventa più rapido. "Ma è evidente che serva una formazione specifica per gli agenti", sostiene però Eugenio Sarno, segretario della Uil penitenziaria. "Il più delle volte si lascia tutto all'intuito e alla capacità del singolo. Per combattere efficacemente il rischio proselitismo bisogna far fare al personale corsi di lingua e dare nozioni almeno basilari sulla cultura islamica in modo da consentire di decriptare alcuni atteggiamenti sospetti. La questione è troppo delicata per lasciare tutto all'improvvisazione".
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TITOLO:
DATA: 2015-02-24
OCCHIELLO: La piccola picchiata con un manico di scopa e obbligata a restare per ore davanti la televisione. Gli orrori scoperti durante una visita medica
TESTO:IL CASO Botte e torture sulla figlia di 4 anni, operaio padovano arrestato La sequela degli orrori scoperta a causa delle lesioni trovate sulla piccola durante una visita medica PADOVA Picchiava selvaggiamente la figlia di quattro anni con un manico di scopa e la sottoponeva a minacce psicologiche obbligandola a stare immobile davanti alla televisione. Una brutta storia di violenza contro una bambina e? stata scoperta dai carabinieri di Este. A dare il via alle indagini un medico che ha riscontrato nella piccola lesioni inequivocabili. A seguito di approfondite indagini i carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Este hanno tratto in arresto un operaio 30enne di Merlara (Padova) per maltrattamenti in famiglia nei confronti della figlia di 4 anni. L?attività dei carabinieri ha permesso di attribuire al padre un comportamento violento e minaccioso nei confronti della piccola. In piu? di una occasione le ha dato schiaffi e calci anche anche alla testa, in un episodio la bambina è stata colpita con un manico di scopa in ferro. E poi c? erano le minacce, tali da generare terrore e sottomissione psicologica nella piccola: in un caso, accertato dai carabinieri, la bambina doveva rimanere immobile, seduta in silenzio a guardare la televisione, con la minaccia di romperle un piatto in testa se non avesse ubbidito. L?indagine è stata coordinata dal pm rodigino Davide Nalin, che ha richiesto ed ottenuto dal Gip Carlo Negri l? emissione di un? ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il padre violento è attualmente trattenuto presso la casa circondariale di Rovigo. La violenza fisica era sempre comunque «controllata» in modo da non attirare l? attenzione di altre persone. Evitando quindi di colpire la piccola al volto, dove i segni delle percosse sarebbero stati evidenti. Il caso è seguito anche dal personale dei Servizi Sociali del Comune di residenza. La vicenda sarebbe maturata all? interno di una famiglia con qualche problema, ma non in un quadro di degrado sociale
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TITOLO: Carrère conquistato da Gesù Spenta la fede, resta la passione
DATA: 2015-02-24
OCCHIELLO: Nel libro «Il Regno», edito da Adelphi, lo scrittore francese si confronta con il cristianesimo. La crisi mistica è alle sue spalle ma riesce a trasmetterci lo spirito degli apostoli
TESTO:Carrère non ama molto la Marguerite Yourcenar delle Memorie di Adriano, ma ne cita per esteso un passo per voler seguire le orme di una scrittrice che ha affrontato come fosse esperienza nostra le turbolenze dello spirito di un uomo vissuto migliaia di anni fa: «Perseguire l? attualità dei fatti, rendere a quei volti marmorei la loro mobilità, l?agilità della cosa viva». In questo restituire l? «agilità della cosa viva» alle cose apparentemente morte si condensa in fondo la missione di uno scrittore. E se Carrère sceglie San Luca è perché riconosce in lui il talento del grande narratore e del grande sceneggiatore. Nella «forza delle scene» in cui si compie il grande evento dell? incarnazione di Dio attraverso Gesù Cristo, Luca non ha rivali: «La locanda in cui non c? è più posto, la stalla, il neonato che viene fasciato e posato in una mangiatoia, i pastori della regione che, avvertiti da un angelo, vanno in processione dal bambino e si commuovono». Tutto inventato da Luca: «E a nome della categoria dei romanzieri dico, giù il cappello». Luca «drammatizza, sceneggia, romanza». Ed è questo il sentiero in cui si avventura Carrère. Che corre con questo libro un grande rischio: la freddezza dei lettori suoi seguaci che lo adorano, ma difficilmente sono disposti a non considerare la certezza sulla transustanziazione nel rito eucaristico come la credenza di una gigantesca setta di folli. Però, per esempio, mettere in relazione analogica la scelta di Ulisse di rinunciare alle beatitudini eterne di Calipso per tornare dalla sua Penelope con quella del sacrificio di Paolo, che rinuncia a ogni bene terreno per guadagnarsi il Regno dei Cieli, ha qualcosa di inusitato. Come a voler trattare la religione come un romanzo. Come a voler fare di Gesù Cristo non un personaggio meramente storico, come dicono da sempre i detrattori dell? idea di Gesù come divinità «realmente» incarnata, ma un personaggio della grande letteratura, portatore di una potenza narrativa unica, prima ancora che di un nuovo e rivoluzionario credo.
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TITOLO: Boom biglietti: merito di under 35 giramondo
DATA: 2015-02-24
OCCHIELLO: Oltre 180 missioni in 18 mesi per firmare contratti con i più importanti tour operator internazionali: chi sono i giovani che hanno gestito la vendita dei biglietti
TESTO:Piero Galli, direttore eventi e marketing di Expo, è il capo della struttura e li accompagna solo nelle trasferte di maggiore peso. Loro, età media sotto i 35 anni, conoscenza di più lingue, esperienze consolidate di attività turistica alle spalle, girano accompagnati da Foody, la mascotte di Expo disegnata dalla Disney. I globetrotter sono affiancati da un? altra squadra che da Milano gestisce tutta la partita del ticketing, dalle sofisticate tecnologie di vendita, ai contratti, fino alle tornellerie e gli accessi. Senza contare il lavoro che va fatto per preparare gli eventi e le iniziative commerciali nei vari Paesi.
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TITOLO: Vicenza, rapinatore ucciso: recapitata busta con proiettili al gioielliere
DATA: 2015-02-24
OCCHIELLO: Consegnata davanti a casa. Nella busta anche il nome de benzinaio “eroe” che ha sparato ai rapinatori la sera del crimine
TESTO:Una busta chiusa contenente due proiettili per arma corta è stata lasciata lunedì sera davanti all? abitazione di Roberto Zancan, il gioielliere di Ponte di Nanto (Vicenza) che il 3 febbraio scorso aveva subito un tentativo di rapina, durante la quale uno dei rapinatori era rimasto ucciso da un colpo di fucile sparato da un benzinaio che aveva visto i malviventi allontanarsi. Nella busta anche i nomi dello stesso gioielliere e del benzinaio, Graziano Stacchio. Sul posto i carabinieri del reparto operativo di Vicenza. Martedì mentre il gioielliere era in casa con dei giornalisti di «Quinta colonna», programma di Retequattro - alla trasmissione era ospite in studio sua moglie - qualcuno ha suonato il campanello di casa. Quando Zancan è andato ad aprire la porta ha trovato la busta contenente i due proiettili. Nel tentativo di rapina era morto Albano Cassol un nomade trevigiano, che stato ferito ad una gamba ed era morto dissanguato. I complici erano riusciti invece ad allontanarsi facendo perdere le loro tracce.
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TITOLO: Maltempo, l'inverno rialza la testa. Albero su auto a Trapani, muore un operaio. A Genova voli dirottati
DATA: 2015-02-24
OCCHIELLO: Intensa perturbazione da ovest sarà seguita da correnti polari, massime in diminuzione al centronord. Maestrale in Sardegna, vento forte in Sicilia e. ..<br clear='all'/>
TESTO:A Genova tre voli sono stati dirottati, due cancellati, decine di interventi dei vigili del fuoco e della polizia municipale per rami, cartelloni e lamiere pericolanti. Le raffiche di tramontana hanno creato disagi sin dalle prime ore del pomeriggio: raffiche anche di quaranta nodi (FOTO) che hanno portato al dirottamento dei voli in arrivo da Roma, Monaco di Baviera e Londra (tutti e tre su Pisa) e all'annullamento delle conseguenti partenze per la mancanza del vettore. Problemi si registrano anche in porto e sul tratto autostradale dell'A10 dove è stato vietato il traffico ai mezzi telonati o furgonati. In Toscana allerta per vento forte dalla mezzanotte di oggi alle ore 17 di domani, è stata emessa dalla Soup, sala operativa della Protezione civile regionale. Le previsioni di vento forte settentrionale con rinforzi (in particolare nella notte e nella prima mattinata) fino a burrasca riguardano in particolare l'Arcipelago, i crinali appenninici, e localmente i rilievi centrali e meridionali della regione e lo sbocco delle valli. Sono possibili raffiche oltre i 100 km orari, in particolare sui crinali appenninici e sottovento. L'allerta della protezione civile. Il dipartimento d'intesa con le Regioni coinvolte ha emesso un ulteriore avviso di condizioni meteorologiche avverse che integra quello diffuso ieri e che prevede dalla serata di oggi, venti forti o di burrasca dai quadranti settentrionali su Piemonte, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo e Campania, con possibili mareggiate lungo le coste esposte. Si prevedono, inoltre, precipitazioni da sparse a diffuse, anche a carattere di rovescio o temporale di forte intensità, su Marche, Abruzzo, Molise, Campania e Puglia. I fenomeni saranno accompagnati da frequente attività elettrica e forti raffiche di vento. Previste, infine, nevicate diffuse su Marche, Abruzzo, Molise e settori orientali dell'Umbria al di sopra degli 800-1000 metri con accumuli da deboli a moderati, localmente abbondanti sull'Abruzzo. Previsioni. Domani la perturbazione raggiungerà il picco: il vortice di bassa pressione sarà centrato in pieno Tirreno e tenderà a portare effetti in gran parte del centrosud. Ne rimarrà fuori il nordovest dove il tempo sarà in miglioramento e prevarranno le schiarite. Sul settore Adriatico precipitazioni dalle Marche alla Puglia e nevicate dai 500 metri sui rilievi marchigiani e a quote più elevate su quelli abruzzesi e molisani. Molta instabilità su Sicilia e Sardegna. Al mattino qualche pioggia su basso Tirreno, nuvolosità variabile sulle regioni centrali tirreniche dove le precipitazioni saranno saltuarie. Tra sera e notte peggioramento intenso sul settore ionico per l'arrivo di un'area instabile che dalla Sicilia coinvolgerà successivamente le zone ioniche. Mercoledì sarà ancora una giornata ventosa, con venti forti, oltre che su Sardegna e Sicilia, anche su Ponente ligure. Venti di bora sull'Adriatico. Le nuvole saranno protagoniste anche giovedì, soprattutto sul settore adriatico e su Calabria e Sicilia mentre venerdì si andrà verso un graduale, ma breve, miglioramento con il vortice depressionario in spostamento verso lo Ionio.  
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TITOLO: Guariniello: "Persa solo una battaglia, le vittime di Casale possono ancora avere giustizia"
DATA: 2015-02-24
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TESTO:TORINO. "La battaglia per le vittime dell'amianto non è finita qui. Anzi, questa sentenza spiana la strada al nuovo processo, quello sugli omicidi, che sono 258 fino a oggi. Ho firmato da pochi minuti la richiesta di rinvio a giudizio": il procuratore Raffaele Guariniello aspettava solo il deposito delle motivazioni della Cassazione per mandare avanti il nuovo fascicolo. È ottimista: "Il giorno della giustizia arriverà, anche con l'aiuto di questa sentenza. Ci sono persone che continuano a morire ogni giorno per l'Eternit, il colpevole sarà punito". La Cassazione scrive che l'unico processo possibile era quello che state istruendo adesso. Perché siete partiti con un'altra impostazione? "L'inchiesta sugli omicidi è partita contemporaneamente a quella sul disastro ambientale. All'inizio abbiamo imboccato le due strade perché sapevamo che chiudere un'inchiesta sulle singole morti avrebbe richiesto molto tempo. Se fosse passata la nostra interpretazione del reato di disastro oggi avremmo già una sentenza definitiva. Invece, così, siamo ancora alla linea di partenza". Perché c'è stato bisogno di tutto questo tempo? "Per dimostrare il nesso tra l'esposizione all'amianto e la malattia mortale abbiamo dovuto raccogliere i "vetrini" di oltre mille persone decedute nelle aree dove sorgevano gli stabilimenti. Per 258 di questi abbiamo potuto stabilire una diagnosi certa ed è stato un lavoro molto lungo e costoso, ma adesso andremo avanti velocemente". Resta il problema delle parti civili: tutte quelle dei processi Eternit non saranno risarcite. Si potrà farli rientrare in questo nuovo procedimento? "Stiamo raccogliendo tutte le informazioni anche sui parenti di queste vittime ed è chiaro che saranno citate come parti civili nel processo per omicidio. Siamo anche al riparo da qualunque rischio prescrizione perché gli omicidi non si prescrivono e noi abbiamo casi di decessi fino al 2014".  
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TITOLO: Gianfrotta: "Ma non è una sconfitta, l'imputazione di disastro aveva retto davanti a due corti"
DATA: 2015-02-24
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TESTO:TORINO. "Due Corti, prima di questa sentenza, avevano condiviso l'impostazione dell'accusa della procura di Torino, e avevano inflitto condanne pesanti per il disastro ambientale provocato dall'amianto a Casale Monferrato. Se errore c'è stato non l'ha commesso uno solo": Francesco Gianfrotta, oggi presidente facente funzione del Tribunale di Torino, presidente dell'ufficio gip negli anni in cui prese corpo il processo Eternit, commenta così le motivazioni con cui la Suprema Corte annulla le due precedenti sentenze. "Per noi non si tratta di una sconfitta  -  dice Gianfrotta  -  solo di un passaggio della normale dialettica dei processi". La sentenza però è molto dura con l'impostazione dei giudici torinesi. Non crede che si sarebbe potuta scegliere una strada diversa fin dall'inizio? "Il fatto che la Cassazione si pronunci oggi in maniera opposta rispetto ai giudici di merito non è così inconsueto. E non era prevedibile. Siamo di fronte a un'inchiesta molto particolare ed è chiaro che convivono due orientamenti interpretativi diversi della stessa norma". La base da cui partì la procura di Torino per questo processo è in effetti una sentenza della Cassazione del 2007 su Porto Marghera. Come è possibile che oggi l'orientamento sia cambiato così radicalmente? "Succede: la giurisprudenza non è una scienza esatta. Basti pensare che, a volte, persino tra le diverse sezioni della Cassazione si verificano conflitti di giurisprudenza di diritto. È per questo che esistono le Sezioni unite, proprio per dirimere questi conflitti". Più volte anche in passato si è detto che la procura di Torino è caduta nell'errore di forzare la giurisprudenza nel tentativo di imprimere una linea nuova. È così? "Questo è un commento legittimo per i non addetti ai lavori. Io però non sto nella testa dei giudici che hanno deciso di questo processo e non so se intendessero aprire una strada nuova. A me, dall'esterno, sembra solo un caso di linee giurisprudenziali diverse".  
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TITOLO: Antimafia, la relazione annuale: "Ndrangheta preminente al nord". E spunta un'indagine su magistrati spiati
DATA: 2015-02-24
OCCHIELLO: Il procuratore nazionale Roberti in Senato: "La mafia siciliana sempre forte a Palermo, altro che balcanizzazione". Bologna tra: 'terre di mafia', a Roma. ..<br clear='all'/>
TESTO:ROMA - Al Nord, e in particolare a Milano, la 'ndrangheta ha conquistato una posizione di "predominio, a discapito di altre compagini associative, come quella di origine siciliana". Cosa nostra mantiene il cervello a Palermo. L'ndrangheta si è specializzata in appalti pubblici, entrando nel privato laddove esiste una partnership pubblico-privato. Gioia Tauro è il porto di approdo della cocaina. Bologna è entrata a far parte dell'elenco delle "terre di mafia". A Roma proliferano le mafie autoctone, come quella di Carminati. Mentre è in corso una indagine sul "protocollo fantasma", sull'ipotesi che alcuni magistrati siano da anni spiati per conto di una misteriosa entità. Sono, questi, i punti salienti della Relazione annuale presentata oggi al Senato dal procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, alla presenza del presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi. "Il tema dell'immigrazione clandestina - ha detto Roberti - si incrocia con il tema del terrorismo internazionale. L'immigrazione clandestina può alimentare, finanziarie il terrorismo internazionale, questo è un rischio concreto e tangibile". Nella relazione di Roberti non compare mai la parola "politica", neppure nel capitolo dedicato alla trattativa Stato-Mafia, né allorquando si parla della banda Carminati, entrata in Campidoglio proprio grazie ai contatti con la politica. Expo 2015. Importante per Roberti l'obbligo di iscrizione delle imprese operanti in determinati settori ritenuti particolarmente a rischio di infiltrazioni mafiose, in una white list di "elenchi dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativo di infiltrazione mafiosa". Protocollo Fantasma. Altro procedimento che merita menzione riguarda quello inerente il cosiddetto "Protocollo fantasma". Trattasi di un esposto anonimo nel quale oltre a varie vicende, in gran parte di competenza della Dda di Palermo, riguardanti processi anche risalenti nel tempo ed appartenenti alla Storia del contrasto giudiziario a Cosa Nostra, emergono notizie di reato a carico di ignoti, asseritamente appartenenti alle forze dell'ordine, che avrebbero per conto di una non meglio specificata entità, spiato alcuni magistrati, impegnati in delicate attività di indagine. Mafia. L'arresto dei suoi capi, dice Roberti, non le impedisce di esistere. L'assenza di leader carimatici in stato di libertà non ha portato a una guerra di mafia. Anzi, al contrario sta tentando di ricostituire il mandamento centrale, il cui capo risulta tutt'ora Totò Riina. Sono false le analisi che teorizzano una sorta di "balcanizzazione" dell'organizzazione mafiosa Cosa nostra e un suo inarrestabile declino. Si conferma invece che la città di Palermo è e rimane il luogo in cui l'organizzazione criminale esprime al massimo la propria vitalità, la sua struttura sopravvive anche in assenza di importanti capi riconosciuti in stato di libertà. L'assenza, in Cosa Nostra palermitana, di personaggi di particolare carisma criminale in stato di libertà, seppure latitanti, non ha riproposto la violenta contrapposizione interna tra famiglie e mandamenti del passato. Cosa nostra rinnova l'interesse per il traffico di stupefacenti e per la gestione dei "giochi" sia di natura legale che illegale. La cattura di Matteo Messina Denaro resta una priorità (foto: l'identikit). Mentre Salvatore Riina, del tutto inaspettatamente, osserva Roberti, ha preso a parlare apertamente, intrattenendo il compagno di detenzione sui più disparati temi: dalla sua storia criminale, all'ideazione delle stragi di Capaci e di via D'Amelio, a quelle commesse nel 1993/94 nel continente, al processo cosiddetto "Trattativa" in corso avanti la Corte d'Assise di Palermo, alle reiterate minacce di morte rivolte al magistrato Di Matteo. 'Ndrangheta. La 'ndrangheta è amministrata da una sorta di "consiglio di amministrazione della holding" che elegge il suo "Presidente". Del resto era difficilmente ipotizzabile che ad amministrare centinaia di milioni di euro, a governare dinamiche economiche, lecite ed illecite, in decine di comparti diversi e che attraversano, non solo l'Italia, ma buona parte del pianeta (dall'Australia al Sud America, dall'Europa al Nord America passando per tutti i possibili paradisi fiscali), potesse essere questione affidata allo spontaneismo anarcoide di gruppi criminali disseminati e slegati, di decine e decine di cosche e locali, sorta di piccole monadi auto-referenziali. Le cosche operanti nella città di Reggio Calabria, la particolare capacità della 'ndrangheta cittadina di inserirsi nella gestione delle cd società miste  -  pubblico/privato  -  attraverso cui vengono forniti i principali servizi pubblici alla cittadinanza. In particolare, attraverso una serie concatenata di prestanomi, la 'ndrangheta ha il controllo totale delle quote di spettanza del partner privato e, attraverso la sua capacità collusiva ed intimidatoria, riesce a condizionare la parte pubblica. Gioia Tauro. La 'ndrangheta ha il controllo controllo totalizzante del Porto di Gioia Tauro, ove attraverso una penetrante azione collusiva, gli 'ndranghetisti riescono a godere di ampi, continui, si direbbe inesauribili, appoggi interni. Il Porto di Gioia Tauro è divenuta la vera porta d'ingresso della cocaina in Italia. Sul punto basterà osservare che nel solo periodo di riferimento (Giugno 2012-Luglio 2013) quasi la metà della cocaina sequestrata in Italia (circa 1600 kg su circa 3700 complessivi) è stata intercettata a Gioia Tauro. Camorra. La Camorra non è un'entità assimilabile dal punto di vista delle forme di manifestazione né a Cosa Nostra né alla 'ndrangheta. Va ribadita, forse in modo ancor più accentuato, la caratteristica propensione delle aggregazioni camorristiche alla contrapposizione, talvolta, passando con eccessiva disinvoltura, da situazioni di alleanza a situazioni di contrasto violento. La Camorra si dedica alle agenzie di scommesse che  - per la sua peculiare ramificazione territoriale (che può corrispondere alla dislocazione delle singole agenzie di una determinata società di raccolta di scommesse sportive), oltre che per la stretta relazione con il gioco on-line, per sua natura, dematerializzato - spesso implica il coinvolgimento di più di un sodalizio criminale. Su questo terreno spesso si formano e consolidano alleanze o, viceversa, si consumano sanguinose rotture. Bologna "Terra di Mafia". Quanto al distretto di Bologna, l'imponente attività di indagine durata oltre due anni ha consentito di accertare la esistenza di un potere criminale di matrice 'ndranghetista, la cui espansione si è appurato andare al di là di ogni pessimistica previsione, con coinvolgimenti di apparati politici, economici ed istituzionali. A tal livello che oggi, quella che una volta era orgogliosamente indicata come una Regione costituente modello di sana amministrazione ed invidiata per l'elevato livello medio di vita dei suoi abitanti, oggi può ben definirsi "Terra di mafia" nel senso pieno della espressione. Mafia Capitale. Le organizzazioni mafiose autoctone nel distretto di Roma. Se sul territorio laziale sono dunque presenti le articolazioni di tutte le organizzazioni mafiose tradizionali, che si dedicano al riciclaggio e al reinvestimento dei capitali illecitamente accumulati, vi è poi un altro fenomeno, del tutto peculiare alla realtà della Capitale, rappresentato da organizzazioni che sono state qualificate dalla Dda come associazioni di stampo mafioso ma che non fanno riferimento ai sodalizi tradizionali del sud Italia, essendo, per così dire, autoctone. In una città come Roma, una città di servizi e di attività terziarie, gli affari più lucrosi si fanno appunto attraverso l'acquisizione e il controllo di tali servizi e attività, e dunque attraverso l'infiltrazione sistematica nei settori economici e commerciali e nei servizi pubblici, e dunque negli appalti pubblici. L'associazione capeggiata da Massimo Carminati si dedica ad attività prettamente criminali quali l'usura, le estorsioni, il commercio di armi, ma soprattutto si dedica all'acquisizione di appalti in variegati settori in favore delle società controllate dall'organizzazione. L'attacco alla Chiesa Cattolica. Il contrasto alla mafia passa anche dalla cultura e la religione e "la Chiesa avrebbe potuto fare molto di più e in passato si è portata dietro moltissime responsabilità per decenni di silenzi". Franco Roberti è intervenuto così illustrando oggi il rapporto, ma allo stesso tempo ha lodato la svolta portata da papa Francesco che "ha parlato, a più riprese, apertamente di scomunica per i mafiosi". "Ricordo che fu Giovanni Paolo II, alla Valle dei templi (video) ad improvvisare il suo storico discorso e la sua denuncia contro i mafiosi perché rimase sconvolto da tante situazioni. Ma dopo quel discorso - ha proseguito Roberti - c'è stato troppo silenzio.
