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LE NOTIZIE DAL GIORNO Saturday 02 July 2022 AL GIORNO Saturday 09 July 2022 SU: cronaca




TITOLO: Il gatto che ha trasmesso il Covid, Capua: «Il problema è l’effetto domino che potrebbe crearsi nel regno animale»
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OCCHIELLO: «Siamo all’inizio di un macrociclo di circolazione virale: come una cascata che va a raccogliersi in molte pozze. Bisogna vigilare sul vaiolo delle scimmie»
TESTO: Per la prima volta degli scienziati thailandesi che hanno pubblicato su «Emerging Infectious Diseases» e sono stati rilanciati da «Nature» hanno certificato con solide evidenze il passaggio del virus Sars-Cov2 da un gatto a una veterinaria. Si stima che nel mondo ci siano 220 milioni di gatti domestici, ma proprio questa diffusione sembra dirci che dovremmo essere di fronte a un evento molto raro. Professoressa Ilaria Capua, ci dobbiamo preoccupare? «Non vi preoccupate: è altamente improbabile che vi prenderete il Covid-19 dal gatto di casa. Non solo perché è un’evenienza molto rara, ma perché è stato un caso di reverse spillover: il gatto ha preso il virus dall’homo sapiens e lo ha ritrasmesso con uno starnuto. Che i gatti potessero infettarsi lo sapevamo perché anche i grossi felini, sia tigri che leoni, hanno preso il virus. Chiaro che se un felino si infetta e vi è intensa replicazione virale in corso ti puoi prendere l’infezione, soprattutto se dorme sul tuo cuscino».
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TITOLO: Incendi triplicati nel 2021: «In fumo un’area grande come il Lago di Garda». La mappa interattiva
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OCCHIELLO: I dati di Ispra: la regione più colpita dalle fiamme è stata la Sicilia, dove il 60 per cento dei Comuni ha avuto almeno un rogo. In questi anni, l’Arma ha arrestato centinaia di piromani e ne ha denunciati oltre 8mila
TESTO: L’ultimo in ordine di tempo, da ieri pomeriggio, sta inghiottendo parte dei boschi di Vergato, sull’Appennino bolognese, e ha costretto all’evacuazione 29 persone. Anche a Forlimpopoli si sta facendo di tutto per arginare le lingue di fuoco che stanno incenerendo campi e un polmone verde. Nei giorni scorsi, invece, sono andati in fumo 250 ettari a Roma e nella sua provincia con oltre 350 vigili del fuoco mobilitati per spegnere le fiamme oltre ai mezzi aerei. Secondo il presidente di Coldiretti della Capitale, Niccolò Sacchetti, «i danni sono stati incalcolabili per la produzione immediata e, in alcuni, a lungo termine motivo per cui gli effetti si protrarranno negli anni prima di poter tornare ai normali livelli di produzione». Solo da metà giugno sono state migliaia le richieste di intervento arrivate ai vigili del fuoco. Nel 2021, secondo i dati del comando Carabinieri nucleo forestale ci sono stati 5.989 incendi boschivi ma il 49 per cento si è concentrato fra luglio e agosto. Il 59 per cento dei casi si è avuto in zone collinari mentre il 22 per cento è avvenuto in montagna. In dettaglio, gli incendi sono partiti nel 35 per cento dei casi in zone boschive, nel 22 per cento da un’arteria stradale e nel 15 per cento da terreni incolti. In tutto è andato bruciato complessivamente una superfice pari allo 0,5 per cento del territorio italiano.
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TITOLO: Il Memoriale Brion va al Fai: visite aperte dall’8 luglio
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OCCHIELLO: Il presidente del Fai, Marco Magnifico, sull’ultimo capolavoro di Carlo Scarpa a San Vito di Altivole, nel Trevigiano: «Un monumento dello spirito, l’ingresso in un mondo sconosciuto…».
TESTO: «Un monumento dello spirito, l’ingresso in un mondo sconosciuto…». Così Marco Magnifico, presidente del Fai, il Fondo per l’Ambiente Italiano, definisce il Memoriale Brion a San Vito di Altivole, provincia di Treviso. Chi conosce quel luogo lo sa: un’onirica Arca della Memoria poggiata nella campagna trevigiana, tra piccoli canali coperti di ninfee, citazioni di paradisi islamici e di giardini giapponesi, una cappella per le cerimonie funebri in cui la luce sostituisce miracolosamente ogni apparato liturgico: senso del sacro, armonia con la natura, libertà stilistica. È il monumento funerario della famiglia Brion, capolavoro dell’architetto Carlo Scarpa, che ora i figli Ennio e Donatella Brion hanno donato al Fai. Il Maxxi di Roma ha ospitato la presentazione del 70° bene tutelato dal Fai perché dal 2001, come ha ricordato la presidente Giovanna Melandri, ospita l’intero archivio Scarpa grazie alla «pionieristica acquisizione» da parte di Margherita Guccione, oggi responsabile scientifico del progetto Grande Maxxi, accanto all’archivio di Aldo Rossi. Quindi un vasto materiale di studio, ha sottolineato Melandri, «che aiuterà a comprendere l’importanza di un capitolo unico dell’architettura contemporanea italiana e avvierà una nuova e proficua collaborazione tra noi e il Fai».
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TITOLO: Saida, la 24enne assunta dall’azienda che le ha salvato la vita
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OCCHIELLO: Modena, vive a Camposanto, nel Modenese. Malata di ipertensione polmonare, prima dell’intervento ha potuto respirare grazie a una sofisticata apparecchiatura: «il trapianto mi ha regalato un futuro»
TESTO: Grazie ad alcuni familiari che stanno in Emilia, la ragazza approda nella Bassa e viene seguita al Policlinico di Modena. L’idea iniziale (siamo a fine 2020) è quella di sostenerla con dei medicinali mettendola anche in lista di attesa per il trapianto dei polmoni, eventualità assai probabile — se non certa — quando si ha a che fare con questa malattia. Ricoverata nel polo di Baggiovara, Saida, fiduciosa, risponde bene alla terapia farmacologica. Ma poi le sue condizioni si aggravano. E qui entra in gioco Ecmolife, l’apparecchiatura «salvavita» la cui tecnologia «è stata brevettata dalla nostra azienda» racconta orgoglioso l’amministratore delegato di Eurosets Antonio Petralia, 55 anni, romagnolo. Le funzioni respiratorie di Saida vengono sostituite da questa macchinetta di circa 16 chili di peso e in grado anche di supplire alle funzioni cardiache. Il sofisticato macchinario «respira» al posto di Saida anche quando lei, sempre più grave, in una drammatica notte a metà luglio 2021, viene trasferita in ambulanza all’ospedale di Padova dove è previsto il trapianto in attesa di un donatore. La disponibilità arriva dopo qualche giorno, «l’operazione è andata bene e ora sono viva — dice Saida con un tono di voce d’improvviso commosso — grazie ai polmoni di una persona di cui non so nulla e che ringrazierò per tutta la vita».
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TITOLO: Venezia, si entra su prenotazione. E dal 2023 scatta il ticket d’ingresso
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OCCHIELLO: Il Comune lancia la sperimentazione con codici Qr e sconti. Dal prossimo anno tutti i turisti provenienti da fuori regione che non pernottano pagheranno un ticket. Brugnaro: chi prenota risparmia
TESTO: Il sistema sarà governato dalla Control Room già attiva all’isola del Tronchetto, un po’ il Grande fratello tecnologico che vigila su Venezia attraverso un centinaio di grandi monitor capaci di restituire le immagini di 360 telecamere e 40 contatori di persone piazzati su ponti, calli, canali e campielli. La presenza dei turisti viene rilevata anche attraverso l’accesso alle celle telefoniche. «Sia chiaro che non possiamo identificare le persone», hanno prudentemente precisato i responsabili della struttura pensando forse al garante della privacy. Il sindaco Luigi Brugnaro, che si prepara a lanciare la «città prenotabile», ha già spiegato le ragioni del cambiamento: overtourism che in alcuni giorni si traduce in oltre 100 mila turisti in centro storico: «A preoccupare sono i vacanzieri giornalieri che arrivano in maniera improvvisa la mattina e se ne vanno la sera e creano spesso intasamento. .. Abbiamo studiato questo sistema premiante: chi prenota potrà beneficiare di un risparmio evidente anche sul contributo d’accesso».
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TITOLO: Turci e Pascale, le nozze senza coming out e i diritti che mancano
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OCCHIELLO: Mai prima c’era stata in Italia un’unione civile tra donne così note. Ma per la legge il loro non è un «matrimonio» e l’Italia rimane un’eccezione in Europa
TESTO: Liberissime, si dirà. E in effetti quella di mantenere la riservatezza e di non fare coming out è una sacrosanta libertà, anche per i famosi e le famose. Ma l’unione tra Turci e Pascale segna uno spartiacque. Finora rivendicare il diritto alla privacy per le donne — lesbiche, bisessuali, pansessuali o comunque in coppia con altre donne — significava in pratica scegliere di non mostrarsi, cioè nascondere il fatto di stare con una donna. Il rito che domani unirà Turci e Pascale è invece un atto sommamente pubblico, che dice al resto della società «noi siamo una coppia». È il senso del matrimonio.
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TITOLO: Covid, l’Italia senza Usca nei giorni della nuova ondata. Pregliasco: «Terribile, gli ospedali si ingolferanno»
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OCCHIELLO: Da ieri è stata sospesa l’attività delle «Unità speciali di continuità assistenziali» create nel marzo 2020 nel pieno della pandemia, che andavano a casa dei malati di Covid. Le testimonianze (e le critiche). Emilia Romagna e Sardegna pensano alla proroga
TESTO: Le Usca furono create allo scopo di sostenere i medici di base, travolti dalle richieste di aiuto dei nuovi malati (la prima unità nacque a Piacenza, a inizio pandemia, 828 giorni fa, in una delle città più colpite dalla prima ondata). Nell’immaginario comune si trattava di unità inviate al fronte per combattere quello che nella narrazione di allora veniva chiamata «guerra contro il nemico invisibile». Le squadre si recavano al domicilio dei pazienti colpiti. La loro composizione variava secondo le necessità. Nei due anni e due mesi di vita, i medici hanno fatto di tutto: vaccini, tamponi, portato l’ossigeno a casa, dato conforto. «Inizialmente verso di noi c’era scetticismo — afferma Dini—. Poi le Usca si sono rilevate fondamentali per non sovraccaricare i pronto soccorsi e aiutare i medici di famiglia».
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TITOLO: Giudice morta a 36 anni per un tumore, otto mesi alla dermatologa: «Non ha riconosciuto il melanoma»
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OCCHIELLO: La macchia che aveva Giulia Cavallone scambiata per una verruca seborroica. Rongioletti, primario al San Raffaele: «Condanna eccessiva, ma doveva asportare e fare l’istologico». Cos’è un melanoma
TESTO: Ogni anno nel mondo sono più di 100.000 i nuovi casi di melanoma. Secondo i dati Airtum, l’Associazione Italiana Registri Tumori, la sua incidenza nel nostro Paese è raddoppiata negli ultimi dieci anni e nel 2020 sono stati diagnosticati circa 14.900 nuovi casi di cui 8.100 nei maschi e 6.700 nelle donne. Prevenire la formazione di un melanoma e intervenire per tempo è possibile, effettuando innanzitutto la cosiddetta «mappatura» dei nei, meglio con un video-dermatoscopio, e regolando l’esposizione della pelle al sole. Spiega Rongioletti: «Noi dermatologi consigliamo la mappatura una volta l’anno però ci possono essere delle eccezioni, come quando vediamo dei pazienti con nevi displastici o atipici caratterizzati da un colore diverso, bordi irregolari o note di asimmetria (caratteristiche che possono simulare un melanoma), oppure pazienti con molti nei. Il numero critico è tra i 50 e i 100 nei, allora è meglio fare la mappatura ogni sei mesi». Relazione tra neo e melanoma? «Nel 70% dei casi il melanoma nasce già melanoma, solo che quando è di un millimetro è difficile riconoscerlo. Il 30% invece nasce da un nevo, o neo, preesistente. In questo caso quindi un neo può essere un precursore del melanoma». Altri consigli? «L’esposizione solare è uno dei fattori di rischio per lo sviluppo del melanoma. Non bisognerebbe esporsi nelle ore in cui ci sono gli ultravioletti più dannosi, dalle 11, 12 del mattino alle 16, 17 del pomeriggio. Bisogna comunque usare sempre una protezione con fattore di protezione 50+ (30 è il minimo). Soprattutto se le persone sono bionde, o rosse, con la pelle e gli occhi chiari, di tipo anglosassone. Un ulteriore fattore di rischio è il melanoma familiare, se qualcuno cioè dei parenti stretti ha avuto dei melanomi, il controllo deve essere almeno annuale. L’aumento del numero dei casi di melanoma è in aumento progressivo e si pensa che sia legato proprio al fatto che le persone tendono a esporsi sempre più al sole rispetto a qualche anno fa».
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TITOLO: Palermo, caos seggi: una decina di presidenti «fantasma» erano allo stadio. Scoperti grazie ai biglietti nominativi
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OCCHIELLO: L’indagine della Digos sui seggi rimasti scoperti lo scorso 12 giugno (con lunghe file e disagi). Al «Barbera» c’era la partita dei rosanero contro il Padova, che è valsa la promozione ai siciliani. In tutto sono 174 le posizioni al vaglio
TESTO: I tagliandi, infatti, sono nominativi e almeno in una decina di casi riporterebbero nome e cognome dei presidenti di seggi che hanno dato forfait a poche ore dal voto. Una coincidenza che dimostrerebbe la falsità delle giustificazioni presentate dai rinunciatari all’incarico e dovrebbe portare a una formale iscrizione nel registro degli indagati in tempi brevi. Ma l’inchiesta che riguarda circa 174 persone è solo agli inizi. La polizia sta esaminando tutte le rinunce presentate per accertarne la legittimità e avrebbe interrogato già alcuni dei sospettati. Sotto la lente di ingrandimento degli investigatori, comunque, sono finiti i presidenti e gli scrutatori designati in prima battuta, ma anche i sostituti entrati in gioco dopo la fuga di massa dei primi nominati e che, a loro volta, hanno dato forfait all’ultimo minuto. I reati ipotizzati sono l’interruzione di pubblico servizio, il rifiuto di atti d’ufficio e la violazione di una legge elettorale del 1960.
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TITOLO: Meteo, caldo in aumento fino a martedì con punte di 45 gradi. Tra una settimana potrebbe arrivare la pioggia
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OCCHIELLO: La fase più calda da domenica. Il meteorologo: «Tra tre giorni le temperature cominceranno a calare a partire dal Nord ma è solo un ritorno a un clima meno rovente»
TESTO: Al Centro e al Sud, il termometro sfiorerà i 45 gradi o, addirittura, li oltrepasserà. Ma la morsa del caldo insopportabile non molla nemmeno il resto dell’Italia, dove le temperature si attestano attorno ai 38-40 C e, in Pianura Padana, toccheranno i 38-39 gradi all’ombra fino a martedì, con un alto tasso di umidità. Sono queste le previsioni di Antonio Sanò, direttore e fondatore de iLMeteo. it che però annuncia un brusco cambiamento a partire da martedì. «Intanto, nei prossimi tre, quattro giorni il caldo avrà un ulteriore incremento con punte di temperatura che andranno coraggiosamente a toccare le vette più alte, raggiungendo i 43/44°C nella aree più interne della Sardegna e su alcuni angoli della Sicilia — informa il meteorologo —. Temperature prossime ai 40°C anche sul resto del Sud, nelle aree interne del Centro e persino su alcuni tratti della Val Padana. La fase più calda è prevista a partire da domenica e si protrarrà almeno fino a tutto martedì. In questo frangente il caldo sarà davvero molto intenso, a tratti eccezionale per essere solo ai primi di luglio».
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TITOLO: Paola Turci e Francesca Pascale, il matrimonio a due anni dal bacio sullo yacht: storia (segreta) di un amore
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OCCHIELLO: La cerimonia civile tra la cantante e l’ex di Silvio Berlusconi a Montalcino, poi la festa al Castello di Velona. Il sindaco: «Sarà una cerimonia sobria, con pochi invitati»
TESTO: Paola Turci, la «cantante con la chitarra», successi come «Bambini», «Ringrazio Dio» e un brano dedicato a Berlusconi nel 2011 dal titolo «Devi andartene», ha avuto un marito, ha divorziato e, dopo, ha avuto un fidanzato. Poi ha incontrato Francesca e si è limitata a dire al settimanale F di sentirsi libera di amare chi vuole: «Non ho intenzione di farmi influenzare dai giudizi altrui e rinunciare ad avere le relazioni che voglio con le persone che scelgo». E intervistata da Oggi, ha aggiunto: «Avrei potuto mangiarci su quel pettegolezzo, invece ho rifiutato copertine, soldi». Come adesso. Francesca e Paola avrebbero voluto tenere riservata la notizia delle «nozze», come spiega il sindaco dem di Montalcino, Silvio Franceschelli: «Sarà una cerimonia sobria, come ha chiesto la coppia. Non volevano che si sapesse, ma l’afflusso di prenotazioni nelle strutture alberghiere per il 2 luglio ha rotto il segreto». Alla riservatezza la coppia ha sempre tenuto. Spiegava infatti, ancora, Paola Turci nell’intervista a Oggi: «Il mio silenzio ha comunicato che non è necessario dire quello che sei». Il senno di poi rivela che non era un pettegolezzo, ma anche che, sì, «non è più necessario dire quello che sei». Pascale e Turci sono le prime italiane da cronaca rosa da ascrivere ufficialmente a questi tempi di «amori fluidi» che rifiutano di stare in una casella. Cinquantasette anni Paola, trentasette Francesca, testimoniano che non è più neanche questione di «generazione neutra», ma di tempi che marciano su slogan che sembrano uno spot di X Factor, tipo «nessuna etichetta, nessuna paura, nessuna barriera, nessuna categoria: liberi di essere chi siamo».
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TITOLO: Mascherine e smartworking: le nuove regole anti Covid per il lavoro fino al 31 ottobre
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OCCHIELLO: Dispositivi di protezione in ufficio e lavoro agile per i dipendenti fragili: via libera al protocollo che resterà in vigore fino al 31 ottobre
TESTO: Secondo il protocollo approvato, in vigore fino al 31 ottobre, «l’uso dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie di tipo facciali filtranti Ffp2, anche se attualmente obbligatorio solo in alcuni settori (quali, ad esempio, trasporti, sanità), rimane un presidio importante per la tutela della salute dei lavoratori ai fini della prevenzione del contagio nei contesti di lavoro in ambienti chiusi e condivisi da più lavoratori o aperti al pubblico o dove comunque non sia possibile il distanziamento interpersonale di un metro per le specificità delle attività lavorative. A tal fine, il datore di lavoro assicura la disponibilità di Ffp2 al fine di consentirne a tutti i lavoratori l’utilizzo. Inoltre, il datore di lavoro, su specifica indicazione del medico competente o del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, sulla base dei contesti lavorativi, individua particolari gruppi di lavoratori ai quali fornire adeguati dispositivi di protezione individuali (Ffp2), che dovranno essere indossati, avendo particolare attenzione ai soggetti fragili. Analoghe misure sono individuate anche nell’ipotesi in cui sia necessario gestire un focolaio infettivo in azienda».
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TITOLO: Palio di Siena, la sfida tra dieci contrade dopo 2 anni di stop
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OCCHIELLO: Oggi il ritorno della storica gara in Piazza del Campo. La diretta su La7 a partire dalle 17.30
TESTO: In questi due anni è mancata la scuola delle 17 contrade, dove i ragazzini imparano non solo a rullare il tamburo, «girare» la bandiera e amare il cavallo, ma ad aiutare i contradaioli, fare volontariato, assistere gli anziani, soccorrere i più deboli, vivere in comunità, essere solidali. «Ci è mancato l’ossigeno», dice ancora Degortes junior. Mentre il padre, il super fantino Aceto, che non appartiene a nessuna contrada, analizza la corsa di oggi in modo super partes. Fa pronostici. Parla di un palio particolare con ben 8 cavalli su 10 esordienti. Dice che i favoriti sono l’Istrice e Pantera. «Poi vedo bene il Drago, con Zio Frac e il bravissimo fantino Giovanni Atzeni — continua Aceto —. E sono certo che la partenza sarà ottima perché il mossiere Renato Bircolotti, aretino, professione starter negli ippodromi, è il numero uno in Italia». Poi lancia un’idea: «Ci vorrebbe un terzo palio, dopo quello di agosto, una carriera straordinaria a settembre», insomma una sorta di iniezione ricostituente. E non manca anche l’episodio thriller. Il cavallo della favoritissima contrada dell’Istrice è caduto dopo una falsa partenza alla prova generale di ieri sera. Non ha partecipato per precauzione alla prova generale ma oggi, salvo spiacevoli sorprese, dovrebbe correre il Palio.
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TITOLO: Turci-Pascale, oggi il matrimonio a Montalcino. Il post omofobo e gli auguri di Paolo Berlusconi
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OCCHIELLO: Montalcino, oggi l’unione civile in municipio. La cantautrice mostra l’insulto ricevuto e denuncia: «Ignoranza e cattiveria». La solidarietà del web
TESTO: La relazione, mai confermata dalle dirette interessate, era diventata di pubblico dominio nell’agosto 2020, dopo la pubblicazione sul settimanale Oggi di alcuni scatti rubati durante una vacanza in barca in Cilento. Una coppia sorprendente e contemporanea, che in questi due anni è riuscita a custodire gelosamente il proprio amore. Nessun commento, nessuna uscita pubblica ufficiale, nessun post sui social, nessun coming out a mezzo stampa. Solo la libertà di essere sé stesse e coltivare con cura e riservatezza un sentimento. La notizia dell’unione, trapelata giovedì, era stata salutata da un diluvio di congratulazioni. Ma non sono mancati insulti omofobi e polemiche. Nella notte tra giovedì e venerdì Paola Turci ha rotto il silenzio postando una storia Instagram con profili di alberi, una luce crepuscolare e il commento «Quella felicità che non ti fa dormire». La mattina ha twittato uno stralcio de «il Caffè» di Massimo Gramellini sul Corriere, a loro dedicato, ringraziandolo e riprendendo la frase dell’editoriale: «È così bello essere liberi senza arrecare danno agli altri».
