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LE NOTIZIE DAL GIORNO Friday 15 January 2021 AL GIORNO Friday 22 January 2021 SU: economia




TITOLO: Brexit, attivo il fondo Ue per le imprese più colpite. All’Italia 87 milioni di euro
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OCCHIELLO: La riserva di adeguamento vale nel complesso 5 miliardi. Il nostro Paese riceverà 82,2 milioni ai prezzi 2018, vale a dire 87,2 milioni a prezzi correnti. A ricevere gli importi maggiori sono l’Irlanda, i Paesi Bassi, la Germania e la Francia.La riserva di adeguamento vale nel complesso 5 miliardi. Il nostro Paese riceverà 82,2 milioni ai prezz
TESTO: Nel 2021 saranno distribuiti 4 miliardi sotto forma di pre-finanziamento. La seconda tranche da 1 miliardo sarà invece erogata nel 2024. Con queste risorse gli Stati europei potranno finanziare misure specifiche di sostegno per le imprese e i settori economici più colpiti. Inoltre potrà destinarne una parte al reinserimento nel mercato del lavoro dei cittadini di ritorno dal Regno Unito o alle procedure doganali e ai controlli sanitari e fitosanitari delle merci. L’accordo di libero scambio ha salvato circa 25 miliardi di euro di esportazioni italiane di cui 3,4 miliardi solo di export alimentare. Il Regno Unito, infatti, rappresenta il quarto mercato di sbocco per le esportazioni italiane, che rischiavano dazi medi del 3% che per alcuni prodotti alimentari potevano raggiungere anche il 30% in caso di no deal. Tuttavia con la Brexit il Regno Unito è diventato in tutto e per tutto un mercato separato. E questo avrà sicuramente degli effetti, per quanto attenuati dall’intesa. A pagare il prezzo più alto sarà Londra, ma anche le aziende europee andranno incontro a delle perdite e a notevoli disagi legati alle formalità doganali, alle certificazioni e ai controlli sui prodotti e soprattutto all’inevitabile aumento dei costi logistici. Per qualificarsi per i rimborsi dalla riserva di adeguamento della Brexit, gli Stati membri devono dimostrare il rapporto diretto dei loro crediti con l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Le relazioni dei Paesi vengono esaminate dalla Commissione, che potrà anche recuperare, se necessario, gli importi non spettanti o non utilizzati.
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TITOLO: Meridbulloni, tavolo al Mise: «Azienda irremovibile»
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OCCHIELLO: Sindacati: per Regione e Ministero usare ammortizzatori sociali
TESTO: Si è concluso il tavolo di trattativa al Ministero dello Sviluppo economico, per la vertenza Meridbulloni di Castellammare di Stabia. Da indiscrezioni riportate ai lavoratori, 81 unità che dal 18 dicembre presidiano i cancelli dell’industria di bulloni, dopo avere ricevuto una lettera di trasferimento nelle fabbriche del Nord, dove la proprietà, Gruppo Fontana, sta accorpando tutti i siti produttivi. Presenti al tavolo il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Alessandra Todde, l’assessore alle Attività produttive della Regione Campania, Antonio Marchiello, e delegazioni dei sindacati in rappresentanza dei lavoratori. «Al tavolo di trattativa l’azienda è stata irremovibile- racconta il rappresentante sindacale di Fiom-Cgil aziendale, Gennaro Verdoliva - Però la sottosegretaria Todde e l’assessore Marchiello sono stati altrettanto fermi e decisi ad ottenere che il `trasferimento´ non sia l’ultima parola della proprietà, che ha e deve usufruire degli ammortizzatori sociali per non sradicare le famiglie dal territorio su due piedi, ma garantire la possibilità a tutti di potersi organizzare». Il sindaco di Castellammare di Stabia, Gaetano Cimmino, ha così commentato su Facebook la posizione del governo cittadino: «Il sito produttivo va mantenuto e il lavoratori devono essere tutelati: sono questi gli obiettivi di Comunem Regione e Ministero. Il nostro consiglio comunale ha già votato un ordine del giorno all’unanimità per dire no a eventuali speculazioni edilizie. È necessario salvaguardare un sito che, se dismesso, andrebbe ulteriormente a impoverire il tessuto produttivo del nostro territorio. Non arretreremo di un millimetro in questa battaglia a tutela dei lavoratori e delle loro famiglie». (fonte agenzie)
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TITOLO: Il prezzo dei giochi di potere
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OCCHIELLO:
TESTO: Parliamoci con franchezza, pochi hanno il coraggio di ammetterlo apertamente, ma la crisi si apre non a caso proprio su questo punto. Tutti vogliono poter gestire questi soldi, nessun partito vuole restare ai margini di questa operazione. Chiunque, partito, movimento, gruppo di responsabili, entrerà nella nuova maggioranza chiederà di stare nella Cabina di Regia politica del Recovery Fund. Ecco perché le caselle davvero in bilico sono quelle dei ministeri competenti in materia. Si tratta di Economia, innanzitutto, ma anche di Affari Europei, di Sviluppo Economico e di Sud e Coesione territoriale. Una continuità sarebbe non solo auspicabile ma il passo giusto per tenere la barra diritta e non perdere altro tempo prezioso. Ma l’esperienza del passato ci insegna che la politica politicante troppe volte vince sulla ragione e sul senso dello Stato. Per fortuna c’è un faro in questo mare in tempesta, un Capo dello Stato attento, saggio, di grande esperienza, che giustamente vorrà dire la sua e farà valere nell’ombra fino in fondo il proprio ruolo, senza che questo significhi intromettersi nell’agone politico.
