IL NOTIZIARIO

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LE NOTIZIE DAL GIORNO Friday 19 November 2021 AL GIORNO Friday 26 November 2021 SU: cultura




TITOLO: Ma la città ha solo due colori
DATA:
OCCHIELLO:
TESTO: Mario Martone che firma uno spettacolo internazionale, l’Otello, in apertura di stagione, con una prospettiva del tutto inedita: la storia di un femminicidio dove Desdemona (la cilentana Maria Agresta) canta l’Ave Maria con la pistola in mano ed è tutt’altro che una vittima sacrificale. E Sorrentino con Martone era in concorso alla Mostra di Venezia, dove l’ischitano Leonardo Di Costanzo ha portato Ariaferma, raccontando il carcere da un punto di vista del tutto nuovo. In tutti questi tre film uno dei protagonisti è Toni Servillo, nato a Caserta che non ce la fa proprio a lasciare, dice che non potrebbe vivere altrove. È Martone a ricordarci che la crescita (lasciamo stare la rinascita) è un percorso cominciato negli anni ’90: il teatro di ricerca, il cinema indipendente e una flotta di tecnici del grande schermo, uomini e donne, direttori della fotografia, montatori e via dicendo, che hanno contribuito al successo di tanti film italiani negli ultimi trent’anni. Infine c’è Gomorra, la serie più venduta (193 paesi nel mondo), la più iconica, la più controversa (agli esponenti di centrodestra che fin dalla prima delle 58 puntate hanno detto: Napoli non è solo quella roba lì, si è unito il governatore De Luca). Alle critiche Roberto Saviano risponde che dopo Gomorra nessuno è diventato criminale, che lo Stato non c’è nella serie perché si è assunto il punto di vista dei camorristi, che sono sempre e comunque degli sconfitti, e da essi lo Stato viene vissuto come una interferenza. Alle critiche sulla città appena espresse dal quotidiano francese le Figaro («Napoli è Terzo mondo»), Paolo Sorrentino e il suo alter ego Toni Servillo alla presentazione del film hanno dato una risposta da artisti, ricordando due aneddoti esilaranti che risalgono al tempo del loro debutto. Servillo: «Sul set mi avvicinò un ragazzino che mi chiese, come si intitola questo film? L’uomo in più. Ah, l’aggiu’ già visto». E Sorrentino: «Giravamo in una vecchia auto decappottabile, stipata, dentro erano in sei, un ragazzo mi fa: lo chiamate L’uomo in più nel senso che state stretti in macchina? ». Peccato però che Napoli non sia messa bene neanche nelle classifiche italiane. Dalla recente indagine sulla qualità della vita, infatti, risulta penultima, seconda solo a Crotone. Poco, troppo poco per una metropoli che ha tutti i numeri oggi per tornare a essere una delle capitali culturali d’Europa.
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TITOLO: Ho guardato una coccinella. Susanna Tamaro racconta la natura (e noi)
DATA:
OCCHIELLO: Esce oggi, giovedì 18 novembre, per Solferino «Invisibile meraviglia», osservazioni appassionate su ciò che ci circonda. Piccole lezioni per capire un grande mondo
TESTO: Come in un antico erbario o in un trattato di ornitologia, per cominciare a orientarsi e figurarsi davanti agli occhi quello di cui si legge, un Qr code all’inizio del libro permette, se inquadrato, di vedere alcune immagini (anche alcune pagine del famoso taccuino) e piccoli video di piante e animali raccontati nelle lezioni, e di sentirne i versi. Ma più che le foto restano impresse le descrizioni vive del racconto, che procede per piccoli capitoli seguendo lo scorrere delle stagioni: la scrittrice nel suo studio, che divide lo spazio con coccinelle in letargo invernale e passeri e un pipistrello che fanno il nido nelle fessure dei muri. Poi la mamma forbice che smette di mangiare e muore di consunzione perché troppo presa a pensare ai suoi piccoli (che poi mangiano lei, ricchissima di proteine), i rospi che sembrano essersi dati tutti appuntamento nello stesso momento per un happy hour nello stagno, la coppia di cuculi che cerca il nido altrui da «parassitare» e mette in atto le sue manovre di distrazione per piazzarci il proprio uovo, i grilli in amore, le cicale che ripetono senza fine: «Ce l’ho fatta, ce l’ho fatta». Qualcosa, nell’agire di questi animali ci sembra eroico, o perlomeno assimilabile ai nostri canoni di comportamento, altro ci appare inumano. Ma è solo che in natura «agiscono imperativi di diversa natura. A noi — chiude Tamaro — rimane la possibilità di contemplare queste vite lontanissime dalla nostra e provare stupore per la complessità presente anche nella più piccola delle creature».
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TITOLO: Amin Maalouf apre BookCity: «Ora il ministero della Vita comune»
DATA:
OCCHIELLO: Al via la manifestazione. Il sindaco Beppe Sala dà il Sigillo della città allo scrittore franco-libanese. La rassegna si svolge in varie sedi della città fino a domenica 21
TESTO: Mercoledì sera, 17 novembre, gli ospiti dell’inaugurazione hanno più volte sottolineato il clima di trasformazione e di passaggio di quest’epoca, caratterizzata non solo dall’emergenza sanitaria («La lettura — ha spiegato in apertura Piergaetano Marchetti, presidente del Comitato di Bcm — è stata una reazione alla pandemia»), ma anche da nuovi scenari internazionali. Lo ha fatto anche l’ospite inaugurale, il saggista e scrittore franco-libanese Amin Maalouf (autore del libro Identità assassine, La nave di Teseo, su nuovi localismi e nazionalismi nel mondo contemporaneo), che mercoledì ha aperto la manifestazione ricevendo dal sindaco Giuseppe Sala il Sigillo della città.
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TITOLO: Versi galeotti, le poesie dei detenuti per Prato
DATA:
OCCHIELLO: I pensieri tradotti in versi dai reclusi nel carcere pratese della Dogaia, durante la pandemia, da qualche giorno sono apparsi su grandi manifesti sparsi per le vie del quartiere Maliseti. Un progetto del collettivo artistico Metropopolare che ha coinvolto il poeta Franco Arminio
TESTO: Dopo il successo dei manifesti affissi lo scorso Natale con le frasi dei bambini raccolte durante il lockdown, continua dunque il dialogo con la città attraverso il lavoro del collettivo guidato da Livia Gionfrida, direttrice artistica del progetto e regista: «La nostra è una ricerca di nuovi linguaggi espressivi attraverso i quali comunicare con l’altro, con il pubblico, incontrarlo — spiega Gionfrida — per mettersi in discussione come comunità». L’iniziativa fa parte della rassegna «Anche i poeti hanno una loro legge», che in questi mesi prevede laboratori, spettacoli e incontri con alcuni dei più importanti poeti e poetesse italiane, con appuntamenti all’interno e fuori dal carcere. Concluderà questo percorso un incontro in musica all’interno della casa circondariale con il cantautore Giovanni Truppi. La rassegna proseguirà con lo spettacolo It’s Just a Game al teatro Magnolfi sabato 27 novembre alle 21 e domenica 28 alle 17: in scena Robert da Ponte, attore ex detenuto che inviterà il pubblico ad una tragicomica riflessione sul tempo presente (Info e prenotazioni a teatro@metropopolare. it. ).