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TITOLO: Luxuria su Turci e Pascale: «Il sorriso da cui capii che tra loro c'era intesa»
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OCCHIELLO: Vladimir Luxuria incontrò Pascale e Berlusconi per parlare della legge sulle unioni civili. «Dopo la fine della storia con il leader di Forza Italia avevo visto in lei l'amarezza. Al Pride di Napoli, guardando Paola, le era tornata la luce negli occhi»
TESTO: Vladimir Luxuria, lei è stata la prima e unica transgender eletta in parlamento, nel 2006. Quando Francesca Pascale era la compagna di Berlusconi li incontrò per parlare della legge sulle unioni civili. .. «Sì, lei era a favore della stepchild adoption, il riconoscimento dei figli delle famiglie arcobaleno. Mi disse che anche Berlusconi lo era, ma alcuni in Forza Italia le osteggiava-no, confondendo le acque. Mi chiese di discuterne con lui a cena. Servì: lasciò libertà di coscienza al partito sulle unioni gay». Si aspettava la notizia della sua unione civile con Paola Turci? «Avevo visto l’amarezza di Francesca dopo la fine della storia con Berlusconi. Poi l’ho incontrata al Pride di Napoli, l’anno scorso. Paola Turci sul palco fece un bellissimo discorso e Francesca la guardava da lontano tutta rapita. Le era tornata la luce negli occhi. Le chiesi se erano venute insieme: mi rispose con un sorriso. Avevo sospettato. ..». E dalle reazioni omofobe che hanno avuto sui social è stata sorpresa? «No, conosco questa fauna che usa Internet come rete fognaria per evacuare le proprie frustrazioni. Lo hanno fatto anche contro di me: a volte ero così tempestata di messaggi di odio online che uscivo di casa circospetta, pensando di essere circondata. Invece trovavo gente sorridente che mi chiedeva selfie».
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TITOLO: La festa per Paola Turci e Francesca Pascale: 30 invitati nella rocca tra le rose e i fiori di curcuma
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OCCHIELLO: Nel 2003 Berlusconi fu vicino all’acquisto del Castello di Velona dove si terrà la cerimonia. Tra gli invitati, il sindaco di Trequanda dove vive l’ex compagna del leader di Forza Italia
TESTO: Chissà se la coppia, quando ha optato per l’esclusiva location, era a conoscenza che proprio Berlusconi fu a un passo dall’acquistarla nel 2003. Il Cavaliere venne persino a fare un sopralluogo ma non fu accolto benissimo da un manipolo di ragazzi. Volarono insulti, l’allora sindaco si scusò assicurando che gli autori non erano del posto. Berlusconi in ogni caso bloccò l’acquisto, precisando con una nota: «Non sono stati certo tre individui in vena di volgarità a farmi perdere la simpatia che nutro per la Toscana e per i toscani. Ho rinunciato a Montalcino per altri motivi». L’attuale sindaco Franceschelli invece si dice sorpreso per questa improvvisa curiosità. «Forse l’avevamo preso sotto gamba, ma per noi è un matrimonio come un altro. Domani (oggi per chi legge, ndr) per esempio ne abbiamo altri due; e poi ci sono il Palio di Siena e una festa cittadina molto sentita, gli impegni non mancano». Conferma che non sono previste misure d’ordine pubblico eccezionali, non sono attesi personaggi che richiedono attenzioni particolari. «Impiegheremo i nostri agenti della polizia municipale, 3 o 4 unità. Niente di più».
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TITOLO: Palio Siena 2022: vince la contrada del Drago
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OCCHIELLO: Sono state sei le contrade a correre il Palio di Siena. Dopo il ritiro di Leocorno si è infatti infortunato il fantino del Bruco, Stafano Piras, costretto al ritiro, dopo essere stato disarcionato dal cavallo Uragano Rosso
TESTO: È la contrada Drago a vincere il Palio di Siena del 2 luglio dedicato alla Madonna di Provenzano, al fotofinish con la Torre. Per il fantino Giovanni Atzeni detto «Tittia» è l’ottavo palio vinto. Montava «Zio Frac», castrone, baio, 7 anni, esordiente. Prima della mossa considerata valida c’erano state 4 mosse false. Il Drago porta a casa il «cencio» dipinto dalla pittrice inglese Emma Sergeant dopo una carriera corsa con solo sei contrade: tre, Istrice, Civetta (in mattinata) e Leocorno (nel corso della gara) sono state escluse per lievi infortuni ai cavalli, il Bruco per una caduta del fantino ai canapi.
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TITOLO: Siccità in Italia, l’ipotesi di un commissario. Dalle dighe alle autobotti, il piano per le zone rosse
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OCCHIELLO: Lunedì lo stato d’emergenza. Milano riduce la portata del Naviglio. Nel Lazio Nicola Zingaretti ha già firmato lo stato di calamità naturale fino al 30 novembre
TESTO: Contro la «crisi idrica più grave degli ultimi 70 anni», come l’ha definita il premier Mario Draghi, sempre lunedì il governo dovrebbe emanare un decretoad hoc, con la nomina di un «Commissario straordinario per la siccità». In carica fino al 31 dicembre 2024 e con uno staff di 30 persone, il Commissario avrà il compito di avviare almeno 20 «interventi prioritari salva-acqua» da realizzare «entro e non oltre» il 2024. Lo scopo? Quello di affrontare le cause strutturali della grande sete: dalle infrastrutture vecchie di 70 anni alla cattiva manutenzione dei bacini e della rete affidata ai concessionari, con una dispersione idrica che attualmente è superiore al 30 per cento, mentre in altri paesi Ue è di appena il 5-6%. La famigerata rete-colabrodo italiana. «Il Consiglio dei ministri prenderà decisioni importanti e coraggiose — ha anticipato ieri il ministro per gli Affari regionali, Mariastella Gelmini —. È indispensabile utilizzare al meglio la poca acqua che abbiamo, dando priorità agli usi potabili e a quelli agricoli. Saranno introdotte norme straordinarie in un momento straordinario». Nel decreto saranno previsti anche stanziamenti per i settori più colpiti. L’assessore lombardo all’agricoltura, Fabio Rolfi, stima in 4-500 milioni di euro i danni per i raccolti andati persi quest’anno.
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TITOLO: Turci-Pascale, il matrimonio oggi a Montalcino e dopo le nozze la festa al castello di Velona
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OCCHIELLO: A Montalcino l’unione civile tra Paola Turci e Francesca Pascale, poi il ricevimento nel castello di Velona. La cerimonia arriva a due anni dal bacio tra le due, immortalato nell’estate 2020
TESTO: Ore 18.45 - Gli invitati commossi, amici e parenti delle due spose Una trentina di invitati hanno assistito alla cerimonia al municipio di Montalcino. Nessun volto noto, ma amici intimi e parenti delle due spose. Il Dress code, non rispettato da tutti, prevedeva abito bianco anche per gli invitati. I primi ad arrivare sono stati il produttore discografico Diego Calvetti e la giovane cantautrice Isotta, entrambe senesi e amici di Paola Turci. La testimone Di francesca Pascale e la sorella Marianna, per Paola Turci un amico. La cerimonia è durata trenta minuti circa ed è iniziata con la canzone Is This Love di Bob Marley. Le due spose hanno detto «Ci siamo scelte». Molta commozione, all’uscita, anche tra gli invitati. «È stato bellissimo e commovente», il commento di molti. Per il sindaco celebrante Silvio Franceschelli (Pd) è stata «l’ Unione più emozionante celebrata in 10 anni e si è visto il sentimento vero tra due persone che si vogliono veramente bene». Ore 18 - «Una giornata meravigliosa per i diritti» «Oggi è una giornata meravigliosa per i diritti», questo il primo commento di Turci e Pascale uscendo dal municipio.
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TITOLO: Due italiani su tre andranno in vacanza nonostante le emergenze
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OCCHIELLO: Inflazione, guerra in Ucraina e siccità non influiscono sulla voglia di partire ma per il 74% degli intervistati il rincaro dei prezzi condiziona la scelta. il Ceo di Wonderful Italy, azienda di gestione di case vacanza che ha condotto il sondaggio: «Il mare è la destinazione preferita, con Sicilia e Puglia le mete più ambite »
TESTO: Il 74% degli intervistati ha dichiarato che il rincaro dei prezzi influisce sulla scelta di andare in vacanza. La percentuale scende al 55% se si considera il Covid-19 e cala ulteriormente intorno al 47% se si pensa al riscaldamento globale e alla guerra in Ucraina. I timori legati alla guerra in Ucraina crescono con l’aumentare dell’età degli intervistati, mentre a preoccupare maggiormente le fasce già giovani è l’aumento dei prezzi. Come per la guerra, anche il Covid-19 è un tema che preoccupa maggiormente il pubblico senior, mentre il cambiamento climatico vede concordare gli under 35 e gli over 55 nella preoccupazione per questo fenomeno. L’indagine registra un segnale di riapertura verso i viaggi all’estero. La percentuale di italiani che ha già scelto di andare all’estero passa infatti dal 7% al 12%, grazie soprattutto alla spinta fornita dagli under 35. Restare in Italia non è però sinonimo di turismo di prossimità. Anzi, l’esatto contra rio. Quasi il 40% dichiara di volersi recare in una destinazione a più di 500 km dal proprio domicilio. Un dato che viaggia di pari passo con l’indicazione delle regioni più desiderate per le vacanze: Sicilia e Puglia, rispettivamente al primo e al secondo posto delle preferenze con percentuali del 26,6% e del 24,7%. Sempre in termini di destinazione, il mare resta incontrastato al primo posto e guadagna ben 13 punti rispetto allo scorso anno. La folla in spiaggia non fa più paura e a farne le spese sono soprattutto la montagna che passa dal 19% al 13% e le città d’arte che scendono dal 10% al 6%. Infine, sempre ai vertici delle preferenze le sistemazioni in albergo e nelle case vacanza, quest’ultime preferite da un italiano su quattro e al primo posto nella fascia under 35.
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TITOLO: L’aereo Airbus A380 della Emirates vola per 13 ore con un buco dopo lo scoppio di una gomma
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OCCHIELLO: È successo al volo Emirates da Dubai a Brisbane, in Australia del 1° luglio. Un pezzo si è staccato e ha forato la carenatura. Nessun problema per i passeggeri
TESTO: L’Airbus A380, registrato A6-Evk e assemblato poco più di tre anni fa, è decollato il 1° luglio dalla pista 30 destra dell’aeroporto di Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, alle 3.10 ora locale (l’1.10 in Italia) con destinazione Brisbane, Australia. Stava operando il volo Ek430. Non è dato sapere, al momento, quanti passeggeri ci fossero a bordo, ma il velivolo ha 14 poltrone di Prima classe, 76 di Business e 426 di Economy, per un totale di 516 posti. L’A380 — che reca una livrea speciale dedicata al Museo del Futuro di Dubai — ha proseguito la sua traiettoria normalmente. C’è soltanto un’anomalia — stando ai tracciati dei siti specializzati come Flightradar24 — che si riscontra 34 minuti dopo il decollo, quando la velocità passa in pochi secondi da 770 chilometri orari a 733 per poi risalire.
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TITOLO: L’escursionista disperso da una settimana trovato vivo: «Ha qualche escoriazione ed è disidratato»
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OCCHIELLO: Gianpaolo Baggio, 31 anni, appassionato di montagna, risultava introvabile sulle montagne del Friuli. Il giovane è denutrito ma non sarebbe ferito
TESTO: Un salvataggio insperato, quando ormai si teneva il peggio. È stato trovato, vivo, l’escursionista di Torreano (Udine), di 31 anni, disperso da una settimana nelle montagne sopra Pulfero, in Friuli, e di cui si erano praticamente perse le speranze. Il giovane è stato invece avvistato dall’elicottero dei Vigili del fuoco nel corso dell’ennesimo sorvolo sopra la ferrata Palma, dove l’escursionista aveva detto di essere diretto. Era a un centinaio di metri di distanza dall’itinerario che aveva annunciato di voler percorrere. I soccorsi si stanno preparando a recuperarlo con l’elisoccorso regionale.
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TITOLO: Turci e Pascale, le nozze senza coming out e i diritti che mancano
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OCCHIELLO: Mai prima c’era stata in Italia un’unione civile tra donne così note. Ma per la legge il loro non è un «matrimonio» e l’Italia rimane un’eccezione in Europa
TESTO: Di nozze come quelle che saranno celebrate domani tra Paola Turci e Francesca Pascale in Italia non ce ne sono state mai (qui tutto quello che sappiamo della cerimonia). Non solo perché sono le donne finora più conosciute a unirsi (tra le celebrità italiane si conta per altro un solo precedente, l’unione civile tra l’attrice Eva Grimaldi e l’attivista Imma Battaglia). Ma anche perché fino ad adesso neanche si sapeva ufficialmente che fossero una coppia. A differenza di come è andata per altri volti notissimi, uomini in questo caso, che prima di stringere unioni e nozze hanno fatto coming out e annunciato di essere fidanzati: Tiziano Ferro, che si è sposato in America, e più di recente il giornalista tv Alberto Matano.
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TITOLO: Siccità, tra le risaie della Lomellina: «Qui le piante sono grigie, sono morte...»
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OCCHIELLO: Nella capitale italiana ed europea del cereale più diffuso al mondo. Gli agricoltori: «Perso l’80% di acqua. Metà del raccolto a rischio. E mancano ancora i mesi più caldi»
TESTO: I motivi del malessere sono presto detti: «Abbiamo l’85% d’acqua in meno, i concimi sono aumentati del 150%, il gasolio agricolo del 70%, l’energia è raddoppiata. .. Un disastro». Che tradotto in quintali significa una perdita del 30% già stimata sul prossimo raccolto. «E mancano ancora due mesi, i più caldi. Se questa arsura non finisce arrivo al 50. Non so come farò», sospira guardando le pianticelle di riso ridotte a ciuffi sbiaditi e assetati. Dovrebbero affondare in un paio di centimetri d’acqua ma qui di acqua non ce n’è e la poca che arriva è contesa. «Guarda qua, polvere», sbriciola una zolla di terra bianca. Siamo ai margini della sua proprietà che confina con quelle di altri agricoltori. Ne incrociamo uno che sale dalla stradina di campagna con un fuoristrada e ha un’espressione non proprio amichevole. Si ferma, abbassa il finestrino e punta l’indice: «Cos’è quella roba lì a sinistra, eh? ». «Nooo, non ti ho preso l’acqua, stai tranquillo, io la prendo da questo fosso. ... ». Schermaglie fra i campi di riso. Che sono poi il piccolo fronte di una guerra più grande che si combatte da giorni a monte e a valle della Lomellina, diventata l’epicentro della siccità. Su c’è il Piemonte che si tiene l’acqua, giù c’è il Po che la chiede per evitare gli effetti nefasti del cuneo salino. In mezzo, questa terra, che rimane con le gambe fuori perché la coperta è corta. «Ma se quelli del nord fossero onesti, potrebbero vivere anche quelli del sud», punge Ferraris. «Non succedeva da 70 anni una cosa del genere — ricorda il presidente della Coldiretti di Pavia, Stefano Greppi, risicoltore pure lui —. Se va avanti così rischiamo di chiudere decine di aziende e perdere il nostro primato».
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TITOLO: Marmolada, valanga di ghiaccio. «Almeno 4 vittime e sette feriti». Quindici persone coinvolte, si cercano i dispersi
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OCCHIELLO: Il seracco è crollato dopo la temperatura record di ieri: 10 gradi in vetta. Al lavoro anche il Soccorso Alpino con le unità cinofile. Gli esperti: c’è il rischio di ulteriori crolli
TESTO: «Sei morti, 8 feriti di cui uno grave e una decina di dispersi». È il bilancio provvisorio del crollo di un enorme seracco sulla Marmolada secondo Gianpaolo Bottacin, assessore regionale del Veneto alla Protezione civile. Il maxi crollo è avvenuto al confine tra Trentino Alto Adige e Veneto. Un importante seracco è crollato nei pressi di Punta Rocca, lungo l’itinerario di salita della via normale per raggiungere la vetta. Otto al momento i feriti, di cui uno in gravi condizioni. Non si conoscono ancora le loro generalità e le ricerche, attualmente, sono state sospese. «I primi testimoni hanno parlato di una quindicina di persone. In tutto quattro cordate, due in alto, sulla via normale, e due più in basso. Ma non sappiamo esattamente da quante persone fossero composte e dobbiamo basarci su ipotesi. Ci sono blocchi di ghiaccio che vanno dai venti centimetri al mezzo metro ed è difficile che ci siano dei sopravvissuti», ha detto Walter Cainelli, numero uno del Soccorso alpino del Trentino.
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TITOLO: Turista scomparso da due giorni trovato morto a Marettimo
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OCCHIELLO: Il corpo senza vita è stato avvistato in una scarpata a picco sul mare nella zona di Punta Galera. Dopo gli incidenti a Claviere, nel Torinese, e sui Monti Lessini, in Trentino, un altro episodio mortale in pochi giorni. Soccorsi escursionisti in Friuli
TESTO: L’elicottero, dotato di termocamera e visori a raggi infrarossi, ha raggiunto Marettimo per sorvolare la zona in cui presumibilmente si sarebbe potuto trovare l’escursionista. Non avendo trovato tracce dall’alto, la squadra del Soccorso Alpino è stata sbarcata a Punta Troia, da dove ha proseguito le ricerche a piedi fino a Cala Bianca lungo un sentiero particolarmente accidentato. Le ricerche, però, hanno dato esito negativo e stamattina all’alba la squadra è stata recuperata da un gommone della Guardia costiera. Intanto da Birgi è decollato nuovamente l’elicottero con a bordo altri due tecnici del Sass che ha proseguito le ricerche dall’alto riuscendo questa volta a individuare il corpo in una scarpata a picco sul mare nella zona di Punta Galera. L’8 giugno scorso, sulla stessa isola, era stato portato a termine un intervento congiunto del Soccorso Alpino e Speleologico Siciliano e dell’82esimo Csar dell’Aeronautica militare per soccorrere un’escursionista romana rimasta ferita dopo essere caduta mentre percorreva il sentiero a nord dell’isola, nei pressi di Pizzo Falcone.
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TITOLO: Paola Turci e Francesca Pascale spose: «Ci siamo scelte. È stato un giorno meraviglioso»
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OCCHIELLO: Le spose si sono unite sulle note di Bob Marley. Poi la tavolata (vegana) nel castello di Velona, nel Senese
TESTO: Qualcuno si dice perplesso per la scelta della location del ricevimento voluta dalla cantautrice e dall’ex compagna di Silvio Berlusconi: il castello di Velona. «Meraviglioso, ma forse un po’ piccolo». È un boutique hotel — una trentina di camere extra lusso, dai 700 euro ai 6.000 euro a notte, fonte termale e produzione di vino interne — arroccato su una collina punteggiata di cipressi. Improvvisamente però somiglia a una fortezza inespugnabile. «Oggi la struttura è riservata, non facciamo entrare nessuno», spiegano i responsabili. Qualche curioso inizia ad assieparsi davanti a palazzo dei Priori, sede del vecchio municipio, intorno alle 16, mentre il fiorista Michele Giannetti decora l’ingresso e la sala. Spirali di rose bianche, ortensie e fiori di curcuma. Nessun bouquet tradizionale, ma bottoniere floreali appuntate agli abiti delle spose. «Paola e Francesca hanno suggerito dei colori, poi mi hanno lasciato campo libero. Sono contente del risultato», dice Giannetti.
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TITOLO: Augusta Montaruli: «Figlia di genitori sordi, mi insultano sul web»
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OCCHIELLO: La deputata di Fratelli d’Italia presa di mira dagli hater dopo un discorso in Aula sul diritto di cittadinanza: «Non mi sento sfortunata, siamo tutti diversi ma unici»
TESTO: Le hanno scritto su Facebook: «Sei più ritardata di chi ti ha cresciuta»: l’originale è ancora più offensivo e lei lo sa bene, perché l’ha letto sul suo profilo Facebook, accanto ad una lunga sequela di male parole. «Mi disarma la disinvoltura con cui, per colpire qualcuno, si usano termini legati alla disabilità. Io ho le spalle larghe, ma su qualcuno più fragile queste frasi possono produrre un assoluto sconforto che ti annienta», racconta Augusta Montaruli, 38 anni, di Torino, divorziata, avvocato penalista, dal 2018 deputata di Fratelli d’Italia. Attaccata sui social con tutto il repertorio più disgustoso di contumelie, dopo un intervento in Aula sul diritto di cittadinanza in cui sosteneva che «i bambini stranieri che ci guardano non sono contenti di vedere che lo ius scholae è portato avanti dagli stessi che regalano la droga per le strade».
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TITOLO: Cede copertura e cade in un pozzo di 25 metri, morto alla festa dei suoi 40 anni
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OCCHIELLO: Antonio Andreani, di Molfetta, aveva preso in affitto una villetta a Erice ed è precipitato mentre stava ballando durante la festa dopo che la lastra si è rotta
TESTO: Secondo quanto hanno raccontato i testimoni ai carabinieri del Reparto operativo, coordinati dal colonnello Andrea Pagliaro, durante la serata gli invitati avevano iniziato a ballare nel piazzale che si trova di fronte all’ingresso dell’abitazione. Andriani sarebbe salito sulla copertura di un pozzo artesiano che sporgeva di una ventina di centimetri dal terreno ed era chiuso da una lastra di cemento. Probabilmente per il peso, la copertura ha ceduto all’improvviso. Il festeggiato è precipitato giù facendo un volo di 27 metri e cadendo in acqua. Amici e familiari, arrivati da Molfetta per la festa, hanno chiamato i carabinieri e i vigili del fuoco. Il corpo era sott’acqua ed è stato necessario l’intervento dei sommozzatori per il recupero. La vittima è stata imbracata, tirata su e portata all’obitorio di Marsala dove domani verrà effettuata l’autopsia. Il medico legale parla di una profonda ferita alla testa, probabilmente forse dall’urto durante la caduta, ma solo l’esame cadaverico chiarirà se l’uomo sia morto per il colpo o per l’annegamento.
