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LE NOTIZIE DAL GIORNO Tuesday 03 December 2019 AL GIORNO Tuesday 10 December 2019 SU: cultura




TITOLO: Pinocchio, l’azzardo di Garrone
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OCCHIELLO: Il film, attesissimo, sarà in sala dal 19. Già dalle anteprime convince la scelta degli attori protagonisti con Benigni-Geppetto in prima linea. Ma la storia del burattino è inafferrabile: lui è uno, nessuno e centomila
TESTO: Anche gli attori di oggi promettono bene. Sembra scelto con cura il piccolo Federico Ielapi, selezionato fra mille bambini. Gigi Proietti è un Mangiafuoco spaventoso dal cuore tenero. L’inatteso tandem Rocco Papaleo-Massimo Ceccherini accetta l’ardua sfida a distanza con Ciccio e Franco. Marcello Forte, il canaro di Dogman, è il pappagallo che parla troppo. Le fatine sono due, una bambina sorridente e fuggitiva (Alida Baldari Calabria, già vista in Dogman) e Marine Vacth, modella francese dalla bellezza austera. Nelle interviste di lancio Garrone ha elogiato i suoi attori, come è giusto che sia. Meno convincenti, secondo me, sono le dichiarazioni sul senso del film, allegro e natalizio, fedelissimo al testo originale. Per quanto riguarda l’aspetto giocoso, in realtà tutto il libro è attraversato da tensioni oscure e pericolose, devastanti metamorfosi e orridi mostri come l’ingordo pescecane. E lo stesso regista in altre dichiarazioni ha sottolineato i lati quasi horror del Collodi. Il quale non per niente aveva concluso la narrazione con l’impiccagione notturna dell’incauto burattino tentato dall’illusione degli zecchini d’oro. Poi ci ripensò, anche per l’incessante bisogno di soldi dovuto alla passione per il gioco d’azzardo. Ma il vero nodo della questione è legato all’indifferenza verso le diverse interpretazioni e all’assoluta fedeltà al testo. In 140 anni (Garrone lo sa) il significato di Pinocchio è cambiato secondo le epoche. Dalla fine dell’Ottocento alla prima parte del Novecento prevalse una lettura rassicurante. Insieme a Cuore di De Amicis, il romanzo fu considerato una delle opere base della nuova Italia, con la sua spinta pedagogica tesa al sacrificio e alla punizione degli immeritevoli. I bimbi d’Italia dovevano crescere con solidi principi. Celebre un Elogio di Pinocchio di Pietro Pancrazi nel 1921 in cui si cantava la bontà del tempo perduto, un tempo in cui le case profumavano di «un odore di pulito, non so se di risparmio o di decente povertà». E la sera, «nel marciapiede di sotto si sentiva passare rassicurante, sul sonno di tutti, il calmo passo doppio dei carabinieri».
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TITOLO: Aprite il Forte Belvedere: oltre la stagione delle mostre e dei cin cin
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OCCHIELLO: La chiusura invernale, l’opportunità di andare oltre il luogo-vetrina
TESTO: Cosa resta oggi di quegli annunci? Il Forte chiuso per quattro mesi è soltanto un confortevole parcheggio per chi vuole arrivare a Villa Bardini in auto senza godersi la passeggiata su per le Coste. È un cumulo di rifiuti e resti dell’ultima cena di beneficenza del 4 ottobre scorso che sono ancora in fondo al vialetto — da cui si vede tutta Firenze — accatastati accanto ai cassonetti di Alia (sono passati due mesi, ma chi viene a svuotare i bidoni non potrebbe recuperare anche tutto quello che c’è fuori? O forse siccome sono ingombranti — preveniamo la giustificazione — non è compito suo? ). Sui pannelli spaccati si leggono ancora i loghi di chi patrocinò quell’evento, dalle associazioni dei commercianti ai blog enogastronomici fino a Johnny Bruschetta. .. Cene, aperitivi e mostre temporanee. È questa l’anima, il luogo dell’anima di Firenze e dei fiorentini? L’anima del Forte sbarrato è gelida. Solo il volto di Veronica Locatelli sul manifesto lasciato da familiari e amici scalda i bastioni desolati. Solo i due ulivi e le rose rosse che ricordano Veronica e Luca nell’aiuola accanto al portone sbarrato danno un’emozione. Tutto sembra immobile. Senza un perché che giustifichi la delusione che si prova a leggere quel cartello appiccicato al cancello aperto per chi arriva in auto a Villa Bardini: «Aperto esclusivamente in occasione di mostre temporanee. Al momento non sono in corso mostre». Ci si faccia una domanda e ci si dia una risposta: al momento per il Forte non c’è un progetto. Tutto dipende dagli eventi, anche quando riaprirà a primavera. Torneranno le mostre, magari importanti (ci sono state negli anni quelle dedicate a Zhang Huan, Giuseppe Penone, Antony Gormley, Jan Fabre, la collettiva Ytalia, la recente monografica su Eliseo Mattiacci). Le «consuete mostre di primavera-estate» che riempiono un vuoto mentre a Palazzo Vecchio assicurano — come disse l’assessore Sacchi al Corriere Fiorentino a ottobre — che si «approfitterà della chiusura invernale» per lavorare a un progetto che faccia del Forte un «polo e un centro di produzione culturale che non deve essere dimenticato durante i mesi freddi».