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TITOLO: De Meo rivoluziona Renault: auto elettrica e focus hi tech
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OCCHIELLO: Il ceo del gruppo vuole produrre meno, ridurre le vendite con prezzi più equi, applicare una stretta disciplina in materia di costi, affrontando solo i mercati più qualificati per alzare i suoi margini
TESTO: Luca de Meo, il ceo del gruppo Renault, ha presentato la sua “Renaulution”, il piano industriale che potremmo paragonare ad una “nouvelle vague”, il movimento degli anni 50 che parlava ad una generazione che stava cambiando, dopo anni bui, iniziava a lavorare e a vivere con un entusiasmo sconosciuto. Anche l’auto si trova ad una svolta, ha bisogno di impulsi, di credibilità, di idee e di coraggio. De Meo vuole produrre meno, ridurre le vendite con prezzi più equi, applicare una stretta disciplina in materia di costi, affrontando solo i mercati più qualificati per alzare i suoi margini, come l’America Latina, l’India, la Corea, rinforzandosi in Spagna, in Marocco, in Romania, in Turchia e in Russia. Renault è pronta ad impegnarsi a fondo nella transizione ecologica, adattandosi alle nuove abitudini degli automobilisti. Prima di comunicare la sua strategia, de Meo, con il presidente di Renault Jean-Dominique Senard, si è confrontato con il ministro dell’economia francese Bruno Le Maire, poiché lo Stato è azionista.
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TITOLO: Separazione digitale Usa-Cina: le imprese Ue a Pechino «devono prepararsi al peggio»
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OCCHIELLO: Secondo uno studio della Camera di commercio europea a Pechino, le aziende che operano nel Paese asiatico potrebbero essere costrette a una costosa partizione delle loro operazioni internazionaliSecondo uno studio della Camera di commercio europea a Pechino, le aziende che operano nel Paese asiatico potrebbero essere costrette a una costosa partizi
TESTO: La separazione digitale tra Cina e Stati Uniti rischia di avere un impatto grave sulle imprese europee che operano nel paese asiatico, che dovrebbero fin da ora “prepararsi al peggio”, e potrebbero essere costrette a una costosa partizione delle loro operazioni internazionali: a dare l’allarme sono alcuni dei principali gruppi economici europei, in un rapporto della Camera di commercio europea in Cina e del think tank tedesco MERICS pubblicato giovedì 14 gennaio.     Secondo il documento, a inquietare è innanzitutto il progressivo disallineamento politico, commerciale e finanziario tra le due potenze, caratterizzato da eventi quali l’inserimento di nuove aziende in watch lists da tenere sotto controllo, le minacce di introduzione di dazi, e esercitazioni nel Mar Cinese Meridionale e dalla contemporanea attività della flotta Usa nel Pacifico, la chiusura di ambasciate, la situazione ad Hong Kong, i divieti statunitensi all’utilizzo di dispositivi digitali o app cinesi.   Verso due ‘mondi digitali’ separati La preoccupazione più grande, tuttavia, arriva dalla rivalità sino-statunitense in campo tecnologico, come dimostra il caso delle reti 5G. Proprio mentre gli Stati Uniti stanno tentando di eliminare dal proprio sistema di rete i software e i componenti di fabbricazione cinese – scrive il report –  la Cina, che è fortemente dipendente dalle importazioni di semiconduttori per la realizzazione di apparecchiature digitali, sta spingendo per arrivare all’autosufficienza in questo settore: il rischi, secondo molti analisti, è la progressiva separazione della supply chain digitale in due poli d’attrazione opposti e conflittuali. Come dimostrano da un lato la crescente difficoltà delle imprese europee in Cina a utilizzare soluzioni digitali e apparecchiature di rete sviluppate in Europa, a causa del protezionismo cinese. Dall’altro, la proposta statunitense di un’alleanza globale – il “Clean Network” – che escluda le tecnologie che gli Usa ritengono manipolate da Partito comunista cinese.    