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LE NOTIZIE DAL GIORNO Saturday 22 January 2022 AL GIORNO Saturday 29 January 2022 SU: esteri




TITOLO: Bill Gates e la profezia sul Covid: «Prepariamoci a virus più letali»
DATA:
OCCHIELLO: L’imprenditore e filantropo ha donato milioni di dollari per investimenti che scongiurino nuove crisi. Da tempo ci aveva avvertito che una pandemia ci avrebbe messo in ginocchio
TESTO: Ora Bill Gates lancia un altro avvertimento. Rischiamo che una pandemia ancora peggiore del Covid-19 si presenti a breve, e per questo ha invitato i governi mondiali a fare quello che non hanno fatto sette anni fa: prepararsi. Gates, che è ormai da anni filantropo a tempo pieno, ha spiegato che se da una parte è vero che le varianti Omicron e Delta del Sars-CoV2 sono tra i virus più contagiosi mai visti, il mondo potrebbe trovarsi a affrontare un altro agente patogeno capace di causare un tasso ancora più elevato di decessi, o malattie gravi.
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TITOLO: Andrea e il protocollo dei peluche sul letto: tutte le stranezze di un principe nel mirino
DATA:
OCCHIELLO: Le rivelazioni del «Sun»: il principe, ora accusato di violenza sessuale dalla supertestimone Virginia Giuffre, ha sul letto una folla di peluches, e colleziona orsacchiotti vestiti da marinaio
TESTO: Ma le bizzarrie di Andrea non finiscono qui. Il principe viene descritto come un bambino viziato che non muoveva mai un dito: era capace di far chiamare una cameriera che doveva fare quattro piani di scali per andare a chiudere le tende dietro di lui. E se non erano accostate alla perfezione, piovevano urla e insulti. «Questo dice molto su di lui – ha commentato l’ex inserviente sentita dal Sun – pensa di essere al di sopra di tutti». Adesso però la musica è cambiata: la regina lo ha privato di tutti i titoli reali e militari e Andrea non può più farsi chiamare Altezza Reale. I Windsor stanno cercando di prendere le distanze dal principe di fonte a uno scandalo che mette a repentaglio la monarchia: gli avvocati americani di Virginia Giuffre interrogheranno Andrea proprio nei mesi in cui ci si sarebbe dovuti concentrare sul Giubileo di Platino, le celebrazioni per i 70 anni di regno di Elisabetta. E a settembre si potrebbe arrivare al processo per violenza sessuale a New York: Andrea avrà altro a cui pensare che non i suoi amati peluche.
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TITOLO: Abusi nella Chiesa, Papa Francesco: «La Chiesa porta avanti l’impegno a rendere giustizia»
DATA:
OCCHIELLO: Il Pontefice parla all’ex Sant’Uffizio in assemblea plenaria: nessun riferimento diretto all’inchiesta che ha rivelato il silenzio di Joseph Ratzinger su quattro casi di abusi, ma un riepilogo dei passi fatti negli ultimi anni
TESTO: CITTA’ DEL VATICANO — «La Chiesa, con l’aiuto di Dio, sta portando avanti con ferma decisione l’impegno di rendere giustizia alle vittime degli abusi operati dai suoi membri». All’indomani della presentazione del rapporto sugli abusi a Monaco di Baviera, Francesco si rivolge all’assemblea plenaria dell’ex Sant’Uffizio e sembra ricapitolare i passi compiuti negli ultimi anni. Nessun riferimento diretto all’inchiesta indipendente che ha contestato anche l’operato di Joseph Ratzinger, accusato di «comportamenti erronei», ovvero di non aver agito in «quattro casi» quando guidava la diocesi bavarese, dal 1977 al 1982. Però il Papa ripete che «nella lotta contro gli abusi di ogni tipo» la Chiesa «sta applicando con particolare attenzione e rigore la legislazione canonica prevista». E ricorda di avere aggiornato di recente «le “Norme sui delitti riservati alla Congregazione per la Dottrina della Fede”, con il desiderio di rendere più incisiva l’azione giudiziaria».
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TITOLO: Sanzioni al Cremlino, il disaccordo America-Ue e Putin soffia sul fuoco
DATA:
OCCHIELLO: Il presidente russo cerca di costruire un Paese fortezza. Gli europei dipendono sempre di più energeticamente da Mosca.
TESTO: Resta che colpire economicamente il regime di Vladimir Putin sarebbe complicato anche se questi dilemmi fossero risolti. Il Cremlino in questi anni ha lavorato per aumentare la propria potenza militare e la tenuta in caso di sanzioni, anche a danno della stessa popolazione russa. La spesa sanitaria rispetto al prodotto lordo nel Paese è circa metà di quella europea, sotto persino a quella di Bielorussia e Ucraina. Il reddito medio per abitante in Russia è crollato di un terzo dal 2013, secondo la Banca mondiale. Ma il Paese vuole diventare una sorta di fortezza a prova di sanzioni: la spesa nell’esercito è salita al punto da diventare la terza più alta in proporzione al prodotto lordo fra le principali potenze al mondo, dopo Arabia Saudita e Israele. Intanto Mosca ha ridotto il debito pubblico in mani estere e fatto salire le riserve sovrane al record di 620 miliardi di dollari, tagliando ai minimi la quota in valuta americana. La Russia ha anche costruito per le proprie banche un sistema di pagamenti parallelo a Swift, la rete globale di comunicazioni finanziarie che la Casa Bianca potrebbe bloccare in risposta a un attacco a Kiev. A Washington non resterebbe che prendere di mira le singole banche russe, anche in questo caso imponendo costi alle loro controparti europee. Anche la Cina del resto ha costruito una rete parallela a Swift e ora segue gli eventi con cura. Sull’Ucraina si vedrà se l’Occidente è in grado di paralizzare l’economia di un grande avversario. Oppure. magari, non più.
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TITOLO: Ratzinger e il dossier sulla pedofilia, sul rapporto l’ombra delle tensioni tra «le Chiese» dei due Pontefici
DATA:
OCCHIELLO: L’indaginecondotta su impulso di Reinhard Marx, uno dei membri del consiglio cardinalizio che assiste papa Francesco, esponente di punta dell’ala progressista ostile a Ratzinger. Ma entrambi non sono riusciti a sradicare il fenomeno
TESTO: In apparenza, la quiete del monastero dove Joseph Ratzinger si è ritirato dal maggio del 2013, dopo la rinuncia, è quella di sempre. Dietro il cancello elettrico che protegge la privacy del luogo più misterioso e inaccessibile dei Giardini Vaticani, il Papa emerito continua la sua vita di sempre assistito da quattro donne consacrate, le Memores, e dall’arcivescovo Georg Gänswein, suo segretario particolare e prefetto della Casa pontificia. Ma da qualche giorno, in realtà, quella quiete si è incrinata.
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TITOLO: Covid in Austria, approvato l’obbligo vaccinale: come funziona, le multe e la lotteria dei vaccini
DATA:
OCCHIELLO: Per aumentare le adesioni, la legge prevede che per ogni dose si possano vincere 500 euro, che possono essere riscattati come buoni nei ristoranti o nei negozi
TESTO: La fase dei controlli scatterà tra sei settimane, e dovrebbe contemplare più fasi. In un primo momento si tratterà solo di controlli casuali delle autorità sui green pass dei cittadini: chi verrà trovato senza vaccino anti-Covid si vedrà elevare una multa di 600 euro, che potranno diventare fino a 3.600 se la impugnerà. La multa non è una tantum. In un secondo momento, secondo anche il successo della campagna, le autorità potrebbero invece condurre controlli a tappeto, confrontando il registro delle vaccinazioni con quelli dell’anagrafe.
