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LE NOTIZIE DAL GIORNO Saturday 22 January 2022 AL GIORNO Saturday 29 January 2022 SU: cultura




TITOLO: Bulichella, la storia di Hideyuki: dal Giappone a Suvereto, tra vino e accoglienza
DATA:
OCCHIELLO: Da corrispondente estero per un giornale giapponese a viticoltore nella campagna toscana
TESTO: Bulichella è una storia di famiglia, non toscana però perché Hideyuki Miyakawa nasce vicino a Tokyo ma decide presto di girare il mondo e tra le mete c’è proprio l’Italia: un giro in moto con un amico, a soli 20 anni. Una storia da film la sua piena di colpi di scena. Al ritorno in Italia, in particolare a Torino, in quel momento lavorava come corrispondente estero per un giornale giapponese, conosce la moglie Maria Luisa Bassano. Lei va in Giappone, si sposano e tornano a vivere a Torino, dove lui diventa un punto di riferimento per il design italiano, Italstyling prima, Italdesign dopo, socio di Giorgetto Giugiaro e Aldo Mantovan. Ma è agli inizi degli anni Ottanta che nasce il progetto Bulichella nella campagna toscana di Suvereto. Molto attenti al sociale ne fanno anche una sorta di centro di accoglienza per persone bisognose. La famiglia è numerosa e cresce, con sette figli, tre adottati da India, Corea ed Italia, e quattordici nipoti. Alla fine degli anni Novanta invece parte l’era vitivinicola che ci porta ai giorni nostri: la coppia si trasferisce definitivamente in Toscana e decide di dedicarsi alla produzione di qualità. Abbandonano il progetto di accoglienza locale per dedicarsi solo al vino (mentre aprono una serie di orfanotrofi nel mondo, partendo dal Congo).
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TITOLO: Libia, il crimine fascista rimosso: gli orribili campi in cui morivano i civili
DATA:
OCCHIELLO: La prefazione di Antonio Scurati al poema «Il mio solo tormento» (Fandango) in uscita il 24 gennaio, opera dell’arabo Rajab Abuhweish vittima della repressione italiana
TESTO: «La mia opinione è che si dovrà venire ai campi di concentramento». Con questa frase, nel 1930, Emilio De Bono, ministro delle Colonie dell’Italia fascista, comunica a Pietro Badoglio, governatore delle colonie libiche, che per piegare la resistenza dei guerriglieri senussiti guidati da Omar al-Mukhtàr, eroe della Resistenza della Cirenaica all’invasore italiano, si sarebbe dovuto procedere a una delle più grandi deportazioni di massa della storia del colonialismo europeo. I due sono ben consapevoli della gravità della misura e mettono in conto, esplicitandolo, che il provvedimento avrebbe portato alla decimazione dell’intera popolazione della regione. Il 20 di giugno del 1930, Pietro Badoglio, l’uomo al quale l’Italia si affiderà per la propria rinascita tredici anni dopo, scrive, infatti a Graziani: «Qual è la linea da seguire? Bisogna anzitutto creare un distacco territoriale largo e ben preciso fra le formazioni ribelli e le popolazioni sottomesse. Non mi nascondo la portata e la gravità di questo provvedimento che vorrà dire la rovina della popolazione cosiddetta sottomessa. Ma oramai la via ci è stata tracciata e noi dobbiamo perseguire sino alla fine anche se dovesse perire tutta la popolazione della Cirenaica». L’uccisione di un intero popolo veniva quindi considerata ciò che oggi chiameremmo «danno collaterale». Benito Mussolini, capo del governo e Duce del fascismo era pienamente informato del tragico progetto e lo approvava pienamente.
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TITOLO: Baricco: «Il mio Novecento digitale»
DATA:
OCCHIELLO: Il testo letto dall’autore entra nel mondo della crypto art come un pezzo unico certificato dalla tecnologia (Nft). «Sistemi simili, anche in altri ambiti, stanno cambiando la nostra vita»
TESTO: Perché ha realizzato un file di sola voce e perché ha scelto «Novecento»? «Avrei potuto filmarmi mentre scrivevo la prima pagina del mio nuovo romanzo. Si può fare di tutto, ma per questo prodotto ho pensato che l’ideale sarebbe stato una sorta di Novecento, punto e a capo. Il testo ha infatti ormai quasi trent’anni e ha ispirato di tutto: oltre al monologo teatrale viene letto come libro (Feltrinelli, 1994), è stato trasposto al cinema, è divenuto persino uno spettacolo di marionette. .. Io ne sono strafelice, però già da qualche tempo sentivo il desiderio di recuperare il sound originario di Novecento, la musica di quando l’avevo scritto. Negli ultimi due, tre anni, Covid permettendo, sono andato io stesso a leggerlo nei teatri. Ho fatto spettacoli, un video che uscirà tra qualche mese. Così quando è spuntata l’idea dell’Nft mi sono detto: “Voglio registrare la mia voce senza alcun effetto”. Recuperare, appunto, il Source Code di un testo che è in fondo il “codice sorgente” di tutta la mia opera. Ne è nato un file audio di 80 megabyte che dura 85 minuti. E mi piace che, al momento di dargli un nome, quello che lo rappresentava di più fosse proprio un’espressione informatica. Le mie anime e i miei lavori di anni si univano».