In questa situazione, le aziende europee si trovano prese tra due fuochi, in attesa di una “tempesta in arrivo”, come ha detto il presidente della Camera di commercio, Joerg Wuttke, in un briefing prima della diffusione del rapporto. I punti su cui il disallineamento Cina-Usa danneggia di più le imprese europee – ha spiegato – sono quelli relativi ai flussi di dati, alle apparecchiature ICT e ai beni e servizi digitali. Questioni che le aziende già stanno affrontando: quasi metà di quelle intervistate nel rapporto lavorano con definizioni diverse di “dati” che hanno “un impatto negativo significativo” sul loro business, e il 19 per cento ha abbandonato o posticipato il lancio di nuovi progetti, beni o servizi a causa delle normative cinesi sulle informazioni personali. Le imprese europee devono attrezzarsi “Mentre il mondo si muove verso un crescente tecno-nazionalismo” – si legge nel documento, pubblicato a due settimane di distanza dall’accordo tra Unione Europea e Cina per garantire alle aziende europee un maggiore accesso ai mercati cinesi – “la possibilità di una completa disintegrazione digitale richiede un’analisi attenta”. Nel prossimo futuro, infatti, le imprese europee potrebbero essere costrette a scegliere se condurre operazioni completamente separate in Cina e nel resto del mondo, oppure trovare modi per utilizzare architetture digitali più ‘neutre’. “I costi di entrambe le opzioni sono considerevoli”, scrive il report: “Ogni passo compiuto lungo la via del disallineamento infligge ulteriori danni a innovazione, efficienza, risparmio sui costi ed economie di scala”.   Secondo il direttore esecutivo del MERICS, Mikko Huotari, “i governi devono rispondere rapidamente a questa ‘crisi di interdipendenza’, effettuando un’analisi sobria dei rischi e dei costi associati a ulteriori misure di disallineamento, non solo per le proprie aziende, ma anche per il welfare nazionale. I decisori europei – ha concluso – dovranno muoversi su una linea sottile per il futuro dell’innovazione e della cooperazione tecnologica con la Cina, che mantenga ove possibile i mercati aperti, e trovi soluzioni ragionevoli e proporzionate alle preoccupazioni per la sicurezza nazionale e la leale concorrenza”.
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TITOLO: L’Ue accelera la corsa allo Spazio: 300 milioni per start up, Pmi e tecnologia
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OCCHIELLO: Bruxelles ha annunciato un piano d’investimenti per sostenere l’innovazione. Inoltre intende mandare in orbita una costellazione di satelliti per assicurare connessioni internet ad alta velocità anche in aree isolateBruxelles ha annunciato un piano d’investimenti per sostenere l’innovazione. Inoltre intende mandare in orbita una costellazi
TESTO: Bruxelles ha dato il via libera a un piano di investimenti da 300 milioni per il settore spaziale, in parte dal bilancio Ue e in parte dal Fondo europeo per gli investimenti (Fei). Le risorse servono per alimentare Orbital Ventures, un fondo paneuropeo che si concentra sulle tecnologie spaziali tra cui i settori del downstream (comunicazioni, crittografia, archiviazione ed elaborazione dei dati, geolocalizzazione, osservazione della terra) e dell’upstream (hardware spaziale, materiali, elettronica, robotica, razzi, satelliti), e Primo Space, il primo fondo di venture capital italiano che sostiene le aziende nella promozione e commercializzazione di innovazioni nell’industria spaziale in Europa. “Orbital Ventures e Primo Space giocheranno un ruolo vitale nel sostenere l’ecosistema spaziale e le start-up spaziali dell’Ue. Attrarre più capitale privato in questo settore ci permette di raggiungere insieme nuove vette”, ha dichiarato il direttore generale del Fei, Alain Godard. L’iniziativa è stata annunciata nell’ambito della 13° Conferenza spaziale europea tenutasi a Bruxelles, nei giorni scorsi. Il programma di connettività Durante la conferenza è stato affrontato anche il tema della connettività spaziale. L’Unione europea intende mandare in orbita una costellazione di