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TITOLO: L’Infanta di Spagna tradita. Il marito: «Sono cose che succedono»
DATA:
OCCHIELLO: A riaccendere i riflettori su Cristina di Borbone e il consorte Iñaki Urdangarin, una foto pubblicata dal settimanale Lecturas con lui che passeggia in riva al mare, mano nella mano, con una «collega»
TESTO: La fotografia è stata scattata a 150 chilometri dall’ufficio, a Bidart, località di mare francese dove la famiglia di lui ha una proprietà. Un’immagine che metterebbe la parola fine alle speculazioni sullo stato di salute del matrimonio della secondogenita dell’ex re Juan Carlos. Anche perché non si tratterebbe di una semplice scappatella: ora emerge che non è la prima volta che la coppia di «colleghi» appare insieme in pubblico. Dopo lo scatto della passeggiata romantica sul lungomare, Telecinco ha mostrato alcune foto scattate a settembre con Iñaki Urdangarin e Ainhoa che si guardano e parlano in strada, ma soprattutto quelle che li ritrae a cena insieme una sera di novembre in un ristorante di Biarritz, sul mare, a due ore d’auto dall’ufficio. L’entourage di Cristina ha assicurato al settimanale Hola che queste immagini non hanno colto di sorpresa l’Infanta. «Lo sapeva già. Sta bene e serena. Si preoccupa solo dei suoi figli», hanno riferito i ben informati. Del resto da quando, nella primavera del 2020, Iñaki è uscito dal carcere e ottenuto una sorta di semilibertà, molti in Spagna avevano trovato strano che avesse scelto di scontare la sua pena a Vitoria, lontano dalla moglie e dai loro quattro figli: Cristina vive a Ginevra con la minore, Irene, di 16 anni; Miguel, 19enne, è in Inghilterra, Juan, 22, a Madrid e Pablo, 21, a Barcellona. A Natale la famiglia si è riunita, ai primi di gennaio erano di nuovo insieme in vacanza sui Pirenei catalani. Ma a quanto pare ormai era da tempo che il matrimonio era appeso a un filo. Tempo fa Cristina era stata avvistata da un avvocato divorzista, riportano i media spagnoli. Durante lo scandalo finanziario che aveva portato anche lei sul banco degli imputati, aveva difeso il marito e resistito alle pressioni della monarchia perché chiedesse il divorzio. Per questo suo fratello, re Felipe, l’ha eliminata dalla linea di successione e ha tolto alla coppia il titolo di Duchi. Dopo vari tradimenti, forse Ainhoa è la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
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TITOLO: Pedofilia, la difesa di Ratzinger: il rapporto «pura propaganda»
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OCCHIELLO: La replica del Papa emerito nel dossier che lo accusa di aver insabbiato 4 casi
TESTO: CITTÀ DEL VATICANO - Joseph Ratzinger che accusa gli esperti di «Stimmungsmache», propaganda, e «pura speculazione» contro di lui. E gli esperti che considerano «irritanti» le sue spiegazioni. Contiene passaggi durissimi, il rapporto indipendente di 1.893 pagine, redatto dallo studio legale Westpfahl Spilker Wastl, che ricostruisce 497 abusi su minori compiuti nella Chiesa di Monaco dal dopoguerra e accusa il Papa emerito di «comportamenti erronei» per non aver agito in «quattro casi» quando guidava la diocesi bavarese, dal 1977 al 1982 .
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TITOLO: Il principe Andrea e i 72 peluche: «Ossessioni e maniacalità servono a proteggerlo dall’angoscia»
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OCCHIELLO: Vera Slepoj, psicologa e scrittrice, riassume così il bizzarro rituale dei pupazzetti messo in atto dal principe Andrea prima di dormire
TESTO: «È stata compromessa la sua affettività. Il principe Andrea è stato coperto dai rituali che sono rappresentati dai peluche. Ma le sue ossessioni, la maniacalità nel disporre in un ordine gli oggetti servono a proteggerlo dall’angoscia». Vera Slepoj, psicologa e scrittrice, riassume così il bizzarro rituale dei pupazzetti messo in atto dal principe Andrea prima di dormire: un orsacchiotto deve essere collocato sulla spalliera del letto, a sinistra, sul lato destro del letto ci deve essere un ippopotamo grigio e a metà del talamo una pantera nera, mentre un altro ippopotamo va ai piedi del letto. «Se vogliamo osare, a mo di gioco, la simbologia di come dorme — continua la psicologa — possiamo dire questo: si fa addormentare amorevolmente da un orsacchiotto, si fa proteggere dall’imponenza dei due ippopotami e dalla sorveglianza guerriera della pantera che lo allontanano da qualsiasi nemico».
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TITOLO: Jeff Bezos investe tre miliardi su Altos Labs, la startup che «allunga la vita» di 50 anni
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OCCHIELLO: La sfida della nuova startup del fondatore di Amazon, Altos Labs: tecniche di «rigenerazione cellulare» che promettono di allungare la vita «fino a 50 anni»
TESTO: Volare nello spazio come in vacanza, creare e abitare mondi paralleli come Zuckerberg con il suo «metaverso», comperarsi la giovinezza eterna e l’eterna salute. I grandi miliardari, dopo averne messo a reddito quasi ogni caratteristica, sembrano voler scavalcare la condizione umana. L’ultima sfida viene da Jeff Bezos ed è quella dell’eterna giovinezza. Fondatore e presidente di Amazon, è il secondo uomo più ricco del mondo, il primo centimiliardario — parola coniata in suo onore — mai entrato in una classifica di Forbes e anche il primo centimiliardario a volare in orbita (mentre il rivale Elon Musk, a sua volta fondatore di una compagnia spaziale e primo uomo più ricco del mondo, se n’è finora guardato, forse intendendo anche lui allungarsi la vita, o almeno non accorciarla). Ieri Bezos ha annunciato un «salto di qualità» nella gestione della sua startup Altos Labs, che si occupa di «lotta contro l’invecchiamento» e «rigenerazione cellulare».
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TITOLO: Arnold Schwarzenegger si scontra con un’auto, la sormonta e cappotta su una Porsche: illeso (non è un film)
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OCCHIELLO: Sarebbe stato l’attore di Hollywood ed ex governatore della California a causare l’incidente: «È passato con il rosso a un incrocio». Ferita una donna
TESTO: A un incrocio, tra Sunset Boulevard e Allenford Avenue, la sua gigantesca Yukon si è scontrata con una Toyota Prius rossa guidata da una donna, rimasta ferita, la testa sanguinante. Il suo suv ha sormontato l’auto ed è infine rotolato a sinistra finendo sopra una Porsche Cayenne. E’ il sito di gossip americano Tmz a descrivere la dinamica del brutto incidente con tanto di foto: sarebbe stato Schwarzenegger a causarlo. Pare che l’attore, alla guida del veicolo, stesse svoltando a sinistra ma con il semaforo ancora rosso. Una distrazione: non è stata trovata alcuna traccia di alcol né di sostanze stupefacenti. Nelle immagini compare anche l’attore Jake Steinfeld, ’amico di vecchia data di Schwarzy: non è ancora stato chiarito se fosse uno dei passeggeri a bordo oppure abbia semplicemente raggiunto l’ex governatore sul luogo dell’incidente per confortarlo. Schwarzenegger sta bene, riferisce People, la sua unica preoccupazione in questo momento è per la donna ferita e portata d’ugenza in ospedale.
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TITOLO: Vulcano di Tonga: una petroliera italiana sotto sequestro per danno ambientale
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OCCHIELLO: La «Mare Doricum» stava effettuando operazioni di scarico quando è stata investita dall’onda anomala (a 9.800 km di distanza!) provocando una vasta fuoriuscita di greggio. Lima chiede 34 milioni di euro
TESTO: L’incidente è avvenuto all’impianto «La Pampilla» di proprietà della compagnia spagnola Repsol. La presidente del consiglio dei ministri Mirtha Vasquez ha ricordato che sono in corso indagini per determinare le cause e le responsabilità dell’inquinamento prodotto da una marea nera che riguarda complessivamente tre chilometri quadrati di mare e costa peruviani. Nel caso volesse abbandonare la sua posizione, ha precisato Vasquez, l’armatore della petroliera, che appartiene alla compagnia Fratelli D’Amico Armatori spa, dovrebbe depositare una cauzione di 150 milioni di nuovi sol (circa 34 milioni di euro). Da parte sua Repsol ha assicurato la sua piena partecipazione alle operazioni di contenimento e disinquinamento dello spazio marino e costiero, ricordando che a suo avviso l’incidente è stato causato da circostanze del tutto anomale e imprevedibili.
