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LE NOTIZIE DAL GIORNO Saturday 30 July 2022 AL GIORNO Saturday 06 August 2022 SU: cinema




TITOLO: «Un posto al sole» festeggia 6000 puntate: Muccino tra i registi, il vero Palazzo Palladini e gli altri 8 segreti
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OCCHIELLO: Il 21 ottobre 1996 andava in onda la prima puntata della soap di Rai 3, il daily-drama più longevo della tv italiana
TESTO: Sono passati 25 anni dalla messa in onda della prima puntata di «Un posto al sole», storica soap di Rai 3 che proprio oggi taglia il traguardo delle 6mila puntate. Ambientato a Napoli a Palazzo Palladini, fulcro delle vicende narrate nella fiction, il daily-drama più longevo della tv italiana tiene compagnia ai telespettatori dall'ormai lontano 21 ottobre 1996 tra protagonisti storici - come Raffaele Giordano (interpretato da Patrizio Rispo), Giulia Poggi (Marina Tagliaferri), Alberto Palladini (Maurizio Aiello) e Marina Rezio Giordano (Nina Soldano) - e volti nuovi. Nel corso degli anni dietro alla macchina da presa si sono avvicendati ben 125 registi. Tra loro anche Gabriele Muccino e Stefano Sollima («Romanzo criminale - La serie», «Gomorra - La serie», «Suburra»). E questa non è l’unica curiosità sulla serie.
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TITOLO: Da Elodie a Giorgia: è l’ora delle canta(attrici)
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OCCHIELLO: Il cameo di Loredana Bertè, il ritorno di Emma in tv: sono sempre di più le interpreti che accettano ruoli nei film
TESTO: La scelta del bianco e nero in un gangster movie, amore, criminalità e vendetta nella provincia del Sud d’Italia, nell’entroterra aspro della Puglia. Elodie, tutta forza e istinto, è la moglie del boss di una delle due famiglie rivali, una sorta di West Side Story in una terra arcaica da far west dove il sangue si lava col sangue; un amore proibito che riaccende un’antica faida e al centro lei, bella, contesa e oltraggiata, che si oppone a un destino già scritto: «Un’esperienza che significa abbattere un muro e darmi la possibilità di scoprire un mondo inesplorato, crescere, continuare ad imparare». «Una storia contemporanea, eppure così profondamente primordiale», dice il regista Pippo Mezzapesa. A Venezia ci sarà anche Michele Bravi come attore in «Amanda» di Carolina Cavalli.
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TITOLO: Per sempre Marilyn: la diva morta 60 anni fa interpretò i sogni di un’intera epoca
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OCCHIELLO: Affascinante attrice di talento, giudicata con sarcasmo Prigioniera dell’immagine di «oca giuliva» del cinema
TESTO: Forse nessuna attrice è stata vivisezionata ed esaminata come lei. E su nessuna si è esercitato il sarcasmo urticante di chi si sentiva in diritto di giudicare e condannare (dimentichiamo chi si è permesso di dire che «dirigere Marilyn è come dirigere Lassie. Ci vogliono quattordici ciak prima che abbai nel modo giusto» e rubrichiamolo nel cassetto di chi deve per forza fare sfoggio di cinismo). Certo, come tutte e come tutti i primi passi non sono stati subito spediti: è facile ironizzare su «Orchidea bionda» (1948), il suo primo ruolo da protagonista, dove è la ragazza di un burlesque soffocata dalla madre e insidiata dal proprietario del locale. Ma già due anni dopo, in «Eva contro Eva», al braccio di George Sanders, sa lasciare il segno. La sua gavetta fu lunga, costretta a passare attraverso i personaggi (spesso stereotipati) che Hollywood creava per chi pensava più bella che brava. Eppure quando finisce nelle mani di un regista che conosce il mestiere, capisci subito di essere di fronte a una rosa che deve solo sbocciare. Come accade altri due anni dopo in «Il magnifico scherzo», dove Howard Hawks (e gli sceneggiatori Ben Hetch, Charles Lederer e I. A. L. Diamond: tre geni assoluti) la trasformano in uno «spaccio di baci a orario continuo», indimenticabile quando mostra i suoi «acetati» (cioè le sue calze di nylon) all’impacciato Cary Grant. Un attore, va ricordato, che non era certo l’ultimo arrivato e a cui Marilyn offriva le batture come una grande professionista.