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TITOLO: Baricco: ho una leucemia, tra un paio di giorni il trapianto. Il post dall'ospedale
DATA:
OCCHIELLO: L’autore di «Oceano mare», «Novecento, «The Game» annuncia sui social la sua malattia e l’intervento che sta per affrontare: «I medici si sono ficcati in testa di guarirmi»
TESTO: «Volevo scollinare in una nuova vallata, un luogo in cui c’è già qualcosa che è destinato a cambiare la nostra vita. Così sono andato a vedere», ha detto una settimana fa in un’intervista con il «Corriere». E sulla scelta del contenuto, nella sua vasta produzione (dai romanzi Oceano mare e Seta, ai saggi I barbari e The Game), ha aggiunto: «Per questo prodotto ho pensato che l’ideale sarebbe stato una sorta di Novecento, punto e a capo. Il testo ha infatti ormai quasi trent’anni e ha ispirato di tutto: oltre al monologo teatrale viene letto come libro (Feltrinelli, 1994), è stato trasposto al cinema, è divenuto persino uno spettacolo di marionette. .. Io ne sono strafelice, però già da qualche tempo sentivo il desiderio di recuperare il sound originario di Novecento, la musica di quando l’avevo scritto. Negli ultimi due, tre anni, Covid permettendo, sono andato io stesso a leggerlo nei teatri. Ho fatto spettacoli, un video che uscirà tra qualche mese. Così quando è spuntata l’idea dell’Nft mi sono detto: “Voglio registrare la mia voce senza alcun effetto”. Recuperare, appunto, il Source Code di un testo che è in fondo il “codice sorgente” di tutta la mia opera. Ne è nato un file audio di 80 megabyte che dura 85 minuti. E mi piace che, al momento di dargli un nome, quello che lo rappresentava di più fosse proprio un’espressione informatica. Le mie anime e i miei lavori di anni si univano».
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TITOLO: Giovanni Verga a 100 anni dalla morte: su «la Lettura» i Vinti di oggi
DATA:
OCCHIELLO: Nel nuovo numero sabato 22 gennaio nell’App, domenica 23 in edicola, anche lo speciale sul Giorno della Memoria con il dialogo tra Liliana Segre e Patrick Zaki. Extra digitale: la storia di Ana Guadalupe
TESTO: Oltre al nuovo numero in anteprima al sabato, l’App de «la Lettura» offre anche tutto l’archivio delle uscite dal 2011 a oggi. Il prezzo dell’abbonamento è di 3,99 euro al mese o 39,99 l’anno, con una settimana gratuita. Per chi si abbona tutti i contenuti dell’App sono raggiungibili anche da desktop, a partire da qui. Inoltre, l’abbonamento si può regalare da questa pagina o acquistando una Gift Card nelle Librerie. coop. Non solo. L’App offre anche il Tema del Giorno, un extra quotidiano solo digitale. Quello di lunedì 24 gennaio è un racconto per parole e immagini firmato dal fotografo Fabrizio Villa da Aci Trezza. Il borgo in cui Verga ambientò I Malavoglia oggi è riserva marina i cui ricordi sono custoditi dalla famiglia Rodolico. Altre fotografie di Fabrizio Villa illustrano le cinque pagine del supplemento, in edicola e nella stessa App, dedicate ai «vinti» di oggi, in occasione del centenario dalla scomparsa di Giovanni Verga (2 settembre 1840-27 gennaio 1922), con articoli di Maurizio Ferrera, Stefania Auci, Cristina Taglietti, Giampiero Rossi e la visual data di Giulia De Amicis sulla fortuna cinematografica e teatrale dell’autore.
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TITOLO: Joe Biden alla prova del fuoco: le guerre culturali dividono l’America
DATA:
OCCHIELLO: Massimo Gaggi nel saggio «La scommessa Biden» (Laterza ) ripercorre il primo anno di presidenza e ne analizza le difficoltà di fronte alla crisi della democrazia negli Usa
TESTO: La scommessa di ridare un’identità alla sinistra si gioca nel bel mezzo di una crisi della democrazia che non è solo fenomeno politico, ma culturale. È venuto meno il consenso sulle «idee liberaldemocratiche che sono state l’infrastruttura dello sviluppo dell’Occidente nei 75 anni del Dopoguerra», scrive Gaggi: non solo perché un Partito repubblicano «trumpizzato» ha sposato «fatti alternativi», «cancella» chi non si conforma e cerca di cambiare le regole persino su come verranno contati i voti; ma anche perché c’è una giovane sinistra radicale, convinta che «la democrazia liberale sia inefficace se non addirittura un paravento per perpetuare ingiustizie e diseguaglianze», che tende a «mettere fuori gioco chi non si adegua a nuovi codici etici su questioni razziali, sessuali, di identità sociale» (fenomeni denominati cancel culture e woke culture).
