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LE NOTIZIE DAL GIORNO Tuesday 08 October 2019 AL GIORNO Tuesday 15 October 2019 SU: cultura




TITOLO: Quando amiamo qualcuno diverso da noi finiamo per distruggere lui e la nostra vita
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OCCHIELLO:
TESTO: Cara In forse e Infelice, la «pausa di riflessione» è un rischio che spesso fa capire a uno dei due che, da soli (o con un altro), si sta meglio. Riflettere è sempre meritorio, ma riflettere su cosa sono insieme due persone è un esercizio assai astratto quando è privo del riscontro e della verifica all’interno della relazione. Si può riflettere per conto proprio ma poi è facile prendere direzioni che diventano rette parallele destinate a non reincontrarsi mai. Perciò, la pausa di riflessione ha senso quando non è disgiunta dal confronto. Non quello astratto e razionale, che facilmente porta ad arroccarsi su posizioni opposte, ma quello calato nell’azione, nei fatti, nella realtà. Le cose, tutte, che si parli d’amore o d’altro, si capiscono stando dentro il problema e affrontandolo, non scansandolo e sperando che si risolva da solo. Si può staccare un po’, per recuperare fiato, riprendere lucidità, reimparare a vedere la situazione da fuori, ma quello che crediamo d’aver capito aspetta la prova dell’incontro non solo a parole, ma sul campo, nelle interazioni normali che costituiscono occasioni di incomprensione e di scontro. A mio avviso, le pause di riflessione hanno senso se sono brevi e se la decisione è condivisa. Anche se lei, dentro di sé, ha già deciso, faccia in modo di non far passare la pausa come un diktat, una ritorsione, un’imposizione. Bisogna riflettere in due. Se non è così, la parte debole passa il tempo a macerare nell’incertezza o, peggio, a covare rancore e risentimento. Mettere fuori casa un marito per un tempo indefinito, finché noi non abbiamo riflettuto, è come metterlo in punizione e spingerlo fra le braccia della prima che passa di lì. Aggiungo: parcheggiarlo da una suocera a noi ostile, nel frattempo che ci pensiamo su, è come parcheggiare l’auto lasciandola aperta con le chiavi nel cruscotto.
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TITOLO: Posta su Fb le foto del padre morto: «Volevo condividere il dolore»
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OCCHIELLO: Il sociologo napoletano Max Boscia sommerso dalle critiche
TESTO: Gesto macabro, rituale ancestrale che si collega alla necessità-desiderio di fermare l’immagine del morto come con l’imbalsamazione o inconscia memoria ottocentesca degli album di morte in cui si collezionavano le foto dei cari estinti in pose anche amene, come se fossero vivi? C’è un’ampia letteratura sui rituali di morte come primo atto di elaborazione del dolore, bibliografia che va aggiornata con il passaggio dal caro estinto al caro-social-estinto. Max, condoglianze, ma come le è venuto in mente? «È stata una dimostrazione di amore, non di ostentazione della morte. Non ci ho pensato molto: oggi la nostra vita è così connessa che ho pensato di condividere con gli altri l’enorme dolore che mi era piombato addosso. È stato un grido, un dire a voi tutti: guardate cosa mi è successo. ..». Non si è chiesto se suo padre avrebbe approvato? «No, in verità. Lui era un uomo analogico, a stento usava il cellulare, la sua è stata l’epoca della parola non dell’immagine». Appunto: «Si trattava di me: avevo bisogno forse di rimuovere da me stesso il lutto e condividerlo con gli altri. Io sono immerso nella comunicazione: pensi che la mia tesi con Alberto Abruzzese era un video, poi dovemmo farne una versione scritta perché la segreteria non la voleva accettare». L’uomo digitale, dunque, per elaborare il lutto dell’uomo analogico, ne socializza l’immagine. «Sì, ho voluto portare tutti in quella camera funebre: mio padre era di Benevento e molti parenti non sono riusciti a venire, altri vivono a Roma e Milano. Per me è stato un modo per offrire anche a chi non c’era la possibilità dell’ultimo saluto. Papà è morto nel sonno, serenamente e pare sorridere ancora. Sono credente e sono certo che la sua vita non sia finita qui».
