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LE NOTIZIE DAL GIORNO Friday 08 January 2021 AL GIORNO Friday 15 January 2021 SU: economia




TITOLO: Fisconaro: «Proteggete il panettone dai danni dell’italian sounding»
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OCCHIELLO: L’azienda siciliana cresce nell’export anche nel 2020 ma denuncia il proliferare di «falsi» in giro per il mondo. Serve un marchio di protezione
TESTO: È tempo di bilanci pe il mondo della pasticceria e dei dolci delle ricorrenze. Un tema che tocca da vicino anche l’azienda Fisconaro che da anni è in crescita costante sia sul mercato italiano che nelle esportazioni. Il 2020 è stato un anno anomalo per tutti, in tutti i settori ma da agosto a dicembre, Fiasconaro ha registrato un ottimo trend di richieste da parte dei clienti, che lascia sperare ad un fatturato, per l’anno in corso, non lontano dai 21 milioni di euro dello scorso anno, inoltre si prevede un’incidenza superiore pari al 22%, da parte principali mercati esteri. E dopo le feste, qual è il primo bilancio? «L’Azienda si è avvicinata al 90% della produzione di panettoni prodotti nel 2019 — spiega Nicola Fiasconaro — pari a 1,2 milioni di Kg. Attestandosi alla fine dell’anno in corso ad un volume di produzione intorno a 1,05 milioni di Kg. La produzione è di panettoni è di circa 10 mila Kg al giorno, leggermente inferiore a quella dell’anno passato a causa delle restrizioni e norme di sicurezza imposte dalla pandemia, come il distanziamento del personale e riduzione dei team di lavoro nei diversi turni». E l’export? «Le nostre esportazioni sono in aumento anche in questo anno terribile — afferma Fiasconaro — Nella Top 7 dei Paesi esteri a maggior redditività per Fiasconaro spiccano, nell’ordine: Stati Uniti, Francia, Svizzera, Germania, Spagna, Gran Bretagna e Australia. E ancora: fra i nuovi mercati di importanza strategica per l’azienda figurano l’Asia (Singapore) e gli Emirati Arabi (Dubai), e nell’ultimo anno, Venezuela, Grecia e Romania. E a essere preferito è sempre il panettone classico». Ma al tal proposito il pasticciere siciliano lancia un allarme. «Bisogna proteggere il marchio e l’autenticità del panettone made in Italy — avverte — all’estero aumenta l’italian sounding su questo prodotto che è molto ricercato e quindi ambito. Basti pensare che la fabbrica più grande al mondo di panettoni (imitati) è in Brasile, dove si mette in l commercio un prodotto che ha poco a che fare con il nostro autentico. Bisogna assolutamente proteggere il nostro proddo dai falsi internazionali e preservare un gioiello del made in Italy».
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TITOLO: La manifattura dei contenuti
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OCCHIELLO: Il cambio di rotta (auspicabile) dell’economia in Puglia
TESTO: La globalizzazione e la pandemia sono due fenomeni sociali intersecati. Perché la pandemia agisce globalmente, modificando i comportamenti e gli orientamenti di valore, perché è sul livello delle relazioni planetarie che corrono gli effetti del Covid. Tra questi effetti ve ne sono di positivi che vanno sostenuti con finanze pubbliche. Partiamo dall’esempio dei social network generalisti. Queste piattaforme perdono fortemente peso in Borsa da quando un manipolo di sostenitori di Trump ha assaltato Capitol Hill. Era nell’aria lo sgonfiamento della credibilità morale di quei social. Uno sgonfiamento che sta favorendo la crescita di altre piattaforme, più specialistiche - adatte, per esempio, alla formazione a distanza - che necessitano di contenuti sempre più alti, complessi, articolati. Il discorso etico è alla base di questa nuova produttività social. Lo vediamo anche in Puglia, dove si cominciano ad aggregare imprese intorno a un’idea di manifattura immateriale che ingloba la manifattura dei contenuti. Filiere tecnico-umanistiche, in fondo, che si generano molto velocemente dove abbondano le competenze e le idee.
