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LE NOTIZIE DELLA SETTIMANA SU: cronaca




TITOLO: La resa di Enzo, la moglie è con lui: «È un bravo papà, lo perdono»
DATA: 2015-04-18
OCCHIELLO: La telefonata a casa, poi Stefania lo raggiunge: ha solo bisogno di cure. Nell’interrogatorio ha spiegato che voleva raggiungere Santiago de Compostela
TESTO:Enzo, il marito di Stefania, l?ha portato con sé in un viaggio Italia-Francia-Spagna di cui nessuno ha ancora capito il senso e, come lei ha ripetuto tante volte in questi quattro giorni di fuga, l?intenzione non è mai stata fargli del male. Il piccolo sta bene, suo padre è stato premuroso e protettivo come lo è sempre con le persone alle quali vuole bene e questa storia, nata sotto la cattiva stella dei disturbi psichici di lui, ha avuto il miglior epilogo possibile. «Adesso va molto meglio, sì», conferma lei che ad Albacete è arrivata ieri sera per venire a riprendersi Matteo. Impossibile non essere in ansia, ovvio. Ma Stefania non ha mai dubitato di poter riabbracciare suo figlio, si è sempre detta sicura che Enzo si sarebbe preso cura di lui, è sempre stata dalla parte del marito. «Io lo perdono, non ce l? ho con lui» dice con dolcezza. «È riuscito ad essere un padre amorevole anche dopo un così grande sbandamento. Ha solo bisogno di essere curato». E le parole di perdono sono anche una promessa: lei non lo lascerà solo, nemmeno dopo questa strada in salita, difficilissima.
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TITOLO: Brescia, uccide la moglie a coltellate e ferisce la figlia che tentava di difenderla. Fermato
DATA: 2015-04-18
OCCHIELLO: Gloria Trematerra è stata colpita più volte ed è morta all'ospedale di Esine. La figlia 18enne è rimasta ferita. Le due donne vivevano da qualche settimana in. ..<br clear='all'/>
TESTO:Tragedia familiare a Niardo, in Vallecamonica, in provincia di Brescia. Poco dopo le 21, in un appartamento al primo piano di una palazzina di via Nazionale 15, una donna e la figlia di 18 anni sono state accoltellate: Tullio Lanfranchi, 61 anni, marito della donna e padre della giovane, è stato fermato dai carabinieri. Gloria Trematerra, 55enne insegnante di lingue al liceo di Breno, è stata colpita da diversi fendenti al corpo ed è morta all'ospedale di Esine. La figlia invece è rimasta ferita, forse nel tentativo di difendere la madre dalla furia dell'uomo. La coppia ha anche un secondo figlio, di 21 anni, che non era in casa quando si è scatenata la furia del padre. L'insegnante e la figlia 18enne da poche settimane vivevano in una struttura protetta dopo che la ragazza aveva denunciato gli atteggiamenti violenti del padre. La convenzione per il trasferimento delle due donne nella casa protetta era stata firmata dal sindaco di Niardo, Carlo Sacristiani, presente sul posto dopo la tragedia che ha scosso il piccolo paese della Vallecamonica. E' stato proprio il primo cittadino di Niardo a confermare la situazione pesante che si era ormai creata tra moglie e marito. Ancora non è chiaro il motivo per il quale madre e figlia siano tornate in serata a casa dell'uomo, che risulta in stato di fermo. Non è escluso che per il presunto omicida, dopo l'interrogatorio davanti al pm Carlo Pappalardo, possa scattare l'arresto. I vicini di casa della famiglia parlano di una coppia molto riservata, tanto che non avrebbe mai fatto trasparire i problemi che invece c'erano ormai da tempo. Lanfranchi era attualmente disoccupato dopo la chiusura dell'azienda per la quale lavorava come operaio.
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TITOLO: Immigrazione, in 301 sbarcano a Pozzallo, fermato scafista. In Sicilia centinaia di profughi in arrivo
DATA: 2015-04-17
OCCHIELLO: Operazioni in ritardo per la nave Fiorillo che da ieri pomeriggio si trova in rada a causa del centro di accoglienza pieno<br clear='all'/>
TESTO:Agghiaccianti i racconti dei sopravvissuti agli agenti di polizia. Dopo essersi imbarcati il 14 aprile su un gommone, partito dalle coste libiche e stipato di 105 passeggeri, in prevalenza senegalesi e ivoriani, nel corso della traversata i nigeriani ed i ghanesi sarebbero stati prima minacciati di morte, e successivamente gettati in mare. Le vittime sarebbero tutte di nazionalità nigeriana e ghanese. I superstiti si sarebbero salvati soltanto perché si erano opposti strenuamente al tentativo di annegamento, in alcune casi formando anche una vera e propria catena umana. I 15 fermati sono arrivati due giorni fa al porto di Palerno a bordo della nave Ellensborg, insieme a un gruppo di poco più di 100 cittadini africani, raccolti alla deriva nel Mediterraneo.  
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TITOLO: Caserta, dipendenti Whirlpool bloccano superstrada
DATA: 2015-04-17
OCCHIELLO: Fabbrica vuota, allestito presidio che sarà attivo 24 ore su 24  <br clear='all'/>
TESTO:Sciopero, manifestazioni e blocchi stradali da parte dei lavoratori dello stabilimento Indesit-Whirlpool di Carinaro, in provincia di Caserta, dopo l'annuncio della chiusura del sito produttivo fatto ieri dall'azienda. I lavoratori, da due giorni, hanno abbandonato la fabbrica che è deserta. I dipendenti hanno allestito una tenda e un presidio che sarà attivo 24 ore su 24 nei pressi dei cancelli della fabbrica che produce elettrodomestici. Una mobilitazione che sarà permanente qualora dalla multinazionale non ci sarà una rivisitazione del piano industriale.
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TITOLO: Ercolano, primarie Pd choc: "Consegnate due euro a chi va nei seggi a votare"
DATA: 2015-04-17
OCCHIELLO: I retroscena dell'inchiesta sulle consultazioni del 12 aprile, poi rinviate Pronte in recipienti di vetro le monete per pagare l'iscrizione al voto<br clear='all'/>
TESTO: UNA domenica di primarie truccate. O quantomeno, " pre-pagate". Lo scandalo che investe il Pd a Ercolano si arricchisce di particolari choc. Gli elettori dovevano fermarsi in un esercizio commerciale privato, offrire in visione i documenti, poi ritirare "gli spiccioli " debitamente preparati in grandi recipienti di vetro, una moneta da 2 euro o due monetine da 1, e poter così partecipare alle consultazioni da grande festa democratica. E tutto - in quelle primarie dell'8 marzo, poi rinviate al 12 aprile e infine saltate per motivi giudiziari - sarebbe sembrato normale. Sono le stesse consultazioni che ora tornano: lo hanno deciso ieri le segreterie, provinciale e regionale, del Pd. Corrono in tre: oltre al super renziano Ciro Buonajuto, e a Gennaro Sulipano, medico già in lizza, si aggiunge il segretario cittadino Antonio Liberti, l'uomo su cui dal primo momento hanno deciso di convergere gli amministratori fuori gioco, perché indagati nella vicenda che avvolge coop, tangenti e appalti. La "base" delle primarie controllate era una pescheria. Il gruppo si era organizzato per cambiare le banconote in tanti spiccioli. E aveva scelto questo Piano "b" - di militare controllo del voto spontaneo - dopo che le polemiche sulle iscrizioni boom del partito e sui nomi di camorra inseriti tra gli iscritti avevano spinto il Pd a eliminare centinaia di iscritti. Repubblica è in grado di ricostruire la strategia che stando a dialoghi e accertamenti, aveva messo in campo l'attuale vicesindaco, Antonello Cozzolino - già indagato da una settimana con il sindaco Vincenzo Strazzullo ed altre sette persone - insieme ad una serie di sostenitori. Cozzolino, ovviamente, potrà chiarire se sia stato usato il suo nome. Non si tratta, in ogni caso, di un reato penale perché, com'è noto, quelle consultazioni restano giuridicamente un voto tra privati. Ma il dettaglio può far esplodere ulteriori veleni nella città già scossa dall'inchiesta con cui, i pm Valter Brunetti e Celeste Carrano e gli 007 della Guardia di Finanza, mettono le mani su cantieri e lavori per almeno 20 milioni di euro. Scenario inquietante. Gravi le ipotesi di reato: associazione per delinquere, corruzione e turbativa d'asta. Oltre a Strazzullo e Cozzolino, sono sotto inchiesta l'assessore ormai dimissionario Salvatore Solaro, il presidente del consiglio comunale Mario Rhemy Oliviero, i consiglieri Pasquale Romano e Raffaele Simone, e gli esponenti di una delle imprese che aveva appalti rilevanti, come Manlio Bianconcini e Nicola Pisciotta, della Nuova Cooperativa campana, a sua volta costola campana della coop bolognese "Consorzio cooperative costruzioni", un colosso del settore che però non risulta indagata. Sotto inchiesta anche il tecnico Pietro D'Angelo che, sorpreso da un sopralluogo dei finanzieri sul cantiere di un'opera che doveva diventare la caserma dell'Arma, comincia ad ammettere le irregolarità evidenti, viene subito condotto in Procura e a lungo interrogato dagli inquirenti. Intanto gli uomini delle Fiamme gialle di Portici e San Giovanni a Teduccio, guidati dal colonnello Cesare Forte, scavano, acquisiscono atti, captano voci e racconti. Lo scandalo è appena cominciato.  
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TITOLO: Peschereccio di Mazara sequestrato dalle autorità libiche
DATA: 2015-04-17
OCCHIELLO: L'Airone ha sette membri di equipaggio a bordo, contattato il ministro dell'Agricoltura e della Pesca di Tripoli<br clear='all'/>
TESTO:Un peschereccio di Mazara del Vallo e' stato sequestrato da autorità libiche mentre navigava in acque internazionali intorno alle 3.30 di questa notte. Lo rende noto il presidente del Distretto della Pesca, Giovanni Tumbiolo, che si è messo subito in contatto con il ministro dell'Agricoltura e della Pesca libico. Il peschereccio "Airone" ha a bordo sette membri di equipaggio, tre mazaresi e quattro tunisini, tra di loro il comandante Alberto Figuccia. "Siamo estremamente preoccupati perchè ancora non riusciamo a capire se si tratti di pirateria o del sequestro da parte di militari", ha detto Tumbiolo. "Abbiamo contattato il ministro della Pesca del governo di Tripoli, Abdul Munam Dugman, che non era ancora informato dei fatti". Ma la situazione non è chiara anche perchè nella zona del sequestro "incrociano tuttora rimorchiatori e motoscafi libici senza insegne di riconoscimento". "Lo stato di allerta - osserva - è massimo da quando l'ambasciata italiana è stata chiusa. Siamo preoccupati ma al contempo fiduciosi poiché il popolo libico è stato sempre vicino ai siciliani". Il peschereccio è della Maran snc. Il natante, sul quale è salito un militare libico, secondo le prime frammentarie notizie sarebbe diretto verso il porto di Misurata.  
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TITOLO: Sull'emergenza profughi Chiamparino all'attacco: "Lo Stato non collabora con le Regioni"
DATA: 2015-04-17
OCCHIELLO: Il presidente delle Regioni: "Dal ministero della Difesa per esempio nessuna risposta alla richiesta di usare le camere per sistemare i rifugiati"<br clear='all'/>
TESTO:«C' è un problema che non è esagerato definire epocale. Al tempo dei conflitti religiosi ed economici, non si può certo pensare che si risolva domani. Se qualcuno pensa che "ha da passa'? a nuttata", sbaglia. Bisogna dare una risposta e darla adesso. E siamo già almeno dieci anni in ritardo». Cosa significa dieci anni in ritardo, presidente Sergio Chiamparino? «Ricordo la Boldrini, che era portavoce del commissario per i profughi, quando venne a Torino per la vicenda della clinica San Paolo. Allora ero sindaco e avevo tirato fuori l'idea che se Unione Europea e Nazioni Unite avessero organizzato campi di raccolta dove confluiscono le vie delle emigrazioni, e si fossero creati corridoi umanitari non solo verso l'Italia ma verso tutti i paesi rivieraschi del Mediterraneo, oggi non saremmo in questa situazione. Così non si è fatto che spostare il problema, ma poiché sono appunto dieci anni che il fenomeno c'e ed è crescente, se si fosse affrontato subito saremo in condizioni migliori di oggi». Ma adesso il Piemonte come pensa di affrontare l'emergenza? «A muoversi non possono esssere solo le regioni. Ma non voglio nascondermi o sfuggire». Quindi? «Qui siamo di fronte a una questione umanitaria, perché, sia giusto o meno, quando arrivano diecimila persone chiunque, di destra o di sinistra, deve farsene carico». E c'è qualcuno secondo lei che si sta tirando indietro? «Non posso mettermi al posto dei colleghi di altre regioni ma ritengo che non ci sia campagna elettorale che tenga rispetto all'accoglimento di queste persone che non possono essere a carico di poche regioni del sud. Avendo fatto da qualche anno il mestiere di amministratore locale so che non è un problema di facile soluzione, perché implica inserire estranei in un determinato contesto. Ma è un problema che viene prima della campagna elettorale e dell'attività ordinaria di una istituzione. Non si può girare la testa dall'altra parte». Ieri lei ha chiamato in causa anche il governo: perchè? «Perché le amministrazioni dello Stato devono collaborare. Non è possibile che mentre noi collaboriamo con i prefetti, per esempio per costruire un hub dove ospitare i rifugiati come prima accoglienza, altre amministrazioni come il ministero della Difesa dica che i siti individuati, e che potrebbero svolgere questa funzione di hub, sono inagibili o non disponibili». Si riferisce alle caserme? «Sì, sono tante in Piemonte e anche solo nell'area torinese allargata, che potrebbero essere usate a questo scopo. Caserme già abbandonate e che possono essere rese disponibili con poco lavoro e poche risorse». Dove? «Ne abbiamo individuata più di una ma è la prefettura che ci sta lavorando e preferisco non dire nulla per non creare allarmismi». Che cosa sarebbe l'hub di cui parla? «Un luogo che consenta di fare la prima accoglienza nell'emergenza, quando arrivano cinquecento persone tutte assieme e devi conoscerle, capire di cosa hanno bisogno. Perché poi trovare dieci posti di qui o di là per una sistemazione più stabile è molto meno complicato. Ci sono ormai tante esperienze in Piemonte di sindaci di piccoli paesi che hanno anche trovato lavori per i profughi e ne hanno inseriti piccoli numeri, penso a Balangero e ad altre esperienze nel Canavese». Sindaci che però ogni giorno si trovano a confrontarsi con chi urla "prima gli italiani". «Lo ripeto, qui è una questione umanitaria. Al di là del fatto che, per me, l'incrocio tra le etnie è uno dei pochi fattori dinamici in una statica società europea. Non è solo questione di buonismo, ma di visione del futuro della società». Quindi bisogno affrontarla, questa "nuttata"? «Giolitti diceva che di tre problemi due si risolvono da soli, se si aspetta. Bene, in questo caso io credo che questo sia il terzo problema e che non si possa più rinviare».
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TITOLO: L'allarme dell'Antimafia: "Dalla sanità al cemento, il Nord nelle mani dei clan"
DATA: 2015-04-17
OCCHIELLO: Dossier della Statale di Milano sulle inchieste degli ultimi cinque anni: "Le cosche hanno successo perché danno assistenza come la mutua"<br clear='all'/>
TESTO:PIÙ veloci di chi dovrebbe contrastarle, le mafie sono già avanti. Al Nord, la "zona grigia" si è fatta "sistema", un gruppo criminale a sé, capace di entrare in relazione, anche attraverso proprie imprese, con le cosche, come con la politica, offrire servizi, ricavarne vantaggi. Un network della corruzione, una mutua della malavita con i piedi ben piantati nel mondo delle professioni e le mani ovunque. Con il vantaggio competitivo di un braccio armato pronto all'uso. Con i "facilitatori" che corrono veloci tra un summit e una seduta consiliare per blandire, minacciare, scambiare voti, consenso, incarichi e fedeltà. Lavoro: appalti e non solo. Soprattutto nel settore della Sanità, il vero eldorado. In una Regione che in assistenza impegna l'80 per cento della propria spesa contro, per esempio, il 54 della Sicilia. Analizzando dati e inchieste degli ultimi 5 anni, da Palermo a Milano, questo racconta il secondo rapporto trimestrale sulla presenza mafiosa nelle aree settentrionali, elaborato per la presidenza della commissione Antimafia dall'Osservatorio sulla criminalità organizzata dell'Università di Milano diretto da Nando Dalla Chiesa. Il rapporto viene presentato oggi a Como, dal presidente dell'Antimafia nazionale, Rosy Bindi, e della Regione Lombardia, Antonio Girelli e da Piero Colaprico di Repubblica. "Investighiamo qui l'area della complicità e della convenienza. Quel mondo trasversale che non solo non contrasta o ne nega l'esistenza, ma spesso ricerca la mafia", spiega Rosy Bindi. "La scommessa è quella di elaborare strumenti di prevenzione che chiamano alla responsabilità le associazioni degli imprenditori e gli ordini professionali". Un focus non sull'universo rarefatto dell'alta finanza, ma un faro puntato sulla quotidianità dei colletti bianchi in permanente relazione con la schiera di apparenti dimessi manovali, ambulanti, baristi e piccoli imprenditori con quattro quarti di nobiltà mafiosa da esibire all'occorrenza. Mentre politica e magistratura dibattono a fasi alterne sull'essenza del concorso esterno, la cronaca offre l'esempio di un medico boss come Carlo Antonio Chiriaco, al vertice dell'Azienda sanitaria di Pavia, capace di controllare 780 milioni di spesa pubblica per dirottarne una parte nelle casse di Pino Neri e Cosimo Barranca. Ma anche di ospitare latitanti, procurare perizie e offrire un comodo letto a chi ai rigori della cella preferisce la libertà di movimento di un ricovero in clinica: i calabresi Pasquale Barbaro e Francesco Pelle e il casalese Giuseppe Setola. "Il modello sanitario lombardo, lo dicevamo già qualche anno fa, presentava fragilità che hanno aperto le porte a un sistema di corruzione e di mafiosità", aggiunge la Bindi. Al Nord che finge di non vedere quanto il cancro sia esteso, il rapporto ricorda che perfino i servizi infermieristici del carcere di Opera, dove era detenuto Totò Riina, sono finiti sotto lo stretto controllo dei clan calabresi e siciliani. Dalla Lombardia, Pavia e Monza soprattutto, al Piemonte e giù fino in Liguria, e poi in Emilia, nel Modenese per spingersi in Veneto, il crimine piazza bandiere ovunque. Controlla i mercati, fa shopping di aziende in crisi, si incunea nella galassia dei subappalti, costruisce a tavolino i propri "giocattoli", ditte formalmente pulite ma controllate dai mammasantissima. Il ciclo del cemento resta il business di riferimento di un'economia che non è affatto liquida, ma molto terrena, ricordano i ricercatori. Calcestruzzo, trasporti, guardianie e movimento terra. Dentro i cassoni finisce di tutto. Rifiuti speciali e pericolosi, declassificati con un tratto di penna sui documenti che dovrebbero attestarne il rischio. A chi si volta dall'altra parte, il rapporto consiglia di dare un'occhiata alla teoria di danneggiamenti, apparentemente inspiegabili. Pezzi interi di economia legale galleggiano su un mare di denaro illegale. Con la Lombardia oramai pressoché monopolio della 'ndrangheta, in gran fermento per l'Expo, il Piemonte della Tav disseminato di siti per lo smaltimento illegale dei rifiuti, la Liguria in cima alla lista per reati ambientali e l'Emilia che ha concesso ospitale asilo a mafia, camorra e 'ndrangheta. Il rapporto analizza il metodo e utilizza come paradigma la scalata a una consociata lombarda del colosso delle consegne Tnt attraverso la rete dei padroncini controllati dai boss. Quando i vertici aziendali si convincono a far fuori il clan Flachi è un ex colonnello dei carabinieri, Carlo Alberto Nardone, a elaborare la teoria del chiodo schiaccia chiodo: se vuoi liberarti di una cosca devi appoggiarti a un'altra che regoli i conti. E se l'operazione non riesce devi tenertele entrambe. C'è poi il caso del centralone telefonico della Blue Call. Alla testa dell'azienda erano rimasti vittima della sindrome Calvi, dal banchiere che era convinto di utilizzare Cosa nostra come finanziatore. Anche alla Blue Call si erano detti convinti di potere tenere testa al clan Bellocco. Fino a quando non si resero conto che i boss si erano impadroniti prima del 30 per cento e poi dell'intera azienda.
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TITOLO: Tra Renzi e minoranza Pd segnali di dialogo
DATA: 2015-04-17
OCCHIELLO: Segnali di fumo nel Pd fra minoranza e renziani. Dopo le dimissioni del capogruppo Speranza e la netta spaccatura nell'assemblea dei deputati sull'Italicum, le. ..
TESTO:Segnali di fumo nel Pd fra minoranza e renziani. Dopo le dimissioni del capogruppo Speranza e la netta spaccatura nell'assemblea dei deputati sull'Italicum, le posizioni restano apparentemente inamovibili, ma in realtà qualcosa si comincia a muovere. L'ultima proposta della minoranza è stata respinta dalla maggioranza legata al segretario Renzi. L'idea era quella di presentare un paio di emendamenti in aula anche solo per farseli bocciare e poi votare tutti assieme l'Italicum. Una battaglia di principio più che di reale portata strategica. Ma la maggioranza non si fida, troppo pericoloso con le insidie del voto segreto che possono portare a una sconfitta in aula e alla crisi di governo. No, per la maggioranza l'Italicum non si tocca e deve essere approvato entro metà maggio così com'è. Piuttosto si può ragionare sulla riforma del Senato. Senza scambi come ha precisato il premier da Washington dove incontra Obama. Ma se è vero che per modificare l'articolo 2, cioè quello sulla eleggibilità dei senatori, bisogna azzerare tutto il lavoro fatto finora, allora si può vedere sulle competenze di Palazzo Madama. Ma i bersaniani vogliono che si apra un vero e proprio tavolo di trattative. Il timore della minoranza, al di là degli aspetti di principio della legge di riforma elettorale è che una volta approvato l'Italicum Renzi mandi il Paese a votare con una legge che in caso di vittoria rafforzerebbe il suo potere. Naturalmente lo stesso Renzi e la sua maggioranza garantiscono di non avere nessuna intenzione di andare a votare prima della scadenza della legislatura nel 2018. La partita tra minoranza e maggioranza del Pd è molto tattica e la prossima settimana si giocherà nella commissione Affari costituzionali della Camera. Poi dal 27 in aula con l'incognita del voto segreto.  
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DATA: 2015-04-17
OCCHIELLO: La ragazza di 26 anni era partita da Piacenza. Aggredita, è stata salvata da due senzatetto che hanno sentito le grida e sono intervenuti
TESTO:arrestato l? uomO Due clochard sventano stupro sul treno Milano-Piacenza La ragazza, una 26enne di Piacenza, era stata aggredita da un marocchino nella carrozza BOLOGNA - Una studentessa di 26 anni di Piacenza è scampata a un tentativo di stupro a bordo di un treno regionale della tratta Milano-Piacenza. A salvarla dall? aggressione sono stati due passeggeri, due senzatetto, che hanno udito le sue grida di aiuto dallo scompartimento vicino. In manette è finito un marocchino di 24 anni che è stato arrestato dai carabinieri della Compagnia di Codogno (Lodi). Tutto è accaduto poco dopo le 21 di ieri sera. La giovane era salita sul treno a Milano per ritornare a Piacenza come ogni giorno. Si era seduta in uno scompartimento vuoto nel quale è poi entrato il marocchino che, dopo un po? , si è calato i pantaloni iniziando a masturbarsi davanti a lei e cercando subito di abbracciarla per violentarla. Le grida di aiuto della 26enne sono state udite da due passeggeri che erano nello scompartimento a fianco, un ragazzo tunisino e un uomo italiano, entrambi senza fissa dimora che viaggiano sui treni e dormono spesso alla stazione di Piacenza. L?aggressore è stato messo in fuga ed è sceso alla prima stazione dileguandosi, mentre la vittima è stata accompagnata in ospedale e subito sentita dai carabinieri della Compagnia di Piacenza. Grazie alla descrizione fornita e alla testimonianza dei due passeggeri, i militari hanno ben presto rintracciato il marocchino vicino alla stazione di Santo Stefano Lodigiano e lo hanno condotto in carcere a Piacenza. (Ansa)
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DATA: 2015-04-17
OCCHIELLO: Imputato l’ex marito della figlia di un professionista morto a 88 anni. A giudizio anche concessionario pubblicità per «omesso controllo»
TESTO:PUBBLICATO SUL QUOTIDIANO Scrisse un necrologio «offensivo», ora va a processo per diffamazione Imputato l? ex marito della figlia di un professionista morto a 88 anni, a dicembre 2009 BOLOGNA - A processo per un necrologio sul giornale. Succede a Bologna, dove imputato per diffamazione è l? ex marito della figlia di un professionista morto a 88 anni, a dicembre 2009. Il messaggio incriminato fu pubblicato nella sezione apposita su un quotidiano cittadino, la vigilia di Natale. Iniziava come una preghiera: «Ti raccomandiamo, Signore, l?anima fedele del nostro fratello. .. perché lasciato questo mondo, viva in te». Poi, però, cambiava tono: «Nella tua clemenza cancella le spietate barbarie, le grandi e crudeli cattiverie contro persone deboli che non si potevano difendere, che ha commesso per la fragilità della condizione umana e concedigli il perdono e la pace». Il contenuto fu ritenuto offensivo dai familiari, che presentarono querela. Le indagini del Pm Alessandra Serra, hanno portato al giudizio e nella prossima udienza sarà letta la sentenza. L?imputato, che ha già una condanna definitiva per diffamazione nei confronti dell? ex suocero, è difeso dall? avvocato Duccio Cerfogli; i familiari sono costituiti parte civile e assistiti dall? avvocato Alfonso Marra. A processo ci sono anche per omesso controllo l? ex direttore del quotidiano (difeso dall? avv. Filippo Sgubbi, sostituito in aula dall? avv. Tommaso Guerini) e un dirigente della concessionaria pubblicitaria che si occupa anche degli annunci.
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TITOLO: Colosseo, Franceschini: "La ricostruzione dell'arena si farà"
DATA: 2015-04-17
OCCHIELLO: Il ministro ai Beni culturali durante il convegno del Fai: "E' un modo per tutelare il monumento". Il progetto dell'archeologo Manacorda prevede la. ..<br clear='all'/>
TESTO: "Ricostruire l'arena del Colosseo com'è stata fino all'Ottocento è un modo per tutelare il monumento", per renderlo più accessibile e più comprensibile ai visitatori, "e lo faremo". A dirlo è stato il ministro della cultura Franceschini concludendo il suo discorso al XIX Convegno del Fai. In un Colosseo con l'Arena ricostruita, spiega Franceschini, si possono fare "rappresentazioni uniche al mondo, con diritti tv sufficienti per restaurare tutta l'area archeologica centrale". L'idea di ricostruire l'arena del Colosseo era stata lanciata a novembre scorso dallo stesso ministro Franceschini con un tweet che riprendeva l'idea dell'archeologo Daniele Manacorda. Il suo disegno prevede infatti la ricostruzione in legno del piano del calpestìo in modo da rendere da un lato nuovamente percorribile l'arena e dall'altro per realizzare il museo dei sotterranei ora a cielo aperto. Secondo Manacorda, professore di Metodologia e tecnica della ricerca archeologica all'università di Roma Tre pubblicate sulla rivista "Archeo" del mese di luglio 2014. Le vedute ottocentesche, ricorda l'archeologo, ritraggono il Colosseo "con la sua bella arena viva perché calpestabile, e quindi privatamente o pubblicamente usabile e usata".
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TITOLO: Nel week-end torna il maltempo, pioggia e freddo al Centro-nord
DATA: 2015-04-17
OCCHIELLO: Precipitazioni al Nord, ma anche in Toscana, Marche e Abruzzo. Temperature in calo domenica<br clear='all'/>
TESTO:Tra oggi e domani il Nord Italia e parte delle regioni centrali subiranno due attacchi da due diverse perturbazioni con connotati ben diversi. La pioggia è arrivata su molte aree già da oggi. Domani, sabato, sono previste precipitazioni al Nord, ma anche in Toscana, Marche e Abruzzo. Domenica la situazione migliorerà, ma sono previste possibili piogge, con temperature in calo. METEO TRAFFICO La prima perturbazione sta agendo in queste ore sulle regioni settentrionali, Toscana, Umbria, Marche e localmente sul Lazio, anche sulla capitale, con piogge generalmente deboli, talvolta alternate a schiarite al centro e con isolati temporali sui monti del nordest nel pomeriggio. Miglioramenti entro sera. Sabato invece l'ingresso di aria fresca da Nordest porterà il secondo attacco, questa volta più incisivo e anche temporalesco. La situazione del meteo sarà più critica. Rovesci e temporali colpiranno a macchia di leopardo tutte le regioni settentrionali, la Toscana e le Marche settentrionali. I fenomeni potrebbero risultare forti sull'Emilia Romagna, Lombardia ed in serata sul Piemonte; non si escludono grandinate e raffiche di vento. Da domenica il tempo inizierà a migliorare decisamente con più sole, ma sarà più fresco per venti settentrionali. Nei giorni successivi l'alta pressione aumenterà di nuovo riportando tanto sole e caldo sull'Italia.  
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TITOLO: Monsignor Giancarlo Perego: "Una doppia tragedia, uccisi durante la fuga dalle persecuzioni"
DATA: 2015-04-17
OCCHIELLO: Il direttore generale della Fondazione Migrantes, organismo pastorale della Cei, invita alla cautela a riguardo della lite scoppiata su un barcone per motivi. ..<br clear='all'/>
TESTO:CITTÀ DEL VATICANO - "Credo si tratti di una tragedia nella tragedia. Siamo davanti a un dramma frutto più che altro della disperazione. Semplicemente si deve dire che sui barconi queste povere persone purtroppo a volte si portano dietro anche le divisioni e le miserie che vivono nei propri Paesi". Monsignor Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, organismo pastorale della Cei, invita alla cautela a riguardo della lite scoppiata su un barcone per motivi religiosi. È solo una tragedia della disperazione secondo lei? "Certamente. Ovviamente i migranti vengono tutti da Paesi difficili. Paesi dove le divisioni religiose all'ordine del giorno. Penso, ad esempio, al viaggio e alla fuga dal sud del Sahara, alla divisione che si vive nel Mali, dove c'è una maggioranza musulmana, o nel Ghana dove invece la maggioranza è cristiana. Penso anche ai Paesi mediorientali da dove partono oggi tanti profughi costretti a scappare per motivi religiosi. Ma nonostante ciò la tragedia della notte del 14 aprile, come tante altre tragedie del mare, altro non è che un terribile dramma della disperazione e della miseria umana. Non enfatizzerei in dato dell'odio religioso". Papa Francesco andò a Lampedusa quasi due anni fa. Il suo grido sembra ancora oggi inascoltato. Cosa fare? "Come azione immediata credo che ci sia bisogno di una maggiore accoglienza in alcune regioni del Nord dove oggi viene accolta una persona ogni duemila abitanti. Con una discrezionalità che non ci può essere all'interno della tutela di un diritto. Non si può scegliere, insomma, se dare o non dare dignità a un richiedente asilo". È sufficiente questo? "No, occorre lavorare maggiormente con gli Stati europei che per la maggior parte non sono attrezzati per l'accoglienza. Solo 6 Paesi su 28 accettano i richiedenti asilo. Mentre l'Italia è costretta ad accogliere un numero spropositato di persone. Infine, se è vero che questo flusso continuo è causato soprattutto dalle guerre che lacerano il Medio Oriente, diversi Paesi africani e, dopo la primavera araba, anche i Paesi del nord dell'Africa, allora occorre che la comunità internazionale si decida a svolgere un'azione di pace più decisa e concreta altrimenti il numero di profughi è drammaticamente destinato a crescere".
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TITOLO: Alfonso Mastropietro: "È venuto da me proprio tre giorni fa, ha disturbi cronici, ma aveva interrotto la sua terapia"
DATA: 2015-04-17
OCCHIELLO: Il neuropsichiatra aveva in cura il padre in fuga per mezza Europa con il figlio neonato: "Sono tenuto al segreto professionale e non posso riferire della. ..<br clear='all'/>
TESTO:TORINO - Enzo Costanza, il padre in fuga per mezza Europa con il figlio neonato, era in cura dal 2006 per disturbi psichici, "ma da un mese non prendeva i farmaci che negli ultimi anni avevano tenuto sotto controllo la sua patologia, che è cronica", conferma il neuropsichiatra che lo seguiva, Alfonso Mastropietro. "Sono tenuto al segreto professionale  -  dice il medico  -  e non posso riferire della patologia del mio paziente, ma posso dire che si tratta di un disturbo che finora era stato perfettamente compensato dai farmaci, che gli avevano permesso di affrontare una vita normale, sia in famiglia che al lavoro. La terapia era talmente consolidata che non lo vedevo dal 2012". Perché martedì è venuto da lei? "Mi aveva chiamato lunedì pomeriggio, dicendomi che non si sentiva bene e che aveva bisogno di vedermi il prima possibile. Io quel giorno ero a Milano e abbiamo fissato un appuntamento per il giorno dopo a mezzogiorno a Torino. Mi ha detto che da un mese aveva interrotto di sua iniziativa la terapia, più o meno da quando la moglie era stata ricoverata una decina di giorni prima del parto per alcune complicanze, poi risolte, nella gestazione". Pensa che possano esserci dei legami tra la nascita del figlio e l'aggravarsi dei disturbi? "Assolutamente no, è venuto con il bambino proprio per farmelo conoscere, per cui con lui c'era anche la moglie. L'ho trovato molto presente come padre: ha tenuto a lungo il bambino in braccio, ha voluto che lo coccolassi anch'io. Non c'è alcun nesso". Dal punto di vista clinico, invece, come l'ha trovato? "Non scendo in dettagli e non è opportuno che si dicano cose azzardate sul suo stato di salute. Posso dire che gli ho comunicato che doveva riprendere la terapia e aumentare la dose dei farmaci". Lui come ha reagito? "Certamente c'è stata un po' di discussione, ma non posso dire che la visita lo abbia turbato. Gli ho dato anche diversi campioni del suo farmaco al dosaggio che ritenevo corretto, così che potesse subito iniziare la terapia e ci siamo salutati dandoci appuntamento per una nuova visita tra un mese". Perché non è stato fatto un appello per il suo ritorno? "Con la famiglia abbiamo concordato la strada del silenzio, crediamo che sia la soluzione più opportuna, vista la delicatezza di questo momento ".
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TITOLO: Immigrazione, in 301 sbarcano a Pozzallo. Fermato lo scafista del naufragio con 41 vittime, centinaia di profughi in arrivo
DATA: 2015-04-17
OCCHIELLO: Operazioni in ritardo per la nave Fiorillo che da ieri pomeriggio si trova in rada a causa del centro di accoglienza pieno<br clear='all'/>
TESTO:Altri duecento migranti imbarcati su un mercantile sono attesi oggi a Trapani, dove gli agenti della polizia hanno identificato e posto in stato di fermo il presunto scafista del gommone affondato il 14 aprile scorso al largo della Libia, causando 41 vittime. In manette e' finito Ayoola Akinshulu, 31 anni, originario della Nigeria. L'uomo deve rispondere di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e morte come conseguenza di altro delitto. I fatti si riferiscono al naufragio avvenuto martedi' scorso a circa 37 miglia dalle coste libiche. In quell'occasione la nave Bersagliere della Marina militare e' intervenuta in soccorso di un gommone sgonfio e semiaffondato con a bordo quattro naufraghi. I migranti sono stati trasbordati sulla nave Foscari, che e' giunta ieri nel porto di Trapani trasportando 587 profughi di diverse nazionalita' soccorsi durante quattro diversi naufragi nella stessa zona in acque internazionali. Le indagini condotte dalla polizia hanno consentito di accertare che il nigeriano era lo scafista del gommone partito dalle coste della Libia, dalla citta' di Zouara, con a bordo 45 migranti di diversa nazionalita', per lo piu' centro africani del Niger, della Nigeria, del Ghana. Dopo poche ore di navigazione l'imbarcazione ha iniziato a imbarcare acqua, perdendo la chiglia inferiore e causando il naufragio, per cui 41 migranti, tutti maschi adulti, hanno perso la vita in mare. I superstiti hanno raccontato agli investigatori che Akinshulu si sarebbe accordato con i trafficanti di esseri umani di stanza in Libia, mediando attraverso suoi connazionali residente in quel Paese, per non pagare il viaggio verso l'Italia purche' si assumesse l'onere di condurre il gommone alternandosi alla guida con altro migrante che ha perso la vita nel corso del naufragio. L'arrestato e' stato condotto nel carcere di Trapani. Ad Augusta sono terminate a notte alta le procedure di identificazione dei 592 migranti, tra cui 42 donne e un minore, sbarcati al porto commerciale dalla nave Dattilo. I profughi erano stati recuperati in sei operazioni effettuate ieri nel Canale di Sicilia. Gli agenti del gruppo interforze presso la Procura di Siracusa hanno già individuato dieci scafisti, e nelle prossime ore dovrebbero arrivare i fermi di polizia giudiziaria. A bordo di motovedette della guardia costiera sono arrivati stanotte a Lampedusa 89 eritrei e somali, 16 dei quali ustionati a causa dello scoppio di una bombola e una donna morta per le ustioni. I feriti sono stati portati in elicottero dal 118 nei centri Grandi Ustioni di Palermo e Catania.
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TITOLO: Riforma del Senato, Bersani a Renzi: "Scopri le carte". Il premier: "Nessuno scambio"
DATA: 2015-04-17
OCCHIELLO: Fonti di Palazzo Chigi ribadiscono: "Parlare di offerta ai ribelli è fuori dalla realtà". Ma i bersaniani insistono: "Faccia capire le sue intenzioni"
TESTO:ROMA - Renzi insiste: nessun passo indietro sulle riforme. Fonti di Palazzo Chigi ribadiscono che la posizione del Presidente del Consiglio (oggi a Washington, dove alle 16.30 italiane incontrerà Obama) sulle riforme è quella chiaramente espressa nel discorso al gruppo del Pd e ribadita con nettezza ieri a Georgetown: e cioè che non si torna indietro, che la legge elettorale va approvata come è uscita dal Senato e che nessuno può bloccare le riforme. Sulla  riforma costituzionale si va avanti, con un confronto parlamentare di merito, ma senza nessuno scambio o concessione. Parlare di "offerta ai ribelli" sulla carta costituzionale è fuori dalla realtà. Renzi ha invece ribadito la propria disponibilità a un confronto nel merito, nel corso del suo intervento al gruppo del Pd dell'altra sera. Intanto il fronte dei bersaniani,  dopo il colloquio di Renzi con Repubblica, chiede al premier di scoprire le carte e, al ritorno dagli Usa, di far capire bene come intende cambiare la riforma costituzionale del Senato. I telefoni degli esponenti della minoranza Pd risultano quasi tutti occupati, e chi risponde preferisce evitare dichiarazioni. Ma alcuni riferiscono i ragionamenti che si fanno. L'apertura di Renzi, riferita da Repubblica, "va presa con le molle", sia sul merito sia per ciò che riguarda l'eventuale percorso del cambiamento del testo delle riforme che nei punti essenziali ha già ricevuto la doppia lettura conforme. Inoltre, osservano i bersaniani,   non è chiaro quale modello di Senato elettivo ha in mente il premier-segretario: il Senato delle garanzie o ancora un Senato delle Regioni seppur modificato? Comunque, sottolineano i bersaniani,   visto che Renzi è il segretario del Pd oltre che premier, la sua apertura viene "presa sul serio" in attesa che, al suo ritorno da Washington "scopra le carte" e "faccia bene capire le sue intenzioni". Sulle dichiarazioni di Renzi è intervenuto anche il senatore Pd Vannino Chiti: "Vedremo se all'apertura politica fatta oggi da Renzi - certo positiva - seguiranno atti coerenti. Come è noto la mia preferenza è quella di far eleggere i senatori dai cittadini, in concomitanza con le elezioni dei Consigli regionali. Il Senato non dovrà comunque più dare la fiducia ai governi nè avere l'ultima parola sulla gran parte delle leggi. Del resto non si costituirebbe nè scioglierebbe con un'unica elezione". "Mi auguro che si voglia davvero - come è possibile - realizzare una buona riforma delle istituzioni: possiamo riuscirci mantenendo per la primavera 2016 la scadenza del referendum, che darà ai cittadini l'ultima parola", ha concluso Chiti. Pippo Civati, voce della minoranza dem, ha commentato l'ipotesi di "scambio" tra Italicum e riforme sul suo blog: "Se si può cambiare tutto, e se finora abbiamo scherzato, si faccia il Senato elettivo e si torni al Mattarellum, con il doppio turno di collegio".  "Renzi alle comiche finali: adesso vuole tornare a Senato elettivo per paura che Italicum non passi. Vergogna! ", è il commento del capogruppo di Forza Italia a Montecitorio Renato Brunetta su Twitter. Sulla riforma del Senato è intervenuto sull'Huffington Post il costituzionalista Stefano Ceccanti, che sottolinea come "dal punto di vista tecnico, comunque la si pensi nel merito, non è affatto possibile a questo punto del percorso modificare il carattere elettivo di secondo grado del Senato a meno di non ripartire completamente da zero".   Secondo Ceccanti, "il punto chiave è che non c'è nessun emendamento approvato dalla Camera che abbia messo in discussione il carattere elettivo di secondo grado del Senato. Anche la lieve modifica di una parola inserita nell'articolo relativo alla composizione sulla durata del mandato dei senatori confermava comunque quella scelta".
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TITOLO: Regionali, nelle Marche Forza Italia sosterrà l'uscente Spacca
DATA: 2015-04-17
OCCHIELLO: "Il centrosinistra non c'è più", ha affermato il governatore in carica che ha rotto con il Pd. In Liguria accordo Fi-Fratelli d'Italia. Toti attacca Fitto: "Se. ..
TESTO:IL REBUS delle alleanze alle prossime elezioni regionali inizia a trovare una soluzione. Sembra definito il quadro nelle Marche: il coordinatore regionale di Fi Remigio Ceroni ha siglato stamani ad Ancona l'accordo con il governatore uscente delle Marche Gian Mario Spacca (ex Pd) a sostegno della sua ricandidatura per un terzo mandato. Fi e Spacca, sostenuto da Marche 2020-Ap, hanno firmato anche l'intesa sul documento politico-programmatico di legislatura. Spacca ha rotto con il Partito Democratico poche settimane fa, quando i dem hanno ufficializzato la corsa di Luca Ceriscioli, vincitore delle primarie. Il presidente uscente della Regione ha però deciso di candidarsi per un terzo mandato appoggiato dalla sua creatura politica, Marche 2020, fondata insieme al presidente del Consiglio regionale Vittoriano Solazzi, e dal partito di Angelino Alfano. Ora è arrivato anche il sostegno del partito di Silvio Berlusconi. "Il centrosinistra non c'è più", ha affermato il governatore Spacca che è tornato ad attaccare il Pd che, secondo lui, nelle Marche vuole sovrapporre la propria "burocrazia all'amministrazione regionale" pensando a un "esito elettorale ormai scontato". Ieri è stato definito anche il candidato azzurro alla presidenza della Regione Toscana: la scelta è caduta sul consigliere regionale uscente Stefano Mugnai, nome gradito al duo Bergamini-Matteoli ma meno all'ex coordinatore del partito Denis Verdini. "Accetto la candidatura con onore e grande senso di responsabilità, immaginando che sia il riconoscimento del lavoro svolto in questi ultimi cinque anni non solo dal sottoscritto, ma anche dall'intero gruppo consiliare regionale", ha scritto su Facebook Mugnai che sfiderà l'uscente Enrico Rossi. In Liguria, dove Forza Italia e Lega sostengono l'eurodeputato Giovanni Toti, anche Fratelli d'Italia sembra convergere sul consigliere politico azzurro come annunciato dallo stesso Toti, che in mattinata si era detto "ottimista" sul raggiungimento dell'accordo. Il partito di Giorgia Meloni era stato corteggiato anche dalla Lista civica di centro destra Liguria libera che ha candidato alla presidenza l'ex senatore del Pdl Enrico Musso. Il candidato azzurro ha attaccato la contendente Raffaella Paita, l'altro ieri raggiunta da un avviso di garanzia per l'alluvione di Genova: "Fossi stato la Paita francamente mi sarei dimesso il giorno dopo l'alluvione, così come se fossi stato Burlando, non in quanto responsabile penalmente ma in quanto responsabile politicamente". Lo stesso Toti è tornato sul caso Puglia, dove il centrodestra è spaccato tra Adriana Poli Bortone, sostenuta da Lega e Forza Italia, e Francesco Schittulli, appoggiato dal ribelle Fitto, da Fratelli d'Italia e da Ncd. "Io non amo la parola 'rottura', certo però che chi non accetta le decisioni del partito, le critica in modo strumentale, rifiuta di metterci la faccia come ho fatto io in Liguria, e invece si rifugia in giochini politici più distruttivi che costruttivi, si mette lui stesso fuori dal partito", ha sottolineato il consigliere politico azzurro al Gr1.
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TITOLO: Renzi rieceve l'elogio di Obama e tira dritto sull'Italicum
DATA: 2015-04-17
OCCHIELLO: Le riforme non si possono più fermare. Dal podio allestito alla Casa Bianca dopo il vertice con Obama, Renzi lancia un messaggio anche alla sinistra del suo. ..
TESTO:Le riforme non si possono più fermare. Dal podio allestito alla Casa Bianca dopo il vertice con Obama, Renzi lancia un messaggio anche alla sinistra del suo partito: l'Italicum sarà approvato così com'è alla Camera, senza modifiche. Casomai si può discutere sulle riforme costituzionali, si possono ritoccare alcuni aspetti della riforma del Senato (ma non l'articolo 2 sulla eleggibilità dei senatori), oppure sulla riforma del Titolo V che regola i rapporti fra Stato e Regioni. Ma non l'Italicum. Renzi si dice sicuro di avere i numeri per approvare la riforma in aula nonostante gli squilli di guerra dell'opposizione interna. Il premier è convinto che alcuni deputati di Forza Italia alla fine resusciteranno il Patto del Nazareno seguendo Verdini che ormai ha rotto con Berlusconi. Ma soprattutto il segretario del Pd e presidente del consiglio è sicuro che alla fine i 120 deputati che in assemblea non hanno votato la relazione di maggioranza si ridurranno, e anche di parecchio. Insomma che come al solito la sinistra si dividerà. Renzi non vuole dare l'impressione di proporre uno scambio, ma certamente aprirà un confronto con il capogruppo dimissionario Speranza sulla riforma del Senato. Non a caso quella che era stata interpretata come una apertura sull'articolo 2 era stata accolta con un sospiro di sollievo da alcuni rappresentanti dell'ala più dialogante della sinistra Pd. L'articolo 2 ormai è stato approvato sia dalla Camera che dal Senato (è una legge costituzionale e quindi serve la doppia lettura di tutti e due i rami del Parlamento) e quindi "la vedo molto dura" cambiarlo, come dice Luca Lotti, braccio destro di Renzi. Tuttavia ci possono essere altri punti della legge che possono essere ridiscussi, spaccando così il fronte dell'opposizione. Già dalla prossima settimana si vedrà in commissione Affari costituzionali se qualcosa si sta muovendo dopo il muro contro muro dell'assemblea di mercoledì. Renzi torna da Washington con l'ottima pagella che gli ha consegnato Obama: sulle riforme e sul jobs act applausi dal presidente americano. Il premier non vorrà dimostrarsi meno determinato proprio sull'Italicum che a metà maggio dovrà diventare il nuovo sistema elettorale.  
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TITOLO: Il 116000, il numero salva bambini Telefono Azzurro: «Troppi ritardi, una fuga non può durare tanto»
DATA: 2015-04-17
OCCHIELLO: Dopo il lieto fine, le polemiche sulla mancata diffusione delle informazioni che avrebbero potuto portare prima al ritrovamento del neonato»
TESTO:«In questi casi? conclude il presidente del Telefono Azzurro - occorre attivarsi nelle prime ore. Così si fa in Europa, dove il 116000 è una soluzione già da tempo come punto di riferimento per quando scompare un bambino. Contattare questo servizio permette di trovare risposte immediate con le diverse agenzie dell? emergenza internazionali, che sono gli organi più attivi». «Ma questo poteva farlo anche la magistratura» puntualizza Caffo, che aggiunge: «Con la segnalazione tempestiva il padre del bambino di 15 giorni avrebbe potuto essere fermato prima di oltrepassare il confine francese. Bisogna allertare tutti e da subito, anche i media, perché questo permette di creare una grande rete di solidarietà e di informazioni che vanno condivise. Siamo contenti che in ogni caso questa situazione abbia trovato conclusione con un coordinamento che ci permette di migliorare ancora».
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TITOLO: Sperimentazione animale, saranno liberati i 16 macachi dell’ateneo di Modena Video
DATA: 2015-04-16
OCCHIELLO: Sospesi gli esperimenti sul cervello. La Lav: «Una vittoria importante, ci prenderemo cura di loro» Siglato un accordo tra Comune, Università e associazioni. La Lav: «Li aiuteremo»
TESTO:Esulta la Lega antivivisezione di Modena, dopo anni di lotta e azioni realizzate con Animal Amnesty e AnimaAnimale nel coordinamento «Salviamo i macachi», e grazie anche al sostegno di migliaia di cittadini uniti per protestare contro lo stabulario. La LAV ha già rinnovato al Comune di Modena la propria volontà di assumere la responsabilità dell? intera colonia dei macachi liberati, assicurando il recupero degli animali in Centri specializzati dove, grazie ai fondi raccolti dall? associazione con il 5x1000, potranno ricevere le adeguate cure e vivere, per sempre, riscaldati dalla luce del sole e liberi di giocare. «Si tratta di un cambiamento-simbolo, una speranza non solo per le vittime della vivisezione ma anche per l? innovazione della ricerca», ha detto Michela Kuan, biologa responsabile nazionale LAV.
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TITOLO: G8, Pansa sospende dal servizio Fabio Tortosa. Aveva scritto su Fb: "Tornerei alla Diaz mille volte"
DATA: 2015-04-16
OCCHIELLO: Il capo della polizia: "Chi sbaglia paga, ma oggi la polizia è un'altra cosa". Il poliziotto: "Io vittima sacrificale". Sospeso anche il dirigente del Reparto. ..
TESTO:La reazione di Tortosa non tarda ad arrivare: "È un provvedimento sproporzionato, visto che non si capisce quale potrebbe essere l'articolo del regolamento disciplinare che avrei violato. Comunque ormai il danno è fatto, mi tutelerò nelle sedi legali". "L'unica cosa che potrebbero contestarmi -prosegue Tortosa- è il 'nocumento all'immagine della Polizia', ma la pena massima prevista è ben lontana dal'essere la sospensione dal servizio". "Sono una vittima sacrificale -continua- quello che ho scritto su Facebook è sulle carte processuali da 14 anni: alla Diaz c'è stata tortura, ma non da noi del VII nucleo. Da parte di chi c'è stata? Vorrei saperlo anch'io. Con il senno di poi, non riscriverei quel post visto che stupidamente non avevo tenuto conto del fatto che per l'opinione pubblica avrebbe potuto avere un peso eccessivo". Proprio oggi Pansa, in una lettera a Repubblica, ha assicurato  che i poliziotti sono cambiati e un'altra Diaz non potrà più ripetersi: "Non abbiamo intenzione di sminuire quella vicenda. Reagiremo con procedure disciplinari". "La sentenza di Strasburgo (che ha condannato l'Italia per tortura, ndr. ) ha stigmatizzato con un segno negativo le vicende della Diaz", ha spiegato il capo della Polizia margine del suo intervenuto a una conferenza alla Sapienza sulla violenza negli stadi. "Quel problema è stato analizzato e studiato e abbiamo trovato le contromisure - ha continuato Pansa - abbiamo lavorato e stiamo lavorando. Oggi i reparti mobili, la Polizia di Stato e le forze dell'ordine sono un'altra cosa, sono diverse. Abbiamo altri modelli comportamentali e altre tecniche operative. Siamo tutori e difensori della legalità e della democrazia". Pansa  firmerà questa mattina il provvedimento per sollevare dall'incarico  anche il dirigente del Reparto Mobile di Cagliari Antonio Adornato, che aveva messo un 'like' al post pubblicato da Tortosa.
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TITOLO: G8, la seviziatrice di Bolzaneto ora dà lezione di diritti
DATA: 2015-04-16
OCCHIELLO: La dottoressa Zaccardi, condannata per gli abusi di Bolzaneto è relatrice ad un forum sulle carceri. Nel 2001 a una ragazza ferita e terrorizzata a cui veniva. ..
TESTO:Sembra incredibile, ma invece è così: dopo la condanna della Corte europea dei diritti dell? uomo sul blitz alla scuola Diaz, "fu tortura". Dopo il putiferio sollevato dal post su Facebook del poliziotto del VII nucleo che fece l? irruzione alla Diaz, Fabio Tortosa (? io ero quella notte alla Diaz. Io ci entrerei mille e mille volte). Un? azienda pubblica come la Asl non soltanto ha mantenuto al suo posto Marilena Zaccardi, ma le ha dato visibilità e riconosciuto rilievo professionale se è arrivata ad affidarle la curatela scientifica, insieme ad altri quattro colleghi, di un convegno dedicato alla salute in carcere. Proprio lei che a Bolzaneto, secondo la sentenza della Corte d? Appello di Genova, dal 20 luglio al 22 luglio 2001, è stata accusata, di? aver consentito o effettuato controlli di triage e di visita sottoponendo le persone a trattamento inumano e in violazione della dignità? , ? costringendo persone di sesso femminile a stazionare nude in presenza di uomini oltre il tempo necessario e quindi sottoponendole a umiliazione fisica e morale? . ? Per aver ingiuriato le persone visitate con espressioni di disprezzo e di scherno? . ? Per aver omesso o consentito l? omissione circa la visita di primo ingresso sull? individuazione di lesioni presenti sulle persone? . ? Per aver omesso o consentito l? omissione di intervento sulle condizioni di sofferenza delle persone ristrette in condizioni di minorata difesa? .
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TITOLO: G8, il capo della polizia Alessandro Pansa: "Mai più un'altra Diaz"
DATA: 2015-04-16
OCCHIELLO: In una lettera a Repubblica: "Non abbiamo intenzione di sminuire quella vicenda. Reagiremo con procedure disciplinari". E assicura che i poliziotti sono. ..