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TITOLO: Il priore di Santa Croce dice no al Requiem di Mozart nella basilica
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OCCHIELLO: Per il sacerdote questo è un periodo penitenziale (quaresima francescana) e la musica di Mozart non è indicata: il concerto spostato nel cenacolo sconsacrato
TESTO: «Da assessore alla cultura di Firenze non posso che ritenere fuori luogo le parole del priore di Santa Croce che ha definito Mozart non adatto o non concorde col clima dell’Avvento, spostando il concerto in programma il 5 dicembre dalla basilica al cenacolo sconsacrato». Lo afferma l’assessore alla cultura Tommaso Sacchi in merito alla polemica del concerto di Mozart in Santa Croce. «Il Requiem - previsto il 5 dicembre proprio per commemorare il giorno della morte di W. A. Mozart -, e l’Ave Verum Corpus, come ha perfettamente ricordato il maestro Muti in un’intervista sul Corriere della Sera – continua Sacchi -, sono due pagine universali della musica classica che portano l’uomo a riflettere sul senso stesso della morte e ad innalzare lo spirito di ciascuno, indipendentemente dalla fede di appartenenza. Dispiace veramente che un genio ‘celestiale’ e sconfinato come quello del Salisburghese sia stato confinato a piccole e discutibili valutazioni di opportunità politico - liturgiche, a maggior ragione a Santa Croce, una delle chiese più ‘colme’ di storia, di arte e di artisti di Firenze, luogo dove peraltro negli anni scorsi il Requiem è sempre stato suonato con grande successo».
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TITOLO: Mostra alla Pinacoteca De Nittis l’incantesimo di Boldini a Barletta
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OCCHIELLO: Dal 7 dicembre la prima esposizione monografica in Puglia sul ritrattista emilianoIn 70 opere si potrà percorrere i principali snodi della sua vicenda artistica
TESTO: Boldini. L’incantesimo della pittura. Capolavori dal Museo Boldini di Ferrara: è il titolo della mostra che dal 7 dicembre sarà ospitata nella Pinacoteca De Nittis di Barletta. Si tratta - è detto in una nota degli organizzatori - della prima monografica mai dedicata in Puglia al celebre ritrattista, collega di Giuseppe De Nittis a Parigi, frutto di un virtuoso scambio tra istituzioni civiche simili per storia, natura e vocazione: il Museo Giovanni Boldini di Ferrara e la Pinacoteca - Casa De Nittis di Barletta. Tra i protagonisti indiscussi della pittura italiana ed europea a cavallo tra Ottocento e Novecento, Giovanni Boldini (Ferrara 1842 - Parigi 1931) è stato uno dei più celebri ritrattisti della Belle Époque assieme a James McNeill Whistler, John Singer Sargent e Joaquin Sorolla e ha immortalato i protagonisti del tempo, da Robert de Montesquiou alla marchesa Luisa Casati, facendo di loro l’immagine stessa di quel momento storico e culturale. L’incantesimo della pittura intende presentare l’opera di questo grande maestro in ogni aspetto e ambito della sua produzione, dal paesaggio alla natura morta, dalle vedute di città al ritratto, sia quello intimo che ritrae amici e colleghi, che quello di società che gli ha regalato successo e fortuna. Grazie all’ampiezza della collezione del Museo Boldini di Ferrara - la più estesa e rappresentativa raccolta pubblica intitolata al maestro - una straordinaria selezione di quasi 70 opere permetterà di ripercorrere, in maniera esaustiva, i principali snodi della sua vicenda artistica, dalle vibranti prove degli anni fiorentini ai grandi dipinti della maturità, iconici capolavori della Belle Époque come il Piccolo Subercaseaux, i ritratti «alla moda» della Contessa de Leusse, della Principessa Eulalia e Fuoco d’artificio o la magnetica effigie della Signora in rosa, emblematica di una nuova rappresentazione, nervosa ed elegante, della femminilità moderna.
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TITOLO: Giornata disabili, ingresso gratuito al Parco archeologico Paestum
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OCCHIELLO: Il 3 dicembre per celebrare la giornata internazionale
TESTO: “Al Parco Archeologico di Paestum il 3 dicembre è sempre stata una giornata speciale – dichiara il direttore, Gabriel Zuchtriegel – Con l’ingresso gratuito abbiamo voluto affermare la nostra totale adesione alla “Giornata Internazionale delle persone con disabilità” e ai suoi principi volti a promuovere i diritti e il benessere dei disabili. In questi anni il Parco ha messo in campo importanti iniziative per ampliare l’accessibilità e l’inclusione, affermando così il rispetto per l’identità e l’unicità di ciascuna persona. Siamo partiti dal rendere accessibile il Tempio c. d. Basilica e oggi organizziamo percorsi speciali nei depositi del museo tutti i pomeriggi. Abbiamo un’app per la fruizione dell’area archeologica totalmente gratuita, anche nella lingua dei segni. Grazie ai lavori finanziati dal PON, amplieremo la fruibilità dell’area archeologica e del museo nell’ottica di un’inclusione totale”.
