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LE NOTIZIE DAL GIORNO Wednesday 01 July 2020 AL GIORNO Wednesday 08 July 2020 SU: cultura




TITOLO: Gianni Schicchi al tempo del Covid:vivace, ironico, surreale
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OCCHIELLO: Alla Cittadella del Carnevale l’opera secondo Valentina Carrasco: cantanti in mascherina, e ci sono pure (in video) Conte e De Luca
TESTO: E quello a cui abbiamo assistito, in una Cittadella del Carnevale di Viareggio popolata di pubblico adeguatamente distanziato ma soddisfatto, è stato così un «Gianni Schicchi» vivace, ironico, soprattutto surreale, e che in fondo ci ha fatto rivivere da vicino quelle vicende senza snaturarle nel loro significato comico. Con un qualsiasi altro titolo d’opera, mantenere intatti i significati originali attraverso un’angolazione così fortemente calata nell’attualità non sarebbe stato possibile. Qui invece non stona che in scena ci sia un rappresentante della protezione civile sospettoso e sempre pronto a far rispettare il distanziamento, che i parenti del morente Buoso Donati siano tutti bardati con rivestimenti di protezione e guanti, indaffarati a nebulizzare d’intorno sostanze antibatteriche e a cospargersi freneticamente le mani di gel, o che Gianni Schicchi sia un netturbino di tuta catarifrangente vestito: l’ironia che si appiglia a una realtà, una realtà purtroppo da ciascuno di noi vissuta, esasperandola fino al ridicolo, innesca ugualmente la comicità che l’opera richiede. Ed è un sorriso che, in fondo, aiuta a sdrammatizzare.
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TITOLO: Pistoia, piazza Duomo piena di letteratura
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OCCHIELLO: Via al ciclo di incontri: tra gli ospiti Scarpati, Fano, Genovesi, Gori
TESTO: La manifestazione si intitola «L’Aperto» e si tratta di un ciclo di incontri a tema letterario che si aprirà martedì 30 giugno, alle 19 alla presenza dell’attore Giulio Scarpati, e proseguirà fino al 23 luglio; dividendosi tra l’atrio del palazzo comunale e palazzo Fabroni. «L’obiettivo è dare una risposta al desiderio di incontrarsi, ascoltare e discutere di letteratura in un momento in cui la possibilità di farlo è particolarmente difficile, almeno in spazi interni» dicono dall’organizzazione, affidata all’associazione culturale Isole nel Sapere e a tre librerie indipendenti pistoiesi (Fahrenheit 451, Libreria Cino, Lo Spazio di via dell’ospizio). «Nonostante l’apprezzabile sforzo, in questi mesi, del mondo della cultura di provare a tenere vivo il dibattito sui libri attraverso i canali digitali – proseguono - l’incontro dal vivo rappresenta qualcosa di imprescindibile e insostituibile. Le iniziative organizzate all’aperto, quindi, vogliono recuperare tutto questo in uno spazio più ampio che consenta di garantire le distanze (nel rispetto delle norme anti covid 19) per accogliere un numero maggiore di persone».
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TITOLO: Premio Chianti, tornano gli incontri
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OCCHIELLO: Si parte l’11 luglio con Valerio Aiolli che parlerà del suo romanzo «Nero Ananas»
TESTO: Dopo la lunga pausa dovuta all’emergenza sanitaria, riprendono gli incontri con gli autori finalisti del Premio letterario Chianti con l’adozione delle precauzioni previste per le manifestazioni pubbliche. I giurati del Premio incontreranno sabato 11 luglio 2020, alle ore 18, nello Stadio Comunale di San Casciano in Val di Pesa, Valerio Aiolli, che presenterà ai lettori il suo «Nero Ananas», edito da Voland. Sabato, 25 luglio 2020, alle 18, nella piazza del Comune di Castellina in Chianti, sarà la volta di Mariapia De Conto con «Il silenzio di Veronika» (ed. Santi Quaranta). Gli altri due incontri, con Enrico Ianniello e Andrea Molesini, e la cerimonia finale saranno comunicati successivamente. La disposizione dei posti a sedere, fanno sapere dal Premio letterario, sarà conforme alle norme correnti in materia sanitaria (distanziamento), mentre ogni singolo partecipante dovrà portare la mascherina. Per quanto riguarda la firma degli autori sui libri, i lettori dovranno attenersi scrupolosamente e pazientemente alle disposizioni che verranno impartite. Per tutte le informazioni: www. premioletterariochianti. it
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TITOLO: Il Pan riparte da Paolo Cirio con «Information Critique»
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OCCHIELLO: Apertura al pubblico 4 luglio 2020 ore 18 fino al 22 agosto a cura di Marina Guida
TESTO: Visitabile fino al 22 agosto 2020, il percorso espositivo, studiato per la sede napoletana, si presenta come un affresco contemporaneo, un dispositivo articolato in sedici progetti che vanno dal 2005 al 2020: Derivatives (201 9), Street Ghosts (2012), Attention (2019), Foundations (2019), Face to Facebook (2011), Overexposed (2015), Obscurity (2016), Global Direct (2014), Meaning (2019), World Currency (2014), P2P Gift Credit Cards (2010), Open Society Structures (2009), Hacking Monopolism Trilogy Flowcharts (2005-2011), Sociality (2018). Una selezione di opere presentata con uno sguardo analitico ed un solido impianto concettuale. La mostra personale, che si snoda lungo sette sale, prende in esame e decodifica i rapporti tra finanza internazionale e politica monetaria, i legami tra identità pubblica e privata, tra libertà e sorveglianza; l’annosa questione sulla privacy, e i suoi risvolti politici ed economici.