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TITOLO: Yemen, la condanna dell’Onu dopo i raid sauditi sul centro di detenzione. Le ong: «Siamo inorriditi»
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OCCHIELLO: La reazione della comunità internazionale dopo un bombardamento costato la vita ad oltre 80 persone, tra cui anche bambini. La Farnesina: si torni a negoziare
TESTO: Anche la Farnesina ha condannato gli attacchi e ha auspicato un ritorno al negoziato, così come gli operatori umanitari presenti sul campo hanno chiarito la loro posizione. «Siamo inorriditi dalla notizia che più di 70 persone, tra cui migranti, donne e bambini, sono state uccise venerdì mattina a Hodaida e Sada, in palese disprezzo per la vita dei civili». È quanto si legge in una dichiarazione congiunta siglata dall’organizzazione umanitaria italiana Intersos insieme ad altre Ong attive nel Paese, tra cui Action contre la Faim, Danish Refugee Council, Handicap International — Humanity & Inclusion, Norwegian Refugee Council, Oxfam, Saferworld, Save the Children. «Questi bombardamenti aerei arrivano dopo che tre strutture mediche e un serbatoio d’acqua sono stati attaccati solo nel corso di questa settimana. Le agenzie umanitarie che operano in Yemen invitano le parti in conflitto a rispettare il diritto internazionale umanitario e il diritto internazionale sui diritti umani e a proteggere i civili e le infrastrutture civili durante le ostilità. Chiediamo inoltre alla comunità internazionale – sottolinea la dichiarazione - di garantire la responsabilità per tutte le violazioni e gli abusi contro bambini e civili in Yemen, attraverso il ripristino urgente di un meccanismo internazionale di monitoraggio e segnalazione indipendente e l’istituzione di un meccanismo investigativo internazionale con risorse e personale adeguati».
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TITOLO: Addio a green pass e coprifuoco, anche l’Irlanda toglie le restrizioni
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OCCHIELLO: Il primo ministro Martin ha annunciato la fine del lockdown. Da lunedì si tornerà a lavorare in presenza. Per ora resta l’obbligo delle mascherine
TESTO: Se «non si può escludere un aumento dei casi» e «la pandemia non è finita», sulle strade di Dublino ieri è tornata la folla, con pub e ristoranti già pieni all’ora di pranzo. Per Daniel Smith, del Grogans Pub, a due passi dal castello e la cattedrale di San Patrizio, «l’atmosfera è quasi surreale». A Cork, seconda città irlandese, la gente ieri ha ricominciato a circolare. Per Noreen Gallagher, del Moody Café Vin Bar, «riaprire è un sollievo». «Abbiamo temuto il peggio», ha precisato, ricordando che l’intero settore ospitalità è stremato. «Occorrerà tempo per riscoprire la normalità». Il bar era stato inaugurato nel dicembre 2020: dopo otto giorni aveva chiuso i battenti per via delle misure anti-Covid. «Abbiamo regalato tutto il cibo che avevamo comprato. Bisognerà ricostruire l’attività piano piano». C’è chi ha qualche perplessità sulla velocità con la quale sono state spazzate via quasi tutte le restrizioni.
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TITOLO: Guerlain, le nozze «proibite», le minacce di morte e la guerra per il patrimonio del re dei profumi
DATA:
OCCHIELLO: Il figlio dell’85enne (e infermo) ex patron della maison parigina accusa la compagna di circonvenzione
TESTO: La dipendenza di Guerlain nei confronti della compagna si è fatta più profonda mano a mano che crescevano le sue difficoltà. Il 15 ottobre 2010 Jean-Paul Guerlain era invitato al telegiornale delle 13 del servizio pubblico «France2» per parlare del profumo Samsara: l’atmosfera era di grande ossequio verso un protagonista del savoir vivre alle francese, lui si è prestato volentieri al gioco dell’intervista, ma nello studio è sceso il gelo quando Guerlain ha detto con un sorriso innocente che per creare quel profumo «per una volta mi sono messo a lavorare come un negro. Non so se i negri abbiano mai lavorato granché, ma insomma. ..». Processato per razzismo e condannato a 6.000 euro di multa, Guerlain si è scusato poi infinite volte per quella «stupidaggine» ma ha perso il rapporto di collaborazione che ancora lo legava alla maison di famiglia, comprata dal gruppo Lvmh già nel 1994.
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TITOLO: È morto il monaco buddista Thich Nhat Hanh, visse per 39 anni in esilio dal Vietnam
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OCCHIELLO: Aveva 95 anni ed era rientrato in patria nel 2018, dopo essere stato costretto a vivere all’estero a causa del suo impegno pacifista
TESTO: Colpito nel 2014 da un ictus che lo aveva lasciato semiparalizzato e incapace di parlare, Thich Nhat Hanh - come ricostruito dall’agenzia di stampa Ansa - nel 2018 aveva fatto ritorno nel tempio vietnamita di Tu Hieu, dove a 16 anni aveva iniziato il suo percorso di studi. Negli anni ‘60 e ‘70 il suo impegno contro la guerra lo aveva posto in rotta di collisione con i governi sia del Vietnam del Nord sia del Vietnam del Sud, oltre che con gli Stati Uniti, ed era stato costretto a lasciare il suo Paese. Soltanto nel 2005 il governo del Paese riunificato gli aveva dato il permesso di rientrare in patria per una visita. Il monaco buddhista ha quindi passato 39 anni in esilio, fondando la rete dei monasteri di Plum Village. Il più grande, nel sud-ovest della Francia vicino a Bordeaux, conta circa 200 monaci e monache e prima della pandemia di Covid ospitava decine di migliaia di visitatori all’anno. Qui Thich Nhat Hanh passava la maggior parte del suo tempo, quando non era impegnato in conferenze e altri eventi pubblici in giro per il mondo. Altri monasteri della sua rete sono situati in Germania, Australia, Thailandia, Hong Kong e Stati Uniti. Thich Nhat Hanh è autore di circa 130 libri, un centinaio dei quali in inglese, dedicati in gran parte al concetto di «consapevolezza», sviluppata con la pratica della meditazione. Una condizione che non porta all’isolamento, ma al contrario ad un ruolo più attivo nel rapporto con il mondo. «La meditazione - diceva - non è una fuga dalla società, ma è un tornare a noi stessi e vedere quello che succede. Una volta che si vede, ci deve essere azione. Con la consapevolezza sappiamo cosa dobbiamo e non dobbiamo fare per aiutare».
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TITOLO: Andrea e il protocollo dei peluche sul letto: tutte le stranezze di un principe nel mirino
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OCCHIELLO: Le rivelazioni del «Sun»: il principe, ora accusato di violenza sessuale dalla supertestimone Virginia Giuffre, ha sul letto una folla di pupazzi e colleziona orsacchiotti vestiti da marinaio
TESTO: Ma le bizzarrie di Andrea non finiscono qui. Il principe viene descritto come un bambino viziato che non muoveva mai un dito: era capace di far chiamare una cameriera che doveva fare quattro piani di scale per andare a chiudere le tende dietro di lui. E se non erano accostate alla perfezione, piovevano urla e insulti. «Questo dice molto su di lui – ha commentato l’ex inserviente sentita dal Sun – pensa di essere al di sopra di tutti». Adesso però la musica è cambiata: la regina lo ha privato di tutti i titoli reali e militari e Andrea non può più farsi chiamare Altezza Reale. I Windsor stanno cercando di prendere le distanze dal principe di fonte a uno scandalo che mette a repentaglio la monarchia: gli avvocati americani di Virginia Giuffre interrogheranno Andrea proprio nei mesi in cui ci si sarebbe dovuti concentrare sul Giubileo di Platino, le celebrazioni per i 70 anni di regno di Elisabetta. E a settembre si potrebbe arrivare al processo per violenza sessuale a New York: Andrea avrà altro a cui pensare che non i suoi amati peluche.