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TITOLO: D’Amato boccia le istituzioni litigiose
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OCCHIELLO: «In Campania non si lavora insieme per il bene comune. Io in politica? No, dovrei smettere di fare l’imprenditore»
TESTO: Intervenuto al Museo Madre per la presentazione del libro «Politica, idee per un mondo che cambia» di Sebastiano Maffettone, l’imprenditore ha precisato: «In questo momento nel nostro territorio abbiamo bisogno soprattutto di una forte capacità di collaborazione istituzionale e un grande senso di responsabilità: la conflittualità che a livello personale è diventata istituzionale tra Comune e Regione sta facendo danni incredibili in un territorio che ha invece bisogno di soluzioni e scelte coraggiose e radicali. Dobbiamo ora augurarci in occasione della prossima tornata elettorale che, sia a livello regionale che comunale, ci siano leader adeguati che abbiano la capacità di collaborare istituzionalmente, seppure con posizioni politiche diverse perché il bene comune è molto più importante delle questioni personali e di pregiudizio».
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TITOLO: Vita «perigliosa» di una 40enne single. Non ti credono felice e ti presentano qualcuno
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OCCHIELLO:
TESTO: Cara Stufa78, sarà pure single convinta, ma per essere «single e felice» le manca di imparare a farsi scivolare addosso i commenti e le reazioni altrui. Finché ne patisce, temo significhi che la toccano e un po’ la mettono in crisi. Quelle persone non stanno parlando a lei, ma a sé. Usano lei per affermare una propria visione del mondo e, di fatto, per confermare se stessi: l’idea che in due si sta meglio, magari che è meglio una relazione infelice che niente, oppure stanno parlando alla loro paura, alla fragilità che intuiscono nella loro coppia, vulnerabile a ogni ipotetica «mina vagante». Oppure (è probabile), nel prodigarsi per accoppiarla con qualcuno, stanno usando lei per dirsi che sono persone brillanti, sensibili, altruiste, e molto, molto, socievoli, a differenza sua che è una musona non in grado di trovarsi un uomo da sola. Potrei andare avanti a lungo. Potrei dirle che ogni volta che raccomandiamo la coppia a qualcuno stiamo sussurrando alla nostra solitudine, alla nostra paura della solitudine. Stiamo specchiando noi stessi in un altro che è solo, in una condizione che noi troviamo insopportabile e che non riusciamo a immaginare piacevole. Dovrebbe scrollare le spalle al cospetto di questa moltitudine di persone che pretendono di sapere meglio di lei di che cosa lei stessa ha bisogno. Poi, qui si apre un altro capitolo. Ovvero se davvero lei sa chi è, cosa vuole, perché lo vuole. Stare bene con se stessi e bastarsi è già una conquista, ma non è sufficiente: è solo la premessa per incontrare l’altra metà del cielo al meglio delle proprie possibilità. Troppe relazioni nascono perché ci manca qualcosa, perché abbiamo bisogno di compagnia, di qualcuno che faccia la spesa, prepari la cena o ci spalmi l’abbronzante sulla schiena. Nascono perché non sappiamo stare da soli, perché ci è utile adeguarci a una società fondata sulla coppia, sulle cene coi posti pari e le vacanze in quattro o in sei, per poi arrivare alle famiglie con figli che si frequentano con altre famiglie con figli per una serie di buone ragioni superflue da elencare. Troppe relazioni nascono perché siamo fragili e abbiamo bisogno di appoggiarci a un altro o perché al ristorante starsene immersi sul proprio cellulare in due è più consolante che farlo da soli. Alcune nascono perché ci sentiamo niente se non siamo illuminati dall’amore di qualcuno. O peggio, se non ci sentiamo di appartenere a qualcuno. Troppe relazioni nascono perché non abbiamo trovato di meglio. Sognavamo un uomo perfetto, gentile, divertente, protettivo, intelligente, con un buon lavoro, che fosse sportivo, brillante, bello o almeno affascinante, poi passavano gli anni e ci siamo dette che andava bene anche un orco bifolco purché fosse disponibile. Troppe coppie nate smaglianti durano perché l’abitudine è preferibile alla solitudine. Molte coppie esistono perché andare in giro in due è un modo per comunicare al mondo che almeno un altro essere umano ritiene che valiamo qualcosa. Gli amori che nascono o resistono solo per colmare una lacuna non sono mai davvero fertili di cose belle. Sono stampelle e possono creare dipendenza. Ci definiscono come bisognosi di un altro per esistere e va da sé minano la nostra autostima e, giorno dopo giorno ci debilitano invece di rafforzarci. Invece, quando s’incontrano due persone che stanno bene da sole, succedono due cose: il famoso miracolo che consente di scegliersi liberamente ogni giorno e la scoperta che la vita che prima credevamo completa era una cosa sbiadita, come in bianco e nero, mentre adesso esplode di colori.