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TITOLO: L’arte di Onofrio Pepe a La Loggia
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OCCHIELLO: Nel ristorante del Piazzale Michelangelo le sculture del maestro
TESTO: L’esposizione «Onofrio Pepe a La Loggia: un panorama verso le stelle», presenta d oltre 50 opere con cui i fratelli Caprarella, attuali gestori dello storico ristorante fiorentino, intendono riportare alle origini l’architettura ideata dal Poggi quando nel 1864 la aveva realizzata come spazio museale. L’obiettivo della esposizione presentata a La Loggia alla presenza dell’artista, di Cosimo Ceccuti presidente della Fondazioni Spadolini - Nuova Antologia e delle istituzioni (per la Regione c’era Eugenio Giani, Presidente del Consiglio regionale della Regione Toscana e per il Comune l’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi) è far rifiorire al fianco dell’attività di ristorazione l’anima museale «con cui l’ingegner Poggi aveva realizzato questo luogo», ha detto Carlo Caprarella, presidente associazione Culturale CapraRé - che ha organizzato l’esposizione. Quella di Onofrio Pepe la cui opera, ispirata al mito si sposa con il gusto neoclassico della struttura ottocentesca – ha continuato – è solo la prima di una serie di iniziative con cui vogliamo coinvolgere e far vivere gli spazi del nostro locale».
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TITOLO: Ai Weiwei in visita al Madre
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OCCHIELLO: L’artista cinese simbolo della lotta per i diritti civili per la prima volta al museo d’arte contemporanea Donnaregina
TESTO: Solo il 15 maggio 2011 l’artista è stato autorizzato a vedere la moglie Lu Qiong. La consorte è stata condotta nella località segreta di detenzione. Il colloquio, come ha reso noto l’avvocato dell’artista, è servito anche a rassicurare l’opinione pubblica mondiale sulle condizioni dell’artista. Il 22 giugno, a distanza di 81 giorni dall’arresto, l’artista è stato rilasciato su cauzione. La liberazione è avvenuta a ridosso del viaggio del premier Wen Jiabao in Europa. Da allora è stato costantemente tenuto sotto controllo e gli è stato impedito di espatriare fino al luglio del 2015, quando gli è stato restituito il passaporto. Con l’accusa di evasione fiscale, è stato multato per una cifra di oltre 12 milioni di yuan. Ha ricorso in appello nel giugno del 2012, ma la condanna è stata confermata. Approssimativamente 30.000 sostenitori di Ai Weiwei hanno versato 1,37 milioni di dollari per contribuire alle spese. Nel 2017 ha diretto il documentario Human Flow presentato alla 74ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.
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TITOLO: Lissner: «Il San Carlo un sogno. Torno in un teatro che ha dimensione umana»
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OCCHIELLO: È stato appena scelto dal Consiglio d’indirizzo per il ruolo di sovrintendente e direttore artistico del Massimo napoletano
TESTO: «È troppo presto per parlare di programmi, di nomi. La programmazione è prima di tutto un equilibrio tra modernità e repertorio classico. Ci sono alcune opere dove i libretti non consentono di fare una regia e una drammaturgia legati al nostro tempo. è inutile e non ha senso. Mi piace lavorare su titoli che permettono di riflettere sul nostro mondo. Una stagione deve essere equilibrata: non ci può essere solo un tipo di repertorio, un tipo di registi, un tipo di cantanti, un tipo di direttori. Lo spettacolo è fatto per il pubblico ma per me la cosa più importante sarà fare qualcosa per Napoli. A Vienna, a Madrid, a Parigi e Milano ho sempre lavorato per il Paese e per la città. La mia riflessione parte dalla storia del teatro, dal compositore, da quello che è successo durante i secoli. Si parte sempre dalla storia e si parte sempre anche dal teatro. Il rapporto tra uno spettacolo e un teatro non sarà mai lo stesso. Questo concetto della relazione tra lo spazio e il pubblico è espresso nel magnifico libro di Peter Brook Lo spazio vuoto. Tutto quello che farò, sarà fatto per il San Carlo».
