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LE NOTIZIE DAL GIORNO Friday 08 January 2021 AL GIORNO Friday 15 January 2021 SU: ambiente




TITOLO: Val di Sole, tre località certificate come 'Cieli più belli d'Italia'  
DATA:
OCCHIELLO:  
TESTO: "Durante i nostri sopralluoghi abbiamo operato intere notti sotto le stelle - spiega Fabrizio Marra, fondatore di Astronomitaly - misurando scientificamente la quantità di inquinamento luminoso attraverso appositi strumenti e metodologie tra cui lo 'sky quality meter' e valutando la qualità dei servizi ricettivi e ristorativi della destinazione. Contemporaneamente abbiamo realizzato un reportage video-fotografico del cielo stellato atto a fornire evidenze fotografiche della straordinaria qualità del cielo. Questa è una delle fasi più importanti del nostro lavoro che mira a promuovere le migliori destinazioni dove poter soggiornare tornando ad osservare il cielo stellato e la Via Lattea". "Siamo orgogliosi di aver ricevuto questo riconoscimento che finora è stato assegnato a pochi luoghi in Italia e a una manciata di realtà dell'arco alpino - commenta Mauro Albasini, proprietario dell'omonimo rifugio, collocato a 1860 metri di altezza in mezzo alla skiarea di Folgarida-Marilleva-Madonna di Campiglio e davanti alle Dolomiti di Brenta - Chi come noi gestisce da decenni un rifugio sa quanto il turismo non deve mai perdere di vista la sostenibilità e il rispetto delle meraviglie naturali che ci circondano. Il cielo è una di queste meraviglie. Dobbiamo riscoprirlo e fare in modo di difenderlo in ogni modo possibile". Per la Val di Sole, il riconoscimento al Rifugio Albasini, come i due assegnati negli anni precedenti, sono la conferma della strada intrapresa di valorizzazione del proprio patrimonio naturale come asset per attirare forme di turismo sempre più sostenibili e di qualità. "Siamo ormai talmente abituati a perdere la vista sui nostri cellulari, da non saper più riconoscere il nostro cielo stellato sopra di noi - commenta Fabio Sacco, direttore dell'Azienda per il Turismo Val di Sole - Quello assegnato al Rifugio Albasini è un ulteriore tassello che ci aiuta nel nostro impegno a ridurre l'impronta ecologica delle nostre attività e a proporre un'offerta turistica originale e a basso impatto. Un percorso necessario, visto che il nostro territorio ricade su due parchi (il Parco nazionale dello Stelvio e il Parco naturale Adamello Brenta). Per quanto complessa e impegnativa, è davvero questa la strada maestra per coniugare sviluppo economico, benessere per la popolazione residente e rispetto dell'ecosistema".
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COPYRIGHT: 2020 GMC S.A.P.A. di G.P. Marra   Piazza Mastai, 9   00153 Roma (ADNKRONOS)




TITOLO: Val di Sole, tre località certificate come 'Cieli più belli d'Italia'  
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OCCHIELLO:  
TESTO: L'ultimo a ottenere la certificazione di qualità 'I cieli più belli d'Italia' è stato il Rifugio Albasini, sopra Dimaro, con il sostegno del Consorzio Dimaro Folgarida Vacanze. Il terzo riconoscimento per la Val di Sole, dopo quelli, ottenuti negli anni scorsi, della Malga Del Doss e di Località Valpiana vicino al borgo medievale di Ossana. "Durante i nostri sopralluoghi abbiamo operato intere notti sotto le stelle - spiega Fabrizio Marra, fondatore di Astronomitaly - misurando scientificamente la quantità di inquinamento luminoso attraverso appositi strumenti e metodologie tra cui lo 'sky quality meter' e valutando la qualità dei servizi ricettivi e ristorativi della destinazione. Contemporaneamente abbiamo realizzato un reportage video-fotografico del cielo stellato atto a fornire evidenze fotografiche della straordinaria qualità del cielo. Questa è una delle fasi più importanti del nostro lavoro che mira a promuovere le migliori destinazioni dove poter soggiornare tornando ad osservare il cielo stellato e la Via Lattea". "Siamo orgogliosi di aver ricevuto questo riconoscimento che finora è stato assegnato a pochi luoghi in Italia e a una manciata di realtà dell'arco alpino - commenta Mauro Albasini, proprietario dell'omonimo rifugio, collocato a 1860 metri di altezza in mezzo alla skiarea di Folgarida-Marilleva-Madonna di Campiglio e davanti alle Dolomiti di Brenta - Chi come noi gestisce da decenni un rifugio sa quanto il turismo non deve mai perdere di vista la sostenibilità e il rispetto delle meraviglie naturali che ci circondano. Il cielo è una di queste meraviglie. Dobbiamo riscoprirlo e fare in modo di difenderlo in ogni modo possibile". Per la Val di Sole, il riconoscimento al Rifugio Albasini, come i due assegnati negli anni precedenti, sono la conferma della strada intrapresa di valorizzazione del proprio patrimonio naturale come asset per attirare forme di turismo sempre più sostenibili e di qualità. "Siamo ormai talmente abituati a perdere la vista sui nostri cellulari, da non saper più riconoscere il nostro cielo stellato sopra di noi - commenta Fabio Sacco, direttore dell'Azienda per il Turismo Val di Sole - Quello assegnato al Rifugio Albasini è un ulteriore tassello che ci aiuta nel nostro impegno a ridurre l'impronta ecologica delle nostre attività e a proporre un'offerta turistica originale e a basso impatto. Un percorso necessario, visto che il nostro territorio ricade su due parchi (il Parco nazionale dello Stelvio e il Parco naturale Adamello Brenta). Per quanto complessa e impegnativa, è davvero questa la strada maestra per coniugare sviluppo economico, benessere per la popolazione residente e rispetto dell'ecosistema".