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TITOLO: Un altro Sos dal Mediterraneo: «50 vite in pericolo a nord di Misurata»
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OCCHIELLO: L'ultima allerta di «Alarm Phone» questa mattina mentre due delle tre navi umanitarie cariche di migranti soccorsi in mare sono ancora in attesa di poter attraccare
TESTO: Intanto mentre a Lampedusa proseguono gli sbarchi «autonomi» o quelli avvenuti grazie ai salvataggi della Guardia costiera che solo la notte scorsa ha soccorso 109 persone su due barche, ci sono tre navi umanitarie in azione con situazioni diverse. Dopo due giorni di attesa di un «porto sicuro» la Mare Jonio di Mediterranea saving humans, con a bordo oltre 200 migranti soccorsi, è stata autorizzata a sbarcare 142 di loro a Lampedusa e altri 70 a Pozzallo, in provincia di Ragusa. Molti presentano lividi e segni di violenza sul corpo. Migranti partiti probabilmente dalla città libica di Zuwara e recuperati giovedì scorso con due operazioni, nel tratto di mare tra le zone Sar di Libia e Malta e le acque della Tunisia. Sono ancora in attesa della concessione di un porto sicuro invece la Louise Michel all’ancora al di sotto di Lampedusa e la Geo Barents, la nave di Medici senza frontiere, ancora in zona Sar che pattuglia il tratto di mare tra Libia e Tunisia. «A bordo di Geo Barents adesso abbiamo 439 persone soccorse in 6 diverse operazioni. Il 25% di loro sono minorenni. Stiamo trattando ferite causate dalle torture alle quali i migranti sono stati sottoposti in Libia, abbiamo anche persone con cronicità di malattie cardiache e diversi soggetti malnutriti» ha riferito Riccardo Gatti, responsabile delle operazioni di soccorso della Geo Barents.
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TITOLO: Covid, il Carnevale di Rio de Janeiro e di San Paolo rinviato al 21 aprile
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OCCHIELLO: Le autorità locali cercano di salvare la tradizionale sfilata di carri che già lo scorso anno era stata cancellata
TESTO: Rio de Janeiro e San Paolo, le due città più grandi del Brasile, hanno annunciato il rinvio al 21 aprile delle sfilate del Carnevale, previste per febbraio, come misura per fermare l’avanzata della pandemia Covid. Entrambe le città avevano già annunciato la sospensione quest’anno del cosiddetto `carnevale di ru’a´, animato da comparse e bande che sfilano gratuitamente davanti a milioni di persone per le strade. Ora hanno scelto posticipare i festeggiamenti a un periodo in cui saranno «possibili migliori condizioni sanitarie». Ora, si legge in un comunicato, «i comuni di Rio e di San Paolo hanno deciso di rinviare le sfilate delle scuole di samba» a causa «della situazione attuale della pandemia in Brasile e della necessità di preservare vite». Secondo le stime, nel 2020 ai festeggiamenti, che richiamano anche turisti europei e nordamericani, parteciparono almeno 7 milioni di persone. Lo scorso anno il Sambodromo, anziché ospitare carri e sfilate, fu utilizzato come centro vaccinazioni.
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TITOLO: Ucraina - Russia, falsi allarmi e fughe: dentro la psico-guerra di Putin
DATA:
OCCHIELLO: Gli Usa mandano armi e sgomberano l’ambasciata mentre a Kiev e nel resto del Paese si moltiplicano le telefonate che annunciano bombe: 300 solo a gennaio
TESTO: La disparità coi russi schierati sul campo è enorme: 250mila soldati contro 850mila, 50mila paramilitari contro 250mila, 206 aerei contro 2.478, 164 elicotteri contro 2.087, 2.596 tank contro 12.420, 12.303 blindati contro 30.122, 3.107 bocche di fuoco contro 14.145, 490 lanciarazzi mobili contro 3.391, 38 fregate contro 605. La voglia d’armarsi, altrettanto grande: ieri sono sbarcate dagli Usa le prime 90 tonnellate di munizioni e missili antitank Jevelin, ultima tranche da 200 milioni di dollari d’un finanziamento in armi che, dal 2014, ha raggiunto i 2,7 miliardi. Lo stesso stanno facendo inglesi (sette aerei pieni d’anticarro Stinger), canadesi (addestratori), baltici (Javelin), turchi (droni), spagnoli e olandesi (navi), in un’insolita corsa della Nato a soccorrere un Paese che della Nato, ancora, non è. «Caro Jens Stoltenberg», scrive un piccolo imprenditore di Kirivohdraska Oblast, tale Demian Hamul, in una lettera aperta al segretario dell’Alleanza atlantica pubblicata da tutti i giornali: «Ho 5 ettari di terra ricevuti in eredità. Io non li uso. Te li regalo. La base della Nato, puoi farla lì. Meglio le tue truppe di quelle di Putin».
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TITOLO: Omicidio Petito, nel diario la confessione del fidanzato
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OCCHIELLO: «Ho ucciso io Gabby», così Brian Laundrie nel notes ritrovato in una zona paludosa della Florida. Si avvia alla conclusione il caso che ha tenuto l’America col fiato sospeso
TESTO: Tra le righe di quel block notes, fortemente danneggiato dall’acqua e dall’umidità, gli investigatori hanno trovato conferma a quella che è sempre stata la loro tesi. Brian ammette le sue responsabilità, anche se il dettaglio dei suoi appunti per ora non è stato svelato. Il caso che per settimane e settimane ha commosso l’America intera sembra dunque avviarsi verso la definitiva chiusura. Per l’Fbi non ci sono altre persone sospettate o coinvolte nella vicenda. Tutto si è consumato all’interno dei turbolenti rapporti della giovane coppia che in una tappa del suoi viaggio, in Utah, era stata anche fermata dalla polizia in seguito a una violenta lite. Brian e Gabby, 23 e 22 anni stavano girando il Paese a bordo di in un piccolo camper, passando da uno stato all’altro degli Usa e raccontando le loro avventure sui social media. Ma quel viaggio on the road che avevano sempre sognato si è presto trasformato in tragedia, frutto dei crescenti screzi e dissapori tra i due fidanzati.
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TITOLO: Finalmente a Sandringham, lì la regina festeggerà i 70 anni di regno
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OCCHIELLO: La regina è arrivata nella tenuta che più le sta a cuore, perché lì morì 70 anni fa, il 6 febbraio, il padre Giorgio VI. Volo in elicottero da Windsor, si fermerà alcune settimane
TESTO: L’antica tenuta di campagna nel Norfolk fu acquistata da re Edoardo VII nel 1862 come buen retiro per sé, la regina Alexandra (arrivata dalla Danimarca) e le serate con gli amici. A Sandringham re Edoardo VII, appassionato di caccia che richiedeva la luce del giorno, inventò addirittura il Sandringham time (lancette anticipate di mezz’ora). Fu in uso nella tenuta da inizio ‘900 agli anni ‘30. Per le sue cene informali a Sandringham, il re chiese al suo sarto, Henry Poole & Co di inventare una dinner jacket elegante ma rilassata. Nasceva così lo smoking.
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TITOLO: Made in Sussex, Harry e Meghan e il business dei principi del «varietà»
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OCCHIELLO: Impegni umanitari? Oltre la metà delle loro aziende registrate negli Usa ha come focus l’intrattenimento
TESTO: Non che si tratti di una svolta clamorosa: la coppia ha già stipulato un contratto da 100 milioni di dollari con Netflix e un altro per ulteriori decine di milioni con Spotify. In particolare, Meghan sta lavorando a un cartone animato per il gigante dello streaming che parla di una bambina di 12 anni, Perla, che «impara a fare un passo nel proprio potere quando intraprende un’eroica avventura e incontra sul suo cammino donne importanti della storia» (velato riferimento autobiografico? ). La coppia produrrà anche una serie di podcast per Spotify, ma intanto si era già distinta l’anno scorso per apparizioni televisive di alto profilo, da Meghan che si è esibita in uno sketch nel programma di Ellen De Generes a Harry che ha duettato con James Corden nel «Late Late Show».