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TITOLO: Il neurochirurgo iraniano che porta i pasti ai poveri alla «Federico II»
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OCCHIELLO: Bahman Noubari, dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi di Firenze, giovedì 10 ottobre protagonista del prossimo incontro del ciclo «#Nonsolomedicina»
TESTO: Neurochirurgo dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi di Firenze, Noubari ogni sabato mattina si reca alla stazione di Santa Maria Novella per dare una mano ai senzatetto. Che sia per un po’ di cibo, una visita o una semplice parola di conforto, Noubari è diventato un riferimento per la comunità delle persone meno fortunate della stazione centrale alle quali cerca di restituire parte delle possibilità che ha avuto lui: arrivato in Italia nel 1979 per studiare Medicina deve tutto al “prete operaio” Concetto Greco che conosce a 18 anni a Catania e che gli permette di completare gli studi dopo avergli trovato un lavoro come pulisci-scale. Da lì, la specializzazione in Inghilterra e la vittoria del concorso che gli spalanca le porte della Neurochirurgia del Careggi, per un’affermazione professionale che va di pari passo con quella umana. Ogni suo giorno libero, infatti, Bahman Noubari si sveglia all’alba e porta assistenza e aiuto ai senzatetto della città: un modo per non dimenticare chi è stato, da dove è venuto e dove è arrivato e restituire parte della solidarietà che ha ricevuto in giovane età.
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TITOLO: Napoli-Belgrado Calendario Di Meo al Palazzo di Serbia
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OCCHIELLO: Il Calendario Di Meo arriva alla diciottesima edizione. La città protagonista è Belgrado
TESTO: «La prima ispirazione nella scelta della sede del nuovo calendario, è derivata dalla lettura del saggio di Milan Kundera “Il sipario”» scrive nel consueto messaggio di benvenuto Generoso Di Meo. «In questo libro del 2004, l’autore ceco ricorda che quando negli anni Sessanta si trasferì in Francia, scoprì che per i francesi il suo Paese faceva parte dell’Oriente Europeo, come se la lunga appartenenza della Boemia, alla storia e alla letteratura europea, fosse stata inghiottita nel nulla. Questo diffuso preconcetto riportava alla mente dello scrittore le parole con cui, nel 1939, il primo ministro inglese Chamberlain, dopo aver abbandonato alle mire di Hitler la Repubblica Ceca, si giustificò: “A far away country of witch we know little”. Ecco, quindi, che mi sono chiesto se ci siano ancora paesi di cui si possa dire è “un paese lontano di cui sappiamo poco”. Uno mi è subito venuto in mente, anche se non è “far away”, per la verità. Anzi è piuttosto vicino. Dopo le tragiche vicende degli anni Novanta (che hanno portato alla fine della Jugoslavia), della Serbia e di Belgrado, sede del nostro prossimo incontro, ci siamo dimenticati e disinteressati. Vero crocevia tra Oriente e Occidente, punto di confluenza del mondo latino e del mondo bizantino, area dello scisma cristiano tra cattolici e ortodossi, frontiera tra Occidente e Islam, antico insediamento degli slavi meridionali, questo paese è stato capace di opporsi al fascismo, poi di inventare un comunismo orgogliosamente indipendente da Mosca, e perfino di essere guida dei paesi non allineati, prima di precipitare nella guerra e nella perdita dell’unità nazionale a fine secolo».
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TITOLO: «In viaggio con De Nittis» Mostra all’aeroporto Bari
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OCCHIELLO: Tre opere dell’artista barlettano accolgono viaggiatori nell’area imbarchi. I quadri raffigurano i paesaggi pugliesi e i ritratti della moglie «Titine»
TESTO: Non sono state poche le difficoltà affrontate per consentire lo spostamento dei quadri dalla loro sede espositiva, il palazzo della marra di Barletta, tanto che il sindaco Cannito ha rivolto un appello alla Sovritendenza «affinché sia meno ostativa e burocratizzata invitandola a essere più generosa». «Oggi celebriamo la cultura che va nei luoghi dove la comunità si riunisce e si incontra con il mondo - ha detto Emiliano - uno dei tre quadri ricorda il paesaggio di Costa Ripagnola, ricorda quindi a noi tutti che la bellezza, che è stata custodita negli anni e che presto diventerà un parco, è una bellezza che non poteva sfuggire e non è sfuggita a un grande artista». «Quella di oggi è una tappa importante di un progetto più grande e ambizioso che rientra nelle strategie adottate da Aeroporti di Puglia - ha dichiarato il vice presidente Antonio Vasile - Un progetto che, grazie alla stretta collaborazione della Regione Puglia, mira a trasformare l’aeroporto in un luogo dove l’efficienza dei servizi e la ricchezza dell’offerta, camminino di pari passo con la valorizzazione della cultura e della tradizione della nostra regione. Un progetto che vogliamo estendere a tutti i Comuni, i musei, e, perché no, alle imprese». «Gli aeroporti sono luoghi affascinanti in cui si incrociano viaggiatori provenienti da tutto il mondo - ha detto Cannito - e l’artista barlettano, viaggiatore e cittadino europeo ante litteram, esprime nei suoi dipinti, e in particolare in quelli qui esposti, tutto il calore della nostra terra, i suoi profumi e la luce del sole del Sud».