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TITOLO: Stefano Stagni si aggiudica la maratona dles Dolomites. Il tempo: quattro ore e 27 minuti
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OCCHIELLO: Ai nastri di partenza sportivi di rango, come la campionessa di biathlon Dorothea Wierer o lo sciatore Christof Innerhofer ed esponenti del mondo politico e dell’impresa come Vittorio Colao, Bruno Tabacci, e l’ad di Enel Francesco Starace.
TESTO: Anche quest’anno un gruppo limitato di partecipanti, nonostante la situazione Covid permettesse di tornare ai “vecchi” numeri di quando erano in novemila (su quasi trentamila richieste) a pedalare su e giù per i passi dolomitici. Così, per fare in modo che tutto procedesse nel migliore di modi, non più di settemila partecipanti, 6871 per la precisione. Sportivi di rango, come la campionessa di biathlon Dorothea Wierer o lo sciatore Christof Innerhofer, ex grandissimi atleti, come il cinque volte vincitore del Tour de France Miguel Indurain. Poi manager ed esponenti del mondo politico, come il ministro per l’innovazione tecnologica Vittorio Colao, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Bruno Tabacci, l’amministratore delegato di Enel Francesco Starace.
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TITOLO: Marmolada, la valanga di ghiaccio correva a 300 all’ora: 6 morti, 8 feriti, molti dispersi. «Una carneficina»
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OCCHIELLO: Il seracco è crollato quando in vetta c’erano 10 gradi. Nel parcheggio al punto di partenza restano 16 auto che nessuno finora è andato a riprendere. Gli esperti: rischio di altri crolli. Ricerche anche con i droni. Le vittime trasportate a Canazei
TESTO: Da una prima ricostruzione pare che le cordate travolte siano almeno due e che fra le vittime ci siano anche le guide. I feriti si sarebbero salvati solo perché si trovavano ai margini della valanga, dove sono stati investiti dallo spostamento d’aria che ha provocato una raffica di detriti. Ha avuto la peggio chi stava a valle. Miracolato invece chi era a monte e ha assistito dall’alto alla spaventosa scena, per poi riprendere a salire verso Punta Penia, dove è stato evacuato dagli elicotteri dei soccorsi che hanno volteggiato per ore sui cieli della Marmolada. Gli stessi soccorritori hanno poi dovuto sospendere le operazioni per ragioni di sicurezza. «C’è il rischio di nuovi distacchi», ha valutato Barattin dopo un sopralluogo.
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TITOLO: Savona, omicidio-suicidio: Nadia Zanatta e il marito Antonino Santangelo trovati morti
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OCCHIELLO: Prima di gettarsi dal quarto piano, l’uomo avrebbe chiamato i figli dicendo: «Ho fatto un casino, ho fatto un casino». Poco dopo l’allarme, il ritrovamento dei cadaveri: la moglie Nadia era avvolta nelle lenzuola. Indaga anche la polizia scientifica
TESTO: L’uomo, ex rappresentante di commercio ormai in pensione, si sarebbe lasciato cadere dalla finestra di casa dopo aver ucciso la moglie Nadia, impiegata all’ufficio anagrafe dell’amministrazione savonese. Ancora non è chiara la dinamica di quanto avvenuto. La coppia aveva due figli. Prima di lasciarsi cadere, Antonino avrebbe chiamato i figli dichiarando: «Ho fatto un casino, ho fatto un casino». Poco dopo l’allarme il macabro ritrovamento. La polizia, corsa sul posto, ha ispezionato la casa dell’uomo e ha rinvenuto la donna avvolta nelle lenzuola. I poliziotti sono al lavoro per comprendere la dinamica di quanto avvenuto mentre il medico legale dovrà appurare a quando è avvenuto il decesso della donna.
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TITOLO: «Giornalisti si diventa»: la diretta Instagram che apre le porte della Scuola di giornalismo Walter Tobagi
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OCCHIELLO: Martedì 5 luglio dalle ore 12 la presentazione del decimo biennio del master. Tra le novità le 13 borse di studio che saranno attribuite per merito agli studenti
TESTO: Il bando è aperto, la Tobagi riparte. Le domande per il master in giornalismo dell’Università Statale di Milano si possono presentare fino al 5 agosto. Tra le novità più importanti, tredici borse di studio (su 30 posti): cinque a copertura totale copertura del contributo di iscrizione di 14mila euro e otto a copertura parziale per 7mila euro. Le borse saranno attribuite per merito ai primi 13 studenti della graduatoria finale, grazie al sostegno di Fondazione Casillo, Confimprese, Italcementi, Fastweb, Ordine dei giornalisti della Lombardia, Università degli Studi di Milano, Intesa Sanpaolo, Cassa Depositi e Prestiti. Formare giornalisti all’altezza, dal digitale alla carta, dalla radio alla televisione, dai podcast ai social, dai webdoc agli articoli scritti in inglese, è l’obiettivo della Scuola di giornalismo Walter Tobagi che da ottobre accoglierà trenta nuovi studenti nella sua sede di Sesto San Giovanni. Per presentare tutte le novità della scuola è stata organizzata per martedì 5 luglio alle ore 12 una diretta Instagram, sulla pagina @scuolawaltertobagi. Il bando per il decimo biennio del master, che si svolge nel Polo di Mediazione linguistica e culturale dell’Università degli Studi di Milano a Sesto San Giovanni, è già stato pubblicato e le domande si possono inviare fino al 5 agosto. La selezione per l’ammissione alla Scuola è per titoli ed esami. Per partecipare è necessario avere una laurea, almeno triennale, conseguita con il voto minimo di 90 su 110. Oltre al voto di laurea, danno punteggio la conoscenza certificata della lingua inglese, l’eventuale iscrizione all’albo dei pubblicisti e l’aver frequentato corsi utili all’esercizio del giornalismo. Dopo i due anni di master, che valgono come praticantato e prevedono anche stage nelle principali testate, si può sostenere l’esame di Stato per diventare giornalista professionista. La Scuola Tobagi, riconosciuta come una delle migliori del nostro Paese, è stata fondata nel 2006 dall’Università Statale di Milano e dal 2009 ha anche il marchio storico e prestigioso dell’Ifg, grazie alla collaborazione con l’Ordine dei giornalisti della Lombardia e con l’Associazione Walter Tobagi per la formazione al giornalismo. Sono oltre duecento gli ex studenti che in questi anni hanno attraversato i corridoi di Sesto San Giovanni, imparando a lavorare per la carta stampata, per l’online, per le agenzie, per la radio e per la televisione. Molti di loro ora fanno parte delle più importanti redazioni italiane. Anche ai futuri allievi, la Scuola offre tutor con esperienza, attrezzature all’avanguardia e - tra l’altro - uno studio televisivo e uno radiofonico. Oltre alle attività di praticantato, il biennio prevede lezioni accademiche di diverse materie: dall’Economia al Diritto, dalla Sociologia alla Statistica, dalla Storia alla Deontologia. Perché per raccontare il mondo, i giornalisti di domani devono iniziare a costruirsi oggi gli strumenti e il metodo per capirlo. Per info: www. giornalismo. unimi. it.
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TITOLO: Brigatisti in Francia: Parigi ricorre in Cassazione
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OCCHIELLO: Dopo l’annuncio di Macron di voler appoggiare le richieste dell’Italia si riapre la partita per i 10 reduci degli anni di piombo rifugiati in Francia
TESTO: La decisione della magistratura parigina era nell’aria: anche il presidente francese Emmanuel Macron aveva dichiarato appoggio politico alla richiesta dell’Italia di riavere i terroristi attraverso il ricorso in Cassazione. Ora si riapre la partita giudiziaria: sarà necessaria un’altra udienza per decidere la sorte dei dieci condannati. Macron aveva un anno fa accantonato la «dottrina Mitterrand» grazie alla quale era stato garantito asilo ai terroristi fuggiti in Francia. La Chambre d’instruction aveva rigettato l’estradizione in Italia contestando gli articoli 6 e 8 della Carta dei dritti dell’uomo e in particolare sollevando dubbi sul fatto chele condanne in Italia, pronunciate in contumacia, non avrebbero garantito il diritto di difesa degli imputati.
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TITOLO: Chi sono le vittime e i dispersi del crollo alla Marmolada
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OCCHIELLO: I morti accertati della tragedia della Marmolada sono sei, ma i dispersi sono 17. I vigili del fuoco hanno continuato a presidiare la zona per tutta la notte, con i droni e in mattinata sono riprese le ricerche di eventuali sopravvissuti
TESTO: Un altro dei morti identificati è Filippo Bari, 27 anni, di Malo (Vicenza), paese nel quale era titolare di un negozio di ferramenta. Il giovane alpinista aveva anche mandato una foto ai familiari per far vedere loro dove si trovava: da allora non si avevano più sue notizie. Il corpo è stato riconosciuto a Canazei dalla compagna (dalla quale aveva avuto un bimbo) e dai genitori. Paolo Dani, guida alpina di Valdagno è un altro morto sotto il crollo del ghiacciaio. Aveva 52 anni. La quarta vittima identificata è Tommaso Carollo, anch’egli facente parte della comitiva di Malo ma residente a Thiene, sempre nel Vicentino. Era sulla Marmolada assieme alla fidanzata, che è tra i feriti ricoverati a Trento. Tra i dispersi ci sono altri alpinisti del Cai della sezione di Malo. Tra loro Erica Campagnaro, moglie di Davide Miotti, già identificato tra i morti. Mancano all'appello anche un altro uomo, sui 50 anni, di Alba di Canazei, una donna e un ragazzo di Pergine Valsugana, in Trentino. Nella lista dei feriti c’è anche un vicentino, un ragazzo di 27 anni residente a Barbarano Mossano recuperato dai soccorritori e trasferito per le cure del caso all’ospedale Santa Chiara di Trento. Uno dei due feriti gravi è stato trasferito all'ospedale di Treviso dopo una prima valutazione a Belluno ed è ora in condizioni stabili. Lo riferisce l'azienda sanitaria Ulss n.2. Non è cosciente e quindi non è ancora stato possibile identificarlo: secondo quanto dichiarato dalla struttura ospedaliera ha un importante edema cerebrale e lesioni agli organi interni. Quattro dei feriti invece sono a Trento: due in rianimazione e due (meno gravi) in reparto. Si tratta di una donna di Pergine Valsugana di 29 anni, ricoverata in rianimazione, una donna di 51 anni e un uomo di 30 entrambi di Como che si trovano in reparto, un 27enne di Barbarano Mossano (Vicenza) inizialmente portato in ospedale a Cavalese e poi trasferito al Santa Chiara di Trento, e un 33enne di Pergine Valsugana che inizialmente era stato portato a Bolzano. Figurano anche due tedeschi nell'elenco ufficiale dei feriti, come confermato dal ministero degli Esteri all'Ansa. Si tratta di un tedesco di 67, ricoverato in terapia intensiva, e di una sua connazionale di 58 anni: entrambi sono in prognosi riservata.
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TITOLO: Crollo sulla Marmolada, si indaga per disastro: poteva essere evitato?
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OCCHIELLO: Le ricerche si fanno più difficili. Elicotteri e droni perlustrano la zona. Per le vittime si va verso l’esame del Dna. I soccorritori: «Quello che ho visto non lo dimenticherò»
TESTO: dal nostro inviato CANAZEI (TRENTO) — Da una parte c’è lo strazio di chi non ha più rivisto un figlio, un fratello, una sorella, una madre. Dall’altra l’impotenza dei soccorritori, che non possono scavare nel ghiaccio perché è diventato pericoloso e così duro che non si spacca nemmeno con il piccone. Si temono nuovi crolli e allora cercano i dispersi sorvolando i detriti con droni dotati di termocamere e alcuni elicotteri, fra cui quello della Guardia di finanza dotato del sistema «Imsi Catcher» che intercetta i segnali dei cellulari. Osservano dall’alto e scendono solo nel caso in cui venga individuato qualcosa che possa far pensare a una persona, uno scarpone, un vestito, una corda, un resto umano. Perché lì sotto ci sono ancora dieci italiani e tre stranieri, di nazionalità ceca, sui quali gli uomini dei soccorsi scuotono la testa: «Difficile che ci sia qualcuno in vita», conclude amaramente Mauro Mabbioni che su quella distesa di ghiaccio e rocce è andato con la sua squadra rischiando la pelle subito dopo la caduta del grande seracco. E lì si è reso conto che la verità sarà ancor più tragica: «Ai corpi finiti nel vortice è successo qualcosa che fa male al solo pensiero. Non era neve ma ghiaccio tagliente».
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TITOLO: Scoprire la Namibia (e il «Mal d’Africa») nella seduzione della natura colorata
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OCCHIELLO: Safari fotografici, foreste pietrificate, antiche incisioni rupestri, deserti, spiagge: un Paese che riassume tutte le bellezze del continente
TESTO: Un giorno di molti anni fa un amico decise di farmi un regalo. Mi caricò sul suo fuoristrada, percorremmo una ventina di chilometri fino a quando giungemmo alla soglia di un hangar nel mezzo del nulla. Un aeroplanino ci attendeva tirato a lucido. «Non vorrai farmi salire li sopra? », implorai. «In effetti non si potrebbe, è un monoposto, ma se ci rinunci ti pentirai». Mi fece sedere su un’asse dietro di lui, mi imbragò con una cinghia e, con i piedi a penzoloni fuori dal velivolo, decollammo. Sorvolammo un territorio brullo, poi le capanne di un villaggio con puntini che sembravano agitarsi al nostro passaggio, quindi si annunciò la magnificenza di un fiume senza confini, con aironi rosa che sciamavano disturbati dalla nostra presenza, uccelli colorati di ogni tipo. Mandandomi il cuore in gola, l’aereo planò sempre più giù. Non capivo una parola di quanto diceva il pilota. Con un cenno della mano indicò di guardare a destra. Dal buco aperto nella pancia del velivolo scorsi un branco di giraffe che correvano all’impazzata, e gazzelle, e antilopi, e ippopotami. Prima di rientrare disturbammo, quasi rasandogli le orecchie, una famiglia di elefanti. Confesso di aver pianto. La notte, il cielo trapuntato di spilli d’argento era rassicurante come un abbraccio. Cresceva dentro di me il Mal d’Africa, qualcosa di ancestrale, la memoria di paradiso perduto. Lo hanno provato missionari, esploratori, persino cinici conquistatori. Per noi occidentali che sopravviviamo ogni giorno vivendo vite che non sono le nostre è la scoperta della nostra essenza. Dell’Africa subsahariana abbiamo una visione deformata: fame, malattie, violenze, arretratezza. C’è anche quello, ma il continente è immenso e dove i colonizzatori e i nuovi padroni non hanno devastato, un viaggio nel suo cuore è un’esplorazione della nostra anima. Il Paese che riassume tutte le meraviglie del continente, dai grandi parchi con gli animali protetti dalla ferocia dei bracconieri, ai deserti dove la sabbia trascolora dal rosso all’oro, alle spiagge mozzafiato affacciate sull’Atlantico, è la Namibia. La meta del Viaggio del Corriere dal 25 ottobre al 5 novembre. Il Parco Etosha, la regione del Damaraland, la Foresta pietrificata, il fotosafari e Skeleton Coast, Swakopmund e la regione più famosa, il l Namib, attraversando il nord del Naukluft National Park. A ogni tappa il paesaggio muta, di notte sembra di toccare la luna, è sicura come la Svizzera e, affacciati all’Oceano, si incontrano paesini che sembrano ricalcati sui borghi bavaresi. Alla scoperta di questo Paese, nemmeno un eschimese resta immune dal Mal d’Africa.
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TITOLO: Marmolada, i sopravvissuti al crollo: «Noi abbracciati mentre la valanga ci passava vicino»
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OCCHIELLO: Soccorritori sotto choc: corpi straziati per 1.000 metri. Le salme ricomposte nel Palazzo del Ghiaccio a Canazei, psicologi per assistere i parenti. Un escursionista: «Io vivo per miracolo»
TESTO: Tra tanto dolore ci sono anche i racconti di chi è scampato alla morte per un soffio. Come Stefano Dal Moro, ingegnere di Borso del Grappa, e la sua compagna israeliana. «Siamo dei miracolati. Eravamo poco più in alto rispetto al punto in cui ci sono state le vittime. C’è stato un rumore sordo, poi è venuto giù quel mare di ghiaccio. In questi casi è inutile scappare, puoi solo pregare che non venga dalla tua parte. Ci siamo abbracciati forte e siamo rimasti accucciati mentre la massa di ghiaccio ci passava davanti». Rispetto alle due cordate travolte dal ghiaccio, loro erano più in alto di nemmeno cento metri. Della «cascata di ghiaccio e detriti» hanno sentito solo il soffio gelido. «Prima li vedevamo dall’alto, ma poi ci siamo girati per proteggerci». Dopo la tragedia sono tornati indietro e risaliti fino alla capanna di Punta Penia, da dove sono stati portati a valle in elicottero.
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TITOLO: Il più giovane, le coppie, la guida esperta: le vittime e i 13 dispersi sulla Marmolada
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OCCHIELLO:
TESTO: Nella sciagura sulla Marmolada il più giovane dei 5 dispersi italiani ha 22 anni. Si chiama Nicolò Zavatta ed è di Barbarano Mossano, nel Vicentino. Ha sempre coltivato l’amore per la montagna ma solo di recente aveva deciso di cimentarsi con l’alpinismo. Qualche giorno fa aveva chiamato la guida alpina Paolo Dani — il cui nome è nell’elenco delle vittime accertate — per chiedergli di avvertirlo in vista di escursioni più impegnative. «Non ti scordare di me, alla prossima voglio esserci anche io» era stata la richiesta. Nicolò si è così aggiunto alla cordata dei vicentini, tutti travolti dal crollo del seracco sulla Marmolada. Una cascata formata da pietrame e pezzi di ghiaccio che ha trascinato a valle diversi gruppi di escursionisti, uccidendone alcuni e risparmiandone altri. Anche il nome di Tommaso Carollo, 48 anni, manager, originario di Thiene e residente a Zané (sempre nel Vicentino), è nell’elenco ufficiale delle vittime. La compagna è invece miracolosamente sopravvissuta ed è tra i feriti ricoverati all’ospedale di Trento. Il sindaco di Zanè Roberto Berti ricorda Carollo con parole addolorate: «Lo conoscevo bene, anche perché con suo papà Ivano dirigeva un’azienda di progettazione e consulenza ingegneristica che ha collaborato e collabora ancora oggi con il nostro municipio. Per la nostra comunità è un momento durissimo». (Leggi il seguito di sotto)
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TITOLO: I minatori cercano l’oro e trovano un cucciolo di mammut congelato
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OCCHIELLO: Rinvenuto nei giacimenti auriferi del Klondike dello Yukon, gli esperti ritengono che sia stato conservato nel terreno ghiacciato per più di 30.000 anni. «È mummificato, quasi completo e il primo meglio conservato trovato in Nord America»
TESTO: Congelato nel permafrost durante l’era glaciale, oltre 30.000 anni fa, e ritrovato praticamente intatto dai ricercatori di oro mentre stavano scavando nei giacimenti auriferi del Klondike dello Yukon, in Canada, che, sotto gli occhi, si sono ritrovati un cucciolo di mammut lanoso (Mammuthus primigenius Blumenbach) quasi completo e mummificato. Il tronco scuro magro e rugoso, una protuberanza di coda, le gambe corte, le orbite profonde e pronunciate, persino i capelli e la pelle. .. «All’inizio pensavo fosse un cucciolo di bufalo — ha raccontato Mudry, 31 anni, dell’Alberta, al New York Times — «Poi sono uscito, l’ho ispezionato e aveva una proboscide… Non avevo parole». Ci sono diverse miniere d’oro ancora operative vicino Dawson City, ed è comune per i minatori trovare ossa fossilizzate di animali morti da tempo durante lo scavo attraverso gli strati di fango permanentemente congelati, ma il ritrovamento fatto il 21 giugno dai minatori di Eureka Creek nei campi d’oro del Klondike, all’interno di Trondëk Hwëch, ha dell’incredibile perché l’animale, trovato insieme a un grosso pezzo di terra ghiacciato graffiato dall’escavatore degli operai al lavoro, è il mammut mummificato più completo rinvenuto in Nord America.
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TITOLO: I colori della Colombia e la poesia di Francesca Genti: arriva il nuovo numero dell’inserto digitale
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OCCHIELLO: Da oggi sul tablet, in esclusiva per gli abbonati, il secondo numero di InViaggio, uno speciale del Corriere della Sera disponibile solo in formato digitale. Troverete reportage, interviste, racconti d’autore. E naturalmente idee di viaggio
TESTO: Un ampio reportage dalla Colombia e una bella incursione poetica: si apre così InViaggio-L’inserto, il nostro dorso speciale digitale che ogni due mesi fa il punto sui «Viaggi del Corriere». Una pubblicazione consultabile su tablet per gli abbonati alla «galassia Corriere» (per informazioni e abbonamenti visitare il sito www. abbonamenti. corriere. it). In uscita oggi, 4 luglio, il nuovo numero si apre con un articolo di Sara Gandolfi, inviata in Colombia: i murales di Cartagena (nella foto) e la sua politica che sostiene l’arte, diventano lo spunto per parlare di un Paese che prova a cambiare rotta, non solo politica, ma anche culturale. Un racconto in versi di Francesca Genti — autrice di «La ballata di Nina Simone» (HarperCollins) — correda il primo piano, impreziosito dalla copertina firmata da Salvatore Liberti. Le firme del Corriere della Sera inoltre raccontano i luoghi che andremo a visitare e ci sarà anche una incursione nelle terre di Canossa, ma con la realtà aumentata.
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TITOLO: Il clima che cambia le vette: perso il 30% del volume del ghiacciaio in 10 anni
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OCCHIELLO: Gli esperti: «Stanno accadendo gli stessi identici fenomeni al Polo Sud e sulla costa della Groenlandia: si fonde la base e il fiume sottostante fa scivolare il ghiaccio sopra che, cadendo, si spezza. Siamo ormai arrivati al punto di collasso»
TESTO: I ghiacciai non si piegano. Al limite fuggono. Ma sappiamo che si spezzano. E il loro soprannome ricorda la loro natura ostile: sono stati battezzati dagli scienziati del clima il «terzo Polo» del mondo. Ma a differenza dei due fratelli maggiori, l’Artide e l’Antartide, si tratta di un polo parcellizzato in milioni di montagne sparse fra tutte le terre emerse. Una rete neurale, quasi una specie aliena, capace di raccontarci il mondo di milioni di anni fa, a saperli ascoltare nel loro silenzio. Cosa ci stanno dicendo? È questa la domanda del giorno dopo. Da quando domenica a spezzarsi è stata la Marmolada, come per le trombe d’aria e i terremoti, è difficile non chiederselo: la scienza poteva prevederlo in qualche maniera? La tragedia è una figlia non voluta del cambiamento climatico?