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TITOLO: Jorit: la mia arte autonoma e sociale
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OCCHIELLO: Lo street artist entra nella polemica sul murale commissionato. Il sovrintendente: voglio vedere il progetto di piazza Garibaldi
TESTO: E a chi, come il regista Francesco Lettieri, parla di «monopolio» di Jorit nella street art a Napoli, l’artista dal canto suo risponde: «A Napoli ci sono circa sessanta murales, io ne ho realizzati solo nove o dieci». E poi rivendica la sua autonomia: «L’anno scorso c’è stato un bando del Comune per realizzare 26 lavori, io non ne ho fatto nemmeno uno. C’è l’associazione Inward che lavora molto più di me. Non ho partecipato al progetto del Comune perché volevano impormi loro cosa disegnare. Per me non si tratta di decorazione, non è come fare un disegnino. Un murale deve dire qualcosa alla città, al territorio. Negli ultimi tre anni ho realizzato Diego, con le collette dei tifosi, e Niccolò, con il sostegno dell’Associazione a favore dei bambini autistici. San Gennaro l’ho fatto da me. Non mi interessa l’aspetto economico, il mio guadagno viene dai privati che mi chiedono lavori su tela. Sono convinto invece della capacità della street art di scuotere le coscienze. A Barra ho dipinto Martin Luther King per portare una figura rivoluzionaria in un quartiere dimenticato e ho interagito con molte persone, specie con i ragazzi. Non mi interessa fare l’intervento e andare via, bisogna costruire qualcosa. È quello che è accaduto a Taverna del Ferro, nelle palazzine del Bronx, dove poi è arrivata anche la figlia di Che Guevara». E infine si rammarica: «Quando una cosa si realizza mi sembra che a Napoli tutti si lamentino. Quando fai qualcosa c’è sempre chi ti critica. Come nel caso del murale da record del Centro direzionale, che ha fatto il giro del mondo. Ma a me non interessa, io credo nel mio lavoro».
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TITOLO: Il vero lusso? La libertà. La moda vista dalle nuove generazioni
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OCCHIELLO: La ricerca di Polimoda condotta con gli studenti. Autenticità e inclusività i valori più rilevanti
TESTO: «I giovani hanno un’idea fluida della moda — continua Venturi — non esiste più la fedeltà al marchio di per sé». Così Gucci secondo la ricerca è il marchio più vicino ai valori di Gen Z e Millennials ma quando si parla di autenticità e sostenibilità vengono citati nuovi brand come Jaquemus, creato proprio da un millennial nel sud della Francia. «L’estetica della moda che un tempo era un’entità posseduta da pochi eletti, oggi grazie alla condivisione sui social è divenuta per molti. La moda è ovunque ma non esiste più così come la si pensava». Per condurre la ricerca gli studenti di moda dell’istituto fiorentino sotto la supervisione delle docenti Lilit Boninsegni e Silvia Fossati, hanno quindi seguito la metodologia utilizzata per i progetti scolastici. Il risultato riporta così le opinioni di un campione di 300 studenti, di cui la metà nella fascia 18-22 (corsi Undergraduate) e l’altra in quella 23-31 anni (Master), provenienti da 54 Paesi. «Abbiamo chiesto agli studenti di stabilire i parametri e i valori della ricerca stessa. Non abbiamo semplicemente posto loro delle domande, altrimenti avremmo già saputo le risposte, che sono quelle che gli adulti già hanno in testa. Con questo nostro lavoro che è pubblico lancio anche un appello: se si vuole fare qualcosa per i giovani bisogna lasciarlo fare direttamente a loro».
