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LE NOTIZIE DAL GIORNO Wednesday 14 October 2020 AL GIORNO Wednesday 21 October 2020 SU: economia




TITOLO: Monitoraggio via satellite e incentivi agli investimenti green: così l’Ue vuole ridurre le emissioni di metano
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OCCHIELLO: Bruxelles intende fissare dei paletti a partire dal 2025. A rivelarlo è una bozza dellastrategia che sarà presentata mercoledì 14 ottobre. Tra le proposte l’uso del sistema Copernicus per individuare e controllare i “superemittenti”
TESTO: Le emissioni di metano saranno limitate a partire dal 2025. A rivelarlo è una bozza della strategia sul metano della Commissione europea, vista da Euractiv. com. Tra le proposte il monitoraggio delle emissioni tramite sistema satellitare Copernicus e incentivi agli investimenti che tagliano le emissioni. Secondo l’esecutivo di Bruxelles, che mercoledì 14 ottobre presenterà il suo piano per ridurre le emissioni, la mancanza di dati e di metodologie di misurazione concordate sta ostacolando le iniziative per contenere le emissioni di metano in settori come l’agricoltura e l’energia. ll metano ha un impatto sul riscaldamento globale che è quasi 90 volte più grande di quello della CO2. Affrontare questo tema quindi è “una questione importante e urgente”, spiega la Commissione nel documento. “La strategia incoraggia le iniziative volontarie e guidate dalle imprese per colmare immediatamente il divario in termini di verifica, comunicazione e monitoraggio delle emissioni e ridurre le emissioni di metano in tutti i settori”, si legge nella bozza. Circa il 41% delle emissioni globali di metano proviene da fonti naturali, come le zone umide e gli incendi boschivi, afferma il documento. Il restante 59% è prodotto dall’uomo, in particolar modo dalle attività agricole (40-53%), seguite dai combustibili fossili come carbone, petrolio e gas, al 19-30%. Compagnie come Shell, Bp, Eni ed Equinor hanno dichiarato di essere favorevoli all’introduzione di “forti normative sul metano”, affermando che “sono già disponibili tecnologie economicamente vantaggiose” per “trovare e correggere le perdite di metano” nella filiera del petrolio e del gas. I sistemi di rilevamento “Attualmente, il livello di monitoraggio tra i settori e tra gli Stati membri varia considerevolmente”, afferma la Commissione, con “pochissimi” Paesi dell’Ue che soddisfano il cosiddetto standard Tier 3 approvato dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. A differenza del Tier 1, che costituisce l’approccio più elementare, il Tier 3 comporta misurazioni specifiche e individuali. “Uno degli obiettivi chiave di questa strategia è quello di far diventare il Tier 3 lo standard di riferimento valido in tutta l’Ue”, afferma il documento della Commissione, precisando però che “non esclude l’applicazione di un certo livello di flessibilità” per alcuni settori. Come primo passo, la strategia della Commissione raccomanda di promuovere la creazione di un meccanismo internazionale indipendente per le emissioni di metano che copra il settore energetico. Il meccanismo verrebbe poi esteso al sistema dei rifiuti e all’agricoltura in una fase successiva. Per ridurre le fughe di metano e rafforzare il monitoraggio degli emettitori di grandi dimensioni, i cosiddetti “superemittenti”, l’esecutivo Ue propone di utilizzare i satelliti del programma Copernicus. Alla fine del 2022, come già annunciato nei mesi scorsi, sarà lanciato il satellite MethaneSAT, sviluppato dalla controllata dell’Environmental Defense Fund, che avrà il compito di individuare le aree e l’ampiezza delle emissioni di metano in tutto il mondo. Nel Green Deal, la Commissione ha annunciato anche che proporrà la revisione di una serie di misure relative alle emissioni di metano, comprese le misure per affrontare l’inquinamento da grandi impianti industriali nel 2021. Bruxelles valuterà anche se il ruolo della direttiva sulle emissioni industriali nella prevenzione e nel controllo del settore del metano potrebbe essere potenziato. Infine la Commissione prenderà in considerazione la possibilità di sfruttare il sostegno del piano di ripresa Next Generation EU e i fondi della Politica agricola comune (PAC per finanziare la produzione di biogas. “Qualsiasi misura di supporto alla produzione di biogas  – precisa Bruxelles – deve essere attentamente valutati per evitare incentivi perversi che potrebbero portare ad un aumento complessivo delle emissioni dai settori dei rifiuti e dell’agricoltura”.