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TITOLO: Napoli, diecimila «sardine» in piazza. Selfie, abbracci e «pesca» anti Salvini
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OCCHIELLO: Folla di ragazzi ma anche famiglie e anziani. Tra i politici Antonio Bassolino e Paolo Siani. Cerciello, leader del movimento: caro Matteo, ci hai sempre disprezzati. Non avrai i nostri voti
TESTO: Più avanti, in prossimità di un palco improvvisato – una sedia, un microfono e due casse ai lati - la ScalzaBanda inganna l’attesa prima degli interventi con Bella Ciao. La musica parte quasi in sordina, poi è un crescendo che coinvolge tutte le prime file. C’è chi canta, chi balla, chi batte le mani. Pochi minuti dopo le diciannove impugna il microfono Antonella Cerciello. Con Bruno Martirani – attivista quest’ultimo da molti anni della sinistra radicale napoletana - è considerata la promotrice del movimento delle sardine napoletane. Insegnante di educazione fisica, è emozionatissima mentre legge il discorso che ha appuntato su un foglio. «Non stiamo – scandisce – dalla parte di chi non ha rispetto per gli esseri umani e per le istituzioni. Noi siamo quelli che non hanno dimenticato e che leggono ancora negli occhi di Salvini il disprezzo per i meridionali. Salvini è sempre quello che incitava il Vesuvio a lavare Napoli ed i napoletani con il fuoco. Ora cerca di far dimenticare quelle parole, perché vuole i nostri voti. Noi, però, le ricordiamo come fosse ora».
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TITOLO: I musei di Napoli volano con Google Arts Project ed è primato europeo
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OCCHIELLO: Otto milioni di visitatori in più per un network di musei dal Cartastorie all’Archeologico che capta l’attenzione internazionale, ne parliamo con Paolo Giulierini e don Antonio Loffredo | Atlante Digitale e Letteratura 4.0: il web utile a crescere
TESTO: «Qual è il costo del pregiudizio? Quali ostacoli alla crescita sostenibile di un’economia di quartiere sono generati dalla paura, dall’abbandono, dal tradimento della bellezza? Dieci anni fa, quando alla Paranza, una cooperativa formata da ragazzi del Rione Sanità, è stata affidata la gestione delle Catacombe di San Gennaro, il quartiere era ancora considerato uno spazio di confine, separato dalla città da un muro invisibile di diffidenza. Fuori dai circuiti del turismo che cominciava ad affollare Napoli, ma anche sconosciuto alla maggior parte dei napoletani. Una periferia urbana in pieno centro storico. Un buco nero sulla mappa. Una bellezza preziosa nascosta agli occhi di tanti. Nel 2009, i visitatori delle Catacombe erano ancora poche migliaia. Dieci anni dopo, sono diventati oltre 130 mila. Una ricerca appena presentata in un convegno che ha celebrato il compleanno della Paranza e la relazione virtuosa fra cultura e sviluppo ha stimato in quasi 33 milioni di euro all’anno l’impatto economico delle Catacombe per Napoli. L’economia della Sanità è rinata. Ma non è solo questione di numeri. Questi dieci anni dimostrano che a crescere è stato soprattutto il capitale sociale. Si è rafforzata l’identità del quartiere, sempre forte, ma stavolta cementata attorno a valori positivi. Si è diffuso un senso di appartenenza nella nostra comunità, l’orgoglio di sentirsi parte di questa storia di riscatto. Le pietre scartate - i ragazzi della Paranza - sono diventati i protagonisti di un racconto che ormai non conosce confini. Si è capovolta la narrazionee l’immagine del Rione Sanità. Non perché la camorra si sia dissolta o perché il degrado sia svanito, ma perché finalmente la luce è penetrata nel buio; perché cinquanta, cento, duecento ragazzi del quartiere possono vivere lavorando dove sono nati, rovesciando un destino che li condannava inevitabilmente all’esilio; perché la speranza ha trovato un luogo in cui abitare». (Don Antonio Loffredo)
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TITOLO: L'assessora Pierucci: «Una donna manager per la gestione del teatro»
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OCCHIELLO: «Sogno un nome di respiro nazionale». E ancora: «Punteremo su una gestione pubblico-privata, una formula che si è già dimostrata vincente al Museo civico»