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TITOLO: Sfida Erdogan con un proverbio: reporter turca finisce in manette
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OCCHIELLO: Sedef Kabas aveva recitato il detto in tv e su Twitter. Tre massimi esponenti dell’Akp l’hanno attaccata. Poi l’arresto per insulti al presidente
TESTO: A prendere di mira Kabas — che aveva anche pubblicato il motto sul suo account Twitter, dove ha quasi 900.000 follower — sono stati tre massimi esponenti dell’Akp, il partito di governo. «Una cosidetta giornalista sta insultando clamorosamente il nostro presidente su un canale televisivo che non ha altro obiettivo che diffondere l’odio» ha cinguettato il portavoce di Erdogan Fahrettin Altun. «Maledico le brutte parole che prendono di mira il nostro presidente», ha scritto sui social il ministro della Giustizia Abdulhamit Gül. «Insultare il presidente eletto della nostra nazione con espressioni brutte e volgare è un attacco alla volontà nazionale» è il tweet di Numan Kurtulmus, vice capo dell’Akp. Kabas è stata prelevata dalla sua abitazione in piena notte e detenuta in un hotel fino alla mattina di sabato quando è apparsa in tribunale. Lei, davanti al giudice, ha negato ogni addebito. Se condannata rischia fino a quattro anni di prigione.
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TITOLO: Nuova Zelanda e Omicron, Jacinda Ardern costretta a rinviare le sue nozze
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OCCHIELLO: L’annuncio dopo le nuove restrizioni introdotte dal suo stesso governo. La premier laburista: «C’est la vie, siate gentili»
TESTO: «So che questi dati sono preoccupanti — ha detto Ardern — ma faremo tutto il possibile per rallentare la diffusione e ridurre il numero di casi». Quanto alle sue nozze, ha aggiunto: «Abbiamo deciso di aspettare e di non ridurre il numero degli invitati. Mi unisco a molti altri neozelandesi che hanno vissuto un’esperienza del genere a causa della pandemia. E mi dispiace per chiunque si trovi in una situazione simile. Ma siamo tutti così resilienti e capiamo che lo stiamo facendo l’uno per l’altro. Questo ci aiuterà ad andare avanti». Parole di speranza, dunque. Anche perché la Nuova Zelanda ha alti livelli di vaccinazione: secondo il ministero della Salute di Wellington, il 95% delle persone di età pari o superiore a 12 anni ha ricevuto almeno una dose del vaccino e il 93% entrambe. Poi, in chiusura, Ardern ha fatto una richiesta: «Per favore siate gentili. So che non tutti vedono questa pandemia allo stesso modo. Ma per la maggior parte siamo motivati dalla stessa cosa, e ci prendiamo cura l’uno dell’altro».
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TITOLO: Carolina, 65 anni vissuti intensamente. Con il sogno (irrealizzabile) della privacy
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OCCHIELLO: Primogenita di Grace e Ranieri, una bellezza che ha fatto innamorare principi, banchieri e star. Gioie, dolori, lutti e ora un ruolo, cruciale, nel Principato del fratello Alberto II
TESTO: Carolina di Monaco compie oggi, domenica 23 gennaio, 65 anni. Sempre bellissima; sempre presente — anche se alla villa di Monaco, a un soffio dal Rocher che dall’alto si affaccia sul Mediterraneo, spesso preferisce Parigi —; sempre acuta, intelligente, profonda — è lei la «mente» culturale del Principato stretto tra Francia e Italia. Papà Ranieri di Monaco, quando nacque, brindò con una coppa di Champagne alla primogenita del suo amore da favola con la diva di Hollywood, Grace Kelly. E con una goccia di Champagne sfiorò le labbra della piccola. A salutare baby Carolina — ma anche Luisa e Margherita in onore del bisnonno paterno Luigi II (il «principe della Legione straniera» per i suoi trascorsi di gioventù), e della nonna materna Margaret (la «solida» insegnante di ginnastica, madre di Grace) — la sirena spiegata degli yacht ancorati della baia di Ercole, lo scampanio delle campane del regno e 21 salve di cannone. L’inizio di una vita in prima pagina, una bellezza travolgente, una girandola di flirt, amori, due matrimoni. Così, quando compì 40 anni, chiese un compleanno sottovoce. Desiderio rinnovato a tutti gli appuntamenti «tondi» con il compleanno, desiderio quasi impossibile per la donna che sfiorò il trono di San Giacomo a Londra con un flirt giovanile con il principe Carlo, e poi sposò nel 1978 il finanziere «don Giovanni» Philippe Junot, di 17 anni più grande (fra i malumori a palazzo). Un legame destinato a durare poco più dello spazio di un mattino: due anni dopo arrivò l’annullamento della Sacra Rota. Per Carolina solo l’inizio di una stagione umanamente tormentata. Mille amori — dal regista Robertino Rossellini al tennista Guglielmo Vilas. E poi, il dolore, come per tutti in famiglia alla Rocca: nel 1982 la tragica morte per un incidente in auto della madre Grace, spezzò il cuore della principessa. Che riconquistò serenità solo incontrando l’italiano, di Fino Mornasco, Stefano Casiraghi. La coppia più bella del Gotha europeo degli anni ‘80. Affascinanti, gentili, mondani, e con loro una famiglia che crebbe velocemente con la nascita di Andrea, il primogenito, seguito poi da Charlotte e Pierre. Il sì con Stefano Casiraghi, figlio di benestanti imprenditori lombardi, a fine dicembre del 1983. In fondo non era la prima volta che — e sin dal ‘600 con le nozze di Giovanna di Monaco con un milanesissimo Trivulzio — la famiglia Grimaldi intrecciava la sua storia con quella famiglie milanesi. L’ultimo esempio? Quello del sì di Pierre con la Beatrice Borromeo. Ma anche l’amore per Sfefano ha un destino breve, troppo breve. E non per colpa delle incomprensioni, ma di una fatale gara di off-shore che strappa la vita troppo giovane di Stefano. Lei gli dice addio sul Corriere della Sera con le parole di un necrologio straziante come una poesia: «Grazie a te ho ritrovato la vera via e la vita». Carolina, e i suoi figli bambini, cercano solo la fuga. Da quella mondanità di cui era stata protagonista, dalla fiera delle vanità di un mondo glamour del quale è stata regina, da tutto. Trova pace nel borgo provenzale di Saint Remy, antico feudo Grimaldi. Storicamente la famiglia, sin dal 1297 sul trono di Monaco, abbracciava infatti con i suoi possedimenti confini ben più vasti di quelli di oggi. Nel 1999, sempre sottovoce — la cifra distintiva della principessa — le nozze «segrete» con il principe Ernst di Hannover. Da questo legame nasce Alexandra, quando mamma Carolina non è più la ragazza dei tre figli avuti con Stefano Casiraghi. E in una manciata di anni, ecco l’ora della responsabilità anche per lei. Quando il fratello Alberto raccoglie l’eredità del padre Ranieri III nel 2005, è a lei che col sì con il principe di Hannover è diventata Altezza Reale, il nuovo principe sovrano di Monaco si rivolge per aiutarlo a rinnovare la formula di Monaco. Ricchezza, privilegi, sole e mare blu come gli abissi tanto amati dall’avo Alberto I, il principe navigatore. Ma molto altro anche. A partire dalla cultura. E Carolina, da sempre appassionata di arte, porta nel Principato Damien Hirst e inaugura il Nouveau Musée National de Monaco. Oggi, lontano il momento della passione con Ernst, serena nei suoi 65 anni di nonna con uno stuolo di nipotini, Carolina è la spalla solida alla quale Alberto sa di potersi appoggiare. Anche se è con la sorella minore Stéphanie che il principe ha sempre condiviso una specie di complicità. E adesso che la principessa Charlène è in cura in Svizzera per recuperare la salute dopo un anno di malattia e sofferenza, tocca a Stéphanie e Carolina aiutare Alberto anche con i piccoli Jacques e Gabriella. Charlène l’ha ringraziata sui social mesi fa per le attenzioni verso la piccola Gabriella che si era infortunata a una gamba. Mentre lei era lontana in Sudafrica. Sempre presente. Al momento solenne della festa nazionale di novembre — dove aveva sorpreso con una chioma grigia inaspettata — come ai grandi balli che hanno fatto la favola di Montecarlo. Da quello della Rosa a quello della Croce Rossa organizzati da Sbm, da due anni fermati dalla pandemia. Un desiderio sempre più irrealizzabile per lei: che non se ne parli. Il suo desiderio di privacy e discrezione è maniacale. E fa il paio con una rara confessione anni fa in cui disse: «Come principessa ci si sente perennemente nella posizione da dare una giustificazione (al proprio ruolo, al proprio privilegio) ». Ma in questo gennaio dei suoi 65 anni, in Svizzera dove da fine anno ha scelto di trascorrere le sue vacanze nello chalet di Gstaad, c’è solo il calore dei figli e dei nipoti.
