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LE NOTIZIE DAL GIORNO Tuesday 14 May 2019 AL GIORNO Tuesday 21 May 2019 SU: esteri




TITOLO: L'inquinamento c'era già ai tempi dei Romani: le tracce sul Monte Bianco
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OCCHIELLO: I residui antichi di metalli pesanti trovati sulle Alpi francesi rivelano un significativo inquinamento atmosferico ben prima della rivoluzione industriale. Si tratta di piombo e antimonio usato per tubature idrauliche e a produrre le monete in argento e rilevato dal Cnrs
TESTO: I Romani estraevano minerali contenenti piombo per ottenere il materiale necessario a costruire le tubature idrauliche e a produrre le monete in argento. Quest'ultimo veniva separato dal piombo riscaldando il minerale fino a 1.200 gradi centigradi: è proprio questo il procedimento che causava il rilascio in atmosfera di grandi quantità di metalli pesanti, conservatisi nei ghiacci alpini per giungere fino a noi. LEGGI L'uomo inquinava anche 400mila anni fa: lo studio sui denti I ricercatori guidati da Susanne Preunkert hanno scoperto che i metalli si sono accumulati in quantità più elevate in due fasi distinte, corrispondenti a periodi di maggiore prosperità: il periodo Repubblicano, tra il 350 e il 100 a. C., e il periodo Imperiale, tra l'anno 0 e il 200 d. C. Le tracce sono state rinvenute sul Col du Dôme, nelle Alpi francesi: si tratta del primo studio a focalizzarsi sul ghiaccio alpino per indagare l'inquinamento di epoche antiche e l'impatto che ha tutt'ora in Europa e ha permesso anche di fare un confronto con episodi di inquinamento più recenti, come l'utilizzo della benzina a piombo tra il 1950 e il 1985.
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TITOLO: Usa, Pompeo cancella tappa a Mosca e vola a Bruxelles
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OCCHIELLO: Il segretario di Stato americano incontrerà comunque Putin a Sochi
TESTO: Cambio di programma per il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, che ha modificato la tabella di marcia del suo viaggio in Europa. Il ministro degli esteri statunitense ha infatti sostituito la tappa di Mosca con una a Bruxelles per discutere dell'Iran e di altre questioni con funzionari europei. Come spiega il dipartimento di Stato, Pompeo ha ancora in programma di incontrare martedì a Sochi il presidente russo Vladimir Putin e il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov. Si tratta della prima visita in Russia da segretario di Stato americano per Pompeo.
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TITOLO: Sudan, c'è l'accordo per la transizione del potere. Le proteste non si fermano: 6 morti
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OCCHIELLO: Mentre i sit-in continuano ad oltranza, nei palazzi del potere i leader delle proteste con la giunta militare hanno deliberato: la transizione sarà civile
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TITOLO: Australia: salviamo il koala. "Non c'è più tempo: è funzionalmente estinto"
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OCCHIELLO: L'Australian Koala Foundation lancia un nuovo appello per la conservazione degli animali simbolo del paese e dei loro habitat: le popolazioni sono così ridotte che la loro influenza sugli ecosistemi è trascurabile e la loro sopravvivenza a rischio
TESTO: L'Unione internazionale per la conservazione della natura (Iunc) classifica l'animale come vulnerabile, con la popolazione in diminuzione. Il numero di esemplari, scrivono, oscilla tra i 100mila e i 500mila. Ma si tratta di dati non aggiornati, che si riferiscono al 2014. Se vulnerabile, secondo le definizioni della Iunc, significa che la specie è ad alto rischio di estinzione in natura nell'immediato futuro, cosa si intende con funzionalmente estinta? Può indicare diverse cose, riassume Christine Adams-Hosking della University of Queensland su The Conversation, ricordando anche la minaccia che il cambiamento climatico e gli eventi meteorologici estremi rappresentano per i koala. Potrebbe dire, per esempio, che le popolazioni sono così diminuite da considerare trascurabile il loro ruolo all'interno dell'ecosistema. Nel caso del koala vorrebbe dire che non possono dirsi significative le loro attività di mangiatori di foglie di eucalipto o di fertilizzanti viventi delle terre in cui vivono. Funzionalmente estinto però, continua la ricercatrice, potrebbe lasciar intendere anche che i koala siano ormai così pochi che riprodursi è diventato difficile o ancora che il rischio di riproduzione tra consanguinei possa mettere a repentaglio la futura sopravvivenza della specie. La situazione dei koala in alcune aree è più critica che altrove, con ingenti cali nelle popolazioni o riduzioni delle variabilità genetiche, tanto da poter pensare ai koala davvero come ad animali già funzionalmente estinti, lascia intendere la ricercatrice. L'appello, ancora una volta, è che la casa di questi animali venga messa al riparo. "Gli habitat dei koala, soprattutto i boschi di eucalipto e le foreste, continuano a diminuire rapidamente – conclude Adams-Hosking – a meno di interventi di protezione, ripristino e ampliamento, vedremo effettivamente le popolazioni di koala in natura diventare funzionalmente estinti. E sappiamo cosa viene dopo".
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TITOLO: Lisbona, nel covo segreto delle polizie «Da qui fermiamo le narco-navi»
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OCCHIELLO: «Uno tsunami di stupefacenti» arriva in Europa dal Sud America nascosto sulle barche dei trafficanti. Così 7 Paesi hanno creato un centro che dal Portogallo coordina le indagini. «Perché quando attraccano prenderli diventa quasi impossibile» «Uno tsunami di stupefacenti» arriva in Europa dal Sud America nascosto sulle barche dei trafficanti
TESTO: Il marinaio è piegato dal dolore allo stomaco. Cabina male illuminata. Nave cargo «Eser». Ponte rosso e scafo blu, lungo 99 metri, bandiera panamense, armatore anonimo di Singapore. Sotto coperta, il marinaio suda e soffre. Peggiora. La «Eser» sta navigando in oceano Atlantico. È partita dal Sud America. Destinazione, Tangeri (Marocco). Il marinaio entra in agonia. Vomita sangue. Muore il 22 gennaio 2019. Servono ancora giorni per arrivare a terra. Il cadavere viene sistemato in una cella frigorifera. Il capitano chiama il porto più vicino. «Abbiamo un morto a bordo, dobbiamo attraccare». La «Eser» fa rotta su Praia, capitale di Capo Verde. Il 30 gennaio approda nell’isola di fronte al Senegal. Da un anonimo palazzo di Lisbona, quella nave la stanno seguendo da giorni. È classificata «Cat 2»: «Natante sospetto». E non perché uno dei dodici marinai russi sia morto. Il decesso al largo offre solo l’occasione. La nave galleggia in banchina, il blitz diventa più agevole. Con le forze di Capo Verde, collaborano la polizia giudiziaria portoghese e la polizia francese. Irrompono sulla «Eser» il 31 gennaio. E trovano: dentro un paio di container scrostati, 260 sacchi di iuta. Dentro ogni sacco, centinaia di panetti di droga. In totale, 9.570 chili di cocaina. Per avere un termine di paragone, sulla «Eser» era stoccata molta più cocaina di quanta ne sia stata sequestrata in tutta Italia, in due interi anni, da tutte le forze di polizia (8.814 chili, sommando il 2016 e il 2017). Sulla nave «Eser» era stoccata più cocaina di quanta ne sia stata sequestrata in tutta Italia nel 2017 e nel 2018 «Un sequestro colossale», spiega Michael O’Sullivan, irlandese, direttore dell’ufficio «sotto copertura» che da un fabbricato alla periferia di Lisbona teneva i «radar» fissi sulla nave. Il Maritime Analysis and Operation Centre–Narcotics (Maoc) mette insieme gli ufficiali di collegamento di sette Paesi (Spagna, Francia, Italia, Irlanda, Regno Unito, Olanda e Portogallo, più un rappresentante della Drug enforcement administration americana). Il più alto organismo antidroga europeo. L’operazione «Eser» è stata programmata e seguita dal Maoc. «Qualcuno parla di uno tsunami di cocaina che attraversa l’Atlantico», riflette Michael O’Sullivan. «Le cose che sappiamo per certo sono: la produzione in Sud America sta crescendo, gli investimenti criminali stanno crescendo, il mercato in Europa sta crescendo. E noi siamo in the middle». La trincea. Portogallo frontiera d’Europa. Il più avanzato bastione a protezione di un intero continente. Il mercato della cocaina in Europa ammonta «a 24 miliardi di euro l’anno. E ogni gang criminale vuole una fetta di questa ricchezza, prova a entrare in questo business». Nel 2018, in tutte le operazioni coordinate dal Maoc, sono state sequestrate 16 tonnellate di cocaina. Nei soli primi tre mesi del 2019, già 13 tonnellate. Il luogo è un simbolo. Lisbona, l’unica capitale dell’Unione che guarda l’Atlantico. Da qui, per secoli, sono partite le navi per la conquista delle colonie. Oggi la proiezione è rovesciata. Il Maoc è la «torre saracena» d’avvistamento e di difesa che l’Europa ha costruito nel 2007. Obiettivo puntato sul grande mare: e sui pirati della coca che in Oceano s’avventurano. Il Maoc è la «torre saracena» d’avvistamento e di difesa che l’Europa ha costruito nel 2007. Obiettivo puntato sul grande mare