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TITOLO: Sostenibilità: Mulino Bianco, 2 mln di euro per gli infermieri 
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OCCHIELLO:  
TESTO: Se un abbraccio può fare la differenza, cosa possono fare milioni di Abbracci? Parte da questo assunto l’adesione di Mulino Bianco a #NoiConGliInfermieri (https: //www. noicongliinfermieri. org/), il fondo di solidarietà creato da Fnopi, la Federazione che rappresenta oltre 450mila infermieri in Italia, per assistere le famiglie degli infermieri che hanno perso la vita per aiutarci a superare l’emergenza Covid-19, o supportare quanti, nell’affrontare la pandemia, si sono ammalati o hanno subito gravi stress fisici ed emotivi. “Fin dall’inizio dell’emergenza, il Gruppo Barilla ha espresso la sua vicinanza agli italiani e ai territori colpiti dalla pandemia con gesti di solidarietà e donazioni. I nostri stabilimenti non si sono mai fermati per garantire a tutti, attraverso i nostri prodotti, un pizzico di normalità in un momento difficile - spiega Julia Schwoerer, Vice President Mulino Bianco - Abbiamo scelto di compiere questo nuovo passo attraverso Mulino Bianco, che, da sempre, porta alle persone la felicità fatta di piccole cose, cariche di significato ed emozioni, proprio come un abbraccio". "Gli ‘Abbracci per gli Infermieri’ non sono solo biscotti - aggiunge - ma un modo per far sentire a tutti gli infermieri d’Italia che siamo con loro. I dipendenti dei nostri stabilimenti ci hanno aiutato in modo cruciale a realizzare per tempo le confezioni speciali, lavorando anche durante il periodo natalizio per sostenere la campagna di Fnopi e per far arrivare in modo concreto la nostra vicinanza a quanti in questi mesi si sono presi cura degli altri nel momento del bisogno, anche a rischio della propria salute e, in alcuni casi, della vita". Sono circa 450mila gli infermieri in Italia e nella pandemia di Covid-19 questa categoria professionale ha svolto e sta tuttora svolgendo un ruolo fondamentale che ha portato sotto gli occhi di tutti il loro livello di professionalità, umanità e vicinanza ai cittadini. È diventata una delle immagini simbolo della pandemia la foto dell’infermiera bresciana finita sulla copertina del New York Times Magazine, che mostrava i segni della stanchezza, della concentrazione e dello stress quotidiano a cui è sottoposta una categoria, che, in questi mesi difficili, ha purtroppo pagato un prezzo molto alto per il suo impegno. Ad oggi (dati Inail), sono oltre 50.000 gli infermieri risultati contagiati, e il numero è in aumento ogni giorno. 72 i decessi finora registrati. #NoiConGliInfermieri garantisce il necessario supporto alle famiglie degli infermieri deceduti, sostiene gli infermieri costretti a vivere in quarantena alle prese con spese non previste e aiuta a coprire il costo delle cure mediche, riabilitative e psicologiche degli infermieri che si sono ammalati. Il Fondo di Fnopi ha raccolto in soli 7 mesi 4 milioni di euro, 1 milione e 850 mila euro le erogazioni già corrisposte a centinaia di infermieri in difficoltà. 2.800 le domande ricevute dalla Federazione al 1 dicembre 2020. L’iniziativa di Barilla aiuterà a raggiungere l’obiettivo di fornire un aiuto concreto ad altre migliaia di infermieri in difficoltà. “Entrare nelle case degli italiani grazie alla sensibilità mostrata da Barilla consentirà di sostenere, in un momento cruciale, attraverso i contributi al Fondo di Solidarietà #NoiConGliInfermieri, gli infermieri colpiti da Covid-19 e le loro famiglie – afferma Barbara Mangiacavalli, presidente di Fnopi - Da 10 mesi lavoriamo intensamente negli ospedali, nelle Rsa come sul territorio, pagando un prezzo altissimo in termini di vite umane e di personale infermieristico contagiato". "Si tratta quindi - aggiunge - di un importante riconoscimento verso chi si è esposto in prima linea per combattere il nemico invisibile, assistendo sia con cure che con vicinanza e affetto tutti i cittadini che ne hanno avuto bisogno, finanche a domicilio. Grazie alle donazioni, migliaia saranno i professionisti che potranno usufruire di un immediato aiuto economico, tornando così, prima del previsto, a supportare i nostri colleghi che, tra enormi sacrifici e carenze di personale qualificato, stanno continuando a garantire la tenuta del servizio sanitario nazionale durante questa grave pandemia". Non è la prima volta che il Gruppo Barilla esprime supporto, con aiuti concreti o con messaggi di ringraziamento e speranza, ai professionisti che lottano in prima fila contro la pandemia, in corsia, in reparto o nei centri di ricerca. In Italia, dove il Covid-19 ha colpito duramente diversi territori in cui Barilla opera, il Gruppo ha dato il proprio sostegno anche attraverso i propri dipendenti, che hanno continuato a tenere accesi gli impianti produttivi durante l’emergenza per garantire la regolare produzione di cibo. Tra gli interventi di Barilla, le donazioni di oltre 2 milioni di euro per migliorare il trattamento di terapia intensiva presso l’Ospedale Maggiore di Parma e gli ospedali della regione Emilia-Romagna e di 260mila euro alla Protezione Civile e alla Croce Rossa di Parma. Barilla ha inoltre donato 120 mila euro a favore della Caritas Italiana per l’acquisto di materiale scolastico e didattico e supporti informatici per l’apprendimento a distanza e 150 computer per le scuole di Parma. Sono stati distribuiti prodotti alimentari sia alla Protezione Civile che al Banco Alimentare, mentre Mulino Bianco ha donato alla Croce Rossa Italiana una quantità di prodotto sufficiente a garantire 1 milione di colazioni alle famiglie più in difficoltà. Sono state infine avviate collaborazioni con chef e catene di ristorazione che si sono attivati per preparare pasti solidali.
