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LE NOTIZIE DAL GIORNO Wednesday 01 July 2020 AL GIORNO Wednesday 08 July 2020 SU: economia




TITOLO: Una start up lancia l’idea dei Sicilia bond
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OCCHIELLO: Dei veri e propri titoli al portatore, certificati e garantiti, da immettere sul mercato per rilanciare le presenze turistiche sull’Isola, soprattutto dall’estero
TESTO: Dei veri e propri titoli al portatore, certificati e garantiti, da immettere sul mercato per rilanciare le presenze turistiche in Sicilia, soprattutto dall’estero, assicurando immediata liquidità ad un tessuto di ospitalità extra-alberghiera. Sono i «Sicilia Bond», titoli di soggiorno settimanali, diversificati per territorio e fascia di prezzo che, immessi sul mercato a partire dall’autunno 2020, potranno essere acquistati per assicurarsi, in maniera più che vantaggiosa per tre anni consecutivi, una vacanza settimanale doppia in Sicilia. A proporre questa formula «la rete di impresa ViaggiareinTasca» formata da un team di giovani imprenditori e professionisti del turismo d’esperienza: «acquista una settimana – in alta stagione – ti verrà garantita un’altra settimana di vacanza durante l’anno e per complessivi tre anni. Alta e bassa stagione, per un turismo esperienziale, sono concetti ampiamente superati – dice Francesco Pirrone, 34 anni, imprenditore turistico di Castellammare del Golfo – oggi si tende a viaggiare in ogni stagione. La Sicilia offre mille motivazioni di viaggio da vivere nei nostri territori, dalla costa all’entroterra, senza dimenticare le isole minori, ogni giorno dell’anno. La nostra formula del raddoppio è centrata su questa potenzialità, uscendo dalla gabbia, troppo asfittica, della tradizionale stagione balneare». «I Sicilia Bond, sono dei veri e propri titoli al portatore – sottolinea Ivan Caronna, 35 anni, professionista di lunga data nel settore dell’enoturismo e del marketing territoriale – chi li acquista li può regalare e perfino vendere, anche, dopo aver utilizzato la prima settimana a sua disposizione. Così intendiamo generare un mercato di secondo livello, conseguendo dei risultati – speriamo significativi – di destagionalizzazione e un incremento di giorni effettivi di presenze turistiche in Sicilia». Chi compra oggi investe su una vacanza distribuita su tre anni, avendo a disposizione 6 settimane complessive, da utilizzare due volte l’anno. Le strutture extra-alberghiere, B&B, case vacanze e ville – selezionate su criteri effettivi e garantiti dal team per fasce di prezzo omogenee - distribuite su tutto il territorio siciliano, avranno bloccate e pagate in anticipo le settimane corrispondenti ai Sicilia Bond, una liquidità importante per piccole e medie strutture.
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TITOLO: Scuola, sanità e consumi, è dal basso che viene la ripresa
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OCCHIELLO: La ripartenza? Senza demonizzare shopping e movida. Bisogna scacciare la «biopaura». A ricostruire saranno le iniziative dal basso e non i Piani a tavolino
TESTO: Lo sviluppo non dipende dai documenti di pianificazione, anche se ben fatti, ma dall’insieme dei soggetti operanti nella società. Si apre con quest’affermazione «Stress test Italia», una sorta di Rapporto sulla pandemia elaborato dal Censis con il metodo di sempre: prima la fenomenologia e poi le analisi. «Sui nostri tavoli di lavoro si è accumulata una valanga di documenti di previsione o di programma e la parola Piano è tornata di moda ma tutti questi documenti finiscono nell’imbuto di una responsabilità attuativa dello Stato o di qualsiasi altra struttura di intervento pubblico». Lo sviluppo, invece, non lo fanno i soggetti reali, quotidiani, della società. Se non ripartono loro — le grandi imprese, le piccole, le aziende di rete, gli enti locali, le autorità regionali, le scuole, il sistema sanitario, il terzo settore, ecc. — non saranno i documenti di Piano a creare nuove dinamiche. Ma perché ciò avvenga è necessario un esame di coscienza, la capacità di guardarsi allo specchio e individuare punti di forza e di debolezza.
