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LE NOTIZIE DAL GIORNO Tuesday 09 July 2019 AL GIORNO Tuesday 16 July 2019 SU: esteri




TITOLO: Elezioni, la Grecia volta pagina: la destra di Mitsotakis è avanti di quasi 10 punti
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OCCHIELLO: Urne chiuse, il centrodestra di Nea Demokratia al 39,68%: con questi numeri potrebbe avere la maggioranza assoluta in Parlamento. La sinistra di Tsipras al 31,52%. Affluenza intorno al 63-65%, molto superiore alle attese
TESTO: La Grecia volta pagina e chiude l’era di Alexis Tispras. Il centrodestra di Nea Demokratia è nettamente in testa con il 39,8% dei voti, percentuale che dovrebbe garantire al partito di Kyriakos Mitsotakis la maggioranza assoluta in Parlamento con 155 seggi su 300. Syriza ha contenuto benissimo i danni: il partito del premier Alexis Tsipras viaggia al 31,5%. Sconfitto ma con onore, visto che ha recuperato ben 8 punti (e 500mila voti circa) rispetto alle europee del 26 maggio. “Lavorerò duramente, per tutti i greci e le greche, anche per quelli che non ci hanno votato. E cominceremo subito perché non c'è tempo da perdere", ha affermato Mitsotakis. Le parole di Tsipras "Lasciamo a testa alta, quattro anni fa ci siamo occupati di un Paese sull'orlo della bancarotta, e lasciamo un Paese libero (dai salvataggi), in crescita e con riserve nelle sue casse, con l'interesse del debito al minimo storico", ha affermato Tsipras. " “Abbiamo fatto scelte difficili che abbiamo pagato politicamente – ha aggiunto pensando forse all’intesa per il nuovo nome della Macedonia – ma siamo qui per restare e questa per me non è una sconfitta”. Il leader di Syriza, che ha ricevuto offerte per poltrone in Europa, dovrebbe invece restare alla guida del partito.
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TITOLO: L'Italia brinda alle colline del prosecco, ora patrimonio dell'Umanità
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OCCHIELLO: "Riconosciuto il valore unico di Conegliano e Valdobbiadene". I tweet: "Una vittoria per il Veneto e l'Italia". Di Maio, bella notizia per tutto il sistema-Paese. Salgono a 55 i siti nella lista mondiale
TESTO: L'attesa decisione arriva dopo la bocciatura dell'anno scorso, quando l'iscrizione saltò per due voti (Spagna e Norvegia) portando al rinvio. Attesa dunque, ma non senza polemiche. La candidatura, proposta sin dal 2010 e sostenuta nel 2017 dall'allora ministro per le Politiche agricole Maurizio Martina, ha visto infatti sollevarsi il fronte del 'no' da parte di alcune associazione ambientaliste (tra cui Wwf, Legambiente, Pesticides Action Network, Marcia Stop pesticidi, Colli Puri) preoccupate degli effetti della viticoltura intensiva e dell'uso dei pesticidi che caratterizzano la produzione delle colline del Trevigiano. Alla monocultura che divora il suolo, con siepi e alberi che non ci sono più, si aggiungono i danni di fitofarmaci e altri erbicidi, secondo gli ambientalisti che da anni combattono contro le sostanze chimiche tossiche utilizzate nei campi.
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TITOLO: Il car sharing per i giapponesi: pisolini, merende e prove di canto
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OCCHIELLO: L'inchiesta, fatta dalla compagnia di autonoleggio Orix, è stata raccontata dal quotidiano Asahi Shimbun
TESTO: "Non abbiamo ancora ben capito cosa fanno i clienti dei nostri veicoli. L'unica cosa che possiamo dire è che dai dati rilevati, un alto numero di persone li affitta ma non li guida". Questa è stata la sconcertante scoperta della compagnia di car sharing Orix, nell'estate del 2018. Con i suoi 230mila utenti, la compagnia si è confrontata con la rivale Times24, 1,2 milioni di clienti, che aveva notato la stessa anomalia. Le macchine venivano restituite dopo aver "percorso nessuna distanza" Le due società hanno deciso di fare un sondaggio tra i loro utenti per capire cosa stesse succedendo. Anche perché i guadagni del carsharing arrivano soprattutto dalla quantità di chilometri percorsi. Quello che ne è uscito è stato sorprendente, anche per loro. Molti giapponesi non le usano per andare da A a B. Non si muovono proprio. Le utilizzano come spazi per fare cose.
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TITOLO: Tensione Serbia-Kosovo, il ministro Dacic: "Fatti tanti sforzi, ma così Pristina mina il dialogo"
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OCCHIELLO: Intervista al responsabile degli Esteri serbo Ivica Dacic. "Il Kosovo è il punto focale dell'instabilità in tutti i Balcani. Non vogliono arrivare a un compromesso"
TESTO: Ministro Dacic, Pristina avrebbe deciso di negare ai rappresentanti ufficiali serbi l'accesso al Kosovo, anche dove vive la minoranza serba. Poi il premier Haradinaj ha parlato di fake news, ma quanto è pericolosa la situazione? "E' un'altra decisione irragionevole - risponde il responsabile degli Esteri serbo - che demolisce gli sforzi per continuare il dialogo puntando a un accordo politico. Accordo che la Serbia vuole, ma dall'altra parte vediamo persone che dimostrano di non volere alcuna soluzione. Situazione insostenibile. Temono per i nostri contatti con connazionali in Kosovo e Metohija, è un comportamento irragionevole". In precedenza Pristina si è data un esercito violando i trattati internazionali. Che prossima mossa vi aspettate? "E' solo una piccola parte delle loro azioni distruttive. Che dire dei dazi del 100 per cento imposti sulle merci serbe e bosniache? Di fatto un divieto di commercio, che nel mondo civile non esiste da secoli. Ogni organizzazione internazionale e politico mondiale ha condannato questa misura chiedendone l'abolizione ma da 7 mesi non è ancora avvenuto. Pristina non ha nemmeno adempiuto al suo unico impegno nel quadro del dialogo con la Ue, la creazione di un'associazione di municipalità serbe in Kosovo e Metohija. Accordo del 2013, noi lo abbiamo realizzato per le zone nostre di lingua albanese, loro no. Temiamo che il loro prossimo passo possa essere la violenza diretta contro i serbi in Kosovo e Metohija e i loro beni". Quanto è pericolosa la situazione confinaria e nelle zone della minoranza serba? "Da anni i serbi in Kosovo e Metohija vivono sotto costante pressione della maggioranza di lingua albanese, temono per la loro incolumità, vivono in una specie di ghetto. Molti hanno perso la vita in circostanze non chiare, su cui non si sono svolte inchieste. Aggressori e assassini sono in libertà, vengono fatti costanti attacchi a proprietà, ogni anno vengono demoliti i loro cimiteri e presi a sassate gli autobus su cui viaggiano per visitare poderi, chiese e cimiteri, di fatto libertà di movimento non esiste. La comunità serba locale è ancora unita perché ha fiducia nel nostro governo che fa di tutto per aiutarli". Quanto sono pericolose tali tensioni per la pace in Balcani ed Europa? "Kosovo e Metohija è il punto focale dell'instabilità nei Balcani. Dopo le guerre degli anni Novanta la regione è stata riappacificata e tutti gli Stati si muovono verso l'obiettivo dell'Unione europea. L'unico punto nero è il Kosovo e Metohija dove le élites politiche locali albanesi non esprimono volontà di compromesso. Nella Serbia non hanno un partner di tale condotta distruttiva, al contrario. Auspichiamo la soluzione, ci asteniamo da repliche verso Pristina anche se avremmo molte ragioni per rispondere. La Serbia mostra grande maturità e attacccamento a dialogo e ricerca di compromesso, ciò non è debolezza bensí forza". Ue e Italia secondo voi comprendono le minacce alla pace? "Ue e Italia, uno trai suoi membri piú influenti, hanno giocato un ruolo importante nell'avvio del dialogo, per un compromesso completo e duraturo. Ma questo processo si è fermato. L'Ue ha ammesso di aver trascurato i Balcani, regione che dal 2003 aveva avuto luce verde per un'adesione. L'errore si poeva evitare con un impegno Ue piú forte per Kosovo e Metohija unica questione aperta nei Balcani. Non possiamo tornare indietro: occorre una riattivazione del diologo al piú presto e prima rimuovere i motivi del suo blocco, tutte a Pristina". Perché la Serbia sta pensando di reintrodurre il servizio militare obbligatorio? "Reintrodurre la leva obbligatoria è un'opzione che consideriamo da qualche tempo. La Serbia è intensamente impegnata nella modernizzazione delle sue forze armate: vogliamo rafforzare le nostre capacità di difesa dopo molto tempo con forze armate in difficoltà finanziarie e male equipaggiate. E' qualcosa che ogni Stato responsabile realizza tra le sue priorità". Rischiamo scontri per procura tra superpotenze nei Balcani occidentali? "I politici albanesi, concretamente Ramush Haradinaj, dicono apertamente di non avere politica estera propria ma di seguire quella Usa. Confido che non siano contenti neanche a Washington, principale sostenitore dell'indipendenza del Kosovo e Metohija. In molti incontri internazionali il presidente Vucic, la premier Brnabic e io riceviamo appoggio per la politica costruttiva e responsabile. Nessuna soluzione futura per Kosovo e Metohija potrà essere raggiunta senza partecipazione attiva serba. Le grandi potenze hanno i loro interessi in questa regione, lo sappiamo ma è nostro compito lavorare a braccetto con loro per ottenere il massimo per gli interessi del nostro Stato e dei serbi in Kosovo e Metohija. Non è facile ma siamo convinti che sia l'unica strada giusta". Cosa chiedete a Usa, Russia, Ue e Cina per prevenire un'escalation, e quanto rischiano i soldati della Kfor, la forza di pace a guida italiana? "La priorità assoluta è influenzare Pristina perché ritiri decisioni distruttive, torni al dialogo e sia disponibile a una soluzione di compromesso. Specie Usa e Ue hanno modi e mezzi per farlo, dipende dalla loro volontà. In caso contrario, ogni giorno senza dialogo aumenta il rischio di nuove avventure unilaterali di Pristina: ciò prefigura sviluppi assolutamente rischiosi da fermare per tempo. Altrimenti l'esperienza ci insegna che gli albanesi kosovari ricorrono alla violenza quando vogliono realizzare a ogni costo i loro obiettivi e ciò è rischio grande anche per le missioni internazionali come la Kfor, non solo per la comunità serba locale".
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TITOLO: Ripe San Ginesio, borgo sostenibile e hi-tech: tra coworking, artigiani della birra e pannelli solari
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OCCHIELLO: Nel piccolo comune del Maceratese che ha fatto della nuova economia green una bandiera si sono dati appuntamento Slow Food e Fridays For Future per firmare un patto per il pianeta. E nuovi stili di vita
TESTO: Prossimo obiettivo del comune collinare, un anello ciclabile che collegherà sei comuni, da realizzare con l’Unione montana: oltre al percorso saranno installati punti di ricarica per bici e auto elettriche, un negozio per il noleggio delle biciclette, un’officina meccanica. A lungo termine l’idea è quella di collegare con una lunga ciclabile mare Adriatico e monti Sibillini, le due perle naturalistiche delle Marche. Il festival Borgofuturo è stato anche l'occasione per vedere nascere l’alleanza tra i giovani del movimento Fridays For Future e Slow Food. Sotto il segno di Greta Thunberg i giovani che combattono per difendere l'ambiente in pochi mesi si sono diffusi in tutto il Paese: come un bosco igrofilo hanno intrecciato radici lungo le sponde della penisola, dalle città ai piccoli comuni come questo. Quasi 150 le realtà locali attive ormai in Italia, da Trieste a Palermo. Il 15 marzo, secondo le stime, 470mila persone in Italia sono scese in piazza per il pianeta; manifestano ogni venerdì contro l’inerzia della politica che dovrebbe agire subito per porre un freno all’emergenza climatica e si preparano al terzo grande sciopero mondiale, programmato per il 27 settembre. Con loro a San Ginesio c'era anche Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, che ha messo a disposizione la sua esperienza trentennale ricordando l’importanza di agire sulla filiera alimentare, dal campo alla tavola, responsabile del 34% della produzione di CO
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TITOLO: Arriva il Beach tour di Jovanotti a Rimini: esposto in procura degli ambientalisti
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OCCHIELLO: Ancora polemiche, stavolta per la tappa sulla spiaggia di Miramare. Il concerto è il 10 luglio, le associazioni chiedono di spostarlo per tutelare i quattro pulcini di fratino, una specie protetta, presenti nell'area dell'evento
TESTO: RIMINI - Non c'è pace per il tour di Jovanotti. Ambientalisti sul piede di guerra contro il Jova Beach Party del 10 luglio sul litorale tra Rimini e Riccione: dopo gli appelli ai due Comuni "al buonsenso e alla collaborazione" per cercare di tutelare i quattro pulcini di fratino, una specie protetta, presenti nell'area dell'evento, le associazioni AsOER, Italia Nostra Rimini, Legambiente e Lipu hanno inviato un esposto, fra gli altri, alla Procura della Repubblica di Rimini e al Ministero dell'Ambiente per chiedere di spostare o posticipare il concerto. Il fratino è un piccolo uccello che nidifica sulle spiagge europee e dall'inizio del secolo la sua popolazione è in consistente calo. In Italia si stima la presenza di meno di 700 coppie e in Emilia-Romagna rimangono 30-40 coppie (un decimo rispetto agli anni '80). Nel litorale tra Rimini e Riccione ci sono al momento quattro pulcini che, si legge nell'esposto, non saranno in grado di volare prima del 15 luglio ed "esiste un'elevata probabilità che vengano schiacciati e involontariamente uccisi". Per questo, considerando che al Jova Beach Party parteciperanno circa 40mila persone, le associazioni chiedono che l'evento sia spostato in altro luogo o rinviato a data successiva al 25 luglio.