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TITOLO: Caso Sbrescia, Umberto è il quinto commerciante suicida in Campania
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OCCHIELLO: Tante le vittime dei debiti dalla primavera scorsa. Perrotta (Federazione del Commercio) apre uno sportello: «La soluzione alla disperazione dal 31 dicembre c’è, con le nuove norme sul sovra indebitamento per gli imprenditori incolpevoli»
TESTO: «Ma oggi c’è lo strumento per arginare questo malessere e stiamo pensando di aprire uno sportello perché i colleghi ne siano tutti informati: con la Gazzetta Ufficiale del 31 dicembre 2020 diventa operativa l’esdebitazione dell’incapiente. La novità di natura europea, ora introdotta nell’ordinamento italiano, prevede che qualora non si possa offrire ai creditori alcuna utilità, nemmeno in prospettiva futura, è possibile l’immediata cancellazione dei debiti senza passare per la liquidazione. In Italia molti incapienti sono diventati tali perché il ricavato della vendita della casa di abitazione o dei locali in cui ci si guadagnava da vivere non ha coperto i loro debiti. Inoltre, con le nuove norme, nell’ottica di una tutela rinforzata della abitazione principale, si potrà chiedere anche il rimborso del mutuo fondiario. Le procedure si sostituiranno, quando il debitore sarà meritevole, cioè incolpevole (in Francia il 90% dei casi), alle esecuzioni individuali. Ci saranno però in esecuzione nel 2021 circa 90.000 lotti riguardanti prime case, negozi uffici, laboratori della famiglia produttrice. Tutti costoro resterebbero esclusi dalla legge. Per completare l’efficacia della nuova norma sul sovra indebitamento, numerose organizzazioni avevano chiesto, ad esponenti del governo, un blocco delle esecuzioni per permettere alle famiglie con l’immobile in esecuzione di presentare domanda di sovra indebitamento. Ora le stesse organizzazioni chiedono che sia previsto che quando si propone il ricorso al giudice per la nomina dell’organismo di composizione della crisi, tutte le azioni esecutive e cautelari siano sospese e possano esserne intraprese delle nuove. Così il debitore, per il tempo necessario a redigere il piano, non si vedrà portata via la casa o pignorati lo stipendio o la pensione».
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TITOLO: Dalla crisi al rilancio tecnologico Ecco la storia delle Fonderie di Bari
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OCCHIELLO: Nel 2016 l’azienda venne rilevata dal Gruppo Fs e trasformata in un’officina monoprodotto specializzata in acciaio fuso al manganese: lavorano 116 dipendenti
TESTO: Una sfida vinta. Soprattutto se si considera che l’ex Fonderie Meridionali erano sull’orlo del baratro. Nel 2016 l’azienda venne rilevata dal Gruppo Fs, attraverso la sua controllata Rfi, e trasformata in un’officina monoprodotto specializzata nella produzione di cuori in acciaio fuso al manganese. Il risultato? L’Onaf (l’Officina Nazionale Armamento Fonderia) ha aumentato il numero dei dipendenti, dà lavoro direttamente a 116 persone e produce circa 1.700 cuori l’anno. «Lo stabilimento - afferma Massimo Del Prete, responsabile delle Onaf - produce cuori in acciaio ed è una fonderia di seconda fusione dove la materia prima utilizzata per produrre l’acciaio è il rottame ferroso che viene fuso in forni a 1.600 gradi. Durante la fusione vengono aggiunte delle ferroleghe per conferire all’acciaio la composizione chimica richiesta per i cuori». Sono parti utilizzate negli scambi ferroviari. «Ci sono cuori - conclude Del Prete - lunghi circa cinque metri e altri più lunghi come quelli prodotti a Bari che sfiorano i venti metri. Esistono diverse tipologie di cuore: ad attacco diretto e indiretto, retti e curvi. Nell’officina di Bari ne produciamo sedici tipologie. Il numero dei pezzi ogni anno varia in base ai fabbisogni di Rete Ferroviaria Italiana a seconda delle esigenze della rete. Il futuro? L’Officina barese sta crescendo. È una realtà che si sta strutturando per rispondere a una domanda di cuori in acciaio fuso al manganese che auspichiamo possa essere sempre crescente».
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TITOLO: Otranto, il porto atteso da 14 anniConfindustria: «Burocrazia miope»
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OCCHIELLO: L’ira degli imprenditori contro le istituzioni: «Così il Salento si ferma»
TESTO: Scende in campo anche Confindustria contro la burocrazia tenacemente arroccata in ogni articolazione dello Stato, ma che soprattutto negli uffici baresi della Regione ha dilatato oltre ogni limite prevedibile e accettabile i tempi per la costruzione del nuovo porto turistico di Otranto fino a farlo diventare ormai un miraggio. È quanto ha denunciato su queste pagine il sindaco della città salentina, Pierpaolo Cariddi, spiegando che non sono bastati 14 anni per vedere posata la prima pietra dell’infrastruttura. «Forse non tutti se ne stanno rendendo conto, ma il nostro territorio sta morendo a causa di una politica miope e di una burocrazia asfissiante», attacca il presidente di Confindustria Lecce, Giancarlo Negro. «Il caso del porto turistico di Otranto – insiste Negro - è l’ennesimo sfregio alla nostra meravigliosa terra, al pari della Statale 275, Xylella e di altri investimenti turistici, tutti naufragati per l’incapacità delle istituzioni di lavorare insieme e raggiungere in tempi brevi obiettivi di sviluppo».