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TITOLO: Austria: bandito il velo islamico alle scuole elementari
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OCCHIELLO: Il testo si riferisce in modo generico a qualsiasi "abbigliamento influenzato ideologicamente o religiosamente associato alla copertura della testa"
TESTO: Dopo il bando del burqa e del niqab negli uffici pubblici deciso due anni fa, l’Austria vieterà anche il velo nelle scuole elementari. Il Parlamento di Vienna ha approvato una legge con i voti della maggioranza di governo - i popolari di Kurz e l’ultradestra Fpoe - che proibirà di “indossare indumenti religiosi che coprano la testa”. A novembre del 2018 il velo era già stato vietato negli asili, ufficialmente per proteggere le bambine “dall’indottrinamento religioso”. Saranno esclusi dal bando del velo alle elementari, cappucci o veli che proteggano dalla pioggia o dalla neve o indossati per motivi sanitari. Anche la kippah ebraica potrà essere indossata: il bando riguarda solo indumenti che “coprano del tutto o in gran parte i capelli”. Insomma, un divieto che sembra colpire miratamente il velo delle donne musulmane. E’ molto probabile che la decisione sarà contestata davanti alla corte costituzionale austriaca. Ma intanto, anche in Germania qualcuno sogna il bando austriaco. Il governo cristianodemocratico del Nordreno-Westfalia ha dichiarato che sta valutando un divieto per il velo sotto i 14 anni. Le bambine sarebbero ancora incapaci di prendere decisioni autonome sul loro credo e il velo le costringerebbe a ruoli prefissati dalla religione.
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TITOLO: Multa per l'ex re del Belgio, se non fa il test di paternità
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OCCHIELLO: Delphine Boel, oggi 50 anni, figlia della baronessa Sybille de Selys Longchamps, vuole provare che Alberto II - marito di Paola Ruffo di Calabria - è suo padre. Ora il tribunale di Bruxelles ha comminato all'ex monarca 5mila euro di ammenda al giorno finché si rifiuterà di...
TESTO: Le voci su un suo figlio illegittimo emersero nel 1999, quando fu pubblicata una biografia non autorizzata sulla regina Paola e scoppiò lo scandalo. Quindi la signora Boel denunciò la paternità di Alberto in un'intervista nel 2005, riaccendendo i fari sullo scandalo. Poco dopo la stessa Delphine - bionda ed elegante artista multimediale, di qualche anno più giovane dei tre figli della coppia reale - ha aperto un procedimento giudiziario per dimostrare le sue parole, provocando speculazioni sul fatto che l'abdicazione sia stata influenzata proprio dall'imbarazzante vicenda. Fino ad oggi Alberto non ha mai negato pubblicamente la paternità, ha ammesso che ai tempi della presunta relazione con la baronessa aveva problemi coniugali con Paola, ma si è sempre rifiutato di eseguire il test. Chissà se ora una multa da quasi 2 milioni all'anno gli farà cambiare idea.
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TITOLO: Spagna: Ex capo politico dell'Eta arrestato in Francia
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OCCHIELLO: Conosciuto con il nome di Josu Ternera è stato arrestato in un'operazione congiunta con la Direzione generale della sicurezza interna francese
TESTO: Un ex capo dell'organizzazione terroristica basca Eta che era in fuga dal 2002, Jose Antonio Urrutikoetxea Bengoetxea, è stato arrestato stamattina in Francia. Lo annuncia il ministero dell'Interno spagnolo. Più conosciuto con il nome di Josu Ternera, l'ex capo politico dell'Eta, organizzazione oggi sciolta dopo quattro decenni di violenze, è stato arrestato "nelle prime ore del mattino di oggi a Sallanches, nelle Alpi francesi", in un'operazione congiunta con la Direzione generale della sicurezza interna francese, ha precisato il ministero in una nota. L'Eta ha ucciso oltre 800 persone in una campagna di attentati per l'indipendenza del Paese basco. La polizia spagnola ricercava Josu Ternera dal 2002, quando era passato in clandestinità visto che era ricercato per il suo ruolo in un attentato del 1987 contro una caserma della Guardia civil a Saragozza, nel nord della Spagna, in cui erano morte 11 persone fra cui cinque bambini. Molto influente nell'Eta, Ternera, che sarebbe gravemente malato, aveva registrato la dichiarazione finale con cui l'organizzazione ha annunciato il suo scioglimento definitivo a maggio del 201
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TITOLO: Così la leggenda del sumo Hakuho tradisce la Mongolia per il Giappone
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OCCHIELLO: Polemiche sulla decisione: la cittadinanza giapponese è un requisito per appartenere alle "scuderie" a cui appartengono i lottatori, diventando mentori di futuri campioni
TESTO: TOKYO – “Voglio essere grande come loro”, diceva il piccolo Mönkhbatyn al papà, lottatore e prima medaglia olimpica della Mongolia, che gli chiedeva perché passasse le giornate a sfogliare riviste di sumo. Non solo è diventato grande, 193 centimetri per 160 chili. Con il nome di battaglia di Hakuho, quel ragazzino ora è un gigante: il più vincente yokozuna, gran maestro, della storia del sumo, 42 tornei in bacheca. Eppure prima di tradire le radici, diventando a tutti gli effetti giapponese, ha aspettato che il padre non ci fosse più. Qualche giorno fa, un annetto dopo la sua morte, ha avviato la procedura per rinunciare alla cittadinanza mongola e richiedere quella nipponica. Una antica legge di Tokyo vieta il doppio passaporto. E un’ancor più antica legge del sumo stabilisce che solo i giapponesi possano guidare una heya, le “scuderie” a cui appartengono i lottatori, diventando mentori di futuri campioni. "Ho lo spirito del Giappone legato ai capelli", ha detto Hakuho, 35 anni, riferendosi allo chignon con cui queste montagne umane combattono. "Ora non mi resta che aspettare". Ma la sua decisione, si immagina sofferta, ha scatenato l’ennesima polemica identitaria del Sol Levante, prigioniero tra tradizione e modernità. "Il sumo è cultura giapponese, se i maestri di una scuderia sono stranieri non possono trasmetterla", ha spiegato l’onnipotente Associazione che controlla la disciplina. Peccato che, fanno notare alcuni, sul ring i giapponesi siano ormai una minoranza. Con il ritiro di Kisenosato a gennaio, gli unici yokozuna superstiti sono due mongoli. Né all’orizzonte si vedono indigeni in grado di emularli. Ormai è il baseball il culto dei giovani giapponesi, per nulla attirati dalla ferrea disciplina richiesta ai lottatori professionisti, compensata solo in parte da stipendi dorati e belle mogli. Quanto alla tecnica, Hakuho prova che uno straniero la può portare a nuove vette. Più che la forza, il suo segreto sono angoli e leve. Più che spanzare, due tonnellate che danzano. Come quando umiliò l’avversario con il raro “trucco del gatto”, battendogli le mani davanti al viso mentre quello caricava, facendogli chiudere per un attimo gli occhi e toreandolo fuori ring senza neppure sfiorarlo. Sul contegno semmai ci sarebbe da ridire, visto che con i successi si è lasciato un po’ andare. Nel 2015, dopo aver battuto il record di campionati vinti, si presentò in conferenza stampa sbronzo di sake e in ritardo di un’ora, imperdonabile da queste parti. L’ultima bestemmia è stata trascinare il pubblico in un battimani rituale, sostituendosi al sacerdote del torneo. Ma se è per questo, pure i lottatori giapponesi sono tutt’altro che irreprensibili, tra risse notturne e incontri truccati. Il vero motivo per cui l’Associazione non vuole aprire le heya agli stranieri è la paura che le colonizzino, rovesciando gli equilibri di potere. Così come la ragione per cui il Giappone si ostina a proibire la doppia cittadinanza oltre i 22 anni di età è soprattutto nazionalistica, cavalcata dal premier Abe. Pure su questa norma si litiga, visto che minaccia un’altra gloria sportiva, l’amatissima tennista Naomi Osaka, papà haitiano e secondo passaporto americano. A ottobre ne farà 22 e come l’altro milione di “mezzi” del Paese, figli spesso discriminati di un genitore nipponico e uno straniero, dovrà decidere da che parte stare. Il Giappone la vuole in campo alle Olimpiadi di Tokyo, e esibirebbe con piacere Hakuho nella cerimonia di apertura. Potevano diventare un simbolo della nuova era del Paese, più aperta alla diversità. Rischiano di rappresentare la tradizione: costretti a rinnegare metà di sé, per essere davvero giapponesi.