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TITOLO: Il papà di Willy Monteiro: «L’ergastolo ai fratelli Bianchi è giusto, ma il dolore resta infinito»
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OCCHIELLO: Il 22enne venne ucciso di botte a Colleferro. A Pincarelli 21 anni, 23 per Belleggia
TESTO: Fine pena mai: i giudici della Corte d’Assise di Frosinone hanno condannato all’ ergastolo Marco e Gabriele Bianchi, i fratelli di Artena che la notte del 6 settembre 2020 pestarono a morte Willy Monteiro Duarte. Condanne severe anche per Francesco Belleggia (23 anni) e Mario Pincarelli (21 anni) gli altri due giovani che ebbero un ruolo nel pestaggio. Si trattò di una sorta di blitz lampo contro il giovane capoverdiano (cuoco nell’istituto alberghiero della zona di Colleferro) che si era offerto di fare da paciere nella lite esplosa tra il gruppo dei Bianchi e un compagno di classe, Federico Zurma, reo di aver difeso una ragazza da alcuni commenti offensivi. Sono i «futili motivi» dell’omicidio volontario avvenuto, come ricostruito dal pubblico ministero Francesco Brando, in circa cinquanta secondi: una lite esplosa per una battuta di troppo.
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TITOLO: Maltempo: tromba d'aria a Cremona, un morto nel Piacentino, raffiche di vento in Veneto
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OCCHIELLO: Nubifragi e allagamenti in Emilia, Lombardia e Veneto dove i vigili del fuoco sono stati impegnati in centinaia di interventi
TESTO: Un'ondata di maltempo ha colpito il nord Italia nella serata di lunedì 4 luglio. Raffiche di vento, nubifragi e allagamenti in Emilia, Lombardia e Veneto dove i vigili del fuoco sono stati impegnati in centinaia di interventi. Una tromba d'aria si è abbattuta su Cremona provocando diversi danni: allagati sottopassi e scantinati. Identico scenario nel Piacentino: a Besenzone, un uomo è morto per il crollo della parete di un casolare. A Fiorenzuola, sempre in provincia di Piacenza, il forte vento ha scoperchiato parte del tetto di un ospedale. Nella città emiliana al confine con la Lombardia la pioggia ha poi travolto 300 bancarelle nella fiera patronale di Sant'Antonino. Gran parte del territorio emiliano è stata investita da bombe d'acqua: centinaia le richieste di intervento da Parma a Reggio Emilia.
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TITOLO: Isocrate e il concorso per gli insegnanti di latino e greco del 4 aprile 2022: le risposte giuste e il tremendo sospetto
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OCCHIELLO: Il Ministero ha deciso che la risposta corretta è una ma in realtà ce ne sono due ugualmente esatte. Cosa fare adesso?
TESTO: La domanda su Isocrate assegnata ai candidati della classe di latino e greco al recente concorso per la scuola consisteva nella «comprensione» di alcune righe di testo greco tratte dal par. 2 del discorso Contro i sofisti. Le traduco in italiano: «Chi potrebbe non detestare e insieme disprezzare prima di tutto coloro che si dedicano a dispute verbali? Essi affettano di cercare la verità, ma cominciano a mentire fin dall’enunciazione dei loro propositi». L’esercizio chiedeva di scegliere fra una delle seguenti opzioni: (a) Isocrate dice «che le promesse degli eristi sono false»; (b) Isocrate dice «che il compito dell’educatore è la ricerca della verità»; (c) Isocrate dice «che i veri maestri non percepiscono un compenso»; (d) Isocrate dice «che il potere è fondato sulla menzogna». Nell’aberrante logica che presiede a questi quiz – e che non starò adesso a commentare, avendolo già fatto da par suo Luciano Canfora in un articolo sul «Corriere» del 2 giugno scorso – il candidato aveva a disposizione una sola risposta. Togliendo la (c) e la (d), che si escludono da sole, restano la (a) e la (b). Il ministero o chi per lui ha deciso che la risposta giusta era la prima, perciò coloro che si sono orientati sull’altra sono stati privati di quel punticino che può fare la differenza fra il vincere e il perdere, e che facendoti perdere peserà magari in modo decisivo sulla tua futura carriera e sui tuoi progetti di vita. Certi treni non passano spesso e i biglietti scadono presto. Eppure si può accertare per tabulas che sia (a) sia (b) sono risposte ugualmente esatte. L’interrogazione retorica «chi potrebbe non» cela una prescrizione ex opposito: se i malvagi eristi sono dediti al falso, noi che siamo i veri educatori (compresi nel «chi» sono coloro che pensano giusto, che sono dalla nostra parte, con la nostra scuola) dovremo evidentemente fare il contrario: cercare la verità. Perciò è proprio questo che Isocrate sta dicendo: «il compito dell’educatore è la ricerca della verità». L’opzione (b) va benissimo. Viceversa c’è qualcosa di opaco, di disallineato, di dissimmetrico nell’opzione (a), perché «mentire fin dall’inizio» non vuol dire «fare false promesse». E qui sorge l’orrendo sospetto che in origine il quesito riguardasse le premesse degli eristi. Nel paragrafo precedente a quello assegnato, Isocrate parlava di «promesse», hyposcheseis, proprio nell’accezione di promesse educative. Nel paragrafo in parola, invece, parla di epanghelmata. L’epanghelma è lo «specchietto», il progetto, la base su cui si svilupperà il discorso, la premessa insomma. Il quizzarolo ministeriale è stato forse traviato da questi distinguo, oppure, più banalmente, ha trascritto male, ha preso una parola per un’altra. E in effetti, perché mai gli eristi dovrebbero «promettere»? Sono i sofisti che «promettono». Chi è un minimo del mestiere conosce bene la tematicità, l’indipendenza, la centralità storiografica della «promessa sofistica» all’interno del pensiero isocrateo nonché socratico-platonico. La differenza fra erista e sofista non è una differenza professionale, ma di punto di osservazione: il primo è colui che vuole vincere le dispute, avere ragione ad ogni costo con argomentazioni capziose basate su premesse deboli o fasulle, mentre il secondo è colui che insegna a pagamento promettendo un sapere che non è alla sua portata. Solo mettendo «premesse» al posto di «promesse» – allora e solo allora – la risposta (a) acquisterebbe un vantaggio determinante sulla (b). Ma «promesse» fuorvia, e spinge il candidato a barrare (b). Il ministero ci ha abituati alle bêtises. Sono il suo stigma, il suo segno araldico. Mai visto in quarant’anni un esame di stato in cui la prova di greco o di latino non avesse una magagna, una macchia d’unto, un sentore di scelta dopolavoristica («a Fra’, ma la cognata di Peppino non insegnava al classico? Sentiamo che ci consiglia lei»). Ora certo sarà diverso: dal cacio e pepe della trattoria all’angolo saremo passati ad agenzie specializzate o a chissà cos’altro, ma la confusione, la superficialità, la bestiale trascuratezza dei redattori sono quelle di sempre. Il minimo che il ministero possa fare (a parte scusarsi) è dare per buone sia la risposta (a) sia la risposta (b), a meno che non voglia selezionare i futuri professori di latino e greco con la monetina di Anton Chigurh.
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TITOLO: Australia, bimba di 8 anni uccisa da una setta: 14 arresti. «Le hanno impedito di prendere l’insulina»
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OCCHIELLO: Tra loro ci sono anche i genitori della piccola, Elizabeth Struhs. Il fatto ha sconvolto Brisbane, capitale del Queensland. «Una settimana di agonia, ma dicevano solo preghiere»
TESTO: Sembra di essere dentro alle pagine di uno di quei casi descritti alla perfezione dallo scrittore Joel Dicker, l’autore de La verità sul caso Harry Quebert. Ma qui, alle porte di Brisbane, la metropoli australiana parecchio all’avanguardia dello Stato del Queensland, la verità si è presentata subito nuda e cruda agli occhi degli investigatori. Un passo indietro, al 7 gennaio scorso, quando Elizabeth Struhs, una bambina di soli 8 anni, affetta da diabete di tipo 1, viene trovata morta. Le era stata rifiutata l’insulina per una settimana. Sette giorni nei quali la piccola è stata lasciata in balia di sé stessa, e negandole la cura che le avrebbe fatto superare quella forte crisi ipoglicemica. Per questo motivo, ben dodici persone, tra i 19 e i 64 anni d’età, appartenenti tutte a un gruppo religioso, sono state arrestate dalla polizia.
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TITOLO: Marmolada, il precedente dei 300 sepolti all’interno della Città di Ghiaccio
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OCCHIELLO: Nel 1916, durante la prima guerra mondiale, una massa nevosa stimata in più di duecentomila metri cubi si staccò da Punta Rocca e si abbatté sul Gran Poz: 300 soldati furono travolti. Cent’anni dopo i loro resti riemersero dai ghiacci
TESTO: Dure, ma sopportabili le condizioni di vita nella Città del Ghiaccio. Federspiel spiega: «Le temperature all’interno delle caverne erano comprese tra 0 e 5° C, assai più tollerabili rispetto al freddo pungente che in inverno arrivava a toccare anche i -30°C. Handl così iniziò a progettare una vera e propria fortezza di corridoi sviluppatasi fino a 12 km, ad una profondità di 60 metri, dove poter mangiare, dormire, depositare le munizioni e far riposare anche 200 i soldati. Sebbene fosse molto difficile vivere in quella Città sotterranea tra l’umidità e la paura di restare inghiottiti dai ghiacci, l’idea di Handl permise di salvare molte vite umane e restò una vera roccaforte fino a quando, con la sconfitta di Caporetto e il conseguente spostamento a sud del fronte, la Città fu abbandonata. Soltanto lo scioglimento del Ghiacciaio della Marmolada ha riportato in superficie i tanti reperti, utensili, oggetti di quel periodo che oggi sono conservati nel Museo della Marmolada, il più alto d’Europa, situato a quasi 3.000 metri di altitudine. Ma prima che tutto questo avvenisse scoppiò, nel 1916, il dramma»
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TITOLO: Natalia Bruno, la fisica italiana premiata a Parigi: «Il genere non dovrebbe entrare nelle valutazioni di carriera»
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OCCHIELLO: Nata a Battipaglia, 36 anni, dopo il premio L’Oreal-Unesco ha vinto il prestigioso riconoscimento International Rising Talent 2022. L’incoronazione a Parigi
TESTO: Dottoressa Bruno, per quale ricerca è stata premiata? «Io mi occupo di ottica quantistica, ovvero dello studio dell’interazione tra luce e materia. Il progetto premiato dall’Oréal-Unesco presentato allora all’Unesco riguarda le proprietà quantistiche della materia applicate allo sviluppo di nuove tecnologie, ad esempio nello scambio sicuro di informazioni, o per sviluppare nuovi sensori molto più precisi. In generale, mi occupo delle tecnologie quantistiche, il cui esempio più famoso è il computer quantistico, di cui si parla molto». Che impressioni ha ricevuto dagli scambi con le colleghe? «A Parigi ho conosciuto ricercatrici di tutto il mondo, come dicevo, arrivate anche da Paesi in situazioni più difficili rispetto all’Italia e all’Europa, ma i problemi alla fine sono gli stessi. Le donne che fanno carriera in ambito scientifico sono un’eccezione, e questa è una situazione che deve cambiare perché rappresenta un enorme spreco di talento». In Francia si parla molto del fatto che sin dal liceo le ragazze vengono di fatto, più o meno consciamente, incoraggiate a seguire studi umanistici, mentre i ragazzi tendono a essere indirizzati verso quelli scientifici. «È un problema culturale che si riscontra ovunque, anche in Italia e in generale in tutto il mondo occidentale. Ho lavorato anche in Spagna e in Svizzera, poi ho viaggiato molto per ragioni professionali, e posso dire che siamo un po’ nella stessa situazione». Lei come è sfuggita alla predestinazione? «Sono stata facilitata dal fatto che mia madre è laureata in fisica, quindi mi ha sempre incoraggiato a vedere le materie scientifiche come qualcosa di interessante e alla mia portata come qualsiasi altro argomento». Qual è stato il suo percorso di studi? «Ho fatto il Liceo Classico, i miei genitori mi hanno dato molti stimoli in tutte le direzioni, mi portavano per musei e città d’arte ma mia madre anche mi faceva giocare con esperimenti di fisica o di ottica. Mi sono iscritta alla facoltà di Fisica un po’ per istinto, senza sapere che cosa avrei fatto davvero. Mi sono appassionata e dopo la laurea ho deciso di fare la ricercatrice. Dopo la laurea in Fisica alla Sapienza di Roma mi sono trasferita a Ginevra per fare il dottorato e poi all’Icfo di Barcellona, l’Istituto di scienze fotoniche, molto prestigioso. Dopo nove anni sono tornata in Italia, oggi lavoro al CNR INO, l’Istituto nazionale di ottica di Firenze». Lei rappresenta un’eccezione anche in questo, una scienziata italiana che dopo la laurea va all’estero ma poi torna in Italia. «Sì, anche se a Firenze ho solo un contratto a tempo determinato. Sono riuscita ad andare oltre l’assegno di ricerca, perché comunque ormai avevo un po’ di esperienza alle spalle, e ho un contratto da ricercatrice, però appunto solo a tempo determinato. Il problema del precariato in Italia lo conosciamo, ho fatto tutti i concorsi possibili. Capisco i ricercatori che ci pensano due volte a tornare in Italia. Già durante il dottorato in Svizzera avevo uno stipendio e contributi, a differenza di quel che accade in Italia. Mi ritengo comunque fortunata, sono tornata anche perché il centro di Firenze è molto importante a livello scientifico». Le sue prossime ricerche quale direzione prenderanno? «Non lo so ancora, dipenderà anche dalle opportunità che arriveranno e penso che il premio L’Oréal-Unesco potrebbe rivelarsi molto utile. Mi piacerebbe comunque continuare a lavorare all’Istituto di ottica di Firenze, mi piace il lavoro di squadra che stiamo facendo. E anche se dovessi cambiare, continuerei a collaborare con i miei colleghi di adesso alla ricerca sull’ottica quantistica per la quale ho ricevuto il premio». Pensa di essere un modello per possibili future ricercatrici? «Il senso del premio L’Oréal-Unesco è proprio questo, far vedere che le scienziate donne sono per adesso meno degli uomini ma esistono. Il genere non dovrebbe entrare nelle valutazioni di carriera. Invece spesso gli uomini vanno avanti, e le donne si fermano. Eravamo in tante iscritte a Fisica, ma la forbice con gli uomini poi si è allargata andando avanti. Uno dei problemi, condiviso anche dalle mie colleghe quando ne abbiamo parlato a Parigi, è che ci mancano modelli di scienziate donne, siamo ancora poche e questa situazione rischia di riprodursi. Ecco perché è importante un premio come questo».
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TITOLO: Omicidio Willy, ergastolo per i fratelli Bianchi: dalle pose stile Suburra a quelle urla in aula contro giudici e testimoni
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OCCHIELLO: I due uccisero a Colleferro il 23enne Willy. Gabriele voleva per il figlio un nome dalla serie tv
TESTO: Per comprendere meglio la personalità dei Bianchi ci sono anche le intercettazioni relative al nome del figlio di Gabriele. Il problema si pone dopo l’arresto. Manca poco al parto e lui ha deciso di chiamare il bebè Aureliano. Ne parla con la fidanzata e la madre che gli dice: «A lei tutti i nomi gli stanno bene ma quello no». Ed è la stessa fidanzata a spiegare il motivo: «Il 30 ottobre riesce la serie nuova di Suburra, si chiama: “Il ritorno di Aureliano”, non si può proprio chiama’. Vi contestano a voi proprio ogni cosa. .. lo stile di vita. .. di qua e di là, io vado a chiamà un figlio Aureliano? Lo so che non c’è niente di male, io, ma tu non ti rendi conto del fuori, Teso’. Cioè quello va a scuola, massacrato, appena arriva, teso’». Rilancia: «Leonardo, vuol dire forte come un leone». Ma lui non è disposto a cedere: «Non chiamate figlimo come un salame. ..aho, mi inc. ..zo come una bestia, eh».
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TITOLO: Alpini, molestie al raduno di Rimini: il pm chiede l’archiviazione
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OCCHIELLO: L’annuncio del procuratore capo Elisabetta Melotti: una sola denuncia formale, impossibile identificare gli autori. Il presidente degli Alpini: «Si è sbagliato a generalizzare su un’intera associazione»
TESTO: Dopo la richiesta di archiviazione arrivano le prime prese di posizione. Una è quella di Elena Donazzan, assessore regionale del Veneto ed esponente di Fratelli d’Italia che dice di non avere mai avuto « alcun dubbio sul fatto che tutta questa polemica, montata ad arte da certa politica e da certa stampa, prima o poi si sarebbe sgonfiata». «Questa archiviazione — dice Donazzan che aveva anche dichiarato che “io sono contenta se uno mi fischia dietro” — scrive la parole fine su questa ignobile vicenda: è rimasto però il fango, che pesa sui cuori dei nostri alpini e delle loro famiglie. Io mi auguro e mi aspetto che tutte coloro che si sono lavate la bocca ed in maniera improvvida e colpevole hanno lanciato accuse o insinuato dubbi sugli alpini ora chiedano scusa».
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TITOLO: Ghiacciai, in Italia monitorati solo 2 su 903. «Problemi di costi, i crolli sono quotidiani»
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OCCHIELLO: Mario Giardino, segretario Generale del Comitato Glaciologico: gli unici sono il Planpincieux e Grandes Jorasses sul Monte Bianco, perché incombono su centri abitati. «Sono tutti in grave crisi, la fortuna è che gran parte degli smottamenti avvengono in zone remote»
TESTO: Il comune denominatore è il riscaldamento climatico. Tutti ghiacciai ne sono colpiti. Giardino fa il punto sui maggiori. «Il Miage ha origine e scende dal Monte Bianco. Si trova nella parte alta della val Veny. La prima volta che ci sono andato, 50 anni fa, sono sceso dalla morena, che sarebbe la dorsale che porta al ghiacciaio, senza problemi. Oggi se uno cerca di fare questo si ammazza. Ci sono 40 metri di spessore del ghiacciaio che sono stati persi, significa che la morena è instabile e sta collassando sul ghiacciaio». Diversa la situazione del ghiacciaio Forni, tra i più grandi d’Italia. Per effetto dell’aumento delle temperature si sta frammentando ed è probabile che una sua parte diventi indipendente. «Dalla fine dell’800 si è ridotto di due chilometri. L’assottigliamento delle sue lingue fa si che diventi meno resiliente e che il riscaldamento produca delle finestre rocciose, delle isole di roccia nel ghiaccio».
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TITOLO: Meteo, netto calo delle temperature nei prossimi giorni. Precipitazioni e vento forte con rischio mareggiate
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OCCHIELLO: Addio all’anticiclone africano Caronte e al caldo record delle ultime settimane. Il clima sarà più sopportabile, con massime che scenderanno di almeno 15 gradi
TESTO: L’anticiclone africano Caronte dovrebbe presto abbandonare l’Italia, sostituito dal meno rovente anticiclone delle Azzorre. Per i prossimi giorni è infatti atteso un deciso calo delle temperature. Arriveranno precipitazioni abbondanti e forti raffiche di vento, con il rischio di mareggiate lungo le coste più esposte. I temporali che hanno colpito nelle ultime ore il Nord Italia sono un primo segnale di questo cambio di passo, ma è a partire da giovedì 7 che la situazione inizierà davvero a mutare. Le condizioni di bel tempo registrate in mattinata infatti diventeranno più instabili con il passare delle ore. Nel pomeriggio al Nordest e al Centro-Sud, sui rilievi e sulle coste adriatiche, arriveranno temporali e grandinate, mentre tra venerdì 8 e sabato 9 le temperature potrebbero scendere fino a 15°C. Resterà il caldo estivo, con punte massime fino ai 30-32 gradi, dicono gli esperti de iLMeteo. it ma l’afa delle scorse settimane dovrebbe dare tregua alla Penisola, almeno per il momento .
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TITOLO: Coppi-Bartali, chi passò la borraccia? I misteri (che ancora dividono) sulla foto che compie 70 anni
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OCCHIELLO: Fu scattata il 6 luglio 1952 sul Col du Galibier al Tour de France dal fotoreporter Carlo Martini. La guerra tra tifosi, il dubbio se era una bottiglia, l’ammissione del fotografo. E due anni fa spuntò anche un corridore belga che era stato «tagliato»
TESTO: Eppure i tifosi dell’uno e dell’altro si sono accapigliati per anni difendendo il loro beniamino, rivendicando la generosità del proprio idolo. A favore di Bartali deporrebbe il fatto che ha i due portaborracce già occupati. I sostenitori di Coppi non si sono mai convinti, per loro la postura è evidente: è Fausto che si gira per aiutare il compagno-nemico. Forse nessuna delle due posizioni è corretta. Se è vero quello che più tardi fece capire lo stesso fotografo Martini, parlando di una foto in qualche modo «organizzata». «È un’immagine simbolo anche per questo — sottolinea Roberto Livraghi, storico del ciclismo e direttore del Museo Alessandria Città delle biciclette —. E che racconta l’amore spropositato dei tifosi per questi due grandi campioni. Ancora oggi ci chiediamo chi ha passato la borraccia a chi. A molte domande è stata data una risposta, altri punti rimarranno irrisolti per sempre, ma in fondo poco importa chi è stato. Diversi anni dopo lo stesso Martini fece capire che la foto era stata preparata, che i due si erano messi d’accordo. E poi risulta che non è stato l’unico passaggio di borraccia tra i due».