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TITOLO: Sostenibilità: Mulino Bianco, 2 mln di euro per gli infermieri 
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TESTO: Non è la prima volta che il Gruppo Barilla esprime supporto, con aiuti concreti o con messaggi di ringraziamento e speranza, ai professionisti che lottano in prima fila contro la pandemia, in corsia, in reparto o nei centri di ricerca. In Italia, dove il Covid-19 ha colpito duramente diversi territori in cui Barilla opera, il Gruppo ha dato il proprio sostegno anche attraverso i propri dipendenti, che hanno continuato a tenere accesi gli impianti produttivi durante l’emergenza per garantire la regolare produzione di cibo. Tra gli interventi di Barilla, le donazioni di oltre 2 milioni di euro per migliorare il trattamento di terapia intensiva presso l’Ospedale Maggiore di Parma e gli ospedali della regione Emilia-Romagna e di 260mila euro alla Protezione Civile e alla Croce Rossa di Parma. Barilla ha inoltre donato 120 mila euro a favore della Caritas Italiana per l’acquisto di materiale scolastico e didattico e supporti informatici per l’apprendimento a distanza e 150 computer per le scuole di Parma. Sono stati distribuiti prodotti alimentari sia alla Protezione Civile che al Banco Alimentare, mentre Mulino Bianco ha donato alla Croce Rossa Italiana una quantità di prodotto sufficiente a garantire 1 milione di colazioni alle famiglie più in difficoltà. Sono state infine avviate collaborazioni con chef e catene di ristorazione che si sono attivati per preparare pasti solidali.
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TITOLO: Bottigliette e reti da pesca, qui diventano tessuti 
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OCCHIELLO: Succede a San Vittore Olona dove la Tessitura Lazzati produce filati di poliestere e nylon interamente ottenuti da processi di recupero. No alle sostanze chimiche inquinanti e confermata la certificazione Grs 
TESTO: Il poliestere è ottenuto da un processo di recupero delle bottiglie in plastica, mentre il nylon deriva dal recupero di reti da pesca e tappeti non più utilizzati, sviluppando tessuti interamente sostenibili, certificati e di alta qualità impiegati nel settore sportivo e fashion, riducendo sensibilmente l’impatto ambientale dovuto alla loro produzione ex-novo. Non è un caso che "abbiamo da poco ricevuto la conferma della certificazione Grs, il Global Recycle Standard", annuncia Marilena Vercesi, responsabile del reparto di Ricerca e Sviluppo della Tessitura Fibre Artificiali A. Lazzati, azienda che, con alle spalle più di 60 anni di storia, continua a mantenere la conduzione familiare e che, insieme con Leucadia e Texnob, costituisce il Lazzati Group. "È un importante riconoscimento che interessa non solo i prodotti, ma anche le aziende produttrici che utilizzano materiali riciclati all’interno delle loro creazioni - continua Vercesi - La Grs, per tramite di Icea (Istituto per la certificazione etica e ambientale), certifica infatti non solamente la filiera eco per i materiali dichiarati 100% riciclati, ma anche che l’azienda stessa è attenta alle tematiche ambientali, politiche e sociali con azioni utili al territorio". Sostenibilità anche nei finissaggi utilizzati per aggiungere l’idrorepellenza nei tessuti. "La soluzione C-zero prevede l’impiego di una resina particolare che non utilizza sostanze chimiche perfluoroalchiliche come Pfos e Pfoa, sostanze particolarmente inquinanti e già oggetto di restrizioni da parte dell’Unione Europea. Con questo finissaggio non vengono alterate le caratteristiche del tessuto e, allo stesso tempo, anche in fase di lavaggio non c’è pericolo di rilascio di tossine dannose per l’ambiente", spiega Vercesi.
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TITOLO: Ultimi giorni per partecipare al video contest Smart Talk di Geco 
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OCCHIELLO: Scadono il 15 gennaio i termini per inviare il video di 3 minuti che la Giuria di Geco selezionerà secondo criteri di innovazione, impatto sostenibile, replicabilità e coinvolgimento 
TESTO: La tre giorni online è organizzata sotto il patrocinio del Comune di Milano, con il contributo di Mazda, l’adesione della Regione Veneto e la partnership, tra gli altri, del Fai, di Legambiente, Kyoto Club e l'Osservatorio Nazionale Sharing Mobility. All'interno di un ricco calendario di appuntamenti e tavole rotonde, il video-contest 'Smart Talk': uno spazio dedicato a imprese, startup, Pa e università che desiderino proporre progetti di sostenibilità e biodiversità. Scadono il 15 gennaio i termini per inviare il video di 3 minuti che la Giuria di Geco selezionerà secondo criteri di innovazione, impatto sostenibile, replicabilità e coinvolgimento. I video selezionati saranno visibili nei tre giorni della fiera e premiati con riconoscimenti e servizi messi in palio dai partner dell’evento. L’iniziativa è organizzata dall’agenzia Smart Eventi, in collaborazione con la piattaforma per eventi virtuali Hypersmarter. "L’obiettivo che ci siamo dati era consentire ad aziende ed enti di continuare a promuovere relazioni di business con una modalità di incontro innovativa - spiega Daniele Capogna, executive manager e co-founder Smart Eventi - L’abbiamo fatto in una cornice che punta alla sensibilizzazione sui temi della sostenibilità, in un momento storico che ha chiaramente messo in luce i limiti del modello economico imperante, operando da anello di congiunzione tra l’opinione pubblica e gli attori del settore turistico, energetico e della mobilità che hanno a cuore il bene del pianeta".