centinaia di satelliti per rafforzare le modalità di connessione internet. La prima priorità è quella di colmare le lacune nella copertura a banda larga delle infrastrutture terrestri, ma in seguito questa rete potrebbe alimentare anche servizi come le auto a guida automatica. “Il mio obiettivo è quello di procedere rapidamente. Sarebbe opportuno che la Commissione presenti quest’anno una proposta al Parlamento europeo e al Consiglio in modo da poterci muovere concretamente”, ha dichiarato il commissario europeo per il Mercato interno Thierry Breton alla 13a Conferenza spaziale europea. Per l’Europa è fondamentale sviluppare questa capacità se vuole rimanere competitiva a livello globale.  Il Regno Unito di recente ha dato il via libera al servizio Internet via satellite Starlink di SpaceX e gli utenti del paese hanno già ricevuto il kit per il beta test.   E anche Kuiper, il servizio globale di connettività a banda larga via satellite lanciato da Amazon, ha superato i primi test. “Padroneggiare il flusso digitale è fondamentale per il futuro”, ha dichiarato Hervé Derrey, Ceo di Thales Alenia Space, il produttore aerospaziale franco-italiano, durante la conferenza. “Un solido settore spaziale europeo è essenziale per un’Europa forte”, ha sottolineato il presidente del Consiglio europeo Charles Michel. “Lo sviluppo del nostro settore spaziale ci aiuterà a rafforzare la nostra autonomia strategica, a mio avviso l’obiettivo principale della nostra generazione”. Il ruolo di Copernico e Galileo Secondo il ministro portoghese per la Scienza, la tecnologia e l’istruzione superiore, Manuel Heitor  “il ruolo dei governi in generale, e della Commissione europea in particolare, dovrebbe essere quello di creare mercati” in aree che vanno dal registro del territorio e della biodiversità – “che non sono tradizionalmente nel settore spaziale, ma che necessitano di immagini satellitari ad alta risoluzione” – alla “produttività del territorio e dell’agricoltura, alla sorveglianza marittima, allo sviluppo urbano sostenibile e alla mobilità autonoma”. A ciò si deve aggiungere “il rafforzamento della domanda”, ha detto Heitor, sottolineando la necessità che programmi comunitari come Copernico (osservazione della terra) e Galileo (navigazione satellitare) aumentino la loro risoluzione, che può essere decisiva per la promozione di un sistema imprenditoriale di start-up e di piccole e medie imprese. L’Ue, a questo proposito, intende anticipare la prossima generazione del sistema di posizionamento satellitare Galileo con un lancio “nel 2024”, un anno prima del previsto, ha fatto sapere Breton durante la conferenza.
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TITOLO: La rivoluzione Renault parte con la R5 elettrica, de Meo: «punto su tecnologia e persone»
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OCCHIELLO: L’amministratore delegato del gruppo automobilistico: «La R5, all’inizio degli anni 70, fu una delle chiavi non solo del nostro successo ma di tutta l’industria automobilistica europea»
TESTO: «L’Italia è un bacino di eccellenze, ingegneri, meccanici, figure professionali che hanno la Formula 1 nel loro Dna — esordisce così Luca de Meo, ceo del gruppo Renault — per questo ho scelto un italiano, Davide Brivio, come Racing director, il capo della nostra squadra corse». Ma Brivio correva in moto? «Certo è il campione del mondo uscente della Moto Gp, su Suzuki, sulle due ruote. Ma non conta se da questa parte le ruote sono quattro. È un eccellente professionista, conosce il sapore di una pista, l’importanza di avere un team affiatato, affidando a ognuno un preciso ruolo, sa organizzare in maniera il lavoro». Che obiettivi avete per la prossima stagione? «Fare meglio di quella passata, ossia conquistare più podi. La vera sfida arriverà per noi dopo il 2022 con il cambio del regolamento. La Formula 1 per Renault è la storia dell’Alpine, è al centro della nostra attività, da 43 anni partecipiamo al grande circo, le auto di serie vengono prodotte nella fabbrica di Dieppe, l’esempio della migliore manifattura industriale francese, quella da corsa tra Viry, in Francia ed Enstone, in Inghilterra. Alpine per noi significa sport, competizione, l’applicazione dell’eccellenza tecnologica di Renault, su strada ne vogliamo fare un brand solo a zero emissioni, ma sempre sportivo. Mi piace cercare l’anima di un marchio nelle radici della sua storia per proiettarlo nel futuro. E Alpine di storia ne ha tanta e di futuro anche». Per questo ha deciso di recuperare la R5?