TESTO:CARO direttore, anch'io, come i suoi lettori e ritengo tutti i poliziotti, ho appreso con stupore e rabbia delle affermazioni in merito ai fatti della Scuola Diaz. Una cosa vorrei anzitutto mettere in chiaro: né io né i vertici della Polizia di Stato che ho l'onore di dirigere abbiamo mai coltivato l'intenzione di rimuovere o sminuire la memoria di quella vicenda. Per tale ragione, non posso che stigmatizzare il post e nello stesso tempo reagire al comportamento tenuto, facendo ricorso alle procedure disciplinari. Ma voglio cogliere quest'occasione per affermare con forza che cosa è davvero la Polizia di Stato, non prima di aver premesso che vestire la nostra divisa, non mi stancherò mai di ribadirlo, non è solo una scelta professionale: è molto di più, si tratta di condividere una missione al servizio della comunità nazionale. Proprio per questo non ho mai accettato la logica in base alla quale la grave colpa consistente nell'uso sconsiderato della violenza può essere attenuata  -  o addirittura scusata  -  a causa delle pesanti provocazioni che pure ogni giorno riceviamo. Noi siamo diversi dagli altri: noi dobbiamo sapere tenere i nervi a posto e fare il nostro lavoro con la massima responsabilità in ogni circostanza, soprattutto in quelle più difficili. È certamente questo lo spirito che realmente anima la Polizia di Stato e le donne e gli uomini che la compongono. Senza voler togliere nulla alla gravità delle ispirazioni che hanno animato comportamenti e dichiarazioni apparse sui social network, mi indigna il fatto che si immagini che la Polizia di Stato sia attraversata da una sottocultura di violenza e di omertà (. ..) Stiano pertanto certi tutti gli italiani che non ci sarà mai più un'altra Diaz. Non potrà più esserci. Io me ne faccio garante, non solo perché la Polizia è cambiata, ma perché lo devo ai miei stessi poliziotti che mi manifestano la loro aspirazione a che vengano adeguatamente riconosciuti e rappresentati i valori dell'onore, della lealtà e della fedeltà alle leggi ed alla costituzione ai quali quotidianamente ispirano il loro delicato lavoro. L'INTEGRALE SU REPUBBLICA IN EDICOLA O SU REPUBBLICA+
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TITOLO: Agrigento, così forzisti e Dem si scambiano i candidati sindaco
DATA: 2015-04-16
OCCHIELLO: Caos candidature: Fi vuole sostenere Alessi, mentre il Pd punta su Firetto, Udc, corteggiato dagli avversari
TESTO:FORZA Italia ad Agrigento va con il candidato sindaco che aveva vinto le primarie del Pd, i dem si affidano all'uomo su cui inizialmente puntavano gli azzurri. Gli attori si scambiano le parti, nella commedia delle elezioni agrigentine. L'ultimo atto è stato scritto ieri: il partito di Berlusconi fa sapere che "sta valutando seriamente l'ipotesi" di sostenere Silvio Alessi, imprenditore e presidente della locale squadra di calcio che meno di un mese fa si era imposto nelle primarie-pasticcio organizzate dal partito democratico. La vittoria di Alessi, sostenuto dal deputato di Forza Italia Riccardo Gallo Afflitto, era stata poi annullata dai vertici regionali del Pd: troppo forte l'eco dell'inciucio nella Valle dei Tempi, troppo imbarazzanti le dichiarazioni dell'imprenditore che poche ore dopo il voto ai gazebo aveva detto di "non rappresentare una coalizione di centrosinistra ". Il Pd, a quel punto, aveva chiesto un "sacrificio" a un parlamentare di lungo corso quale Angelo Capodicasa, ex presidente diessino della Regione Siciliana, che però si è tirato indietro. Così i democratici hanno deciso di non presentare alcuna candidatura. E di convergere sul nome di Calogero Firetto, attualmente sindaco della vicina Porto Empedocle, il paese di Andrea Camilleri. Firetto è un esponente dell'Udc che a lungo è stato corteggiato da Forza Italia: il 3 aprile scorso il coordinatore regionale dei berlusconiani, Vincenzo Gibiino, ammetteva l'intenzione di "riunire il centrodestra " attorno al nome di Firetto, definito "un ottimo amministratore". Ma lui, il candidato, non ha ceduto alle lusinghe forziste e  -  anche su input delle segreterie regionali  -  ha cominciato a lanciare appelli al Pd rimasto orfano di un portabandiera. L'esito di trattative a tratti grottesche è ora a un passo. "Non possiamo rischiare di trovarci di nuovo assieme ai democratici", dice Marco Falcone, capogruppo di Forza Italia all'Ars. Una decisione definitiva sarà presa solo nei prossimi giorni ma i due commissari azzurri ad Agrigento  -  lo stesso Gallo Afflitto e l'ex eurodeputato Salvatore Iacolino  -  lasciano intendere che l'approdo di Fi sarà verosimilmente Alessi. Il Pd, uscito a pezzi da questa storia, cerca di limitare i danni ma rinuncia a correre con un proprio uomo. Riesce almeno a ricostruire attorno a Firetto la coalizione che sostiene Renzi, perché c'è anche l'Ncd di Alfano (pure lui agrigentino) a sostegno del sindaco di Porto Empedole che medita il trasloco nel Comune vicino. "Abbiamo rimesso un po' d'ordine", dice il segretario regionale dei democratici Fausto Raciti. Qualche pezzo, il centrosinistra, lo lascerà per strada. Michele Cimino, esponente di peso di uno dei partiti locali (il Pdr) che sostengono Crocetta alla Regione, è fra i principali sponsor di Alessi. Mentre Marco Zambuto, l'ex presidente del Pd siciliano che si è dovuto dimettere dopo la visita a casa Berlusconi, non ha mai gradito l'ipotesi Firetto. Ma questi sono dettagli, di fronte all'evolversi di una vicenda che ha superato ogni fantasia.
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TITOLO: Torino, padre scappa in Francia con il figlioletto di quindici giorni: è in cura per turbe psichiche
DATA: 2015-04-16
OCCHIELLO: La denuncia della madre: tornata dalla spesa in un centro commerciale, la donna non ha più trovato il marito e il neonato al parcheggio. Sarebbe passato dal. ..
TESTO:Sono ancora senza esito le ricerche di Enzo Costanza, impiegato torinese di 38 anni, il padre in fuga da martedì alle 13,30 con il figlio di appena 15 giorni. Nelle operazioni sono impegnati i carabinieri del Comando provinciale di Torino, che stamattina hanno diffuso una foto dell'uomo, e la gendarmeria francese. L'ultimo avvistamento al traforo autostradale del Frejus alle 14,40: le telecamere di sorveglianza hanno ripreso la Fiat Freemont dell'uomo imboccare il tunnel in direzione della Francia. L'allarme è scattato l'altro ieri sera: "Mio marito è scappato in macchina con nostro figlio di 15 giorni"  ha denunciato la donna di Orbassano, nel Torinese, ai carabinieri. La fuga sarebbe avvenuta ieri intorno alle 13. L'uomo si è allontanato in auto con il piccolo dal parcheggio di un centro commerciale a Rivalta. La moglie, e stava facendo acquisti nel supermercato, è uscita e non li ha più trovati. La Procura di Torino ha aperto un'inchiesta per sottrazione di minore, affidata al pm Valerio Longi Nè un messaggio, nè una telefonata. E soprattutto, nessuna ragione apparente, ha spiegato Stefania C. , 32 anni, sporgendo denuncia alle nove e mezzo di sera ai carabinieri di Orbassano, dove la famiglia abita. C?è tuttavia un motivo di apprensione in più: il marito, ha aggiunto la donna, è in cura per turbe paranoiche. Il giorno della scomparsa, al mattino, era stato dallo psichiatra. Poi, ha riferito la moglie, avrebbe deciso di non assumere più gli psicofarmaci che gli erano stati prescritti. "Sono tenuto al segreto professionale. Attendo gli sviluppi della vicenda" dice lo psichiatra torinese Alfonso Mastropietro, il medico che ha in cura Costanza. Prima di sparire l'uomo si era recato dal medico con moglie e figlio. Sembra che avesse deciso di sospendere la terapia farmacologica e che il medico gli avesse invece consigliato di proseguirla, aumentando anzi la dose dei farmaci. All'uscita dallo studio, secondo quanto appreso, l'uomo non sembrava turbato. Il segnale satellitare dell'iPhone di Costanza è stato rintracciato a Bardonecchia: avrebbe attraversato in auto il traforo autostradale del Frejus, dove il suv su cui viaggiava è stato ripreso delle videocamere, facendo perdere le proprie tracce in Francia. Alcuni familiari hanno una casa a Mentone: le ricerche in collaborazione con la Gendarmerie si ono subito concentrate lì ma senza esito. Enzo Costanza, informano i carabinieri, è alto 1 metro e 85, ha corporatura normale, capelli neri e corti, occhi neri. Ha il naso pronunciato, non ha barba, baffi o occhiali. Era vestito con una camicia beige e pantaloni marroni. Il figlio indossa una tutina beige e rossa, a righe, con il disegno rosso di Snoopy o di una mucca, un bavaglino beige, una copertina azzurra: quando è scomparso era seduto in un? ovetto? verde dietro il sedile del conducente.  
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TITOLO: Italicum, Renzi soddisfatto per ok assemblea. Bersani: "Nessuna ritirata"
DATA: 2015-04-16
OCCHIELLO: Il premier ha detto no a tutte le modifiche chieste dalla minoranza. L'ex segretario: "Fiducia? Ipotesi che non voglio considerare". Camusso: "Adesso non. ..
TESTO:Nessuna ritirata. Non ci sta a considerare quella di ieri una 'ritirata' Pier Luigi Bersani: "Leggo ricostruzioni strane sui giornali" dell'assemblea pd di ieri. "Ma quale ritirata? Ho visto più un'idea di combattimento che di ritirata", ha detto l'ex segretario, contestando le letture della maggioranza che vedono le minoranze divise. "Divisioni fin qui non le ho. Chiedo: ieri sono uscite posizioni diverse? Io non le ho viste e non le vedo. Poi ognuno ha i suoi occhiali". Sulla fiducia all'Italicum, Bersani non ha dubbi e a chi gli domanda se voterà, qualora Matteo Renzi la ponesse, risponde: "Non voglio neanche considerare questa ipotesi, pensa un po' te". E risponde con una battuta alla domanda sulle dimissioni di Speranza: "La speranza è l'ultima a morire, anche se è la prima a dimettersi. ..". Fiducia estrema ratio. Anche per il presidente Pd, Matteo Orfini, la fiducia all'Italicum è un'ipotesi lontana:   "Ieri la fiducia non è stata nemmeno nominata e non ce ne sarà bisogno, speriamo non ce ne sia", ha detto all'indomani della spaccatura del gruppo parlamentare alla Camera sulla legge elettorale. Per Orfini la fiducia è "l'estrema ratio, ma faremo di tutto per evitarla, sarebbe un errore innanzitutto per il nostro gruppo parlamentare. Dobbiamo dimostrare di essere in grado di svolgere la nostra funzione e gran parte del gruppo rispetterà la decisione che abbiamo preso ieri". "È legittimo che chi non condivide la decisione non abbia partecipato ieri al voto ma molti di loro hanno detto che la rispetteranno", quanto alle dimissioni del capogruppo, Speranza, Orfini osserva: "Speranza ha posto un tema politico, non se la sentiva di andare avanti ma proprio per rispettare la sua scelta bisognava continuare a fare la discussione ho trovato inopportuno chi ha cercato di strumentalizzare quel gesto non partecipando più alla discussione. Il problema di un partito è se non discute non se discute, in passato io ho assunto decisioni complicatissime senza alcun tipo di discussione tra noi". 21 senatori: "Riaprire confronto".   "Un gesto lineare e coerente, quello di Roberto Speranza che ha rassegnato le proprie dimissioni da capogruppo Pd alla Camera. Un gesto tanto più apprezzabile in tempi di trasformismo e opportunismo. Sentiamo, dunque, di manifestargli, senza riserve, condivisione e solidarietà, per una scelta di autonomia e responsabilità", si legge in una nota congiunta 21 senatori appartenenti alla minoranza Pd. "Nel contempo - scrivono Corsini, Broglia, Cucca, D'Adda, Fornaro, Gatti, Gotor, Guerra, Guerrieri Paleotti, Lai, Lo Giudice, Lo Moro, Manassero, Martini, Mineo, Migliavacca, Mucchetti, Pegorer, Ricchiuti, Sonego, Tocci - formuliamo l'auspicio che la sua decisione, così politicamente connotata, possa consentire, prima del voto in Aula, l'apertura e la ripresa di un confronto su un tema, come quello della legge elettorale, segnato da rilevanti risvolti costituzionali e delle evidenti ripercussioni sulla qualità della democrazia nel nostro Paese. Un confronto che possa consentire dovute correzioni e suscitare più ampi consensi a livello parlamentare e presso l'opinione pubblica". Camusso: "Voto a nessun partito". Nell'ambito delle fratture all'interno della sinistra si inserisce anche la leader Cgil, Susanna Camusso, che in un'intervista al Foglio dice che, data la situazione attuale, non voterebbe per nessun partito: "Sono particolarmente contenta di essere una cittadina lombarda non costretta a votare a queste elezioni, ma se mi chiedete per chi voterei oggi io dico che voterei comunque a sinistra, voterei per qualche candidato singolo, magari, ma per la prima volta in vita mia non voterei nessun partito attualmente presente nella nostra cartina politica. ..Sono convinta che l'elettore di sinistra, per come è fatto, è incompatibile con il modello di uomo solo al comando". Secondo Camusso nel futuro prossimo è possibile un'evoluzione del sistema che porti alla formazione di un nuovo soggetto esterno al Pd. "Credo che alla lunga - ha detto - è una dinamica naturale. Lo spazio c'e, è evidente, il Pd non è più un tradizionale partito di sinistra e da qui alle prossime elezioni immagino che qualcosa di importante succederà". Ma a promuovere questo soggetto "non può essere il sindacato come sta facendo Landini in modo improprio ma, nel modo più naturale, deve essere la politica".  
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TITOLO: Prodi: "Silurato al Colle perché temuto, 120 i franchi tiratori"
DATA: 2015-04-16
OCCHIELLO: L'ex premier, in un libro-intervista, racconta la sua versione della corsa al Quirinale nel 2013: "Avevo rigorosamente previsto l'esito del voto segreto". E.. .
TESTO:ROMA -  C'è la sua mancata elezione al Colle e i rapporti con i suoi nemici politici, la sconfitta dell'Ulivo e la nascita del Pd, l'offerta di Matteo Renzi di una candidatura alla segreteria delle Nazioni Unite e il futuro di Berlusconi: Romano Prodi, nel libro-intervista Romano Prodi, Missione incompiuta di Marco Damilano, da oggi in libreria, racconta la sua versione della mancata elezione al Quirinale e ripercorre tutta la sua lunga carriera politica. Non solo 101. I 101 franchi tiratori del Pd che fermarono la corsa di Prodi al Colle nel 2013 "in realtà sono stati quasi 120. So di aver ricevuto un concreto numero di voti sparsi qua e là al di fuori del Pd, tra centristi, grillini e truppe sparse. E so che hanno votato per me un certo numero di miei antichi studenti", dice Prodi nell'intervista. "L'esito del voto segreto - confida Prodi - lo avevo rigorosamente previsto, anche se con qualche voto negativo in meno", ammette. "Molti hanno paura di votare per me. Hanno bisogno - a detta dell'ex premier - di qualcuno che garantisca una 'controllabilità' assoluta. Io la controllabilità non la garantivo e non la garantisco né al Pd né e Forza Italia e neppure ai grillini". Onu. Prodi racconta poi di aver ricevuto, dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, l'offerta di una possibile candidatura all'Onu. Nell'incontro del 15 dicembre scorso, Renzi "ha gentilmente fatto cenno ad una mia possibile candidatura per la prossima segreteria delle Nazioni Unite. L'ho ringraziato, ma ho fatto presente la sostanziale impossibilità di realizzare questa proposta, sia per l'età che avrò quando questa carica così impegnativa diventerà vacante (77 anni), sia per il forte supporto politico di cui godono altri candidati, che già si stanno attrezzando". Critiche a Renzi. Anche se non fa riferimento esplicitamente al premier, Prodi non risparmia critiche al governo: "L'orizzonte politico dei governanti si sta accorciando", C'è, insiste, una 'democrazia barometrica' nella quale i governanti seguono l'umore degli elettori: "Se siamo presi dall'esigenza di vincere le sempre imminenti elezioni e dal seguire le mode del momento, è finita". Ulivo e Pd. Per Prodi, il Pd non ci sarebbe stato se non ci fosse stato L'Ulivo, quasi che il primo sia figlio del secondo: il Pd, per l'ex premier, dall'Ulivo ha ereditato "l'obiettivo di mettere insieme tutti i riformismi. ..ma il Pd lo valorizza a giorni alterni". Poi, sull'idea di un Partito della Nazione, Prodi è più che scettico: "Non è compatibile con il bipolarismo. È una contraddizione in termini. Nelle democrazie mature non vi può essere un Partito della Nazione". Berlusconi ancora in pista. Per l'ex presidente del Consiglio, non è ancora arrivato il momento per un'uscita dalla scena politica di Silvio Berlusconi: "L'indebolimento di Berlusconi è una forte assicurazione per la vita del governo - dice Prodi -. La sua scomparsa gli creerebbe troppi problemi".  
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TITOLO: G8, Pansa sospende dal servizio Tortosa. Aveva scritto su Fb: "Tornerei alla Diaz mille volte"
DATA: 2015-04-16
OCCHIELLO: Il capo della polizia: "Chi sbaglia paga, ma oggi la polizia è un'altra cosa". L'agente punito: "Io vittima sacrificale". Sollevato dall'incarico il capo del. ..
TESTO:Proprio oggi Pansa, in una lettera a Repubblica, ha assicurato  che i poliziotti sono cambiati e un'altra Diaz non potrà più ripetersi: "Non abbiamo intenzione di sminuire quella vicenda. Reagiremo con procedure disciplinari", ha scritto. "La sentenza di Strasburgo (che ha condannato l'Italia per tortura, ndr. ) ha stigmatizzato con un segno negativo le vicende della Diaz", ha poi ribadito il capo della Polizia a margine del suo intervenuto di stamane a una conferenza alla Sapienza sulla violenza negli stadi. "Quel problema è stato analizzato e studiato e abbiamo trovato le contromisure - ha continuato Pansa - abbiamo lavorato e stiamo lavorando. Oggi i reparti mobili, la Polizia di Stato e le forze dell'ordine sono un'altra cosa, sono diverse. Abbiamo altri modelli comportamentali e altre tecniche operative. Siamo tutori e difensori della legalità e della democrazia". Pansa  ha deciso di sollevare dall'incarico  anche ad Antonio Adornato, comandante del Reparto Mobile di Cagliari, che aveva messo un 'like' al post pubblicato da Tortosa. INCHIESTE: Diaz, il processo Ieri Giuliano Giuliani, il padre di Carlo - ucciso durante il G8 di Genova - ha scritto in una lettera aperta inviata a Sergio Mattarella che il presidente della Repubblica dovrebbe chiedere scusa a nome dello Stato per le "offese insopportabili pronunciate da un agente di Polizia".   Giuliani si riferisce alle parole scritte su Facebook sempre da Fabio Tortosa (che poi ha chiesto scusa): "Carlo Giuliani fa schifo e fa schifo anche ai vermi sottoterra".
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TITOLO: Il padre di Lorenzo, l’avvocato ucciso «Nessun rancore ma sia fatta giustizia»
DATA: 2015-04-16
OCCHIELLO: Parlano i genitori di una delle vittime di Claudio Giardiello
TESTO:Funerali di Stato, camera ardente, microfoni, strette di mano. Alberta Brambilla Pisoni e Aldo Claris Appiani sono frastornati. Da soli, in mezzo al sagrato del Duomo. Intorno parenti e amici, la figlia Francesca, magistrato. Da sei giorni hanno perso il figlio Lorenzo. E subito il dilemma: perdonare Claudio Giardiello? Non si è spinto a chiedere questo l? arcivescovo di Milano Angelo Scola nella sua omelia. Ma nel volgere un «pensiero all? assassino», autore della sparatoria in tribunale, il cardinale ha solo chiesto di pregare per lo sciagurato pluriomicida affinché chieda perdono a Dio: «Le vittime innocenti ci chiedono almeno di pregare perché Claudio Giardiello, attraverso la giusta pena espiatoria, prenda consapevolezza del terribile male che ha compiuto fino a chiederne perdono a Dio e agli uomini che ha così brutalmente colpito». Tra i cinquemila che gremivano il Duomo si è insinuato il dubbio. «Troppo presto» risponde mamma Alberta a chi riferisce le parole di Scola (l? intervista video integrale è su corriere. it). Si asciuga le lacrime. Una dolce carezza le corre piano sul viso. È la mano del marito. Lei riprende fiato e quasi scusandosi: «Poi io non so pregare». Entrambi i genitori dell? avvocato 37enne ucciso giovedì scorso in un aula del tribunale di Milano, sorridono. Sorridono a tutti coloro si avvicinano. Papà Aldo parla con un filo di voce. Anche lui ha il volto illuminato dal sole. «Mi riconosco nelle parole del cardinale. È giusto quel che dice». Anche quando chiede di pregare per Giardiello? «Dal suo punto di vista è giusto. Se prendesse consapevolezza sarebbe una bella cosa. Sentimenti di odio? No, no questo non si può». Chiude gli occhi. «Non provo rancore». Neanche per la persona che le ha portato via un figlio di 37 anni? «Sì, ma io non provo rancore. Voglio solo che ci sia giustizia. E basta».
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TITOLO: Fabio Tortosa: "Critiche incomprensibili, era solo ordine pubblico, alla Diaz io non ho visto violenze"
DATA: 2015-04-16
OCCHIELLO: L'agente risponde al telefono a Radio Capital dopo aver scritto su Facebook che rientrerebbe in quella scuola: "mille e mille volte", frase che ha causato un. ..<br clear='all'/>
TESTO:Conferma quel che scritto? "Non confermo niente e non capisco quale sia la critica". Ammetterà che una frase del genere, che lei ha scritto appena due giorni dopo la sentenza di condanna da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo per tortura, ha un tempismo un po' sospetto. .. "Io non ho picchiato nessuno, in quella scuola sono stato solo chiamato a un'operazione di ordine pubblico". Eppure sappiamo tutti quello che è successo lì dentro. "Ma non sono stato coinvolto in nessuna inchiesta giudiziaria, non ho commesso reati. La mia operazione all'interno si è svolta secondo i criteri previsti dalla libretta (regolamento di disciplina militare, ndr) ". Lì c'è stato un massacro, questo lo possiamo dire? "Non operato da me né da persone che erano al mio contatto visivo". Vuol dire che lei era lì dentro ma non ha visto niente? "Assolutamente no, è tutto sulle carte processuali". Le sue frasi rischiano di avallare quel che è successo. "Assolutamente no. Per quella che è stata la mia realtà operativa non è successo nulla di quanto sta emergendo erroneamente in questo periodo". Ma lei condanna chi ha picchiato le persone nella scuola? "Se sono state picchiate al di fuori delle norme di legge sì ma io questo non lo so. Noi abbiamo fatto sì che le persone fossero ammucchiate nella palestra. Dopodiché siamo usciti e le abbiamo radunate nel piazzale". D'accordo, non ha visto ciò che accadeva. Ma poi le persone uscite dalla Diaz avevano il volto tumefatto, le ossa rotte. .. "E vabbè! Su questo i miei superiori hanno ampiamente relazionato presso il tribunale di Genova".
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TITOLO: G8, il capo della polizia Alessandro Pansa: "Mai più un'altra Diaz"
DATA: 2015-04-16
OCCHIELLO: In una lettera a Repubblica: "Non abbiamo intenzione di sminuire quella vicenda. Reagiremo con procedure disciplinari". E assicura che i poliziotti sono. ..
TESTO:CARO direttore, anch? io, come i suoi lettori e ritengo tutti i poliziotti, ho appreso con stupore e rabbia delle affermazioni in merito ai fatti della Scuola Diaz. Una cosa vorrei anzitutto mettere in chiaro, a proposito di quanto scrive oggi il suo giornale così come altri autorevoli testate: né io né i vertici della Polizia di Stato che ho l? onore di dirigere abbiamo mai coltivato l? intenzione di rimuovere o sminuire la memoria di quella vicenda. Per tale ragione, non posso che stigmatizzare il post e nello stesso tempo reagire al comportamento tenuto, facendo ricorso alle procedure disciplinari. Ma voglio cogliere quest? occasione per affermare con forza che cosa è davvero la Polizia di Stato, non prima di aver premesso che vestire la nostra divisa, non mi stancherò mai di ribadirlo, non è solo una scelta professionale: è molto di più, si tratta di condividere una missione al servizio della comunità nazionale. Proprio per questo non ho mai accettato la logica in base alla quale la grave colpa consistente nell? uso sconsiderato della violenza può essere attenuata? o addirittura scusata? a causa delle pesanti provocazioni che pure ogni giorno riceviamo. Noi siamo diversi dagli altri: noi dobbiamo sapere tenere i nervi a posto e fare il nostro lavoro con la massima responsabilità in ogni circostanza, soprattutto in quelle più difficili. È certamente questo lo spirito che realmente anima la Polizia di Stato e le donne e gli uomini che la compongono. Senza voler togliere nulla alla gravità delle ispirazioni che hanno animato comportamenti e dichiarazioni apparse sui social network, mi indigna il fatto che si immagini che la Polizia di Stato sia attraversata da una sottocultura di violenza e di omertà. La Polizia di Stato, ed i reparti mobili in particolare, sono istituzioni che garantiscono ai cittadini la libera manifestazione del pensiero e di tutti gli altri diritti fondamentali in migliaia di circostanze, pagando spesso un pesante contributo di fatica e di sangue. Il risultato di questo lavoro quotidiano non appare, ma è proprio questo che ne certifica l? efficacia. Sono le stesse che costituiscono anche un importante e visibile componente del sistema del soccorso pubblico nazionale, come proprio in questi giorni tutti possono vedere, riconoscendo le stesse divise sulle donne e gli uomini che sono in prima fila a soccorrere le migliaia di migranti che sbarcano sulle nostre coste. Sono quelli che mettono la loro? forza pubblica? a disposizione della sicurezza e dei diritti dei cittadini, soprattutto dei più vulnerabili, in tutte le nostre città, in ogni ora del giorno e della notte. La Polizia di Stato è un organismo sano, formato da donne e uomini che hanno collocato il rispetto della democrazia e delle leggi in cima alla lista dei valori in nome dei quali ogni giorno mettono in gioco la loro intelligenza e la loro incolumità. Ed è ai valori della democrazia che è stata ispirata, da 14 anni a questa parte, la ricostruzione per intero del sistema di gestione dell? ordine pubblico, così come la formazione degli operatori, che a tale complessa funzione sono destinati. Errori e inadeguatezze dei singoli sono purtroppo sempre possibili perché gli uomini sono fallibili e perché si opera in condizioni difficili a volte eccezionali. È nostro compito evitarli e reprimerli con immediatezza. Ma a distanza di 14 anni trovo ingiusto che ogni singolo episodio venga ricondotto alla vicenda della Diaz, già oggetto di pesanti condanne da parte della magistratura, dell? opinione pubblica e dei vertici stessi della Polizia di Stato. Stiano pertanto certi tutti gli italiani che non ci sarà mai più un? altra Diaz. Non potrà più esserci. Io me ne faccio garante, non solo perché la Polizia è cambiata, ma perché lo devo ai miei stessi poliziotti che mi manifestano la loro aspirazione a che vengano adeguatamente riconosciuti e rappresentati i valori dell? onore, della lealtà e della fedeltà alle leggi ed alla costituzione ai quali quotidianamente ispirano il loro delicato lavoro.
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TITOLO: Padre scappa in auto con il figlio di 15 giorni. La moglie: "Soffre di turbe psichiche"
DATA: 2015-04-16
OCCHIELLO: Torino, la donna denuncia: “Ho fatto la spesa al supermercato, quando sono tornata l'auto con loro due a bordo non c'era più”. Il suv dell’uomo avvistato al. ..
TESTO:La scomparsa risale alle 13,30 di martedì. Da allora solo silenzio, lunghe ore d? angoscia e una debole traccia: quell? auto, con a bordo un neonato che ha bisogno di tutto, a partire dal latte della mamma, ha imboccato l? autostrada della Val di Susa e poi il traforo del Fréjus, dirigendosi verso la Francia. Nient? altro. Né un messaggio, né una telefonata. Addirittura pochi minuti dopo la scomparsa la donna aveva cercando di mettersi in contatto con il marito pensando che avesse cambiato posteggio. Lui inizialmente rispondeva ma interrompeva subito la comunicazione. Senza nessuna ragione apparente, come la moglie, Stefania C. , 32 anni, ha spiegato sporgendo denuncia quando erano le nove e mezzo di sera ai carabinieri di Orbassano, un comune che confina con Torino dove la famiglia abita. C?è tuttavia un motivo di apprensione in più: il marito, ha aggiunto la donna, «è in cura per turbe paranoiche». E proprio poche ore prima di allontanarsi con il piccolo era stato sottoposto a una visita specialistica.
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TITOLO: Italicum, Renzi soddisfatto per ok assemblea. Bersani: "Nessuna ritirata"
DATA: 2015-04-16
OCCHIELLO: Il premier ha detto no a tutte le modifiche chieste dalla minoranza. L'ex segretario: "Fiducia? Ipotesi che non voglio considerare". Camusso: "Adesso non. ..
TESTO:Guerini: appello a Speranza. A Roberto Speranza "rivolgo ancora una volta l'invito a riflettere perchè c'è bisogno che il partito sia unito in questo passaggio". Lo afferma il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini, dopo le dimissioni annunciate dal capogruppo Pd alla Camera. "Il tema di ieri era non porre le dimissioni che rischiavano di bloccare il dibattito. C'era un'assemblea del gruppo convocata per decidere sulla legge elettorale e c'era l'impegno che era stato assunto in direzione. La presentazione delle dimissioni all'inizio del dibattito hanno rischiato di interrompere questa discussione, che giustamente abbiamo proseguito e ci siamo confrontati nel merito. La prossima settimana il gruppo parlamentare si incontrerà per confrontarsi sul tema delle dimissioni" Nessuna ritirata. Non ci sta a considerare quella di ieri una 'ritirata' Pier Luigi Bersani: "Leggo ricostruzioni strane sui giornali" dell'assemblea pd di ieri. "Ma quale ritirata? Ho visto più un'idea di combattimento che di ritirata", ha detto l'ex segretario, contestando le letture della maggioranza che vedono le minoranze divise. "Divisioni fin qui non le ho. Chiedo: ieri sono uscite posizioni diverse? Io non le ho viste e non le vedo. Poi ognuno ha i suoi occhiali". Sulla fiducia all'Italicum, Bersani non ha dubbi e a chi gli domanda se voterà, qualora Matteo Renzi la ponesse, risponde: "Non voglio neanche considerare questa ipotesi, pensa un po' te". E risponde con una battuta alla domanda sulle dimissioni di Speranza: "La speranza è l'ultima a morire, anche se è la prima a dimettersi. ..". Fiducia estrema ratio. Anche per il presidente Pd, Matteo Orfini, la fiducia all'Italicum è un'ipotesi lontana:   "Ieri la fiducia non è stata nemmeno nominata e non ce ne sarà bisogno, speriamo non ce ne sia", ha detto all'indomani della spaccatura del gruppo parlamentare alla Camera sulla legge elettorale. Per Orfini la fiducia è "l'estrema ratio, ma faremo di tutto per evitarla, sarebbe un errore innanzitutto per il nostro gruppo parlamentare. Dobbiamo dimostrare di essere in grado di svolgere la nostra funzione e gran parte del gruppo rispetterà la decisione che abbiamo preso ieri". "È legittimo che chi non condivide la decisione non abbia partecipato ieri al voto ma molti di loro hanno detto che la rispetteranno", quanto alle dimissioni del capogruppo, Speranza, Orfini osserva: "Speranza ha posto un tema politico, non se la sentiva di andare avanti ma proprio per rispettare la sua scelta bisognava continuare a fare la discussione ho trovato inopportuno chi ha cercato di strumentalizzare quel gesto non partecipando più alla discussione. Il problema di un partito è se non discute non se discute, in passato io ho assunto decisioni complicatissime senza alcun tipo di discussione tra noi". 21 senatori: "Riaprire confronto".   "Un gesto lineare e coerente, quello di Roberto Speranza che ha rassegnato le proprie dimissioni da capogruppo Pd alla Camera. Un gesto tanto più apprezzabile in tempi di trasformismo e opportunismo. Sentiamo, dunque, di manifestargli, senza riserve, condivisione e solidarietà, per una scelta di autonomia e responsabilità", si legge in una nota congiunta 21 senatori appartenenti alla minoranza Pd. "Nel contempo - scrivono Corsini, Broglia, Cucca, D'Adda, Fornaro, Gatti, Gotor, Guerra, Guerrieri Paleotti, Lai, Lo Giudice, Lo Moro, Manassero, Martini, Mineo, Migliavacca, Mucchetti, Pegorer, Ricchiuti, Sonego, Tocci - formuliamo l'auspicio che la sua decisione, così politicamente connotata, possa consentire, prima del voto in Aula, l'apertura e la ripresa di un confronto su un tema, come quello della legge elettorale, segnato da rilevanti risvolti costituzionali e delle evidenti ripercussioni sulla qualità della democrazia nel nostro Paese. Un confronto che possa consentire dovute correzioni e suscitare più ampi consensi a livello parlamentare e presso l'opinione pubblica". Camusso: "Voto a nessun partito". Nell'ambito delle fratture all'interno della sinistra si inserisce anche la leader Cgil, Susanna Camusso, che in un'intervista al Foglio dice che, data la situazione attuale, non voterebbe per nessun partito: "Sono particolarmente contenta di essere una cittadina lombarda non costretta a votare a queste elezioni, ma se mi chiedete per chi voterei oggi io dico che voterei comunque a sinistra, voterei per qualche candidato singolo, magari, ma per la prima volta in vita mia non voterei nessun partito attualmente presente nella nostra cartina politica. ..Sono convinta che l'elettore di sinistra, per come è fatto, è incompatibile con il modello di uomo solo al comando". Secondo Camusso nel futuro prossimo è possibile un'evoluzione del sistema che porti alla formazione di un nuovo soggetto esterno al Pd. "Credo che alla lunga - ha detto - è una dinamica naturale. Lo spazio c'e, è evidente, il Pd non è più un tradizionale partito di sinistra e da qui alle prossime elezioni immagino che qualcosa di importante succederà". Ma a promuovere questo soggetto "non può essere il sindacato come sta facendo Landini in modo improprio ma, nel modo più naturale, deve essere la politica".  
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TITOLO: Resistenza, Mattarella: "Non equiparare parti in lotta". Boldrini ai partigiani: "Alla Camera siete padroni di casa"
DATA: 2015-04-16
OCCHIELLO: Alla cerimonia presente anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e tanti protagonisti della Liberazione come il presidente Anpi Carlo Smuraglia. ...
TESTO:Tanti gli interventi a Montecitorio: dalla storica Michela Ponzani a Carlo Smuraglia, presidente dell'Anpi; da Marisa Cinciari Rodano, impegnata nella Resistenza romana e prima donna eletta vicepresidente della Camera, a Michele Montàgano, presidente vicario dell'Associazione Reduci dalla prigionia, dall'internamento e dalla guerra di liberazione. Si tratta di presenze significative, essendo la prima volta che alcuni dei protagonisti del movimento di Liberazione intervengono in un'aula parlamentare. Tanti i ministri presenti: Stefania Giannini, Maria Elena Boschi e Roberta Pinotti, il titolare della Farnesina Paolo Gentiloni e il Guardasigilli Andrea Orlando. L'INIZIATIVA/ LA MEMORIA CHE RIMANE, LE FOTO DEI LUOGHI DELLA RESISTENZA "La Costituzione repubblicana - ha affermato Boldrini - che ha consentito al popolo italiano di ritrovare nel Parlamento il presidio dell'esercizio delle libertà e dei diritti fondamentali, è figlia della resistenza anti-fascista ed è per questo che oggi il nostro pensiero commosso va a coloro che per lo più giovani e giovanissimi, per dare alle generazioni future il dono della libertà, sono stati uccisi, sono stati torturati, reclusi tra mille sofferenze e umiliazioni". E' stata la stessa Boldrini a ricordare le parole pronunciate sempre a Montecitorio dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella quando, nel suo discorso di insediamento, affermò che "garantire la Costituzione significa ricordare la resistenza e il sacrificio dei tanti che 70 anni fa liberarono l'Italia dal nazifascismo". La presidente della Camera ha voluto poi sottolineare che "oggi sono ad esempio anche le conseguenze sociali della crisi economica a rappresentare una minaccia per la tenuta dei valori e dei diritti che i Padri costituenti hanno posto a fondamento della nostra Costituzione", aggiungendo che "per essere solido un sistema democratico deve saper dare risposte alle sofferenze della popolazione il che significa, nell'Italia di oggi, dare lavoro ai giovani, aiutare i pensionati, sostenere gli artigiani e i piccoli imprenditori piegati dalla crisi". "Rievocando l'epopea della Resistenza non si ceda alla tentazione di considerare il 25 aprile come uno stanco rituale ripetuto di anno in anno, né ci si può limitare ad un mero esercizio retorico", ha sottolineato il presidente del Senato Pietro Grasso, che ha chiuso le celebrazioni. "Dobbiamo amare e difendere le Istituzioni, unirci, farci forza a vicenda, recuperare quel sentimento di solidarietà e speranza che ha animato i partigiani, e lavorare a migliorare questo nostro grande Paese", ha aggiunto la seconda carica dello Stato. Grasso ha poi rivolto un appello ai ragazzi presenti in aula: "La Resistenza è molto di più di un capitolo del vostro manuale di storia. E' vita vissuta sulla pelle delle persone semplici ma coraggiose come loro, - ha detto - ancorché giovanissimi scelsero di stare dalla parte giusta, a costo di pagare a caro, carissimo prezzo quella decisione". Tanti i commenti dei politici: il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini ha affidato a Twitter il suo ricordo e la sua commozione, così come ha fatto il vicesegretario dem Lorenzo Guerini.
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TITOLO: Sbarchi, rissa sul gommone per motivi religiosi, gettati in mare dodici cristiani. Naufragio con 40 vittime
DATA: 2015-04-16
OCCHIELLO: Quindici persone fermate, di religione musulmana, accusate di omicidio plurimo: la richiesta di arresto firmata dal ministro Orlando. Altri cristiani si sono. ..<br clear='all'/>
TESTO:La lite sarebbe scoppiata per motivi religiosi. Musulmani e cristiani sullo stesso barcone che trasportava 100 disperati in cerca di salvezza sulle coste siciliane. E, invece, ha prevalso l'odio e in dodici, nigeriani e ghanesi, sono stati gettati in mare dai loro compagni di viaggio. Sono morti tra le onde nella notte del 14 aprile. Ma in mare erano destinati a finire anche altri cristiani che si sono salvati formando una vera e propria catena umana. All'arrivo al porto di Palermo a bordo della nave "Ellensborg", dopo i soccorsi, sono stati i migranti a indicare i 15 che avrebbero ucciso gli occupanti del gommone e a raccontare tra le lacrime quanto era successo. La squadra mobile di Palermo ha così fermato 15 dei migranti arrivati questa notte a Palermo. Sono accusati di omicidio plurimo aggravato dall'odio religioso. La mobile li ha fermati e rinchiusi nel carcere di Pagliarelli dopo che gli altri imbarcati sul gommone che li stava trasportando in Sicilia, li hanno indicati come coloro che al culmine di una rissa a bordo, hanno gettato in mare una decina di altri migranti. Tra gli arrestati c'è anche un minorenne di 17 anni. Secondo la prima ricostruzione a bordo del gommone in navigazione dalla Libia alla Sicilia la rabbia sarebbe scoppiata per il diverso credo religioso. Gli accusati sono musulmani, gli uomini gettati in mare sono di religione cristiana. L'indagine è coordinata dal capo della procura Francesco Lo Voi e dal procuratore aggiunto Maurizio Scalia. A seguire le indagini da vicino è anche il questore di Palermo, Guido Longo. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha firmato nel pomeriggio la richiesta di arresto per i quindici immigrati. L'intervento di Orlando si è reso necessario, come prevede la legge, perché i fatti sono accaduti in acque internazionali. Oggi è stato il procuratore capo di Palermo, Francesco Lo Voi, a inoltrare la richiesta di arresto al ministro, che in poche ore ha firmato la richiesta di procedimento, come previsto dall'articolo 10 del Codice penale. Sull'imbarcazione, la notte del 14 aprile, c'erano 105 persone, poi è scoppiato il putiferio e una decina è stata gettata in mare. Una volta raccolti e trasportati in porto a Palermo i superstiti hanno raccontato e indicato agli investigatori della squadra mobile, 15 persone che avrebbero scaraventato tra le onde i loro compagni di traversata. Tutti sono stati fermati dagli agenti e portati nel carcere di Pagliarelli. Sono del Mali, Senegal, Guinea Bissau e soprattutto della Costa d'Avorio.
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TITOLO: Bergamo, pirata travolge e uccide assessore. I passanti fotografano la targa: fermato
DATA: 2015-04-16
OCCHIELLO: A Grassobbio un furgone ha tamponato la moto su cui viaggiava la vittima. Poi è fuggito, ma è stato facilmente rintracciato grazie ai testimoni. E' risultato. ..<br clear='all'/>
TESTO:È durata poco la fuga di Matteo Vitali, il pirata della strada che intorno alle 8 di mattina a Grassobbio, in provincia di Bergamo, ha travolto e ucciso Francesco Pavone, 57 anni, mentre in moto stava raggiungendo il suo ufficio in Comune, dove era assessore ai Lavori pubblici. I testimoni che hanno assistito all'incidente sono stati preziosi per la polizia, che anche grazie alla fotografia scattata da un passante al furgone guidato dall'investitore hanno rapidamente trovato il colpevole - titolare di un autolavaggio nella zona - mentre si trovava all'ospedale Bolognini di Seriate, dove era andato per farsi medicare alcune ferite non gravi. Di professione architetto, Pavone lavorava come dirigente dell'Aler di Bergamo. Secondo quanto hanno riferito le persone che hanno assistito all'incidente e dai primi rilievi delle forze dell'ordine, Pavone sarebbe stato tamponato da un camioncino mentre, a bordo della sua moto, attraversava la zona industriale di Grassobbio. Il pirata non avrebbe interrotto subito la sua corsa, ma avrebbe trascinato l'uomo per diversi metri. Dopo essersi fermato, probabilmente per capire cosa era successo, il guidatore del furgone è risalito sul mezzo e si è allontanato senza chiamare i soccorsi, che invece sono subito stati avvertiti dai testimoni presenti. L'intervento del 118 non è però riuscito a salvare la vita all'assessore Pavone, che è morto poco dopo per le ferite riportate. La caccia al pirata è durata poco: la fotografia scattata da un passante alla targa del camioncino ha portato rapidamente la polizia stradale di Bergamo a individuare l'investitore in fuga, che era andato in ospedale per farsi medicare dopo un secondo incidente, per fortuna non grave. L'uomo, che dalle analisi è risultato positivo alla cannabis, è stato arrestato.
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TITOLO: G8, il pentimento dell'agente Fabio Tortosa: "Quella sera ci fu tortura e adesso si accerti la verità. Mi vergogno di quel post"
DATA: 2015-04-16
OCCHIELLO: L'assistente capo della Polizia di Stato, sospeso dal servizio, parla dopo le polemiche per la frase su Facebook: "Fu uno scempio ma il mio reparto non. ..<br clear='all'/>
TESTO:ROMA - La casa dell'assistente capo della Polizia di Stato Fabio Tortosa guarda il mare di Ostia. Un appartamento al secondo piano di una palazzina di recente costruzione, "ipotecato da un mutuo che si estinguerà tra 27 anni". Quelli che aveva la notte del 21 luglio 2001, quando fece irruzione nella Diaz con il VII Nucleo. Il thread della collera e della vergogna  -  "In quella scuola rientrerei mille e mille volte"; "Spero che Carlo Giuliani faccia schifo anche ai vermi"  -  è stato scritto tra queste mura. E ne ha già pagato le conseguenze Antonio Adornato, comandante del Reparto mobile di Cagliari, il primo ad aggiungere il suo "like", rimosso dal comando con effetto immediato e trasferito all'ufficio ispettivo di Roma. Il pc ora è spento ed è su un mobile basso, sotto un grande televisore a muro incorniciato da vetrinette. In un angolo del salotto, i cesti con i giochi delle figlie, 3 e 5 anni. "Sono a scuola e stamattina non le ho viste perché ero di turno di notte al Reparto Mobile. Meglio. Comunque non avrei chiuso occhio". Il cellulare non smette di squillare di telefonate di "solidarietà" di decine di poliziotti. Tortosa, 42 anni, pantaloni della tuta e una felpa dei "Lazio Marines", la squadra di football americano "che è l'altro pezzo della mia vita" e di cui è vicepresidente  -  "Ho letto che saremmo dei nazisti, mentre tra i miei, ci sono ragazzi ebrei e di colore"  -  sistema nel lavello della cucina le tazze della colazione delle figlie, infila in uno scaffale il barattolo di Nesquik. Visto che lei è anche un padre oltre che un poliziotto, come si fa a concepire quel che ha scritto di Carlo Giuliani? "Quello che ho scritto di Giuliani non è da uomo e non è da me. Me ne vergogno. Per quel che può servire, chiedo scusa ai suoi genitori. E chiedo scusa a mia madre, che ha 78 anni, perché ha conosciuto la tragedia di sopravvivere alla morte di un figlio. Uno dei miei due fratelli. Aveva 15 anni. Spero mi perdoni da dov'è anche mio padre, che era un meccanico dell'Atac, e che per quello che mi ha insegnato nella vita si vergognerebbe. Il mio sbaglio è stato troppo grande da non dire anche un'altra cosa. Mai più si dovrà dire di Giuliani "si certo è morto, ma. ..". Non so cosa mi sia successo. O forse lo so. Ero furioso". Per la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo? Per quella parola usata, "tortura"? "Io non sono un torturatore. Non lo siamo stati noi del VII Nucleo. E solo per questo motivo ho scritto che sarei tornato alla Diaz. Perché non ho nulla di cui chiedere scusa per quanto feci quella notte". Un commento di un suo collega al suo post inneggiava ai "torturatori con le palle". "Avrei dovuto avere la lucidità di capire a quel punto che la discussione era fuori controllo. E interromperla. Purtroppo non l'ho avuta". Ma, a suo giudizio, la violenza alla Diaz fu tortura o no? "Chi fa violenza su un inerme, commette un atto di tortura. Dunque, alla Diaz fu tortura. Ma io, in 22 anni di polizia, non ho mai torturato nessuno. Per questo ho gridato dopo quella sentenza". Che giudizio dà di quella notte? "Fu uno scempio. Che fece 159 vittime. I 79 nella scuola che vennero massacrati nel corpo e nella testa, e gli 80 di noi del VII, perfetti capri espiatori di quanto era accaduto". Ci sono delle sentenze della magistratura passate in giudicato. E lei, da poliziotto, dovrebbe rispettarle. Si legge invece nel suo thread di indagini condotte dal pm "Zucca e dai suoi sgherri". "Io non voglio mancare di rispetto a nessuno. E se potessi tornare indietro farei quello che non feci 14 anni fa quando mi avvalsi della facoltà di non rispondere e non andai all'interrogatorio fissato dai pm". Perché non andò? "Perché questa fu la scelta che ci venne comunicata dai nostri avvocati e a quella scelta si attenne l'intero reparto. Fu un errore". Cosa avrebbe detto ai pm? Quale "altra verità"? "Quello che i processi hanno per altro accertato. Che quella notte, io e il mio reparto restammo nella scuola 5 minuti. E che mentre raggiungevamo i piani alti, decine, centinaia di colleghi con le pettorine e in borghese si accanirono su chi era nella palestra. Una delle vittime lo ha raccontato. Era stata fermata dal nostro sovrintendente Ledoti e venne trascinata via da due poliziotti che poi la massacrarono. Le dico di più. Quella notte, usciti dalla scuola, l'allora vicecapo della Polizia Andreassi ci raggiunse alle Caravelle per dirci che era fiero di noi. Che in quarant'anni di Polizia non aveva mai visto un Reparto comportarsi come noi. Lo avrebbe detto di un manipolo di torturatori psicopatici? ". Lei riconobbe qualcuno di questi suoi colleghi? "No. Ma perché sia chiaro quello che penso, le dico che, in questi 14 anni, l'infamia cui mi ribello, che mi ha fatto finire dove sono e di cui sono stati due volte vittime anche gli innocenti della Diaz, ha anche il volto di chi è stato responsabile di quel pestaggio e non ha avuto il coraggio di fare un passo avanti. Ha il volto di chi doveva identificare gli autori del pestaggio e non lo ha fatto. Purtroppo, gli uni e gli altri portano la mia stessa divisa". In Parlamento c'è chi chiede una commissione parlamentare di inchiesta. "Ne sarei felice. Sarebbe l'unico modo per uscire dalla logica del capro espiatorio. Io non ne ho paura. Su altri non potrei scommettere ". Altri chi? "Se lo sapessi lo direi". Nella sua storia c'è una militanza giovanile nel Fuan, nella destra sociale e anni di sindacato di destra. Oggi lei è un dirigente del Consap. "Ho militato nel Fuan ma alle ultime elezioni ho votato Pd. Non vedo la contraddizione. Mia moglie, che è la persona che amo, è una donna di sinistra da sempre". E quel linguaggio da gioventù del Littorio? "Onore", "vigoria giovanile"? O da fascismo di strada, "zecche"? "L'ho detto prima. La discussione si è infilata nella logica amico- nemico. "Poliziotto fascista", "antagonista zecca". Non serve a niente. Ma capisco anche che dirlo ora può sembrare solo una giustificazione tardiva Quanto a "onore", "gioventù", "lealtà", "fratellanza", sono termini che accomunano tutte le comunità di uomini che sono uniti da un vincolo di lealtà a dei valori, a un'idea ". Lei però ha giurato sulla Costituzione. E la Costituzione non è il Corano, libero all'interpretazione dei fedeli. "Sono d'accordo con lei. E proprio perché ho giurato sulla Costituzione sono pronto ad assumermi tutte le responsabilità di quel che ho detto. Mi difenderò nel procedimento disciplinare. Ma una cosa so. Che se pensano che per chiudere la ferita della Diaz e venire a capo dei sentimenti che l'hanno attraversata in questi anni sia sufficiente liberarsi del sottoscritto e di qualche altro collega, si sbagliano".  
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TITOLO: "Aerei di linea a rischio hacker", allarme da esperti del governo Usa
DATA: 2015-04-15
OCCHIELLO: Il Government Accountability Office: "I computer di bordo possono essere violati attraverso la rete wifi"
TESTO:CENTINAIA di aerei di linea a rischio hacker, soprattutto quelli di ultima generazione: i loro computer possono essere violati o messi fuori uso da chiunque - a bordo o in alcuni casi anche a terra - si infiltri nei loro sistemi attraverso la rete wifi dedicata ai passeggeri. Uno scenario agghiacciante che emerge dall'ultimo rapporto degli investigatori del Government Accountability Office, agenzia del governo federale americano. Tra i giganti del cielo a rischio - secondo uno degli autori del rapporto intervistato dalla Cnn, Gerald Dillingham - anche il Boeing 787 Dreamliner e gli Airbus A350 e A380, le cui cabine di pilotaggio utilizzano lo stesso sistema di rete senza fili dedicata ai passeggeri. La conclusione a cui sono arrivati gli esperti del governo americano è destinata ad accrescere le preoccupazioni sul fronte della sicurezza aerea, soprattutto se si pensa ai rischi legati al terrorismo. Nel rapporto si spiega come in linea teorica chiunque attraverso un laptop collegato alla rete wi-fi dell'aereo, può sequestrare il velivolo, immettere dei virus che mandino in tilt i comandi, mettere a rischio la vita di centinaia di persone prendendo il controllo dei computer di bordo, spegnere tutti i sistemi di allarme e di navigazione.
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TITOLO: Sentenza in Egitto: "No ai gay stranieri, è giusto cacciarli dal nostro paese"
DATA: 2015-04-15
OCCHIELLO:  I giudici bocciano il ricorso di un libico contro la polizia. "Corrompono la morale". Retate e arresti di omosessuali al Cairo
TESTO:GERUSALEMME - La polizia egiziana potrà espellere gli stranieri omosessuali e vietare il loro ingresso nel Paese. Lo ha stabilito ieri la Corte amministrativa egiziana, respingendo un ricorso riguardante una decisione del ministero dell'Interno in merito all'espulsione di un cittadino libico omosessuale. Il Tribunale ha riconosciuto legittimo il diritto del ministero di espellere stranieri omosessuali e di impedire il loro ingresso in Egitto. Una decisione senza precedenti subito riportata ieri pomeriggio dal sito di Al Ahram. "La Corte amministrativa dell'Egitto", precisa il quotidiano più antico del Medio Oriente "ha confermato ciò che ha definito essere il diritto del ministero ad espellere stranieri omosessuali e ad interdire il loro ingresso in Egitto". Il tribunale ha confermato la decisione che nel caso specifico venne presa nel 2008, stabilendo che è stata assunta per preservare l'interesse pubblico e religioso e i valori sociali. L'omosessualità non è ufficialmente fuorilegge in Egitto, ma le persone accusate di essere gay vengono spesso incriminate in base alle leggi che puniscono la "dissolutezza" o la "corruzione della morale pubblica", in pratica le leggi anti-prostituzione. La decisione della Corte cairota rischia di dare un serio colpo anche all'industria turistica, già in difficoltà per il terrorismo islamico. I resort per stranieri lungo le rive del Mar Rosso sono (erano) tra le mete più ambite per coppie gay e rischiano adesso di perdere una importante quota di clientela. I difensori dei diritti umani in Egitto denunciano una vera e propria campagna governativa contro i gay, arresti e persecuzioni contro gli uomini accusati di omosessualità sono aumentati drammaticamente negli ultimi mesi. Così come la gogna mediatica a cui vengono talvolta sottoposti gli arrestati. Ha destato scalpore lo scorso dicembre la puntata del programma tv "El Mestakhabi" ("Nascosto") sulla retata anti gay della polizia in un hammam del Cairo, dove sono state arrestate 33 persone con l'accusa di "dissolutezza". Le troupe della rete Al Qahira wal Nas hanno accompagnato il blitz della polizia e gli arrestati sono stati trascinati fuori dal bagno turco in manette e seminudi sotto i riflettori delle telecamere. Ne è nata una forte polemica ma la polizia ha continuato in questi mesi a tenere sotto stretto controllo quel quadrilatero di strade fra la celebre Piazza Tahrir e Piazza Talaat Harb, dove tradizionalmente si ritrova la comunità gay.
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TITOLO: 'Ndrangheta, uccide la madre per una relazione con il boss di un altro clan
DATA: 2015-04-15
OCCHIELLO: In manette il figlio della donna. Una resa dei conti tra i Cacciola e i Bellocco, famiglie importanti nella Piana di Gioia Tauro
TESTO:ROSARNO (Reggio Calabria) - Non ha esitato a guidare i sicari che hanno ucciso e fatto sparire il corpo della madre. Ad ammazzare Francesca Bellocco, 44 anni, secondo le indagini di Polizia e Carabinieri fu il figlio, Francesco Barone. Poco più che ventenne, e secondo le leggi della 'ndrangheta, l'avrebbe punita per una relazione extraconiugale con il boss Domenico Cacciola, anche lui scomparso. Un'offesa lavata nel sangue all'interno della stessa famiglia, così come vogliono le regole dei clan calabresi. Tra l'altro, quelli dei Cacciola e dei Bellocco, sono due nomi pesanti nella Piana di Gioia Tauro. Famiglie legate da antiche alleanze e da vincoli di parentela. Matrimoni incrociati e affari in comune per business imponenti. L'inchiesta condotta dalla Dda di Reggio Calabria ha portato alla notifica in carcere delle accuse a Francesco Barone, detenuto per traffico di armi ed altri reati, nonché nipote del defunto boss Pietro Bellocco. Secondo l'indagine i due amanti clandestini intrattenevano una relazione da diverso tempo. Scoperti una prima volta, le famiglie si sarebbero messe di mezzo per evitare il peggio e il rischio di una vera e propria guerra di mafia. Dopo un breve periodo tuttavia, la Bellocco e Cacciola, avrebbero continuato ad incontrarsi. Nell'estate del 2013 sarebbero stati sorpresi dal figlio della donna che avrebbe fatto scoppiare nuovamente il caso. A quel punto l'epilogo sarebbe stato inevitabile. Ad agosto dello stesso anno la donna sparisce da Rosarno. L'allarme viene formalmente lanciato  dal marito della donna, Salvatore Barone, che vive da anni in Lombardia, nel bresciano. E' qui che l'uomo presenta una denuncia di scomparsa ai carabinieri. A distanza di due anni Polizia e Carabinieri hanno ricostruito la storia e, secondo le indagini, ad uccidere i due sarebbero stati i rispettivi congiunti che, immediatamente dopo, avrebbero fatto sparire i cadaveri nelle campagne rosarnesi. Un ruolo importante per svelare i retroscena della vicenda lo avrebbe avuto Giuseppina Multari, nuora di Domenico Cacciola, e da alcuni mesi collaboratrice di giustizia.