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TITOLO: Nel 2018 raccolte più di 3,4 milioni di tonnellate di carta e cartone, oltre 56 kg ad abitante
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OCCHIELLO: I dati del 24° rapporto annuale Comieco: migliora ancora il Sud Italia, che da solo contribuisce al 50% dei nuovi volumi. Il Nord si conferma capofila. Il Centro stabile
TESTO: BOLOGNA - Aumenta la raccolta differenziata di carta e cartone in Italia. Dietro buoni risultati però non c'è solo l'impegno a differenziare, comunque fondamentale, ma anche un sistema di gestione efficace ed efficiente, capace di garantire a qualunque condizione il ritiro e l'avvio a riciclo degli imballaggi su tutto il territorio nazionale. E' quanto emerge in sostanza dall'analisi dei dati del 24° Rapporto di Comieco, il Consorzio nazionale recupero e riciclo degli imballaggi a base cellulosica, che ogni anno mette in evidenza i numeri principali della raccolta differenziata e riciclo di carta e cartone in Italia. 3,4 milioni sono le tonnellate di carta e cartone nel 2018, con un aumento complessivo del 4%, pari a + 127.000 tonnellate, rispetto al 2017, distribuito in tutte e 3 le macroaree con particolare evidenza al Sud e al Nord.
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TITOLO: La svolta di Corbyn: il Labour chiede un secondo referendum sulla Brexit
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OCCHIELLO: Il partito vuole una nuova consultazione su qualsiasi accordo per l'uscita e farà campagna per restare in Ue
TESTO: LONDRA. Alla fine, dopo tanti consensi e voti perduti, la clamorosa svolta è arrivata: Jeremy Corbyn ha annunciato che il suo Labour Party chiederà un secondo referendum su qualsiasi accordo sulla Brexit che eventualmente partorirà il partito conservatore e anche su un possibile No Deal, cioè l'uscita del Regno Unito dall'Ue senza accordo, potenzialmente rovinosa per l'economia britannica. Non solo: in caso di secondo referendum sulla Brexit, il Labour farà campagna per restare in Ue, smentendo dunque nettamente la sua posizione degli ultimi tempi, ossia rispettare il risultato della consultazione popolare del 2016. Attenzione, però. Trattandosi di Jeremy Corbyn, che sinora ha sempre cercato un complicatissimo equilibrio tra le due anime (europeista ed euroscettica) del Labour, una controindicazione c'è: come scrive il leader agli iscritti del partito, qualora ci fossero nuove elezioni generali e qualora il Labour vincesse, allora la linea di Corbyn e del suo partito sarebbe quella di rispettare il risultato del referendum 2016, con "un buon accordo" sulla Brexit, e cioè quello che il leader laburista propone da oramai molti mesi, con uscita dall'Ue ma permanenza nell'unione doganale Ue e in una sorta di mercato unico. Insomma, una contraddizione non da poco e piuttosto eloquente, che lascia delusi diversi europeisti di ferro nel Labour, come Lord Adonis.
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TITOLO: Hong Kong, la governatrice: "La legge sull'estradizione è morta"
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OCCHIELLO: Dopo settimane di proteste Carrie Lam sostiene che in nessun modo il progetto di legge sarà portato avanti
TESTO: HONG KONG - La chief executive di Hong Kong Carrie Lam ha dichiarato che la "legge sull'estradizione è morta". Il movimento che da settimane protesta con manifestazioni imponenti e spesso finite in scontri con la polizia ha dunque ottenuto un importante passo avanti nella sua battaglia. "Ci sono dubbi persistenti - ha detto la governatrice - sulla sincerità del governo o delle inquietudini sul fatto che il governo possa rilanciare il processo della legge davanti al Consiglio legislativo (il Parlamento locale ndr). Allora io voglio ripetere che non c'è alcun progetto in questo senso. Il progetto di legge è morto". Ma le parole di Lam non hanno ottenuto l'effetto sperato e dei gruppi di contestatori si sono detti pronti a continuare le manifestazioni di piazza. Il governo aveva annunciato la sospensione del progetto ma non è bastato a riportare la pace nelle strade dove il movimento nato per opporsi ad un progetto di legge presentato a Pechino che vorrebbe imporre l'estradizione forzata dei sospetti criminali verso la Cina continentale dove verrebbero svolti i processi, si è poi trasformato in un movimento che chiede riforme democratiche. Lam ha riconosciuto che i tentativi del suo governo di far passare la legge si sono rivelati "un fallimento totale". La chief executive si è detta disposta ad incontrare i suoi oppositori. "Sono arrivata alla conclusione - ha detto - che i sono dei problemi fondamentali, profondi nella società, dobbiamo identificarli e trovare delle soluzioni per andare avanti"
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TITOLO: Morto Mandla Maseko l'astronauta africano
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OCCHIELLO: Incidente per il dj sudafricano che stava per realizzare un sogno
TESTO: L'uomo che sarebbe potuto diventare il primo africano "nero" ad andare nello spazio è morto per un incidente motociclistico. La tragica fine dell'ex-dj destinato ad essere il "primo astronauta africano", Mandla Maseko, viene segnalata dai media sudafricani e internazionali come il sito della Cnn citando una dichiarazione della famiglia. Il sudafricano Maseko, 30 anni, aveva battuto un milione di concorrenti nel 2014 vincendo assieme ad altri 23 candidati un viaggio nello spazio messo in palio dalla "Axe Apollo Space Academy" e da compiere decollando in una data ancora da stabilire. In un'intervista Maseko aveva sottolineato che un africano può sognare di diventare poliziotto o avvocato, ma non "pilota o astronauta". Pilota invece lo era diventato e anche caporale nella Difesa nazionale sudafricana. Il giovane ha ispirato molti bambini africani a perseguire carriere nel settore scientifico. I funerali verranno annunciati in settimana. Maseko non avrebbe potuto diventare il primo astronauta semplicemente "africano", perché un sudafricano bianco, l'imprenditore Mark Shuttleworth, aveva già realizzato il sogno comprando per 12 milioni di sterline un posto su una capsula Soyouz russa e passando otto giorni a bordo di una stazione internazionale nel 2002.
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TITOLO: Il senso del tatto guida i nostri movimenti
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OCCHIELLO: Guida il nostro sistema nervoso nel controllo del corpo, in particolare gli arti. I ricercatori: ''Passo importante per comprendere la percezione''
TESTO: E' IL senso del tatto a controllare i movimenti del nostro corpo, ad esempio della mano e del braccio, quando esploriamo l'ambiente circostante. E' la conclusione di uno studio pubblicato su Science Advances e condotto da neuroscienziati e ingegneri dell'Università degli Studi di Roma Tor Vergata, della Fondazione Santa Lucia, dell'Università di Pisa, e dell'Istituto Italiano di Tecnologia (IIT). "Per controllare i movimenti delle nostre mani - afferma Alessandro Moscatelli, ricercatore all'Università di Roma Tor Vergata e della Fondazione Santa Lucia - dobbiamo conoscerne la posizione e la velocità di movimento rispetto agli oggetti che ci circondano. Il senso della posizione e della velocità dei nostri arti e del nostro corpo viene chiamato propriocezione - un vero e proprio 'sesto senso'. Secondo studi classici di neuroscienze, i segnali di propriocezione derivano da recettori meccanici incorporati nel nostro sistema muscolo-scheletrico. I recettori presenti nella pelle, al contrario, sarebbero alla base del nostro senso del tatto. A differenza della propriocezione, si ritiene comunemente che il senso del tatto fornisca informazioni sugli oggetti esterni. Ad esempio, ci informa se un oggetto è rigido o soffice, liscio o ruvido e così via. Con questo studio abbiamo dimostrato che questa separazione non è poi così netta, e abbiamo fatto un passo importante per capire come funziona la nostra percezione del mondo". Quando si tocca un oggetto, infatti, la deformazione della nostra pelle fornisce informazioni non solo sull'oggetto stesso, ma anche sulla posizione e sul movimento della parte del corpo che tocca l'oggetto. Se è così, in modo simile a come avviene per la propriocezione, il senso del tatto dovrebbe essere in grado di fornire una guida al nostro sistema nervoso per controllare i movimenti del nostro corpo, in particolare degli arti. "In una serie di esperimenti - prosegue Matteo Bianchi, ricercatore all'Università di Pisa - abbiamo costruito una 'illusione tattile': i partecipanti dovevano muovere il loro dito su una superficie con delle linee increspate, cercando di spostarsi in linea retta (senza utilizzare la visione in quanto bendati) o verso un bersaglio visibile soltanto in una realtà virtuale riprodotta mediante un dispositivo indossabile. Secondo il nostro modello matematico, la direzione di moto rilevata dal tatto e quindi dalla deformazione della pelle viene influenzata dall'orientamento delle creste. Coerentemente, abbiamo osservato che cambiando l'orientamento delle creste, i movimenti sistematicamente deviavano dalla traiettoria desiderata. Abbiamo quindi ripetuto l'esperimento chiedendo ai soggetti di indossare un guanto, in modo che l'informazione tattile fosse attutita. In questo caso, il movimento veniva eseguito per lo più in modo corretto. Questo risultato dà un forte sostegno al nostro modello e dimostra che le nostre azioni sono davvero letteralmente guidate da una miscela ideale di tatto e 'sesto senso' (propriocezione) pesata in base all'affidabilità delle misure a disposizione del nostro sistema nervoso". Le applicazioni che ne derivano sono molto interessanti in diversi campi. "Questo tipo di ricerca - dice Antonio Bicchi (Istituto Italiano di Tecnologia e Università di Pisa) - è infatti fondamentale per lo sviluppo di una nuova generazione di tecnologie aptiche, ovvero legate al senso del tatto, che utilizzano la matematica come strumento di modellazione e sintesi. Le implicazioni in ambito tecnologico e industriale sono principalmente legate a dispositivi di realtà virtuale e aumentata in grado di fornire un'esperienza immersiva e realistica, fondamentale nella nuova industria, per esempio per processi di progettazione di prototipi, modellizzazione e ispezione da remoto". Importanti ricadute sono possibili anche in ambito medico. Lo studio dei principi di funzionamento della nostra percezione corporea può portare infatti allo sviluppo di test clinici più sensibili, in grado di effettuare diagnosi precoci di diverse malattie neurologiche che sono associate ad una diminuzione della capacità di movimento e sensibilità tattile, come neuropatie diabetiche, lesioni nervose traumatiche e sclerosi multipla.
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TITOLO: Addio a Ross Perot, il magnate texano candidato due volte alla presidenza degli Stati Uniti
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OCCHIELLO: È morto a Dallas a 89 anni stroncato dalla leucemia. Incarnava l'americano che s'era fatto da sé. Sempre fuori dagli schemi
TESTO: NEW YORK - "Se vedi un serpente ammazzalo. Non organizzare un comitato per ammazzare il serpente": spiccio, irascibile, irrimediabilmente texano. Ross Perot, il terzo incomodo più celebre della storia d'America, il due volte candidato indipendente alla presidenza degli Stati Uniti capace col suo messaggio populista ante-litteram di erodere consensi a destra come a sinistra, è morto ieri nella sua casa di Dallas a 89 anni, ucciso da una leucemia. "La maggior parte della gente si arrende proprio quando è a un passo dal successo", amava ripetere. E lui d'altronde, con quella biografia straordinaria che da Texarkana, Texas, dov'era nato nel 1930 era arrivato quasi alla Casa Bianca, incarnava davvero la figura dell'americano che s'era fatto da sé. Sempre fuori dagli schemi. Ex boy scout, ex ufficiale di marina, i suoi primi passi come eccezionale venditore all'Ibm dove appena assunto smerciò in tre settimane quello che si supponeva dovesse liquidare in un anno, fece fortuna proprio con le sue imprese di elaborazione dati. Quell'Electronic Data System, che poi vendette per 2,5 miliardi di dollari a General Motors diventandone il maggior azionista. E la Perot System, poi venduta a Dell per 5 miliardi di dollari. Nel 1969 - lo ricorda il New York Times in uno straordinario necrologio - divenne una sorta di eroe popolare col suo tentativo di portare cibo e medicine ai prigionieri di guerra nel Vietnam del Nord. Ancora, nel 1979, riuscì a far scappare dall'Iran degli ayatollah due suoi dipendenti. Finanziando una rivolta fuori dal carcere dove erano prigionieri che provocò la fuga di 11.800 persone. Una vicenda talmente rocambolesca da ispirare il romanzo di Ken Follett: Sulle ali delle aquile. Ma la sua fama è legata soprattutto ai suoi due tentativi di conquistare la Casa Bianca. "No, non è colpa né dei repubblicani, né dei democratici, se le cose stanno come stanno: ci dev'essere un extraterrestre lì fuori", disse durante uno dei tre dibattiti della gara presidenziale 1992, fronteggiando Bill Clinton e George Bush padre. Non aveva mai ricoperto cariche pubbliche e con lo slogan "United We Stand America" andò avanti fregandosene delle valutazioni negative di giornali e talk show. Mobilitando, anzi, proprio per quelle sue posizioni controcorrente, centinaia di volontari impegnati in una campagna dove lui investì 68 milioni di dollari di tasca propria. Focalizzandosi sulla riduzione di burocrazia e sprechi e sulla ricostruzione di città che allora erano davvero in rovina, ma vagheggiando l'idea di un ritorno romantico alla "buona vecchia America" tanto simile a quella rappresentata nei quadri di Norman Rockwell, di cui era un grande collezionista. Ma anche all'idea di "Make America Great Again" poi ripresa da Donald Trump. Quella prima sfida andò oltre ogni aspettativa: ottenne il 19% delle preferenze, di fatto determinando la sconfitta di Bush che si fermò al 38, mentre Clinton vinse col 42. Nel 1996 ci provò ancora, ma gli andò meno bene: fermandosi all'8 per cento dei voti. "I fallimenti sono come le ginocchia sbucciate. Fanno male ma sono ferite superficiali", disse in quell'occasione. Ricominciando a far soldi.
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TITOLO: I firmatari europei dell'accordo sul nucleare chiedono all'Iran di fermare l'arricchimento dell'uranio
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OCCHIELLO: In una nota congiunta i ministeri degli Esteri di Francia, Germania e Regno Unito e l'Alto rappresentante Ue per la Politica estera hanno manifestato la loro preoccupazione per il superamento dei limiti imposti nel 2015. Il premier israeliano Benyamin Netanyahu avverte Teheran:...