«Un aneddoto che mi è stato riferito pochi giorni fa rende bene l’idea: circa 30 anni fa Gianfranco Ferré diventava direttore creativo di Dior; lui architetto, straniero, entrava nella maison per riportare attenzione su uno dei marchi simbolo della moda francese. Appena insediato, cercò negli archivi i simboli più significativi del passato che raccontavano anche il panorama culturale di un Paese. La R5, all’inizio degli anni 70, fu una delle chiavi non solo del nostro successo ma di tutta l’industria automobilistica europea. Lanciò uno stile dinamico, pratico, dai contenuti moderni, come sarà la futura R5, completamente elettrica, super tecnologica, nello stesso tempo popolare, in quella fascia di mercato alla portata di molti. Avrà una piattaforma dedicata, già in fase di realizzazione, darà origine a una famiglia di modelli che attingeranno nel suo stile. Nell’attesa è in prossima uscita la Megane-E, in versione berlina 5 porte, elettrica». Nella sua conferenza ha parlato di tre piattaforme. «Certo, saranno utilizzate per i 24 modelli che presenteremo entro il 2025, piattaforme che condividiamo nell’ambito della nostra alleanza, del segmento B e C, disposte per poter realizzare vetture elettriche e ibride. Lavoriamo su auto che ci consentiranno di ottenere margini più importanti, considerando che vi è in atto una trasformazione che ci consente di fare un salto in avanti. Stiamo vivendo un passaggio come già avvenuto in tanti settori: le persone vivono all’interno dell’automobile molto tempo, desiderano le stesse comodità che trovano in ufficio, a casa, per cui connessione, informazioni, tutto ciò aumenta le possibilità di creare del valore aggiunto per i nostri clienti, attraverso tecnologia e servizi. Abbiamo intenzione di posizionarci tra i protagonisti di questa trasformazione». I rapporti con i suoi alleati Nissan e Mitsubishi si sono stabilizzati? «Le aziende sono fatte di persone: Makoto Uchida, ceo di Nissan e Takao Kato, ceo di Mitsubishi, non hanno potuto essere presenti alla mia conferenza per le problematiche legate alla pandemia in atto, così come io non posso recarmi in Giappone. Credo che dal loro messaggio video tutti abbiano capito che il nostro legame è intenso e collaborativo. La migliore risposta a tutte le dicerie che riguardano la nostra alleanza si trova nei numeri: l’80% dei nostri volumi sarà prodotto sulle piattaforme che abbiamo in comune. Condividiamo basi tecniche, motori e componenti e, se non è sufficiente, voglio ribadire che insieme saremo in grado di assemblare sette milioni di veicoli ogni anno sulle tre piattaforme comuni. Non vi è nessuna intenzione di prevaricare, siamo coscienti che ogni programma, ogni decisione deve avere un interesse comune». Nella sua strategia Dacia che ruolo avrà? «La Dacia Spring, che arriverà nei prossimi mesi, sarà la vettura elettrica più accessibile di tutto il mercato. Il marchio vivrà una profonda integrazione con Lada, senza sovrapporsi. Consolideranno la nostra presenza in Russia dove deteniamo il 30% di quota». Su quali mercati puntate? «In Europa puntiamo sul segmento C, troppo trascurato. Vogliamo rafforzarci ancora in America del Sud, in India e in Marocco e molti altri: Renault è presente con successo in piu di 130 Paesi». E la Cina? «Ci siamo presi una pausa di riflessione, in Cina si entra solo con prodotti con un vero contenuto di innovazione, una vera motivazione d’acquisto. Per ora ci accontentiamo di sviluppare il rapporto con Dongfeng e Jmev per le vetture elettriche, con Jinbei per i veicoli commerciali».