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TITOLO: Recovery Fund: lo scoglio dello « Stato di diritto » e la minaccia della Polonia
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OCCHIELLO: Varsavia non vuole condizionalità che vincolino l’assegnazione dei fondi alla tutela dei diritti e annuncia che potrebbe bloccare il piano per la ripresa. Il rischio è che lo scontro rallenti le trattative nel Consiglio europeoVarsavia non vuole condizionalità che vincolino l’assegnazione dei fondi alla tutela dei diritti e annuncia che potr
TESTO: Il leader del partito di maggioranza polacco Diritto e giustizia (PiS), Jaros?aw Kaczy?ski, ha minacciato di porre il veto sul bilancio europeo e sul Recovery Fund se dovessero essere collegati al rispetto dello Stato di diritto. Kaczy?ski, nominato vice primo ministro la scorsa settimana dopo il rimpasto della coalizione di governo, ha dichiarato al giornale di destra Gazeta Polska Codziennie che “ci sarà un veto, se le minacce e il ricatto continueranno. Difenderemo fermamente gli interessi della Polonia”. Il leader del PiS ha persino paragonato l’azione dell’Unione europea a quella del regime sovietico sulla Polonia. “Per far capire a tutti cosa riguarda la nostra disputa con l’Ue, farò l’esempio della Repubblica popolare polacca”, ha dichiarato Kaczy?ski. “Noi siamo dalla parte giusta della storia e chi vuole portarci via la nostra sovranità per un proprio capriccio è destinato a fallire”, ha aggiunto. L’ex presidente del Consiglio europeo, ora leader del Partito popolare europeo, Donald Tusk, anch’egli polacco, ha espresso disappunto per le dichiarazioni del connazionale in un tweet: “Il vice primo ministro Kaczy?ski ha annunciato di essere pronto a bloccare gli aiuti finanziari per la Polonia solo per restare impunito per aver violato lo Stato di diritto. E io che pensavo che non potesse più sorprendermi”. Frugali contro Visegrad La disputa sullo Stato di diritto, vale a dire sulla possibilità di vincolare i fondi europei al rispetto dei valori e dei principi democratici su cui si fonda l’Unione,   è uno dei punti chiave per l’approvazione del nuovo bilancio europeo e del Recovery Fund. La presidenza tedesca dell’Ue aveva provato a proporre un compromesso, che aveva incontrato la resistenza di due fronti opposti. Da un lato i Paesi “frugali”, ovvero Olanda, Danimarca, Austria e Svezia, supportati da Belgio, Finlandia e Lussemburgo, che chiedono uno stretto collegamento dei fondi europei al rispetto dello Stato di diritto. Dall’altro lato, invece, il gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia)   che fa fronte compatto e rifiuta di accettare regole troppo stringenti. Sono in particolare Polonia e Ungheria a trovarsi nel mirino delle istituzioni europee, che hanno già sanzionati più volte questi due Paesi, in particolare per l’influenza che il loro governo esercita sul potere giudiziario. Il rischio di veti incrociati tra i due fronti è molto elevato, soprattutto considerando che anche il Parlamento europeo non è soddisfatto della situazione e ha già interrotto i negoziati con il Consiglio, che ha accusato di “mancanza di volontà” nel trovare un accordo.