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TITOLO: Legambiente e Cri in prima linea nella lotta alla crisi climatica 
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OCCHIELLO: Rinnovato il rapporto di collaborazione con una serie di progetti, iniziative e campagne territoriali che avranno al centro la lotta alla crisi climatica, la tutela della salute e dell’ambiente 
TESTO: Tre temi strettamente interconnessi sui quali le due associazioni informeranno e sensibilizzeranno i cittadini di tutte le età non solo sulle cause ed effetti dell’emergenza clima ma anche sulle attività di contrasto al climate change a partire dalla mitigazione del rischio, dall’adattamento ai cambiamenti e dall’adozione di comportamenti e stili di vita più sostenibili da parte dei singoli e delle comunità. Sfide e obiettivi sintetizzati nel protocollo d’intesa firmato da Legambiente e dalla Croce Rossa d’Italiana. "La crisi climatica è in corso, non si può tornare indietro, ma solo guardare avanti affrontando urgentemente con misure e interventi concreti il problema - dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente - Ormai ci troviamo di fronte ad un clima sempre più 'impazzito' con ondate di calore e fenomeni meteorologici intensi ed estremi dovuti alla crisi climatica che in tutto il mondo sta causando danni ai territori, alle città ed alla salute dei cittadini. A parlar chiaro sono anche le immagini delle tante città italiane messe in ginocchio anche nel 2020 da eventi estremi che non hanno risparmiato la Penisola. Per questo è urgente intervenire come del resto ci chiede da tempo l’Europa mettendo in campo interventi efficaci e radicali; oltre a ciò però siamo convinti che ogni singola persona e ogni comunità possa nel suo piccolo fare la differenza. Per questo Legambiente e la Croce Rossa Italiana, attraverso questa preziosa collaborazione che ha al centro la lotta alla crisi climatica, saranno in prima fila sui territori per informare e sensibilizzare le persone ma anche per ricordare l’importanza delle azioni di cittadinanza attiva e del volontariato". "L’attenzione del mondo è tutta incentrata sul Covid-19. Ma le crisi come quella climatica - dichiara Francesco Rocca, presidente della Croce Rossa Italiana e della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa - non si fermano, anzi continuano a evolvere. La Croce Rossa è impegnata, a livello nazionale e internazionale, a potenziare e a mobilitare la propria rete globale per far fronte a questa emergenza: solo un’azione comune, infatti, può fare la differenza. Ecco perché sono molto lieto del rinnovo della collaborazione, ormai consolidata, con Legambiente, che ringrazio a nome dei nostri 150mila volontari in Italia. In questo momento stiamo fornendo in tutto il Paese assistenza sanitaria e sostegno per chi vive le conseguenze economiche del lockdown, la solitudine o qualunque altra vulnerabilità. Ma il nostro impegno sul clima non verrà mai meno, perché la crisi climatica in molti Paesi è già crisi umanitaria, peggiorata ulteriormente dal virus. E perché crediamo e vogliamo un futuro per le giovani generazioni". Le due associazioni, inoltre, istituiranno un Tavolo Permanente attraverso il quale svolgeranno, ad esempio, attività di monitoraggio, procederanno alla verifica periodica dello stato di attuazione degli obiettivi individuati, promuoveranno la cooperazione tra i diversi soggetti coinvolti, predisporranno incontri di confronto e coordinamento tra gli operatori delle due organizzazioni.
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TITOLO: Costa: "Senza un'alta ambizione climatica saremo perdenti" 
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OCCHIELLO: "Dovrà essere un elemento essenziale delle misure e dei piani per la ripresa post Covid" 
TESTO: Per il ministro, "l'ambizione climatica dovrà essere un elemento essenziale delle misure e dei piani per la ripresa post Covid". "L’Italia quest’anno ospiterà due eventi importantissimi: il G20 e la Pre-Cop 26 sui cambiamenti climatici. Noi siamo tra i Paesi più ambiziosi, insieme con l’Europa ma chiaramente non basta - aggiunge - Serve lo sforzo di tutti i Paesi del mondo per contrastare questa emergenza climatica che il nostro Pianeta sta affrontando. L’impegno del taglio delle emissioni di almeno il 55% entro il 2030 e la neutralità climatica entro il 2050 sono fondamentali per vincere questa battaglia".
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TITOLO: Novamont acquisisce Biobag, rafforza settore bioplastiche  
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OCCHIELLO: Le due società saranno in grado di offrire al mercato un ventaglio più completo di soluzioni. Sarà inoltre intensificato l’impegno congiunto in progetti innovativi che migliorano la raccolta differenziata dei rifiuti organici e i sistemi di compostaggio, soprattutto in Nord America, nei paesi scandinavi, in Europa orientale e in Australia. 
TESTO: Insieme, le due società saranno in grado di offrire al mercato un ventaglio più completo di soluzioni e di creare alleanze ancor più solide con i principali stakeholder, dalla grande distribuzione alle comunità locali. Sarà inoltre intensificato l’impegno congiunto in progetti innovativi che migliorano la raccolta differenziata dei rifiuti organici e i sistemi di compostaggio, soprattutto in Nord America, nei paesi scandinavi, in Europa orientale e in Australia. L'operazione rappresenta un importante passo avanti in un percorso di collaborazione iniziato venticinque anni fa. All’origine di tutto, nei primi anni ’90, la visione di Novamont di costruire una catena del valore integrata per bioplastiche e sostanze biochimiche strettamente connessa all'avvio e al miglioramento della raccolta differenziata dei rifiuti organici, punto di partenza fondamentale per quella che oggi viene chiamata bioeconomia circolare a cui sia Novamont che BioBag hanno dato un contributo importante. Novamont è focalizzata principalmente a monte e ha sviluppato la filiera del Mater-Bi che spazia dalle materie prime agricole ai biomonomeri e dalle bioplastiche alle formulazioni a basso impatto. L’azienda ha introdotto i suoi materiali sul mercato attraverso applicazioni che richiedono biodegradabilità negli impianti di compostaggio o direttamente in suolo. La stretta collaborazione con la grande distribuzione e le comunità locali interessate a soluzioni innovative a basso impatto ha consentito di ridurre l'uso della plastica tradizionale e l'accumulo di microplastiche nell'ambiente. BioBag, invece, è focalizzato a valle. Il gruppo è un pioniere nello sviluppo e nella distribuzione, a partire dai paesi scandinavi, di un'ampia gamma di applicazioni compostabili ed è specializzato in una serie di servizi di supporto per queste applicazioni. BioBag ha anche sviluppato una piattaforma di e-commerce che costituisce un nuovo, importante canale di distribuzione sia per le attuali applicazioni del gruppo sia per la più ampia gamma di prodotti che deriverà dalle innovazioni Novamont e dall'integrazione a monte con l’azienda italiana. Nell'ultimo decennio Novamont ha saputo espandersi in maniera considerevole, in particolare tramite crescita interna, acquisendo e rigenerando siti industriali obsoleti o in via di dismissione. Questo accordo consentirà a Novamont di espandere ulteriormente la propria attività nelle bioplastiche compostabili nell’Europa nordorientale, in Nord America e Australia. BioBag continuerà ad operare come un'organizzazione indipendente, con lo stesso gruppo dirigente che ha ottenuto ottimi risultati negli ultimi anni. "L’acquisizione di BioBag consente a Novamont di espandere il proprio modello di bioeconomia circolare. Grazie all’unione delle nostre migliori competenze ed energie e alla completa integrazione delle nostre filiere di fornitura, possiamo servire meglio i nostri partner sia a monte che a valle della catena del valore. L’accordo permette inoltre di sviluppare ulteriormente le soluzioni circolari per i diversi settori del mercato nonché per le comunità che perseguono il nostro obiettivo di produrre di più con meno” afferma Catia Bastioli, amministratore delegato di Novamont. "Siamo partner di Novamont di lunghissima data e per BioBag è come tornare a casa. Con questa operazione, BioBag diventa parte di un'azienda leader mondiale nel settore delle bioplastiche e dei biochemical e ciò consentirà un'ulteriore crescita a livello internazionale", commenta l'amministratore delegato di BioBag, Kjell Ivar Bache. Gli advisor di Novamont nell’operazione sono stati Hi. Lex e Hjort per gli aspetti legali e Pwc per quelli finanziari, fiscali e del lavoro; per BioBag Bryan Garnier per l’M&A e Wiersholm per gli aspetti legali.