TESTO: Sì, mi aspetto molti turisti per il periodo natalizio. Bari si presenterà ancora più bella con tanti eventi e la riapertura dopo tanti anni del teatro Piccinni». Ines Pierucci, dal 1 luglio scorso assessora alle Politiche culturali e turistiche della giunta Decaro, è un fiume in piena. «Organizzare le iniziative natalizie con la rinascita del Piccinni per me è una combinazione felice. Noi non stiamo restituendo alla città semplici contenitori ma luoghi e spazi aperti», aggiunge raggiante. L’inaugurazione del teatro Piccinni è il fiore all’occhiello del Natale barese. Ma, finita la festa, come dovrà essere gestito? «Dieci giorni fa la giunta comunale ha approvato una delibera che prevede una gestione pubblico-privata. Io punterei sulla formula che è stata già vincente per il museo civico di Bari. Chi vuole gestire il Piccinni dovrà essere manager e direttore artistico nello stesso tempo, e avere un respiro nazionale. Le proposte che arriveranno saranno valutate da un comitato di esperti». Lei ha un nome? «Non è una questione di nomi, ma di manager che sappiano tenere l’equilibrio economico-artistico del teatro». Una figura che di fatto taglia fuori dalla corsa a direttore artistico i semplici attori e registi. «Serve un manager che abbia competenze nazionali. E a me piacerebbe che a gestire il Piccinni fosse una donna. Ma non mi faccia dire altro». Il 6 dicembre riapre il teatro ma la festa comincerà già il 4.«Proprio così. Alla conclusione dei lavori è rimasto un pò di tessuto damascato rosso. Così nello Spazio Murat, dalle 10 alle 20, lo stilista Antonio Marras si presterà ad attaccare un pezzetto di tessuto sui vestiti dei baresi che lo vorranno. L’iniziativa si chiama “Averti addosso”. Con Marras collaboreranno anche le sarte della Fondazione Giovanni Paolo II e delle Belle Arti». Dalla riapertura del Piccinni e dagli eventi natalizi di San Nicola cosa si aspetta dal punto di vista turistico? «Io parto dai dati: quest’estate a Bari il trend è cresciuto del 20 per cento. La città è stata premiata da Lonely Planet e ci sono tutti i presupposti affinché Bari sia una delle mete preferite per Natale». Ecco, cosa troveranno i turisti in questi giorni? «Nell’organizzazione delle manifestazioni c’è stata una bellissima condivisione con l’assessore allo Sviluppo economico. L’inaugurazione della casa di Babbo Natale il 6 dicembre prossimo in piazza Umberto sarà un momento importante per la città ma noi abbiamo allestito tante altre iniziative. E non solo per i turisti». Per esempio? «Solo a Bari si festeggia la vigilia di Natale con l’aperitivo. Il 24 dicembre saranno organizzati tanti eventi. C’è pronto un bando della Regione con Pugliapromozione. Verranno organizzati anche concerti in alcune strade della città. Va bene i turisti, ma penseremo in primo luogo ai baresi». Porterete la festa di Natale in periferia? «Organizzeremo una serie di iniziative nei Municipi, come San Paolo, Japigia, Ceglie e Carbonara. Poi ci saranno i laboratori di lettura per i bambini e dedicheremo uno spazio a Gianni Rodari, di cui nel 2020 celebreremo il centenario della nascita. E poi film, burattini. Penso alle sfilate dei pupazzi di Walt Disney, itinerari, bande musicali. Insomma Bari diventerà una galleria a cielo aperto. A Bari nessuno più sarà escluso perché Natale è la festa di tutti». Il fiore all’occhiello resta il ritorno del Piccinni. «Il 6 dicembre sarà una serata straordinaria. Riaprirà il teatro e inaugureremo la casa di Babbo Natale. È qui la festa di Bari».
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TITOLO: Il discografo: il Novecento musicale sulle dita di Beatrice Rana
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OCCHIELLO: La pianista salentina pubblica con la Warner un magnifico cd dedicato a Ravel e Stravinskij. Grande tecnica, grande interpretazione
TESTO: A 26 anni, la pianista salentina Beatrice Rana è ormai una stella del concertismo internazionale. E se il suo disco del 2017 dedicato alle Variazioni Goldbergdi Bach aveva suscitato ammirazione, questo da poco pubblicato dalla Warner è stupefacente. Il programma è dedicato a Ravel e Stravinsky, musica dei primi decenni del Novecento, inquieta e affascinante. Brani che sfruttano tutte le risorse timbriche e dinamiche del pianoforte, il cui suono a tratti si sdoppia in «presenze» distinte e disposte su diversi piani dello spazio, dando vita a un’azione musicale affascinante; a tratti invece si moltiplica, come riflesso in una molteplicità di specchi, fino a frantumarsi in una miriade di coriandoli sonori. I primi decenni del Novecento, vuole dirci Beatrice Rana, sono un tempo molto vicino alla nostra sensibilità: un tempo ossessionato dalla velocità, dalla modernità estrema, dalla tecnologia, ma anche dai miti e dalle identità, esattamente come il nostro tempo, cento anni dopo. Un’epoca di conflitti, di nazionalismi e di imperialismi l’un contro l’altro armati, di intolleranze e di razzismi, esattamente come la nostra. La musica di Ravel (i Miroirs per pianoforte e la trascrizione pianistica di un brano nato per orchestra, La valse) e quella di Stravinsky (i suoi balletti russi, frammenti da L’uccello di fuoco e Petrushka in trascrizione pianistica) esprimono tutto questo con forza, sensibilità e intelligenza. Beatrice Rana ci restituisce questi «racconti» volta a volta pirotecnici e minacciosi, affabulatori e dolenti, danzanti e cupi, in una performance da incorniciare sia sul piano tecnico sia, e molto di più, su quello dell’interpretazione musicale.
