IL NOTIZIARIO

le notizie dalle maggiori testate italiane


LE NOTIZIE DAL GIORNO Wednesday 18 November 2020 AL GIORNO Wednesday 25 November 2020 SU: cultura




TITOLO: «Le parole di Lepore ormai sono tardive. Ma Cordova si accanì»
DATA:
OCCHIELLO: Processo a Bassolino, parlano gli avvocati della difesa
TESTO: L’avvocato Claudio Botti è invece il penalista che ha difeso Antonio Bassolino nei primi procedimenti a suo carico, avviati da Agostino Cordova, predecessore di Lepore, quando il politico era ancora sindaco di Napoli. Alcuni episodi controversi della gestione Lepore, ritiene, si spiegano proprio con il comportamento del precedente procuratore. «L’aggressione investigativa nei confronti di Bassolino fu avviata da Cordova, con indagini poi finite nel nulla: penso al peculato per l’uso dei telefoni cellulari e all’abuso di ufficio per l’emissione dei Boc (Buoni ordinari comunali) ». All’epoca Botti era anche il presidente della Camera penale e, quando alcuni politici del centro destra insinuarono che dietro il «libro bianco» degli avvocati contro Cordova ci fosse proprio Bassolino, decise di rinunciare alla sua difesa per non lasciarsi strumentalizzare. «Cordova — ricorda Botti — aveva una gestione verticistica dell’Ufficio e attuava un controllo rigoroso sull’attività dei sostituti. Lepore fu scelto proprio perché aveva un approccio profondamente diverso: era duttile, di mentalità più aperta e stava meno col fiato sul collo dei sostituti. Questo spiega l’avvio di indagini che il procuratore magari non condivideva, ma che non ha voluto bloccare per non creare altre tensioni all’interno dell’Ufficio». Quanto all’ipotesi di epidemia colposa formulata dalla Procura per spingere i sindaci a rimuovere i cumuli di rifiuti dalle strade, per Botti si spiega con l’entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale, che «ha creato dei super pm i quali spesso ritengono di dover supplire alle inefficienze della pubblica amministrazione».
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Cinema, il Modernissimo riapre: film con «consegna a domicilio»
DATA:
OCCHIELLO: Luciano Stella annuncia: «Gli spettatori potranno vedere la programmazione da casa. Un’idea che andrà oltre l’emergenza Covid, ad esempio per pellicole che restano poco in sala»
TESTO: Da domani potremo andare al cinema restando a casa. Ma non grazie alle note piattaforme televisive a cui abbonarsi per seguire i film dal proprio divano. «Io resto in sala», la nuova proposta del Cinema Modernissimo e della Stella Film, è infatti una novità che guarda al futuro, una sorta di ossimoro fra stanzialità domestica e desiderio di frequentare la programmazione di una sala cult per cinefili come quella di via Cisterna dell’Olio. Un’idea che va ben oltre le chiusure imposte dai provvedimenti anticovid, sostenuta da un gruppo di esercenti italiani (71 al momento) in collaborazione con alcuni distributori per garantire e allargare la proposta di film di qualità. «È così – spiega Luciano Stella patron del Modernissimo e responsabile della Mad Entertainment – mettiamo insieme tradizione e innovazione, consapevoli del fatto che in futuro, anche dopo la fine del covid che speriamo prossima, nulla sarà più come prima e che questo evento tragico contribuirà a cambiare i modi di fruizione dell’audiovisivo, la cui domanda resta altissima, anche in tempi come questi». Perché il progetto va ben oltre il momento, delineando una scelta on-line dello spettatore, che accederà ai contenuti di una piattaforma a cui collegarsi tramite il sito www. stellafilm. it, in cui selezionare il film in programma al Modernissimo o da poco tolto dal grande schermo per poi vederlo sullo schermo tv o sul tablet, sul pc o sullo smartphone. «Quante volte – continua Stella – soprattutto se parliamo di film di nicchia che hanno teniture brevi, finiamo col perdere un titolo che avremmo voluto vedere o che ci era stato consigliato da un amico con il classico passa parola di un tempo. Con questo sistema sarà possibile acquistare il biglietto sul link apposito, una sorta di borderò virtuale, fino a 15 minuti dopo l’inizio della programmazione per una visione, recuperabile in caso di interruzione nell’arco di 36 ore».