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TITOLO: Caso Parolisi, Cassazione: "Melania uccisa in un impeto d'ira"
DATA: 2015-02-24
OCCHIELLO: Depositate oggi le motivazioni: non ci fu crudeltà. Sarà ora la Corte d'Assise d'Appello a rideterminare la nuova condanna<br clear='all'/>
TESTO:Roma - Salvatore Parolisi ha ucciso la moglie Melania Rea, a Civitella del Tronto il 18 aprile 2011, durante una "esplosione di ira" nata in un litigio "tra i due coniugi" e dovuta alla "conclamata infedeltà coniugale" dell'uomo. E' quanto si legge nelle motivazioni della condanna di Parolisi (oltre 100 pagine) che la Cassazione ha depositato oggi. Secondo i supremi giudici, l'uccisione di Melania è avvenuta "in termini di 'occasionalità' (dolo d'impeto, non essendo stata mai ipotizzata la premeditazione) dovuta ad una esplosione di ira ricollegabile ad un litigio tra i due coniugi, le cui ragioni fondanti si apprezzano nella conclamata infedeltà coniugale del Parolisi". La relazione extraconiugale che Salvatore Parolisi viveva non va considerata "movente in senso tipico" dell'omicidio della moglie Melania Rea, ma piuttosto un "antecedente logico e storico di un profondo disagio personale che nel determinare una 'strettoia emotiva' ben può aver determinato quelle particolari condizioni di aggressività slatentizzatesi nel momento del delitto". Il verdetto è stato esteso dall'ex pm Anticamorra Raffaello Magi della Prima sezione penale della Suprema Corte. Nella sentenza si legge che le 36 coltellate inflitte da Salvatore Parolisi alla moglie Melania indicherebbero che si è trattato di un "dolo d'impeto" finalizzato ad uccidere, ma "la mera reiterazione dei colpi (pur consistente) non può essere ritenuta" come aggravante di crudeltà con conseguente aumento di pena. "L'abbandono in stato agonico" della moglie Melania, da parte di Parolisi, "è anch'esso condotta ricompresa nel finalismo omicidiario, non potendo assimilarsi la crudeltà all'assenza di tentativi di soccorso alla vittima (che presuppongono una modifica sostanziale del finalismo che ha generato l'azione) ", spiegano i Supremi giudici nel verdetto su Parolisi motivando l'annullamento dell'aggravante della crudeltà. Non è escluso che ora Parolisi possa, in sede di ricalcolo della pena, ottenere le attenuanti in seguito all'eliminazione dell'aggravante della crudeltà. "Il mantenimento (o meno) del diniego delle circostanze attenuanti generiche è compito, in tutta evidenza, del giudice di rinvio (Corte d'Assise d'Appello di Perugia), essendo parzialmente mutato il quadro circostanziale posto a carico" di Parolisi, spiegano i supremi giudici. L'omicidio di Melania Rea, 29 anni, risale al 18 aprile 2011: quel giorno la donna scomparve sul Colle San Marco di Ascoli Piceno, dove era andata per trascorrere qualche ora all'aria aperta insieme al marito, Salvatore, militare del 235esimo Reggimento Piceno, e alla loro bambina di 18 mesi. Secondo quanto verrà riferito da Parolisi, l'unico in grado di confermare questa circostanza, la donna si allontanò per andare in bagno in uno chalet. Nessuno però, si apprenderà in seguito, l'ha mai vista entrare. Fu lo stesso marito di Melania, trascorsi una ventina di minuti, a dare l'allarme: Parolisi, non vedendo rientrare la moglie, chiamò i soccorsi e fecescattare le ricerche. Il suo corpo viene scoperto due giorni dopo, il 20 aprile, in seguito alla telefonata anonima di un uomo che, intorno alle 14.30-15.00, avverte il 113 da una cabina telefonica pubblica del centro di Teramo ma che non verrà mai rintracciato. La salma di Melania venne ritrovata in un bosco di Ripe di Civitella, nel teramano, a circa 18 chilometri di distanza da Colle San Marco, poco lontano dalla località chiamata Casermette, dove si svolgono esercitazioni militari di tiro. Presentava ferite di arma da taglio e una siringa conficcata sul suo corpo. L'autopsia, eseguita dal medico Adriano Tagliabracci, appurerà che Melania è stata uccisa con 35 coltellate, ma non vengono trovati segni di strangolamento e nemmeno di violenza sessuale. Accanto al corpo di Melania viene trovato il suo cellulare con la batteria scarica. Poi venne ritrovata anche un'altra sim card. Il segnale del cellulare sarebbe stato attivo fino alle 19 circa. Poi, non si hanno più segnali. Parolisi non venne da subito iscritto nel registro degli indagati. L'avviso di garanzia gli venne notificato il 29 giugno 2012, a più di due mesi dall'omicidio della moglie Melania. Il 30 settembre 2013 era arrivata la sentenza di secondo grado: Parolisi venne condannato a 30 anni dalla Corte d'Assise d'Appello dell'Aquila per l'omicidio della moglie. Nel ricorso presentato dai suoi legali Walter Biscotti e Nicodemo Gentile, insieme anche al noto penalista Titta Madia, la difesa di Parolisi aveva chiesto alla Corte di Cassazione di annullare la sentenza di condanna. Ora il caso torna alla Corte d'Assise d'Appello.  
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TITOLO: Eternit, la Cassazione: "Reato prescritto già prima del processo"
DATA: 2015-02-24
OCCHIELLO: Depositate le motivazioni della sentenza con cui la Suprema Corte ha annullato a novembre la condanna di Schmidheiny per disastro ambientale e i risarcimenti. ..<br clear='all'/>
TESTO:Il processo torinese sul disastro dell'Eternit è nato morto a causa di un'impostazione che lo ha portato a chiudersi con la cancellazione di condanne e risarcimenti. Quel processo era prescritto prima ancora del rinvio a giudizio dell'imputato, l'imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, che sarebbe dovuto essere accusato di lesioni e omicidi anziché del reato di disastro ambientale doloso. Lo afferma la Cassazione nelle motivazioni, depositate oggi, del verdetto di prescrizione che lo scorso 19 novembre ha, tra l'altro, annullato i risarcimenti alle vittime. Argomenti che contengono una significativa critica all'interpretazione applicata dal tribunale e dalla Corte d'appello di Torino. Ad avviso della Cassazione "a far data dall'agosto dell'anno 1993" era ormai acclarato l'effetto nocivo delle polveri di amianto la cui lavorazione, in quell'anno, era stata "definitivamente inibita, con comando agli Enti pubblici di provvedere alla bonifica dei siti". "E da tale data - prosegue il verdetto - a quella del rinvio a giudizio (2009) e della sentenza di primo grado (13/02/2012) sono passati ben oltre i 15 anni previsti" per "la maturazione della prescrizione in base alla legge 251 del 2005". La conseguenza è che, "per effetto della constatazione della prescrizione del reato, intervenuta anteriormente alla sentenza di primo grado", cadono "tutte le questioni sostanziali concernenti gli interessi civili e il risarcimento dei danni". E' la conclusione della Corte che, con la sentenza che chiude il procedimento per disastro ambientale, ha ribaltato il giudizio della Corte d'appello. "Il Tribunale - spiega infatti la Cassazione - ha confuso la permanenza del reato con la permanenza degli effetti del reato, la Corte di Appello ha inopinatamente aggiunto all'evento costitutivo del disastro eventi rispetto ad esso estranei ed ulteriori, quali quelli delle malattie e delle morti, costitutivi semmai di differenti delitti di lesioni e di omicidio". Per gli ermellini l'imputazione di disastro a carico di Schmidheiny non era la più adatta da applicare dal momento che la condanna massima sarebbe troppo bassa, per chi miete morti e malati, perché punita con 12 anni di reclusione. In pratica, scrivono i giudici, "colui che dolosamente provoca, con la condotta produttiva di disastro, plurimi omicidi, ovverossia, in sostanza, una strage" verrebbe punito con solo 12 anni di carcere e questo è "insostenibile dal punto di vista sistematico, oltre che contrario al buon senso". Proprio nei giorni in cui la Cassazione pronunciava la sua controversa sentenza, il procuratore torinese Raffaele Guariniello ha chiuso il filone d'inchiesta per il reato di omicidio volontario con dolo eventuale in relazione alla strage di lavoratori e abitanti di Casale causata dalle polveri d'amianto, firmando proprio oggi la richiesta di rinvio a giudizio. Un fascicolo che riguarda la morte di 258 persone decedute tre il 1989 e il 2014 e che ha già aperto una controversia con la difesa del magnate svizzero, secondo cui si tratterebbe di un caso di doppio giudizio che contravviene al principio giuridico del "ne bis in idem", in virtù del quale non si può essere giudicati due volte per lo stesso fatto.
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TITOLO: Bancarotta, la procura di Roma chiede 4 anni di carcere per Gai Mattiolo
DATA: 2015-02-24
OCCHIELLO: Lo stilista a processo con altri sette esponenti del suo staff
TESTO:La Procura di Roma ha chiesto la condanna a 4 anni e 4 mesi di reclusione per lo stilista di moda Gai Mattiolo, coinvolto insieme con altri sette esponenti del suo staff in un'inchiesta del Pm Luca Tescaroli su una bancarotta da un milione e mezzo di euro. l rappresentante dell'accusa ha inoltre sollecitato i giudici della X Sezione del Tribunale ad infliggere 4 anni ed 8 mesi di reclusione a Giancarlo Tabegna, legale di fiducia del creatore di moda, due anni e sei mesi per l'amministratore Franco Schiunnacche e un anno e due mesi di reclusione per i consiglieri Christian Goeccking ed Alain Jodry. Gli imputati, a seconda delle posizioni, devono rispondere di bancarotta distrattiva e bancarotta fraudolenta. Lo stesso pm Tescaroli ha sollecitato l'assoluzione per intervenuta prescrizione in relazione alla contestazione di bancarotta semplice già contestata ad alcuni degli imputati nonché ad altri tre collaboratori di Mattiolo: Giada Mattiolo, Attilio Vaccari e Alessandro Nicolais.
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TITOLO: Spese pazze, la Finanza negli uffici della Lega-Liguria
DATA: 2015-02-24
OCCHIELLO: Perquisiti gli uffici del gruppo consiliare
TESTO:Blitz della Guardia di Finanza nel gruppo consiliare della Lega. Perquisiti gli uffici del gruppo nel palazzo della Regione Liguria. L'indagine riguarda le cosiddette 'spese pazze' in consiglio regionale. Gli uomini del Nucleo tributario sono arrivati verso le 10.20 nel palazzo del Consiglio regionale mentre era in corso la seduta dell'assemblea legislativa. Assente il capogruppo della Lega Nord Maurizio Torterolo, è stato avvisato Edoardo Rixi, consigliere regionale e vice segretario federale del Carroccio, che ha lasciato il Consiglio per recarsi negli uffici della Lega Nord al primo piano del palazzo. Secondo quanto appreso, le nuove acquisizioni della Gdf seguirebbero il risultato degli interrogatori dei tre componenti del gruppo leghista Rixi, Bruzzone e Torterolo avvenuti la settimana scorsa. Acquisiti gli originali della documentazione già sequestrati a suo tempo in copia. Sono gli scontrini che erano stati forniti come giustificativi delle spese effettuate. Intenzione degli inquirenti, verificare se esistono  eventuali differenze tra gli originali e le copie. La tranche dell'inchiesta che riguarda invece dell'ex Idv siè conclusa ieri con la richiesta avanzata dalla procura di condannare per peculato a due anni e due mesi ciascuno Maruska Piredda, l'ex pasionaria dell'Alitalia che guidò la rivolta del personale di volo nel 2008, e Stefano Quaini, entrambi ex consiglieri regionali per l'Idv. Al processo con rito abbreviato, ammessa la costituzione di parte civile di IdV, "ritenendo che il partito, abbia subito un danno all'immagine ed alla sua azione politica". Nell'ambito dell'udienza preliminare, chiesto il rinvio a giudizio di altri ex appartenenti al gruppo dell'Italia dei Valori: Giorgio De Lucchi, Nicolò Scialfa, Marylin Fusco e Giovanni Paladini.
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TITOLO: Salvini a RepTv: "Zaia non si tocca. Chi lo mette in discussione, fuori dalla Lega"
DATA: 2015-02-24
OCCHIELLO: Ospite del videoforum di Repubblica tv, il segretario della Lega Nord non usa mezzi termini: "Se c'è qualche leghista che ha tempo da perdere per beghe interne. ..
TESTO:Le divisioni del Pd. Renzi, per Salvini, riuscirà ancora per poco a tenere unito il partito: "Secondo me cambieranno i nomi dei partiti da qui a pochi mesi: anche il Pd non sarà più il Pd. Renzi non riuscirà a tenere insieme il diavolo e l'acqua santa a lungo. Dovrà scegliere anche lui se stare con Confindustria, Marchionne, come sembra aver deciso, o con gli altri", ha detto Salvini. Poi, l'affondo contro il premier: "A me non piacciono le dittature e Renzi, incapace e pericoloso, ci sta preparando. Qualcuno dice a cosa ci servono tre Tg, certo facciamo 'Tele Renzi', una sorta di Istituto Luce. Sono vicino agli elettori del Pd, li capisco. In Veneto ci sono dirigenti del Pd che dicono che non voteranno la Moretti neanche sotto processo. Io ero abituato ad un'altra sinistra, aperta al dialogo e al confronto". Poi ha aggiunto: "Mi immagino centrodestra moderno: un centrodestra che punta sulla persona" contro una "sinistra che punta solo sullo Stato". La manifestazione a Roma. Sabato, a Roma, la Lega manifesterà contro il governo: "Sono previsti 4 treni, 200 pullman, 50 dei quali dal Sud". E Tosi ci sarà? "Chi ha una carica ha un dovere in più", dice il segretario. Ma Tosi ha detto di essere impegnato come sindaco. "Quanti sindaci sono impegnati. .. Il problema è che chi va in montagna, poi sta in montagna. ..". Sul rischio, poi, di disordini e danni, Matteo Salvini, che si augura di riempire Piazza del Popolo, spera in "una piazza piena di gente perbene e pacifica, perché il Comune di Roma ci ha invitato a sottoscrivere un'assicurazione per un milione e mezzo di euro", ha detto il segretario della Lega nord, mostrando il modulo con la firma. "Hanno fatto bene, se succede qualcosa e ci sono danni, ne risponde Matteo Salvini. .. Non so perché non l'abbiamo fatto coi tifosi del Feyenoord. .. Comunque io spero che chi di dovere faccia il suo dovere perché ognuno manifesti il suo pensiero in modo pacifico". Porte aperte a CasaPound. A manifestare con la Lega ci sarà anche Casapound: "Abbiamo la stessa visione sull'immigrazione fuori controllo e con Casapound c'è l'80% degli italiani", ha detto il segretario del Carroccio, che a giugno andrà "in Nigeria per cercare di capire come aiutarli per evitare le partenze degli immigrati. Il nostro responsabile immigrazione è nigeriano - ha sottolineato - chi scappa dalla guerra deve essere accolto, gli immigrati clandestini non vanno fatti partire e sbarcare".  
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TITOLO: Renzi: avanti con le riforme Nella Lega Tosi sempre più isolato
DATA: 2015-02-24
OCCHIELLO: "Le polemiche sono rispettabili, ma non ci fermeranno". A Parigi per il vertice bilaterale con il presidente francese Hollande, il premier Renzi non si sottrae. ..
TESTO:"Le polemiche sono rispettabili, ma non ci fermeranno". A Parigi per il vertice bilaterale con il presidente francese Hollande, il premier Renzi non si sottrae a qualche domanda sulla politica interna italiana ed elenca uno per uno gli oppositori le cui polemiche sono rispettabili, ma - a sentire il premier - del tutto ininfluenti al percorso che si è dato per riformare il Paese. Da sinistra a destra: sindacati della sinistra radicale, Grillo, Lega, Forza Italia. Non ci ha messo anche la sinistra interna del Pd, ma c'è anche quella fra i "polemici" che nella rappresentazione fatta da Renzi sembrano dei Don Chisciotte che vanno continuamente a sbattere contro un muro fatto di "serenità, tranquillità e sorrisi sulle labbra" con cui il presidente del consiglio dice che porterà l'Italia nel futuro. Anche a colpi di ripetute richieste di fiducia che però - spiega e giustifica il premier - sono motivate solo dal continuo ostruzionismo delle opposizioni su qualunque provvedimento del governo. Superate le riforme costituzionali alla Camera, l'Italicum al Senato e il Jobs act con i decreti attuativi, in attesa che tutte le riforme messe in campo affrontino i giudizi finali in Parlamento, nelle opposizioni di destra e di sinistra sono in corso delle manovre di posizionamento. A sinistra per contrastare il premier, a destra per raccogliere l'eredità di Berlusconi. Il leader della Fiom Landini è sembrato sul punto di annunciare l'ingresso in politica e questa sola impressione ha mosso le acque in tutto quel territorio alla sinistra del Pd. Ma anche tra i democratici qualcuno si è agitato nella speranza di vedere anche in Italia qualcosa di simile a Syriza o a Podemos. Landini ha negato di voler formare un partito ma non ha negato di pensare all'esigenza di una coalizione sociale, insomma di qualcosa che contrasti Renzi. I grillini naturalmente si sono allarmati di fronte al pericolo che qualcuno insidi l'esclusiva della rabbia modello "indignados". Ma a destra c'è un leader come Salvini che sulle due parole d'ordine tipiche della rabbia: no agli immigrati, no all'euro, sta costruendo un consenso vero. Ma nella sua strada ha trovato un intralcio: il sindaco di Verona Tosi vuole candidarsi alle regionali contro il Governatore uscente Zaia. La guerra nella Lega è aperta.
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TITOLO:
DATA: 2015-02-24
OCCHIELLO: La piccola picchiata con un manico di scopa e obbligata a restare per ore davanti la televisione. Gli orrori scoperti durante una visita medica
TESTO:IL CASO Botte e torture sulla figlia di 4 anni, operaio padovano arrestato La sequela degli orrori scoperta a causa delle lesioni trovate sulla piccola durante una visita medica PADOVA Picchiava selvaggiamente la figlia di quattro anni con un manico di scopa e la sottoponeva a minacce psicologiche obbligandola a stare immobile davanti alla televisione. Una brutta storia di violenza contro una bambina e? stata scoperta dai carabinieri di Este. A dare il via alle indagini un medico che ha riscontrato nella piccola lesioni inequivocabili. A seguito di approfondite indagini i carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Este hanno tratto in arresto un operaio 30enne di Merlara (Padova) per maltrattamenti in famiglia nei confronti della figlia di 4 anni. L?attività dei carabinieri ha permesso di attribuire al padre un comportamento violento e minaccioso nei confronti della piccola. In piu? di una occasione le ha dato schiaffi e calci anche alla testa, in un episodio la bambina è stata colpita con un manico di scopa in ferro. E poi c? erano le minacce, tali da generare terrore e sottomissione psicologica nella piccola: in un caso, accertato dai carabinieri, la bambina doveva rimanere immobile, seduta in silenzio a guardare la televisione, con la minaccia di romperle un piatto in testa se non avesse ubbidito. L?indagine è stata coordinata dal pm rodigino Davide Nalin, che ha richiesto ed ottenuto dal Gip Carlo Negri l? emissione di un? ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il padre violento è attualmente trattenuto presso la casa circondariale di Rovigo. La violenza fisica era sempre comunque «controllata» in modo da non attirare l? attenzione di altre persone. Evitando quindi di colpire la piccola al volto, dove i segni delle percosse sarebbero stati evidenti. Il caso è seguito anche dal personale dei Servizi Sociali del Comune di residenza. La vicenda sarebbe maturata all? interno di una famiglia con qualche problema, ma non in un quadro di degrado sociale
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TITOLO: Muore il pentito di Gomorra che predisse: "Quei veleni sottoterra ci uccideranno"
DATA: 2015-02-23
OCCHIELLO: Carmine Schiavone, cugino del boss Sandokan, stroncato da un infarto. Per i Casalesi le sue rivelazioni furono l'inizio della fine. Gli omicidi, i rapporti con. ..<br clear='all'/>
TESTO:È MORTO all'età di 71 anni Carmine Schiavone, il primo pentito del clan dei Casalesi. Era ricoverato in ospedale dal 10 febbraio, dopo essere caduto dal tetto della sua abitazione mentre stava effettuando dei lavori. Nell'impatto con il selciato, aveva riportato la rottura di una vertebra e altre lesioni. Otto giorni più tardi, era stato sottoposto ad un intervento chirurgico. Ieri, il malore e poi l'arresto cardiaco. Acquisita la cartella clinica, oggi sarà dato l'incarico per l'autopsia. Il procuratore Federico Cafiero de Raho: "Bisognerà capire bene come sia morto, venerdì sembrava star bene". IL CUORE dell'ex boss del clan dei Casalesi si è spaccato. Muore un personaggio ambiguo, contraddittorio, immorale, carismatico che nella vita è stato in grado di fare scelte importanti, coraggiose e di muoversi sempre con furbizia, pronto a compiacere gli interlocutori, rigoroso e dettagliato in tribunale per poi cambiare di colpo registro quando interloquiva con i media dove diveniva generico, iperbolico, più opinionista che testimone. Va studiato con prudenza e attenzione. Da lui è partito il percorso che ha fatto scoprire una delle mafie più potenti del mondo. Il suo soprannome era Carminuccio, sin da ragazzo tra i fondatori del clan dei Casalesi, fedele a Mario Iovine e Antonio Bardellino, che gli affidò la gestione degli appalti. Opere pubbliche, rapporto con i politici, la filiera del cemento. Prima fascista, poi convinto democristiano sotto l'ala del senatore Francesco Patriarca. Vanesio e violento, spendeva circa 30 milioni di lire al mese, uno yacht, case in diverse città, amanti: eppure riusciva al momento giusto a sparire o a sembrare un altro. Aveva visto cadere uno a uno i suoi maestri e "padrini" ma era sempre stato in grado di stare con i vincenti. Prima muore Bardellino in Brasile, poi Marittiello Iovine in Portogallo, poi "il fuggiasco" De Falco. È la sua famiglia spesso a tirare le fila, ad appoggiare e tradire patti, a provocare l'autodistruzione dei rivali. E della famiglia lui è il manager, in contatto con i Nuvoletta nonostante questi  -  legati ai Corleonesi  -  fossero nemici di Bardellino, legato a invece a Stefano Bontade e Tommaso Buscetta. Un accorto diplomatico, con una visione paternalistica della camorra. Difensore di regole ferree: si compra droga ma non si spaccia a Casale; si vende solo al nord e a Roma; chiunque nei territori controllati dal clan ruba dev'essere punito; chi tocca le minorenni va evirato. Una legge ancestrale violenta ma guidata dal buonsenso. In realtà solo apparenza, per creare consenso. Carmine era un talent scout: capiva chi aveva la stoffa di vincere e lo allevava. Punta su suo cugino Francesco "Sandokan" Schiavone e sul fratello Walterino come segmenti militari: li considera capaci, assai più validi di Cicciotto Bidognetti. Sente che il gruppo può arrivare ovunque e che alla testa della famiglia c'è lui. Qualcosa però un giorno inizia a vacillare. I carabinieri vanno a colpo sicuro nella sua azienda a Santa Maria la Fossa. Trovano due fucili mitragliatori e due fucili a pompa. Sone no le armi utilizzate durante la strage di Casapesenna del dicembre 1988 dove vennero uccisi uomini fedeli di Bardellino e un calabrese (prova concreta dell'alleanza tra 'ndrine di Vibo e Casalesi). Carmine sa che è una soffiata ma non capisce di chi. Va in carcere ma riesce ad ottenere i domiciliari, scapperà in Puglia sicuro delle sue protezioni. In Puglia mentre è latitante gli arriva la notizia della condanna in primo grado per le armi: sette anni, una mazzata per uno come lui che era riuscito sempre ad entrare e uscire facilmente grazie a condanne lievi. Carmine non vuole farsi il carcere proprio nell'esatto momento in cui la sua carriera è in ascesa. È il suo turno per sedere al vertice, non può perder tempo in cella. Decide di vivere in latitanza, si sente sicuro, ce la farà. Invece incappa in un posto di blocco messo ad arte ed è arrestato dai Carabinieri, ancora una volta sono arrivati a colpo sicuro. Carmine è in carcere, sente che qualcosa non torna. In quel periodo in Sicilia i Corleonesi uccidono Falcone e Borsellino e a lui tocca il carcere duro ed è proprio li che riceve la notizia che temeva: non sarà lui il riconosciuto capo dell'organizzazione. Lo esautora il cugino Francesco che non voleva essere solo un soldato ma un capo vero, applicando le regole morali e un vecchio codice della sua camorra (usato anche dalla vecchia guardia di Cosa nostra): per essere un capo non devi essere stato iscritto al partito fascista né comunista, niente droghe e non devi avere amanti. Carmine Schiavone cade vittima di se stesso: grande amatore, tante amanti. Viene considerato inaffidabile. Il messaggio che gli mandano è chiaro: ti teniamo in vita perché hai quel cognome, tieniti la vita e fatti da parte. E allora Carmine comincia a parlare. Dalle sue dichiarazioni partirà il processo Spartacus. Federico Cafiero de Raho (e non solo) della Dda di Napoli nel 1993 vaglierà ogni singola dichiarazione di Schiavone, per evitare gli errori commessi con il caso Tortora. Il lavoro giudiziario è epocale per rigore e prudenza. E il Processo Spartacus svelerà al mondo l'esistenza del clan dei Casalesi: 115 persone processate, esordio nel 1998, chiusura in primo grado nel 2005. Schiavone pubblicamente dirà che il motivo del suo pentimento è la trasformazione amorale della camorra. Pagherà un prezzo altissimo. Il clan cerca prima di avvelenarlo con la stricnina, e la famiglia si allontanerà da lui. "Mio padre è un infame" scriverà la figlia, "È un grande falso, bugiardo, cattivo ed ipocrita che ha venduto i suoi fallimenti. Una bestia". Il suo nome in realtà per il grande pubblico è legato alla terra dei fuochi. Seguendo le sue testimonianze si è arrivato a conoscere il sistema di Cipriano Chianese ad oggi la più sottovalutata mente dei traffici tossici in Italia e uomo in grado di essere vicino a molti dirigenti dello Stato ancora potenti. Schiavone nell'ottobre del 1996 viene ascoltato dalla commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti. La sua dichiarazione viene secretata, prassi solita per far procedere le indagini e non comprometterle. Svela comunque un meccanismo infallibile usato dai clan: un terreno di loro proprietà diventa una discarica di rifiuti legali e illegali, poi vie- venduto dalla camorra allo Stato per farci una strada; Poi la si copre e l'affare è fatto. Il clan guadagna da ogni passaggio. Si apre una discarica, la riempie di rifiuti legali (e si guadagna), poi rifiuti illegali (altro guadagno), poi quella stessa terra la si vende allo Stato (altri soldi), e lo Stato affida alle imprese della camorra le opere di costruzione sopra la terra avvelenata. Semplice e letale. Quando finisce il suo rapporto di collaboratore di giustizia perché ha scontato grossa parte della sua pena succede qualcosa di molto italiano. Può un pentito uscito dal programma di protezione con processi ancora sulle spalle partecipare a programmi tv? Scrivere sui giornali? Eppure accadeva. Appariva a volte ridicolo il suo nascondersi indossando nelle interviste occhiali da sole. Tutti sapevano dove vivesse e come fosse il suo viso non era nemmeno più scortato gli ultimi tempi. Ma il clan non aveva forza e volontà di eliminarlo. Può un collaboratore di giustizia avere pagine Facebook? Accade anche questo in Italia a diversi ex collaboratori. Ma trasformare in editorialisti degli assassini e dei mafiosi è un gioco pericolosissimo. . Sulla terra dei fuochi Carmine Schiavone ha capito che poteva risultare eroico. L'uomo criminale che dichiara di aver fatto del male ma che accusa lo Stato di essere molto più sporco di lui. Gioco facile e identico per moltissimi collaboratori di giustizia che dovrebbero essere ascoltati solo per ciò che rivelano e non per le loro analisi: e soprattutto solo dopo attente verifiche. Ha parlato di scorie nucleari dalla Germania indicando genericamente posti ma nulla è stato trovato. Il suo merito su questo? Ha comunque fatto concentrare l'attenzione sul territorio. Non piangeranno in molti la morte di Carmine Schiavone. Personalmente però gli devo qualcosa. Lo incontrai quando ancora era nel regime di protezione, i Carabinieri mi misero dei microfoni addosso e quelle registrazioni (poi rese pubbliche) mi cambiarono la vita. Sentire che avevo ricevuto una condanna a morte da una delle figure storiche del clan dei Casalesi mi trasformò. E il colloquio con lui cominciò inaspettato con un "Mi ricordo di te quando eri piccolo e stavi pieno di capelli". Diceva spesso: "Quando muoio andrò di fronte all'unico che ha titolo di giudicarmi". Personalmente quando muoiono camorristi è l'unico momento in cui rimpiango di non esser credente e di non credere in un inferno. Sulla terra dei fuochi ancora poco, pochissimo è stato fatto e bisognerebbe capire se le sue dichiarazioni hanno ancora qualcosa da svelare o sono state sufficienti. Certo è che non si sta agendo. Non abbastanza. Carmine Schiavone era un assassino, un boss, delle cui parole però la giustizia ha avuto bisogno.