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TITOLO: Obiettivo Francoforte 2024
DATA:
OCCHIELLO: Il ministro Franceschini: istituito il comitato per partecipare alla Buchmesse come paese ospite: Levi proposto come commissario del Padiglione Italia alla fiera tedesca
TESTO: Il gruppo, il comitato istituito dal ministro, è costituito da Ricardo Franco Levi, presidente dell’Associazione italiana editori, in qualità di coordinatore; Ettore Sequi, segretario generale del ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale; Salvatore Nastasi, segretario generale del ministero della Cultura; Paola Passarelli, direttore generale biblioteche e diritto d’autore; Marino Sinibaldi, presidente del Centro per il libro e la lettura; Roberto Luongo, direttore dell’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. «Ho altresì scritto — sono le parole del ministro — al presidente del Consiglio, Mario Draghi, per proporre la nomina di Ricardo Franco Levi a commissario del Padiglione Italia per questo importante appuntamento per il mondo del libro».
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TITOLO: BookCity Milano con Cazzullo, Lucarelli, l’omaggio a Cutuli e Veca: l’agenda di venerdì 19 novembre
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OCCHIELLO: Tra gli eventi della giornata il ricordo dell’inviata del «Corriere» Maria Grazia Cutuli e la presentazione de «L’orchestra segreta. Come funziona il sistema immunitario, dai tumori a Covid» di Alberto Mantovani e Monica Florianello, con lo stesso immunologo ed Eliana Liotta
TESTO: Poesia, letteratura, filosofia, intorno a queste aree tematiche si snodano il pomeriggio e la serata di venerdì 19 a BookCity Milano. Il pomeriggio si apre con il ricordo a BookCity Milano dell’inviata del «Corriere» Maria Grazia Cutuli, uccisa 20 anni fa in Afghanistan: dalle 14.30, alla Fondazione Corriere della Sera, in Sala Buzzati, l’evento Ricordando Maria Grazia Cutuli. L’Afghanistan vent’anni dopo accosterà incontri, musica, proiezioni e letture dedicate alle nuove generazioni, al diritto allo studio, al pensiero libero. Dopo il video ricordo di Paolo Lepri, intervengono Paolo Giordano e Lawrence Wright (modera Marilisa Palumbo), Mario Cutuli in dialogo con Simonetta Gola, Eleonora Selmi, Marco Puntin (in collegamento da Kabul; coordina Marta Serafini), Edoardo Albinati con Emma Bonino (in collegamento) e Filippo Grandi (in collegamento; coordina Paolo Valentino), la ministra Marta Cartabia con Lorenzo Cremonesi (coordina Alessandra Coppola). Si continuerà con il reading da Il cielo degli ultimi di Maria Grazia Cutuli con Cinzia Spanò, e con il dialogo Merigrace con Barbara Stefanelli e Carlo Verdelli. Chiudono la videotestimonianza Cercare la verità di Javier Cercas, il dibattito I ragazzi (afghani) hanno grandi sogni con Francesco Casolo e Alì Ehsani. L’incontro sarà anche l’occasione per conferire il Premio Maria Grazia Cutuli a Patrick Zaki: Piergaetano Marchetti lo consegnerà all’amico di Zaki, Rafael Garrido e alla docente Rita Monticelli.
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TITOLO: Le leggi parallele della camorra
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OCCHIELLO:
TESTO: «Ma il possessore essendo colui che utilizza la cosa come se ne fosse il proprietario, a prescindere dal fatto che lo sia o meno, è tutelato. Tu nemmeno ‘a serratura puoi cambiare, in quanto oltre a violare il possesso altrui, faresti pure reato di esercizio abusivo delle tue ragioni, pecché ‘a legge vieta di farsi giustizia da soli. Se pure mettiamo che vinci ‘a causa, passano anni prima che li cacciano, magari perché si mettono un invalido dentro. E poi lo sai chi le paga le spese processuali? Tu! Pecché ‘e zingari dichiareranno di essere nullatenenti! ». Ennio si copre il volto con le mani per nascondere la disperazione. «Nun te preoccupa’ Ennio. Ti sei rivolto a me e la cosa la sistemiamo in 24 ore. Vedi, è proprio in situazioni come queste che la gente capisce quanto siamo necessari. È lo Stato che ci sponsorizza a noi, pecché là dove le sue leggi nun servono a niente, noi facciamo valere le nostre! Che facciamo? Procediamo? ».
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TITOLO: BookCity con Fabio Volo, Amitav Ghosh, Emilio Isgrò: l’agenda di sabato 20 novembre
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OCCHIELLO: Gli eventi principali della quarta giornata della rassegna diffusa
TESTO: Alle 18.30 nella Sala Viscontea del Castello Sforzesco, Amitav Ghosh presenta il suo Jungle Nama (Neri Pozza): il primo grande libro per ragazzi sul tema del cambiamento climatico. Alle 18.30 alla Sala Bertarelli del Castello Sforzesco, Giovanni Agosti e Maria Lucrezia De Marco presenteranno Urbania (Laterza), insieme all’autore del libro, l’architetto Stefano Boeri. Alle 18.30 a Palazzo Clerici, Francesco Cataluccio presenterà, insieme all’autore, Lo scrittore senza nome di Ezio Mauro (Giangiacomo Feltrinelli Editore). Alle 19 alla Società Umanitaria, il Premio letterario eroine d’oggi di «Io Donna» verrà conferito a Viola Ardone e a Oliva Denaro, la protagonista del suo romanzo. Alle 20.30 in Sala Buzzati della Fondazione Corriere della Sera, verrà proiettato il docufilm Napoleone. Nel nome dell’arte, prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital in partnership con Intesa Sanpaolo e Gallerie d’Italia. Prima della proiezione, un incontro tra Silvia Foschi, Didi Gnocchi, Luigi Mascilli Migliorini e Pierluigi Panza, a seguire la visione della pellicola.