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TITOLO: Benvenuti: «In quarantena sono tornato bambinaccio»
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OCCHIELLO: Il regista e attore parla dello spettacolo tratto dal Diario scritto durante la pandemia. «Sono stato asintomatico, ma ho vissuto giorni romantici con mia moglie e mia figlia»
TESTO: «Panico lo è stato per tutti. Una pandemia non può non dare un senso di panico. Ma per me – premette Alessandro Benvenuti – è stato anche un po’ rosa. Nel senso che ho vissuto il lockdown in chiave romantica, con mia moglie Chiara. E non pericolosa. Se fossi impazzito sarebbe stato un panico giallo, se mi fossi depresso nero, o peggio rosso sangue. Invece è stato rosa». L’ex Giancattivo il coronavirus lo ha avuto, «anche se da asintomatico: mai avuto più di 36 e mezzo di temperatura, niente tosse né spossatezza. Anche dal punto di vista sanitario panico sì, ma rosa». Durante la quarantena, vissuta a Roma, si è messo a scrivere un diario. Ne è nato uno spettacolo, Panico ma rosa appunto. «Devo ammetter però di aver preso in prestito queste parole dal nome di una ditta di abiti per giovani di molti anni, in quel caso era un acronimo dei tre soci. Uno dei quali un mio vecchissimo e grande amico». La prima lettura-studio andrà in scena al Festival del Teatro di San Miniato (Pi) domenica 5 luglio alle 21.30. La prima vera e propria andrà in scena il 5 settembre in Friuli.
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TITOLO: Il cinema sotto le stelle? A Villa Bardini
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OCCHIELLO: In un’arena di cento posti, dall’8 luglio all’8 agosto, ogni sera sarà possibile vedere film scelti dalla Fondazione Stensen divisi per temi e tipologie di pubblico
TESTO: Si apre un nuovo spazio culturale nel verde e un po’ al riparo dalla calura estiva. Per la prima volta il Giardino Bardini ospita una rassegna cinematografica organizzata dalla Fondazione CR Firenze, dalla Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron e in collaborazione con Musart: in un’arena di cento posti, dall’8 luglio all’8 agosto, ogni sera sarà possibile vedere film scelti dalla Fondazione Niels Stensen divisi per temi e tipologie di pubblico. Nella serata inaugurale si inizia con La La Land di Damien Chazelle, la burrascosa storia d’amore tra un musicista e una giovane attrice, per continuare ogni lunedì con un omaggio a Woody Allen e al buon umore con film amati dal pubblico come Blue Jasmine, Midnight in Paris o Match Point. Sarà invece un omaggio all’universo femminile l’evento speciale del 12 luglio dove Ginevra Elkann presenterà Magari, la sua opera prima ispirata alla storia della sua famiglia, mentre si aprirà come un viaggio nella memoria Haiku on a Plum Tree, la storia della famiglia Maraini, a cominciare dalla prigionia di Fosco Maraini, rinchiuso in Giappone assieme alla moglie e alle sue tre figlie, dopo essersi rifiutato di firmare l’adesione alla Repubblica di Salò.
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TITOLO: Il sovrintendente Biscardi «Al Petruzzelli anche d’estate»
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OCCHIELLO: Il manager riconfermato alla guida della Fondazione racconta il lockdown del teatro e annuncia con soddisfazione: «La prossima stagione sarà bellissima»
TESTO: «Per me è una grande emozione. Ringrazio il presidente Antonio Decaro e l’intero consiglio di indirizzo per la fiducia». Massimo Biscardi è da qualche ora il riconfermato sovrintendente della Fondazione Petruzzelli di Bari (manca solo il formale ok ministeriale da Roma) e non nasconde l’inevitabile soddisfazione. Cinque anni fa il maestro monopolitano, oggi 64enne, fu chiamato al capezzale di un teatro che critica ed economisti, dopo la difficile fase del commissariamento, davano praticamente per spacciato. Oggi Biscardi, dopo averlo risanato con conti in ordine e la risoluzione di numerose vertenze, si gode il mandato bis. Certo, tra non poche incognite legate alla pandemia. Il teatro dopo quasi quattro mesi ha parzialmente riaccolto il pubblico e per lei è arrivata la riconferma. Come è stato questo lockdown senza il Petruzzelli? «Molto difficile. Ripenso alle tante mail di affetto inviate in questi mesi dal nostro pubblico. Tutti ne sentivamo la mancanza. È stato però un periodo che ci ha permesso di riflettere e di comprendere le bellezze della vita e ovviamente dell’arte e della cultura. Credo che ognuno di noi ha ritrovato una certa interiorità». Nelle settimane più difficili del virus si azzardava la riapertura dei teatri per la primavera 2021. Praticamente un’eternità per il mondo artistico. Poi