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TITOLO: Il grande inganno dell'antimafia siciliana: così l'eroe della legalità mette le mani sull'Expo
DATA: 2015-02-23
OCCHIELLO: Montante, indagato assieme all'ex governatore Lombardo, condannato, sono i creatori di Caltanissetta: "zona franca" anti-pizzo. Tra collusioni e fiumi di soldi, ... <br clear='all'/>
TESTO:CALTANISSETTA. Lo sapevate che esiste una "zona franca della legalità" dove ci sono gli abitanti più buoni e più onesti d'Italia? E lo sapevate che l'hanno fortemente voluta un governatore condannato per mafia e un imprenditore indagato per mafia? Per capirne di più bisogna andare a Caltanissetta, quella che è diventata la capitale dell'impostura siciliana. Nella città dove è iniziata l'irresistibile ascesa del cavaliere Antonio Calogero Montante detto Antonello, presidente di Confindustria Sicilia, presidente della locale Camera di commercio, presidente di tutte le Camere di commercio dell'isola, consigliere per Banca d'Italia, delegato nazionale di Confindustria (per la legalità, naturalmente) e membro dell'Agenzia nazionale dei beni confiscati (unica carica dalla quale si è al momento autosospeso per un'indagine a suo carico per concorso esterno), si può scoprire come in nome di una assai incerta antimafia si è instaurata una sorta di dittatura degli affari. Un califfato che si estende in tutta la Sicilia ma che è nato qui, a Caltanissetta, dove commistioni  -  e in alcuni casi connivenze  -  fra imprese e politica, impresa e stampa, imprese e forze di polizia, imprese e magistratura, hanno ammorbato l'aria e fatto calare una cappa irrespirabile sulla città.
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TITOLO: Lega, è braccio di ferro fra Salvini e Tosi sulle regionali in Veneto
DATA: 2015-02-23
OCCHIELLO: Il segretario del Carroccio accusa il sindaco di Verona di voler boicottare la ricandidatura di Luca Zaia. La replica: "A volte le distanze si colmano, a volte. ..
TESTO:ROMA - Dopo l'autocandidatura a leader del centrodestra lanciata da Matteo Salvini sulle pagine di Repubblica, è scontro aperto tra il segretario della Lega e il sindaco di Verona Flavio Tosi, portavoce dell'anima più "moderata" del Carroccio è perciò bollato come "ribelle". Oggetto del braccio di ferro sono le prossime elezioni regionali in Veneto: il segretario della Lega sostiene la ricandidatura dell'attuale governatore Luca Zaia, mentre il sindaco della città scaligera si propone come candidato capace di guardare anche al centro. La polemica va avanti a colpi di dichiarazioni. Salvini accusa apertamente Tosi di voler boicottare Zaia. "Ipotizzare di candidarsi contro di lui o di metterlo in difficoltà non mi sembra utile in questo momento", ha ribadito l'eurodeputato a Radio Padania. "Se ci sono litigi da fare - ha aggiunto Salvini- li si faccia nelle sedi opportune e poi si trovi un accordo e si vada a vincere. Io spero che Zaia e Tosi trovino l'intesa e poi andiamo a ragionare di temi concreti. Non è il momento di litigare". Non solo. L'ira del segretario si appunta anche sulla manifestazione del Carroccio sabato a Roma, che vede ancora in bilico la presenza di Tosi. "Metto i puntini sulle i per i militanti - dice - non è possibile che Tosi dichiari in un'intervista che non ha ancora deciso. Mi girano le palle, soprattutto a nome dei militanti che pagano la benzina o i biglietti di pullman e treni di tasca loro. Perciò la presa in giro non va. Non è bello da un dirigente pagato. Vieni. Punto. Poi discutiamo della regione". "Con Salvini ci sono sicuramente delle distanze. Poi in politica certe volte le distanze si riescono a colmare, certe volte no", ha risposto Tosi. "Tutti vogliono vincere in Veneto - ha continuato - però ci vogliono linearità, coerenza e rispetto per le persone". "Nessuno favorisce nessuno" ha rilevato poi sulle 'accuse' del segretario leghista che una sua candidatura alla presidenza del Veneto favorirebbe la candidata del centro-sinistra, Alessandra Moretti. Quanto alla manifestazione romana, Tosi si è difeso: "Ho già detto che la mia presenza dipenderà dai miei impegni di sindaco". E in risposta alle accuse del segretario: "Non credo che si riferisse a me, perché io non sono pagato dalla Lega. Il mio unico stipendio è quello di sindaco". Le differenze tra i due sono evidenti soprattutto sulla questione delle alleanze per le prossime elezioni regionali. Mentre Salvini oppone un "no" netto a Ncd, perché sostiene il governo del "nemico numero uno" Matteo Renzi, ed è disposto a una collaborazione con Forza Italia purché, però, "rimanga all'opposizione", Tosi è più possibilista. Il primo cittadino di Verona apre convintamente sia a Forza Italia che ad Angelino Alfano, convinto che occorra guardare anche al centro, oltre che a destra, per poter creare un? alternativa capace di sfidare il premier. Una posizione condivisa anche da altri leader del partito, come lo stesso Zaia e Roberto Maroni, governatore della Lombardia.  
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TITOLO: Dietrofront degli italiani, ora sono i più euroscettici
DATA: 2015-02-23
OCCHIELLO: Il sondaggio. Le risposte di sei Paesi sulla fiducia nell'Unione Europea. Il 37% dei tedeschi vuole uscire dall'euro. Seconda l'Italia con il 30%, ma la. ..
TESTO:LE TABELLE Una ulteriore conferma che l'Europa unita non piace a gran parte degli europei. E se la maggioranza di essi continua ad accettarla è per prudenza. Anzi, per paura. Di quel che potrebbe accadere se non ci fosse. Di quel che potrebbe capitare a chi uscisse dall'Unione. Questo sentimento è tanto più evidente se si considerano le opinioni verso la moneta unica. L'euro. Causa  -  comunque, indice  -  principale e più evidente del disagio e del dis-amore degli europei verso l'Europa. L'euro: solo una minoranza ristretta dei cittadini dei Paesi dove è stato introdotto lo ritiene una scelta vantaggiosa. Circa il 10% in Italia. Poco più in Germania. Il 20% in Spagna e in Francia. Mentre per la maggioranza della popolazione (45-50%) è un "male necessario". Teme che abbandonarlo sarebbe peggio. Tuttavia, circa un terzo dei cittadini in Italia, se potesse, lascerebbe l'euro. E in Germania, la "guardiana" (e la padrona) dell'euro, quasi il 37% ha nostalgia del marco. L'euro, peraltro, non suscita alcun desiderio nei Paesi dove non c'è. In Polonia e in GB poco più del 10% della popolazione (intervistata) sarebbe favorevole a introdurlo. Mentre 7-8 persone su 10 non ci pensano proprio. Così, gli europei si scoprono sempre più "euroscettici" e "scettici verso l'euro". Per la reciproca influenza fra "euro-scetticismo" e "scetticismo verso l'euro". Perché l'euro è una moneta senza Stato. Mentre l'Unione Europea sembra affidare, sempre più, alla moneta la propria sovranità. E la propria identità. In politica estera, nelle politiche sociali e demografiche, invece, la UE risulta assente. Basti pensare a quel che avviene sulle nostre coste, di fronte agli sbarchi dei disperati, in fuga dal terrore, che si susseguono, incessanti. Oppure di fronte alla minaccia dell'IS, divenuta devastante in Libia. Praticamente, a due passi da noi. Emergenze scaricate, come sempre, sugli Stati nazionali. Che agiscono seguendo le loro logiche (interne) e i loro interessi (esterni). Così, un po' dovunque cresce l'Anti-europeismo, insieme ai soggetti politici che ne hanno fatto una bandiera. In Italia, la contrarietà verso l'euro è molto ampia  -  superiore al 40%  -  non solo fra gli elettori vicini alla Lega, ma anche tra i simpatizzanti di Forza Italia e del M5s. Mentre in Francia l'ostilità verso la moneta unica coinvolge circa un terzo degli elettori dell'UMP (centro-destra) e, soprattutto, quasi metà di quelli del Front National. È, però, in GB che l'euro-scetticismo appare più ampio, come si è detto. In tutte le direzioni politiche. Fra i Laburisti e (ancor più) i Conservatori. Ma, ovviamente, soprattutto fra gli Indipendentisti. Visto che oltre 9 elettori su 10 dell'UKIP avversano la moneta unica. E l'85% la UE. D'altronde, questo partito ha fatto dell'antieuropeismo la propria "ragione sociale". E ne ha tratto grande vantaggio alle elezioni locali, ma soprattutto alle successive Europee del 2014, quando si è imposto come primo partito, in GB, con circa il 27% dei voti. D'altronde, in Francia, il FN, guidato da Marine Le Pen, amplificando il messaggio antieuropeo, si è affermato, proprio alle Europee, con il 25%. E oggi è accreditato del 30% dai principali istituti demoscopici, che lo indicano come probabile vincitore alle prossime départementales di fine marzo. L'antieuropeismo, associato alla paura dello straniero e alla chiusura verso gli immigrati, è, dunque, divenuto una "frattura" che attraversa i sentimenti e i sistemi politici in Europa. In Italia, è interpretata soprattutto, ma non solo, dalla Lega di Salvini. Che dal Nord sta scendendo, sempre più a Sud. Non per caso ha organizzato una manifestazione a Roma, proprio domenica prossima. Ma ne ha annunciata un'altra, in aprile, insieme ai Fratelli d'Italia, con la presenza di Marine Le Pen. Per rafforzare l'alleanza  -  e la frattura  -  antieuropea. La crisi greca, dunque, non può essere trattata come un male "regionale". Confinato ai margini dell'Europa. Perché riflette e riverbera un malessere diffuso. Che si respira dovunque. In Italia, evidentemente. Ma anche in Francia. In Spagna. Nella stessa Germania. Non credo proprio che l'Unione Europea possa proseguire a lungo il suo cammino "confidando" sulla "reciproca sfiducia" e sulla "paura degli altri". In nome di una moneta impopolare. Io, europeista convinto, penso che non sia possibile diventare "europei per forza". O "per paura".
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TITOLO: Elogio dello Strega a Elena Ferrante
DATA: 2015-02-23
OCCHIELLO: Le ragioni perché il premio venga assegnato alla scrittrice (? ) che ha scelto l’anonimato (e ha tenuto fede a questa sua decisione) sono moltissime. Eccone alcune
TESTO:Ci sono molte buone ragioni perché il Premio Strega di quest? anno venga assegnato a Elena Ferrante. Roberto Saviano su Repubblica ha scelto questa: che finalmente, attraverso il riconoscimento della forza narrativa di una scrittrice (? ) che non ha mai tradito una casa editrice piccola ma battagliera come e/o, si possono sciogliere i blocchi editoriali oramai cristallizzati, spalancare i cancelli delle scuderie. Altri diranno della qualità della scrittura della Ferrante, della sua meravigliosa capacità di raccontare storie intense e avvincenti. A me invece piace molto sottolineare, come semplice Amico della Domenica che spera sinceramente in un premio speciale, il valore del suo anonimato durato decenni. Non una trovata effimera. Ma una lunga sequenza di libri di qualità che non hanno mai deluso le aspettative delle lettrici e dei lettori, mai smorzato lo stupore e il piacere di chi li ha divorati nel corso degli anni.
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TITOLO: Ritrovata su un treno diretto a Firenze la 27enne scomparsa da Pisa
DATA: 2015-02-23
OCCHIELLO: Silvia Spadoni si era allontanata da casa dopo una lite con il convivente. Riconosciuta da un maresciallo dei carabinieri poco prima di Santa Maria Novella. Il. ..<br clear='all'/>
TESTO:PISA - Era da sola su un treno regionale Pisa-Firenze. Con addosso la divisa della Pubblica Assistenza di Cascina, di cui è dipendente. E stava per scendere alla stazione di Santa Maria Novella prima di essere riconosciuta da un maresciallo dell'arma dei carabinieri. Silvia Spadoni, 27 anni, era scomparsa da giovedì scorso dalla sua casa a Bientina (Pisa) dove viveva con il fidanzato. La giovane era scappata dopo una lite con il fidanzato, probabilmente per motivi di gelosia. Ai carabinieri che l'hanno ritrovata ha raccontato di aver dormito in strada a Firenze, per tre giorni e ha giustificato la fuga con la volontà di voler stare da sola dopo la lite con il fidanzato avvenuta proprio giovedì sera, dovuto ad un probabile crollo psicologico. "Silvia è tornata - scrive Jacopo Gentile su Facebook - la amo ancora ma devo riflettere. Sono ancora troppo scosso". Silvia Spadoni si era allontanata con la sua auto, una Chevrolet Matiz azzurra, che ha dichiarato di avere poi abbandonato sul margine della strada in un luogo che al momento non è riuscita a ricordare. Anche il telefono cellulare ha detto di averlo gettato via; poi si è spostata usando il treno e pagando in contanti, usando il poco denaro che aveva in tasca, ma senza impiegare le carte di credito che pure aveva con sé. La notte scorsa la donna è stata accompagnata e visitata all'ospedale di Pisa dove però i medici non hanno ritenuto necessario ricoverarla. I carabinieri di Pisa, che hanno condotto le indagini sulla sua scomparsa, nelle prossime ore sentiranno la giovane per ricostruire i contorni della vicenda e spiegare i motivi del suo allontanamento volontario. A formalizzare la denuncia di scomparsa, sabato mattina, erano stati i genitori e il convivente. Quest'ultimo aveva parlato di un litigio in seguito al quale la donna, infuriata, era uscita di casa, aveva preso la sua auto ed era svanita nel nulla. Sabato il compagno era stato interrogato fino a notte e insieme a lui gli inquirenti avevano controllato l'officina dove il giovane lavora, e 'sigillato', d'accordo con il convivente, l'appartamento della coppia, in attesa dei rilievi scientifici. Erano stati sentiti anche la madre e il padre, che avevano rivolto un appello alla figlia perché desse sue notizie, ed erano state raccolte testimonianze di amici e conoscenti. Allontanamento volontario o qualcosa di peggio, era il timore degli investigatori, coordinati dal pm Paola Rizzo, che avevano acceso i riflettori anche sul rapporto tra i due conviventi, che negli ultimi mesi sarebbe stato più teso. Un'amica della 27enne, Desiree Usai, ai giornalisti si era limitata a dire: "Non è da Silvia allontanarsi in questo modo. Il resto, quello che penso di questa storia, l'ho già detto ai carabinieri". Di un rapporto "turbolento" aveva parlato Leandro Comaschi, presidente della Pubblica assistenza di Cascina, datore di lavoro della donna. "Non sono un mostro come mi hanno descritto. Ho sempre detto la verità ma so che i carabinieri dovevano scandagliare anche le nostre vite private per fare chiarezza. Però respingo le accuse dei colleghi di Silvia", dice Jacopo Gentile. "In questi giorni sono stato attaccato ingiustamente - dice Gentile - e c'è stata anche una pubblicità negativa per l'officina dove lavoro a Bientina. Sono stati tre giorni terribili per me, ero disperato e lo sono anche ora per motivi diversi". Per ora preferisce non incontrare la sua compagna, ci sarà tempo per parlarsi. Capire. Forse anche per ricucire. "Voglio capirne di più - dice - sapere dov'è stata e conoscere che cosa l'ha spinta compiere una fuga del genere". Infine, ringrazia il suocero: "Per fortuna - conclude Gentile - il padre di Silvia è sempre stato dalla mia parte. Sapeva che non avrei mai potuto farle del male. La storia dell'occhio nero e dei graffi non so da dove nasca. Litighiamo come altre coppie. L'ho detto ai carabinieri più volte. Sono contento che Silvia sia viva ma penso a quello che è successo a me: sono stato all'inferno e sono tornato"
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TITOLO: James Bond, set in centro e strade bloccate: i romani: "ostaggio" di 007
DATA: 2015-02-23
OCCHIELLO: Per il set a ponte Sisto e in corso Vittorio Emanuele II transenne, bus deviati e traffico in tilt. Prove da stamani anche sul Lungotevere<br clear='all'/>
TESTO:Transenne, camion, luci di scena. Lungotevere bloccato, dalle prime ore del pomeriggio, per il set del film "Spectre" di James Bond, con protagonisti Daniel Craig e Monica Bellucci. Dopo aver girato le prime scene della pellicola al Museo della Civiltà dell'Eur, sulle banchine del Tevere sotto al lungotevere Michelangelo e in via di San Gregorio, alle spalle del Colosseo, oggi il set dell'attesissimo nuovo film si sposta tra corso Vittorio Emanuele e ponte Sisto. Nella notte, infatti, a ponte Sisto dovrebbe essere girata una scena mozzafiato con elicotteri e rocambolesche fughe. Riprese che hanno già portato all'allestimento di transenne e bagni chimici sul lungotevere Gianicolense, da piazza della Rovere fino a lungotevere Raffaello Sanzio. Strade dove da questa mattina è vietato parcheggiare, con conseguente restringimento della carreggiata e traffico in tilt sin dalle prime ore del pomeriggio. In piazza Trilussa, inoltre, sono state posizionate decine di transenne e sui tetti di palazzi sono stati posizionati mega-fari di scena che illumineranno il cielo in attesa dell'arrivo dell'elicottero da cui dovrebbe calarsi Daniele Craig-Bond. Ma la giornata di passione per gli automobilisti romani prosegue per tutto il pomeriggio. Di certo si sa solo che in corso Vittorio Emanuele II saranno registrate alcune scene con oltre 50 comparse, proabile la presenza di Daniel Craig, incerta quella di Monica Bellucci. Le prime chiusure e deviazioni al traffico, causa sopralluoghi di registi e assistenti, potrebbe iniziare alle 18, ma sul sito dell'Atac si legge che, di sicuro, "dalle ore 21 alle 5, per le riprese cinematografiche del nuovo film di 007 "Spectre" è chiuso al traffico Corso Vittorio Emanuele II, nel tratto compreso tra corso Rinascimento e largo Tassoni". Saranno dunque deviate le linee 40-46-62-64-116-916-N5-N15-N20. Inoltre, le linee 40-46-62-64-916 in direzione San Pietro da corso Vittorio Emanuele II devieranno corso Rinascimento, via Zanardelli, lungotevere Marzio, via Vittoria Colonna, piazza Cavour, via Crescenzio, piazza Pia e via della Conciliazione; in direzione Termini da Ponte Principe Amedeo Savoia Aosta deviano Lungotevere, via Zanardelli e corso Rinascimento. La linea del bus 116 in direzione Terminal Gianicolo da via Monte Brianzo devia su ungotevere, piazza Cavour, via Crescenzio, piazza Pia e via della Conciliazione; in direzione Porta Pinciana da lungotevere devierà da via Zanardelli a corso Rinascimento; Infine, le linee N5-N15-N20 in direzione esterna da corso Vittorio Emanuele II devieranno corso Rinascimento, via Zanardelli, Ponte Cavour, piazza Cavour, via Crescenzio, piazza Pia e via della Conciliazione; in direzione interna Porta Pinciana da lungotevere devia via Zanardelli e corso Rinascimento.  