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TITOLO: Taiwan riconosce il matrimonio gay: è il primo paese asiatico
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OCCHIELLO: Nel 2017 la Corte Costituzionale aveva stabilito che l'esecutivo avrebbe dovuto entro due anni assicurare misure legislative per garantire l'eguaglianza dei diritti alle coppie omosessuali. I due anni scadono il 24 maggio, prima data in cui sarà possibile registrare l'unione
TESTO: Il Parlamento di Taiwan ha appena approvato la legge per il riconoscimento dei matrimoni gay: primo Paese asiatico a fare un passo del genere. La legge appena approvata permetterà alle coppie omosessuali di registrare i loro matrimoni a partire dal prossimo 24 maggio. Il testo è stato presentato dal governo di Taipei dopo che nel 2017 la Corte Costituzionale aveva stabilito che l'esecutivo avrebbe dovuto entro due anni assicurare misure legislative per garantire l'eguaglianza dei diritti alle coppie gay. I due anni scadranno appunto il 24 maggio prossimo. Decine di migliaia di attivisti per i diritti omosessuali hanno festeggiato lo storico voto fuori dalla sede del parlamento, nel centro di Taipei. Oltre al disegno di legge del governo erano state presentate altre due proposte che le organizzazioni per i diritti dei gay consideravano non eque. "Il premier Su Tseng-chang ha chiesto ai deputati del partito di governo di sostenere la sua proposta e questo storico passo aiuterà la società di Taiwan a fare un grande progresso", ha detto la portavoce del governo Kola Yatoka, sottolineando che alcuni deputati volevano sostituire il termine matrimonio con quello di unione.
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TITOLO: Messico, ancora un giornalista assassinato. Francisco Romero si occupava di criminalità organizzata
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OCCHIELLO: Cronista del settimanale Playa news è il sesto giornalista ucciso
TESTO: Era una delle priorità del nuovo governo del presidente Andrés Manuel López Obrador: la difesa dei giornalisti e della libera stampa. La violenza, e l’impunità, dei Cartelli messicani l’ha vanificata. Francisco Romero, giovane cronista del settimanale Playa news, di Playa del Carmen è l’ennesima vittima di questa mattanza: il sesto giornalista ucciso dall’inizio del 2019. Il suo corpo è stato ritrovato sul marciapiede, vicino alla sua moto, davanti al bar La Gota, nel municipio di Solidaridad, a due passi da Playa del Carmen, una tra le più note località turistiche dello Yucatán, nello Stato di Quintana Roo. Presentava segni di torture e aveva il viso sfigurato dai proiettili. Noto per la sua attività giornalistica, sempre ricca di notizie e di scoop, Francisco aveva deciso di lasciare il giornale e di continuare a lavorare come collaboratore. Negli ultimi giorni era stato bersagliato di minacce sul cellulare e via mail che quattro giorni fa aveva denunciato alla polizia e poi alla magistratura. Il suo nome era stato inserito nel Programma speciale di protezione istituito dal governo federale proprio per garantire l’incolumità dei giornalisti diventati da anni il bersaglio privilegiato dei sicari al servizio dei narcos ma anche di potenti e amministratori compiacenti. Romero è il secondo giornalista sotto protezione a finire sotto il piombo dei killer. Il radiocronista Rafael Murúa, fatto fuori a gennaio nella Bassa California sud, era stato il primo. Jan-Albert Hootsen, rappresentante del Comitato per la Protezione dei giornalisti in Messico (CPJ), segnala le falle di un meccanismo che si è rivelato insufficiente. “Le coperture non bastano a garantire la protezione dei giornalisti. Confidiamo in una politica contundente e integrata da parte del governo Obrador”, afferma Hoosten. Francisco Romero aveva iniziato la professione cinque anni fa come fotografo. Adesso si era concentrato sul crimine organizzato e scriveva per varie testate la sua “Nota rossa”, una rubrica famosa in Messico per trattare temi legati appunto alla criminalità. Playa del Carmen, come Cancún e Tulúm, mecche del turismo internazionale, da due anni è stritolata dalla violenza delle bande, con sparatorie e regolamenti di conti che sconfinano persino sulle spiagge affollate di gente che fa il bagno e prende il sole. Playa news seguiva le notizie con puntualità. Era finita nel mirino dei sicari. Il suo fondatore, Rubén Pat, era stato assassinato nel luglio scorso, un mese dopo la morte di un altro collaboratore, José Chan Dzib, alla vigilia delle elezioni presidenziali. La fine di Dzib aveva colpito Romero. L’aria si era fatta pesante. Aveva deciso di allontanarsi per un po’ da Playa del Carmen. Ma nel giro di un paio di mesi era tornato a fare il suo lavoro ed erano arrivate puntualmente le minacce. Alcune, come conferma adesso il CPJ, da parte di amministratori locali. Romero era finito nel mirino, il suo lavoro di cronista della strada lo rendeva particolarmente vulnerabile. Era stato inserito nel Programma protezione. Ma non aveva scorta. Il governo gli aveva fornito, come agli altri, una specie di segnalatore da attivare in caso di pericolo. Un aggeggio che serve a poco. Un anno fa decine di giornalisti e parlamentari avevano scoperto che i loro cellulari erano stati infettati dallo spyware Pegasus, quello adesso denunciato dal Financial times che ha costretto Whatsapp a denunciare la falla nel sistema di sicurezza di milioni di utenti. Venduto a tre agenzie dei Servizi messicani è finito nelle mani dei Cartelli. Pensare di proteggere con un semplice pulsante chi informa e racconta cosa accade nello scontro tra bande per il controllo del territorio e le connivenze con polizia, amministratori e politici, è una presa in giro. A meno di ammettere che la libera stampa in Messico è ancora un miraggio.