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TITOLO: Pordenone, massacra la moglie con un'accetta e poi uccide la figlia di 7 anni
DATA: 2015-04-15
OCCHIELLO: L'autore dell'omicidio ha poi chiamato la polizia che lo ha arrestato. I soccorritori: "Una mattanza"
TESTO:PORDENONE - Un uomo ha ucciso la moglie e la figlia di 7 anni con un'accetta, e poi ha chiamato la polizia, che lo ha arrestato. Il fatto è accaduto attorno alle 3 della notte in un'abitazione di via San Vito a Pordenone.  La donna aveva circa 30 anni mentre l'uomo - Abdelhadi Lahmar, 40 anni, originario del Marocco e in Italia con un regolare visto - è al momento disoccupato. L'uomo è stato portato in Questura, dove è stato interrogato per ore. L'uomo avrebbe dapprima ucciso la moglie e poi la piccola. La donna sarebbe stata afferrata e spinta sul letto nella camera da letto matrimoniale, poi colpita con un'accetta per una decina di volte. Subito dopo l'uomo è andato nella cameretta dove dormiva la bimba e l'ha sgozzata nel sonno utilizzando un coltello. Come gesto di pietà nei confronti della figlia, l'assassino ha preso un lenzuolo e con quello le ha coperto il volto. L'omicidio sarebbe avvenuto dopo una lite, non la prima, tra i due coniugi. Quando la polizia e il personale del 118 sono giunti sul posto la donna e la bambina erano già morte. I soccorritori hanno parlato di "mattanza" nella casa. E' il secondo duplice omicidio in un mese in una città solitamente molto tranquilla come Pordenone: il 17 marzo scorso, all'esterno del Palazzetto dello Sport, sono stati uccisi a colpi di pistola i fidanzati Trifone Ragone e Teresa Costanza; il killer non è ancora stato individuato.
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TITOLO: Terrorismo: il Senato vota la fiducia. Il decreto è legge
DATA: 2015-04-15
OCCHIELLO: Bondi e Repetti votano "Sì". Il decreto legge è passato con 161 voti favorevoli, 108 contrari e un astenuto
TESTO:ROMA - Con 161 voti favorevoli, 108 contrari e un astenuto, il Senato ha approvato la fiducia al decreto legge per il contrasto al terrorismo e la proroga delle missioni internazionali. Il provvedimento era stato approvato in prima lettura dalla camera il 31 marzo scorso ed è stato così convertito in legge. I senatori Sandro Bondi e Manuela Repetti hanno votato sì alla fiducia posta dal governo. Bondi e Repetti, ora nel gruppo Misto, hanno lasciato pochi giorni fa Forza Italia in aperta polemica con il partito. Il provvedimento rafforza la normativa penale in materia di terrorismo internazionale e affida al procuratore nazionale Antimafia il coordinamento delle inchieste sul terrorismo. Tra le misure approvate, la pena della reclusione da cinque a otto anni per il delitto di arruolamento con finalità di terrorismo anche internazionale e l'inserimento, nel codice penale, del nuovo delitto di 'organizzazione di trasferimenti per finalità di terrorismo' che mira a colpire i cosiddetti i 'foreign fighter' con la reclusione da cinque a otto anni. Reclusione dai cinque ai dieci anni, invece, per i 'lupi solitari' che progettano attentati in Italia. Pene pesanti per foreign fighters. La norma interviene sulle disposizioni del codice penale relative ai delitti di terrorismo, anche internazionale, per punire con la reclusione da 3 a 6 anni, i foreign fighters, coloro che si arruolano per il compimento di atti di violenza, con finalità di terrorismo; con la reclusione da 3 a 6 anni chiunque organizzi, finanzi o propagandi viaggi finalizzati al compimento di condotte con finalità di terrorismo; con la reclusione da 5 a 10 anni colui che dopo aver autonomamente acquisito le istruzioni relative alle tecniche di commissione di atti di violenza con finalità terroristiche, pone in essere comportamenti finalizzati alla commissione di tali atti. La disposizione, inoltre, aggrava la pena prevista per il delitto di addestramento ad attività con finalità di terrorismo, quando le condotte siano commesse attraverso strumenti telematici o informatici. Proselitismo sul web. Vengono introdotte misure per il contrasto alle attività di proselitismo attraverso Internet dei  "foreign fighters". Quando i reati di terrorismo, l'istigazione e l'apologia del terrorismo sono commessi tramite strumenti informatici e telematici, sono anzitutto previste aggravanti di pena. Si stabilisce poi che la polizia postale e delle comunicazioni debba costantemente tenere aggiornata una black-list dei siti Internet che vengano utilizzati per la commissione di reati di terrorismo, anche al fine di favorire lo svolgimento delle indagini della polizia giudiziaria, effettuate anche sotto copertura. Traffico telefonico.   Per le sole indagini sui reati di terrorismo, i dati relativi al traffico telefonico e telematico, nonché le chiamate senza risposta, effettuato a decorrere dall'entrata in vigore del decreto "sono conservati dal fornitore fino al 31 dicembre 2016. Controllo "da remoto" dei pc. Spunta la norma introdotta dal Governo durante l'esame in commissione, che autorizzava la polizia ad usare programmi per il controllo "da remoto" di Pc, Smartphone e Tablet dei sospettati di terrorismo. Il governo potrebbe riproporla nella legge sulle intercettazioni. Stretta su precursori esplosivi. Con il decreto si inseriscono nel codice penale due nuove contravvenzioni, relative alla detenzione abusiva di precursori di esplosivi e alla mancata segnalazione all'autorità di furti o sparizioni degli stessi. Intercettazioni preventive. E' autorizzata l'intercettazione preventiva sulle reti informatiche degli indagati di reati di terrorismo internazionale. 007 nelle carceri. I Servizi sono autorizzati a infiltrarsi nelle carceri italiane, per prevenire l'arruolamento di terroristi. Militari sul territorio. Dal 30 giugno di quest'anno il contingente  militare per il controllo del territorio potrà essere aumentato di altre 300 unità (attualmente il tetto è fissato a quota 3  mila). Mediterraneo. Oltre 40 milioni di euro per l'operazione 'mare sicuro', per prevenire attacchi terroristici contro pescherecci e navi commerciali nel Mediterraneo. Scafisti. Obbligo di arresto in flagranza per gli scafisti.  
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TITOLO: Italicum, muro contro muro nel Pd. Stasera si decide
DATA: 2015-04-15
OCCHIELLO: A poche ore dal delicatissimo faccia a faccia dell'assemblea dei deputati Pd, la maggioranza renziana fa appello alla minoranza per una discussione dai toni. ..
TESTO:A poche ore dal delicatissimo faccia a faccia dell'assemblea dei deputati Pd, la maggioranza renziana fa appello alla minoranza per una discussione dai toni pacati, in cui si ascoltino le ragioni di tutti. E' evidente che il muro contro muro renderebbe l'atmosfera ancora più carica di tensione e lo spettro della scissione si farebbe ancora più minaccioso di quanto già non sia. Renzi tuttavia non ha alcuna intenzione di cedere di fronte alle richieste dell'opposizione di sinistra: farlo significherebbe "riportare la discussione al punto di partenza", come ha sottolineato il vicesegretario Guerini. Nelle ore che precedono l'appuntamento le posizioni sembrano cristallizzate: da una parte il segretario e la sua maggioranza. Dall'altra la minoranza che però con la decisione di Area riformista di non votare l'Italicum è piuttosto robusta, potendo contare su un centinaio di deputati. Per adesso si sta discutendo dell'atteggiamento da tenere in commissione Affari costituzionali e non di quello che sarà osservato in aula. Il che significa che la durezza dello scontro di oggi potrebbe essere molto diversa quando si tratterà di votare in aula a Montecitorio. Anche perché quando si voterà a scrutinio segreto, se il governo sarà battuto, Renzi potrebbe andare al Quirinale per rassegnare le dimissioni, con conseguente crisi di governo e voto anticipato. Quanti parlamentari della minoranza democratica se la sentirebbero di rischiare il seggio in Parlamento? Perché è chiaro che - anche se si andrebbe a votare con il proporzionale puro del Consultellum - molti di loro non sarebbero nemmeno inseriti nelle liste del Pd compilate da Renzi e dai suoi fedelissimi. A rendere più infuocata la vigilia c'è anche l'ipotesi del voto di fiducia, evocata come molto concreta dalla vicesegretaria Serracchiani. E' un'opzione estrema, come estremo è lo scenario della scissione. Ma fanno capire che il Pd e il governo sono a un punto di non ritorno.  
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TITOLO: Uccide due donne e poi si suicida «Me l’ha ordinato la divinità»
DATA: 2015-04-15
OCCHIELLO: Un italiano l’autore dei due delitti. Ignoti i motivi, forse sentimentali, ma non si esclude la pista di un «delirio» legato all’osservanza di un culto pseudo-religioso
TESTO:Tutto inizia a mezzanotte circa, quando alla polizia di Genova arriva una telefonata. E? l? ex poliziotto che parla. «Andate a casa mia, in via Pascoli, e troverete una donna morta. Ucciderò ancora». L?indicazione corrisponde al vero. Nell? abitazione i poliziotti trovano, in camera da letto, il cadavere di una signora cubana. Bionda, alta circa un metro e sessanta. Non ha segni di colpi di arma da fuoco o lesioni da accoltellamento. Forse è stata soffocata o strangolata. Soltanto l? autopsia potrà confermarlo. Non è la compagna ufficiale dell? ex poliziotto, ma una donna che frequentava spesso, sia per motivi sentimentali che religiosi. Entrambi credevano nella Santeria e praticavano alcuni riti. La donna sosteneva di essere una sorta di medium, in grado di interpretare la volontà e gli ordini della divinità. E? proprio in casa che gli inquirenti trovano un documento importante: una lettera scritta dall? ex poliziotto, in cui annuncia il compimento dei due delitti e anche l? intenzione di togliersi la vita dopo averli commessi. Bossola spiega anche il ruolo della donna cubana e la volontà della coppia di attuare? il disegno divino? che prevedeva le tre morti.
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TITOLO: Coppie omosessuali, i figli hanno diritto di frequentare l'ex compagna della madre anche dopo la separazione
DATA: 2015-04-15
OCCHIELLO: Sentenza senza precedenti del tribunale di Palermo che ha adottato la decisione prendendo come riferimento la tutela degli affetti dei bambini. Gli incontri. ..<br clear='all'/>
TESTO:PALERMO - Il Tribunale di Palermo ha riconosciuto alla ex compagna della madre biologica la facoltà di incontrare e tenere con sé i figli, secondo un calendario di incontri stabilito. Il diritto dei minori di mantenere con lei un rapporto stabile e significativo è stato riconosciuto e garantito con un decreto del 13 aprile. Lo rende noto l'associazione Famiglie Arcobaleno. "Questa decisione è molto importante per tutte le famiglie arcobaleno - afferma Giuseppina La Delfa, presidente dell'associazione nazionale dei genitori omosessuali e transessuali -. Indica in modo chiaro che la separazione di una coppia omosessuale che insieme ha deciso di avere dei figli e che insieme li ha cresciuti, non può determinare la fine dei rapporti, di fatto ancora senza tutele nel nostro Paese, fra il genitore ancora senza diritti ed i suoi figli". "Può capitare purtroppo che uno dei due genitori approfitti del vantaggio derivante dall'assurda discriminazione giuridica verso le coppie same sex, - prosegue - per estromettere l'altro dalla vita dei bambini. Pensiamo che la relazione genitori-figli vada sempre salvaguardata e non crediamo che la biologia possa predominare su un progetto maturato, scelto ed attuato insieme. La separazione di una coppia di fatto - conclude - non può insomma comportare la distruzione dei rapporti affettivi maturati e cresciuti in quel contesto". La sentenza è stata emessa dalla prima sezione civile del Tribunale di Palermo. E' un pronunciamento storico che attesta il diritto dei minori a mantenere una relazione affettiva anche con l'ex convivente della madre biologica. Il collegio ha accolto la richiesta del difensore, l'avvocato Arianna Ferrito dello studio Galasso di Palermo, fatta propria dal pm nell'interesse dei minori. I giudici hanno tenuto conto anche di una consulenza psicologica che ha accertato la sussistenza di un legame familiare anche con l'ex convivente.
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TITOLO: Morto Franco Busetto, partigiano deportato ed ex deputato Pci
DATA: 2015-04-15
OCCHIELLO: Ufficiale degli alpini, dopo l'8 settembre si unì alle Brigate Garibaldi fino a quando fu arrestato dai nazisti, torturato e deportato a Mauthausen dove. ..<br clear='all'/>
TESTO:VICENZA - E' morto oggi, all'età di 94 anni, l'ex parlamentare del Pci Franco Busetto, partigiano e presidente per molti anni dell'Anpi del Veneto. La notizia della scomparsa è stata riferita dai familiari. Nel Dopoguerra, Busetto fu deputato del Pci per quattro legislature, dal 1962 al 1976. Nato a Napoli nel 1921, ingegnere, già sottotenente degli Alpini nella divisione Julia, dopo l'8 settembre del 1943 entrò nella Resistenza come ufficiale di collegamento nel Comando Triveneto delle Brigate Garibaldi. Arrestato a Padova nell'agosto 1944, fu torturato e deportato nel campo di concentramento di Mauthausen. Era tra i prigionieri liberati dal lager all'arrivo degli alleati nel maggio del 1945. Da allora, anche nei suoi scritti, Busetto si era sempre battuto perché la dignità dei sopravvissuti e l'importanza della memoria del genocidio prevalessero sull'odio per i carnefici. "L'Anpi di Vicenza - ricorda Moretti - sul cartellone per la festa di compleanno di Franco a novembre lo chiamava, oltre che poeta e deputato della Repubblica, con una nobile e semplice formula: cittadino esemplare". "La morte di Franco Busetto - ha detto l'esponente del Pd Alessandra Moretti, candidata alla presidenza della Regione alle prossime regionali - fa sentire più soli tutti quelli che credono nel dovere della memoria della difesa dei valori di uguaglianza, giustizia e democrazia. Franco Busetto è stato testimone diretto del peggiore incubo del secolo scorso, che ha inghiottito milioni di vittime. Ma ha saputo contribuire a costruire un mondo più giusto dopo aver rischiato di finire vittima lui stesso di quel baratro disumano".
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TITOLO: Lorena. La Spina: "Esami ripetuti dopo tre anni, ora coinvolgere di più i medici"
DATA: 2015-04-15
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TESTO:ROMA - "Per evitare stragi, ci vogliono più rigore e maggiore disciplina per l'uso delle armi". Lorena La Spina, segretario nazionale dell'Associazione funzionari di Polizia, invita a "riflettere con attenzione" su misure aventi "l'obiettivo di ridurre i rischi connessi all'uso e alla diffusione delle armi". Le forze dell'ordine si sentono in qualche modo responsabili per quanto accaduto a Milano? "Sulla base degli elementi di cui dispongo, direi di no". Quali sono le vostre proposte? "Il Presidente del Consiglio ha lanciato oggi un messaggio incoraggiante. Bisogna migliorare il sistema dei controlli. A partire da esami clinici obbligatori per ottenere l'idoneità da parte del medico curante e dei medici certificatori: drug test sulle urine, esami del sangue per verificare l'abuso di alcol, visita psichiatrica e test psicometrici preliminari". Cosa si potrebbe fare per i controlli nei confronti di chi ha già una volta ottenuto il porto d'armi, o comunque detiene un'arma? "Per le armi lunghe e per la detenzione, dimezzare l'attuale intervallo da 6 a non più di tre anni. Inoltre, prevedere l'obbligatoria comunicazione, da parte di qualunque sanitario, all'autorità di pubblica sicurezza, della presa in carico di pazienti con patologie neuropsichiatriche. O, della prescrizione di determinate tipologie di farmaci". I produttori di armi accusano, per i fatti di Milano, chi non ha esercitato i controlli. Lei cosa ne pensa? "Quando poi si prova a restringere le maglie dei controlli, si scatenano le lobby. È un'affermazione che rispedisco al mittente". Cosa risponde a chi, però, teme che troppi controlli medici possano violare la privacy dei cittadini. "Ritengo che si tratti di una preoccupazione del tutto infondata. Si pensi poi al fatto che questi controlli sono già obbligatori per gli appartenenti alle forze dell'ordine". Cosa chiedete al legislatore per un corretto monitoraggio del numero delle armi e dei loro titolari? "L'attuazione di idonei sistemi informatizzati per un corretto censimento e per il monitoraggio delle armi, dei loro titolari oltre che delle sostanze esplodenti (pirotecnici ed esplosivi). E la limitazione della possibilità di acquisto alle sole armi alle quali si riferisce il singolo porto d'armi. Se per uso sportivo o venatorio, occorre escludere la possibilità di acquistare armi di altra tipologia".
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TITOLO: Fabio Tortosa: "Critiche incomprensibili, era solo ordine pubblico, alla Diaz io non ho visto violenze"
DATA: 2015-04-15
OCCHIELLO: L'agente risponde al telefono a Radio Capital dopo aver scritto su Facebook che rientrerebbe in quella scuola: "mille e mille volte", frase che ha causato un. ..<br clear='all'/>
TESTO:ROMA - Sembra smarrito, l'agente Fabio Tortosa, dopo aver scritto su Facebook che rientrerebbe alla Diaz "mille e mille volte" con seguente profluvio di attacchi (e qualche consenso) che ha invaso la sua pagina ora è chiusa. Ma risponde al telefono a Radio Capital. Conferma quel che scritto? "Non confermo niente e non capisco quale sia la critica". Ammetterà che una frase del genere, che lei ha scritto appena due giorni dopo la sentenza di condanna da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo per tortura, ha un tempismo un po' sospetto. .. "Io non ho picchiato nessuno, in quella scuola sono stato solo chiamato a un'operazione di ordine pubblico". Eppure sappiamo tutti quello che è successo lì dentro. "Ma non sono stato coinvolto in nessuna inchiesta giudiziaria, non ho commesso reati. La mia operazione all'interno si è svolta secondo i criteri previsti dalla libretta (regolamento di disciplina militare, ndr) ". Lì c'è stato un massacro, questo lo possiamo dire? "Non operato da me né da persone che erano al mio contatto visivo". Vuol dire che lei era lì dentro ma non ha visto niente? "Assolutamente no, è tutto sulle carte processuali". Le sue frasi rischiano di avallare quel che è successo. "Assolutamente no. Per quella che è stata la mia realtà operativa non è successo nulla di quanto sta emergendo erroneamente in questo periodo". Ma lei condanna chi ha picchiato le persone nella scuola? "Se sono state picchiate al di fuori delle norme di legge sì ma io questo non lo so. Noi abbiamo fatto sì che le persone fossero ammucchiate nella palestra. Dopodiché siamo usciti e le abbiamo radunate nel piazzale". D'accordo, non ha visto ciò che accadeva. Ma poi le persone uscite dalla Diaz avevano il volto tumefatto, le ossa rotte. .. "E vabbè! Su questo i miei superiori hanno ampiamente relazionato presso il tribunale di Genova".
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TITOLO: Milano, pediatra accusato di abusi sessuali su 11 bambini: la vittima più piccola ha 2 anni
DATA: 2015-04-15
OCCHIELLO: Il medico era stato fermato nel 2014 per molestie a un dodicenne. Le indagini e l'esame dei filmati ritrovati hanno portato all'identificazione di altre dieci. ..<br clear='all'/>
TESTO:Un pediatra che lavorava in una clinica di Milano avrebbe abusato di undici bambini, tutti minori di 14 anni e uno anche di appena due anni, nell'arco di oltre dieci anni. E' il quadro sconcertante che è emerso da un'inchiesta condotta dagli agenti del commissariato Lorenteggio e della squadra mobile e coordinata dal procuratore aggiunto Pietro Forno e dal pm Cristian Barilli. A fine maggio dello scorso anno il pediatra Maurizio L. , 55 anni e residente nell'hinterland milanese, era stato fermato con le accuse di violenza sessuale su un bambino di 12 anni, produzione e detenzione di materiale pedopornografico e stalking per aver tempestato di sms la sua giovane vittima (l'inchiesta era partita proprio da una denuncia dei genitori per atti persecutori). In questi mesi, però, le indagini sono proseguite con rogatorie anche in Svizzera - dove l'uomo, difeso dall'avvocato Fabio Liotta, aveva una casa - e con le analisi di una serie di filmati sequestrati e nei quali si vedevano bimbi costretti a subire atti sessuali e "sevizie". Proprio da quelle immagini gli investigatori sono risaliti alle identità delle altre dieci vittime. Così il medico - il quale, benché avesse alle spalle un richiamo disciplinare e una condanna definitiva per detenzione di materiale pedopornografico, continuava a esercitare - è finito a processo con rito abbreviato per una lunga lista di imputazioni davanti al gup Giuseppe Gennari. L'uomo (tuttora detenuto) fra il 2003 e il 2014, come si legge negli atti dell'inchiesta, avrebbe costretto bambini "in età preadolescenziale", con problemi comportamentali perché cresciuti in famiglie problematiche, a subire violenze sessuali nell'ambito di "rituali asseritamente esclusivi". Con i piccoli il medico "instaurava rapporti confidenziali anche mediante attribuzione di nomignoli quali 'cioccolatino magico', 'folletto', 'cherubino'" e poi "denigrava" i loro genitori e induceva i bimbi a compiere atti sessuali, chiedendo loro di mantenere il "segreto". E diceva loro anche che alcuni suoi piccoli pazienti "che avevano interrotto prematuramente le sue 'terapie'" si erano poi suicidati. "Non si interrompe mai. .. un percorso con lo specialista senza pagarne le conseguenze", scriveva a una delle sue vittime in un sms. Dalle indagini, inoltre, è venuto a galla che il pediatra avrebbe anche abusato di un "bambino non compiutamente identificato dell'età di circa uno-due anni" e avrebbe anche filmato quelle violenze. Il medico, che si era anche "abusivamente attribuito la qualifica di psicologo", avrebbe poi portato uno dei bimbi in un parco divertimenti e avrebbe passato la notte con lui in un hotel. La sua difesa ha cercato di giocare la carta del rito abbreviato condizionato a una perizia psichiatrica, ma il gup non ha accolto l'istanza. Il prossimo 23 giugno la parola passerà al pm per la richiesta di condanna.
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TITOLO: Pordenone, massacra la moglie con un'accetta poi uccide la figlia di 7 anni
DATA: 2015-04-15
OCCHIELLO: La città scossa da una nuova tragedia dopo l'omicidio della coppia. L'immigrato marocchino rifiutava la separazione che la moglie stava per chiedere dopo anni. ..<br clear='all'/>
TESTO:PORDENONE - Un uomo ha ucciso la moglie e la figlia di 7 anni con un'accetta, poi ha chiamato la polizia per farsi arrestare. Il fatto è accaduto attorno alle 3 della notte in un'abitazione di via San Vito a Pordenone. Touria Errebaibi, 30 anni, cameriera, mentre l'uomo, Abdelhadi Lahmar, ha 40 anni, come lei è originario del Marocco ed è in Italia con un regolare visto, malgrado sia al momento disoccupato. Secondo il racconto fatto agli inquirenti, Lahmar avrebbe prima ucciso la moglie e poi la piccola. La donna sarebbe stata afferrata e spinta sul letto nella camera da letto matrimoniale, poi colpita con un'accetta per una decina di volte. Subito dopo l'uomo è andato nella cameretta dove dormiva la bimba e l'ha sgozzata nel sonno utilizzando un coltello. Come gesto di pietà, le ha coperto il volto con un lenzuolo bianco. Il movente dell'uxoricidio sarebbe legato al fatto che l'immigrato aveva scoperto che la moglie stava per lasciarlo. Abdelhadi era rientrato all'inizio di aprile dal Marocco, dove era rimasto cinque mesi. Qualche giorno prima del ritorno, Touria aveva chiesto di entrare in un programma di protezione grazie a un'associazione che si occupa di tutelare le donne vittime di violenza domestica. Di abusi e violenze frequenti aveva parlato con le amiche, malgrado non avesse mai presentato una denuncia alle autorità. Una settimana fa doveva entrare in una struttura protetta, giusto prima che l'uomo tornasse in Friuli. All'ultimo momento, però, l'appuntamento era saltato, ma la donna non aveva rinunciato al desiderio di indipendenza. Solo 48 ore fa era stata dai Carabinieri per una sorta di segnalazione informale e per chiedere un consiglio: temeva che il marito, qualora lei avesse avviato le pratiche per la separazione, scappasse in Africa con la sua adorata Hiba. I militari dell'Arma lo avevano allora convocato in caserma ammonendolo verbalmente; Abdelhadi aveva ridimensionato il problema, garantito che la vicenda era stata ingigantita e si era congedato ricordando che la bimba era la propria ragione di vita. Poi aveva lasciato la caserma, anche perché la moglie, nonostante le violenze e gli abusi subiti in tanti anni, non aveva mai presentato denuncia ufficiale alle forze dell'ordine. Nessuna denuncia, ma alle amiche Touria aveva confidato che oggi avrebbe lasciato la casa di via San Vito; era dunque l'ultima notte nella casa coniugale e lo é stata in tutti i sensi. Touria sarebbe anche andata a ritirare i risparmi in banca perché stamani doveva incontrare l'avvocato e le assistenti sociali, per poi affidarsi ai volontari dell'associazione "Voce donna". Il marito ha capito le sue intenzioni e la lite conseguente si è trasformata in tragedia: l'uomo ha impugnato l'accetta e ha colpito più volte la moglie. "E' stata una mattanza", hanno detto i soccorritori. Poi Abdelhadi è entrato nella cameretta dove Hiba dormiva e con un coltello da cucina l'ha sgozzata. La piccola dal sonno è passata alla morte. Prima di tornare in salotto l'uomo ha chiamato il 113 per consegnarsi alla Polizia. Tutte le testimonianze concordano nell'affermare che tra il padre e la bambina c'era un legame d'affetto fortissimo. E' il secondo duplice omicidio in un mese in una città solitamente molto tranquilla come Pordenone: il 17 marzo scorso, all'esterno del Palazzetto dello Sport, sono stati uccisi a colpi di pistola i fidanzati Trifone Ragone e Teresa Costanza; il killer non è ancora stato individuato.
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TITOLO: Strage di Milano, funerali di Stato in Duomo con Mattarella. Scola: "Giusta pena per Giardiello"
DATA: 2015-04-15
OCCHIELLO: In mattinata a Monza le esequie in forma privata per Giorgio Erba alla presenza del presidente del Senato, Pietro Grasso. Il capo dello Stato ai funerali di. ..<br clear='all'/>
TESTO:Il cardinale ha voluto anche rivolgere un pensiero a Giardiello, "con travaglio", perché "attraverso la giusta pena espiatoria, prenda consapevolezza del terribile male che ha compiuto fino a chiederne perdono a Dio e agli uomini che ha così brutalmente colpito". Un pensiero "difficile ma giusto", secondo Stefano Verna, il commercialista ferito nella strage, che ha partecipato alle esequie manifestando la propria partecipazione al "dolore delle famiglie". Moglie e figli di Ciampi, sorella e genitori di Claris Appiani: tutti chiusi nel silenzio.
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TITOLO: Mafia Capitale, Alemanno: "Sono estraneo ai fatti, non ho mai conosciuto Carminati"
DATA: 2015-04-15
OCCHIELLO: L'ex sindaco ascoltato in commissione parlamentare Antimafia. Sarà sentito anche Buzzi<br clear='all'/>
TESTO:"L'unica certezza che vi devo manifestare è la mia completa estraneità rispetto alle ipotesi di reato e alle connivenze che mi vengono attribuite nell'indagine Mafia Capitale". L'ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, lo ripete alla commissione parlamentare Antimafia dove è stato ascoltato riguardo all'inchiesta che lo vede indagato per associazione mafiosa. "Non c'era nessun segnale di infiltrazioni mafiose in Campidoglio - ha aggiunto Alemanno - e non c'era nessuna idea, neanche lontana, di un simile rischio all'interno del Campidoglio". "Non conosco Carminati". E poi "non ho mai conosciuto personalmente Massimo Carminati", ha precisato l'ex sindaco di Roma. Che ha aggiunto di aver chiesto - dopo un articolo dell'Espresso del 2012 - ai suoi collaboratori provenienti da una militanza di destra se avessero avuto rapporti di qualche genere con Carminati e di aver ricevuto risposte "nettamente negative, con l'ammissione da parte di qualcuno solo di un'antica conoscenza priva di ogni valenza politica, sociale o economica. Non c'era e non ci poteva essere nessuna contiguità tra gli uomini del mio entourage e il mondo di riferimento di Carminati". Anzi, ha continuato Alemanno: "E' falsa anche l'immagine secondo cui io mi sia circondato nell'azione istituzionale solo di persone provenienti della militanza di destra.  In realtà tra i miei collaboratori era presenti persone di ogni provenienza: da Franco Panzironi, approdato in An venendo da una lunga militanza democristiana a Liborio Iudicello da me nominato segretario comunale e direttore generale pur essendo cresciuto in esperienze amministrative guidate da uomini di sinistra, ai vari capi di gabinetto tutti magistrati di ogni connotazione politica, fino a numerosi manager. Difendo anche la storia della destra politica e sociale di Roma, in particolare quella dei giovani militanti degli anni '70 e '80 che, salvo frange marginali non è una storia di criminali o di eversori". "Del resto - ha proseguito Alemanno - basta leggere le intercettazioni di Massimo Carminati per constatare non solo l'assoluta assenza di un contatto diretto con il sottoscritto, ma il tono di massimo disprezzo con cui parlava di me con altri interlocutori, la stessa lontananza e ostilità che contrapponeva i politicanti che avevano fatto un percorso istituzionale dagli estremisti che avevano compiuto scelte profondamente diverse". Ancora riguardo a Carminati, per Alemanno "non ci sono prove di un rapporto diretto tra Lucarelli e Panzironi con Carminati. Di Lucarelli nelle indagini c'è una sola traccia del rapporto tra lui e Carminati ed è una telefonata neanche intercettata, ma raccontata da Buzzi alla moglie. Panzironi invece aveva rapporti istituzionali con Buzzi, ma non con Carminati: figuriamoci se un vecchio democristiano come lui potesse avere un rapporto con un ex esponente della Banda della Magliana. Come ho già spiegato, il fatto di parlare con uno non vuole dire avere rapporti con l'altro". "Massimo Carminati, pur non avendo pendenze con la giustizia prima dell'arresto del 2 dicembre 2014, non avrebbe mai potuto accreditarsi con le nostre istituzioni, essendo un pregiudicato senza nessuna particolare rappresentatività sociale", ha detto, tra le altre cose, Alemanno. "Per me francamente è difficile comprendere cosa abbia portato un già accreditato e potente rappresentante della cooperazione sociale come Salvatore Buzzi a costruire un rapporto stabile con una persona comunque problematica come Massimo Carminati - ha proseguito - Il rapporto tra Buzzi e Carminati e tutto quanto può essere derivato è rimasto ignoto, oltre che al sottoscritto, anche a tutti gli organi di informazioni, a tutte le forze politiche e, salvo la Procura di Roma, a tutte le istituzioni preposte all'ordine pubblico della nostra città". Anche il fatto "che io abbia conosciuto Carminati a Rebibbia" aggiunge Alemanno "è destituita di fondamento". I rapporti con Buzzi. Durante l'audizione su Mafia Capitale nella commissione parlamentare Antimafia, l'ex primo cittadino ha osservato: "Era Buzzi ad avere un ruolo importante in Campidoglio grazie al suo ruolo di leader della cooperazione sociale, mentre il suo rapporto con Carminati era rimasto sconosciuto, a me come a quasi tutti. Nella prima parte del mio mandato ho cercato di ridimensionare il ruolo egemone della cooperativa 29 Giugno ereditato dalle precedenti amministrazioni, provocando una dura conflittualità da parte delle coop guidate da Salvatore Buzzi, che si presentava legittimamente come punto di riferimento del settore e quasi un monopolista, e pienamente appoggiate da tutte le opposizioni di sinistra - ha proseguito Alemanno - Non potevo certo mai immaginare che dietro all'immagine di sinistra sociale di Buzzi si nascondesse un contatto diretto con Carminati, e ancora oggi faccio fatica a comprendere il senso di questo rapporto. Le telefonate e gli sms di Buzzi intercettati dagli inquirenti mettono in evidenza un linguaggio volgare e spregiudicato, un umorismo cinico che però non corrisponde affatto alla mia esperienza, in ogni interlocuzione con me, pubblica e privata, ha sempre utilizzato un linguaggio estremamente attento, educato e politically correct". Per Alemanno "se non fosse avvenuta la retata del 2 dicembre scorso tutto lascia credere che il percorso di crescita della 29 Giugno sarebbe continuata anche sotto l'amministrazione Marino, come dimostrano gli ottimi rapporti immediatamente instaurati con la nuova Giunta di centrosinistra". L'ex primo cittadino ha infatti ricordato che "l'attuale sindaco Ignazio Marino, volendo fare una donazione simbolica in campi sociale, ha conferito la sua prima indennità proprio alla Cooperativa 29 Giugno". "Allontanai Odevaine". Dopo Carminati, Alemanno ha parlato di Luca Odevaine, vicecapo di Gabinetto del sindaco Veltroni, che "fu allontanato dalla amministrazione capitolina poche settimane dopo il mio insediamento - ha ricordato oggi l'ex sindaco - Questo non vuol dire, nè io mi sogno di affermare, che l'allora sindaco Veltroni e poi il presidente Zingaretti avessero una qualche cognizione del modo in cui Odevaine organizzava la sua attività. Lo dico per evidenziare che tra indirizzo politico e gestione amministrativa ci può essere una profonda separazione di responsabilità e consapevolezza. A Odevaine devo la singolare calunnia di aver esportato soldi contanti in Argentina. Questa incredibile idea secondo cui il sindaco di Roma in carica fa da spallone con il figlio allora minorenne per portare soldi in contanti in uno dei Paesi più finanziariamente instabili del mondo e con cui non ha nessun rapporto se non due viaggi turistici nell'arco di vent'anni, non trova nessuna particolare attenzione da parte degli inquirenti, visto che a oggi non risulterebbe avviata nessuna rogatoria in Argentina, nè tantomeno nessun riscontro nelle risultanze delle indagini". E "non ha nulla a che vedere con il furto subito qualche giorno prima - ha detto - Ho fatto un viaggio in Argentina per vedere i ghiacciai della Patagonia, qualche giorno prima avevo subito un furto. Vi porto le carte, io il furto l'ho denunciato, basta digitare su Google, risulta, anche la polizia è venuta". Anche Buzzi in Antimafia. Salvatore Buzzi sarà audito dalla commissione Antimafia. Lo ha annunciato Franco Mirabelli, capogruppo del Pd in commissione Antimafia, a margine dell'audizione di Gianni Alemanno. "Stiamo vedendo - ha spiegato - prima avremo un'altra audizione di Pignatone, poi andremo ad ascoltare Buzzi".  
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TITOLO: Servitù militari, gli indennizzi per il blocco in Sardegna moltiplicano i finti pescatori
DATA: 2015-04-15
OCCHIELLO: Per compensare le mancate giornate di lavoro imposte dalle attività militari, nel 2013 lo Stato ha distribuito 7,6 milioni di euro, con una media annuale di . ..<br clear='all'/>
TESTO:Il vecchio pescatore osserva il via vai di piccole barche in uno dei minuscoli porticcioli della costa di Teulada. Scuote la testa quando gli chiediamo degli indennizzi. Niente nomi né immagini. "Guardi che gli indennizzi sono una cosa giusta, li abbiamo ottenuti dopo anni di battaglie ed è bene se li danno, solo che bisogna vedere come li danno. Io sono uno di quelli che ha lottato per averli. C'ero anch'io nell'ottobre del 2004 quando con otto barche di Teulada e con quelli di Sant'Anna Arresi, abbiamo fatto il blocco contro le navi militari che da mesi ci impedivano di pescare. " Quel giorno era prevista sulla costa di Teulada, dove si affacciano i 7.200 ettari del poligono militare, un'esercitazione interforze della Nato denominata Destined Glory 2004, a cui partecipavano quasi tutti i paesi dell'Alleanza. Mezzi anfibi e navi da guerra, tra le quali la nostra San Giorgio e la Portaerei della Sesta Flotta Usa, furono costretti a fare dietro front dal blocco dei pescatori determinati a impedire lo sbarco. Fu la vittoria che portò poi a un accordo con il ministero della Difesa sugli indennizzi. "Noi abbiamo lottato e vinto e gli altri ora se la godono. Da allora i pescatori, veri e falsi, si sono moltiplicati come i pesci di Gesù Cristo". Cosa vuol dire, veri e falsi? "Vada in giro a chiedere quanti di quelli che prendono l'indennizzo sono davvero pescatori. C'è gente che non è mai uscita un giorno in mare in tutta la sua vita. Ora sono tutti pescatori. E c'è gente che ha preso la residenza qui a Teulada e a Sant'Anna Arresi, ma anche negli altri paesi della costa, si finge pescatore e prende gli indennizzi. Affittano una casetta a due soldi, ci mettono la residenza in quattro o cinque, ottengono una licenza per modo di dire e via, lo stipendio è assicurato". In effetti, pur facendo la tara sulle dicerie, i soldi che si muovono sono da media impresa. Interviene un altro pescatore. "L'indennizzo viene dato al singolo pescatore e non alla barca. Per cui molti, negozianti, artigiani, operai, disoccupati, hanno comprato vecchi scafi, hanno ottenuto la licenza grazie a certe cooperative compiacenti e fanno figurare come equipaggio i parenti: figli, zii, nipoti, qualcuno persino i nonni. Ci sono famiglie che così si portano a casa anche 60 mila euro in un anno. Senza mai uscire in mare e in certi casi senza neanche sapere dove si trovano le coste del poligono. Ma questo non è giusto, perché così ammazzano la pesca". Nessuno controlla, le domande vengono presentate al Comune dai pescatori che hanno ottenuto la licenza e il comune le trasferisce direttamente al ministero della Difesa, che paga senza nessuna verifica. "Da un lato dobbiamo assicurare il dovuto indennizzo con la maggiore solerzia - dice il Sottosegretario alla Difesa, generale Domenico Rossi - ma dall'altro probabilmente occorre controllare come oggi vengono dati questi indennizzi, per impedire che ci sia chi ne usufruisce senza merito levandoli a chi ne ha diritto. " E' quel che sostiene anche Tore Mocci, focoso ex sindaco di Teulada per 11 anni, oggi facente parte del Comitato paritetico sulle Servitù militari. "Il giorno che controlleranno come si deve e scopriranno che ci sono falsi pescatori, chi ne pagherà la conseguenza saranno quelli che davvero quell'indennizzo se lo meritano. Il problema è che abbiamo la sensazione che lo Stato in questo modo si stia comprando il consenso dei pescatori a favore delle servitù militari".   Il presidente della Regione, Francesco Pigliaru, seppure in maniera più diplomatica, sostanzialmente conferma: "Sarebbe molto grave se l'incentivo dato senza i dovuti controlli dovesse servire a sostituire un'attività come quella della pesca che può essere parte molto importante dell'economia della nostra isola". Il fenomeno interessa anche comuni lontanissimi dai poligoni di Teulada (28 chilometri di costa estesi per sei miglia al largo) e Capo San Lorenzo (circa 50 chilometri di costa). L'indennizzo è distribuito in maniera decrescente: le marineria più vicine alle servitù militari ricevono i risarcimenti più alti: in certi casi anche 20 mila euro all'anno a testa, fino ad arrivare ai 4/5 mila euro di coloro che distano decine e decine di chilometri dalle zone interessate alle esercitazioni. Sono invece poco più di dieci i chilometri di costa del poligono Capo Frasca, ma finora i pescatori della zona, che fanno capo alle marinerie di Terralba e di Oristano, non hanno ricevuto alcun indennizzo. Pare però che l'accordo sia stato già concluso: da quest'anno anche loro avranno il risarcimento.
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TITOLO: Bagnasco alla polizia: "Non cedere a ombre". Tortosa: "Alla Diaz il mio gruppo non torturò"
DATA: 2015-04-15
OCCHIELLO: "Nella scuola noi del VII Nucleo non spaccammo teste, ma c'erano agenti non identificabili quanto noi". Così il poliziotto prova a chiarire la sua frase su. ..<br clear='all'/>
TESTO:Il giorno dopo di Tortosa.   L'agente spiega che la sua frase è stata "mal interpretata" perché "volevo soltanto ribadire che né io né gli uomini del nucleo abbiamo commesso nessuna illegalità dal punto di vista dell'esecuzione dell'operazione di ordine pubblico. L'operazione è stata senza nessuna falla. Siamo stati chiamati, quella notte, al fermo per la successiva identificazione di tutti gli occupanti della scuola". "Noi - prosegue il racconto del poliziotto - siamo entrati con l'ordine di procedere al fermo e di radunare", chi era nella scuola, "nella palestra. Ho visto resistenze molto attive da parte degli occupanti all'interno del portone, subito sedate da un intervento nell'ambito legittimo dei nostri mezzi di coercizione". Noi, precisa Tortosa, "possiamo rispondere dell'operato di 6 minuti", le persone portate "in palestra sono poi rimaste ad altri appartenenti delle forze dell'ordine". In seguito, "ho appreso che ci sarebbe stata tortura successiva al nostro intervento. Ma noi non abbiamo commesso nulla di quanto è emerso nei giorni successivi, una volta che eravamo all'esterno, da parte di personale non identificabile quanto noi". Quindi, il senso della frase, secondo Tortosa è che "noi lo rifaremmo perché il nostro operato era nel pieno rispetto della legalità".   Per questo, conclude l'agente, "il mio post non voleva giustificare la tortura, ma affermare che noi non l'abbiamo compiuta. Per questo dico che rientrerei alla Diaz, ma non per compiere i reati che non ho commesso allora". Intervistato a La Zanzara su Radio24, Tortosa nega di essere di destra, peggio fascista ("Pensate, alle ultime elezioni ho votato Pd"), parla di "numero dei refertati" dopo la notte della Diaz "incongruo con il numero di persone fermate dal VII Nucleo, i feriti erano di più". Il "settimo" con le violenze non c'entra, ribadisce Tortosa: "Noi non abbiamo spaccato le teste". Ma quelli del "settimo" erano "gli unici identificabili". E sono finiti nel mirino, accusa il poliziotto, perché "servivano dei responsabili".
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TITOLO: Bruno Contrada: "Stavo per prendere Provenzano e fui fermato. Ora voglio la revisione della sentenza di condanna""
DATA: 2015-04-15
OCCHIELLO: La verità del poliziotto: "Mi hanno distrutto la vita, avevo i miei confidenti ma non ho mai visto un boss. So che il mio lavoro ai Servizi era inviso alla. ..<br clear='all'/>
TESTO:PALERMO - "Lo sa cosa mi hanno detto qualche tempo fa?   -  esordisce Bruno Contrada  -  "Ti hanno voluto togliere di mezzo"". Chi glielo ha detto? "Gente del mestiere, che sa. La mia vita è stata devastata per 23 anni. E adesso lo dice anche la Corte europea per i diritti dell'uomo ". I giudici di Strasburgo, in realtà, non entrano nel merito del suo caso. Fanno solo delle osservazioni sul reato di concorso esterno. "La giustizia europea è importante, ma adesso mi interessa quella italiana. Voglio che la mia sentenza di condanna venga annullata con un giudizio di revisione". Torniamo ai fatti del processo, allora. Per quale ragione l'avrebbero bloccata, come dice lei? "Tutti i miei guai sono iniziati nel 1992, quando ricevetti l'incarico dal direttore del Sisde di riorganizzare il servizio segreto civile per contrastare il pericolo dell'eversione mafiosa. A qualcuno non faceva piacere, nonostante il governo avesse dato indicazioni precise in tal senso". A chi si riferisce? "La Direzione investigativa antimafia non gradiva assolutamente. All'epoca, era diretta dal generale Tavormina, il suo vice operativo era Gianni De Gennaro, che aveva un grado inferiore al mio. Ci muovevamo su strade parallele". Ammetterà che anche De Gennaro aveva un'esperienza significativa maturata al fianco del giudice Falcone nel corso degli anni Ottanta. "Ma in quello scorcio del 1992, io avevo un'indicazione importante per catturare uno dei due latitanti più pericolosi di Cosa nostra: Bernardo Provenzano. Una fonte mi aveva passato i numeri di cellulare di alcune persone vicinissime al boss. D'intesa con il capo della polizia Vincenzo Parisi era stato creato un gruppo di lavoro misto, con elementi della Criminalpol e dei Servizi. Ma all'improvviso quel gruppo venne smantellato nonostante le ottime possibilità di arrivare all'obiettivo. E qualche settimana dopo io fui arrestato". Sta dicendo che la sua vicenda giudiziaria nasce da uno scontro fra istituzioni dello Stato? Un'accusa grave. "Ho 83 anni, continuo ad essere un uomo delle istituzioni, non voglio accusare nessuno per fatti del passato o del presente. Qualcuno, poi, farà i conti con la propria coscienza. Io racconto solo fatti: in quei mesi di indagini con la polizia, non ho mai co- nosciuto alcun esponente della Dia. I primi li ho visti a casa mia, alla vigilia di Natale del 1992, quando sono venuti ad arrestarmi. E ho scoperto che era stata proprio la Dia a fare le indagini su di me" La Direzione investigativa antimafia era stata incaricata dalla procura di Palermo di cercare i riscontri alle pesanti accuse che arrivavano dai collaboratori di giustizia. Non certo gli ultimi arrivati: Mutolo, Marchese, Marino Mannoia e persino Buscetta. Sulle loro dichiarazioni si fondano le sentenze di condanna. "Pentiti? Un nugolo di pendagli da forca". Nei tanti processi in cui sono stati chiamati a deporre, non sono stati mai smentiti. "Io ho indagato su di loro negli anni Settanta e Ottanta. È chiaro che volevano vendicarsi. E gli è stata data la possibilità di farlo". Hanno raccontato con dovizia di particolari di suoi incontri con capimafia. Davvero non li ha incontrati, magari per avere notizie confidenziali? "Parliamoci chiaro, in quegli anni i pentiti non esistevano e ogni poliziotto aveva i suoi confidenti, che poi venivano ricompensati in un modo o nell'altro. Ogni poliziotto vero, intendo, di quelli che stavano in strada". Anche lei aveva dei confidenti? "Certo che li avevo, ma non erano i capi della mafia. Mi rendevo conto che certe frequentazioni sarebbero state rischiose, sarei rimasto invischiato". È l'accusa che le muove il pentito Gaspare Mutolo, un rapporto quasi di scambio con il capomafia Rosario Riccobono. "Non era un mio confidente, però sapevo tutto dei movimenti che faceva, attraverso il suo medico. E poi avevo tante altre fonti, che tenevano un piede dentro e un piede fuori da Cosa nostra. Così evitavo di essere strumentalizzato. Per questo voglio la revisione del processo".
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TITOLO: G7 sottolinea l'urgenza della crisi libica
DATA: 2015-04-15
OCCHIELLO: I ministri degli Esteri dei sette grandi riuniti a Lubecca. Al centro del confronto anche i rapporti con la Russia, il conflitto in Ucraina e la questione del. ..
TESTO:LUBECCA - L'Occidente accoglie la richiesta italiana di percepire la sensazione di urgenza della crisi libica e invita le parti in campo a trovare una soluzione politica, per arrestare sia la minaccia del Daesh sia la tragedia umanitaria dei profughi che annegano nel Mediterraneo. Al tempo stesso, lancia un appello a Mosca: ritiene non sia nell'interesse del mondo libero isolare la Russia a lungo termine, auspica invece un suo ritorno nella concertazione e collaborazione sulle grandi crisi internazionali, ma dipende dal Cremlino, dalla sua applicazione degli accordi di pace in Ucraina, dalla sua capacità di riconoscere l'errore delle violazioni del diritto internazionale. Terzo ma non ultimo, l'Iran: l'accordo iniziale con Teheran, su cui bisogna lavorare per la soluzione definitiva a giugno, è un grande passo avanti per la non proliferazione nucleare, la stabilizzazione del Medio Oriente, un'apertura dell'Iran al mondo. Ma anche su questo terreno mosse come la fornitura dei supermissili antiaerei S-300 russi alla Repubblica islamica sono un'iniziativa prematura da evitare per scongiurare pericolosi malintesi. Con questi segnali si è concluso oggi a Lubecca il vertice dei ministri degli Esteri del G7 (Usa, Regno Unito, Germania, Francia, Italia, Canada, Giappone, più la Ue). Con la partecipazione del ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni e dell'Alto rappresentante europeo per la politica estera, Federica Mogherini.      Gentiloni, Mogherini, e ovviamente il grande negoziatore di Berlino, il capo della diplomazia federale Frank-Walter Steinmeier (la Germania ha la presidenza di turno del G7), sembrano uscire dal summit come i tre protagonisti, tre politici progressisti europei con un feeling reciproco, simboleggiato dalla foto del caloroso saluto tra Steinmeier e l'Alto rappresentante Ue, che il ministro tedesco chiama con simpatia in italiano 'La bella Federica'. E lo spirito dell'incontro di Lubecca è riassunto nelle dichiarazioni conclusive dei tre. LIBIA. "Ne abbiamo parlato molto, come dello Yemen", dice Steinmeier, e continua: "Abbiamo ascoltato con attenzione il rapporto sul tema del collega Gentiloni, e riteniamo che una soluzione politica tra le parti in conflitto sia difficile ma urgente. Il conflitto tra rivali libici apre un vuoto politico di cui si avvantaggiano solo il Daesh e altre organizzazioni estremiste. Lo Stato islamico cerca ovviamente di estendere il proprio controllo su più territori. Per fermarlo, occorrono soluzioni politiche". Secondo Mogherini, "il popolo libico ha diritto a una vita migliore dopo anni di sofferenze, e deve sapere che quando avrà trovato un accordo nazionale la Ue e il G7 saranno al suo fianco nella ricostruzione". E risolvere la crisi libica è prioritario "anche per affrontare la catastrofe umanitaria dei migranti". Gentiloni ha sottolineato di aver "trasmesso ai colleghi la sensazione di un'urgenza". "L'urgenza - ha aggiunto il titolare della Farnesina - non modifica il fatto che noi sosteniamo il percorso negoziale come unica vera soluzione stabile. Ma vuol dire che il tempo non è privo d'influenza, speriamo che il negoziato arrivi in poche settimane a un accordo conclusivo. Tra ondata di flussi migratori e pericolo d'insediamenti terroristici non è un problema solo italiano, ho colto una sensibilità comune". RUSSIA. "Isolare alla lunga la Russia non è nostro interesse, su questo siamo d'accordo", ha affermato Steinmeier. "Ma Mosca deve rispettare gli impegni assunti a Minsk, ci appelliamo alle parti in conflitto in Ucraina per un'attuazione dell'accordo, per passare alla sua fase politica". "Verso la Russia la Ue resta unita", ha sottolineato Federica Mogherini. "Non c'è e non ci sarà uno split tra falchi e colombe, l'unità d'azione è forte, solida. Auspichiamo il ritorno di Mosca a un ruolo costruttivo sulla scena internazionale, in questo senso apprezzo molto il ruolo svolto dalle diplomazie tedesca e francese. Ora dipende dalla Russia, la Russia sa - come si è visto sull'Iran e su altri temi in sede Onu - che collaborare è possibile, sa che se vuole può trovare una risposta adeguata ai nostri discorsi costruttivi". Gentiloni dal canto suo ha osservato che "c'è una tenuta sostanziale del cessate-il-fuoco". "Certo Germania e Francia hanno lavorato duro per la nuova intesa sul ritiro di altre armi pesanti dopo l'ultima escalation di scontri. Ciò conferma che la situazione evolve positivamente ma resta molto fragile, richiede quindi impegno serio della Russia a evitare riprese di tensioni e un impegno serio dell'Ucraina sul terreno delle riforme", ha concluso. IRAN. Dopo aver ricordato che l'accordo "va perfezionato a giugno", Steinmeier ha messo in rilievo che "dopo anni di violazioni degli impegni da parte iraniana, la fiducia va costruita con un adeguato sistema di controlli verifiche e trasparenza". E ancora: "Sappiamo che ci sono diverse forze a Teheran, critiche del clero all'accordo e giovani in piazza a festeggiare i negoziatori. Noi dobbiamo puntare sui negoziatori e sui giovani che li celebrano". Sulla stessa lunghezza d'onda Mogherini: "I negoziati sono stati difficili, ma la chance è enorme: un accordo di non proliferazione nucleare, una garanzia che l'Iran non si doti di armi atomiche, un incoraggiamento grande alla stabilizzazione nella regione e alle forze che nella società iraniana puntano sull'apertura al mondo. Come quei giovani in piazza, cui una fine delle sanzioni e una distensione col mondo porteranno investimenti, lavoro, un futuro migliore". Per Gentiloni, "la partita è delicata anche sul piano interno, in Iran come negli Usa dove l'amministrazione tratta col Congresso ma si sta evolvendo nella giusta direzione".
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TITOLO: Washington, elicottero atterra sul prato del Campidoglio. Arrestato il pilota
DATA: 2015-04-15
OCCHIELLO: Azione dimostrativa di un postino 61enne della Florida che voleva consegnare a ognuno dei 535 membri del Congresso una lettera per promuovere la riforma dei. ..
TESTO:WASHINGTON - Un piccolo elicottero, un autogiro, è atterrato sul prato ovest di Capitol Hil a Washington, a pochi passi dal Congresso. Il pilota è stato arrestato. L'allarme è scattato immediatamente: chiuse le strade della zona e il Centro visitatori. La polizia si è avvicinata al velivolo non appena ha toccato terra e ha ammanettato l'uomo che era ai comandi. L'autore dell'impresa è Doug Hughes, un postino 61enne di Ruskin, in Florida. Aveva preannunciato le sue intenzioni al Tampa Bay Times dicendo di voler consegnare una lettera a ognuno dei 535 membri del Congresso. E puntualizzando di essere consapevole che "nessuna persona di senno farebbe quello che sto per fare". Aveva parlato di quello che avrebbe fatto anche su un sito lanciato appositamente. Hughes era determinato a portare a termine l'azione dimostrativa su cui meditava da tempo, da almeno due anni secondo fonti di stampa americane. "Ho un velivolo, un girocottero. E lo piloterò, violerò la no-fly zone, lo farò in maniera non violenta". Per attirare l'attenzione su un tema a lui caro, ovvero la riforma delle regole sul finanziamento delle campagne elettorali. Secondo quanto riferito da testimoni, al momento dell'arresto Hughes è rimasto calmo e non ha opposto resistenza. Il velivolo è stato ispezionato anche dalle unità cinofile per verificare che a bordo non vi fosse esplosivo. Le forze dell'ordine a Capitol Hill sono state colte di sorpresa ed è certo che si è evitato il peggio, considerato il livello di sorveglianza del cielo sopra Washington, completamente off limits almeno per quello che riguarda le aree come quella sulla Casa Bianca, sul Congresso naturalmente e per tutta quella parte della capitale Usa dove hanno sede le maggiori istituzioni federali oltre che monumenti e simboli della storia americana. Ci si chiede però se non si poteva evitare del tutto, tanto più che  le intenzioni di Hughes non erano del tutto sconosciute. Dopo che il suo reporter aveva raccolto le confidenze del postino di Ruskin, il Tampa Bay Times aveva interpellato il Secret Service, responsabile per la sicurezza della Casa Bianca, chiedendo se fossero al corrente dei piani di Hughes e aveva ricevuto una risposta negativa e un rinvio alla Capitol Police, la polizia competente per l'area del Congresso, da cui però non aveva avuto nessun riscontro. Inoltre pare che Hughes non fosse del tutto sconosciuto alle autorità: sembra infatti che circa un anno fa con una "soffiata" fosse giunto all'orecchio del Secret Service che aveva intenzione di far sentire la propria voce e quindi un agente andò a trovarlo per fargli qualche domanda, per poi lasciarlo andare, aveva fatto sapere lo stesso postino della Florida. La sicurezza del cielo sopra Washington torna quindi a far discutere, con relativo imbarazzo per il Secret Service dopo che solo lo scorso gennaio non pochi dubbi (e molta preoccupazione) aveva sollevato un drone precipitato nel giardino nella Casa Bianca.
