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LE NOTIZIE DAL GIORNO Wednesday 20 May 2020 AL GIORNO Wednesday 27 May 2020 SU: cultura




TITOLO: Sicilia, Samonà è il nuovo assessore regionale ai Beni culturali
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OCCHIELLO: L’Assessorato che fu prima di Vittorio Sgarbi e poi di Sebastiano Tusa, scomparso il 10 marzo 2019 nella tragedia del volo Ethiopian Airlines 302, finora era rimasto vacante
TESTO: Il presidente della Regione, Nello Musumeci ha conferito la delega di assessore regionale ai Beni culturali e della Identità siciliana ad Alberto Samonà. Palermitano, classe 1972, è giornalista professionista e scrittore. Dopo le polemiche scaturite nei giorni scorsi per la concessione dell’Assessorato che fu di Sebastiano Tusa, Musumeci si smarca dalle polemiche ed affida la gestione al responsabile del settore cultura della Lega Sicilia. «Appartiene ad una illustre famiglia di architetti e studiosi della tradizione popolare siciliana - si legge nella nota di presentazione -. Lo stesso neo assessore ha scritto e pubblicato numerosi saggi ed è consigliere d’amministrazione della prestigiosa Fondazione Piccolo di Calanovella». L’Assessorato che fu prima di Vittorio Sgarbi (per cinque mesi dal novembre 2017 a marzo 2018) e poi di Sebastiano Tusa, scomparso il 10 marzo 2019 nella tragedia del volo Ethiopian Airlines 302, finora era rimasto vacante. Adesso però, la decisione di affidarlo alla Lega, che così entra un po’ a sorpresa nella giunta regionale. «Dopo l’irripetibile stagione dei tecnici - dice il governatore Musumeci - Alberto Samona è la giusta sintesi della militanza politica e della competenza professionale. Lo conosco da anni e sono certo che saprà svolgere con passione il ruolo che, di intesa con il suo partito, ho voluto affidargli», conclude il numero uno di palazzo Orleans.
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TITOLO: Cultura, Paestum-Velia tra i primi in Italia a riaprire in sicurezza
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OCCHIELLO: Sviluppata app per visitatori, ragazzi autistici i primi a entrare. In mille al Parco di Capodimonte. E al Madre le prime ad entrare sono turiste francesi
TESTO: Gli accessi dei visitatori sono contingentati e agli ingressi è rilevata la temperatura con termoscanner, obbligatorio l'uso di mascherine, mentre in diversi punti del Parco è disponibile disinfettante per mani; c’è per ora un itinerario fisso e unidirezionale, mentre, grazie ad un aggiornamento dell'App Paestum sviluppata da Visivalab in collaborazione con i funzionari del sito archeologico, verranno puntualmente monitorate le presenze nell'area archeologica di circa venti ettari. «L'app - prosegue Zuchtriegel - è uno strumento che i nostri visitatori possono scaricare gratuitamente, un'applicazione in sette lingue, ora riprogrammata per lanciare messaggi di alert in caso di mancato rispetto della distanza sociale ai visitatori e al personale di vigilanza, che comunque accompagnerà gli utenti».
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TITOLO: Riapre Palazzo Lanfranchi, casa culturale dei materani
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OCCHIELLO: La direttrice Marta Ragozzino: «Ora conta più che mai il rapporto con la città. I musei sono luoghi fondamentali per la nostra vita sociale»
TESTO: La ripresa delle visite, coincisa con la Giornata internazionale dei Musei, ha sciolto un nodo che era rimasto chiuso per troppo tempo ma che richiedeva strumenti adeguati prima di essere definitivamente sciolto. «Abbiamo garantito tutte le misure di tutela dei visitatori e al tempo stesso delle opere all’interno di tutte le strutture del Polo Museale di Basilicata con itinerari di ingresso e uscita ben definiti, distributori di disinfettante all’ingresso e la possibilità di apprezzare le esposizioni in totale sicurezza». A Palazzo Lanfranchi riaprono dunque anche le sale che ospitano la mostra«Trama doppia», con oltre 300 opere di Maria Lai e Antonio Marras (quest’ultimo proprio ieri ha voluto essere presente alla riapertura), descritte attraverso un percorso che illustra il rapporto fra l’artista sarda scomparsa nel 2013 e lo stilista con il quale si era instaurato un legame fortissimo durato fino alla scomparsa della donna. Nei prossimi giorni a questa esposizione, come anticipa Marta Ragozzino, verrà dedicato un apposito evento. Il Museo nel pieno centro di Matera, però, è anche un prezioso scrigno di opere che appartengono alla storia artistica degli ultimi secoli e a quella civile del nostro Paese come dimostra l’opera monumentale di Carlo Levi, il telero «Lucania ’61» che all’artista finito al confino in Basilicata fu richiesto da Mario Soldati in occasione del centenario dell’Unità d’Italia, e che oggi è esposto nell’omonima sala al pianterreno del palazzo. La visita a quest’opera non si limita al solo sguardo ma è accompagnata da una vera e propria guida fotografica realizzata in parallelo alle immagini dipinte.