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TITOLO: Puglia e Basilicata: no scorie nucleari «Terre di natura, agiamo insieme»
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OCCHIELLO: La strategia messa a punto dai governatori Emiliano e Bardi: documento comune
TESTO: Affrontare la «vertenza nucleare» con una considerazione di fondo: i potenziali siti di stoccaggio dei rifiuti radioattivi (17 su 67 nazionali) distano pochi chilometri dal confine che divide le due Regioni. Quindi non è opportuni separare i destini di Puglia e Basilicata. È questa la sintesi di un primo incontro tra i due governatori (Michele Emiliano e Vito Bardi) con la presenza dei rispettivi assessori all’Ambiente Anna Grazia Maraschio e Gianni Rosa. «O questo problema lo risolviamo insieme - hanno commentato Emiliano e Maraschio - o c’è il rischio che anche il coinvolgimento di una sola regione possa creare conseguenze alla regione confinante perché i siti di cui parliamo sono siti connessi dal punto di vista geologico e naturalistico. Sappiamo bene di avere di fronte per ora solo un elenco potenziale, ma intendiamo tirarci fuori da questo elenco perché quelle pugliesi e lucane sono tutte aree di particolare pregio naturalistico, che fanno parte di parchi o che sono candidate a farne parte». Fin qui il punto di vista politico. Mentre alla Sogin (società statale per lo smantellamento degli impianti nucleari italiani e la gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi) vanno presentate, da parte degli enti locali, osservazioni tecniche. Entro 60 giorni dalla pubblicazione della mappa delle aree idonee: calcolo che porta al prossimo 6 marzo. «La giunta regionale - prosegue Maraschio - intende rispondere con osservazioni puntuali e approverà una delibera di indirizzo per esplicitare meglio le azioni e le forze da mettere in campo. Per questo abbiamo attivato la struttura assessorile e le agenzie specializzate (dall’Arpa all’Ares). Il lavoro sarà incrociato con i contenuti forniti dai territori. Una cosiddetta cabina di regia che porti a un testo condiviso anche con la vicina Basilicata».
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TITOLO: Napoli, sostegno alle imprese: Confcommercio non ci sta. È scontro con la Camera di Commercio
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OCCHIELLO: Sfida all’ente di piazza Bovio. Fiola: «Non piace il nuovo corso Per questo mi si attribuisce un atteggiamento di chiusura»
TESTO: La replica di Fiola, che oggi risponderà ai vertici di Confcommercio, non si è fatta attendere. «Prendo atto che a un invito ufficiale viene risposto con la volontà non di partecipare — spiega —. Mi si attribuisce un atteggiamento di chiusura nei confronti dell’invitato, si ipotizza che io abbia ritenuto “nemica” un’associazione facendo riferimento alla decadenza per reiterate e immotivate assenze di un consigliere, dimenticando che fu fatto decadere anche un altro consigliere che, in questa logica, sarebbe di una associazione “amica”. Occorre voltare pagina. Alcuni, dapprima mossi da sentimenti di ostilità politica, hanno compreso che il nuovo corso di questo Ente è orientato alla collaborazione e all’inclusione delle forze sane e di chi ha volontà di costruire. Altri continuano a perseverare in una logica che mortifica le rappresentanze e le imprese, anteponendo interessi personali a quelli della comunità, autorelegandosi in ruoli di marginalità. Nonostante gli inviti».