TESTO: L'Europa chiede una marcia indietro all'Iran. I firmatari europei dell'accordo sul nucleare, il Joint Comprehensive Plan of Action del 2015, hanno richiesto tramite una nota congiunta una retromarcia dell'Iran riguardo l'arricchimento dell'uranio: il Paese sta infatti superando i limiti imposti, contravvenendo così all'intesa. La nota congiunta dichiara: "I ministeri degli Esteri di Francia, Germania e Regno Unito e l'Alto rappresentante Ue per la Politica estera esprimono profonda preoccupazione sul fatto che l'Iran stia svolgendo attività incoerenti con i suoi impegni assunti". I firmatari europei hanno spiegato che "l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) ha confermato che l'Iran ha iniziato ad arricchire l'uranio al di sopra del limite massimo consentito stabilito nell'accordo". Nella giornata di lunedì infatti l'Iran aveva dichiarato di avere innalzato il livello di arricchimento dell'uranio al di sopra della soglia limite del 3,67%, arrivando al 4,5%. Ad annunciare il superamento è stato il portavoce dell'Organizzazione per l'energia atomica iraniana, Behruz Kamalvandi, informando direttamente l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea). L'accordo nucleare è in bilico da quando, lo scorso anno, gli Stati Uniti hanno deciso di uscirne per volontà del presidente Donald Trump.
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TITOLO: Svizzera, gallo condannato dal tribunale: "Cantava 44 volte al giorno"
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OCCHIELLO: L'episodio nella campagna vicina a Zurigo. L'animale condannato a restare in un ambiente insonorizzato dieci ore al giorno
TESTO: Hanno fatto causa a un gallo e l'hanno vinta. Rapporti di vicinato difficili, ricerca del sonno ossessiva, alla fine la campagna di un comune nei pressi di Zurigo si trasforma nel centro di un singolare caso giudiziario. Un tribunale svizzero ha infatti "condannato" un gallo perché con il suo classico chicchirichì infastidiva il vicinato. Residente esasperati al punto da avere contato e registrato il verso dell'animale fino a 44 volte al giorno. Senza fare tanta differenza tra alba e tramonto. Attraverso un'applicazione è stato così analizzato il livello di rumore generato dal gallo ed è stato certificato che il verso dell'animale raggiungeva gli 84 decibel, troppo alto per essere tollerato. Sentenza senza appello e tempi contingentati per il gallo il cui chiccirichì sarà tollerato a orari prestabiliti: dalle 8 alle 22 nei giorni feriali e dalle 9 in caso di festivi. Più costoso il prezzo da pagare per il proprietario contadino che nel resto del tempo dovrà tenere il gallo in una stalla chiusa e ristrutturata per garantirne l'insonorizzazione.
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TITOLO: Caso ambasciatore britannico, crisi diplomatica tra Usa e Londra: Hunt risponde a Trump
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OCCHIELLO: Per il candidato premier i tweet del presidente Usa sono irrispettosi e sbagliati. Il tycoon vorrebbe defenestrare Darroch. Il Regno Unito però non può permettersi di compromettere le relazioni con gli Stati Uniti
TESTO: LONDRA. La crisi diplomatica tra Stati Uniti e Regno Unito pare sempre più profonda. Lo scontro sorto dopo la pubblicazione sul Daily Mail degli scottanti memo dell'ambasciatore britannico a Washington, Sir Kim Darroch, non sembra avere fine. L'ultimo episodio è stata una "rissa" su Twitter tra Donald Trump e il ministro degli Esteri britannico Jeremy Hunt. Oggi, appena sveglio, il presidente americano ha twittato tutta la sua rabbia dopo aver letto nel weekend i report di Darroch - che erano confidenziali, diretti al governo britannico e che in teoria sarebbero dovuti rimanere segreti - che lo definivano "inetto", "incompetente, "vanesio", "bugiardo" e tante altre "amenità". Trump, dopo altri tweet al vetriolo di ieri sera, oggi ha bollato l'ambasciatore come "molto stupido", "un cretino pomposo", per poi tornare alla carica contro la premier britannica May, definendo il suo piano sulla Brexit "sciocco", un "disastro". Insomma, insulti senza fine da parte del presidente degli Stati Uniti, ai quali Hunt ha risposto per le rime citandolo, pur senza improperi: "Questi tuoi commenti contro il mio primo ministro e il mio Paese sono sbagliati e irrispettosi. Theresa May ti ha sempre rispettato. Dovessi diventare primo ministro" (Hunt è in lizza con il favorito Boris Johnson), "io l'ambasciatore non lo cambierò sia chiaro". Parole chiare. May invece, attraverso il suo portavoce, esprime "piena fiducia nell'ambasciatore Darroch e non sono previste conversazioni telefoniche tra la premier e il presidente Trump nel prossimo futuro". Dunque, lo scontro è totale. Perché Trump - che in genere difficilmente si ferma finché non l'ha spuntata - vuole a tutti i costi defenestrare Darroch, uno che non gli è mai stato simpatico, a maggior ragione adesso. Londra invece, almeno per ora, tiene il punto, perché cedere al ricatto di Trump - e "licenziare" il proprio ambasciatore per aver fatto semplicemente il proprio lavoro - sarebbe un'umiliazione tremenda agli occhi del mondo e della Storia. Ma allo stesso tempo, ed è così che Trump ha messo all'angolo il governo May, il Regno Unito non può permettersi di rovinare le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti, soprattutto in questo delicatissimo momento, con una Brexit che si avvia sempre di più verso il rovinoso "No Deal" (l'uscita senza accordo dall'Ue) e la necessità di tenere quanti più sbocchi aperti dopo l'addio all'Europa.
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TITOLO: Svizzera, la pattuglia acrobatica sbaglia paese e finisce alla festa dello jodel
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OCCHIELLO: I jet avrebbero dovuto sorvolare la città di Langenbruck dove era in corso una commemorazione per l'aviatore Oskar Bider, ma hanno volato sopra un festival di musica alpina
TESTO: I jet hanno volato sopra un'altra festa. Il 6 luglio la Patrouille Suisse, pattuglia acrobatica ufficiale elvetica, avrebbe dovuto sorvolare la città di Langenbruck, per omaggiare il centenario della morte di Oskar Bider. Nel paese era infatti in corso una cerimonia per ricordare lo storico aviatore svizzero, uno dei primi ad aver sorvolato i Pirenei e le Alpi con un monoplano Blériot. I piloti della Patrouille Suisse hanno però sorvolato il paese di Mümliswil-Ramiswil, a soli 6 km da Langenbruck, dove era in corso il 31esimo Festival dello jodel svizzero nordoccidentale: lo jodel, è il tipico canto di montagna delle Alpi di lingua tedesca. Il portavoce dell'esercito Daniel Reist ha motivato l'inconveniente con "circostanze sfortunate". Il sito svizzero Rsi ha riportato le spiegazioni del portavoce: l'errore è stato causato dalla vicinanza geografica dei due festival e dal fatto che la formazione di jet viaggiava a vista, senza l'ausilio di strumenti satellitari. I Tiger F-5E, gli aerei della Patrouille Suisse dipinti con la bandiera elvetica, chiarisce il sito Tvsvizzera, non sono dotati dei navigatori Gps e non sono quindi oramai adatti agli utilizzi militari. Niente paura però: in caso di emergenza uno sbaglio di questo tipo non sarebbe potuto succedere perchè "in quei casi non si vola a vista".
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TITOLO: Brasile, la vacanza "forzata" del ministro della Giustizia Moro
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OCCHIELLO: Simbolo della crisi che sta attraversando il governo di Bolsonaro, l'eroe della tangentopoli brasiliana che ha fatto condannare l'ex presidente Lula, si perde 5 giorni di stop per "ragioni personali". Pesano sulla sua immagine le pubblicazioni di chat private con il pm del caso...
TESTO: RIO DE JANEIRO - Il governo Bolsonaro perde un altro ministro. Il più popolare, l’eroe di Lava Jato. Sergio Moro, ministro della Giustizia, ha deciso di prendersi un breve congedo. Per cinque giorni, dal 15 al 19 luglio, si asterrà dalle sue funzioni istituzionali “per risolvere”, come recita un comunicato della presidenza, “delle questioni personali”. È il segno più tangibile della crisi che attraversa l’esecutivo della destra estrema, votato quasi a furor di popolo per risollevare le sorti di un Brasile impantanato in una crisi economica e sociale dalla quale fatica a uscire. L’eroe della tangentopoli brasiliana, il simbolo della lotta alla corruzione, il magistrato che ha fatto condannare e sbattere in carcere il padre della sinistra latino americana, Lula, ha perso di legittimità. Nelle indagini sul mega scandalo che ha sconvolto il Brasile e altri 11 paesi del continente non ha dimostrato quella imparzialità che deve assumere ogni giudice terzo. La serie ininterrotta di pubblicazioni della chat segrete scambiate su Telegram tra Moro e il capo del pool di pm, Deltan Dallagnol, ha finito per intaccare la sua immagine. Dialoghi continui tra giudice e pubblici ministeri nei quali l’attuale ministro della Giustizia suggeriva le piste investigative da seguire, le prove da trovare, le notizie da filtrare alla stampa per sondare le reazioni, fino all’insistenza nel trovare altri testimoni e ulteriori riscontri a sostegno delle accuse nei confronti di Lula. Sergio Moro ha reagito alle rivelazioni di The Intercept, la rivista investigativa creata e diretta da Glenn Greenwald, con fastidio. Ha contestato l’attendibilità delle chat sostenendo che erano state estrapolate da un discorso più generale e ha condannato la loro pubblicazione perché frutto di “un hackeraggio criminale”. Ma sia Folha de S. Paolo sia il settimanale Veja, che stanno collaborando alla pubblicazione, le hanno esaminate e affermano che si tratta di materiale originale, senza alcuna contraffazione. Subissato dalle rivelazioni, difeso dal suo presidente ma senza troppa enfasi, l’ex giudice di Lava Jato ha deciso di prendersi una pausa di riflessione. La scelta è stata sollecitata dallo stesso Bolsonaro che si è visto dimezzare l’indice di consenso. Secondo l’ultimo sondaggio di Datafolha il governo del Messia, come ama farsi chiamare il leader della destra estrema, ha il 33 per cento di gradimento: la percentuale più bassa per un presidente, dopo sei mesi dal suo insediamento, dal 1999. La pubblicazione continuerà probabilmente per mesi. Il materiale finora reso pubblico è solo una piccola parte delle decine di migliaia di chat che una fonte anonima ha fatto recapitare a The Intercept. E il fatto che ad affiancare il quotidiano on line di Greenwald sia una rivista come Veja, da sempre grande sostenitrice di Moro, dimostra che l’intero atteggiamento assunto da Moro durante i sei anni di indagini sia messo in discussione. E’ molto probabile che lo scandalo non abbia conseguenze sulla situazione giudiziaria di Lula; non esistono ancora i presupposti giuridici per sostenere che la condanna del due volte presidente del Brasile sia stata frutto di un accanimento che comunque traspare dalle conversazioni tra giudice e pm. Il caso Lula sarà affrontato ai primi di agosto dal Tribunale Superiore Federale chiamato a pronunciarsi su una richiesta di libertà provvisoria. Inseguito dalle critiche, il presidente Bolsonaro la scorsa settimana aveva affidato un responso alla folla che assiepava le gradinate del Maracaná in occasione della finale tra Brasile e Perú della Copa America. “Parlerà il popolo”, aveva detto. E il popolo si è espresso: quando le telecamere hanno inquadrato il presidente assieme a Moro lo stadio è rimbombato di fischi e urla, mentre un settore rispondeva con applausi.
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TITOLO: Denaro russo per la Lega di Salvini: ecco gli audio dell'incontro a Mosca con Gianluca Savoini
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OCCHIELLO: Il sito Buzzfeed pubblica la registrazione di un meeting all'Hotel Metropole - di cui aveva già scritto l'Espresso nello scorso febbraio - tra uomini vicino al ministro dell'Interno e esponenti del Cremlino. Nella riunione Salvini viene chiamato il "Trump italiano" e si parla di...
TESTO: L'Espresso aveva pubblicato a febbraio un'inchiesta, citata da BuzzFeed, che raccontava alcuni dettagli degli incontri di Savoini. In quella riunione, in cui Salvini viene più volte chiamato il "Trump italiano", il ministro dell'Interno non era presente, ma il giorno prima aveva detto che le sanzioni contro Mosca sono "socialmente, economicamente e culturalmente folli". BuzzFeed non ha potuto identificare i russi presenti, ma sostiene che si tratti di alti esponenti del Cremlino i quali dicono di sperare nel "via libera" da parte di Vladimir Pligin, membro influente del partito del presidente Putin, Russia Unita. La riunione è durata un'ora e un quarto e si è parlato del coinvolgimento di un gigante dell'energia russo per vendere 3 milioni di tonnellate di petrolio all'Eni per il valore di 1,5 miliardi di dollari. Da questa transazione, secondo BuzzFeed, sarebbe avanzati 65 milioni di dollari finiti nelle casse della Lega.