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TITOLO: L’eredità di una stagione: il crollo della Prima Repubblica nel libro di Simona Colarizi
DATA:
OCCHIELLO: In «Passatopresente» la storica ricostruisce per Laterza un ritratto spietato della nostra transizione non conclusa
TESTO: Sono pagine che potranno generare controversie, magari dettate anche da una distanza troppo breve rispetto a eventi che hanno segnato destini, scavato nelle vite. E, tuttavia, proprio seguendone il dipanarsi, incontriamo il nucleo più forte e coinvolgente del testo: la critica al mito fasullo e qualunquista del popolo virtuoso, totem decisivo per l’abbattimento della Prima Repubblica; quella «società civile» santificata in tanti talk show di allora (e di adesso), contrapposta nella sua virtù a una casta politica di profittatori la cui sola rimozione, consensuale o forzosa, sarebbe stata sufficiente alla palingenesi. «Un mito assolutorio, perpetuato anche negli anni a venire», scrive Colarizi, proiettando lo sguardo: «Che aveva impresso nell’immaginario di tanti la falsa e rassicurante immagine di un popolo incorrotto contro l’evidenza, invece, di una cittadinanza afflitta dagli stessi mali dei suoi governanti, con i quali per mezzo secolo aveva stretto patti taciti che ai cittadini garantivano una sorta di diritto all’evasione, ma anche assunzioni e promozioni nel pubblico impiego svincolate da meriti e da esigenze di servizio, nonché il posto a vita, l’assenteismo, l’inefficienza, il passaggio ereditario del ruolo tra i membri delle famiglie, clientele fedeli dei politici al governo».
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TITOLO: «Ecco come si sceglie un capo:svelo l’enigma della successione»
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OCCHIELLO: Alfonso Celotto: «Draghi incarna la tecnocrazia e il declino della politica»
TESTO: «Sì, anche se dipende dall’interpretazione delle persone, perché Napolitano o Scalfaro sono stati presidenti più forti, altri sono stati presidenti notaio. I Costituenti scelsero questo sistema duale, con il presidente della Repubblica fuori dai tre poteri tradizionali e con ruolo di garante. Questo a garanzia della divisione dei poteri e non a caso nessun presidente del consiglio in carica (come nessun leader) è mai andato al Quirinale. In fondo Craxi, Andreotti, Spadolini, Moro, Fanfani, De Gasperi non sono mai andati al Quirinale ma sono stati a Palazzo Chigi, quindi quello del presidente tradizionalmente è il posto di un uomo di mediazione, non di un leader. Poi negli ultimi anni il ruolo ha acquisito maggiore forza soprattutto in alcune interpretazioni presidenziali e in alcuni momenti di rottura, di strappo. Napolitano con la formazione del governo del 2013, ad esempio, e poi la rielezione. Sicuramente si potrebbe oggi fare una modifica costituzionale per andare verso un sistema presidenziale, anche perché quelle paure di dittature e di accentramento del potere che c’erano nel 1946-47 non ci sono più».
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TITOLO: «Maledetta Sarajevo», la città e le sue ferite nel libro di Francesco Battistini e Marzio G. Mian
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OCCHIELLO: Esce il 27 gennaio per Neri Pozza il viaggio-inchiesta nella capitale bosniaca centro nevralgico del Novecento: dalla Prima guerra mondiale alla fine della ex Jugoslavia
TESTO: Sarajevo è un nome che evoca storia, la storia del Novecento. Ed è anche un nome che gronda sangue, prima l’immane strage della Prima guerra mondiale e poi, negli ultimi anni del secolo, il più lungo assedio di una città e della sua popolazione, più lungo di quello di Leningrado durante l’attacco nazista all’Urss. Lo storico britannico Christopher Clark descrive mirabilmente nei suoi Sonnambuli come le potenze dell’epoca arrivarono nel ’14 a una guerra che nessuno voleva ma che nessuno era disposto a prevenire. Fino a quella domenica del 28 giugno (il fatidico giorno di San Vito) quando l’arciduca Francesco Ferdinando e sua moglie Sofia arrivarono in treno a Sarajevo e lì furono assassinati da Gavrilo Princip innescando la Prima guerra mondiale. Ma Sarajevo ha fatto la storia anche in tempi molto più recenti, quando la Jugoslavia nata nel ’45 cominciò a disgregarsi, quando gli indipendentismi balcanici degli anni Novanta fecero esplodere quell’enorme serbatoio di odio, di nazionalismi, di contrapposizioni religiose che il maresciallo Tito aveva sino ad allora talora soffocato, tal’altra diluito con una sapiente distribuzione di privilegi. È a questa guerra, la guerra dove la Jugoslavia si dissolve in un bagno di sangue, che hanno dedicato la loro fatica (Maledetta Sarajevo, in libreria da giovedì 27 gennaio pubblicato da Neri Pozza) l’inviato speciale del «Corriere della Sera» Francesco Battistini e Marzio G. Mian, giornalista autore di reportage in 56 Paesi del mondo.