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TITOLO: Bambù gigante alleato dell'ambiente  
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OCCHIELLO: Il primo studio italiano è condotto da Forever Bambù 
TESTO: L’economia legata all’utilizzo del bambù occupa attualmente, a livello planetario, oltre 600 milioni di persone (l’8,5% a livello globale) impegnate tra lavorazione diretta e indotta. Nella sola Cina, dove la coltivazione di Bambù Gigante a scopo industriale ha ormai 50 anni di storia, gli ettari piantumati sfiorano i 10 milioni e sono oltre 6 milioni le persone che lavorano nelle piantagioni. Dal 2014, Forever Bambù ha costruito un patrimonio immobiliare di 85 ettari di proprietà, di cui 67 dedicati alla coltivazione del bambù gigante. Per il 2021, l’azienda punta a raggiungere i 127 ettari di proprietà, di cui 107 piantumati a bambù gigante. I prodotti della coltivazione del bambù sono i germogli e le canne, che insieme vantano oltre 1600 diversi utilizzi industriali ed alimentari. A livello mondiale, il 27,5% del mercato è rappresentato dalle canne, mentre il 72,5% è costituito dai germogli. Grazie all’attività di Forever Bambù, con protocolli precisi di gestione e taglio periodico delle piante, i vantaggi che si ottengono in termini di assorbimento di Co2 nell’aria sono tantissimi. Una pianta madre di bambù gigante, raggiunge la maturità in 8-9 anni. In questo tempo, la pianta madre inizialmente piantumata cresce e si espande fino a diventare composta da almeno 25 fusti (canne) alti fino a 20 metri e con un diametro alla base che può arrivare anche a 20 cm. A maturità raggiunta, il bambuseto viene diradato ogni anno in inverno, per almeno il 30% della superficie. La primavera seguente, grazie alla crescita portentosa della pianta, la foresta avrà fatto ricrescere integralmente la porzione diradata per consentire, nell’inverno seguente, di diradare un altro 30%. Questo processo continua ogni anno e per i successivi 100 anni. Il tempo di vita massimo medio del bambuseto è, quindi, di circa 100 anni, in quanto la sua fioritura gregaria avviene al centesimo anno dalla piantumazione. Nei primi otto anni di crescita, ovvero da quando il bambù viene piantato a quando diventa completamente adulto e si espande fino alle 25 canne, nelle analisi portate avanti da Forever Bambù, in collaborazione con Indaco, si parla di un assorbimento di 1071 kg (divisi in 107 kg assorbiti dai rami e dalle foglie, 581 kg dai culmi, ovvero le canne, e 303 kg da radici e rizomi, i fusti sotterranei). Nella configurazione adulta, una pianta madre gestita secondo i criteri Forever Bambù, assorbe ogni anno 229,4 kg di Co2. Una pianta di bambù gigante moso (tra le varietà di bambù più apprezzate per la sua versatilità), in tutta la sua vita, può assorbire dunque fino a 21.105 kg di Co2 grazie ai rami, alle foglie e ai culmi. Un bambuseto Forever Bambù di un ettaro (che comprende circa 1200 piante madri di bambù che diventano circa 30.000 canne nel bambuseto adulto) preleva annualmente dall’atmosfera una quantità di anidride carbonica 36 volte maggiore rispetto ad un bosco misto di conifere e latifoglie (si parla quindi di 275 tonnellate di CO2 all’anno contro le 7,74 tonnellate di un bosco misto). “Un ettaro di bambuseto, grazie alle nostre attività, può arrivare a compensare emissioni annuali di Co2 di circa 40 persone, pari ad oltre 275 tonnellate - dichiara Emanuele Rissone, fondatore e presidente di Forever Bambù - E’ quindi chiaro il valore delle nostre piantagioni, sia in termini di impatto ambientale sia di investimento, in quanto trattandosi di un tipo di agricoltura ancora pressoché giovane in Italia, permette una rendita altissima, e ad oggi siamo oltre 839 soci impegnati in questa bellissima realtà”.
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TITOLO: Miniconf diventa animal free 
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OCCHIELLO: No a pelliccia, pima d'oca e pelli animali. Così l'azienda raggiunge la tripla V nel rating della Lav. Un percorso iniziato già nel 2013 
TESTO: L’azienda infatti, oltre a pelliccia e piuma d’oca, si è impegnata a non utilizzare pelle di origine animale nei propri prodotti, raggiungendo così a partire dalle collezioni FW21 la tripla V, il secondo miglior livello del rating etico previsto da Lav nello standard Animal Free Fashion. “Siamo molto felici del raggiungimento di questo nuovo obiettivo nel percorso di impegno a fianco di Lav - dichiara Sara Bendinelli, Head of Global PR & Communication di Miniconf - Uno sviluppo naturale e doveroso che si inserisce nel percorso dettato dal nostro manifesto di impegno aziendale, guidato da precisi valori di condotta morale e di sostenibilità. Non dimentichiamo mai infatti che i nostri interlocutori sono le famiglie e i bambini ed è proprio pensando a loro e al loro futuro che vogliamo contribuire allo sviluppo e al sostegno di una moda responsabile”. Lav plaude la scelta ‘animal free’ di Miniconf che, dice Simone Pavesi, responsabile Lav Area Moda Animal Free, "ancora una volta ha dato prova della propria sensibilità per una moda sostenibile ed etica, tramite concrete e coerenti decisioni. Le produzioni animali, anche nell’industria della moda e per quanto ‘certificate’, non assicurano ad ogni singolo animale coinvolto una vita naturale, per qualità e durata, ed anzi, possono avere implicazioni negative anche per l’ambiente e la salute delle persone”.