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TITOLO: La Corte d'assise: "No Tav, ecco perché l'assalto a Chiomonte non fu terrorismo"
DATA: 2015-02-23
OCCHIELLO: Depositate le motivazioni dell'assoluzione dei quattro militanti accusati di eversione: non c'è in Val Susa un contesto di particolare allarme e l'azione. ..<br clear='all'/>
TESTO:"Pur senza voler minimizzare i problemi per l'ordine pubblico causati da queste inaccettabili manifestazioni - precisa la Corte - non si può non riconoscere che in Val di Susa non si vive affatto una situazione di allarme da parte della popolazione e che nessuna delle manifestazioni violente sino ad ora compiute ha inciso, neppure potenzialmente, sugli organismi statali interessati alla realizzazione dell'opera". Secondo i giudici "appare incontrovertibile la mancanza della volontà di attentare alla vita o alla incolumità delle persone presenti nel cantiere", volontà che "non deve essere confusa con l'accettazione del rischio che quell'evento si realizzi". Inoltre "l'armamentario utilizzato non era indice di una volontà diretta a nuocere alle persone (nelle azioni terroristiche è raro riscontrare l'utilizzo di fuochi pirotecnici, bengala, razzi e bottiglie molotov, senza la presenza di nemmeno un'arma da sparo o mitragliette) ".
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TITOLO: Maltempo, in arrivo piogge e temporali in tutta Italia
DATA: 2015-02-23
OCCHIELLO: Sarà una settimana turbolenta soprattutto al Centrosud. Oggi disagi in Sicilia, Sardegna e Calabria<br clear='all'/>
TESTO:Sarà una settimana all'insegna del maltempo. Le previsioni dei metereologi per i prossimi giorni parlando infatti di una settimana turbolenta, soprattutto al Centrosud. Una nuova perturbazione sta infatti per raggiungerci dal Nord Europa e riporterà un graduale peggioramento al Nord e centrali tirreniche che, dopo una breve tregua, torneranno a fare i conti con precipitazioni sparse soprattutto su Alpi, Nordest, Levante Ligure, Toscana e Lazio. Nel frattempo si allontana sulla Grecia la perturbazione giunta nel weekend, portando ancora qualche pioggia o temporale su adriatiche, Sud e Sicilia. Ma secondo gli esperti, già tra domani e mercoledì si formerà un nuovo vortice ciclonico che dall'Adriatico si porterà verso il basso Tirreno portando condizioni di maltempo anche intenso soprattutto al Centrosud, dove saranno possibili nuovi nubifragi e forti temporali, con locali allagamenti e smottamenti. Martedì il grosso dei fenomeni interesserà soprattutto Nordest, Emilia Romagna e regioni tirreniche, estendendosi alle adriatiche entro fine giornata; mercoledì rovesci abbondanti si concentreranno in particolare sul medio versante Adriatico, basso Tirreno e Sicilia. Previste nevicate anche abbondanti sull'Appennino, a quote anche basse. In particolare detsa preoccupazione al situazione dell'Emilia Romagna, dove una nuova allerta meteo scatterà domani alle 12: durerà 36 ore fino alla notte di giovedì. Le zone allertate, per "neve, stato del mare, criticità idrogeologica e criticità idraulica" vanno dalla pianura emiliana di Parma e Piacenza, a quella romagnola tra Bologna, Ferrara, Forlì e Ravenna, ai bacini dei principali fiumi, Lamone-Savio, Secchia-Panaro e Trebbia-Taro. L'instabilità proseguirà anche nella seconda parte della settimana con ulteriori rovesci che tenderanno a concentrarsi su adriatiche e Sud, mentre al Nord e sulle centrali tirreniche prevarranno le schiarite, fatta eccezione per nuove nevicate in arrivo sulle Alpi di confine. Il clima sarà generalmente sempre piuttosto freddo e ventoso. GUARDA LA PREVISIONI DELLA SETTIMANA Intanto la Sicilia e la Sardegna continuano a essere investite da una forte ondata di maltempo, che sta causando numerosi disagi. Frane, allagamenti ed evacuazioni si registrano in Sicilia. Ieri pomeriggio sono state evacuate 28 abitazioni a Bisacquino, nel palermitano, a causa del costone roccioso che è crollato in contrada 'Cozzo Serronello'. I vigili del fuoco hanno messo in sicurezza la zona e liberato le strade dai detriti. Pompieri in azione anche nella strada provinciale 12 a Contessa Entellina bloccata da un'altra frana. Allagamenti e tombini scoperchiati a Palermo. Problemi anche a Chiusa Sclafani, Campofiorito, rimasti bloccati per tutta la giornata di ieri. Due grossi massi si sono staccati dal costone roccioso della provinciale Taormina-Castelmola, invadendo la strada, in prossimità di una curva. A Caltanissetta gravi danni anche sulle linee ferroviarie. La circolazione ferroviaria è stata sostituita dai pullman, mentre restano difficili i collegamenti con le isole minori. Alcuni fiumi sono esondati nell'agrigentino. La Coldiretti parla di danni per oltre 1 milione di euro. Problemi anche in Sardegna, e in particolare a Cagliari, dove due alberi sono caduti anche a causa del forte vento. Disagi anche in Calabria, con particolare attenzione alle province di Catanzaro e Crotone a causa delle piogge.  
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TITOLO: Bomba carta esplode in classe, prof soccorsa dal 118
DATA: 2015-02-23
OCCHIELLO: E' accaduto nella sede del quartiere Japigia dell'istituto alberghiero Majorana di Bari. La docente stordita dallo scoppio di un grosso petardo acceso da alcuni. ..<br clear='all'/>
TESTO:Un petardo in aula durante la lezione. L'esplosione è avvenuta questa mattina nella sede di Japigia dell'istituto alberghiero Majorana di Bari. Intorno alle 10.30 qualcuno, molto probabilmente alcuni studenti, ha lanciato una piccola bomba carta in classe, una prima superiore, lasciando stordita la professoressa di Diritto. La donna, 63 anni, è stata soccorsa da un'ambulanza del 118. Sul posto, in via Rocca, sono intervenuti i carabinieri della compagnia Bari centro. Episodio simile a quello che accadde, all'inizio dell'anno scolastico, nella sede di Japigia, ora chiusa, dell'istituto Santarella: gli studenti esplosero un petardo ferendo lievemente una docente.
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TITOLO: Addio al partigiano Claudio Cianca
DATA: 2015-02-23
OCCHIELLO: Protagonista della Resistenza, fu arrestato per una bomba rudimentale fatta esplodere a San Pietro. Poi parlamentare con il Pci, consigliere comunale a Roma e. ..<br clear='all'/>
TESTO:Cianca, storico protagonista della Resistenza, una vita intensissima, un tutt'uno con il suo impegno di militante e uomo politico. Era nato a Roma il 4 settembre del 1913. Attivo antifascista, con il padre Renato, vittima di numerosi aggressioni, e con Leonardo Bucciglioni, la domenica del 25 giugno 1933 aveva fatto esplodere una bomba ad orologeria, progettata perché non arrecasse danni, nel pronao della basilica di San Pietro in Roma. Il gesto era rivolto contro la politica del Vaticano, accusato dalla "Concentrazione antifascista" di favorire il regime fascista ed avrebbe dovuto dimostrare alle migliaia di pellegrini convenuti a Roma per l'Anno Santo, come il regime fosse odiato e attivamente combattuto in Italia dai movimenti d'opposizione popolare. Per quel gesto Claudio Cianca insieme agli altri due fu arrestato, processato e condannato a 17 anni di reclusione. Ne scontò dieci, liberato alla caduta del fascismo, partecipò alla Guerra di liberazione dirigendo nel Lazio formazioni partigiane, prima in quelle del movimento di "Giustizia e Libertà" e poi in quelle garibaldine. Nel corso della lotta armata aderì al Partito comunista che poi, nel 1953, lo candidò alla Camera dei deputati, della quale fece parte per più legislature, fino al 1972. Ma fu a lungo anche consigliere comunale in Campidoglio con Giuseppe Di Vittorio e Oreste Lizzadri. E' stato membro della presidenza dell'Anppia, l'Associazione nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti. E a Roma il suo nome è legato anche all? impegno nella Cgil alla guida degli edili (dal '45) e della prima Camera del lavoro (dal '49) per poi diventare segretario generale della Fillea (dal '66 al '69). In un libro curato da Giuseppe Sircana e in un dvd pubblicati, sul finire del 2009, dalla Ediesse col titolo "Il mio viaggio fortunoso", Claudio Cianca, quasi centenario, ripercorse con grande lucidità le esperienze di anni molto, molto difficili. I funerali si terranno martedì alle 11 presso la chiesa Valdese di Roma in via Marianna Dionigi. A commemorarlo saranno Walter Veltroni e il segretario generale della Fillea Cgil Walter Schiavella "Una colonna portante della Cgil, uno dei suoi dirigenti più popolari e amati. Apprendere della sua scomparsa è stato un vero dolore. Claudio Cianca, e lo dico senza retorica, rimarrà per sempre nei nostri cuori e nel cuore della Cgil" ha commentato il segretario generale della Cgil Claudio Di Berardino. "Ci addolora la scomparsa di Claudio Cianca, partigiano, antifascista e combattente per la democrazia del nostro Paese. Ai suoi familiari le condoglianze da parte mia e della Regione Lazio" dichiara in una nota il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. "Con la morte di Claudio Cianca scompare un altro protagonista della storia italiana del Novecento e di questa città a cui si è dedicato con impegno e amore. Un uomo che ha creduto, insegnato e combattuto per gli ideali antifascisti e democratici, sia durante la guerra che negli anni intensi della sua attività politica. La sua passione è stata un esempio per tante generazioni e oggi il nostro dovere è non disperdere la ricchezza e gli ideali che Claudio Cianca ha saputo trasmetterci" afferma il sindaco di Roma, Ignazio Marino. "Con la scomparsa di Claudio Cianca perdiamo una delle figure più importanti della Resistenza romana". E' quanto si legge in un messaggio di Massimo D'Alema, nel quale si ricorda che "Cianca ha continuato ad essere negli anni protagonista del dialogo con le nuove generazioni, per tenere sempre vivo il ricordo della Resistenza e tramandarne i valori. Così come si è sempre schierato con passione in difesa dei principi democratici".
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TITOLO: Frosinone, arrestata alle Poste la dipendente: "infedele": aveva intascato 600mila euro
DATA: 2015-02-23
OCCHIELLO: Le indagini della polizia hanno permesso di risalire alla sua identità e svelare il mistero dei soldi sottratti ai risparmiatori<br clear='all'/>
TESTO:Senza farsi scoprire, giorno dopo giorno, aveva sottratto ai risparmiatori e intascato ben 600mila euro. Per questo motivo, stamattina, un'impiegata "infedele" di un ufficio postale della provincia di Frosinone è stata arrestata dalla polizia di Stato che è riuscita a risalire alla sua identità e a svelare il mistero dei soldi che sparivano dalle casse della posta dopo un'articolata serie di indagini. La donna, 50 anni, sceglieva le sue vittime sulla base della loro disponibilità economica e dell'età anagrafica. Una volta verificata la posizione di buoni postali invitava i clienti per la conversione del credito e il reinvestimento. L'operazione apparentemente era corretta ma di fatto le somme solo parzialmente transitavano sui nuovi libretti postali o consegnate. Infatti approfittando della buona fede delle vittime nel cambio da lire ad euro consegnava loro somme di gran lunga inferiori a quelle maturate con i relativi interessi. Poi, come nulla fosse, apriva  diversi conti intestati a familiari o persone fittizie dove far confluire le somme indebitamente sottratte. Fino ad oggi sono stati accertati almeno quindici casi di clienti raggirati.
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TITOLO: Valanga su un gruppo di italiani: quattro vittime e un ferito
DATA: 2015-02-23
OCCHIELLO: E' successo sul versante svizzero del Gran San Bernardo: i 5 scialpinisti erano valdostani e milanesi ed erano diretti verso l'Ospizio al colle. Sono stati. ..<br clear='all'/>
TESTO:L'itinerario dove è avvenuta la tragedia è considerato una "classica" dello scialpinismo. Il percorso parte dall'uscita del tunnel del Gran San Bernardo, vicino ai vecchi impianti del Super Saint-Bernard. La salita avviene quasi esclusivamente lungo una strada asfaltata e ricoperta di neve, senza particolari pendenze. "E' un itinerario facile - spiegano le guide alpine della zona - anzi facilissimo. Al colle del Gran San Bernardo si sale tutto l'anno, in qualsiasi condizione. L'unico tratto pericoloso è quello dove si trovavano i cinque: si tratta di circa 300 metri, sul fondo di una stretta valle proprio sotto l'ospizio, che sono esposti alle slavine". Già in passato si sono verificati analoghi incidenti proprio in quel punto. Nonostante il pericolo valanghe non fosse elevato, nelle ultime 24 ore ha soffiato un forte vento che ha provocato accumuli di neve. Proprio il cedimento spontaneo di uno di questi potrebbe aver provocato la slavina. Prima del tragico bilancio definitivo il pomeriggio è trascorso nell'incertezza sulla sorte del gruppo di italiani: sulle prime il sindaco di Bourg Saint Pierre ha parlato di "vittime", poi la Polizia cantonale lo ha smentito spiegando che erano tutti salvi: quattro illesi e un solo ferito lieve. Versione poi cambiata dalla stessa polizia: quattro in rianimazione, un ferito lieve. Poi, alle 18,30, la drammatica rettifica: tre morti e un ferito gravissimo. Nella notte è spirato anche il quarto sciatore. E' l'ennesimo incidente dopo le nevicate delle ultime due settimane che hanno accresciuto il manto nevoso ma anche il pericolo di slavine. Solo venerdì in Valgrisenche, in Valle d'Aosta, un'altra comitiva è stata investita da una slavina: sono rimasti sotto la neve una guida alpina e una escursionista che sono stati salvati dai compagni.     
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TITOLO: Eternit, la Cassazione: "Imputazione sbagliata, tutto prescritto già prima del processo"
DATA: 2015-02-23
OCCHIELLO: Depositate le motivazioni della sentenza con cui la Suprema Corte ha annullato a novembre la condanna di Schmidheiny per disastro ambientale e i risarcimenti. ..
TESTO:Il processo torinese sul disastro dell'Eternit è nato con un'imputazione sbagliata che lo ha portato a chiudersi con la cancellazione di condanne e risarcimenti. Quel processo era prescritto prima ancora del rinvio a giudizio dell'imputato, l'imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, che sarebbe dovuto essere accusato di lesioni e omicidi anziché del reato di disastro ambientale doloso. Lo afferma la Cassazione nelle motivazioni, depositate oggi, del verdetto di prescrizione che lo scorso 19 novembre ha, tra l'altro, annullato i risarcimenti alle vittime. Argomenti che contengono una critica significativa all'impostazione data dalla Procura di Torino e accolta prima dal tribunale e poi dalla Corte d'appello. Ad avviso della Cassazione "a far data dall'agosto dell'anno 1993" era ormai acclarato l'effetto nocivo delle polveri di amianto la cui lavorazione, in quell'anno, era stata "definitivamente inibita, con comando agli Enti pubblici di provvedere alla bonifica dei siti". "E da tale data - prosegue il verdetto - a quella del rinvio a giudizio (2009) e della sentenza di primo grado (13/02/2012) sono passati ben oltre i 15 anni previsti" per "la maturazione della prescrizione in base alla legge 251 del 2005". La conseguenza è che, "per effetto della constatazione della prescrizione del reato, intervenuta anteriormente alla sentenza di primo grado", cadono "tutte le questioni sostanziali concernenti gli interessi civili e il risarcimento dei danni". E' la conclusione della Corte che, con la sentenza che chiude il procedimento per disastro ambientale, ha ribaltato il giudizio della Corte d'appello. "Il Tribunale - spiega infatti la Cassazione - ha confuso la permanenza del reato con la permanenza degli effetti del reato, la Corte di Appello ha inopinatamente aggiunto all'evento costitutivo del disastro eventi rispetto ad esso estranei ed ulteriori, quali quelli delle malattie e delle morti, costitutivi semmai di differenti delitti di lesioni e di omicidio". Per gli ermellini l'imputazione di disastro a carico di Schmidheiny non era la più adatta da applicare dal momento che la condanna massima sarebbe troppo bassa, per chi miete morti e malati, perché punita con 12 anni di reclusione. In pratica, scrivono i giudici, "colui che dolosamente provoca, con la condotta produttiva di disastro, plurimi omicidi, ovverossia, in sostanza, una strage" verrebbe punito con solo 12 anni di carcere e questo è "insostenibile dal punto di vista sistematico, oltre che contrario al buon senso". Proprio nei giorni in cui la Cassazione pronunciava la sua controversa sentenza, il procuratore torinese Raffaele Guariniello ha chiuso il filone d'inchiesta per il reato di omicidio volontario con dolo eventuale in relazione alla strage di lavoratori e abitanti di Casale causata dalle polveri d'amianto, firmando proprio oggi la richiesta di rinvio a giudizio. Un fascicolo che riguarda la morte di 258 persone decedute tre il 1989 e il 2014 e che ha già aperto una controversia con la difesa del magnate svizzero, secondo cui si tratterebbe di un caso di doppio giudizio che contravviene al principio giuridico del "ne bis in idem", in virtù del quale non si può essere giudicati due volte per lo stesso fatto.
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TITOLO: Il grande inganno dell'antimafia siciliana: così l'eroe della legalità mette le mani sull'Expo
DATA: 2015-02-23
OCCHIELLO: Montante, indagato assieme all'ex governatore Lombardo, condannato, sono i creatori di Caltanissetta: "zona franca" anti-pizzo. Tra collusioni e fiumi di soldi, ...
TESTO:CALTANISSETTA - Lo sapevate che esiste una "zona franca della legalità" dove ci sono gli abitanti più buoni e più onesti d'Italia? E lo sapevate che l'hanno fortemente voluta un governatore condannato per mafia e un imprenditore indagato per mafia? Per capirne di più bisogna andare a Caltanissetta, quella che è diventata la capitale dell'impostura siciliana. Nella città dove è iniziata l'irresistibile ascesa del cavaliere Antonio Calogero Montante detto Antonello, presidente di Confindustria Sicilia, presidente della locale Camera di commercio, presidente di tutte le Camere di commercio dell'isola, consigliere per Banca d'Italia, delegato nazionale di Confindustria (per la legalità, naturalmente) e membro dell'Agenzia nazionale dei beni confiscati (unica carica dalla quale si è al momento autosospeso per un'indagine a suo carico per concorso esterno), si può scoprire come in nome di una assai incerta antimafia si è instaurata una sorta di dittatura degli affari. Un califfato che si estende in tutta la Sicilia ma che è nato qui, a Caltanissetta, dove commistioni  -  e in alcuni casi connivenze  -  fra imprese e politica, impresa e stampa, imprese e forze di polizia, imprese e magistratura, hanno ammorbato l'aria e fatto calare una cappa irrespirabile sulla città. UNA FINZIONE SOFFOCANTE In Sicilia tutto si fonda su due parole magiche: legalità e antimafia. È una "legalità" costruita a tavolino e un'"antimafia padronale" che copre operazioni politiche opache e favorisce gruppi di interesse. Dopo la felice stagione iniziata con la "rivolta degli imprenditori" del 2007 guidata da Ivan Lo Bello contro il racket, trasformismo e ingordigia hanno snaturato l'iniziale esperienza e una consorteria si è impadronita di tutto. La "zona franca" l'ha pretesa la Confindustria siciliana di Montante, l'unico "partito" che nel governo regionale siede ininterrottamente da sei anni con un proprio rappresentante. Quando governatore era Raffaele Lombardo  -  il 2 maggio del 2012  -  fu istituita con un atto ufficiale la Provincia di Caltanissetta fu riconosciuta come "zona franca della legalità". L'obiettivo era quello di concedere benefici fiscali alle aziende che "si oppongono alle richieste estorsive della criminalità organizzata". Previsione di spesa: 50 milioni di euro. Lombardo, che al momento della firma era già indagato per reati di mafia, due mesi più tardi si è dimesso e un anno dopo è stato condannato in primo grado a 6 anni e 8 mesi. Un (presunto) amico dei boss che concede agevolazioni a chi si batte contro il racket su richiesta di chi  -  Montante  -  è oggi a sua volta chiamato in causa da cinque pentiti per legami con le "famiglie". Trame di potere in una Sicilia che non ha mai temuto il paradosso. SOTTO GLI OCCHI DEL MONDO La Confindustria di Montante ormai è ovunque. Guida l'Irsap, l'istituto che gestisce le aree industriali siciliane, ha un peso decisivo nel business dei rifiuti e ora ha messo le mani sull'Expo. Pochi giorni fa, l'assessore alle Attività produttive Linda Vancheri, il rappresentante di Confindustria nella giunta di Rosario Crocetta, ha siglato una convenzione che assegna a Unioncamere un pacchetto di interventi per due milioni di euro. Chi guida Unioncamere in Sicilia? Antonello Montante. Sarà lui, malgrado l'inchiesta per concorso esterno, a decidere quali "eccellenze" siciliane del settore agro-alimentare dovranno figurare nella vetrina di Milano e in undici stand fra porti e aeroporti dell'isola. Materia d'indagine per almeno due procure (Palermo e Caltanissetta) e per Raffaele Cantone, il presidente dell'Authority contro la corruzione che, appena il 16 gennaio scorso, ha annunciato che su Expo è stato avviato "il più grande controllo antimafia di tutti i tempi". MARKETING DI IMMAGINE Una rete di interessi così fitta è protetta anche da una stampa a volte troppo compiacente con Montante e i suoi amici. Al punto da proporre (l'ha fatto La Sicilia in un lungo articolo) la notizia di una laurea honoris causa in Economia e Commercio riconosciuta dall'Università "La Sapienza" all'imprenditore. L'ateneo ha smentito il giorno dopo. Era falso. Nelle sue molteplici vesti istituzionali Montante ha spesso offerto un "sostegno" a mezzi d'informazione e singoli giornalisti. Da presidente della Camera di Commercio di Caltanissetta ha erogato una pioggia di contributi, sotto la voce "azione di marketing territoriale". Ne hanno beneficiato cronisti-scrittori, ancora prima della pubblicazione dei loro libri e testate web. Una settimana fa Il Fatto Nisseno, uno dei siti favoriti, ha cancellato un'intervista di Michele Costa (il figlio del procuratore ucciso a Palermo nel 1980) che manifestava perplessità sull'opportunità che Montante  -  sott'inchiesta  -  mantenesse le sue cariche. L'intervista è sparita nella notte "dopo devastanti pressioni". Un altro clamoroso caso riguarda un contratto di collaborazione per due anni  -  1.300 euro al mese  -  che Confindustria Centro Sicilia (sempre Montante presidente) ha firmato con il responsabile delle pagine di Caltanissetta de Il Giornale di Sicilia. Tutti episodi, quelli citati, che hanno spinto l'Ordine dei giornalisti ad aprire un'indagine conoscitiva. UN ALTRO PALADINO Oltre ad Antonello Montante, c'è un altro campione dell'antimafia a Caltanissetta. Si chiama Massimo Romano, socio e amico del Cavaliere, è il proprietario di 34 supermercati sparsi per la Sicilia e, qualche anno fa, era già finito nelle pieghe di un'indagine sui "pizzini" di Bernardo Provenzano molto interessato alla grande distribuzione. Romano da molto tempo siede a tavoli istituzionali con questori e prefetti, è il presidente del Confidi (un consorzio che cede prestiti a piccole e medie imprese) e il suo nome è scivolato in un'operazione antimafia dove il fratello Vincenzo  -  secondo il giudizio dei magistrati  -  l'avrebbe tenuto fuori dalla faccenda delle estorsioni "per preservarlo da possibili negative conseguenze sia di immagine che di carattere giudiziario". Il doppio volto di Caltanissetta zona franca per la legalità. L'IMPASTO C'è promiscuità fra investigatori e magistrati e l'indagato di mafia Montante. A Roma e in Sicilia. A Caltanissetta  -  visti i suoi rapporti intensi con Angelino Alfano che poi l'ha designato anche all'Agenzia dei beni confiscati  -  Antonello Montante è riuscito, il 21 ottobre del 2013, a far presiedere al ministro dell'Interno il comitato nazionale per l'ordine pubblico e sicurezza. Un organismo che, solo in casi straordinari, si riunisce lontano da Roma. In Sicilia non accadeva dai tempi delle stragi di Falcone e Borsellino. Perché la scelta di Caltanissetta? Per farla diventare quella che non è mai stata, cioè una roccaforte dell'antimafia. In Sicilia e a Caltanissetta c'è una vicinanza molesta fra imprenditori e rappresentanti dello Stato (si racconta di questori che si trasformano in tappetini al cospetto di Montante, di prefetti che hanno ricevuto esagerate regalie), ci sono investigatori che si fanno assumere parenti e amiche dalla cordata (è il caso di un ufficiale della Dia e di un maggiore della Finanza), ci sono uomini dei servizi segreti che sguazzano allegramente nell'ambiente "antimafioso", c'è una prossimità imbarazzante con molte toghe. Tanto evidente che ha portato il nuovo presidente dell'Associazione nazionale magistrati Fernando Asaro a invitare i suoi colleghi "a una ineludibile concreta distanza da centri di potere economici ". Più chiaro di così.