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TITOLO: Teatro Maggio, i lavori in sala e il calendario in bilico: quei 4 mesi all’origine dello strappo
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OCCHIELLO: Palazzo Vecchio: «Finiremo a dicembre». La replica: «Perché non a settembre?»
TESTO: Il motivo dello strappo di Pereira è il cantiere che ad inizio di febbraio farà chiudere la sala principale del Teatro - la stagione si farà tra Pergola e nuovo auditorium Mehta — per completare alcuni interventi legati alla scenotecnica e al palcoscenico, lavori la cui conclusione era stata prevista a settembre, tanto che lo scorso novembre, presentando la serata con il Presidente della Repubblica Pereira annunciò «la ripresa della piena attività della sala grande del Teatro del Maggio da settembre 2022». Così ieri, prima dello scambio di battute con il sindaco, il sovrintendente arrivato dalla Scala ha snocciolato i futuri impegni del maestro Metha iniziando all’Aida con scenografia virtuale «nei primi giorni di ottobre, la prima produzione nel rinnovato teatro, motivo per cui il cantiere deve chiudere entro la terza settimana di settembre per fare le prove». «I lavori termineranno a dicembre, entro l’anno. Non posso garantire settembre, ci sono i lavori da fare», ha detto il sindaco, stupito per le parole del sovrintendente. Che però è andato avanti, nell’imbarazzo e nella tensione generale: «Noi sapevamo settembre, perché vengo a sapere adesso questa data. ..? — ha detto rivolgendosi al sindaco — Quattro mesi non esiste, così il maestro Mehta che fa? La programmazione va fatta prima perché funzioni, se si ritarda quattro mesi tutto cade. E se dobbiamo cambiare i programmi è un grande problema; dobbiamo portare l’Aida e un altro titolo a ottobre nell’auditorium. ..». «Non ne parliamo qui, non è il luogo, giovedì ti vedrai con Giacomo Parenti (direttore generale di Palazzo Vecchio, ndr) e ne parlerete. .. Questa è una conferenza stampa, non una riunione di lavoro! ».
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TITOLO: Tra i custodi dei ricordi: gli scatti dal borgo dei Malavoglia nell’App de «la Lettura»
DATA:
OCCHIELLO: Nel supplemento in edicola e App, lo speciale sul Giorno della Memoria con il dialogo tra Liliana Segre e Patrick Zaki e i «vinti» di oggi a cent’anni dalla morte di Giovanni Verga. Extra digitale: il racconto per parole e immagini del fotografo Fabrizio Villa
TESTO: Tornando al supplemento, dopo l’apertura sull’incontro tra Segre e Zaki, «la Lettura» dedica altre 4 pagine alla Memoria della Shoah. In particolare alla figura di Anne Frank, che parla ancora alle nuove generazioni. L’inserto ospita lettere che ragazzi delle medie di oggi hanno scritto ad Anne, con un testo del curatore del Diario (Rizzoli, 2017) Matteo Corradini. Nel supplemento anche la voce di Ari Folman, che aveva già diretto Valzer con Bashir (2008) e ora autore della graphic novel Dov’è Anne Frank (disegni di Lena Guberman, Einaudi) e regista del film omonimo. Lo intervista Stefania Ulivi, mentre un articolo di Giulia Ziino è dedicato alle compagne di scuola di Anne, a partire dal memoir di Jacqueline van Maarsen La tua migliore amica Anne (San Paolo) e dal film Anne Frank. La mia migliore amica di Ben Sombogaart, su Netflix dal 1° febbraio.
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TITOLO: Mussolini al Piccolo Teatro. Lo spettacolo da «M. Il figlio del secolo»
DATA:
OCCHIELLO: Il Duce si rivolgeva alla massa indistinta e passiva mentre l’arte teatrale esige un pubblico consapevole. Antonio Scurati presenta lo spettacolo tratto dal suo romanzo
TESTO: La suggeriscono anche decenni di sforzi intellettuali e morali per comprendere l’incomprensibile, ossia lo scivolamento verso l’abiezione civile e politica che il fascismo ha rappresentato agli occhi degli italiani e degli europei nati dopo di esso. Com’è stato possibile che il figlio di un fabbro, venuto dal socialismo e già dato politicamente per spacciato nell’autunno del 1919, quando il suo movimento politico ottenne soltanto 2.100 voti alle prime libere elezioni del dopoguerra, in soli tre anni abbia potuto, poi, con lo stupro e con la seduzione, con la violenza e con l’astuzia politicante, marciare su Roma in vagone letto, salutato da molti come il salvatore della Patria, e ricevere dal re d’Italia l’incarico di formare il suo primo governo? E com’è stato possibile che, in seguito, nel giro di pochi anni, quello stesso uomo, fino a ieri capobanda di una masnada di delinquenti politici, teorizzando e praticando apertamente la mortificazione della democrazia, abbia istituito una ferrea e brutale dittatura personale con il consenso crescente, e presto maggioritario, di Chiesa, monarchia, industria, esercito e del popolo italiano, fino ad essere definito dal Papa in persona «l’uomo della Provvidenza»?