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TITOLO: Crisi Usa-Regno Unito, si dimette l'ambasciatore britannico a Washington
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OCCHIELLO: Dopo le polemiche sulle parole su Trump pronunciate da Kim Darroch ("inetto, incompetente"), il diplomatico lascia. "La mia posizione era diventata insostenibile per svolgere il mio lavoro"
TESTO: LONDRA - Alla fine, come spesso accade, l'ha spuntata Donald Trump. Dopo giorni di offese nei suoi confronti da parte del presidente americano e ricatti verso Londra, stamattina l'ambasciatore britannico negli Stati Uniti Sir Kim Darroch si è dimesso, come voluto fortemente da "The Donald". "La mia posizione era diventata insostenibile nello svolgimento del mio lavoro", scrive Darroch in una nota ufficiale, "è ora di mettere fine a tutte le speculazioni che sono nate intorno a questo caso, per questo è tempo che venga nominato un nuovo ambasciatore, anche se il mio mandato scade a fine anno. Sono grato a tutti quelli che hanno espresso sostegno nei miei confronti in questi giorni difficili. Mi avete commosso". L'uscita di scena di Darroch, che in alcuni memo segreti indirizzati al governo a Londra e pubblicati dal Daily Mail lo scorso weekend criticava duramente Trump ("inetto", "incompetente", "bugiardo"), risolve - almeno apparentemente - un grosso problema diplomatico perché il presidente americano nelle ultime ore aveva notevolmente alzato la pressione nei confronti suoi e di Londra: ieri, appena svegliatosi, su Twitter Trump lo aveva chiamato "molto stupido", "strambo", dopo altri improperi durante la giornata precedente come "gli Stati Uniti non vogliono avere più nulla a che fare con lui". Attacchi durissimi, associati ad altre critiche pesanti nei confronti di May, le cui mosse politiche soprattutto sulla Brexit sono state definite da Trump "sciocche". Sino a ieri sera, il governo britannico - con la premier Theresa May in prima linea - aveva espresso "piena fiducia e sostegno nei confronti del nostro ambasciatore in America". Ma Trump aveva praticamente messo Londra all'angolo, in un momento complicatissimo per il Regno Unito in piena tempesta Brexit e alla disperata ricerca di sponde internazionali alternative nel prossimo futuro. Inutile dire che gli Stati Uniti saranno lo sbocco più importante e quando il presidente americano ha minacciato palesemente di interrompere le relazioni diplomatiche con Londra se Darroch fosse rimasto al suo posto, il guaio è diventato enorme. Ieri sera, durante il dibattito tv tra i due aspiranti primi ministri Boris Johnson e il ministro degli Esteri Jeremy Hunt, sono emerse chiaramente le due opposte strade che Londra potrà intraprendere nel prossimo futuro: se Hunt ha espresso piena fiducia nell'ambasciatore britannico confermandolo al suo posto - visto che non ha commesso alcuna colpa perché i suoi memo dovevano restare confidenziali e segreti - Boris Johnson, il favorito nonché amico di Trump, ha chiaramente fatto intendere che avrebbe sacrificato Darroch per preservare le relazioni transatlantiche con gli Stati Uniti. Dichiarazioni che hanno aumentato le critiche di chi pensa che Johnson sia subalterno a Trump, con tutti i rischi che ciò può comportare per il Regno Unito. Non a caso, oggi il Mirror bollava Johnson - in prima pagina - come "traditore della patria", dopo le sue dichiarazioni di ieri sera. Non è chiaro se Darroch si sia dimesso di sua sponte o se "sia stato dimesso" da Londra per risolvere questa crisi diplomatica nel modo più indolore possibile. Ma di certo non è una bella figura per il Regno Unito, anche perché Darroch paga per colpe non sue ed è stato sacrificato soltanto per aver svolto il proprio lavoro. Ancora oggi non si conosce chi sia stata la talpa a Whitehall che ha passato i memo di Darroch alla giornalista del Daily Mail Isabel Oakeshott, in passato accusata di legami con la Russia e con Nigel Farage, e cioè il leader del Brexit Party che in passato Trump ha apertamente invocato come nuovo ambasciatore britannico negli Stati Uniti. Ieri il viceministro degli Esteri Sir Alan Duncan smentiva a Repubblica "coinvolgimento di agenti esterni" nella vicenda e che i responsabili, "appena scoperti, avranno finito per sempre la loro carriera". Infine, ora si apre un nuovo, fondamentale fronte: non è chiaro se il nuovo ambasciatore sarà indicato da Theresa May, premier britannica fino al prossimo 23 luglio, o se la nomina spetterà al suo successore, molto probabilmente Boris Johnson. Alla luce del dibattito di ieri sera e delle reazioni degli ultimi giorni, è palese che sarà un aspetto assolutamente dirimente per il futuro del Regno Unito e delle relazioni con gli Stati Uniti di Donald Trump.
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TITOLO: Libia, missili francesi in base Haftar. L'imbarazzo di Parigi che conferma
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OCCHIELLO: Quattro missili provenienti dalla Francia sono stati ritrovati nell'arsenale di una base di Khalifa Haftar a Gharian. Parigi aveva sempre negato di assistere le forze del generale sul terreno
TESTO: Erano stati comprati dalla Francia negli Stati Uniti i quattro missili anticarro “Javelin” ritrovati in Libia, la settimana scorsa, in una base del generale Khalifa Haftar nella città di Gharian. La città era stata occupata con un attacco a sorpresa dei soldati del presidente Fajez Serraj, che in un deposito abbandonato dagli haftariani hanno trovato appunto i Javelin. Il giallo sembrerebbe risolto, con l’ammissione che i 4 ordigni erano stati acquistati proprio dal ministero della Difesa francese in un lotto di 260, nel 2010, un anno prima dello scoppio della rivoluzione in Libia. Durissimo il commento del vicepremier italiano Matteo Salvini: "Se fosse vero, sarebbe un fatto gravissimo e chiederemo spiegazioni". Anche la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, ha dichiarato che “il ritrovamento dei missili francesi a disposizione di Haftar e la successiva ammissione da parte del Ministero della Difesa parigino che queste armi appartengono alla Francia sono due notizie gravissime. Siamo davanti all'ennesima prova dell'irresponsabile e spregiudicata politica che Parigi sta portando avanti da anni in Libia e che l'offensiva militare del generale Haftar ha avuto il via libera e il sostegno di Macron”. In effetti senza averlo mai riconosciuto ufficialmente, Parigi è stata per mesi tra i principali sponsor dell'uomo forte della Cirenaica, che da aprile ha sferrato un'offensiva per scalzare il governo del premier Fayez Serraj. La Francia assicura di volere il dialogo e che cessino le violenze sul terreno. Il ministero della Difesa francese ha spiegato che i missili Javelin erano stati forniti per autodifesa alle forze francesi “schierate a scopi di intelligence antiterrorismo” in Libia; i missili “danneggiati e fuori uso” erano stati “temporaneamente immagazzinati in un deposito per la distruzione”. “E non sono stati trasferiti alle forze locali”, i ribelli filo-Haftar: queste armi erano “di proprietà delle nostre forze per la loro stessa sicurezza e non è mai stata in questione la possibilità di vendere, cedere, prestare o trasferire queste munizioni a chiunque in Libia”, ha assicurato Parigi. L'ammissione è però decisamente un motivo di imbarazzo per la Francia che ha sempre negato di assistere le forze di Haftar sul terreno. È stato il New York Times, sulla base di informazioni del Dipartimento di Stato Usa, a rivelare che i missili - che costano 170 mila dollari l'uno e generalmente sono venduti agli alleati degli Stati Uniti - erano stati recuperati il mese scorso dalle forze del governo libico dopo la riconquista di Gharian. Nel 2010 in effetti la Francia acquistò 260 missili Javelin dagli Stati Uniti. Ma un trasferimento di questo tipo di armi ad Haftar violerebbe gli accordi con gli Usa e lo stesso embargo sugli armamenti dell'Onu. Resta poi da capire perché i missili siano stati trovati nella Libia occidentale visto che gli 007 e le forze speciali francesi sono di stanza nell'est del Paese, molto lontano da Tripoli, dove attualmente si concentrano gli scontri. Tra l’altro con un raggio di azione di due o tre chilometri, i Javelin sono missili molto sofisticati, utilizzati contro mezzi blindati, carri armati o elicotteri in volo a bassa quota. Da utilizzare quindi contro carri pesanti o anche elicotteri piuttosto che contro possibili “tecniche” o fuoristrada che i terroristi jihadisti normalmente adoperano nel Sahara.
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TITOLO: In Grecia il primo uomo moderno dell'Eurasia
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OCCHIELLO: Risale a più di 200 mila anni fa il cranio fossile rinvenuto negli anni '70 e oggi attribuito a Homo sapiens. È la testimonianza più antica che abbiamo delle migrazioni dall'Africa
TESTO: L'Homo sapiens ha lasciato l'Africa molto prima di quanto si pensasse. Lo dimostrano i resti fossili scoperti in Grecia, che risalgono a 210.000 anni fa, i più antichi mai individuati in Eurasia. Il risultato, pubblicato su Nature, si deve ai ricercatori coordinati da Katerina Harvati, dell'università Eberhard Karl di Tubinga, in Germania. Si tratta di due crani trovati negli anni '70 che ora antropologi e paleontologi sono riusciti a fare risalire a un Neanderthal e ad un Sapiens. Quest'ultimo è quindi la testimonianza di Sapiens più antica mai portata alla luce in Eurasia. Il luogo di ritrovamento dei due crani è di per sé già interessante. Nella complessa storia evolutiva della nostra specie il sudest dell'Europa infatti ha rappresentato un corridoio importante per le migrazioni dell'Out of Africa ma al tempo stesso anche un rifugio dai climi più freddi del nostro continente, ricordano gli scienziati. Ed è da questa zona, precisamente dalla grotta di Apidima, che provengono i due crani al centro dello studio. Rimasti a lungo senza una certa classificazione. Pubblicazioni recenti sugli stessi fossili li vorrebbero come una popolazione di transizione tra Homo erectus e Neanderthal. Ma non sembra essere questo il caso, secondo il team di Harvati. Gli scienziati hanno effettuato test di datazione radiometrica sui teschi, oltre ad analisi morfologiche, e li hanno ricostruiti virtualmente scoprendo che probabilmente appartenevano alle due specie diverse.
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TITOLO: Ue, Lega e M5s non escludono voto a favore di von der Leyen
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OCCHIELLO: L’Europarlamento si esprimerà su di lei martedì prossimo alle sei del pomeriggio
TESTO: BRUXELLES. «La Lega non esclude di votare a favore di Ursula von der Leyen». Lo afferma il neo ministro agli Affari europei, Lorenzo Fontana. «Con Ursula von der Leyen abbiamo avuto una discussione franca, anche molto gradevole. Alcune le sue priorità sono le nostre», spiega la capogruppo dei 5Stelle al Parlamento europeo, Tiziana Beghin. Ecco la morsa sovranista-populista che si stringe intorno al presidente della Commissione europea designato la scorsa settimana dai capi di Stato e di governo dell’Unione. Ursula von der Leyen ha deciso di giocarsi il tutto per tutto, di non rinviare a settembre il voto di fiducia dell’Europarlamento che a questo punto si esprimerà su di lei martedì prossimo alle sei del pomeriggio. La ministra tedesca in queste ore rischia, non ha i voti per arrivare a una maggioranza di 376 per passare. Troppe le defezioni nei Popolari, la sua famiglia politica, Socialisti e democratici e Liberali. Serpeggia lo scontento all’Europarlamento per il fatto che i leader abbiano indicato un politico esterno ai candidati delle grandi famiglie politiche dell’Unione e per di più con poca dimestichezza dei dossier europei. Tanto che le audizioni con i vari gruppi di ieri e oggi non sono andate bene. Se le tre grandi famiglie Ue sono spaccate, Verdi e sinistra del Gue hanno già annunciato il voto contrario. E qui entra in azione il soccorso nero. I polacchi del Pis, il partito di Kaczynski, potrebbero regalarle i loro voti. Così come la Lega e i 5Stelle. Si aggiungerebbero a quelli di Fidesz, il partito di Viktor Orbàn. Lo faranno solo se saranno determinanti e potranno indossare la corona dei king maker. Metterebbero una seria ipoteca sull’operato del futuro presidente della Commissione, dopo che la sua nomina era già stata pesantemente influenzata dai capi di governo di Visegrad, appoggiati anche da Giuseppe Conte nella bocciatura del socialista Frans Timmermans, candidato ben più solido, esperto e vicino alle posizioni italiane su migranti e conti pubblici ma inviso ai leader illiberali dell’Europa centrorientale per le sue battaglie sullo stato di diritto. Dunque l’occasione per i sovranisti è ghiotta, tanto che M5S e Lega potrebbero accontentarsi delle generiche frasi di von der Leyen sui dossier caldi per l’Italia. Ma in giro per l’Europa l’allarme è massimo. Una sua bocciatura infatti farebbe saltare tutto il pacchetto di nomine, compresa quella di Christine Lagarde alla Bce, aprendo una storica crisi istituzionale al buio e costringendo i leader a tornare al tavolo di Bruxelles in piena estate per negoziare un nuovo schema. Un segnale pessimo verso gli elettori. Ma le Cancellerie sono altrettanto preoccupate dal fatto che von der Leyen possa farcela grazie ai voti sovranisti. Tanto che in giornata la stessa Angela Merkel ha chiesto ai partiti tedeschi critici verso von der Leyen di mostrare «moderazione». Con una minaccia alla Spd, i socialdemocratici che tra Bruxelles e Strasburgo guidano la fronda contro von der Leyen, infuriati con Merkel per avere usato il peso del governo tedesco, nel quale ci sono anche loro, per portare alla nomina della sua ex delfina a scapito del laburista Timmermans: «Sappiamo che la situazione nella nostra coalizione di governo non è facile», ha sibilato la Cancelliera.
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TITOLO: “Antisemitismo nel Labour", polemica per un documentario Bbc. Il partito: “Tutto falso”
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OCCHIELLO: La tv pubblica britannica ha ascoltato otto ex impiegati del Labour di Jeremy Corbyn e viene fuori un ritratto preoccupante: "Inchieste interne sull'antisemitismo annacquate o ostacolate", "aria pesantissima per gli ebrei", un ex dipendente che ha pensato al suicidio. La dura...
TESTO: Il documentario ha raccolto otto importanti testimonianze di dirigenti e impiegati - anche per molti anni - del Labour Party, la maggior parte addetti proprio alla gestione delle inchieste interne sull'antisemitismo. Almeno ad ascoltare queste persone, che hanno tutte abbandonato il partito negli ultimi mesi, il resoconto che ne viene fuori è inquietante: secondo loro, i loro sforzi per fare luce sulla piaga antisemita interna al Labour venivano costantemente sminuiti o annacquati anche da piani alti del partito e dallo stesso ufficio del leader. In alcune di queste comunicazioni via email, secondo la Bbc, era in copia anche Corbyn. Non solo: nonostante questi procedimenti di indagine in teoria fossero dovuti rimanere indipendenti da ogni influenza della dirigenza del Labour, la segretaria generale del partito Jenny Formby avrebbe personalmente derubricato la gravità di alcune inchieste interne, imponendo pene minime: "Bisogna cambiare. .." scrive Formby in un'email (con Corbyn in copia), secondo un estratto della Bbc che però non fa vedere né il resto della frase, né il contesto. Le accuse della Bbc proseguono. Secondo il rapporto di Mike Creighton, altro ex impiegato e negli ultimi anni a capo del dipartimento "dispute" del partito, Seumas Milne, ossia lo spin doctor personale di Corbyn, gli avrebbe riso in faccia quando Creighton ha suggerito di far dire al leader laburista in pubblico che "Israele ha il diritto di esistere". Lo stesso Milne, in un'altra email, mette in guardia tutti, dicendo che si deve far attenzione a "non mescolare il razzismo con le vicende politiche". Milne e altri fedelissimi dell'ufficio di Corbyn, poi, avrebbero ottenuto copia di questi procedimenti interni per presunto antisemitismo - particolare interessante: consegnati a mano - mentre questi erano valutati dalla commissione. Che però, in teoria, sarebbe dovuta essere indipendente, senza alcuna interferenza del leader o dei suoi collaboratori, né condivisione di informazioni. Ci sono poi altre accuse toccanti nel documentario Labour: un ex membro ebreo del partito, Joshua Garfield, racconta di quando, durante alcuni incontri, alcuni laburisti "mi chiamavano sporco sionista, e si sentivano fieri di questo", mentre un altro ragazzo ex dipendente rivela che a un certo punto, vista la situazione per lui "insostenibile nel partito a causa dell'antisemitismo", aveva pensato di "suicidarsi", buttandosi dal tetto del quartier generale del Labour Party a Westminster. Per molti altri, "l'aria era diventata pesantissima" e quindi hanno deciso di abbandonare il partito.