la svolta a metà giugno. «Il miglioramento della pandemia nel mese di maggio è stata determinante e ha permesso a tutti i teatri di riprendere, seppur timidamente, i contatti con il pubblico. Noi a settembre siamo pronti a ripartire con la stagione lirica e con tutte le misure necessarie. Certo, con appena 200 spettatori non c’è alcun equilibrio economico tra costi e incassi. Ma noi siamo fiduciosi: la capienza risalirà e ci andrebbe bene anche al 70-80 per cento. Se invece sarà confermata la capienza ridotta, allora vorrà dire che la situazione non sarà migliorata e che noi dovremo necessariamente rivedere l’opera, L’Elisir d’Amore, con molti accorgimenti per i nostri attori e coristi. Ma senza toccarne l’impianto». E poi ci sarà da recuperare gli spettacoli annullati dal virus? «Sì, il nostro intento è di riprogrammare tutto quello che si è perso. Penso all’Aida e a Tristano e Isotta o alle repliche dell’Adriana Lecouvreur, l’opera, eravamo alla prima, con la quale abbiamo chiuso per il lockdown. Per tutti i teatri è stato un 2020 per certi versi perduto, ma deve essere la rampa di lancio per il 2021. Abbiamo fatto una guerra, ora dobbiamo ripartire». Che stagione dobbiamo aspettarci per il prossimo anno? «Bellissima e indimenticabile. Ottenute le linee programmatiche dal consiglio di indirizzo ci metteremo al lavoro per regalare un surplus di emozioni al nostro pubblico e alla città di Bari. Il Petruzzelli deve essere il motore della cultura al Sud. Sono molto fiducioso». Il teatro lavorerà anche a luglio e agosto? «Sì, presenteremo due nuove serie di concerti per il mese di luglio e ci attendono tre cicli di coro e di orchestra. Ad agosto ci sarà, per un breve periodo e per diverse categorie il Fis, il Fondo d’integrazione salariale». Intanto martedì sera il teatro ha riaperto al pubblico. Non temeva il generale scetticismo da covid? «Sinceramente sì, ma la città ha poi risposto in maniera molto positiva. È stata per noi una sorta di prova generale per capire come dovremo comportarci tutti noi, lavoratori e pubblico, con queste nuove regole da distanziamento».
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TITOLO: Ort, dopo il saluto a Rustioni arriva sul podio Nil Venditti
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OCCHIELLO: Ripresa l’attività al Teatro Verdi di Firenze. Dal 21 concerti alle Ville Medicee
TESTO: Riaperte le porte del suo Teatro e salutato con affetto Rustioni, l’Orchestra ha ripreso a passo lesto la sua attività. Dopo la serata diretta da Antonio Fogliani con solista il violoncellista Leonardo Chiodo, il 9 e il 10 luglio debutterà come direttore ospite principale, la giovane Nil Venditti; in futuro, accanto a lei, si avvicenderanno su quel podio Eva Ollikainen, come direttore principale, e Beatrice Venezi, l’altro direttore ospite principale. Una terna tutta al femminile. Non ancora venticinquenne, ma già con importanti esperienze (Amsterdam Concertgebouw, Camerata Salzburg), Nil Venditti si presenta con un programma dedicato al classicismo viennese, un repertorio da lei prediletto: Beethoven, la «Sinfonia n. 2», e Mozart, il cui sublime «Concerto per clarinetto» avrà per solista Kevin Spagnolo, anche lui giovanissimo ma già impostosi all’attenzione con la vittoria del Concorso di Ginevra. Ingresso libero, con priorità di prenotazione per quegli abbonati che hanno deciso di rinunciare al rimborso dei biglietti.
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TITOLO: Biavardi presenta il suo noir nel giardino di Villa Bertelli
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OCCHIELLO: Il 4 luglio (ore 18) incontro con l’autore per parlare del libro sul femminicidio
TESTO: Secondo appuntamento con «Parliamone in Villa», la nuova rassegna di Villa Bertelli a Forte dei Marmi, che sabato 4 luglio alle ore 18.00 nel Giardino dei lecci, presenta Andrea Biavardi con il noir «Sangue del tuo sangue» (Cairo Editore). Insieme all’autore sarà presente la professoressa Marlisa D’Amico prorettore dell’Università Statale di Milano e ordinario di Diritto Costituzionale nello stesso ateneo milanese. Dopo il successo dell’appuntamento di apertura sulle donne di Giacomo Puccini e sugli scandali che hanno caratterizzato la vita del Maestro, Andrea Biavardi, direttore delle riviste «For Men Magazine», «In viaggio», «Natural Style» e «Airone» e opinionista di Rai e Mediaset parlerà del noir che tratta di femminicidio ed è ispirata ad episodi realmente accaduti. Un messaggio forte contro la violenza sulle donne, sul quale la professoressa D’Amico ha svolto ricerche a livello giuridico in un impegno profondo per la tutela dei diritti delle donne.