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TITOLO: Il caso Tosi infiamma la Lega. Maroni si schiera con Salvini: "Non si metta contro Zaia"
DATA: 2015-02-23
OCCHIELLO: Braccio di ferro sulle elezioni in Veneto ma è lite anche sulla manifestazione a Roma. Il segretario del Carroccio accusa il sindaco di Verona di voler. ..
TESTO:ROMA - Nello scacchiere della Lega i quattro leader principali sono protagonisti di uno scontro senza precedenti. Matteo Salvini e Roberto Maroni si alleano contro Flavio Tosi, schierato a sua volta contro Luca Zaia. Pretesto del braccio di ferro tra il segretario del Carroccio, autocandidatosi a leader del centrodestra in un'intervista a Repubblica, e il sindaco 'ribelle' di Verona, è il dubbio di quest'ultimo sulla sua partecipazione alla manifestazione della Lega contro il governo sabato a Roma. Ma il vero nodo da sciogliere riguarda le prossime elezioni regionali in Veneto: Salvini sostiene la ricandidatura dell'attuale governatore Zaia, mentre il primo cittadino della città scaligera si propone come candidato capace di guardare anche al centro. Nel tentativo di pacificare le parti sull'impasse Veneto interviene a fianco del segretario il governatore della Lombardia Roberto Maroni (che invece a Roma ci andrà): "Stimo Tosi, gli sono amico, ma non può mettersi contro Zaia. Sarebbe un errore gravissimo per lui e per la Lega". E aggiunge: "Che Tosi si metta a fare il candidato contro Zaia sarebbe una iattura che ci farebbe perdere la Regione". Concludendo con un richiamo alla ragionevolezza: "Faccio appello all'amico Tosi che stimo perchè trovi una soluzione. Zaia e Tosi devono trovare un accordo e sarebbe utile fare meno interviste". La polemica va avanti a colpi di dichiarazioni. Salvini accusa apertamente Tosi di voler boicottare Zaia. "Ipotizzare di candidarsi contro di lui o di metterlo in difficoltà non mi sembra utile in questo momento", ha ribadito l'eurodeputato a Radio Padania. "Se ci sono litigi da fare - attacca Salvini- li si faccia nelle sedi opportune e poi si trovi un accordo e si vada a vincere. Io spero che Zaia e Tosi trovino l'intesa e poi andiamo a ragionare di temi concreti. Non è il momento di litigare". Non solo. Come detto l'ira del segretario sfocia nella querelle sulla kermesse del Carroccio nella capitale (intitolata "Renzi a casa"), che vede ancora in bilico la presenza di Tosi. "Metto i puntini sulle i per i militanti - dice - non è possibile che Tosi dichiari in un'intervista che non ha ancora deciso. Mi girano le palle, soprattutto a nome dei militanti che pagano la benzina o i biglietti di pullman e treni di tasca loro. Perciò la presa in giro non va. Non è bello da un dirigente pagato. Vieni. Punto. Poi discutiamo della regione". "Con Salvini ci sono sicuramente delle distanze. Poi in politica certe volte le distanze si riescono a colmare, certe volte no", risponde Tosi. "Tutti vogliono vincere in Veneto - continua- però ci vogliono linearità, coerenza e rispetto per le persone". "Nessuno favorisce nessuno" rileva poi sulle 'accuse' del segretario leghista che una sua candidatura alla presidenza del Veneto favorirebbe la candidata del centro-sinistra, Alessandra Moretti. Quanto alla manifestazione romana, Tosi si difende: "Ho già detto che la mia presenza dipenderà dai miei impegni di sindaco". E in risposta alle accuse del segretario: "Non credo che si riferisse a me, perché io non sono pagato dalla Lega. Il mio unico stipendio è quello di sindaco". Le differenze tra i due sono evidenti soprattutto sulla questione delle alleanze per le prossime elezioni regionali. Mentre Salvini oppone un "no" netto a Ncd, perché sostiene il governo del "nemico numero uno" Matteo Renzi, ed è disposto a una collaborazione con Forza Italia purché, però, "rimanga all'opposizione", Tosi è più possibilista. Il primo cittadino di Verona apre convintamente sia a Forza Italia che ad Angelino Alfano, convinto che occorra guardare anche al centro, oltre che a destra, per poter creare un? alternativa capace di sfidare il premier. Una posizione condivisa, peraltro, anche da Zaia e Maroni, che però fanno fronte comune con Salvini sulla scelta del candidato.  
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TITOLO: Riforma Rai, opposizioni contro premier e urgenza decreto. Da Forza Italia: "Renzi in malafede"
DATA: 2015-02-23
OCCHIELLO: M5s attacca: "Non si può procedere a un riordino della governance esautorando il parlamento. Il presidente della Repubblica non potrà fare finta di nulla". Le. ..
TESTO:ROMA - Forza Italia attacca il premier - "è in malafede" si legge sul Mattinale del gruppo azzurro alla Camera - e dal Movimento 5 Stelle, che invoca l'intervento del Colle, piovono critiche a raffica. La Lega Nord di Matteo Salvini, poi, punta il dito contro il capo del governo che vuole mandar via i partiti dalla tv di Stato "perché ci deve essere solo lui". Le minoranze parlamentari esplodono all'indomani delle dichiarazioni rilasciate da Matteo Renzi sulla riforma della Rai. E anche dentro al governo, le posizioni di Pd e Nuovo centrodestra divergono quando si parla di "inutilità" dei tre tg: dai dem, è Matteo Richetti a dire che "sarà sufficiente una rete all news" e che "le 20 sedi regionali sarebbe bene accorparle", ma tra gli alfaniani Fabrizio Cicchitto storce il naso e boccia la proposta.   Di sicuro c'è che sull'avanti tutta per portare a casa il riordino della tv pubblica, il presidente del Consiglio ha insistito e dettato la tempistica: "Si parte a marzo". La via maestra per modificare la governance? Il disegno di legge, purché però la partita la si chiuda in tempi brevi. Altrimenti, "se ci sono le condizioni di necessità e urgenza", non si esclude il ricorso al decreto, "come prescrive la Costituzione". Non ci sarebbe ancora una data precisa per la presentazione in Consiglio dei ministri, ma il governo lavora a un testo articolato su più fronti: la revisione delle norme su cda e manager, con la creazione di un vero amministratore delegato, un board ridotto, forse a cinque membri, nominato in base a criteri che lascino la titolarità al parlamento, ma prevedano meccanismi per garantire indipendenza dai partiti; la riforma del canone, per ridurre l'evasione; l'anticipo del rinnovo della convenzione, in scadenza nel 2016. Il punto di partenza è la convinzione che il governo dell'azienda, "oggi nelle mani di procedure burocratiche complicatissime, diventi più efficiente e più efficace", ha ripetuto Renzi. L'obiettivo è la radicale modifica delle norme vigenti: "Pensiamo che la Rai debba essere il grande motore dell'identità educativa e culturale del Paese e in quanto tale non possa essere normata da una legge che si chiama Gasparri. Lo dico perché ho un'idea dell'identità educativa e culturale diametralmente opposta a quella di Maurizio Gasparri". Affermazioni che provocano la reazione durissima dell'ex ministro ("Renzi è un vero imbecille", twitta subito dopo) e di tutta Forza Italia (
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TITOLO: Fb chiude la pagina sui fascisti, che ne aprono subito un'altra
DATA: 2015-02-23
OCCHIELLO:
TESTO:ROMA - Bloccata in modo definitivo. Perché i suoi contenuti sono "violenti e incitano all'odio". Facebook Italia ha oscurato in modo permanente la pagina "I Giovani Fascisti Italiani". Una decisione che arriva dopo l'inchiesta di Repubblica. it sul rapporto tra neo-fascismo e rete e dopo le denunce dell'onorevole del Partito Democratico Laura Garavini, che era stata vittima anche di alcune minacce da parte dei membri della community. Parole pesanti che avevano spinto l'onorevole a annunciare una denuncia all'ispettorato di polizia della Camera dei Deputati.   Quell'ambiente virtuali nel quali viene declinata l'ideologia fascista è quindi messa al bando dal social network più diffuso al mondo. Una decisione che, però, non ha impedito ai gestori della pagina rimossa di farla risorgere: una nuova versione è online e in poche ore ha raccolto circa tremila adesioni. Numeri alti ma molto lontani dalla consistenza della precedente, arrivata a quota 135mila. Un rilancio che parte da #libertàdipensieroancheperifascisti l'hashtag utilizzato in queste ore e da una promessa: "La bandiera nera presto sventolerà ovunque".   (carmine saviano)  
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TITOLO: Il duello nella Lega una minaccia per la leadership Salvini
DATA: 2015-02-23
OCCHIELLO: C'è forte tensione nella Lega dove si registra il primo intralcio sulla strada di Salvini. Il terreno dello scontro è il Veneto. Latente da giorni, ormai è. ..
TESTO:C'è forte tensione nella Lega dove si registra il primo intralcio sulla strada di Salvini. Il terreno dello scontro è il Veneto. Latente da giorni, ormai è esploso clamorosamente. Il candidato Governatore di Salvini e dello stato maggiore leghista è il Governatore uscente Zaia. Ma il popolare sindaco di Verona Tosi vorrebbe candidarsi a sua volta. Non è escluso che addirittura avrebbe intenzione di formare una sua lista in concorrenza con quella ufficiale della Lega. E non è escluso che Tosi non partecipi alla manifestazione di sabato prossimo a Roma. Raduno a cui Salvini attribuisce una grande importanza perché è il simbolo della sua svolta dalla vecchia Lega padana alla nuova Lega nazionale che vuole conquistare anche il centro e il sud. Il tema della manifestazione non è infatti contro Roma, ma contro il governo Renzi. Questo significa che Salvini si mette idealmente a capo della destra italiana. E' chiaro che la guerra che gli sta facendo Tosi in Veneto è molto pericolosa. Non solo perché potrebbe dare il via libera alla sinistra per conquistare il Veneto, ma anche perché mette in luce tutto il contrasto tra i veneti e "l'intromissione" dei lombardi che vogliono dettare la linea. Come potrebbe Salvini pretendere di guidare tutta la destra se non riesce nemmeno a tenere unito il suo partito? Ai movimenti a destra corrispondo manovre anche a sinistra dove un'intervista di Landini ha posto l'esigenza di una "cosa" di sinistra in funzione anti-Renzi. Solo Civati, per ora, si è mosso nella sinistra del Pd, ma da Sel si guarda con interesse nella speranza di seguire i modelli di Tsipras e Podemos. Il premier Renzi non sembra particolarmente turbato da questi movimenti che anzi, secondo gli osservatori, lo favorirebbero: nessun "competitor" abbastanza moderato per sottragli voti. Per Renzi è una giornata importante perché il ministro dell'Economia Padoan ha firmato con la Svizzera l'accordo che fa cadere il segreto bancario. Per il premier potranno tornare miliardi sottratti al fisco. Il ministro Padoan, in virtù delle riforme, prevede che la crescita fra due anni sarà maggiore del previsto. di GIANLUCA LUZI
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TITOLO: Follia ultra, le scuse di studenti e prof olandesi: "Anche noi romani". Marino: voi benvenuti
DATA: 2015-02-23
OCCHIELLO: Una lettera al primo cittadino di Roma firmata da allievi e docenti di lettere classiche che hanno organizzato una raccolta fondi per la Barcaccia ferita dai. ..<br clear='all'/>
TESTO:"Anche noi ci sentiamo olandesi, ammiriamo il vostro Paese, la vostra cultura, il vostro rigore morale, la vostra capacità d'accoglienza. Non sarà il comportamento di pochi a farci cambiare idea". Lo scrive il sindaco di Roma, Ignazio Marino, in risposta a una lettera di cinque studenti e professori olandesi di lettere classiche che hanno scritto di essere "sconvolti e feriti" per gli atti compiuti dagli ultrà del Feyenoord. "Certi fatti non riguardano una nazionalità, ma singole persone - ha aggiunto Marino - Roma continuerà a dare a tutti gli olandesi il suo più caloroso benvenuto". La guerriglia per le strade del centro e i danni alla Barcaccia in piazza di Spagna "non ha solamente sconvolto, spaventato e ferito i cittadini di Roma Capitale e dell'Italia - hanno scritto gli olandesi - ma ha sconvolto, spaventato e ferito anche noi, giovani studenti, ricercatori, docenti, cittadini olandesi. Roma non è solo la Capitale d'Italia, ma è una delle capitali europee e mondiali della cultura e della storia umana. Chi tocca Roma, tocca anche noi". (Leggi il testo) Eva Mol, Victor Broers, Marcella Mul, Raphael Hunsucker e Joep Beijst, promotori dell'iniziativa "Wij zijn romeinen" ("Anche noi siamo romani") hanno promosso una raccolta di fondi per riparare ai danni provocati dai loro connazionali: "Desidero ringraziarvi - conclude il sindaco nella sua risposta - anche a nome di tutti i romani, per la decisione di dare via a un crowdfunding, che contribuisca alla riparazione dei danni subiti. La mia parola è che non un singolo centesimo andrà sprecato. Spero di potervi stringere la mano personalmente e ringraziarvi di questa vostra splendida iniziativa".
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TITOLO: Paoli, la nota stonata che uccide i nostri sogni
DATA: 2015-02-22
OCCHIELLO: Cantautore L’accusa di evasione fiscale fa subito scattare gli sfottò del web
TESTO:L? accusa al cantante sarebbe quella di aver portato due milioni di euro in Svizzera e di averli sottratti al Fisco. Secondo l? inchiesta i soldi potrebbero essere proventi in nero di concerti alle Feste dell? Unità. Difficile da digerire. Paoli l? esistenzialista di Pegli, Paoli il probo, Paoli l? ex deputato del Pci, Paoli il presidente della Siae (da cui si è autosospeso). Paoli che ha preso a male parole gli occupanti del Teatro Valle perché non pagavano i diritti d? autore e non versavano le marchette all? Enpals, Paoli che ha sempre vissuto dalla parte giusta della Storia. Da non crederci, come sostiene l? amico Beppe Grillo, anche lui uno che in vita sua non avrà mai preso soldi in nero da uno spettacolo. Lasciamo perdere tutti gli sfottò apparsi sul web, lasciamo perdere che in Quattro amici al bar il più sfigato è quello che s? impiega in banca, lasciamo perdere la furia della Banda degli Onesti .
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TITOLO: Gino Paoli: "Devo salvare l'immagine non voglio che si sappia di quei soldi in Svizzera"
DATA: 2015-02-22
OCCHIELLO: Le intercettazioni nello studio del commercialista. E la moglie disse: "Nascondiamo le carte in un posto sicuro"<br clear='all'/>
TESTO:GENOVA - È il gennaio del 2014 e Gino Paoli ha una sola preoccupazione, non sono i soldi: è la sua immagine. "Non voglio che si sappia che ho portato soldi all'estero" registrano le microspie piazzate nello studio del suo commercialista. E la moglie Paola Penzo cerca di aiutarlo: "Bisogna nascondere bene le carte in un posto sicuro", chiede al fiscalista Andrea Vallebuona. Un anno fa lo studio del professionista è sotto controllo per l'inchiesta su Banca Carige di cui Vallebuona è consulente. Sono i giorni in cui l'Italia sta per firmare il concordato bilaterale con la Svizzera, e potrà acquisire gli elenchi dei connazionali che hanno i depositi oltre confine. Il cantante teme che l'accelerazione dei tempi lo faccia finire sui giornali: "Io sono un personaggio pubblico, non posso rischiare questo. Ho un'immagine da difendere". Lui, ancorato al suo personaggio, onesto e trasparente, non ha esitazioni: "Non voglio che si sappia che ho portato soldi all'estero, li voglio riportare in Italia". Forse è troppo tardi per uno "scudo" fiscale per far rientrare i 2 milioni di euro, tantomeno una sanatoria per l'evasione fiscale di 800mila euro che adesso gli contesta la procura di Genova. L'ottemperanza alla sanzione amministrativa farebbe cadere i reati penali ma il suo problema non è una multa salata, è la possibile ferita mortale alla sua immagine pubblica. "Vedremo di trovare un modo", assicura invece il commercialista, che nella vicenda Carige è uno che conosce bene gli "spalloni". L'inchiesta sulla fuga di capitali parte dalle intercettazioni ambientali. Giovedì scorso, quando gli uomini del nucleo di Polizia tributaria hanno bussato alla porta di Gino Paoli, al Quartiere Azzurro, sulle alture di Nervi, hanno chiesto quei documenti che la donna voleva "in un posto sicuro". Il marito è a Roma. Prima della perquisizione, disposta dal procuratore aggiunto Nicola Piacente e dal sostituto Silvio Franz che contestano la "dichiarazione infedele dei redditi", i finanzieri si rivolgono alla signora. Lei dice di non avere quelle carte. La fanno accomodare in una stanza e le fanno ascoltare la registrazione della sua voce. "È la sua? ", domanda un sottufficiale. L'apertura della cassaforte avrebbe dato scarsi risultati. I militari, guidati dal colonnello Carlo Vita, avrebbero trovato però carte interessanti negli uffici delle tre società di cui la donna è amministratore unico: "Edizioni Musicali Senza Fine", "La grande Lontra" e "Sansa". Così come vi sarebbe una traccia di movimenti di denaro nei documenti contabili sequestrati a Faenza, nell'ufficio del commercialista storico dell'ultimo dei cantautori della scuola genovese. Anche tracce del rientro in Italia di una tranche da 145 mila euro. Qualche mese prima del gennaio 2014, la contabilità e la documentazione fiscale dall'Emilia sono state trasferite a Genova, presso la Sys Data, lo studio che ha sede nello stesso edificio di Vallebuona. Adesso si indaga anche sui bilanci di queste società. Una di queste non avrebbe presentato la dichiarazione dei redditi per alcuni anni. Durante le intercettazioni ambientali i finanzieri avrebbero sentito parlare di somme provenienti dai concerti di Paoli alla Festa dell'Unità. Il cantante avrebbe fatto capire che "quello era un sistema consolidato". Ma quei fatti sarebbero antecedenti al 2008. Tant'è che l'avvocato Andrea Vernazza, nominato da Paoli, spiega che i contanti finiti in Svizzera sarebbero accumuli degli anni precedenti. Domani, Paoli, la moglie e il legale si vedranno presso lo studio Illuzzi di Genova, il nuovo fiscalista. Il cantautore ha ribadito all'avvocato "di non temere di pagare multe salate", ma "il danno di immagine". E sulle sue dimissioni da presidente della Siae, Paola Penzo gli avrebbe consigliato di stare calmo: "Queste cose non si decidono a caldo".
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TITOLO: Tripoli, allarme sui trafficanti di uomini «Quegli affari servono a finanziare l’Isis»
DATA: 2015-02-22
OCCHIELLO: Il sottosegretario Minniti: i terroristi consentono loro di operare e lucrano sui guadagni Triton. I magistrati: «Indagini più difficili da quando Mare Nostrum è stata sostituita da Triton»
TESTO:CATANIA - Che i terroristi di matrice islamica utilizzino i barconi per spedire in Italia kamikaze e soldati della Jihad mescolati alle migliaia di clandestini in cerca di futuro, è un? ipotesi tanto azzardata quando priva di riscontri. Non ci crede il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, che coordina le inchieste sul traffico di esseri umani, e lo negano analisti e studiosi di quanto sta accadendo sull? altra sponda del Mediterraneo. Più verosimile, invece, è che lo Stato islamico arrivi a sfruttare parte del redditizio flusso di migranti, e con quei profitti finanzi le guerre civili che provocano le fughe di massa verso le coste europee. Lo sostiene Lucio Caracciolo, direttore della rivista di geopolitica Limes, e lo conferma il sottosegretario delegato alla Sicurezza Marco Minniti: «Più si deteriora la situazione libica, più i trafficanti di persone diventano dominus degli affari; ed è chiaro che ci può essere un punto di contatto anche con l? organizzazione terroristica tout court, perché con uno Stato fragilissimo, niente più entrate economiche e pozzi petroliferi fermi, l?unica cosa che funziona è il traffico di esseri umani».
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TITOLO: Omicidio Moro, in via Fani nuovi rilievi della polizia scientifica con laser
DATA: 2015-02-22
OCCHIELLO: Sono stati disposti dalla commissione parlamentare di inchiesta sul delitto: "Siamo certi di scoprire novità rilevanti"<br clear='all'/>
TESTO:La polizia scientifica stamattina ha fatto i rilievi con scansione laser in via Fani sul luogo del sequestro  di Aldo Moro, come disposto dalla commissione Parlamentare di inchiesta sull'omicidio. Ad annunciare i rilievi era stato il vice presidente della commissione Grassi spiegando: " si è scelto di cercare la verità dei fatti attraverso i mezzi che la tecnologia ci mette a disposizione e lungo questa via siamo certi che scopriremo novità rilevanti". La commissione ha anche in programma il 24 febbraio l'audizione dei procuratori Giovanni Salvi e Franco Ionta. La commissione Moro ricostruirà, punto per punto l'agguato di Via Fani del 16 marzo 1978 in cui le Brigate Rosse rapirono l'esponente della Democrazia Cristiana e uccisero i cinque uomini della scorta. L'obiettivo è stabilire l'esatta dinamica del fatto e le presenze di quel giorno in quel luogo. Grazie alle tecnologie che oggi sono a disposizione degli investigatori, all'epoca impensabili, la commissione spera di aggiungere elementi importanti all'inchiesta parlamentare. A decidere di tornare a indagare sul caso Moro a quasi 40 anni dalla vicenda, da qui l'istituzione della commissione parlamentare nel maggio scorso, è stato proprio il voler chiarire chi era presente quel giorno in via Fani dopo le dichiarazioni dell'ex ispettore Enrico Rossi che ha parlato di agenti dei Servizi Segreti in aiuto alle Brigate Rosse durante i tragici momenti del rapimento.