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TITOLO: In morte di un poeta irpino: Capossela ricorda Nannariello
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OCCHIELLO: Aveva ispirato il personaggio dello Spretato nel romanzo «Il paese dei Coppoloni»Ha narrato «la fame delle genti dell’osso, che aveva reso così ossuta la loro lingua»
TESTO: Il festival che Vinicio Capossela organizza da anni in altra Irpinia, tra Calitri e Cairano, dedica sempre spazio ai poeti. L’anno scorso lo aveva fatto con pomeriggio speciale al quale aveva partecipato Alfonso Nannariello. «Nello scorso anno, sul piccolo palco dello Sponz — ricorda — lo abbiamo visto interrompersi commosso mentre ci leggeva e traduceva all’italiano i sonetti di Canio Vallario, poeta cantatore del paese. Il suo intervento sulla poesia dialettale riassumeva la millenaria lotta con la fame delle genti dell’osso, che aveva reso così ossuta anche la loro lingua. Un intervento palpitante e magistrale. Era l’ultimo progetto editoriale a cui ha lavorato e a cui cercheremo di dare presto pubblicazione. Per tutti noi che abbiamo beneficiato del suo profondo senso di umanità, della sua dedizione alla comunità, all’insegnamento, e anche all’amicizia sempre dimostrata con la presenza attiva a ogni edizione di Sponz Fest, resta il cordoglio e l’enorme tristezza per questa perdita inattesa e incolmabile».
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TITOLO: La Firenze di Lorenzo il Magnifico: con il «Corriere» un saggio di Pierre Antonetti
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OCCHIELLO: In edicola con il quotidiano il secondo volume della serie dedicata alla vita quotidiana nelle diverse epoche. La città toscana, l’«Atene in riva all’Arno», era brulicante di intense attività edilizie, artigianali e commerciali
TESTO: È in edicola con il «Corriere della Sera» e «La Gazzetta dello Sport» il libro di Pierre Antonetti La vita quotidiana a Firenze ai tempi di Lorenzo il Magnifico, in vendita al prezzo di euro 7,90 più il costo del quotidiano. Si tratta del secondo volume della serie settimanale «Biblioteca della storia. Vite quotidiane», realizzata in collaborazione con Bur Rizzoli e comprendente 35 titoli. Libri, che escono al martedì, sulle abitudini, i mezzi di sostentamento, i rapporti sociali nelle varie epoche. Antonetti analizza con attenzione le caratteristiche della città e dei suoi abitanti in quell’epoca di straordinaria fioritura culturale. Non nasconde gli aspetti problematici, le iniquità e le sofferenze, ma afferma senza esitazione «che la Firenze di Lorenzo il Magnifico rappresenta un momento privilegiato della cultura europea e che essa costituì, prima sotto Cosimo, poi sotto Lorenzo, l’esempio di una città in cui, secondo la formula di Dante che l’attribuiva alla sua epoca e al suo maestro Brunetto Latini, gli uomini aspiravano a rendersi immortali». La prossima uscita della collana «Biblioteca della storia. Vite quotidiane» riguarda l’antichità. Si tratta infatti del saggio di Paul Faure, La vita quotidiana nelle colonie greche, che sarà in edicola a partire dal 1° febbraio. Seguiranno: Jean-Paul Bertaud, La vita quotidiana in Francia ai tempi della Rivoluzione (8 febbraio); Paul Faure, La vita quotidiana degli eserciti di Alessandro Magno (15 febbraio); Jean-Paul Crespelle, La vita quotidiana a Parigi al tempo degli impressionisti (22 febbraio); Pierre Montet, La vita quotidiana in Egitto ai tempi di Ramses (1°marzo).