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TESTO: Il meccanismo analizzato dallo studio curato da Mostafa Hamouda e Claudia Pasquero dell’Università di Milano-Bicocca insieme a Eli Tziperman dell’Università di Harvard offre anche una spiegazione al legame tra il riscaldamento globale e l’aumento degli eventi di freddo estremo. I risultati del lavoro di ricerca sono stati pubblicati su “Nature Climate Change” nell’articolo dal titolo “Decoupling of the Arctic Oscillation and North Atlantic Oscillation in a warmer climate”. Colpita anche l'Italia, successe a Roma nel 2018 e nel 2012 ghiacciò la laguna veneta Le condizioni meteorologiche invernali alle medie latitudini sono fortemente influenzate dal cosiddetto vortice polare, una circolazione atmosferica che intrappola l’aria fredda dell’Artico alle alte latitudini e le impedisce di raggiungere altre zone del globo. In media una volta ogni due anni, il vortice polare si indebolisce e permette all’aria gelida di raggiungere le medie latitudini: un fenomeno, questo, che può arrivare ad interessare anche il nostro Paese. Ricordiamo ad esempio l’abbondante nevicata a Roma del 2018 e il febbraio 2012 in cui la temperatura in pianura Padana scese sotto i -20°C e la laguna Veneta ghiacciò. L’indebolimento del vortice polare viene innescato dal rapido riscaldamento dell’aria a 30 chilometri di quota, in stratosfera, e provoca un’anomalia dei venti. Nel giro di un paio di settimane le condizioni atmosferiche in superficie cominciano a risentire degli effetti dei venti anomali, favorendo l’incursione dell’aria polare nelle medie latitudini. Oggi scontiamo il caldo artico del Capodanno 2021 Tale fenomeno è estremamente di attualità: infatti, un riscaldamento stratosferico in Artico particolarmente intenso (circa 50°C) è avvenuto proprio a cavallo del Capodanno 2021, con possibili conseguenze di instabilità meteorologica in Europa e/o Nord America nelle settimane successive, in parte già manifestatesi con l’eccezionale ondata di neve e freddo in corso in Spagna. È già noto che le temperature anomale in stratosfera sono influenzate da diversi eventi climatici, come ad esempio la fusione del ghiaccio Artico e le piogge tropicali intense, ma le attuali conoscenze non permettono di fare previsioni accurate sul loro accadere. Nello studio pubblicato su “Nature Climate Change” viene evidenziata una condizione anticipatrice delle anomalie stratosferiche che non era mai stata riconosciuta prima. Si tratta della temperatura superficiale dell’Oceano Pacifico settentrionale: acque particolarmente calde riscaldano la fredda aria che giunge dalla Siberia favorendone la risalita ed arrivando a modificare le condizioni stratosferiche. Lo studio evidenzia che questo meccanismo acquisisce maggiore importanza in un clima più caldo. L’Oceano Pacifico settentrionale, infatti, a causa della circolazione oceanica, si sta riscaldando molto più rapidamente del Nord Atlantico in risposta alla crisi climatica in atto. La rilevanza di questa scoperta è che potrebbe essere proprio questo il legame tra il riscaldamento globale degli ultimi decenni e l’aumento degli eventi di freddo estremo nell’inverno boreale.
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TITOLO: Riscaldamento degli oceani, "record nel 2020"  
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OCCHIELLO: Lo studio di un team internazionale di scienziati tra cui ricercatori italiani dell’Ingv e dell’Enea: il Mediterraneo è il bacino che evidenzia il tasso di riscaldamento maggiore negli ultimi anni 
TESTO: I dati del 2020 - spiegano Enea e Ingv in una nota - evidenziano che "lo strato dell’oceano tra la superficie e i 2.000 metri di profondità, ha assorbito 20 Zettajoule di calore rispetto all’anno precedente, equivalenti al calore prodotto da 630 miliardi di asciugacapelli in funzione giorno e notte per un anno intero". Per il ruolo che l’oceano riveste nel modulare il clima della Terra, "il contenuto di calore dell’oceano rappresenta il miglior indicatore del fatto che il Pianeta si stia riscaldando o meno. Come peraltro affermato pochi giorni fa per l’ambito atmosferico dal servizio europeo Copernicus Climate Change, il 2020 e il 2016 sono i due anni più caldi mai registrati considerando, però, che il 2016 è stato l’anno de El Niño, il fenomeno climatico periodico che determina un forte riscaldamento delle acque oceaniche". "Il 90% del calore del riscaldamento globale finisce negli oceani quindi in realtà il ‘riscaldamento globale’ non è altro che il ‘riscaldamento dell’oceano’ - sottolinea Simona Simoncelli dell’Ingv di Bologna, co-autrice italiana dello studio insieme a Franco Reseghetti del Centro Ricerche Ambiente Marino S. Teresa dell’Enea - Oceani più caldi influiscono notevolmente sulle condizioni meteorologiche locali, generando tempeste più potenti e favorendo l’innalzamento del livello del mare. I risultati della ricerca rappresentano un ulteriore chiaro dato che indica la necessità di agire al più presto per limitare gli effetti del cambiamento climatico in atto". Il valore del riscaldamento determinato in questo lavoro fornisce, inoltre, un quadro anche sul lungo termine. Infatti, è risultato che ciascuno degli ultimi nove decenni è stato più caldo del decennio precedente. "Il riscaldamento osservato ha delle conseguenze: la Terra sta diventando ogni anno più calda e questo non è un problema solo del mondo accademico, perché il cambiamento climatico influisce quotidianamente sulle nostre vite e sulla nostra società. La vita di un numero sempre maggiore di persone viene messa in serio pericolo e purtroppo non si sta facendo abbastanza per cercare di limitare gli effetti nefasti del cambiamento climatico globale", evidenzia Reseghetti.
