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LE NOTIZIE DAL GIORNO Friday 30 April 2021 AL GIORNO Friday 07 May 2021 SU: cronaca




TITOLO: Il covid e la forza dei nostri ragazzi
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OCCHIELLO: La pandemia semina morte, ma ci ha portato a riscoprire quanto siamo fragili, e quanto siamo legati all’affetto e alla dedizione di chi ci sta vicino. E ha fatto emergere una generazione di ragazzi meravigliosi: liberi, mentalmente aperti, impegnati, seri
TESTO: In primavera, girando per le campagne, non è raro vedere dei grandi appezzamenti di colore arancione che ci colpiscono in modo particolare nel mezzo del trionfo verde tenero di questa stagione. Non si tratta di un nuovo tipo di coltivazione ma dell’uso di qualche diserbante, un metodo piuttosto rapido e diffuso, purtroppo, per liberarsi dalle erbe infestanti: l’erba non c’è più e il problema appare risolto. In realtà la terra, così come il mare, è un organismo ad alta complessità e solo il suo equilibrio — costituito da batteri, microrganismi, artropodi, collemboli e via dicendo — è in grado di garantire una lunga e sana fertilità. In tempi brevi, insomma, il veleno produce un beneficio ma in tempi lunghi il beneficio comincia a mostrare il suo vero volto che è quello della sterilità. Il virus che si è abbattuto come una tempesta perfetta sulla nostra civiltà, mettendola in ginocchio, ha riportato prepotentemente il concetto di realtà nelle nostre vite. La realtà esiste ed è fatta di indiscutibili verità, la principale delle quali è che noi siamo esseri biologicamente fragili e che nonostante siamo in grado di viaggiare nello spazio e scrivere arditi toni sull’impossibilità di definire il reale, basta la caparbia energia di un virus per farci sparire dalla faccia della Terra. Scoprendoci fragili abbiamo forse iniziato a capire due cose: la prima è che la natura non è buona in sé, la seconda che la fragilità trova conforto e sostegno soltanto nell’affetto e nella dedizione di chi ci sta vicino. Ho avuto diversi amici ricoverati per il Covid, tutti per fortuna sopravvissuti, ma ognuno di loro è uscito dall’ospedale con il cuore ricco di gratitudine per l’umanità e la competenza con cui è stato curato. La lunga abitudine al cinismo, ai più o meno striscianti neo darwinismi, all’esasperazione dell’individualismo ci hanno fatto dimenticare che la nostra essenza sta nella relazione e che solo le relazioni in cui avviene il dono di sé sono quelle in cui il nostro cuore trova la sua pace. Lo stupore per l’umanità che proviamo in questi mesi di che cosa ci parla se non di una lunga lontananza dalla nostra stessa natura umana? La società non è molto diversa da un terreno, ci sono molte realtà che devono collaborare perché sia in equilibrio e l’equilibrio di quella occidentale è stato lentamente e inesorabilmente distrutto dal percolato tossico del Sessantotto. Si parla molto del Dopo Covid come del Dopoguerra ma c’è un fatto fondamentale che non si prende in considerazione: la guerra aveva reso anche le persone giovani, come i miei genitori, resilienti e capaci di affrontare sfide e sacrifici e, oltre a ciò, avevano quasi tutti una famiglia alle spalle con la ricchezza di complessità e relazioni che questo comporta. Ma ora? Cos’hanno alle spalle i bambini e i ragazzi che costituiranno la società del domani? Un mondo fluttuante, senza memoria, che continua a ripetere che non siamo altro che scimmie casualmente fortunate, inconsapevoli schiavi dei nostri geni e devoti servitori dei capricci del nostro inconscio; frammenti di famiglie, relazioni precarie o succubi, comunque non educanti; una scuola che si accontenta, che non chiede e non dà il massimo. Nessuna sfida viene posta loro se non la modesta richiesta di disturbare il meno possibile. Un ragazzo che non disturba è un ragazzo perfetto.
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