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TITOLO: Il Premio Bagutta alla «Contessa» di Benedetta Craveri
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OCCHIELLO: La scrittrice prevale con la biografia di Virginia Verasis di Castiglione edita da Adelphi. L’Opera prima a Bernardo Zannoni (Sellerio)
TESTO: Il libro di Craveri, di cui la giuria rileva lo «stile preciso, diretto, sempre sostenuto da una capacità di indagine che ha permesso all’autrice di ritrovare cospicuo materiale inedito», è la biografia della Castiglione, cugina di Cavour, che a vent’anni fu amante di Napoleone III e avvicinò la Francia agli interessi dei Savoia, favorendo il progetto unitario italiano, e infine annunciando un «ritiro» personale clamoroso. Una vicenda di luci e ombre, cui Benedetta Craveri (Roma, 1942), nota saggista e studiosa che vive tra l’Italia e la Francia, ha dedicato il libro: un saggio che continua la sua ricerca sull’età moderna francese e femminile tra XVIII e XIX secolo, da Madame du Deffand e il suo mondo (1982) a Maria Antonietta e lo scandalo della collana (2006, sempre Adelphi). Luci, perché la «divina contessa» fu una celebrity, una star ante litteram; ombre, poiché si attirò l’odio della corte per le scandalose conquiste. «Un autentico enigma — spiega Craveri —: utilizzò la risonanza della sua bellezza per crearsi un personaggio, poiché la sua sopravvivenza era affidata alla sua capacità di imporsi, ma certo dimostrò intelligenza politica».
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TITOLO: Il primissimo Sbarbaro: i versi inediti nell’App de «la Lettura»
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OCCHIELLO: Nel supplemento in edicola e App, lo speciale sul Giorno della Memoria con il dialogo tra Liliana Segre e Patrick Zaki e i «vinti» di oggi a cent’anni dalla morte di Giovanni Verga. Extra digitale: il ritratto del poeta ligure e i componimenti inediti contenuti nel nuovo volume uscito nei «Meridiani»
TESTO: La sezione «Temi» dell’App raccoglie anche altri approfondimenti, come il ritratto di Carmelo Bene, attore, regista, poeta, genio dissacratore, che morì il 16 marzo di vent’anni fa, firmato da Maurizio Porro; nell’inserto in edicola e nella stessa App, Cecilia Bressanelli racconta dell’archivio di Bene ora riunito negli spazi dell’ex Convitto Palmieri a Lecce. Tra gli extra anche il testo di Vincenzo Trione dedicato agli artisti fuori dal coro che hanno attraversato il Novecento, figure rimaste al margine come il pittore Domenico Gnoli, scomparso nel 1970 e ora rivalutato. Su «la Lettura» #530 un articolo dello stesso Trione anticipa la mostra dedicata al pittore «solitario» Giorgio Griffa (Torino, 1936) al quale il Centre Pompidou di Parigi dedicherà una monografica dal 2 marzo al 6 giugno prossimi. Altro «Tema» nell’App è il racconto per parole e immagini firmato dal fotografo Fabrizio Villa da Aci Trezza, il borgo in cui Verga ambientò I Malavoglia oggi; altre fotografie di Fabrizio Villa illustrano le cinque pagine del supplemento, in edicola e nella stessa App, dedicate ai «vinti» di oggi, in occasione del centenario dalla scomparsa di Giovanni Verga (2 settembre 1840-27 gennaio 1922), con articoli di Maurizio Ferrera, Stefania Auci, Cristina Taglietti, Giampiero Rossi e la visual data di Giulia De Amicis sulla fortuna cinematografica e teatrale dell’autore.
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TITOLO: Raffaele Mattioli, il banchiere che voleva salvare i dipendenti ebrei
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OCCHIELLO: Intesa Sanpaolo e Chora presentano un podcast in sei episodi di mezz’ora ciascuno. Ogni puntata è dedicata a un addetto Comit che il presidente cercò di sottrarre alla persecuzione
TESTO: «Ebrei onorari» erano chiamati, per scherno, i difensori degli ebrei negli anni della propaganda antisemita. Raffaele Mattioli, banchiere antifascista allora presidente della Banca Commerciale Italiana (poi confluita in Intesa Sanpaolo), pur non essendo ebreo aveva scelto per sé stesso tale definizione per affermare la sua vicinanza al mondo ebraico e il suo impegno per il salvataggio di tanti cittadini. Oggi, in occasione del Giorno della Memoria, Intesa Sanpaolo e Chora — podcast company italiana — presentano L’Ebreo Onorario, una serie podcast realizzati con la collaborazione dell’Archivio storico Intesa Sanpaolo. Questo aspetto della vicenda di Mattioli viene raccontato in sei episodi progressivamente disponibili su Intesa Sanpaolo On Air, piattaforma di contenuti audio della Banca che raccoglie voci, storie e idee con oltre 700 episodi e 5 milioni di stream dal lancio, avvenuto nel giugno 2020 (disponibili anche su choramedia. com e sulle principali piattaforme audio). La voce è quella di Camilla Ronzullo, autrice milanese conosciuta come Zelda was a writer.