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TITOLO: Qualche consiglio per Lissner
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OCCHIELLO:
TESTO: Siccome è ufficiale (ieri è arrivato l’ok del ministro Franceschini), si può anche commentare l’arrivo a Napoli come sovrintendente del San Carlo di Stephane Lissner, già direttore della Scala e da ultimo all’Opéra di Parigi. Siamo stati diretti testimoni del lavoro fatto da Rosanna Purchia e dalla squadra che nel tempo si era costruita attorno. Un lavoro complesso, in salita, compiuto con le idee chiare e con la consapevolezza delle polemiche dietro l’angolo. Un lavoro difficile e appassionato, al quale la città deve riconoscere il merito di aver avvicinato il Massimo partenopeo al tessuto urbano. Alla sovrintendente in scadenza si deve un saluto affettuoso e un grande abbraccio, perché forse dopo la poltrona del sindaco il suo posto è quello più spesso e volentieri impallinato della città. E quindi, più che commentare l’arrivo del sessantaseienne nuovo sovrintendente, ci piacerebbe avere l’opportunità di fare due chiacchiere con lui. Sì, perché la figura che emerge dalla bella intervista di Aurora Bergamini su questo giornale è quella di un intellettuale entusiasta e intelligente, che unisce alla raffinatezza una buona dose di voglia di rimboccarsi le maniche. Fattori che, com’è noto, dalle parti nostre tendono a mettere in pericolo più che frequentare certi quartieri di notte. Lissner dichiara di venire a cercare a Napoli una realtà appassionata e piena di vita, con una storia e una tradizione di enorme valore e però con volti e nomi e voci riconoscibili.
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TITOLO: Il racconto de «L’attimo prima» che un figlio resti senza padre
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OCCHIELLO: L’esordio di Francesco Musolino: un romanzo familiare incentrato sull’assenza
TESTO: Che cosa accade a un ragazzo quando perde un genitore? Che cosa succede a Lorenzo se perde suo padre Leandro? Sono queste le domande di un tema delicatissimo che Francesco Musolino affronta in «L’attimo prima» (Rizzoli editore): si tratta del romanzo di esordio del giornalista culturale, originario della Sicilia, che in pochi giorni è andato in ristampa. La storia ruota attorno a Lorenzo, un ragazzo di 25 anni, con solide letture che, lavora in un’agenzia di viaggi di Messina, dove si è inventato un «pacchetto speciale» per i suoi clienti: viaggi senza bambini urlanti appresso. Musolino racconta la vita di questo ragazzo e la intesse assieme di Leandro e Sara, i suoi genitori, che dopo essere arrivati dalla Calabria hanno aperto alla fine degli anni Settanta a Messina un ristorante: «La Bella Tavola». E poi quella di Elena, sua sorella, una ragazza inquieta che gira il mondo e alla quale Lorenzo è affezionatissimo. Un romanzo, per certi versi, familiare. Con un lessico molto intimo e quotidiano. Lorenzo ha un sogno ed è quello fare lo chef. Poco prima di partire sei mesi per frequentare a Milano l’Accademia della Cucina, suo padre muore improvvisamente. E qualcosa cambia profondamente tutto il quadro del romanzo, che nelle prime pagine quasi evita volutamente la tematica della scomparsa. Eppure dopo – dopo la morte del suo caro – a Lorenzo torna sempre in mente la musica tanto amata da suo padre, il Bolero di Ravel. O anche il profumo delle sigarette, quelle Dunhill che Leandro fumava in continuazione. Che cosa accade dopo, vale la pena di leggerlo. In questo romanzo – in realtà apparentemente semplice – ci sono molti temi che sottintendono ad altri sentimenti. E ci sono almeno un paio di passaggi che fanno venire a mente – nel modo di scrivere di Musolino – il proseggiare di un altro scrittore siciliano tanto dimenticato quanto bravo: Carmelo Samonà, l’autore di «Fratelli», «Il custode» e «Casa Landau». È davvero un bell’esordio, quello di Musolino, che presto sarà in Toscana a presentare questo volume. L’autore sceglie un tema delicato e per nulla commerciale, come quello della famiglia e della perdita di un familiare. Il tema dell’assenza è sempre complicato da gestire: aveva ragione la Dickinson a dire – come riporta Musolino nel libro – che «l’assenza è un concentrato di presenza». Ogni riga di questo romanzo lo è: un concentrato di presenza per l’assenza di un padre che, a leggere bene, non è soltanto un personaggio letterario.