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Bassolino e la giustizia giustiziera
DATA:
OCCHIELLO:
TESTO: Fin qui c’è almeno un’ammissione che è una sostanziale offerta di scuse, e dunque un fatto lodevole che va a merito di Lepore. Il quale, va ricordato, allora non aveva i poteri che hanno oggi i suoi colleghi dopo la riforma Castelli del 2005, e anche volendo non avrebbe potuto indurre i titolari dell’inchiesta a cambiare strategia. Aperta parentesi: ma era meglio allora o è stato meglio dopo, quando con la gerarchizzazione delle procure è stato più facile, attraverso il gioco delle nomine, determinarne anche la politicizzazione? Chiusa parentesi. E torniamo al punto. Dopo la prima ammissione, il procuratore capo ne fa un’altra ancora più clamorosa. Rivela anche lo spirito con cui quella scelta fu fatta. E qui si avverte invece un clima che avvolge tutti indistintamente. «Era il 2010 — dice Lepore — e anche se il picco dell’emergenza rifiuti era superato, le strade erano ingombre di sacchetti. Ci chiedevamo in che modo spingere i sindaci ad intervenire, a darsi da fare, e ci venne in mente di contestare l’epidemia colposa. Funzionò abbastanza bene, servì da sprone». Si agì, insomma, con un’idea opposta alla prima, questa volta colpendo uno — Bassolino — per avvisare tutti gli altri amministratori. Un fine, a voler essere buoni, di stampo pedagogico, proprio di chi più che individuare fatti, reati e possibili responsabili da sottoporre a processo vuole correggere condotte pubbliche, impartire lezioni morali e -atteggiandosi a commissario di protezione civile - risolvere un grave problema sociale. Eppure, è risaputo che un magistrato che cede alla tentazione di una finalità sociale o etica smette la toga e indossa impropriamente i panni, se va male, del giustiziere e, se va bene, del maestro di vita; essendo il suo compito esclusivo quello di lavorare alla soluzione dello specifico problema sottoposto al suo ufficio. Ma se anche si volesse attribuire all’azione dei pm una legittima funzione dissuasoria, allora le cose si metterebbero ancora peggio. Dopo tanti anni, infatti, non solo abbiamo avuto un innocente «in ostaggio» giudiziario ma non si è neanche riusciti a risolvere problema di cui sopra. A tutt’oggi, tanto per dire, nel mentre resta da accertare chi trascinò la Campania nella più oscena delle emergenze, ancora non è chiuso il ciclo dei rifiuti. Produciamo immondizia ma non ne smaltiamo a sufficienza. Insomma, sconfitti due volte: nei tribunali e nelle aree di stoccaggio.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Se questa è una «zona rossa»
DATA:
OCCHIELLO: In viaggio da Caserta a Napoli: auto in fila e nessun controllo. Il caffè resta il rito del mattino e c’è chi pensa ai regali di Natale
TESTO: Prima lo Stato, in una maniera assai scellerata secondo me (ma comprensibile in alcune scelte, da un punto di vista economico, mettiamola così), ci ha aperto le strade, un tana libera tutti che ha fatto ripiombare l’Italia nella seconda ondata. Poi lo stesso Stato ha cominciato a giocare con i colori, tinteggiando, in una sfumatura abbastanza incomprensibile, la nostra Campania come gialla. Gialla? Ma de che? Eravamo rossi, rossissimi. Tanto che pochi giorni dopo l’upgrade: zona rossa e attività non essenziali chiuse. Ero fuori, a Roma, unico mio movimento da agosto a oggi, quando è scattata l’ordinanza, e sono rientrato solo domenica, ligio al mio dovere casalingo. Ieri e oggi, dalla tangenziale fino alle attività nei pressi di casa mia, ho visto ancora troppo movimento e alcune attività commerciali aperte, senza capire perché (per esempio: un negozio che vende proteine e bibitoni per i palestrati, mah), ho visto persone al bar (davanti): caffè da asporto ma bevuto in loco. Andiamo con ordine, cominciamo con il mio sbarco in zona rossa, barriera di Caserta Nord: nemmeno un lampeggiante dei carabinieri o della polizia in entrata al primo casello utile della Campania. Ma come? Facevamo le poste alla Stazione Centrale, a Napoli, e al casello di Caserta quando i numeri erano molto più bassi, e ora? In città: pochi controlli. Forse qualcuno utile per le riprese dei tg nazionali e qualche immagine di repertorio usata per riempire i servizi televisivi.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Vita e opere di Gian Francesco de Majo, il musicista che piaceva a Mozart (e ai re)