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TITOLO: Borgo digitale, passa da qui il turismo nuovo della Toscana
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OCCHIELLO: Cuccia, presidente del relais San Felice, spiega gli investimenti per la rivoluzione tecnologia nel cuore del Chianti, proprio dove c’era l’unico posto telefonico della zona
TESTO: Dove un tempo c’era il posto telefonico per gli ultimi abitanti del borgo, è arrivata la fibra. Borgo San Felice, Relais Chateaux a 5 stelle di proprietà del gruppo Allianz, ha investito in una rivoluzione digitale per la campagna del Chianti di Castelnuovo Berardenga, a sud di Siena. Un passo decisivo visto che l’obiettivo ora è quello di intercettare i flussi del nuovo turismo, cambiato dal Covid e dai confinamenti. «Nel 2020 abbiamo avuto il coraggio di aprire — spiega il presidente di San Felice, Mario Cuccia — ma è stata una scelta molto, molto difficile. Abbiamo notato che la permanenza degli ospiti nel 2020 è stata più lunga del solito. Siamo passati cioè dai 3 giorni a 4/5 di media. La famiglia, la coppia, gli amici oggi stanno in luogo godendoselo più a lungo. Il nostro albergo offre un ambiente adatto per rimanere più a lungo e per il lavoro da remoto». Cuccia ammette che la scelta è arrivata prima dell’arrivo del virus. Intuizione o colpo di fortuna? «Nel 2019 abbiamo avuto la grande fortuna di portare su fibra le comunicazioni di Borgo San Felice e oggi, stando così le cose, è un valore importantissimo che ci ritroviamo. Tuttavia, è stato un investimento di rilievo. Può sembrare scontato per la città, ma la connettività a San Felice non lo era affatto ed è stata una scelta lungimirante». La rivoluzione digitale passa anche dal marketing. «Sul marketing e sulle vendite — ha continuato il presidente Cuccia — c’è stato un cambiamento molto forte, da fisico al digitale, ci abbiamo lavorato moltissimo. Oggi noi facciamo visitare la nostra struttura dal digitale. Anche i canali più tradizionali si sono equipaggiati per vederci da remoto. Dal contatto fisico con i giornalisti e gli operatori alle fiere del turismo a quello digitale diretto e mirato. Questo sta aiutando molto in vista della ripresa». Rispetto al 2020 le strutture alberghiere per la nuova stagione si troveranno ad affrontare un cliente eterogeneo, ex Covid, con tampone o magari vaccinato, e dovranno applicare nuovi protocolli. Ma quando riaprire? A Borgo San Felice hanno le idee chiare. «Quanto abbiamo appreso dall’anno scorso è la necessità di lavorare con un quadro stabilizzato. Per ora la riapertura ipotizzata è il primo maggio». Pessimisti? «Non siamo pessimisti, siamo attenti» chiosa Cuccia. «La passione profonda dei mercati Usa, Canada, Nord Europa, per l’Italia e la Toscana in particolare rimane totale. Ma certo ricominciare a viaggiare sarà diverso e questo coinvolgerà diverse fasce di età. Molto probabilmente ci sarà un cambio generazionale nel turismo, con i 40enni e i millennials più pronti a ripartire. Quindi sarà necessario un servizio più light, più attento alla salute, più bio, un’evoluzione anche temporale dell’offerta». Quello del soggiorno più lungo è uno dei trend registrati da Cuccia. «Nel 2020 e ancora quest’anno, assistiamo a un turismo nuovo, dato da una diversa e più incerta mobilità. Le persone hanno una maggiore curiosità e desiderio di visitare il territorio che normalmente abitano e ora preferito rispetto a viaggi in mete lontane. La possibilità di partire con la propria auto, senza tante ansie, oggi è una sicurezza. Inoltre ci consente di scoprire posti che conosciamo meno di quanto si pensi. Quindi l’obiettivo che vogliamo cogliere è offrire ai nostri clienti, anche toscani, una vacanza alla scoperta della Toscana. È un tema attuale. Circa la metà della nostra clientela una volta veniva dagli Stati Uniti, oggi ci immaginiamo ospiti che arrivino da più vicino per trascorrere giornate di relax, godendo dei servizi come la Spa, i corsi di cucina con lo chef, le degustazioni di vino in cantina o semplicemente per trascorrere giornate all’aperto in piscina o giocando a tennis». Quest’anno Borgo San Felice riaprirà anche l’osteria tipica toscana, sotto un pergolato di vite, con le ricette più tradizionali. L’anno scorso, il ristorante gourmet Poggio Rosso affidato a Juan Manuel Quintero sotto la regia di Enrico Bartolini si è meritato la conquista della stella Michelin.