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TITOLO: Pakistan: Fides, quattordicenne arso vivo perché cristiano
DATA: 2015-04-15
OCCHIELLO: Secondo l'agenzia, il ragazzo sarebbe stato fermato e aggredito per la sua religione. Tra le ipotesi, una vendetta per il linciaggio di due musulmani
TESTO:Orrore in Pakistan: Nauman Masih, un 14enne cristiano pakistano che è stato dato alle fiamme da un gruppo di giovani musulmani, è morto oggi nell'ospedale di Lahore. Lo riferisce l'Agenzia Fides. Il ragazzo era stato fermato e aggredito dopo aver dichiarato di essere cristiano. I giovani lo hanno cosparso di benzina. Aveva riportato gravi ustioni sul 55% del corpo. Secondo alcuni osservatori, il gesto può essere una vendetta dopo il linciaggio di due musulmani avvenuto a Youhanabad in seguito all'attentato alle due chiese del 15 marzo. Dopo il linciaggio pubblico, la polizia ha perquisito molte abitazioni a Youhanabad e arrestato oltre 100 giovani cristiani per rintracciare i colpevoli.  
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TITOLO: Brasile, nuova protesta contro il governo di Rousseff. Arrestato il tesoriere del partito
DATA: 2015-04-15
OCCHIELLO: Manifestazioni in varie città. Il governo della presidente alle prese con una grave crisi economica e con lo scandalo della corruzione Petrobras
TESTO:RIO DE JANEIRO - Nuova protesta di massa in Brasile contro il presidente Dilma Rousseff. Centinaia di migliaia di persone sono scese domenica in strada in 195 città per chiedere le dimissioni del governo e del capo dello stato a seguito degli scandali corruzione che hanno sconvolto il paese latino americano. Da quello della Petrobras all'ultimo relativo a una serie di rimborsi fiscali milionari truffaldini, ottenuti corrompendo pubblici ufficiali. Proprio nell'ambito dell'affaire sulle tangenti Petrobras è stato arrestato Joao Vaccari Neto, tesoriere del Partito dei lavoratori (Pt, di sinistra), formazione, attualmente al governo, alla quale appartiene anche la presidente del Brasile Rousseff. L'inchiesta prende il nome di 'Lava Jato' (Autolavaggio), e riguarda sospetti di mazzette per almeno 4 miliardi di dollari all'interno del colosso petrolifero statale, Petrobras. Vaccari era stato rinviato a giudizio a marzo per corruzione, riciclaggio e associazione per delinquere. Secondo la polizia alla protesta hanno partecipato circa 682 mila persone, vestite con le maglie gialle e verdi della nazionale di calcio. Gli organizzatori, invece, ritengono che siano quasi 1,5 milioni, la maggior parte delle quali ha manifestato a San Paolo. Gli slogan piu' frequenti erano "Dilma vattene" e "governo corrotto". Si e' protestato vigorosamente anche contro la crescente inflazione e contro il rincaro delle bollette, deciso unilateralmente dall'esecutivo per fronteggiare la crisi nell'ambito del pacchetto di austerità annunciato recentemente. Queste misure, pero', sono state considerate dalla popolazione come un'erosione dei diritti dei lavoratori, da qui le proteste. Un'iniziativa analoga era avvenuta il 15 marzo e vi avevano partecipato piu' di 1,7 milioni di persone. LEGGI Dai Mondiali alle Olimpiadi un necrologio senza fine Anche in questo caso, la "capitale delle proteste" era stata San Paolo, il centro finanziario del paese. Per Rousseff, le dimostrazioni sono un ulteriore duro colpo alla sua credibilita' e rischiano di minare seriamente il mandato e la governabilita'. Il presidente brasiliano, infatti, secondo alcuni sondaggi aveva il consenso solo del 20 per cento della popolazione, a seguito dell'emanazione del pacchetto austerity e degli scandali corruzione. Nei giorni scorsi, pero', aveva leggermente recuperato grazie al sostegno incassato dalla coalizione di maggioranza, che ha ufficializzato il sostegno al pacchetto di riforme. L'endorsment era piaciuto ai mercati, tanto che il Real dopo un lungo periodo di discesa aveva registrato un rialzo nelle quotazioni sul dollaro arrivando a 3,05. Anche l'indice Bovespa aveva segnato un incremento dello 0,53 per cento, dopo che la missiva e' stata consegnata alla stampa. Dall'opposizione, pero', erano giunte critiche sfociate con la manifestazione di domenica.
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TITOLO: Europarlamento, no a negazionismo genocidio. Davutoglu: "Papa unito a fronte del male"
DATA: 2015-04-15
OCCHIELLO: Per il presidente: "Avremmo potuto espellere 100 mila armeni. Non sono cittadini del nostro Paese". Il primo ministro Davutoglu torna a parlare di: "complotto". ...
TESTO:CITTA' DEL VATICANO - Gli oltre 100 mila armeni che lavorano in Turchia non sono cittadini turchi, "avremmo potuto espellerli ma non lo abbiamo fatto". A dirlo è il presidente turco Recep Tayyp Erdogan citato da Today Zaman e Hurriyet. La Turchia "si comporta generosamente" non espellendo i 100 mila lavoratori armeni, anche se "potrebbe farlo" se volesse. Le posizioni della comunità internazionale nei confronti della Turchia, sul tema del genocidio degli armeni, "non sono accettabili per un Paese che ha offerto tutti questi servizi", ha affermato Erdogan. La risoluzione dell'Europarlamento. Ormai sulla definizione data da Francesco delle uccisioni di armeni nel 1915 come al "primo genocidio del XX secolo" è coinvolta anche l'Europa, nuovo bersaglio di Erdogan. "Qualunque decisione prenda, mi entrerà da un orecchio e mi uscirà dall'altro", ha avvertito il presidente islamico-conservatore turco poco prima dell'approvazione per alzata di mano da parte del Parlamento europeo di una risoluzione che riconosce il genocidio degli armeni, rende omaggio alle vittime, propone l'istituzione di una giornata europea del ricordo e deplora ogni tentativo di negazionismo. Il documento ha accolto due emendamenti presentati dal Movimento 5 Stelle, che aggiungono al testo un riferimento e la lode al discorso del Papa sul genocidio armeno dello scorso 12 aprile. Ma in una nota del ministero degli Esteri, Ankara ha comunicato di "respingere al mittente" la mozione, "un esempio senza precedenti di incoerenza in tutti i suoi aspetti". Nella sessione plenaria a Bruxelles l'Europarlamento ha chiesto alla Turchia di "continuare nei suoi sforzi per il riconoscimento del genocidio armeno" e anche "l'apertura degli archivi per accettare il passato". Per l'Europa i turchi ottomani commisero "un genocidio" ai danni degli armeni tra il 1915 e il 1917. I parlamentari europei incoraggiano i turchi a sfruttare le commemorazioni del centenario del genocidio per "creare le condizioni per un'autentica riconciliazione tra il popolo turco e quello armeno, " si legge ancora nel documento.
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TITOLO: Kasper: "Clima teso per i cristiani ma non regge il paragone con il dopo Ratisbona"
DATA: 2015-04-15
OCCHIELLO: Il cardinale: "Nel 2006 tutto l'Islam male interpretò una citazione papale, oggi si tratta di una reazione, per altro prevista, per non dire scontata, di un. ..
TESTO:CITTÀ DEL VATICANO - "Non mi sembra che si stia verificando una seconda Ratisbona. Personalmente ritengo improprio questo paragone. Allora, si era nel 2006, tutto l'Islam male interpretò una citazione papale. Oggi si tratta di una reazione, per altro prevista, per non dire scontata, di un Paese che fatica ad accettare la propria storia". Pochi come il cardinale Walter Kasper conoscono il mondo cristiano, con i suoi confronti interni fra chiese e comunità diverse, ma anche lo stesso cristianesimo in rapporto alle altre fedi. Per anni capo del dicastero vaticano per l'ecumenismo, il porporato tedesco ha accompagnato Giovanni Paolo II in Armenia nel 2001, nel viaggio in cui per la prima volta il Papa polacco parlò di genocidio. Non ritiene che l'Islam potrebbe reagire come nel 2006? "Non credo davvero. Qui siamo di fronte a un Paese che fa muro sulle sue posizioni. Anche nel 2001 reagirono così. E credo che il loro atteggiamento difficilmente cambierà". Ieri il presidente turco Erdogan ha detto: "Condanno le parole del Papa e lo avverto di non ripetere questo errore". "Non mi stupiscono queste parole. È la loro politica. Fanno così. Non accettano giudizi storici diversi dai propri. Ma bene fa il Papa a non reagire. Le sue parole restano e non c'è bisogno di altro. Parlando del genocidio ha auspicato che nell'amore per la verità e la giustizia si risanino le ferite e si facciano gesti concreti di riconciliazione tra le nazioni che ancora non riescono a giungere ad un ragionevole consenso sulla lettura di tali tristi vicende". Ritiene che per i cristiani in Turchia, vi potranno essere ripercussioni? "Mi auguro di no. Certo, il clima è teso. Ma la colpa è di pochi islamici radicali che ritengono di doversi imporre con la forza contro ogni diritto umano. Fortunatamente non tutti i musulmani sono così. Occorre far emergere la parte migliore dell'Islam, appoggiarla, aiutarla. Il cristianesimo deve cercare l'amicizia con tutti. Ma deve farlo nella verità, senza nascondere colpe ed errori del passato. E, insieme, deve accettare che dall'altra parte vi sia chi non vuole questa amicizia ". Francesco sta portando la Chiesa a vivere l'essenza del cristianesimo, il messaggio di misericordia verso tutti. Il mondo musulmano può recepire questo messaggio? "Anche Allah è misericordia ma la misericordia di Allah non è esattamente la stessa cosa di quella cristiana. Per il cristianesimo il volto di Dio è volto di amore incondizionato, che si fa inerme e muore per tutti. È ciò che sta dicendo il Papa fin dall'inizio del suo pontificato. Lo sta dicendo a tutti, ma anzitutto alla sua Chiesa ".
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TITOLO: Papa: "Teoria gender espressione di frustrazione che cancella differenze"
DATA: 2015-04-15
OCCHIELLO: Bergoglio, nel corso dell'udienza del mercoledì, dedicata oggi al tema della complementarietà tra uomo e donna, mette in guardia: "Rischiamo un passo indietro, ...
TESTO:CITTA' DEL VATICANO - "Mi chiedo se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione che mira a cancellare la differenza perché non sa più confrontarsi con essa". Lo ha detto oggi il Papa, nel corso dell'udienza del mercoledì oggi  dedicata al tema della complementarietà tra uomo e donna, come preparazione al Sinodo sulla famiglia del prossimo ottobre. Ma così - ha aggiunto - "rischiamo un passo indietro, la rimozione della differenza infatti è il problema non la soluzione", "per risolvere i loro problemi di relazione l'uomo e la donna devono invece parlarsi di più, ascoltarsi di più, trattarsi con rispetto e cooperare con amicizia". E ha insistito: "Come tutti sappiamo, la differenza sessuale è presente in tante forme di vita, nella lunga scala dei viventi. ..La differenza tra uomo e donna non è per la contrapposizione, o la subordinazione, ma per la comunione e la generazione, sempre ad immagine e somiglianza di dio. L'esperienza ce lo insegna: per conoscersi bene e crescere armonicamente l'essere umano ha bisogno della reciprocità tra uomo e donna. Quando ciò non avviene, se ne vedono le conseguenze. Siamo fatti per ascoltarci e aiutarci a vicenda. Possiamo dire che senza l'arricchimento reciproco in questa relazione - nel pensiero e nell'azione, negli affetti e nel lavoro, anche nella fede - i due non possono nemmeno capire fino in fondo che cosa significa essere uomo e donna. La cultura moderna e contemporanea ha aperto nuovi spazi, nuove libertà e nuove profondità per l'arricchimento della comprensione di questa differenza. Ma ha introdotto anche molti dubbi e molto scetticismo". Per questo, Papa Francesco esorta gli intellettuali a non trattare il legame matrimoniale e familiare come se fosse un tema "diventato secondario per l'impegno a favore di una società più libera e più giusta". Intanto non si placa la tensione tra Eliseo e Vaticano sulla vicenda dell'ambasciatore Laurent Stefanin, non ancora accreditato presso la Santa sede, probabilmente a causa del suo orientamento omosessuale. La Francia non ha intenzione di indietreggiare: "La Francia ha fatto la scelta di avere un ambasciatore presso il Vaticano e la scelta è caduta su Laurent Stefanini. Questa resta la posizione della Francia", ha detto  Stéphane Le Foll, portavoce del governo. Non è la prima volta che Francesco muove una critica del genere: già il mese scorso, in occasione della sua visita a Napoli, incontrando una coppia sposata da 31 anni, aveva definito la teoria del gender "quello sbaglio della mente umana che fa tanta confusione". Sulle parole del Pontefice era tornato anche l cardinale Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, nella prolusione al Consiglio permanente della Cei a fine marzo: "Il gender - aveva detto il presidente della Cei - si nasconde dietro a valori veri come parità, equità, autonomia, lotta al bullismo e alla violenza, promozione, non discriminazione ma, in realtà, pone la scure alla radice stessa dell? umano per edificare un transumano in cui l? uomo appare come un nomade privo di meta e a corto di identità".  
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TITOLO: Nucleare Iran, al Congresso Usa l'ultima parola sull'accordo
DATA: 2015-04-15
OCCHIELLO: Intesa bipartisan in commissione Esteri al Senato. Rohani: "Subito via sanzioni o non firmiamo"
TESTO:Il lungo lavoro diplomatico svolto dagli Usa per arrivare a un accordo con l'Iran sul nucleare è arrivato a un punto di svolta. Il presidente americano Barack Obama dovrà dare al Congresso l'ultima parola sull'eventuale via libera alla stesura definitiva con l'Iran sul controverso programma nucleare, che dovrà essere raggiunto entro il 30 giugno. La commissione Esteri del Senato Usa ha approvato all'unanimità (19 sì e nessuno no), con totale condivisione bipartisan tra repubblicani e democratici, un provvedimento che attribuisce al Congresso il compito di rivedere l'intesa con la Repubblica islamica. Testo che però ha ricevuto il sostanziale placet della casa Bianca rispetto all'originale che avrebbe potuto far deragliare i colloqui. Si tratta comunque di una forzatura nei fatti perchè Obama non intende rinunciare alle sue prerogative presidenziali, che in tema di trattati internazionali gli consentono di fare a meno di Camera e Senato. Ma mentre Obama può snobbare il Congresso sull'intesa, altrettanto non può fare sulla revoca delle sanzioni (la carota da dare in pasto a Teheran). In tema di sanzioni solo il Congresso può decidere. A questo proposito il presidente iraniano Hassan Rohani ha ribadito ad Al Jazeera che non firmerà nessun accordo sul suo programma nucleare se non verranno revocate tutte le sanzioni contro Teheran. Il voto è arrivato dopo che il presidente della commissione Esteri, il repubblicano Bob Corker e il capogruppo democratico in commissione, Ben Cardin, hanno raggiunto un compromesso sul testo, con una 'limatura' tesa a non arrivare allo scontro con la Casa Bianca e con i democratici più vicini a Obama. Molti parlamentari vogliono avere la possibilità di valutare attentamente l'accordo con l'Iran, in particolare assicurandosi che le sanzioni non siano revocate, finchè non saranno completate le necessarie verifiche sul rispetto dei patti. Secondo la norma votata in Commissione, che ora dovrà essere approvata dal Senato, il periodo di valutazione sarà ridotto a 52 giorni, rispetto ai 60 previsti inizialmente, che saranno così composti: 30 giorni per la revisione, più 12 per un possibile veto di Obama e infine una finestra di 10 giorni per tentare eventualmente di superare il veto del presidente. La nuova scadenza per raggiungere un accordo con l'Iran è prevista per il 30 giugno. Sul tema dell'accordo il segretario di stato americano, John Kerry, si è detto oggi "fiducioso" sulla capacità del presidente Obama di negoziare un accordo con l'Iran. "Ieri è stato trovato un compromesso sul ruolo del Congresso", ha confermato il capo della diplomazia americana a Lubecca, in Germania, dove partecipa ai lavori dei ministri degli esteri del G7. "Siamo fiduciosi sulla capacità del presidente di negoziare un accordo e di farlo rendendo il mondo più sicuro", ha aggiunto Kerry. Intanto Israele ha accolto con favore il compromesso raggiunto tra il Congresso  e Obama per quanto riguarda l'accordo sul programma nucleare iraniano. Lo ha detto oggi il ministro dell'intelligence del governo di Benjamin Netanyahu, Yuval Tteinitz. Un'intesa, secondo l'esecutivo dello stato ebraico, resa possibile proprio dal controverso intervento del premier israeliano al congresso. "Questa mattina siamo certamente felici, questo è un risultato della politica di israele (di Netanyahu). Il discorso al congresso (. ..) è stato decisivo nel raggiungimento di questa legge, che è un elemento molto importante nel prevenire un cattivo accordo, o almeno, per migliorare l'accordo e renderlo più ragionevole", ha detto Steinitz alla radio israeliana.
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TITOLO: Armeni: hacker turchi bloccano sito della Santa Sede: "Continueremo"
DATA: 2015-04-15
OCCHIELLO: La rivendicazione  sul profilo @YouAnonGlobal2, che fa riferimento ad una delle tante sigle dell'organizzazione Anonymous
TESTO:UN GRUPPO di hacker turchi ha rivendicato di aver attaccato nella notte tra lunedì e martedì il sito ufficiale della Santa Sede (www. vatican. va), messo fuori gioco per alcune ore ma già tornato alla normalita ieri mattina. E' quanto rivela la testata specializzata Techworm, secondo il quale si sarebbe trattato di una rappresaglia - ufficiosa - di Ankara alle accuse del papa sul genocidio degli armeni ad opera dei turchi. Parole che hanno fatto infuriare Ankara. La rivendicazione è avvenuta sul profilo @YouAnonGlobal2, che fa riferimento ad una delle tante sigle dell'organizzazione Anonymous. Sul profilo è presenta anche una nuova minaccia: "le azioni" di disturbo contro il sito del Vaticano "in risposta alla dichiarazione del Papa continueranno" fino a quando la Santa Sede non chiederà scusa ufficialmente. La stampa armena ha chiarito che ad aver rivendicato l'attaco è stato il collettivo hacker turco @THTHeracles, che fa riferimento all'organizzazione 'Turk Hack Team'.
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TITOLO: Obama rimuove Cuba dalla lista degli: "Stati canaglia". Cuba apprezza
DATA: 2015-04-15
OCCHIELLO: Il presidente americano ha presentato al Congresso la documentazione necessaria per lo storico atto
TESTO:WASHINGTON -  Barack Obama ha deciso di togliere Cuba dalla lista dei paesi che sostengono il terrorismo e ha presentato al Congresso i documenti e le certificazioni previste dalla legge per decisioni di questo tipo. A renderlo noto è la Casa Bianca su Twitter. Il presidente degli Stati Uniti ha preso la decisione finale in seguito a una revisione condotta dal dipartimento di Stato sulla presenza di Cuba nella lista. Una decisione che rappresenta un ulteriore passo verso la ripresa dei rapporti diplomatici tra i due Paesi, dopo la stretta di mano e lo storico incontro tra Obama e Raùl Castro del fine settimana a Panama. La lettera al Congresso con cui Obama comunica la sua intenzione certifica che il governo di Cuba "non ha dato alcun sostegno al terrorismo internazionale" negli ultimi sei mesi e che le autorità "hanno fornito assicurazioni sul fatto che non sosterranno atti di terrorismo internazionale in futuro". Il Congresso avrà 45 giorni di tempo per valutare l'opportunità di depennare Cuba dalla lista nera prima che tale scelta venga attuata, ma non può interferire con la decisione di Obama senza approvare una legge specifica, un'eventualità che la Casa Bianca giudica improbabile. Cuba apprezza l'iniziativa di Barack Obama,   ma lo fa a denti stretti e con toni piuttosto polemici. "Il governo cubano riconosce la scelta giusta fatta dal presidente degli Stati Uniti di rimuovere Cuba da una lista in cui non sarebbe mai dovuto essere inclusa, specialmente considerano che il nostro Paese è stato vittima di centinaia di atti di terrorismo che sono costati 3.478 vittime e hanno mutilato 2.099 cittadini". Questo il testo del comunicato che si ferma solo ad un passo dall'accusare esplicitamente gli Usa di essere responsabili degli atti di terrorismo citati. La dichiarazione, peraltro, dal punto di vista diplomatico rappresenta uno sgarbo perchè è stata rilasciata solo da un alto funzionario del ministero degli Esteri, Josefina Vidal, responsabile della direzione Usa del dicastero. "Un imprescindibile passo prima della ripresa dei rapporti bilaterali": così il sito web dell'Avana Cubadebate. Il sito sottolinea che Cuba aveva "ripetutamente chiesto" tale decisione da parte di Washington, per poter appunto normalizzare le relazioni diplomatiche e "aprire le ambasciate a Washington e L'Avana". Nel ricordare che ora il Congresso ha "45 giorni per pronunciarsi" sulla raccomandazione di Obama, Cubadebate sottolinea che per L'Avana "era inaccettabile rimanere nella manipolata lista", fatto che - precisa il sito web - provoca d'altra parte "serie ripercussioni finanziarie". Cuba fu inserita nell'elenco degli Stati che appoggiano il terrorismo nel 1982 per quelli che secondo Washington erano i suoi sforzi volti "a promuovere rivoluzioni armate da parte di organizzazioni che usano il terrorismo". L'eliminazione dell'Avana dalla lista era una delle condizioni irrinunciabili per il governo cubano per poter completare con il ristabilimento delle relazioni diplomatiche il processo di disgelo avviato nel dicembre scorso. Il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest ha sottolineato che la decisione odierna non significa che non vi siano più divergenze tra i due Paesi: "Le nostre preoccupazioni su varie politiche cubane ricadono al di fuori dei criteri necessari per rimuovere Cuba dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo". Nell'elenco rimangono a questo punto Iran, Siria e Sudan.
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TITOLO: Italicum e caso Paita, due grane per Renzi
DATA: 2015-04-15
OCCHIELLO: Lo scontro fra Renzi e la minoranza è al culmine. Le opposizioni di destra e di sinistra scrivono a Mattarella usando parole come: "golpe" riguardo all'ipotesi. ..
TESTO:Lo scontro fra Renzi e la minoranza è al culmine. Le opposizioni di destra e di sinistra scrivono a Mattarella usando parole come "golpe" riguardo all'ipotesi che il presidente del consiglio usi l'arma della fiducia per far passare l'Italicum. Matteo Renzi proclama di voler andare avanti comunque. Siamo alle scintille ed è facile immaginare cosa succederà quando la riforma elettorale andrà in aula dal 27 aprile. L'assemblea dei deputati democratici è preceduta da una serie di telefonate tra Renzi e il capogruppo Speranza e Gianni Cuperlo. Toni pacati ma la sostanza resta sempre la stessa: il segretario-premier non vuole modificare nulla della legge, non vuole assolutamente che l'Italicum torni al Senato dove ricomincerebbe tutto daccapo. Apparentemente non c'è via d'uscita, ma dalla maggioranza arriva una proposta che potrebbe sbloccare la situazione. Ferme restando le posizioni, la maggioranza potrebbe andare incontro alle istanze della minoranza ma sulla riforma costituzionale che abolisce il Senato, non sull'Italicum. Potrebbe essere un modo anche per la minoranza per uscire da una situazione che non ha vie d'uscita. La minoranza potrebbe infliggere alcune ferite sanguinose a Renzi, ma poi dovrebbe fare i conti con una probabile crisi di governo con voto anticipato, se il governo dovesse essere sconfitto nei voti segreti a Montecitorio. Intanto per Renzi scoppia una grana imprevista: la candidata del Pd per le regionali in Liguria Raffaella Paita è indagata per mancata allerta in occasione della alluvione dell'anno scorso. Paita è assessore alla Protezione civile e alle Infrastrutture. La Liguria è una regione in cui la battaglia tra centrosinistra e destra è molto indecisa.  
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TITOLO: Strage di Milano, i funerali di Stato con Mattarella
DATA: 2015-04-15
OCCHIELLO:
TESTO:Una folla di persone si radunata nel Duomo di Milano per partecipare ai funerali di Stato del giudice Fernando Ciampi e dell'avvocato Lorenzo Claris Appiani, uccisi giovedì scorso da Claudio Giardiello nel Palazzo di giustizia. La cerimonia funebre è stata officiata dall'arcivescovo Angelo Scola. Oltre alle autorità, a cominciare dal presidente Sergio Mattarella - che ha incontrato nella cripta i parenti delle vittime - è entrato nel Duomo anche Stefano Verna, il commercialista rimasto ferito nella sparatoria. LEGGI l'articolo
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TITOLO: Usa: nuovo allarme alla Casa Bianca, un bimbo 4 anni supera la cancellata
DATA: 2015-04-14
OCCHIELLO: Un caso analogo già nell'agosto del 2014
TESTO:WASHINGTON - Stavolta gli agenti del Secret Service, i controversi responsabili della sicurezza del presidente degli Stati Uniti, sono riusciti a fermare (quasi) subito l'intruso alla Casa Bianca. Forse perchè era un bambino di soli 4 anni. L'ennesima violazione della 'casa' dell'uomo più potente, ed in teoria, più protetto del mondo, è avvenuta domenica quando gli agenti sono corsi sul prato nord della Casa Bianca, armi in pugno e pronti al peggio, trovandosi davanti un bimbetto.   Il terribile 'baby-delinquente' era riuscito a superare la cancellata scalando una barriera temporanea lungo Pennsylvania Avenue (il 1.600 è proprio l'indirizzo degli Obama). Al momento, scrive il Washington Post, non è ancora chiaro come il piccolo, sia riuscito a superare la barriera. L'unica cosa certa è che non è stato il primo bambino a 'minacciare' la sicurezza di Obama. Il 7 agosto del 2014 un altro quasi coetaneo, scatenò un altro putiferio dopo essere riuscito a superare anche lui le barriere davanti la Casa Bianca. Innumerevoli, ormai, invece i casi di adulti che sono riusciti a passeggiare per il prato della residenza presidenziale. Il peggiore il 19 settembre del 2014 quando un uomo, armato di coltello, riuscì addirittura ad entrare dentro la stessa a Casa Bianca superando tutti gli allarmi (silenziati) fino superare la Central Hall, arrivare nella East Room dove venne fermato, del tutto casualmente, da una guardia fuori servizio. Questo episodio, ed altri (come il non essere riusciti ad impedire che una guardia giurata, armata e con precedenti penali, fosse riuscita ad entrare in un ascensore con Obama ad Atlanta), costarono lo scorso ottobre il posto a Julia Pearson primo direttore donna del Secret Service in 148 anni. Pearson, che peraltro era stata nominata solo a marzo del 2013 proprio per ripulire l'immagine del corpo (3.500 agenti, considerata l'elite delle elite), macchiata da tanti altri episodi di inefficienza, a partire dalla retata di 13 agenti beccati nel 2012 ubriachi e insieme a prostitute a Cartagena, in Colombia, dove si trovava in missione Obama.  
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TITOLO: Iraq, un ergastolo e 30 anni ai Blackwater Usa per la strage a Baghdad
DATA: 2015-04-14
OCCHIELLO: Quattro condannati per l'uccisione di 14 persone e il ferimento di altre 17
TESTO:TRE condanne a trent'anni di carcere e una condanna all'ergastolo: si è concluso così il processo a quattro americani dell'azienda di sicurezza privata Blackwater responsabili della strage di 14 iracheni e del ferimento di altri 17, nel 2007, a Baghdad. Fu, questo, uno dei più gravi episodi che hanno caratterizzato il vastissimo uso di contractor stranieri per garantire la sicurezza di attività private ma anche di missioni diplomatiche, compresa quella Usa, durante la guerra in Iraq. In base a quanto ha stabilito il giudice federale Royce Lamberth, Paul Slough, Evan Liberty e Dustin Heard passeranno i prossimi 30 dietro le sbarre, mentre Nicholas Slatten ci passerà il resto della sua vita. Fu lui a sparare per primo. Il processo, con accuse che vanno dall'omicidio, all'omicidio colposo, fino a reati relativi alle armi da fuoco, era iniziato a giugno dell'anno scorso, quasi sette anni dopo i fatti, e i quattro imputati si erano dichiarati non colpevoli. Il giudice Lamberth, pur riconoscendo che quel giorno i quattro furono presi dal panico, ha deciso di condannarli, comunque al minimo della pena possibile, per i reati di cui sono stati giudicati colpevoli, e di respingere sia gli appelli alla clemenza da parte della difesa sia la richiesta di infliggere loro una condanna particolarmente severa avanzata dall'accusa. Quel giorno, il 16 settembre 2007, Slough, Liberty, Heard e Slatten erano di scorta ad un diplomatico americano e, ritenendo di essere sotto attacco, aprirono il fuoco con armi automatiche e lanciagranate, in piazza Nisur, nel centro di Baghdad, facendo una carneficina. Secondo la difesa, poco prima della sparatoria c'era stata una detonazione a breve distanza dal luogo dove si trovavano i contractor della Balckwater, che ritennero quindi di essere caduti in un'imboscata e affermarono di essere stati presi di mira dal tiro incrociato degli insorti. La vicenda ebbe all'epoca grande eco e pesanti ripercussioni, esacerbando ulteriormente i sentimenti anti-americani che già erano fortemente in aumento in tutto l'Iraq. Difficilmente la sentenza di oggi metterà la parola fine alla battaglia legale, poichè gli avvocati della difesa hanno fatto sapere di avere numerosi elementi per presentare appello.
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TITOLO: Filosofia e moda degli orti urbani Salvo il paesaggio e mangio sano
DATA: 2015-04-14
OCCHIELLO: In Italia la superficie coltivata è triplicata tra il 2011 e il 2013. Zappare all’ombra dei palazzi non è più un’occupazione da pensionati
TESTO:Coldiretti è andata oltre creando la figura del personal trainer dell? orto. «Uno specialista che aiuta nella coltivazione, dalla scelta dei prodotti al raccolto», spiega Daniele Taffon responsabile del progetto orti urbani della Fondazione Campagna Amica: «Al momento abbiamo 65 personal trainer divisi regione per regione. Si tratta di figure professionali come imprenditori agricoli e agronomi, in grado di insegnare l? arte dell? orticoltura. Il primo sopralluogo e i consigli utili per avviare l? attività sono un servizio gratuito. Per progetti più strutturati chiediamo un contributo di 20 euro l? ora, cinque lezioni sono sufficienti per imparare: dall? attrezzatura necessaria alla terra, dall? irrigazione ai concimi, dalla semina al raccolto». Il servizio di personal trainer è partito a marzo di quest? anno, informazioni al riguar- do si ottengono scrivendo alla mail ambiente@campagnamica. it o telefonando al numero 06.489931. A Vallo di Nera, in provincia di Perugia, l?orto di Properzio è diventato un salotto culturale. Properzio Nervo, accademico all? università La Sapienza di Roma, facoltà di Lettere, racconta. «A metà anni Novanta comprai questa casa con relativo terreno. Pian piano è nata la passione per l? orto, l?idea di coltivare qualcosa di vivo da un luogo incolto. Ho iniziato con delle piccole festicciole, come il Fava Day che si tiene ogni seconda domenica di maggio, più altri piccoli incontri durante l? estate». Oggi gli appuntamenti all? orto di Properzio sono un? abitudine per gli studenti romani di Lettere ma anche per tanti perugini. «Invito il pecoraio a raccontare storie di transumanza, il cacciatore a parlare delle sue esperienze di caccia. È un modo per tenere viva la tradizione orale del posto e far conoscere a chi viene da fuori le bellezze e gli angoli più remoti del territorio. Ma tutte queste, il che è fondamentale, sono anche scuse per fare grandi mangiate». Nel Nord Italia l?81% delle città ha sviluppato progetti di orti urbani. Tra i comuni più virtuosi Torino, Bologna, Parma e Padova. Nella città veneta il Comune ha delegato agli orti una vera e propria funzione sociale con il «Piano degli orti urbani»: 500 orti dove «le persone imparano a stare insieme per spezzare la solitudine che spesso caratterizza la vita di molti individui». «Un fenomeno in crescita», commenta Evaristo Petrocchi, responsabile del Progetto nazionale orti urbani di Italia Nostra. «Vero che darsi all? agricoltura urbana è in parte diventata una moda, ma l? esigenza di praticare attività orticola in città è oggettiva». L?obiettivo di Italia Nostra è creare una rete nazionale di orti urbani. «Dedicarsi a un orto non è solo capire cosa c? è dietro i singoli prodotti della terra o coltivare verdura che ci costerà meno che comprarla in negozio. Significa anche prendersi a cuore il paesaggio che va scomparendo. Coltivare pomodori o zucchine consente di capire e aver voglia di tutelare il paesaggio agrario italiano».
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TITOLO: Spari contro Guardia Costiera E i libici si portano via un barcone
DATA: 2015-04-14
OCCHIELLO: È il secondo episodio che si verifica in poche settimane. Gli aggressori erano a bordo di un mezzo della guardia costiera libica
TESTO:E intanto spunta l? ennesima storia - agghiacciante - raccontata dai migranti arrivati lunedì a Pozzallo dal Nordafrica. Il cadavere di uomo deceduto su un barcone è stato gettato in mare ed è stato poi dilaniato dagli squali. La polizia di Ragusa ha fermato il presunto scafista, Aboubakarma Banghoura, 19 anni, originario dalla Guinea: si tratta del quattordicesimo scafista fermato del 2015. All? uomo non viene contestata solo l? associazione a delinquere finalizzata all? immigrazione clandestina, ma anche la morte «come conseguenza di un altro reato», del profugo deceduto durante la traversata e gettato in mare. Il fermato è stato indicato dai profughi come il «comandante». Non ha voluto collaborare con la Polizia e si è dichiarato innocente. Secondo alcuni testimoni, il migrante è morto durante la traversata dopo avere esalato benzina che si era rovesciata per il mare mosso.
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TITOLO: "Io, vedova per colpa di un uomo armato, dico: basta pistole"
DATA: 2015-04-14
OCCHIELLO: Intervista a Katia Roberta Mantovani: l'anno scorso suo marito fu ucciso a Correggio. Ho chiamato la famiglia Appiani per dire che hanno ragione: non si può. ..<br clear='all'/>
TESTO:MILANO - "Bisogna far cambiare la legge sul porto d'armi, questa tragedia di Milano me l'ha fatto pensare ancora una volta. E per questo ho chiamato subito la famiglia dell'avvocato Lorenzo Claris Appiani, per dire che condivido la loro richiesta parola per parola ". Signora Katia Roberta Mantovani, un anno fa, d'estate, suo marito Amos Bartolino, primario di oculistica a Correggio, è stato ucciso da un uomo apparentemente sano di mente, che però girava armato, e poi s'è ammazzato anche lui. .. "Io sono una casalinga, in cucina uso i coltelli, ma non riesco nemmeno a immaginarmi mentre esco di casa con una lama. Sia da quanto è accaduto a noi, sia da quanto accaduto a Milano, mi sono fatta l'idea che la concessione del porto d'armi sia molto subdola". Subdola perché? "Perché ad alcuni viene l'impressione che questa concessione si trasformi nel diritto di girare armato. Senza alcuna remora". Alcune psicologie difficili si tengono però ben nascoste. .. "Se lei conosce il caso dell'uomo che ha ucciso mio marito, sa che si trattava di uno grande e grosso, calvo. In quelle ore, quando mi sentivo dentro l'uragano, sono andata a vedere il profilo Facebook e sono rimasta senza fiato. C'erano le sue foto. Era con i capelli e il pizzetto, era magrissimo. Aveva accanto foto di donne bellissime, di "pupe", quando lui nella quotidianità non aveva nessuno, era divorziato e aveva finito male un'altra relazione. Cioè, si era inventato dal nulla un'altra esistenza parallela. Era rintanato nel mondo virtuale fasullo. Secondo me per rilasciare questi permessi ci vuole uno psicologo, e questo psicologo deve fare un esame vero, tenendo conto anche dei social netwok e della vita sociale di chi chiede di poter avere un'arma". Per altro, l'assassino di suo marito era stato guardia giurata, ma faceva l'elettricista e l'istruttore in palestra con i bambini. .. "Noi che abbiamo a fianco le vittime, e che forse possiamo parlare a loro nome, questo chiediamo a gran voce. Ma c'è davvero necessità per una persona di girare con un'arma? Che mestiere fai? Chi sei? Qual è la tua necessità pratica ad avere una pistola. Ma, ammesso che ci sia, sei in grado di gestire una situazione in cui si può fare uso delle armi o no? Questa libertà sul tema delle armi da fuoco mi preoccupa moltissimo, e temo che non dipenda nemmeno da una scelta, ma da un pressappochismo che sin qui ha dilagato. Non ho la pretesa di salvare il mondo, ma come hanno detto i familiari dell'avvocato ucciso a Milano, basterebbe salvare qualche vita, quando si può". Anche lo sparatore a Milano si era allenato al poligono. .. "Anche in questo esiste un aspetto subdolo. Se uno si abitua a sparare, se non è perfettamente a posto, può piano pensare che sparare sia una risposta, se non l'unica risposta". Alcuni di questi killer, una volta scoperti, sembrano far parte della stessa "famiglia", se così si può dire. Persone che danno in escandescenze, petulanti, asfissianti, molesti, successo così anche suo marito, vero? "Purtroppo è con il senno di poi che si percepiscono alcuni segnali. L'uomo che ha ucciso mio marito non rispettava le scadenze dei lavori, si presentava a ogni ora, era prepotentemente presente. Ma al momento sembrava solo un rompiscatole. Invece aveva una pistola".
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TITOLO: La mano bionica che si impianta senza chirurgia
DATA: 2015-04-14
OCCHIELLO: Dall'istituto di Biorobotica del Sant'Anna di Pisa arriva un nuovo aiuto per le persone amputate. Viene controllata con il pensiero ed è in grado di restituire. ..<br clear='all'/>
TESTO:"Questa volta abbiamo deciso di partire dall'involucro della mano robotica e per questo ci siano rivolti a dei designer, con l'obiettivo di ottenere per la prima volta un arto artificiale da esibire e non da nascondere", spiega il coordinatore del progetto, Christian Cipriani. Il risultato del progetto My-Hand è quindi una mano "che non somiglia a quella umana: è la mano di un robot ed è bella da vedere", dice ancora Cipriani. La prima, aggiunge, sarà sui toni del bianco. Gusci di silicone, morbidi all'interno e più rigidi all'esterno, formano le dita e avvolgono il palmo. Quest'ultimo è costituito all'interno da sottili lamine di titanio. A far funzionare la mano è il meccanismo hi-tech che si trova al suo interno, composto da tre motori e risultato del progetto europeo 'Way', nel quale lo stesso gruppo di ricerca ha realizzato un guanto robotico, ossia l'esoscheletro di una mano per restituire il controllo del movimento delle mani. "Abbiamo pensato di utilizzare un numero minimo di motori per permettere alla mano di compiere tutti i movimenti della vita quotidiana ", spiega l'ingegnere che li ha progettati, Marco Controzzi. Entro un mese potrebbe partire la sperimentazione sull'uomo, con volontari disposti a utilizzare la mano robotica a casa loro per un mese.
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TITOLO: In Pakistan bloccate 25 milioni di sim card prepagate
DATA: 2015-04-14
OCCHIELLO: Si teme possano essere utilizzate da gruppi terroristici
TESTO:ISLAMABAD - Oltre 25 milioni di sim card di connessioni telefoniche prepagate sono state bloccate in Pakistan al termine della scadenza, domenica, di un periodo di 90 giorni concesso agli utenti per realizzare una verifica biometrica. Lo riferisce il giornale in lingua inglese Dawn. L'operazione è stata avviata all'inizio dell'anno con il proposito di ridurre il rischio che le sim card di proprietari non identificati vengano utilizzate da gruppi terroristici per coordinare le loro azioni. L'Authority delle telecomunicazioni pachistana (Pta) ha precisato che i numeri collegati alle carte intelligenti bloccate non verranno attribuiti ad altri utenti. "I proprietari delle sim card bloccate che volessero accedere nuovamente al servizio - ha precisato la Pta in una nota - potranno farlo chiamando entro sei mesi uno specifico numero di supporto alla clientela dei cinque operatori telefonici pachistani". Le compagnie che offrono telefonia cellulare e che il 13 gennaio scorso hanno avviato la verifica biometrica delle sim card pachistane sono Mobilink, Ufone, Telenor, Warid e Zong. In Pakistan si contano circa 140 milioni di utenti di telefonia cellulare, di cui solo il 10% con un contratto post pagato.
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TITOLO: Iraq, condanna esemplare a quattro guardie della Blackwater per una strage a Baghdad
DATA: 2015-04-14
OCCHIELLO: Quattro condannati, tre a 30 anni e uno all'ergastolo, per l'uccisione di 14 persone e il ferimento di altre 17. Il giudice ha ammesso il: "panico" dei quattro, ...
TESTO:WASHINGTON - Tre condanne a trent'anni di carcere e una condanna all'ergastolo: si è concluso così il processo a quattro americani dell'azienda di sicurezza privata Blackwater responsabili della strage di 14 iracheni e del ferimento di altri 17, nel 2007, a Baghdad. Fu uno dei più gravi episodi che hanno caratterizzato il vastissimo uso di contractor stranieri per garantire la sicurezza di attività private ma anche di missioni diplomatiche, compresa quella Usa, durante la guerra in Iraq. Paul Slough, Evan Liberty e Dustin Heard passeranno i prossimi 30 anni dietro le sbarre, mentre Nicholas Slatten ci passerà il resto della sua vita. Fu lui a sparare per primo. Il processo, con accuse che vanno dall'omicidio all'omicidio colposo, fino a reati relativi alle armi da fuoco, era iniziato a giugno dell'anno scorso, quasi sette anni dopo i fatti, e i quattro imputati si erano dichiarati non colpevoli. Il giudice Royce Lamberth, pur riconoscendo che quel giorno i quattro furono presi dal panico, ha deciso di condannarli, comunque al minimo della pena possibile, per i reati di cui sono stati giudicati colpevoli, e di respingere sia gli appelli alla clemenza da parte della difesa sia la richiesta di infliggere loro una condanna particolarmente severa avanzata dall'accusa. Quel giorno, il 16 settembre 2007, Slough, Liberty, Heard e Slatten erano di scorta ad un diplomatico americano e, ritenendo di essere sotto attacco, aprirono il fuoco con armi automatiche e lanciagranate, in piazza Nisur, nel centro di Baghdad, facendo una carneficina. Secondo la difesa, poco prima della sparatoria c'era stata una detonazione a breve distanza dal luogo dove si trovavano i contractor della Blackwater, che ritennero quindi di essere caduti in un'imboscata e affermarono di essere stati presi di mira dal tiro incrociato degli insorti. La vicenda ebbe all'epoca grande eco e pesanti ripercussioni, esacerbando ulteriormente i sentimenti anti-americani che già erano fortemente in aumento in tutto l'Iraq. Difficilmente la sentenza di oggi metterà la parola fine alla battaglia legale, poiché gli avvocati della difesa hanno fatto sapere di avere numerosi elementi per presentare appello.
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TITOLO: Italicum, minoranza Pd: "Senza modifiche ci opporremo". Renzi: "Si decide, non è Monopoli"
DATA: 2015-04-14
OCCHIELLO: La corrente di minoranza del Pd guidata da Roberto Speranza apre a sostituzioni dei: 'dissidenti' in commissione. Boccia propone una mediazione. Brunetta: "Fi. ..
TESTO:ROMA -  Area Riformista, la corrente di minoranza del Pd che nei giorni scorsi ha lanciato un appello per la modifica dell'Italicum, ha deciso: all'assemblea del gruppo del Pd di domani sera voterà contro l'Italicum se il premier-segretario Matteo Renzi non aprirà alle modifiche richieste. La posizione da tenere poi in Aula verrà poi decisa successivamente. Tuttavia gli esponenti di Area riformista in Commissione Affari costituzionali della Camera contrari all'Italicum chiederanno di essere sostituiti per evitare di votare in maniera difforme dalle indicazioni del gruppo. Lo ha riferito Matteo Mauri, a margine della riunione. "In  Commissione - ha ricordato Mauri - la delegazione del gruppo deve riflettere la posizione ufficiale, mentre in Aula il discorso è diverso ed ogni deputato decide per proprio conto" per il principio dell'assenza del vincolo di mandato. Pier Luigi Bersani prende tempo: "Sspettiamo, domani sera vedremo". Ma se la minoranza dem punta i piedi,   Matteo Renzi? sembra deciso a tirare dritto per la sua strada.   Il premier conferma che "entro l'anno il grande processo di riforma del paese", riforma costituzionale, legge elettorale, fisco, pa, lavoro e giustizia, "sarà portato a compimento". E più tardi parlando all'inaugurazione del salone del Mobile a Milano, aggiunge: "L'iter delle riforme e dell'Italicum in particolare non è il Monopoli", "non si può ricominciare e tornare a Vicolo corto. Ora si decide - assicura- dopo anni e mesi di dibattiti e discussioni". Segnali di apertura arrivano da Gianni Cuperlo, presidente dell'Associazione Sinistradem - Campo aperto: "Sì a una buona riforma. No ai pregiudizi di qualunque segno. Domani sera ascolterò la relazione del premier e spero ancora di trovare nelle sue parole quella volontà di ascolto che può aiutare tutti a tagliare il traguardo di una buona legge elettorale. L'alternativa non è tra l'Italicum com'è adesso o il ricominciare daccapo. Continuo a credere che alcune modifiche possono migliorare la legge, allargare la maggioranza a suo sostegno, unire tutto il Pd e favorire l'approvazione di quella riforma costituzionale destinata, a sua volta, a essere perfezionata dal Senato. Proviamoci ancora". Ma il presidente del Consiglio deve fare i conti non solo con le grane interne. Il fronte del no comprende anche Forza Italia, il cui direttivo ha deciso all'unanimità di respingere una legge elettorale "blindata" e di presentare "pochi, ma forti e determinati, emendamenti nei quali tutto il gruppo possa riconoscersi". In un tweet il capogruppo alla Camera Renato Brunetta sintetizza:
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TITOLO: Vendola riparte da Sel: "Pronto a fare anche il militante, voglio ritrovare l'allegria"
DATA: 2015-04-14
OCCHIELLO: Bilancio di dieci anni a capo della Puglia. Le parole del leader fanno pensare a un passo indietro ma è lo stesso governatore a precisare: "Voglio portare. ..
TESTO:Parole interpretate come un abbandono della sua creatura politica. Ma dopo i primi titoli sui siti internet, poi ripresi dalle agenzie di stampa, il governatore si è fermato a precisare: "In questo momento  torno a tempo pieno alla guida di Sinistra ecologia libertà, e il mio auspicio e la mia speranza è che sel possa nelle prossime stagioni essere protagonista di un grande rinnovamento della sinistra italiana. E auspico per me, dentro questo percorso, la possibilità in futuro ad un certo punto di fare un passo indietro. Oggi - ha aggiunto il governatore -  la notizia era ed è  il bilancio di un'esperienza di governo, peculiare ed importante come quella che è stata ritenuta da molti il cosiddetto 'laboratorio pugliese". Dieci anni di governo tra gioie e dolori ripercorsi in una conferenza stampa partecipata da tutti gli umini e le donne che gli sono stati accanto in questa cavalcata. "E' stata un'esperienza molto bella ma anche dolorosa - ha detto - so che abbiamo avuto inciampi e criticità in una regione in cui la crisi ha prodotto 800mila poveri. Ma noi abbiamo fatto la guerra alla povertà non ai poveri. Non penso di aver strumentalizzato il mio ruolo di governatore per giovarne come leader di partito. Ho fatto il contrario. Ho provato a usare il mio ruolo di leader per raccontare la Puglia nel mondo". "Il potere ti può divorare l'anima, e la relazione umana è l'antidoto - ha aggiunto - a una overdose di potere". "Ogni giorno in questi dieci anni - ha continuato - ho cercato di comportarmi ricordando che il potere bisogna attraversarlo senza lasciarsi attraversare da lui. Bisogna stare nel potere senza essere del potere. Quando dieci anni fa sono entrato in questo palazzo mi sono spaventato molto. Prima li vedevo da lontano e ne denunciavo le incongruenze. Sono stato molto determinato nell'immaginare che dieci anni concludono naturalmente un ciclo. E sono grato a tutti quelli che mi hanno sopportato. La Puglia non c'era. Era un concetto geografico sulla mappa. E neanche particolarmente attrattiva per gli italiani. Invece oggi è un brand di qualità". "Il mio futuro sono questi due mesi - ha detto ancora - nei quali sarò impegnatissimo a fare quello che è mio dovere fare, dopo mi prenderò qualche giorno di riposo. Avrò il tempo per riorganizzare la mia vita. L'obiettivo mio fondamentale è recuperare la cosa che più mi è mancata in questo decennio, l'allegria. Voglio che mi restituiscano l'allegria. Perché vivere spericolatamente è un vivere ogni giorno dovendo stare su tutte le frontiere, sentirsi responsabile di tutti con dei giorni e delle notti che sono indimenticabili, come i giorni e le notti dei fuochi sul Gargano o dell'alluvione sulle Murge o la strage di Castellaneta, sono giorni indimenticabili e rischi di perdere il rapporto corretto col riposo, con il respiro della vita".  
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TITOLO: Pirellone, un leghista garante per l'infanzia: sul suo profilo Fb frasi razziste e foto shock
DATA: 2015-04-14
OCCHIELLO: L'elezione è arrivata alla sesta votazione a maggioranza assoluta, dopo una serie di fumate nere, fra le proteste dell'opposizione. Anche il governatore Maroni. ..
TESTO:Con 44 voti a scrutinio segreto il  centrodestra che governa la Lombardia, Lega in testa, ha eletto nuovo garante dell'infanzia nel consiglio regionale lombardo il leghista Massimo Pagani, ex assessore provinciale alla Famiglia nella giunta guidata da Guido Podesta, nonostante le proteste dell'opposizione di centrosinistra per le foto shock e gli slogan razzisti pubblicati sul suo profilo su Facebook: dalle punizioni in Bolivia ai ladri a suon di bastoni di legno alle foto con il leader del Carroccio, Matteo Salvini, con lo slogan 'diamo a Salvini una ruspa'. L'elezione è arrivata alla sesta votazione a maggioranza assoluta, dopo una serie di fumate nere. Segno che inizialmente c'erano molti mal di pancia anche nelle file del centrodestra. Non sono mancati nemmeno i colpi di scena: la sesta votazione è stata ripetuta perché un consigliere regionale aveva votato due volte. Nelle votazioni precedenti Pagani aveva ricevuto prima soltanto dieci voto, saliti poi a 30. Fino a 40, uno meno della maggioranza necessaria. Tra i voti determinanti c'è quello del governatore Roberto Maroni. Il Pd - che dall'opposizione aveva proposto Elisa Ceccarelli, sostenuta dalla Caritas e altre associazioni - protesta con Sara Valmaggi: "È una decisione insostenibile. Hanno scelto la persona sbagliata". Lo scorso 24 marzo il nome di Pagani non è riuscito nemmeno  a raggiungere il quorum  previsto dallo statuto della Lombardia, che prevede una maggioranza di due terzi nelle prime tre votazioni. Tra gli articoli postati sul suo profilo su Facebook, molti riguardano il tema dei campi rom.
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TITOLO: Pensioni, Tito Boeri: "Così cambierà la Fornero"
DATA: 2015-04-14
OCCHIELLO: Parla il presidente dell'Inps: "Pensioni il primo del mese, uscite dal lavoro flessibili, reddito minimo agli over 55". Le scelte toccheranno al Parlamento ma. ..
TESTO:ROMA - Un reddito minimo garantito per gli over 55 in condizioni di povertà, una maggiore flessibilità di uscita dal lavoro per cambiare la legge Fornero, l'armonizzazione delle regole previdenziali per tagliare quelli che sono soltanto privilegi e per recuperare, all'interno del sistema, le risorse per rendere più equo il nostro welfare state. Da Princeton dove è stato invitato dall'Università (già da prima di aver accettato il suo attuale ruolo) a tenere una conferenza sul nuovo contratto di lavoro italiano a tutele crescenti, Tito Boeri, presidente dell'Inps, anticipa le linee del pacchetto di proposte che l'istituto presenterà al governo a giugno. "Ma prima  -  dice  -  vogliamo realizzare un'operazione socialmente importante". Quale? "Pagare dal prossimo mese di giugno tutte le prestazione dell'Inps, dalle pensioni alle indennità di accompagnamento, il primo di ogni mese e non più come adesso in date differenti in relazione alla prestazione e al fondo di gestione. Abbiamo chiesto alle banche di condividere la nostra proposta. Le Poste hanno già accettato, entro mercoledì aspettiamo la risposta degli istituti di credito. Deve essere un'operazione a costo zero: lo Stato incasserà meno interessi sui ratei che ora paga il 10 o il 16 del mese, in cambio alle banche, che incasseranno prima, abbiamo chiesto di abbassare i costi dei bonifici". Qual è il vantaggio? Perché parla di operazione socialmente importante? "Perché con le regole attuali avremmo avuto pensionati poveri, con problemi di liquidità, che avrebbero ricevuto le pensioni dieci giorni più tardi, per effetto di un recente provvedimento normativo. Inoltre, unificando le pensioni si assicura migliore funzionalità del servizio, riduzione dei costi, maggiore trasparenza, liquidità per fronteggiare spese tipicamente concentrate a inizio mese. È il primo passo verso l'unificazione delle pensioni. Perché  -  anomalia italiana  -  molti pensionati ricevono pezzi di pensioni da fonti diverse. Per ogni due pensionati ci sono tre pensioni erogate. Unificando i trattamenti semplificheremo la vita di tutti e avremo dati più trasparenti". Con l'operazione trasparenza, la denuncia delle storture nel fondo piloti o degli ex dirigenti industriali, avete provocato la reazione di quelle categorie. Perché l'avete fatto? Proponete di intervenire sui cosiddetti diritti acquisiti? "Sono stato davvero stupito dalle accuse che ci sono state rivolte e dalle dietrologie che sono state fatte. Il nostro obiettivo è solo quello di aumentare la trasparenza. È un'operazione che serve a dare credibilità all'amministrazione pubblica, in particolare all'Inps. La credibilità serve a rinsaldare la coesione sociale che è alla base del patto tra generazioni. L'opinione pubblica è più informata, il decisore pubblico starà più attento. C'è anche chi ci ha criticato perché vogliamo permettere agli italiani di saperne di più su quali saranno le loro pensioni future con l'operazione "la mia pensione". Ma che visione hanno questi signori dell'Inps? Una macchina che occulta sistematicamente la verità ai cittadini? ". Conferma che a giugno presenterete il pacchetto di proposte dell'Inps per una riforma della previdenza? Vi volete sostituire al governo? "Anche su questo ho letto e sentito critiche sorprendenti fino all'accusa di violare la regole della democrazia. .. Penso che l'Inps, per il patrimonio di capitale umano di cui dispone, possa fare sulla sicurezza sociale quello che finora ha fatto la Banca d'Italia sul versante delle politiche economiche: avanzare proposte per risolvere i problemi. Detto ciò le nostre proposte si muoveranno lungo l'asse assistenza-previdenza. E non a caso ho parlato prima di assistenza. È da qui che partiremo". Con quale proposta? "Oggi c'è un problema sociale molto serio: quello delle persone nella fascia di età 55-65 anni che una volta perso il lavoro si trovano progressivamente in condizioni di povertà. Si calcola che non più di uno su dieci riesce a trovare una nuova occupazione. Questo ha provocato un aumento della povertà non essendoci alcun sussidio per gli under 65. Per queste persone è ragionevole allora pensare di introdurre un reddito minimo garantito". Nella crisi si è assistito anche all'aumento della disoccupazione giovanile e all'incremento dell'occupazione over 55. Una maggiore flessibilità in uscita non favorirebbe un ricambio generazionale? "Per la prima volta è accaduto il fenomeno che descrive lei: più disoccupazione giovanile, più occupazione tra gli over 55. Si è prodotto un conflitto generazionale che si può attenuare consentendo di lasciare il lavoro prima dell'età della pensione di vecchiaia. Ovviamente con effetti sull'assegno pensionistico: prima esci, meno prendi". Ma il governo ha escluso nuovi interventi sulle pensioni. "Noi avanzeremo la nostra proposta organica. Spetterà al governo decidere e al Parlamento valutare". Ci sarà anche l'idea di ricalcolare le pensioni con il metodo contributivo? Da qui arriveranno le risorse per il reddito minimo? "Stiamo riflettendo e stiamo elaborando simulazioni. Pensiamo che si debbano evitare il più possibile interventi sulle pensioni in essere. Se dovessero esserci esigenze finanziare, all'interno del sistema previdenziale, potremmo anche prenderla in considerazione ma solo per le pensioni alte, molto alte. Non per fare cassa ma per ragioni di equità". Oltre quale soglia? "Non posso rispondere, sono in corso valutazioni e simulazioni. Sono temi molto sensibili e c'è già chi gioca ad alimentare il terrore tra i pensionati attribuendomi affermazioni mai fatte come presidente dell'Inps". Cosa sta succedendo nel mercato del lavoro italiano? Dai vostri dai risulterebbero solo 13 assunzioni in più nel primo bimestre 2015. È così? "No, non è così. Questo è un modo distorto di leggere i dati al limite della malafede. È come leggere un bilancio guardando solo alle entrate e non alle uscite. Noi abbiamo comunicato le assunzioni, non le cessazioni nel mercato del lavoro che speriamo di avere a maggio. Quel che sta accadendo è una maggiore propensione a sottoscrivere contratti a tempo indeterminato senza ridurre le relative retribuzioni. Quest'ultimo aspetto non era affatto scontato".