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TITOLO: In Puglia i musei non apriranno prima del 25 maggio
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OCCHIELLO: Un’ordinanza di Emiliano blocca la riapertura di De Gemmis, Archeologico e Pinacoteca già programmata per il 18. Intanto il MarTa mette in cantiere il futuro, puntando su innovazione tecnologica e testimonial come Riondino e Capossela
TESTO: La Puglia ha spostato al 25 maggio la riapertura dei musei prevista per lunedì 18. L’obbligo di slittamento è arrivato nella tarda serata di domenica con l’ordinanza emessa dal presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che ha indicato le linee guida per il riavvio delle attività in tutto il territorio regionale. Pertanto, i musei potranno riaprire non prima di lunedì 25 con biblioteche, archivi, stabilimenti balneari, spiagge libere, palestre, piscine e centri sportivi. La disposizione, giunta un po’ a sorpresa, ha comportato un cambio di programma per alcune strutture che erano già pronte per ripartire e, invece, hanno dovuto tenere le porte chiuse, tra cui i contenitori culturali della Città metropolitana di Bari come il Museo Archeologico, la Biblioteca De Gemmis e la Pinacoteca Giaquinto. In via di definizione le ripartenze della Pinacoteca De Nittis di Barletta, i monumenti del circuito Mibact del quale fanno parte Castello Svevo di Bari, Castel del Monte e Anfiteatro di Lecce, e alcune strutture dei Poli biblio-museali di Puglia. Per il MarTa di Taranto se ne parlerà non prima di giugno.
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TITOLO: Il discografo: tutte le sfumature del grigio nella musica di Mattia Vlad Morleo
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OCCHIELLO: Esce per l’etichetta svedese 1631 Recordings il nuovo album del 19enne musicista barese, «From That Dirty Glass»: dieci brani strumentali di grande fascino per pianoforte, elettronica e violoncello (suonato dal talento Mauro Paolo Monopoli)
TESTO: A 19 anni Mattia Vlad Morleo è già un veterano. Il pianista e compositore barese ha nel suo bagaglio personale studi classici in conservatorio e un grande amore per quella che ormai viene definita new classical, quella musica post-minimalista sul genere di Einaudi o Nyman fatta di melodie evocative e languorose, nostalgiche e struggenti adagiate su forme asciugate e stilizzate al massimo. Tre anni fa Morleo si è autoprodotto il suo primo album, The Flying of the Leaf, e ha incominciato a diffondere la sua musica soprattutto per vie liquide, on line, trovando eco e commissioni da parte di filmmaker, agenzie di pubblicità, produzioni tv. Sua era la colonna sonora del film di Piva, Santa subito, che ha vinto il premio del pubblico all’ultima Festa del cinema di Roma. Adesso Morleo pubblica il suo secondo album, From That Dirty Glass, per l’etichetta svedese 1631 Recordings, specializzata in musica elettronica e new classical: copertina elegantissima che esplora tutte le sfumature del grigio, dieci brani molto brevi, da un minuto e mezzo a quattro minuti e mezzo, scritti per il pianoforte, l’elettronica (discreta, un fondale di suoni ambientali, un colore neutro che si stende sulla tela) e il violoncello di Mauro Paolo Monopoli, altro 19enne di talento ma della musica classica-classica, che mette al servizio del progetto la sua splendida voce strumentale a tratti moltiplicata dall’uso dell’elettronica. Il flusso musicale, che pure a volte s’interrompe in pause di silenzio o s’increspa per un uso insistito di rumori e dissonanze, si svolge all’insegna dell’introspezione e della contemplazione: non un vezzo ma una filosofia di vita.
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TITOLO: Il Decamerone al tempo del Covid
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OCCHIELLO: Un concorso ispirati da Boccaccio. E il più votato vince un week-end
TESTO: Con una nuova Novella boccaccesca si può parlare di pandemia, isolamenti, lockdown e quarantena da terzo millennio, e contemporaneamente vincere un weekend di relax e natura, cibo e vino, nelle campagne dove settecento anni fa ha vissuto Giovanni Boccaccio. Cosicché il Comune di Certaldo possa rilanciare anche il suo turismo, sull’onda del suo narratore d’eccezione. Per questo è nato un apposito concorso letterario. Lo schema è semplice: scrivi una novella, e vinci un soggiorno per due persone. Si intitola «Racconti isolati - Un Decameron al tempi del Covid» ed è un concorso letterario di storie «per ricordare questi tempi di isolamento e ripartire», organizzato dal Comune di Certaldo e promosso a livello nazionale in collaborazione con il Touring Club Italiano. Basta inviare racconto breve, tra le 3.000 e le 15.000 battute, e inviarlo entro il 30 giugno all’indirizzo racconti. isolati@comune. certaldo. fi. it. Tutti i racconti saranno pubblicati sul sito del comune e tutti gli autori saranno invitati di persona a Certaldo per la presentazione ufficiale a settembre a Palazzo Pretorio. L’autore del racconto più votato avrà in premio un weekend a Certaldo per due persone con pernottamenti, cene con prodotti tipici, visite guidate nei musei, lezioni di cucina ed esperienze di vario tipo.
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TITOLO: Sibilla Aleramo e l’amore per l’Endimione napoletano
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OCCHIELLO: Una breve e intensa passione tra la scrittrice e lo spadista Bozza, morto a 31 anni
TESTO: Nel 1920 la scrittrice Sibilla Aleramo, all’anagrafe Rina Faccio, paladina della letteratura al femminile in Italia, autrice nel 1906 di Una donna, è a Napoli, immersa in una nuova storia d’amore che le faccia finalmente dimenticare quella passionale, tormentata e drammaticamente violenta con il poeta Dino Campana, e quella con Giovanni Merlo. Sibilla ha 44 anni, scriverà poi nel suo diario: «Ho fatto della mia vita, come amante indomita, il capolavoro che non ho avuto così modo di creare in poesia. Ho contemplato l’agitato mistero del mio spirito e il lucido aspetto dell’universo. Uomini e donne sono sul mio cammino perché li ami. Li amo, li sento vivere, la loro vita si aggiunge alla mia. Che cosa sarei io senza questi incontri, senza le strade che ho percorso? ».