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TITOLO: Teatro Petruzzelli, sentenza choc: «Va restituito ai privati». Decaro: «Così si rischia lo stop»
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OCCHIELLO: I proprietari dovranno pagare 43 milioni. Il sindaco dal ministro
TESTO: «Senza voler discutere la sentenza che merita di essere approfondita dalla difesa del Comune, è ovvio - spiega il sindaco di Bari, Antonio Decaro - che l’applicazione della stessa può determinare la sospensione delle attività della Fondazione e delle manifestazioni culturali già programmate nel teatro Petruzzelli. Questo nonostante l’enorme debito accertato che gli eredi hanno nei confronti dello Stato». Il sindaco incontrerà il ministro della Cultura Dario Franceschini, a Roma il prossimo 23 novembre. Ed aggiunge che «la seconda sentenza cancella il protocollo del 2002 che, tra l’altro, prevedeva un corrispettivo annuale a carico pubblico per l’uso del teatro dopo la ricostruzione. La condanna al pagamento degli eredi e la cancellazione del Protocollo del 2002 purtroppo non evitano l’obbligo del Comune e della Fondazione di riconsegnare il teatro che è stato interamente ricostruito con soldi pubblici. La nostra città ha già sofferto per troppi anni l’assenza del suo palcoscenico più prestigioso, e oggi questa pronuncia rischia di riportare Bari indietro di trent’anni, privandola non solo di una programmazione culturale finalmente all’altezza delle sue ambizioni, ma anche di una realtà che in questi ultimi anni è diventata un simbolo indiscutibile della nostra rinascita».
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TITOLO: I fratelli Child, Scurati e Aramburu... Dialoghi su «la Lettura» oggi in anteprima nell’App
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OCCHIELLO: Tra le altre conversazioni, quelle di Marco Tullio Giordana e Abraham Yehoshua, Paolo Cognetti e Chandra Candiani. La voce di Carlo Ginzburg. Extra nell’App sulle dinastie del cinema e del teatro
TESTO: Tra gli altri Temi disponibili nell’App, quello a cura di Giulia Ziino, è dedicato alle varie e diverse incarnazioni di Alice nel paese delle meraviglie al di fuori del romanzo originale di Lewis Carroll: dal cinema alla moda, dalla fotografia all’arte. Nel nuovo numero dell’inserto, in edicola e App, invece, Pierdomenico Baccalario intervista l’illustratore britannico Chris Riddell sulla sua versione de «Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie» che esce in questi giorni in Italia (traduzione di Beatrice Masini, il Castoro). Il Tema di Maurizio Porro, invece, ricollegandosi all’apertura del numero sui fratelli Child e sulle altre famiglie artistiche, racconta alcune dinastie, cinematografiche e teatrali italiane.
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TITOLO: Quando il mondo diventò un inferno: col «Corriere» il libro di Hastings sulla guerra da 60 milioni di morti
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OCCHIELLO: In edicola il 19 novembre la terza uscita della serie sulle vicende del Novecento curata da Antonio Scurati. Nel volume gli orrori e le sofferenze del secondo conflitto mondiale con una ricostruzione che si sofferma anche su aspetti solitamente dimenticati
TESTO: Esce oggi in edicola con il «Corriere della Sera» e «La Gazzetta dello Sport» il libro di Max Hastings Inferno. Il mondo in guerra 1939-1945 al prezzo di e 9,90 più il costo del quotidiano. Si tratta del terzo titolo della collana «Novecento. Biblioteca della democrazia», curata dallo scrittore Antonio Scurati, autore dei due libri su Benito Mussolini M. Il figlio del secolo e M. L’uomo della provvidenza. La serie offre al lettore libri di vario genere (alcuni sono saggi, altri romanzi), che rievocano alcuni dei momenti cruciali del XX secolo. Per quanto riguarda Hastings si tratta della Seconda guerra mondiale. L’autore, nato a Londra nel 1945, è stato per lunghi anni corrispondente dall’estero della stampa britannica e ha seguito alcuni dei più importanti conflitti scoppiati nella seconda parte del XX secolo. Ma oltre che giornalista Hastings è anche uno storico molto apprezzato dai lettori. Dopo aver pubblicato parecchi libri dedicati a episodi salienti della Seconda guerra mondiale, con Inferno (uscito nel 2012 in inglese e l’anno dopo in italiano) l’autore inglese si è soffermato sui civili e sulle loro sofferenze, sul modo in cui la vita di popoli interi venne stravolta dalla lotta titanica tra le diverse potenze che si affrontarono negli anni terribili fra il 1939 e il 1945. La quarta uscita della collana curata da Scurati è La strada del davai di Nuto Revelli, in edicola dal 26 novembre, che racconta in prima persona la drammatica ritirata di Russia dell’esercito italiano. Seguiranno: Svetlana Aleksievic, Tempo di seconda mano (3 dicembre); George Orwell, Omaggio alla Catalogna (10 dicembre); Jorge Semprún, La scrittura o la vita (17 dicembre).
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TITOLO: BookCity, gran finale con i big e «la Lettura» festeggia #Dieci anni: l’agenda di domenica 21
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OCCHIELLO: Gli incontri e i protagonisti della giornata conclusiva. Pomeriggio nella Sala Buzzati del «Corriere» per il compleanno del supplemento
TESTO: Sono sei i libri Solferino che verranno presentati. Si parte alle 15.30 (Borsa Italiana) con Sapevamo già tutto di Giuseppe Governale (ne parlerà con Nando Dalla Chiesa), si prosegue alle 17 (Museo di Storia Naturale) con Battaglie perse di Gian Antonio Stella (con lui Tomaso Montanari); alle 17.30 (Acquario civico) con Stati di Grazia. Un’avventura ai confini dell’uomo di Walter Bonatti (ci saranno Veronica Lisino, Franco Michieli, Angelo Ponta); alla stessa ora (Società Umanitaria) con La milanese 2 e L’agenda della milanese di Michela Proietti (con lei Gigi Marzullo e Micol Sarfatti); alle 18.30 (Castello Sforzesco) con Il libro segreto di Jules Verne di Luca Crovi e Peppo Bianchessi, presentati da Silvia Calvi. Si parlerà di musica e di Marija Judina, la pianista che incantò Stalin con Giuseppina Manin (Castello Sforzesco, ore 17), autrice di Complice la notte (Guanda), ma anche e di costume (Teatro Parenti, ore 17.30) con Annarita Briganti, autrice di Coco Chanel. Una donna del nostro tempo (Cairo). Del suo La vita Nova di Dante (il Saggiatore), Antonio Moresco discuterà (Laboratorio Formentini, ore 18) con Andrea Gentile. Alla stessa ora al Museo della Scienza, Telmo Pievani (con Elena Cattaneo) presenterà il suo Serendipità. L’inatteso nella scienza (Raffaello Cortina). Alle 18.30 ci sarà Vittorio Sgarbi (Castello Sforzesco) con il suo Ecce Caravaggio (La nave di Teseo). Alle 19 al Parenti l’evento di chiusura sarà dedicato al libro a più voci sui dieci anni di BookCity, mentre alla Triennale Emanuele Trevi porterà il suo Viaggi iniziatici. Percorsi, pellegrinaggi, riti e libri (Utet) insieme a Marco Belpoliti.