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TITOLO: Mehta e uno Schubert nostalgico e crepuscolare
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OCCHIELLO: Al Teatro del Maggio un’altra serata (da applausi) col maestro
TESTO: Lo Schubert di Zubin Mehta ha colori crepuscolari e respiri malinconici: è uno Schubert che appartiene senza alcun dubbio alla temperie romantica, e che pare anzi già guardare a certi ripiegamenti, a certe atmosfere autunnali di Brahms. Uno Schubert old-style, autorevole e coerente. Durante la serie dei concerti presentata dal Teatro del Maggio in questi giorni, trasmessa anche in streaming sulla piattaforma Idagio, abbiamo ascoltato una Sinfonia «Incompiuta» distesa con una struggente, affascinante cantabilità; ma anche nella «Sinfonia n. 5» presentata nell’ultimo concerto Mehta ha riconfermato l’immagine di uno Schubert pervaso da un’atmosfera nostalgica e crepuscolare, assai diverso da quello che lui stesso ha consegnato allo studio di registrazione, più scattante e incline al virtuosismo. Eppure uno Schubert fatto anche di equilibri cameristici, e che sotto la bacchetta di Mehta disvela delicate tenerezze e ombre inquiete, come nell’Andante con moto dalla stessa Sinfonia. E di quelle tinte, di quei fraseggi sono fedeli garanti i professori dell’Orchestra del Maggio, che sanno bene cosa voglia il loro direttore.
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TITOLO: Elba, al via il Magnetic Opera Festival
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OCCHIELLO: Si suona dalla cinquecentesca Torre della Linguella a Portoferraio, direttamente sugli scogli, e nella piazza di Porto Azzurro che si affaccia sul mare
TESTO: L’Isola d’Elba non si arrende al covid e accoglie i concerti del Magnetic Opera Festival (dal 4 al 21 luglio, tutti a ingresso gratuito) cambiando le location dei suoi appuntamento per venire incontro alle normative anti-contagio. Si suona dalla cinquecentesca Torre della Linguella a Portoferraio, direttamente sugli scogli, e nella piazza di Porto Azzurro che si affaccia sul mare. Primo appuntamento il 4 alle 22 dalla piazza di Porto Azzurro con il concerto degli Italian Harmonists: quattro tenori, Andrea Semeraro, Giorgio Tiboni, Luca Di Gioia, Michele Mauro, il basso di Sandro Chiri e il pianista Jader Costa con brani di repertorio swing e jazz degli anni Trenta e Quaranta, e un repertorio lirico-sinfonico. Il 6 alla Torre di Portoferraio tocca al crooner italiano Matteo Brancaleoni, insieme alla Italian Swing Band, per un altro concerto jazz e swing. Gli altri protagonisti sono Le Div4s l’11 luglio con la partecipazione del maestro Davide Dellisanti al pianoforte, il Duo Baldo & Maria Luigia Borsi il 15 e il gran finale dedicato all’opera: il 20 a Porto Azzurro e il 21 alla Torre un Gran Galà della lirica diretto dal maestro Stefano Giaroli con la partecipazione del tenore elbano Marco Ciaponi, che riproporrà tutte le arie delle opere presentate nei primi cinque anni del Festival.
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TITOLO: Atlante Digitale I successi della cultura campana in streaming
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OCCHIELLO: Teatro di San Carlo e Pompei: i casi virtuosi. L’importanza del video per la cultura | Atlante Digitale e Letteratura 4.0: il web utile a crescere
TESTO: Gli spettacoli sono spesso stati scritti espressamente per l’evento ispirandosi alla vita o ai testi del filosofo nolano come “Il processo a Giordano Bruno” di Mirko Di Martino con Orazio Cerino o “Le donne del candelaio” con Rosaria De Cicco che ha anche recitato un omaggio ad Aldo Masullo cui è stata dedicata l’anomala, e ci auguriamo irripetibile, edizione. Perché se la pandemia ha permesso uno snellimento di alcuni protocolli burocratici permettendo finalmente l’accesso a molti servizi on line per aziende private e per la pubblica amministrazione, se ha agevolato il lavoro da casa sulla cui utilità, opportunità e limiti si è aperta un’ampia discussione, sicuramente ha messo in luce un’esigenza: lo spettacolo dal vivo, il teatro, la musica, la danza ma anche la fruizione di una mostra o della collezione di un museo non potranno mai essere sostituiti dalla sua visione “da remoto”. E il pubblico che si è precipitato affollando, con il dovuto distanziamento, i primi eventi culturali finalmente dal vivo, lo ha testimoniato con entusiasmo.