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TITOLO: Erri De Luca compie 70 anni: «Ma non festeggio»
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OCCHIELLO: Lo scrittore: «La mia vita? Uno zigzagare da una tappa all’altra in maniera caotica»
TESTO: Scrittore, giornalista, poeta, traduttore da molte lingue che ha imparato da autodidatta, tra cui swahili, yiddish e ebraico antico. Erri De Luca compie oggi 70 anni. Nato a Napoli il 20 maggio del 1950, a 18 anni si trasferì a Roma dove aderì al movimento politico Lotta Continua divenendone uno dei dirigenti attivi durante gli anni Settanta. Come scrittore pubblica il suo primo libro nel 1989, quando ha quasi 40 anni: «Non ora, non qui», una rievocazione della sua infanzia trascorsa a Napoli. Negli anni successivi pubblica numerosi libri. Dal 1994 al 2002 i suoi lavori vengono regolarmente tradotti in lingua francese: la notorietà letteraria transalpina gli vale i premi “France Culture” per il libro “Aceto, arcobaleno”, il Premio Laure Bataillon per “Tre Cavalli” e il Femina Etranger per “Montedidio”. E’ stato operaio in Francia, volontario in Africa, autista di convogli umanitari e traduttore di alcune parti dell’Antico Testamento. Ma se pensa alla sua vita non riconosce «nessun percorso piuttosto uno zigzagare da una tappa all’altra in maniera caotica, senza nessuna linea retta come gli ebrei nel deserto del Sinai per 40 anni». E soprattutto oggi, nel giorno del suo compleanno, andrà in montagna, la sua grande passione. Perché, rivela, «non festeggio». Oggi, per De Luca, la «parola rivoluzione è scaduta, si è esaurita nel Novecento». La nuova è «una generazione profetica» dice parlando dei tredicenni-quindicenni. «Sono ammirato, ci credo in questa gioventù. Stanno accumulando saperi per poter inventare un futuro dell’economia del mondo che sarà della riparazione e del risanamento e che potrà essere redditizia. Chi nega questa evidenza, come chi nega le pandemie, sono cascami del passato». (fonte agenzie)
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TITOLO: Ora è il momento di emigrare al Sud
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OCCHIELLO:
TESTO: È stato calcolato che l’emigrazione di laureati e diplomati, la cosiddetta «fuga di cervelli», costa al Paese circa 14 miliardi all’anno, quasi un punto di Pil, poco meno di un terzo dei 50 miliardi che il governo ha stanziato per affrontare il coronavirus. In apparenza, non c’è correlazione fra una manovra finanziaria d’emergenza e il costo approssimativo (fiscale, strutturale, sociale) di un’emigrazione continua, stimata in oltre centomila cittadini all’anno. Ma solo in apparenza. Se vogliamo sperare che, alla fase della ripartenza, si accompagni la rinascita, dovremmo collegare questa drammatica perdita di energie intellettuali a un’idea di Paese e a un progetto di futuro. La manovra, peraltro, è una tantum, la fuga dei giovani italiani una costante. Al dato sull’emigrazione dei nostri giovani che trovano lavoro e spesso successo — dopo Brexit — soprattutto in Francia e Germania, andrebbero sommati migliaia di cittadini meridionali che compiono loro malgrado il primo passaggio del «depauperamento squilibrato » dell’Italia lasciando la terra d’origine per studiare, lavorare e stabilirsi nelle regioni del Nord. Sono oltre ottocentomila in dieci anni, secondo un recente rapporto Svimez (2018), con un saldo negativo di circa 70 mila persone all’anno. Come se una città grande come Bologna avesse cambiato area geografica. Di questi, la metà sono giovani e tre quarti hanno un livello d’istruzione medio alto. Nel periodo considerato Sicilia e Campania hanno perso 8500 fra laureati e diplomati. L’emergenza sanitaria ha solo temporaneamente arginato un altro fenomeno drammatico: l’emigrazione temporanea, e costante, da sud a nord per cure e prestazioni sanitarie: cure e prestazioni che implicano un rimborso spese da parte del Sud, maggiori incassi per alberghi, cliniche e ospedali del Nord (alcuni dei quali privati), minori risorse per le strutture sanitarie del Sud, maggiori oneri (e più argomenti per vecchie polemiche) per le regioni del Nord. Che cosa accadrà dopo la « fase due »?