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TITOLO: Scontri in piazza di Spagna, convalidati arresti per sei tifosi del Feyenoord. Marino: "Un'amichevole tra le nazionali per restauro Barcaccia"
DATA: 2015-02-22
OCCHIELLO: La decisione del gip dopo l'interrogatorio di garanzia nel carcere di Regine Coeli. Saranno rimpatriati. L'appello del sindaco alla Figc: "Organizziamo una. ..<br clear='all'/>
TESTO:Intanto, il sindaco di Roma, Ignazio Marino, assieme all'assessore capitolino alla Scuola e allo Sport, Paolo Masini, lancia una proposta per raccogliere i fondi per il restauro della fontana della Barcaccia. "Un'amichevole Olanda-Italia da giocare a Rotterdam, un grande appuntamento di sport e amicizia il cui ricavato servirà a riparare i danni di piazza di Spagna" la proposta di Marino e Masini. Che poi aggiungono: "In questi giorni abbiamo ricevuto migliaia di messaggi di solidarietà e rammarico da tifosi olandesi ed europei. La maggior parte degli appassionati sa che il calcio è prima di tutto rispetto e condivisione. Proponiamo alla Figc di fare propria questa idea, confidando che venga accolta positivamente anche dalle autorità olandesi. Al brutto spettacolo cui abbiamo assistito in occasione di Roma-Feyenoord - concludono Marino e Masini - dobbiamo rispondere con i valori più sani e costruttivi dello sport". Una proposta, quella del sindaco e dell'assessore, immediatamente accolta dal presidente della Figc, Carlo Tavecchio, che si dice pronto a organizzare la partita "nel rispetto del calendario internazionale e degli accordi già sottoscritti". E aggiunge: "Accogliamo con piacere la proposta della città di Roma, d'altronde come Figc abbiamo manifestato la nostra solidarietà al sindaco Marino subito dopo i vandalismi dello scorso giovedì". Al momento, tutte le date internazionali Fifa della nazionale azzurra sono 'bloccate': la prima finestra utile per poter organizzare l'amichevole proposta da Marino sarebbe a novembre.  
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TITOLO: Muore Carmine Schiavone, boss pentito dei Casalesi. Fu il primo che parlò dei veleni nella Terra dei Fuochi
DATA: 2015-02-22
OCCHIELLO: Fecero scalpore le sue dichiarazioni su rifiuti tossici interrati nella provincia tra Napoli e Caserta. Il decesso in casa. Da alcuni anni era uscito dal. ..<br clear='all'/>
TESTO:Carmine Schiavone, il primo grande pentito del clan dei Casalesi, l'uomo che il 7 luglio 1997, in una audizione parlamentare rimasta secretata per più di tre lustri, denunciò il disastro dei rifiuti in quella che sarebbe diventata poi tristemente famosa con il nome di Terra dei Fuochi, è morto in centro Italia, dove si era trasferito dopo essere uscito dal programma di protezione per i collaboratori di giustizia. Il 10 febbraio scorso, Schiavone era caduto dal tetto della sua abitazione mentre stava effettuando dei lavori. Nella caduta, aveva riportato la rottura di una vertebra e altre lesioni. Otto giorni più tardi, era stato operato. Alle 11:15 di oggi, le sue condizioni si sono improvvisamente aggravate, quasi certamente per problemi cardiaci. Poco dopo, è morto. È stata acquisita la cartella clinica per effettuare i primi accertamenti sulle cause del decesso. Domani sarà affidato l'incarico per l'autopsia. Schiavone "è morto per cause naturali, per un arresto cardiaco". A riferirlo è il nipote che ha confermato il ricovero in ospedale a causa di una caduta. "Il decesso, però - ha precisato -, è dovuto a cause naturali non alla caduta". Al momento non si hanno informazioni sui funerali dell'ex boss dei Casalesi, per i quali bisognerà comunque attendere l'esito degli esami autoptici. , Con la scomparsa di Schiavone, si chiude idealmente una pagina della storia giudiziaria del clan camorristico dei Casalesi, pesantemente colpito dalle indagini, istruite dai pm Lucio Di Pietro e Federico Cafiero de Raho, avviare dalle sue rivelazioni a metà degli anni '90. In una delle sue rare interviste dichiarò "Abbiamo ordinato più di 500 omicidi" aggiungendo anche che "la camorra non sarà mai distrutta perchè ci sono troppi interessi". Restano aperti invece gli interrogativi legati alle sue dichiarazioni sullo sversamento abusivo dei rifiuti nel territorio campano. "Gli abitanti di quelle zone rischiano di morire tutti di cancro entro venti anni. Non credo  infatti che si salveranno: gli abitanti di paesi come Casapesenna, Casal di Principe, Castel Volturno e così via avranno forse venti anni di vita", disse Schiavone sotto gli occhi della commissione bicamerale all'epoca presieduta da Massimo Scalia. Tutti gli episodi citati dal pentito sono stati esaminati in questi anni dall'autorita' giudiziaria. Ma anche negli ultimi mesi, a seguito di alcune dichiarazioni pubbliche dell'ex esponente del clan di Gomorra, le indagini sono andare avanti. Sotto il coordinamento del pm Antonello Ardituro (ora consigliere del Csm) del pool anticamorra di Napoli diretto dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, gli investigatori della Dia guidata dal primo dirigente Giuseppe Linares avevano accompagnato Schiavone ad effettuare sopralluoghi in alcune aree dove potevano essere stati svernati rifiuti. Ma dopo tanti anni, le ricerche si sono rivelate difficili: in alcune di quelle zone, oggi, sono stati costruiti palazzi.  
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TITOLO: Donazioni dall’Olanda per riparare la Barcaccia
DATA: 2015-02-22
OCCHIELLO: Arrivano le scuse dai Paesi bassi, diverse le donazioni online raccolte grazie alla campagna: "Scusa Roma"<br clear='all'/>
TESTO:Finora ha raccolto poco più di 4mila euro. Non serviranno certo a riparare tutti i danni prodotti dalle 4 ore di lancio di bottiglie di vetro contro la Barcaccia ad opera dei tifosi del Feyenoord ma, intanto, dall'Olanda è partita una petizione lanciata da una cittadina che, piano piano sta trovando nuove adesioni. Lei si chiama Elisabeth Jane Bertrand, innamorata dell'Italia, e il 20 febbraio ha aperto un account sulla piattaforma gofoundme. com. Nel testo che accompagna la petizione on line, viene ricordata la richiesta avanzata l'altro giorno dal presidente del Consiglio Matteo Renzi: "L'unica dichiarazione che il Feyenoord dovrebbe rilasciare è una parola di 5 lettere: "Scusa"". E, infatti, il titolo di questa campagna virale è proprio "Scusa Roma", una scritta che campeggia su un'immagine della scalinata di Trinità dei Monti, con a fianco un tulipano stilizzato e una percentuale: 99,9%. Secondo la Bertrand, infatti, questa donazione sarebbe l'occasione per gli olandesi di dimostrare che la stragrande maggioranza della popolazione prende le distanze dal comportamento dei tifosi arrivati a Roma da Rotterdam. E, in questo modo, diventerebbero evidenti le scuse alla capitale italiana e l'impegno (rifiutato dal governo olandese) di offrire un contributo per ripagare i danni alla Barcaccia. Viene richiesta anche una donazione minima: il costo di un mazzo di tulipani, il tradizionale fiore, simbolo dell'Olanda. Una richiesta raccolta finora da persone che hanno cliccato per donare chi 5, chi 10, chi 50, fino a un massimo di 100 euro.  
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TITOLO: Minacce a Libera in Calabria. La: 'ndrangheta contro Nasone: "Farai la fine del capretto a Pasqua"
DATA: 2015-02-22
OCCHIELLO: Lettera di tre pagine, in dialetto, consegnata al sindaco di Palizzi, nel reggino, che ha dato al coordinatore regionale la cittadinanza onoraria. Indagano gli. ..<br clear='all'/>
TESTO:REGGIO CALABRIA -  "Porco ti scrivo per avvertirti che fai la fine del capretto a Pasqua, se ancora respiri è perché lo vogliamo noi".   Nuove minacce di morte per il coordinatore regionale di Libera Calabria, Mimmo Nasone. Una lettera manoscritta di tre pagine indirizzata a Nasone e ai volontari dell'associazione di don Ciotti  è stata recapitata nei giorni scorsi al sindaco di Palizzi, paesino in provincia di Reggio Calabria, Walter Scerbo, che ne ha denunciato il contenuto ai carabinieri. Minacce anonime che però sembrano legate ad episodi specifici. Tre pagine, scritte in dialetto, in cui si annuncia "vi sciogliamo nell'acido, a te Nasone e a tutti i porci senza ritegno di Libera, dovrete saltare in aria tutti" e che gli inquirenti collegano probabilmente all'attività dell'associazione nell'area jonica reggina. Mimmo Nasone infatti, a dicembre scorso, è stato insignito del titolo di cittadino onorario di Palizzi, e sempre nella stezza zone ha sede una cooperativa agricola, "Terre Grecaniche", che aderisce al progetto di Libera. Una coop, sostenuta dal coordinamento regionale di Libera, che mettendo a dimora alcuni terreni delle colline di Palizzi ha iniziato a produrre un vino che si è ritagliato una nicchia di mercato interessante anche dal punto di vista economico. Al punto che i soci della cooperativa nei mesi scorsi avevano deciso di acquistare altri 15 ettari di terreno incrementare la produzione. Idea che, evidentemente, non è piaciuta ai ras locali dei clan. Ed infatti a inizio anno la cooperativa ha subito alcuni di danneggiamenti e furti in stile mafioso. Avvertimenti. A fine gennaio Mimmo Nasone e Libera erano intervenuti con un'iniziativa pubblica di solidarietà nei confronti dei soci della cooperativa a cui è stato garantito il sostegno di Libera. Ora, secondo gli inquirenti, sotto forma di lettera è arrivata la risposta dei clan locali. Un avvertimento chiaro: "E d'ora in poi quando salite sulle vostre belle macchine fatevi il segno della croce, porci". Un segnale che, fonti investigative fanno sapere, non sarà sottovalutato, e sul quale gli inquirenti sono già a lavoro da alcuni giorni. Da alcuni giorni, su disposizione della Prefettura, è stato potenziato il sistema di sicurezza delle forze di polizia attorno a Nasone che, già in passato, aveva subito una serie di minacce.
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TITOLO: San Bernardo, 4 vittime milanesi: fra loro Spina (Mip-Politecnico) e la neurologa Clerici (Sacco)
DATA: 2015-02-22
OCCHIELLO: Quattro professionisti accomunati da una grande passione per la montagna. Le altre due vittime sono Valeria Bassi, docente di matematica e fisica al liceo. ..
TESTO:Nessuno di loro era un incosciente o uno sprovveduto. "Quell'non era considerata problematica, altrimenti mai avrebbero messo a repentaglio la loro sicurezza": sono disperati gli amici e i conoscenti dei quattro milanesi travolti ieri pomeriggio dalla valanga del Gran San Bernardo, versante svizzero. Erano tutti professionisti, fra i 50 e i 52 anni, accumunati da una grande passione per la montagna e molto conosciuti nel mondo accademico e scientifico: come Gianluca Spina, presidente del Mip, la School of management del Politecnico di Milano, o Francesca Clerici, nota neurologa dell'ospedale Sacco di Milano, esperta del morbo di Alzheimer. Le altre due vittime sono Valeria Bassi, docente di matematica e fisica al liceo classico Parini di Milano, e il marito Paolo Agugini, commercialista. Il bilancio della tragedia è salito a quattro vittime in nottata. Le due donne e uno dei due uomini, portati in rianimazione negli ospedali dei dintorni, erano morti poco dopo il loro arrivo nelle strutture sanitarie. Per qualche ora i medici hanno fatto di tutto per salvare la vita al loro compagno. Poi hanno dovuto arrendersi. La comitiva era impegnata nella salita all'ospizio del Gran San Bernardo quando, attorno alle 13,30, una grossa slavina si è staccata a 2.300 metri di quota, travolgendoli in località La Combe des Morts e seppellendoli nella neve. Il maltempo ha rallentato i soccorsi, al punto che le squadre sono state scaricate dagli elicotteri a a una quota più bassa e sono risalite a piedi fino al luogo della slavina. Quando li hanno trovati erano in condizioni disperate sia per l'ipotermia sia per i traumi. "La montagna, che tanto amava, ci ha portato via il nostro presidente": i colleghi e collaboratori del Politecnico hanno voluto salutare così, dalla pagina ufficiale del Mip, il professor Spina. "Lascia un grande vuoto, che sarà difficile colmare, tanto in quel Mip che guidava con intelligenza, passione e abnegazione - scrivono ancora - quanto nella comunità della conoscenza e della ricerca che la nostra business school costruisce e interpreta giorno dopo giorno". Sposato, due figli, ingegnere elettronico, era in carica dal 2011 e sotto la sua guida la School of management del Politecnico di Milano è entrata nella classifica del Financial Times fra le più prestigiose al mondo. E anche Francesca Clerici era una professionista molta conosciuta, autrice di pubblicazioni e relatrice in tanti convegni sull'Alzheimer.
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TITOLO: Gli hooligan e Roma devastata. Il rifiuto dell’Olanda di rimborsare i danni. La polizia: evitati i morti
DATA: 2015-02-21
OCCHIELLO: Sulla fontana 110 scalfitture. L’Aia «Vi aiuteremo a trovare i colpevoli, i risarcimenti li chiederete a loro». Viminale avanzerà proposta di un Daspo europeo per tifosi violenti
TESTO:Solo sulla Barcaccia - ma ci sono danni anche a Trinità dei Monti - sono state individuate 110 scalfitture di bottiglie e petardi. «Mi dispiace, capisco lo sfogo del sindaco nel vedere piazza di Spagna in quello stato - aggiunge D? Angelo -, ma preferisco qualche segno sui muri e un po? di sporcizia alla strage degli innocenti. E poi noi facciamo ordine pubblico, proteggiamo vite, non ci occupiamo di decoro. Non si trattava di 60 tifosi che volevano andare a piedi allo stadio, ma di oltre mille hooligan: erano ubriachi, violenti. Fuori controllo. La polizia olandese non ci ha dato i loro nomi. E c? erano i romanisti in agguato fra piazzale Flaminio e piazza Mancini». Prima della partita polizia e carabinieri ne hanno intercettati 600, armati con bastoni e coltelli. Giovedì notte altri 40, fuori da un pub a Colle Oppio. E almeno due tifosi ospiti, di 20 e 29 anni, sono stati aggrediti e accoltellati alle 2.30 fuori da un hotel in via dei Mille, vicino alla stazione Termini, da giovani in scooter. Vedette organizzate a caccia degli ultimi ultrà del Feyenoord.
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TITOLO: Il silenzio di Alfano e la sfida della polizia: "Ci spieghi lui quando caricare"
DATA: 2015-02-21
OCCHIELLO:
TESTO:ROMA -  Salutati i Lanzichenecchi, nella Barcaccia del Bernini annega ciò che resta del ministro dell'Interno Angelino Alfano e viene a galla nei fatti e nelle parole la sfida di un apparato - Polizia e Carabinieri - che lo ha sfiduciato da tempo e ha ormai anche smesso di dissimularlo. L'offesa a Roma sorprende Alfano dall'altra parte dell'Atlantico, a Washington, e gli consiglia il silenzio. Che prosegue nella trasvolata di ritorno. E nelle ore immediatamente successive al suo arrivo a Roma, ieri mattina alle 9. Come sempre quando tira brutta aria, il ministro lascia infatti che a metterci la faccia - a giustificare se stessi e le scelte di ordine pubblico - siano il prefetto della città, Giuseppe Pecoraro, e il questore, Nicolò D'Angelo, il quale, nel pomeriggio, pretende e ottiene al telefono con l'altrettanto silente capo della Polizia, Alessandro Pansa, di essere autorizzato a rispondere pubblicamente a chi ne chiede la testa. Per lunghe ore, il ministero dell'Interno è una sedia vuota, al contrario di quelle affollate al primo piano della Questura, dove D'Angelo, affiancato da ufficiali dell'Arma, rivendica in una conferenza stampa le decisioni prese di fronte alla scelta tanto diabolica, quanto inaccettabile, cui lo costringe l'assenza di qualsiasi direttiva certa che l'autorità politica di pubblica sicurezza - il ministro, appunto - avrebbe da tempo dovuto dare in materia di ordine pubblico. L'ARTICOLO INTEGRALE SU REPUBBLICA IN EDICOLA O SU REPUBBLICA+  
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TITOLO: Stefano Fassina: "Il Jobs Act? Molta propaganda, è una riforma degna della troika"
DATA: 2015-02-21
OCCHIELLO: Il deputato della minoranza dem boccia senza appello il decreto delegato varato dal governo: "Il Pd di Renzi è diventato il partito degli interessi forti. ...
TESTO:ROMA - "Con questo decreto il Pd di Renzi diventa il partito degli interessi forti. Dopo essere arrivato sulle posizioni di Ichino ora ha raggiunto Sacconi che, a questo punto, può entrare nel Pd di Renzi". Stefano Fassina, deputato della minoranza del Pd, non votò il Jobs Act, e oggi boccia senza appello il decreto delegato varato dal governo. Eppure, Renzi annunciò che il secondo decreto sul lavoro sarebbe stato più di sinistra rispetto al precedente. C'è stata la cancellazione dei finti collaboratori, l'estensione di alcune tutele. Non le pare un tentativo di fare un po' di pulizia nella giungla dei contratti precari? "È una straordinaria operazione propagandistica. Restano tutte le forme di contratti precari. Con questo decreto il diritto del lavoro italiano torna agli anni Cinquanta. Renzi attua l'agenda della Troika economica con una fedeltà che  -  sono certo  -  il professor Monti invidierà ". Il presidente Renzi ha detto di aver rottamato i collaboratori. D'ora in poi ci sarà o il lavoro autonomo o quello subordinato. Non le pare un miglioramento? "Propaganda. La rottamazione dei co. co. co c'è già stata, rimangono solo nella pubblica amministrazione dove, per il blocco delle assunzioni, non ci sarà alcuna trasformazione ". Sì, ma i collaboratori a progetto ci sono nel settore privato. "Già, ma con le eccezioni che sono state previste non cambierà nulla. Per esempio resterà tutto come adesso per i professionisti senza partita Iva. Rimangono anche i contratti a tempo determinato senza causalità; restano il lavoro intermittente, il lavoro accessorio e pure l'apprendistato senza requisiti di stabilizzazione. Il carnet di contratti precari non cambia. È una foglia di fico per coprire l'unico vero obiettivo di questo governo sul lavoro: cancellare la possibilità del reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento ingiustificato, cioè cancellare l'articolo 18". Sempre il premier, però, sostiene che per un'intera generazione di giovani lavoratori ci saranno diritti e tutele. "Altra operazione di propaganda. Non c'è nulla di più di quanto era già previsto dalla legge Fornero ". C'è la maternità per le partite Iva. "C'è già. L'ha introdotta Livia Turco per tutte le donne lavoratrici ". Il governo punta sull'estensione del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. Non è meglio di un contratto di collaborazione o a tempo determinato? "Il previsto aumento dei contratti a tempo indeterminato ci sarà non grazie alla cancellazione dell'articolo 18 bensì per effetto del taglio dei contributi per tre anni per i neoassunti nel 2015. Una misura che costa tantissimo e che, date le condizioni della nostra finanza pubblica, non sarà ripetibile ". Il governo non ha tenuto conto dei pareri, non vincolanti, delle Commissioni parlamentari. Cosa pensa? "Che è un fatto molto grave. Il governo non solo ha ignorato il parere del Parlamento ma anche l'ordine del giorno della Direzione del Pd che chiedeva il reintegro per i licenziamenti disciplinari e per quelli collettivi. Si dimostra che chi, come me, scelse di non partecipare al voto sul Jobs Act aveva ragione mentre si illudeva chi pensava che il Parlamento avrebbe potuto modificare i decreti. Ma penso anche che il nostro capogruppo debba fare una valutazione su quel che è accaduto ".
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TITOLO: Ruby, al setaccio video e chat delle: 'olgettine'. "500mila euro da Berlusconi alla Minetti"
DATA: 2015-02-21
OCCHIELLO: Al vaglio della Procura il materiale sequestrato nelle abitazioni nell'ambito dell'inchiesta: 'Ruby ter': gli esperti informatici stanno recuperando anche le. ..
TESTO:Anche alcuni video sono stati sequestrati ad alcune delle 21 ragazze, Ruby compresa, perquisite martedì scorso nell'ambito dell'inchiesta cosiddetta 'Ruby ter' che ha al centro il reato di corruzione in atti giudiziari. Marysthell Polanco, l'ex fedelissima delle serate ad Arcore con Silvio Berlusconi, dopo la lettera inviata nei giorni scorsi al procuratore aggiunto Ilda Boccassini nella quale scriveva che voleva parlare, potrebbe aver già collaborato con gli inquirenti. E' possibile che i pm milanesi, dopo la missiva dell'ex showgirl dominicana che si è fatta avanti per raccontare dettagli sul caso Ruby, abbiano deciso di non perquisirla, come hanno fatto con le altre giovani, e di ascoltarla a verbale. E ci sarebbe anche un versamento da mezzo milione di euro a Nicole Minetti per conto di Berlusconi tra i movimenti di denaro analizzati nell'ambito dell'inchiesta. Accusa che non può essere contestata all'ex consigliera regionale lombarda, in ogni caso, perché non è una testimone. Inoltre dalle indagini è emerso che alcune ragazze, che hanno lasciato il residence di via Olgettina per il clamore mediatico, abitano ora nella Torre Velasca, con vista Duomo. La sensazione negli ambienti giudiziari milanesi, comunque, è che si stia incrinando il fronte delle ragazze che fino a poco tempo fa hanno sempre difeso l'ex premier e che, secondo l'accusa, sarebbero state retribuite per testimoniare il falso nei processi. Oltre a Polanco è possibile che anche la sua amica di sempre Aris Espinosa, anche lei presente a molte delle serate a Villa San Martino, possa avere l'intenzione di collaborare con i pm. Fra l'altro Polanco, assieme a Barbara Guerra, dovrebbe testimoniare il prossimo 2 marzo nel processo barese a carico di Gianpaolo Tarantini a di altre cinque persone accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento, favoreggiamento e induzione alla prostituzione di 26 ragazze portate, tra il 2008 e il 2009, nelle residenze di Berlusconi.
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TITOLO: La crisi di Parma Dallo stadio al Teatro Regio. Il declino della piccola Parigi
DATA: 2015-02-21
OCCHIELLO: La crisi, gli scenari e le prospettive. I volti dei protagonisti
TESTO:La somma degli avvenimenti che stanno scuotendo la città ducale ha dell? inverosimile e passa ancora per il declassamento della Biblioteca Palatina e il varo di una stagione del Teatro Regio che gli appassionati considerano a scartamento ridotto e indegna della tradizione verdiana. Sembra che tutte le contraddizioni che si sono accumulate negli anni stiano scoppiando in contemporanea e la sensazione di sconfitta che ne se ricava è unanime. Commenta Giuliano Molossi, direttore dello storico quotidiano locale, la Gazzetta di Parma: «Non si può sfuggire alla sensazione di un declino su più fronti e la chiusura dello stadio per mancanza di soldi è la goccia che fa traboccare il nostro vaso. Non ricordo francamente un precedente analogo in Italia». La città, dunque, langue eppure tutti i Paesi del mondo vorrebbero avere una Parma tra le loro città e quelli che ce l? hanno invece l? hanno svalutata. Gli anni della grandeur, quando per soddisfare il vorace blocco di potere costruito sul mattone (i costruttori, l?ex ministro Pietro «Tunnel» Lunardi e gli amministratori comunali) si voleva fare della città una piccola Parigi strapiena di nuovi edifici, sono lontanissimi e ora arrivano solo dei grandi S. O.S. al governo, alla Lega Calcio e all? imprenditoria sana. Racconta Molossi: «Nelle chiacchiere da bar si spera che a risolvere i problemi venga qualcuno da fuori oppure che si muovano i Barilla per comprare il calcio e l? aeroporto. Ma non avverrà niente di tutto ciò, nessuno è disposto a buttar soldi». Il sindaco Pizzarotti alla sua prima esperienza politica si è trovato un fardello di problemi obiettivamente pesante da affrontare. Doveva incarnare un nuovo modello far di politica, dar vita a un? esperienza che da Parma si sarebbe estesa a Roma portando i grillini a palazzo Chigi, ma nei fatti il suo bilancio è gramo. Aveva promesso agli elettori di fermare l? inceneritore che si stava costruendo alle porte di Parma ma ha perso tutti i ricorsi presentati ai tribunali amministrativi e, soprattutto, davanti al maxi-debito lasciatogli dalla precedente giunta Vignali ha scelto di minimizzare o addirittura in qualche occasione si è vantato pubblicamente di averlo ridotto. «Nella realtà ha solo liquidato e ceduto alcune società trasformando una quota del debito in perdita patrimoniale» sostiene Massimo Iotti, consigliere comunale del Pd e acerrimo contestatore del sindaco.