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TITOLO: Dacia Maraini, la narratrice. Un Meridiano celebra la sua opera
DATA:
OCCHIELLO: Esce il 23 novembre il volume Mondadori dedicato all’autrice. Letteratura, teatro, vita: tutte le voci di un’intellettuale che continua a trovare il romanzo nel presente
TESTO: Ma non è tutto. L’avvicendarsi continuo di vita, teatro e scrittura (e forse anche il sorriso bellissimo che comincia dagli occhi) ha fatto di Dacia Maraini una singolare figura di «intellettuale familiare». È quella che si lancia in una battaglia per difendere un villaggio disabitato. È quella che interviene per ricordare che tutti hanno diritto a un poco di compagnia. È quella che si appassiona alla storia di una anonima ragazza di paese e magari la trasforma in un romanzo. È quella che premia i giovani autori, che scrive lettere piene di incoraggiamento a giovani critiche letterarie, che organizza serate culturali nel borgo abruzzese che ha eletto come dimora dell’anima.
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TITOLO: In viaggio dall’Africa alle stelle. Il lungo volo de «la Lettura» tra le arti
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OCCHIELLO: La festa per il decennale del supplemento nella Sala Buzzati del «Corriere» con interventi di ospiti provenienti dal mondo delle lettere, delle scienze e della musica
TESTO: Centoventimila partecipanti in presenza, oltre 153 mila visualizzazioni dei Papers trasmessi, nei giorni precedenti all’apertura, sui canali della manifestazione, 624.398 persone raggiunte tramite canali digitali e oltre 1.166.891 visualizzazioni di pagina del sito. Sono i numeri della decima edizione BookCity Milano, la festa diffusa dedicata ai libri e alla lettura che si è conclusa domenica sera con la serata finale al Teatro Franco Parenti. Un’edizione che, oltre alla boa del decennale, ha segnato anche il ritorno alla presenza dopo quella in streaming del 2020. «Non si tratta soltanto di una crescita numerica, ma anche di un percorso di maturazione qualitativa: nel corso degli anni, BookCity ha piantato radici ed espanso la sua chioma oltre il centro cittadino, raggiungendo con i suoi rami i diversi quartieri della città con le loro librerie, le loro biblioteche e i loro lettori» commenta il comitato promotore della rassegna, quest’anno assolutamente «policentrica». In quattro giorni, nelle varie sedi cittadine, sono stati presentati 1.645 libri, con la partecipazione di 398 editori e l’aiuto di 550 volontari.
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TITOLO: Annalisa, Arianna, Antonello e la paura di stare a contatto con gli altri
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OCCHIELLO: C’è la difficoltà a star bene. Un anno e mezzo di distanza, la costrizione a diventare isole, fa registrare la fatica delle bambine, dei bambini e degli adolescenti
TESTO: Una modalità, insieme alle «museruole» o «mutande», a seconda dell’interpretazione data delle mascherine. «Tornati a scuola, ci saremmo aspettati una modalità di fare diversamente scuola – dice Annalisa, di Santeramo in Colle – In presenza è diventato più pesante e peggio che in Dad. Un paradosso». Lo stesso che vive Annalisa, racconta di non avere le mestruazioni da sei mesi. «Lo psicologo dice che ho somatizzato tanta roba». I problemi ci sono anche alla scuola media: «C’è un forte un aumento dell’io – sostiene un preside di Bari - del possesso del proprio habitat, delle proprie cose. Dopo due anni senza freni, stando letteralmente soli, adesso, sin dal primo anno abbiamo difficoltà relazionali seri. Io sono, il resto non è nulla, è la loro filosofia. Sono aggressivi, non hanno capacità di ascolto. Un egoismo esasperato: l’alunno che pensa di stare nella sua cameretta, che decide quando e se studiare, quando accendersi, spegnersi. Decide lui. E siccome a scuola decide altri per te, è la fine. Questo fa paura. Ci vorrà tempo a canalizzare la propria identità. Oggi il gruppo classe è un obiettivo quasi irraggiungibile». E le storie come quelle di Annalisa, Arianna, Antonello, che «ho paura di stare a contatto con gli altri», sono tante. Troppe. Ma non abbastanza per mettere in discussione la scuola dei programmi. E che dimentica il suo più grande compito: educare a star bene.
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TITOLO: Abbado e le «sue» orchestre: il focus extra nell’App de «la Lettura»
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OCCHIELLO: Nel nuovo numero anche i fratelli Lee e Andrew Child, la conversazione tra Antonio Scurati e Fernando Aramburu, Mauro Covacich. Extra nell’App: l’eredità del grande direttore d’orchestra
TESTO: Oltre al nuovo numero e all’archivio, l’App offre anche il Tema del Giorno dell’App, l’extra quotidiano solo digitale. Quello di martedì 23 novembre, a cura di Helmut Failoni, racconta l’eredità lasciata da uno tra i più grandi direttori d’orchestra di sempre, Claudio Abbado (1933-2014), che si è impegnato durante tutta la vita per la diffusione della musica classica con il coinvolgimento dei giovani: il maestro ha fondato varie importanti formazioni come l’Orchestra Mozart (2004), la Mahler Jugendorchester (1986) e molte altre realtà dedicate anche ai ragazzi. Su «la Lettura» #521, in edicola e nella stessa App, un’intervista di Failoni a Daniele Gatti — nuovo direttore della Mozart —, e ad alcuni componenti storici della compagine, in occasione del loro prossimo concerto, in programma a Roma il 4 dicembre per il bicentenario dell’Accademia Filarmonica Romana.