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TITOLO: Uffizi, boom in rete durante la quarantena
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OCCHIELLO: Quasi 4 milioni di visualizzazioni e boom anche in Cina per le clip in lingua
TESTO: Il museo ha colto l’occasione per dedicare una nuova sezione del suo sito www. uffizi. it alle video storie, così che possano essere visibili anche da quegli utenti che non hanno profili social. Ma anche per creare un archivio durevole nel tempo. Si spazia da «Una Reggia da Scoprire» dedicata ai segreti di Palazzo Pitti a «Gli Uffizi visti da vicino» fino ad «Arte e Natura nel Giardino di Boboli» per coprire tutti e tre i centri di interesse delle gallerie. Poi ci sono i contributi relativi alle conferenze del mercoledì come «Archeologia agli Uffizi», «Capolavori su carta», «Tesori dai depositi», «Dietro le quinte» e «Laboratorio universale». E il ciclo di lezioni «Etruschi tra Storia e Mito». Tutti insieme compongono un mosaico di approfondimenti che riguardano diverse centinaia di opere esposte nei tre spazi museali. Per il direttore Eike Schmidt «ora che ci accingiamo a riaprire i nostri luoghi di cultura dopo dieci settimane di lockdown, i nuovi contenuti digitali che da marzo si sono intensificati sulle nostre piattaforme diventano ancora più preziosi quando vengono messi in connessione con gli originali».
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TITOLO: Nascono i River to River Chai Time
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OCCHIELLO: Ogni giovedì «assaggi» on line con la direttrice Selvaggia Velo
TESTO: Primo appuntamento giovedì 21 alle 15.30 con Pierpaolo Di Nardo, scrittore e viaggiatore, autore del sito maldindia. it, e l’ indologo Marco Restelli milleorienti. com. che ci parleranno viaggi. Il secondo incontro, giovedì 28 maggio, vede la partecipazione della chef indiana Ritu Dalmia – titolare di due ristoranti a Milano – per mettere a confronto le cucine italiana e indiana. Il 4 giugno spazio a Meenakshi Sheddeda Mumbai, curatrice di festival, e Rita Cenni, inviata dell’Ansa in India. Gli incontri River to River Chai Time saranno in diretta sui canali social del Festival (YouTube e Facebook) e accessibili anche a chi non è presente sui social media, con un link sulla home page del sito web della manifestazione. «Il chai è un tè che si può bere a tutte le ore, è adatto a ogni occasione, come segno di socialità e di condivisione, oltre che di ospitalità – spiega Selvaggia Velo – ed è esattamente ciò che vogliamo creare durante questi incontri»
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TITOLO: Danza, un centro regionale al Teatro Mediterraneo
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OCCHIELLO: Il coreografo Gennaro Cimmino, patron di Körper: il nuovo soggetto dovrebbe ospitare
TESTO: C’è bisogno in questo momento di serietà, professionalità e solidarietà tra noi del comparto danza. Tutti insieme, poi, ci dovremmo assumere la responsabilità di mettere sotto contratto gli insegnanti pagando loro i compensi e i contributi dovuti, dando loro dignità lavorativa perché sono nostri colleghi, alcuni solo un po’ più giovani. Tutti dovremmo pretendere dai maestri che invitiamo per seminari, stage e spettacoli di fine anno accademico, ricevuta fiscale o fattura del compenso ricevuto e farla anche noi, a nostra volta, quando ci invitano ad insegnare o a danzare in altri spazi. È sotto gli occhi di tutti, quello che sta succedendo nel nostro mondo in questa pandemia, con insegnanti e lavoratori «invisibili», pagati sempre a nero e per questo impossibilitati ad essere censiti dal governo per gli aiuti previsti, come per tutti gli altri lavoratori della formazione e dello spettacolo.
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TITOLO: Se il mare invoca il nostro aiuto
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OCCHIELLO:
TESTO: I bisogni primari, lo dice l’aggettivo stesso, vengono prima. Il loro ordine si sta un po’ imbrogliando in questi giorni: prima la salute o prima il pane, o, come scrive Titti Marrone sul Mattino, prima la borsa o prima la vita? Per un paio di mesi non ci sono stati dubbi e tutti, ma proprio tutti, ci siamo preoccupati, abbiamo temuto, siamo stati terrorizzati dal pericolo di contagiarci, di infettarci, di soffrire, di morire, addirittura di essere sepolti senza una carezza e un funerale. Ora incominciamo a credere che se poi va tutto a rotoli, come si paventa che avvenga, sia necessario trovare un ordine, un nuovo equilibrio, anche a costo di qualche rischio per quanto letale. È ciò di cui si discute in giorni che prima erano sospesi e ora sono anche confusi. Del resto, che cosa potevamo aspettarci vista la china verso cui tendeva il nostro modo di vivere? Anche il meritorio appello per salvaguardare il bene immateriale della cultura e dell’arte alla fin fine in che cosa rischia di tradursi se non nella vitale necessità di salvaguardare migliaia di posti di lavoro? Figurarsi se in uno scenario siffatto si possa pensare ad altro. Eppure c’è chi ha parlato e ancora sta parlando e lanciando messaggi, ha gridato e ancora sta urlando con tutta la forza di cui dispone. Il mare, i fiumi, l’aria stanno invocando il nostro aiuto, quasi un sos prima di agire di conseguenza. Loro, se e quando vogliono, sanno come rivalersi. Pensiamo solo all’erosione delle coste: se anno dopo anno rubi per un po’ del tuo cemento anche un po’ di spiaggia e poi comprometti il corso naturale di fiumi e fiumare, perché ti meravigli se un arenile non c’è più o che quella casa che hai costruito sull’acqua ora ci è finita dentro per davvero? Siamo stati piacevolmente stupefatti quando il nostro mare, ci ha detto la Stazione Dohrn, è tornato quello di cento anni fa, quando fiumi trasformati in cloache sono finalmente apparsi limpidi e ricchi di nuova vita, quando si è sentito un nuovo profumo nell’aria che con l’inquinamento, ha sottolineato l’Arpac, ridotto dell’80 per cento, finalmente ha respirato a pieni polmoni.