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TITOLO: Italicum, giorni decisivi per il Pd. Oggi il vertice della minoranza
DATA: 2015-04-14
OCCHIELLO: La: "Grande riforma", così la chiama Matteo Renzi mentre si avvicina il momento della verità per il Pd e per l'Italicum che, assieme alla riforma che abolisce. ..
TESTO:La "Grande riforma", così la chiama Matteo Renzi mentre si avvicina il momento della verità per il Pd e per l'Italicum che, assieme alla riforma che abolisce il Senato legislativo, è appunto la Grande riforma. Che - promette il premier - sarà approvata entro l'anno al netto del referendum confermativo della legge costituzionale. E' la risposta del segretario-premier agli squilli di guerra della minoranza che non voterà la riforma elettorale se non sarà modificata. Ma Renzi non ha alcuna intenzione di rallentare il cammino delle riforme che rappresentano "la saldezza delle istituzioni" e che sono al centro dell'azione di governo. Né ha intenzione di modificare nemmeno di un solo emendamento il testo uscito dal Senato. Farlo significherebbe rallentare il cammino, rinviare la legge al Senato e vederla approvata chissà quando. Renzi non se lo può permettere, non lo vuole e non lo farà. Domani sera all'assemblea del gruppo parlamentare si deciderà se il Pd rimarrà unito o se le voci di scissione hanno davvero un fondo di concretezza. Certo è che la minaccia del voto di fiducia sulla riforma elettorale non è mai stata smentita e Renzi non è leader da farsi scrupolo ad usarla. Magari come misura estrema, ma non è esclusa. Sarebbe davvero l'anticamera della spaccatura definitiva: il Pd diventerebbe un'altra cosa da quella conosciuta finora. Ma è un'ipotesi estrema. Anche i renziani più ortodossi sperano che alla fine prevalga la lealtà di partito. Se non in tutti almeno nel gruppo che fa capo al presidente dei deputati Speranza. Del resto il richiamo costante alla regola secondo cui in democrazia si vota e poi anche la minoranza si allinea alla maggioranza serve proprio a questo: a convincere la minoranza a ingoiare l'Italicum 2.0. Intanto arriva un nuovo record sul fronte del debito pubblico, che è aumentato a febbraio di 3,3 miliardi portandosi a 2.169,2 miliardi. Mentre le entrate tributarie nel primo bimestre sono ferme a 58 miliardi.  
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TITOLO: Cuneo, sparatoria vicino a santuario: un morto e un ferito grave
DATA: 2015-04-14
OCCHIELLO: Ancora non è chiara ancora la dinamica dell’accaduto ma secondo le primissime informazioni la sparatoria sarebbe avvenuta dopo una lite tra vicini
TESTO:All? origine dell? agguato mortale un banale diverbio tra vicini di casa per motivi che, forse, si trascinava da tempo. L?omicida ha seguito la coppia fin nelle campagne di Villanova, a circa 20 chilometri di distanza da Manta, dove la vittima e la moglie Elda, 63 anni, si erano recati per raccogliere asparagi selvatici, sui bordi di un? area boschiva non distante dal santuario madonna della Noce. L?omicida ha atteso che i due fossero nel bosco. Ha lasciato che parcheggiassero l? auto, un fuoristrada Suzuki grigio, quindi li ha raggiunti e dopo un breve diverbio ha freddato l? uomo con diversi colpi di pistola, causandogli ferite mortali al torace. Poi ha sparato alla donna, colpendola alle gambe, ed è fuggito. È stata la donna a richiamare con le urla l? attenzione di un agricoltore della zona, che aveva udito i colpi d? arma da fuoco, e a dare l? allarme con il telefono cellulare .
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TITOLO: Salone del mobile: contrordine, l'ufficio ideale si ispira alle grotte della preistoria
DATA: 2015-04-14
OCCHIELLO: Oggi il taglio del nastro nella grande fiera di design che si apre a Milano. Il percorso attraverso i padiglioni dell'evento con l'architetto Michele De Lucchi<br clear='all'/>
TESTO:COMINCIA il Salone del mobile, il più importante appuntamento del mondo per l'arredamento e il design. A Milano, appena due settimane prima dell'Expo, non può che essere l'anteprima dell'Esposizione universale; o "l'aperitivo", come lo ha definito il sindaco Pisapia. Dinanzi a quest'accoppiata che rischia di schiantare Milano, Michele De Lucchi rilancia con ottimismo che assomiglia ad azzardo: "Italia creatrice di eventi: può e deve diventare leader mondiale". Eppure dovrebbe sapere bene di cosa parla. Al Salone presenta fra le altre cose "La passeggiata ", una mostra sull'ufficio del futuro. All'Expo il progetto più importante è il padiglione Zero, porta d'ingresso dei visitatori e quindi decisivo per una buona prima impressione. Nessun dubbio quindi sul successo dei due appuntamenti? "Il Salone del mobile è una macchina ben oliata e ben conosciuta, ma anche una festa che ha sempre dato ai tantissimi stranieri buone ragioni per tornare. L'Expo dovrà essere una festa come il Salone, ma durare sei mesi. Naturalmente sta mettendo a dura prova le nostre capacità organizzative, ma io ho fatto tante mostre e tante fiere in giro per il mondo ed ogni volta, come questa volta, è stata una corsa mozzafiato contro il tempo. Ma lanciare e ospitare eventi è nel nostro dna di italiani e dovremmo proporci con più convinzione in questo ruolo. Design, cibo, moda, sono in sé un invito alla gioia di stare insieme. Le nostre antiche ville hanno tutte un salone per balli e feste. Noi abbiamo la capacità di affrontare grandi temi coniugando l'impegno con la leggerezza, le questioni problematiche con il piacere. Il primato co- me paese degli eventi è possibile. Dobbiamo crederci e lavorare per questo". A proposito di lavoro, lei nella Passeggiata, la mostra allestita in fiera, immagina l'ufficio del futuro. Come sarà? "Soprattutto un luogo di relazioni. Oggi grazie alle tecnologie possiamo lavorare ovunque: da casa, in viaggio, in un parco. .. Ma le relazioni e gli scambi fra le persone restano insostituibili e l'ufficio ne è il luogo deputato. Dobbiamo solo renderlo più adatto". Come? "Né stanze chiuse, né open space, ma un luogo che offre alcuni spazi per concentrarsi da soli, e altri per socializzare, condividere, parlare. Un po' come le grotte di Lascaux". Prego? "Si nelle grotte di Lascaux l'uomo preistorico, ossessionato dal bisogno di soddisfare i bisogni primari, per la prima volta alza la testa e si mette a disegnare, fa arte. Così nell'ufficio dobbiamo trovare il tempo per riscattarci dalle urgenze primarie e privilegiare la conoscenza e lo scambio". La vicinanza con l'Expo non rischia di indebolire il Salone? "Credo di no. Anche se presenta ogni anno centinaia di nuovi prodotti, il Salone resta soprattutto una mostra di idee: lancia visioni del futuro che lasciano il segno in tutto il mondo. Anche questa volta accadrà così. Sarà influente nell'interpretare il senso della casa". Lei fra i vari progetti firma "Credenza" che vuole dire qualcosa di diverso sul senso della cucina. "Sì, con questo lavoro per Veneta Cucine ho voluto abbattere l'idea della cucina componibile per proporre un sistema di credenze, di mobili contenitore di varie dimensioni che possono essere scelti e disposti più liberamente in un ambiente aperto, informale e più semplice da adeguare a nuove esigenze abitative " Nell'alternanza biennale al Salone, questo non è l'anno della cucina ma quello dell'illuminazione. Eppure proprio a causa dell'influenza del tema dell'Expo, il cibo sarà uno dei protagonisti di questi. Lei cosa ne pensa del nostro rapporto con il cibo? "Che in cucina non siamo ancora abbastanza attenti a valutare con attenzione e obiettività il valore di quello che facciamo entrare nel nostro corpo. Una mancanza che trovo anche nei grandi chef: sanno preparare piatti meravigliosi, ma quasi sempre senza un vera riflessione sulle tante implicazioni, anche etiche, del cibo".
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TITOLO: Laura Bononcini: "Diamo un'opportunità ai figli ma i genitori devono vigilare"
DATA: 2015-04-14
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TESTO:LA STESSA Facebook sa bene che la presenza dei bambini sui social network può essere un problema. E infatti lo affronta con diverse iniziative. Da una parte ci sono i genitori che a volte con troppa leggerezza pubblicano foto dei figli. Dall'altra, ci sono gli stessi bambini che si iscrivono a Facebook mentendo sull'età (il social impone minimo 13 anni). "Alcuni, persino, sono aiutati dai propri genitori, nella procedura", spiega Laura Bononcini, che è a capo delle policy di Facebook in Italia. E voi che fate per contrastare il fenomeno? "Lavoriamo con associazioni e istituzioni a campagne dove spieghiamo a genitori, ragazzi e insegnanti che questa non è una piattaforma adatta ai bambini. C'è il Safer Internet Day, organizzato con il ministero dell'Istruzione. Con l'Associazione Pediatri abbiamo fatto un decalogo, che si trova negli studi medici, sull'uso consapevole dei social network. In collaborazione con Telefono Azzurro abbiamo creato una pagina Facebook dove gli utenti possono trovare informazioni e strumenti di difesa contro il cyber bullismo". Perché non è una piattaforma adatta ai bambini? "Chi ha meno di 13 anni dovrebbe entrare gradualmente in internet, guidato dai propri genitori. Per questo stesso motivo, i minorenni  -  fra i 13 e i 18 anni  -  hanno uno status particolare su Facebook. Sono più protetti: a chi riceve una richiesta di amicizia appare una finestrella di avviso: "attento, aggiungi questa persona solo se la conosci". Gli sponsor non possono mandare ai minorenni certi tipi di annunci, su alcool e siti di incontri per esempio". E qual è il vostro approccio verso l'abitudine, ormai diffusa, di pubblicare foto dei figli? "I genitori che pubblicano foto dei bambini fanno una scelta che deve essere informata e consapevole. Da parte nostra, forniamo strumenti con cui i genitori possono condividere quelle foto solo con persone precise, per esempio del proprio nucleo familiare. A questo scopo abbiamo lanciato Scrapbook qualche giorno fa, per ora solo negli Usa. È una nuova funzione. Permette ai genitori di creare un album con tutte le foto del proprio bambino, con la possibilità di decidere con precisione chi può accedervi". Molta stampa americana ha criticato, però, Scrapbook: esporrebbe ancora di più i bambini perché crea un luogo unico con tutte le loro foto. Si sospetta inoltre che Facebook voglia mettere un'ipoteca su futuri utenti; formando un'identità digitale ai bambini prima ancora che questi si iscrivano al social. "In realtà abbiamo risposto a un'esigenza dei genitori: volevano usare Facebook a mo' di album con le foto dei propri figli, senza necessità di condividerlo con estranei. Vogliono anche poter "taggare" il bambino, scrivendo il suo nome come "etichetta" su tutte le foto. Cosa che senza Scrapbook non possono fare, dato che il bambino non è un utente Facebook. Ma Scrapboook non espone il bambino pubblicamente, perché è uno strumento a uso solo dei genitori".
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TITOLO: Diaz, il poliziotto del G8 su Fb: "Lo rifarei mille e mille volte". Renzi, faremo presto chiarezza
DATA: 2015-04-14
OCCHIELLO: Sul profilo di Fabio Tortosa, poliziotto di 42 anni, romano, il commento è del 9 aprile, due giorni dopo la condanna da parte della Corte europea dei diritti. ..<br clear='all'/>
TESTO:Pubblicato nella notte del 9 aprile alle 23,14, il commento del poliziotto non aveva avuto grossa risonanza. Pochi "amici" sul profilo, circa 150, e nel pomeriggio di oggi aveva raggiunto 190 "like", i pollici all'insù su un massacro che macchia l'Italia davanti all'Europa. Degli ulteriori 194 commenti registrati molti condividevano con entusiasmo le parole del poliziotto. Che il giorno dopo, venerdì 10 aprile, era tornato sul suo ragionamento: "Esistono due realtà, due verità. La verità e la verità processuale. La verità processuale si è conclusa con una condanna di alcuni vertici della polizia di Stato e del mio fratello Massimo Nucera a cui va sempre il mio grande rispetto ed abbraccio. Poi esiste la verità, quella con tutte le lettere maiuscole. Quella che solo io e i miei fratelli sappiamo, quella che solo noi che eravamo lì quella notte sappiamo. Una verità che non abbiamo mai preteso che venisse a galla. Una verità che portiamo nei nostri cuori e nei nostri occhi a distanza di quasi 15 anni, quando quegli uomini incredibili si reincrociano in ogni piazza d'Italia in cui ci sia da avversare i nemici della democrazia. Quegli occhi che si uniscono in un abbraccio segreto. In un convenzionale e silenzioso 'si', lo sappiamo, ci hanno inculato. Ma che importa? non era la gloria quello che cercavamo. Quello che volevamo era contrapporci con forza, con giovane vigoria, con entusiasmo cameratesco a chi aveva, impunemente, dichiarato guerra all'Italia, il mio paese, un paese che mi ha tradito ma che non tradirò".
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TITOLO: Migranti: 1200 a Palermo, 700 a Rc. Superstiti: "400 vittime". Pozzallo, morto gettato agli squali
DATA: 2015-04-14
OCCHIELLO: Profughi nei centri di accoglienza di Giacalone e Trabia. Sulla nave Orione arrivata al porto calabrese è nata una bambina nella notte. La polizia di Ragusa. ..<br clear='all'/>
TESTO:L'arresto dello scafista a Ragusa. Intanto la polizia di Ragusa ha fermato il presunto scafista del gommone sbarcato ieri a Pozzallo, accusandolo anche della morte di un migrante. E' il 14mo fermato del 2015 ed è originario della Guinea. All'uomo non è contestato soltanto il favoreggiamento dell' immigrazione clandestina, ma anche la morte, derivante da altro reato, di un migrante, deceduto durante la traversata dopo aver esalato benzina che si era rovesciata sul fondo del natante a causa del mare mosso. La salma, hanno raccontato alcuni testimoni, è stata gettata in mare e il corpo è stato dilaniato dagli squali che seguivano il gommone. L'allarme del ministro. Il problema dell'immigrazione "va risolto alla radice", stabilizzando la Libia, ha detto il ministro degli esteri, Paolo Gentiloni a Radio24. "E' un po' poco che una superpotenza economica come l'Ue spenda 3 milioni al mese", ha aggiunto, ribadendo che vanno colpite "le organizzazioni che fanno questo traffico e stabilizzare la Libia". Mentre da Doha il ministro della Giustizia Andrea Orlando aggiunge: "Dietro il traffico di esseri umani ci sono attività criminali altamente redditizie" e "siamo consapevoli dell'elevato rischio che le organizzazioni criminali che le controllano possano entrare nei circuiti di finanziamento del terrorismo e di un'ampia serie di crimini transnazionali". Altri due morti ad Agrigento. Sono arrivati intorno alle 20, sulla banchina del porto di Porto Empedocle (Agrigento), i 249 migranti soccorsi al largo dell? isola di Lampedusa dalle motovedette della Guardia costiera italiana. Sono arrivati a bordo della motonave? Sansovino? , il traghetto di linea che collega Porto Empedocle con l? arcipelago delle Pelagie. A bordo della nave c? erano anche le salme di due migranti e tre persone sottoposte a fermo dalla Squadra Mobile della Questura di Agrigento. Gli investigatori, diretti dal commissario capo Giovanni Minardi, mantengono il massimo riserbo sulle indagini e non si sbilanciano sulla natura del fermo, ma non è escluso che si possa trattare dei presunti scafisti del barcone che ieri, ribaltandosi, ha fatto registrare nove morti. Una delle due salme giunte in serata a Porto Empedocle appartiene proprio ad una delle 9 vittime di quel naufragio, avvenuto ad 80 miglia a Sud di Lampedusa. Altri 317 migranti erano arrivati intorno alle 16.30 a Porto Empedocle (Agrigento) a bordo di un pattugliatore della Guardia di finanza.   La visita del ministro europeo. La nuova emergenza immigrazione nel canale di Sicilia richiede un'azione immediata anche a livello europeo: ne è consapevole il commissario Ue agli Affari interni e all'Immigrazione, Dimitris Avramopoulos, che ha annunciato una viaggio "in Sicilia, la prossima settimana, per incontrare il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, e visitare i centri di accoglienza per gli immigrati". Avrampoulos ne ha parlato al termine dell'audizione all'Europarlamento su questo tema. "Gli Stati hanno già avuto fondi europei per affrontare l'emergenza" immigrazione, ha ricordato il commissario, "e siamo pronti a stanziarne altri, ma non si tratta solo di questo, quanto anche di mettere a punto una strategia a lungo termine". La Commissione, ha ricordato, è al lavoro su un'agenda che fissi i caposaldi della nuova politica Ue per l'immigrazione, che sarà presentata entro la fine di maggio: "Finora l'approccio è stato frammentario", ha ammesso Avramopoulos, "ora vogliamo che sia comune e completo".
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TITOLO: Strage del Rapido 904, Totò Riina assolto: "Non fu il mandante"
DATA: 2015-04-14
OCCHIELLO: Il boss mafioso, in carcere a Parma, unico imputato per l'attentato del 23 dicembre 1984. Non ha assistito alla lettura della sentenza da parte dei giudici. ..<br clear='all'/>
TESTO:Riina oggi è stato assolto dalla Corte d'assise perché "manca la prova piena che sia colpevole" - ha spiegato il suo difensore Luca Cianferoni - "praticamente è la vecchia insufficienza di prove". La sentenza è stata letta dal presidente della corte d'assise di Firenze Ettore Nicotra nel pomeriggio dopo che in mattinata il pm Angela Pietroiusti aveva chiesto, per Riina, l'ergastolo. Per l'attentato è stato già condannato nel 1992 il mafioso Pippo Calò, con sentenza definitiva, in concorso con altri due mafiosi, Guido Cercola e Franco Di Agostino, e con l'artificiere tedesco Friedrich Schaudinn. Indagini, successivamente, avevano stabilito anche il coinvolgimento di Totò Riina. "Alla fine - ha commentato il legale di Riina Luca Cianferoni - questi processi rendono simpatici anche imputati difficili.   Il convitato di pietra è lo Stato, che non fa una bella figura, nella sua parte cosiddetta di intelligence. I servizi segreti sono il vero problema della giustizia penale. Bisogna aprire gli armadi con gli scheletri". L'ACCUSA Secondo l'accusa Riina è il "principale artefice di questo fatto, lo ha determinato", su questo "non c'è il minimo dubbio - aveva detto il pm finendo la requisitoria - concludo chiedendo la pena massima dell'ergastolo. Si chiede la condanna non perché non poteva non sapere - ha spiegato - perché era a capo dell' organizzazione, ma perché Riina esercitava questo potere. Solo con la sua autorizzazione è stato fornito l'esplosivo a Calò e solo lui poteva decidere la destinazione dell'esplosivo. Riina è il determinatore, lui dà questo contributo decisivo". Rapido 904, i pentiti: "Cosa Nostra aveva centinaia di chili di esplosivo"
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TITOLO: Strage di Milano, Mattarella ai funerali di Stato. Renzi: "Freniamo la proliferazione delle armi"
DATA: 2015-04-14
OCCHIELLO: La cerimonia funebre, mercoledì alle 16 in Duomo, sarà officiata dal cardinale Scola: ci saranno anche Grasso e Boldrini. Funerali in forma privata a Monza, ... <br clear='all'/>
TESTO:Magistrati, avvocati, semplici cittadini si sono stretti attorno al dolore delle famiglie e per tutto il pomeriggio hanno sfilato e sono rimasti a fianco delle due bare per rendere omaggio al giudice Fernando Ciampi e all'avvocato Lorenzo Claris Appiani, due delle vittime della strage di giovedì scorso al Palazzo di giustizia di Milano. "Una ferita", come hanno detto in molti, che la città "non potrà mai dimenticare". E per far sentire la presenza dello Stato ed esprimere cordoglio ai familiari, anche il premier Matteo Renzi ha voluto essere alla camera ardente allestita all'interno del tribunale. Domani l'ultimo saluto con i funerali di Stato, cui sarà presente anche il presidente Sergio Mattarella. Le esequie solenni di Appiani e Ciampi saranno celebrate nel Duomo di Milano alle 16 dall'arcivescovo Angelo Scola e anche il Palazzo di Giustizia si fermerà con le udienze che si concluderanno prima per consentire a tutti di partecipare. Per Giorgio Erba, invece, terza vittima dell'imputato-killer Claudio Giardiello, i funerali si terranno domani mattina in forma privata, come deciso dalla sua famiglia, nel Duomo di Monza. Vi parteciperanno anche il presidente della Corte d'appello Giovanni Canzio, il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati e il presidente dell'Ordine degli avvocati milanesi Remo Danovi. A loro tre, come agli altri vertici degli uffici giudiziari milanesi, tra cui il presidente facente funzione del tribunale  Roberto Bichi, Renzi ha assicurato il massimo impegno e provvedimenti al più presto per garantire la sicurezza in tutti i tribunali.
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TITOLO: Rivolta al tribunale di Napoli, avvocati inferociti "E' un'umiliazione". Feriti quattro agenti.
DATA: 2015-04-14
OCCHIELLO: Sfondata una porta a vetri e identificati due avvocati. Modificate le nuove misure di sicurezza: si entra con il tesserino. Intanto l'ordine annuncia tre. ..<br clear='all'/>
TESTO:"E' paradossale, non si può cominciare giornata udienze con file di oltre tre ore - si indigna l'avvocato Bruno Von Arx - Deve essere immediatamente indetta per la tutela di tutti, un'astensione dalle udienze. Finchè non sarà regolarizza questa situazione non c'è altra possibilità". Alle 11 la situazione sembra tornare lentamente alla calma, ma chi arriva in Tribunale si trova davanti a una scena surreale, con agenti in divisa e polizia municipale schierati davanti ai varchi di ingresso e agli incroci stradali. Una jeep dei carabinieri è ferma davanti all'ingresso principale.   I vigili, impegnati in prima linea sin dal mattino, deviano il traffico in via Lauria e presidiano le strade. Le nuove regole per accedere al Tribunale di Napoli erano entrate in vigore ieri dopo la tragedia a Milano. Ma i controlli minuziosi ed accurati anche per avvocati e testimoni allungano fino all'esasperazione i tempi di attesa, arrivando a bloccare anche udienze e atti. Già lunedì 13, la situazione era "esplosa" con code interminabili a causa dei controlli con scanner e metal detector anche per chi lavora negli uffici giudiziari. Il presidente della Camera penale Attilio Belloni convoca un'assemblea urgente sull'emergenza. Alle 12 il procuratore generale in Corte d'appello, Luigi Mastrominico, modifica le norme di sicurezza che impongono a tutti di passare sotto i metal detector,  per rendere più fluido l'accesso.   Gli avvocati di Napoli potranno accedere a palazzo di giustizia solo esibendo il tesserino. "Per la carenza di attrezzature, giudici, avvocati e amministrativi - spiega il pg Luigi Mastrominico - accederanno con l'esibizione di tesserini di riconoscimento, e i controlli al metal detector nei loro confronti saranno effettuati eventualmente a campione. Il provvedimento non è stato revocato, sono solo state modificate le modalità'" Il provvedimento che modifica i nuovi controlli viene annunciato, ma non ufficialmente notificato. Si crea un cortocircuito. E così dopo una riunione fiume il Consiglio dell? Ordine degli avvocati di Napoli nel pomeriggio proclama, a partire da domani, tre giorni di astensione dalle udienze, perchè "la recente disposizione della procura generale non ha consentito e non consente il regolare svolgimento delle udienze civili e penali, impedendo l'esercizio della professione, con gravi danni  per l'utenza ". Twitter: @cristinazagaria  
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TITOLO: Esportazione di armi in Eritrea, 4 anni a Prosperini: fu assessore al Pirellone con Formigoni
DATA: 2015-04-14
OCCHIELLO: L'ex esponente della Lega e di Alleanza nazionale era accusato di esportazione illegale di materiale d'armamento verso l'Eritrea e di evasione fiscale. Nel. ..<br clear='all'/>
TESTO:L'ex assessore regionale lombardo Piergianni Prosperini è stato condannato a quattro anni di reclusione nel processo milanese in cui era accusato di esportazione illegale di materiale d'armamento verso l'Eritrea e di evasione fiscale. Lo ha deciso la quarta sezione penale del tribunale di Milano, che ha invece prosciolto l'ex politico lombardo da un'altra accusa: la 'mancata esecuzione dolosa del provvedimento di un giudice'. Prosperini, che in passato ha già avuto diversi guai giudiziari, è stato condannato in particolare per aver preso parte al trasferimento verso il Paese africano di "dieci cannocchiali notturni di terza generazione" per fucili di precisione. Nel processo sono stati condannati altri due imputati a pene sospese e altre persone accusate, a vario titolo, di corruzione e truffa sono state invece assolte. Secondo l'ipotesi accusatoria (sostanzialmente accolta dal tribunale) Prosperini avrebbe ricevuto in nero le somme di denaro che gli erano stati riconosciute come percentuale per il suo ruolo di mediatore tra alcune aziende italiane e il governo eritreo.
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TITOLO: Morte Ciro Esposito, procura chiede processo per De Santis
DATA: 2015-04-14
OCCHIELLO: L'ex ultrà giallorosso è accusato di aver sparato al tifoso napoletano il 3 maggio 2014 prima della finale di Coppa Italia e morto dopo un'agonia di 53 giorni<br clear='all'/>
TESTO:La procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio di Daniele De Santis, l'ex ultrà giallorosso accusato dell'omicidio di Ciro Esposito, ferito gravemente il 3 maggio 2014 poco prima della finale di Coppa Italia Fiorentina-Napoli e morto dopo un'agonia di 53 giorni. La richiesta sarà esaminata dal gup il 28 aprile prossimo. De Santis deve rispondere di omicidio volontario, tentato omicidio e porto abusivo di armi. A chiedere il rinvio a giudizio sono stati i pm Eugenio Albamonte e Antonino Di Maio. A rischiare il processo sono anche due tifosi napoletani, Gennaro Fioretti e Alfonso Esposito, i quali facevano parte del gruppo che, con Ciro Esposito, si avventarono contro "Gastone". Sono accusati di rissa aggravata. Dal procedimento sono state stralciate le posizioni di quattro romanisti sospettati di aver spalleggiato De Santis.
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TITOLO: Ostia, arrivano le ruspe. "Abbattiamo chioschi abusivi sulle spiagge e apriamo varchi al mare"
DATA: 2015-04-14
OCCHIELLO: L'annuncio del senatore Pd e commissario del partito sul litorale Esposito. Orfini (Pd): "Rimuoviamo abusi". Marino: "Restituiamo ai romani la legalità". ... <br clear='all'/>
TESTO:Alcuni proprietari e gestori dei chioschi sgomberati hanno accusato malori mentre i vigili urbani smantellevano i chioschi e rimuovovano tavolini, sdraio e recinzioni per riportare alla cubatura originale i locali "illegali" che come nel caso del sesto 'cancello' superano di 100 volte il valore previsto per legge, e tecnici e operai portavano via lampade e oggetti di arredamento. "Sono qui dalle otto - racconta il proprietario sdraiato a terra davanti al cancello d'ingresso delle spiagge di Castelporziano - ma non mi vogliono far entrare. Mi sento male, sono cardiopatico. Non è giusto, ci stanno trattando come ladri". Poi l'aggressione verbale all'assessore Sabella che ha risposto: "Noi abbiamo deciso di rendere esecutiva una sentenza di primo grado, se otterrete la sospensiva le ruspe si fermeranno, ma per ora andiamo avanti". Dura anche la protesta del proprietario del lido Shilling, Renato Balini. "E' un danno al nostro patrimonio - dice - vorrei capire chi ha mai detto che non facciamo passare le persone". L'ingresso alle spiagge libere attrezzate ora resta presidiato: il timore è quello di una possibile occupazione dei chioschi che nei prossimi giorni saranno sgomberati. Poi le ruspe si sono spostate negli stabilimenti, prima alla Rotonda e poi al Kursaal. Qui sono stati rimossi i cancelli che impedivano l'accesso al mare. "Si aprono i varchi" ha subito twittato Esposito. Presente qui anche il sindaco Marino. Legambiente intanto dice: "Bene le operazioni di stamattina, ma ora sia abbattuto il lungomuro, vero ecomostro del litorale romano". Proprio ieri Esposito, che aveva dato l'annuncio della decisione del Tar di negare la sospensiva chiesta da Federbalneari sull'apertura voluta del Campidoglio dei varchi al mare, aveva detto: "E' questione di ore e arriveranno le ruspe. Noi ci siamo dati un obiettivo, che è quello dell'apertura dei varchi entro il primo maggio". "Le barriere - aveva aggiunto - sono state messe in maniera illegale, dietro questa vicenda c'è la rappresentazione di una situazione che ad Ostia da alcuni è vissuta come normale. Intendiamo procedere all'abbattimento dei cancelli". "Si provvederà con gli strumenti che saranno necessari. Difficilmente potremo abbattere i chioschi abusivi con il piccone" aveva concluso.
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TITOLO: Mafia, la Corte di Strasburgo: "Contrada non andava condannato". Lui: "La mia vita è distrutta"
DATA: 2015-04-14
OCCHIELLO: Il reato contestato: "non era sufficientemente chiaro". Stato italiano condannato a versare 10 mila euro per i danni morali. L'ex agente del Sisde: "Sentenza. ..<br clear='all'/>
TESTO:Bruno Contrada non doveva essere condannato per concorso esterno in associazione mafiosa perché, all'epoca dei fatti (1979-1988), il reato non "era sufficientemente chiaro". Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani. Lo Stato italiano deve versare all'ex numero due del Sisde 10 mila euro per danni morali. Già nel 2014 la corte di Strasburgo aveva condannato l'Italia per la detenzione dell'ex funzionario del Sisde. Secondo i giudici le condizioni di salute di Contrada, tra il 2007 e il 2008, non erano compatibili con il regime carcerario. Adesso i suoi legali puntano alla revisione del processo. "Ho presentato due mesi fa la quarta domanda di revisione e la corte di appello di Caltanissetta mi ha fissato l'udienza il 18 giugno. La sentenza di Strasburgo sarà un altro elemento per ottenere la revisione della condanna", commenta l'avvocato Giuseppe Lipera legale dell'ex numero 2 del Sisde dopo al decisione della Corte europea dei diritti umani. "Ora capisco perché nonostante le sofferenze quest'uomo a 84 anni continui a vivere", conclude Lipera. "Sono frastornato, sconvolto, ansioso di sapere di più", commenta a caldo Bruno Contrada. "Lei sta parlando con un uomo la cui vita è stata devastata da 23 anni, dal 1992 ad oggi: ho subito sofferenza, dolore, umiliazione e devastazione della mia esistenza e della mia famiglia. Si può immaginare ed è intuibile qual è il mio stato d'animo in questo momento. Poco fa ho sentito il mio avvocato che mi ha comunicato la decisione della Corte europea per i diritti dell'uomo. Aspetto di leggere la sentenza -conclude l'ex numero tre del Sisde- per rendermi conto di cosa dice e per quale motivo è stato accolto il mio ricorso". Da 23 anni la sua vicenda giudiziaria tiene banco non solo nelle aule di giustizia italiane ed europee ma anche nel dibattito politico e giudiziario perchè Bruno Contrada, 84 anni, napoletano ma palermitano d'adozione, quando fu arrestato era ai vertici degli apparati investigativi italiani, numero tre del Sisde, dopo aver percorso tutte le tappe dell' investigatore da dirigente di polizia ad alto funzionario dei servizi segreti nell' arco di un trentennio. Arrestato, la vigilia del Natale '92, l'anno delle stragi palermitane, poi a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa, è stato condannato a 10 anni di carcere il 5 aprile '96. Sentenza ribaltata in Corte d'appello il 4 maggio 2001: assolto. La Cassazione ha rinviato gli atti a Palermo. Poi la nuova condanna a 10 anni nel 2006, dopo 31 ore di Camera di consiglio della Corte d'appello palermitana, e la conferma della Cassazione l'anno successivo. Quindi il carcere, i domiciliari e poi la fine pena nell'ottobre 2012. Sono poi cominciati i tentativi di revisione del processo e gli appelli alla corte di Strasburgo per i diritti umani. Italia condannata due volte: nel febbraio 2014 perché il detenuto non doveva stare in carcere quando chiese i domiciliari per le sue condizioni di salute e oggi perchè l'ex poliziotto non doveva essere condannato per concorso esterno in associazione mafiosa perché, all'epoca dei fatti (1979-1988), il reato non "era sufficientemente chiaro". Contrada in questi anni ha sempre combattuto per "salvaguardare - diceva - l'onore di un uomo delle istituzioni". "Voglio l'onore che mi hanno tolto, non ho perso fiducia nello Stato" ripeteva. Ha parlato dei tanti collaboratori di Giustizia che lo accusavano, con disprezzo, ricordando quando lui e i suoi uomini della questura di Palermo li arrestavano trattandoli come delinquenti e presentavano ai magistrati dossier corposi sulla mafia. E si è sfogato, in questi anni, con gli amici su quella nebbia che nel processo è sembrata calare sul suo rapporto col capo della mobile di Palermo, Boris Giuliano, assassinato nel luglio '79 da Leoluca Bagarella mentre prendeva un caffè da solo al bar. "Eravamo due fratelli - ha detto - lavoravamo fianco a fianco. Non mi sono mai fermato nelle indagini sul suo omicidio". Sono stati scritti almeno quattro libri sulla sua vicenda giudiziaria e migliaia di articoli di giornale che hanno aperto dibattiti nel mondo politico e che hanno diviso l' opinione pubblica italiana.
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TITOLO: Karim Franceschi: "Io, l'italiano di Kobane. Così ho combattuto l'Is nel nome di mio padre che sconfisse i fascisti"
DATA: 2015-04-14
OCCHIELLO: Ha 25 anni. Suo papà oggi ne avrebbe 86 e fece la Resistenza. La madre è marocchina. È tornato a casa dopo avere lottato insieme ai curdi. "Quanti bambini. ..<br clear='all'/>
TESTO:Come è arrivato a Kobane? "Passando dalla Turchia. Era l'inizio di gennaio, con me avevo uno zaino con un po' di vestiti, il visto e il telefonino. Ho attraversato il confine a Soruc, scavalcando a piedi il filo spinato. Dall'altra parte c'erano i curdi dell'Ypg, le truppe volontarie di difesa. Prima mi hanno interrogato perché temevano fossi un infiltrato. Poi gli ho consegnato il cellulare e ho iniziato l'addestramento". Che consiste in cosa? "Mi facevano correre, stando attento alle mine. Poi mi hanno dato il kalashnikov e mi hanno insegnato a usarlo. Dopo quattro giorni mi hanno mandato al fronte perché uno dei nostri era stato ferito". Come eravate organizzati? "Non ci sono capi, non ci sono gradi, non c'è un comando centrale. Sono i veterani a decidere cosa fare. Ogni gruppo di sei ha un caposquadra. Il mio era giovanissimo, si è dato il nome di una montagna: Zagros. Ognuno ha un nome di battaglia: Fiamma, Leone, Pioggia. Premettiamo sempre il termine curdo Haval, che significa compagno. Io ero Marcello. Ma non riuscivano a pronunciarlo, dicevano "Marselo"". Ci sono altri italiani? "No, sono l'unico. Ci sono inglesi, americani e tedeschi. Per un periodo ho combattuto insieme a un ragazzo di Israele. Ne ho visti morire tanti, purtroppo. L'ultimo una settimana fa: Heredem, il combattente più grande di Kobane. È stato il mio mentore". Degli stranieri che si arruolano con l'Is cosa pensa? "Non li capisco. Purtroppo ce ne sono tantissimi ". Quando ha sparato la prima volta? "La prima notte di guardia. Stavo lì con il fucile in mano, non vedevo niente, cercavo le ombre nel buio. Non riuscivo a pensare a niente". Le tremavano le mani? "No, mai. Se tremano, non puoi colpire. Ho visto tre ombre avvicinarsi, hanno attaccato e ho fatto fuoco. Il mio compagno di appostamento ha acceso il visore notturno e ha visto due uomini che stavano trascinando via il terzo". Come si è sentito? "Che vuole che dica? Non è bello sparare a un altro essere umano". Il resto della giornata cosa facevate? "Stavamo nascosti nelle case semidistrutte. Non potevamo nemmeno alzare la testa, c'erano i cecchini ceceni. Quando calava la notte, uscivamo per il turno di guardia che durava sei ore. In tre mesi da Kobane siamo arrivati fino all'Eufrate. Poi sono stato spedito sul fronte opposto, a Tall Abyad". Pensava alla morte? "Non credevo che sarei mai tornato vivo. Una volta mi sono ritrovato da solo in una casa, circondato dai nemici. Lì ho detto: è finita. Invece sono riuscito a metterli in fuga, a forza di fucilate ". Come si fa a non impazzire? "Qualcuno dei nostri lo vedevo pregare, in silenzio, con il rosario in mano. Io non ho mai pregato. Ci aiutavamo l'un l'altro, con piccole gentilezze: preparare la colazione per tutti, lavare le stoviglie degli altri. Mi è capitato di mangiare per due settimane di fila fagioli freddi in scatola, ma ogni tanto arrivava anche della Nutella". Avete catturato prigionieri? "Sì, li portavamo a Kobane e li sottoponevamo a un processo. Non ho mai visto giustiziare nessuno. I curdi non sono come l'Is. Hanno rispetto. Quello che fanno ai prigionieri le truppe del Califfato, invece, fa orrore. A ognuno di noi era stata data una bomba a mano nel caso venissimo catturati. .. meglio morti che in mano di quei pazzi". Teme ritorsioni adesso che è tornato in Italia? "Non ho paura". Tre mesi a Kobane cosa le hanno lasciato? "Il significato delle determinazione e coraggio. Ho visto donne piccolissime e gracili combattere come leoni, e per questo venivano seguite dagli uomini. Non importa quanto sei grande e forte, conta il cuore". Ritornerà in Siria? "No, non credo. Ho fatto la mia parte". Si sente un esempio per gli altri ragazzi della sua età? "Un esempio io? No, non sono nessuno".
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TITOLO: Xylella, ambientalisti non fermano le ruspe: tagliati i primi alberi malati
DATA: 2015-04-14
OCCHIELLO: Al grido di: "bastardi" hanno tentato inutilmente di bloccare gli abbattimenti nei campi di Oria, nel Brindisino<br clear='all'/>
TESTO:Una cinquantina di manifestanti che hanno invaso i terreni degli ulivi infetti e hanno bloccato le ruspe arrivate per eseguire l'ordine del commissario anti Xylella: "I nostri alberi non si toccano". Ma le proteste non sono servite a fermare i tagli selettivi imposti dal piano. Alta la tensione nei campi dove sono stati chiamati a intervenire gli agenti della Forestale e gli uomini dell'Airef. Sono in tutto sette gli ulivi positivi al contagio della Xylella, sulle centinaia passate al setaccio dai forestali nei giorni scorsi, fatte oggetto di prelievi e campionature analizzate in laboratorio. Appena gli ambientalisti, che presidiavano le ruspe, hanno sentito le motoseghe al lavoro e si sono accorti dell'abbattimento hanno cominciato ad inveire contro gli operai e le Forze dell'ordine che hanno presidiato la zona, ed hanno sbattuto le mani contro la recinzione che li separa dal fondo. Gli ambientalisti hanno urlato "Bastardi, assassini", ma non vi è stato alcun contatto fisico. Uno dei manifestanti è stato sorpreso dalla caduta di un albero abbattuto mentre si stava arrampicando sulla recinzione ed è precipitato sul terreno, senza però conseguenze.   Altri due sono saliti su un albero per 'salvare' gli altri alberi condannati a morte.
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TITOLO: Crollo dal soffitto della scuola appena ristrutturata, due bimbi feriti a Ostuni
DATA: 2015-04-14
OCCHIELLO: E' successo durante le lezioni. I piccoli portati in ospedale, sequestrato l'immobile. La rabbia dei genitori: "Che lavori hanno fatto? ". Vendola: "Strage. ..<br clear='all'/>
TESTO:"Abbiamo sentito urlare, poi siamo andati a vedere e c'erano calcinacci dappertutto - è il racconto di una insegnante che si trovava in un aula poco lontana da quella interessata dal crollo  - e un bimbo perdeva sangue. Dall'aula accanto ci hanno detto che si è sentito un tonfo. Abbiamo avuto molta paura". L'insegnante che era nella classe composta da circa 15 bambini che effettuano il tempo pieno è stato solo ferito di striscio dalla caduta di pezzi di calcinaccio di circa tre centimetri, perché si trovava in quel momento alla lavagna. E pensare che un anno fa, l'ex sindaco della Città bianca, Domenico Tanzarella, alla guida del Comune per 12 anni, scrisse al premier Matteo Renzi dopo la visita istituzionale in una scuola di Treviso, per informare il capo del governo degli investimenti fatti nel campo della sicurezza a scuola. "Noi pionieri della ristrutturazione delle scuole", scriveva, illustrando quanto fatto. "Il Comune di Ostuni di cui sono sindaco da 12 anni - si legge nel testo della missiva di allora - è uno dei pochissimi in Italia ad avere ristrutturato e riqualificato tutte le scuole pubbliche di proprietà comunale. Nonostante le ristrettezze imposte dal patto di stabilità abbiamo investito circa 10 milioni di euro rendendo sicure e dando dignità ai luoghi nei quasi crescono i nostri ragazzi. Il tutto mantenendo l'indebitamento del Comune sotto la soglia del 3%. Le sue parole confermano che le scelte fatte sono state pionieristiche e all'avanguardia trovando, ovviamente, l'apprezzamento convinto della comunità che mi onoro di rappresentare. Dirigenti, corpo docente e studenti vivono in strutture scolastiche dove è garantita la sicurezza e la serenità e di questo meniamo veramente vanto". Il crollo di oggi, però, e i due bambini finiti in ospedale, raccontano una storia diversa. "Ancora un caso di soffitto che crolla in una scuola italiana - è il commento del Codacons - a dimostrazione dello stato di fatiscenza in cui versano gli istituti scolastici nel nostro paese. Ci chiediamo - si legge nella nota dell'associazione - che fine abbiano fatto il Piano generale di edilizia scolastica che obbligava il ministero dell'Istruzione ad adottare precisi provvedimenti in materia, e il famoso piano sulle 'scuole sicure' annunciato dal premier Renzi che prevedeva 400 milioni di euro per 2400 interventi a partire dal 2015. Intanto gli istituti scolastici continuano a perdere pezzi e speriamo non si debba arrivare, come sempre accade in Italia, ad una vera e propria tragedia per vedere finalmente ascoltate le nostre richieste in fatto di sicurezza".
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TITOLO: Amina Mohammed: "Le ragazze rapite in Nigeria? Non credo che siano morte, il mondo si impegni a liberarle"
DATA: 2015-04-14
OCCHIELLO:
TESTO:"NON voglio credere alle voci che le danno per morte. Penso che le ragazze di Chibok siano vive: e che il nuovo governo nigeriano sarà in grado di usare nuove strategie che porteranno alla loro liberazione". Amina Mohammed, rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, è ottimista. A Roma per un evento organizzato da Action Aid, sorride: "Dobbiamo essere ottimisti per forza. Senza speranza non si va avanti". Dopo la campagna bringbackourgirls, delle ragazze rapite si è parlato poco. Se sono ancora prigioniere è anche colpa nostra che le abbiamo dimenticate? "I genitori, il loro paese non le hanno certo dimenticate. È vero, l'attenzione dei media è calata: ma solo perché nel mondo tante brutte notizie si susseguono. Oggi riportarle a casa è fondamentale. Ma sarà importante non dimenticarle il giorno dopo la liberazione. Dovremo aiutarle nella loro odissea di recupero". Il nuovo governo eletto in Nigeria ha dunque più chance di liberarle del precedente? "La Nigeria sta vivendo una nuova alba. La democrazia ha messo radici profonde, la gente ha votato in massa. L'ex presidente Jonathan ha fatto quel che era nelle sue capacità. Ora Buhari deve affrontare una sfida complessa: ma ha nuove chance per riuscire". Ovunque nel mondo la scuola è diventata un obiettivo. .. "Attaccare una scuola fa sentire la gente insicura. I figli sono il nostro lato più vulnerabile, lo stomaco della società. Ma la soluzione non è aumentare i controlli: semmai mettere le comunità in sicurezza". Che significa? "Nessuno nasce terrorista. Così ciascuno dovrebbe interrogarsi su cosa non funziona nella sua comunità. Creare nuove opportunità è il modo più efficace per combattere il terrorismo. Non si può soccombere alla globalizzazione dell'indifferenza, la piaga peggiore della nostra epoca".
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TITOLO: Frank-Walter Steinmeier: "Un errore isolare Putin ma in Ucraina aiuti il processo di pace"
DATA: 2015-04-14
OCCHIELLO:
TESTO:BERLINO - "Non è nel nostro interesse isolare la Russia a lungo termine, ma dopo l'annessione della Crimea, contraria al diritto internazionale, non possiamo fare come se non fosse accaduto nulla e comportarci in uno stile da business as usual ", dice il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier alla vigilia del vertice dei capi delle diplomazie del G7 che inizia oggi a Lubecca. La Linke chiede che il vertice dei capi dell'esecutivo del G7 in giugno inviti Putin, che ne dice? "Appunto, non è nel nostro interesse isolare alla lunga i russi, ma è impossibile fingere che non sia successo nulla. La via del ritorno al G8 (il G7 allargato alla Russia com'era prima dell'annessione della Crimea, ndr) passa dal rispetto dell'unità e integrità territoriale dell'Ucraina e dall'attuazione degli impegni che la Russia si è assunta con l'accordo di Minsk. Al tempo stesso i negoziati sul nucleare con l'Iran e i drammatici, irrisolti conflitti in Siria, Yemen e Libia ci mostrano che dovremmo avere un nostro interesse in un maggior coinvolgimento della Russia nella ricerca di soluzioni". Quindi cosa si aspetta dalla Russia? "Dalla Russia ci aspettiamo, come anche da Kiev, che le questioni centrali degli accordi di Minsk vengano affrontate e risolte, per varare l'avvio di un processo politico. Per esempio l'organizzazione di elezioni locali nei territori occupati dai separatisti, ma anche l'accesso di aiuti umanitari e la ricostruzione dell'Ucraina orientale. Negli ultimi incontri abbiamo convenuto di costituire gruppi di lavoro su questi temi specifici. È un gran passo avanti, ma non basta". La Germania accetta di fatto il controllo russo sulla Crimea? "È vero il contrario. La nostra posizione su questo tema è chiarissima, cristallina: l'annessione della Crimea è stata e resta una violazione del diritto internazionale". Ma ciò nonostante Putin può sperare di ottenere dal G7 un alleggerimento delle sanzioni? "Il futuro delle sanzioni dipende dalla messa in atto delle intese di Minsk. La palla è nel campo di Mosca. Noi ci impegniamo con tutta la nostra energia per l'attuazione degli accordi di Minsk. La situazione è fragile ma vale la pena continuare a tentare". Ma l'accordo di Minsk in che misura può reggere? "La tregua finora tiene nell'essenziale, il ritiro degli armamenti pesanti è in fase già avanzata. Ma continuano a verificarsi violazioni del cessate-il-fuoco, non possiamo ancora dichiarare il "cessato allarme". Incidenti e scontri che continuano a verificarsi, soprattutto attorno all'aeroporto di Donetsk e a Shyrokin nei pressi di Mariupol, mostrano che il pericolo di una nuova escalation non è ancora eliminato. Anche lì occorre arrivare finalmente alla pacificazione, bisogna fare di tutto perché la tregua venga consolidata e si passi alla prossima fase dell'accordo di Minsk: la fase politica dopo quella militare".
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TITOLO: Obama rimuove Cuba dalla lista degli: "Stati canaglia"
DATA: 2015-04-14
OCCHIELLO: Il presidente americano ha presentato al Congresso la documentazione necessaria per lo storico atto
TESTO:WASHINGTON -  Barack Obama ha deciso di togliere Cuba dalla lista dei paesi che sostengono il terrorismo e ha presentato al Congresso i documenti e le certificazioni previste dalla legge per decisioni di questo tipo. A renderlo noto è la Casa Bianca su Twitter. Il presidente degli Stati Uniti ha preso la decisione finale in seguito a una revisione condotta dal dipartimento di Stato sulla presenza di Cuba nella lista. Una decisione che rappresenta un ulteriore passo verso la ripresa dei rapporti diplomatici tra i due Paesi, dopo la stretta di mano e lo storico incontro tra Obama e Raùl Castro del fine settimana a Panama. La lettera al Congresso con cui Obama comunica la sua intenzione certifica che il governo di Cuba "non ha dato alcun sostegno al terrorismo internazionale" negli ultimi sei mesi e che le autorità "hanno fornito assicurazioni sul fatto che non sosterranno atti di terrorismo internazionale in futuro". Il Congresso avrà 45 giorni di tempo per valutare l'opportunità di depennare Cuba dalla lista nera prima che tale scelta venga attuata, ma non può interferire con la decisione di Obama senza approvare una legge specifica, un'eventualità che la Casa Bianca giudica improbabile. Cuba fu inserita nell'elenco degli Stati che appoggiano il terrorismo nel 1982 per quelli che secondo Washington erano i suoi sforzi volti "a promuovere rivoluzioni armate da parte di organizzazioni che usano il terrorismo". L'eliminazione dell'Avana dalla lista era una delle condizioni irrinunciabili per il governo cubano per poter completare con il ristabilimento delle relazioni diplomatiche il processo di disgelo avviato nel dicembre scorso. Il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest ha sottolineato che la decisione odierna non significa che non vi siano più divergenze tra i due Paesi: "Le nostre preoccupazioni su varie politiche cubane ricadono al di fuori dei criteri necessari per rimuovere Cuba dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo". Nell'elenco rimangono a questo punto Iran, Siria e Sudan.
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TITOLO: Erdogan al Papa: "Sugli armeni non faccia più quell'errore"
DATA: 2015-04-14
OCCHIELLO: A due giorni dalla messa in cui Bergoglio ha definito apertamente: "genocidio" lo sterminio di un milione e mezzo di cristiani armeni da parte dell'esercito. ..
TESTO:ANKARA - Suonano come un avvertimento, le parole che il presidente turco Recep Tayyp Erdogan ha indirizzato al Papa rivolgendosi all'assemblea degli esportatori riunita ad Ankara. Sulla questione armena - che Bergoglio domenica scorsa, in una messa celebrata a San Pietro non ha esitato a definire il "primo genocidio del secolo scorso", mai ammesso dai turchi - "condanno il Papa e lo invito a non ripetere questo errore". Ricordando la visita compiuta in Turchia dal Pontefice nel novembre del 2014 , Erdogan ha detto che "ora, dopo le sue affermazioni, ho un'opinione diversa su di lui, sia come politico, sia come religioso". Il presidente turco ha quindi affermato che è compito degli storici far luce su ciò che è realmente avvenuto nel 1915. "Quando i politici o i religiosi intervengono nel ruolo di storici, emergono cose senza senso come questa. Qui - ha aggiunto Erdogan - voglio ripetere il nostro appello a creare una commissione congiunta di storici e sottolineare che siamo pronti ad aprire i nostri archivi. Non permetterò che gli eventi storici siano deviati dal loro corso in una campagna contro il nostro Paese e la nostra nazione". Contro le parole di Bergoglio, il primo Papa a parlare apertamente di "genocidio" degli armeni, tra domenica pomeriggio e lunedì, si erano già espressi diversi maggiorenti turchi, dal primo ministro al Gran Muftì responsabile del dipartimento affari religiosi, dal ministro degli Esteri al responsabile delle politiche europee. Ankara aveva convocato il rappresentante del Vaticano in Turchia e richiamato il proprio inviato presso la Santa Sede, mentre la stampa turca aveva ricordato le diverse posizioni sulla interpretazione degli eventi del 1915. Un secolo fa, secondo gli armeni, un milione e mezzo di individui di fede cristiana della loro comunità fu sterminato dall'esercito ottomano, mentre Ankara ribatte che i numeri sono esagerati e che quelle morti vanno inquadrate nel prezzo di sangue pagato alla prima guerra mondiale. Lo scorso anno Erdogan presentò per la prima volta le "condoglianze" della Turchia ai discendenti delle vittime armene, ma nessuna ammissione sul genocidio. Il cui centenario cade il 24 aprile, giorno per il quale ad Ankara le autorità preparano il centenario del trionfo di Gallipoli, nello stretto di Dardanelli, quando un accerchiamento navale degli Alleati pianificato da Gran Bretagna e Francia per costringere l'Impero Ottomano, alleato della Germania, a ritirarsi dal conflitto si risolse in un'assedio sterile. Ricordando le "condoglianze" di Erdogan, il Parlamento europeo, in una proposta di risoluzione al voto domani a Bruxelles, incoraggia le autorità di Ankara a  trasformare "la commemorazione dei cento anni del genocidio armeno in un'importante opportunità per la Turchia di proseguire i propri sforzi, tra cui l'apertura degli archivi" e "fare i conti con il proprio passato, riconoscendo il genocidio armeno e aprendo la strada a una genuina riconciliazione tra i popoli turco e armeno". Il Parlamento europeo esorta la Turchia e l'Armenia a "procedere a una normalizzazione delle loro relazioni, ratificando e attuando i protocolli relativi all'instaurazione di relazioni diplomatiche, aprendo i confini e migliorando attivamente le loro relazioni, con particolare riferimento alla cooperazione transfrontaliera e all'integrazione economica". Sulla questione è intervenuta anche Washington: "Il presidente Obama e altri alti esponenti dell'amministrazione hanno più volte riconosciuto come un fatto storico che un milione e mezzo di armeni furono massacrati negli ultimi giorni dell'impero ottomano e che un pieno, franco e giusto riconoscimento dei fatti è nell'interesse di tutti", ha detto la portavoce del Dipartimento di Stato Usa Marie Harf.
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TITOLO: Canile a fuoco in Ucraina, arrestato il piromane: è un contadino
DATA: 2015-04-14
OCCHIELLO: L'uomo è stato fermato dal capo delle milizie di Kiev, Trojam Vadim. Il suo obiettivo era impossessarsi delle terre occupate dalla struttura fondata dal. ..