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TITOLO: Altro che ignoranti, le capre riconoscono le emozioni
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OCCHIELLO: Lo studio sulla rivista Frontiers in Zoolog: le capre sarebbero in grado di distinguere lo stato emotivo dei propri simili ascoltandone i versi
TESTO: SMETTETE di prenderle a paragone di ignoranza e stupidità: a quanto pare, le capre sono molto più sveglie, intelligenti ed empatiche di quanto si possa pensare. Tanto da essere persino in grado di distinguere lo stato emotivo dei propri simili semplicemente ascoltandone i versi, senza neanche guardarli o sentirne l’odore. A scoprirlo un’équipe di scienziati della Queen Mary University of London, dell’Università degli Studi di Torino e dell’Eth di Zurigo: i ricercatori hanno infatti appena mostrato che le capre (ma la scoperta si può ragionevolmente estendere a molti altri mammiferi) non solo riescono a discernere le emozioni dei propri pari ascoltandone i belati, ma potrebbero addirittura esserne anche emotivamente influenzate, secondo un fenomeno noto come “contagio emozionale”. La ricerca è stata appena pubblicata sulle pagine della rivista Frontiers in Zoology. LEGGI Capre che fissano gli uomini. E preferiscono quelli sorridenti "È importante studiare la vocalizzazione degli animali", spiega Livio Favaro, uno degli autori dell’articolo, ricercatore all’Università di Torino e all’Università di Lione St. Etienne, "perché veicola molte informazioni sullo stato di salute degli individui e, indirettamente, anche sull’ecosistema in cui vivono. Ed è altrettanto interessante comprendere se e come gli animali comprendano e interpretino le vocalizzazioni dei propri simili. Sappiamo infatti che nella maggior parte dei mammiferi lo stato emotivo e le condizioni esterne agiscono su molti parametri fisiologici, per esempio il battito cardiaco, la muscolatura della laringe e la respirazione, e dunque influenzano il tipo di vocalizzazione". Per comprenderlo, gli scienziati hanno deciso di prendere a modello le capre, animali che – a dispetto dei cliché – possiedono capacità cognitive spiccate, hanno una forte organizzazione sociale ed emettono vocalizzazioni per mediare le interazioni con i propri simili. "Abbiamo condotto un cosiddetto esperimento di playback", racconta Favaro. "Il primo passo è stato registrare delle vocalizzazioni emesse da capre in stati emotivi molto diversi". In particolare, i ricercatori hanno registrato i belati di capre cui veniva elargito del cibo o che venivano riunite al gregge di appartenenza, il che ovviamente induceva negli animali emozioni positive, e i belati di capre lasciate senza cibo mentre vedevano i propri simili mangiare, per indurre emozioni negative. Successivamente, hanno fatto ascoltare le registrazioni a capre in stato emotivo neutrale, monitorandone la reazione: "Abbiamo osservato, per esempio, che quando una capra ascolta per la prima volta una vocalizzazione associata a emozioni negative, si volta verso l’altoparlante e aumenta il battito cardiaco. Poi, riascoltando lo stesso suono, la reazione si fa via via più debole, perché l’animale si abitua al suono". Ma l’aspetto più interessante è quello osservato variando il belato: "Quando si fa ascoltare alla capra la vocalizzazione opposta", continua Favaro, "si torna a osservare una risposta forte: questo fenomeno ci fa comprendere che gli animali sono effettivamente in grado di discernere tra i due tipi di vocalizzazione". Al momento non è ancora del tutto chiaro se gli animali si accorgano solo del 'cambio' di vocalizzazione o riescano anche a comprendere lo stato emotivo associato alla vocalizzazione stessa, anche se sembra ci sia una lieve tendenza a rispondere maggiormente alle vocalizzazioni con connotazioni positive.
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TITOLO: Altro che ignoranti, le capre riconoscono le emozioni
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OCCHIELLO: Lo studio sulla rivista Frontiers in Zoolog: le capre sarebbero in grado di distinguere lo stato emotivo dei propri simili ascoltandone i versi
TESTO: SMETTETE di prenderle a paragone di ignoranza e stupidità: a quanto pare, le capre sono molto più sveglie, intelligenti ed empatiche di quanto si possa pensare. Tanto da essere persino in grado di distinguere lo stato emotivo dei propri simili semplicemente ascoltandone i versi, senza neanche guardarli o sentirne l’odore. A scoprirlo un’équipe di scienziati della Queen Mary University of London, dell’Università degli Studi di Torino e dell’Eth di Zurigo: i ricercatori hanno infatti appena mostrato che le capre (ma la scoperta si può ragionevolmente estendere a molti altri mammiferi) non solo riescono a discernere le emozioni dei propri pari ascoltandone i belati, ma potrebbero addirittura esserne anche emotivamente influenzate, secondo un fenomeno noto come 'contagio emozionale'. La ricerca è stata appena pubblicata sulle pagine della rivista Frontiers in Zoology. LEGGI Capre che fissano gli uomini. E preferiscono quelli sorridenti "È importante studiare la vocalizzazione degli animali", spiega Livio Favaro, uno degli autori dell’articolo, ricercatore all’Università di Torino e all’Università di Lione St. Etienne, "perché veicola molte informazioni sullo stato di salute degli individui e, indirettamente, anche sull’ecosistema in cui vivono. Ed è altrettanto interessante comprendere se e come gli animali comprendano e interpretino le vocalizzazioni dei propri simili. Sappiamo infatti che nella maggior parte dei mammiferi lo stato emotivo e le condizioni esterne agiscono su molti parametri fisiologici, per esempio il battito cardiaco, la muscolatura della laringe e la respirazione, e dunque influenzano il tipo di vocalizzazione". Per comprenderlo, gli scienziati hanno deciso di prendere a modello le capre, animali che – a dispetto dei cliché – possiedono capacità cognitive spiccate, hanno una forte organizzazione sociale ed emettono vocalizzazioni per mediare le interazioni con i propri simili. "Abbiamo condotto un cosiddetto esperimento di playback", racconta Favaro. "Il primo passo è stato registrare delle vocalizzazioni emesse da capre in stati emotivi molto diversi". In particolare, i ricercatori hanno registrato i belati di capre cui veniva elargito del cibo o che venivano riunite al gregge di appartenenza, il che ovviamente induceva negli animali emozioni positive, e i belati di capre lasciate senza cibo mentre vedevano i propri simili mangiare, per indurre emozioni negative. Successivamente, hanno fatto ascoltare le registrazioni a capre in stato emotivo neutrale, monitorandone la reazione: "Abbiamo osservato, per esempio, che quando una capra ascolta per la prima volta una vocalizzazione associata a emozioni negative, si volta verso l’altoparlante e aumenta il battito cardiaco. Poi, riascoltando lo stesso suono, la reazione si fa via via più debole, perché l’animale si abitua al suono". Ma l’aspetto più interessante è quello osservato variando il belato: "Quando si fa ascoltare alla capra la vocalizzazione opposta", continua Favaro, "si torna a osservare una risposta forte: questo fenomeno ci fa comprendere che gli animali sono effettivamente in grado di discernere tra i due tipi di vocalizzazione". Al momento non è ancora del tutto chiaro se gli animali si accorgano solo del 'cambio' di vocalizzazione o riescano anche a comprendere lo stato emotivo associato alla vocalizzazione stessa, anche se sembra ci sia una lieve tendenza a rispondere maggiormente alle vocalizzazioni con connotazioni positive.
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TITOLO: Grecia, scienziata Usa trovata morta: si indaga per omicidio
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OCCHIELLO: La donna, sull'isola per una conferenza, era scomparsa da una settimana. Il suo corpo ritrovato in un bunker della Seconda guerra mondiale
TESTO: CRETA - Giallo a Creta: il corpo di una scienziata americana è stata trovato in un bunker della Seconda guerra mondiale sull'isola greca. Suzanne Eaton risultava scomparsa da più di una settimana: come la polizia locale ha confermato alla Bbc, la morte sarebbe causata da soffocamento. E' stata aperta un'indagine per omicidio. Eaton, 59 anni, biologa molecolare dell'autorevole Max Planck Institut in Germania, era a Creta per partecipare ad una conferenza. A quanto riferisce la polizia di Chania, la donna sarebbe stata trovata su un terreno roccioso dentro un bunker abbandonato della Seconda guerra mondiale, a circa 10 chilometri da dove era stata vista l'ultima volta. Scomparsa dal 2 luglio, era stata lanciata una vasta operazione di ricerca nella speranza di ritrovarla. Il suo corpo è stato trovato da due persone del luogo che stavano esplorando il bunker, un sistema di cunicoli creati dai nazisti durante l'occupazione di Creta. Il luogo viene descritto come un vero e proprio "labirinto".
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TITOLO: L’eclissi di Luna, le stelle cadenti e i pianeti giganti: lo spettacolo nel cielo di luglio
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OCCHIELLO: Il 16 luglio il nostro satellite naturale entrerà nell'ombra della Terra. A metà del mese torna lo sciame di meteoriti che avrà il suo picco in agosto attorno al giorno di San Lorenzo. E ancora splendono Saturno e Giove
TESTO: A luglio si 'accendono' anche i fuochi d’artificio di uno degli eventi astronomici ricorrenti più attesi dell’anno. Attorno al 15, infatti, lo sciame meteorico delle Perseidi dovrebbe cominciare a striare il cielo. Sono le stelle cadenti più attese perché tra gli sciami più generosi e in un periodo dell’anno in cui osservarle è più facile, date le temperature miti anche la notte. Come tutti sanno, il loro picco sarà comunque ad agosto, previsto per il 13, tre giorni dopo la notte di San Lorenzo. Mentre il radiante (il punto del cielo dal quale sembrano originarsi) è situato nella costellazione di Perseo, che sorge dopo le due del mattino a Nordest. Sul palcoscenico celeste ci sono però ancora i pianeti giganti, innanzi tutto Saturno, che pochi giorni fa si è trovato in opposizione al Sole e nel punto più vicino alla Terra: era dunque al suo massimo di luminosità e osservabilità. Lo si riconosce già al suo sorgere, a Sudest (il 16 precederà la Luna). Anche con un piccolo telescopio o con un buon binocolo si possono ammirare i suoi caratteristici anelli. Spingendo lo sguardo verso Sud, si trova invece Giove, che è l’oggetto (dopo la Luna) più luminoso del cielo in questi mesi. Anche il più grande dei pianeti del Sistema solare si riconosce a occhio nudo, ma con un binocolo o un telescopio si possono riuscire a distinguere anche i suoi satelliti principali, quelli scoperti da Galileo: Io, Europa, Ganimede e Callisto.
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TITOLO: Così le strisce delle zebre aiutano gli animali a raffreddarsi
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OCCHIELLO: L'alternanza del bianco e nero genera differenze di temperature e correnti d'aria che aiutano le zebre a raffreddarsi. Ma anche il modo in cui rizzano i peli e una sostanza prodotta nel loro sudore aiutano questi animali a mantenersi freschi
TESTO: Grazie alla straordinaria possibilità di studiare le zebre nel loro ambiente naturale, Alison e Stephen si sono accorti di un curioso fenomeno: questi animali sono in grado di alzare i peli sulle strisce nere, ma non su quelle bianche. Ma questa è solo una parte della storia: le zebre, così come i cavalli, producono la laterina, una sostanza che facilita la dispersione del sudore – e quindi del calore - rendendolo schiumoso. La combinazione di tutti questi meccanismi - le correnti date dalla differenza di temperatura tra il nero e il bianco, la dissipazione del calore tramite questo sudore schiumoso e i peli che si rizzano, allontanando il calore dalla pelle - potrebbero essere una spiegazione abbastanza convincente del perché le zebre hanno le strisce. Se il mimetismo come ipotesi è stata per lo più scartata, rimane però ancora in piedi quella per cui le strisce aiuterebbero questi animali a evitare le punture di insetti, come suggeriva anche uno studio pubblicato a inizio anno: posarsi su queste superfici a strisce è più difficile per le mosche. Forse, azzardano i coniugi Cobb, anche in virtù delle correnti d'aria che soffiano in prossimità del manto. E non è detto, da ultimo, che il mistero sia del tutto risolto.
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TITOLO: Francia: tifoso algerino in auto travolge famiglia, muore donna
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OCCHIELLO: La tragedia a Montpellier durante i festeggiamenti per la qualificazione dell'Algeria alla semifinale della Coppa d'Africa in Egitto
TESTO: Tragedia a Montpellier, in Francia, durante i festeggiamenti per la qualificazione dell'Algeria alla semifinale della Coppa d'Africa in Egitto. Un 21enne algerino ha perso il controllo dell'auto e ha falciato una famiglia che stava passeggiando: la madre di 42 anni è morta e il figlioletto di un anno è stato trasportato in gravi condizioni all'ospedale. La figlia, di 17 anni, ha riportato invece fratture agli arti inferiori. Il responsabile, che viaggiava ad alta velocità, è stato arrestato. Ma i disordini si sono verificati in tutto il Paese. 74 sono le persone fermate per gli incidenti e gli atti di vandalismo. Migliaia di persone, con le bandiere algerine, sono scese in strada a Parigi, Marsiglia, Lione. I caroselli e le scene di gioia sono durate fino a notte inoltrata. Il ministro dell'Interno, Christophe Castaner, ha denunciato questa mattina le violenze come inaccettabili: "Il degrado e gli incidenti avvenuti ieri sera a margine delle celebrazioni per la Coppa d'Africa sono inaccettabili", ha twittato il ministro.