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TITOLO: Recovery Fund: fondi per l’agricoltura già dal 2021. La proposta del Parlamento Ue
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OCCHIELLO: Secondo gli eurodeputati il 30% degli 8 miliardi di euro di aiuti previsti dovrebbe diventare disponibile già dal prossimo anno e il restante 70% dovrebbe essere erogato nel 2022Secondo gli eurodeputati il 30% degli 8 miliardi di euro di aiuti previsti dovrebbe diventare disponibile già dal prossimo anno e il restante 70% dovrebbe essere erogato
TESTO: Secondo gli eurodeputati il 30% degli 8 miliardi di euro di aiuti previsti dovrebbe diventare disponibile già dal prossimo anno e il restante 70% dovrebbe essere erogato nel 2022. La commissione Agricoltura del Parlamento europeo ha approvato un pacchetto di recupero rapido, mirato e sostenibile per gli agricoltori dell’Ue, i produttori e per le aree rurali. Rispetto alla proposta della Commissione europea, gli eurodeputati chiedono che i fondi siano messi a disposizione molto più rapidamente. Il testo approvato in commissione Agricoltura con 46 voti favorevoli, nessuno contrario e due astensioni, dovrà ora essere negoziato con il Consiglio. Alla fine, le nuove regole dovrebbero poi essere incorporate nel regolamento di transizione della Pac. Gli eurodeputati hanno aggiornato il testo proposto dalla Commissione, sostenendo che tutti i fondi messi a disposizione delle comunità rurali dal Recovery Fund debbano essere erogati nel 2021 e 2022. In origine, l’esecutivo dell’Ue ipotizzava che i fondi fossero erogati dal 2022 al 2024. Circa il 30% degli 8,07 miliardi di euro di aiuti (a prezzi correnti) dovrebbe diventare disponibile già nel 2021 e il restante 70% dovrebbe invece essere erogato nel 2022. Come ha spiegato Paolo de Castro, rapporteur della proposta, l’idea è quella di “combinare lo sforzo ambientale con lo sforzo economico e lo sforzo sociale”. La Commissione Agricoltura propone una serie di paletti: almeno il 37% dei fondi disponibili dovranno essere dedicati alle azioni a favore dell’ambiente e del clima  e almeno il 55% dei fondi ricavati dal Recovery Fund dovrebbe sostenere le start-up di giovani agricoltori e gli investimenti nelle aziende agricole che contribuiscono ad una ripresa economica resiliente, sostenibile e digitale in linea con gli obiettivi dello European Green Deal; il rimanente 8% delle risorse dovrebbe essere lasciato agli Stati membri, “come flessibilità”, con le parole di Paolo de Castro in conferenza stampa.   L’eurodeputato italiano (del gruppo S&D) ha parlato dell’importanza di valorizzare la cifra del 37% destinata all’agricoltura biologica, alla riduzione di emissioni agricole di gas serra, al miglioramento della gestione idrica, alla riduzione dei rischi derivati dall’uso di pesticidi e antibiotici negli allevamenti e alla tutela della biodiversità, vegetale e animale. Cofinanziamento e contributi europei più elevati La proposta della Commissione Agricoltura si focalizza anche su un sostanziale aumento delle quote di cofinanziamento e contributo comunitario: gli investimenti degli agricoltori e dei trasformatori alimentari che contribuiscono ad una ripresa economica sostenibile e digitale potrebbero essere cofinanziati dall’UE per un totale dell’80% (contro il 40%). Arrivando fino al 90% nelle regioni meno sviluppate (contro il 50%) e nelle regioni ultraperiferiche, nelle isole minori del Mar Egeo e in alcune aree della Croazia (contro il 75%). Il PE chiede anche un innalzamento dei premi di sostegno ai giovani agricoltori e agli agricoltori che lavorano in regimi di qualità. Questo significa che gli eurodeputati vogliono aumentare il livello massimo di sostegno che il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) dà alla produzione alimentare coperta dai sistemi di qualità dell’UE: la proposta è di passare da 3.000 a 5.000 euro all’anno per azienda. Ma anche il massimale per l’aiuto all’avviamento delle imprese da parte del FEASR per i giovani agricoltori dovrebbe vedere un aumento significativo: da 70.000 a 100.000 euro. Viene anche aumentato il livello massimo del sostegno del FEASR per l’assicurazione delle colture, degli animali e delle piante, i fondi di mutualizzazione per le avversità climatiche e le epizoozie e le fitopatie.  