TESTO:KIEV - Voleva impossessarsi delle terre del canile ma senza uccidere i cani. E' stato arrestato dal capo delle milizie di Kiev, Trojan Vadim, l'autore del rogo al canile "Rifugio Italia" di Kiev, costato la vita a 76 cani. Confermata così l'origine dolosa del rogo. L'uomo ha affermato che non era sua intenzione uccidere gli animali: sperava che i cani venissero liberati prima che perdessero la vita. Il canile era stato realizzato dal fotoreporter attivista Andrea Cisternino, a capo della Fondazione International Animal Protection League onlus creata per concedere un'opportunità ai randagi ucraini, altrimenti sterminati con i metodi più feroci. A Kiev stanno proseguendo le operazioni di sepoltura dei cani carbonizzati. "Siamo tutti stanchissimi e non dormiamo da domenica - ha spiegato Cisternino - la situazione è sconvolgente e l'unica cosa che ci da forza è la solidarietà internazionale e l'interesse dei media che ci stanno aiutando a denunciare e diffondere questa infamia che abbiamo subito". Gli animalisti hanno annunciato iniziative nei prossimi giorni a Roma e Milano.  
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TITOLO: Velasio De Paolis: "Nessuna provocazione da parte di Francesco, il suo unico obiettivo è la riconciliazione"
DATA: 2015-04-14
OCCHIELLO:
TESTO:CITTÀ DEL VATICANO - "Il Papa ha parlato di genocidio armeno non certo per provocare il popolo turco o per suscitare le reazioni negative del mondo musulmano. Credo di poter dire, invece, che egli l'ha fatto perché interessato a che avvenga una reale riconciliazione fra armeni e turchi, trascorsi cento anni dai terribili fatti degli arresti e delle deportazioni verso l'interno dell'Anatolia. Nella consapevolezza che non vi può essere pace, riconciliazione, giustizia, se non si chiamano le cose con il nome che è loro proprio". Il cardinale Velasio De Paolis, esperto canonista della curia romana, conosce le pieghe che il male può prendere nel cuore dell'uomo. Fu lui a essere scelto da Papa Benedetto XVI quale delegato pontificio per la Congregazione dei legionari di Cristo. Dovette mettere ordine dopo i misfatti del fondatore padre Marcial Maciel Degollado. Eminenza, il rischio ora è che la Turchia legga le parole del Papa come un attacco da parte dell'Europa cristiana nei suoi confronti. Il tutto in un momento in cui i cristiani soffrono sull'asse mediorientale fino ad alcuni Paesi africani. "Ma la verità non va nascosta. Certo, inizialmente la reazione può essere negativa, ma qualora una breccia si aprisse nel cuore dei governanti turchi, il vantaggio sarebbe enorme. Siamo nel XXI secolo. I grandi genocidi del Novecento sono stati tutti ammessi dai Paesi protagonisti. Perché quello armeno no? Nessuno accusa i turchi di oggi, ma un mea culpa sul proprio passato va fatto". Il Papa ha legato il genocidio armeno agli altri genocidi e anche alle sofferenze dei cristiani. Parlarne può esacerbare ulteriormente chi ritiene di doversi imporre con la forza? "Parlarne è doveroso. I cristiani, e con loro anche molti musulmani e aderenti di altre religioni, vengono uccisi oggi dal fondamentalismo islamico. Le così stanno le cose. Parlarne significa chiedere anzitutto alla comunità internazionale di agire. Certo, insieme occorrerebbe che anche la società occidentale riconoscesse i suoi errori: da una parte sfrutta i Paesi più poveri provocando le reazioni che oggi sono sotto gli occhi di tutti, dall'altra propone un modello di vita che è un affronto non soltanto per i poveri ma anche per la tradizione musulmana che non comprende il perché di una nostra indiscriminata emancipazione. Con ciò non voglio giustificare la violenza islamica, ma ricordare che come il Papa ci insegna la realtà è sempre a due facce. E tutto occorre tenere presente". Secondo lei la Turchia arriverà mai a una posizione diversa sugli armeni? "Bisogna avere fiducia. Anche se mettersi davanti allo specchio dei propri errori brucia. Anche io, quando venni mandato da Benedetto XVI fra i legionari, incontrai delle difficoltà. All'inizio faticavano ad ammettere le proprie colpe. Poi, col tempo, siamo riusciti insieme a tirare fuori tutto ciò che di sbagliato era stato fatto e alla fine c'è stata una vera e propria liberazione. Riconoscere il male è sempre liberante, ma occorre uno sforzo di volontà non scontato". Perché è così difficile ammettere i propri errori? "Difficile rispondere. Il cuore dell'uomo sa scegliere il bene ma anche il male. Siamo fatti così. E ciò si riverbera anche nelle azioni di chi governa che fa scelte buone ma anche alcune cattive. San Paolo parlava di mysterium iniquitatis ".
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TITOLO: Murat Belge: "I nazionalisti vogliono una guerra tra religioni ma il Paese riconoscerà quello che è accaduto"
DATA: 2015-04-14
OCCHIELLO: Il professore di letteratura alla Bilgi University di Istanbul: "Si tiene la gente nell'ignoranza, l'islam fondamentalista cerca un pretesto per lo scontro"
TESTO:"IN Turchia purtroppo c'è chi tiene la gente nell'ignoranza. La causa del negazionismo? L'istruzione nelle scuole, l'educazione dentro le famiglie, una nazionalismo estremo. Ma verrà il momento in cui anche qui la situazione cambierà, e il genocidio armeno verrà riconosciuto per quello che è". Non ha paura a pronunciare la parola proibita: genocidio. A farlo, nella Turchia che punisce questo come un crimine antipatriottico, è uno degli intellettuali più autorevoli, Murat Belge, professore di letteratura alla Bilgi University di Istanbul. Fu lui a organizzare 10 anni fa il primo convegno di studiosi per discutere degli eventi del 1915. Belge è amico di Orhan Pamuk, il Premio Nobel per la Letteratura perseguitato sulla vicenda armena, e fu sodale di Hrant Dink, il direttore del giornale turco- armeno Agos ucciso nel 2007 da un giovane nazionalista. È uno degli autori di punta del Paese, per molti anni costretto a girare la scorta. Murat Belge, che cosa farà la Turchia dopo le parole del Papa? "Questo governo, questo partito (conservatore di ispirazione islamica, ndr), prima della rivolta di Gezi Park aveva un atteggiamento meglio disposto sulla questione armena. Adesso, invece, si sta comportando come tutte le compagini nazionaliste o di centro destra, con le stesse loro posizioni". E quali progetti? "Quello in corso è un anno cruciale, a giugno ci saranno le elezioni. E ad aprile, in contemporaneamente con l'anniversario dei 100 anni in Armenia, il governo ha deciso di celebrare la campagna di Gallipoli, disfatta da cui scaturì però la capacità di difesa dei turchi nella Prima guerra mondiale". Si possono paragonare i due eventi? "Certo che no. E questa cosa non convincerà nessuno nel mondo, né l'America, né la Russia, né la Cina, né l'Europa. Qui c'è chi vuole tenere la Turchia nell'ignoranza. Ma anche così non cambierà certo una storia che tutti conoscono". Sul confronto con gli armeni, Ankara parla di un massacro per entrambe le parti. Fu così? "Fu purtroppo un massacro, ma non fu uguale. I Giovani Turchi di allora, con alla testa Talat Pasha, dicevano lo stesso: "se non lo facciamo noi, lo faranno loro"". Perché il Papa ha pronunciato la parola genocidio? "Lui queste tesi le aveva già sostenute, quando era arcivescovo in Argentina. E' un uomo fortemente impegnato nella difesa dei diritti ad ampio spettro". Che cosa può succedere ora? "La questione rischia di allargarsi a un confronto fra religioni diverse, musulmani da una parte e cristiani dall'altra. Anche perché i militanti dell'Islam fondamentalista cercano ogni tipo di pretesto. E se non è per le cose dette dal Papa, lo sarà per altro". Ma perché per la Turchia è così difficile ammettere questo massacro per quello che è realmente stato? "Per una sorta di nazionalismo, di orgoglio, questioni in cui c'entra molto l'istruzione scolastica, l'educazione nelle famiglie. Ecco perché ritengo che arrivare a riconoscere questa cosa sia molto importante". Succederà? "Succederà. Anche se poi ci sarà sempre chi lo vorrà negare. Ma è una situazione destinata a cambiare. Esistono ora libri tradotti, tutto è molto più accessibile. Sono fiducioso".
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TITOLO: "Quando è nata Cheryl? ": il rompicapo per gli studenti di Singapore invade la rete
DATA: 2015-04-14
OCCHIELLO: Un quesito dato a ragazzi di 15 e 16 anni che da noi forse troverebbe spazio solo sulla Settimana enigmistica. L'ente: "E' difficile, ma deve stimolare i. ..
TESTO:SINGAPORE - C'è un rompicapo che appassiona la Rete e divide gli studenti di Singapore: è stato infatti posto ai liceali nel corso di un'olimpiade di matematica. Un 'dilemma' che per gli standard orientali qualcuno ritiene normale che sia risolto da ragazzi di 15 e 16 anni e che a leggerlo spiega molto del perché gli studenti di Singapore (ma anche della Corea del Sud, Giappone, Macao, Hong Kong e Shanghai) sono i migliori tra i 44 paesi dell'Ocse. Va detto però che anche a quelle latitudini qualcuno ha storto il naso, criticando l'eccessiva difficoltà del quesito. Qual è il rompicapo? Eccolo. Cheryl vuole far indovinare la data del suo compleanno a due nuovi amici, Albert e Bernard. Ma lo fa fornendo 10 date possibili: 15, 16 e 19 maggio; 17 e 18 giugno; 14 e 16 luglio; 14, 15 e 17 di agosto. Poi dice ad Albert qual è il mese giusto, ma non il giorno. A Bernard dice il giorno ma non il mese. A quel punto Albert dice: "Io non so quando è il compleanno di Cheryl, ma so per certo che nemmeno Bernard lo sa".   Bernard risponde: "All'inizio non sapevo quando fosse il compleanno, ma ora lo so" Albert: "Allora anche io so quando è il compleanno" Il rompicapo (che ha effettivamente una soluzione logica, che potete leggere qui) ha scatenato la rabbia di alcuni studenti, forse i meno preparati. Gli organizzatori hanno precisato sul sito che non è un test standard per tutti gli studenti e ha spiegato che è fatto apposta per stimolare la reazione degli studenti. Che si è vista soprattutto online, con gli utenti che hanno continuato a commentare, provocando o sostenendo che la soluzione del problema non sia perfetta. "Non ha senso, in realtà non ha senso", si legge in un commento. Un altro ragazzo la prende sull'ironia: "Cheryl ovviamente non ha voluto invitare Bernard e Albert alla sua festa di compleanno", ha scherzato. E voi, riuscite a risolverlo?
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TITOLO: Nigeria, un anno fa il rapimento delle studentesse. Il presidente: "Non sappiamo se potremo salvarle"
DATA: 2015-04-14
OCCHIELLO: Delle oltre 200 ragazze rapite a Chibok da Boko Haram non si hanno notizie. Il neo eletto Buhari promette ogni sforzo ma ammette di non sapere dove siamo. ...
TESTO:UN anno fa, in Nigeria, i jihadisti di Boko Haram rapivano oltre 200 studentesse a Chibok, nel nord del paese. Le ragazze sono ancora prigioniere, ma nel primo anniversario del loro rapimento si moltiplicano in tutto il mondo i messaggi e le manifestazioni di solidarietà.  "Oggi ricordiamo il sequestro di 276 ragazze da una scuola di Chibok avvenuto un anno fa - ha dichiarato il neo presidente nigeriano Mohammadu Buhari in un comunicato - oggi è il momento di riflettere sul dolore e sulle sofferenze delle vittime, dei loro amici e delle loro famiglie. I nostri pensieri e le nostre preghiere, così come quelli di tutta la nazione nigeriana, sono per voi oggi. Voglio assicurare tutti, e in particolare i genitori, che quando il mio governo si insedierà alla fine di maggio, faremo il possibile per sconfiggere Boko Haram. Agiremo in modo diverso dal governo che ci ha preceduto: ascolteremo il dolore dei nostri cittadini e ce ne faremo carico". Tuttavia, ha aggiunto Buhari, "noi non sappiamo se le ragazze di Chibok possono essere salvate. Non sappiamo dove si trovano. E per quanto lo desideri, non posso promettere che le ritroveremo. Ma voglio dire a ogni genitore, a ogni familiare e amico delle ragazze che il mio governo farà tutto quanto è in suo potere per riportarle a casa. Quello che posso promettere, con assoluta certezza, è che a partire dal primo giorno del mio governo Boko Haram conoscerà la forza della nostra volontà collettiva di liberare questa nazione dal terrore e di riportare pace e normalità in tutte le zone colpite".
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TITOLO: Nuovo allarme alla Casa Bianca: un bimbo 4 anni supera la cancellata
DATA: 2015-04-14
OCCHIELLO: Un caso analogo già nell'agosto del 2014, ma altri e più pericolosi casi di inefficienza hanno portato alle dimissioni lo scorso anno del capo del Secret. ..
TESTO:WASHINGTON - Stavolta gli agenti del Secret Service, i controversi responsabili della sicurezza del presidente degli Stati Uniti, sono riusciti a fermare (quasi) subito l'intruso alla Casa Bianca. Forse perché era un bambino di soli 4 anni. L'ennesima violazione della 'casa' dell'uomo più potente, ed in teoria, più protetto del mondo, è avvenuta domenica quando gli agenti sono corsi sul prato nord della Casa Bianca, armi in pugno e pronti al peggio, trovandosi davanti un bimbetto.   Il terribile 'baby-delinquente' era riuscito a superare la cancellata scalando una barriera temporanea lungo Pennsylvania Avenue (il 1.600 è proprio l'indirizzo degli Obama). Al momento, scrive il Washington Post, non è ancora chiaro come il piccolo, sia riuscito a superare la barriera. LEGGI Auto contro barriera della Casa Bianca: è un agente della scorta di Obama dopo notte brava L'unica cosa certa è che non è stato il primo bambino a 'minacciare' la sicurezza di Obama. Il 7 agosto del 2014 un altro quasi coetaneo, scatenò un altro putiferio dopo essere riuscito a superare anche lui le barriere davanti la Casa Bianca. Innumerevoli, ormai, invece i casi di adulti che sono riusciti a passeggiare per il prato della residenza presidenziale. Il peggiore il 19 settembre del 2014 quando un uomo, armato di coltello, riuscì addirittura ad entrare dentro la stessa a Casa Bianca superando tutti gli allarmi (silenziati) fino superare la Central Hall, arrivare nella East Room dove venne fermato, del tutto casualmente, da una guardia fuori servizio. Questo episodio, ed altri (come il non essere riusciti ad impedire che una guardia giurata, armata e con precedenti penali, fosse riuscita ad entrare in un ascensore con Obama ad Atlanta), lo scorso ottobre costarono il posto a Julia Pearson, primo direttore donna del Secret Service in 148 anni. Pearson, che peraltro era stata nominata solo a marzo del 2013 proprio per ripulire l'immagine del corpo (3.500 agenti, considerata l'élite delle élite), macchiata da tanti altri episodi di inefficienza, a partire dalla retata di 13 agenti beccati nel 2012 ubriachi e insieme a prostitute a Cartagena, in Colombia, dove si trovava in missione Obama.  
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TITOLO: Il portale forzasilvio. it oscurato per debiti
DATA: 2015-04-14
OCCHIELLO: Il gestore ha: "staccato la spina" al social network di Forza Italia a causa di fatture non pagate per più di 200 mila euro. E si è rivolto agli avvocati per. ..
TESTO:ROMA - Il portale forzasilvio. it è stato oscurato dalla società che lo gestisce a causa di fatture non pagate per oltre 200 mila euro. Una "tegola" che si abbatte sui militanti che sostengono Silvio Berlusconi proprio nel giorno in cui i giudici del tribunale di Sorveglianza di Milano hanno dichiarato estinta la pena e l'interdizione per due anni ai pubblici uffici inflitta al leader di Forza Italia nell'ambito del processo Mediaset. La decisione di "staccare la spina" al sito è stata presa dopo che il gestore - la Speakage di Milano - si è mosso per vie legali chiedendo di saldare l'arretrato. "Ove perdurasse il vostro inadempimento - si legge nella lettera che i legali della Speakage hanno inviato a Forza Italia, il cui contenuto è stato reso noto dall'agenzia Ansa - senza ulteriore avviso i siti telematici oggetti del contratto saranno spenti e i dati in essi contenuti saranno restituiti alla vostra organizzazione solo a fronte del pagamento dei costi necessari per l'estrazione nonché del debito complessivo". Insomma, l'identità virtuale dei sostenitori di Silvio Berlusconi resta "in ostaggio" a meno che il leader di Forza Italia non decida di mettere mano al portafoglio. Con buona pace della svolta 2.0 del partito. "E' un peccato", commenta il patron della Speakage Marco Camisani Calzolari. "Non posso dire molto di più perché devo tutelare sia la società che il credito. Di certo - continua - c'è che forzasilvio. it, dal punto di vista della comunicazione, è stato uno dei primi 'social network' creati da forze politiche, uno strumento verticale per tenere i contatti con i sostenitori. Strumento innovativo che adesso Forza Italia non ha più. Ma è la mia valutazione da esperto di strategie digitali: con Speakage abbiamo curato progetti simili per Greenpeace o il Partito democratico di Londra". Che Forza Italia non navighi nell'oro è cosa nota. A inizio marzo i dipendenti avevano denunciato - attraverso l'account Twitter 'Licenziati da Silvio' - l'inizio della cassa integrazione. "Forza Italia è in dismissione", scriveva il titolare dell'account. Ora la scure si è abbattuta anche sul social network del partito. Non proprio un fulmine a ciel sereno, visto che in un messaggio inviato ai simpatizzanti di forzasilvio. it alla vigilia delle regionali si avvisavano gli utenti che "nei prossimi giorni il portale potrebbe essere temporaneamente inaccessibile, nell'ambito del lavoro di ristrutturazione della presenza online di Forza Italia che sarà in atto nelle prossime settimane".
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TITOLO: Italicum, Renzi non tratta con la minoranza Pd. Incognita fiducia.
DATA: 2015-04-14
OCCHIELLO: Renzi a Genova si è preso una buona dose di fischi dai portuali, ma non è quello che deve aver fatto più male al presidente del consiglio. Dalle parole. ..
TESTO:Renzi a Genova si è preso una buona dose di fischi dai portuali, ma non è quello che deve aver fatto più male al presidente del consiglio. Dalle parole accorate pronunciate dal premier davanti al cantiere sul torrente Bisagno, quello che straripando provocò la tragica alluvione dei mesi scorsi, si capisce che la battaglia contro la burocrazia e le inefficienze è ancora solo all'inizio e la vittoria non è affatto scontata. La lentezza è il vero incubo di Renzi, più della sinistra Pd. Per questo il premier non accetterà mai di rimettere in discussione l'Italicum, di rimandarlo al Senato anche solo per cambiare un paio di punti. Il presidente del consiglio sa che, se cede, la riforma tornerà a Palazzo Madama e si approverà chissà quando. Quindi, "l'Italicum non è il Monopoli che si torna a Vicolo Corto". In concreto: con l'opposizione Pd Renzi non vuole trattare. Per ora la minoranza è compatta contro l'Italicum. Anche Area riformista del capogruppo Speranza, cioè i più dialoganti, hanno deciso che voteranno contro. Domani sera ci sarà l'assemblea del gruppo parlamentare con Renzi e si voterà. Il Pd sarà spaccato, apparentemente senza possibilità di mediazione. Il 27 aprile la legge andrà in aula e la scommessa del segretario-premier è che alla fine il gruppo della sinistra dem non sarà più così compatto. Perché - è il ragionamento dei renziani - è chiaro che se salta l'Italicum alla Camera si andrà al voto anticipato. Con il proporzionale puro del Consultellum e anche con questo sistema Renzi è convinto di potercela fare. E a quel punto nelle liste del Pd ne entrerebbero pochi della minoranza. Quanti oppositori se la sentiranno di andare al voto anticipato con il rischio di rimanere fuori dal Parlamento? Resta sullo sfondo l'arma nucleare della fiducia sull'Italicum. Renzi non l'ha esclusa ma anche il premier si rende conto che sarebbe un punto di non ritorno, una vera esplosione atomica che sconvolgerebbe il partito e il quadro politico.  
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TITOLO: Camorra, arrestato in Spagna uno dei 100 latitanti più pericolosi
DATA: 2015-04-13
OCCHIELLO: Lucio Morrone è stato preso tra Malaga e Marbella. E' il capo delle: 'Teste matte', attivo nei quartieri Spagnoli. Era ricercato per traffico di droga. A Torre. ..<br clear='all'/>
TESTO:Catturato in Spagna un boss della camorra inserito nell'elenco dei 100 latitanti più pericolosi d'Italia. Lucio Morrone, 53 anni, è a capo del gruppo criminale chiamato 'Teste matte', attivo nei quartieri Spagnoli, nel centro storico di Napoli. E' stato fermato mentre andava a ritirare denaro inviatogli da Napoli presso un'agenzia postale di Benalmadena, è stato tradito dallo stesso 'sistemà che ha utilizzato per pagare le 'forniturè di droga. L'uomo era ricercato dal 2010 per un ordine di esecuzione definitivo per una condanna a più di 4 anni di reclusione per traffico di droga. Sull'uomo pendeva anche dal 2013 un'ordinanza di custodia cautelare (con successiva condanna in primo grado a 20 anni di reclusione) per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia partenopea, hanno individuato il trafficante tra Malaga e Marbella, procedendo alla sua cattura insieme alla Unidad Centrale Operativa della Guardia Civil, mentre Morrone andava a ritirare denaro (che gli erfa stato inviato da Napoli) presso un'agenzia postale di Benalmadena. Al momento dell'arresto il latitante ha mostrato documenti falsi nel tentativo di depistare gli investigatori, ma quando poi ha sentito 'carabinieri' si è arreso ammettendo la reale identità. Sempre nelle ultime ore i carabinieri del gruppo di Torre Annunziata hanno dato esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Napoli a carico di quindici persone ritenute vicine al clan dei 'Gallo-Limelli-Vangone' e accusate di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, tentato omicidio, violazione alla Legge sulle armi, estorsione e altri, reati aggravati da finalità mafiose. Nel corso di indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia partenopea i militari dell'Arma hanno documentato un ingente traffico di cocaina e hashish importate dall'Olanda e portate su piazze di spaccio del napoletano, identificato i presunti autori di un tentato omicidio a Boscotrecase e accertato estorsioni a commercianti della zona. Morrone ha da sempre utilizzato i money transfer per fare arrivare ingenti somme di denaro ai broker di droga  8 (cocaina, hashish, kobrett ed extasy), e proprio seguendo i flussi di soldi che transitano in quei servizi che i militari dell'Arma sono riusciti a rintracciarlo. Il boss infatti si recava ogni 30-40 giorni nell'ufficio postale per ricevere le risorse necessarie alla sua latitanza e ai suoi affari, cercando di usare molte precauzioni per evitare di essere individuato, compresa la variazione di giorno e orario del prelievo. E utilizzava l'identità di una persona ignara ed estranea alla vicenda, un nome e un cognome che comparivano anche sul documento di identità falso che ha esibito in un primo momento ai carabinieri. Secondo gli investigatori, la Spagna potrebbe essere stata il suo rifugio fin dal 2010. Lo stupefacente, una volta trasferito dalla Spagna in Italia, finiva nelle piazze di spaccio dei Quartieri Spagnoli e non solo: nel corso degli anni, infatti, le Teste Matte hanno stretto legami sul territorio finendo per estendere il controllo sullo spaccio anche in altre zona del capoluogo campano e de suo hinterland, come nel quartiere di Pianura e a Bacoli, oltre che a Francavilla a mare. Le Teste Matte nacquero in una curva dello stadio San Paolo di  Napoli oltre 25 anni fa: frangia estrema e violenta del tifo ultrà poi diventata la nuova frontiera della camorra nei quartieri spagnoli di Napoli. Usavano cocaina e armi e si distinguevano dai "classici" clan metropolitani per l'assenza di un vero e proprio capo, anche se, all'epoca, veniva ritenuto punto di riferimento del gruppo un boss dei Quartieri, Salvatore Cardillo, soprannominato "beckenbauer".  "Un altro pericoloso latitante è stato assicurato alla giustizia. Grazie all'impegno e al lavoro dei Carabinieri di Napoli", commenta il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, che si è complimentato, nel corso di una cordiale telefonata, con il Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri, Tullio Del Sette. "L'arresto di Lucio Morrone - continua il ministro Alfano - conferma anche l'importanza del proficuo rapporto di collaborazione dei Carabinieri, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia, con la Guardia Civil. Collaborazione strategica che ha consentito il buon esito dell'operazione".  
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TITOLO: Roma, arrestato il ginecologo Claudio Giorlandino: "Perseguitava la sorella"
DATA: 2015-04-13
OCCHIELLO: Il medico, molto conosciuto nella capitale e considerato il re delle amniocentesi, è accusato di stalking nei confronti della sorella, titolare in passato dei. ..<br clear='all'/>
TESTO:Arrestato per atti persecutori il noto ginecologo romano Claudio Giorlandino, fratello di Maria Stella Giorlandino, l'imprenditrice, titolare in passato insieme al fratello dei laboratori di analisi Artemisia, che era scomparsa da Roma nel giugno 2014 e poi ritrovata a Pompei. L'uomo,  considerato il re delle amniocentesi, è finito agli arresti domiciliari con l'accusa di stalking, ossia atti persecutori nei confronti proprio della sorella e del cognato Carlo De Martino nell'ambito della controversia sulla gestione dell'attività imprenditoriale di famiglia, i centri diagnostici Artemisia Laba. Oltre che nei confronti di Giorlandino, provvedimenti del gip Paola Della Monica hanno riguardato altre quattro persone: ai domiciliari sono finiti anche l'avvocato praticante Antonio Mercuri, dipendente della Regione Lazio distaccato al Comune di Roma, e di tre appartenenti alle forze dell'ordine, tra cui Biagio Di Mauro, brigadiere dei carabinieri già capo scorta del presidente del Copasir. Nel procedimento, portato avanti dal pm Mario Dovinola e dal procuratore aggiunto Nello Rossi, risultano indagati anche due agenti della polizia penitenziaria e denunciato a piede libero l'appuntato scelto dei carabinieri, Antonio Cariello, in servizio presso il nucleo di Ostia. Secondo quanto accertato dalla procura, Giorlandino e gli altri indagati si sarebbero prestati a una serie di condotte reiterate nel tempo, sotto forma di minacce, molestie, pedinamenti e appostamenti, che hanno causato nei coniugi uno stato d'ansia tale da cambiare le proprie abitudini di vita. Chi indaga ritiene che l'accordo transattivo fatto nel novembre del 2011 dai fratelli Giorlandino sull'utilizzo del logo Artemisia e sulla gestione dei laboratori d'analisi non sia bastato a sanare i dissidi familiari. Le misure cautelari sono state eseguite dai carabinieri del Nucleo operativo della compagnia Eur. L'ordinanza del gip contempla anche i reati di rivelazione del segreto d'ufficio e di corruzione: con riferimento al primo, Giorlandino è accusato di essersi attivato per conoscere il contenuto di due denunce penali presentate dalla sorella e dal cognato, denunce fatte pervenire al carabiniere Cariello affinché chiedesse al collega della compagnia Eur che le aveva prese a verbale l'esito dei procedimenti. In relazione al secondo reato, il ginecologo è sospettato di aver pagato nel 2013, in più tranche, poco più di 3500 euro a Di Mauro, quale compenso previsto per il coordinamento, con l'aiuto dei due agenti di polizia penitenziaria (Pietro Pacillo e Fernando Mecchia), della strategia dei pedinamenti e degli appostamenti ai danni di Maria Stella Giorlandino e del marito.
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TITOLO: Appalti Cpl, nel mirino le consulenze
DATA: 2015-04-13
OCCHIELLO: I carabinieri del Noe stanno eseguendo perquisizioni in provincia di Modena e a Roma presso la sede della Cpl Concordia e negli uffici di dirigenti nell'ambito. ..<br clear='all'/>
TESTO:Nuove perquisizioni sono state disposte dalla Procura di Napoli nell'inchiesta sulle presunte tangenti pagate dalla coop Cpl Concordia. I pm Henry John Woodcock, Celeste Carrano e Giuseppina Loreto hanno delegato i carabinieri del Noe ad acquisire presso le sedi della società, a Roma in via del Bufalo e a Concordia sulla Secchia in provincia di Modena, gli atti riguardanti contratti di consulenza, forniture e subappalti stipulati in tutta Italia. Secondo quanto riferito dal manager Francesco Simone, infatti, sarebbe questo il veicolo per far passare le tangenti destinate ai politici "facilitatori". I pm, coordinati dal procuratore aggiunto Alfonso D'Avino, hanno disposto anche la perquisizione nei confronti del vice presidente della società, Mario Guarnieri, che non è indagato, e del direttore commerciale Andrea Ambrogi. Anche la Concordia è   stata iscritta nel registro degli indagati ai sensi della legge 231 del 2001 sulla responsabilità delle società  
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TITOLO: Pierluigi Dell'Osso: "Troppe armi facili, servono nuove regole e chi conosce persone instabili lo segnali"
DATA: 2015-04-13
OCCHIELLO: La parola al procuratore generale di Brescia, responsabile dell'azione penale del distretto che si occuperà dell'omicidio plurimo contestato al. ..<br clear='all'/>
TESTO:MILANO - "Quando venne ucciso Emilio Alessandrini, il 29 gennaio del '79, a tutti noi dissero di comprare le pistole. Lo feci anch'io, ma sono praticamente nuove. Non le portavo mai in giro, mai addosso. Ho sempre pensato che non siamo nel Far West, che anche da magistrato è meglio se porti un'arma quando sei certo di poterla puntare per colpire in caso di difesa un essere umano, cosa non facile. Anche per questo condivido parola per parola l'appello della madre e dei familiari di Lorenzo Claris Appiani, il giovane e brillante legale ucciso giovedì nell'aula del tribunale: occorre rivedere al più presto le leggi sui porto d'armi". Lo dice Pierluigi Dell'Osso ed è una "condivisione" di peso. Dell'Osso, che ha passato una vita come magistrato a Milano (per esempio s'è occupato del crac del fu banco Ambrosiano) e a Roma (antimafia), adesso è il procuratore generale di Brescia, cioè è il responsabile dell'azione penale del distretto che si occuperà dell'omicidio plurimo contestato al cinquantasettenne Claudio Giardiello. Procuratore, un gioielliere chiede il porto d'armi, glielo si dà? "Se è persona proba, equilibrata, porta con sé gioielli e contanti, perché no? Equilibrio e necessità, sono due criteri essenziali. Ma se il gioielliere non è equilibrato, no, non glielo si può dare, anche se ha necessità per il suo lavoro". Claudio Giardiello aveva molestato una donna. E due anni fa, nel 2013, era stato condannato a quattro mesi. "Non mi faccia entrare troppo nella questione che è sul tavolo, e che viene analizzata, ma è chiaro che chi pare instabile a soci e parenti, chi non sa gestire la rabbia, non avrebbe dovuto avere la possibilità di detenere un'arma. La pistola è l'oggetto più intrusivo e immediatamente distruttore che una persona può portarsi addosso. Poi, ovvio, se uno ha deciso di uccidere, si fabbrica le bombe, si porta il coltello, ma è diverso, molto diverso. ..". Lei ha visto il giudice Ciampi ucciso da uno che aveva portato la pistola sin dentro il palazzo di giustizia più fotografato, filmato e blindato d'Italia. "Sì, non credevo di vedere più magistrati uccisi, chi ha vissuto come me quelle stagioni non dimentica. Ma, accanto al collega, l'avvocato, il coimputato, l'altro giovane imprenditore ferito gravemente, gli altri colpiti sulle scale, tutti costoro sono vittime e rimandano ai tanti episodi atroci di cui parlano le cronache, di omicidi perpetrati da chi ha l'arma "regolarmente" denunciata, ma questo regolarmente che cosa significa? A volte è solo un avverbio senza sostanza". A Repubblica risulta che nessuno dal palazzo di giustizia di Milano abbia segnalato il processo a carico di Giardiello alla questura e nessuno della questura abbia incrociato i dati dei permessi per portare un'arma per uso sportivo  -  quello di Giardiello è del 2011  -  e le condanne. .. "Non so se le cose stanno in questo modo, ma bisogna fare in modo che i controlli siano veri controlli. Le armi non possono girare così. Guardando la scena di morte dell'aula 2, mi sono chiesto se oltre a Giardiello ci fosse stato un altro armato. .. Invece di tre uccisi, forse sarebbero stati sei, dieci, chi può dirlo? Trovare nuovi protocolli di sicurezza e applicarli credo sia una richiesta più che condivisibile". E nel frattempo? "Forse bisognerebbe invitare al più presto a rivolgersi alle forze dell'ordine le persone che sanno che un loro amico, un loro congiunto, possiede un'arma e ha problemi di collera, di alcol, di droga, oppure prende psicofarmaci particolari. Giovedì c'era un processo, c'è stata una strage. È un punto di non ritorno. E, se posso dire, bene ha fatto il presidente della Repubblica Mattarella a chiedere i funerali di Stato. Ho sentito che forse ci sarà la camera ardente con le tre vittime dentro il palazzo di giustizia, anche questo è un messaggio importante. In altri Paesi facevano i duelli sino al secolo scorso e sono favorevoli alla circolazione massiccia delle armi, invece io ho sempre pensato che più armi girano, più significa che lo Stato è debole".
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TITOLO: Monza, il killer del tribunale non risponde al gip. In Procura il caso del porto d'armi
DATA: 2015-04-13
OCCHIELLO: Il gip trasmetterà comunque gli atti alla Procura di Brescia, competente a indagare nei casi in cui è parte offesa un magistrato milanese. I parenti di Giorgio. ..<br clear='all'/>
TESTO:Claudio Giardiello, l'imprenditore che giovedì ha ucciso tre persone in tribunale a Milano, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Lo ha spiegato il suo avvocato difensore, Nadia Savoca, la quale ha parlato di "stato confusionale" in cui verserebbe il suo assistito. Il gip monzese Patrizia Gallucci trasmetterà comunque gli atti alla Procura di Brescia, competente a indagare nei casi in cui è parte offesa un magistrato milanese: fra le vittime dell'imprenditore vi è il giudice fallimentare Fernando Ciampi. "Cosa volete che vi dica, se mi hanno visto. ..è troppo lunga da raccontare. Vi racconterò tutte le ingiustizie che ho subìto", ha detto Giardiello, motivando la sua decisione di non parlare. Secondo lo psichiatra del carcere di Monza, Giardiello è "totalmente capace di partecipare" alle fasi processuali. E' anche per questo che il gip di Monza, non ha accolto un'istanza del suo difensore che puntava ad ottenere una perizia sulla capacità di Giardiello di essere sottoposto all'interrogatorio di garanzia. Dagli accertamenti, dopo il malore avuto sabato, è emerso che l'uomo ha avuto un mancamento temporaneo ma non presenta patologie. Alla stessa conclusione è giunto lo psichiatra che ha compiuto degli accertamenti stamani, prima che Giardiello si presentasse all'interrogatorio. E' emerso che, in passato, l'imprenditore aveva assunto degli psicofarmaci in quanto agitato per via delle sue vicissitudini economiche ma non è mai stata diagnosticata una depressione. Il gip di Monza è competente solo per la fase cautelare, in quanto Giardiello è stato arrestato dai carabinieri di Vimercate. Il giudice Gallucci ha anche disposto una serie di accertamenti medici per capire le reali condizioni di salute dell'imprenditore arrestato. Gli investigatori della Procura di Brescia devono accertare anche come mai Giardiello avesse ancora la sua Beretta calibro 9, nonostante nel 2013 (esattamente il 12 aprile) fosse stato condannato per molestie nei confronti di una donna. Di fronte a questo tipo di reato, in linea teorica, il permesso va revocato. Ed è su questo punto che gli investigatori vogliono fare chiarezza. I funerali del giudice Ciampi e dell'avvocato Lorenzo Claris Appiani saranno celebrato. I parenti della terza vittima, Giorgio Erba, avrebbero invece rifiutato i funerali solenni.
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TITOLO: Strage di Milano: "Mio figlio in una trappola, cambiamo la legge sul porto d'armi"
DATA: 2015-04-13
OCCHIELLO: Parla la madre dell'avvocato Appiani ucciso nell'aula del tribunale. L'appello della donna: "A uno come Giardiello chi ha lasciato una pistola in mano? Questa. ..<br clear='all'/>
TESTO:MILANO - Al primo piano del bel palazzo di via Foppa viveva lui, Lorenzo Claris Appiani, l'avvocato ucciso giovedì, e in alto, al sesto c'è la nonna, "a cui era affezionatissimo ". Tutti sono qui, oggi, ma accanto al dolore, da questa casa sale la forza d'animo di un appello: "Come da poco è stata introdotta in Italia la legge contro la tortura, che da tanto si aspettava, si faccia al più presto una legge per riformare il rilascio del porto d'armi", dice Alessandro Brambilla Pisoni, zio dell'ucciso. "Quanti casi succedono, quanti omicidi vengono commessi da chi aveva un'arma legalmente detenuta? Qui tutti descrivono Giardiello come una persona provata, agitata, capace di piazzate e, peraltro, una volta i falliti non potevano nemmeno votare, perdevano i diritti civili, perciò la domanda è semplice. A uno così chi ha lasciato un'arma in mano? Come poteva averla? ". La madre, la signora Alberta, è completamente d'accordo con il fratello, e dopo aver commosso l'altro ieri l'intero Palazzo di giustizia ricordando suo figlio e la sua passione per un mestiere antico come l'avvocato, ieri dice: "Questa tragedia deve servire a qualche cosa, può servire a dire basta a queste armi nelle case e in giro con questa estrema facilità". Signora, scusi, ma la cronaca dice che le tragedie in Italia non insegnano nulla a nessuno da decenni. .. "Magari la morte di mio figlio, e degli altri, del giudice Ciampi, può servire a salvare anche solo un'altra vita umana. Magari le armi possono essere conservate nel poligono che i 'tiratori' frequentano e basta. Ma quello che è accaduto a Milano non può passare come acqua sulla pietra. So che è quello che vorrebbe mio figlio, perché lui, uno bravissimo, uno che dal nostro studio è andato via scherzando, dicendoci in faccia per me siete troppo ignoranti, capito il soggetto? Andava incontro alle cose senza pensare a doversi proteggere". Chi ci pensa a proteggersi? "Ah, però lui a quel processo avrebbe anche potuto non andare. .. Le racconto una cosa. Mio figlio era stato chiamato dal legale di Giardiello. .. Ti devo interrogare, gli ha detto. Su cosa? , ha chiesto. Non lo so. Non lo sai? Adesso, con il senno di poi, era Giardiello che voleva vedere là mio figlio, lo voleva vedere in tribunale, e Giardiello c'è andato armato, ed era un soggetto da lasciare a mano armata? Io avevo un figlio avvocato, e una figlia magistrato. Stiamo tutti sulla stessa barca, l'altro giorno mi hanno abbracciato gli uni e gli altri, e anche il presidente della Corte d'appello, Giovanni Canzio, quando ha detto che non si alzano i ponti levatoi, ha detto quello che anche Lorenzo avrebbe detto". Voi sapete che Giardiello aveva una condanna in primo grado per molestie a una donna? "Questo rende i contorni ancor più gravi, e speriamo che magistrati, politici, esperti di diritto, avvocati riflettano sui porto d'arma facili. Nulla ci restituirà Lorenzo. Quello che resta di lui, però, è importante. Voleva difendere l'immagine degli avvocati, il senso del dovere. Sentiva di non doversi sottrarre a un interrogatorio perché s'era comportato bene. Le persone non lo conoscono, ma gli bastava leggere una pagina per ricordarla, parlava con una precisione incredibile. Poi, non sapeva farsi un uovo sodo, e, sapete, girava gli spaghetti con la forchetta nello scolapasta. .. ". Interviene il fratello: "Oggi mi ha scritto una mamma, per segnalare che l'ex fidanzato di sua figlia, è un giovane con problemi psichiatrici, uno che prende gli psicofarmaci, e ha una pistola. Molesta la figlia. Si mostra su Facebook con la pistola. E mi ha detto: Mi aiuti! . Può scriverlo su Repubblica? Cominciamo a reagire facendo qualche cosa di utile".  
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TITOLO: Strage di Milano, Alfano: "Porto d'armi, su nuova legge occorrerà riflettere e decidere"
DATA: 2015-04-13
OCCHIELLO: Il titolare del Viminale risponde all'appello lanciato dalla madre del giovane avvocato ucciso in aula a colpi di pistola da Giardiello<br clear='all'/>
TESTO:ROMA - "Chi fa politica dovrebbe sapere che la responsabilità della sicurezza nei tribunali fa capo al procuratore generale in accordo con le istituzioni locali. Strumentalizzare una tragedia così dolorosa è qualcosa di inaccettabile". Parla così Angelino Alfano, ministro dell'Interno, in una intervista a Repubblica, in risposta alle polemiche sollevate dalle opposizioni al governo dopo la strage in tribunale a Milano. Nel mirino della minoranza politica il fatto che l'esecutivo non avrebbe garantito la sicurezza dentro al Palazzo di Giustizia, teatro della tragedia.   Ma il titolare del Viminale risponde anche all'appello lanciato - sempre dalle colonne di Repubblica - da Alberta Brambilla Pisoni, madre del giovane avvocato Lorenzo Claris Appiani ucciso in aula da Claudio Giardiello durante l'udienza. La signora ha invocato una nuova legge sul porto d'armi, affinché la morte del figlio non sia invana: "Ho letto la sua intervista - ha sottolineato Alfano - e mi ha profondamente colpito. La signora pone con grande dignità, nel momento del dolore immane, una questione molto seria sulla quale occorrerà riflettere e decidere".
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TITOLO: Strage di Milano: quelle pistole raddoppiate in 7 anni, così l'Italia si arma con il trucco
DATA: 2015-04-13
OCCHIELLO: Quasi 400mila civili le hanno per uso sportivo come Claudio Giardiello, il killer del tribunale. Nel 2007 le licenze per il tiro a volo erano la metà<br clear='all'/>
TESTO:ROMA -  Claudio Giardiello, il killer della strage al tribunale di Milano, è uno dei 397.384 italiani che oggi possiedono il porto d'armi per uso sportivo. Nel 2007 erano appena 187.000. In meno di un decennio, la diffusione di questo tipo di licenza è raddoppiata. Basta a spiegare quello che è successo giovedì al tribunale di Milano? Sicuramente no. Però qualcosa, i numeri, dicono. Non è chiaro quanti siano i fucili e le pistole legalmente detenuti in Italia. Una cifra ufficiale, che pure esiste perché ogni pezzo deve essere denunciato e registrato in questura, non è mai stata resa pubblica dalle autorità. L'ultima stima attendibile l'ha fatta l'Eurispes, ma risale al 2008: 10 milioni di armi e 4 milioni di famiglie 'armate'. Ci sono però le licenze che si possono contare. Ce ne sono di tre tipi: per uso caccia, per uso tiro a volo e per difesa personale. Solo quest'ultima permette di girare in strada con l'arma in tasca e pronta all'uso e viene concessa in casi particolari, a chi ha un bisogno giustificato di difesa: avvocati, gioiellieri, ex militari. La procedura è più complessa delle altre e a rilasciare il permesso non è la questura ma la prefettura. Attualmente, ce l'hanno solo 20.162 persone. Ebbene, secondo i dati del Viminale, mentre il numero complessivo dei cittadini con porto d'armi negli ultimi 4-5 anni è rimasto sostanzialmente invariato se non in leggera diminuzione, attestandosi poco sopra il milione e centomila nel 2014, sono cresciute le licenze per uso sportivo. È il dato da cui siamo partiti: 397.384 oggi, nel 187.000 nel 2007. Un boom che non ha una spiegazione sola. Lucio Zorzo, il presidente del poligono di Treviso, in pochi mesi ha visto aumentare gli iscritti per i corsi di maneggio dell'arma del 30 per cento. "Un po' in tutto il Veneto è così", dice. "Questo è dovuto, in parte, anche a chi vuole una pistola da tenere in casa per sentirsi più sicuro. Non è la maggioranza degli iscritti, va detto: abbiamo molte guardie giurate e persone che imparano a sparare per ottenere più punti nei concorsi delle forze armate. Ma quando ci sono casi di cronaca tipo quello del benzinaio Stacchio, notiamo l'aumento delle richieste da parte di chi si sente insicuro". Un altro picco di iscrizioni si era avuto dopo il delitto di Gorgo al Monticano, nel 2007. "Uomo, tra i 40 e i 50 anni, di classe medio-bassa  -  dice Zorzo, delineando l'identikit di chi si sente poco protetto dallo Stato  -  non ha i soldi per farsi l'impianto di sorveglianza a casa, quindi preferisce spendere un centinaio di euro per il corso, che dura una giornata intera, dalle 8 alle 19.30". Anche Giardiello ha frequentato un corso del genere in uno dei poligoni accreditati, si è sottoposto a due visite (col dottore di famiglia e con un medico legale), ha portato i certificati che ne attestavano la pulizia della fedina penale e ha ottenuto l'autorizzazione dalla Questura per comprarsi la sua semiautomatica 7.65, conservarla a casa e portarla al centro di tiro. Poi però giovedì è entrato in un tribunale e ha premuto il grilletto contro bersagli non più di cartone. Ogni volta che un cittadino "al di sopra di ogni sospetto" spara e uccide, sotto accusa inevitabilmente finisce anche chi gli ha dato la licenza. Il controllo psico-attitudinale preventivo lo fa, per legge, o il medico legale delle Asl, o il medico militare, o quello della polizia. "Bisogna però standardizzare gli esami richiesti  -  sostiene Lorena La Spina, segretario dell'Associazione nazionale dei funzionari di polizia  -  non sempre sono omogenei. E il monitoraggio del possesso dei requisiti psico-fisici va continuato anche su chi non rinnova la licenza, perché comunque la pistola o il fucile da caccia continua ad averlo in casa ". Lo prevede la normativa del 2010, ma non è ancora entrata del tutto a regime. Nonostante il mercato delle armi non militari in Italia abbia un fatturato di circa 800 milioni di euro e muova un indotto complessivo di quasi 8 miliardi, secondo l'Anpam  -  l'Associazione nazionale produttori armi e munizioni sportive e civili  -  la maggiore domanda di semiautomatiche 7.65 e fucili a canna doppia sovrapposta (i modelli più richiesti) non arriva dai connazionali. "Il settore si sta espandendo grazie all'export perché i marchi italiani sono molto quotati, la vendita in Italia invece non cresce come all'estero ".
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TITOLO: Perquisizioni nelle sedi di Cpl Concordia
DATA: 2015-04-13
OCCHIELLO: Consulenze nel mirino degli inquirenti<br clear='all'/>
TESTO:I carabinieri del Noe stanno eseguendo perquisizioni in provincia di Modena e a Roma presso la sede della Cpl Concordia e negli uffici di dirigenti nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti alla Coop. Nel mirino consulenze, forniture e subappalti che secondo i pm sono il sistema per corrompere politici e amministratori. La cooperativa emiliana è stata travolta dall'inchiesta sulle presunte tangenti versate per l'appalto per la metanizzazione dell'isola di Ischia, con l'arresto dei dirigenti attuali e passati. Un vero e proprio terremoto per il colosso modenese, che ha avuto riflessi anche sulla politica, per i finanziamenti (legali) ottenuti da alcuni candidati diventati poi amministratori, come il sindaco di Bologna Virginio Merola (20mila euro; "Nulla devo restituire") e la prima cittadina di San Lazzaro Isabella Conti (pronta invece a riconsegnare 2mila euro). Fra gli altri sono stati perquisiti gli uffici del presidente Mario Guarnieri, che non è indagato, e del responsabile commerciale, Andrea Ambrogi, indagato nell'ambito dell'indagine della Procura di Napoli. I militari impegnati stanno acquisendo centinaia di contratti di consulenze, forniture e subappalti che, secondo l'ipotesi accusatoria, potrebbero essere stati in parte utilizzati per ottenere appalti in varie regioni d'Italia. Il responsabile delle relazioni esterne, Francesco Simone, arrestato nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Napoli, spiegò ai magistrati che, attraverso consulenze fittizie e subappalti assegnati a società costituite ad hoc legate a familiari o prestanome di politici e pubblici amministratori, la Cpl Concordia riusciva ad ottenere lavori per le opere pubbliche.
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TITOLO: Cerro Maggiore, fuga di gas provoca incendio: muoiono due sorelle. Salvo il fratello
DATA: 2015-04-13
OCCHIELLO: Le fiamme si sono sprigionate nella palazzina di via Roma intorno alle due notte. Tragedia simile solo 24 ore prima a Milano, in corso di Porta Romana, dove. ..<br clear='all'/>
TESTO:Due donne sono morte nel Milanese in seguito all'incendio del loro appartamento a Cerro Maggiore (in provincia di Milano). Sembra che all'origine del rogo ci sia una fuga di gas. I vigili del fuoco e il 118 sono intervenuti nella palazzina di via Roma intorno alle 2 di notte. Dopo le operazioni di spegnimento hanno trovato i due cadaveri. Un uomo, fratello delle due, invece è riuscito a salvarsi. Il fatto richiama in maniera sorprendente l'incendio che ventiquattr'ore prima, nel centro di Milano, in corso di Porta Romana, ha devastato l'appartamento di due donne, madre e figlia di 95 e 70 anni. Anche in quel caso - infatti - le fiamme erano divampate nel corso della notte, mentre le due anziane erano a letto. Quando si sono accorte di ciò che stava accadendo era troppo tardi per salvarsi: sono morte carbonizzate. Le sorelle morte a Cerro Maggiore si chiamavano Carla e Maria Agrati, di 70 e 68 anni. La prima era una professoressa in pensione del liceo scientifico Galileo Galilei di Legnano, dove insegnava italiano e latino. "Siamo attoniti e addolorati" è il commento della vicepreside del liceo di Legnano, Ornella Ferrario.  
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TITOLO: Frana sul viadotto, Palazzo Chigi: "Anas e Regione potevano e dovevano intervenire"
DATA: 2015-04-13
OCCHIELLO: L'accusa del responsabile della missione Italiasicura: "Prova di sciatteria, disorganizzazione, disattenzioni, abusi e scarsissimo interesse al dissesto. ..<br clear='all'/>
TESTO:Per l'agricoltura la chiusura dell'autostrada A19 rappresenta l'ennesima catastrofe, fa sapere la Coldiretti siciliana riferendosi ai danni che già da domani, con la riapertura dei mercati, si verificheranno a causa della chiusura di un pezzo di autostrada A19. Per Coldiretti nazionale, "l'aumento dei costi di trasporto, e gli inevitabili ritardi, mettono a rischio i mercati di sbocco soprattutto per i prodotti deperibili come la frutta e verdura. Serve lo stato d'emergenza". Marco Venturi, presidente di Confindustria Centro Sicilia, l'associazione che rappresenta le imprese delle province di Agrigento, Caltanissetta e Enna, mette in guardia: "Non possiamo permetterci il lusso di tenere chiusa a tempo indeterminato la principale via di collegamento tra il capoluogo e Catania: le imprese subirebbero danni incalcolabili". Intanto da domani circoleranno due treni in più tra Palermo e Catania. Questi gli orari delle corse: R34949 Catania (05.28)  -  Enna (06.30 - 06.31)  -  Caltanissetta Xirbi (06.53 - 06.54) -  Termini Imerese (08.12  -  08-13) - Palermo Centrale (08.39) A Caltanissetta Xirbi coincidenza per Caltanissetta Centrale con R8617 (07.15). Viaggiatori da Caltanissetta Centrale diretti a Palermo trovano bus (06.20) per coincidenza con R34949 a Caltanissetta Xirbi; R31900 Palermo Centrale (17.29) - Termini Imerese (17.50  -  17-51) - Caltanissetta Xirbi* (19.00 - 19.01) - Enna (19.20 - 19.21) -  Catania (20.30). A Caltanissetta Xirbi coincidenza per Caltanissetta Centrale con 12811 (19.05). Viaggiatori da Caltanissetta Centrale diretti a Catania trovano R7816 (18.45) per coincidenza con R31900 a Caltanissetta Xirbi. Ma Enzo Bianco, sindaco di Catania e presidente del Consiglio nazionale dell'Anci,   chiede collegamenti anche in aereo. "Ho parlato - ha detto Bianco - con l'assessore  regionale alle infrastrutture Giovanni Pizzo e con il presidente del cda  di Rete Ferroviaria italiana Dario Lo Bosco per avviare nel più breve  tempo possibile il già previsto collegamento veloce su rotaia che  consentirebbe di andare da Catania a Palermo in poco più di due ore e  mezzo. Ma non basta. Domani stesso chiederò ai vertici di Ryanair di  istituire, per il periodo in cui la nostra Isola continuerà a rimanere  spezzata in due, un collegamento aereo tra le due maggiori città  siciliane".  
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TITOLO: Barcone capovolto al largo della Libia, recuperati 9 cadaveri
DATA: 2015-04-13
OCCHIELLO: Salvate altre 144 persone che erano sull'imbarcazione. Il naufragio a 80 miglia dalle coste libiche<br clear='all'/>
TESTO:Nove cadaveri sono stati recuperati dalla Guardia Costiera italiana a circa 80 miglia dalle coste della Libia, nell'area dove si è capovolto un barcone carico di migranti diretto verso l'Italia. Sono state salvate 144 persone. Immigrazione: barcone capovolto, recuperati 9 cadaveri. Nell'area sono tuttora in corso ricerche di eventuali dispersi, alle quali partecipa anche un aereo Atr 42 della Guardia Costiera. I superstiti sono stati trasferiti a bordo di una nave della Marina Militare impegnata nell'operazione Triton, che sta facendo rotta ora verso la Sicilia. A bordo della nave vi è anche uno dei nove cadaveri, mentre gli altri sono a bordo di una motovedetta della Guardia Costiera, tuttora impegnata nelle ricerche dei dispersi.
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TITOLO: Lunghe file al metal detector a palazzo di Giustizia, caos udienze
DATA: 2015-04-13
OCCHIELLO: Controlli strettissimi dopo il caso-Milano. Udienze in ritardo, in attesa che arrivino avvocati, testimoni, consulenti e imputati in stato di libertà. La. ..
TESTO:Ecco i primi effetti delle nuove misure di controllo dopo la strage avvenuta la settimana scorsa a Palazzo di Giustizia di Milano per mano di Claudio Giardiello, che ha ucciso a colpi di persona tre persone, tra cui il giudice Ciampi. Le file si sono formate sin dalle otto del mattino ai due ingressi: Centro direzionale e piazza Falcone e Borsellino. L'attesa per entrare si protrae per molto tempo, determinando forti disagi per le attività giudiziarie. Alle 11 numerose udienze non sono ancora iniziate in attesa che arrivino avvocati, testimoni, consulenti e imputati in stato di libertà. A fine mattinata, dopo ore di caos e proteste,   la Camera penale, presieduta da Attilio Belloni, chiede "la sospensione ad horas del nuovo dispositivo di sicurezza"
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TITOLO: Buzzetti: "Giusto dire addio alle Grandi opere, sono stati 15 anni di fallimenti"
DATA: 2015-04-13
OCCHIELLO: Il presidente dei costruttori: "In Europa e negli Usa fanno così, meglio interventi di minore entità ma di uguale impatto sul Pil e sui cittadini. Pronti a. ..