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TITOLO: Parte la fiction «Blanca» tratta dai romanzi della napoletana Patrizia Rinaldi
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OCCHIELLO: Stasera su Rai Uno la prima puntata della serie prodotta dal team di «Doc. Nelle tue mani». Napoli, sfondo delle storie di Rinadi, diventa Genova. Protagonista una giovane donna non vedente che diventa una consulente della polizia
TESTO: Debutta stasera su Rai Uno (dopo un’anteprima su Raiplay) «Blanca», il crime drama prodotto da Lux Vide e Rai Fiction liberamente tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice napoletana Patrizia Rinaldi. La protagonista, interpretata da Maria Chiara Giannetta, è una giovane donna non vedente che ha la possibilità di realizzare il sogno che aveva sin da bambina: diventare una consulente della polizia. In commissariato dovrà scontrarsi con la diffidenza dei capi e dei colleghi, in un ambiente di lavoro maschilista e un po’ retrogrado. Ma la sua presenza arriva a sconvolgere la vita dell’ufficio e dei suoi nuovi colleghi con una ventata di energia e con la carica della sua musica preferita, il funk che ascolta a tutto volume a casa e per le strade della città. Tra gli attori Giuseppe Zeno e Pierpaolo Spollon, la regia è di Jan Maria Michelini. L’originale ambientazione napoletana è stata modificata nella realizzazione della serie tv: troveremo una giovane Blanca nel commissariato di Genova, divisa tra due uomini e un mistero che viene del passato. «Blanca», che ha goduto della consulenza del maestro Andrea Bocelli, è la prima serie televisiva ad aver utilizzato una speciale tecnica di registrazione del suono, l’olofonia, che permette di riprodurlo in modo simile a come viene percepito dall’apparato uditivo umano: ascoltando la serie con semplici cuffiette, per lo spettatore sarà come essere al posto di Blanca, sentire come lei sente e ricostruisce il mondo. «Una serie innovativa come Blanca non si improvvisa», ha dichiarato Luca Bernabei, amministratore delegato di Lux Vide, «Ci sono voluti quattro anni di sviluppo e la creatività dello stesso gruppo di lavoro di DOC per arrivare a questo risultato».
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TITOLO: «Wunderkammer Napoletane», viaggiando nel tempo con Sergio Attanasio
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OCCHIELLO: Lunedì 29 novembre al Gran Caffé Gambrinus l’editore Rogiosi e l’architetto Attanasio presentano il saggio sulle Camere delle Meraviglie dalle diecine di palazzi storici di Napoli
TESTO: E a proposito di Ferrante Imperato: «La vita dello speziale e semplicista Ferrante Imperato a quattrocento anni dalla sua morte è ancora tutta da indagare. La sua biografia è ferma al famoso e illuminante testo del Neviani che, nel suo saggio del 1936, dice: “Di un uomo di tanta attività, come fu Ferrante Imperato, che cosa conosciamo della sua vita? La risposta ha dell’inverosimile, giacché si riduce a due parole: ben poco. Persino le date estreme della vita non sono sicure. Nulla sappiamo del laboratorio, della farmacia, della insegna. Nulla sull’orto dei semplici, solo in una lettera al suo fido amico Pinelli parla di un giardino pensile, ed evidentemente si tratta di una terrazza sita sulla sua casa, che dicesi fosse posta dietro il palazzo Gravina, ove era il Museo”. Scarse le notizie sulla famiglia, sui rapporti con il figlio primogenito Francesco e con gli studiosi del tempo che si ricavano quasi esclusivamente dalla dedicatoria al libro dell’Historia Naturale curato da padre e figlio. Pochi si sono occupati fino a oggi della loro vita e delle vicende familiari. La straordinaria tavola che ritrae l’interno del Museo di Ferrante Imperato, caratterizzata dalla presenza di un coccodrillo impagliato sospeso al soffitto e da strani animali, provenienti da paesi lontani, inserita nell’antiporta del volume dell’Historia Naturale del 1599, è la prima rappresentazione di una Wunderkammer o “camera delle meraviglie”, precede di ben 56 anni il Museo Wormiano (1655) di Copenaghen e di 78 anni il Museo Cospiano (1677) di Bologna. Di Ferrante – autore di una monumentale opera scientifica, citata da tutti gli studiosi che in circa quattrocento anni si sono occupati di storia naturale – non si conosceva il giorno e il luogo di nascita, né di morte. Scarne anche le notizie sulla sua famiglia: oltre a Francesco del quale si apprende l’intensa attività politica e amministrativa grazie ai suoi libri sull’argomento, di Andrea, per i grattacapi creati al genitore, di un nipote Aniello citato in un proemio di un’opera dedicata al padre Francesco, pare che il nostro avesse un fratello e una figlia dei quali non si conosceva il nome. Frammenti di una biografia rilevabili dalle lettere che si conservano nella biblioteca dell’Accademia dei Lincei di Roma e in alcune altre biblioteche. Fortunatamente ci sono pervenuti due ritratti che ritraggono Ferrante, uno presso l’orto botanico dell’Università di Pisa e un altro nella Galleria di Palazzo Colonna a Roma, che ci danno conto di quale fosse il suo aspetto, in età matura, anche se a detta di molti egli mostrasse molto meno degli anni che aveva. Un altro ritratto in età giovanile – ma poco somigliante ai precedenti – incisione ottocentesca del Biondi – lo dice: “Nato in Napoli verso la metà del sec. XV e morto ivi intorno al 1625”. Insomma tanta incertezza che fino a oggi non era stata vinta. La mia ricerca ha dato risultati insperati poiché ho potuto individuare ove fosse ubicata la sua spezieria e ove dimorasse, ho ritrovato il testamento originale scritto di suo pugno e notevoli documenti sulla costruzione della nuova casa a Monteoliveto, dove si trasferirà da quella di via Santa Chiara, altri sulla realizzazione della cappella di famiglia eretta nella chiesa dello Spirito Santo, sul suo orto a Santo Liguoro e l’inventario dei beni mobili e immobili post mortem. Sono anche finalmente note due date importanti: quella della morte avvenuta nel 1620 e quella del 1552 anno di fondazione del suo famoso Museo. Molti altri documenti hanno gettato luce sulle origini e il luogo di nascita, sui numerosi componenti della sua famiglia, sulla moglie, sui matrimoni dei figli, sui clienti e soci della spezieria. Speziale “eccellentissimo”, “uno dei primi semplicisti”, aromatario, studioso, impegnato politicamente. Capitano dell’Ottina di Nido e Governatore dell’Annunziata, fu particolarmente longevo e pare godesse sempre di ottima salute. Il Donzelli, nel suo famoso Teatro farmaceutico, ci informa che Ferrante Imperato visse 97 anni, senza bisogno d’occhiali, grazie a una sua preparazione, il vino di Eufrasia, annotazione che si ritrova all’interno del volume, nella descrizione e composizione di tale medicamento. Ciò mi permette di stabilire che egli fosse nato nel 1523 e la soddisfazione di aver contribuito a svelare una cospicua parte della sua vita che offro ai lettori e agli studiosi per ulteriori approfondimenti».