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TITOLO: Conte e il Pd: il «cordone sanitario» dem per trattenere l’alleato inquieto
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OCCHIELLO: Da Franceschini a Boccia, i colloqui con l’ex premier. Ma il suo staff spinge per la rottura
TESTO: In queste ore, dalle parti del Pd, si è cercato di offrire a Conte un altro ragionamento. Sei stato disarcionato dalla guida del governo, hai speso la tua robusta popolarità di allora a sostegno di Draghi. Non tutti lo avrebbero fatto. Un atto di generosità non ben ripagato, ti sei sentito emarginato, ti hanno estromesso dalla Rai, hai visto i cavalli di battaglia del tuo Movimento rimessi in discussione. Ok, hai le tue ragioni. Ma la soluzione non è l’appoggio esterno al governo, sarebbe una scelta disastrosa, anche per i tanti che hanno creduto che con te si possa costruire un percorso comune. Cambia piuttosto passo: rivolgiti al Paese. Sostieni il governo ma apri una battaglia politica, culturale, di idee e proposte rivolta alla società. Rivendica di essere uno statista che non lascia l’Italia a piedi mentre c’è una guerra e la crisi dell’energia spaventa le imprese e le famiglie. Ma dì che non basta, ritagliati spazi di autonomia, di indipendenza e di identità.
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TITOLO: I familiari delle vittime della Marmolada: «Resteranno tra i ghiacci come i soldati del ’15-’18»
DATA:
OCCHIELLO: Canazei, lo strazio dei parenti dei dispersi fuori dall’obitorio. Qui non è come una valanga. Qui sono sepolti sotto il ghiaccio e anche sotto le pietre»
TESTO: CANAZEI (Trento) — «Sapete qual è la paura peggiore, quella che mi sta scavando dentro? ». Non è immaginabile. «Che facciano la fine dei soldati»: ed è una paura che soltanto chi conosce la memoria di queste montagne può avere, chi ricorda che là sul ghiacciaio, a tremila metri, negli stessi luoghi da cui domenica si è staccato quel mastodontico seracco, durante la Grande guerra l’esercito austro-ungarico scavò una Eisstadt, una cittadella nel ghiaccio, un fortilizio che nel 1916 gli italiani provarono ad attaccare con azioni eroiche e disperate. I corpi di molti soldati che allora morirono sulla Marmolada, e che all’inizio — come accade oggi — vennero definiti «dispersi», sono stati restituiti dopo decenni dal ghiaccio e dagli sconfinati ghiaioni che scendono a valle: gli ultimi resti di un militare italiano sono riemersi nel 2009.
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TITOLO: Omicidio Ciatti, 15 anni al ceceno Bissoultanov. L’ira del padre di Niccolò: «Pena troppo lieve»
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OCCHIELLO: Il tribunale spagnolo ha comunicato oggi l’entità della pena comminata all’assassino del 22enne fiorentino, ucciso all’uscito di una discoteca a Lloret del Mar. L’accusa aveva chiesto 24 anni
TESTO: In precedenza il padre del ragazzo ucciso aveva dichiarato: «Non deve passare l’idea che mio figlio fosse un attaccabrighe. Parliamo di un ragazzino che era in vacanza e voleva solo divertirsi». La difesa di Rassoul Bissoultanov, ceceno con cittadinanza russa aveva chiesto di derubricare la morte a omicidio preterintenzionale e non a omicidio doloso, come sosteneva invece la Procura. La tesi della difesa era che il calcio in faccia che risultò fatale a Ciatti non gli fu dato dall’accusato con l’intenzione di ucciderlo. Una versione dei fatti che cozza con quella proposta dall’accusa, secondo i quali, invece, Bissoultanov uccise il 22enne fiorentino intenzionalmente. Il pm aveva chiesto una pena da 24 anni di carcere e nove di libertà vigilata.
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TITOLO: Perché i ghiacciai scompaiono? «Le vette sono malate di CO2»
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OCCHIELLO: Lo scienziato Mauro Varotto «sentinella» della Marmolada: «Nell’arco alpino in un secolo la temperatura è cresciuta di 2 gradi. I ghiacciai si riducono di 9 ettari all’anno»
TESTO: Varotto ricorda che «è normale, in questa stagione, che un ghiacciaio fonda e che si creino dei torrenti sub-glaciali o epi-glaciali». Ma «è insolita l’intensità del fenomeno per cui invece che un torrente sembra un fiume in piena». Cosa può essere successo alla Marmolada? «Penso a un mix di fattori: la forte pendenza, la marcata “seraccatura” con il ghiacciaio profondamente fessurato e l’effetto scivolo dell’acqua». In generale, avverte l’esperto, «è un periodo di forte instabilità dei ghiacciai in attesa della loro scomparsa: l’80% sparirà entro la fine del secolo e potrebbero farsi rivedere decenni dopo che abbiamo ridotto l’anidride carbonica, che continua a salire». Spariti i ghiacciai, non finiscono i problemi: «Bisogna fare i conti con le rocce che, senza più il permafrost, diventano instabili e cedono. È una cosa che sta già avvenendo in Italia».
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TITOLO: Marmolada, la sentinella che monitora il ghiaccio con i radar: «Se crolla di nuovo, 50 secondi per salvarsi»
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OCCHIELLO: Parla Nicola Casagli, docente di geologia applicata dell’Università di Firenze, che lavorò con la Protezione civile anche a Rigopiano
TESTO: DAL NOSTRO INVIATO CANAZEI — Il «gran misuratore» del ghiacciaio indossa occhialini sul naso e una polo blu spazzata dalle raffiche d’aria dell’elicottero, che pochi metri davanti a lui atterra e presto si rialza: intorno alle 15 di ieri, dallo spiazzo sopra il lago Fedaia, il velivolo fa sei viaggi nel giro di una mezz’ora. Porta in quota otto tecnici e tre radar. «Saremo in grado di rilevare movimenti minimi, al di sotto del millimetro», spiega con un leggero accento toscano il professor Nicola Casagli, docente di geologia applicata dell’Università di Firenze, arrivato con il suo gruppo di ricerca sulla Marmolada dopo aver già lavorato con la Protezione civile sulla valanga di Rigopiano e sul naufragio della Costa Concordia. A tre giorni dal distacco che ha travolto gli escursionisti, si gioca ora una contesa tra scienza e natura. Obiettivo: interpretare come si comporterà il gigantesco pezzo di ghiacciaio mutilato e rimasto ancora aggrappato lassù. «Installiamo tre radar. Il primo è un doppler, in grado di intercettare spostamenti rapidissimi e impulsivi, tipo quelli delle valanghe, e dare l’allarme». Sarà decisivo per gli uomini del soccorso alpino che, da domani, inizieranno a scandagliare il terreno alla ricerca dei resti non più con i droni, ma a terra. Casagli è l’esperto del «dopo»: l’uomo che impiega le sue conoscenze per evitare che, dopo un disastro, se ne generi un altro. La sfida tecnologica: leggere movimenti infinitesimali nel corpo di una massa mastodontica. Si parte da un dato, su cui il docente riflette alzando lo sguardo verso lo squarcio d’azzurro vivo sotto la vetta: «Cadrà anche ciò che resta del ghiacciaio». È una certezza? «Basta guardare a occhio nudo, s’è formata una parete verticale. Verrà giù. Bisogna vedere se accadrà tutto in uno schianto, o in parti più piccole». Quando potrebbe accadere? «Siamo qui per capire quando sarà il momento».
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TITOLO: Rocco Morabito estradato dal Brasile: il boss della ‘ndrangheta rientrato in Italia dopo 30 anni
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OCCHIELLO: Il 55enne atterrato nella notte a Ciampino. La sua cattura da parte dei carabinieri dopo decenni di latitanza. Dalla villa in Calabria agli affari a Milano, storia di uno dei massimi ricercati in Italia e fra i principali broker internazionali della cocaina
TESTO: Già massimo ricercato d’Italia, secondo soltanto a Matteo Messina Denaro, il 55enne Rocco Morabito, appena sbarcato nella notte all’aeroporto di Ciampino dopo il sì brasiliano all’estradizione, è stato (e forse rimarrà) avanguardia pura della ‘ndrangheta. Nella definizione, coniata da un alto ufficiale dei carabinieri che gli diede la caccia infine scoprendo i tre ipertecnologici bunker nella villa di Africo, uno dei piccoli paesini calabresi culle delle cosche, si sintetizzano le coordinate criminali di Morabito. Il quale, sparito da trent’anni, non voleva la galera italiana come non la gradisce la medesima ‘ndrangheta. L’evasione Lui, fra i primissimi a insistere sull’apertura internazionale delle cosche e divenuto il re dei broker della cocaina, avrebbe preferito una prigione come quella di Montevideo, dove infatti, nel giugno 2019, approfittando di favori interni nonché di una struttura debole nei sistemi di sicurezza, evase in agio. Senza contare che nei penitenziari sudamericani sono frequenti le ribellioni che innescano fughe di massa e, in generale, la fragilità di certe nazioni, a rischio di derive autoritarie o colpi di Stato, rimescola ogni aspetto della società civile, insomma comprese anche le prigioni e chi le comanda, aprendo improvvisi scenari inaspettati purché uno sia pronto con la testa, le gambe e il portafoglio. Quanto alle cosche, Rocco Morabito, del quale si elogiano le capacità di scacchista d’anticipare le mosse con sorprendente astuzia, e del quale inoltre si ripete la certezza d’essere un unto del Signore, un intoccabile, uno che anche qualora cadesse mai affonderebbe, è personaggio scomodo. Qui, in Italia. Conserva ramificati segreti su infinite trame, e fa niente se queste si siano ambientate per lo più tra Argentina, lo stesso Uruguay che lo vide recluso, e da ultimo il Brasile teatro dell’arresto definitivo, che reca il marchio del Ros dei carabinieri. La «partita» Era il maggio dello scorso anno. Forte di pesanti conoscenze nell’intero continente, Morabito era convinto forse non tanto di allontanarsi di nuovo dalle celle, quanto piuttosto di imbrogliare le carte ed evitare il rimpatrio. E difatti, nella complicata partita che regola le estradizioni, dove basta la riga scritta male di un fax o un cavillo burocratico a invalidare il provvedimento, l’iniziale partenza del boss era stata rimandata. In agenda, gli investigatori italiani sarebbero dovuti andare in Brasile sette giorni fa; l’hanno fatto soltanto domenica, ma è un ritardo ben accetto in quanto la magistratura e la diplomazia sono venute a capo del caso. Il fuoristrada Seppur in ritardo rispetto a quanto previsto, l’atterraggio del Falcon con a bordo Morabito è stato modulato per le 2.45; ora lo aspettano il canonico iter e soprattutto il carcere duro. Soprannominato nel poco sofisticato alfabeto della ‘ndrangheta ‘u tamunga in quanto proprietario di una Munga, un fuoristrada di fabbricazione tedesca, fin da giovane Morabito ha cercato, anche esteticamente, di distanziarsi dai classici schemi degli uomini di ‘ndrangheta, uno smarcamento avvenuto grazie anche alle frequenti permanenze a Milano. Del resto il feudo calabrese gli stava stretto, lui guardava al mondo, e non è un caso che, in quegli anni di Africo e di perquisizioni dei carabinieri, vivesse nella villa con una donna portoghese, di grande eleganza, affabile e sofisticata, la quale accoglieva gli investigatori in vestaglia manifestando una naturale calma al contrario di famigliari di ricercati che strepitano, ostacolano le operazioni, minacciano azioni legali. Dopodiché c’era, in quei bunker iper-tecnologici, non unicamente l’aspirazione di un potente boss a servirsi del meglio sul mercato per la propria «protezione», ma anche l’esempio pratico della necessità di svecchiarsi, di guardare al futuro, di uscire da una logica provinciale che contemplava schemi prefissati in quanto eredità di padri, nonni, zii, suoceri. I successori Se è giusto, con questa estradizione, parlare di «fine» per Rocco Morabito, s’aprono innegabilmente infiniti interessi sul tesoro assemblato nella longeva latitanza, sulle persone in debito col boss, su quelle che conservano informazioni sugli affari e le valigie piene di banconote, su eventuali politici a libro paga, e anche sul futuro dell’assenza di Morabito. Nonostante gli anni recenti siano stati caratterizzati dalla scomparsa dell’anonimato con gli arresti e le detenzioni, comunque il boss era là, in Sudamerica. Aveva un posto, aveva un ruolo. Ma dai concorrenti e dai rampanti era anche considerato – la storia del crimine gira come tutte le altre storie – uno dell’antichità, uno che aveva vissuto la sua epoca. E siccome è la droga che detta il ritmo, ovvero il denaro, sarà già bagarre per riempire il vuoto lasciato da u’ tamunga. Che dunque, la Cupola albanese in stretti rapporti con i narcos sudamericani, dopo aver scalato posizioni passando da ruoli da galoppini a quello di prima inter pares, festeggerà il ritorno in Italia di Morabito, potrebbe non essere soltanto una leggenda o uno di quei racconti gonfiati dal patriottismo e della megalomania balcanica.
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TITOLO: Sardegna vuole lo stop a torri eoliche in mare
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OCCHIELLO: Ordine del giorno votato dal consiglio regionale chiede al governo una moratoria alle concessioni demaniali off shore. «Troppe le richieste e pochi i benefici per la collettività».
TESTO: la Regione si affianca alle amministrazioni locali che nelle scorse settimane si sono opposte ai sempre più numerosi progetti di parchi eolici marini. «Quasi quotidianamente», si legge nel documento del Consiglio regionale, «vengono presentate richieste di concessione demaniale. In nessuno dei progetti emerge una qualche utilità per la collettività: a fronte di interventi fortemente impattanti sull’ambiente e il paesaggio, non è contemplato alcun vantaggio economico relativo, ad esempio, al costo dell’energia». «La Sardegna è favorevole alle energie rinnovabili - specifica il presidente del Consiglio regionale, Michele Pais - ma è necessaria una piena condivisione per stabilire modalità, impatto ambientale e ricadute per l’Isola perché non sono più tollerabili scelte imposte dall’alto».
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TITOLO: Paolo Kessisoglu: «Mia moglie Sabrina Donadel rifiutò il primo invito a cena. Con Luca Bizzarri non facciamo le vacanze insieme, ma c’è alchimia»
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OCCHIELLO: Il conduttore: «Sono diventato vegetariano per amore di Sabrina». Con Luca Bizzarri «all’inizio non ci prendemmo, però poi arrivò un’alchimia che dura ancora adesso»
TESTO: Racconti, racconti. «Intanto ci ricevette nella sua casa romana piena di gigantografie. Di lui con la famiglia, certo, ma anche di lui al lavoro. E ho detto tutto. Bene, quando finimmo l’intervista ce ne andammo ma lui ci rincorse per le scale: “Aspettate, non vi ho dato il mio ultimo film”. Ora, lei può immaginare com’era la copertina dell’ultimo dvd del film di Siffredi. Provammo a dire: “Ma no, grazie, lo compreremo, vogliamo sostenere il cinema italiano”. Niente. Io misi il dvd in valigia e pensavo fosse finita lì. In aeroporto, però, la polizia chiese di ispezionare il mio bagaglio. Quando cominciai a farfugliare cose tipo “è per lavoro, è per una intervista”, i poliziotti scossero la testa con indulgenza: “Dicono tutti così”». E poi avete fatto Sanremo con Gianni Morandi. «Ma lei l’ha visto mai Morandi che fa l’imitazione di Mogol? »
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TITOLO: Papa Francesco: «Nominerò due donne al Dicastero dei vescovi»
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OCCHIELLO: E’ la prima volta, nel dicastero che valuta le candidature dei pastori nel mondo. Bergoglio ha accelerato le nomine di donne ai vertici: «In futuro potrebbero guidare dicasteri come i Laici, l’Educazione, la Cultura o anche la Biblioteca apostolica»
TESTO: CITTÀ DEL VATICANO — Due donne nel Dicastero vaticano dei vescovi, per la prima volta. Papa Francesco ne ha parlato all’agenzia Reuters: «Io sono aperto a che si dia l’occasione. Adesso, nella Congregazione dei vescovi, nella commissione per eleggere i vescovi, andranno due donne per la prima volta. Un po’ si apre in questo modo», ha detto. In realtà non esiste una «commissione» per nominare i vescovi. Ma certo il «ministero» vaticano prepara le istruttorie da sottoporre al Papa, cui spettano le nomine, come si legge nell’articolo 105 della Praedicate Evangelium, la Costituzione approvata quest’anno che ha riformato la Curia romana: «Il Dicastero provvede a tutto ciò che attiene alla nomina dei Vescovi, diocesani e titolari, degli Amministratori apostolici e, in generale, alla provvista delle Chiese particolari. Lo fa tenendo in considerazione le proposte delle Chiese particolari, delle Conferenze episcopali e delle Rappresentanze Pontificie e dopo avere consultato i membri della Presidenza della rispettiva Conferenza episcopale e il Metropolita. In questo processo coinvolge in forme appropriate anche membri del popolo di Dio delle Diocesi interessate». La questione femminile, l’esclusione millenaria delle donne dalle responsabilità ecclesiali di vertice, si fa più che mai urgente. Ma, seppure coi tempi della Chiesa, le cose si stanno muovendo, e con il pontificato di Francesco hanno avuto un’accelerazione. Lo stesso Papa ricorda come da ultimo, a novembre, abbia nominato per la prima volta una donna, suor Raffaella Petrini, come segretario generale e quindi numero due del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano.
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TITOLO: Ciro Grillo, in aula a Tempio Pausania gli amici accusati di stupro
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OCCHIELLO: Vittorio Lauria e Edoardo Capitta hanno partecipato all’udienza durante la quale sono stati sentiti vari testimoni. Attese le testimonianze dell’istruttore di Kitesurf della studentessa e di una carabiniera
TESTO: «Erano tutti a chiacchierare, a bere. Non abbiamo sentito nulla di anomalo», dicono, nell’attesa di confermarlo in aula, le proprietarie di due ville vicine a quella di Grillo. «Ho sentito i ragazzi che cantavano. Niente di strano», hanno confermato altri due testimoni che fanno parte del personale di una terza villa vicina. Versione che, secondo la difesa, l’avvocato Giulia Bongiorno e l’avvocato Dario Romano, «non sposta nulla. Questo non è un processo per uno stupro avvenuto per strada. La ragazza nè nella denuncia, nè dopo, ha mai detto di aver gridato. Ha detto di non ricordare nulla e infatti era stordita e ubriaca per la grande quantità di alcol bevuta in discoteca e dalla vodka lemon che era stata costretta o comunque indotta a ingurgitare dai ragazzi».
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TITOLO: Meteo, le previsioni di giovedì 7 luglio: l’anticiclone delle Azzorre porta piogge e temporali
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OCCHIELLO: Nelle prossime ore rovesci attesi nelle zone in prossimità dei rilievi. Sotto osservazione 6 regioni: basso Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Umbria e Abruzzo
TESTO: Nelle ultime 24 ore sono stati registrati diversi temporali al Nord e per le prossime aumenterà il rischio piogge su almeno 6 regioni d’Italia. A partire dal pomeriggio di mercoledì 6, l’arco alpino e alcuni tratti della dorsale appenninica saranno interessati da una maggiore instabilità. Nelle zone in prossimità dei rilievi torneranno i rovesci: in particolare, risultano sotto osservazione il basso Piemonte, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia, la Toscana, l’Umbria e l’Abruzzo. In serata però la situazione metereologica dovrebbe nuovamente migliorare. Tra giovedì 7 e sabato 9 venti freschi discenderanno da Nord a Sud e si registreranno importanti differenze termiche rispetto ai giorni precedenti. In regioni come il Molise e la Puglia, per esempio, le temperature potrebbero scendere di 15/18°C. Sulle centrali adriatiche invece le temperature massime scenderanno fino ai 26/28°C, mentre sulla Val Padana e su molti settori dell’area tirrenica dovrebbero rimanere intorno ai 30 gradi.
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TITOLO: Rocco Morabito estradato dal Brasile: il boss della ‘ndrangheta rientrato in Italia dopo 30 anni
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OCCHIELLO: Il 55enne atterrato nella notte a Ciampino. La sua cattura da parte dei carabinieri dopo decenni di latitanza. Dalla villa in Calabria agli affari a Milano, storia di uno dei massimi ricercati in Italia e fra i principali broker internazionali della cocaina
TESTO: Già massimo ricercato d’Italia, secondo soltanto a Matteo Messina Denaro, il 55enne Rocco Morabito, appena sbarcato nella notte all’aeroporto di Ciampino dopo il sì brasiliano all’estradizione, è stato (e forse rimarrà) avanguardia pura della ‘ndrangheta. Nella definizione, coniata da un alto ufficiale dei carabinieri che gli diede la caccia infine scoprendo i tre ipertecnologici bunker nella villa di Africo, uno dei piccoli paesini calabresi culle delle cosche, si sintetizzano le coordinate criminali di Morabito. Il quale, sparito da trent’anni, non voleva la galera italiana come non la gradisce la medesima ‘ndrangheta. L’evasione Lui, fra i primissimi a insistere sull’apertura internazionale delle cosche e divenuto il re dei broker della cocaina, avrebbe preferito una prigione come quella di Montevideo, dove infatti, nel giugno 2019, approfittando di favori interni nonché di una struttura debole nei sistemi di sicurezza, evase in agio. Senza contare che nei penitenziari sudamericani sono frequenti le ribellioni che innescano fughe di massa e, in generale, la fragilità di certe nazioni, a rischio di derive autoritarie o colpi di Stato, rimescola ogni aspetto della società civile, insomma comprese anche le prigioni e chi le comanda, aprendo improvvisi scenari inaspettati purché uno sia pronto con la testa, le gambe e il portafoglio. Quanto alle cosche, Rocco Morabito, del quale si elogiano le capacità di scacchista d’anticipare le mosse con sorprendente astuzia, e del quale inoltre si ripete la certezza d’essere un unto del Signore, un intoccabile, uno che anche qualora cadesse mai affonderebbe, è personaggio scomodo. Qui, in Italia. Conserva ramificati segreti su infinite trame, e fa niente se queste si siano ambientate per lo più tra Argentina, lo stesso Uruguay che lo vide recluso, e da ultimo il Brasile teatro dell’arresto definitivo, che reca il marchio del Ros dei carabinieri.