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TITOLO: Moda sostenibile, Zalando: il 40% compra green (e c’entra anche il Covid)
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OCCHIELLO: L’obiettivo della piattaforma moda è prolungare la vita di almeno 50 milioni di prodotti di moda entro il 2023, 600 milioni di euro il volume lordo di merci nella prima metà del 2020
TESTO: Capi ecosostenibili e rispettosi dell’ambiente e prodotti bellezza sempre più green. Il consumatore del web cambia. Cerca un moda a minor impatto, anche con la possibilità di riciclare capi vecchi. E per intercettare questo trend ormai evidente dal Nord al Sud del Vecchio Continente, Zalando, la piattaforma di moda e lifestyle online leader in Europa, ha portato il suo assortimento sostenibile da 27 mila a oltre 60 mila articoli. E ha avuto ragione: il numero di clienti che acquistano moda green è più che raddoppiato dall’inizio dell’anno e ha raggiunto la percentuale del 40%. L’obiettivo della piattaforma di moda è prolungare la vita di almeno 50 milioni di prodotti di moda entro il 2023. La svolta è anche nel bauty, dove è possibile acquistare in maniera più eco-consapevole grazie ad etichette focalizzate sulla sostenibilità del prodotto. Questo consente ai clienti di scegliere tra oltre mille prodotti di cosmesi con caratteristiche come biologico, naturale, meno imballo, rispettoso delle foreste o degli animali o biodegradabile.
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TITOLO: La legge Ue sul clima e il nodo del carbone: sul taglio delle emissioni leader senza accordo
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OCCHIELLO: La Commissione propone una riduzione del 55% entro il 2030, il Parlamento del 60%. I Paesi dell’Est, ancora vincolati al carbone, spingono per un’applicazione differenziata dell’obiettivoPer un accordo bisognerà aspettare dicembre. La Commissione propone una riduzione del 55% entro il 2030, il Parlamento del 60%. I Paesi dell’Est, ancora v
TESTO: Per un accordo tra gli Stati europei sul taglio delle emissioni di CO2 entro il 2030 bisognerà aspettare dicembre. L’obiettivo attuale è un taglio del 40%, insufficiente per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. La Commissione propone di portarlo al 55%, il Parlamento europeo al 60%. Per venire incontro alle richieste dei Paesi dell’Est, ancora vincolati al carbone, l’obiettivo potrebbe essere raggiunto a livello comunitario. Le grandi potenze come Francia e Germania sostengono un obiettivo climatico più ambizioso ma devono affrontare le resistenze degli Stati dell’Est Europa, le cui economia dipendono ancora fortemente dal carbone. I 27 leader riuniti a Bruxelles hanno detto che torneranno sulla questione “con l’obiettivo di concordare un nuovo obiettivo di riduzione delle emissioni per il 2030”. La Germania, che detiene la presidenza di turno, ha deciso di rinviare l’accordo al vertice del 10 dicembre. Undici Paesi, tra cui Francia, Spagna e Paesi Bassi, hanno espresso il loro sostegno per una riduzione di “almeno il 55%” in una lettera congiunta. Ma il gruppo di Visegrad, a partire dalla Polonia, rifiuta di impegnarsi per la neutralità temendo che possa danneggiare la propria industria. I leader hanno accettato di rinviare l’accordo fino a quando i Paesi non avranno maggiori informazioni sull’impatto nazionale dell’obiettivo. “Il Consiglio europeo ritiene che l’obiettivo aggiornato debba essere raggiunto collettivamente dall’Ue nel modo più efficiente in termini di costi. Tutti gli Stati membri parteciperanno a tale sforzo tenendo conto delle circostanze nazionali e di considerazioni di equità e solidarietà”, si legge nelle conclusioni di giovedì 15 ottobre. Se così fosse alcuni Paesi potrebbero sforare a livello nazionale l’obiettivo comunitario. Ed è quello che chiede da tempo il gruppo di Visegrad, proponendo un’applicazione differenziata degli obiettivi. Le resistenze dei Paesi dell’Est “Ogni paese ha un mix energetico diverso e dobbiamo tenerne conto. Quindi, se siamo d’accordo su una media del 55% nell’Ue, la Repubblica Ceca non ha alcun problema”, ha dichiarato il primo ministro ceco Andrej Babis. “Alcuni paesi potrebbero ridurre (le loro emissioni) di più. Ma noi non ci riusciremo”. La pensa allo stesso modo il primo ministro bulgaro Boiko Borissov, che ha avvertito: “I nostri calcoli preliminari suggeriscono che un taglio del 40% per noi è già un tetto”. Per venire incontro a questi Paesi la Commissione europea ha proposto il Fondo per la transizione equa (Just Transition Fund), che fa parte del Recovery Plan. Il fondo concede sovvenzioni alle regioni per sostenere i lavoratori, le piccole e medie imprese e le start-up impegnate a creare nuove opportunità economiche. Tutti gli Stati membri hanno accesso ai fondi, ma le risorse verranno concentrate sulle regioni più in difficoltà perché fanno ancora affidamento sui combustibili fossili (carbone, lignite, torba, olio di scisto). A giugno la Commissione europea ha lanciato un’apposita piattaforma per aiutare i Paesi interessati ad accedere alle risorse. La proposta del Parlamento Ue La base negoziale a partire dalla quale riprenderà la discussione  a dicembre è al di sotto delle richieste del Parlamento europeo. Gli eurodeputati infatti hanno chiesto una riduzione delle emissioni del 60% nel 2030, precisando che gli obiettivi nazionali devono essere aumentati in modo equo ed efficiente in termini di costi. L’Eurocamera inoltre ha invitato la Commissione a proporre un obiettivo intermedio per il 2040 per assicurarsi di raggiungere l’obiettivo di neutralità nel 2050. Secondo il Parlamento europeo per raggiungere questo risultato è indispensabile che gli Stati membri eliminino gradualmente le sovvenzioni dirette e indirette ai combustibili fossili entro il 31 dicembre 2025. La risoluzione parlamentare è una via di mezzo tra la richiesta degli ambientalisti e degli scienziati di fissare l’asticella almeno al 65% e la proposta della Commissione che prevede una riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030.