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TITOLO: Toscana disconnessa, la regione divisa in due
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OCCHIELLO: Le province di Siena, Arezzo, Grosseto, Pistoia e Massa Carrara nella parte molto bassa della classifica Ernst Young sull’efficienza dei servizi, dal wi-fi all’internet delle cose, e il loro grado di utilità al tessuto produttivo. Un divario storico, ora insostenibile
TESTO: Siena, Arezzo e Grosseto (ma anche Massa Carrara e Pistoia) tra le province peggiori d’Italia per infrastrutture digitali connettività e internet delle cose. È una curiosa mappa del Paese quella disegnata dal rapporto sull’infrastrutturazione digitale redatto da Ernst Young, che ha elaborato il «Digital Infrastructure Index» per analizzare il livello di efficienza e maturità delle infrastrutture digitali delle 107 province italiane. L’analisi ha preso in considerazione un set di trenta indicatori, classificati in tre differenti categorie: connettività fissa, connettività mobile e wi-fi, tecnologie IoT (Internet of Things). L’aspetto innovativo e interessante della ricerca di Ernst Young è che guarda alla dotazione digitale non in termini semplicemente «statici» ma misurando il grado di rispondenza alle esigenze del mondo produttivo organizzato in filiere: la classifica redatta mostra il livello di adeguatezza delle infrastrutture digitali rispetto alle esigenze del tessuto imprenditoriale locale definito su base provinciale. Non si è guardato insomma alla presenza in sé di una determinata dotazione tecnologica, ma a quanto essa sia efficace per soddisfare il bisogno delle filiere, ciascuna delle quali presenta esigenze specifiche: ad esempio, per le aziende del turismo è importante la connettività wi-fi, mentre per le imprese dell’agrifood sono essenziali il 5G e l’IoT. Il Digital Infrastructure Index ingloba dei coefficienti che pesano le tecnologie in relazione a ciascuna filiera, così il punteggio maggiore (vedi mappa) si ha quando vengono valorizzate le tecnologie più adatte alle filiere maggiormente presenti in un determinato territorio. A livello generale in Toscana il quadro non è confortante, con troppi territori produttivi non adeguatamente dotati di infrastrutture digitali, ma la mappa disegnata da EY riserva più di una sorpresa con molte province del Nord allo stesso livello di arretratezza di quelle del Sud (è il caso di Bergamo, Vicenza, Padova e altre aree molto industrializzate del Veneto e della Lombardia). La Città metropolitana di Firenze è nel gruppo di testa e si qualifica come «iperconnessa» al pari di Milano, Torino, Roma, Napoli, Bologna, Genova e Cagliari, dove sia i principali operatori di Tlc che le multiutility hanno fatto investimenti consistenti. Arezzo, Lucca e Prato appartengono a quelli che lo studio classifica come «smart land», ovvero territori più avanzati nell’IoT e nella sensoristica rispetto alla connettività fissa e mobile: si tratta di province dove l’attuale ritardo nelle reti ad alta velocità e 5G è parzialmente compensato dagli investimenti delle utility locali nell’IoT e nella sensoristica, come se il sistema locale cercasse di sopperire al momentaneo ritardo degli investimenti nazionali. Il resto delle province toscane sconta un ritardo pesante su tutti gli indicatori. La classifica nazionale del Digital Infrastructure Index si apre con Genova che ha 100 punti e si chiude con Enna che ne ha 8,4: Pisa è ferma a 49,2; Livorno a 40,9; Massa Carrara 37,5; Siena 37,2; Arezzo 36,6; Grosseto 31,4. Una Toscana con differenze profonde anche fra territori confinanti, con evidente la preponderanza di quelli dove le infrastrutture digitali essenziali per lo sviluppo sono carenti o comunque insufficienti per garantire alle filiere produttive l’opportunità di dispiegare il loro potenziale.
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TITOLO: Stellantis invita le imprese della componentistica a fondersi con quelle francesi
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OCCHIELLO: Alle aziende d’Oltralpe la maggioranza della nuova società: già tre le nozze avviate
TESTO: Inoltre, a preoccupare ancora di più, sarebbe la gestione che Parigi vorrebbe avocare a sé delle gare più importanti sui modelli con grandi volumi. Insomma, la nostra Faurecia, il pivot attorno cui aggregare i fornitori, poteva essere Magneti Marelli; sfumata l’occasione con la sua vendita a Kkr, non restano che i matrimoni forzati. Oppure — come si augura qualcuno — coagularsi attorno alla Adler Pelzer del presidente Anfia, Paolo Scudieri, campione di acquisizioni che proprio a fine anno aveva portato a termine l’ultima: la divisione «acoustics» della Sts di Santhià. Il gruppo campano, 1,43 miliardi di giro d’affari, lavora con i gran di marchi del settore automotive e truck ed è partecipato dall’aprile 2018 al 28,1% dal Fondo Strategico Italiano. Nel 2003 aveva comprato da Lear Corporation gli stabilimenti polacchi e quello di Villastellone e nel 2007 i suoi tre stabilimenti italiani. Nel marzo 2016 Adler era salita al 100% del capitale del leader tedesco dell’insonorizzazione a di auto HP Pelzer Holding e nel luglio 2017 aveva comprato la britannica Cab Automotive. Forse il pivot italiano di cui avrebbe bisogno la componentistica italiana per creare un nostra Faurecia?
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TITOLO: Certificazione unica, modello 730 e cuneo fiscale. Le novità del 2021
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OCCHIELLO: Giuseppe Bernoni (ex presidente dei commercialisti): «Buoni provvedimenti ma non bastano. Serve una riforma profonda del sistema. Insufficiente il budget previsto».