DATA:
OCCHIELLO: Il compositore che primeggiò nel panorama della gloriosa scuola partenopea ammaliò il giovane genio in tour a Napoli nel 1770. Che definì le sue note bellissime
TESTO: È un momento fantastico per la carriera di Ciccio, il suo re, Carlo di Borbone, gli affida la composizione de «Il trionfo di Camilla» da rappresentarsi a Napoli nel 1760. Ma ecco manifestarsi un grave attacco di tisi che lo costringe a rinunciare all’incarico, affidato al Porpora, e trasferirsi a Torre del Greco per trascorrervi un periodo di convalescenza. Riesce comunque a presentare nel giugno dello stesso anno il componimento drammatico «Astrea placata» e a novembre «Cajo Fabrizio», ben accolto dal pubblico. Tanto da spalancargli la strada verso una sorta di tournée in altre città italiane. A Livorno nel 1761 fa rappresentare «L’Almeria» e allargare i suoi orizzonti artistici venendo a contatto con Marco Coltellini e altri esponenti del mondo teatrale italiano. Dopo essere passato per Lucca, nel 1762 è prima a Venezia con «Artaserse» e quindi a Bologna dove è allievo di padre Gian Battista Martini, il Maestro dei Maestri. E poi, ancora a Torino per «Catone in Utica» e a Roma per «Demofoonte», rappresentato con successo al teatro Argentina.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Tutta Nerano si mobilita per i migranti sbarcati
DATA:
OCCHIELLO: Comunità impegnata nell’accoglienza dei 16 disperati. il Comune come dormitorio e pasti da un noto ritrovo
TESTO: «Non credo - commenta Rosetta Esposito, la titolare della salumeria riaperta in tutta fretta - di aver fatto qualcosa di eccezionale. Ho solo messo a disposizione di queste persone biscotti e altri generi alimentari. Non potrò mai dimenticare il loro sguardo quando ricevevano il cibo». La signora propone una considerazione che stride con alcuni commenti feroci, al limite della xenofobia, che circolano sul web. «A Nerano abbiamo sempre praticato la solidarietà. Gli stranieri ci hanno portato tanto. Ora è toccato a noi fare qualcosa per loro». Anche da «Lo Scoglio», il ristorante della Marina del Cantone, meta in estate di star e celebrità del calibro di Steven Spielberg, Bruce Springsteen, Rod Stewart, Oprah Winfrey, sono arrivati pasti caldi per quegli uomini (e donne) giunti dal mare.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Rogiosi Editore, autori in streaming per la presentazione dei libri
DATA:
OCCHIELLO: Fitto calendario fino al 18 dicembre: tra gli altri i volumi di Matteo Cosenza, Michelangelo Iossa, Leandro Del Gaudio e Loredana Troise
TESTO: Una doppia storia sospesa fra passato e futuro. Un professore universitario e storico dell’arte incontra Masaniello in una Napoli antica ma viva più che mai. La città partenopea, in preda alla famosa rivolta popolare, apre uno sguardo sull’importanza dell’individuo nella società, evidenziando quanto il problema del collettivo sia frutto del mistero dell’individualità umana e quindi anche del nostro presente. Grazie al breve ma intenso periodo rivoluzionario che segnerà per sempre il carattere della città, il professore imparerà a conoscere sé stesso, in una prospettiva senza tempo, e Masaniello, dal punto di vista di un meraviglioso gruppo di scugnizzi. Tutto ciò avviene senza dimenticare tematiche importanti come l’Amore, sempre presente sullo sfondo narrativo ironico e sagace, fatto di spunti storicamente documentati e di riferimenti all’attualità. Una Partenope immortale e affascinante, destinata ad essere foriera di messaggi per l’umanità. I dialoghi sono spesso scritti in un napoletano adattabile alla comprensione di ogni lettore. 4 dicembre – “Arcobaleni” di Giuliana Marcarelli