TESTO:ROMA - "È un netto cambio di passo e impostazione. Se siamo soddisfatti? Certo, sono anni che suggeriamo di passare dalla strada maestra delle "grandi opere" a interventi di minore entità ma di uguale impatto sul Pil e sui cittadini". Paolo Buzzetti, presidente dell'Ance, l'associazione dei costruttori edili, accoglie con favore le parole del neo ministro delle infrastrutture Graziano Delrio a Repubblica. Buzzetti, Cosa vede di positivo nelle parole del ministro? "Con Delrio ci "frequentiamo" da quando era presidente dell'Anci, l'associazione dei Comuni. Fin da allora il tema centrale era quello delle manutenzioni, della emergenza nell'edilizia scolastica. Oggi più che mai serve un piano di interventi mirati ". Ad esempio? "Programmi semplici, diretti, con risorse chiare, come accade in Francia o Spagna dove la priorità viene data a opere da 8-13 miliardi di euro realizzati anche in un anno. Parlo di manutenzione cittadina, del territorio, sui fiumi, scuole e edifici pubblici. I tedeschi, ad esempio, hanno scelto la via della sistemazione degli edifici dal punto di vista energetico. Gli Usa, puntano molto sul risanamento di uffici pubblici. Tutto questo lo abbiamo suggerito da tempo". E con Delrio c'è già un lavoro avviato? "Sì, ci ha chiamato qualche tempo fa da Palazzo Chigi invitandoci a trovare progetti pronti. Noi gliene abbiamo portati sul tavolo 5mila cantierabili. Si tratta di circa 9 miliardi di interventi piccoli e di media entità. E quindi condividiamo in pieno questa impostazione". Cosa serve per far ripartire il Paese? Immaginare una pioggia di miliardi è una chimera. "Per far ripartire l'economia del Paese serve una spinta dell'edilizia e delle opere pubbliche che producano subito occupazione. Consideri che per ogni miliardo investito calcoliamo circa 17mila nuovi posti di lavoro, indotto compreso". Quindi quale potrebbe essere secondo lei l'impatto sul motore economico del Paese? E con il taglio alle Grandi opere ci sarà la conseguente stretta sul malaffare? "In un momento così favorevole della congiuntura internazionale è quasi un obbligo oggi poter investire. Per creare un minimo di 200mila posti puntiamo sui 12 miliardi di euro di investimenti anche se le cifre che potrebbero chiudere la crisi sono ben altre: almeno 100 miliardi di euro di opere per lasciarsi alle spalle la crisi in 18 mesi. Questo scommettendo su cose utili, infrastrutture importanti ma non necessariamente dei ciclopi che hanno creato molti problemi di gestione e di malaffare. E bene fa il governo e Delrio a chiudere la porta al mondo che ruotava attorno alle Grandi opere. Negli ultimi 15 anni si è pensato a strutture speciali con deroghe per poter "fare". E i risultati sono stati negativi, dall'Expo alla Protezione civile, abbiamo visto grossi problemi. Oggi, quindi serve il massimo della concorrenza nelle gare. Pensiamo a come è stata costruita l'Autostrada del Sole: l'abbiamo fatta senza leggi speciali. Non che non ci fossero "buchi", ma c'era qualcuno che ai tempi ne rispondeva in prima persona. Oggi le responsabilità sono scaricate su alcune figure che preferiscono non fare nulla".
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TITOLO: Ancora tensione Vaticano-Francia, Quai d'Orsay: "Aspettiamo risposta Santa Sede su Stefanini"
DATA: 2015-04-13
OCCHIELLO: Il ministero degli Esteri di Parigi insiste sul nome del diplomatico francese che il Vaticano per ora si è rifiutato di accreditare: "Presenta tutte le qualità. ..
TESTO:CITTA' DEL VATICANO - I francesi non hanno nessuna intenzione di arretrare e per ora resta lo stallo nell'affaire Stefanini. Il diplomatico francese è al centro di un braccio di ferro tra l'Eliseo e il Vaticano dopo che dalle autorità d'Oltretevere non è arrivato il via libera per quello che dovrebbe essere il nuovo ambasciatore francese presso la Santa Sede. "Aspettiamo la risposta della Santa Sede. Laurent Stefanini presenta tutte le qualità necessarie per questo incarico a cui la Francia attribuisce tutta l'importanza che merita", ha detto il portavoce del ministero degli Esteri della Francia, Ronmain Nadal, al quotidiano Le Parisien. Secondo alcuni media francesi a Stefanini, indicato da Hollande come rappresentante francese il 5 gennaio, sarebbe stato negato l'accredito perchè di orientamento omosessuale. L'indiscrezione non è stata commentata dal Vaticano che comunque a tre mesi dall'indicazione non ha ancora dato il via libera. Il presidente francese Francois Hollande, anche alla luce dell'eccellente curriculum di Stefanini, che a novembre ha accolto Papa Francesco in occasione della visita del Pontefice a Strasburgo e che in passato è stato primo consigliere all'ambasciata francese in Vaticano, non sembra intenzionato a fare marcia indietro sul nome di Stefanini. Non è comunque la prima volta che tra il Vaticano e Parigi si è giunti ad una contrapposizione del genere: nel 2008 era stata respinta la nomina di Jean-Loup Kuhn-Delforge (l'attuale ambasciatore di Francia in Grecia) perché era "apertamente gay".
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TITOLO: Marcello Flores D'Arcais: "Distruggere un popolo è genocidio"
DATA: 2015-04-13
OCCHIELLO: Il professore dedica molto del suo lavoro di storico proprio al termine giuridico e ai fatti che definiscono questa particolare di violenza di massa
TESTO:"LA parola "genocidio", il termine giuridico che definisce il tentativo di distruggere un popolo, è nata proprio a partire dal caso armeno". Marcello Flores D'Arcais dedica molto del suo lavoro di storico proprio a quel termine e ai fatti che definisce. Suo è il libro Il genocidio degli armeni (Il Mulino). Professore, cos'è che fa del termine "genocidio" una parola importante da usare? "Costituisce una specie particolare di violenza di massa. È la definizione giuridica del tentativo di distruggere un popolo. Il termine è nato nel 1944: fu Raphael Lemkin, un giurista ebreo polacco emigrato negli Stati Uniti, a coniarlo all'epoca della Shoah. Lemkin però lavorava alla ricerca di una definizione già negli anni Trenta e partiva proprio da quello che allora ancora si definiva "massacro degli armeni"". Sta dicendo che è proprio ciò che hanno subìto gli armeni ad aver fatto nascere la parola? "Lo testimoniano gli atti dei congressi a cui Lemkin partecipava. C'è un saggio che lui scrisse nel 1933 sulla "barbarie" come crimine contro la legge internazionale. Ma per anni non riuscì a trovare la parola giusta, che sottolineasse il voler cancellare dall'umanità un gruppo in quanto tale. Parola che poi è divenuta ufficiale nel 1948, con l'approvazione all'Onu della Convenzione su prevenzione e punizione del genocidio". Con quali elementi la Turchia contesta la definizione? "La contesta davanti agli Stati esteri, ma nella stessa Turchia c'è un recente bestseller titolato sul genocidio armeno, di Hasan Cemal, che nessuno ha ritirato. L'autore è nipote di uno dei governanti dell'epoca dei fatti. Con l'estero, però, la Turchia non vuol fare ammissioni".
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TITOLO: Francia, 13enne astro nascente del surf ucciso da uno squalo alla Reunion
DATA: 2015-04-13
OCCHIELLO: L'attacco a Cap Homard, sulla costa occidentale dell'isola
TESTO:SI CHIAMAVA chiamava Elio Canestri, aveva solo 13 anni e, malgrado il nome italiano, era francese e un giovanissimo astro nascente del surf. Il piccolo è morto ucciso da uno squalo che gli ha strappato braccia e gambe mentre stava giostrando sulle onde dell'isola della Reunion nell'Oceano Indiano vicino al Madagascar. L'attacco ha avuto luogo a Cap Homard, sulla costa occidentale dell'isola, un tratto di mare noto per gli attacchi degli squali. Il piccolo stava surfando con altre 6 appassionati quando è improvvisamente scomparso alla vista dei compagni. Negli ultimi 4 anni nelle acque antistanti la Reunion ci sono stati 16 attacchi di squali di cui 7 fatali.
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TITOLO: Legge elettorale, Napolitano: "Guai a ricominciare da capo"
DATA: 2015-04-13
OCCHIELLO: L'ex capo dello Stato e senatore a vita: "Non si può tornare indietro e disfare ciò che è stato faticosamente costruito. Gravissimo errore liquidare. ..
TESTO:ROMA - "L'unica cosa che posso dire è che non si può tornare indietro e disfare quello che è stato faticosamente costruito, elaborato e discusso in tutti questi mesi. Guai se si piomba in un ricominciamo da capo". Lo ha detto l'ex presidente della Repubblica e senatore a vita, Giorgio Napolitano, a margine di un evento a Montecitorio, sull'iter della legge elettorale, in discussione a Montecitorio. E a chi gli chiede se sia possibile rinunciare al voto segreto sulla legge elettorale - come accadde quando si votò il Mattarellum negli anni in cui Napolitano era presidente della Camera - l'ex capo dello Stato risponde: "La legge Mattarella fu in pochi mesi elaborata e discussa perché ci fu un clima di collaborazione e ci fu la consapevolezza del fatto elementare che la legge elettorale non può che essere una legge di compromesso. Come fu la legge Mattarella. La legge Mattarella a mio avviso ha funzionato in maniera eccellente ed è stato un gravissimo errore liquidarla". Intanto, il voto previsto per mercoledì prossimo del gruppo Pd alla Camera sulla linea da seguire nell'iter dell'Italicum in commissione Affari costituzionali sarà determinante per capire come si muoverà la minoranza in vista del voto sugli emendamenti. Governo e maggioranza continuano a respingere ogni ipotesi di modifica, anche se la minoranza del partito cercherà fino all'ultimo uno spiraglio che al momento non si intravede e al quale, forse, non crede neppure la stessa minoranza. Area riformista domani riunirà gli ottanta firmatari dell'appello di qualche giorno fa a Renzi per riaprire il dialogo sull'Italicum dopo il primo no del governo all'ipotesi di modifiche. L'incontro servirà per discutere dell'assemblea di mercoledì prossimo, dei suoi possibili sviluppi in base al voto, e del contenuto degli emendamenti che la minoranza comunque presenterà. La componente che fa capo al capogruppo Roberto Speranza, insiste nel sostenere che il gap che oggi divide renziani e minoranza può essere colmato ragionando nel merito delle questioni. Lo scontro in atto, tuttavia, sembra essere tutto politico e nessuno sembra intenzionato ad arretrare di un solo passo. Questo significa che, dopo il voto di mercoledì prossimo nell'assemblea dei deputati dem, ai 'dissidenti', una dozzina su 23 componenti Pd (tra cui alcuni big come Pierluigi Bersani e Rosy Bindi), non resterà che una strada per non spaccare il partito: chiedere di essere sostituiti, temporaneamente, in commissione per non andare allo scontro frontale, in cambio della garanzia da parte di Renzi di non ricorrere alla fiducia quando, il 27 aprile, il testo approderà in aula. La sostituzione, che può anche essere decisa dall'assemblea su richiesta del capogruppo, eviterebbe alla minoranza una scelta deflagrante, rimandando il confronto all'aula, dove alcune parti del testo potrebbero essere votate a scrutinio segreto. Lo scontro in commissione, del resto, sarebbe ad alto rischio, dal momento che su quelle che la minoranza definisce "evidenti irragionevolezze", soprattutto i capilista bloccati e il premio di maggioranza, sembrano concordare anche altre forze politiche dell'opposizione. Il Movimento 5 Stelle, ad esempio, concentrerà gli emendamenti sulle preferenze e su un quorum per la validità del ballottaggio, come spiega il vice presidente della commissione Danilo Toninelli che ha chiesto di fare "una simulazione, applicando l'Italicum alle ultime tre elezioni politiche, come già fatto in prima lettura. Serve -spiega- a dimostrare l"effetto flipper del voto. Voti al seggio di Cremona, ma poi la lotteria della distribuzione dei seggi può portare ad eleggere qualcun altro chissà dove, oppure nessuno per effetto della distorsione del premio di maggioranza".  
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TITOLO: Puglia, Poli Bortoni pronta a lasciare Fdi. Meloni: "O tutta Fi con lei o con Schittulli"
DATA: 2015-04-13
OCCHIELLO: Resa dei conti nel partito di Giorgia Meloni
TESTO:ROMA - La resa dei conti all'interno di Fratelli d'Italia sulle regionali in Puglia viene rimandata di altre 24 ore. Se, da un lato, la candidata del centrodestra Adriana Poli Bortone minaccia di lasciare il suo partito, Fdi appunto, che non la sostiene, dall'altro lato Giorgia Meloni è disposta ad appoggiare la candidatura dell'ex sindaco di Lecce solo a patto che abbia il sostegno di tutta Forza Italia. "Quella di Adriana Poli Bortone è un'ottima candidatura se funzionale alla vittoria - ha detto Meloni al termine dell'ufficio di presidenza del partito sulle regionali - Se Berlusconi ci garantisce che c'è il sostegno di tutta FI siamo disponibili" altrimenti "entro 24 ore confermeremo il sostegno a Francesco Schittulli". Lo psicodramma delle elezioni regionali in Puglia si arricchisce di un nuovo capitolo. Adriana Poli Bortone, che oggi avrebbe dovuto annunciare ufficialmente la sua corsa sotto le insegne di Forza Italia, minaccia di lasciare il partito: "Se Fratelli d'Italia dovesse rinunciare alla mia candidatura, di una persona che fa parte del suo ufficio di presidenza, io ci resterei male e penserei di andarmene". La candidata in pectore per il centrodestra, da Un Giorno da Pecora su Radio 2 Rai, conferma così che "se il partito rinuncia al mio nome con motivazioni che io non posso condividere, si vede che non vogliono che io resti in Fratelli d'Italia". I problemi maggiori della Poli sono infatti interni al suo partito visto che ancora Giorgia Meloni e altri dirigenti, come Ignazio La Russa, hanno spiegato che la "candidatura Poli potesse essere accettata soltanto se fosse stata unitaria". Il candidato di Fitto e Ncd, Francesco Schittulli, non ha però alcuna intenzione di fare passi indietro. "Oggi abbiamo un vertice sulla Puglia - ha spiegato Meloni - e prenderemo una decisione". A chi le fa osservare che le incertezze del centrodestra rischiano di far vincere Emiliano, l'ex ministro osserva: "Si vede che qualcuno vuole farlo vincere. L'altra volta hanno voluto far vincere Vendola, stavolta faranno vincere Emiliano". E di chi parla, di Raffaele Fitto? : "Di fatto, accadrebbe una cosa del genere", risponde Poli Bortone.
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TITOLO: Crollo scuola Ostuni, Grillo e Salvini all'attacco. Faraone: "Chi ha sbagliato pagherà"
DATA: 2015-04-13
OCCHIELLO: Il leader del M5S contro il governo: "Crolla tutto ma aumentano le tasse", scrive sul blog. Il segretario della Lega nord rincara la dose: "Spero che qualcuno. ..
TESTO:A Salvini ha replicato indirettamente il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini che invece ha sottolineato come la strada intrapresa dal governo Renzi sia quella giusta: l'accaduto "è l'ennesima riprova che quello che stiamo facendo sul piano dell'edilizia scolastica è necessario. Così il controllo sistematico, grazie ai 40 milioni assegnati con la buona scuola, dei controsoffitti e degli intonaci e soprattutto l'anagrafe dell'edilizia per avere una radiografia completa". La manutenzione degli edifici scolastici, spesso obsoleti e fatiscenti, è al centro dell'azione di governo fin dal suo insediamento. Il premier Matteo Renzi ha annunciato lo scorso luglio il via libera al piano di edilizia scolastica attraverso la liberazione di risorse dei comuni dai vincoli del patto di stabilità. Il piano coinvolge complessivamente 21.230 interventi in edifici scolastici per investimenti pari a 1.094.000.000 di euro. Ma l'evento di Ostuni, con la scuola ristrutturata da pochi mesi, sembra andare al di là del tema del cattivo stato di salute degli edifici scolastici italiani. IL RAPPORTO ANNUALE DI LEGAMBIENTE: 32,5% DEGLI EDIFICI A RISCHIO di M. Rubino Oggi è intervenuto anche il sottosegretario all'Istruzione Davide Faraone che ha assicurato su Twitter che saranno puniti i responsabili: "Crollo del soffitto scuola di Ostuni. I lavori erano appena finiti. Accerteremo le responsabilità e chi ha sbagliato pagherà".
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TITOLO: Appalti Cpl Concordia: la procura Napoli chiede gli atti sui finanziamenti alle fondazioni politiche
DATA: 2015-04-13
OCCHIELLO: I carabinieri del Noe hanno eseguito perquisizioni in provincia di Modena e a Roma presso la sede della Cpl Concordia e negli uffici di dirigenti nell'ambito. ..
TESTO:Nuove perquisizioni sono state disposte dalla Procura di Napoli nell'inchiesta sulle presunte tangenti pagate dalla coop Cpl Concordia. I pm Henry John Woodcock, Celeste Carrano e Giuseppina Loreto hanno delegato i carabinieri del Noe ad acquisire presso le sedi della società, a Roma in via del Bufalo e a Concordia sulla Secchia in provincia di Modena, gli atti riguardanti contratti di consulenza, forniture e subappalti stipulati in tutta Italia. Tra l'altro la Procura di Napoli non indaga solo su consulenze, subappalti e forniture, ma anche sui finanziamenti alla politica. I carabinieri del Noe, nell'ambito dell'indagine sulla Cpl, hanno infatti ricevuto la disposizione di sequestrare tutto ciò che ha a che fare con "ogni forma di finanziamento, sovvenzione, contributo erogato, a qualsivoglia titolo, ad associazioni, fondazioni, enti, partiti politici e singoli esponenti politici". Secondo quanto riferito dal manager Francesco Simone,   consulenze, forniture e subappalti sarebbero il veicolo per far passare le tangenti destinate ai politici "facilitatori". I pm, coordinati dal procuratore aggiunto Alfonso D'Avino, hanno disposto anche la perquisizione nei confronti del vice presidente della società, Mario Guarnieri, che non è indagato, e del direttore commerciale Andrea Ambrogi. Anche la Concordia è   stata iscritta nel registro degli indagati ai sensi della legge 231 del 2001 sulla responsabilità delle società. Un quadro indiziario "ancora più grave, vasto e diffuso rispetto a quello già grave descritto nella ordinanza di custodia cautelare" eseguita il 30 marzo scorso: così i pm Woodcock, Carrano e Loreto descrivono gli sviluppi in atto dell'inchiesta relativa agli appalti alla Cpl Concordia nel decreto di perquisizione emesso oggi. Durante la perquisizione i carabinieri del Noe hanno acquisito centinaia di contratti su consulenze, subappalti e forniture della coop. I magistrati nel decreto sottolineano come il responsabile delle relazioni esterne della coop Francesco Simone e il responsabile di area Nicola Verrini, arrestati il 30 marzo scorso, abbiano contributo ulteriormente a "delineare il quadro e i connotati di quello che si può definire un vero e proprio sistemo corruttivo assolutamente generalizzato che ruota intorno e che ispira l'attività della Cooperativa Cpl Concordia". I due si sono soffermati "specificamente su ulteriori episodi e vicende illecite". Per quanto riguarda l'appalto per la metanizzazione di Ischia, vicenda al centro della ordinanza di custodia eseguita nelle scorse settimane, i pm riportano alcuni passaggi dell'interrogatorio di Simone avvenuto il 3 aprile nel carcere di Poggioreale: "confermo che tra il presidente Casari (l'ex presidente della coop Roberto Casari, ndr) e il sindaco Ferrandino c'erano rapporti molto stretti: la Cpl ha destinato utilità al sindaco e alla sua famiglia". Sempre sull'appalto di Ischia gli inquirenti richiamano nel decreto anche l'interrogatorio di Nicola Verrini, del 7 aprile scorso. Secondo il dirigente, nella prospettiva del presidente Casari, la convenzione stipulata dalla coop con l'albero 'Le Quercè di proprietà della famiglia di Ferrandino e la consulenza al fratello Massimo "era un modo per superare gli ostacoli burocratici o comunque per rendere più celere l'espletamento delle pratiche di competenza del Comune di Ischia". A tale proposito Verrini ha ricordato che, non essendoci 'canalì con gli altri comuni dell'isola, come Casamicciola e Lacco Ameno, in quei comuni "le pastoie burocratiche hanno ritardato l'inizio dei lavori di quasi dieci anni". Verrini ha anche ricordato che la Cpl ha stipulato una convenzione da 30mila euro con un garage di Roma e che "Massimo Ferrandino vi teneva la sua auto".  
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TITOLO: Italicum, Napolitano invita la minoranza Pd alla responsabilità.
DATA: 2015-04-13
OCCHIELLO: Liquidare il Mattarellum è stato un: "gravissimo" errore, ma andesso che l’Italicum è in dirittura d’arrico non si può assolutamente buttare tutto al macero e. ..
TESTO:Liquidare il Mattarellum è stato un "gravissimo" errore, ma andesso che l? Italicum è in dirittura d? arrico non si può assolutamente buttare tutto al macero e ricominciare daccapo. L?ex presidente Napolitano, senatore a vita, interviene all? inizio della settimana che si annuncia decisiva per la legge di riforma elettorale che per Matteo Renzi rappresenta il centro della riforma istituzionale assieme all? abolizione del Senato legislativo. La scommessa di Renzi passa attraverso la tenuta del Pd, che si presenta spaccato in due: da una parte il 30 per cento della minoranza anti premier, dall? altra il settanta per cento della maggioranza renziana. L?intervento di Napolitano segna un punto a favore del presidente del consiglio, ma non è una novità e molto probabilmente non sarà in grado di convincere la sinistra Pd. C?è poi anche quell? apprezzamento per il sistema ideato dall? attuale presidente Mattarella, che Bersani e altri della sinistra considerano un modello vincente, anche se anni fa contribuirono ad abbandonarlo. E? chiaro da tempo che l? opposizione Pd non è tanto interessata a modificare l? Italicum quanto a rimandarlo al Senato dove i tempi si allungherebbero di mesi per logorare Renzi e provocarne se possibile la caduta. Per questo il segretario-premier non ha alcuna intenzione di modificare nemmeno di una virgola il testo uscito da Senato e in attesa che la Camera lo approvi definitivamente. L?Italicum andrà in aula il 27 aprile, ma intanto la battaglia comincia in commissione Affari costituzionali dove i deputati della minoranza ostile a Renzi sono più numerosi della maggioranza renziana. Domani mattina si riuniscono gli 80 deputati dell? Area riformista che vogliono un confronto nel partito per cambiare alcuni punti della legge. Ma come ha chiarito nei giorni scorsi il ministro Boschi la legge non si tocca, e si deve approvare prima delle regionali di maggio. Se la sinistra rimane unita nel no all? Italicum 2.0 l? unico modo è andare in aula senza il mandato al relatore. E la fiducia resta sullo sfondo come ipotesi estrema. Il Pd ne uscirebbe con una spaccatura insanabile.
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TITOLO:
DATA: 2015-04-13
OCCHIELLO: Il tratto era stato transennato dopo le piogge di febbraio, i cittadini avevano segnalato il problema al Comune
TESTO:IL CANTIERE? A Castelfranco rimane l? incredulità e lo sgomento per una tragedia «annunciata»: il tratto di strada era allagato da febbraio a causa di un cantiere che non era mai stato completato. A causa delle piogge invernali il sottopassaggio si era allagato e nonostante le ripetute segnalazioni sono tardati gli interventi per risolvere il problema. La Lega Nord di Castelfranco aveva puntato il dito contro il perdurare della situazione e la giunta guidata da Stefano Reggianini, sindaco Pd, aveva emesso un? ordinanza il 9 aprile per affidare l? incarico dei lavori di «prosciugamento» della strada. Per fare chiarezza sulla morte dell? anziano non è escluso che la Procura di Modena apra un? inchiesta sul cantiere e i ritardi dei lavori.
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TITOLO: L'ultimatum dei tassisti: o bloccate 60 Uber entro domenica o blocchiamo la Sindone
DATA: 2015-04-13
OCCHIELLO: Dall'assemblea notturna tenuta in piazza del Municipio esce la linea dura: o i vigili dichiarano guerra ai: "driver" privati o da domenica primo giorno. ..<br clear='all'/>
TESTO:Presidio permanente - in vista dell'incontro di domani col sindaco Piero Fassino - e blocco rimandato a dopo l'inizio dell'ostensione, se il Comune non accetterà l'ultimatum lanciato dall'assemblea delle auto bianche. In una piazza occupata dai taxi, in mezzo a due centinaia di tassisti, il sindacalista dell'Ugl, Valter Drovetto, ha annunciato: "È inutile fare il blocco da subito - ha proposto tra gli applausi - Diamo loro tempo fino a domenica: se non sequestreranno 60 vetture di Uber e metteranno in piedi una task force dei vigili urbani contro l'abusivismo, bloccheremo l'ostensione della Sindone".
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TITOLO: Il paradosso della scienza: "Paghiamo per la ricerca degli altri"
DATA: 2015-04-13
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TESTO:PAGHIAMO per la scienza degli altri. O meglio: mettiamo nel fondo comune per la ricerca europea molto più di quanto i nostri scienziati non riescano a recuperare. Che può apparire paradossale per un Paese in cui i finanziamenti alla ricerca sono in costante declino (oggi circa l'1,3% del Pil contro il 2,4 della media Ocse). Lo confermano i primi numeri di Horizon 2020, il programma di finanziamento della ricerca europea che stanzia 78,6 miliardi di euro in sette anni (2014-2020). I progetti italiani hanno un basso tasso di successo: il 18%, a fronte del 26% dei belgi, del 25% di Olanda e Francia, del 24% della Germania. Per di più ogni nostro progetto rende in media trecentomila euro e spiccioli, la metà di uno tedesco. In totale, pur contribuendo al bilancio Eu per il 13%, vediamo entrare solo l'8% di quanto destinato alla ricerca. Dove è finita la nostra tradizione scientifica? Alberto Mantovani, direttore scientifico dell'istituto Humanitas e docente della Humanitas University, è lo scienziato più citato d'Italia. È il primo della classe: di progetti europei ne ha vinti e coordinati una decina e ha ricevuto i finanziamenti europei per le eccellenze scientifiche. Per lui, quei numeri non solo non sono una sorpresa, ma non esiste nemmeno il paradosso di un Paese in declino che continua a declinare. Anzi. "È sempre stato così: l'Italia ha sempre portato a casa molto meno di quanto mette nel fondo comune europeo. Del resto, abbiamo smesso di investire in ricerca da un pezzo, adesso non possiamo più pensare di essere competitivi". Ma i nostri ricercatori sono davvero così scarsi? "Niente affatto: qui non è in gioco la competitività dei ricercatori italiani, ma del sistema della ricerca italiana nel complesso. Se guardiamo altri indicatori, vediamo infatti un'altra realtà. I nostri ricercatori sono pochi: sono quattro ogni mille abitanti, meno della metà della media degli altri Paesi europei. Ma sono molto produttivi. Nell'area lombarda (quella che conosco meglio) siamo, in proporzione, anche più produttivi dei tedeschi". E allora il problema qual è? "Che l'investimento italiano è scarso e di bassa qualità. Noi non abbiamo mai fatto scelte strategiche come quella di puntare sulle università migliori, come la Germania o la Cina. Guardate gli Erc. Lì i nostri ricercatori se la giocano benissimo (siamo secondi dopo i tedeschi), ma la maggior parte di loro (26 su 46) lavora all'estero". Da gennaio 2014, con Horizon 2020 sono partiti 2399 progetti. Il Paese col maggior numero di partecipazioni è il Regno Unito, ma chi riceve più soldi è la Germania. Anche la Spagna se la cava bene (326 milioni di euro contro i nostri 289). Ma noi siamo terzi per numero di domande, e ventesimi per numero di approvazioni. Perché un tasso di successo così basso? "Ci sono diversi fattori. Il primo è l'incapacità di fare selezione. Così accanto a una partecipazione di grande qualità c'è anche un eccesso di domande di livello medio basso. E poi c'è il fattore fame: chi è affamato di finanziamenti ci prova ". I dati del precedente piano, il Settimo programma quadro, erano simili: abbiamo messo circa sette miliardi per averne indietro poco più di quattro (perdendo circa 400 milioni di euro all'anno). Perché mettiamo tanti soldi nella ricerca europea? "Non facciamo l'errore di pensare che quelli nel fondo europeo per la ricerca siano soldi persi. Noi abbiamo bisogno dell'Europa e se ci chiudiamo sbagliamo due volte. Dobbiamo invece leggere quei numeri come un allarme: fare scelte strategiche, investire di più in ricerca, diventare attrattivi, premiare i più meritevoli". Non potremmo cominciare col richiamare i cervelli fuggiti? "Ma non bastano i soldi per farli rientrare! Il problema è sempre quello: ci vuole un sistema efficiente e capace di premiare il merito. Cioè quando richiamo in Italia qualcuno devo dargli laboratori, persone, prospettive. Ci vogliono sportelli di finanziamento chiari e flessibili, che non possono essere solo realtà come Telethon o Airc".  
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TITOLO: Verona: minorenne uccide la madre e ferisce il padre, poi tenta suicidio
DATA: 2015-04-13
OCCHIELLO: Tragedia familiare nel veronese. Il ragazzo, 17 anni, ha colpito con un'arma da taglio, forse un'ascia, poi ha tentato di uccidersi facendosi travolgere da un. ..<br clear='all'/>
TESTO:VERONA - Un minorenne ha ucciso la madre e ferito gravemente il padre, poi ha tentato di suicidarsi. E' successo a Colognola ai Colli, in provincia di Verona, poco dopo le 17 in una casa colonica piuttosto isolata, sede dell'azienda agricola di famiglia, su un'area collinare circondata da vigneti. Il giovane, di 17 anni (non 20, come comunicato in precedenza), durante un'accesa discussione avrebbe ucciso la madre, Emanuela Panato, 47 anni, con un'arma da taglio, sembra un'ascia, quindi si sarebbe avventato contro il padre, Riccardo Milani, 50, ferendolo. Avrebbe quindi tentato di uccidersi facendosi travolgere dal trattore che aveva messo in moto. Il ragazzo è in gravi condizioni come il genitore, sottoposto a operazione chirurgica. Il fratello di 20 anni, che ha assistito atterrito alla terribile sequenza e ha soccorso il padre accompagnandolo all'ospedale di San Bonifacio, è sotto shock. I carabinieri I militari stanno passando al setaccio la casa e l'area esterna al fine di raccogliere ogni possibile particolare che permetta di ricostruire un quadro dettagliato di quanto avvenuto. Il dramma familiare, secondo una prima ricostruzione degli inquirenti, potrebbe essere avvenuto nel cortile di casa per una lite, ma non è escluso che la vicenda possa essersi sviluppata all'interno della casa e nel cortile. Il corpo senza vita della madre, è stato infatti trovato in una delle camere da letto. Tracce di sangue sarebbero state trovate in più parti della casa. Non ancora trovata, invece, l'arma usata. Quanto al movente, secondo quanto si è appreso da fonti investigative, solo dall'interrogatorio dell'aggressore o del padre, se le condizioni mediche lo renderanno possibile, potranno probabilmente arrivare indicazioni utili sul motivo scatenante della tragedia.   "Siamo sbigottiti, la nostra comunità è rimasta senza parole" ha dichiarato in serata il sindaco di Colognola, Alberto Martelletto, "non avevamo mai avuto notizie di problematiche per questo nucleo familiare che viveva la propria vita, apparentemente serena, in un angolo isolato del nostro territorio. La mamma era una stimata maestra, so che alla scuola Dante-Broglio tutti la apprezzavano. Il padre è un imprenditore che, da quanto ho saputo, avrebbe interessi in Romania". Su cosa possa essere esattamente successo il sindaco non si sbilancia: "Prima di commentare ulteriormente attendiamo l'esito delle indagini e lo sviluppo dei fatti".
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TITOLO: Monza, l'assassino del tribunale non risponde al gip. In Procura il caso del porto d'armi
DATA: 2015-04-13
OCCHIELLO: "Racconterò le ingiustizie che ho subìto". Il gip trasmetterà comunque gli atti alla Procura di Brescia, competente nei casi in cui è parte offesa un. ..<br clear='all'/>
TESTO:Un piano portato a termine "con pervicacia non consueta", ponendosi nell'aula in cui era processato nella condizione migliore per sparare e fuggire. Dopo aver freddato il coimputato Giorgio Erba e il testimone avvocato Claris Appiani, è uscito "con il colpo in canna e il cane alzato" di quella calibro 7,65 con cui ha completato l'opera, scendendo al secondo e uccidendo il giudice della Sezione fallimentare Ferdinando Ciampi. Claudio Giardiello davanti al gip monzese Patrizia Gallucci e al pm Franca Macchia ha fatto nuovamente scena muta, apparentemente più concentrato sui propri guai che sull'immane tragedia di cui è stato artefice. "Che volete che vi dica, se mi hanno visto. .. - ha detto prima dell'interrogatorio -. E' troppo lunga da spiegare, ma poi racconterò delle ingiustizie che ho subìto". Il suo avvocato, Nadia Savoca, aveva chiesto una perizia al giudice perché valutasse la sua capacità di partecipare all'interrogatorio: uno psichiatra del carcere, che l'aveva visitato poco prima, ha però stabilito che l'imprenditore non è affetto da alcuna patologia e che è "totalmente capace" di capire quanto processualmente gli sta accadendo. E' stato a quel punto che il pluriomicida ha scandito: "Mi avvalgo della facoltà di non rispondere". Non ha voluto dire, quindi, come sia entrato a Palazzo di giustizia a Milano per seminare la morte, eludendo i controlli. E' purtroppo tutto tragicamente chiaro, invece, quanto accaduto dopo e sulla sua fuga dissennata fanno fede le parole di un testimone: "Mi stavo girando verso il rumore, ne ho sentito almeno altri due o tre in rapida successione. In quel momento ho intravisto un uomo. Ritengo fosse Giardiello, ma non l'ho visto in viso, con un braccio armato di pistola e proteso verso le sedi occupate dal pubblico ministero e dal testimone. Forse ho sentito un altro colpo o due e ho visto questa persona che usciva molto velocemente dalla porta laterale, quella a fianco del pubblico ministero". Giardiello, hanno ricostruito le indagini, ha esploso in totale otto colpi: quattro all'interno dell'aula della Seconda sezione penale, due appena fuori dall'aula e altri due nell'ufficio del giudice Fernando Ciampi. A rivelarlo sono state le autopsie delle vittime. Nel motivare la sua pericolosità sociale, il gip ricorda quella frase pronunciata a caldo davanti ai carabinieri di Vimercate che l'avevano appena fermato, in sella al suo scooter, dopo aver lasciato Palazzo di giustizia: "Per fortuna mi avete fermato, perché altrimenti ne avrei ucciso un altro". Gli inquirenti hanno appurato che l'uomo non era sotto l'effetto di droga, anche se è emerso che in passato aveva fatto uso di cocaina. Ai fini della sua capacità di essere interrogato non rileva in fatto che abbia raccontato di aver assunto psicofarmaci in passato, a causa delle sue vicissitudini e tracolli imprenditoriali. Ha fatto genericamente riferimento a una depressione, mai però diagnosticata. Ora la palla passa alla Procura di Brescia, che si dovrà occupare del prosieguo dell'inchiesta che ha avuto come vittima anche un magistrato milanese. Ai pm bresciani, se vorrà, Giardiello potrà raccontare "tutte le ingiustizie" che crede di avere subito, ma che avranno ben poco rilevo di fronte ad accuse da ergastolo. Più delle ingiustizie subite pesano il suo atteggiamento processuale e i suoi precedenti: una condanna definitiva a un'ammenda da 4mila euro per violazione delle norme sull'immigrazione, una condanna in primo grado per molestie nel 2013. Mentre era stato assolto assolto da un'accusa di tentata estorsione in un altro processo. Gli investigatori della Procura di Brescia devono accertare anche come mai Giardiello avesse ancora la sua Beretta calibro 9, nonostante nel 2013 (esattamente il 12 aprile) fosse stato condannato per molestie nei confronti di un sua ex fidanzata. Di fronte a questo tipo di reato, in linea teorica, il permesso va revocato. Ed è su questo punto che gli investigatori vogliono fare chiarezza. Nei prossimi giorni i funerali delle vittime: per il giudice Ciampi e l'avvocato Claris Appiani saranno di Stato, mentre la vedova, il figlio e la nuora di Giorgio Erba, hanno comunicato che i funerali dell'uomo, che era coimputato di Giardiello, si terranno in forma privata mercoledì mattina nel duomo di Monza. I funerali di Stato, invece, saranno celebrati mercoledì alle 16 nel Duomo di Milano dal cardinale Angelo Scola.
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TITOLO: Cerro Maggiore, fuga di gas provoca incendio: muoiono due sorelle. Salvo il fratello
DATA: 2015-04-13
OCCHIELLO: Le fiamme si sono sprigionate nella palazzina di via Roma intorno alle due notte. Tragedia simile solo 24 ore prima a Milano, in corso di Porta Romana, dove. ..<br clear='all'/>
TESTO: Quattro morti atroci in 24 ore, nel Milanese, a causa delle fiamme. Quattro donne anziane - due sorelle in un caso, madre e figlia nell'altro - hanno perso la vita in circostanze analoghe negli incendi delle loro abitazioni. La scorsa notte è accaduto a Cerro Maggiore (Milano), un paese vicino a Legnano, intorno alle 2. I vigili del fuoco e il 118 sono intervenuti in uno stabile in via Roma e dopo le operazioni di spegnimento hanno trovato i due cadaveri. Un uomo, fratello delle due vittime, si è invece salvato. La notte precedente era accaduto nel centro di Milano, in corso di Porta Romana, dove è stato evacuato un intero stabile e una decina di appartamenti sono stati dichiarati inagibili. Un cadavere carbonizzato è stato trovato subito dai pompieri; l'altro, sepolto dalle macerie, solo alcune ore dopo. Secondo le prime ricostruzioni di carabinieri e vigili del fuoco, a causare il rogo a Cerro potrebbe essere stato il malfunzionamento di una stufa, mentre nell'incendio di Milano pare abbiano avuto un ruolo prima una sigaretta accesa, che ha dato il via alle fiamme, e poi una grossa bombola di ossigeno la cui deflagrazione ha fatto crollare le pareti dell'appartamento. Nell'incendio della notte scorsa hanno perso la vita Maria e Carla Agrati, di 70 e 68 anni, nonostante il fratello, di 65, svegliato dal fumo, abbia cercato di portarle fuori dall'appartamento, su due piani, in uno stabile di tre che si trova nel centro storico. A Milano, avevano trovato la morte Marisa Romisondo, 95 anni, e Annamaria Rettore, di 70, quest'ultima gravemente malata. Nel rogo è rimasta coinvolta, a causa di un'intossicazione da fumo, anche una 26enne che risiede nello stesso condominio: è stata trasportata al Policlinico e subito dimessa. Il 24 marzo scorso un senzatetto era morto all'interno di un deposito attiguo all'ospedale di Rho (Milano) nel corso di un incendio divampato probabilmente per un falò da lui stesso acceso in un giaciglio dove era solito dormire. Alla fine del 2013, invece, era stato un invalido a perdere la vita nell'incendio del suo appartamento, andato completamente distrutto in un incendio, in via Cesariano. L'uomo era rimasto intrappolato senza potersi spostare.
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TITOLO: Ingressi liberi, niente metal detector e agenti: le falle nella sicurezza dei tribunali
DATA: 2015-04-13
OCCHIELLO: Su una ventina di città solo in sei anche avvocati e magistrati sono sottoposti ai controlli. Per il resto una giungla di regole non rispettate<br clear='all'/>
TESTO:INGRESSI LIBERI, niente metal detector e in alcuni casi nemmeno un agente o una guardia giurata a sorvegliare gli accessi. I sistemi di sicurezza all'entrata dei tribunali d'Italia scricchiolano, mostrano tutte le falle adesso che l'allerta è alta. Da nord a sud riuscire ad entrare nei palazzi di giustizia con un'arma addosso potrebbe trasformarsi in un gioco da ragazzi. Su una ventina di città, solo in sei tribunali anche avvocati e magistrati sono sottoposti ai controlli al metal detector. Per il resto è una giungla di regole non rispettate, superficialità nelle verifiche ai varchi e nessun piano di sicurezza. "Occorrono  -  dice Andrea Mascherin, presidente del consiglio nazionale forense  -  investimenti per garantire diritti fondamentali come sicurezza, salute, giustizia e istruzione. Non accettiamo la concorrenza al ribasso". Il tribunale più indifeso è quello di Pescara con i suoi tre ingressi liberi sorvegliati solo dai vigilantes, il più sicuro è quello di Torino. Ha due accessi super sorvegliati da metal detector e vigilantes. "All'indomani della tragedia di Milano  -  spiega Benito Capellupo, vice presidente dell'Aiga Torino, associazione italiana dei giovani avvocati  -  sono arrivati i poliziotti ad affiancare le guardie giurate". Storia singolare a Venezia. Due anni fa è stata inaugurata la cittadella della giustizia ma i metal detector non sono mai entrati in funzione a Palazzo Cavalli dove ha sede la procura, l'ufficio gip e il tribunale monocratico. Al tribunale civile e alla corte d'Appello, a Palazzo Grimani, all'accesso non c'è alcun controllo e ci sono solo due carabinieri nei corridoi. Ci sono anche esempi di tribunali dove i controlli sono assicurati da forze dell'ordine, guardie giurate e metal detector: a Genova, a Firenze, a Reggio Calabria, a Bari e a Siracusa.   Per avvocati e magistrati nella maggior parte dei tribunali c'è un varco dedicato e basta esibire il tesserino o avere al seguito la scorta per superare velocemente la barriera dei controlli. Succede a Roma, negli uffici del penale e del civile. "Sono stato al tribunale di piazzale Clodio il giorno dopo la tragedia di Milano per sentire due collaboratori di giustizia  -  racconta l'avvocato Enrico Sanseverino, ex presidente dell'ordine degli avvocati di Palermo  -  ho mostrato velocemente il tesserino e il poliziotto mi ha fatto il saluto militare. Niente metal detector, niente controlli. Ma quanti Claudio Giardiello potrebbero passare da questi accessi? ". Va così anche a Udine e al tribunale penale di Perugia, mentre alla sezione civile e al tribunale di sorveglianza della città umbra l'accesso è libero e solo in corte d'appello c'è il metal detector anche per avvocati e magistrati che devono strisciare un badge. E' corso ai ripari, intanto, l'avvocato generale di Napoli, Luigi Mastrominico, facente funzione di procuratore generale. A breve dovrebbero entrare in funzione i metal detector del varco dedicato agli addetti ai lavori  al palazzo del Centro direzionale e rimasti spenti per anni. "A Palermo l'attenzione sulla sicurezza è alta  -  assicura Matteo Frasca, presidente di Anm del capoluogo siciliano  -  e il procuratore generale Roberto Scarpinato sta seguendo un progetto per blindare l'area dove sorgono i due tribunali con una recinzione in plexiglass". Ma, accanto al tribunale più sorvegliato d'Italia, nella sede della sezione lavoro e dell'ufficio esecuzione può entrare chiunque perché non c'è alcun tipo di sorveglianza. Proprio come a Isernia, Campobasso, Larino. A Messina e al tribunale civile di Palmi, invece, c'è solo la vigilanza privata. A Cagliari avvocati e magistrati devono strisciare un badge ma passano da un varco senza rilevatori elettromagnetici. Per Dario Greco, presidente dell'assemblea di Organismo unitario dell'avvocatura, l'aspetto della sicurezza deve essere valutato anche sulla base di una giustizia sempre più esasperante: "E' doveroso  -  dice - mettere a regime i metal detector e investire sulla presenza delle forze dell'ordine all'interno dei tribunali. Ma bisogna riflettere anche sull'esasperazione che può scaturire quando una causa si dilunga a dismisura". E infatti, anche in passato, episodi di aggressioni a magistrati e avvocati non sono mancati nei tribunali d'Italia. "Un incentivo alla sicurezza  -  propone Luca Gentili, consigliere dell'ordine degli avvocati di Perugia  -  potrebbe essere l'obbligatorietà dei badge con chip identificativo".
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TITOLO: Ciucci:
DATA: 2015-04-13
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TESTO: ROMA. Il presidente dell'Anas Pietro Ciucci, 65 anni, presidente alla decima stagione, si siede sul divano dell'ufficio che ha mandato a memoria l'ordinanza dell'inchiesta "Sistema". L'Anas è citata 75 volte, presidente. Siamo tornati ai tempi di Tangentanas? Il '92, Forlani, Prandini. "Oggi questa azienda non ha niente a che fare con le tangenti. Siamo citati in tre paginette su 268, ma non ci sono fatti corruttivi, solo telefonate intercettate". Provo a leggerle le telefonate. Salvatore Adorisio, ad di una società di Incalza e Perotti, parla della Palermo-Agrigento, quella chiusa per avallamenti e cedimenti. Dice di voi: "Hanno anticipato la consegna del viadotto di tre mesi, così l'impresa e i dirigenti prendevano il premio". "Non c'è alcun premio, figuriamoci se l'Anas paga un bonus ai suoi dirigenti per un chilometro di viadotto. Non conosco il signor Adorisio, la sua società l'ho scoperta in questi giorni leggendo i giornali". Adorisio dice ancora: "E così hanno fatto 'sta porcata senza collaudo. .. Non si capisce l'emergenza qual era". Qual era l'emergenza, Ciucci? Perché avete chiuso i lavori tre mesi prima per poi scoprire che erano fatti in modo indecente? "Il collaudo per quella parte di strada, il rilevato, non è richiesto. Sul resto del viadotto i carichi avevano dato esito positivo. Non si può parlare di anticipo dei lavori". Chiudere tre mesi prima è o non è un anticipo? "Sì, a volte si fa per motivi di traffico. Certo, i costruttori se finiscono prima ci guadagnano". Ancora dalle intercettazioni, ancora Adorisio: "C'era un giro di bustarelle che fa paura. .. È ovvio che i soldi che prende l'impresa ritornano in Anas da qualche parte. Sono le solite porcate". "La porcata la fa questo signore. Nessuno può dire una cosa del genere senza poterlo provare". Lo querela? "Certo che lo querelo". Giusto per chiudere la vicenda del viadotto Scorciavacche. Non si vergogna un po' a consegnare ai siciliani un'opera, costata 13 milioni, che a capodanno regala un primo cedimento e due mesi dopo il secondo? "C'è stato senz'altro un errore, da attribuire alla Cmc, le cooperative rosse di Ravenna. Quel ri- levato è tutto da rifare, serviranno 200 mila euro e saranno a carico dei costruttori. L'Anas, però, si è mossa per far sì che un errore non diventasse una tragedia. Abbiamo chiuso la strada". Lei ha sostituito il funzionario responsabile con un altro già processato per una vicenda di corruzione. Difficile trovare di meglio, in Anas? "L'ho tolto subito, a volte si sbaglia. Ma voi attaccate solo l'Anas. Le Ferrovie nell'inchiesta di Firenze altro che tre paginette. ..". Ci sono costruttori che hanno attraversato la storia delle inchieste italiane sulla corruzione, dagli anni Novanta ad oggi. L'Anas non può decidere che alcune aziende non possono più partecipare ai suoi bandi pubblici? "La legge non lo consente. Da anni mi batto per introdurre il profilo reputazionale negli appalti: chi ha condanne per fatti corruttivi non partecipa. Niente, parlo al vento. Siamo ostaggi delle grandi aziende, è questa la verità. E se seguiamo la legge, come l'Anas fa pedissequamente, ci riduciamo all'impotenza". Il nuovo piano sugli appalti del governo dice questo: via i corrotti, un responsabile anti-corruzione all'interno di ogni azienda, rotazione dei dirigenti. "Sposo il piano Cantone e dico che noi, all'Anas, lo abbiamo introdotto da anni. Proteggiamo chi denuncia, controlliamo lettere e mail di segnalazione, anche quelle anonime. I nostri audit e i nostri bilanci passano tutti gli esami della Corte dei conti". L'ultima volta l'Autorità anticorruzione, Cantone appunto, vi ha accusato di non aver vigilato sui costi, lievitati, della statale 640 tra Agrigento e Caltanissetta. "Facciamo opere complicate, rischiose. A volte una frana. E le procedure si portano via molto più tempo dell'esecuzione dei lavori. Lo sa che il nuovo codice degli appalti in dieci anni ha subito seicento modifiche? Mi dice lei come si fa a lavorare così? Eppure l'Anas ha buone performance". Duecentocinquanta chilometri in dieci anni sulla nuova Salerno- Reggio Calabria fanno 25 chilometri l'anno. Una buona performance? "Siamo in Italia, non negli Stati Uniti". Conosce Ercole Incalza, Ciucci? "Ci ho lavorato a lungo, ho fatto molte telefonate con lui: tutte pulite, a memoria. È stato capo missione con il ministro Lunardi e non mi ha mai fatto una pressione ". Il direttore generale di Anas international è indagato, per l'autostrada in Libia. "Aspettiamo la magistratura. Fabrizio Averardi mi ha spiegato tutto, ha fatto solo un'ingenuità ". Anche Perotti è diventato direttore dei lavori della vostra Salerno-Reggio Calabria per ingenuità? "Appena ho letto i giornali l'ho cacciato, prima non avevo motivo ".  
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TITOLO: Camorra, arrestato in Spagna uno dei 100 latitanti più pericolosi
DATA: 2015-04-13
OCCHIELLO: Lucio Morrone è stato preso tra Malaga e Marbella. E' il capo delle: 'Teste matte', attivo nei quartieri Spagnoli. Era ricercato per traffico di droga. A Torre. ..<br clear='all'/>
TESTO:Catturato in Spagna un boss della camorra inserito nell'elenco dei 100 latitanti più pericolosi d'Italia. Lucio Morrone, 53 anni, è a capo del gruppo criminale chiamato 'Teste matte', attivo nei quartieri Spagnoli, nel centro storico di Napoli. E' stato fermato mentre andava a ritirare denaro inviatogli da Napoli presso un'agenzia postale di Benalmadena, è stato tradito dallo stesso 'sistema' che ha utilizzato per pagare le 'forniture' di droga. L'uomo era ricercato dal 2010 per un ordine di esecuzione definitivo per una condanna a più di 4 anni di reclusione per traffico di droga. Su di lui pendeva anche dal 2013 un'ordinanza di custodia cautelare (con successiva condanna in primo grado a 20 anni di reclusione) per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia partenopea, hanno individuato il trafficante tra Malaga e Marbella, procedendo alla sua cattura insieme alla Unidad Centrale Operativa della Guardia Civil, mentre Morrone andava a ritirare denaro (che gli erfa stato inviato da Napoli) presso un'agenzia postale di Benalmadena. Al momento dell'arresto il latitante ha mostrato documenti falsi nel tentativo di depistare gli investigatori, ma quando poi ha sentito 'carabinieri' si è arreso ammettendo la reale identità. Morrone ha da sempre utilizzato i money transfer per fare arrivare ingenti somme di denaro ai 'broker' di droga (cocaina, hashish, kobrett ed extasy) e proprio seguendo i flussi di denaro, i militari dell'Arma sono riusciti a rintracciarlo. Il boss infatti si recava ogni 30-40 giorni nell'ufficio postale per ricevere i soldi necessari alla sua latitanza e ai suoi affari, cercando di usare molte precauzioni per evitare di essere individuato, compresa la variazione di giorno e orario del prelievo. E utilizzava l'identità di una persona ignara ed estranea alla vicenda, un nome e un cognome che comparivano anche sul documento di identità falso che ha esibito in un primo momento ai carabinieri. Secondo gli investigatori, la Spagna potrebbe essere stata il suo rifugio fin dal 2010. La droga, una volta trasferita dalla Spagna in Italia, finiva nelle piazze di spaccio dei Quartieri Spagnoli e non solo: nel corso degli anni, infatti, le Teste Matte hanno stretto legami sul territorio conm il clan Abbinante, con base operativa a Scampia, finendo per estendere il controllo sullo spaccio anche in altre zona del capoluogo campano e del suo hinterland, come nel quartiere di Pianura e a Bacoli, oltre che a Francavilla a mare. Le Teste Matte nacquero in una curva dello stadio San Paolo di  Napoli oltre 25 anni fa: frangia estrema e violenta del tifo ultrà poi diventata la nuova frontiera della camorra nei Quartieri spagnoli. Usavano cocaina e armi e si distinguevano dai "classici" clan metropolitani per l'assenza di un vero e proprio capo, anche se, all'epoca, veniva ritenuto punto di riferimento del gruppo il boss Salvatore Cardillo, soprannominato "Beckenbauer". "Un altro pericoloso latitante è stato assicurato alla giustizia. Grazie all'impegno e al lavoro dei carabinieri di Napoli", è stato il commento del ministro dell'Interno, Angelino Alfano, che si è complimentato, nel corso di una telefonata, con il comandante generale dell'Arma dei carabinieri, Tullio Del Sette. "L'arresto di Lucio Morrone - ha continuato il ministro - conferma anche l'importanza del proficuo rapporto di collaborazione dei carabinieri, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia, con la Guardia civil. Collaborazione strategica che ha consentito il buon esito dell'operazione". Sempre nelle ultime ore i carabinieri del gruppo di Torre Annunziata hanno dato esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Napoli a carico di quindici persone ritenute vicine al clan dei 'Gallo-Limelli-Vangone' e accusate di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, tentato omicidio, violazione alla Legge sulle armi, estorsione e altri, reati aggravati da finalità mafiose. Nel corso di indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia partenopea i militari dell'Arma hanno documentato un ingente traffico di cocaina e hashish importate dall'Olanda e portate su piazze di spaccio del napoletano, identificato i presunti autori di un tentato omicidio a Boscotrecase e accertato estorsioni a commercianti della zona.  
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TITOLO: Lunghe file al metal detector a palazzo di Giustizia, caos udienze
DATA: 2015-04-13
OCCHIELLO: Controlli strettissimi dopo il caso-Milano. Udienze in ritardo, in attesa che arrivino avvocati, testimoni, consulenti e imputati in stato di libertà. La. ..<br clear='all'/>
TESTO:Ecco i primi effetti delle nuove misure di controllo dopo la strage avvenuta la settimana scorsa a Palazzo di Giustizia di Milano per mano di Claudio Giardiello, che ha ucciso a colpi di persona tre persone, tra cui il giudice Ciampi. Le file si sono formate sin dalle otto del mattino ai due ingressi: Centro direzionale e piazza Falcone e Borsellino. L'attesa per entrare si protrae per molto tempo, determinando forti disagi per le attività giudiziarie. Alle 11 numerose udienze non sono ancora iniziate in attesa che arrivino avvocati, testimoni, consulenti e imputati in stato di libertà. A fine mattinata, dopo ore di caos e proteste,   la giunta della Camera Penale di Napoli, riunitasi d'urgenza, ha chiesto al procuratore generale in Corte d'Appello "di revocare ad horas il provvedimento in oggetto oppure di voler adottare le misure che riterrà opportune per garantire un normale svolgimento delle attività giudiziarie". Nel documento sottoscritto dal presidente della Giunta Attilio Belloni e dal segretario Guido Picciotto, si sottolinea come "l'esecuzione di tale provvedimento - che peraltro secondo le segnalazioni di colleghi ha subito ingiustificate eccezioni in favore di magistrati - abbia costretto tutti, compresi gli avvocati, ad interminabili file che hanno inevitabilmente determinato ritardi intollerabili nell'inizio delle udienze e l'invitabile rischio della trattazione di dibattimenti in assenza dei difensori ancora in attesa di poter entrare nel Palazzo di Giustizia". "Considerato - prosegue la nota degli avvocati - che per gli avvocati appare sufficiente il controllo dei documenti personali ed in particolare del tesserino munito di fotografia, rilasciato dal Consiglio dell'Ordine di appartenenza, così come sempre svolto fin d'ora, senza alcun rischio per la sicurezza, rileviamo che le nuove misure attuate arrecano maggior disagio proprio agli avvocati perché spesso costretti ad accedere nel Palazzo di Giustizia più di una volta al giorno, anche in considerazione della dislocazione di alcuni uffici della Procura della Repubblica in altro edificio, oltre che degli istituti penitenziari".  