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TITOLO: C’è oro tra i cocci con l’arte di Yeesookyung
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OCCHIELLO: Doppia esposizione per l’artista coreana che al Madre e a Capodimonte reinterpreta la tradizione della ceramica
TESTO: Si intitola «Whisper Only to You» la prima mostra personale della celebre artista coreana in due istituzioni pubbliche italiane: il Museo Madre e il Museo di Capodimonte. Realizzata dalla Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee e il Museo Real Bosco di Capodimonte, la mostra curata da Sabrina Rastella, Andrea Viliani, Paola Giusti e Maria Rosaria Sansone è un progetto «che sottolinea la collaborazione rinsaldata tra due grandi istituzioni», evidenzia Laura Valente, presidente della Fondazione Donnaregina, «e per il quale la Fondazione Donnaregina ha ricevuto (è la prima volta) il sostegno del Fund for Korean Art Abroad 2019, del Ministero della cultura, dello sport e del turismo della Corea del Sud e di Korea Arts Management Service». A Capodimonte, le opere di Yeesookyung sono il culmine di «Translated Vase», un progetto, iniziato nel 2002, con gli scarti di produzione che vengono «ricuciti» con un filo d’oro. Un filo prezioso che suggella, impreziosendo le incrinature. È la metafora della vita umana. In fondo, l’antica arte del «kintsugi» (letteralmente riparare con l’oro) che allude alla resilienza, la capacità che ognuno di noi ha di far fronte agli eventi traumatici in maniera positiva. Non sono proprio le ferite lasciate dagli eventi della vita che ci rendono quello che siamo, che ci fanno unici e insostituibili? «È il potere della fragilità», ribadisce Sylvain Bellenger, direttore di Capodimonte, nel corso della conferenza stampa con Maria Letizia Magaldi, vicepresidente della Fondazione Donnaregina e il dirigente della Real Fabbrica di Capodimonte, Luca De Bartolomeis, «e soprattutto il rilancio di un’arte come quella della porcellana che torna, a Napoli, a riprendersi un ruolo da protagonista».
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TITOLO: L’archeologia diventa virtuale A Lecce il progetto del Cnr
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OCCHIELLO: Il Salento in prima linea con la pubblicazione del ricercatore Francesco Gabellone
TESTO: L’archeologia virtuale, formidabile strumento di divulgazione scientifica declinata in forme immersive dal forte impatto emozionale, vede il Salento in prima fila con saperi ed esperienze racchiusi in una recente pubblicazione firmata dal ricercatore del Cnr – Ibam di Lecce, Francesco Gabellone. Il volume, intitolato “Archeologia virtuale. Teoria, tecniche e casi di studio”, raccoglie le esperienze fatte in un ventennio di attività svolta in Italia e all’estero con l’obiettivo di accorciare le distanze tra il patrimonio culturale e il pubblico di potenziali fruitori. Tutto questo attraverso un racconto per immagini virtuali estremamente realistiche, realizzate con rigore scientifico mediante raffinate tecniche ricostruttive in grado di far rivivere, nel loro originario fulgore, monumenti e testimonianze archeologiche anche parzialmente conservati o difficilmente accessibili. “Sarebbe sbagliato e riduttivo confinare questo processo – sostiene Gabellone - tra i nuovi strumenti per la presentazione che semplicemente sostituiscono tecnigragfo e matita. Il ruolo dello specialista in archeologia virtuale è strettamente connesso al rapporto dialettico tra i saperi umanistici e le possibilità offerte proprio da questi strumenti”. Francesco Gabellone è stato protagonista di studi ricostruttivi per l’Iraq Virtual Museum, il Museo egizio di Torino, le tombe nascoste di Taranto, il teatro antico di Taormina, il teatro e l’anfiteatro di Lecce, il santuario di Giove Anxur a Terracina, l’anfiteatro e il teatro di Catania, solo per citare alcuni lavori. Le nuove tecniche di fruizione basate su narrazioni dinamiche sviluppate nel Salento trovano ormai larga applicazione pratica in numerosi contesti museali.