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Franz Cerami nominato ambasciatore del design italiano nel mondo
DATA:
OCCHIELLO: Il titolo conferito all’artista napoletano dal ministero degli Affari Esteri
TESTO: La forma in videoconferenza ha forse sottratto fascino alla cerimonia, ma il prestigio del conferimento del titolo di ambasciatore del Design Italiano nel mondo, da parte del ministero degli Affari Esteri, a Franz Cerami è di quelli di cui la comunità artistica napoletana può andare fiera. In oltre due decenni Cerami, che è docente dell’Università Suor Orsola Benincasa, ha collocato le sue installazioni video artistiche in tutti i continenti ed è proprio la cifra internazionalizzante delle sue opere ad aver contribuito a questo importante riconoscimento. Famoso per aver per avere illuminato monumenti come il Castel dell’ovo di Napoli, per l’opera site specific Eggs & Skulls commissionata dal Museo di Arte Contemporanea Madre, Franz Cerami visual artist, ha illuminato le città di Jerevan, Napoli e San Pietroburgo con l’opera Remix Portraits.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Quando Aarons, fotografo dei divi immortalò i principi a Palazzo d’Avalos
DATA:
OCCHIELLO: E intanto è iniziata la bonifica del giardino: ma le preziose porte dell’erede rischiano di lasciare Napoli
TESTO: La storia di un grande fotografo americano si incrocia con quella di Palazzo d’Avalos. Slim Aarons, nato nel 1916 a New York, e scomparso nel 2006, era diventato famoso in tutto il mondo per i ritratti dell’aristocrazia e del jet-set internazionale. Per la rivista Life ritrasse icone come Marilyn Monroe, Grace Kelly, Audrey Hepburn e Jackie Kennedy. Lo scatto che lo rese celebre, datato 1956, ritraeva il Capodanno di Clark Gable, Van Heflin, Gary Cooper e James Stewart in pieno relax in un bar. La sua filosofia era: «Fotografare persone attraenti che fanno cose attraenti in luoghi attraenti». Così nel cuore degli Ottanta, quando il palazzo di via dei Mille era ritornato al suo fasto, grazie alla caparbia e ostinata ristrutturazione voluta da Francesco d’Avalos, Aarons venne a Napoli, scattò alcune foto d’interni e fece ritratti al compositore nel suo studio (qui) e a sua moglie Antonella nella sala da pranzo (in prima pagina). Fotogrammi unici che mandano indietro la macchina del tempo e lasciano un magone se confrontati ai nostri recenti reportage sul degrado.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Archeologia, un libro per raccontare le scoperte di Snam a Biccari
DATA:
OCCHIELLO: Esce «Nella terra dei confini e dei passaggi. Il paesaggio rurale di Biccari e i metanodotti Snam», a cura delle archeologhe Marisa Corrente e Anna Maria Tunzi
TESTO: Dalla collaborazione tra Snam e la Soprintendenza Archeologia della Puglia nasce il libro «Nella terra dei confini e dei passaggi. Il paesaggio rurale di Biccari e i metanodotti Snam», a cura delle archeologhe Marisa Corrente e Anna Maria Tunzi ed edito dalla casa editrice Ante Quem. Il volume rappresenta la preziosa testimonianza dell’incontro tra le infrastrutture strategiche del Paese e la ricchezza del suo patrimonio archeologico. In quasi 80 anni Snam ha costituito in Italia una rete di circa 33.000 chilometri: la presenza capillare su un territorio così vasto e ricco di storia ha permesso alla società di sviluppare una particolare attenzione alla tutela dell’ambiente e dei beni archeologici, coniugando gli obiettivi d’impresa con un senso di responsabilità verso le comunità in cui opera. Per preservare e valorizzare al meglio le tracce del passato, Snam adotta un protocollo riconosciuto oggi come best practice a livello internazionale: in tutte le fasi di realizzazione delle infrastrutture, il gruppo si avvale del contributo specialistico di un team archeologico individuato secondo le indicazioni della competente Soprintendenza. I professionisti che affiancano Snam e le imprese incaricate per la posa dei metanodotti sono costantemente presenti nei cantieri e hanno il compito di supervisionare i lavori sotto il profilo archeologico.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Dal giallo al rosso senza ritorno