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TITOLO: Marcegaglia: «Sarà il G20 della ripartenza, l’Italia non sprechi l’occasione»
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OCCHIELLO: La chair del B20, al via il 21 gennaio: «Per esercitare questa opportunità di leadership serve un governo stabile, si esca al più presto dall’impasse»
TESTO: Il G20 riunisce le principali economie del mondo. I Paesi che ne fanno parte – dagli Stati Uniti alla Cina, dalla Russia all’India, oltre a Regno Unito, Francia, Germania e Italia per l’Europa – rappresentano l’80% del Pil mondiale, il 75% del commercio globale, il 60% della popolazione del pianeta. Il G20 si riunisce ogni anno, ma questa volta non sarà un evento di routine. Il mondo intero è alle prese con la pandemia, il 2021 ambisce a essere l’anno della ripresa. Ma quale ripresa? Per chi? Con quali nuovi equilibri politici ed economici? Sul piatto la posta è altissima. E per l’Italia c’è un’opportunità (o un rischio? ) in più. Il G20 – e il B20 a esso collegato, la riunione della comunità del business dei 20 Paesi – si terrà infatti nel nostro Paese. Partenza tra pochi giorni, il 21 gennaio. Confindustria, che da padrona di casa ha la responsabilità dell’organizzazione del B20, ne ha affidato l’organizzazione a Emma Marcegaglia. A lei toccherà guidare il processo che, a ottobre, porterà lo stesso B20 a formulare una serie di raccomandazioni alla presidenza di turno del G20. Questo B20 deve confrontarsi con la ricostruzione dopo la pandemia. Può dare un contributo tangibile? «Sì: non sarà una passerella, dobbiamo incidere. E ci sono le condizioni perché ciò avvenga. Il G20 nasce nel 1999 come riunione dei ministri delle finanze e dei governatori della banche centrali. Nel 2008, con il deflagrare della crisi finanziaria, il G20 è stato rilanciato come sede di concertazione dei capi di Stato e di governo. E’ diventato il luogo principale di coordinamento economico e finanziario internazionale. Nel 2010 è partito un processo di apertura alla società civile con la nascita del B20. Quando si è dovuto confrontare con le crisi, il G20 ha portato ai risultati e alle proposte più efficaci. Tocca a noi condividere oggi le vie d’uscita da questa emergenza». Cosa comporta per l’Italia arrivare alla sua prima presidenza del G20 e del B20 in piena crisi di governo? «Non sta a me dire quale, ma una soluzione va trovata in fretta. Il Paese non può restare in questa impasse, non ce lo possiamo permettere. Sono troppe le emergenze che chiedono risposte. Per quanto riguarda il G20, questa è la prima presidenza dell’Italia. E’ l’occasione per dimostrare sul campo la nostra capacità di leadership al centro della scena internazionale. E nello stesso tempo di mostrare quello che sanno fare le nostre imprese. Abbiamo l’obbligo di non sprecarla». La globalizzazione era già in cattiva salute prima della pandemia, la crisi accelera la deriva protezionista? «La tendenza esiste e va contrastata. I primi ad avere interesse a che i mercati restano aperti siamo noi europei. Oggi siamo il mercato più grande e più ricco, è vero. Ma la demografia ci dice che in futuro la crescita non sarà qui. Anche per questo dobbiamo opporci a ogni deriva protezionista. Nello stesso tempo, però, dobbiamo porre le basi per una globalizzazione diversa». Diversa in che senso? G20 e B20 possono favorire una concorrenza più leale tra i Paesi? «Diversa perché più sostenibile sul piano ambientale e sociale. E’ necessario andare oltre gli accordi di Parigi sul clima. Un’opportunità può essere la Cop26, la conferenza delle nazioni unite sul clima che si terrà a novembre, organizzata in partnership dall’Italia con il Regno unito. Per fare tutto questo la strada è proprio la promozione di una concorrenza più leale tra Paesi. Per intenderci, penso a merci e servizi prodotti condividendo standard che garantiscano il rispetto dell’ambiente e dei diritti». La Cina ha stretto accordi con i Paesi del Sud Est asiatico, di recente anche con l’Europa. Chi detta gli standard? «Usa ed Europa devono trovare la forza e la coesione per tornare a dettare gli standard. Anche questo è un tema di cui ci occuperemo durante il B20». Il tavolo del Wto in stallo dal 2014, G20 e B20 possono dare un contributo a riavviarlo? «Credo di sì. In generale la pandemia ha ricordato a tutti che i problemi globali non possono che essere risolti insieme. Bisogna avere luoghi di confronto dove mettere a punto strumenti di gestione di crisi come questa. Oggi a essere messo alla prova è il piano