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TITOLO: Per i «Sure Social» domanda boom: 150 miliardi per finanziare la cassa integrazione Ue
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OCCHIELLO: Le prime due tranche hanno già raccolto una domanda per oltre 150 miliardi di euro. Il bond è destinato a finanziare il programma europeo da 100 miliardi a sostegno degli schemi nazionali di protezione dei posti di lavoroLe prime due tranche hanno già raccolto una domanda per oltre 150 miliardi di euro. Il bond è destinato a finanziare il progr
TESTO: Boom di richieste per il primo social bond dell’Unione europea. Le prime due emissioni hanno già raccolto la cifra di 233 miliardi di euro, mai toccata prima in un’emissione di debito, 14 volte superiore ai 17 miliardi complessivi dell’offerta. Le risorse sono destinate al finanziamento del piano Sure (Support to Unemployment Risks in Emergency), varato da Bruxelles la scorsa primavera per concedere prestiti agli stati dell’Unione coi quali pagare la Cassa integrazione e altre misure per arginare gli effetti della pandemia sull’occupazione. 10 miliardi sono stati raccolti attraverso la tranche del bond social scadenza 10 anni, per il quale si sono fatti avanti investitori con richieste da capogiro, per 145 miliardi di euro. Gli altri 7 miliardi derivano dalla tranche dell’emissione con scadenza 20 anni che ha fatto anch’essa tracimare i book registrando 88 miliardi di domanda. A curare la prima emissione sono stati cinque istituti di credito: Barclays, Bnp Paribas, Deutsche Bank, Nomura e Unicredit. Barclays, Bnp Paribas, Deutsche Bank, Nomura e Unicredit nel ruolo di joint lead manager. Il rating dell’emittente è AAA da Fitch, Aaa da Moody’s e AA da S&P. La Commissione europea aveva annunciato l’emissione delle obbligazioni dopo l’approvazione da parte del Consiglio della concessione del sostegno finanziario richiesto dai 16 Stati membri che hanno scelto di accedere al programma Sure. Il fondo può raggiungere i 100 miliardi di euro, per ora ne sono stati richiesti 87. L’Italia è il primo beneficiario con 27 miliardi e mezzo, seguita da Spagna con 21,3 miliardi e Polonia con 11,2. La Commissione Ue userà i proventi derivanti dalle emissioni dei social bond per trasferire le risorse agli Stati membri in diverse tranche. Come funzionano i prestiti I soldi, che inizieranno ad arrivare già da quest’anno, saranno accreditati su conti speciali presso le banche centrali nazionali, che saranno utilizzati anche per il rimborso. I prestiti avranno una scadenza a 15 anni. L’Unione europea ha una valutazione molto solida sui mercati e questo le consente di raccogliere risorse a tassi di interesse molto bassi. Paesi come l’Italia che hanno tassi di interesse sui titoli di Stato superiori alla media Ue avrebbero quindi un beneficio da questi prestiti. Il ministero dell’Economia calcola che il risparmio per le casse italiane nell’arco dei 15 anni di maturità può essere stimato in oltre 5 miliardi e mezzo di euro. Per garantire che i fondi siano utilizzati per scopi sociali, il quadro sulle obbligazioni sociali adottato da Bruxelles, richiede agli Stati membri di riferire su come i fondi presi a prestito sono stati spesi e sull’impatto sociale delle obbligazioni. Sulla base delle informazioni contenute in questi rapporti, la Commissione europea potrà dimostrare agli investitori che le obbligazioni Sure sono state utilizzate per finanziare programmi con un impatto sociale positivo.