DATA:
OCCHIELLO:
TESTO: L’amico abbassa lo sguardo, poi con i suoi occhi profondi osserva malinconicamente il lungomare che scorre al lato della carreggiata. Nonostante i divieti, una fiumana di persone percorre il marciapiede prestando scarsa attenzione alle regole consigliate dalle autorità sanitarie. Mascherine abbassate sotto il mento, distanze di sicurezza evase, sorrisi e pacche sulle spalle. I tavolini dei bar strapieni, file interminabili per ordinare un caffè da asporto che viene poi consumato velocemente al banco. Un clima di apparente soddisfazione domina quella gente che si scambia occhiate furbe, complici. Tutti ammutinati, rivoluzionari che credono così di ribellarsi ad un nuovo padrone. Tutti Masaniello insofferenti alla nuova gabella imposta da un governo estraneo, simbolo di una antica oppressione che resiste nell’inconscio frustrato di un popolo in larga parte non ancora emancipato. Come un branco in pericolo, conosce solo due regole di sopravvivenza alla paura; fuga o attacco.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Ecco la zona rossa «a modo nostro»
DATA:
OCCHIELLO:
TESTO: Caro Ciotola, nulla è peggio dell’ipocrisia, tanto più quando c’è di mezzo l’interesse pubblico. Da giorni denunciamo come il passaggio dalla zona gialla a quella rossa, con un balzo istantaneo di due categorie, sia sostanzialmente una farsa. Tranne che per il mondo della cultura e per la ristorazione - ormai agnelli sacrificali delle misure anti Covid - è cambiato ben poco nella vita di tutti i giorni. Durante gli orari di punta, in alcune strade, bisogna addirittura destreggiarsi nel traffico, senza contare i mercati rionali affollati e i negozi aperti un po’ ovunque. Basterebbe rileggere - l’abbiamo pubblicato di nuovo ieri - il vademecum dei provvedimenti previsti nelle zone rosse per accorgersi del grottesco raggiro cui, dispiace dirlo, si prestano anche le autorità locali preposte ai controlli. Sia chiaro, nessuno ha nostalgia del lockdown duro e puro. Ciò che ci manca è la chiarezza: siamo una regione tra le più a rischio del Paese? Il contagio qui dilaga a tal punto da imporre le massime restrizioni? Bene, allora qualcuno ci spieghi perché il tran tran quotidiano è identico a quello di una settimana fa e cosa - rispetto a prima - frena l’avanzata del virus. Perfino un talk nazionale come «Piazza pulita» ha denunciato il paradosso di questa situazione: possibile che soltanto le istituzioni cittadine non se ne rendano conto, a cominciare dal prefetto? Lo ripetiamo per l’ennesima volta: il rispetto delle regole tutela chi è più debole. Ma a Napoli, purtroppo, continuano a vincere i furbi. Per questo, mi creda, meglio pensare alla salute che al Natale. Enzo d’Errico
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Quando si ha in mente un partner ideale si finisce sempre per essere incontentabili
DATA:
OCCHIELLO:
TESTO: Caro Giuseppe, molti pensano che essere di buonumore o di malumore dipenda da circostanze esterne, dal tempo bello o brutto, da un affare che va in porto oppure no, da una persona che ci si rivolge sgarbata a o cordiale, dall’amato che fa o non fa qualcosa che ci aspettiamo. Si scherza sul fatto che siano soprattutto le donne a essere umorali. Julia Roberts ha detto «il mio vero colore dei capelli era una specie di biondo scuro. Adesso ho i capelli che variano a seconda dell’umore». È noto che un uomo che ringhia «sto benissimo» non sta bene affatto e gradirebbe che non stessimo bene neanche noi. Molti pensano che l’umore sia qualcosa che di esterno che non dipende