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TITOLO: Vienna, «qui la casa è un diritto per tutti» Ecco la città dove si vive meglio al mondo
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OCCHIELLO: Sei viennesi su dieci usufruiscono di abitazioni ad affitto agevolato. Merito di una tradizione sociale che risale al 1919: «Facciamo in modo che in ogni zona possano vivere persone di tutte le classi». Un modello che potrebbe essere a rischio Sei viennesi su dieci usufruiscono di abitazioni ad affitto agevolato. Merito di una tradizione sociale
TESTO: La metro si avvicina all’ultima stazione con una lunga curva, fino quasi ad abbracciare lo spicchio di palazzi e gru di acciaio di fronte al lago artificiale. I cantieri sono ancora aperti a Seestadt, accanto all’omonima fermata c’è quello del più alto grattacielo in legno del mondo (84 metri), un progetto commerciale di lusso. Il quartiere, che si trova a mezz’ora di metro dal centro esatto di Vienna, è però uno dei luoghi di sviluppo dell’edilizia «sociale» della città. «Le case popolari sono in mezzo alle altre, da fuori non si distinguono — dice Bojan-Ilija Schnabl, del dipartimento cittadino per l’edilizia —. Ci sono molte soluzioni diverse, non siamo nel socialismo reale dove lo Stato possiede tutto e fa tutto allo stesso modo. Ma per noi la casa è un diritto fondamentale e usiamo i fondi pubblici della città per garantirla, allo stesso modo in cui costruiamo strade, ferrovie, scuole od ospedali». La conseguenza pratica di questa politica è che il prezzo degli affitti a Vienna è bassissimo per i parametri di una capitale europea: un appartamento di 75 metri quadri costa in media 495 euro al mese nelle abitazioni di proprietà del comune, 533 in quelle delle cooperative sociali, 668 in locazione da privati. A Milano, che pure ha meno abitanti, per un appartamento della stessa metratura si pagano in media 1500 euro, che scendono intorno ai mille in periferia. A Parigi addirittura 30 euro al metro quadro. «Qui si sta molto bene, la cosa migliore è che tutte le strade interne sono a traffico limitato e i bambini possono muoversi liberamente in bici», dice la signora Helga Eichwalder-Gabler, 65 anni, in equilibrio su un monopattino. Insegue il nipote: «Se non faccio così è troppo veloce per me» spiega con un sorriso. E prima di sparire in direzione di una piazzola con i giochi, circondata dagli orti di vicinato, aggiunge che una delle attrattive del quartiere sono proprio le molte zone verdi: «Per me, che vengo dalla campagna, è importante». Un appartamento di 75 metri quadri costa in media 495 euro al mese nelle abitazioni di proprietà del comune Le strade sono semi deserte, sgombrate dal freddo e dalla pioggia che hanno ripreso il sopravvento sulla primavera. Solo la piazzola dove il Comune ha organizzato giochi con le bolle di sapone e una mostra per presentare le iniziative per lo sviluppo di Seestadt è piena di bambini vocianti. È comunque un idillio suburbano: «Non vogliamo periferie come quelle di Parigi e Londra, con i ghetti per i poveri: facciamo in modo che in ogni zona della città possano vivere persone di tutte le classi sociali» afferma Schnabl con orgoglio. La maggioranza dei viennesi, sei su dieci, vivono in case che hanno qualche forma di agevolazione da parte del Comune. Nikolaus Heinelt, 47 anni, dipendente comunale, conferma: abita nel condominio di una cooperativa a pochi isolati dal Danubio, in una zona residenziale. «Pago 500 euro al mese per un appartamento di 85 metri quadri. L’affitto è a tempo indeterminato, ma per entrare ho dovuto pagare una cauzione di trentamila euro: se lascio la casa me la ridanno, se dopo dieci anni decido di comprarla lo scalano dal prezzo insieme all’affitto pagato fino ad allora». Nel suo palazzo vivono anche una trentina di famiglie di profughi, che però usufruiscono di tariffe agevolate e pagano una cauzione di soli 2-3 mila euro (che non permette il riscatto). «In questo modo l’integrazione è più facile, perché non si creano sacche di esclusione», dice lui. La legge prevede infatti che un terzo dei costi di costruzione delle case fatte dalle cooperative senza scopo di lucro (200 mila appartamenti in tutta la città) sia pagato con fondi comunali. In cambio la città può decidere a chi destinare un terzo degli appartamenti. Possono essere anche condomini di fascia alta, come quello vicino al quartiere universitario in cui vive Christina Birett, 28 anni, studentessa-lavoratrice, che ha al suo interno sale comuni, palestra da arrampicata, un centro benessere e addirittura un cinema da 12 posti prenotabile gratuitamente dai condomini via apposita app (nel suo caso la cauzione è stata di 40 mila euro, l’affitto è 650 euro al mese per 87 metri quadri). La legge prevede che un terzo dei costi di costruzione delle case fatte dalle cooperative senza scopo di lucro sia pagato con fondi comunali. In cambio la città può decidere a chi destinare un terzo degli appartamenti Poi ci sono le case di proprietà del comune — 220 mila in tutto —, le più economiche: ne ha diritto chi guadagna fino a 3.300 euro netti al mese (per un single, il tetto di reddito sale ancora per le famiglie). Lo è uno degli edifici più celebri di Vienna: la casa coloratissima costruita negli anni 80 dall’artista e architetto Friedensreich Hundertwasser. La più iconica risale al 1930, si chiama Karl Marx Hof. «Qui si sta bene, la città ti aiuta in tutto» dice Mehdija Nezovic, 18 anni, soldato in congedo temporaneo (ha un braccio rotto), figlio di immigrati della ex Jugoslavia, seduto a fumare nel cortile con l’amico Muhammed. Oggi molti degli abitanti di questo grande complesso sono di origine straniera. Sul tetto sventolano le bandiere che ricordano i 100 anni della «Vienna Rossa»: nel 1919 per la prima volta il Partito socialdemocratico ha avuto la maggioranza in consiglio comunale. Da allora è stato escluso dal governo della città solo durante il periodo dell’«Austrofascismo» e del Nazismo, tra il 1934 e la fine della Seconda Guerra Mondiale. La tradizione delle case per tutti, rigorosamente dotate di asili e scuole in cui mandare i figli della classe operaia, oltre che di tutti i requisiti allora «moderni» in fatto di igiene e pubblica sanità, viene dall’ambizione dei socialisti di creare l’«uomo nuovo» uguale e solidale. La stessa storia centenaria ha fatto sì che le aziende dei servizi (trasporti, energia, ospedali, asili) fossero in larga parte gestite dalla città e quindi potessero coordinare la loro azione riformatrice. L’attenzione al sociale è nel Dna della capitale austriaca.