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TITOLO: Perché puntiamo il dito? E' il desiderio di toccare che ci spinge a farlo
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OCCHIELLO: Indicare è una delle primissime cose che impariamo a fare da piccoli, e rappresenta una tappa fondamentale nello sviluppo del linguaggio. Come ha origine un gesto così comune? Un nuovo studio suggerisce che derivi dai primi tentativi di toccare qualcosa
TESTO: I ricercatori hanno organizzato tre diversi esperimenti, coinvolgendo bambini e adulti in diverse attività centrate attorno all’indicare oggetti. In questo modo hanno potuto studiare a fondo le caratteristiche di questo gesto, constatando che sia la posizione che assume il dito indice quando indichiamo qualcosa, sia la rotazione che imprimiamo al polso, sono gli stessi che si osservano quando cerchiamo di toccare un oggetto. E in entrambi i casi – particolare importante – si tratta di movimenti che sarebbero inutili se lo scopo fosse unicamente quello di attirare l’attenzione su un oggetto. Insomma, risultati alla mano i ricercatori ritengono di aver dimostrato che i gesti con cui indichiamo sono probabilmente derivati da quelli con cui nei primi mesi di vita si esplora il mondo, toccandolo. Una “ritualizzazione” che probabilmente segue un percorso del genere: nei primi mesi di vita l’attenzione dei genitori si concentra spesso sugli oggetti toccati dai figli, e quando i bambini se ne rendono conto iniziano ad usare il gesto per segnalare gli oggetti salienti agli adulti, arrivando a poco a poco a utilizzarlo anche per bersagli fuori dalla loro portata, fino a quando diventa un gesto rituale con cui coordinare l’attenzione propria e dei genitori verso qualcosa. Anche il linguaggio quindi, che ha come sua essenza la possibilità straordinaria di parlare di cose distanti, immateriali, persino inesistenti, avrebbe un’origine molto concreta: il desiderio di toccare qualcosa. I ricercatori hanno organizzato tre diversi esperimenti, coinvolgendo bambini e adulti in diverse attività centrate attorno all’indicare oggetti. In questo modo hanno potuto constatare che sia la posizione che assume il dito indice quando indichiamo qualcosa, sia la rotazione che imprimiamo al polso, sono gli stessi che si osservano quando cerchiamo di toccare un oggetto. Nel caso del dito, gli esperimenti hanno dimostrato che a differenza di quanto ritenuto in precedenza da altri gruppi di ricerca, indicando non lo usiamo come una freccia, o un vettore, che traccia una linea immaginaria verso l’oggetto. Quello che facciamo, piuttosto, è allineare la punta del dito con il bersaglio rispetto alla linea del nostro sguardo. E per i ricercatori, si tratta di una prova a favore della loro ipotesi: quando tocchiamo un oggetto, infatti, l’angolo con cui estendiamo il dito è indifferente, l’unica cosa che conta è che la punta del dito entri in contatto con l’oggetto. Simile il discorso anche per la posizione del polso. Quando indichiamo qualcosa posto sulla sinistra o sulla destra di un oggetto più grande tendiamo infatti a ruotare la mano esattamente come faremmo per toccarlo: se l’oggetto è posto a sinistra il polso ruoterà verso destra, e viceversa. Insomma, risultati alla mano i ricercatori ritengono di aver dimostrato che i gesti con cui indichiamo sono probabilmente derivati da quelli con cui nei primi mesi di vita si esplora il mondo, toccandolo. Una “ritualizzazione” che probabilmente segue un percorso del genere: nei primi mesi di vita l’attenzione dei genitori si concentra spesso sugli oggetti toccati dai figli. E quando i bambini se ne rendono conto, iniziano ad usare il gesto per segnalare gli oggetti salienti agli adulti, iniziando a poco a poco a utilizzarlo anche per bersagli fuori dalla loro portata, fino a quando diventa un gesto rituale con cui coordinare l’attenzione propria e dei genitori verso qualcosa. I ricercatori hanno organizzato tre diversi esperimenti, coinvolgendo bambini e adulti in diverse attività centrate attorno all’indicare oggetti. In questo modo hanno potuto constatare che sia la posizione che assume il dito indice quando indichiamo qualcosa, sia la rotazione che imprimiamo al polso, sono gli stessi che si osservano quando cerchiamo di toccare un oggetto. Insomma, risultati alla mano i ricercatori ritengono di aver dimostrato che i gesti con cui indichiamo sono probabilmente derivati da quelli con cui nei primi mesi di vita si esplora il mondo, toccandolo. Una “ritualizzazione” che probabilmente segue un percorso del genere: nei primi mesi di vita l’attenzione dei genitori si concentra spesso sugli oggetti toccati dai figli. E quando i bambini se ne rendono conto, iniziano ad usare il gesto per segnalare gli oggetti salienti agli adulti, iniziando a poco a poco a utilizzarlo anche per bersagli fuori dalla loro portata, fino a quando diventa un gesto rituale con cui coordinare l’attenzione propria e dei genitori verso qualcosa.
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TITOLO: Somalia, al-Shabaab assalta un hotel: 26 morti
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OCCHIELLO: I terroristi hanno fatto esplodere un'autobomba nel centro di Chisimaio. Poi l'attacco armi in pugno nell'edificio e lo scontro con le forze di sicurezza. Tra le vittime anche la giornalista somalo-canadese Hodan Nalayeh. Oltre 50 i feriti
TESTO: In Somalia nel corso della serata di venerdì un assalto armato, durato 12 ore, ha provocato la morte di 26 persone. In un hotel nella città portuale di Chisimaio, nel sud del Paese, i terroristi di al-Shabaab hanno fatto prima esplodere un'autobomba e poi sono passati all'attacco armi in pugno e quindi allo scontro con le forze di sicurezza. L'Agi riporta, che l'attacco iniziato venerdì sera e durato 12 ore è ora concluso. L'edificio, in gran parte distrutto dall'assalto, è quindi tornato nelle mani delle forze di sicurezza. L'hotel ospitava uomini d'affari e politici che erano in città per la preparazione delle elezioni presidenziali nella regione semi-autonoma dello Jubaland, prevista per la fine di agosto. L'Afp riporta il messaggio rilasciato sabato mattina dal presidente della regione dello Jubaland Ahmed Mohamed che ha spiegato che i morti sono 26, tra cui diversi cittadini stranieri: tre keniani, un canadese, un inglese, due americani e tre tanzaniani. Tra i feriti figurano due cittadini cinesi. Anche un candidato presidenziale per le prossime elezioni regionali è stato ucciso. I 4 terroristi autori dell'attacco sono tutti morti. L'Agi spiega che i feriti finora recuperati sono 56.
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TITOLO: Pakistan, bambino ucciso per un debito di un euro
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OCCHIELLO: Il ragazzo, di famiglia cristiana, aveva 11 anni e lavorava in una discarica gestita da un musulmano. Dopo la richiesta di un prestito, era stato molestato e aveva deciso poi di licenziarsi. A quel punto il datore di lavoro lo ha bastonato a morte
TESTO: Atrocità in Pakistan: un bambino cristiano di 11 anni è stato ucciso a bastonate dal suo datore di lavoro per un debito di un euro. Il giovane, spiega l'Ansa, lavorava in una discarica gestita da un musulmano. L'uomo è al momento in fuga. La notizia dell'omicidio, avvenuto a Faisalabad, è stata riportata nel dettaglio da Asianews: il piccolo si chiamava Badal Masih e lavorava come raccoglitore di rifiuti in una discarica. Per aiutare la sua famiglia, Balal stava svolgendo questo lavoro durante le vacanze estive. L'impiego era pagato circa 50-100 rupie al giorno, che equivalgono a 0,28-0,56 euro. Il bambino aveva chiesto al datore di lavoro un prestito di 180 rupie, cioè circa un euro, per alcune spese necessarie alla famiglia. A prestito avvenuto il datore di lavoro aveva poi richiesto il risarcimento molestando il piccolo. A quel punto Balal è tornato a casa, si è fatto prestare dalla madre 150 rupie ed è tornato alla discarica per ripagare il debito. Successivamente ha comunicato al padrone che non avrebbe più lavorato per lui. In risposta il datore di lavoro ha bastonato a morte il bambino colpendolo con una spranga di ferro.
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TITOLO: "Zona libera da Lgbt", la crociata omofoba della destra polacca
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OCCHIELLO: Decine di amministrazioni locali firmano un documento contro i diritti gay. Ma in migliaia scendono in piazza per dire no
TESTO: IN almeno 20 città polacche, fra il 29 giugno e il 6 luglio, ci sono state marce in difesa dei diritti Lgbt: la prima manifestazione si è svolta a Varsavia a inizio giugno. È la risposta della Polonia urbana e liberale al clima di crescente intimidazione contro la comunità gay, lesbica, bisessuale e transgender. Negli ultimi mesi decine di villaggi, comuni e assemblee regionali si sono dichiarati "liberi dall'ideologia Lgbt", una definizione omofoba che alla lontana sembra evocare il sinistro concetto della Germania nazista "Judenfrei" - libero da ebrei - usato durante l'esecuzione della Shoah nei Paesi occupati dal Reich, Polonia inclusa. Questo accade mentre i vescovi polacchi sono in guerra con il colosso svedese dell'arredamento Ikea, accusato di "propaganda Lgbt" per aver licenziato un dipendente che in azienda svolgeva propaganda per la sua idea secondo cui sarebbe necessario "mandare al rogo tutti gli omosessuali". "C'è un clima d'intimidazione e di odio: lo percepiamo in aumento da una settimana all'altra", commenta il giovane attivista Sebastian Matuszewski, che si batte per la parità di diritti Lgbt. Secondo molti osservatori, per il partito sovranista di maggioranza PiS, Prawo i Sprawiedlywosc, Legge e giustizia, alleato della Lega di Matteo Salvini, gli omosessuali e non più i migranti - come era in passato - sono oggi il nemico numero uno. Su questa idea il partito ha impostato la campagna elettorale per le europee di maggio: ora si prepara a fare lo stesso in vista delle elezioni, previste per l'autunno. Ma la società civile polacca non ci sta: 56 polacchi su cento nei sondaggi sono contro questo tipo di approccio. Per dire no è sceso in campo anche il sindaco liberal della capitale Varsavia, Rafal Trzaskowski, che nel febbraio scorso ha appoggiato pubblicamente una dichiarazione contro ogni discriminazione omofoba e a giugno ha parlato al Gay Pride della città. Ma le parole finora non sono bastate: proprio qualche giorno fa un attivista, Bart Staszewski, ha denunciato su Facebook di essere stato fermato dalla polizia e condotto in commissariato perché si rifiutava di consegnare la sua bandiera arcobaleno. La dichiarazione di "libertà dall'ideologia Lgbt, che minaccia la famiglia, la Nazione e i suoi valori, lo Stato" è stata denunciata pubblicamente dalla ong Campagna contro l'omofobia (Kph). Secondo una sua dirigente, Magdalena Swider, il testo è nato in reazione all'iniziativa del primo cittadino di Varsavia. Secondo Jaroslaw Jagura, esponente dell'organizzazione Fondazione Helsinki per i diritti umani, la campagna contro omosessuali, lesbiche, transgender e queer può essere accusata di violazione degli articoli anti-discriminazione della Costituzione polacca. Ma la questione è controversa: recentemente il Tribunale costituzionale di Varsavia ha dato ragione "in nome della libertà di opinione" a uno stampatore che aveva rifiutato un contratto per produrre opuscoli di organizzazioni Lgbt. La chiesa polacca, sotto tiro per i numerosi scandali di pedofilia, è in prima linea nelle campagne omofobe. Il reverendo Marek Dziewicki, ha dichiarato via radio che "Lgbt significa pedofili, zoofili, necrofili, vogliono trasformare esseri umani in erotomani sterili". Per padre Henryk Grzadko "un'invasione di civiltà minaccia la Polonia, arrivano con bandiere arcobaleno per strapparci i nostri valori". Pestaggi di omosessuali non sono rari nelle zone interne del Paese, quelle dove l'influenza della chiesa cattolica è più forte, e mesi fa tifosi del Legia, la squadra di calcio di Varsavia, avevano issato uno striscione con lo slogan "Polonia senza pederasti! ".
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TITOLO: Una laurea postuma per la moglie di Einstein, la scienziata dimenticata
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OCCHIELLO: Il Politecnico di Zurigo sta valutando la proposta. Mileva Maric abbandonò gli studi dopo il matrimonio. Ma fu una collaboratrice fondamentale del marito
TESTO: QUESTA è una storia bellissima. Una storia che non ha ancora una fine. E proprio come in tutte le storie senza ancora una fine, siamo noi i protagonisti della vicenda, che con le parole, il linguaggio, la diffusione, possiamo cambiare le cose per come sono sempre andate. Perché il linguaggio è potere, e le idee non si possono cancellare. Per raccontarvi questa storia devo partire da lontano. 1896, Politecnico di Zurigo, Svizzera. Mileva Maric aveva un sogno nella vita: diventare fisica. A quei tempi per le donne non era facile realizzarsi nella scienza, venivano ostacolate in tutte le maniere. Marie Curie doveva autofinanziarsi il lavoro, quando con Pierre faceva gli esperimenti sul radio; Lise Meitner poteva solo siglare i suoi articoli, per non mostrare al mondo che era una donna; Rosalind Franklin doveva entrare dal portone posto sul retro, e non da quello principale, per raggiungere il laboratorio. Mileva però si iscrive al Politecnico, riesce nell'impresa, e inizia il suo percorso come fisica. Inizia anche la storia d'amore con Albert Einstein, che conosce tra i banchi. Studiano insieme, e passano i primi esami. Mileva ne sa molto più di Einstein, ma non è questo il punto. Mileva resta incinta. Mileva e Albert hanno il primo figlio (illegittimo, una femmina, Lieserl, muore pochi mesi dopo di malattia). Mileva riprende i corsi, si sposa con Einstein, resta incinta di nuovo, e poi di nuovo. Viene bocciata. Si iscrive di nuovo, per riuscire a finire l'ultimo anno, ma alcuni professori e la società sessista del tempo le impediscono di andare avanti. Figuriamoci: una donna, una donna perdippiù con due figli, una donna perdippiù sposata con Einstein (a quei tempi non veniva visto di buon occhio dai professori vecchio stampo, quelli che lui chiamava 'paludati cattedratici'), ma dove voleva andare. .. Una laurea e, oltraggio maximo, un dottorato non potevano che essere un miraggio. La storia tra Mileva e la scienza finisce così. Ora arrivo alla notizia di questi giorni. Io sono divulgatrice, con un passato da fisica sperimentale. Mi sono laureata a Milano e ho lavorato due anni all'Ecole Polytechnique, tra le varie cose. Ma non siamo qui per parlare di me. Ma del fatto che la fisica, da sempre, è considerata una disciplina per uomini. La fisica nel secolo XIX era lo svago degli uomini della ricca borghesia. Gli svaghi per le donne erano altri: curare i malati, accudire i figli, tenere in ordine la casa. In particolare, ho scritto due libri su Mileva, e in generale le donne nella scienza: “Einstein e io” (Salani editore) e “Sei donne che hanno cambiato il mondo” (Bollati Boringhieri), da cui ho tratto uno spettacolo teatrale “Einstein & me” (produzione Teatro Brancaccio di Roma) in cui faccio rivivere le vicende di Mileva in prima persona. Quest'anno ho fatto quasi un centinaio di repliche, e l'autunno scorso l'ho portato anche a Zurigo, ospite dell'Istituto Italiano di Cultura. Quando sono tornata a Zurigo (le mie ricerche per scrivere il romanzo e il monologo sono partite proprio da lì) ho fatto una proposta al Politecnico: attribuire una laurea postuma a Mileva. Come segnale che le cose adesso stanno cambiando. Un simbolo, per dare conforto alle nuove generazioni.