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TITOLO: Aumento di capitale e nuova Spa PopBari, sì dei soci al salvataggio
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OCCHIELLO: Il 96% dei soci in assemblea ha votato a favore della trasformazione della Banca popolare in Spa commissari: «Sarà una banca nel Mezzogiorno e per il Mezzogiorno»
TESTO: Il 96% dei soci in assemblea ha votato a favore della trasformazione della Banca popolare di Bari in Spa. Lo hanno comunicato i commissari straordinari al termine dell'assemblea. «Siamo particolarmente emozionati - ha detto il commissario Antonio Blandini - dell'approvazione con circa il 96% di voti favorevoli. Questo vuol dire che il progetto è stato pienamente compreso, che la banca continua e che ci sarà una banca nel Mezzogiorno e per il Mezzogiorno». «C'è stata una partecipazione straordinaria - ha aggiunto Blandini - siamo riusciti a tenere l'assemblea in prima convocazione, ipotesi credo praticamente unica in una banca popolare, con oltre 35mila soci intervenuti in assemblea e che hanno ritenuto di esprimere la propria voce e dare il proprio contributo in questo fondamentale passo di rilancio della banca».
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TITOLO: Fontana sulla Popolare di Bari: «Il presidente sia un pugliese»
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OCCHIELLO: Il numero uno di Confindustria Bari-Bat sul salvataggio dell’istituto di credito pugliese
TESTO: Presidente Fontana, l’era Jacobini è terminata. Ora c’è il Mediocredito Centrale che governa il futuro della banca. Cosa si aspetta? «Il sistema imprenditoriale ha la necessità di lavorare con operatori bancari seri e trasparenti. Credo che il percorso tracciato sia quello positivo per gli stakeholders: dipendenti, azionisti e attori del sistema produttivo». Cosa pensa del passato? «C’è un’inchiesta e sono fiducioso sul lavoro della magistratura. Attendiamo l’accertamento delle responsabilità». La Pop di Bari cosa può fare subito per sostenere il territorio? «In Puglia si dovrà partire dall’accelerazione sulle procedure di accertamento creditizio. C’è la misura del titolo secondo che è importantissima e prevede finanziamenti fino al 30% a fondo perduto, ma solo a istruttoria definita». Nel rendiconto dei commissari figurano 800 milioni di crediti deteriorati. E le imprese? «Bisogna dare finanziamenti a chi realmente lo merita. Basta con le raccomandazioni e i favori».
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TITOLO: Covid, tornano feste popolari e sagre Emiliano firma l’ordinanza
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OCCHIELLO: L’epidemiologo Lopalco: «Si stanno definendo indicazioni chiare per gli amministratori locali»
TESTO: Il presidente della Regione, Michele Emiliano, firma l'ordinanza che riattiva anche le feste popolari e le sagre dopo la fase di stop decisa a causa dell’epidemia. La task force coordinata dall'epidemiologo Pier Luigi Lopalco sta definendo apposite misure di sicurezza anti Covid. «Una festa popolare è l'insieme di alcune attività per le quali esistono già delle linee guida — ha spiegato Lopalco al termine della riunione che si è svolta martedì sera con le associazioni di categoria — e in questa direzione stiamo cercando di offrire agli amministratori locali delle indicazioni più chiare per facilitare lo svolgimento di feste e sagre in piena sicurezza». «Ci sono categorie di operatori — ha detto l'assessora al turismo Loredana Capone — che hanno sempre lavorato nelle feste patronali e che ora sono fermi da mesi. Tra poco non si “giocheranno” soltanto la stagione estiva, ma la possibilità di vivere tutto l'anno, perché questo per loro è il momento di maggior guadagno. Si tratta di operatori che arricchiscono le nostre città con bellissime luminarie, con le bande, con prodotti tipici delle nostre feste e dei nostri territori. Consentire loro di lavorare significa soprattutto dare la possibilità alle nostre città di rianimarsi e rimettere in moto un'economia specifica del nostro territorio».
