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LE NOTIZIE DAL GIORNO Wednesday 01 July 2020 AL GIORNO Wednesday 08 July 2020 SU: esteri




TITOLO: Hong Kong ultimo atto, votata a Pechino la «legge di sicurezza»
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OCCHIELLO: La Cina aveva fretta di varare il provvedimento anti proteste entro l’1 luglio, anniversario del ritorno dell’ex colonia britannica alla madrepatria. L’attivista Wong: la città diventa uno stato di polizia segreta». Lord Patten: «Situazione pazzesca»
TESTO: I dettagli sono annunciati per il pomeriggio ora di Pechino. Nei giorni scorsi le autorità hanno assicurato che «solo pochi casi saranno giudicati da magistrati cinesi», il grosso del lavoro sarà lasciato ai giudici di Hong Kong, ispirati dal common law garantista britannico. Ma i legislatori cinesi sono maestri nel lasciare i contenuti delle norme «flessibili» all’interno delle cornici. Di sicuro, Pechino insedierà nella City una sua Agenzia di sicurezza e intelligence che «collaborerà con le autorità locali». Xi Jinping era stanco e frustrato di fronte alle scene di lotta continua e anche di violenze gravi arrivate da Hong Kong per tutto il 2019, prima dell’anestesia causata dal coronavirus. La Legge per Hong Kong accelera la corsa in rotta di collisione tra Stati Uniti e Cina. Sia Donald Trump, sia Xi hanno obiettivi elettorali quest’anno. Trump il primo martedì di novembre affronta le urne per la rielezione a presidente. A Hong Kong il 6 settembre si vota a suffragio universale per il rinnovo del Legislative Council: ora i candidati di opposizione come il giovane Joshua Wong potranno essere squalificati preventivamente per «sovversione» o «collusione con forze straniere». Dal 1997 vige il principio «Un Paese due sistemi». Secondo l’opposizione democratica di Hong Kong «vigeva». La Legge cinese ora omologherà la City orgogliosa al modello di altre città della Cina, impedendo di protestare contro il governo e il Partito-Stato. Gli Stati Uniti revocano lo status commerciale distinto e preferenziale per Hong Kong: Mike Pompeo ieri ha dichiarato il blocco delle forniture «sensibili» al territorio. Londra offre il passaporto a tre milioni di hongkonghesi, se vorranno andarsene. L’Unione europea minaccia non meglio precisate «gravi conseguenze» (ma intanto tutti trattano con Pechino per i propri interessi economici). Con la legge sulla sicurezza nazionale imposta dalla Cina «Hong Kong diventerà uno stato di polizia segreta» scrive su Twitter l’attivista pro-democrazia Joshua Wong. Wong, insieme a figure di primo piano come Nathan Law, Jeffrey Ngo e Agnes Chow, ha dato le dimissioni da Demosisto, partito nel mirino per le campagne pro suffragio universale e la richiesta di sanzioni contro gli abusi sui diritti della Cina. Reagisce anche Chris Patten, 28° e ultimo governatore britannico di Hong Kong (poco apprezzato da Pechino che lo definì «prostituta millenaria»). In un’intervista alla Bloomberg tv Lord Patten dice con amarezza che la Legge di sicurezza nazionale è una forzatura, perché Hong Kong aveva ereditato norme garantiste britanniche per combattere sedizione e terrorismo. «Ora entra in vigore Un Paese un sistema, in violazione degli accordi che volevano la City autonoma fino al 2047», aggiunge Patten e osserva: «Neanche la governatrice Carrie Lam ha potuto leggere in anticipo i termini della legislazione imposta al suo territorio, situazione pazzesca». Lord Patten è stato l’uomo che ha ripiegato la Union Jack e l’ha riportata a Londra. Pianse, quella notte piovosa dell’1 luglio 1997, mentre assisteva alla cerimonia finale. Intorno a lui funzionari della Repubblica popolare cinese che il Principe Carlo, presente, definì nel suo diario «statue di cera vestite di nero». Lord Patten