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TITOLO: Francia, Macron annuncia la nascita di un comando militare dello spazio
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OCCHIELLO: Sarà creato all'interno dell'Aeronautica francese con l'obiettivo di "assicurare lo sviluppo e il rafforzamento delle capacità spaziali" del Paese. Sullo sfondo la battaglia sui satelliti
TESTO: Sabato il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato che dal prossimo settembre la Francia avrà un comando militare dello spazio, che sarà creato all'interno dell'Aeronautica francese che alla fine diventerà "l'aeronautica e lo spazio". Macron ha parlato alle forze armate in discorso diffuso in diretta su Twitter dall'Eliseo alla vigilia della Festa della Repubblica del 14 luglio. L'obiettivo di questa nuova divisione è "assicurare lo sviluppo e il rafforzamento delle nostre capacità spaziali", ha spiegato il presidente. "Rafforzeremo la nostra conoscenza della situazione spaziale, proteggeremo meglio i nostri satelliti". Con Macron c'era la ministra della Difesa Florence Parly, che ha spiegato che il comando servirà a "garantire lo sviluppo e il rafforzamento delle nostre capacità spaziali". Nel settembre del 2018, Florence Parly si impegnò a dotare la Francia di "un'autentica autonomia spaziale strategica" contro le "minacce portate da alcune grandi potenze" in un contesto di militarizzazione dello spazio. Il ministro aveva accusato specificamente i russi di "un atto di spionaggio" contro il satellite militare franco-italiano Athena-Fidus nel 2017.
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TITOLO: Philadelphia, linciato dalla folla dopo aver rubato un'auto con tre bambini a bordo
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OCCHIELLO: Il ladro era fuggito, ma è rimasto bloccato nel traffico: raggiunto dal padre dei ragazzini e da altre persone è stato pestato a morte per strada
TESTO: Giustiziato in strada, come nel Far West. A Philadelphia, città simbolo degli Stati Uniti, Eric Hood, 54 anni, che aveva rubato un'auto con tre bambini a bordo, è stato linciato dalla folla che lo aveva inseguito. L'uomo si era messo alla guida di un'auto con tre bambini a bordo, lasciata per un momento incustodita dai genitori scesi a comprare qualcosa in un bar ristorante. La fuga di Hood è durata poco: mentre il proprietario della macchina gli correva appresso, il ladro è rimasto bloccato nel traffico a poca distanza dal luogo del furto ed è stato così raggiunto. Il padre dei bimbi ha tirato fuori il ladro e ha iniziato a picchiarlo. Hood è riuscito a divincolarsi e a fuggire, ma è stato raggiunto da una folla che intanto si era radunata sul posto e che lo ha picchiato a pugni e calci, lasciandolo inerme sul selciato: soccorso, l'uomo è morto poco dopo in ospedale, il Temple University Hospital. I due genitori rischiano ora di essere incriminati. La polizia è in possesso di un video e sta cercando di identificare le altre persone che hanno partecipato al linciaggio. Illesi i bambini nel veicolo. La testata locale Cbs Philly ha rimarcato come la polizia consideri il senso della cosiddetta "giustizia di strada" un serio problema a Philadelphia.
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TITOLO: Mosca, 38 fermi alla protesta per "elezioni oneste"
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OCCHIELLO: I dimostranti hanno bussato alle porte del municipio di Mosca per protestare contro l'esclusione dei candidati d'opposizione dal voto locale di settembre. Poi si sono diretti verso la Commissione elettorale dove sono intervenute le forze di sicurezza
TESTO: L'inedita manifestazione era stata presentata come un incontro in piazza Pushkin, tradizionale ritrovo dell'opposizione, tra candidati esclusi dalle prossime elezioni e loro sostenitori. Ma ben presto è diventata un corteo. I dimostranti hanno fatto tappa innanzitutto al municipio di Mosca. Finché Ljubov Sobol, vicina all'oppositore Aleksej Navalnyj, non si è arrampicata sulla facciata dell'edificio e non ha invitato i dimostranti a dirigersi verso la sede della Commissione elettorale. Le forze di sicurezza hanno seguito il corteo e sono intervenute in serata quando gli ultimi reduci hanno cercato d'improvvisare un sit-in per la notte per chiedere "elezioni oneste". Trentotto i fermi, secondo l'osservatorio indipendente Ovd-info, tra cui gli oppositori Dmtrij Gudkov, Ilja Jashin e la stessa Sobol. Le autorità del resto avevano avvertito che avrebbero considerato l'incontro come un assembramento non autorizzato. La giornata è stata scandita dai consueti slogan - da "Noi siamo il potere" a "Putin ladro" - e dalle invettive degli oppositori. "Abbiamo raccolto le firme sotto la pioggia e sotto l'afa. E sapete che cosa ci ha detto la Commissione elettorale? Che sono false. Molti di quelli che hanno firmato sono qui oggi. Siete d'accordo? ", ha chiesto Gudkov, escluso già un anno fa dalla corsa a sindaco. "No", ha risposto la folla. "Ci stanno rubando le elezioni", ha inveito Sobol puntando il dito contro il sindaco Serghej Sobjanin. E ancora: "Ci stanno rubando il futuro".
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TITOLO: M49 catturato e rinchiuso in un recinto, ma l'orso trentino riesce a scappare
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OCCHIELLO: Preso a Porte di Rendena e portato nel recinto del Casteller. E' riuscito a scavalcare le recinzioni elettrificate e il muro di 4 metri. Ora è senza radiocollare. Inviati cani sulle sue tracce, vige l'ordine di sparare a vista
TESTO: Una diffida, affinché non si dia nessun ordine di abbattimento dell’orso M49 è stata inviata dalla Direzione generale competente del ministero dell’Ambiente agli uffici della Provincia di Trento. "Nessuna istruttoria fin qui elaborata dagli uffici, in collaborazione con Ispra, ha mai valutato il tema dell’uccisione dell’esemplare - sottolinea il ministro Costa - Il fatto che sia scappato dall’area attrezzata per ospitarlo non può giustificare un intervento che ne provochi la morte. Il presidente Fugatti moduli legittimamente il suo intervento. Le inefficienze mostrate nella cattura, che non mi vedono e mai mi hanno visto concorde, reclamano professionalità e attenzione massima. Cosa che invece fin qui non è stata mostrata. E adesso si parla di abbattimento? Assurdo e paradossale. Intanto ho chiesto a Ispra di mandare subito una squadra che congiuntamente ai tecnici della provincia autonoma di Trento faccia chiarezza sulla fuga di M49 e poi si intervenga con la cautela del caso senza minare la vita dell'animale". L'orso di 3 anni è considerato responsabile di numerosi danneggiamenti al patrimonio zootecnico e di tre tentativi di intrusione in locali produttivi o privati ed era stato al centro delle polemiche proprio ai piani alti del ministero dell'Ambiente. Il responsabile del dicastero aveva già definito un'inutile forzatura l'ordinanza firmata dal presidente della Provincia di Trento. Nulla da fare, aveva replicato Fugatti, definendo la "situazione ormai insostenibile", dopo che l'orso probabilmente affamato aveva fatto un ennesimo tentativo notturno di intrufolarsi in una malga. Il braccio di ferro per la cattura di M49, durato diverse settimane, aveva chiamato in causa anche l'Enpa (Ente nazionale protezione animali) che il 29 giugno ha lanciato l'hashtag #salvinisalvalorso per un appello con oltre 35mila adesioni. Solo il ministro dell'Interno sarebbe potuto intervenire per bloccare la cattura dell'orso sul quale ormai pende l'ordine di sparare a vista. Insieme ad altre associazioni ambientaliste, come la Lac (Lega Abolizione Caccia) era stata lanciata una petizione per evitare la sua cattura. Ora invece sui social è stato lanciato l'hashtag #fugaperlalibertà da coloro che fanno il tifo per la vita dell'animale. Ora che M49 è fuggito, Caterina Rosa Marino, responsabile della Lac Trentino Alto Adige, spiega che "la dinamica di questa fuga è strana. Voglio pensare affidandomi alla scienza e con razionalità, ma a meno che non siamo davanti a un "super orso" mi devo porre degli interrogativi. Adesso che è libero saranno finalmente liberi di sparargli? Noi speriamo che i forestali, che stanno agendo nella massima segretezza, quasi fossero della Cia, valutino il da farsi senza dover ricorrere all'abbattimento. Siamo coscienti delle proteste degli agricoltori e delle difficoltà legate a questo animale, che agisce nel suo habitat, ma crediamo debba essere fatto di tutto per evitare un abbattimento. La nostra speranza è che fugga velocemente da qui", conclude. Per Groff è probabile che l'orso sia intercettato nel caso di altre predazioni ad animali. "Forse riusciremo a trovarlo nel momento in cui si ciberà" dice. Sul fatto che non avesse il radio collare è "normale, era nella gabbia, non era necessario. Era impensabile che fuggisse". M49 è nato nell'ambito del progetto Life Ursus, avviato negli anni '90 con l'obiettivo di reintrodurre alcuni esemplari dalla Slovenia per impedire l’estinzione della specie nel territorio. "Oggi il numero di orsi in Trentino è eccessivo rispetto al numero sostenibile dal nostro territorio" ha precisato il governatore Fugatti, schierato al fianco degli allevatori, in diverse occasioni studiando le contromisure da prendere, compresa la cattura di M49 già annunciata nel febbraio scorso.
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TITOLO: Trump attacca le deputate democratiche, la premier May: "Parole inaccettabili"
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OCCHIELLO: Il primo ministro britannico critica i tweet del presidente contro le parlamentari Ocasio-Cortez, Omar, Tlaib e Pressley. Tante le reazioni indignate anche negli Stati Uniti. Beto O'Rourke: "Presidente razzista, le deputate rappresentano l'America meglio di quanto lui potrà mai...
TESTO: Nonostante l'invito all'unità del presidente, molti esponenti repubblicani sono ancora riluttanti a prendere posizione. Sul tema l'indignazione è forte. Oltre May, anche il sindaco di Londra, Sadiq Khan risponde: "Queste parole le ho sentite pronunciare da razzisti e fascisti. Mai da un politico mainstream. E ora ecco a voi il presidente degli Stati Uniti che usa questo tipo di linguaggio", ha detto in un'intervista. Hillary Clinton ha rotto il suo silenzio per rispondere al presidente: "Sono americane e dici bene solo su una sola: il 'loro' governo è un'assoluta catastrofe". Persino la speaker della Camera, Nancy Pelosi, è scesa in campo in difesa della 29enne deputata di origini portoricane, con cui si era scontrata sui fondi per le frontiere, definendo le parole di Trump "xenofobe e destinate a dividere l'America". Dura anche la reazione di Beto O'Rourke, candidato alla nomination democratica: "Tutto ciò Razzista. Queste deputate sono americane come mai potrai esserlo tu e rappresentano i nostri valori meglio di quanto potrai mai fare tu", ha scrittto rispondendo ai tweet di Trump.
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TITOLO: Il matematico Alan Turing sulla nuova banconota da 50 sterline
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OCCHIELLO: Il padre della moderna scienza informatica ed eroe di guerra, morì suicida nel 1954
TESTO: IL VOLTO di Alan Turing, il matematico considerato il padre della moderna scienza informatica e che decifrò il codice Enigma usato dai nazisti, contribuendo in maniera decisiva alla vittoria degli Alleati nella Battaglia dell'Atlantico, comparità sulla nuova banconota da 50 sterline. Lo ha annunciato la Banca d'Inghilterra, rendendo così omaggio al genio di Turing, la cui figura venne riabilitata solamente nel 2009. LEGGI Turing, le lettere inedite: ''Odio gli Stati Uniti" Il matematico, pioniere dell'intelligenza artificiale, nel 1953 venne condannato per comportamenti osceni, a causa della sua relazione con un uomo e per la sua omosessualità venne escluso da ogni incarico pubblico. Quale parte della sentenza, Turing accettò di sottoporsi al trattamento di castrazione chimica. Nel 1954 morì suicida. Nel 2017, il Parlamento britannico ha approvato la 'Alan Turing Law', la legge che consente la riabilitazione postuma di coloro che in passato erano stati condannati a causa delle leggi contro l'omosessualità.