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TITOLO: Polonia, il documentario sugli abusi della chiesa che fa tremare i sovranisti
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OCCHIELLO: Postato su YouTube dai fratelli Tomasz e Marek Sekielski, è stato visto online da moltissimi cittadini. E i sondaggi per le elezioni europee hanno subito registrato l´effetto dello shock e dell´indignazione dei cittadini:
TESTO: Un coraggioso documentario sugli orribili, diffusi casi di pedofilia nella Chiesa polacca sostenitrice del governo sovranista fa tremare la maggioranza eletta al potere in Polonia, il piú grande e importante paese orientale membro di Unione europea e Nato. Il documentario, girato e postato su YouTube dai fratelli Tomasz e Marek Sekielski, è stato visto online da moltissimi cittadini ed elettori, tra i 18 e i 20 milioni su un totale di oltre 38 milioni di abitanti. E i sondaggi per le elezioni europee hanno subito registrato l´effetto dello shock e dell´indignazione dei cittadini: nelle ultime indagini d´opinione Koalicja Europejska, cioè coalizione europea – l´alleanza ispirata da Donald Tusk ex premier riformatore polacco e ora presidente dell´esecutivo europeo, alleanza di liberal di Platforma al governo dal 2007 al 2015, sinistra democratica e altre forze – è passata da un testa a testa a un vantaggio di dieci punti rispetto al PiS (Prawo i Sprawiedlywosc, il partito sovranista guidato dal suo leader storico Jaroslaw Kaczynski). In cifre: Koalicja europejska nei sondaggi è al 43,6 per cento, cui si possono aggiungere i consensi (circa 10 per cento) attribuiti a Wjosnia, Primavera, il nuovo partito di sinistra anticlericale fondato dal giovane leader politico gay dichiarato ed europeista Robert Biedron, ex sindaco di Slupsk. Il PiS di Kaczynski invece è, sempre negli ultimi sondaggi, al 32, 9 per cento. I sondaggi si proiettano anche sulle elezioni politiche (legislative) di ottobre, e fanno temere al PiS di perdere il potere contro la vitalità della giovane società civile urbana polacca. Secondo Stanislaw Mocek della prestigiosa Accademia delle scienze polacca, “l´alleanza tra trono e altare, col trono inteso come potere politico, vacilla“, e secondo il teologo Stanislaw Obirek „il panico è ovunque, nella Chiesa come nel PiS“. I sovranisti al governo hanno subito tentato di reagire annunciando un inasprimento delle pene per i reati di pedofilia, ma la decisione potrebbe arrivare troppo tardi per salvarli da uno smacco elettorale, e anche da un secondo problema serio alle politiche d´autunno. La stessa visita annunciata per metà giugno del responsabile della Santa sede per la lotta agli abusi sessuali, Charles Scicluna, è attesa come prodromo di una epurazione senza precedenti nella Chiesa polacca a causa delle accuse e testimonianze di pedofilia. Lech Walesa, padre della patria, leader storico della rivoluzione non violenta del 1989 che restaurò la democrazia e avviò la caduta del Muro di Berlino, in nome della sua fede cattolica e della sua lunga amicizia con il Santo Padre Giovanni Paolo II (Karol Wojtyla, consigliere die combattenti non violenti per la libertà polacca allora e severo conservatore illuminato, non reazionario filosovranista come la Curia polacca oggi) ha invitato la Chiesa a "riflettere a fondo“ sul caso. In Vaticano il portavoce della sala stampa Alessandro Gisotti ha sottolineato che il nunzio apostolico in Polonia monsignor Salvatore Pennacchio "ha espresso la solidarietà e vicinanza nel cuore sua e del Santo padre alle vittime degli abusi“. Molti esponenti oltranzisti del cattolicesimo polacco sono ostili a Papa Francesco e spesso censurano le sue omelie, discorsi ed encicliche. Adesso è arrivato il momento della resa dei conti. Fine testo
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TITOLO: Giornata delle oasi: domenica nella natura con il Wwf
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OCCHIELLO: Aperture gratuite per tutti e tantissime iniziative, dal Trentino alla Sicilia: per scoprire i 35mila ettari di natura protetta
TESTO: Proprio in questi giorni nel nido appositamente predisposto nell'Oasi di Orbetello una coppia del raro falco pescatore ha nidificato e sono nati 3 pulcini. I fenicotteri in Italia nidificano in Sardegna e da qualche anno anche in altre regioni. La prima volta nella penisola è stata però nella Laguna di Orbetello, nel 1994. E ancora: dopo 200 anni d'assenza la cicogna bianca è tornata a nidificare nell'Oasi di Bolgheri, in Toscana. L'Oasi di Monte Arcosu in Sardegna è stata determinante nel salvare il cervo sardo. L'Oasi delle Steppe, in Sardegna, è nata per proteggere una delle ultime "brigate" di galline prataiole, specie ormai molto rara nel nostro Paese. Così come l'Oasi alpina di Valtrigona, che oltre a proteggere uccelli nobili come il gallo cedrone e il gallo forcello, dà rifugio alla pernice bianca, sempre più minacciata dal clima che cambia. E se la lontra in Italia è ancora presente e in ripresa, lo si deve anche alle Oasi del Wwf. Dalla prima, quella di Persano, sul fiume Sele, a quelle di Policoro, nel Metapontino, alle Cascate del Verde in Abruzzo, alle Grotte del Bussento, nel Cilento. Un piccolo anfibio, il pelobate fosco, deve parte del suo futuro proprio ad un'Oasi Wwf, quella della Baraggia di Bellinzago nel novarese.
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TITOLO: Antartide, nell’Ovest un quarto di ghiacciai instabili. "Rischio per innalzamento dei mari"
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OCCHIELLO: I dati dei satelliti dell'Esa dimostrano che in 25 anni le lingue di ghiaccio si sono assottigliate a un ritmo sempre più elevato a causa dei cambiamenti climatici. Lo studio condotto dall'Università di Leeds con la partecipazione dell'Esrin di Frascati
TESTO: I ghiacciai scompariranno da metà dei siti patrimonio dell’umanità entro il 2100, se gli sforzi per la riduzione delle emissioni e il contenimento del riscaldamento globale non dovessero essere efficaci. La conclusione è contenuta in uno studio pubblicato ad aprile su Earth’s Future, rivista dell’Unione dei geologi americana, che stima come tra i 19.000 ghiacciai all’interno di 46 siti Unesco dichiarati patrimonio mondiale dell’umanità, la metà potrebbero non esistere più alla fine di questo secolo. In caso di uno scenario senza una riduzione delle emissioni, i ghiacciaio scomparirebbero da 21 dei 46 luoghi. Anche in caso di taglio dell’immissione di gas serra, in otto di questi non ne rimarrebbero comunque. A seconda dello scenario, potrebbe andare perso dal 33 al 60 per cento del volume di ghiaccio, sempre secondo lo studio. Tra i ghiacciai a rischio il Grosser Aletschgletscher, nelle Alpi svizzere, e di altri piccoli ghiacciai alpini e sui Pirenei. La perdita più importante avverrebbe nelle Ande argentine, nel parco nazionale di Los Glaciares e in Nord America, sul Waterton Glacier International Peace Park, in Canada.
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TITOLO: Brexit, niente intesa fra May e Corbyn: "divergenze insuperabili"
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OCCHIELLO: La premier presenterà in parlamento la settimana prossima e all’inizio di giugno  le ultime opzioni alternative per un accordo. Quindi  indicherà la data delle proprie dimissioni. Per il suo posto potrebbe correre Boris Johnson
TESTO: LONDRA - La trattativa sulla Brexit fra Theresa May e Jeremy Corbyn è fallita. La premier presenterà in parlamento la settimana prossima e all’inizio di giugno le ultime opzioni alternative per un accordo. Quindi indicherà la data delle proprie dimissioni. Nel corso dell’estate i conservatori voteranno nelle primarie di partito per eleggere un nuovo leader, che diventerà automaticamente primo ministro e dovrà cercare di risolvere, se ancora non sarà stata trovata una soluzione, il rebus della Brexit. L’ex ministro degli Esteri Boris Johnson è il primo a candidarsi per l’incarico. Sono gli sviluppi degli ultimi giorni sulla crisi che paralizza il Regno Unito dal referendum sull’Unione Europea del giugno 2016. Stamane Corbyn ha annunciato che il negoziato con Downing Street alla ricerca di un compromesso sulla Brexit è finito senza alcuna intesa. “Le discussioni sono andate avanti fin quando si è potuto” afferma il leader laburista, attribuendo il fallimento della trattativa alla debolezza politica di May. “Ogni volta che sI delineava un accordo, qualche membro del governo lo contraddiceva pubblicamente” ha detto Corbyn. Ma ha aggiunto che c’erano divergenze sostanziali insuperabili. Un portavoce della premier conferma che la trattativa è chiusa e che le due parti restavano lontane sulla questione chiave: la permanenza della Gran Bretagna a tempo indeterminato nell’Unione doganale europea, sostenuta da Corbyn ma respinta da May, e la possibilità di un secondo referendum, a cui la leader conservatrice continua a opporsi in qualunque caso. E adesso? Secondo le indiscrezioni, la settimana prossima si terranno alla Camera dei Comuni dei voti su altre possibili opzioni per superare lo stallo. In ogni caso Theresa May intende ripresentare in parlamento per la quarta volta almeno una parte dell’accordo da lei raggiunto con la Ue, quello sulle condizioni di uscita dall’Unione: un voto previsto per la settimana che comincia il 3 giugno, negli stessi giorni in cui sarà a Londra il presidente Trump. Qualunque sia l’esito di quella votazione, segnerà di fatto l’addio per la premier, che nei giorni scorsi ha accettato di fissare subito dopo il calendario per le proprie dimissioni e per l’elezione di un successore. “May ends in June” titolano oggi i tabloid: un gioco di parole per dire che Theresa May finirà politicamente in giugno. Su Boris Johnson, dato per favorito dai sondaggi per rimpiazzarla, si esprime subito la premier del governo autonomo scozzese Nicola Sturgeon: “È un ciarlatano. Se lui diventerà premier, molti in Scozia vorranno un referendum per la secessione dal Regno Unito, in modo da poter restare nella Ue”. A Londra, come a Edimburgo, si profila una lunga estate calda.