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TITOLO: Eike, sempre di corsa tra colpi di teatro e grandi progetti (da finire)
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OCCHIELLO: Schmidt resterà alla guida delle Gallerie fino al 2023. Dalla guerra contro i bagarini
TESTO: Se le cose andranno come annunciato in questa primavera non è detto che il direttore di Friburgo vedrà completati i Nuovi Uffizi — la data prevista per la fine del cantiere a questo punto ventennale, è il 2024 (Vasari ci mise meno a costruirli ex novo) — ma tant’è, tutto non si può avere. Per concludere il cantiere infinito occorrono 50 milioni, da spendere in tempi brevi per evitare che si perdano finanziamenti anche europei, e molte cose. Innanzitutto la nuova uscita, quella del vecchio progetto della Loggia Isozaki che Schmidt ha più volte detto di volere realizzare. Poi va fatto il collegamento verticale, lato levante, tra il primo piano e la zona accoglienza verso San Pier Scheraggio, va adeguato il Corridoio Vasariano per la sua riapertura integrale senza Autoritratti, va realizzata la nuova entrata sempre sul lato di levante, ma verso l’Arno. Se in merito a questi interventi non è prudente scommettere che siano tutti ultimati nell’era Schmidt è spostandosi a ponente, lato Georgofili, che il direttore potrà tagliare più nastri. Qui c’è da centrare l’obiettivo del nuovo ristorante nella zona delle Reali Poste e da ultimare l’apertura di nuove sale in prosecuzione dell’Auditorium del Vasari dove ci saranno degli spazi espositivi e un nuovo ingresso destinato a chi vuol solo fare il percorso del Corridoio saltando le Gallerie. Un lavoro importante da seguire passo passo.
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TITOLO: Elogio del design alla Florence biennale
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OCCHIELLO: Dal 18 al 27 ottobre torna la manifestazione dedicata all’arte contemporanea che celebrerà il genio di Leonardo. Premio alla memoria a Wanda e Salvatore Ferragamo
TESTO: Al centro della manifestazione, aperta gratuitamente alle scuole i premi ambiti dagli espositori: il Lorenzo il Magnifico per l’arte conferito dalla giuria di esperti in 13 categorie e il nuovo «Leonardo da Vinci» abbinato a 6 diverse categoria per il design. Senza dimenticare i riconoscimenti alla carriera in omaggio a personalità recentemente scomparse come Franco Zeffirelli e la coppia Salvatore e Wanda Ferragamo. «Il 21 settembre 2018 il premio alla carriera per le arti visive e performative era stato consegnato a Zeffirelli — ricorda Celona — adesso con una cerimonia e la visione di un video di quel momento alla presenza del figlio Pippo, sarà il momento per ricordarlo ancora». I premi alla carriera per l’arte andranno allo scultore messicano Gustavo Aceves che esporrà due grandissime opere e all’artista turco Refik Anadol che porterà una spettacolare installazione. Tra i premiati alla carriera per il design anche Elsa Peretti che porterà una mostra delle sue creazioni per Tiffany & Co. e Paula Scher dello studio Pentagram di New York.