da noi medesimi. Trovano normale un attimo amare tutti, un attimo dopo odiare tutti. Ritengono un loro diritto aggredire chi passa di lì perché sono in un momento no e non possono farci niente. Viviamo inconsapevoli a noi stessi e ai meccanismi elementari della vita. Lasciamo entrare gli stimoli senza sapere che abbiamo tutti gli strumenti per controllarli. Succede in amore, specialmente. In amore, ci frega il combinato disposto delle aspettative e dell’essere egoriferiti. Le aspettative, anzitutto: ci aspettiamo che l’altro corrisponda ai nostri desideri, che abbia attenzioni e delicatezze pari a quelle che sono nella nostra mente. Quindi, se siamo egoriferiti, e lui fa qualcosa di sgradito, lo viviamo come un attacco deliberato, come qualcosa fatto scientemente contro di noi. Non è mai (quasi mai) così. Ognuno è mosso da una sua logica, da sue intenzioni, paure, ragioni. Ad avere in mente un partner ideale, qualunque partner troviamo può solo essere peggiore. Ci manca, talvolta, l’empatia che metterci nei panni dell’altro e capire che cosa lo muove. Ci manca perché abbiamo paura, perché siamo insicuri e quindi più propensi a leggere intenzioni cattive anziché buone. L’apparente mistero della sua fidanzata che si placa senza ragionevole motivo dopo una drammatica discussione si spiega proprio col fatto che, alla fine, la sua fidanzata ha bisogno solo di rassicurazioni. Ha bisogno di sapere che lei, Giuseppe, fa le cose perché è così e non perché non la ama o non la sopporta o addirittura la detesta. La sua fidanzata avrebbe bisogno di lavorare su stessa e, se lei ha pazienza e la ama, può aiutarla. Diceva Voltaire che «la decisione più coraggiosa che tu possa prendere ogni giorno è quella di essere di buon umore». È più facile di quanto si pensi. Basta stare all’erta: ogni variabile d’umore in negativo si può riconoscere prima che arrivi. A starci attenti, tutti sappiamo quali sono le cose, le immagini, i comportamenti altrui, che rischiano di adombrarci a sproposito. Tutti sappiamo quali sono le cose che ci fanno infuriare o incupire solo perché vanno a toccare i nostri nervi scoperti. Sono cose stupide, è come se fossero informazioni che decodifichiamo male e che, a esaminarle con calma, sono assai meno minacciose di quanto crediamo. Candida Morvillo
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Il padrone e lo schiavo di Pompei: recuperati i corpi integri di due fuggiaschi
DATA:
OCCHIELLO: Riemersi nello scavo in corso nella grande villa suburbana a Civita Giuliana grazie alla tecnica dei calchi in gesso. Il ministro Franceschini: «Una scoperta stupefacente»
TESTO: Scavata in parte agli inizi del 1900 dall’allora proprietario del terreno, il marchese Giovanni Imperiali, che poi aveva fatto interrare gli ambienti indagati e non aveva lasciato una particolare documentazione, la villa del Sauro Bardato nascondeva sotto una grande terrazza panoramica un criptoportico, che fungeva da «basis villae», lungo oltre 50 metri. Ed è proprio in un vano che dava accesso a questo criptoportico che gli archeologi hanno trovato i corpi dei due fuggitivi. Le immagini dei calchi - documentate dall’agenzia Ansa - sono impressionanti, con il gesso che sembra aver restituito ai due poveretti persino le vene pulsanti nelle mani contratte dal dolore. Accanto ai corpi un ammasso di stoffa pesante, che la tecnica dei calchi ha rivelato essere un altro pesante manufatto in lana, forse un secondo mantello, forse una coperta.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Leffler, la anti Serao che parlava svedese
DATA:
OCCHIELLO: Anne Charlotte Leffler trovò al Sud non solo «il più bel panorama del mondo» ma pure terremoti e amore. I suoi «Bozzetti napoletani» di fine ‘800, tradotti da Langella Edizioni in Port’Alba, contribuirono ad affermare all’estero la cartolina di Napoli