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TITOLO: Usa, stretta sull'aborto anche in Missouri: entro le 8 settimane è vietato per stupro e incesto
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OCCHIELLO: Sulla linea dell'Alabama, una legge durissima contro l'interruzione di gravidanza
TESTO: WASHINGTON - Il parlamento del Missouri ha approvato una legge che vieta l'aborto dopo otto settimane di gravidanza, dopo che è stato accertata l'esistenza di un battito del cuore nel feto, rispetto alle attuali 21 settimane e sei giorni. La legge, che adesso va all'approvazione del governatore Mike Parson che dovrebbe firmarla, vieta l'interruzione della gravidanza anche nel caso in cui questa sia il risultato di uno stupro o di un incesto. La rende possibile, invece, nel caso di una emergenza che riguardi la salute della donna. Il Missouri si allinea così all'Alabama, che ha varato una legge che vieta l'aborto, in ogni stadio, anche nei casi di stupro o incesto. L'unica eccezione possibile è se la madre è in serio pericolo di vita. Per i medici che praticano l'interruzione di gravidanza in Alabama sono previsti fino a 99 anni di carcere. Se Parson darà l'ok alla lege, il Missouri sarà il quinto Stato americano quest'anno ad adottare tale politica. Anche Kentucky, Mississippi, Ohio e Georgia hanno vietato la procedura dopo avere rilevato l'attività cardiaca fetale. Anche se il disegno di legge è già legge, non significa che entrerà in vigore. Nello Iowa e nel North Dakota quest'anno. la legge si è arenato in tribunale e in Kentucky invece, è stata sospesa da un giudice.
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TITOLO: Usa 2020, Biden stacca i candidati Dem e persino Trump: comizio a Filadelfia
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OCCHIELLO: Oggi lancia la sua campagna elettorale dalla Pennsylvania. Avanti nei sondaggi con il 29,1%, oltre il doppio rispetto a Sanders. E secondo Fox supera il presidente in carica
TESTO: NEW YORK - Si presenta come un “antidoto” alla presidenza distruttiva di Donald Trump. Promette di riconquistare il “rispetto” degli Stati Uniti nel mondo. E vuole superare le divisioni che hanno lacerato il paese negli ultimi anni. Con questo messaggio di unità, lanciato ieri pomeriggio in un comizio vicino al Museo d’arte di Filadelfia, Joe Biden ha dato il via alla nuova fase, piú intensa e organizzata, della sua campagna in vista delle elezioni per la Casa Bianca del novembre 2020. L’ex-vicepresidente, che ha 76 anni, è di gran lunga il favorito in campo democratico. Secondo l’ultimo sondaggio della FoxNews, 35 per cento dei probabili elettori è pronto a sostenerlo nelle primarie: un sostegno che è cresciuto di 4 punti nelle ultime settimane, allargando il divario rispetto al secondo classificato, il senatore Bernie Sanders, che si deve accontentare del 17 per cento delle intenzioni di voto. Al terzo posto figura la senatrice Elisabeth Warren con il 9 per cento, al quarto l’unico candidato gay, Pete Buttigieg, che ha superato con il6 per cento un’altra senatrice, la californiana Kamala Harris. Seguono gli altri 18 aspiranti democratici, tra cui il sindaco di New York, Bill De Blasio, che non é ancora entrato nei sondaggi perché é sceso in campo solo la settimana scorsa. Se piú di un terzo dei democratici è al fianco, a dispetto dell’età e di varie critiche, in particolare dalmovimento #MeToo, è perchè lo considerano il solo che può sicuramente sconfiggere Trump facendo leva su quel elettorato bianco e operaio che nel 2016 si schierò con i repubblicani. Del resto, lo stesso sondaggio di FoxNews mostra che, se Biden ottenesse la nomination democratica al termine delle primarie, avrebbe la meglio sul presidente. Ma è troppo presto – avvertono i politologi – per fidarsi di questi numeri. La realtá, spiegano, è che sia Biden che Sanders hanno una forte “name recognition”: 84 per cento degli elettori americani, secondo la Reuters, li conoscono già, mentre gli altri candidati faticano ancora a entrare nel radar elettorale. Ovviamente ciò cambierà grazie ai dibattiti e alla presenza nei media, e la hit parade dei sondaggi potrebbe mutare a sorpresa. L’ultima volta, ad esempio, in una fase analoga della campagna elettorale, i repubblicani di punta erano Jeb Bush, Marco Rubio e Scott Walker: tutti poi spazzati via dal ciclone Trump. Ma non è solo una questione di tempi e di conoscenza dei candidati. Molti democratici (e alcuni media) mettono in dubbio la maggiore capacità di Biden di battere Trump rispetto agli altri concorrenti. Il vero problema – spiegano – non è tanto di riconquistare i ceti bianchi e operai, quanto di motivare la base del partito e di spingerla a votare in massa. Per questo occorre attirare gli elettori con proposte piú elettrizzanti: senza ripetere gli errori di Hillary Clinton nel 2016 e ricordando che la nuova forza del partito democratico non è rappresentata dai lavoratori uomini e bianchi, ma soprattutto da donne, dai ceti piú colti, dagli afroamericani e dagli asiatici. E sono elettori, questi, che non sono molto permeabili ai messaggi di Biden e sono più sensibili alle novità di altre candidature progressiste, a cominciare da quelle del nutrito plotone di donne.
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TITOLO: Elezioni in Australia, la coalizione liberal-nazionale vince contro le aspettative
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OCCHIELLO: Il premier Morrison: "Ho sempre creduto nei miracoli". Il leader del Labour ammette la sconfitta e annuncia le dimissioni.
TESTO: SYDNEY. Sorpresa nelle elezioni australiane: contro ogni aspettativa ha vinto la coalizione conservatrice di governo liberal-nazionale del premier Scott Morrison che ha dichiarato: "Ho sempre creduto nei miracoli". Non è ancora chiaro se i due partiti di governo avranno la maggioranza per governare, ma il leader del Labour, Bill Shorten, ha già riconosciuto la sconfitta, si è congratulato telefonicamente con Morrison e annunciato le dimissioni. Morrison era salito al potere nove mesi fa quando, dopo una fase di grande instabilità e di faide interne tra moderati e oltranzista, il primo ministro conservatore, Malcolm Turnbull, fu sfiduciato con un voto segreto dal gruppo parlamentare del Partito liberale al governo in coalizione con il Partito nazionale. Secondo i dati ancora parziali, con lo spoglio che ha di poco superato il 70% delle schede, il Partito Liberale si attesta a 74 seggi, a fronte dei 76 necessari per la maggioranza assoluta.