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TITOLO: Il legale e il lupo del 41 bis
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TESTO: - Ero sicuro, per questo ve lo racconto. Quello che non vi ho detto è che il capo dei lupi, puveriello, non poteva correre pecché giorni addietro era finito dinto ‘a na tagliola, una di quelle che mettono i cacciatori e che sventuratamente a volte funzionano. ‘O capo branco quindi teneva problemi a muoversi liberamente e l’inseguimento lo hanno dovuto fare i lupi che potevano correre. Quando la preda s’è fermata, non ricevendo assistenza da nessuno, ha lasciato che i lupi si avvicinasseno. Lentamente, con gentilezza, l’hanno raggiunta e prima si sono messi un poco a pazzia’ con la preda, tanto che l’animale ha creduto di salvarsi, po’ hanno accumminciate a mangnarsela silenziosamente, come sanno fare loro. Senza se sbattere, con discrezione ed eleganza quasi, tanto sapevano che ‘a malcapitata ormai era nella loro volontà. Na cosa pulita. Nemmeno na goccia ‘e sangue ha sporcato ‘e zampe ‘e chilli lupi, che non hanno dimenticato di mostrare gratitudine e riconoscenza al loro capo.
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TITOLO: Il mondo della danza: bella l’idea di un centro-scuola alla Mostra
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OCCHIELLO: Il sogno di Gennaro Cimmino di raccogliere al Teatro Mediterraneo le forze coreutiche
TESTO: Nonostante gli impedimenti burocratici, parole cariche di entusiasmo arrivano anche dalla voce di Mara Fusco, decana delle scuole di danza della città e direttrice del Balletto di Napoli a vessillo della tradizione coreutica del capoluogo campano riconosciuto in ogni dove. «Gennaro - dice - ha una bella idea che merita il sostegno di tutti noi. Soprattutto alla luce di questa crisi così grave credo si debba lavorare tutti uniti per uscirne e tornare più forti di prima. E poi quale posto migliore del Teatro Mediterraneo a Napoli? Immagino gli spazi idonei ad una simile impresa e, soprattutto, all’idea stessa che è all’origine del teatro della Mostra d’Oltremare e al suo Palazzo delle Esposizioni sorti per accogliere le forze di tutta l’area mediterranea. Ecco, questo sarebbe il valore aggiunto che proporrei a Cimmino, ovvero quello di guardare ben oltre gli orizzonti della nostra regione ma anche all’intero Mezzogiorno d’Italia e all’intero bacino del Mediterraneo. Con un direttore di tutto rispetto e un corpo docenti e uno stuolo di professionisti abilitati pronti ad avvicendarsi».
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TITOLO: Un Terrone sfida la Crusca
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OCCHIELLO: Un ingegnere del Salernitano tira in ballo l’Accademia per ricevere una risposta definitiva e qualificata sull’origine del termine «terrone», che poi è anche il suo cognome
TESTO: Ora però il caparbio «figlio del Sud», ha deciso di alzare il tiro e tira in ballo l’Accademia della Crusca per ricevere una risposta definitiva e qualificata sull’origine del termine terrone. «Affinché finisca il vizio di dargli solo e sempre un significato dispregiativo». Studia che ti ristudia, ha individuato nel linguista Bruno Migliorjni l’iniziatore del malvezzo: «Nel 1950, nell’appendice al Dizionario moderno di Alfredo Panzini, Migliorini inserisce la parola terrone. Cito testualmente: “Terrone: così gli italiani del settentrione chiamano gli abitanti delle regioni meridionali”. Ritengo che in questo modo il professore abbia semplicemente ridotto il vero significato del termine ad una semplice diatriba territoriale. È chiara la volontà di dare a terrone un significato dispregiativo in quanto è colui che è legato alla terra, che lavora la terra e questo, con buone probabilità per alcuni dei professoroni, è ritenuta una condizione di inferiorità sociale ed economica perché l’agricoltura, soprattutto nel Mezzogiorno, era relegata ad una condizione di arretratezza. Una falsità! » Terrone in parallelo ha fatto ricerche anche sulle origini della sua famiglia, risalendo fino ai primi dell’Ottocento, e vi ha trovato feudatari, intellettuali, nobili e sacerdoti. Ma allora dov’è la verità? Da qui il ricorso alla Crusca con una lettera di richiesta di chiarimenti scientifici alla quale ha fatto seguito una risposta che rimanda invece alla tesi di Migliorini. Non convinto, Terrone ha scritto una seconda lettera. «Insisterò fino alla fine - conclude - perché il mio interesse verso terrone non è un problema di vanità ma è dare il giusto valore alla mia terra che è la stessa di chi ama il Sud e il suo popolo».
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TITOLO: Piero Manni l’uomo gentile che amava politica e poesia
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OCCHIELLO: L’editore aveva 76 anni. Consigliere regionale di Rifondazione, è stato uno dei primi a pubblicare gli scritti di Alda Merini
TESTO: Manni stampò anche alcuni scritti del poeta Vittorio Bodini e fu consigliere regionale di Rifondazione comunista ai tempi della giunta Vendola. Il suo impegno politico, arricchitosi con la nomina a presidente emerito dell’Anpi Salento, affondava le radici nella sinistra militante e nella sfera di intellettuali come Valentino Parlato, del quale aveva pubblicato La rivoluzione non russa, storia dei quarant’anni del quotidiano il manifesto. E su Facebook sfoggiava con orgoglio una foto profilo nella quale appare accanto a Yasser Arafat, il leader dei palestinesi Premio Nobel per la Pace. «Che la sua immaginazione e la sua militanza, vale a dire la sua vita, possano essere d’ispirazione per i giovani», ha scritto nel suo ricordo il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, che aveva conosciuto Manni quand’era ancora adolescente, a casa dell’ex senatore Giovanni Pellegrino, dove nacque l’idea della rivista «L’immaginazione».