TESTO: Questa cortesissima scrittrice svedese, uscita dalla tela del contemporaneo Peter Severin Krøyer, ha destato meraviglia a proposito del terremoto di Casamicciola, basandosi sul resoconto del marchese Del Pezzo, l’affascinante chaperon divenuto suo marito, trasformando il tour in soggiorno permanente. Per non esserci stata, i particolari lasciano intendere quanto fosse dentro la società di fine ‘800 che – attese le ovvie differenze climatiche tra regioni distanziate tra loro – appariva uguale in Europa, con le dame vestite tutte dagli stessi atelier di pittori quali Monet, Degas, De Nittis o del citato artista danese. Osservatrice di delicata umanità con indiscutibile talento di drammaturgo, esponeva commossa della donna in bilico sull’unico balcone non crollato dell’albergo isolano o dell’insofferente barone tedesco colpito da un’unica pietra sulla testa ma rimasto seduto e con le mani sulla tastiera a pigiare note che nessuno avrebbe mai ascoltato.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: «Portate bare, bare...». Il terremoto del 1980 nelle voci dei radioamatori
DATA:
OCCHIELLO: Ancora vivo nei ricordi dei campani il dramma di quel giorno. La notizia, e anche i soccorsi, furono annunciati via etere
TESTO: Era stato costruito nel 1930 su una roccia di tufo e in pietre di tufo, cinque piani cinturati di cemento armato perché proprio mentre lo fabbricavano c’era stato l’orrendo sisma del Vulture. L’aveva raccontato tante volte mia nonna, a suo avviso quella casa aveva superato l’esame di antisismicità. Aveva ragione. Pochi minuti dopo le 19,34, le prime voci dalla tragedia: «Sto a Balvano, è crollato il tetto della chiesa sotto ci sono tanti che saranno tutti morti. ..». «Qui Sant’Angelo, è crollato l’ospedale, la caserma dei carabinieri; non c’è più niente in piedi». Furono in tanti i radioamatori che dall’intero territorio devastato dalla scossa e dalle zone confinanti, corsero alle sedi di Comuni, Prefetture, Vigili del fuoco, forze dell’ordine, ospedali, come prescritto nella concessione delle frequenze alla loro Associazione Radioamatori Italiani (Ari), e quindi ripetuto a ciascuno nel patentino con la sigla, ottenuto dopo aver superato l’esame.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Novanta secondi quaranta anni fa
DATA:
OCCHIELLO:
TESTO: Arrivai in redazione, era il mio primo lavoro da giornalista, all’Unità di Napoli, in via Cervantes, e seppi dalle agenzie che l’epicentro era stato nell’interno, ai confini con l’Irpinia. Ma nessuno dava molta importanza alla notizia, l’attenzione era concentrata solo su Napoli e l’edificio crollato. Ricevetti la telefonata di un consigliere regionale di Democrazia Proletaria. Era stato a trovare i parenti in Irpinia e il terremoto l’aveva colto mentre tornava in auto verso Napoli. Aveva così avuto modo di passare per molti paesi subito dopo la scossa, e mi disse tra le lacrime: è un massacro, non c’è più niente in piedi. Chiamai Federico Geremicca, era il collega che seguiva per il giornale le zone interne della Campania, e anche l’amico con cui dividevo un piccolo appartamento da fuorisede. Gli chiesi di prendere l’auto e andare a vedere. Poi telefonai al redattore capo a Roma, un professionista che sapeva il fatto suo, Carlo Ricchini, e gli dissi con voce concitata che era una tragedia. Ma le agenzie, i tg, la Rai, gli altri giornali non dicevano questo. Carlo mi disse di calmarmi e di richiamarlo più tardi, quando se ne fosse capito di più. Poche ore dopo Geremicca fece il miracolo di trovare un telefono funzionante. Era arrivato a Lioni, insieme all’allora segretario provinciale del Pci, Michele d’Ambrosio. Aveva percorso la via principale del paese tra due lunghe file di macerie. Al sentire i loro passi, le persone rimaste sepolte gridavano aiuto, i feriti intensificavo i loro lamenti, i sommersi chiedevano di essere salvati. In cima al paese i sopravvissuti avevano acceso un falò per riscaldarsi, nella prima di una lunga serie di notti all’addiaccio.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Napoli terza città italiana per startup