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TITOLO: Disegni e ricordi di una bambina in fuga: «Io, scampata alla Shoah»
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OCCHIELLO: Le pagine scritte a 9 anni dalla milanese Bruna Cases, che raggiunse la Svizzera per sfuggire alla persecuzione, rivivono in un libro (Piemme) scritto con Federica Seneghini
TESTO: Dopo l’armistizio, l’8 settembre 1943, l’Italia è divisa in due. Nei territori occupati dai tedeschi e in quelli della Repubblica sociale (Rsi), inizia la deportazione degli ebrei nei lager. La famiglia di Bruna tenta la fuga in Svizzera; un viaggio rischioso, sia per la presenza al confine dei soldati della Zollgrenzschutz, la polizia di frontiera tedesca, e dei militi fascisti, sia perché non era scontato essere accolti: «In altre occasioni, di fronte a profughi ebrei come noi, non si erano fatti problemi a respingere le persone (…). E allora, cosa sarebbe successo? ». I primi a partire sono il papà e la nonna; poi la mamma e le sue sorelle, guidate al confine dai contrabbandieri. La bambina annota tutto di quel viaggio, le emozioni che prova, il sollievo quando toccano il suolo svizzero: «Essere in terra libera, senza guerra, senza che nessuno si ammazzi l’uno con l’altro! ». E qui diventa improvvisamente adulta: «Per la prima volta mi resi conto di essere diventata una profuga, una bambina di nove anni in fuga dal suo Paese». Quando la guerra finirà, avrà ormai 11 anni: è da quando ne ha 4 che vive la persecuzione.
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TITOLO: L’odissea del cittadino partenopeo
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OCCHIELLO:
TESTO: Quelle stesse aziende che una diffusa demagogia politica dichiara intoccabili davanti all’ipotesi di una gestione affidata alla mano del privato. Quando qualunque lavoro, a ogni livello di responsabilità, viene vissuto come «fatica», ogni attività viene eseguita senza anima e senza qualità. Il lavoro del dirigente come quello del manovale, il lavoro del primario d’ospedale come quello del barelliere, richiede motivazione. Qualcosa che nessuna organizzazione disastrosa o fatiscente può scalfire, anzi al contrario: è proprio la scintilla della motivazione personale che sfida la cattiva organizzazione. La motivazione «mette in moto», si alimenta con la trasparenza, l’esempio e la consapevolezza, cambia le cose e spinge alla cura dell’oggetto del proprio lavoro. È agli antipodi della sciatteria, della strafottenza e dell’interesse personale. Genera dignità del lavoro, di un lavoro che ti colloca in un posto, in un team, in un progetto, non importa se sei uno spazzino o un dirigente, ma ti rende visibile, essenziale a te stesso: l’essenziale è invisibile agli occhi, disse il Piccolo principe. Nella dignità del lavoro l’essenziale è riuscire a vedersi nell’esecuzione di una qualunque opera, come ti vedi dentro. È per questo che alla dignità non basta prendere lo stipendio, ma richiede che non ti sia tolta l’anima. Come fa dire Primo Levi all’operaio protagonista della Chiave a stella: «Io, l’anima ce la metto in tutti i lavori. Per me, ogni lavoro che incammino è come un primo amore». Proviamo allora a entrare in una qualunque municipalizzata, parliamo con i dipendenti e chiediamo loro: come è stata selezionata la tua classe dirigente? Ti senti gestito con criteri di merito e di trasparenza? Ti sono chiari i criteri con cui si viene promossi e si fa carriera? Conta di più la competenza o l’appartenenza? Eppure, di fronte all’evidenza di questo quadro, nella nuova giunta comunale non c’è un assessore alle Partecipate, né al Personale e all’Organizzazione, il sindaco ha trattenuto per sé quasi metà delle deleghe e disposto che ogni assessore, nell’ambito delle proprie competenze, sia chiamato a seguire anche la gestione delle Partecipate. Non sarebbe invece necessaria una gestione coordinata, basata su modelli organizzativi avanzati, su di un grande piano di formazione e riqualificazione di tutti i dipendenti, su politiche di gestione delle risorse umane, con valori, principi, criteri e regole gestionali condivise?
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TITOLO: Il premio Oscar Hazanavicius a Palazzo Vecchio: «L’amore per i bambini ci salverà dagli orrori»
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OCCHIELLO: Michel Hazanavicius presenterà il suo film d’animazione sulla Shoah, «Una merce molto pregiata», tratto dal libro di Grumberg
TESTO: «Anche se le lacrime ti cadono lungo la strada, vedrai che è bello vivere» scriveva nel 1941 un bambino del campo di concentramento di Terezín, poco lontano da Praga. Se è negli occhi dei più piccoli che si può trovare una ragione di amore per la vita nell’oceano di morte e orrore che è stato l’Olocausto, allora il Giorno della Memoria organizzato dal Museo Novecento assume un valore particolare. Perché è alla sorte dei più piccoli che guarda Una merce molto pregiata, il nuovo film a cui sta lavorando Michel Hazanavicius, di cui il regista da cinque premi Oscar (vinti nel 2011 per The Artist) parlerà oggi alle ore 18 nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio insieme a Giorgio van Straten (presidente della Fondazione Alinari) e a Francesco Ranieri Martinotti (direttore di «France Odeon»), con l’introduzione di Cristina Di Domenico (caporedattrice del Tgr Toscana). Dalle 10 alle 20.30, saranno proiettati i disegni preparatori realizzati dal regista francese per questo suo nuovo film d’animazione, dedicato alla Shoah. Hazanavicius, disegnatore di straordinario talento, ha pensato per immagini per raccontare la storia di una povera taglialegna e di suo marito che vivono nel profondo della foresta polacca. Freddo, fame e miseria sono la loro vita. Ci sono i treni merci che passano senza sosta, avanti e indietro da Auschwitz. Un giorno la donna si accorge che qualcosa viene scaraventato nella neve. Un sacco che si rivela però essere come un dono piovuto dal cielo: un bambino, il figlio di deportati che scelgono di affidarlo al caso piuttosto che alla morte, il figlio che stava aspettando da tempo, per salvare il quale finirà per sacrificare la propria vita.