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TITOLO: L’Otello di Martone e quei «buu» che riaccendono la sfida tra innovazione e tradizione
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OCCHIELLO: I testi vanno sicuramente rispettati ma è giusto anche non smettere mai di interrogarli
TESTO: La regia dell’Otello verdiano firmata da Mario Martone, che ha inaugurato la stagione lirica del teatro di San Carlo domenica scorsa, ha diviso il pubblico, generando opinioni contrapposte e accese dialettiche, che da molto tempo non animavano il dibattito teatrale. Da una parte i puristi orfani dell’ambientazione classica, dall’altra chi orienta la sua sensibilità agli infiniti dispiegamenti delle letture possibili di un libretto. In mezzo i custodi della tradizione. Il colpo d’occhio appena entrati in sala è tutto per il pubblico, che ritrova il suo teatro, pieno in ogni ordine di palchi, in un rito collettivo che da troppo tempo non era celebrato. Lo spontaneo canto dell’Inno di Mameli rivolto nello sguardo corale al presidente della Repubblica Mattarella e il prolungato e affettuoso applauso finale al Capo dello Stato, sono sembrati gesti teatralmente necessari, per poter poi essere trascinati nel cuore di un allestimento complesso, come Otello.
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TITOLO: I colori di Marco Goran Romano per i giorni del Calendario Epson
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OCCHIELLO: L’artista marchigiano ha realizzato le tavole per il 2022, Gianluca Folì aveva firmato l’edizione 2021. L’ad Massimo Pizzori: «Così parte il nuovo ciclo degli illustratori»
TESTO: Le tavole del segnatempo invitano a viaggiare nelle epoche: partono dall’estetica anni Venti del Novecento (gennaio) con in evidenza una figura femminile, una donna moderna in un mondo del lavoro che stava cambiando; fanno rivivere, in ambienti e dettagli, il gusto Art Déco (febbraio) e quello Modernista (marzo) dei decenni Trenta e Quaranta; danno spazio alle stagioni Rockabilly, Mod, Funk e alle tendenze degli anni Sessanta e Settanta (per i mesi da aprile a giugno); e ancora vedono l’imporsi di colori acidi degli anni Ottanta (luglio) e le nuance di verde e rosa dei Novanta (agosto); con il nuovo millennio prendono corpo atmosfere hypster (settembre) e hip hop (ottobre); infine, lo sguardo si spinge in avanti, alla realtà digitale (novembre) e a un’idea di futuro ancora da scrivere, ma che ha già un orizzonte visivo: un panorama quasi marziano (dicembre). Tra le professioni e mestieri creativi scelti da Romano di volta come icone delle varie epoche sfilano, in ordine sparso, decoratori d’interni, writer, fotografi, deejay, programmatori di videogiochi, chef. ..
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TITOLO: Un’eroina in fuga nella Londra vittoriana, città corrotta dal male e rifugio degli ultimi
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OCCHIELLO: In «Polvere e cenere» (L’Erudita) Samantha Colombo narra le vicende di Gloria Galt, in fuga da un doloroso passato e da un criminale che la tiene in ostaggio
TESTO: Quel nome, Gloria non lo sentiva nominare dall’ultima volta che era fuggita in America: un amico con cui era cresciuta, un amore silenzioso, mai dichiarato. Basil è una sorta di eroe moderno, medico e filantropo, occhi vivi e animo ardente, proprio come Gloria, «un uomo da uno scopo nobile, strumento di una necessaria rivoluzione in una società senza freni dove la modernità macinava le coscienze e le sotterrava». Basil vive per la causa dei poveri, perché possano avere una seconda possibilità nella vita, oltre alla nascita nel luogo sbagliato. Così la storia fa un balzo nel passato – per ricucire l’evento traumatico che ha portato la protagonista a scappare dal Surrey, legato alla madre che soffriva di una non riconosciuta forma di depressione e dal padre, che avrebbe voluto rinchiudere anche lei in manicomio – e prende una piega del tutto inaspettata, tra inseguimenti, nascondigli, attentati e sparatorie. Gloria corre tra i liquami di Londra, gonna alzata e pistola stretta al petto, senza mai piegarsi alle prove che la vita le vomita addosso.
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TITOLO: Piccole storie, grande storia: il focus extra nell’App de «la Lettura»
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OCCHIELLO: Nell’inserto in edicola e digitale anche i fratelli Child, la conversazione tra Antonio Scurati e Fernando Aramburu, Mauro Covacich. Extra nell’App: il metodo di lavoro di Carlo Ginzburg
TESTO: Tra gli altri Temi disponibili nell’App, quello a cura di Cecilia Bressanelli dedicato ai film di Natale, classici per ogni epoca e ogni età come La vita è meravigliosa o Miracolo sulla 34ª strada ma anche opere recenti, tra cui Mamma, ho perso l’aereo e Io sono Babbo Natale, con protagonista Gigi Proietti, appena uscito nelle sale. Su «la Lettura» l’intervista di Cecilia Bressanelli allo scrittore inglese Matt Haig autore del romanzo Un bambino chiamato Natale (Salani), che racconta di Nikolas, un ragazzino di undici anni che da grande diventerà Babbo Natale. Dal libro è tratto un film che il 24 novembre arriva su Netflix. Helmut Failoni si concentra sull’eredità lasciata da uno tra i più grandi direttori d’orchestra di sempre, Claudio Abbado (1933-2014), che si è impegnato durante tutta la vita per la diffusione della musica classica con il coinvolgimento dei giovani: il maestro ha fondato varie importanti formazioni come l’Orchestra Mozart (2004), la Mahler Jugendorchester (1986) e molte altre realtà dedicate anche ai ragazzi. Su «la Lettura», un’intervista di Failoni a Daniele Gatti — nuovo direttore della Mozart —, e ad alcuni componenti storici della compagine, in occasione del loro prossimo concerto, in programma a Roma il 4 dicembre per il bicentenario dell’Accademia Filarmonica Romana. Poi l’approfnondimento firmato da Ida Bozzi, che fa il punto su asteroidi e altri oggetti celesti che orbitano vicino alla Terra: quali e quanti di loro potrebbero cadere sul nostro pianeta? Nel supplemento, invece, Giovanni Caprara racconta l’operazione Dart in partenza il 24 novembre: si tratta della prima prova sul campo per evitare che oggetti celesti colpiscano la Terra.
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TITOLO: Pier Paolo Pasolini, tutte le lettere: esce l’epistolario completo
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OCCHIELLO: In libreria per Garzanti la raccolta delle corrispondenze dello scrittore dal 1940 al 1975, a cura di Antonella Giordano e Nico Naldini. Con 300 inediti ritrovati in anni di ricerche
TESTO: Pescando quasi a caso, trovo tra gli inediti pagine impagabili in questo senso, come la baruffa epistolare con Elsa Morante che si lamentava di un ritardato pagamento della collaborazione al Vangelo secondo Matteo (solo Pasolini si sarebbe potuto permettere di sfottere la permalosa amica rinfacciandole il suo «buddismo»! ); o le lettere a Contini in cui lo scrittore imita e parodizza il manierismo del maestro. Quella che emerge, in questo trascinante epistolario, è in definitiva la voce di Pasolini, che ci giunge come per magia intatta come nelle interviste registrate. Ed è tanto più autentica e fedele a se stessa, questa voce, tanto più capace, nel momento stesso in cui si articola, di definire perfettamente la fisionomia dell’interlocutore: che si tratti di una persona «importante», o del rompiscatole di turno da tenere a bada.