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TITOLO: Da Airbus a Ryanair: tagli pesanti nel settore aereo dopo il Covid
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OCCHIELLO: Il costruttore europeo pianifica di tagliare 15 mila posti. La compagnia invece sta studiando una riduzione di oltre 3 mila lavoratori. Esuberi anche in Air FranceIl costruttore europeo pianifica di tagliare 15 mila posti. La compagnia invece sta studiando una riduzione di oltre 3 mila lavoratori. Esuberi anche in Air France
TESTO: Continuano i tagli nell’industria del trasporto aereo, dopo che i voli sono rimasti fermi per mesi a causa della pandemia di coronavirus, che ha messo in ginocchio l’intera industria aeronautica. Il gigante della produzione Airbus ha annunciato che potrebbe lasciare a casa 15.000 lavoratori. Ma il ridimensionamento continua anche per le compagnie di volo, con migliaia di lavoratori a rischio. Nel 2021 Airbus taglierà 15.000 posti di lavoro. Il gruppo europeo ha deciso “una serie di misure per adattare la forza lavoro a livello mondiale e ridimensionare le attività nell’aviazione commerciale in risposta alla crisi derivante dal Covid-19″. Airbus si sta muovendo velocemente per contrastare il danno causato dalla pandemia, pari a una contrazione del 40% nelle operazioni legate ai jet, stimate a 55 miliardi di euro. Il gruppo sta considerando misure di ridimensionamento insieme ai sussidi offerti dai governi europei. L’annuncio di Airbus Il più grande gruppo aeronautico d’Europa ha dichiarato che entro la metà del 2021 taglierà 5.000 posti di lavoro in Francia, 5.100 in Germania, 900 in Spagna, 1.700 nel Regno Unito e 1.300 altrove, per un totale di 14.000 posti di lavoro. Il conteggio complessivo comprende altri 900 tagli di posti di lavoro previsti prima della crisi nella sua unità Premium AEROTEC in Germania. Il 3 giugno, la Reuters aveva anticipato che sarebbero stati tagliati 14.000 posti di lavoro a tempo pieno. Martedì scorso, fonti sindacali francesi hanno calcolato un totale di 15.000 tagli. La società dovrà affrontare trattative difficili con i governi e i sindacati, che hanno già annunciato proteste. “Sarà una dura battaglia per salvare i posti di lavoro”, ha detto Francoise Vallin del sindacato CFE-CGC. I posti a rischio nelle compagnie aeree La crisi sta avendo effetti catastrofici anche sulle compagnie aeree. La  francese Air France potrebbe tagliare oltre 7.500 posti entro il 2022, di cui 6.560 della casa madre e oltre 1.000 nella controllata Hop! . “Le esigenze sono diminuite drasticamente durante l’intero periodo in relazione al calo delle attività e alla necessità di accelerare la trasformazione della società”, spiega la direzione in un documento consultato da Afp. Il piano colpisce soprattutto il personale di terra, visto che la compagnia punta ad abbandonare le rotte domestiche in perdita. Secondo diverse fonti, i siti Hop! di Morlaix e Lille rischiano di chiudere, così come la base dell’equipaggio di cabina Air France di Tolosa. Anche Ryanair ha minacciato di tagliare 3.500 posti di lavoro se non verranno accettate le riduzioni dello stipendi proposte. Ad annunciarlo è il proprietario della compagnia aere irlandese, Michale O’Leary. Gli stipendi saranno ridotti del 50% fino alla fine di marzo del prossimo anno. Secondo l’ad il pacchetto di misure, che include il congedo non retribuito per il personale, rappresenta il “minimo per sopravvivere ai prossimi 12 mesi”. La società ha dichiarato che sta tagliando il 15% della sua forza lavoro di 20.000 dipendenti, in quanto non si aspettava che il numero di passeggeri o i prezzi tornassero ai livelli pre-coronavirus prima dell’estate del 2022. Nell’ambito del programma di riduzione dei costi Ryanair potrebbe anche chiudere un certo numero di basi in tutta Europa fino alla ripresa dei voli.
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TITOLO: Chi vuole il bene del Sud
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OCCHIELLO: La partita sul Mes
TESTO: Le scadenze elettorali impongono scelte e compromessi, anche dolorosi o contro natura. L’importante è vincere, creare condizioni per un’alternanza o per garantire la continuità del governo uscente. Piaccia o meno, queste sono le regole del gioco democratico e, come diceva Montanelli, ci si può anche turare il naso e scegliere il meno peggio. Queste osservazioni sarebbero scontate, se non ci trovassimo nel pieno dell’emergenza economica, sociale e sanitaria provocata dal coronavirus, cui si sommano danni collaterali ancora non del tutto stimati (licenziamenti, calo del Pil, crisi familiari, decine di migliaia di interventi chirurgici e terapeutici rinviati, la catastrofe della scuola e del turismo) e che, per quanto riguarda il Sud, si sovrappongono a ritardi endemici e problematiche recenti (un esempio per tutti, la devastazione degli uliveti pugliesi a causa della xylella, colpevolmente lasciati in balia di veti incrociati, populismo ecologico, insipienza di chi aveva il dovere di decidere).