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TITOLO: Manfredi: «La scuola di cinema si farà, progetto innovativo»
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OCCHIELLO: Il ministro dell’Università accoglie l’appello di cineasti e artisti: io e Franceschini ci stiamo lavorando, ma deve essere un modello nuovo
TESTO: Per una pubblica Scuola di cinema in Campania. La lettera appello firmata da un’infinità di cineasti, attori, artisti da Maurizio Braucci a Toni Servillo, da Edoardo de Angelis a Mario Martone, indirizzata ai ministri Dario Franceschini e Gaetano Manfredi è stata subito accolta. E con grande entusiasmo. La ripartenza passa e porta necessariamente all’arte. «Io e Franceschini ne abbiamo già parlato. Ci siamo subito messi al lavoro», conferma il ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi. Ministro le hanno scritto: «Al contrario di altre regioni nella nostra manchiamo ancora di una scuola pubblica delle Arti e dei Mestieri del Cinema specializzata nell’alta formazione professionale in questo settore». Effettivamente in Italia e sostenute dagli enti pubblici ci sono la Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti di Milano o quella d’Arte Cinematografica Gian Maria Volonté di Roma. Qual è il modello a cui state lavorando?
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TITOLO: Strage di Capaci, l’auto distrutta diventa un’installazione e “torna” sulla A29
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OCCHIELLO: La Quarto Savona Quindici posizionata nella caserma Lungaro a Palermo. Un pezzo dell’autostrada ricostruita fedelmente per riportare in vita il sacrificio di Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e dei tre agenti di scorta
TESTO: Un 23 maggio anomalo quello di quest'anno. Le restrizioni per contenere la pandemia hanno finito per modificare il cerimoniale che oramai seguiva un copione ben oliato. Il coronavirus ha costretto ad annullare la tradizionale mobilitazione in piazza e per le strade di Palermo. Stop ai cortei per le vie principali del capoluogo siciliano, ai flash mob, all'omaggio sotto l'albero di Falcone che da anni raccoglie una folla fatta di studenti, cittadini e rappresentanti delle istituzioni. Rinviata pure la nave della legalità dalla quale ogni anno sbarcano alunni delle scuole di tutta Italia accomunati dal desiderio di testimoniare la vicinanza ai valori dell'antimafia. Annullato pure il convegno nell'aula bunker dell'Ucciardone. Un 23 maggio diverso, ma non per questo meno denso di significato e di simboli.
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TITOLO: Cultura, che le stelle stiano a guardarci
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TESTO: Caro de Notaris, questo giornale è stato il primo a sollevare i temi che lei propone. Io stesso, in un editoriale, ho suggerito un’inversione di rotta nella gestione degli appuntamenti culturali al tempo dell’epidemia. Mi chiedo: che senso ha continuare a programmare eventi fondati esclusivamente sulle star internazionali (spesso agli sgoccioli della carriera) quando migliaia e migliaia di lavoratori del settore sono ridotti alla mera sopravvivenza? Perché quei fondi, in stragrande maggioranza provenienti dalle casse pubbliche, non vengono destinati, almeno la prossima estate, a iniziative capaci di rilanciare il comparto? Davvero pensiamo che questa tragedia non abbia cambiato i cittadini e il ruolo stesso delle istituzioni culturali? Purtroppo tali domande finora non hanno trovato risposte convincenti. E temo, visti gli annunci degli ultimi giorni, che non ne troveranno. Ancora una volta scontiamo l’assenza di un assessorato regionale alla Cultura, un luogo dove si possa riflettere sui mutamenti in atto per indirizzare adeguatamente le politiche del dipartimento. De Luca, che ha mantenuto per sé la delega, ha diecimila altre cose di cui occuparsi, soprattutto oggi che è chiamato a fronteggiare l’emergenza virus. Resta il fatto, però, che se davvero consideriamo la cultura un asset fondamentale del nostro essere comunità, sia dal punto di vista civile che economico, non possiamo ridurla a vetrina dove esporre i gioielli (o presunti tali) raccattati tra gli agenti, fingendo che il resto non esista. Lasciamo che per un’estate le stelle rimangano a guardare i nostri artisti e il nuovo pubblico che sta nascendo. Enzo d’Errico
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TITOLO: Morto Paul Thorel, tra i pionieri della scomposizione delle immagini
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OCCHIELLO: L’artista aveva 64 anni, padre francese e madre partenopea. Aveva deciso di vivere a Napoli: al Museo Madre una delle sue opere più recenti
TESTO: L’artista Paul Thorel, tra i pionieri dell’utilizzo delle tecnologie digitali nella fotografia e nella pratica artistica, con la scomposizione delle immagini in righe, ombre e tratti indistinti, è morto ieri al policlinico Federico II di Napoli, in seguito a una grave malattia, all’età di 64 anni. Nato Londra nel 1956 da padre francese, Alain Thorel, e madre napoletana, la psicoanalista lacaniana Paola Caròla, tra le sue opere più recenti - realizzata per la sua Napoli, città in cui aveva scelto di vivere - spicca “Passaggio della Vittoria”, opera site specific del 2018 pensata per il Museo Madre, sintesi della sua ricerca digitale: si tratta un monumentale mosaico di 150 mq, realizzato con 1.832.400 tessere di 1×1 cm, decorate a freddo con macchine digitali, collocato sulle pareti del passaggio che collega il cortile centrale del museo al cortile delle sculture, un susseguirsi di linee e di orizzonti ispirati al mare e al paesaggio di Napoli.