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TITOLO: Nuova sottovariante Covid, Bassetti: «Presto per dire che è pericolosa, servono più dati»
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OCCHIELLO: L’infettivologo chiarisce: «Pochi casi, viene dall’India. Potrebbero esserci più reinfezioni. Un individuo ne può contagiare altri 20, come il morbillo». Ora situazione sotto controllo
TESTO: Quando è arrivata la variante Omicron? «Omicron compare l’8 novembre 2021, primo caso confermato in Sud Africa dove si diffonde velocemente, il 26 dello stesso mese l’ECDC classifica Omicron tra le varianti di preoccupazione. In Italia viene sequenziata il 29 novembre ed è ormai presente in tutta Europa. Presto cominciano a comparire le sotto varianti, caratterizzate da mutazioni diverse. La BA4 (gennaio 2022) e BA5 (febbraio 2022) diventano le più temute in virtù della maggiore diffusività e capacità di eludere le difese degli anticorpi».
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TITOLO: Coppi e Bartali, lo storico «passaggio» della borraccia compie 70 anni
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OCCHIELLO: La foto fu scattata il 6 luglio 1952 sul Col du Galibier al Tour de France dal fotoreporter Carlo Martini. Gli eredi: «Non importa chi la passò, gesto nobile»
TESTO: La foto dello sport italiano più conosciuta, analizzata, commentata, che più ha diviso i tifosi, è stata scattata esattamente settant’anni fa: 6 luglio 1952, ascesa verso il Col du Galibier, Tour de France. I due nostri campioni, Fausto Coppi e Gino Bartali, gli eterni rivali, gli acerrimi avversari, sembrano soli sulle brulle alpi transalpine. Il fotoreporter fissa l’attimo in cui si passano una borraccia (o più probabilmente una bottiglia d’acqua), un momento di collaborazione, un gesto di aiuto. Non è solo una foto, è un romanzo. C’è lo sport e la fatica, la sfida e la solidarietà, la battaglia e la tregua, c’è l’Italia che rialza la testa dopo la guerra e che conquista le strade di Francia. C’è tutto questo e c’è anche un mistero, una domanda: chi sta passando la borraccia? Chi è il campione generoso?
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TITOLO: Marmolada, le vittime: ritrovati i resti di altri due escursionisti
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OCCHIELLO: Ultima ora: rintracciati altri corpi. La prima ipotesi è che si tratti dei cadaveri di alcuni alpinisti che appartenevano alla stessa cordata e sono stati travolti dal seracco staccatosi domenica scorsa
TESTO: Intanto le ricerche dei dispersi che mancano all’appello non si fermano. Ieri il ritrovamento è stato possibile grazie alle alte temperature in quota, che hanno permesso un abbassamento del manto di fango, ghiaccio e roccia causato dal crollo del seracco e si spera che queste condizioni continuino anche domani quando ci saranno al lavoro ancora i tecnici soccorritori di Soccorso alpino, Vigili del fuoco permanenti, Guardia di finanza, Arma dei Carabinieri e Polizia di Stato. In dettaglio, saranno impegnati anche cani appositamente addestrati al seguito di una squadra interforze altamente specializzata, formata da 14 operatori per un sopralluogo «vista e udito». Si proverà anche un intervento di terra sui detriti del seracco crollato. L’area maggiormente ispezionata sarà quella dei lati e della parte più bassa del deposito. In particolare, verrà effettuato un esame approfondito dello strato superficiale della colata di fango, ghiaccio e roccia, nel tentativo di individuare altri resti o apparecchiatura tecnica. Non si sa ancora se sarà possibile effettuare degli scavi o delle indagini approfondite. La valutazione verrà effettuata direttamente sul posto, in relazione alla pericolosità degli interventi. «Vi è un’attenzione massima alla sicurezza degli operatori a terra, con un elicottero che rimarrà in volo e potrà attaccare mediante corda fissa gli operatori mentre si muovono, per un evacuazione immediata», ha spiegato il presidente nazionale del Soccorso alpino, Maurizio Dellantonio.
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TITOLO: Famiglia siciliana intossicata in vacanza a Sharm el Sheik: muore il figlio di 6 anni, grave il padre
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OCCHIELLO: Dovevano trascorrere in ferie quindici giorni in Egitto ma la vacanza si è trasformata in un incubo per una famiglia palermitana. Inutili i soccorsi. Aperta un’inchiesta
TESTO: La magistratura egiziana ha aperto un’inchiesta sul decesso del piccolo Andrea e ha disposto l’autopsia sul corpo del bambino. «Ma ci hanno detto che per avere gli esiti serviranno mesi. Ci sembra di vivere in un incubo», dice Manosperti. «Mia sorella — conclude — è disperata. Siamo riusciti, grazie al ministero degli Esteri, a farla rimanere in ospedale accanto al marito perché avevamo paura a lasciarla sola». Sulla vicenda è intervenuto anche Adriano Varrica, deputato palermitano del M5s. «Ho allertato in queste ore il ministero degli Esteri per sollecitare un intervento immediato a supporto di questa famiglia colpita da una tragedia, sulla quale bisognerà fare tutti gli approfondimenti del caso — dice —. Lo Stato deve garantire ogni forma di assistenza per il rientro in Italia, questa oggi è la priorità».
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TITOLO: Il video dei rapper Depra ft. Senx nel cimitero di Guerra sul Carso: parolacce e insulti tra le lapidi. È bufera
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OCCHIELLO: La location scelta dal duo si trova ad Aurisina, in provincia di Trieste. I carabinieri starebbero indagando per trovare i due giovani. Il sindaco Igor Gabrovec: «Video indegno e oltraggio alla memoria»
TESTO: Sui social Gabrovec ha scritto: «Da sindaco provvederò a segnalare il fatto all’autorità giudiziaria, ho già preso contatti con la caserma dei carabinieri riservandomi di intraprendere anche ulteriori iniziative volte a tutelare l’immagine e il decoro dei luoghi ricompresi nel territorio comunale. Il video è indegno ed è inaccettabile venga oltraggiato un cimitero e luogo della memoria». Secondo quanto riportato da TeleQuattro, i carabinieri starebbero indagando per individuare gli autori del videoclip, pubblicato su Youtube il 10 giugno scorso. Nel 2020 si verificò un caso simile, quello del rapper udinese Justin Owusu, all’anagrafe Emmanuel Frimpong Owusu. Il ragazzo, all’epoca 26enne, e l’amico coetaneo e videomaker Mattia Antonio Piras, vennero condannati a 8 mesi per vilipendio delle tombe dei caduti della Prima guerra mondiale per aver girato un videoclip al sacrario di Redipuglia.
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TITOLO: Marmolada, trovati altri due corpi. Il procuratore: crollo imprevedibile
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OCCHIELLO: Le vittime salgono a 9, i Ris al lavoro per identificare i resti con l’esame del Dna. Oggi i soccorritori tornano sul terreno per cercare i tre dispersi: il piano di fuga con l’elicottero in caso di nuovi cedimenti
TESTO: dai nostri inviati CANAZEI (TRENTO) — Martedì, all’ora del tramonto, i genitori di Emanuela Piran, dispersa sotto la Marmolada, sono risaliti in auto per tornare a casa, a Bassano del Grappa, e salutando chi li ospitava hanno detto: «Andiamo via. .. forse non c’è più speranza che la trovino». Ieri però, cielo sereno fin dal mattino, il sole continua a battere contro la valanga indurita come il cemento: lo stesso caldo anomalo che è stato la causa del distacco, ora aiuta le ricerche e inizia a sciogliere il ghiaccio in superficie liberandolo dallo strato di terra che lo aveva trasformato in una massa impenetrabile all’occhio dei droni. E così negli stessi punti dove fino al giorno prima non si vedeva nulla, ora affiorano i corpi di altri due dei cinque dispersi. «Lassù lo scenario cambia di continuo — spiega Maurizio Dellantonio, capo del Soccorso Alpino —, oggi i droni hanno individuato ciò che per giorni non era visibile».
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TITOLO: Alpinista precipita e muore sull’Ortles, è la seconda vittima in pochi giorni
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OCCHIELLO: L’incidente si è verificato all’alba, intorno alle 5.30, nei pressi del rifugio Payer, che viene utilizzato da molti alpinisti come punto di partenza per la scalata finale della vetta di 3.905 metri
TESTO: Gia pochi giorni fa, il 18 giugno, l’Ortles aveva mietuto un’altra vittima. La vittima in quel caso è stato Sebastiano Battisti, 23 anni di Besenello appassionato di alpinismo e scalate. Era impegnato con un amico su una delle vie alla cima dell’Ortles più impegnative, il canale Minnigerode, a oltre 3.700 metri di quota. Sebastiano è precipitato per centinaia di metri sotto il compagno di scalata, un giovane di Lavarone che impotente, non ha potuto fare altro che chiamare i soccorsi. A tradirlo la neve, resa friabile e insidiosa dalle alte temperature. Una via impegnativa, nonostante il 23enne fosse molto preparato, abituato a salire in montagna fin da piccolo sulle orme di suo padre. E proprio in montagna, in falesia, morì il papà del ragazzo una quindicina di anni fa.
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TITOLO: Rintracciati cinque dispersi sulla Marmolada
DATA:
OCCHIELLO: Sette le vittime. Mancano notizie di cinque italiani. Prevista la comparazione del Dna. La rabbia dei familiari: «Perché nessuno ha avvisato sabato scorso che c’era l’acqua che scorreva sotto il ghiacciaio? Perché non hanno fermato le persone?» I pm: nessuna negligenza
TESTO: Fra i testimoni Carlo Budel, il «guardiano» della Marmolada che dopo la sciagura ha scritto dei post nei quali ha raccontato l’anomalo rumore della montagna con i suoi torrenti che da qualche tempo scorrono sotto la calotta in modo perpetuo. Che poi è la dinamica del crollo di domenica scorsa: le alte temperature, il ghiaccio che si scioglie alla base ed erode le fondamenta del seracco fino a farlo cadere. «Più avanti faremo anche degli accertamenti geologici, al momento comunque non ci sono evidenze per poter parlare di prevedibilità del disastro e di una negligenza o imperizia — ha aggiunto il procuratore —. L’imprevedibilità in questo momento la fa da protagonista, per avere una responsabilità bisogna poter prevedere un evento, la colpa è un elemento molto difficile da provare, molto più del dolo».
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TITOLO: La bambina di 4 mesi sopravvissuta al naufragio e J., l'eroe nascosto: «Ho salvato lei, ma ho perso 6 amici»
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OCCHIELLO: J. ha 17 anni, viene dal Togo, e il 27 giugno era sulla barca che ha fatto naufragio nella zona di ricerca e soccorso libica. Era uno dei pochi che sapeva nuotare, e ha messo in salvo sei persone, tra cui la bimba di 4 mesi fotografata sulle spalle di un altro migrante. Ora è in un centro per minori a Taranto, e il suo destino è ancora incerto
TESTO: Se lo getta sulla spalla, come se fosse la sua roccia in mezzo al mare. Il gommone si avvicina ondeggiando, mentre i soccorritori tendono le braccia. È pericoloso, potrebbero tirare giù tutti e tre. Una soccorritrice, Fulvia Conte di Msf, si sporge sul bordo di gomma arancione, mentre altri due operatori la tengono per la tuta. Riesce a prendere la bimba e la passa a un medico. Non respira e allora lui cerca di rianimarla: un massaggio al cuore, qualche colpo sulla schiena. La bambina improvvisamente scoppia a piangere: è viva. Tutto si conclude in una manciata di secondi, senza neanche il tempo di pensare. Sembra un miracolo. Ma se quella bambina ora è al sicuro con la madre in un ospedale di Malta non è soltanto perché il ragazzo con la maglietta rossa l’ha tenuta come se ne andasse della sua vita e i medici di Msf le hanno prestato le prime cure. È perché prima un ragazzo di 17 anni l’ha tratta in salvo dalle onde, affidandola al giovane dalla maglietta rossa. È un eroe sconosciuto arrivato dal Togo in quel pezzo di Mediterraneo, nel tentativo di trovare una vita migliore in Europa. Ha salvato altre sei persone e poi è scomparso nell’anonimato di un centro di accoglienza di Taranto. Ora è lui che deve essere salvato, arrivare alla vita migliore che cercava. «Viaggiavo sul gommone con 6 amici, sono tutti morti » ha raccontato a Medici senza frontiere il ragazzo, di cui conosciamo solo il nome proprio, J. «Le onde erano alte, il vento fortissimo ed era notte fonda. L’acqua entrava ovunque nel gommone. Abbiamo provato a svuotarlo. La gente era molto spaventata, è iniziato il panico. Tutti si sono alzati in piedi». Molte persone sono cadute in mare. «Ho cominciato a vedere la gente in acqua» ha raccontato il ragazzo. È stato lui, uno dei pochi che sapevano nuotare, a raggiungere a bracciate una dopo l’altra sei persone, portandole fino ai pezzi del gommone che galleggiavano in mezzo alle onde, dove sono rimaste aggrappate per ore. Tra loro c’era la madre della bambina, che il ragazzo ha salvato per prima. Solo dopo si è reso conto del fagottino giallo tra le onde. Allora ha agguantato anche la bimba e l’ha messa tra le braccia del ragazzo con la maglietta rossa. «Anche se non sono riuscito a salvare nessuno dei miei 6 amici ho salvato molti bambini. Ho salvato la piccola bambina che è stata evacuata con l’elicottero con la madre. Ho preso anche un altro bambino, ma purtroppo era già morto. Poi siete venuti voi di Msf a salvarci» ha raccontato J. ai soccorritori.
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TITOLO: Massimiliano Rosolino e la foto (sorridente) sotto la Marmolda: «Chiedo scusa, ma era di 7 giorni prima»
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OCCHIELLO: L’ex campione di nuoto dopo gli insulti per aver postato, dalla Val di Fassa, un «clic» su Instagram: «Era precedente alla tragedia sulla Marmolada». Però «non mi risulta che là si sia smesso di vivere e di condurre la consueta normalità serale e notturna»
TESTO: «La foto risale a una settimana fa, dunque ben prima della tragedia della Marmolada. L’ho messa perché sul profilo Instagram mi piace condividere il “vissuto” personale e i luoghi belli. Lungi da me l’idea di offendere o di ferire qualcuno: non mi sento un criminale. Ma di sicuro nel futuro starò più attento». Massimiliano Rosolino, già stella del nuoto azzurro, l’indimenticabile olimpionico di Sydney 2000, reagisce alla bufera che si è scatenata sui social dopo quella che il popolo della rete ha giudicato come una gaffe vergognosa e inaccettabile. In un post ha messo uno scatto da Canazei, dove appare con aria sorridente e felice. C’è pure un commento: «Chi non ride non vince». Seguono gli hashtag #smile e #winner. Ma Canazei è a una manciata di chilometri dal luogo del disastro della Marmolada (che si vede sullo sfondo nell’immagine), dove ancora sono in corso le ricerche dei dispersi travolti dalla valanga di ghiaccio.
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TITOLO: Marmolada, il carabiniere soccorritore: «Caschi, scarponi, brandelli di corpi: mi calo dall’elicottero e trovo di tutto»
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OCCHIELLO: Luca Storoni, 47 anni, appuntato scelto: «Nella disgrazia ho perso un amico, cerco qualcosa di lui». «È come se fosse passata una macchina che rotola, e ciò che trova nel suo percorso lo macina». «Domenica ero in cordata, ho sentito come un boato...»
TESTO: DAI NOSTRI INVIATICANAZEI — «In Marmolada partecipo alle ricerche dei dispersi, ma c’ero privatamente anche domenica, quando è successa la tragedia». Luca Storoni, 47 anni, appuntato scelto con qualifica speciale del gruppo Soccorso Alpino dei Carabinieri, è uno degli operatori che in questi giorni si calano sul ghiacciaio alla ricerca dei dispersi. «Domenica ero in cordata con 5 persone, tutti veneti, a un certo punto ho sentito un rumore tipo quello di elicottero provenire dalla montagna; poi è diventato un frastuono. Ho visto come un’esplosione, una massa nera di acqua, ghiaccio e terra. Davanti a me c’era una cordata di alpinisti che è stata travolta in pieno, c’era anche un mio amico, guida alpina. Sono tornato a cercarli con l’elicottero».
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TITOLO: Le vittime della Marmolada e le storie di chi per miracolo si è salvato dal crollo del ghiacciaio
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OCCHIELLO: Davide Carnielli è stato riconosciuto grazie a un piercing all’orecchio, Riccardo Franchin è vivo perché non era in cordata e ha potuto correre via, Alessandra De Camilli si è salvata anche se con varie fratture, mentre il suo compagno Tommaso non ce l’ha fatta
TESTO: Per tutta la notte Giovanna e Mauro sono stati combattuti tra angoscia e speranza. Fino a ieri mattina quando sono entrati in terapia intensiva e hanno avuto la conferma che quel ferito senza identità è il figlio ritrovato. «So che è stata infranta ogni regola — dice ancora Zaia—, ma mi sono detto: se io fossi un genitore e cerco un figlio e dall’altra parte c’è un ferito non identificato, perché non provarci? Perché non farglielo vedere? Se avessimo continuato con i protocolli non ne saremmo venuti fuori. Quando ho ingrandito la foto e ho visto il buco nell’orecchio mi sono venuti i brividi». Per il governatore del Veneto «la storia di questo ragazzo è uno squarcio di speranza in una vicenda dolorosissima. È ancora in prognosi riservata, ma è uno sportivo e ha una tempra fortissima. Ce la deve fare assolutamente, per la sua famiglia e per tutti noi». È lo stesso auspicio di Mauro Stenico, sindaco di Fornace, in provincia di Trento, dove Davide è consigliere comunale per la stessa lista civica. «È una persona splendida e anche per noi è un amico ritrovato». Il padre pensionato, la madre casalinga, ha due sorelle, Alessia e Valeria, e gestisce un negozio di ferramenta nella vicina Pergine. «Capisco la gioia dei genitori — afferma Stenico—, se per giorni ti dicono che tuo figlio è disperso e poi lo ritrovi, seppure in ospedale, è chiaro che hai già qualcosa a cui aggrapparti»
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TITOLO: Isolamento e nostalgia, così Falcone ha guardato la morte in faccia. Il podcast «Mi fido di lei»
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OCCHIELLO: Nel quarto episodio della serie audio sul giudice ucciso trent’anni fa dalla mafia, la giornalista Marcelle Padovani ricorda il clima intorno al magistrato (tra minacce mafiose e veleni in procura) dopo la sentenza di primo grado del Maxi processo: «Una cappa di angoscia». Fino alla strage di Capaci
TESTO: «È il primo grande processo contro la mafia! » sottolinea Marcelle Padovani. Ritroviamo la giornalista francese, amica e confidente del magistrato, al lavoro tra Palermo e una terrificante Corleone, «una cappa di angoscia… quando avverti che l’illegalità è legge sei impressionato». La conseguenza del maxi processo per Falcone, però, nota Padovani ancora una volta è la solitudine. È evidente soprattutto dopo il ritrovamento della dinamite inesplosa nella casa di vacanza all’Addaura: «dicono che non c’è stato attentato», commenta amaro il magistrato.
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TITOLO: Il processo a Ciro Grillo, in aula due imputati. La ragazza: «Ero ubriaca»
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OCCHIELLO: Agli atti le nuove chat della vittima: «Ho fatto un casino». I vicini a Porto Cervo «Erano tutti a chiacchierare, a bere. Non abbiamo sentito nulla di anomalo»
TESTO: Particolarmente importante, secondo la difesa della ragazza, l’avvocato Giulia Bongiorno. È l’ultimo di tre messaggi inviati al surfista da S. quel giorno. Quando l’allora diciannovenne, come sostiene negli altri due whatsapp, uscita dal residence di Grillo comunque è andata ugualmente «in spiaggia» e ha fatto la lezione di kite già fissata, con un’altra insegnante. Al suo maestro, con cui aveva più confidenza, S. ammette di «aver fatto un casino». Ma specifica le condizioni in cui versava: ad alto tasso alcolico. Particolare che secondo la difesa della ragazza fa la differenza. «È pacifico che se manca il consenso consapevole, perché la ragazza ha fatto abuso di alcol, si tratta di violenza sessuale», spiega la legale, fondatrice assieme a Michelle Hunziker dell’Associazione Doppia Difesa. E all’obiezione conseguente, se sia violenza sessuale qualsiasi rapporto con una ragazza ubriaca, risponde sicura: «Non si può fare sesso se l’altra persona non presta consenso o il consenso è viziato». Nell’udienza ascoltati anche i vicini di casa Grillo. «Erano tutti a chiacchierare, a bere. Non abbiamo sentito nulla di anomalo», hanno detto fuori dall’aula, le proprietarie di due ville vicine a quella di Grillo. «Ho sentito i ragazzi che cantavano. Niente di strano», ha confermato un uomo del personale di una terza villa vicina.
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TITOLO: L’autopsia sul corpo di Andrea, l’intossicazione, il resort: i punti da chiarire sulla morte del bimbo a Sharm e l’appello della mamma
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OCCHIELLO: L’audio affidato alla famiglia, mentre il marito Antonio Mirabile è ancora in terapia intensiva dopo il malore al Sultan Gardens. Lo zio: «Il piccolo è morto in 36 ore, non riusciamo a capire il motivo». Si muove la Farnesina
TESTO: Resta comunque il mistero sulle cause dell’intossicazione, che, come detto, ha coinvolto tutta la famiglia, colpendo in modo grave anche il padre del bambino, Antonio Mirabile, 46 anni, attualmente in rianimazione (anche se in lieve miglioramento). Fonti di agenzia hanno rilevato che nessun altro ospite della struttura ha accusato sintomi di intossicazione. «Sulla morte di Andreuccio avvenuta nel giro di sole 36 ore dalla manifestazione dei primi sintomi — dice Roberto Manosperti, fratello di Rosalia e zio del bambino — non c’è ancora alcuna certezza così come non abbiamo la tempistica per conoscere il referto dell’autopsia eseguita dai medici egiziani. Non appena la salma tornerà in Italia ci adopereremo per far eseguire un altro esame da medici di fiducia». «La tragedia — prosegue lo zio — segnerà per sempre la vita delle nostre famiglie. Una ferita che ci porteremo a lungo. Per fortuna lo stato di mio cognato Antonio registra lievi miglioramenti anche se persiste un basso valore di ossigenazione del sangue non appena gli viene tolta la mascherina dell’ossigeno. Una situazione che non gli permette di prendere il primo volo di linea con mia sorella e ritornare a casa».