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TITOLO: Cile, la nipote di Allende ministra a 50 anni dal golpe
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OCCHIELLO: La rivincita di Maya che va alla Difesa. Tante donne nei posti chiave del governo
TESTO: Dopo il golpe dell’11 settembre 1973, Maya Fernandez Allende, che ha 50 anni ma che allora ne aveva meno di due, si esilio’ a Cuba insieme alla mamma Beatriz Allende, battagliera figlia del capo dello Stato, morta suicida a L’Avana. Al suo ritorno in Cile nel 1990, si laureò in biologia e si iscrisse al Partito socialista, un tempo guidato dal nonno, partecipando attivamente alla vita politica cilena. Entrò in Parlamento nel 2014 come deputata e dal 2020 è stata fra l’altro presidente della Commissione permanente della Difesa. Membro dell’ala dissidente del Partito socialista, lo scorso anno si dissocio’ dalla direzione che aveva deciso di appoggiare per le presidenziali la candidata democristiana, Yasna Provoste. Convinta della necessità di un cambiamento profondo, politico, sociale ed economico, come sollecitato dai promotori della rivolta popolare scoppiata nell’ottobre 2019, la ministra designata della Difesa decise quindi di unirsi a Boric, contribuendo alla svolta storica che ha riportato al potere in Cile un governo chiaramente orientato a sinistra.
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TITOLO: Europa, plausibile la fine pandemia»E per viaggiare basterà il green pass
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OCCHIELLO: Cauto ottimismo del direttore regionale dell’Oms. Basta mappe: cambia il protocollo per spostarsi nella Ue
TESTO: La nuova raccomandazione che approveranno domani i ministri per gli Affari europei e che ha visto la luce verde nel Coreper di venerdì scorso (la riunione degli ambasciatori dei 27 Stati membri presso la Ue) si basa, con alcune modifiche, sulla proposta presentata il 25 novembre dalla Commissione europea per aggiornare il testo adottato dal Consiglio il 13 ottobre 2020. I viaggiatori in possesso di un green pass valido (ottenuto in seguito a vaccinazione, a test molecolare o antigenico, a guarigione), si legge nel documento, «non dovrebbero essere soggetti a ulteriori restrizioni alla libera circolazione. In particolare, le persone che viaggiano all’interno dell’Unione non dovrebbero essere sottoposte a quarantena». L’Ecdc cambierà il modo di redigere la mappa, i cui colori dal verde al rosso scuro saranno il risultato della combinazione dell’insorgere di nuovi casi con la copertura vaccinale. La mappa, che finora ha determinato le possibilità di spostamento e continuerà ad essere aggiornata settimanalmente, avrà un carattere informativo. L’obiettivo ultimo è aumentare il numero dei vaccinati. Secondo il documento chi non è in possesso di un certificato di vaccinazione o di guarigione e che arriva da una zona rosso scuro dovrebbe essere obbligato a sottoporsi a un test molecolare o antigenico prima della partenza e alla quarantena/autoisolamento per dieci giorni dopo l’arrivo.
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TITOLO: Pedofilia nella Chiesa, monsignor Camisasca: «Una trama anti Ratzinger, ma Francesco non c’entra»
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OCCHIELLO: L’ex vescovo di Reggio Emilia: «Ratzinger fu il primo a evidenziare la gravità degli abusi. Perché allora questo accanimento? Sbagliato usare per ieri i parametri di oggi»
TESTO: Resta il fatto che sono accuse gravi. Lei è certo che non siano supportate da fatti, da prove? «Non capisco perché la Chiesa francese e quella tedesca abbiano scelto la strada di commissioni “indipendenti”, che in realtà indipendenti non sono, perché viziate, almeno in alcuni loro membri, da un pregiudizio anticattolico. Nello stesso tempo, non bisogna mai misurare gli atteggiamenti di decenni fa con quelli che sarebbero doverosi oggi, a partire dalla coscienza più matura della gravità dei fatti e la conseguente sensibilità che si è sviluppata a ogni livello della società. Quando io ero piccolo certe punizioni corporali, ad esempio, non erano ritenute abusi ed erano viste come assolutamente normali. Per fortuna oggi non è più così».
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TITOLO: A Chernobyl, soldati schierati e radioattività nell’aria «I russi qui non torneranno»
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OCCHIELLO: Il fronte passa vicino alla centrale devastata nel 1986
TESTO: La più insensata delle battaglie. Il caso vuole che Chernobyl significhi «erba nera»: nell’area proibita, oggi riesce a entrare solo qualche pazzo che s’infila di notte nelle case devastate di Prypiat, pochi chilometri dal reattore, e ruba ricordini contaminati, metalli radioattivi, robette da vendere online. Sull’erba nera sarà impossibile permanere per i prossimi tremila anni. Nel 2016, pagato dagli americani e da 45 Paesi, è stato rinforzato il sarcofago di cemento da un miliardo di dollari che nei decenni s’era piano piano corroso: dovrebbe durare almeno un altro secolo ed evitare che i residui del nocciolo radioattivo — lava liquida che brucia a mille gradi e potrebbe uccidere chiunque vi s’esponga per più di cinque minuti — sfondino nell’aria o sprofondino nelle falde acquifere. Chernobyl resta un simbolo irrinunciabile dei disastri sovietici: coperta da piante e miracolosamente ripopolata dagli animali, gli ucraini hanno chiesto all’Unesco di dichiararla patrimonio dell’umanità.
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TITOLO: Bruxelles, scontri tra polizia e no vax (che arrivavano da tutta Europa)
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OCCHIELLO: Decine di migliaia di manifestanti, alcuni dei quali provenienti da Francia, Germania e altri Paesi europei, sono scesi in piazza a Bruxelles: la polizia ha usato lacrimogeni
TESTO: Decine di migliaia di persone — 50 mila, secondo fonti di polizia citate dal quotidiano Le Soir — sono scese in piazza oggi a Bruxelles per protestare contro le restrizioni sanitarie contro la pandemia di Covid. Ci sono stati violenti scontri tra manifestanti e la polizia, sullo sfondo delle principali sedi delle organizzazioni dell’Unione europea. Alcuni manifestanti hanno tirato oggetti contro gli agenti, che hanno risposto con cannoni ad acqua e gas lacrimogeni. Alcuni veicoli ed edifici hanno subito danni. A segnare un elemento di novità destinato a preoccupare le forze dell’ordine in diversi Paesi europei è il fatto che a manifestare — all’urlo di «Libertà» e «Questa non è una pandemia, è una dittatura» — sono stati no vax provenienti non solo dal Belgio, ma anche da Francia e Germania e Portogallo. In manifestazione erano visibili anche bandiere olandesi, polacche o rumene. Manifestazioni si sono tenute nella giornata di domenica anche a Barcellona. Alcuni manifestanti hanno anche colpito reporter della Associated Press, picchiandoli, minacciandoli e danneggiando le loro attrezzature video. Pochi tra i no vax in piazza — sia a Bruxelles, sia a Barcellona — indossavano mascherine (che sono obbligatorie, all’aperto, in Spagna). Da diverse settimane nella capitale belga si svolgono manifestazioni contro il green pass, necessario per accedere a ristoranti ed eventi culturali in particolare. Gli organizzatori, tra cui il movimento World Wide Demonstration for Freedom e Europeans United for Freedom, hanno invitato manifestanti di altri Paesi europei a partecipare questa domenica. La manifestazione arriva in un momento in cui in diversi Paesi dell’Europa occidentale i contagi derivanti dalla variante Omicron sono in calo. La nuova variante — che sembra, al momento, causare sintomi meno severi — è ora dominante nell’Unione europea. Il Belgio ha registrato un aumento dei casi giornalieri di oltre 60.000 la scorsa settimana,
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TITOLO: Parigi, la radiografia di una donna ferita al Bataclan diventa opera d’arte digitale (a 2.700 dollari). Le vittime: «Atto odioso»
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OCCHIELLO: L’ortopedico Emmanuel Masmejean di Parigi si è poi scusato: «Ho fatto una sciocchezza». Le associazioni delle vittime: «Dimenticate deontologia e empatia»
TESTO: Al giornalista di Mediapart che lo ha scoperto, il chirurgo ha provato a spiegare di avere voluto compiere un gesto artistico, «con un intento pedagogico, per suscitare interesse» sugli NFT e la tecnologia blockchain. «Ho stabilito un prezzo perché lo richiedeva il sito ma non so se l’avrei davvero venduta», ha detto Masmejean, che evoca un «errore» ma continua a non capire l’indignazione e la gravità del gesto. «Su Instagram e Facebook si trovano migliaia di radiografie fatte nell’ambito del sistema sanitario nazionale, provate a cercare il nome di qualsiasi chirurgo specializzato. .. E quando si scrive un articolo per una pubblicazione scientifica, non si chiede mai il permesso a nessuno, si invia l’immagine alla rivista e fine». Le associazioni che riuniscono i superstiti e i parenti delle vittime, come Life for Paris o 13 onze 15 fraternité-vérité, parlano di «stupidità e cupidigia di un medico che ha dimenticato il codice di deontologia e sembra privo della più elementare empatia» e condannano un «atto odioso».