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TITOLO: Anac: già spesi 3 miliardi per guanti, mascherine e gel. Speculazione sui prezzi. Crollano gli appalti
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OCCHIELLO: La relazione dell’Autorità anticorruzione al Parlamento. Tenere alta la guardia
TESTO: C’è quindi il capitolo della relazione che riguarda gli appalti, che riserva alcune sorprese. Emerge infatti che «nel 2019 il valore complessivo degli appalti pubblici si è attestato a 170 miliardi di euro, oltre 30 mld in più del 2018 (+23%): una cifra record, mai toccata in precedenza. Dal 2016, anno di introduzione del nuovo Codice, la crescita è stata del 69%. La crescita è stata anche quantitativa: gli appalti banditi nel 2019 sono stati infatti quasi 154mila, circa 12mila in più del 2018 (+8%) ». Non è vero, quindi, che il nuovo codice degli appalti avrebbe bloccato il mercato. Sembrerebbe anzi il contrario. Una constatazione sulla quale dovrebbe meditare il governo alle prese con il decreto Semplificazioni, dove c’è un’importate sezione dedicata alla velocizzazione degli appalti. Tanto più, osserva l’Anac, che il cosiddetto decreto “Sblocca cantieri” del 2019 non ha invece prodotto «effetti significativi».
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TITOLO: Industria, il crollo della Toscana «Come sotto le bombe del ‘44»
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OCCHIELLO: Rapporto Irpet-Cna: produzione giù del 50% più della media nazionale. E il peggio deve venire
TESTO: Sono andati in fumo negli ultimi tre mesi 4/5 della produzione regionale, che coinvolge le province con questo indice di gravità: ad aprile, considerando il raffronto con lo stesso mese del 2019, Prato fa registrare il tonfo peggiore (-60%); seguono Arezzo (-60,5%), Pisa (-54,1%), Firenze (-53,2%), Pistoia (-49,1%), Massa Carrara (-46,8%), Siena (38,1%), Livorno (-33,8%), Lucca (-33,1%), Grosseto (-27,6%). L’Istituto ha elaborato l’andamento per Cna anche in considerazione dei settori, tra cui il tessile — sempre nel mese di aprile — fa segnare uno spaventoso -80% rispetto al 2019. Seguono la riparazione e installazione di macchine e lavorazioni di minerali (-70%), l’industria del legno (-60%), mentre tra -50% e -40% si attestano la fabbricazione di macchinari, le attività metallurgiche, la gomma e la plastica. Soffrono meno, si fa per dire, le imprese di computer, apparecchi elettronici, carta e registrazione (-30%), mentre «si salvano» le imprese di produzione di energia elettrica e gas, chimica e farmaceutica (-10%).
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TITOLO: Turismo, associazioni divise«Non parteciperemo ai tavoli»
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OCCHIELLO: Il rifiuto di Confindustria e Confesercenti dopo la nomina di Caizzi a coordinatore del comitato che ribatte: «Lavoriamo per rilanciare il comparto con un piano»
TESTO: «Dobbiamo confrontarci per stabilire regole, obiettivi e finalità di un intervento sul settore - prosegue De Carlo - quindi la sede naturale è quella del parternariato che già si tiene in sede di assessorato. Non si tratta di essere contro qualcuno, ma è solamente una questione di metodo. Così non va». Il decreto istitutivo di Emiliano indica la rotta: «Creare un modello virtuoso per la ripartenza di un comparto fondamentale per l’economia della Puglia; avviare la ripresa secondo i principi di sicurezza e rispetto del cliente, dell’operatore e dei dipendenti; contestualizzare la normativa nazionale favorendone l’applicazione al contesto regionale del comparto: predisporre linee di azione in collaborazione con le agenzie regionali pugliesi; predisporre un piano di comunicazione delle iniziative e degli interventi finalizzati alla ripartenza del comparto in favore di tutti i clienti, anche di altra nazionalità». «Se è così - conclude De Carlo - sono temi che stiamo già affrontando con l’assessora Loredana Capone e con PugliaPromozione (l’ultima riunione si è tenuta martedì 30 giugno, ndr). Se hanno intenzione di rilanciare il dialogo il tavolo va ampliato con tutti i soggetti». «Siamo per il lavoro di squadra - chiarisce Massimo Salomone, coordinatore del gruppo tecnico turismo di Confindustria Puglia - ed è quello che abbiamo fatto negli ultimi tre anni portando massa critica, tutti insieme, al nostro territorio. Siamo a disposizione delle istituzioni e partecipiamo al parternariato. I tavoli del Comitato? Ci siamo riuniti e abbiamo deciso di non partecipare. Ma comunque gli associati sono liberi di prendere parte come singoli soggetti. D’altronde, siamo impegnati con le nostre aziende nel tentativo di rilanciare l’attività e il tempo a nostra disposizione non è poi così tanto».