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TITOLO: Il matrimonio in fin di vita e poi il trapianto, il racconto di Silvia: «Dall’infarto al miracolo, così siamo tornati alla vita»
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OCCHIELLO: Il racconto della 42enne dopo il matrimonio in ospedale con il suo compagno Maurizio, che ha voluto sposarsi come ultimo desiderio (e poi è sopravvissuto): «Quando il suo cuore è ripartito ho pianto di gioia. Ci siamo conosciuti tardi, ora diventerò donatrice»
TESTO: Cos’ha provato in quel momento? «È difficile da descrivere. Ci eravamo appena sposati ed ero arrivata ad Alba molto tardi. Dopo tante notti difficili, mi ero addormentata più serena, vicino a Sofia, la nostra bambina. Non ho mai smesso di credere che Maurizio ce l’avrebbe fatta e il matrimonio mi aveva dato una spinta in più, ma non mi sarei mai aspettata un regalo così grande e tempestivo. Quando ho sentito squillare il telefono, lo confesso, ho pensato al peggio, ma mi hanno tranquillizzata subito. Ho urlato di gioia, svegliato tutti i parenti e sarei partita per Torino all’istante, ma erano le quattro di notte e mio padre mi ha fermato. A mezzogiorno il professor Massimo Boffini è uscito dalla sala operatoria per dirci che l’intervento era riuscito e il cuore era ripartito. Non riuscivo proprio a parlare, poi mio padre mi ha abbracciata e sono scoppiata in un lungo pianto liberatorio. Dopo tre settimane da incubo c’era di nuovo una speranza concreta».
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TITOLO: Marmolada, Simone Moro: «Non serve chiudere la montagna. Salvare il Pianeta dipende da noi»
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OCCHIELLO: L’alpinista: «Bisogna individuare quali sono le vie percorribili sui ghiacciai e quelle che non lo sono. L’Italia è un paese di montagna, i rischi sono ovunque. La sfida è il cambiamento climatico»
TESTO: Messner ha osservato che è da imprudenti trovarsi ai piedi di un seracco con questo caldo all’ora di pranzo. «Sono molto amico di Reinhold, ha fatto un ragionamento di buonsenso che condivido. Oggi dobbiamo saper discernere tra vie percorribili e vie che non lo sono. Sicuramente i ghiacciai con porzioni verticali di seracchi, che peraltro non c’erano sulla Marmolada, ma ci sono sul Monte Bianco, sul Monte Rosa, in alcune cime svizzere, sono itinerari che è meglio evitare. Ma non trasformiamo qualsiasi ghiacciaio in un killer. Se andiamo sull’Adamello o sul Plateau Rosa, camminiamo in piatto e non capita nulla. Semmai alcune salite alpine dipendono dagli orari di apertura degli impianti di risalita. Se la prima corsa è alle 8 e ci si avvia dopo purtroppo non stiamo rispettando la prima regola della montagna, ovvero che si parte presto. Soprattutto adesso che fa tanto caldo, con lo zero termico sopra i 4.000 metri».
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TITOLO: Vitalie Sofroni, il corriere morto da eroe salvando la donna dal marito violento. La sorella: «È stato coraggioso»
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OCCHIELLO: Il quarantenne moldavo era intervenuto per evitare che un connazionale 27enne facesse del male alla moglie che teneva in braccio la figlia. Ma è stato pugnalato al cuore
TESTO: «Peccato siano le persone come te ad andarsene per primi. Addio eroe». E ancora: «Hai cercato di fare del bene. .. purtroppo il prezzo pagato è stato troppo caro. Possa Dio accoglierti nel suo regno». Poi, sulla sua pagina Facebook, un susseguirsi di tanti altri messaggi dello stesso tenore. Parliamo di Vitalie Sofroni, moldavo, che avrebbe compiuto 40 anni (20 passati in Italia) tra pochi giorni e che faceva il corriere. L’uomo, che viveva a Parma, è stato ucciso martedì sera per avere tentato di difendere una donna da un’aggressione da parte del marito.
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TITOLO: Covid, quarta dose anche ai 60enni sani, presto le nuove regole
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OCCHIELLO: L’agenzia europea chiarisce che il secondo richiamo può essere dato anche ad una popolazione più giovane e sana. Il ministero si prepara a cambiare
TESTO: Il virologo auspica «che tutti i Paesi europei adottino stesso modello, applicando in modo univoco le raccomandazioni Ema». Oggi in Italia non è possibile ricevere la quarta dose se non si rientra nelle fasce di età e di patologia previste. In alcune Regioni c’è una maggiore flessibilità. Certo appare poco sensato che vista la ampia disponibilità di fiale di vaccino a RNA messaggero (l’unico che può essere utilizzato come quarta dose) non si colga l’occasione di immunizzare chi si presenta ai centri in un periodo di massima circolazione del virus, con i contagi di nuovo alle stelle.
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TITOLO: Covid, picco dei contagi: ecco quando arriverà e cosa ha deciso di fare il governo
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OCCHIELLO: Gli esperti: entro 15 giorni si può arrivare oltre i 200 mila nuovi positivi al giorno. Le stime dicono che i malati sono molti di più
TESTO: A preoccupare c’è il contagio negli ospedali e tra il personale sanitario. Nelle aree mediche delle strutture sanitarie molti pazienti ricoverati per altre patologie si infettano e spesso trasmettono il virus agli altri degenti. E proprio questo sta facendo aumentare il numero dei ricoverati anche nelle terapie intensive. Altro anche il numero del persona medico e infermieristico che ha contratto il Covid 19. — Covid, sviluppato il test rapido che identifica le varianti in poche ore (e si può aggiornare). Secondo le stime elaborate nelle ultime ore i nuovi contagiati sono un terzo di quelli reali. Dal conteggio complessivo mancano infatti le migliaia di tamponi «fai da te» che vengono venduti ogni giorno e presumibilmente utilizzati senza che si conosca l’esito. Ma mancano anche gli asintomatici, che continuano a essere moltissimi. Seguendo l’andamento della curva gli esperti sono convinti che la punta dei nuovi contagiati sarà toccata non prima di due settimane per scendere poi nel giro di quattro cinque giorni.
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TITOLO: Bimbo morto a Sharm el-Sheik: intossicato a 6 anni in un resort di lusso, il padre in rianimazione
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OCCHIELLO: Dramma a Sharm el-Sheik per una famiglia di Palermo. Il malore dopo il pasto, in rianimazione anche il padre di Andrea Mirabile
TESTO: Nel frattempo anche Antonio è peggiorato. La moglie, allora, tramite l’albergo, ha chiamato un’ambulanza. «Disperati, sono corsi all’ospedale internazionale di Sharm - racconta Roberto Manosperti, fratello di Rosalia e cognato di Mirabile - ma all’arrivo al nosocomio Andrea è morto. Sotto choc, mia sorella mi ha raccontato che i medici per un’ora hanno tentato di rianimare il bambino». «Mio cognato - spiega - è grave ed è in rianimazione con problemi cardiaci, ai reni e polmonari: ha una saturazione bassissima da giorni». La famiglia di Rosalia e Antonio si è rivolta alla Farnesina per poter far rientrare al più presto in Italia la coppia. «Ci sembra di vivere in un incubo - dice Manosperti - Chiediamo soltanto di riportare a casa Andrea e mio cognato e di poter vivere tutti insieme questo terribile momento di dolore». Rosalia, che prima di partire aveva stipulato un’assicurazione sanitaria, ha preso contatti con la compagnia. «Abbiamo cercato di noleggiare un volo privato per farli rientrare - spiegano i familiari - ma a parte il costo che si aggira attorno ai 35mila euro, ci sarebbe da attendere almeno quattro giorni prima di partire. Inoltre, l’équipe medica che dovrebbe salire a bordo chiede i referti sanitari che dall’ospedale non ci danno. Ci hanno dato solo una relazione che il nostro medico di Palermo definisce lacunosa e contraddittoria».
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TITOLO: Selvaggia Lucarelli e la tragedia del bimbo intossicato in Egitto: «Anche il mio piccolo Leon è stato male sul Mar Rosso»
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OCCHIELLO: Su Instagram il post di vicinanza della giornalista: «In alcuni Paesi i virus sono un rischio da non sottovalutare. Un abbraccio alla famiglia». L'esperienza di 15 anni fa
TESTO: «Questa triste vicenda mi ha catapultata indietro di 15 anni, ed è stata uno dei più grossi spaventi della mia vita. Io, Leon che aveva due anni e il mio ex marito andammo una settimana in vacanza sul Mar Rosso (Marsa Alam) in un bellissimo resort. Alla fine della vacanza Laerte inizia a stare male di stomaco, nonostante l’attenzione nel bere solo acqua da bottigliette e lavarsi i denti sempre con acqua delle bottigliette». Così la giornalista Selvaggia Lucarelli commenta sul suo profilo Instagram la notizia del bambino italiano di sei anni morto sabato scorso nell’ospedale internazionale di Sharm el-Sheik a seguito di un’intossicazione alimentare durante il soggiorno con la famiglia nel resort di lusso «Sultan Gardens». Un messaggio d’affetto per la famiglia del piccolo, il suo, e che nulla ha a che fare con i toni polemici che in questi giorni hanno fatto parlare della giornalista (lei stessa ha pubblicato gli insulti e le battute infelici che le sono stati rivolti in varie occasioni sui social): «Arrivati a casa inizia a stare male Leon — ricorda la Lucarelli —. Febbre, mal di pancia, rigidità muscolare. Con le medicine non passa. Finisce che sospettano meningite e salgo con lui in ambulanza, da Civitavecchia viene trasferito al Bambin Gesù a Roma. Dormo lì con lui qualche notte, prelievi su prelievi per capire».
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TITOLO: L’autopsia sul corpo di Andrea, l’intossicazione, il resort: i punti da chiarire sulla morte del bimbo a Sharm. I genitori rientrano in Italia
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OCCHIELLO: Lo zio: «Il piccolo è morto in 36 ore, non riusciamo a capire il motivo». Si muove la Farnesina. Nessun altro caso di intossicazione nell’hotel
TESTO: È un appello disperato quello di Rosalia Manosperti, 35 anni, madre di Andrea Mirabile, il bambino di sei anni morto sabato scorso nell’ospedale internazionale di Sharm el-Sheik a seguito di un’intossicazione alimentare durante il soggiorno con la famiglia al resort «Sultan Gardens». «Sono Rosalia Manosperti — dice la donna, incinta del secondo figlio, in un audio —messaggio affidato ai familiari in Italia — e da sabato sono ricoverata all’Ospedale di Sharm el-Sheik insieme a mio marito dove abbiamo anche perso nostro figlio di sei anni. Richiedo a tutte le istituzioni competenti di attivarsi — afferma — affinché ci riportino in Italia il prima possibile con un volo di linea speciale. Perché le nostre condizioni di salute non ci permettono di prendere un volo di linea normale. Aiutateci per favore a rientrare a casa». La risposta è arrivata in serata: Rosalia e il marito faranno rientro in Italia nella giornata di venerdì.
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TITOLO: Niccolò Ciatti, il padre: «Il video, la telefonata, il viaggio per Girona: i 5 anni senza mio figlio. La sentenza? Una beffa»
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OCCHIELLO: Il genitore del 21enne ucciso: in Spagna: «La pena di soli 15 anni al ceceno? Mi ha fatto male, una sentenza beffa. La giustizia in questo mondo è come una bilancia impazzita»
TESTO: Siete riusciti a vedere Niccolò ancora vivo? «Abbiamo visto il corpo di Niccolò attaccato alle macchine, ma la sua mente probabilmente non c’era già più. Lo abbiamo abbracciato, accarezzato per sette ore, dalle 19 alle 14 del giorno dopo. Cinzia a un certo punto mi ha detto di aver sentito la mano di Niccolò stringergli un dito. Alle 14.30 hanno staccato le macchine. Ci siamo messi a urlare. Lo stesso giorno sono andato a scegliere la bara e a provvedere al rientro di Niccolò a Scandicci, ma prima c’era da attendere l’autopsia. Siamo rientrati in Italia. E il 17 agosto siamo dovuti tornare in Spagna. Siamo atterrati a Barcellona la sera dello stesso giorno dell’attentato terroristico sulla Rabla. Poi il viaggio all’agenzia funebre. Ed è qui che abbiamo abbracciato per l’ultima volta nostra figlio. Era freddo. Lo ricordo ancora quell’abbraccio».
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TITOLO: Siccità, tornano i furti d’acqua: oltre 40 denunce in Piemonte e Lombardia
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OCCHIELLO: Diversi i sistemi scoperti durante controlli mirasti: dai prelievi abusivi notturni grazie a cisterne, alla deviazione di canali di irrigazione. E la «sete» non accenna a placarsi
TESTO: Pochi chilometri più a sud, a Bereguardo, in provincia di Pavia, un agricoltore è stato denunciato per un episodio analogo anche se il sistema adottato è differente: qui ogni azienda ha diritto a una ben precisa quota di acqua distribuita attraverso una fitta rete di canali di irrigazione. L’uomo avrebbe manomesso le paratie di un canale per impedire il deflusso dell’acqua a valle per placare la «sete» dei suoi terreni ma impedendo di conseguenza che quelli confinanti ricevessero la loro quota. L’intera zona del Pavese, dove la coltura prevalente è il riso è ta le più colpite dalla siccità .
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TITOLO: Alessandra Necci: «Mio padre avviò l'Alta velocità. Con 42 assoluzioni, da Fs non ebbe né liquidazione né pensione»
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OCCHIELLO: La figlia del manager: «Americani influenti gli chiesero perché volesse fare l'Alta velocità: fu un segnale inequivocabile. Cossiga lo difese, Scalfaro stette zitto»
TESTO: A un certo punto persino i servizi segreti rimasero talmente impressionati dalle capacità dimostrate da Alessandra Necci nello scoprire gli altarini che il generale Gianfranco Linzi, all’epoca direttore di Gnosis, le telefonò per chiederle di collaborare alla rivista di intelligence edita dall’Agenzia informazioni e sicurezza interna. Il passo successivo fu quello di pubblicarle i suoi primi due libri nella collana Segreti della stessa Aisi, uno su Joseph Fouché, l’ex seminarista nominato ministro di polizia da Napoleone, l’altro su Niccolò Machiavelli, con prefazioni di Luciano Violante e Fausto Bertinotti, presidenti emeriti della Camera. Anche se da allora ha venduto migliaia di copie delle sue nove biografie storiche, l’ultima delle quali da pochi giorni in libreria (La regina e l’imperatrice. Maria Antonietta e Maria Teresa, due destini fra l’assolutismo e il dramma della Rivoluzione, Marsilio), Necci si definisce più biografa che storica. Forse perché non ha avuto come archetipo Erodoto, bensì, è lei stessa a confessarlo, Lady Oscar, il manga giapponese ispirato alla vita di Maria Antonietta, narrata dal suo idolo Stefan Zweig, «diventato una serie tv in onda su Italia 1 quando ero dodicenne». Figlia di Lorenzo Necci, che fu presidente di Enimont e poi commissario straordinario e amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, la scrittrice è cresciuta dando del tu alla storia. «Papà andava a trovare Francesco Cossiga al Quirinale e io, adolescente, lo accompagnavo, ma senza entrare nello studio del capo dello Stato. Che ho invece frequentato in seguito. Nella sua casa di via Ennio Quirino Visconti mi tendeva trabocchetti: “Sai dirmi chi era père Joseph? ”. E io: certo, presidente, François Leclerc du Tremblay, il cappuccino passato alla storia come “eminenza grigia”, confidente del cardinale Richelieu, primo ministro di Luigi XIII. Ci rimaneva male: “Non è possibile! L’hai letto su Wikipedia”». Cossiga si congratulò con suo padre per la nomina alla presidenza dell’Eni. «Mai avvenuta. Era l’autunno del 1989. Presi io la telefonata con cui chiesero a papà di portare a Palazzo Chigi il suo curriculum. Lui aveva già in mente il futuro dell’Enimont: 40 per cento pubblico, 40 privato, 20 sul mercato. Scelsero invece Gabriele Cagliari, che così andò incontro al suo tragico destino. Quando 16 anni fa mio padre morì, investito mentre era sulla bici in Puglia, Cossiga mi scrisse una lettera. Lo definiva “mio buon antico amico che tanto ha dato al Paese e a cui il Paese ha restituito tanto poco”». Nel 1989 era premier Giulio Andreotti. «L’anno seguente, nominandolo commissario delle Fs, gli disse: “Avvocato Necci, ci sono due tipi di matti: quelli che si credono Napoleone e quelli che pensano di risanare le Ferrovie e far arrivare i treni in orario”. Non sapeva che la figlia aveva una tale passione per Bonaparte da considerarsi fra i primi, come apprese la sera in cui venne a cena da me». Invece suo padre chi invitava a cena? «L’ambasciatore americano Maxwell Rabb e quello francese Jacques Andréani, perché per lui la Francia era una seconda patria, così come lo è per me. E poi le più belle intelligenze d’Italia: Bruno Visentini, Giuliano Amato, Emilio Colombo, Gianni e Cesare De Michelis, Guido Bodrato, Paolo Cirino Pomicino, Rino Formica, i sindacalisti Cofferati, D’Antoni e Trentin. Ero incantata come Alice nel paese delle meraviglie». Bettino Craxi? «No. Papà è sempre stato repubblicano. Quando erano ospiti Ugo La Malfa e Giovanni Spadolini, autorizzava me e mio fratello Giulio, che ha tre anni di meno, a coricarci più tardi. Al secondo, ministro della Pubblica istruzione, chiedemmo di ripristinare la festa della Befana. Per ingraziarselo, Giulio gli offrì le vignette di Giorgio Forattini che lo raffiguravano. Ma Spadolini non gradì». Il vostro genitore ne fu imbarazzato? «“Avete ancora tanto da imparare”, sospirò. Figlio di un ferroviere, veniva da una modesta famiglia di Fiuggi. Quella era un’Italia che credeva nel merito e nella formazione. I genitori si toglievano il pane di bocca per far studiare i figli». Non poteva occuparsi dei personaggi che le giravano per casa, anziché di Napoleone, Luigi XIV e Talleyrand? «Preferisco quelli tacitati dalle leggende nere. Lo faccio per ridare voce a mio padre. Lo chiamavano Lorenzo il Magnifico. Il 15 settembre 1996 fu arrestato, accusato di ogni genere di reato, costretto a lasciare le Fs. Sei mesi dopo la Cassazione stabilì l’assenza di gravi indizi di colpevolezza. I procedimenti giudiziari a suo carico si conclusero con 42 assoluzioni. In uno gli fu ridotta la pena nei vari gradi di giudizio, finché poi il processo tornò al punto di partenza. Il tema della riabilitazione non manca mai nelle mie biografie. Non è vero che la storia la scrivono i vincitori: la scrive chi sopravvive, chi ha l’ultima parola. La storia è sempre contemporanea, insegna Benedetto Croce. Le passioni umane non cambiano nel corso dei secoli. L’invidia è un motore potentissimo. Come la Medusa, pietrifica chi la guarda. Ebbe un ruolo rilevantissimo nella caduta di mio padre, al cui caso si adatta la frase del cardinale Richelieu: "Datemi sei righe scritte dal più onesto degli uomini e io vi troverò del materiale sufficiente per farlo impiccare"». Chi voleva impiccare Lorenzo Necci? «Papà aveva un innato senso dello Stato. Lottava per il progetto Paese, si opponeva alla svendita del sistema industriale italiano. Gli davano del visionario, in realtà era un battitore libero. Sosteneva che una nazione priva di infrastrutture non avesse futuro. L’idea dell’Alta velocità fu sua. Ma, come scrisse, sottovalutò “alcuni segnali, assolutamente inequivoci e inequivocabili, di rischio”, provenienti da mondi lontanissimi. Non piaceva un’Italia forte che fosse al centro del sistema euromediterraneo. Un collaboratore arrivò a dirgli che gli era apparsa in sogno la Madonna per chiedergli di farlo desistere dal progetto. Alcuni americani influenti gli chiesero: “Ma perché vuole costruire la Tav? ”. Ricordiamoci del Rinascimento. Chi chiamò gli stranieri in Italia alla fine del Quattrocento? Ludovico il Moro, vero padrone di Milano». Come visse suo padre quelle traversie? «Soffrendo atrocemente, solo, abbandonato da tutti, tempestato di pugni mentre, come Rocky alle corde sul ring, continuava a ripetere: “Non fa male”. Liberato il 2 novembre, giorno dei defunti, scrisse al presidente Oscar Luigi Scalfaro, che manco gli rispose, per dirgli che non aveva mai tradito l’onore del Paese e per chiedergli di salvare la Tav. Mio padre morì anche di dolore. Come Miele». Miele chi? «Il suo cagnolino. Nel 1988 i miei genitori ebbero un grave incidente d’auto. Papà uscì insanguinato dall’abitacolo e, prima di svenire, porse l’animale ai soccorritori, biascicando: “Portatelo a mia figlia”. Era fatto così: coltivava le piccole grandi virtù, per parafrasare Natalia Ginzurg. Il giorno dell’arresto, Miele smise di mangiare. Si lasciò morire di fame». Che stagione terribile. «Di grandissimi talenti bruciati con cinismo. Il Paese si regge tuttora su poche individualità straordinarie che però, messe insieme, non fanno un totale. Infatti poco prima di morire papà mi confidò che gli sarebbe piaciuto intitolare la sua autobiografia Sinn Féin, noi da soli, il motto degli irredentisti irlandesi». Pensa a lui salendo sul Frecciarossa? «Sempre. Un Pendolino fu battezzato Romolo, come il fondatore di Roma. Era anche il nome di mio nonno ferroviere. Ma oggi non c’è un Frecciarossa che si chiami Lorenzo, come colui che cambiò il volto dell’Italia. Era l’amministratore delegato, eppure papà non chiese nemmeno di essere assunto dalle Fs, figurava come consulente esterno. Se ne andò senza la liquidazione. Nelle Ferrovie non maturò neppure la pensione». Invece di scrivere articoli e libri per l’Aisi, sarebbe potuta diventare una 007? «Chissà, chissà. .. Con Lady Oscar, i miei modelli erano il Corsaro Nero, Sandokan e il Conte di Montecristo. Da bambina mi mascheravo da Zorro il vendicatore. Nomen omen: Alessandra viene da Alexandros, che in greco significa difensore degli uomini. La protezione della patria e dei deboli è nelle mie corde». A quali fonti attinge per i suoi volumi? «Una in particolare: il luogo. A parte Sant’Elena, l’isola dove Napoleone morì in esilio, sono stata per mesi in tutte le località dove vissero i miei personaggi». Ma la storia è davvero maestra di vita? «Insegna solo a chi vuole imparare». Come scattò la molla delle biografie? «Fin da piccola ho avuto la passione per la scrittura. Io e papà ci scambiavamo lunghissime lettere, pur abitando sotto lo stesso tetto. Il nostro era un rapporto speciale. Appena nata, passai quattro mesi all’ospedale per una grave infezione di origine sconosciuta. Tornata a casa, solo lui riusciva a farmi sorridere. Conservo una foto in cui mi tiene sul palmo di una mano e con l’altra mi sorregge mentre canta “Te voglio bene assaje”». Con quale dei personaggi che ha biografato ama identificarsi? «Con Isabella d’Este. Mi piace moltissimo il suo motto inciso nei camerini del Palazzo Ducale di Mantova, “Nec spe nec metu”, né con speranza né con timore. Non le somiglio nello sprezzo per i sentimenti umani e ormai è tardi per tentare d’imitarla. Mi sento vicina anche a Caterina de’ Medici, capace di attendere senza mai demoralizzarsi. Quando penso a lei, mi viene naturale concludere che quasi tutti hanno un prezzo, bisogna solo capire qual è, ma pochi sono gli esseri umani che hanno un valore. La vita mi ha molto dato e molto tolto. Le ingiustizie segnano, però ti spingono a lottare, a risalire. Oggi empatizzo con il dolore degli altri. Non è poco, sa? ».