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TITOLO: Ferzan Ozpetek al Teatro Apollo di Lecce, un’anteprima della stagione di prosa del Comune
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OCCHIELLO: Il regista turco sarà in scena l’8 dicembre con il suo «Ferzaneide. Sono Ia!», spettacolo scritto durante il lockdown. Gli altri spettacoli inizieranno a gennaio
TESTO: «L’anteprima della nostra stagione di prosa – dichiara l’assessora alla Cultura Fabiana Cicirillo – è prestigiosa perchè vede protagonista il cittadino onorario di Lecce Ferzan Ozpetek, in scena all’Apollo l’8 dicembre con il suo nuovo, intimo e appassionato spettacolo autobiografico “Ferzaneide”, che sono certa richiamerà in sala tanti suoi estimatori salentini. La stagione vera e propria partirà a gennaio e sarà, di nuovo, dopo la fine dei lavori al Paisiello, divisa fra i nostri due teatri comunali. A breve, daremo tutte le informazioni sulle prevendite dei biglietti. Quest’anno abbiamo previsto non un abbonamento che comprenda tutti gli spettacoli, ma una formula a pacchetti per venire incontro alle esigenze di tutti. Sarà la prima stagione di prosa post-pandemia. C’è ancora tanta gente che ha remore a tornare in platea, ma, nel rispetto di tutte le precauzioni che ormai conosciamo, mi auguro che fino alla primavera inoltrata potremo goderci a pieno la ritrovata meraviglia del teatro».
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TITOLO: Atelier creativo, largo alla contaminazione
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OCCHIELLO: In un’area dell’ex Manifattura Ginori apre «ManInArte», un grande spazio dedicato
TESTO: Simone Cardinali ha infatti trasferito qui da Campo di Marte il suo laboratorio. È qui che dà vita a quelle opere da orafo professionista che alcune delle più importanti gioiellerie di Firenze gli commissionano. Stefano a sua volta esperto di incastonatura di gemme ha qui il suo atelier dividendosi con il laboratorio fiorentino, nella centralissima via de’ Bardi. «Oltre ai nostri atelier ManInArte ospita e promuove la cultura, vuole essere luogo di incontro e contaminazione. Lo spazio è grande e diamo quindi la concreta possibilità ad artisti, designer, artigiani, di avere una parte sempre a disposizione per esprimersi. Chi vuole esporre, chi vuole presentare un libro potrà farlo qui gratuitamente. E speriamo anche che altri artigiani vogliano far parte della squadra e diventare soci per lavorare come noi». Ad inaugurare il programma di collaborazioni di ManInArte saranno ospitate alcune opere di Salvatore Cipolla, scomparso nel 2006 a Sesto Fiorentino: pittore, scultore e ceramista che pur essendo stato protagonista di importantissime mostre e manifestazioni nazionali ed internazionali, al contempo è sempre rimasto radicato al patrimonio artistico locale. «Sono sei le sue bellissime opere che contamineranno da oggi il nostro spazio. In metallo, in legno e vetro e una in ceramica, rappresentano un primo percorso e già siamo all’opera per proporre pittori e artisti delle più diverse discipline». Sempre nell’ottica di condivisione dei saperi tra i progetti in ponte c’è infine quello della Scuola di Bottega. «Un sogno che speriamo diventi presto realtà — raccontano — Anche collaborando con le Università e le Scuole di Design vorremmo dare la possibilità a giovani appassionati di avvicinarsi all’arte del fatto a mano facendo pratica».
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TITOLO: Claudio Magris: «La mia eredità al Vieusseux di Firenze»
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OCCHIELLO: Lo scrittore-saggista ha donato l’archivio (settanta metri di libri) alla prestigiosa istituzione: «Essere accolto qui è uno dei premi più importanti della mia vita. A Firenze esperienze fondamentali»
TESTO: «Tutte le opere di letteratura primaria con le relative traduzioni: Danubio ne ha avute addirittura quaranta, anche in giapponese e coreano. I testi di narrativa, di critica, di teatro, molti saggi. I due spazi geografici di riferimento sono la Mittleuropa e il mondo ebraico orientale. E alcune curiosità come una semplice banale conchiglia che una volta mi ha dato lo spunto per un pezzo sul Corriere della Sera. Si parte sempre dagli oggetti per scrivere una storia. Tutti i miei libri sono nati senza sapere bene dove volessi andare. Di solito lo scopro a metà. Quando ho scritto Il mito absburgico a un certo punto mi sono accorto che ero entrato dentro una letteratura che non riguardava solo il vecchio impero di Francesco Giuseppe ma una grande letteratura del disordine. Illazioni su una sciabola (Garzanti) è nato da un piccolo studio sul mistero della morte del cosacco Krasnov (alleato dei nazisti, ndr) dopo la caduta del Terzo Reich: in un pezzo per il Corriere su di lui mi accorsi che avevo usato tanti congiuntivi e condizionali che forse una parte di me voleva credere più alla mitologia che alla verità. Perché la parte più interessante non è tanto ciò che gli uomini hanno fatto nella propria vita, ma quello che avrebbero voluto farne. Proposi questa storia a Borges, lui mi sfiorò la mano e disse: no, è tua. E così è nato il primo racconto. E la consapevolezza che sì, la verità è più bizzarra della finzione».
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TITOLO: Rosemary, la figlia oscura dei Kennedy
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OCCHIELLO: Terzogenita di Joseph e Rose, sorella del futuro presidente degli Stati Uniti, era vissuta come un ostacolo dal padre. Che nel 1941, a ventitré anni, la fece lobotomizzare
TESTO: Vero? Falso? Possibile. Fatto è che a un certo punto, pare senza parlarne alla moglie, Joseph si pose il problema di «disinnescare», diciamo così, la ragazza (che nelle lettere scriveva al papà: «Farei qualsiasi cosa per renderti felice») e decise di affidarsi a quella lobotomia fino ad allora sperimentata, con esiti molto controversi, sulle scimmie (i primi erano stati due scimpanzé, Lucy e Becky, che avevano perso ogni aggressività ma pure ogni interesse al mondo intorno) e su un ristretto numero di pazienti. Una «cura» ad alto rischio, rifiutata dall’American Medical Association perché, come scriverà in The Sins of the Father il saggista Ronald Kessler, «a causa del danno cerebrale i pazienti diventavano essenzialmente degli zombi». Era consapevole, Joe Kennedy, di tutti i rischi?