TESTO: Infine il tanto annunciato progetto di riforma fiscale. Vengono stanziati 8 miliardi di euro annui a regime per la riforma fiscale, che comprende l’assegno unico, ai quali si aggiungeranno le risorse derivanti dalle maggiori entrate fiscali che confluiranno nell’apposito fondo «per la fedeltà fiscale». Ci si aspettava qualcosa di più specifico per la riforma fiscale? Il fondo della fedeltà fiscale può essere utile o è un progetto ancora un po’ fumoso? «Lo stanziamento per la riforma fiscale previsto in 8 miliardi nel 2022 e 7 per il 2023 è insufficiente per più ragioni — sostiene Bernoni — innanzitutto uno stanziamento così limitato non consente una realizzazione completa della riforma, inoltre una parte dello stanziamento verrà utilizzato come assegno unico universale per la famiglia, a favore dei figli per la crescita e l’aiuto alle famiglie più bisognose con un massimo di € 200 mensile per figlio» E il Fondo di Fedeltà Fiscale? «Con la costituzione del fondo per la solidità fiscale, — invece — si è effettuato un cambio di strategia da parte del legislatore, infatti la costituzione del fondo si realizzerà attraverso risorse provenienti anche dai più elevati importi derivanti dall’incremento spontaneo da parte dei contribuenti, in altre parole si punta alla cosiddetta compliance fiscale. Nel contempo è stato abrogato il fondo per la riduzione della pressione fiscale creato nel 2014. Il tax compliance vuole essere uno stimolo psicologico nei confronti dei contribuenti affinché siano più rispettosi nei confronti degli obblighi dichiarativi. In passato, secondo il Direttore dell ‘Agenzia delle Entrate, Ruffini, l’iniziativa di tax compliance ha permesso la riduzione dell’evasione fiscale di circa 5 miliardi negli anni 2016-2018, però, a mio avviso, questa iniziativa per essere efficace necessita di una vera e propria semplificazione dell’attuale normativa troppo complicata e dei numerosi adempimenti, alcuni dei quali eliminabili, che esasperano professionisti e contribuenti. Attualmente è difficile poter dire se la legge di bilancio 2021 da sola possa spingere ad una più estesa compliance fiscale in modo da consentire al sommerso di uscire allo scoperto. È auspicabile una migliore chiarezza, perché così come è impostata il provvedimento sembra un po’ fumoso, inoltre i cospicui mezzi a disposizione e i dati di compendio dell’Anagrafe Tributaria, come già avvenuto in passato, consentiranno di individuare e combattere l’evasione esistente».
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TITOLO: Imprese, dal gruppo Marican piano industriale per 3mila posti lavoro
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OCCHIELLO: In Campania 500 milioni di investimenti nel prossimo triennio
TESTO: Previsione di investimenti, tra le province di Napoli e di Caserta, per un totale complessivo di oltre 500 milioni di euro, che consentiranno la creazione di 3.000 nuovi posti di lavoro, tra dipendenti diretti ed indotto che si andrà a generare: sono i numeri del piano industriale del Gruppo Marican per il prossimo triennio (2021, 2022 e 2023), Si tratta, rileva una nota del gruppo, di investimenti «totalmente privati, che non prevedono nessuna forma di intervento o di finanziamento di carattere pubblico». Inoltre, si rileva, il piano industriale presentato dal Gruppo Marican ha convinto «importanti investitori esteri che hanno deciso di sostenerne la portata mediante un fondo dedicato». Il gruppo - con quartier generale a Teverola - è già attivo nelle zone industriali di Aversa Nord, Arzano-Casoria-Frattamaggiore, Nola, Marcianise e Caivano. «Negli ultimi anni - afferma Ferdinando Canciello, ceo del gruppo - abbiamo profuso grandi sforzi per configurarci come modello virtuoso di sviluppo del territorio, realizzando più di 300.000 mq di edifici industriali, caratterizzati da un design accattivante, lontano dalle solite e anonime costruzioni industriali e, soprattutto, progettati e realizzati prestando una maniacale attenzione alla sostenibilità ambientale. Nel prossimo triennio, supportati anche da un importante fondo estero che ha creduto fortemente nel nostro progetto di sviluppo, realizzeremo ulteriori importanti investimenti, con l’obiettivo di rafforzare il Sistema Logistico della regione Campania, attraendo grandi aziende sul territorio e alimentando un circuito virtuoso investimenti-nuova occupazione». «Le peculiarità degli edifici realizzati in un’ottica di logistica integrata ed ecosostenbile, nonché l’efficienza del management del Gruppo Marican hanno indotto - si sottolinea nella nota - nel corso degli ultimi anni, ad investire in Campania brand internazionali come Amazon, Ferrero, Magneti Marelli, Mondo Convenienza, Fedex, Eurospin, Fercam, Expert, A.ba. co. , Lidl, Caterpillar».
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