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TITOLO: Per i «Sure Social» domanda boom: 150 miliardi per finanziare la cassa integrazione Ue
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OCCHIELLO: l bond è destinato a finanziare il programma europeo da 100 miliardi a sostegno degli schemi nazionali di protezione dei posti di lavoroLe prime due tranche hanno già raccolto una domanda per oltre 150 miliardi di euro. Il bond è destinato a finanziare il programma europeo da 100 miliardi a sostegno degli schemi nazionali di protezione dei posti
TESTO: Boom di richieste per il primo social bond dell’Unione europea. Le prime due emissioni hanno già raccolto la cifra di 233 miliardi di euro, mai toccata prima in un’emissione di debito, 14 volte superiore ai 17 miliardi complessivi dell’offerta. Le risorse sono destinate al finanziamento del piano Sure (Support to Unemployment Risks in Emergency), varato da Bruxelles la scorsa primavera per concedere prestiti agli stati dell’Unione coi quali pagare la Cassa integrazione e altre misure per arginare gli effetti della pandemia sull’occupazione. 10 miliardi sono stati raccolti attraverso la tranche del bond social scadenza 10 anni, per il quale si sono fatti avanti investitori con richieste da capogiro, per 145 miliardi di euro. Gli altri 7 miliardi derivano dalla tranche dell’emissione con scadenza 20 anni che ha fatto anch’essa tracimare i book registrando 88 miliardi di domanda. I rendimenti per gli investitori istituzionali (non erano ammessi i singoli risparmiatori) sono  del -0,26% per i prestiti a dieci anni, e 0,1% per i ventennali. A curare la prima emissione sono stati cinque istituti di credito: Barclays, Bnp Paribas, Deutsche Bank, Nomura e Unicredit. Barclays, Bnp Paribas, Deutsche Bank, Nomura e Unicredit nel ruolo di joint lead manager. Il rating dell’emittente è AAA da Fitch, Aaa da Moody’s e AA da S&P. La Commissione europea aveva annunciato l’emissione delle obbligazioni dopo l’approvazione da parte del Consiglio della concessione del sostegno finanziario richiesto dai 16 Stati membri che hanno scelto di accedere al programma Sure. Il fondo può raggiungere i 100 miliardi di euro, per ora ne sono stati richiesti 87. L’Italia è il primo beneficiario con 27 miliardi e mezzo, seguita da Spagna con 21,3 miliardi e Polonia con 11,2. La Commissione Ue userà i proventi derivanti dalle emissioni dei social bond per trasferire le risorse agli Stati membri in diverse tranche. Come funzionano i prestiti I soldi, che inizieranno ad arrivare già da quest’anno, saranno accreditati su conti speciali presso le banche centrali nazionali, che saranno utilizzati anche per il rimborso. I prestiti avranno una scadenza a 15 anni. L’Unione europea ha una valutazione molto solida sui mercati e questo le consente di raccogliere risorse a tassi di interesse molto bassi. Paesi come l’Italia che hanno tassi di interesse sui titoli di Stato superiori alla media Ue avrebbero quindi un beneficio da questi prestiti. Il ministero dell’Economia calcola che il risparmio per le casse italiane nell’arco dei 15 anni di maturità può essere stimato in oltre 5 miliardi e mezzo di euro. Per garantire che i fondi siano utilizzati per scopi sociali, il quadro sulle obbligazioni sociali adottato da Bruxelles, richiede agli Stati membri di riferire su come i fondi presi a prestito sono stati spesi e sull’impatto sociale delle obbligazioni. Sulla base delle informazioni contenute in questi rapporti, la Commissione europea potrà dimostrare agli investitori che le obbligazioni Sure sono state utilizzate per finanziare programmi con un impatto sociale positivo.
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