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TITOLO: Germania, il coming out di 100 preti, insegnanti di religione e dipendenti della Chiesa: «Ci siamo anche noi»
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OCCHIELLO: Dichiarandosi pubblicamente in un documentario della tv pubblica rischiano il licenziamento. Il vescovo: cambiare le regole per accettarli
TESTO: È il più grande coming out del cattolicesimo: 100 fedeli lesbiche, gay, bisessuali e transgender, tutti attivi come dipendenti o collaboratori nella Chiesa tedesca, hanno fatto coming out in uno straordinario documentario realizzato dal primo canale della tv pubblica tedesca, Ard. Tra loro ci sono preti, monaci, suore, educatori ed educatrici, insegnanti, dottoresse e infermiere che lavorano per le cliniche cattoliche, referenti della Caritas, impiegati della curia. Chiedono alla Chiesa di cui fanno parte che smetta di escluderli. Rischiano moltissimo, perché possono essere tutti licenziati: l’autonomia garantita dalla Costituzione tedesca permette alla Chiesa di stabilire le sue regole interne. Tra queste c’è la clausola di lealtà che obbliga i dipendenti della Chiesa cattolica a vivere e comportarsi secondo la sua dottrina. Vivere apertamente la propria omosessualità, stringere un’unione civile o essere transgender vengono considerate altrettante violazioni di quell’obbligo di lealtà (in Italia la legge è diversa: la discriminazione sul lavoro è sempre vietata). Mai nella storia del cattolicesimo c’era stata una tale sfida alla dottrina della Chiesa sulle persone lgbt, che vede nell’omosessualità (e nella transessualità) una «predisposizione patologica incurabile». Tra i cattolici che hanno partecipato al coming out di gruppo c’è il prete gesuita Ralf Klein, che vive nella Foresta Nera ed è parroco di due chiese. Secondo il Vaticano non sarebbe mai dovuto diventare sacerdote: lo è da trent’anni. «Se tu taci, porti al contempo anche gli altri a tacere» dice della sua scelta di fare coming out. «La scoperta del proprio orientamento sessuale è spesso legata alla sensazione di essere l’unico» aggiunge. Per Klein l’omosessualità non dovrebbe cambiare niente rispetto alla sua vocazione. «Se io come prete prometto di non avere relazioni sessuali, la questione se io sia etero o omosessuale diventa irrilevante» spiega. «Io voglio far parte della Chiesa, non permetto che mi si costringa a uscire». Non è il primo coming out della sua vita: racconta di averlo fatto anche quando era a Berlino, di fronte a una riunione con circa 200 membri della sua diocesi. La reazione all’epoca lo lasciò senza fiato: «Un enorme applauso. Una madre mi si avvicinò e mi abbracciò» ricorda con le lacrime agli occhi.
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TITOLO: Uno studente spara e colpisce quattro persone all’università di Heidelberg: muore una ragazza
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OCCHIELLO: L’aggressore, in azione nell’Aula Magna del campus, si è poi ucciso. Una giovane ferita gravemente alla testa è poi deceduta in ospedale
TESTO: Sangue e terrore in un campus dell’università di Heidelberg. Lunedì poco dopo mezzogiorno un giovane armato di fucile ha fatto irruzione durante una lezione in un’aula magna del celebre ateneo. Dentro c’erano 30 studenti, ne ha colpiti quattro: una ragazza di 23 anni, ferita alla testa, non ce l’ha fatta ed è morta poco dopo in ospedale. Gli altri tre hanno riportato ferite leggere a schiena, faccia e gambe, hanno riferito in serata gli inquirenti. Si tratta di un ventenne tedesco-italiano e di due ragazze di 19 e 21 anni. «Devono essere puniti» sarebbe il messaggio Whatsapp inviato al padre dall’aggressore prima di entrare in azione. L’autore dell’attacco è un diciottenne tedesco, studente di biologia senza precedenti. Dopo aver seminato il panico, è fuggito fuori e si è sparato, togliendosi la vita. Non è ancora chiaro cosa lo abbia spinto al folle gesto: gli investigatori escludono motivazioni politiche o religiose e ipotizzano una vendetta, un atto passionale. Pare che il ragazzo abbia sofferto di problemi psichici alcuni fa. «Le nostre indagini finora non sono riuscite a chiarire se si sia trattato di un atto indiscriminato o mirato», hanno riferito dalla questura di Mannheim alla Faz. Una cosa è certa: pur sprovvisto di licenza, pochi giorni fa il killer era riuscito a comprare all’estero le armi usate nella sparatoria. «Mi spezza il cuore apprendere una notizia come questa» ha reagito il cancelliere Olaf Scholz, esprimendo cordoglio alle famiglie delle vittime. La follia omicida ha seminato panico e orrore tra gli studenti. «Siamo sotto choc. Questa è una catastrofe che va al di là di ciò che è immaginabile possa accadere tra lezioni, esami e vita universitaria», ha affermato il loro rappresentante Peter Abelmann. «Oggi è un giorno terribile per tutti noi. La situazione al momento è opaca, quindi vi chiedo di seguire la polizia di Mannheim e le loro istruzioni e di non diffondere speculazioni e voci premature» si è raccomandato su Facebook il sindaco Eckart Würzner.
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TITOLO: Pedofilia, Ratzinger si corregge sul punto più contestato: «Un errore nella risposta»
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OCCHIELLO: Il Papa emerito ammette di essere stato presente alla riunione che nel 1980, quand’era arcivescovo, decise il trasferimento di un sacerdote abusatore nella diocesi bavarese: «Ma fu accolto solo per una psicoterapia»
TESTO: CITTÀ DEL VATICANO Una dichiarazione «oggettivamente errata» che «non è stata fatta in malafede» ma è «il risultato di una svista nella redazione della sua dichiarazione». Joseph Ratzinger, in una dichiarazione all’agenzia tedesca KNA attraverso il segretario particolare Georg Gänswein, si corregge sul punto più contestato dai legali che hanno redatto il rapporti sugli abusi della diocesi di Monaco e lo hanno accusato di «comportamenti erronei» per non aver agito in «quattro casi» quand’era arcivescovo della diocesi bavarese, dal 1977 al 1982. Una dichiarazione dal monastero vaticano Mater Ecclesiae precisa che sì, Ratzinger era presente alla riunione del 15 gennaio 1980 in cui si diede il via libera al trasferimento di padre Peter Hullermann alla diocesi di Essen a Monaco. Ratzinger si dice «molto dispiaciuto per questo errore e chiede di essere scusato». Però chiarisce che la sostanza non cambia: «Oggettivamente corretta, invece, e documentata dagli archivi, è l’affermazione che in questa riunione non è stata presa alcuna decisione circa l’assegnazione pastorale del sacerdote in questione». Piuttosto, «è stata accolta solo la richiesta di dare alloggio all’uomo durante il suo trattamento terapeutico a Monaco».