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TITOLO: Bonus bici, da domani si riparte 
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OCCHIELLO: Si riaprono il 14 gennaio le domande per il rimborso per gli acquisti effettuati tra il 4 maggio e il 2 novembre 2020 
TESTO: Come prevede il Programma sperimentale Buono mobilità del ministero dell’Ambiente, i rimborsi copriranno un massimo di 500 euro per il 60% della spesa sostenuta e saranno erogati dopo il 15 febbraio. Fino a quella data, infatti, sarà possibile accedere alla propria area riservata per apportare eventuali modifiche ai dati e alla documentazione inseriti. Qui il link alla pagina web dove è possibile registrarsi: https: //www. buonomobilita. it/mobilitaUtente2020/#/beneficiario/homePage/accessoBeneficiario Sono già 119mila le persone che si sono pre-registrate nella finestra che si è chiusa il 9 dicembre per un valore stimato di circa 35 milioni di euro. Adesso tutti dovranno inserire sul sito buonomobilita. it i propri dati e le fatture o scontrini validi.
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TITOLO: Deforestazione, report Wwf: 43 mln di ettari persi in 13 anni  
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OCCHIELLO: Nuovo studio globale pubblicato dal Wwf dal titolo 'Fronti di deforestazione, cause e risposte in un mondo che cambia': circa due terzi della deforestazione globale, tra il 2000 e il 2018, sono avvenuti in aree tropicali e sub-tropicali. E in 13 anni, tra il 2004 e il 2017, circa 43 milioni di ettari, un'area grande quanto la California, entro i co
TESTO: Ad evidenziarlo il nuovo studio globale pubblicato dal Wwf dal titolo 'Fronti di deforestazione: cause e risposte in un mondo che cambia', che identifica e analizza i 24 principali fronti di deforestazione concentrati in 29 Paesi di Asia, America Latina e Africa, e che custodiscono una superficie forestale di 377 milioni di ettari (circa un quinto della superficie forestale totale ricompresa nei Paesi delle zone tropicale e sub-tropicale). "8.000 anni fa, circa la metà della superficie terrestre era occupata da foreste. Oggi quest’area si è ridotta al 30% e la deforestazione continua a ritmi vertiginosi, soprattutto nei luoghi che ospitano alcune delle comunità umane più vulnerabili al mondo e dove si concentra una elevata biodiversità in pericolo", ricorda il Wwf. "Tra il 2004 e il 2017 oltre il 10% della superficie forestale entro i confini dei 24 fronti di deforestazione è andato perduto, si tratta di circa 43 milioni di ettari (l’Italia è grande circa 30 milioni di ettari); mentre quasi la metà della foresta ancora in piedi, circa il 45%, ha subito frammentazioni - continua l'associazione - Solo nel Cerrado brasiliano, che ospita il 5% delle specie animali e vegetali del pianeta, ad esempio, i terreni sono stati rapidamente deforestati per l'allevamento del bestiame e la produzione di soia con la conseguente perdita di un terzo (il 32,8%) della sua superficie forestale tra il 2004 e il 2017". Per ognuno dei 24 fronti analizzati, il Wwf ha definito e stimato l'andamento delle cause che guidano la cancellazione degli ecosistemi naturali terrestri e valutato le risposte messe in campo da governi e altri soggetti, analizzandone l’efficacia, ma ha anche evidenziato come "l'influenza dei diversi fattori e attori tende a cambiare nel tempo e a variare da una regione all'altra, soprattutto a seconda dei cambiamenti politici e della domanda del mercato".
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TITOLO: Dalle microplastiche alle cozze, il viaggio dei batteri 
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OCCHIELLO: La plastica in mare è colonizzata da numerosi microorganismi, inclusi alcuni batteri tossici che, secondo i risultati di lo studio, entrano così nella catena alimentare 
TESTO: "Il nostro obiettivo era in primo luogo profilare la struttura della comunità batterica in biofilm di particelle di plastica galleggianti in acqua di mare provenienti da quattro aree costiere tunisine, utilizzando tecniche di sequenziamento del Dna dei batteri", spiega Edoardo Puglisi, docente di Microbiologia all’Università Cattolica, che insieme al professor Pier Sandro Cocconcelli, microbiologo della facoltà di Scienze agrarie alimentari e ambientali, ha condotto questo studio. "Successivamente - continua - le cozze (Mytilus galloprovincialis) sono state messe in contatto con le plastiche galleggianti per consentirci di ampliare le conoscenze sul potenziale ruolo svolto dalle particelle di plastica ambientale nel plasmare le strutture della comunità batterica e nell’indurre possibili effetti tossici sulle cozze". I risultati hanno mostrato chiaramente una grande variabilità nella composizione delle comunità batteriche di plastica galleggiante e acqua di mare provenienti da diverse aree geografiche. “Questi primi risultati ci dicono che le cozze accumulano dentro sé non solo microplastiche, ma anche i batteri da esse trasportati, inclusi ad esempio alcuni patogeni appartenenti al gruppo dei vibrioni. La rilevanza del nostro studio in termini di valutazione del rischio alimentare per l’uomo dovrà essere oggetto di future investigazioni", conclude Puglisi.