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TITOLO: La settimana che dà inizio al Natale di Bari: eventi clou, Piccinni e San Nicola
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OCCHIELLO: Il 5 dicembre alle ore 18 la riapertura del teatro comunale con un concerto dell’Orchestra del Petruzzelli. Alle 21 grande kermesse del jazz «made in Bari». Migliaia di fedeli in arrivo per il 6 dicembre, festa di San Nicola e giorno di accensione dell’albero
TESTO: Il mese degli eventi itineranti, della corsa ai regali e dei mercatini (in piazza Mercantile e sulla Muraglia) ma come sempre in ritardo rispetto al resto della Puglia dove le bancarelle di articoli natalizi e artigianali vengono allestite già nell’ultima decade di novembre. E se il 7 saranno le street band ad animare il Murattiano, il giorno dell’Immacolata toccherà a Babbo Natale con l’inaugurazione in piazza Umberto alle 16 del suo villaggio dove accogliere i più piccoli per giochi, letture e doni. In serata invece ci sarà Sergio Caputo a far ballare piazza del Ferrarese alle ore 20 con il suo «Sabato Italiano Show». Nessun problema per le auto. Per tutte le domeniche di dicembre (Santo Stefano incluso) saranno attivi i park and ride proprio per scoraggiare la sosta selvaggia tra le vie del centro. Un centro che progressivamente inizia ad illuminarsi, dalla Muraglia alla facciata del Comune passando per le strade dello shopping. Già dal 3 dicembre, ad esempio, saranno accese le proiezioni di luci sulle architetture della facciata della Basilica con la direzione artistica di Antonio Minelli.
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TITOLO: La politica e la verità: un convegno di «politologia antichistica» all’Università di Bari
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OCCHIELLO: Il 4 dicembre si discute del «Vero significato delle parole» in un convegno a cui partecipano classicisti (Luciano Canfora), giuristi (Armando Spataro), studiosi di politica internazionale (Lucio Caracciolo) e di nuovi media (Gino Roncaglia). Chiude un reading di Moni Ovadia. Pubblichiamo ampi stralci dall’intervento del filologo classico e sto
TESTO: Si svolge il 4 dicembre a Bari il primo convegno internazionale di politologia antichistica dal titolo «La politica è verità? Vera vocabula rerum amisimus», non a caso proposto dal Centro Interuniversitario di Studi sulla tradizione (Cirst), perché coinvolge competenti di diversi rami ed epoche storiche, alcuni dei quali già protagonisti, su questi temi, della seconda edizione del Festival del classico che si è svolta a Torino lo scorso ottobre, dal titolo «La verità ci renderà liberi», e che, organizzata dalla Fondazione Circolo dei lettori di Torino, si è avvalsa anche della collaborazione del Cirst. All’intensa giornata barese (dalle 9.30 nell’aula magna dell’Ateneo, e poi dalle 15.30 all’AncheCinema) partecipano come relatori Armando Spataro («Verità giuridiche, verità storiche e presunte verità»), Federico Santangelo («La monotonia delle parole d’ordine»), Giovanni Brizzi («Annibale: quali gli errori di un genio? »), Lucio Caracciolo («Le verità della geopolitica»), Luciano Canfora («Vera vocabula rerum amisimus») e Gino Roncaglia («Nuovi media e fake news»). Chiusura alle 17.15 con un reading di Moni Ovadia da «La democrazia come violenza» e la messa in scena delle Rane di Aristofane a cura del liceo classico «De Sanctis» di Trani. Di seguito, ampi stralci dalla relazione del professor Luciano Canfora che spiega il senso profondo del tema del convegno: un’interrogazione sul senso della politica in tempi nei quali si perde il significato delle parole. Ogni riferimento al presente è tutt’altro che casuale.
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TITOLO: Napoli, a Natale il giocattolo diventa «sospeso»
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OCCHIELLO: Testimoniale dell’iniziativa promossa dal Comune l’attrice Ludovica Nasti che ha interpretato Lila bambina nella fiction Rai «L’Amica geniale»
TESTO: Arriva alla quarta edizione il «Giocattolo sospeso». L’iniziativa è promossa dal Comune di Napoli e si avvale della partecipazione di diversi negozi di giocattoli, di cartolerie e librerie. Una manifestazione che si ispira alla più nota tradizione tutta partenopea del caffè sospeso, che consente a chi non può permettersi un caffè di trovarne uno già pagato al bar. Con il “Giocattolo sospeso”, chiunque può recarsi presso i negozi che aderiscono e acquistare un regalo da lasciare «sospeso» che sarà destinato a un bambino che non può permetterselo. Da qui l’appello dell’assessore ai Giovani Alessandra Clemente: «Scateniamoci con le donazioni per comprare un giocattolo per un bambino o una bambina che non conosciamo per dare anche a loro la gioia del Natale. È un’iniziativa — ha aggiunto — monitorata lungo tutto l’arco del suo svolgimento e in questi anni nessuno ne ha mai abusato. I doni sono infatti sempre arrivati nelle mani giuste grazie alla catena della solidarietà e al protagonismo di educative territoriali, associazioni e comitati che sono punti di riferimento in tutti i quartieri della nostra città». Nelle scorse edizioni sono stati donati tra gli 800 e i 900 giocattoli e quest’anno si punta a superare quota mille. Testimonial della manifestazione Gino Rivieccio, che ha sottolineato «la partecipazione dei giocattolai che hanno dimostrato di avere un cuore grande: un’infanzia senza giocattoli è triste e lo è ancor di più il Natale». Madrina (in foto) la giovane protagonista della serie L’Amica geniale Ludovica Nasti (Lila). «È un’iniziativa bellissima — ha detto — che sono certa regalerà tantissimi sorrisi ai bambini».