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TITOLO: Calcio e radio, la vita dei profughi in fuga da Libia, Isis (e dai controlli)
DATA: 2015-02-21
OCCHIELLO: Venerdì a Bologna sono arrivati da Lampedusa 160 migranti, ospitati all’ex Cie di Via Mattei. In tanti sono già scappati. Le storie di chi è rimasto
TESTO:Chi vive qui da tempo racconta che sono tanti quelli che lasciano subito via Mattei, quasi uno su due. Diversamente sarebbe impossibile accettare nuovi migranti da sottoporre al protocollo di accoglienza senza superare la capienza dei 255 ospiti. La procedura per chi richiede asilo dura in media cinque mesi. Desmon aspetta da oltre un mese. «Vorrei restare in Italia? racconta? ma non ho ancora trovato un lavoro». Per il momento guarda la partita di calcetto che una mezza dozzina di ragazzi sta giocando al tramonto. «Palla! », una delle poche parole italiane che qui conoscono tutti. Gli ultimi raggi di sole filtrano tra il filo spinato sulle mura esterne e le sbarre attorno campetto: non è un bello spettacolo, ma i soldi le gabbie del Cie non sono mai arrivati. Quantomeno le sbarre tengono la palla sempre in gioco. Sotto il portico del corpo centrale una cinquantina di migranti fa la coda per ricevere quello che qui chiamano pocket money. E che un dizionario inglese-italiano traduce in modo decisamente meno politically correct «paghetta». Due euro e cinquanta al giorno in un? unica soluzione settimanale: diciassette euro e cinquanta. Qualcuno li usa per fare un po? di spesa in via Larga, magari si è stufato dei pasti forniti dalla mensa. Qualcun altro dopo qualche settimana si è comprato un cellulare di seconda mano, una radio per ascoltare un po? di musica. C?è chi prova a distinguersi dalla massa: un giaccone bianco e mocassini abbinati. È difficile non sentirne il bisogno, quando dormi in camerate da 6/8 persone e indossi abiti di seconda mano. A Ebo, che è arrivato con l? ultimo volo, è toccata una tuta nera in acetato. Viene dal Ghana, ha la barba corta, gli occhi grandi e la parlantina veloce. «Ero andato in Libia per lavorare, non pensavo di venire in Italia. Ma lì la situazione era peggiore del mio Paese e siamo partiti». Quasi cinquanta nel suo barcone. «Continuava a imbarcare acqua? racconta? noi la tiravamo fuori con le mani, per tutto il viaggio». Se gli chiedi cosa pensa dell? Isis, dei timori di chi pensa ci siano terroristi nascosti tra i migranti, spalanca ancora di più gli occhi. «Guardali, questa è gente che chiede aiuto e cerca solo una vita migliore. Io resterò qui per il resto della mia vita se troverò un lavoro». Omar, anche lui originario del Gambia, è ancora provato dal viaggio. Resta seduto, tiene gli occhi bassi e si avvolge con una vecchia felpa di pile. Non sa nulla dell? Isis. Sa solo che in Libia lo hanno sbattuto in carcere «senza nessun motivo per due mesi. Ho dovuto chiamare un amico per chiedergli di pagare il riscatto e farmi uscire». Poi hanno deciso di scappare su un barcone. «Qui adesso sono tutti gentili, mi hanno dato cibo e vestiti. Mi piacerebbe restare in Italia».
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TITOLO: Sicurezza, il sindaco attacca la questura: "Non aver fatto morti non è un successo". Telefonata del premier olandese a Renzi: "Vicinanza e disponibilità"
DATA: 2015-02-21
OCCHIELLO: Vertice al Viminale tra Alfano e Marino dopo il caso dei tifosi del Feyenoord che hanno devastato il centro di Roma. Vandali anche vicino al Vaticano, ... <br clear='all'/>
TESTO:Intanto, vicinanza e disponibilità per quanto accaduto a Roma in occasione del match di Europa League è stata espressa dal premier olandese, Mark Rutte, a quello italiano, Matteo Renzi. Secondo quanto si apprende da fonti di governo Rutte, in una telefonata fatta questo pomeriggio, avrebbe anche ribadito i legami di amicizia che stringono Italia e Olanda. Alfano ha poi indetto una riunione del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica per definire un "piano operativo" per la sicurezza della città, "articolato in tutti i settori che preoccupano in questo momento i cittadini". Alla riunione del Comitato parteciperanno sia Alfano che Marino.   "Nell'arco di 72 ore o poco più, avremo la convocazione di un comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza alla presenza del ministro- ha riibadito il sindaco di Roma- che arriverà disponibile ad accogliere tutte le richieste che la Capitale ha per quanto riguarda la sicurezza. Mi sembra un significativo passo avanti".   Nel corso del comitato, spiega Marino, "stileremo una lista delle priorità e delle necessità per la città di Roma, per migliorare la sicurezza e quindi la qualità di vita delle romane e dei romani".   E aggiunge: "Non solo misure rispetto ad eventi eccezionali e drammatici come il saccheggio della nostra città da parte di questi violenti olandesi, ma misure per tutte le questioni che assillano e preoccupano i cittadini di Roma: dalla delinquenza ordinaria e la liberazione delle nostre strade dai banchi abusivi al controllo rispetto a fenomeni come la prostituzione e lo spaccio in molti quartieri di Roma". Il sindaco contro il questore. Ma sulla gestione dell'ordine pubblico, giovedì scorso in piazza di Spagna, dove i tifosi del Feyenoord hanno devastato la Barcaccia, il sindaco di Roma torna ad accusare il questore della capitale, Nicolò D'Angelo. "Ho ribadito al ministro che non posso ritenermi soddisfatto da affermazioni come quelle che sono state fatte: non può essere considerato un successo il fatto che non ci siano stati dei morti" ha sottolineato Marino, contestando così le parole del questore di Roma che in conferenza stampa ieri aveva detto: "Meglio le devastazioni che i morti". Il sindaco ha però precisato che  con il ministro Alfano"Non ci siamo soffermati su questioni che riguardano singole responsabilità ma abbiamo cercato di volare alto nell'interesse della capitale e del nostro Paese. Abbiamo fatto l'analisi delle soluzioni, che devono arrivare immediatamente come ha pienamente concordato anche il ministro". Ma ilcapo della polizia, il prefetto Alessandro Pansa, da Verona difende l'operato del questore di Roma e della polizia. "Sono orgoglioso del lavoro svolto da tutti i poliziotti, nessuno escluso", ma soprattutto "di quelli che hanno svolto il loro lavoro a Roma durante gli episodi di violenza di cui si sono resi protagonisti i tifosi olandesi". Sull'arrivo dei 500 militari a Roma, Marino ha chiarito: "Non significa che militarizzeremo la città. Verranno liberati da compiti di sorveglianza gli agenti delle forze dell'ordine - spiega - che quindi potranno essere utilizzati sul territorio e soprattutto sulle periferie per aumentare il livello di sicurezza reale e percepita della nostra città". Le reazioni. Per il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, "le accuse mosse al ministro dell'Interno, Angelino Alfano, per quanto avvenuto a Roma a causa dei tifosi del Feyenoord, sono ridicole". Anzi, "Chiedere le dimissioni di Alfano è come tornare alle favole di Esopo- dice Lupi. - oppure agli slogan del '68 che tutto riconducevano al governo: 'piove, governo ladro". Secondo Lupi, quanto avvenuto a Roma "è vergognoso ed è giusto che siano accertate le responsabilità. E' quanto intende fare il nostro ministro dell'Interno, perché è inaccettabile una devastazione di quella portata. Ma chiedere le sue dimissioni per quella devastazione è davvero ridicolo". La polizia di Rotterdam. Intanto, quella avviata dalla polizia di Rotterdam dopo i disordini con i tifosi del Feyenoord a Roma è "una grossissima inchiesta" e darà risultati "molto, molto presto", ha assicurato, ai microfoni di Radio1, il portavoce della polizia di Rotterdam Roland Ekkers, dopo l'annuncio del via alle indagini in Olanda, aggiungendo che "su quanto successo a Roma è solo la vostra polizia che deve dare spiegazioni. Noi eravamo là in sei, voi con centinaia di agenti". "Ieri - ha detto Ekkers - è partita una grossissima inchiesta per identificare gli hooligans che non sono stati arrestati e sono rientrati nel nostro Paese. Stiamo guardando le foto una per una, stiamo controllando i video e qualsiasi altra informazione. Si tratta di documentazione nitida, e siamo sicuri avremo molti dei loro nomi molto, molto presto". Il portavoce della polizia di Rotterdam Roland Ekkers ha poi aggiunto che i contatti tra la polizia italiana e quella olandese, dal loro punto di vista, sono stati intensi. "Non rilasciamo dichiarazioni sul fatto se siano state comunicazioni o no riguardo la possibilità che hooligans violenti senza biglietto entrassero in Italia". Ekkers ha infine aggiunto: "Su quanto successo a Roma è solo la vostra polizia che deve dare spiegazioni. Noi eravamo là in sei, voi con centinaia di agenti". Altri arresti. A Roma, intanto, altri tre tifosi olandesi del Feyenoord sono stati fermati nella notte. Sono stati sorpresi dai carabinieri in via dei Corridori, a pochi passi da San Pietro mentre, ubriachi, rovesciavano cassonetti e danneggiavano segnali stradali. Si tratta di due ragazzi di 26 anni e uno di 24 anni, tutti di Rotterdam. A fermarli, con l'accusa di danneggiamento aggravato, i carabinieri impiegati nella vigilanza nell'area di San Pietro. Saranno processati per direttissima. La lettera a Platini. Intanto, l'assesore capitolino alla Scuola e allo Sport, Paolo Masini, ha scritto una lettera al presidente della Uefa, Michel Platini. "Caro Presidente Platini, le immagini dei tifosi del Feyenoord che devastano una delle più belle piazze di Roma e del mondo, lasciano senza parole- scrive Masini-Questi gesti, teppismo puro e semplice che non trova alcuna giustificazione  rappresentano il segnale peggiore che il mondo dello sport possa trasmettere, in particolare a quel pubblico di giovani che segue il calcio, che tifa la propria squadra del cuore, che guarda al mondo delle competizioni europee come ad un grande spettacolo nel quale cullare i propri sogni. Ma che può essere influenzato dai cattivi modelli, dagli esempi di tifo senza regole e di violenza". Masini propone dunque a Platini "una sfida. Assieme ai vari club del nostro continente raccogliamo insieme le forze per costituire un campionato europeo dell' "altro calcio", quello delle tante realtà sportive impegnate a combattere il disagio giovanile, la dispersione scolastica, a lavorare per l'inclusione nell'ambito della diversità e della disabilità, a contrastare le discriminazioni e il razzismo. In tutta Europa, come nella nostra città, esistono reti di associazioni impegnate in questo campo, molte delle quali riconosciute a livello internazionale (è dello scorso 20 ottobre la presentazione della best practice del Calciosociale da parte del nostro governo ai 28 Ministri dello sport dell'UE e ai membri del Parlamento e della Commissione). Un grande appuntamento internazionale darebbe voce e visibilità ad un modello di sport e di tifo che rappresenta l'esatto opposto di quanto abbiamo visto in piazza di Spagna. Roma - conclude Masini - si offre per ospitare il primo incontro".  
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TITOLO: Ruby, al setaccio video e chat delle: 'olgettine'. Forza Italia: "Vogliono bloccare Berlusconi"
DATA: 2015-02-21
OCCHIELLO: Al vaglio il materiale sequestrato nelle abitazioni nell'ambito dell'inchiesta: 'Ruby ter'. E fra i movimenti di denaro spunta un versamento da mezzo milione. ..<br clear='all'/>
TESTO:Non solo la Polanco. Una 'olgettina' doc era anche l'ex showgirl Polanco, che ora vive in Svizzera e qualche settimana fa ha mandato una lettera a Ilda Boccassini. "Ora voglio parlare, ho qualcosa da dire", ha scritto, in sostanza. Una decisione che avrebbe preso lo scorso autunno, una scelta definita "autolesionista" da chi le stava vicino e non ha compreso quella scelta di pentitismo. E' possibile, fra l'altro, che i pm milanesi abbiano deciso di non perquisirla, come hanno fatto con le altre giovani, e l'abbiano già ascoltata a verbale. La sensazione, comunque, è che si stia incrinando il fronte delle ragazze che fino a poco tempo fa hanno sempre difeso l'ex premier. Oltre a Polanco, anche la sua amica di sempre, Aris Espinosa, potrebbe fare un passo avanti. Inoltre, anche prima dell'udienza in Cassazione per Berlusconi sul caso Ruby, fissata per il 10 marzo, ci sarà un altro appuntamento giudiziario importante: Polanco, assieme a Barbara Guerra, dovrà testimoniare il prossimo 2 marzo nel processo barese a carico di Gianpaolo Tarantini con al centro le 26 ragazze portate nelle residenze di Berlusconi fra il 2008 e il 2009. Lunedì prossimo, infine, gli avvocati di alcune giovani presenteranno ricorso al Riesame contro i sequestri seguiti alle perquisizioni. I parlamentari azzurri: testimoni coartate. Tornando al documento dei parlamentari, "dopo aver costruito una vicenda inesistente, volta a rovinare l'immagine del presidente Berlusconi e la vita di decine di ragazze la cui unica colpa è stata quella di aver accettato un invito a cena dall'allora presidente del Consiglio e di aver detto la verità in tribunale - si legge nella nota - improvvisamente, ma con perfetto tempismo, si compiono assurde perquisizioni e si tenta, propalando notizie infondate, di convincere a una collaborazione forzata e menzognera le partecipanti alle serate". E ancora: "Si assiste altresì a una continua pubblicazione del contenuto di atti di indagine, incontrollati e incontrollabili, con palese e colpevole violazione del segreto istruttorio. La solerte Procura di Milano, che nel caso Unipol ha indagato e fatto condannare il presidente Berlusconi per la pubblicazione di una sola frase ("abbiamo una banca"), vicenda che gli era assolutamente estranea, sembra del tutto disinteressata a queste gravi violazioni, salvo che non si tratti - concludono i parlamentari di Forza Italia - di una precisa strategia volta a condizionare il giudizio della Cassazione o la libera determinazione delle ospiti di Villa San Martino".
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TITOLO: I francescani: "La soprintendenza ha verificato ogni intervento"
DATA: 2015-02-21
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TESTO:"Polemiche pretestuose e infondate. I restauri della Basilica sono stati sempre autorizzati e apprezzati dalle autorità competenti. Ed elogiati anche da Lorenzo Ornaghi, ministro dei Beni Culturali, quando nel 2013 inaugurò la fine dei lavori con l'allora Direttore regionale Francesco Scoppola e il Soprintendente Fabio De Chiririco". Padre Gambetti, eppure la Direzione delle Belle Arti ora è critica. "Un paio di settimane fa due tecnici del ministero dopo un sopralluogo non hanno mosso nessun rilievo. Strano che ora qualcuno si dica allarmato". Sulla Cappella di San Nicola si parla di "effetto pizzeria" e di danni cromatici. "Non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione, ma è strano che tali rilievi giungano a due anni dalla fine dei lavori. Tutto l'intervento, condotto da Sergio Fusetti, maestro stimato per la sua competenza e passione, è stato svolto sempre col placet della Soprintendenza dell'Umbria che ha seguito il restauro e apprezzato il risultato finale, insieme a Giuseppe Basile dell'Istituto Superiore di Conservazione e Restauro, scomparso di recente". Sembra che il ministero voglia istituire una commissione internazionale. "Una commissione internazionale mi pare superflua dopo un sopralluogo concluso senza rilievi. Anche le polemiche sui restauri della Cappella Sistina in seguito si sono rivelate ingiuste. Dopo i restauri post terremoto, gli affreschi della Basilica sono sottoposti ad una attenta opera di manutenzione a prezzo di enormi sacrifici dei tecnici e della comunità francescana, che gravano sul bilancio dello Stato italiano solo in parte. Comunque, se il ministro Franceschini vorrà farci visita lo accoglieremo in qualsiasi momento".  
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TITOLO: Il rettore di Bari: "Il merito conta ma per competere servono risorse"
DATA: 2015-02-21
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TESTO:BARI - Rettore Antonio Uricchio, esistono davvero università di serie A e di serie B? "Io credo molto nella valorizzazione dei meriti e degli strumenti valutativi, quindi sì. Occorre però che vengano assicurate a tutti pari opportunità e risorse. Perché è facile volare alto quando si dispone già di grosse risorse". Da cosa si distingue un ateneo di serie A da uno di serie B? "Attraverso l'Anvur abbiamo elaborato criteri di valutazione della ricerca, della didattica, è importante anche l'opinione degli studenti". L'attribuzione delle risorse deve rispettare questi parametri? "C'è un altro elemento: non dobbiamo perdere di vista il contesto di riferimento e il ruolo che un ateneo ha nel territorio. Perché, al di là delle classifiche, bisogna considerare che l'università ha il compito fondamentale di promozione sociale e di volano di sviluppo e crescita. Quando stiliamo le graduatorie, pensiamo a criteri di perequazione nella distribuzione delle risorse per i territori più deboli". Si sente rettore di un'università di serie B? "Assolutamente no. L'università di Bari non deve sentirsi una nobile decaduta. Per tradizione e qualità dei docenti siamo di serie A. Certo, si può fare molto di più, non possiamo rinunciare a migliorare ". Eppure le risorse che arrivano a Bari e al Sud, lo ha denunciato più volte, sono inferiori. A partire dai punti organico. "Il turn over non può essere costruito su parametri iniqui come quelli delle tasse, del chi prende di più, più riceve, senza tener conto della ricchezza di un territorio. Io vorrei competere, ma non partendo 100 metri indietro, la corsa comincia sulla stessa linea di partenza".
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TITOLO: Angela Finocchiaro: "Siamo cinquantenni fantastiche ma ci vedono come befane"
DATA: 2015-02-21
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TESTO:"IL mondo è pieno di mandrie di cinquantenni fantastiche, ma loro, i maschi, quando andiamo in menopausa ci vedono soltanto come befane". Ci sono voluti tutta l'ironia e il coraggio di Angela Finocchiaro per fare un film sullo scomodissimo tema della menopausa. Il film si chiama "Ci vuole un gran fisico", è uscito lo scorso anno, e racconta, seppure con leggerezza, l'amarezza di una donna che d'un tratto si sente invisibile, teme di perdere tutto, anche il lavoro, semplicemente perché ha compiuto cinquant'anni. Finocchiaro, un tema difficile. .. "Volevo esplorare un territorio abbandonato, di cui si ha ancora paura di parlare. Un momento delicato nella vita delle donne, ma rispetto al quale i maschi rispondono quasi sempre con la fuga". Fuga verso amori più giovani? "Sì, spesso è così. Puoi essere bellissima, fantastica, ma alla parola menopausa ai loro occhi diventiamo vecchie d'un colpo. Anzi direi che oggi il problema della menopausa è più maschile che femminile ". Nel senso che invece le donne quei cinquant'anni non se li sentono più? "L'età è diventata un concetto molto personale. Pensate a chi fa un figlio a quarant'anni. Quando arriva la menopausa è costretta ancora a corrergli dietro sui campi da calcio, figuriamoci se può arrendersi alle vampate. Del resto anche io i figli li ho avuti a quarant'anni, mi hanno così ringiovanito che di anni me ne sento sette. ..". Cosa dire agli uomini? "Magari di aprire gli occhi e guardarsi intorno: il mondo è pieno di meravigliose cinquantenni che si sentono benissimo così come sono ".
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TITOLO: "Chiuso in stanza a scuola, bimbo autistico isolato in classe"
DATA: 2015-02-21
OCCHIELLO: L'alunno di 11 anni frequenta un istituto di Valmontone, in provincia di Roma. La denuncia della madre: "Temono possa disturbare, potrebbe saltare anche la. ..<br clear='all'/>
TESTO:Da due anni trascorre l'intera giornata scolastica in una stanzetta, da solo con l'insegnante di sostegno e l'educatore, perché in classe "disturberebbe troppo". E' la triste storia di Christian, un bimbo di 11 anni affetto da autismo, raccontata dal "Redattore sociale" che denuncia una condizione di esclusione ed isolamento addirittura all'interno della comunità scolastica. Il bimbo ora rischia persino di saltare la visita con al scuola in Vaticano "perché -dice la mamma- temono possa disturbare". Christian frequenta un istituto a Valmontone, in provincia di Roma, e secondo il racconto della madre trascorre le ore di lezione in quella che tutti a scuola chiamano la "stanza del silenzio degli innocenti", separato dai compagni di classe e dall'insegnante. "Lo tengono lontano dai suoi compagni per tutto il giorno, riportandolo in classe solo a ricreazione - racconta la mamma - Finché andava a scuola a Ostia, prima all'asilo poi alle elementari, era ben integrato: passava tutto il tempo in classe, con l'insegnante e l'educatrice. Da quando ci siamo trasferiti a Valmontone, due anni fa, la scuola è diventata una tragedia". La madre del bimbo più volte è stata richiamata a scuola, prima dall'insegnante di sostegno e poi dalla preside. "Mi hanno detto che era pericoloso - ricorda - che non riuscivano a gestirlo". Dai richiami si è così passati alla soluzione proposta dalla psicologa della Asl: una stanzetta "dedicata" solo a Christian. Un posto talmente brutto tanto da essere ribattezzato come la "stanza del silenzio degli innocenti". "Dicono che disturberebbe e che è pericoloso, ma non è così - ribadisce la mamma - Il pomeriggio, una volta a settimana, va ad atletica, accompagnato dall'assistente domiciliare, e nessuno si è mai lamentato". Per il bimbo sono off-limits anche le gite scolastiche: perderà anche la prossima, in Vaticano, "perché sostengono farebbe troppa confusione", dice rammaricata la mamma. "E poi - conclude la donna - la psicologa vuole che Christian resti alle elementari altri due anni. In questo modo, passerebbe alle medie a 13 anni. A me non sembra giusto, non credo che gli farebbe bene restare così indietro". Sulla vicenda è intervenuta anche Michela Brambilla, presidente della commissione parlamentare per l'infanzia. "Accogliere e integrare gli alunni in difficoltà nel miglior modo possibile - ricorda - non è un 'favore', ma un preciso dovere della scuola". A chiedere un intervento dell'ufficio scolastico regionale è Edoardo Patriarca, deputato del Pd e componente della commissione Affari sociali. "Mi auguro che l'ufficio scolastico regionale faccia un approfondimento e trovi soluzioni- dice Patriarca- La Buona Scuola serve anche per risolvere questi casi, frutto di un progressivo disinvestimento nell'istruzione iniziato venti anni fa".  