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TITOLO: Il Museo Archeologico di Napoli riparte il 2 giugno con sorprese
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OCCHIELLO: Il direttore Giulierini darà il benvenuto ai visitatori. Novità nelle Sale degli Affreschi con la messa in mostra di opere conservate nei depositi
TESTO: E sicurezza è la parola chiave per la ripartenza: per visitare il MANN sarà obbligatoria la prenotazione, da effettuare, a partire dal 29 maggio, tramite i siti web www. museoarcheologiconapoli. it e www. coopculture. it. Il visitatore potrà scegliere, in una specifica fascia oraria di riferimento, fra tre itinerari di scoperta del Museo: il Percorso Classico (Collezione Farnese, Mosaici e Gabinetto Segreto, Collezione Oggetti della vita quotidiana nelle città vesuviane, Tempio di Iside e Sale degli Affreschi); le Nuove Collezioni (Sezione Egizia ed Epigrafica, Magna Grecia, Preistoria e Protostoria); le Mostre Temporanee (“Gli Etruschi e il MANN”, in programma dal prossimo 12 giugno; “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo”, in proroga sino al 21 giugno; “Lascaux 3.0”, visitabile fino al 2 luglio; “Capire il cambiamento climatico”, in calendario sino al 31 agosto). Previa disponibilità di posti nell’orario prescelto, il visitatore avrà modo anche di sommare tutte le opzioni di tour museale.
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TITOLO: Visite guidate all’aria aperta, itinerari d’arte, walking tour, 24 sigle scrivono a De Luca: ripartiamo dai campani
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OCCHIELLO: Dal Touring Club ai Green, da Legambiente al Wwf uniti per ricominciare
TESTO: I firmatari: Marianna D’Orsi Pisani, Vice Console regionale per la Campania del Touring Club Italiano, Paola Silvi, Presidente Legambiente Parco Letterario Vesuvio, Ornella Capezzuto, Presidente WWF Napoli, Pamela Palomba, Presidente Associazione Culturale Locus Iste LUOGHI e MEMORIA, Antonio Daniele, Coordinatore FIAB Campania, Gabriella Guida, Presidente Associazione culturale Napoletana beni culturali, Luigi Saccenti, Viaggi e Miraggi, Mariangela Baldoni, Presidente Associazione culturale Napoli tour in canto, Associazione Oltre il Chiostro onlus, Giuseppe Maienza, Casa Tolentino, Guido Liotti, Presidente Associazione culturale Lo Sguardo che Trasforma, Erika Quercia, Presidente Associazione culturale Narteam, Valeria Cacciapuoti, Presidente Associazione culturale Le Capere, Assunta Stracchino, Presidente Associazione culturale Medea Art, Rossella Florentino Loredana Papandrea, Associazione Palazzo D’Avalos, Caterina De Vivo, Associazione Culturale Progetto Museo e CSI Gaiola, Rosanna Palazzolo, Presidente Associazione Arte per Amore, Daniela Giordano, Presidente Associazione Napoli da Cima a Fondo, Angela Giuliano, Presidente Associazione di promozione sociale Art for cuozzis, Antonella Pisano, Presidente Associazione culturale ArteMiss – a caccia di capolavori, Giusy Perrotta, Portavoce Associazione Nesea, Guide turistiche Regione Campania Lucia Franco; Luisa Fucito; Anna Principe; Giovanna Ferrandino; Manuela Orlanzo; Dina Viscardi; Francesca Sepe; Doriana De Martino; Erika Chiappinelli; Giusy Florenzia Bortone; Gabriella Sansone; Mariachiara Giovenca; Fabio Comella; Matteo Borriello; Alessandra Nuzzi, Maria Cristina Napolitano; Pasquale De Candia, Guide turistiche nazionali Francesca Licata; Daria D’Angelo; Rita Laurenzano; Marcella Cozzolino.
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TITOLO: Le meditazioni jazz di Dimitri Grechi Espinoza
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OCCHIELLO: Il sax, i progetti, le «vie spirituali» dell’artista russo-livornese
TESTO: Da sei anni Dimitri Grechi Espinoza sale e scende metaforicamente il monte Sinai con il suo sassofono sempre più dilatato verso suggestioni mistiche. Ne è nato un progetto, una trilogia, «Oreb», che il jazzista russo-livornese, una delle colonne da anni del festival Fabbrica Europa e del Festival au Desert di Firenze, ha portato a compimento con il terzo capitolo: «The Spiritual Way», registrato nel Battistero di San Giovanni di Piazza dei Miracoli a Pisa il 13 febbraio 2019 e uscito in digitale il 20 marzo 2020, aspettando il momento di poter uscire anche nei negozi (Ponderosa Music Records). Non è musica sacra ma musica che «dialoga con il sacro». In tante direzioni: quella armena di Djivan Gasparyan, l’America nera di John Coltrane, la cultura sahariana. Divisa in cinque parti, questa «via spirituale» si svolge tra i temi eternità-conoscenza, primavera-equanimità, estate-compassione, autunno-giustizia e inverno-rettitudine.