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TITOLO: Nel ‘900 con Tornabuoni Arte
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OCCHIELLO: Nella sede di Lungarno Cellini tante opere da scoprire, da De Chirico a Fontana
TESTO: Tra le opere degli anni Venti troviamo uno dei paesaggi dalle geometrie essenziali e dai toni drammatici di Lorenzo Viani, «Paesaggio di Versilia», veduta dall’alto di Seravezza, e «Balfiore», un olio firmato Futurballa, degli anni in cui il futurista Giacomo Balla dedicava particolare attenzione alle composizioni floreali. Del 1923, è il «Nudo femminile» di Giorgio De Chirico. Facendo un salto nel tempo ecco un «Paesaggio» del 1938 di Giorgio Morandi, valorizzato dalla notifica dell’ufficio di Belle Arti che ne vieta l’esportazione, giudicandolo di fondamentale interesse nazionale, e il plastico «Gioco a Palla» di Massimo Campigli.
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TITOLO: «Terra mia, non è un Paese per Santi» al Senato
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OCCHIELLO: Il docu-film premiato di Ambrogio Crespi con il testimone di Giustizia Zoccola
TESTO: Il docu-film contro la criminalità organizzata, firmato da Ambrogio Crespi, dal titolo ‘Terra Mia, non è un Paese per Santi’, arriva al Senato della Repubblica domani, giovedì 5 dicembre 2019, alle ore 16 e 30, per l’anteprima nazionale. La pellicola, da poco premiata alla 73° edizione del Festival Internazionale del Cinema di Salerno come “miglior documentario”, verrà proiettata nella Sala Caduti di Nassiriya di Palazzo Madama alla presenza dei protagonisti e di ospiti d’eccellenza. Alla conferenza stampa saranno presenti oltre al regista Ambrogio Crespi, la senatrice Anna Maria Bernini (capogruppo al Senato di Forza Italia), Luca Ciriani (capogruppo al Senato di Fratelli d’Italia e componente della Commissione Antimafia e della Commissione Giustizia), Gennaro Migliore (parlamentare Italia Viva e già sottosegretario alla Giustizia), Piero De Luca (parlamentare Pd), ed i protagonisti del film: Benedetto Zoccola (testimone di Giustizia e di recente, in qualità di assessore comunale di Aversa, destinatario di una lettera minatoria con proiettile), Michele Inserra (giornalista d’inchiesta) e don Luigi Merola (parroco anticamorra, consulente della Commissione Antimafia). “Terra Mia, non è un Paese per Santi” parte dai fatti di malavita del Comune calabrese San Luca e racconta la risposta dello Stato alla piaga della criminalità organizzata, alla camorra, alla ‘ndrangheta e alla mafia. Un racconto di denuncia e di speranza per il futuro che ha ottenuto il riconoscimento del pubblico e della critica. Il film è prodotto da Index Production srl e Proger S. p.A. Tra gli altri protagonisti: Klaus Davi, la “preside coraggio” della scuola di San Luca, Mimma Cacciatore, Gaetano Saffioti, testimone di Giustizia, il comandante dei Carabinieri Cosimo Sframeli e poi ancora Luciana Careri, fidanzata del carabiniere Carmine Tripodi ucciso dalla ‘ndrangheta.
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TITOLO: Tutta la bellezza di merletti e ricami
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OCCHIELLO: Una viaggio nella moda del Seicento in un singolare e prezioso allestimento
TESTO: «Dalla loggia d’ingresso alle sale dell’antica dimora fiorentina, l’itinerario di Bellezza e ornamenti della moda e nell’arredo del Seicento ripercorre la storia di un accessorio divenuto ispiratore della moda e della produzione artistica di un’intera epoca — ha detto Paola D’Agostino, direttrice dei Musei del Bargello — Così, per la durata della mostra, il palazzo si vestirà di raffinate forme barocche». Con uno sguardo speciale verso l’arte tessile di una volta, altissimo prodotto del genio umano e magnifico emblema di bellezza, potere, distinzione. La mostra è a cura di Daniele Rapino e Benedetta Matucci. Tra gli enti prestatori figurano le Gallerie degli Uffizi, il Museo Stibbert, il Museo Civico d’Arte di Modena, l’Università di Firenze, l’Archivio di Stato di Firenze, USL Toscana Centro, Museo del Ricamo di Pistoia e collezionisti privati tra Umbria e Toscana.