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TITOLO: Piano riforme pronto, al via la revisione di Irpef e Iva
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OCCHIELLO: Il documento sarà inviato all’Ue. Conte stringe sul decreto semplificazioni, scontro sugli appalti. Quota 100 sotto esame
TESTO: «È assolutamente necessario evitare che la crisi pandemica sia seguita da una depressione economica. Non vi è tempo da perdere, e le notevoli risorse che l’Unione europea ha messo in campo devono essere utilizzate al meglio». Con queste parole il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, sintetizza il «Programma nazionale di riforma» (Pnr), cioè il piano che di solito viene allegato al Documento di economia e finanza di aprile, e che quest’anno arriva in ritardo a causa della pandemia. Ma questo Pnr traccia anche «le linee essenziali» del Recovery Plan, il piano che servirà al governo per chiedere gli aiuti nell’ambito del Next generation Ue, scrive Gualtieri. Risorse decisive. All’Italia, infatti, secondo la proposta della presidente Ursula von der Leyen, potrebbero andare 173 miliardi, di cui 82 a fondo perduto (ma non c’è ancora l’accordo unanime dei Paesi Ue, come necessario). Il Pnr si porta avanti e annuncia che il governo presenterà il Recovery Plan a Bruxelles a ottobre. Esso si baserà «sul rilancio degli investimenti, su un incremento della spesa per ricerca e istruzione e su riforme mirate ad incrementare la competitività, l’equità e la sostenibilità».
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TITOLO: Vitto: «Parco costiero, le modifiche proposte via Whatsapp»
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OCCHIELLO: Il sindaco di Polignano a Mare, contro il metodo dell’assessore Pisicchio: «Seguiamo la strada istituzionale. Il modello è studiato dal Comune che si è affidato a esperti»
TESTO: «Non si possono proporre modifiche al Parco costiero di Polignano a Mare via whatsapp. Così come fatto dall’assessore al Paesaggio Alfonso Pisicchio. Siamo stati sempre chiari e per questo ci siamo rivolti al Tar: la perimetrazione decisa dalla Regione è in contrasto con il piano regolatore approvato dal Consiglio comunale nel 2005 all’unanimità. Nell’occasione votarono a favore anche i consiglieri di partiti ambientalisti: questi sono i fatti che sono a verbale». Domenico Vitto, primo cittadino di Polignano a Mare, ribadisce la contrarietà della metodologia portata avanti dal governatore Michele Emiliano. L’istituzione del parco non è in discussione, il vulnus è rappresentato dalla “forzatura” sulla perimetrazione che nei fatti penalizza la città. Un grande calderone di vincoli per 13 chilometri di costa dove sono state inserite anche zone con lottizzazione di edilizia popolare e comunque già urbanizzate. Vitto, lei è presidente dell’Anci Puglia: è anche del partito del mattone? «Assolutamente no. Sono del partito delle regole e del buonsenso. Il Comune, a differenza della Regione, ha studiato l’argomento affidandosi a professionisti, tra cui i consulenti istitutivi del Parco Nazionale del Cilento, che hanno individuato analiticamente le aree sottoposte a rischio ambientale. C’è uno studio dettagliato». Possiamo immaginare che l’abbia fatto anche la Regione. «So solo che sulla perimetrazione ha cambiato idea ben sei volte tornando sempre al punto di partenza. Anche per il ruolo che ricopro non ho intenzione di fare polemiche inutili, ma qui c’è un problema sostanziale». Ma ha parlato con Emiliano? «Ci siamo sentiti tre-quattro giorni fa. Gli ho ribadito che il progetto di Polignano è quello più coerente con la difesa degli interessi della comunità». Cosa le ha risposto? «Che mi avrebbe fatto sapere». Forse con il Parco stile-Emiliano Polignano ha il timore di replicare l’effetto “tappo” prodotto dalla statale 16?«Qui nessuno vuole cementificare. Anzi le dico che si sta facendo passare il concetto che con il parco non ci sarà più il mattone: è falso. L’edilizia già da anni risponde alle normative della legge Galasso con tutte le successive integrazioni». Quindi è diventato solo uno spot per le Regionali? «Non le so dire. Mi occupo della mia comunità e se altri pensano di raccogliere benefici nelle urne non è un mio problema». Ci sono mediazioni per una modifica? «Il nostro progetto è quello perché analitico e motivato. Poi ci sono le vie istituzionali da seguire, non i messaggi whatsapp inviati dall’assessore Pisicchio».