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TITOLO: Milano, vigilessa si ferì durante la pausa sigaretta. I giudici: "Non ha diritto al risarcimento"
DATA: 2015-02-21
OCCHIELLO: Nel respingere la richiesta dalla donna, che pretendeva i danni dal Comune perché il vialetto era sconnesso, i giudici del lavoro affermano che la pausa per. ..<br clear='all'/>
TESTO:Il lavoratore che si ferisce durante la 'pausa sigaretta' non ha diritto al risarcimento. Lo stabilisce una sentenza della Corte d'appello di Milano, che si è pronunciata sul caso di una vigilessa che nel giugno 2008 inciampò rientrando in ufficio dal cortile e ed ebbe problemi alle gambe. Nel respingere la richiesta dalla donna - che pretendeva i danni dal Comune perché il vialetto era sconnesso - i giudici del lavoro affermano in sostanza che la pausa per la sigaretta non è tempo lavorativo. Qualsiasi lavoratore con il vizio del fumo, in ogni ufficio del mondo, sostiene che tabacco e accendino sono un aiuto per 'staccare' e recuperare energie e concentrazione. Ma la Corte d'appello non la pensa così. Anzitutto c'è un problema di qualificazione giuridica della 'pausa sigaretta': "Non è chiaro se si trattasse di una pausa dal lavoro prevista dalla legge o dal contratto collettivo", si legge nella sentenza. Tanto più che, per legge, lo scopo della pausa è "il soddisfacimento delle esigenze funzionali, oltre che la tutela della salute". E ovviamente la vigilessa  nemmeno ha provato a sostenere che fumare faccia bene alla salute. Per ottenere il rimborso la vigilessa - la cui la richiesta, inizialmente rivolta all'Inail, era stata già respinta dal giudice di primo grado - ha sostenuto che "il camminamento di cemento che dal cancello di ingresso porta alla palazzina del comando non era perfettamente livellato". E che lei sarebbe inciampata per questo motivo, riportando "trauma distorsivo alla tibia tarsica destra e contusione dell'arto sinistro". Una circostanza confermata da altri vigili, testimoni dell'incidente. Uno di loro, in particolare, ha confermato che "la pavimentazione presentava irregolarità". Un altro vigile ha riferito di avere visto "il 25 giugno 2008 la collega che risaliva le scale zoppicando con i pantaloni rotti" e ha aggiunto che "le buche erano coperte da aghi di pino e non vi era alcun cartello che segnalasse il pericolo". Ma il fatto di essere una fumatrice abituale, e di frequentare quindi il cortile, non ha aiutato la donna ad avere ragione in aula. Avrebbe dovuto sapere in quali condizioni versava il vialetto. Il giudice ha rilevato come "la lavoratrice era solita frequentare anche nelle pause i camminamenti in questione". La vigilessa è stata condannata anche a pagare 2mila euro di spese legali. Il suo difensore ha proposto al Comune di compensare le spese, in cambio alla rinuncia al ricorso in Cassazione.
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TITOLO: Il silenzio di Alfano e la sfida della polizia: "Ci spieghi lui quando caricare"
DATA: 2015-02-21
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TESTO:ROMA - Salutati i Lanzichenecchi, nella Barcaccia del Bernini annega ciò che resta del ministro dell'Interno Angelino Alfano e viene a galla nei fatti e nelle parole la sfida di un apparato - Polizia e Carabinieri - che lo ha sfiduciato da tempo e ha ormai anche smesso di dissimularlo. L'offesa a Roma sorprende Alfano dall'altra parte dell'Atlantico, a Washington, e gli consiglia il silenzio. Che prosegue nella trasvolata di ritorno. E nelle ore immediatamente successive al suo arrivo a Roma, ieri mattina alle 9. Come sempre quando tira brutta aria, il ministro lascia infatti che a metterci la faccia - a giustificare se stessi e le scelte di ordine pubblico - siano il prefetto della città, Giuseppe Pecoraro, e il questore, Nicolò D'Angelo, il quale, nel pomeriggio, pretende e ottiene al telefono con l'altrettanto silente capo della Polizia, Alessandro Pansa, di essere autorizzato a rispondere pubblicamente a chi ne chiede la testa. Per lunghe ore, il ministero dell'Interno è una sedia vuota, al contrario di quelle affollate al primo piano della Questura, dove D'Angelo, affiancato da ufficiali dell'Arma, rivendica in una conferenza stampa le decisioni prese di fronte alla scelta tanto diabolica, quanto inaccettabile, cui lo costringe l'assenza di qualsiasi direttiva certa che l'autorità politica di pubblica sicurezza - il ministro, appunto - avrebbe da tempo dovuto dare in materia di ordine pubblico.  "Tra il morto e la Barcaccia - dice il questore - scelgo e continuerei a scegliere la Barcaccia". Ed è chiaro - aggiunge - che il problema sono le ragioni per cui si finisce per trovarsi di fronte a quella scelta. Che però non sono affar suo. Fa di più, D'Angelo. Spiega che, in piazza di Spagna, "si è perso tutti insieme ". Quindi, a favore di telecamere, scandisce: "Se mi ritengono inadeguato, sono qui". È una mossa che, in un Paese normale, metterebbe il ministro dell'Interno di fronte a una scelta obbligata. Rimuovere il questore o presentare le proprie dimissioni riconoscendo che la "verità" inaccettabile pronunciata in quella conferenza stampa - "O il morto o la Barcaccia" - nel proporre l'immagine impietosa dell'impotenza di un Paese e dei suoi apparati di sicurezza, interpella l'assenza di direzione politica dell'ordine pubblico. Peggio, la sua ipocrisia, generalmente consigliata dalle circostanze (correva il lontanissimo 1997 quando, per dire, l'allora questore di Roma Rino Monaco venne crocifisso per aver usato la mano pesante con 15 mila hooligan inglesi a Roma). A maggior ragione se nelle stesse ore il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, viene convinto dal suo staff ad una presa di posizione pubblica in sostegno dei 1.800 tra poliziotti, carabinieri, finanzieri che hanno fronteggiato l'orda alcoolica olandese. Alfano, al contrario, si fa " junco che si cala " in attesa che passi la china. E quando è sera, fa sapere - inconsapevole dell'effetto grottesco della velina - di essere "al lavoro sul piano di impiego di 500 militari in più a Roma previ- sti dall'operazione "strade sicure"; sul progetto di legge per la sicurezza delle città e decoro urbano per il quale intende incontrare nei prossimi giorni il presidente dell'Anci Fassino; su una proposta da avanzare in sede Ue per l'introduzione di un "daspo" continentale per i tifosi violenti". La verità è che il ministro sa che il questore di Roma conta, in questo momento, più di lui. E non solo e non tanto perché ha la fiducia del presidente del Consiglio e del suo partito, nonché del capo della Polizia. Ma perché in poche ore, dietro il flusso di coscienza di una conferenza stampa che mostra come il Re sia nudo, si stringono tutte le sigle sindacali di Polizia. Da destra a sinistra. Come se in quella sincera denuncia di una resa al principio inaccettabile della "riduzione del danno" ci fosse finalmente la denuncia dell'ipocrisia della politica. Della logica del capro espiatorio, normalmente cercato in uno degli anelli dell'apparato. Un metodo battezzato da Alfano nell'estate del caso Shalabayeva. Del resto, appena tre mesi e mezzo fa, D'Angelo era stato chiamato a rispondere - e con lui Pecoraro - dei manganelli alzati con troppa solerzia ed energia sulle teste degli operai della Thyssen in piazza dei Cinquecento. E allora - per ragioni opposte a quelle di queste ore - sempre nel silenzio del capo della Polizia, Alfano era andato in Parlamento per provare a tenere insieme l'impossibile. Per distribuire solidarietà a manganellati e manganellatori, evitando di spiegare cosa fosse andato storto in piazza e soprattutto a quali direttive di ordine pubblico prefetti, questori, e con loro polizia, carabinieri, finanza avrebbero dovuto e dovrebbero attenersi. Una domanda cui il ministro dell'Interno non ha mai trovato il tempo di rispondere. E che, non a caso, il questore di Roma torna a sollevare con estrema concretezza. "Il prossimo 28 febbraio - dice riferendosi alla manifestazione organizzata a Roma da Matteo Salvini e dalla Lega e all'annuncio di contro-cortei degli antagonisti per "negargli la piazza" - avremo una giornata in cui i segnali che arrivano non sono tranquillizzanti. Ma se interveniamo massivamente su cortei del genere che facciamo? ". Già, che si farà? Si negherà a Salvini quello spicchio di Roma che è stato concesso all'incontinenza olandese? Si useranno con gli antagonisti le maniere sconsigliate per 500 hooligan? Dove verrà tracciato il confine invalicabile della "tolleranza"? E chi se ne assumerà la responsabilità politica? Un ministro dell'Interno o, ancora una volta, un Questore o un Prefetto della Repubblica, che sulla carta restano autorità "tecniche" di pubblica sicurezza?  
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TITOLO: Fitto lancia convention: 'Ricostruttori' Fi: "Manifestazione non contro qualcuno, ma per guardare avanti"
DATA: 2015-02-21
OCCHIELLO: L'ex ministro apre la manifestazione tra gli applausi: "Non vogliamo distruggere, ma essere d'aiuto". Poi elenca i contenuti fondamentali per dare nuova forza. ..
TESTO:Il rischio del partito unico. "Il nostro è stato un lungo cammino fatto di coerenza e rivendicazione della linea politica. Noi, Forza Italia, un partito di opposizione, ha iniziato un suo percorso andando a braccetto con questo governo, non facendo opposizione. Qualche mese fa si è teorizzato addirittura il partito unico, che dovevamo stare con Renzi tutti insieme allegramente". C'era, ha proseguito "chi sosteneva il patto del Nazareno senza se e senza ma. .. In tutto questo c'è stato un gruppo di persone che ha tentato di far emergere i rischi che correvamo.   A un certo punto Renzi ci ha mollato: noi lo avevamo detto che dovevamo andare avanti con una battaglia", ha detto Fitto, riassumendo gli ultimi mesi che hanno portato alle contrapposizioni all'interno di Fi. Le critiche. "Non ho letto tante dichiarazioni contro Renzi quanto quelle che hanno fatto contro di noi che stavamo dicendo quello che stava accadendo", ha detto Fitto attaccando i vertici di Forza Italia che hanno iniziato un percorso  di non opposizione all'esecutivo. "Quale unico atto messo in campo dal partito - ha proseguito - dopo che non si è discusso di nulla, che si è accettata una posizione passiva del governo, l'atto messo in campo è stato il commissariamento della Puglia in Forza Italia. Questo non può passare sotto silenzio, è evidente che noi siamo qui per rivendicare con forza le nostre posizioni politiche, la nostra storia e mettere in campo un'azione politica con contenuti. Serve un centrodestra forte, di governo". "Bisogna tornare a parlare di contenuti ha insistito Fitto, soffermandosi anche sulla 'contromanifestazione' organizzata in Lombardia dai dirigenti azzurri: "È un fatto positivo, vuol dire che abbiamo centrato il risultato", ha sostenuto. Contenuti. "La prima cosa di cui vogliamo parlare sono i contenuti del nostro impegno politico. Siamo all'interno del Partito popolare europeo. Se la linea è quella dell'austerity, noi abbiamo l'obbligo di aprire una riflessione profonda. Il semestre di presidenza italiano è stato imbarazzante. Dobbiamo sforare il 3%, dando una boccata di ossigeno alla nostra economia. Nella campagna elettorale il presidente del Consiglio aveva sottolineato la necessità di puntare sulla flessibilità nei conti pubblici - ha proseguito Fitto -. Mi chiedo - ha aggiunto - quali siano stati i risultati. Abbiamo rinunciato ad ottenere altri portafogli in Europa e ci siamo accontentati dell'Alto rappresentante della politica estera". Sicurezza. Il tema della sicurezza, ha detto Fitto, è uno dei contenuti a cui è necessario dare maggiore rilevanza, ricordando gli ultimi eventi di Roma: "Poco interessa se un terrorista è arrivato con l'aereo o con il barcone, ma dobbiamo ripartire dalla sicurezza, da una maggiore sicurezza. Roma è stata messa a ferro e fuoco per una semplice partita di calcio. Mi chiedo: se esistono rischi così evidenti è possibile che davanti al terrorismo internazionale ci possa essere un livello di sicurezza così discutibile? ". Dentro Fi. "Noi saremo all'interno del nostro partito, staremo all'interno di Forza Italia", ha detto Fitto suscitando un grande applauso. "Vogliamo ricostruire il centrodestra, dare un contributo alla ricostruzione del nostro partito e del nostro Paese", ha detto ancora. Il torto di avere ragione. Fitto ha insistito, come già aveva detto durante in videoforum a Repubblica tv, sul fatto che il torto suo e di chi è delle sue stesse idee è stato quello di avere ragione. "Noi abbiamo avuto il grande torto di avere ragione. Noi non siamo contro le riforme, ma le riforme devono essere un punto di incontro, vedo qui i senatori che votarono contro e ribadisco che se le riforme avessero avuto dei contenuti veri ci saremmo stati, ma non era così - ha detto -. Forza Italia ha sbagliato a non entrare nel merito delle riforme - ha aggiunto - e ha sbagliato a votare delle riforme che significano distruggere il centrodestra in Italia: è stato un suicidio. Non siamo contro nessuno, ma rivendichiamo con forza coerenza al nostro mandato elettorale". Il messaggio a Berlusconi. Non è mancato un messaggio al leader del partito e la delusione per l'ultimatum ricevuto: "A Berlusconi voglio mandare un messaggio molto chiaro: questa non è una manifestazione di insulti. Sono rimasto deluso e dispiaciuto nel leggere alcune cose. Non si danno 15 giorni di tempo per decidere se uscire dal partito, non si danno a nessuno". Poi ha aggiunto: "Voglio dire a Berlusconi che le vittorie di questi vent'anni sono fondamentali per noi, non vogliamo distruggere, ma essere d'aiuto. Ma c'è una differenza tra fedeltà e lealtà e quest'ultima richiede chiarezza nelle posizioni: i grandi risultati ottenuti non devono nascondere i grandi errori. Una riflessione critica del passato recente è ineludibile. Ora siamo di fronte a un bivio: distruggere il partito o seguire l'evoluzione e il percorso in atto nel nostro Paese, senza lasciare questo lavoro a Matteo Salvini. Sarebbe un errore clamoroso. Berlusconi può accompagnare questo percorso verso la terza Repubblica", ha spiegato ancora.   Gioco di squadra. "Giungere a questa manifestazione non è stato per niente facile. Ma stiamo cercando di fare un gioco di squadra che possa rilanciare il nostro percorso perché siamo sicuri che questo dibattito possa rilanciare il partito. Nella convinzione che la forza delle nostre idee ci proietterà nel futuro del Paese. Non vogliamo rompere con nessuno, ma il nostro percorso lo porteremo avanti", ha concluso Fitto. Le reazioni. Il discorso di Fitto non è piaciuto a Giovanni Toti, consigliere politico di Forza Italia: "Non sono accettabili lezioni su come vincere da chi in questi anni ha perso tutto quel che si poteva perdere. Regione, capoluogo. .. E in una terra tendenzialmente di centro-destra", ho scritto sulla propria pagina Facebook. "Non sono accettabili - prosegue Toti - lezioni sul rinnovamento della politica da chi nella sua regione non ha mai rinnovato nulla e da chi, occupando poltrone da decenni, ha fatto della politica un mestiere. Chi oggi proclama di voler cambiare tutto, magari lo fa per non cambiare nulla e salvare se stesso e qualche amico. Non vorrei - conclude - che dopo un anno di gufi, tanto cari a Renzi, si aprisse un anno all'insegna di una nuova bestiola: Il Gattopardo (rileggere quel romanzo fa sempre bene! )".
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TITOLO: Ibrahim, l’uomo che coltiva il deserto
DATA: 2015-02-21
OCCHIELLO: Lavora in una delle terre più aride al mondo: «Rappresentiamo l’Islam, all’Isis sono solo terroristi»«Gli uomini dell’Isis sono solo terroristi, l’Islam è un’altra cosa»
TESTO:MILANO - «Noi rappresentiamo l’Islam moderato e moderno. Gli uomini dell’Isis sono solo terroristi». Ibrahim Abouleish invoca spesso Allah, quando parla della sua incredibile avventura umana, imprenditoriale e ambientale, l’aver trasformato 20.000 ettari di deserto del suo Egitto (partendo dai primi 70 conquistati a 60 chilometri a nordest del Cairo) in terreno fertile coperto da filari di alberi ad alto fusto, coltivazioni rigorosamente biodinamiche, allevamenti di bufali egiziani, fabbriche di tisane, scuole, asili nido e ora anche L’Università di Eliopoli per lo Sviluppo sostenibile («è la prima nel mondo», sorride soddisfatto). L’opera si chiama Sekem, in egiziano antico «vitalità del sole». Ibrahim Abouleish è il relatore-simbolo del convegno internazionale «Oltre Expo-Alleanze per nutrire il Pianeta, sì è possibile» organizzato dall’Associazione per l’agricoltura biodinamica, col patrocino del Fondo Ambiente Italiano, della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli e con la partecipazione di Slow Food. L’Aula Magna Gobbi dell’Università Bocconi è strapiena, in prima fila Giulia Maria Crespi, da sempre aperta e combattiva sostenitrice dell’agricoltura biodinamica che ha fortemente voluto questo appuntamento. La scommessa è esplicita, dimostrare cioè che il futuro dell’Italia sta nelle sue stesse radici: agricoltura, alimentazione, paesaggio, artigianato e quindi turismo in un ambiente tutelato. Sul palco Carlo Triarico, presidente dell’Associazione per la biodinamica: «L’Italia ha il primato europeo nell’uso dei pesticidi, 10 chili a ettaro. La Francia ne usa la metà però attira il doppio del turismo. Penso che il nesso sia chiaro. All’agricoltura va restituita la dignità che le spetta». Tanti i relatori italiani e internazionali. In questo quadro spicca Ibrahim Abouleish, mite signore di quasi ottant’anni, eleganza europea, occhiali sottili, sguardo penetrante, studi giovanili in Germania, due lauree in Medicina e Ingegneria che hanno sostenuto la sua vocazione: «Quando nel 1977 tornai in Egitto trovai un Paese distrutto da tre guerre. Ripensai alle parole del profeta Maometto: “Quando si avvicina l’Apocalisse, la fine del mondo, coltiva la terra e vedrai che non ti abbandonerà”. La terra è una madre dal grande cuore. Anche quando i suoi figli la maltrattano lei perdona e offre altre possibilità». Poco prima aveva scoperto l’esistenza, e il fascino, dell’agricoltura biodinamica proprio in Italia grazie a Giulia Maria Crespi: «Mi spiegò bene di cosa si trattava, ma quando le parlai del mio progetto per il deserto mi disse che ero un pazzo». Cominciò un’avventura difficile, all’inizio ebbe contro anche gli Imam che lo ritenevano un adoratore del sole per i principi antroposofici alla base della coltivazione biodinamica, poi arrivò una targa ufficiale degli Sceicchi islamici in Egitto che definiva la sua opera «una iniziativa islamica». Oggi Sekem significa 20.000 ettari di ex deserto coltivati con 85 aziende, 10.000 lavoratori musulmani ma non mancano cristiani ed ebrei (il 40% donne) in tutto l’Egitto, 2.000 dipendenti impegnati a Sekem nella trasformazione dei prodotti (800 donne). Le scuole della comunità accolgono ogni giorno 600 studenti. Ha convinto l’intero Egitto che l’uso dei pesticidi nella coltivazione del cotone è dispendioso, dannoso per raccolto e ambiente: la soppressione biologica dei parassiti ha portato a un aumento del 30% della resa del cotone grezzo. Ora Abouleish è soddisfatto dei proseliti che raccoglie: «Centinaia di migliaia di ettari in Egitto sono stati sottratti al deserto. Dopo l’Europa, siamo il luogo al mondo in cui più si usa l’agricoltura biodinamica». Guarda con affetto alle nuove generazioni: «Sono certo che tutta l’agricoltura si riconvertirà così. Quella tradizionale si sta rivelando sempre più costosa, per gli antiparassitari, dannosa per l’acqua, per l’aria, per la terra stessa e per la salute dei consumatori. La natura è il nostro vero, sicuro futuro». @CorriereSociale
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TITOLO: "Paoli, dimettiti dalla Siae". Il M5s si divide tra favorevoli e contrari
DATA: 2015-02-20
OCCHIELLO: Il gruppo dei deputati chiede che il cantante lasci l'incarico. Beppe Grillo dice: "Mai contro l'amico"
TESTO:Ieri il gruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera chiede a Gino Paoli di dimettersi; oggi Beppe Grillo sconfessa i parlamentari del suo Movimento e scrive sul blog che non ha mai mosso i suoi contro Gino Paoli. Ma i deputati del M5S non ci stanno e replicano che loro "non cambiano posizione". Sulle accuse di evasione mosse al cantante genovese, il M5S sembra spaccarsi in due: da una parte il leader che telefona all'amico Paoli per scusarsi delle parole usate contro di lui; dall'altro i parlamentari del movimento che ribadiscono: "In un paese normale, Paoli si sarebbe dimesso da un pezzo". Non ammettono ingerenze da parte di nessuno i grillini: "E se Beppe ha chiamato Paoli è perché sono amici. Sarebbe assurdo che si fosse scusato", dice il capogruppo alla Camera Fabiana Dadone: "Saranno voci di corridoio". Sergio Battelli, deputato 5 Stelle che si è occupato della questione, scende nel dettaglio: "Se sei indagato e rivesti una carica pubblica, tra l'altro in una società come la Siae che a nostro avviso non lavora affatto come dovrebbe né tantomeno tutela gli artisti, non devi restare lì. La nostra posizione è questa e non cambia". Uno schiaffo al leader quando i parlamentari del Movimento sottolineano, con malcelato orgoglio, che "le posizioni dei 5 Stelle vengono decise dal gruppo, senza ingerenze". Replica a distanza Beppe Grillo che prende la parola attraverso il suo blog: "Premetto che Gino Paoli è mio amico da molti anni e spesso le nostre famiglie si incontrano vivendo nella stessa zona di Genova. Quindi potrei essere considerato poco obiettivo. Ma a questo gioco al massacro di una persona di 80 anni non pregiudicato, mai inquisito, per alcunchè, che mi risulti, io non ci sto! I cittadini sono diventati vittime sacrificali, mostri da sbattere in prima pagina senza che possano difendersi in alcun modo". E poi va al nocciolo della disputa con i parlamentari del suo gruppo. "Io non ho 'mosso i miei' contro Gino Paoli. Come ho scritto, aspetto la magistratura prima di emettere qualunque giudizio, alla faccia degli sciacalli dell'informazione". In serata il tentativo di ricucire del gruppo parlamentare: "Non c'è alcuna presa di distanza di Beppe Grillo dai deputati M5S", precisa una nota dei grillini alla Camera. "Il gruppo, come sempre, ha agito in piena autonomia, riconosciuta da Grillo, e aspettiamo che la magistratura faccia il suo corso. Nel frattempo - ribadisce il gruppo M5S a Montecitorio - chiediamo a Paoli di valutare l'opzione delle dimissioni dalla Siae".
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DATA: 2015-02-20
OCCHIELLO: L’uomo sarebbe morto il 3 febbraio. Era da due mesi con gli jihadisti. Gli inquirenti sono molto cauti
TESTO:L? uccisione sarebbe avvenuta il giorno stesso, martedì 3 febbraio, nella zona est di Kobane, la città siriana al confine con la Turchia che da mesi è stretta d? assedio dall? esercito dei fondamentalisti, che ne ha già occupato diversi quartieri. La notizia della morte del presunto miliziano veneto è poi stata rilanciata anche dai siti gestiti dai fanatici dello Stato Islamico di Iraq e Siria, senza aggiungere altri particolari che possano consentirne il riconoscimento. Per tre settimane la notizia è rimpallata attraverso le pagine Facebook e Twitter gestite dai combattenti dell? uno e dell? altro fronte, ma solo ieri è arrivata in Occidente. Ora la fotografia di quel ragazzo che sorride imbracciando un mitragliatore è nelle mani della procura antiterrorismo di Venezia e dei carabinieri del Ros di Padova che hanno avviato delle indagini per risalire alla vera identità di Abo? u Izat Al Islam e, soprattutto, per capire se dietro al nome islamico che si è dato il combattente ucciso si nasconda davvero un foreign fighter partito da Venezia. I dubbi sono forti. E sono proprio fonti investigative a manifestare molta cautela circa la veridicità di quanto affermano i peshmerga. Per prima cosa all? intelligence italiana non risultava alcun veneziano tra le fila dell? Isis. Inoltre mancano le prove dell? uccisione del miliziano: nessuna immagine che ne mostri il cadavere. Ma soprattutto a non convincere è la fotografia: a diffondere l? immagine del ragazzo che posa imbracciando l? Ak47 sono stati i soldati curdi e non - come accade in genere - i compagni di battaglia della vittima. Come avrebbero potuto, i cecchini peshmerga, entrare in possesso di quello scatto? Una spiegazione potrebbe essere che Abo? u Izat la tenesse con sé, nella tasca della divisa o in quel borsello che porta a tracolla. Ma anche su questo non ci sono conferme e gli inquirenti si mostrano dubbiosi. Se invece l? uccisione di un italiano da parte dei tiratori curdi venisse confermata, sarebbe il terzo foreign fighter partito dal Veneto per raggiungere la Siria, il secondo a restare ucciso.
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