DATA:
OCCHIELLO: Innovazione e riqualificazione urbana: l’esempio napoletano
TESTO: Propulsori della trasformazione, la Carlo Rendano Association del chirurgo Franco Rendano, pioniere della rigenerazione “dal basso” dell’area a ridosso della stazione col lancio di una serie di progetti d’ampio respiro che coinvolgono beni culturali e piccola economia locale, ed Officina Keller, un hub creativo che ha già restaurato 3000 metri quadri di uno degli ultimi esempi di architettura industriale presenti nel centro storico con la creazione di una scuola di alta formazione per l’artigianato e di laboratori per la manifattura, che ha promosso la presenza di atelier di artisti del calibro di Jimmie Durham e Maria Thereza Alves in grado di interagire in progetti che coinvolgano le maestranze locali sviluppando una forza lavoro altamente specializzata: innestando poi il tutto con elementi sociali importanti per il quartiere come la cooperativa Dedalus e Officina Gomitoli nonché comitati antiracket, gruppo di psicologi e #CUOREDINAPOLI la piattaforma di comunicazione sviluppata dall’azione del Laboratorio Mobile di Sperimentazione del Corso di Nuove Tecnologie dell’Arte dell’Accademia di Belle Arti di Napoli. Motore di Officine Keller è l’architetto napoletano Antonio Martiniello che lascia Graz in Austria anni fa con il chiodo fisso di cambiare il volto di quel pezzo di città attorno a Porta Capuana. La strada, secondo Martiniello, è in primo luogo la progettualità intesa non architettonicamente ma nel senso di avere in mente con chiarezza cosa si intende fare negli spazi che si vanno a recuperare e soprattutto sapendo da subito chi gestirà il tutto, puntando molto concretamente sulla sostenibilità finanziaria del progetto. Perché quello di cui ha bisogno una città profondamente lacerata è una visione di ampio respiro e a lungo termine che metta assieme le migliori energie artistiche, imprenditoriali e produttive in grado di creare, a tutti i livelli, bellezza.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: «Non ci sono più scrittrici originali»Bufera sul tweet di Laterza, poi scuse
DATA:
OCCHIELLO: Polemica social dopo l’intervento dell’editore. «Non è sufficiente saper scrivere bene»
TESTO: Tra gli interventi, anche quello di Igiaba Scego, che per Laterza ha pubblicato diversi racconti. «Questo tweet che minimizza noi donne e la nostra scrittura - ha cinguettato la scrittrice italo-somala - mi ha rattristato profondamente. Non me lo aspettavo da lei. Uscita molto molto infelice». Ventiquattr’ore dopo, il dietro-front di Laterza. «Lavoro con le parole e le ho usate male. Il mio tweet di ieri è inadeguato sia nella forma sia nel contenuto. Me ne scuso molto con tutti». Ma le scuse non bastano alla scrittrice tarantina Flavia Piccinni, recente coautrice di un libro sul caso Sarah Scazzi. «Se dieci anni fa - osserva - un’espressione sessista e misera come quella di Laterza sarebbe passata inosservata, appoggiata dal patriarcato imperante, adesso la levata di scudi delle lettrici e dei lettori, prima ancora delle scrittrici e degli scrittori, lo ha obbligato a tornare formalmente sui suoi passi. Diventa però obbligatorio chiedersi quanto queste scuse siano sentite, più che obbligate, e siano frutto di una riflessione, più che un semplice esercizio di forma volto a placare gli animi». E aggiunge: «Trovo inquietante che un editore di primo piano continui a ragionare ancora su logiche binarie maschio/femmina, ma ancora di più che non abbia la minima cognizione delle grandi scrittrici che stanno ridefinendo la nostra letteratura. Elena Ferrante, Melania Mazzucco, Donatella di Pietrantonio sono solo alcune grandi autrici che, evidentemente, Laterza purtroppo ignora».
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




© un prodotto accaTì
tutto il materiale è protetto da Copyright degli Autori ed Editori come indicato