sanitario, domani potrebbe essere, per esempio, la cybersicurezza. E’ importante spingere per restituire vigore agli organismi multilaterali. A partire dal wto perché se, come impresa, faccio un contratto in Usa o in Cina devo avere un organismo che dirime il contenzioso in caso di contrasti. Ma anche l’Organizzazione mondiale della sanità». Il B20 parte il giorno dopo l’insediamento di Biden. «Con la fine dell’era Trump, America is back, gli Usa sono di nuovo in campo. Speriamo per supportare questo tipo di visione. Non a caso all’apertura del B20 ci sarà John Kerry, segretario di Stato con l’amministrazione Obama». La capacità di utilizzare le tecnologie digitali sarà la faglia che separa gli inclusi dagli esclusi? «Temo di sì. Servono investimenti massicci anche da parte delle imprese. Insieme con l’informatica va studiata anche la filosofia, però. E’ la capacità di generare pensiero che ci dà gli strumenti per governare in modo equilibrato questi nuovi mezzi. L’Italia deve fare uno sforzo particolare su questo, non solo il pubblico, anche le imprese». Il Piano nazionale ripresa e resilienza introduce investimenti massicci in questa direzione. Come lo valuta? Come dovremmo attrezzarci per spendere bene queste risorse? «Trovo che sia migliorato nei contenuti. Ma non basta. Per la sua gestione l’Italia deve avere solide capacità di governo. E attenzione: non ne va solo del nostro futuro come Paese ma di tutta l’Europa. Con il Recovery fund l’Ue ha scommesso su di noi». Più pessimista o ottimista sul futuro? «Il momento è difficile, è innegabile. Ma bisogna anche saper vedere quello che funziona. Non era per nulla scontato che in così breve tempo venissero messi a punto diversi vaccini. Sono la chiave per uscire da questa crisi». Lei è stata la prima donna presidente di Confindustria, prima donna presidente di Business europe, prima donna presidente dell’Eni. Non trova però che in generale il cammino delle donne verso una parità reale sia più lento del previsto? «Poteva andare meglio, è vero. Anche per questo ho voluto che una delle task force del B20 fosse dedicata a “Women in power”. Oggi l’attenzione al tema della diversity è altissima. Sfruttiamola. E le donne supportino le altre donne con merito e capacità. Sta a noi sfruttare questa attenzione e non trovarci tra cinque anni con l’amaro in bocca di chi ha sprecato un’occasione».
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TITOLO: Brexit, attivo il fondo Ue per le imprese più colpite. All’Italia 87 milioni di euro
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OCCHIELLO: La riserva di adeguamento vale nel complesso 5 miliardi. Il nostro Paese riceverà 82,2 milioni ai prezzi 2018, vale a dire 87,2 milioni a prezzi correnti. A ricevere gli importi maggiori sono l’Irlanda, i Paesi Bassi, la Germania e la Francia.La riserva di adeguamento vale nel complesso 5 miliardi. Il nostro Paese riceverà 82,2 milioni ai prezz
TESTO: Nel 2021 saranno distribuiti 4 miliardi sotto forma di pre-finanziamento. La seconda tranche da 1 miliardo sarà invece erogata nel 2024. Con queste risorse gli Stati europei potranno finanziare misure specifiche di sostegno per le imprese e i settori economici più colpiti. Inoltre potrà destinarne una parte al reinserimento nel mercato del lavoro dei cittadini di ritorno dal Regno Unito o alle procedure doganali e ai controlli sanitari e fitosanitari delle merci. L’accordo di libero scambio ha salvato circa 25 miliardi di euro di esportazioni italiane di cui 3,4 miliardi solo di export alimentare. Il Regno Unito, infatti, rappresenta il quarto mercato di sbocco per le esportazioni italiane, che rischiavano dazi medi del 3% che per alcuni prodotti alimentari potevano raggiungere anche il 30% in caso di no deal. Tuttavia con la Brexit il Regno Unito è diventato in tutto e per tutto un mercato separato. E questo avrà sicuramente degli effetti, per quanto attenuati dall’intesa. A pagare il prezzo più alto sarà Londra, ma anche le aziende europee andranno incontro a delle perdite e a notevoli disagi legati alle formalità doganali, alle certificazioni e ai controlli sui prodotti e soprattutto all’inevitabile aumento dei costi logistici. Per qualificarsi per i rimborsi dalla riserva di adeguamento della Brexit, gli Stati membri devono dimostrare il rapporto diretto dei loro crediti con l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Le relazioni dei Paesi vengono esaminate dalla Commissione, che potrà anche recuperare, se necessario, gli importi non spettanti o non utilizzati.