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TITOLO: Violenza sulle donne, l’assenza della politica
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OCCHIELLO:
TESTO: E e si è discusso innumerevoli volte, in Regione e in Comune, sulla necessità di una riformulazione radicale dei bandi e di un riordino di tutta la materia concernente i Cav, che oggi si vedono accollare anche le certificazioni per ottenere il «Reddito di libertà», appena varato — quasi una patente di vittima di violenza, con tutto l’effetto stigmatizzante che comporta — le case rifugio e ogni ingranaggio del sistema complesso dell’antiviolenza. E tutto ciò a fronte dell’incremento costante delle richieste d’aiuto. Non menziono nemmeno, perché è quasi diventata leit-motiv immancabile e banalizzato in ogni discorso politico, il numero ormai mostruoso di donne vittime di femminicidio: 109 fino ad oggi. Donne, madri, bambini, vittime e orfani di femminicidio, un fenomeno che richiederebbe, solo per delinearlo, decine di pagine in corpo 8. Ma c’è un altro importante aspetto su cui oggi riflettere, oltre il difetto di attenzione politica sulla violenza sulle donne. È il tema strisciante, di natura ideologica, della tendenza a equiparare la discriminazione e la violenza sulle donne ad altri gruppi discriminati e perseguitati come gay, lesbiche e transessuali, con lo scopo e la pretesa di risignificare la violenza sulle donne in maniera neutra, cancellando quindi il femminile in quanto specifico bersaglio della violenza patriarcale. Questo può avvenire quando si utilizzano in norme di legge regionali, compreso in Campania, e nei conseguenti atti amministrativi come i bandi per progetti, costrutti come «identità di genere», che alludono a un senso profondo e soggettivo di appartenenza a un sesso e non a un altro (maschile, femminile o uno alternativo) facendone una categoria d’identificazione con valore giuridico. Un mese fa il Parlamento italiano ha bocciato il Ddl Zan e con esso la definizione d’identità di genere. Ci si chiede se la Regione Campania voglia forse aprire un conflitto giurisdizionale con gli altri organi legislativi. Certamente no. Si corregga il bando e non si faccia rientrare dalla finestra, con la stessa indeterminatezza criticata da una parte importante del movimento femminista, ciò su cui il Parlamento ha già deciso. Ne verrebbero fuori solo confusioni e fraintendimenti, com’è avvenuto per il recentissimo decreto della Direzione generale per le politiche sociali e socio-sanitarie del 15.11.2021, che intende finanziare i progetti di sostegno al contrasto della violenza esclusivamente a favore di «vittime di violenza determinata dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere». In una nota sottoscritta da più di cento donne e da molte associazioni, come l’Udi, RadFem, Arcidonna Napoli, Associazione Salute donna, è stata chiesta un’interlocuzione con la Regione perché, se certamente non abbiamo nulla contro il sostegno di categorie fragili e oggetto di discriminazione, ci aspettiamo la stessa intenzione verso donne e bambini, precisando che la violenza sulle donne riguarda la metà della cittadinanza e non può essere iscritta in un repertorio che richiama discriminazioni Lgbtq+.
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TITOLO: Presente e futuro della lirica: osare la sfida della complessità
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OCCHIELLO: Il premio Abbiati al «Barbiere di Siviglia» che Mario Martone ha firmato per l’Opera di Roma
TESTO: Il Barbiere di Martone, concepito anche cinematograficamente in piena emergenza Covid, è un «progetto fuori dagli schemi», come giustamente sottolinea la giuria. Ulteriore tappa di una ricerca registica che parte da lontano, con al centro lo splendido lavoro in sottrazione fatto per la sua trilogia Mozart Da Ponte. Ma ci dice anche molto di questo tempo, di dove sta andando il mondo dell’opera e sul perché oggi è ancora così tremendamente attuale confrontarsi con una Turandot o un Fidelio. Cosa sta succedendo? Con la buona pace dei santi custodi del melodramma, delle ambientazioni difese come un tempio sacro, dei costumi intrisi di filologia militante, il futuro dell’opera è già presente e ci dice che non accetta di essere rinchiuso in una stanza per pochi. Ci può piacere o non piacere ma non vedere Desdemona senza vita nella scena finale di Otello non significa tradire Verdi, né Boito e tantomeno Shakespeare, ma osare la sfida della complessità. Si può dissentire (sempre civilmente, non come accade ai leoni della tastiera in una piazza virtuale in cui non rispondi mai di ciò che scrivi) o apprezzare, ci si può indignare per una lettura di parte o credere che ci siano margini per riflettere su un orizzonte diverso, fatto intravedere con intelligenza da una regia fuori dai canoni. Oggi i grandi teatri, non solo italiani, raccontano di un tempo coraggioso e visionario per la regia lirica, come emerso dall’incontro «Perché l’opera oggi» organizzato due giorni fa al San Carlo da Stéphane Lissner e Mariella Pandolfi, con registi come Guth, Bieito, Michieletto e lo stesso Martone. Come sempre il cambio di passo e di sguardo accende discussioni, dispute tra fazioni, lotte fratricide tra vecchi compagni di critica (non solo musicale) oggi su fronti opposti a difendere e assaltare i fortini della tradizione. Ma il futuro, come abbiamo già scritto, è già presente. «Io vorrei che il pubblico giudicasse altamente non colle miserabili viste dei giornalisti, maestri e suonatori di pianoforte, ma dalle sue impressioni. Capite? Impressioni, impressioni e nient’altro». Giuseppe Verdi a Cesare De Sanctis, 17 aprile 1872.
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TITOLO: Il memoir di William Styron e le prove della Scala nella newsletter de «la Lettura»
DATA:
OCCHIELLO: Nel diario settimanale in arrivo venerdì 26 novembre (poi disponibile via web per una settimana) l’incipit dell’autore americano. Extra digitale su lavoro e pandemia
TESTO: Intanto, nella newsletter del supplemento sarà possibile leggere le pagine iniziali del libro. Non solo. Nel «diario» settimanale dell’inserto, che arriva via email ogni venerdì, anche un testo di Helmut Failoni che anticipa alcuni momenti delle prove del Macbeth di Verdi — che aprirà il 7 dicembre la stagione del Teatro alla Scala — alle quali «la Lettura» ha avuto la possibilità di assistere in anteprima. L’opera sarà diretta da Riccardo Chailly con la regia di Davide Livermore, il soprano Anna Netrebko e il baritono Luca Salsi. Un resoconto dettagliato delle prove, in cinque pagine, con la voce dei protagonisti, aprirà il nuovo numero del supplemento. La newsletter arriva agli abbonati all’App dell’inserto e a chi si iscrive qui (e poi resta disponibile via web per una settimana qui).
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