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TITOLO: A Napoli si è spento Guido Donatone, anima di Italia Nostra
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OCCHIELLO: Storico appassionato e animatore di centinaia di battaglie per la salvezza dei beni culturali. I funerali nella basilica di Santa Chiara
TESTO: «Percorreva a passo svelto le cupe, badava a non farsi orticare le gambe nude dalle lunghe foglie irte verdopaco. Quella volta s’arrestò d’improvviso, si sentì impallidire: un grosso serpente procedeva tra l’erba in senso opposto. Lo vide passare. Solenne. Indifferente. Decise da allora che le cupe le avrebbe fatte sempre in corsa veloce: era il più bravo dei ragazzi nella volata in frotta. Nel pomeriggio la calura era forte. I “grandi” andavano a riposare. Le fresche stanze da letto erano protette dall’ombra morbida di possenti “scuri” di legno dipinto bianco: alla sua età poteva solo spingerli, arrivava a stento ad afferrare le maniglie. Il palazzo avvolto nel silenzio. Se ne sentiva padrone. Seduto su uno scalino nel patio ascoltava la chitarra ininterrotta delle cicale. Non voleva perdere lo spettacolo quotidiano dell’insulto al grande gallo impettito, cresta rossa, nel pollaio tra le sue galline. Entrava la servetta, una ragazza corta e scalza, lo scansava senza alcun riguardo. Alzava decisa da terra ogni gallina. Le infilava un dito dietro, rideva contenta se avvertiva la presenza dell’uovo».
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TITOLO: Un anno fa pianse sul palco del Petruzzelli, ora tutta la Puglia piange Ennio Morricone
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OCCHIELLO: Da Time Zones al Bif&st, dalle istituzioni al mondo della musica, il cordoglio e l’emozione per la morte del maestro. Proprio a Bari diresse per la prima volta in pubblico le sue musiche da film
TESTO: Proprio a Bari Morricone aveva trovato sponda per far diventare musica da concerto le proprie colonne sonore. Era il tempo delle notti magiche dei Mondiali di calcio del ’90. E tra le manifestazioni collaterali c’era Time Zones, il festival delle musiche possibili fondato da Gianluigi Trevisi, che ieri su Facebook ha postato una foto di quei giorni col maestro e un giovanissimo Nicola Conte, col quale di lì a poco sarebbe esploso il fenomeno Fez. Ma al tavolo, fuori inquadratura, c’erano anche Caetano Veloso e Philip Glass: per tutta la sera scherzarono e risero con Morricone, poi diventato presidente onorario del festival. In quell’occasione Morricone tenne due concerti: il primo al Petruzzelli, il secondo all’auditorium Nino Rota. «L’anno prima (il 1989, ndr) era morto Sergio Leone e avevamo ospitato Morricone per un convegno: fu in quell’occasione - ricorda Trevisi - che nacque l’idea del doppio concerto dei Mondiali. “Sei sicuro di trovare un’orchestra che voglia suonare musiche da film? ” mi disse. Erano anni in cui le formazioni classiche snobbavano quel genere. Anche l’Orchestra della Provincia non si comportò bene. Ricordo anche l’ostilità del Conservatorio, che ci chiuse le porte per le prove. Il maestro? Non si scompose. Adesso vogliono suonarlo tutti, anche quelli che cercarono di ostacolarlo».
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TITOLO: Estate culturale barese: nell’area archeologica di San Pietro le rassegne «Untitled» e «Tu non conosci il Sud»
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OCCHIELLO: Dal martedì al giovedì, ogni settimana fino al 5 agosto, i due cartelloni intrecciati (i film di «Untitled» il martedì e giovedì, gli incontri di «Tu non conosci il Sud» il mercoledì) offrono proiezioni, spettacoli, musica e confronti
TESTO: Sono otto gli appuntamenti in quattro date, tutti i mercoledì dal 15 luglio al 5 agosto, per la rassegna «Tu non conosci il Sud», curata da Veluvre e coprodotta (come «Untitled») dalla Città Metropolitana di Bari. Ogni serata sarà articolata in due parti (ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria su veluvre. it): la presentazione di un libro, in collaborazione con Laterza, alle 19.30, seguita, alle 21.30, da conversazioni e performance musical-teatrali. «L’approccio multidisciplinare, di contaminazione tra arti e saperi», parola di Anna Pellegrino di Veluvre, contraddistingue le iniziative targate «Tu non conosci il Sud», con un chiaro nucleo tematico: raccontare il Mezzogiorno senza recriminazioni né autocelebrazioni, valorizzandone i talenti e analizzandone le contraddizioni. Tra gli autori ospiti, Concita De Gregorio protagonista di I miei Sud, Gabriella Genisi e Luca Bianchini insieme in un incontro all’insegna della Puglia letteraria, di nascita o di adozione, Alessandra Minervini con il suoBari. Una guida. Con cartina, Pierluigi De Palma (Bari Calling). Spazio al teatro con Francesco Di Leva e Adriano Pantaleo (con Emanuele Ammendola voce e contrabbasso), esponenti della straordinaria esperienza del Nest Napoli Est Teatro, e alla musica, grazie a «Quanto più profondamente, voci e suoni da Sud», con il fisarmonicista Vince Abbracciante e l’attore e regista Raffaello Fusaro.