versò molte lacrime (anche di coccodrillo, perché per 156 anni i governatori vennero designati a Londra, non eletti dai sudditi della colonia di Sua maestà) ma ha naturalmente un senso dell’humour britannico. E nelle sue memorie (che gli hanno fruttato un bel gruzzolo in sterline e in dollari hongkonghesi) ha ricordato: «Poco prima di lasciare Hong Kong, durante una visita a un ospedale psichiatrico, un paziente mi chiese con cortesia “perché un Paese che si vantava di essere la più antica democrazia del mondo aveva deciso di lasciare la nostra città a un Paese con un sistema di governo opposto, senza consultare la popolazione”. Strano, disse uno dei miei assistenti, che l’uomo con la domanda più assennata su Hong Kong sia ricoverato in un manicomio». Domani Carrie Lam celebrerà l’anniversario della Restituzione. alte reti protettive sono state piazzate intorno alla Bauhinia Square dove si svolgerà l’alzabandiera. Vietata la consueta contromanifestazione degli oppositori (per precauzione sanitaria anti-coronavirus, dice la polizia). Il fronte democratico ha chiamato comunque all’adunata la sua gente, al Victoria Park. Ci vorrà molto coraggio per sfidare la Legge di Pechino, rischiando l’accusa di sedizione, separatismo, terrorismo, collusione con lo straniero.
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TITOLO: Furia contro le statue razziste
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OCCHIELLO: Perché, negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in Francia, statue e monumenti visti come simboli del suprematismo bianco sono stati sfregiati, abbattuti, rimossi? Città per città, ecco tre grandi mappe delle contestazioni dopo la morte di George Floyd
TESTO: Molte di quelle statue sono state buttate giù dal piedistallo nelle scorse settimane, soprattutto nel Sud del Paese, da Richmond (Virginia) a Birmingham (Alabama), anche se il «Colonial Revival» si diffuse pure nel Nord industriale e poi nel West. L’elenco comprende le figure più note come Robert E. Lee, comandante dell’esercito sudista, o Jefferson Davis, il presidente della Confederazione. E, a cascata, una pletora di generali, ammiragli, soldati sconosciuti ai più, come Stonewall Jackson, vice di Lee; oppure Matthew Fontaine Maury, comandante della Marina militare della Confederazione o ancora J. E. B. Stuard, comandante della cavalleria sudista. Le loro statue sono collocate in Park Avenue, la zona monumentale di Richmond. Sono state imbrattate nei primi giorni di giugno e ora verranno rimosse su ordine del Governatore della Virginia, il democratico Ralph Northam. Ma l’offensiva chiama in causa anche altre epoche, a cominciare dalla casella numero uno: Cristoforo Colombo. Il «processo» al grande navigatore genovese dura da decenni, tanto da essere diventato un motivo ricorrente nella cultura pop. Giusto per fare un esempio, in una puntata della serie tv I Sopranos, anni Novanta, viene raccontato lo scontro tra la comunità italo-americana del New Jersey e quella dei nativi americani, nel giorno del «Columbus day». Più di recente il tema è diventato politico. Al momento già 13 Stati hanno cancellato la ricorrenza del 12 ottobre, sostituendola con una giornata in ricordo delle sofferenze patite dai Nativi Americani. L’ultimo arrivato è il Colorado che si prepara a sostituire la celebrazione dell’esploratore con un omaggio a Madre Cabrini, la suora che fondò scuole, orfanotrofi e ospedali e divenne la prima santa americana nel 1946. Partendo da questo retroterra, gli attivisti di Boston (Massachusetts), Saint Paul (Minnesota), Richmond (Virginia) e di altre città si sono accaniti contro le statue di Colombo, definendolo un sanguinario conquistatore, il primo dei suprematisti bianchi.
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