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TITOLO: Allarme della Coldiretti: la raccolta del miele è praticamente azzerata
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OCCHIELLO: Viene mangiato dalle api per poter sopravvivere per via del clima di questa pazza primavera. E il 20 maggio c'è la giornata mondiale voluta dall'Onu per sottolineare il ruolo insostituibile di questo insetto
TESTO: ROMA - Da Nord a Sud del Paese è praticamente azzerata quest'anno la produzione di miele a causa dell'andamento climatico siccitoso del mese di marzo seguito da un mese di aprile e maggio dal meteo particolarmente capriccioso caratterizzato da vento, pioggia e sbalzi termici. Condizioni climatiche particolari che non hanno consentito alle api neanche di trovare nettare sufficiente da portare nell'alveare. E' questo l'allarme lanciato dalla Coldiretti sugli effetti del maltempo che rovina in Italia la giornata mondiale delle api che si festeggia il 20 maggio a livello planetario, dopo essere stata istituita dall'Onu nel 2018, per riconoscere il ruolo insostituibile svolto da questo insetto. Un ruolo così importante che Albert Einstein sosteneva: "Se l'ape scomparisse dalla faccia della Terra, all'uomo non resterebbero che quattro anni di vita". La pazza primavera - sottolinea la Coldiretti - ha creato gravi problemi agli alveari con il maltempo che ha compromesso molte fioriture e le api che non hanno la possibilità di raccogliere il nettare. Il poco miele che sono riuscite a produrre - spiega la Coldiretti - se lo mangiano per sopravvivere. La sofferenza delle api - precisa la Coldiretti - è uno degli effetti dei cambiamenti climatici in atto che sconvolgono la natura e si manifestano con la più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo. La pioggia no stop compromette il duro lavoro delle api e serve ora un rapido cambiamento del tempo per salvare gli alveari. Non si tratta solo della produzione del miele poiché prodotti come mele, pere, mandorle, agrumi, pesche, kiwi, castagne, ciliegie, albicocche, susine, meloni, cocomeri, pomodori, zucchine, soia, girasole e, colza - spiega la coldiretti - dipendono completamente o in parte dalle api per la produzione dei frutti. Ma le api sono utili anche per la produzione di carne con l'azione impollinatrice che svolgono nei confronti delle colture foraggere da seme come l'erba medica e il trifoglio, fondamentali per i prati destinati agli animali da allevamento. Anche la grande maggioranza delle colture orticole da seme, come l'aglio, la carota, i cavoli e la cipolla, si può riprodurre grazie alle api. Lo scorso anno la produzione nazionale finale - ricorda la coldiretti - è stata di 22.000 tonnellate grazie soprattutto al centro e al nord italia dove gli apicoltori hanno potuto tirare un sospiro di sollievo dopo molte annate negative mentre al sud l'andamento climatico ha pregiudicato i raccolti per tutto l'anno a partire dal miele di agrumi le cui rese sono state molto scarse, soprattutto in sicilia. In italia - spiega la Coldiretti - esistono più di 50 varietà di miele a seconda del tipo di "pascolo" delle api: dal miele di acacia al millefiori (che è tra i più diffusi), da quello di arancia a quello di castagno (più scuro e amarognolo), dal miele di tiglio a quello di melata, fino ai mieli da piante aromatiche come la lavanda, il timo e il rosmarino. Nelle campagne italiane - continua la coldiretti - ci sono 1,2 milioni gli alveari curati da 45.000 Apicoltori tra hobbisti e professionali con un valore stimato in più di 2 miliardi di euro per l'attività di impollinazione alle coltivazioni. Rilevanti sono le importazioni dall'estero che nel 2018 sono risultate pari a 27,8 milioni di chili in aumento del 18% rispetto all'anno precedente. Quasi la metà di tutto il miele estero in italia arriva da due soli paesi: Ungheria con oltre 11,3 milioni di chili e la Cina con 2,5 di chili ai vertici per l'insicurezza alimentare. "Per evitare di portare in tavola prodotti provenienti dall'estero, spesso di bassa qualità occorre verificare con attenzione l'origine in etichetta oppure di rivolgersi direttamente ai produttori nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercati di campagna amica" consiglia il presidente della Coldiretti Ettore Prandini. Il miele prodotto sul territorio nazionale dove non sono ammesse coltivazioni ogm (a differenza di quanto avviene ad esempio in Cina) è riconoscibile attraverso l'etichettatura di origine obbligatoria fortemente sostenuta dalla coldiretti. La parola Italia deve essere obbligatoriamente presente sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale mentre nel caso in cui il miele provenga da più paesi dell'Unione europea, l'etichetta - continua Coldiretti - deve riportare l'indicazione "miscela di mieli originari della Ce"; se invece proviene da paesi extracomunitari deve esserci la scritta "miscela di mieli non originari della Ce", mentre se si tratta di un mix va scritto "miscela di mieli originari e non originari della Ce".
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TITOLO: Austria, si dimette il vice-cancelliere Strache per il video sui legami dell'ultradestra con i russi
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OCCHIELLO: Il cancelliere Kurz aveva annunciato l'intenzione di annullare ogni collaborazione con il suo vice. Adesso in una conferenza stampa il capo del governo dovrebbe chiarire se accetta le dimissioni e andrà avanti con la coalizione con il nuovo vice-cancelliere Norbert Hofer. Nel...
TESTO: BERLINO. Alla vigilia delle elezioni europee, l'Austria precipita nella crisi di governo. Dopo una giornata convulsa, sabato il cancelliere Sebastian Kurz (Oevp) ha chiesto "elezioni anticipate il prima possibile". Il presidente della Repubblica Alexander Van der Bellen ha confermato che si andrà al voto e dopo un incontro proprio con il cancelliere tutti i media austriaci confermano che il voto dovrebbe tenersi a settembre. La pietra dello scandalo è il vicecancelliere Heinz-Christian Strache (Fpö). Che ha annunciato le sue dimissioni sia dal governo sia dalla leadership del partito di ultradestra dopo la pubblicazione di un video in cui promette favori a una presunta ereditiera russa vicina a Putin. Anche l'altro esponente del partito che compare nel video svelato da Spiegel e Süddeutsche Zeitung, il capogruppo Johannes Gudenius ha annunciato il passo indietro. Sabato sera il cancelliere Sebastian Kurz, in una conferenza stampa, era stato perentorio: "Ho chiesto al presidente della Repubblica di convocare il prima possibile elezioni anticipate. Quando è troppo, è troppo. Non ci sono alternative - ha aggiunto - con la Fpoe una collaborazione è impossibile, i socialdemocratici non condividono le nostre posizioni e gli altri partiti sono troppo piccoli". E il presidente austriaco Alexander Van der Bellen, stigmatizzando "l'intollerabile mancanza di rispetto ai cittadini" nella vicenda che ha portato in modo traumatico il Paese alla crisi di governo, ha annunciato elezioni anticipate. "Voglio lavorare per l'Austria senza scandali", ha spiegato prima Kurz. "In questi due anni - ha proseguito - ho dovuto mandare giù molto, anche se non ho sempre preso pubblicamente parola, per portare avanti le riforme". Kurz ha citato gli sconfinamenti di alcuni esponenti del suo partner di coalizione Fpoe verso l'estrema destra e gli ambiente xenofobi. Secondo il leader dei popolari, cambiare il partner di coalizione "non sarebbe nell'interesse del Paese". In una dichiarazione alla stampa, Strache aveva parlato di un "attentato politico mirato", di un "lavoro su commissione", tirando in ballo presunti servizi segreti e forze oscure che avrebbero cospirato per cacciarlo. Nel video di sette ore Strache e Gudenius promettevano alla presunta nipote di un oligarca vicino al Cremlino giganteschi favori - anche illegali come appalti truccati - in cambio della promessa di centinaia di milioni di euro per la campagna elettorale. Il leader dell'ultradestra si è scagliato contro una "campagna di disinformazione di insuperabile meschinità" ma si è anche scusato con sua moglie per una serata che secondo la sua stessa ammissione, si sarebbe "sviluppata in un crescendo alcolico" che lo avrebbe indotto a "comportamenti machisti" per far colpo sulla giovane donna. Strache si è scusato con la moglie Philippa, ma anche con il cancelliere Kurz e il presidente della Repubblica, Alexander van der Bellen. Tra l'altro nel video incriminato l'ex vice-cancelliere Strache dice anche di voler boicottare l'imprenditore austriaco e bolzanino d'adozione Hans Peter Haselsteiner. Alla presunta oligarca russa con cui parla a Ibiza, Strache consiglia "di fondare una società come la Strabag", ovvero l'azienda di Haselsteiner, gigante dell'asfalto a livello europeo. "Quando sarò al governo - aggiunge Strache - non voglio più avere a che fare con Haselsteiner e voi avrete i suoi appalti". L'imprenditore, che da tempo vive con la famiglia a Bolzano, più volte si è espresso contro il partito di Strache, sostenendo anche con donazioni candidature in contrasto alla destra austriaca.