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TITOLO: Il discografo: la pregevole conversazione musicale dei Dinner Party
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OCCHIELLO: Nuovo album del trio jazz italoinglese che riunisce il pianista Vladimir Miller, il sassofonista Adrian Northover e il contrabbassista Pierpaolo Martino: atmosfere nordiche, melodie cristalline e rumori fuori scena
TESTO: Prendete un sassofonista inglese, Adrian Northover, che frequenta non poco l’Italia e soprattutto il Nord Est triestino, aggiungete l’estro di Vladimir Miller, pianista e compositore britannico figlio di emigrati russi che con la terra dei suoi genitori ha mantenuto un’intensa rete di collaborazioni e frequentazioni (dirigendo per qualche anno la Moscow Composers’ Orchestra), e chiudete il cerchio con il contrabbasso di Pierpaolo Martino, musicista, musicologo e anglista dell’Università di Bari. Il risultato è un gruppo, The Dinner Party (nome mutuato dal titolo del loro primo album), del tutto atipico e intrigante: la loro musica potremmo definirla jazz, per la scelta della strumentazione e per l’uso che se ne fa, ma in realtà la bellezza delle parti scritte così come l’equilibrio formale e la disciplina delle sezioni improvvisate sono talmente caratterizzanti da far suonare i Dinner Party come un raffinatissimo ensemble da camera capace di valorizzare una complessa civiltà della conversazione musicale.
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TITOLO: Il discografo: Ambrose Akinmusire e una certa idea di bellezza
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OCCHIELLO: Nel suo ultimo album il trombettista statunitense fonde tutti gli elementi della contemporaneità afroamericana in una sintesi «necessaria» e bruciante
TESTO: Non c’è nulla di più anti-grazioso, lontano dalle mode e imprevedibile nel jazz afroamericano di oggi della musica di Ambrose Akinmusire. Non che il trentottenne trombettista, nativo di Oakland e acclamato sulla scena di New York, non abbia le sue idee in materia di bellezza e modernità, molto chiare invece e perseguite con rigore e applicazione. Per parafrasare il titolo del suo ultimo album On the Tender Spot of Every Calloused Moment (pubblicato dalla Blue Note), c’è tenerezza anche nei momenti più duri. La sua proposta raccoglie e sintetizza tutto quello che la vasta categoria di jazz può coprire oggi, dall’hard bop più avanzato al Miles Davis informale degli anni Sessanta, dall’alea pura dell’improvvisazione di marca Aacm ai ritmi afrocubani. Ma c’è anche l’attualità, l’hip hop, la musica contemporanea (il suo precedente album, Origami Harvest, usava magnificamente voci rap su un quartetto d’archi), ci sono sprazzi blues e soul (quel piano elettrico che si affaccia ogni tanto. ..) che fanno pensare alla coeva Bam, ovvero Black american music. Insomma, il suo jazz è fatto di rigore intellettuale, bellezza sensuale e voglia d’azzardo. Merito anche dei compagni con i quali forma un affiatatissimo quartetto: il pianista Sam Harris, il contrabbassista Harish Raghavan e il batterista Justin Brown. A loro si aggiungono pochi ospiti: la voce afrocubana (canta in Yoruba) di Jesus Diaz nell’iniziale Tide of Hyacinthe quella di Genevieve Artadi in Cynical Sideliners. Negli undici brani del disco, tra sentiti omaggi a Roy Hargrove e Roscoe Mitchell, anche uno straniante Blues che parla la lingua del XXI secolo. Le belle note di copertina hanno la firma di Archie Shepp.
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TITOLO: Maggio, una stagione di stelle e ragazzi
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OCCHIELLO: Da fine agosto 2020 a fine luglio 2021 un ricco cartellone con artisti di fama mondiale. Mehta sul podio per 32 volte. Il ritorno di Muti. Tra le divine: Yoncheva e Netrebko. Arrivano Domingo e James Levine
TESTO: Un uragano è in arrivo su Firenze. Tranquilli, un po’ di tempo per correre ai ripari c’è. Comprando i biglietti per stagione e festival del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino (prezzi finalmente per tutte le tasche). Un tornado di musica e arte per una programmazione monstre, presentata dal sovrintendente Alexander Pereira, 11 mesi di concerti, opere, recital senza soluzione di continuità, da fine agosto 2020 a fine luglio 2021. Con un deus ex machina che ne è il baricentro: Zubin Mehta (32 le serate sul podio per lui). Pereira ha capito molto, o forse tutto, quando dice: «Il teatro ha bisogno di Zubin Mehta per chiudere le ferite, ci vorranno almeno altri due anni». Grandi interpreti, grandi registi, bacchette prestigiose, nomi del gotha internazionale che a Firenze ci eravamo rassegnati a non vedere più. Si inizia con un vero «evento», il «Requiem» di Verdi in piazza Signoria, il 30 e 31 agosto, in memoria delle vittime della pandemia. Gratuitamente, in presenza dei familiari di chi non c’è più. Mehta sul podio, cast stellare che più stellare non si può: Krassimira Stoyanova, El?na Garan?a, Francesco Meli e Ildar Abdrazakov. Meli protagonista dell’inaugurazione scaligera 2019, Abdrazakov dello strepitoso ”Attila” che inaugurò nel 2018.