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TITOLO: Giancarlo Giannini compie 80 anni, la grande amicizia con Wertmuller, il successo con Melato
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OCCHIELLO: Il grande attore si è sposato due volte, ha avuto 4 figli (uno, Lorenzo, è scomparso a 20 anni) e ha ricevuto una stella sulla Walk of fame a Hollywood. «Film d’amore e d’anarchia» quello a cui è più legato
TESTO: Giancarlo Giannini è nato a La Spezia, il primo agosto 1942 e oggi spegne 80 candeline. Un traguardo importante. Al sito di Panorama ha detto: «Mi sento l’età che ho, non ho mai detto che mi sento 40enne o simile, sono cavolate. Si va avanti finche si può, fino a quando regge la vita, e poi si muore. La morte non mi fa paura perché la considero una nuova scoperta». Giannini ha vissuto l’infanzia nel borgo di Pitelli (La Spezia) e nel 1952 si è trasferito con la famiglia a Napoli, dove si diploma come perito elettronico. Dopo la maturità, si trasferisce a Roma, dove studia recitazione all’Accademia nazionale d’arte drammatica Silvio D’Amico e a soli 18 anni esordisce in teatro con «In memoria di una signora amica» di Giuseppe Patroni Griffi, accanto a Lilla Brignone. Da lì in poi, è stato tutto un fiorire di successi. E Giannini ne è consapevole. «Sono stato molto fortunato, ho lavorato con grandi registi e grandi attori, ho recitato nella saga di Bond, se la vita non dovesse offrirmi altro mi riterrei comunque appagato» ha confessato all’agenzia AGI con la quale ha tracciato un bilancio della sua carriera. Per niente conclusa visto che sta girando «un film con le più importanti quattro attrici americane» di cui al momento non può dire altro. Da segnalare che Giannini ha anche avuto una stella sulla Walk of fame, a Hollywood, unico attore italiano insieme a Rodolfo Valentino, e Sophia Loren, Anna Magnani e Gina Lollobrigida.
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TITOLO: «Animal House» torna in tv, uno dei cult di John Belushi, morto a soli 33 anni: la ricostruzione dell’ultima notte
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OCCHIELLO: Cosa è accaduto all’attore di «The Blues Brothers» e «Animal House» nella notte tra il 4 e il 5 marzo 1982
TESTO: Nella notte tra il 4 e il 5 marzo 1982 se ne andava uno dei comici più promettenti di Hollywood, John Belushi, entrato rapidamente nel mito grazie ai personaggi cult a cui ha prestato il volto, da Bluto in «Animal House» (film del 1978 diretto da John Landis che si può rivedere su Twentyseven giovedì 4 agosto alle 21.10) a Jake Blues in «The Blues Brothers» (1980). «Scervellato, sferico attore comico, noto per le sue imitazioni al Saturday Night Live, trovato senza vita in un bungalow a Hollywood»: così sintetizzò in un trafiletto il giorno successivo il New York Times nel dare la notizia della scomparsa improvvisa — a soli 33 anni — dell’attore, che gettò nello sconforto i tanti amici e colleghi. Che, a dire il vero, da tempo erano preoccupati per la sua salute e per il suo smodato consumo di sostanza stupefacenti (che consumasse droga fin dai tempi del SNL non era un mistero per nessuno). Più volte gli avevano consigliato di andare in rehab, ma lui si era sempre rifiutato.
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TITOLO: Richard Gere: «“Ufficiale e gentiluomo” non fu un punto di svolta nella mia carriera»
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OCCHIELLO: L’attore, ospite del Magna Grecia Film Festival, si è raccontato svelando anche alcuni retroscena: «“Pretty Woman”? Nessuno si aspettava quel successo»
TESTO: Per convincerlo a indossare la divisa della marina degli Stati Uniti, Taylor Hackford aveva dovuto riscrivere con lui il copione: «Me lo aveva proposto dopo avermi incontrato in un ristorante a New York, ma a me sembrava troppo sentimentale. Amavo i documentari di Hackford, così gli dissi che se volevamo andare avanti avremmo dovuto riscrivere la sceneggiatura, renderla più cruda, più realistica. Ci lavorammo per mesi». Il risultato fu un successo strepitoso. «Anche Bertolucci, di cui ero fan, mi fece i complimenti — racconta Gere —. Mi disse che gli ero piaciuto e anche il film, ma non aveva apprezzato il messaggio politico. Quale messaggio politico, gli chiesi. “Quando l’esercito entra nella fabbrica i lavoratori applaudono”».
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TITOLO: La rivincita dei nativi americani: Hollywood apre le porte agli attori indiani
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OCCHIELLO: Negli Usa le case di produzione cinematografiche sono sempre più attente alle minoranze
TESTO: Amber interpreta Naru, la ragazza che riuscirà a dare del filo da torcere all’alieno Yautja non meno di quanto negli anni Ottanta era riuscito a fare il muscoloso Arnold Schwarzenegger. «Una donna eroina forse sta diventando la normalità a Hollywood, ma che una ragazza appartenente a una piccola tribù del Montana, i Sioux di Fort Peck, sia protagonista di un grande film di fantascienza, non è poi così scontato ed è segno che qualcosa sta davvero cambiando — dice la giovane attrice —. La rappresentazione dei nativi al cinema sta diventando molto importante per la nostra comunità. Ai tempi delle epopee western del secolo scorso noi nativi avevamo battaglie ben più dure da combattere della nostra rappresentazione al cinema. Ora è il momento per fare qualcosa anche in questo campo».
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