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TITOLO: Miseria e nobiltà dello stato padrone
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OCCHIELLO: Dall’Iri dei Sinigaglia e dei Reiss Romoli alle strategie incerte sulla rete a banda larga, tra privatizzazioni e salvataggi: tanti mestieri. La storia e le strategie. E quei quadri di De Chirico...
TESTO: Lo storico dell’economia Franco Amatori ha definito l’Iri dell’epoca una piramide rovesciata perché a lungo le società operative ebbero una reale indipendenza nei confronti della holding. Gli attori del capitalismo di Stato (Oscar Sinigaglia, Guglielmo Reiss Romoli, Fedele Cova) godettero di una larga autonomia che venne meno con il crescente appetito e con le logiche successive della lottizzazione. La piramide tornò alla posizione normale e l’industria di Stato cominciò ad accumulare forti perdite (nel 1993 l’Iri aveva un’esposizione di 70 mila miliardi di lire). Il contribuente, senza saperlo, attraverso i fondi di dotazione, era chiamato sempre di più a ripianarle. E il debito pubblico cresceva. L’Efim, l’altro ente di partecipazione, costituito nel 1962 e messo in liquidazione nel 1992, fu al centro di un lungo contenzioso con le banche estere sulla sua esposizione (18 mila miliardi di lire) che portò al declassamento anche dei titoli di Stato per la scarsa credibilità della garanzia pubblica. La storia dell’Efim finì nel 2007 con un costo di liquidazione di 5 miliardi di euro.
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TITOLO: Arcelor Mittal: tempesta di polveri, esposto del Comune di Taranto
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OCCHIELLO: Dopo il grave inquinamento ambientale del 4 luglio il sindaco Melucci presenta un esposto in Procura: «Andiamo avanti per affermare il principio assoluto della tutela della salute»
TESTO: È stato depositato alla Procura della Repubblica di Taranto un esposto a firma del sindaco Rinaldo Melucci e di tutti gli assessori, con il quale l’amministrazione comunale chiede all’autorità giudiziaria di fare chiarezza sull’evento emissivo accaduto sabato scorso e legato alla produzione dello stabilimento siderurgico Arcelor Mittal di Taranto. Nello specifico, si chiede che «vengano verificate le fonti emissive delle polveri, verosimilmente provenienti dall’area industriale ex Ilva, sollevate dalla tempesta che si è abbattuta su tutto il territorio cittadino. Si richiede, inoltre, che venga accertata l’avvenuta attuazione di tutte le prescrizioni e delle procedure previste dalle norme in materia ambientale, individuando nel caso chiunque risulti responsabile della eventuale commissione di condotte illecite e dei danni occorsi alla salute dei cittadini e al territorio». Il fronte cittadino, commenta il sindaco Rinaldo Meliucci, «è compatto, andiamo avanti tutti insieme per affermare il principio assoluto della tutela della salute». A quanto si è appreso, la centralina dell’Arpa Tamburi-Orsini ha segnalato il superamento dei livelli di soglia di Pm10 (polveri sottili) con una media giornaliera di 81 microgrammi per metro cubo (il limite giornaliero è 50 microgrammi per metro cubo), con un picco di 172 microgrammi per metro cubo tra le 15 e le 16 di sabato. La centralina di via Machiavelli ha fatto registrare picchi di 95 microgrammi per metro cubo, ma la media giornaliera si è attestata sui 41 microgrammi per metro cubo.
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