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TITOLO: Von der Leyen scrive ai partiti europeisti in cerca di consenso. Ecco le lettere
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OCCHIELLO: La candidata tedesca alla Commissione europea parte in salita in previsione del voto decisivo di domani
TESTO: BRUXELLES. Ecco le lettere con le quali Ursula von der Leyen cerca di assicurarsi il sostegno dei partiti europeisti in vista della complicata fiducia che l’aspirante presidente della Commissione Ue deve incassare domani a Strasburgo. E così a Socialisti e democratici nonché ai Liberali di Renew Europe, Vdl promette molto, a partire da un provvedimento sul taglio del 55% delle emissioni nel 2030 da varare entro i suoi primi 100 giorni di presidenza, flessiblità sui conti pubblici, un nuovo Patto europeo sui migranti e una serie di provvedimenti sociali. Da vedere se le promesse basteranno a regalarle una maggioranza in aula. Ad ogni modo, la tedesca va incontro a quasi tutte le richieste dei gruppi europeisti dopo essere stata evasiva e in parte contraddittoria nelle audizioni della scorsa settimana. Von der Leyen per passare domani pomeriggio ha bisogno della maggioranza assoluta dell’Assemblea, 374 voti. Al momento nei calcoli informali dei gruppi è sotto di una quarantina. La nomina della tedesca da parte dei leader europei ha irritato il Parlamento in quanto ha calpestato il sistema degli Spitzenkandidaten, il meccanismo democratico in piedi dal 2014 che assegna la presidenza della Commissione europea al portabandiera del partito vincitore alle elezioni. Un problema si è creato anche tra i tedeschi, con la Spd che non ha perdonato ad Angela Merkel di avere portato al potere la sua ex delfina grazie al peso di un governo di coalizione e la Csu ancora infuriata per la mancata difesa a oltranza del candidato naturale alla presidenza, ovvero Manfred Weber, capolista del Ppe. Tra l’altro le audizioni della scorsa settimana di fronte ai gruppi parlamentari non hanno aiutato, con le risposte programmatiche di Vdl giudicate insufficienti da tutti gli europeisti ovvero Ppe, Pse e Re. Ecco perché von der Leyen parte in salita, con Socialisti e democratici spaccati di netto e una ventina di franchi tiratori pronti a colpire anche tra i Popolari e Liberali di Renew Europe. Si sono sfilati i Verdi e la sinistra della Gue. Vdl cerca una maggioranza europeista, ma strizza l’occhio anche ai Conservatori e ai Cinquestelle. Insomma, accetta i voti di sovranisti e populisti di governo, mentre sembra aver chiuso a Id, il gruppo di Salvini e Le Pen intorno al quale il Parlamento europeo ha steso un cordone sanitario. Ad ogni modo quando più forte numericamente e quanto più coesa sarà la sua (eventuale) maggioranza, quanto meglio partirà il suo mandato, altrimenti azzoppato in partenza. Le due lettere sono dunque decisive per von der Leyen, che questa sera incontrerà il suo partito di appartenenza, il Ppe. Le missive sono leggermente diverse, 7 pagine quella ai liberali, 8 quella a Socialisti e democratici perché più corposa su economica e migranti. In entrambi i testi promette «entro 100 giorni» un provvedimento legislativo per garantire che l’Unione raggiungerà il target di emissioni zero entro il 2050, promettendo di centrare anche l’obiettivo intermedio del taglio del 50% della Co2 nel 2030, senza escludere di riuscire ad arrivare anche al 55%. Von der Leyen promette di raggiungere i target senza danneggiare l’industria immaginando una serie di fondi e strumenti speciali per aiutarne la transizione verso il carbon free. Sui conti pubblici, tema caro ai Socialisti e democratici e in particolare al Pd, promette «piena flessiblità» nell’applicazione del Patto di stabilità, in linea con la Commissione di Jean-Claude Juncker, accompagnata da politiche favorevoli alla crescita. Nelle lettere spazio anche allo schema per riassicurazione europea contro la disoccupazione in caso di shock economici e il completamento dell’Unione bancaria, altri due punti fondamentali per i paesi mediterranei. Nella lettera ai socialisti apre anche al salario minimo europeo, a una European Child Guarantee che permetta a tutti i bambini del continente di avere accesso ai diritti base. Rilancia la lotta della Commissione Juncker per arrivare a far pagare le tasse in Europa alle multinazionali del digitale. E ancora, quote rosa nei Cda delle aziende e politiche per la prevenzione della violenza contro le donne. Von der Leyen scommette sul digitale, ma entro 100 giorni promette un Approccio europeo sulle implicazioni etiche e umane legate all’intelligenza artificiale, quindi proseguendo il lavoro già iniziato da Juncker. Il tutto puntando a una leadership europea tecnologica, oggi persa, grazie a investimenti. Sul rispetto dello stato di diritto interno all’Unione, tema tabu per i Visegrad, per i governi illiberali di Polonia e Ungheria, promette maggior dialogo con i governi interessati ma anche un ruolo crescente per il Parlamento. Altro tentativo di dissipare i dubbi legati alla sua candidatura, favorita dai Visegrad con la complicità del governo italiano attraverso Matteo Salvini che hanno bocciato il laburista Timmermans, l’uomo che in questi 5 anni al fianco di Juncker ha proprio lavorato sul rispetto dei diritti nell’Europa centro-orientale. Nella missiva ai Socialisti e democratici, Vdl promette un nuovo inizio sulle politiche migratorie con un Nuovo Patto su Migranti e Asilo tra l’altro con nuovo sostegno ai paesi di frontiera che si trovano a gestire gli sbarchi. Lotta ai trafficanti e apertura ai canali di immigrazione legale completano il quadro. Senza dettagli, comunque, non sembra esserci una rivoluzione rispetto a Juncker e soprattutto non spiega come intenda far accettare ai governi principi già proposti da Bruxelles e bocciati dai Visegrad. Per rinforzare l’Unione, von der Leyen pensa a una Conferenza sul futuro dell’Europa da lanciare nel 2020 coinvolgendo per due anni cittadini e istituzioni. Al termine dei lavori, promette nuove proposte legislative dicendosi anche favorevole a quel cambio dei Trattati che da almeno 15 anni è un tabù. Promette di lavorare per arrivare a decisioni a maggioranza qualificata in politica estera, togliendo il potere di veto ai singoli governi (ci aveva provato anche Juncker, senza successo). Sempre per ingraziarsi il Parlamento, von der Leyen promette di dare anche a Strasburgo il diritto di iniziativa legislativa, garantendo che quando l’aula approverà a maggioranza una proposta normativa la Commissione la tramuterà in un atto concreto. Ancora per superare il peccato originale della sua nomina, promette di rivedere il sistema degli Spitzenkandidaten in modo da renderlo efficace e apre alle liste transnazionali care a Macron (e dunque ai Liberali di Re). Una serie di punti che rappresenterebbero una vera rivoluzione democratica per l’Europa.
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TITOLO: Un allattamento lungo un anno: svelate le cure di mamma australopiteco
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OCCHIELLO: I piccoli di A.africanus venivano allattati per circa 12 mesi e anche dopo se il cibo scarseggiava. La scoperta, in parte italiana, permette di far luce sull'evoluzione delle cure parentali e forse anche sul destino di questo nostro lontano parente
TESTO: FRUTTA, foglie, erbe, qualche radice. La dieta dei nostri antichi parenti Australopithecus africanus, vissuti in Sud Africa più di due milioni di anni fa era soprattutto questa. Ma cosa mangiassero i loro piccoli non è del tutto chiaro, così come sfuggiva, finora, come questa specie allevasse la propria prole. Secondo una ricerca pubblicata oggi su Nature le mamme di A. africanus allettavano i figli per circa un anno, in maniera simile ai parenti del genere Homo. E riprendevano a farlo dopo l'anno se magari il cibo scarseggiava. La scoperta aggiunge un tassello in più alla comprensione sulla natura e sull'evoluzione delle cure parentali all'interno del nostro albero genealogico, ma permette anche di azzardare qualche ipotesi sulle possibili ragioni che portarono all'estinzione di questa specie. Ma andiamo con ordine.
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TITOLO: Ai pioppi piace la plastica: le radici assorbono ftalati
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OCCHIELLO: I microinquinanti vengono accumulati e poi eliminati dagli alberi. Lo sotiene uno studio italiano sul Populus alba Villafranca che potrebbe aprire nuove strade per lo smaltimento
TESTO: I pioppi sono dei "mangiaplastica": le loro radici sono infatti in grado di assorbire e accumulare i principali composti inquinanti, gli ftalati, eliminandoli dall'ambiente. Lo dimostra una ricerca tutta italiana pubblicata sulla rivista Environmental Science and Pollution Research e guidata Francesca Vannucchi, dell'Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. Lo studio pone le basi anche per approfondire il meccanismo con cui queste sostanze tossiche vengono degradate all'interno dei tessuti vegetali. Gli ftalati sono microinquinanti dagli effetti decisamente negativi sul funzionamento degli ecosistemi e sulla salute umana. Si tratta di una famiglia di composti chimici usati nell'industria delle materie plastiche, in particolare nel Pvc, per migliorarne flessibilità e modellabilità, ma trovano impiego anche in profumi, pesticidi, smalti per unghie e vernici. La ricerca, cui ha collaborato anche l'Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) di Pisa, ha dimostrato che il pioppo della specie Populus alba Villafranca, potrebbe essere il candidato adatto per ridurre gli impatti negativi dovuti alla persistenza di questi composti nell'ambiente: le sue radici, infatti riescono ad assorbire e immagazzinare gli ftalati, confermando la grande tolleranza di questa pianta alle sostanze inquinanti. Ulteriori studi saranno necessari per capire come i composti vengono poi smaltiti e utilizzati all'interno dei tessuti vegetali.
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TITOLO: Clima, la grande corsa ai climatizzatori è già iniziata
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OCCHIELLO: Uno studio su 8 Paesi (5 europei) dimostra che l'installazione di impianti di raffreddamento dell'aria è destinato ad aumentare. L'impennata a partire dagli anni '90
TESTO: IN ASSENZA di politiche mirate ed efficaci, molte famiglie si affideranno ai condizionatori per adattarsi ai cambiamenti climatici, rischiando di generare ancora più emissioni di gas ad effetto serra. La tendenza, già in atto, è confermata da uno studio italiano pubblicato su Environmental Science and Policy. La ricerca, guidata da Enrica De Cian, professoressa dell'Università Ca' Foscari Venezia e ricercatrice del Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc), analizza per la prima volta le dinamiche di adozione degli impianti per l'aria condizionata e degli isolamenti termici per raffreddare gli ambienti in 8 Paesi, di cui 5 europei, da oggi al 2040, combinando i dati di un sondaggio condotto dall'Ocse su un campione di famiglie con dati climatici. Oltre alle importanti differenze regionali nei singoli Paesi, e all'impennata nelle città, lo studio evidenzia che, più del reddito, una delle componenti essenziali per scegliere di dotarsi di un condizionatore è la ricchezza del nucleo familiare. Determinanti anche la presenza di soggetti a rischio nelle abitazioni, come bambini ed anziani. Altri fattori che giocano un ruolo importante sono la tipologia, la proprietà e lo stato dell'abitazione nonché la consapevolezza ambientale del capo famiglia, e l'abitudine a mettere in pratica comportamenti di risparmio energetico. La professoressa De Cian puntualizza inoltre che "gli europei hanno tutto sommato una bassa propensione ad installare ed usare l'aria condizionata nelle loro abitazioni (20% in Europa), rispetto a Paesi come Giappone (90%) e Australia (72%) che arriveranno al 100% nel 2040. Ovviamente le differenze climatiche e culturali dei diversi Paesi europei e delle loro regioni, portano a percentuali di adozione attuali e future molto diverse". A fronte di un aumento medio del 4.3% del numero di persone che avranno un condizionatore tra il 2011 e il 2040, nei 5 Paesi europei analizzati, lo studio evidenzia come questo aumento sia in maggior parte dovuto all'urbanizzazione (3/4) rispetto al clima (1/4). La Francia è tradizionalmente un Paese con poca propensione all'aria condizionata, sia per ragioni culturali che climatiche, e con quasi metà delle abitazioni dotate di isolamento termico. Nel 1990 la percentuale di nuclei familiari con l'aria condizionata era molto bassa mentre dal 2000 si vede una crescita lenta ma costante, per arrivare al 13% nel 2011 e al 17.3% nel 2040. L'Olanda, come la Francia, vede quasi il 60% delle sue abitazioni dotate di isolamento termico. Tra gli anni '90 e il 2011, i giorni caldi sono però aumentati del 60%, e la presenza di condizionatori nelle case ha subito un'impennata, passando dallo 0.5% del 1990 al 14% nel 2014. Lo studio stima che il 19% delle famiglie avrà un condizionatore nel 2040. La Spagna al contrario, essendo l'unico Paese mediterraneo analizzato dallo studio, mostra caratteristiche e distribuzioni ben diverse. Anche a causa delle numerose ondate di calore che l'hanno colpita negli ultimi anni, si passa dal 5% di condizionatori nel 1990 a quasi il 50% nel 2040, mentre gli isolamenti termici sono e saranno presenti solo in una casa su tre. La Svezia è, per ragione geografiche, tradizionalmente meno esposta alle ondate di calore, ma il numero di condizionatori oggi è 30 volte maggiore rispetto al 2005 e le proiezioni indicano un ulteriore aumento fino a raggiungere più di una famiglia su cinque nel 2040. Questo è inoltre uno dei Paesi più inclini ad implementare l'isolamento termico delle case, con quasi una famiglia su 2 nel 2040. La Svizzera, per caratteristiche climatiche e culturali, è il Paese europeo con meno condizionatori installati ad oggi, ma questi aumenteranno del 50% nei prossimi 20 anni, fino a raggiungere quasi il 15% delle famiglie al 2040. L'Europa è ad oggi molto in ritardo con i suoi impegni di riduzione dei gas serra al 2020 e al 2030. Se è vero che i nuovi edifici consumano in media il 40% in meno rispetto a quelli vecchi, in Europa solo l'1% degli edifici è di questo tipo, e diventa quindi essenziale il disegno di politiche mirate per ridurre i consumi energetici. "Come evidenziato da numerosi altri studi precedenti, migliorare l'isolamento termico degli edifici attraverso l'adozione di codici di costruzione è tra gli strumenti politici più efficaci per ridurre il consumo energetico residenziale e in particolare le esigenze di raffreddamento", spiega Filippo Pavanello, co-autore dello studio. "Le politiche dovrebbero anche puntare a sensibilizzare l'opinione pubblica, perché dimostriamo che la coscienza ambientale è un elemento determinante nello scegliere di installare o meno un condizionatore e scegliere la sua frequenza di utilizzo", aggiunge. Questo studio è il frutto del lavoro del gruppo di ricerca congiunto Ca' Foscari-Cmcc del progetto Energya, finanziato dallo European Research Council della Commissione europea, che studia proprio il tema dell'adattamento ai cambiamenti climatici attraverso l'uso di energia, e le modalità necessarie a cercare di spezzare questo circolo vizioso, dove più cambio climatico porta a più consumo di energia per l'adattamento, e quindi ad ulteriori emissioni di gas serra.
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