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TITOLO: Francia: fermato l'uomo che ha scalato la Tour Eiffel
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OCCHIELLO: Il monumento è stato evacuato: prima di essere bloccato lo scalatore aveva raggiunto il terzo piano della torre. Secondo le prime informazioni voleva tentare il suicidio
TESTO: PARIGI - L'uomo che questo pomeriggio sta scalando la Tour Eiffel, e che ha provocato la chiusura del monumento, è stato fermato, secondo informazioni delle troupe della tv BFM sul posto. L'uomo, per il quale si escludono intenti terroristici, era quasi arrivato al 3/o piano della torre - a 276 metri da terra - a mani nude e senza l'aiuto di corde o attrezzature particolari. Secondo le prime informazioni, voleva tentare il suicidio. Per motivi di sicurezza, durante l'intervento il monumento è stato completamente evacuato dai numerosi turisti presenti e l'intero quartiere è stato transennato. I filmati della scena hanno mostrato la polizia circondare l'area intorno al monumento, che ha celebrato il suo 130° anniversario la scorsa settimana. Su Twitter, la società che gestisce la torre ha avvertito gli utenti della chiusura fino a nuovo avviso. Già nell'ottobre 2017, la Torre Eiffel era stata "completamente evacuata" a causa della "presenza di un giovane su un pilastro che minacciava di suicidarsi". Alla fine la polizia riuscì a convincere il giovane a scendere.
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TITOLO: Paolo Vannucci: “Notre-Dame non è ancora salva. Un collasso al livello della volta resta possibile”
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OCCHIELLO: Un mese dopo il rogo, l'ingegnere specializzato in matematica dei materiali che aveva allertato sui rischi dentro la cattedrale in caso di incendio ha pubblicato un nuovo studio che evidenzia nuovi rischi strutturali
TESTO: PARIGI - “Notre-Dame non è ancora salva. Secondo i miei calcoli i rischi di un collasso al livello della volta sono ancora alti”. Paolo Vannucci, 57 anni, toscano di Lucca, è il ricercatore che aveva allertato (inutilmente) sui rischi dentro a Notre-Dame in caso di incendio. Il suo rapporto consegnato nel 2016 al Cnrs e trasmesso al governo francese è stato segretato. E le sue raccomandazioni non sono mai state applicate. “Il pericolo era noto” ripete sconsolato Vannucci che vive in Francia da ventitre anni e insegna a Versailles. Un mese dopo il rogo, l'ingegnere specializzato in matematica dei materiali ha pubblicato un nuovo studio che evidenzia nuovi rischi strutturali. Qual è adesso il pericolo? “In una zona non sismica come quella dove sorge Notre-Dame il principale pericolo è quello del vento. Prima dell'incendio la cattedrale aveva la capacità di resistere a venti con una forza superiore ai 220 chilometri orari. Adesso, la scomparsa della carpenteria e della volta nella navata centrale ha provocato una perdita di resistenza della struttura pari al 60%. La cattedrale è molto più vulnerabile a una tempesta di vento. Ci vorranno ancora mesi e diversi interventi per la messa in sicurezza”. Perché le sue raccomandazioni nel 2016 non sono state ascoltate? “Il governo Valls aveva deciso di classificare il rapporto perché ci eravamo concentrati sui rischi in caso di attentato terrorista e avevamo dato informazioni sensibili. E' comprensibile. Quello che invece non capisco è come mai non siano state adottate le misure preventive che avevamo suggerito”. Quali in particolare? “Nel giugno 2017 avevamo rimandato una serie di raccomandazioni, tra cui la necessità di installare un sistema di spegnimento automatico nella parte del sottotetto. Vista l'immensa carpenteria sapevamo che in caso di incendio sarebbe stato impossibile spegnerlo a tempo con mezzi umani. Purtroppo è quel che è successo”. Cos'ha provocato l'incendio? “Propendo anche io per un problema nel cantiere di restauro della guglia, probabilmente un cortocircuito. Anche la cattedrale di Nantes è bruciata nel 1972 durante dei lavori. Ci sono tanti altri precedenti. Insomma era chiaro che bisognasse rafforzare le misure di prevenzione in questa fase delicata”. Sta dicendo che c'è stato una colpevole distrazione delle autorità? “Di certo io l'avevo scritto, il governo sapeva. E ora mi fa male vedere che qualcuno fa finta di meravigliarsi”. E' stato chiamato dagli investigatori che lavorano all'inchiesta? “Non ancora, ma se vorranno sentire la mia testimonianza sono pronto a raccontare quello che so”. Alcuni esperti sostengono che fare un innesco su querce secolari è difficile e che le cause potrebbero essere altre. .. “C'erano molte parti di legno più giovane e altamente infiammabile, ad esempio nel transetto o nella scala a chiocciola della guglia. E comunque la carpenteria era impregnata di polvere secolare che in ambienti confinati può fare da detonatore”. Come bisogna ricostruire la cattedrale? “Rispettando la linea architettonica e anche i materiali. Usare materiali più leggeri non è affatto garanzia di solidità. E anche rispetto ai tempi non ci sarebbe nessuna convenienza a cambiare rispetto al passato. Secoli fa, la carpenteria della cattedrale di Tours è stata rifatta in diciannove mesi da una ventina di operai. E anche il Colosseo è stato costruito in meno di dieci anni. Quindi non facciamoci abbindolare da finte scorciatoie”.
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TITOLO: Francia: caso Lambert, cominciata procedura per interrompere alimentazione e idratazione
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OCCHIELLO: Lo stop alle cure nonostante l'opposizione dei genitori
TESTO: La Corte d'appello di Parigi a sopresa ha ordinato la ripresa delle cure per Vincent Lambert, l'ex infermiere di 43 anni divenuto tetraplegico e in stato vegetativo. Il suo caso è centro di una decennale battaglia legale ed è oggi il simbolo del dibattito sul fine vita in Francia. I trattamenti che tenevano in vita Lambert erano stati interrotti solo stamattina, all'ospedale di Reims. La decisione che ripristina le cure è stata assunta dopo un ennesimo ricorso dei famigliari, contrari alla stessa sospensione. Nel pomeriggio, la Corte europea dei diritti umani aveva invece respinto il ricorso dei genitori, in assenza di "nuovi elementi". Mentre il presidente, Emmanuel Macron, aveva detto che la decisione non spettava a lui. La Corte d'appello di Parigi al contrario ha accolto le richieste dei genitori, ferventi cattolici, che hanno invocato le raccomandazioni del Comitato dei Diritti dei disabili delle Nazioni Unite. La decisione della Corte d'Appello è stata salutata come una grande vittoria dalla madre Viviane che insieme al marito si batte per tenerlo attaccato alla macchine. "Stavamo per eliminare Vincent! Questa è una vittoria molto grande! Lo rialimenteranno e gli ridaranno da bere". "Per una volta sono orgogliosa della giustizia", ha aggiunto la donna. Esultanza è stata espressa anche dagli avvocati della coppia: "Abbiamo vinto, Vincent deve vivere, vivrà", ha urlato uno dei legali, Jerome Triomphe, alla folla che si è riunita per manifestare contro l'interruzione dell'alimentazione e idratazione che tengono in vita l'uomo. Anche il collega Jean Paillot ha parlato di "straordinaria vittoria", sottolineando che la ripresa delle cure è "per un periodo di sei mesi", un lasso di tempo che permetterà "al comitato Onu di studiare il caso di Vincent". "E' solo una decisione provvisoria ma una decisione simbolica e forte". Sulla scelta dei medici era intervenuta subito la madre di Vincent, in mattinata: "Lo stanno uccidendo, senza averci detto nulla, sono dei mostri", aveva detto a lBFM-TV. Per poi aggiungere di aver appreso dell'intendimento dell'ospedale "questa mattina via mail". Mentre il suo legale, Jean Paillot, rillanciava parlando di uno "scandalo assoluto".
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