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TITOLO: Nella solitudine si deve costruire se stessi. Così si apre la vita e la si scopre affollata
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OCCHIELLO:
TESTO: Cara lettrice dalla provincia di Salerno, la solitudine è propria, anzitutto, di chi non sa stare con se stesso. E chi non apprezza la propria compagnia difficilmente è attrattivo per gli altri. Il tempo vuoto è uno spazio meraviglioso che ciascuno può riempire di cose da imparare, obiettivi da perseguire, sogni da costruire, identità da rafforzare. Nel tempo vuoto, si può studiare una lingua, imparare il tango, esplorare l’astrofisica, aiutare i poveri e gli ammalati, leggere un libro e riflettere su un libro. Non voglio condannarla alla solitudine, ma anzi provare a dirle che solo nel fare se stessi ci si apre alla vita e che, quando ti apri alla vita, la scopri affollata. Pensarsi soli ed emarginati ci fa soltanto restare inchiodati alle nostre giornate vuote e prive di senso. Prima di condividere, bisogna riempire. So che è d’uso fare il contrario, ovvero delegare alla coppia il nostro senso del pieno. Ma quando affibbi all’altro la responsabilità del tuo benessere, e in definitiva di chi sei, finisci per essere un peso anziché una risorsa. Le relazioni che finiscono troppo presto o neanche cominciano sono tutte gravate da questo malinteso senso della coppia, che è l’idea di investire l’altro dell’onere della nostra felicità e dell’onere di riempirci le ore. Il mondo è pieno di solitudini che s’incontrano per caso e si separano per noia, perché chi non sa stare con se stesso difficilmente sa farsi amare in compagnia. Infatti, diceva Gertrude Stein: «Quando sono soli vogliono stare con gli altri, e quando sono con gli altri vogliono stare soli. Dopo tutto, gli esseri umani sono così». La solitudine di cui tanti si lamentano non è la solitudine di chi sa stare solo nel deserto a pensare, è la solitudine di chi non sa percepirsi e perciò, messo in mezzo alla gente, sente di non essere percepito e si sente non vivo, ma inutile. Poi, siamo tutti bravi a raccontarcela come vogliamo, a esentarci dalla responsabilità, a imputare la colpa alle circostanze e ad errori ed egoismi altrui.
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TITOLO: Capodimonte, Bellenger: «Costretto a chiudere parte del Museo per mancanza di personale»
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OCCHIELLO: Il direttore del sito spiega i prossimi progetti e dice: «Sarà una sfida perché ci sono difficoltà legate ai pensionamenti. Chiedo al governo di risolvere questa situazione »
TESTO: «Questa è una grande sfida, perché dovremmo incontrare svariate difficoltà, prima di tutte il personale. Sarò costretto a chiudere parte del museo a causa della mancanza di personale, quindi ho intenzione di risolvere tale problematica nel minor tempo possibile». In diretta a “Barba&capelli”, trasmissione di Corrado Gabriele in onda su Radio Crc, Sylvan Bellenger, direttore del Museo di Capodimonte di Napoli, ha dichiarato: «La sfida è rendere ogni edificio occupato da elementi culturali. L’unica cosa che ho fatto è stata creare una navetta che funziona benissimo, che arriva fin dentro il bosco. Non mi piace speculare su cose che non dipendono da me. Il nostro master plan includerà un parcheggio, in collaborazione con il Comune di Napoli, e trasformare gli edifici, parlando della città. La scuola dei giardinieri e’, ad esempio, una necessità, basta guardare la Floridiana. Capodimonte avrebbe il compito anche di sostenere questi incarichi pubblici fondamentali”. «Tutto il progetto è pronto - ha proseguito Bellenger - e verrà proposto al ministro della Cultura. Con la Federico II abbiamo un accordo già firmato per creare la prima scuola di digitalizzazione dei beni culturali. Senza la digitalizzazione continueremo ad essere indietro. La ricerca a Capodimonte è già iniziata. Ci sono diverse situazioni che vanno tutte confrontate. Le mostre sono le cose che ogni struttura può fare, più’ o meno bene, ma la missione della struttura e’ decisamente più importante. Se non abbiamo la capacità di essere un esempio ambientale, la nostra missione sarebbe vana”. «Vogliamo far entrare i giovani nel nostro mondo - ha concluso il direttore del museo - ed entrare nel mondo contemporaneo attraverso i giovani. Se continua la partenza del personale in pensione, sarò costretto a chiudere, quindi chiedo al governo di risolvere questa situazione».
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