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TITOLO: Giornata nazionale contro spreco alimentare, edizione 2021 
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OCCHIELLO: L'appuntamento con l'ottava edizione è fissato per il 5 febbraio. Lo spreco di cibo a livello domestico in Italia vale 4,9 euro a nucleo familiare 
TESTO: Nel conto alla rovescia verso l’ ottava Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, ecco un piccolo viaggio nelle abitudini del 'consumatore errante': lo spreco di cibo a livello domestico in Italia vale 4,9 euro a nucleo familiare, per un totale di ca 6,5 miliardi di euro complessivi e un costo nazionale di circa 10 miliardi di euro includendo gli sprechi di filiera produzione/distribuzione 2020, oltre 3 miliardi 293 milioni (Rapporto Waste Watcher 2020, legato allo spreco percepito). Il dato dello spreco 'reale' era stato calcolato nel 2018 – 2019 misurando lo spreco nelle famiglie italiane con i test scientifici dei “Diari di famiglia” (Progetto Reduce dell’Università di Bologna /Distal con il Ministero dell’Ambiente e la campagna Spreco Zero), registrando 8,70 euro di spreco alimentare settimanale per ogni nucleo familiare, per un costo complessivo di 11.500 miliardi di euro ogni anno. In termini di peso i diari avevano misurato uno spreco di ca 100 grammi al giorno pro capite, per un totale di ben 2 miliardi e 200 milioni di tonnellate di cibo buttato annualmente in Italia. Cibo e salute sono il nuovo binomio strettamente 'attenzionato' dagli italiani: una consapevolezza che diventa quasi plebiscito, perché quasi 7 italiani su 10 (il 66%) ritengono ci sia una connessione precisa fra spreco alimentare, salute dell’ambiente e dell’uomo: è sempre così’ per il 30% degli intervistati, lo è spesso per il 36% e solo talvolta per il 20%. E al momento di acquistare il cibo l’attenzione agli aspetti caratterizzanti della salubrità del cibo e del suo valore per l’impatto sulla salute – così come agli elementi di sicurezza alimentare – incide in maniera determinante per 1 italiano su 3, il 36%. Nelle scuole l’indagine Reduce sulla refezione scolastica aveva calcolato un avanzo medio di 90 grammi nel piatto di ogni studente: eppure 7 italiani su 10 (68%) danno un mandato proprio alla sensibilizzazione scolastica per promuovere l’attenzione e la prevenzione negli sprechi alimentari (dati Waste Watcher).
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TITOLO: Smart Home, da Enea contatori per monitorare consumi idrici  
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TESTO: "Da alcuni anni si parla di smart meter, ovvero contatori intelligenti, riferendosi in genere ai contatori dell’energia elettrica e del gas, meno a quelli idrici. L’utilizzo dell’Idro Smart Meter è in effetti facilmente integrabile in una Smart Home, provvedendo così all’automazione della gestione della risorsa idrica per individuare e prevenire consumi nascosti non richiesti e per scongiurare allagamenti improvvisi, soprattutto in assenza dell’utente", spiega Sabrina Romano, ricercatrice Enea del Laboratorio Smart Cities and Communities. Idro Smart Meter - spiega Enea - prevede una componente 'hardware' da installare al posto (o subito a valle) del contatore dell’acqua preesistente e una componente software implementata su una piattaforma cloud, dove risiedono i programmi di calcolo e vengono integrate le informazioni provenienti anche dagli altri contatori presenti nell’abitazione. Il software prevede una fase di apprendimento dei profili dei carichi idrico, elettrico e gas specifici dell’abitazione monitorata. "Il sistema così strutturato è in grado di individuare perdite sia di bassa portata che massive, quest’ultime da imputare ad una rottura improvvisa, al fine di inviare allarmi e, se abilitato, anche di chiudere l’impianto azionando un’elettrovalvola per bloccare l’afflusso dell’acqua nell’abitazione", conclude Romano. Il sistema hardware è anche dotato di Energy Harvesting sufficiente ad assicurare il completo funzionamento del sistema, con l’unico onere della sostituzione della batteria tampone ogni quattro anni circa.
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TITOLO: Smeralda Holding punta sulla sostenibilità 
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OCCHIELLO: Accordo con Sda Bocconi per sviluppare un piano che punta a ridurre l'impatto ambientale, a una gestione strategica di rifiuti, acqua ed energia, e la mobilità sarà tutta elettrica entro il 2026 
TESTO: In particolare, le strutture del gruppo Smeralda Holding, dagli alberghi, ai ristoranti e bar, alla marina e golf club, saranno interessate da un piano studiato da Sda Bocconi che punterà a ridurre ogni tipo di impatto ambientale, attraverso azioni e pratiche relative a una gestione strategica dei rifiuti, dell’acqua, dell’energia e della mobilità che sarà totalmente elettrica entro il 2026. Tale approccio sarà utilizzato anche per quanto concerne gli impianti tecnologici con l’obiettivo di una ulteriore minimizzazione delle emissioni. “Il nostro impegno per l’ambiente è parte di quella responsabilità sociale che Smeralda Holding ha assunto nei confronti del territorio e di chi lo abita fin dai tempi della sua costituzione – dichiara Mario Ferraro, Ceo di Smeralda Holding - In qualità di associato principale abbiamo prontamente raccolto l’invito del Consorzio a condividere questo percorso e a farci promotori dell’iniziativa con l’auspicio che anche tutti gli altri consorziati, sia privati che aziende, sposeranno la nostra iniziativa contribuendo fattivamente al raggiungimento dell’obiettivo comune di valorizzare una destinazione che oggi, anche con il supporto di Sda Boccconi, ha l’opportunità di aggiungere ai più alti standard internazionali nell’accoglienza, che già detiene, anche l’eccellenza nella sostenibilità”. L’obiettivo di Smeralda Holding si inserisce nel più ampio percorso che il Consorzio Costa Smeralda ha già intrapreso sottoscrivendo per primo un contratto con Sda Bocconi con il duplice proposito di sviluppare un proprio piano strategico per una gestione più sostenibile del territorio e dei servizi consortili innescando un circolo virtuoso in cui coinvolgere tutti gli associati del Consorzio guidando l’intero comparto Costa Smeralda verso scelte eco-sostenibili e ridurre le emissioni di CO2 in Costa Smeralda. Il 96% del comprensorio è costituito da aree verdi incontaminate che, insieme all’offerta di servizi del Gruppo che viene incrementata ogni anno, rappresentano il vero fattore distintivo della destinazione turistica. Il Gruppo Smeralda Holding ha avviato già da tempo un percorso dedicato alla sostenibilità con la realizzazione di una serie di iniziative volte alla valorizzazione degli spazi verdi con la creazione di percorsi naturalistici come il Pevero Health Trail. Il gruppo ha inoltre adottato una politica plastic free, bandendo oltre alle cannucce e alle bottiglie di plastica, anche posate, piatti e bicchieri, sostituiti con materiali biodegradabili, e ha messo in atto numerose attività e iniziative rivolte alle comunità locali.
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