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TITOLO: Zangrillo su Twitter: «Lavativi seriali gli asintomatici che non lavorano». Tutte le sue uscite sul Covid
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OCCHIELLO: Il professore del san Raffaele e medico personale di Berlusconi: «Grave che non lavorino per settimane. Così si distrugge il Paese». Nel 2020 aveva detto «il Covid è morto»
TESTO: Il 6 giugno scorso c’è stato un duro scambio di battute avvenuto a distanza tra Roberto Burioni e Alberto Zangrillo, colleghi al San Raffaele di Milano. I due professori, su Twitter, hanno messo nero su bianco i loro differenti punti di vista sulla percezione pandemica degli italiani. A lanciare per primo il tema è stato Burioni, il quale in un cinguettio social ha fotografato quella che a suo avviso è l’attuale situazione nel Paese. Secondo il docente di microbiologia e virologia, con l’inizio dell’estate e l’allentamento delle misure restrittive, moltissimi italiani si sarebbero dimenticati del virus nei loro comportamenti quotidiani. Un attaggiamento di cui l’esperto di immunologia ha dato conto sul proprio profilo Twitter. «Sintetizzo la mia percezione della situazione in modo sommario ma fedele alla realtà. Il 95% degli italiani vive come se il Covid non esistesse più. Può piacere, può non piacere, le spiegazioni possono essere molte ma è un dato di fatto», ha scritto Burioni, senza esprimere un aperto giudizio ma con toni che non sono certo sembrati troppo compiaciuti. A quell’osservazione, a poche ore di distanza, ha replicato il direttore del dipartimento di anestesia e rianimazione generale del San Raffaele, Alberto Zangrillo. «Sto col 95%», ha chiosato senza dilungarsi troppo il professore, da tempo convinto sostenitore della linea della convivenza col virus. Le considerazioni espresse da Burioni e Zangrillo hanno chiaramente alimentato il dibattito sull’argomento, dividendo gli utenti tra chi lamentava una presunta irresponsabilità degli italiani e chi invece assecondava le ragioni di un approccio meno austero. Un utente del web Alessandro aveva scritto in mtito: «Credo, caro professore, che sia una reazione naturale ed umana. Io ho fatto la quarta dose serenamente, quel che ho sofferto durante i lockdown mi resta difficile da spiegare, proprio perché credo nella scienza e nel vaccino spero in una vita normale. Grazie al progresso appunto».
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TITOLO: Bimbo morto a Sharm, alle 13.30 i genitori atterrano a Palermo con un aereo-ambulanza. Il padre è ancora grave
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OCCHIELLO: Rosalia Manosperti e il marito Antonio Mirabile attesi all’aeroporto «Falcone-Borsellino». Poi il trasporto al Policlinico. Ad attenderli il sindaco Lagalla. Domani verrà rimpatriata la salma del piccolo Andrea
TESTO: Blindato l’aeroporto di Palermo che ha accolto la famiglia. Un’ambulanza privata ha atteso i coniugi in pista e ha già portato Antonio in ospedale, al Policlinico. Ad attenderli non c’era invece il neo sindaco Roberto Lagalla, che inizialmente sembrava dovesse essere presente. In ospedale parenti e amici. «Ho visto mio figlio poco fa — ha detto Salvatore Mirabile, padre di Antonio e nonno del piccolo Andrea — ma non so come stia. Ieri mi aveva detto telefonicamente che era migliorato. Non so quale sia la sua patologia, non me l’ha detto: so solo che non poteva respirare. Lui è rimasto intossicato gravemente, la moglie un po’ meno. Non so cosa abbiano mangiato né tantomeno se altri ospiti del resort in cui erano in vacanza si siano sentiti male». La famiglia, nel frattempo, per il tramite dello zio, ha depositato oggi un esposto presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Palermo. «L’obiettivo — scrive in una nota l’avvocato Gabriele Giambrone, che tutela gli interessi dei Mirabile — è permettere agli organi inquirenti di eseguire gli opportuni accertamenti e valutare la sussistenza di eventuali profili penalmente rilevanti». Sulla morte del bambino è in corso comunque una inchiesta a Sharm (dove è stata eseguita l’autopsia). I fascicolo d’indagine indica come «da accertare» la causa della morte. «Si dovranno attendere gli esami istologici sui campioni prelevati dai consulenti e passeranno almeno due mesi prima di avere risposte», hanno fatto sapere fonti egiziane. Secondo quanto accertato. Anche dal Consolato italiano nel resort, una struttura di lusso sulle rive del Mar Rosso, nei giorni in cui la famiglia è stata male, non ci sarebbero stati ospiti con sintomi analoghi.
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TITOLO: Sharm, il bimbo morto nel resort: «Per l’autopsia servono due mesi»
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OCCHIELLO: Accolto l’appello della madre, il corpo domani in Italia. L’ipotesi di intossicazione alimentare. Le condizioni del papà di Andrea sono leggermente migliorate ma ancora critiche. La Procura egiziana deve fare chiarezza
TESTO: «Hanno sempre mangiato all’interno del resort e hanno fatto molta attenzione evitando il ghiaccio e bevendo solo acqua da bottiglie chiuse», hanno riferito i familiari. Ma dalla struttura, un albergo a 5 stelle sulle rive del Mar Rosso che in questa stagione ospita tantissimi italiani, fanno sapere che nessuno degli altri ospiti avrebbe avuto sintomi da intossicazione alimentare nei giorni in cui Andrea e suo padre sono stati male e che la coppia si sarebbe rivolta al medico dell’albergo e avrebbe avvertito solo sabato il tour operator, Alpitour, che ha organizzato il viaggio. Sempre secondo la versione egiziana, il bambino sarebbe stato portato in ospedale dopo tre giorni e non all’indomani del presentarsi dei sintomi, come invece riferito. Anche questo dovrà accertare la magistratura.
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TITOLO: Che estate sarà? Dal 15 luglio ondata di caldo eccezionale. «Non pioverà fino a settembre»
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OCCHIELLO: Le domande all’esperto Antonio Sanò (iLMeteo.it) dopo la notte di tempesta in centro Italia: «Negli ultimi 30 anni riscaldamento medio del pianeta più rapido che nei precedenti decenni. Ormai è una tendenza. Probabilmente questa sarà l’estate più fresca del prossimo futuro»
TESTO: Le forti ondate di calore in Europa nel suo insieme hanno confermato infatti che questo del 2022 è stato il secondo giugno più caldo mai registrato, con temperature superiori alla media di circa 1,6 gradi; temperature estreme si sono verificate in Spagna, Francia e Italia. A livello globale, quello di quest’anno è stato il terzo mese di giugno più caldo mai registrato. Lo rende noto Copernicus Climate Change Service (C3S) implementato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine per conto della Commissione europea. In particolare, la temperatura globale media di giugno scorso è stata di 0,31 gradi centigradi più elevata rispetto alla media registrata tra il 1991 e il 2020 e temperature superiori alla media sono state registrate anche in Cina, Giappone e Stati Uniti. «Che cresca, in un anno solo, di 0,31 gradi ci sembra poco ma un grado porta all’innalzamento del livello della neve in montagna tra i 100 e i 200 metri. Se una località a mille metri di solito aveva neve, con un grado in più non ce l’ha più e ce l’avà invece a 1.200 metri. Il cambiamento è notevole. Inoltre, se facessimo un confronto con il trentennio precedente, cioè gli anni Ottanta, i valori sono molto più elevati. .. Alcuni studio dicono che questa che stiamo vivendo è l’estate più fresca dei prossimi 30 anni ma non è una previsione assurda. Se non si riduce la CO2, e per ridurla dovremmo sospenderla immediatamente e in toto, è chiaro che l’effetto serra aumenta. Ci vuole tempo perché il Pianeta reagisca».
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TITOLO: Più di 50.000 fulmini e grandine grossa come mele: cosa è successo questa notte
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OCCHIELLO: Da Nord a Sud, più di mille chilometri di fronte temporalesco in 24 ore. L’esperto: «Lo scontro tra il caldo del suolo e l’arrivo dell’aria più fresca ha provocato una formazione massiccia di nuvole. Si comportano come grandi dinamo»
TESTO: Una linea temporalesca di 1000 chilometri. Fulmini da ieri mattina a questa notte, dal Friuli Venezia Giulia e poi fino alla Puglia, abbattendosi su tutta l’Italia. «I temporali estivi sono quelli che hanno più energia, soprattutto a causa del calore che si è accumulato nei giorni scorsi e poi si è scaricato con i contrasti dell’aria fresca arrivata dal Nord Europa — spiega Antonio Sanò, direttore de Ilmeteo. it —. La maggior parte delle scariche elettriche si verifica in cielo o all’interno della nuvola stessa o tra le nuvole e sono poche quelle che, per differenza di potenziale, si scaricano a terra». La nuvola si comporta come una grande dinamo nella quale avvengono dei fenomeni convettivi, quindi una rotazione sia della massa d’aria ma anche delle singole particelle che compongono la nuvola (vapore acqueo, acqua e ghiaccio), e accumula elettricità fino a far nascere delle scariche elettriche. «Quando ce ne sono così tante è perché c’è stata una formazione massiccia di nuvole e ogni singola nuvola ha prodotto dei fulmini — continua Sanò —. Il contrasto tra aria più fredda e calore accumulato e il grande numero di particelle che girano all’interno della nuvola ha formato una grande quantità di elettricità».
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TITOLO: Un’estate sui tetti d’Italia
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OCCHIELLO: C’è il «kaiser», cioè lo Zoncolan ma il Friuli Venezia Giulia vanta tante montagne da raggiungere a piedi o in bici
TESTO: Lo hanno conquistato tutti i più grandi campioni del ciclismo italiano, da Gilberto Simoni a Ivan Basso, quindi cercare di imitarli lungo i tornanti che portano sulla cima di una delle iconiche vette friulane, anche montando una e-bike potrebbe essere l’impresa dell’estate. Il carnet delle piccole e grandi avventure che si possono compiere lungo l’arco dolomitico e alpino della regione più a nord est del nostro paese è davvero ricchissimo. Oltre a pedalare, sul Kaiser — così viene soprannominato lo Zoncolan, che comunque si può raggiungere anche a bordo della nuova funivia che parte dal Ravascletto portandosi appresso persino la bicicletta —, è piacevole fare passeggiate infinite tra i boschi, custodendo dentro lo zaino i romanzi di Claudio Magris, per poi dirigersi alla Malga Pozof e condividere con la famiglia Gortani i formaggi di alpeggio freschi e stagionati che da generazioni produce con il latte fresco delle sue vacche brune. Le Dolomiti Friulane hanno i propri totem di pietra che aspettano l’estate proprio per essere scoperti e ritrovati dagli appassionati di ascese ardite che salgono ad esempio sul Campanile di Val Montanaia. I primi a riuscirci e a esultare di gioia una volta giunti dinnanzi al cosiddetto Urlo di Pietra furono W. Von Glanvell e K. Von Saar nel settembre di 120 anni fa. Da allora il pellegrinaggio montanaro non si è praticamente mai interrotto: troppo irresistibile il desiderio di iscrivere sul proprio taccuino delle meraviglie raggiunte tale obelisco che pare puntare un dito verso il cielo del Friuli.
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TITOLO: Migranti, la foto dell’ex sindaca di Lampedusa: «Hotspot come la Libia: 2.100 in condizioni disastrose». Il Viminale: «600 trasferiti domani»
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OCCHIELLO: La denuncia dell’ex sindaca Giuseppina Nicolini, ex prima cittadina dell’isola: «Donne (4 gravide), bambini, malati e bisognosi di cure dormono per terra, dove pure mangiano, tra i rifiuti. I posti letto sono meno di 200». Il Viminale: «Entro domani 600 trasferiti»
TESTO: La denuncia suona particolarmente pesante. Giuseppina Nicolini detta Giusi, è stata sindaca di Lampedusa e Linosa dal 2012 al 2017 ed è considerata una paladina dei migranti. Di lei l’Ong SOS Méditerranée ha detto, consegnandole un premio: «Da quando è stata eletta sindaco nel 2012, Nicolini si è distinta per la sua grande umanità e il suo impegno costante nella gestione della crisi dei rifugiati e della loro integrazione dopo l’arrivo di migliaia di rifugiati sulle coste di Lampedusa e altrove in Italia», si leggeva nelle motivazioni della giuria del Premio Houphouet-Boigny per la ricerca della pace dell’Unesco attribuito all’ex sindaca per aver salvato la vita a numerosi rifugiati e migranti e averli accolti con dignità. In passato, rima di Nicolini erano stati premiati tra gli altri figure come François Hollande, Nelson Mandela, Shimon Peres e Yasser Arafat. Ora Nicolini si schiera contro il degrado, che le istituzioni fingono di non vedere.
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TITOLO: Dolomiti, crolla un pilastro sulla Moiazza. I massi sulla ferrata: «In quel momento non c’era nessuno»
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OCCHIELLO: Il pezzo di roccia si è staccato dalla parete sud della montagna intorno alle 11 e mezza. A dare l’allarme un turista tedesco che si trovava nella zona di Forcella del Camp
TESTO: L’instabilità delle rocce dolomitiche si è manifestata ancora una volta questa mattina sulla Moiazza, una montagna delle Dolomiti Agordine, alta 2878 metri, non lontana dalla Marmolada. A staccarsi intorno alle 11 e mezza è stato un pilastro di roccia della parete sud, a circa 2.400 metri di quota, vicino alla Via alpinistica «Spigolo di destra». In quel momento un escursionista tedesco stava percorrendo l’Alta via numero 1 che attraversa tutte le Dolomiti e si trovava nella zona di Forcella del Camp. L’uomo ha sentito un forte boato e poi ha visto una grande nuvola di polvere scendere nel canale dei Cantoi de Framont. Subito è corso al rifugio Cerastiato per dare l‘allarme. Il gestore, che è anche componente del Soccorso Alpino di Agordo, ha quindi allertato il 118.
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TITOLO: Frecce Tricolori, il personale Trenord sciopera in vista dell’Air Show di Arona: prefetto ordina precettazione
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OCCHIELLO: All’esibizione di domenica previsti 150 mila spettatori. Le Rsu hanno confermato l’agitazione. La società di trasporti: «Ennesima astensione in una giornata festiva»
TESTO: Uno sciopero annunciato nei giorni scorsi e previsto per domenica in Lombardia. Ma il prefetto di Novara ha disposto la precettazione per macchinisti e personale in servizio sulla linea Milano - Arona - Domodossola. Questo perché, proprio ad Arona, dopodomani (domenica) è previsto un Air Show con l’esibizione della pattuglia acrobatica nazionale delle Frecce Tricolori. Un evento per la quale è previsto un eccezionale afflusso di pubblico; in una precedente analoga occasione, nel 2018, arrivarono ad Arona oltre 150.000 persone. Una decisione, quella del prefetto, presa dopo che le Rsu hanno deciso di confermare l’astensione dal lavoro «nonostante le aperture manifestate dall’azienda — si legge in una nota di Trenord — durante i numerosi incontri avuti per evitare un’ennesima agitazione in una giornata festiva, che in base alla normativa vigente non prevede l’attuazione di servizi minimi di garanzia». Per tutta la giornata, in Lombardia i treni regionali, suburbani e il collegamento aeroportuale Malpensa Express potranno subire limitazioni e cancellazioni.
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TITOLO: Eitan, chiusa inchiesta su rapimento per il nonno e il complice. Processo più vicino
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OCCHIELLO: Stralciata la posizione della nonna. Le accuse nei confronti del nonno materno Shmuel Peleg e del suo presunto complice Gabriel Abutbul Alon, accusati di sequestro di persona aggravato, sottrazione e trattenimento di minore all’estero
TESTO: Nell’imputazione, firmata dal pm Valentina De Stefano della Procura guidata da Fabio Napoleone, si legge che Peleg e Abutbul l’11 settembre 2021 avrebbero portato via il piccolo, che aveva 6 anni, «prelevandolo dal domicilio stabilito dall’Autorità giudiziaria italiana», a Travacò Siccomario (Pavia), «sottraendolo alla tutrice» Aya Biran, zia paterna, «nominata con decreto del 26 maggio 2021» del giudice di Torino. E l’avrebbero fatto con un «piano premeditato e organizzato» privando il minore della «libertà personale» e portandolo in Israele, con un volo privato da Lugano, «contro la volontà della persona che ne aveva la custodia». Da qui l’accusa di sequestro di persona aggravato, perché su minore. Dopo una battaglia giudiziaria a Tel Aviv i giudici israeliani avevano disposto il rientro del bambino in Italia.
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TITOLO: Tra gli italiani nel resort di Sharm: «Adesso siamo preoccupati, mangeremo fuori da qui»
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OCCHIELLO: L’influencer Elisa Gilieri: «A giugno ho visto tanti non sentirsi bene. C’erano scarsa igiene, persone che vomitavano. Io e il mio fidanzato abbiamo avuto mal di pancia e crampi»
TESTO: Molto diverso il giudizio di un’altra italiana, l’influencer di Verona Elisa Gilieri alla sua trentesima volta in Egitto, dove ha anche lavorato. Elisa è stata al Sultan tra il 5 e il 12 giugno, quasi un mese prima della morte di Andrea. «Ho letto ieri la notizia — racconta — e sono stata malissimo, anche perché ho ripensato a molte cose che non mi hanno convinto della vacanza». La ragazza, che ha sporto anche reclami al tour operator a cui si era rivolta, descrive il resort come un cantiere: «C’erano lavori ovunque. Nel ristorante sulla spiaggia abbiamo notato alimenti tenuti fuori dal frigorifero e uccelli che zampettavano tra il cibo. Il primo giorno, poi, ci hanno dato dei bicchieri di carta: abbiamo visto che dopo l’uso venivano solo sciacquati sotto l’acqua corrente. A quel punto abbiamo preteso che ce li dessero di plastica usa e getta».
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TITOLO: Maltempo, violento temporale nella notte a Roma, un’ora di paura
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OCCHIELLO: La tempesta, durata poco più di un’ora, ha causato danni e disagi. Numerose le richieste di intervento ai vigili del fuoco
TESTO: Tuoni e fulmini, vento e pioggia. Notte di paura, a Roma, con un mega temporale che ha interessato tutta la Capitale, in particolare la zona nord, e diverse zone della regione Lazio. La tempesta, durata poco più di un’ora, ha causato danni e disagi. Numerose le richieste di intervento arrivate ai telefoni dei Vigili del fuoco, impegnati per diverso tempo a fronteggiare varie situazioni di emergenza. La preoccupazione e la paura di molti cittadini di Roma, nella notte, è arrivata direttamente dai social: «Mai visto un temporale così sulla Capitale», «Fulmini e tuoni da ore su Roma. Che succede? », «Dall’una di notte un forte temporale, tromba d’aria e poi fulmini e pioggia, davvero spaventoso. Ora sono le 2.05 e sembra essere tornata la calma».
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TITOLO: Venezia, limite agli affitti «Airbnb». È la prima città d’Italia
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OCCHIELLO: Lo prevede un emendamento del dl aiuti. Ok del sindaco Brugnaro: «Altre città ci osservano». Emendamento presentato da Nicola Pellicani 8Pd): «Regolamentare un fenomeno fuori controllo»
TESTO: La situazione è sotto gli occhi di tutto: le piattaforme online (come Airbnb o Booking) mettono a disposizione a Venezia oltre 7.000 abitazioni ad uso turistico. A queste si aggiungono le iniziative dei singoli privati. L’effetto è che da anni la popolazione residente nel centro storico della città è andata calando e oggi fatica a rimanere sopra la linea dei 50.000 abitanti. Le storture generate da questo sistema sono state messe a nudo dal prefetto di Venezia Vittorio Zappalorto in una audizione alla commissione ambiente della Camera: «Il problema più importante della città è l’eccesso di turismo, 20.000 residenti hanno lasciato il centro tra il 2000 e il 2019». Di più: «Gli alloggi vengono commercializzati per lo più abusivamente da agenzie internazionali con sede all’estero». Il prefetto ha evocato anche un limite alla proprietà privata che in base all’articolo 41 della Costituzione prevede una finalità di tipo sociale. «Se Venezia è un patrimonio dell’umanità non si può continuare a pensare che l’utilizzo di queste proprietà sia nella piena disponibilità dei privati » ha concluso Zappalorto.
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