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TITOLO: Parco di Paestum, la direttrice è Tiziana D’Angelo: felicissima, un incarico che mi scombussola la vita
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OCCHIELLO: Le nuove nomine del ministro Franceschini su indicazione della commissione di esperti
TESTO: Anche il Parco Archeologico di Paestum e Velia ha finalmente una direttrice: l’archeologa Tiziana D’Angelo. «Paestum - dice - è un amore di vecchia data, sono contentissima per quest’incarico che mi scombussola completamente la vita. Ho tante di quelle idee da tirare fuori. Se fosse per me ci andrei già domani». Un entusiasmo tipico dell’età: con i suoi 38 anni infatti D’Angelo è tra i più giovani responsabili di musei e parchi archeologici d’Italia. Ma c’è dell’altro, l’esperienza e il know-how riconoscibili dal peso del curriculum. Nata a Milano ma cresciuta a Pavia, all’età di 21 anni ha lasciato l’Italia per continuare gli studi ad Oxford e Harvard, alla cui università ha conseguito il dottorato di ricerca in archeologia classica, e per lavorare presso musei e istituti di ricerca a Los Angeles, New York, Berlino e Cambridge. Attualmente vive in Inghilterra ed è docente di arte greca e romana all’Università di Nottingham.
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TITOLO: Dino Buzzati, il cronista magico: in un libro i suoi articoli per il Corriere
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OCCHIELLO: In occasione dei cinquant’anni della morte del giornalista, dal 28 gennaio per un mese in edicola una nuova edizione di «Cronache terrestri» (edite da «Corriere della Sera» con Mondadori). Qui pubblichiamo la prefazione di Lorenzo Viganò
TESTO: Ecco allora che in questi articoli, corrispondenze, racconti, Dino Buzzati non si ferma ai doveri del cronista, e alle informazioni che ogni notizia esige e che egli raccoglie e riporta con scrupolo, precisione e dovizia, aggiunge qualcosa di sé, il proprio segno, appunto. Si emoziona, si indigna, si commuove, si immedesima; ammonisce e riflette. E arriva dritto al cuore del lettore. «La camera ardente di Albenga resterà fra le cose più grandi e spaventose di tutti questi anni e della mia personale vita», è l’incipit dell’articolo sulla sciagura del 1947 nella quale morirono annegati 43 bambini (Il trionfo della morte). «Una specie di demonio si aggira dunque per la città, invisibile, e sta forse preparandosi a nuovo sangue», scrive all’indomani della strage di via San Gregorio a Milano, nella quale Rina Fort, «la belva», uccise la moglie dell’amante e i suoi tre figli (Un’ombra gira tra noi). E ancora: «Senza osare ancora crederlo, Milano si è risvegliata ieri mattina all’ultima giornata della sua interminabile attesa» sono le prime parole che leggono i milanesi liberati il 26 aprile 1945, nelle quali quel «senza osare ancora crederlo» racchiude ed esprime l’incertezza, la speranza, ma anche la forte determinazione a tornare finalmente a una vita normale (Cronaca di ore memorabili).
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TITOLO: Joyce, l’Irlanda, i cent’anni dell’«Ulisse»: Michael D. Higgins su «la Lettura» già nell’App
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OCCHIELLO: Nel nuovo numero, sabato 29 gennaio in anteprima in digitale e da domenica 30 in edicola, l’anniversario del capolavoro dello scrittore dublinese e l’intervista di Nuccio Ordine al presidente (e poeta) irlandese. Extra digitale: l’incipit del romanzo di Gaia Giovagnoli
TESTO: Omaggio a James Joyce. È dedicato al capolavoro dello scrittore irlandese, l’Ulisse - uscito cent’anni fa, il 2 febbraio 1922 -, il nuovo numero de «la Lettura», il #531, sabato 29 gennaio in anteprima nell’App del supplemento (scaricabile App Store e Google Play) e domenica 30 in edicola con il «Corriere». Il supplemento si apre con un colloquio di Nuccio Ordine con il poeta Michael D. Higgins, presidente d’Irlanda, e prosegue con testi di Cristina Taglietti, Emanuele Trevi e Mauro Covacich e una visual data di Sofia Chiarini.
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