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TITOLO: Meridbulloni, tavolo al Mise: «Azienda irremovibile»
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OCCHIELLO: Sindacati: per Regione e Ministero usare ammortizzatori sociali
TESTO: Si è concluso il tavolo di trattativa al Ministero dello Sviluppo economico, per la vertenza Meridbulloni di Castellammare di Stabia. Da indiscrezioni riportate ai lavoratori, 81 unità che dal 18 dicembre presidiano i cancelli dell’industria di bulloni, dopo avere ricevuto una lettera di trasferimento nelle fabbriche del Nord, dove la proprietà, Gruppo Fontana, sta accorpando tutti i siti produttivi. Presenti al tavolo il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Alessandra Todde, l’assessore alle Attività produttive della Regione Campania, Antonio Marchiello, e delegazioni dei sindacati in rappresentanza dei lavoratori. «Al tavolo di trattativa l’azienda è stata irremovibile- racconta il rappresentante sindacale di Fiom-Cgil aziendale, Gennaro Verdoliva - Però la sottosegretaria Todde e l’assessore Marchiello sono stati altrettanto fermi e decisi ad ottenere che il `trasferimento´ non sia l’ultima parola della proprietà, che ha e deve usufruire degli ammortizzatori sociali per non sradicare le famiglie dal territorio su due piedi, ma garantire la possibilità a tutti di potersi organizzare». Il sindaco di Castellammare di Stabia, Gaetano Cimmino, ha così commentato su Facebook la posizione del governo cittadino: «Il sito produttivo va mantenuto e il lavoratori devono essere tutelati: sono questi gli obiettivi di Comunem Regione e Ministero. Il nostro consiglio comunale ha già votato un ordine del giorno all’unanimità per dire no a eventuali speculazioni edilizie. È necessario salvaguardare un sito che, se dismesso, andrebbe ulteriormente a impoverire il tessuto produttivo del nostro territorio. Non arretreremo di un millimetro in questa battaglia a tutela dei lavoratori e delle loro famiglie». (fonte agenzie)
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TITOLO: Il prezzo dei giochi di potere
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OCCHIELLO:
TESTO: Parliamoci con franchezza, pochi hanno il coraggio di ammetterlo apertamente, ma la crisi si apre non a caso proprio su questo punto. Tutti vogliono poter gestire questi soldi, nessun partito vuole restare ai margini di questa operazione. Chiunque, partito, movimento, gruppo di responsabili, entrerà nella nuova maggioranza chiederà di stare nella Cabina di Regia politica del Recovery Fund. Ecco perché le caselle davvero in bilico sono quelle dei ministeri competenti in materia. Si tratta di Economia, innanzitutto, ma anche di Affari Europei, di Sviluppo Economico e di Sud e Coesione territoriale. Una continuità sarebbe non solo auspicabile ma il passo giusto per tenere la barra diritta e non perdere altro tempo prezioso. Ma l’esperienza del passato ci insegna che la politica politicante troppe volte vince sulla ragione e sul senso dello Stato. Per fortuna c’è un faro in questo mare in tempesta, un Capo dello Stato attento, saggio, di grande esperienza, che giustamente vorrà dire la sua e farà valere nell’ombra fino in fondo il proprio ruolo, senza che questo significhi intromettersi nell’agone politico.
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TITOLO: De Meo rivoluziona Renault: auto elettrica e focus hi tech
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OCCHIELLO: Il ceo del gruppo vuole produrre meno, ridurre le vendite con prezzi più equi, applicare una stretta disciplina in materia di costi, affrontando solo i mercati più qualificati per alzare i suoi margini
TESTO: Luca de Meo, il ceo del gruppo Renault, ha presentato la sua “Renaulution”, il piano industriale che potremmo paragonare ad una “nouvelle vague”, il movimento degli anni 50 che parlava ad una generazione che stava cambiando, dopo anni bui, iniziava a lavorare e a vivere con un entusiasmo sconosciuto. Anche l’auto si trova ad una svolta, ha bisogno di impulsi, di credibilità, di idee e di coraggio. De Meo vuole produrre meno, ridurre le vendite con prezzi più equi, applicare una stretta disciplina in materia di costi, affrontando solo i mercati più qualificati per alzare i suoi margini, come l’America Latina, l’India, la Corea, rinforzandosi in Spagna, in Marocco, in Romania, in Turchia e in Russia. Renault è pronta ad impegnarsi a fondo nella transizione ecologica, adattandosi alle nuove abitudini degli automobilisti. Prima di comunicare la sua strategia, de Meo, con il presidente di Renault Jean-Dominique Senard, si è confrontato con il ministro dell’economia francese Bruno Le Maire, poiché lo Stato è azionista.
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