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TITOLO: Scegliere fra due amori incerti? È meglio liberarsi di entrambi
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TESTO: Il mio ragazzo è perfetto, empatico, mi capisce e per me farebbe di tutto: ma non c’è mai stata, neanche all’inizio, la passione e l’attrazione fisica, per cui praticamente da sempre il rapporto è quasi in bianco. La cosa andava bene a entrambi, la relazione è basata su una grossa complicità, comprensione e accettazione reciproca. Mi dico: «Posso farne a meno, tanto dopo qualche anno tutti i rapporti finiscono così, quindi è inutile cercare la scintilla e le storie da film Disney». Un tema ci divide a volte: la sua scarsa proattività nel fare cose, sempre io a progettare le vacanze e i nostri impegni, ma lui ha provato spesso a cambiare, anche se è sempre un po’ con la testa persa nelle nuvole, per cui non è mai riuscito fino in fondo. Lo avevo accettato, alla fine, e tanto affetto e tenerezze ci tenevano uniti. C’erano piani per andare a vivere insieme, che ho rallentato. L’altro è un uomo schivo, riservato e so che da lui non potrò mai aspettarmi le rassicurazioni e la comprensione che mi dà l’attuale ragazzo. Compensa la scarsa capacità di avere a che fare con le emozioni con un modo di fare attivo, pratico, attento nella vita quotidiana. Curioso verso il mondo, con interessi molto simili ai miei. E con un’intesa sessuale perfetta. Sono la prima ragazza che ha, mi assicura di amarmi e di voler impegnarsi con me. Ma io cado spesso nei dubbi: li analizzo e credo siano dovuti alla mia insicurezza che si moltiplica a causa del suo carattere chiuso, ma che lui sia sincero. Litighiamo di frequente, soprattutto quando siamo lontani, a causa delle mie critiche al suo modo orso di amarmi: l’idillio dei primi mesi è diventato un travaglio, ma continuo a essere presa da lui e coinvolta dalla quotidianità insieme, quando sentiamo entrambi una serenità e una forza che non avevamo mai trovato. A parte i facili giudizi su di me e su questa situazione che non mi fanno dormire e mi impediscono di confessare a chiunque questa storia, vorrei avere il racconto delle persone che hanno saputo fare una scelta. A cosa serve l’innamoramento? Quando finisce, che traccia lascia sulle due persone? Quale è la sua utilità nel proseguire una relazione? Se l’innamoramento ha sempre un termine, tanto vale scegliere una persona con cui ci si trova bene e dimenticare le farfalle nello stomaco? Grazie.
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TITOLO: Muzzi: un film dedicato ai falliti
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OCCHIELLO: Il comico fiorentino girerà la sua storia quest’estate con un piccolo gruppo
TESTO: Come il pilota di Formula 1 Taki Inoue, considerato il peggior pilota di tutti i tempi, «l’unico al mondo ad aver tamponato la safety car, durante il Gran Premio del 1985 a Monaco – racconta Muzzi – lui entrò al box, rientrò in pista dalla parte sbagliata addirittura contromano, giustificandosi dicendo che si era distratto». Un caso limite ma non il solo. «Volevo fare da tempo un film sugli sconfitti, anzi sui fuoriclasse della sconfitta, con l’obiettivo di sdoganare il fallimento come occasione di crescita – prosegue Muzzi – Raccontiamo la storia di un regista che da 15 anni porta la sua sceneggiatura ormai ingiallita di produttore in produttore senza speranza, che si interseca con episodi storici celebri». Una parte commedia, una documentario, e una «onirica» dove il protagonista immagina di essere invitato alla cerimonia degli Oscar per essere premiato come «Fallito dell’anno». Con alcune special guest nel ruolo di se stessi ancora sa svelare.
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TITOLO: Le edicole votive di Bari Vecchiacorrono per i luoghi del cuore Fai
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OCCHIELLO: La votazione online, entro il 15 dicembre, sulle bellezze italiane che necessitano di essere valorizzate e difese. Con 2.000 clic si potranno chiedere risorse per il restauro
TESTO: «Ringrazio il circolo Acli Dalfino per aver voluto candidare, per la decima edizione del censimento de “I Luoghi del Cuore”, le edicole votive di Bari vecchia, oggetto di profonda devozione e culto secolare - commenta Micaela Paparella, consigliera delegata alle politiche di valorizzazione del patrimonio storico e artistico -. Una ricchezza inestimabile da tutelare per custodire e valorizzare le più antiche tradizioni della nostra terra. Un sentito ringraziamento anche alla Delegazione di Bari del FAI che ci offre l’opportunità di esprimere, attraverso il nostro voto, il desiderio di dare un futuro a luoghi tanto amati e che continua ad occuparsi con slancio e con autentica passione della storia più emozionante del nostro Paese». Sarà possibile votare fino al 15 dicembre 2020 cliccando su https: //www. fondoambiente. it/luoghi/edicole-votive-bari? ldc. Nel caso si raggiungano almeno 2.000 voti, il comitato «Edicole votive di Bari Vecchia» potrà presentare al FAI e a Intesa Sanpaolo una richiesta di finanziamento per il restauro.
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