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TITOLO: Pioggia di ricorsi a Scienze politiche: stop a due graduatorie per ricercatori
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OCCHIELLO: Sentenze del Tar. I bandi del dipartimento della Federico II sono del 2018
TESTO: Concorsi per ricercatore viziati da irregolarità: il Tar Campania annulla la graduatoria di due prove a Scienze politiche della Federico II. Il caso più recente è quello della sentenza che ha azzerato la selezione in Filosofia del Diritto svoltasi a luglio 2018. Risultò vincitore Giovanni Messina. Lo sconfitto, Riccardo Cavallo, ha presentato ricorso. Le toghe ora sanciscono che sono stati violati i principi di imparzialità e di trasparenza perché la commissione giudicatrice ha determinato i criteri di valutazione dei titoli, del curriculum e della produzione scientifica “in un momento successivo all’avvenuta conoscenza, da parte dei componenti della commissione stessa (in particolare di due su tre, i professori Avitabile e Preterossi), dei nominativi nonché dei titoli e delle pubblicazioni dei candidati”. L’Università e Giovanni Messina potranno ricorrere al Consiglio di Stato. L’altro concorso annullato è quello per un posto di ricercatore in Filosofia Politica che si è svolto a novembre 2018. Parteciparono Cintia Faraco – giudicata la migliore dalla commissione – e Stefania Tarantino. Quest’ultima ha presentato ricorso ai giudici amministrativi. Le toghe hanno annullato la graduatoria. “Dagli atti del giudizio – scrivono- emerge effettivamente la presenza di un’intensa collaborazione in pubblicazioni scientifiche intercorrente tra Faraco ed un membro della Commissione, Vanda Fiorillo, che risulta addirittura autrice del saggio “Patria e nazione. Problemi di identità e di appartenenza”, in cui figura un contributo di Faraco positivamente valutato nella procedura comparativa per cui è controversia. Sempre la professoressa Fiorillo, insieme ad un altro membro della Commissione - il professore Alfieri - risultano altresì coautori di un volume edito dalla casa editrice Alboversorio in cui figura un ulteriore contributo di Faraco “La comunità politica suareziana e il diritto di resistenza” del pari positivamente valutato nella procedura comparativa per cui è controversia. Peraltro, delle 12 pubblicazioni presentate nella procedura in parola, ben 7 pubblicazioni di Faraco risultano edite in una collana in cui figura quale componente del comitato scientifico la professoressa Vanda Fiorillo”. Sottolineano, inoltre, i giudici: “Emerge altresì dagli atti del giudizio che ben 7 contratti integrativi di insegnamento allegati da Faraco e valutati in termini massimi dalla Commissione le sono stati assegnati nell’ambito della cattedra dalla professoressa Vanda Fiorillo”. Faraco e l’ateneo potranno cercare la rivincita al Consiglio di Stato.
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TITOLO: CasaCorriere, quinta tappa al Nuovo Teatro Sanità: Maestri di strada e maestri diVersi
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OCCHIELLO: Il dibattito con il ministro Lorenzo Fioramonti
TESTO: Lorenzo Fioramonti, ministro all’Istruzione Università e Ricerca, racconta che è la sua seconda volta alla Sanità e ringrazia CasaCorriere per l’invito. «Il tema dedicato alla disabilità mi coinvolge come ministro all’istruzione perché l’Italia è stato il primo paese a eliminare le scuole speciali, quelle in cui venivano relegati i ragazzi con handicap. Noi abbiamo deciso che la scuola deve essere inclusiva e per tutti, ma se non garantiamo sostegno e specializzazione facciamo peggio delle scuole speciali, falliamo in una responsabilità più alta che ci siamo assunti. L’aula più importante del paese non è quella dei ministri ma quella degli alunni». E poi: «La strategia che abbiamo seguito è trasformare il ministero in attore sociale, lo abbiamo aperto ai ragazzi e, in controtendenza, abbiamo detto loro che facevano bene a manifestare, ad andare in piazza invece che a scuola anche per accendere un riflettore sull’ambiente. Oggi sono stato in giro per le scuole campane e ho incontrato insegnanti meravigliosi che vivono anche in situazioni difficili. Ho avuto degli incontri importanti. Servono un ministero e un governo che agevolino anche con finanziamenti importanti le tante cose belle che si fanno. La scuola ha tanto bisogno di finanziamenti. Punto molto sulle periferie e sulle zone difficili perché sono convinto che da lì possa partire un riscatto a livello nazionale e che la scuola sia un grande presidio di civiltà e di costruzione di un futuro diverso». Al centro del dibattito il concetto di cura, mutuato dai maestri di strada, che «è alla base dello sviluppo di un Paese. Bisogna prendersi cura delle persone e dell'ambiente e della grande energia dei giovani per creare delle scuole migliori e per avere un impatto positivo sul territorio e la società tutta».
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