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TITOLO: Accordo Russia-Iran sui missili, lo schiaffo di Putin agli Usa
DATA: 2015-04-13
OCCHIELLO:
TESTO:MOSCA - Missili russi per proteggere l'Iran. Con una decisione che preoccupa gli Stati Uniti e scatena le proteste di Israele, Vladimir Putin ha deciso idi togliere il veto alla vendita dei sistemi missilistici S-300 a Teheran. La firma del presidente sblocca in tempo reale un contratto da 800 milioni di dollari stipulato nel 2007 con il Paese degli ajatoallah e poi congelato per l'inizio del lungo braccio di ferro tra Teheran e la comunità internazionale sul controllo delle attività militari in campo nucleare. E' già una bella cifra per l'economia russa, a sua volta colpita dalle sanzioni post Crimea, ma presto potrebbero essere stipulati nuovi contratti che consentano all'Iran di blindare i maggiori luoghi strategici. In più è già partita una trattativa per scambiare petrolio con grano, attrezzature, materiale per costruzione. Insomma un nuovo e inatteso grande fronte commerciale. Ma la decisione di Putin non è solo prettamente economica. Nelle poche dichiarazioni che filtrano c'è un'evidente intenzione di fare l'ennesimo dispetto agli Stati Uniti e ai loro alleati occidentali considerati sempre più "ostili" sia dal Cremlino che da gran parte dell'opinione pubblica russa. "Gli S-300  -  ha spiegato il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ad un contrariato segretario di Stato Usa John Kerry  -  sono un'arma difensiva. Le ragioni dell'embargo sono ormai sfumate dopo l'accordo di Losanna sull'uso delle centrali nucleari. Dunque non c'è alcun motivo per negare all'Iran il diritto di proteggersi". In realtà i tempi tecnici per la consegna dei missili prevedono ancora qualche mese. E intanto già a giugno, l'intesa definitiva sulla questione nucleare dovrebbe ratificare la fine delle sanzioni. Dal punto di vista formale (sempre fondamentale per il Cremlino) Mosca non avrebbe commesso alcuna irregolarità. Resta l'imbarazzo Usa per questa mossa frettolosa e soprattutto l'indignazione israeliana, ufficializzata dal ministro dell'Intelligence Yuval Steinitz: "Ecco a che cosa ha portato legittimare l'Iran. Adesso abbiamo la prova che il beneficio ricavato dalla fine delle sanzioni sarà usato per il riarmo". Il sistema S-300 è una evoluzione molto efficace di un complesso missilistico sovietico ideato a fine anni '70 e considerato di micidiale precisione nell'intercettare e colpire aerei e missili di ogni tipo. Oleg Valetskij, tra i più noti esperti militari russi ne esalta gli scopi "prettamente difensivi" a differenza dei modernissimi S-400 venduti invece alla Cina. E tira una conclusione che somiglia a quella sottintesa dal Cremlino: "Con i nostri missili Teheran non potrà attaccare nessuno. Usa e Israele sono contrariati solo perché con gli S-300 non sarà più ipotizzabile un progetto di attacco all'Iran senza subirne pesanti conseguenze".  
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TITOLO: Usa, Rubio si candida alla presidenza. "Hillary è il passato, io il futuro"
DATA: 2015-04-13
OCCHIELLO: Il senatore di origini cubane dà l'annuncio da Miami, rivendicando: "competenze uniche" per parlare agli americani del domani. Di certo, molti vedono in lui un. ..
TESTO:MIAMI - Il senatore repubblicano di origini cubane Marco Rubio ha annunciato ufficialmente la sua candidatura per la Casa Bianca. In una conference call con sostenitori della sua futura campagna presidenziale, Rubio ha affermato di sentirsi "qualificato", la persona giusta, per parlare di futuro agli americani con "competenze uniche". Mentre la democratica Hillary Clinton, che a sua volta ha rotto gli indugi ed è scesa in campo con un tweet, è una "leader del passato". Rubio - illustrando i motivi della sua discesa in campo - dice di voler parlare del domani e di voler difendere l"American Dream', il sogno americano. Ma non c'è solo la sfida al campo democratico. Rubio è il terzo repubblicano e il terzo senatore a entrare ufficialmente nella corsa per la nomination repubblicana, dopo Ted Cruz (Texas) e Rand Paul (Kentucky). Ma la sua candidatura potrebbe trasformare il rapporto di fiducia e lealtà con Jeb Bush, il suo mentore politico. E spaccare quantomeno l'elettorato della Florida. Perché, considerando la probabile candidatura di Bush, ex governatore dello Stato e figlio e fratello di ex presidenti, molti credevano che Rubio non si sarebbe presentato al nastro di partenza delle presidenziali. Anche per coerenza con il suo passato. Nella sua biografia An American Son, Rubio ha raccontato ad esempio di quando decise di partecipare alle elezioni del 2010 per il Senato, che per molti sembrava all'epoca azzardata e invece risultò una mossa indovinata, perché Rubio riuscì a battere il democratico Kendrick Meek e Charlie Crist, all'epoca ancora governatore della Florida, che aveva deciso di lasciare il partito repubblicano per correre come indipendente, per poi unirsi al partito democratico nel 2012. Attirando così l'attenzione dell'opinione pubblica nazionale. "Jeb Bush - scrive Rubio - era ancora immensamente popolare nello stato. Se avesse corso, nessuno lo avrebbe sfidato alle primarie. Io, no di certo". Evidentemente, cinque anni dopo Rubio crede nelle proprie credenziali e non vuole attendere oltre il momento di calare la sua candidatura per la Casa Bianca. Anche perché in caso di vittoria di Bush alle primarie repubblicane, non avrebbe avuto nessuna possibilità di essere scelto come vicepresidente proprio perché entrambi arrivano dalla Florida. in passato, proprio per allontanare le inevitabili discussioni sul suo "tradimento" nei confronti di Bush, aveva detto in un'intervista alla Cbs: "se correrò per la presidenza, non lo farò contro gli altri, ma perché convinto di avere un'agenda diversa da quella degli altri. E di poter fare un lavoro migliore". Esattamente il messaggio lanciato oggi dalla Freedom Tower di Miami, luogo storico per la comunità cubana, dove negli anni 60 e 70 migliaia di esuli in fuga dal regime di Castro erano portati per essere registrati e ricevere le prime cure. Di quegli esuli non faceva parte la famiglia di Rubio. I genitori del candidato, nato a Miami nel 1971, arrivarono negli Stati Uniti nel 1956, durante la dittatura di Fulgencio Batista, quando Cuba era ancora il "parco dei divertimenti" dei ricchi statunitensi. Ma a parte questo dettaglio biografico, il giovane Rubio è per molti l'Obama repubblicano, l'uomo capace di avvicinare al partito giovani e immigrati, che negli ultimi anni hanno votato in grande maggioranza per i democratici. Sicuramente una della "competenze uniche" di cui Rubio potrebbe disporre. Anche se, durante il suo operato al Senato, proprio sulla questione degli immigrati Rubio è stato protagonista di un repentino e controverso cambio di rotta. Rubio è stato infatti componente del gruppo bipartisan di otto senatori che ha scritto la riforma dell'immigrazione, approvata in Senato nel 2013 ma poi bocciata, che avrebbe creato un percorso verso la cittadinanza per milioni di immigrati irregolari che vivono e lavorano negli Stati Uniti da molti anni. L'ostilità dei deputati repubblicani e di una parte della base lo hanno poi spinto a sconfessare quell'approccio, appoggiato invece dal presidente Barack Obama, per sostenere una riforma che, secondo i gruppi in difesa dei diritti degli immigrati, penserebbe soprattutto a rafforzare i controlli alle frontiere, senza preoccuparsi di risolvere il problema degli 11 milioni di persone senza documenti. Ciò che potrebbe davvero distinguere Rubio dagli altri candidati repubblicani in campagna elettorale è l'attenzione per la politica estera. In Senato, Rubio siede nelle commissioni Esteri e Intelligence, è stato uno degli oppositori più duri della politica estera di Obama e ha dimostrato, più della maggior parte dei suoi colleghi di partito, di essere preparato. In particolare, è uno dei più critici dell'apertura di Washington verso l'Avana, perché non servirebbe, a suo parere, a creare un regime più libero a Cuba. Contrario anche ai negoziati con l'Iran, sul nucleare, Rubio ha criticato insistentemente l'amministrazione per non aver fatto abbastanza per fermare la Russia in Ucraina.
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TITOLO: North Carolina, spari in una biblioteca del college di Goldsboro: ucciso un dipendente
DATA: 2015-04-13
OCCHIELLO: Ricercato un ex studente del Wayne County Community College, sarebbe riuscito a fuggire. Aveva lavorato con la vittima
TESTO:NEW YORK - Sparatoria nel campus del Wayne County Community College, a Goldsboro, nel North Carolina. Un dipendente dell'ateneo, identificato come Ron Lane, è stato ucciso dall'uomo che ha aperto il fuoco nel Wayne Learning Center, che ospita una caffetteria e una biblioteca. Ricercato l'ex studente Kenneth Stancil che conosceva la vittima e che è stato identificato da diversi dipendenti del campus. Secondo i portavoce dell'Università, Lane lavorava da 18 nel campus di cui dirigeva la tipografia. Stancil aveva lavorato con lui ai tempi del college. Subito dopo la sparatoria il college era stato messo in "lockdown", la misura di sicurezza per impedire a chiunque di entrare o uscire, chiedendo a tutti gli studenti di mettersi al riparo. Un portavoce del college aveva detto che la polizia ha fermato un sospetto ma non ha fornito ulteriori dettagli. In seguito è stato precisato che Stancil sarebbe riuscito a fuggire.
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TITOLO: Iran: Putin cancella divieto export missili S-300
DATA: 2015-04-13
OCCHIELLO: Un contratto da 800 milioni di dollari per la fornitura di diverse batterie era stato firmato tra Teheran e Mosca nel 2007, ma nel 2010, a causa del programma. ..
TESTO:MOSCA - La Russia riprende le forniture dei sistemi missilistici antiaerei s-300 all'Iran. Lo ha deciso il leader del Cremlino, Vladimir Putin, mentre l'alleggerimento delle sanzioni internazionali all'Iran resta ancora un nodo da sciogliere dopo l'intesa di massima sul nucleare. "cancella il bando al trasferimento dalla Russia al trasporto e alla consegna dei sistemi all'Iran" con effetto immediato. Il ministero della Difesa di Mosca sarà pronto a consegnare velocemente i sistemi di missili S-300 all'Iran, se riceverà luce verde per farlo, ha riferito l'agenzia di stampa russa Interfax, citando una fonte del ministero. Un contratto da 800 milioni di dollari per la fornitura di diverse batterie di s-300 era stato firmato tra Teheran e Mosca nel 2007, annullato poi dal Cremlino in seguito all`introduzione delle sanzioni contro il paese mediorientale. Lo scorso 2 aprile l'Iran e il gruppo 5+1 delle potenze mondiali, Russia compresa, hanno raggiunto un accordo sul programma nucleare di Teheran. LEGGI - I punti principali dell'intesa di Losanna Successivamente da Rostec, compagnia statale russa per lo sviluppo e l`esportazione di prodotti industriali per uso civile e militare, si era affermato che le forniture di armamenti all`Iran sarebbero riprese. Legami economici più forti. La decisione di Putin mostra la determinazione del Cremlino di rafforzare i legami economici con Teheran. Un ufficiale del governo ha anche dichiarato che la Russia ha iniziato a fornire grano, equipaggiamenti e materiali da costruzione all'Iran in cambio di greggio, sulla base di un accordo di scambio. I due governi hanno diffuso dichiarazioni contrastanti in proposito, ma secondo quella del vice ministro degli Esteri russo, Sergei Ryabkov l'accordo viene già applicato. "In cambio di forniture di greggio iraniano, stiamo consegnando determinati prodotti. Questo non è vietato o limitato, secondo le attuali sanzioni", ha dichiarato. Telefonata Lavrov-Kerry su prossimi passi verso Teheran. Intanto c'è stata una telefonata tra il ministro degli esteri russo, Serghiei Lavrov, e il segretario di Stato Usa John Kerry, durante la quale "sono stati discussi alcuni aspetti degli ulteriori passi da parte della comunità internazionale nei rapporti con l'Iran alla luce del progresso raggiunto nei colloqui" sul nucleare iraniano, ha riferito il ministero degli esteri russo. Lavrov ha sottolineato che la fornitura di batterie anti-aeree all'Iran non pone minacce a Israele. Come ha ribadito il capo della diplomazia russa, l'accordo quadro firmato a Losanna elimina la necessità di tenere in vigore la misura restrittiva. Israele preoccupato. La decisione di Mosca, però, preoccupa Israele: "è il risultato diretto della legittimità attribuita all'Iran con l'accordo in corso di preparazione, ed è la prova che la crescita economica che seguirà alla revoca delle sanzioni sarà utilizzata dall'Iran per armarsi e non per garantire il benessere del popolo iraniano", ha affermato il ministro israeliano con delega per i Servizi segreti Youval Steinitz in un comunicato. Usa: a rischio accordo su nucleare. Il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest ha sottolineato che l'unità e il coordinamento con Paesi come la Russia sono cruciali per il successo dei negoziati finali sul nucleare iraniano. E ha indicato che la decisione presa da Mosca sulla fornitura di sistemi anti-aerei S-300 potrebbe mettere in difficoltà i piani verso eventuali cancellazioni di sanzioni per l'Iran nell'ambito di un accordo finale. Anche il Pentagono ha criticato la decisione della Russia di revocare il divieto di vendere il sofisticato sistema missilistico S-300 all'Iran. "La nostra opposizione a queste vendite è datata e pubblica. Crediamo che non sia di aiuto", ha ricordato il colonnello Steve Warren. "Stiamo sollevando le nostre preoccupazioni attraverso i canali diplomatici appropriati", ha aggiunto il portavoce. L'ufficiale ha spiegato che non è ancora chiaro se la decisione di Putin viola gli accordi internazionali sulle sanzioni a Teheran.  
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TITOLO: Turchia: "Parole del Papa inaccettabili". Gentiloni: "Toni di Ankara ingiustificati"
DATA: 2015-04-13
OCCHIELLO: Parlare di genocidio degli armeni è "una calunnia" sostiene in una nota l'ambasciata di Ankara. Possibili nuove misure contro il Vaticano. Francesco a Santa. ..
TESTO:ROMA - Durante la messa per gli armeni celebrata ieri da papa Francesco "la storia è stata strumentalizzata per fini politici". Lo afferma in una dura nota l'ambasciata di Turchia presso la Santa Sede, che giudica "inaccettabile" quanto detto dal Papa sul "genocidio" degli armeni. Durante la messa per il centesimo anniversario del "martirio" degli armeni, Francesco ha definito il massacro a opera degli ottomani nel 1915 un "genocidio":   "La nostra umanità ha vissuto nel secolo scorso tre grandi tragedie inaudite: la prima, quella che generalmente viene considerata come il primo genocidio del XX secolo", ha colpito il "popolo armeno - prima nazione cristiana -, insieme ai siri cattolici e ortodossi, agli assiri, ai caldei e ai greci". "Le altre due furono quelle perpetrate dal nazismo e dallo stalinismo" ha aggiunto il Santo Padre. Parlare di genocidio degli armeni è "una calunnia" sostiene in una nota l'ambasciata di Turchia. "Il genocidio è un concetto giuridico le rivendicazioni non soddisfano i requisiti di legge, anche se si cerca di spiegarle sulla base di una diffusa convinzione, restano calunnie". Papa Francesco, prosegue la nota dell'ambasciata, "nella sua dichiarazione si riferisce ai tragici eventi che hanno avuto luogo in Bosnia e in Ruanda come 'omicidi di massa', che sono riconosciuti come genocidi dai tribunali internazionali competenti. Egli, tuttavia, chiama gli eventi del 1915 un 'genocidio' nonostante l'assenza di tale sentenza del tribunale competente. Questo è significativo. Non è possibile spiegare questa contraddizione con i concetti di giustizia e di coscienza". Anche il Gran Mufti Mehmet Gormez, la principale autorità religiosa islamica sunnita turca, si è allineato sul governo di Ankara criticando a sua volta il Papa.
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TITOLO: Francia: J.M. Le Pen rinuncia a candidatura regionali: "Non danneggerò il movimento"
DATA: 2015-04-13
OCCHIELLO: Con il 33% ottenuto alle ultime europee e il titolo di presidente del gruppo nel Consiglio regionale: "da due mandati", il fondatore del Front National era. ..
TESTO:Il partito è scosso dallo scontro tra lo storico fondatore Jean-Marie Le Pen e la figlia Marine, uno psicodramma familiare dall'esito imprevedibile. Il 9 aprile la leader del Front ha annunciato in tv,  in diretta al telegiornale di TF1, l'apertura di una procedura disciplinare nei confronti dell'86enne padre per le sue posizioni antisemite e negazioniste dell'Olocausto, auspicando un ritiro dalla scena politica di Jean-Marie. Il presidente onorario del Front potrebbe anche essere espulso dal partito. Marine Le Pen ha anche aggiunto che si aspetta le dimissioni del padre. "Jean-Marie Le Pen - ha detto la presidente del Front - dovrebbe dimostrare saggezza e trarre le conseguenze del disagio provocato mettendo fine alla sue responsabilità politiche". "Andrò a difendermi, ovviamente, ma anche ad attaccare", ha replicato il giorno successivo Jean-Marie attaccando la figlia: "Marine sta distruggendo il Front National", ha aggiunto, assicurando di non avere intenzione di lasciare la politica. Ma la spaccatura familiare è profonda. Dopo una serie di dichiarazioni controverse - inclusa un'ennesima sparata sulle camere a gas, definite ancora una volta un 'dettaglio' del nazismo - la strategia di Jean-Marie Le Pen sembra volersi attestare a metà strada tra "la tattica della terra bruciata e il suicidio politico", ha affermato in un comunicato la figlia Marine. "Tenuto conto di questa situazione - ha scritto Marine, che da anni è impegnata in un'operazione di immagine per sdoganare il partito creato dal padre - ho informato Jean-Marie Le Pen che mi opporrò" alla sua candidatura alle elezioni regionali di fine 2015. E ha aggiunto: "Il suo obiettivo è nuocermi. riuniremo l'ufficio esecutivo per trovare il modo migliore di proteggere gli interessi del movimento". Nel suo primo commento dopo la rottura con la figlia, Jean-Marie Le Pen, 86 anni, ha detto ai microfoni della radio RTL: "Madame Le Pen deve porsi la questione di sapere se quello che fa è utile" agli interessi che "pretende di servire".
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TITOLO: Effetto Delrio, Ciucci lascia l'Anas
DATA: 2015-04-13
OCCHIELLO: Le dimissioni del presidente dell'Anas Ciucci - apprezzate dal ministero dei Trasporti - sono il primo risultato tangibile dell'ingresso di Delrio al ministero. ..
TESTO:Le dimissioni del presidente dell'Anas Ciucci - apprezzate dal ministero dei Trasporti - sono il primo risultato tangibile dell'ingresso di Delrio al ministero da dove si è dovuto dimettere l'Ncd Lupi in seguito allo scandalo delle tangenti del "sistema Incalza". E' stato fatale a Ciucci l'ennesimo crollo in Sicilia. Segno evidente del modo in cui sono state costruite le strade e le infrastrutture in genere negli anni delle Grandi Opere: il sistema individuato da Berlusconi, che non ha dato alcun risultato operativo a parte il proliferare delle mazzette. E' un'Italia che fa un certo spavento quella che viene fuori dalle inchieste e dai controlli del magistrato anticorruzione Cantone. Un Paese dove il sistema della corruzione impera incontrastato a tutti i livelli e dove i lavori eseguiti male sono all'ordine del giorno. Le stesse scuole infatti sono tutt'altro che sicure come dimostra il crollo del soffitto di una scuola a Ostuni appena ristrutturata, e che ha provocato il ferimento di due bambini e di una maestra. Ma in compenso è un'Italia dove girano milioni di armi. Basta un porto d'armi per pratica sportiva per girare indisturbati con un'arma in tasca, come si è visto tragicamente a Milano con la strage in Tribunale. Un intrico di norme farraginose, dai controlli poco chiari, consente a un sacco di gente magari disturbata mentalmente di andarsene in giro armata come nel Far West. Il ministro Alfano ha promesso nell'intervista a Repubblica che il governo si occuperà di questo aspetto della sicurezza, non meno importante dei controlli ai cancelli dell'Expo o degli uffici pubblici. Intanto i partiti sono alle prese con le liste: in Puglia Forza Italia è alla contrapposizione delle liste tra berlusconiani e fittiani. A Ercolano, in Campania, gli inquisiti resistono all'operazione pulizia ordinata da Renzi. Il vicesegretario nazionale Guerini promette una soluzione in tempi rapidissimi.  
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TITOLO:
DATA: 2015-04-13
OCCHIELLO: Il ragazzo prima ha aggredito la donna colpendola con un coltello poi si è avventato sul padre e infine ha tentato di togliersi la vita
TESTO:COLOGNOLA AI COLLI (VERONA) Sangue e orrore in un? abitazione isolata. Una famiglia distrutta: una donna è stata uccisa con un arma da taglio, ferito gravemente il marito, è ricoverato in Neurochirurgia, ma è fuori pericolo. I due figli, uno di 17 e uno di 20 sono ricoverati. Il ragazzo minorenne è gravissimo, in coma. Le urla disperate di un uomo hanno squarciato la tranquillità della collina sopra Colognola ai Colli, lunedì pomeriggio. I vicini di casa hanno pensato immediatamente a un incidente agricolo e hanno lanciato l? allarme, poco dopo le 17. Ma all? arrivo dei sanitari è apparso subito chiaro che non si trattava di un infortunio ma di un dramma familiare ancora tutto da decifrare. Una donna morta, suo marito ferito e uno dei due figli ricoverato in gravissime condizioni all? ospedale di Borgo Trento. L?altro, 20 anni, incapace di aprir bocca a causa dello choc e portato in ospedale a San Bonifacio. E qui finiscono le certezze. Quel che resta è una camera da letto imbrattata di sangue e il sospetto più agghiacciante: quello che a provocare quella mattanza sia stato un ragazzino di 17 anni. «Non ci sono certezze, si tratta di un dramma familiare. I carabinieri stanno ancora ultimando i rilievi alla ricerca di qualche utile indizio» ha commentato in tarda serata il sostituto procuratore Elvira Vitulli, uscendo da quella villetta dispersa in mezzo alle vigne. Ma gli indizi al momento sono concentrati sul ragazzino e il caso potrebbe presto passare alla procura dei minori di Venezia. Un? abitazione isolata al termine di una strada stretta, che si arrampica lungo le colline di Colognola ai Colli. È una casa colonica circondata dai vitigni, in questo centro di poco meno di novemila abitanti sparso per dieci frazioni, dove ha sede la piccola azienda agricola di quella che gli amici descrivono come «una famiglia come tante»: il papà imprenditore (con attività anche in Romania), la mamma maestra e i due figli ormai grandi. È in quell? edificio che, intorno alle 17, si è consumata la tragedia. L?ipotesi al vaglio dei carabinieri della Compagnia di San Bonifacio è che uno dei ragazzi abbia perso la testa e si sia scagliato contro i suoi genitori per ucciderli. Sembra che lo studente, non ancora maggiorenne, avesse litigato con mamma e papà per cause ancora poco chiare. Un bisticcio che in pochi minuti sarebbe degenerato, al punto che il diciassettenne avrebbe preso un arma da taglio, per poi colpire la madre alla testa. Il corpo della maestra è stato ritrovato in una delle camere da letto, al secondo piano. La donna è morta a causa delle ferite: aveva 47 anni e insegnava in una scuola elementare della zona. La furia del ragazzino non si sarebbe placata neppure di fronte al papà, imprenditore cinquantenne con un? azienda di carpenteria in Romania. Anche lui, forse nel disperato tentativo di difendere la moglie, è stato colpito al capo e al corpo con diversi fendenti, in quella che poteva diventare una mattanza, visto che ad assistere alla scena c? era anche il fratello maggiore dello studente, un ragazzo di 20 anni. Sarebbe lui a custodire la verità su quanto accaduto ieri pomeriggio, ma in serata i carabinieri non avevano ancora potuto ascoltare il suo racconto: è sotto choc e non riesce a parlare. Restano le ipotesi, fatte sulla base degli elementi che i carabinieri sono stati in grado di raccogliere sul posto. All? esterno della casa, il ragazzino è stato trovato steso a terra sotto il trattore del padre. È possibile che sia stato lui stesso a mettere in moto il mezzo, per poi scendere e lanciarsi sotto le ruote in un terribile tentativo di togliersi la vita, vinto dalla disperazione per quanto aveva fatto. I militari della sezione investigazioni scientifiche hanno passato al setaccio la casa e l? area esterna per raccogliere ogni possibile particolare che permetta di ricostruire quanto accaduto, nell? attesa di parlare con il figlio maggiore della coppia, o direttamente con il padre. Ma fino alla tarda serata di lunedì, non era stata ancora ritrovata l? arma utilizzata per compiere il delitto. Su disposizione del pm, l?abitazione e il trattore sono stati posti sotto sequestro. Disperati, i parenti nel tardo pomeriggio hanno raggiunto la villetta. «Non so spiegarmi come sia stato possibile - commentava uno di loro in lacrime -. È una famiglia d? oro. I figli sono legatissimi ai loro genitori, mai avuto il minimo problema». «Siamo sbigottiti, la nostra comunità è rimasta senza parole - dice il sindaco di Colognola ai Colli Alberto Martelletto -. Non avevamo mai avuto notizie di problematiche per questo nucleo familiare - ha aggiunto - che viveva la propria vita apparentemente serena in un angolo isolato del nostro territorio. La mamma era una stimata maestra. Il padre è un imprenditore che da quanto ho saputo avrebbe interessi in Romania».
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TITOLO: Dramma al concorso equestre: cade da cavallo e muore schiacciata
DATA: 2015-04-12
OCCHIELLO: Il dramma a San Giorgio nel Canavese: la vittima aveva 25 anni. Morta sotto gli occhi del fidanzato. Indagano i carabinieri
TESTO:E' caduta di sella poi il cavallo l'ha travolta schiacciandola con il suo peso. Un'amazzone di 25 anni è morta questa mattina in un maneggio a Cuceglio, nel Torinese, dove era in corso una gara di salto ostacoli. Si chiamava Sabrina Manganaro. Erano da poco passate le 11, all'Asd Ippogrifo, dove da sabato era in corso una gara nazionale per categorie su più discipline, organizzato dalla Federazione italiana sport equestri. Quando è arrivato il suo turno, la giovane,   residente a Lonate Pozzolo, in provincia di Varese,   si è posizionata sul punto di partenza e ha iniziato il circuito degli ostacoli ma di fronte ad una delle barriere il cavallo si è ribellato e la giovane ha perso il controllo dell'animale che l'ha disarcionata facendola finire a terra. La ragazza è stata sbalzata in avanti oltre la testa del cavallo che subito dopo le è passato sopra con gli zoccoli schiacciandola con tutto il suo peso. E' successo sotto gli occhi raggelati del fidanzato della ragazza che l'aveva accompagnata alla gara, e sotto lo sguardo incredulo degli altri spettatori. La fantina è morta quasi subito per le lesioni provocate dal peso dell'animale. Il medico del 118 non ha fatto altro che constatare il decesso. Sull'episodio indagano i carabinieri di San Giorgio Canavese che stanno sentendo i testimoni e i titolari del maneggio per capire con più chiarezza come siano andate le cose. A Cuceglio stanno arrivando anche i genitori della ragazza, avvisati dalla sciagura.  
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TITOLO: Sopravvissuto a Mauthausen torna paracadutista a 95 anni
DATA: 2015-04-12
OCCHIELLO: Modesto Melis è un ex deportato a Mauthausen. La sua passione per i lanci era stata interrotta dall'esperienza nel lager austriaco, dove era tornato lo scorso. ..
TESTO:NUORO - Finché resterà in vita un solo sopravvissuto ai campi di sterminio, l'Olocausto continuerà a occupare il presente. Perché sono le cronache, non i libri di storia, a raccontare come per quei sopravvissuti i conti col passato non siano affatto chiusi. E' importante riappropriarsi anche solo per poco dei sogni che animavano la loro giovinezza fino al giorno della deportazione. Il sogno interrotto del sardo Modesto Melis, originario di Gairo (Ogliastra) ma residente da una vita a Carbonia, si è realizzato oggi, come racconta la Nuova Sardegna. Il giovane Modesto Melis era affascinato dal paracadutismo. Il coraggio non gli mancava e una decina di lanci bastarono per infiammare la sua passione. Il suo ultimo balzo nel vuoto avvenne 74 anni fa. Poi, improvvisamente, il cielo scomparve dalla sua prospettiva. Perché Modesto, un giorno, si vide costretto a guardare sempre in basso nel lager di Mauthausen, in Austria. Per sedici mesi. Sopravvissuto allo sterminio, da trent'anni Melis è impegnato nel suo ruolo di testimone dell'incubo, raccontando nelle scuole della Sardegna la sua esperienza da deportato durante la Seconda guerra mondiale. Ma si è sempre portato dietro il desiderio di tornare a indossare l'imbracatura e volare in alto per lanciarsi ancora una volta.
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TITOLO: Regionali Puglia, Poli Bortone verso candidatura con Fi: "Sì a un centrodestra nuovo"
DATA: 2015-04-12
OCCHIELLO: Il tentativo di mediazione di Fitto respinto al mittente. La parlamentare salentina incassa l'ok della Lega
TESTO:Adriana Poli Bortone è a un passo dal sì alla richiesta di candidatura di Forza Italia per la presidenza della regione Puglia. L'annuncio dovrebbe già arrivare domani. L'impulso è arrivato dalla Lega Nord che dopo i tentennamenti dei giorni successivi ha annunciato il proprio sostegno alla Poli. "Dopo le dichiarazioni della Lega ci sono le condizioni per arrivare in Puglia alla composizione di un centrodestra nuovo" ha spiegato, per poi aggiungere. "Il fatto che siano presenti nel progetto in primo luogo Forza Italia e la Lega di Salvini, che mostra attenzione anche alle problematiche del Mezzogiorno, ma anche i rappresentanti del Nuovo Psi, dei Socialdemocratici e della Democrazia Cristiana, mi induce pensare che potrebbe nascere un interessante laboratorio politico, pronto ad ampliarsi. Di tutto questo ho parlato con Giorgia Meloni che ha convocato già per domani alle 16 il direttivo di Fratelli d'Italia, partito del quale faccio parte". I problemi maggiori della Poli sono proprio interni al suo partito visto che ancora la Meloni e altri dirigenti, come Ignazio Larussa, hanno spiegato che la "candidatura Poli potesse essere accettata soltanto se fosse stata unitaria". Il candidato di Fitto e Ncd, Francesco Schitttulli, non ha però alcuna intenzione di fare passi indietro. E a questo punto la Poli, che ormai è partita, potrebbe anche lasciare il suo partito. Il clima ormai ha raggiunto temperature elevatissime. Berlusconi non vuole sentire più parlare di Raffaele Fitto, che aveva proposto il ticket Schittulli-Poli Bortone, con l'onocologo candidato governatore e la parlamentare in corsa per la vice presidenza. Una proposta definita 'depistaggio' dalla stessa interessata e bocciata senza mezze misure dal commissario di Forza Italia, Luigi Vitali: "Non esiste, al più un ticket Poli Bortone-Schittulli". "Fitto si allinei alle indicazioni del partito e appoggi Poli Bortone", il messaggio fatto arrivare in Puglia da Giovanni Toti.   I fittiani però hanno rilanciato, arrivando addirittura a autoconvocare i congressi cittadini a Lecce e Corato contro Vitali, e quindi contro lo stesso Silvio Berlusconi che si trova ad affrontare la prima rivolta interna al suo partito. "Hanno votato oltre l'ottanta per cento dei tesserati" hanno spiegato i parlamentari Roberto Marti e Luigi Perrone. "E' stata una grande festa della democrazia - hanno continuato - oggi Forza Italia ha dimostrato di essere un partito con un grande seguito se solo si coinvolgono direttamente i cittadini nelle scelte e si mette da parte la logica autodistruttiva delle nomine calate dall'alto, dei commissari e delle epurazioni come avvenuto dopo l'arrivo di Luigi Vitali". Vitali che però non sembra assolutamente aver subito il colpo. "Per noi la questione è chiusa: la Poli è candidata" ha detto in serata. Togliendosi anche il sassolino con una riapertura provocatoria a Ncd e Fitto: "La nostra - ha detto - vuol essere una colazione inclusiva e non esclusiva come ha fatto Schittulli. Quindi tutti i partiti e le liste che sono di ispirazione alternative alla sinistra, che si vogliono unire in questo percorso, per noi sono ben accette". Più ecumenico Francesco Paolo Sisto: "La Poli Bortone unisca ciò che Schittulli ha diviso. Si è dimostrato incapace di essere un candidato presidente per tutti e ha provocato con disarmante inesperienza una spaccatura suicida. Ora si cambia marcia".  
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TITOLO: Grillo oscura Renzi: "Da oggi il suo nome bandito dal blog"
DATA: 2015-04-12
OCCHIELLO: Il leader Cinque Stelle avverte anche gli iscritti: "Non citatelo se volete vedere pubblicati i vostri commenti"
TESTO:ROMA - Da ossessione a tabù. Il nome di Matteo Renzi, finora bersaglio di attacchi quasi quotidiani, sparirà dal blog di Beppe Grillo.  "E' primavera - scrive il leader Cinque Stelle - si sbattono i tappeti, si dà una rinfrescata alla casa, si indossano abiti più leggeri e si mandano in tintoria cappotti e abiti pesanti. Il momento ideale per derenzizzare il blog. Da oggi il nome Renzi non sarà più presente nei post". E aggiunge: "E' come fare entrare aria pulita in una stanza piena di fumo, di balle, di smog, di inconsistenza che ti intossica. L'ebetino vive solo di visibilità, da oggi, almeno in questo blog, lo eliminiamo". E poi una raffica di accuse: "Il Bomba, senza l'appoggio dei media starebbe al massimo a pescare carpe in Arno. Ora si appresta, in un Paese sommerso dalle sue tasse, all'ennesima promessa di 'elemosina elettorale' che forse c'è e forse no". E ancora: "Uno spudorato che vive di promesse mai mantenute e che ogni volta che è beccato con le mani nella marmellata tace, fidando nella memoria corta degli italiani, o incolpa gli altri a seconda delle convenienze. Stare dietro alle sue balle vuol dire fare il suo gioco. Va trasformato nell'uomo invisibile. Nel signor nessuno che è. Gli va applicata la damnatio memoriae in vita". Infine, un avvertimento agli iscritti: "La cancellazione dell'innominabile vale anche per i commenti, evitate di inserire il suo nome nel testo se volete vedere pubblicato il vostro commento". Resta da capire quanto Grillo resisterà alla tentazione di attaccare l'avversario e soprattutto se il bando del nome sarà aggirato con l'utilizzo di un sinonimo.  
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TITOLO: Salvini: "Boldrini, il nulla fatto donna". Solidarietà di Grasso: "Politica non si fa con offese"
DATA: 2015-04-12
OCCHIELLO: Il leader della Lega Nord attacca il presidente della Camera: "È ipocrisia". E si leva un coro di polemiche. Bindi: "Inaccettabile insulto". Sel: " Salvini si. ..
TESTO:Anche Sel insorge: "Matteo Salvini si pulisca la bocca prima di parlare della presidente della Camera, Laura Boldrini. I suoi insulti triviali, pieni di razzismo, i suoi pregiudizi, pieni di veleni, lo mettono ormai fuori dai confini della Costituzione repubblicana ed antifascista", afferma il capogruppo dei deputati di Sinistra Ecologia Libertà, Arturo Scotto. Dorina Bianchi (Ap), esprimendo solidarietà a Boldrini, sottolinea come "il confronto politico può essere anche aspro, ma deve essere sui temi e sulle proposte non sulle offese gratuite e personali. Chi, come Salvini, sa solo insultare rivela un vuoto politico preoccupante. Alle sue metafore rozze e volgari siamo ormai abituati. Oggi scopriamo anche una sottile vena di misoginia, che respingiamo con forza e che lo conferma un denigratore di professione con ambizioni politiche dalla visuale miope. Tra un insulto e l'altro, provi a ripassare qualche libro e scoprirà, suo malgrado, che le donne hanno cambiato spesso il volto della storia, mostrando più coraggio di molti uomini". La risposta di Boldrini replica con un giorno di ritardo:   "A chi insulta e si esprime con volgarità io rispondo con un gran bel sorriso. La politica delle volgarità e degli insulti personali la lascio fare ad altri. Evidentemente non hanno altro da offrire al paese", dice.    
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TITOLO: Strage al tribunale di Milano, rischia di saltare il nuovo interrogatorio del killer
DATA: 2015-04-12
OCCHIELLO: Da accertare se i malori siano reali. Gli investigatori al lavoro per capire come mai Giardiello avesse il porto d'armi, nonostante la condanna per molestie. ... <br clear='all'/>
TESTO:L'appello della madre dell'avvocato ucciso. La sicurezza del Palazzo di giustizia è uno dei nodi messi in luce dalla tragedia. Lunedì la questione sarà al centro di un'assemblea organizzata dai dipendenti con i sindacati. Assvigilanza e Anivp, inoltre, hanno denunciato sullla stampa che "alcuni dei servizi interni alla struttura sono stati affidati, malgrado la nostra opposizione, a personale con caratteristiche assimilabili a quelle dei portieri, senza alcun requisito riconducibile a un'attività di sicurezza". L'altro nodo affiorato è quello del porto d'armi. La madre dell'avvocato ucciso,   Alberta Brambilla Pisoni, ha sollevato la questione su Repubblica con queste parole: "Questa tragedia deve servire a qualche cosa, può servire a dire basta a queste armi nelle case e in giro con questa estrema facilità". Il porto d'armi non ritirato. Ma anche gli investigatori della procura di Brescia, titolari dell'inchiesta principale, devono accertare come mai Giardiello avesse ancora la sua Beretta calibro 9, nonostante nel 2013 (esattamente il 12 aprile) fosse stato condannato per molestie nei confronti di una donna. In linea teorica, di fronte a questo tipo di reato, il permesso va revocato. Ed è su questo punto che gli investigatori vogliono fare chiarezza.
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TITOLO: Dramma al concorso equestre: cade da cavallo e muore schiacciata
DATA: 2015-04-12
OCCHIELLO: Due indagati per omicidio colposo. In un maneggio di San Giorgio nel Canavese perde  la vita una ragazza di 25 anni: il cavallo non salta un ostacolo  e. ..<br clear='all'/>
TESTO:E' caduta di sella poi il cavallo l'ha travolta schiacciandola con il suo peso. Un'amazzone di 25 anni è morta questa mattina in un maneggio a San Giorgio, nel Canavese dove era in corso una gara di salto ostacoli. Si chiamava Sabrina Manganaro. Sulla vicenda indaga la procura d'Ivrea che ha iscritto nel registro degli indagati due persone. L'accusa è di omicidio colposo.   Si tratterebbe di un responsabile della manifestazione e di una persona che si occupava della sicurezza degli ostacoli disseminati lungo il percorso. Erano da poco passate le 11, all'Asd Ippogrifo, dove da sabato era in corso una gara nazionale per categorie su più discipline, organizzato dalla Federazione italiana sport equestri. Quando è arrivato il suo turno, la giovane,   residente a Lonate Pozzolo, in provincia di Varese,   è andata al punto di partenza e ha iniziato il circuito degli ostacoli ma di fronte ad una delle barriere il cavallo, "fante di Mezzograno"  si è ribellato e la giovane ha perso il controllo dell'animale che l'ha disarcionata facendola finire a terra. La ragazza è stata sbalzata in avanti oltre la testa del cavallo che subito dopo le è passato sopra con gli zoccoli schiacciandola con tutto il suo peso. E' successo sotto gli occhi  del fidanzato della ragazza che l'aveva accompagnata alla gara, e sotto lo sguardo incredulo degli altri spettatori. La ragazza è morta quasi subito per le lesioni provocate dal peso dell'animale. Il medico del 118 non ha fatto altro che constatare il decesso. Poche ore dopo  sono arrivati anche i genitori della ragazza, avvisati dalla sciagura. In una nota della Federazione italiana sport equestri "Il presidente della Fise, Vittorio Orlandi, con il Consiglio federale e insieme a tutto il mondo equestre è vicino alla famiglia di Sabrina in questo tragico momento". Poi Orlandi è arrivato con un volo da Roma al maneggio. "Siamo sconvolti da questa disgrazia", ha detto la donna che gestisce il maneggio, Anna Pasquale.
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TITOLO: Milano, incendio in una casa di Porta Romana: madre e figlia muoiono carbonizzate
DATA: 2015-04-12
OCCHIELLO: Le fiamme si sono sprigionate di notte. Nell'abitazione vivevano le donne di 95 e 70 anni. A complicare l'intervento, lo scoppio della bombola dell'ossigeno. ..<br clear='all'/>
TESTO:Sono bruciate vive nel rogo del loro appartamento due anziane donne, madre e figlia, trovate carbonizzate dai vigili del fuoco che dopo alcune ore hanno spento le fiamme nella loro abitazione, in centro a Milano. Per molto tempo si è sperato che almeno una non fosse seppellita dalle macerie, ma alla fine - si è appurato - l'incendio ha causato la morte di due persone e il ferimento (lieve) di altre tre. E' accaduto poco dopo le 2 in corso di Porta Romana, nell'appartamento dove vivevano Marisa Romisondo, 95 anni e Annamaria Rettore, 70, quest'ultima gravemente malata. Nel rogo è rimasta coinvolta, a causa di un'intossicazione da fumo, anche una ragazza di 26 anni, che risiede nello stesso condominio, e che è stata trasportata al Policlinico ed è poi stata dimessa.
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TITOLO: Premio città verde d'Europa, per l'Italia c'è Siena
DATA: 2015-04-11
OCCHIELLO: Il riconoscimento è l'European Green Leaf e viene attribuito ai centri tra i 50 e 100mila abitanti impegnati sul fronte ambientale. Tra le otto finaliste. ..
TESTO:PER SAPERE chi sarà eletta si dovrà aspettare fino a giugno. Per ora però si sa che tra le otto candidate in gara per aggiudicarsi la prima 'foglia verde europea' o European Green Leaf c'è anche la città di Siena. Il riconoscimento, nuovo di zecca e voluto da Bruxelles, premia i piccoli centri fra i 50mila e 100mila abitanti in grado di dimostrare buoni risultati e un grande impegno sul fronte ambientale. I senesi se la dovranno vedere con gli scozzesi di Inverness, i finlandesi di Lappeenranta e Mikkeli, i tedeschi di Ludwigsburg, gli spagnoli di Mollet del Vallès, i ciprioti di Strovolos e i portoghesi di Torres Vedras. Le città finaliste saranno annunciate ai primi di maggio e la vincitrice o le vincitrici (fino a tre), verranno incoronate il 18 giugno a Bristol, che si è aggiudicata il titolo di 'Capitale verde europea' per il 2015. "Questa iniziativa rappresenta una vetrina per le città europee più piccole", ha spiegato il commissario europeo all'Ambiente, Karmenu Vella, comunicando le otto città in lizza per il nuovo premio. "La mia speranza", ha aggiunto Vella, "è che queste candidate svilupperanno legami con altre apripista nel campo ambientale in Europa, svolgendo il ruolo di modello e ispirando altre città a essere coinvolte".
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TITOLO: «Inneggiavano all’Isis su Twitter» Espulsi due tunisini di Verona
DATA: 2015-04-11
OCCHIELLO: Hanno 29 e 30 anni. Molto attivi su Internet e sui Social. Alfano: «Depotenziare rete di collegamenti pericolosa»
TESTO:TERRORISMO «Inneggiavano all? Isis su Twitter» Espulsi due tunisini di Verona Hanno 29 e 30 anni e vicini agli ambienti dell? estremismo islamico. Molto attivi in Rete. Avevano sei pc e vari smartphone. Uno era irregolare in Italia ROMA Due fratelli tunisini di 29 e 30 anni, ritenuti vicini agli ambienti dell? estremismo islamico, sono stati espulsi dall? Italia. Secondo il ministro dell? Interno Alfano, «le espulsioni rispondono concretamente al processo di depotenziamento di quella rete di collegamenti che, soprattutto via Internet, possono rappresentare fonti di rischio di qualsiasi livello». «Con altre due espulsioni - afferma Alfano - sono stati mandati via dall? Italia due fratelli tunisini: Ghazi Jouini, di 29 anni - che si trovava a Verona ed era in Italia senza permesso di soggiorno -, molto attivo sul web con pubblicazioni e consultazioni di materiale di matrice jihadista, e il fratello di 30 anni, Mohamed - in attesa della definizione della procedura di emersione - che, con il fratello, condivideva circuiti relazionali nella chiave di una radicale interpretazione del credo islamico». Ghazi Jouini, uno dei due fratelli tunisini espulsi dall? Italia, esaltava su Twitter l? Isis nel giorno in cui è stato diffuso il video della decapitazione dei copti. Il messaggio, come altri inneggianti allo jiadismo, ha fatto scattare l? allarme della Digos di Verona, allertata dall? intelligence. L?indagine che ha portato all? individuazione dei due tunisini è coordinata dalla procura antimafia di Venezia, e potrebbe avere altri sviluppi. «Le espulsioni - prosegue il responsabile del Viminale - rispondono concretamente al processo di depotenziamento di quella rete di collegamenti che, soprattutto via internet, possono rappresentare fonti di rischio di qualsiasi livello. L?impegno e il lavoro delle Forze di Polizia, integrato dal prezioso contributo delle agenzie di Sicurezza, sono incessanti e si basano anche su rapporti di collaborazione internazionale, perché nessun Paese, oggi, può dirsi a rischio zero». Con i due fratelli tunisini che si trovavano a Verona, «sono arrivati a 32, da dicembre a oggi, i soggetti espulsi in qualche modo legati all? estremismo islamico». Lo rende noto il ministro dell? Interno, Angelino Alfano. I due erano in possesso di sei computer portatili e di vari telefonini, un fatto sul quale i magistrati vogliono ora fare chiarezza. Con i portatili gli agenti della questura di Verona hanno sequestrato nella loro abitazione anche altro materiale, ora al vaglio degli investigatori. I due fratelli, in particolar modo Ghazi, avevano una intensa attività sul web. Non lavoravano, frequentavano la locale moschea e per spostarsi nel capoluogo scaligero usavano una bicicletta. Ghazi era in Italia come irregolare, mentre Mohamed aveva chiesto un anno fa di regolarizzare la propria posizione con un permesso di soggiorno. Provvedimento mai concesso proprio perché sull? uomo erano in corso degli accertamenti. «È stata una silenziosa attività fatta dalla Digos - ha detto il questore di Verona, Vito Danilo Gagliardi - che da quando sono giunte precise indicazioni ha sempre operato, monitorando tutti gli ambienti e approfondendo le informazioni anche dei servizi».
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TITOLO:
DATA: 2015-04-11
OCCHIELLO: Al via la fiera milanese
TESTO:Quinta edizione, imperdibile, di Mia Fair, la più grande manifestazione fotografica che si svolge a Milano. Le migliaia di fotografie d? autore resteranno in mostra da oggi, 11 aprile, a lunedì 13 aprile. Gli stand, ben 145, per la prima volta sono nell? area di Porta Nuova Varesine, in un luogo destinato a grandi eventi chiamato The Mall (ingresso all? angolo tra via Galileo Galilei e via della Liberazione). Gli stand sono di gallerie d? ogni parte del mondo che hanno scelto un fotografo, o più autori, da proporre a Milano. A questi stand si sommano i venti dedicati dall? organazzazione di Mia ad autori scelti. Tra questi, special guest è Giovanni Gastel, che presenta un centinaio di polaroid 20x25 degli anni Ottanta e Novanta. C?è anche un palinsesto culturale fatto di eventi e incontri che l? ideatore della fiera, Fabio Castelli, ha affidato a Gianluigi Ricuperati, scrittore e saggista. In coda alla tre giorni verrà anche assegnato il premio BNL a un autore segnalato dagli espositori e giudicato da una giuria d? eccellenza. (foto di Valentina Picozzi, progetto Exporn)
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TITOLO: Mafia, richiesto il rinvio a giudizio per l’editore Mario Ciancio
DATA: 2015-04-11
OCCHIELLO: Il Pm ipotizza concorso esterno in associazione mafiosa, gli atti all’ufficio del Gip. «La contestazione si fonda sulla ricostruzione di una serie di vicende che iniziano negli anni 70 e si protraggono nel tempo fino ad anni recenti»
TESTO:La Procura di Catania ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dell? editore Mario Ciancio Sanfilippo, che è anche direttore del quotidiano La Sicilia, ipotizzando il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. In precedenza la Dda etnea aveva chiesto l? archiviazione del fascicolo, ma il Gip in udienza camerale aveva sollecitato nuove indagini. Il fascicolo era stato assegnato al Gup Marina Rizza, che si è astenuta, restituendo gli atti al presidente dell? ufficio, Nunzio Sarpietro, che non ha ancora assegnato l? incarico a un altro giudice. Nell? avviso di conclusione delle indagini la Procura di Catania sottolineava che «la contestazione si fonda sulla ricostruzione di una serie di vicende che iniziano negli anni ?70 e si protraggono nel tempo fino ad anni recenti» e «riguardano partecipazione ad iniziative imprenditoriali nelle quali risultano coinvolti forti interessi riconducibili all? organizzazione Cosa Nostra» e in particolare a un centro commerciale. Titolari dell? inchiesta sono il procuratore Giovanni Salvi, l?aggiunto Carmelo Zuccaro e il sostituto Antonino Fanara.
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TITOLO: Strage Milano, funerali di Stato per le vittime. Malore per Giardiello che resta in carcere
DATA: 2015-04-11
OCCHIELLO: Il giudice ha convalidato l'arresto del killer delle tre persone e ha disposto una visita psichiatrica. Sospeso interrogatorio in carcere, l'avvocato: "E'. ..<br clear='all'/>
TESTO:L'imprevisto ha fatto saltare l'interrogatorio ma non l'udienza, che tecnicamente si è svolta alla presenza del suo avvocato Nadia Savoca. Il gip Patrizia Gallucci ha così convalidato l'arresto, avvenuto in quasi flagranza, ed emesso nei suoi confronti un'ordinanza di custodia cautelare in carcere con le accuse di omicidio plurimo aggravato dalla premeditazione, tentato omicidio e porto abusivo d'arma: la Beretta con cui ha ucciso il giudice Fernando Ciampi, l'avvocato Lorenzo Claris Appiani e il coimputato Giorgio Erba non poteva essere portata in giro. Lunedì il giudice sarà di nuovo in carcere per l'interrogatorio di garanzia, sempre che Giardiello non si senta male di nuovo. Tutto è accaduto nella sala degli interrogatori all'interno del carcere. Giardiello, in jeans e maglione, è entrato con lo sguardo basso e, in silenzio, si è seduto davanti al gip e al pubblico ministero Franca Macchia. Accanto a lui l'avvocato Savoca, che ha nominato suo legale di fiducia, e dietro gli agenti penitenziari che dal momento dell'arresto non lo perdono di vista un istante. "Non ha detto una parola, era lì, in silenzio, visibilmente provato" racconta chi c'era. Neanche il tempo di svolgere le formalità di rito e l'udienza è stata sospesa: l'avvocato Savoca ha infatti chiesto di poter vedere gli atti del procedimento, di cui non aveva conoscenza. Sospensione accordata dagli inquirenti, che hanno invitato il legale a spostarsi in una saletta attigua. Giardiello è stato in quel momento preso in consegna dagli uomini della polizia penitenziaria e portato in una cella attaccata alla sala interrogatori. Ed è lì che si è sentito male: il killer è svenuto e si è accasciato. Immediato l'intervento del medico del carcere, che ha sottoposto Giardiello ad un elettrocardiogramma e a tutti gli esami del caso, senza però rilevare alcuna patologia in atto. "Tutti i parametri sono nella norma - ha spiegato ai presenti - ma non è in grado di sostenere un interrogatorio perché è in stato confusionale". "Non era in grado di riconoscere le persone, neanche il suo difensore" ha confermato l'avvocato Savoca. Tanto che quando gli inquirenti sono andati a constatare di persona le condizioni dell'uomo, Giardiello ha chiesto loro se fossero dei suoi parenti. "Non rispondeva alle domande - raccontano alcuni dei presenti - non si capiva cosa dicesse, guardava nel vuoto". A quel punto gli inquirenti non hanno potuto far altro che prendere atto della situazione e chiudere l'udienza. Se poi si sia trattato di un malore reale o di una simulazione, nessuno dei presenti è in grado di dirlo con certezza. Anche per questo il giudice ha disposto ulteriori accertamenti medici e chiesto al carcere una valutazione psichiatrica, per capire se le sue condizioni sono compatibili con la detenzione carceraria. Giardiello, inoltre, continuerà ad esser guardato a vista: in molti sono convinti che il suo proposito iniziale, uccidersi al termine della strage, sia ancora in piedi. Sul fronte investigativo continuano le indagini dei carabinieri coordinati dal procuratore aggiunto Alberto Nobili su delega della Procura di Brescia. Gli investigatori hanno sentito tutti gli addetti alla sicurezza in servizio il giorno della strage per ricostruire la dinamica e capire cosa non abbia funzionato nel sistema di sicurezza. Analizzando in maniera più approfondita sulle immagini delle telecamere. Ci sono dei dubbi che sia Giardiello l'uomo che compare nel 'frame' delle 9.19 intento a entrare nell'edificio dall'ingresso di via Manara e che mostrerebbe al personale di servizio un documento. Ci sono dettagli che non tornano, come quello della cravatta che il killer indossava il giorno della strage. Inoltre, è stato impossibile individuare il documento che avrebbe mostrato perchè le immagini sono troppo sgranate. Ci sono però frame che riprendono altre due o tre persone che potrebbero essere Claudio Giardiello. Sui guai finanziari di Giardiello, il quotidiano La Provincia scrive che il Conte Tacchia nel giugno del 2011 era stato condannato dal tribunale di Como a otto mesi, sospesi, per il reato di "soppressione di atti".   Frequentatore abituale del Casinò di Campione d'Italia, Giardiello nel maggio 2006 si era fatto anticipare dalla cassa della casa da gioco due tranche di fiches da 20 e 10 mila euro firmando due ricevute, i cosiddetti 'bianchini', e lasciando a garanzia un assegno in bianco.
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TITOLO: Cede pilone di un viadotto in autostrada, chiuso tratto della Palermo-Catania
DATA: 2015-04-11
OCCHIELLO: L'interruzione è a Scillato in entrambi i sensi. Automobilisti bloccati, traffico deviato. Situazione critica anche a Caltavuturo. Frana aperta da dieci anni. ... <br clear='all'/>
TESTO:Intanto la regione ha chiesto al governo nazionale lo stato d'emergenza. Lo annuncia Giovanni Pizzo, assessore alle Infrastrutture: "La situazione - dice  - è veramente grave. Non sono le strade a cedere, sono le nostre montagne che stanno crollando a poco a poco. Oggi un fronte franoso di un chilometro è sceso a valle, colpendo un pilone dell'autostrada Palermo-Catania. Quello che sta accadendo in Sicilia è drammatico. Sono gli effetti del cambiamento climatico: la montagna d'acqua che quest'inverno si è abbattuta sulla nostra regione è probabilmente la causa dei dissesti che si stanno verificando. Non si tratta di assolvere qualcuno, e toccherà ai tecnici stabilire le cause e - se ci dovessero essere - le eventuali responsabilità. Ma è chiaro che siamo di fronte a un'emergenza da affrontare con estrema serietà".
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TITOLO: Terrorismo, Alfano: "Espulsi dall'Italia due tunisini"
DATA: 2015-04-11
OCCHIELLO: Si tratta dei fratelli Jouini e Mohamed Ghazi, 29 e 30 anni, che vivevano da irregolari a Verona. L'indagine della Digos è scattata dopo i tweet con cui il. ..<br clear='all'/>
TESTO:A far scattare l'allarme, l'esaltazione con cui Jouini Ghazi aveva salutato su Twitter  l'Is nel giorno in cui è stato diffuso il video della decapitazione dei copti. Il messaggio, come altri inneggianti al jihadismo. Allertata dall'intelligence, è entrata in azione la Digos di Verona, protagonista di "una silenziosa attività - ha detto il questore di Verona, Vito Danilo Gagliardi -, monitorando tutti gli ambienti e approfondendo le informazioni anche dei servizi". Jouini e Mohamed Ghazi erano in possesso di sei computer portatili e di vari telefonini, su cui i magistrati vogliono ora fare chiarezza. Con i portatili gli agenti della Questura di Verona hanno sequestrato nella loro abitazione anche altro materiale, ora al vaglio degli investigatori. I due fratelli non lavoravano, frequentavano la locale moschea e per spostarsi nel capoluogo scaligero usavano una bicicletta. Jouini era in Italia come irregolare, mentre Mohamed aveva chiesto un anno fa di regolarizzare la propria posizione con un permesso di soggiorno. Provvedimento mai concesso proprio perché sull'uomo erano in corso degli accertamenti.  
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