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TITOLO: Così i baresi raccontano Bari: la città descritta da chi la abita e la ama
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OCCHIELLO: Esce per la casa editrice friulana Odòs «Bari una guida», scritta da Alessandra Minervini con le voci e le opinioni di altri scrittori: da Eva Clesis a Gabriella Genisi, da Federica e Marcello Introna a Francesco Marocco
TESTO: Bari ha una nuova guida turistica. Un po’ anarchica. E, quindi, schierata. Un libretto di quasi trecento pagine che, per orientare il turista, prende posizione, fa scelte, stila classifiche, nello stile di Nick Hornby, l’autore del fortunato romanzo High Fidelity. La firma è della scrittrice barese Alessandra Minervini, che ha curato il diciannovesimo titolo della collana «Incentro», nata nel 2014 e ora giunta alla pubblicazione di Bari una guida: un progetto della casa editrice friulana Odòs fondata da Marco Vertovec, che nel 2014 ha lanciato questa serie di «letteratura da viaggio» anche per l’occhio straniero, affidandosi per il coordinamento al talento e all’esperienza della scrittrice e giornalista Elena Commessatti, diventata direttrice editoriale delle guide.
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TITOLO: Lombardi & Zucchetti: storie e musica dopo il lockdown
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OCCHIELLO: Il 7 luglio una nuova produzione del Puccini, «Tutto e nulla». Con le musiche eseguite dal vivo di Giuseppe Scarpato
TESTO: Di scena martedì 7 luglio alle 21:15 al Teatro Romano di Fiesole nell’ambito della settantatreesima Estate Fiesolana. Lo hanno scritto a quattro mani. Lombardi ne è il protagonista, Zucchetti il regista. Le musiche sono di Giuseppe Scarpato ed è prodotto dal Teatro Puccini. È la storia di un uomo che si aggira di notte tra le rovine. È «l’attore» che al suono della chitarra torna ad abbracciare il suo pubblico. Anche perché di mezzo c’è stata la pandemia e il lockdown. Ed ecco che tornano protagoniste le storie, i personaggi, le canzoni. Uno spettacolo sui vizi e le virtù dell’umanità – e dell’umanità di spettacolo in particolar modo – tra narrazione, musica, canto, mimo e improvvisazione. Che è anche un viaggio attraverso l’Italia, dalla Napoli dei tempi di Pino Daniele e James Senese alla Milano del Santa Tecla, attraverso i grandi cantautori di tutte le latitudini. Biglietto 12 euro.
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TITOLO: «Bambini per sempre!», in mostra l’inno all’infanzia
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OCCHIELLO: Dal «Giornalino di Gian Burrasca» alle opere di Carrà, Rosai, Soffici, dal 9 luglio
TESTO: «La storia, l’arte e la cultura che sono rappresentate in questa istituzione sono un patrimonio comune — aggiunge il presidente del Consiglio regionale, Eugenio Giani — e rinnova continuamente il suo impegno sociale offrendo iniziative importanti dedicate all’infanzia e alla sua tutela. Questi mesi sono stati difficili e ripartire da una mostra dedicata al mondo dei bambini è un segnale di speranza. La Toscana ha una tradizione di politiche sociale attive e lungimiranti e l’attività dell’Istituto, ancora oggi dopo 600 anni, tiene fede alla sua missione in difesa dei diritti dei più piccoli». «L’Istituto degli Innocenti di Firenze — ha infine sottolineato l’assessore regionale al diritto alla Salute, Stefania Saccardi — è una delle istituzioni tra le più antiche che abbiamo in Italia, dedicate alla tutela dell’infanzia. La ripresa delle sue attività, dopo il lockdown dovuto al Covid, avviene sotto i migliori auspici. La mostra è lodevole per il suo intrinseco valore culturale sia perché valorizza il ricco patrimonio storico archivistico, custodito nel Museo dell’Istituto, sia perché contribuisce a mantenere alta l’attenzione su una problematica sempre attuale, che è quella della tutela dei diritti delle bambine e dei bambini».
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