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TITOLO: Disperso il navigatore francese che attraversava l’Atlantico a remi
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OCCHIELLO: Jean-Jacques Savin era partito sulla sua canoa il primo gennaio per la sua seconda traversata dell’oceano. Ma i forti venti hanno avuto la meglio sull’imbarcazione
TESTO: Grande sportivo, ex campione di triathlon e «avventuriero nel cuore», l’ex soldato paracadutista nel 2019 aveva trascorso più di quattro mesi su una barca a forma di botte, lunga tre metri e con un diametro di poco più di due metri, sulla quale aveva attraversato l’Atlantico da solo, affidato solo alle correnti e gli Alisei. E aveva raccontato la sua epica impresa in un libro, «127 giorni alla deriva, l’Atlantico in un barile», in cui aveva dettagliato la sua avventura che per settimane era stata seguita da 23mila persone su Facebook.
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TITOLO: Germania, il coming out di 100 preti, insegnanti di religione e dipendenti della Chiesa: «Ci siamo anche noi»
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OCCHIELLO: Gay, lesbiche e trans cattolici dichiarandosi pubblicamente in un documentario della tv di Stato rischiano il licenziamento. Il vescovo: cambiare le regole per accettarli
TESTO: È il più grande coming out del cattolicesimo: 100 fedeli lesbiche, gay, bisessuali e transgender, tutti attivi come dipendenti o collaboratori nella Chiesa tedesca, hanno fatto coming out in uno straordinario documentario realizzato dal primo canale della tv pubblica tedesca, Ard. Tra loro ci sono preti, monaci, suore, educatori ed educatrici, insegnanti, dottoresse e infermiere che lavorano per le cliniche cattoliche, referenti della Caritas, impiegati della curia. Chiedono alla Chiesa di cui fanno parte che smetta di escluderli. Rischiano moltissimo, perché possono essere tutti licenziati: l’autonomia garantita dalla Costituzione tedesca permette alla Chiesa di stabilire le sue regole interne. Tra queste c’è la clausola di lealtà che obbliga i dipendenti della Chiesa cattolica a vivere e comportarsi secondo la sua dottrina. Vivere apertamente la propria omosessualità, sposare una persona dello stesso sesso o essere transgender vengono considerate altrettante violazioni di quell’obbligo di lealtà (in Italia la legge è diversa: la discriminazione sul lavoro è sempre vietata). Mai nella storia del cattolicesimo c’era stata una tale sfida alla dottrina della Chiesa sulle persone lgbt, che vede nell’omosessualità (e nella transessualità) una «predisposizione patologica incurabile». Tra i cattolici che hanno partecipato al coming out di gruppo c’è il prete gesuita Ralf Klein, che vive nella Foresta Nera ed è parroco di due chiese. Secondo il Vaticano non sarebbe mai dovuto diventare sacerdote: lo è da trent’anni. «Se tu taci, porti al contempo anche gli altri a tacere» dice della sua scelta di fare coming out. «La scoperta del proprio orientamento sessuale è spesso legata alla sensazione di essere l’unico» aggiunge. Per Klein l’omosessualità non dovrebbe cambiare niente rispetto alla sua vocazione. «Se io come prete prometto di non avere relazioni sessuali, la questione se io sia etero o omosessuale diventa irrilevante» spiega. «Io voglio far parte della Chiesa, non permetto che mi si costringa a uscire». Non è il primo coming out della sua vita: racconta di averlo fatto anche quando era a Berlino, di fronte a una riunione con circa 200 membri della sua diocesi. La reazione all’epoca lo lasciò senza fiato: «Un enorme applauso. Una madre mi si avvicinò e mi abbracciò» ricorda con le lacrime agli occhi.
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TITOLO: Ucraina, lungo la linea rossa tra i tunnel e le valigie di chi scappa
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OCCHIELLO: Al confine, i militari di Kiev si preparano all’attacco russo. E i civili fuggono
TESTO: DAL NOSTRO INVIATO KHARKIV- Più rete, forza, più rete per chiudere il confine! «Due terzi della frontiera con la Russia sono ancora una pianura aperta…». E più terra, avanti, più terra per nascondere la rete! «Non si può dare ai russi nessun vantaggio…». E più neve, sbrigarsi, più neve per coprire la terra! «Il nostro argine di difesa dev’essere invisibile…». Più invisibile di così, è difficile: i soldati, i blindati, i missili ci sono, ma dove sono? La prima linea che attraversa l’ultimo villaggio ucraino prima della Russia, Zvyazkov, sprofonda sottoterra e nel gelo invernale d’una guerra che più bianca e invisibile non si può. Sopra c’è l’immobilità, un silenzio da fantasmi: casette coi comignoli che fumano placidi, tre macchine ghiacciate, un cane che abbaia. Sotto brulica di tutto, uomini come topi: forze speciali e riservisti, armi dall’America e batterie di missili. A Ginevra e a Bruxelles, a Washington e a Mosca discutano finché serve: qui, ci si porta avanti. Lungo la frontiera, qualche torretta s’alza d’una cinquantina di metri, sul tetto telecamere-spia h24 e a 360 gradi. Ogni tanto, il colonnello Trubachov organizza brevi tour a uso propaganda, per mostrare come l’esercito ucraino non sia lo stesso che nel 2014 si fece rubare la Crimea senza sparare. Niente video, però. Niente domande: «Questa è un’emergenza nazionale», dice il colonnello. Ed è per i campi innevati di Zvyazkov, sopra le trincee scavate di fretta, lungo i 280 chilometri d’un confine che confine non è mai stato davvero — «lo sapete che una volta andavamo dall’altra parte, a Belgorod, a comprare le trebbiatrici russe che costano meno? » —, è di qui che passa la vera linea rossa tra Putin e l’Occidente.
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TITOLO: Gabriel García Márquez spiato dal Messico: «L’amico di Fidel Castro? Un agente di Cuba»
DATA:
OCCHIELLO: Inchiesta su dossier d’intelligence declassificati
TESTO: García Márquez sentì nominare per la prima volta il «rebelde barbudo» nel 1955 a Parigi, dalla voce del poeta Nicolas Guillen. Quattro anni dopo, quando la rivoluzione castrista trionfò, viveva a Caracas dove era redattore di Venezuela Grafico. «Il 18 gennaio, mentre riordinavo la scrivania per tornare a casa, un uomo è apparso ansimante nell’ufficio deserto della rivista alla ricerca di giornalisti che quella stessa sera volevano andare a Cuba. A tale scopo era stato inviato un aereo cubano», raccontò in seguito. Nella fretta, si presentò all’aeroporto senza passaporto: «Non ce n’era bisogno. .. l’unica carta che ho trovato in tasca era una ricevuta della lavanderia. L’agente l’ha sigillata sul retro, ridendo, e mi ha augurato buon viaggio». Gabo restò all’Avana sei mesi e ne ripartì come corrispondente a New York dell’agenzia cubana Prensa Latina.
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TITOLO: Afghanistan, la campagna per aiutare le donne #unasolasquadra
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OCCHIELLO: Fino al 13 febbraio la possibilità di donare via sms per sostenere le afghane in difficoltà dopo il ritorno dei talebani al potere. L’iniziative di Cospe
TESTO: Cospe è una Ong internazionale impegnata dal 2008 in Afghanistan nell’aiuto alle donne, alle ragazze e alle bambine, alle persone LGBTI+, agli attivisti per i Diritti Umani (giornalisti, avvocati, insegnanti, studenti). Due i programmi portati avanti a fianco della popolazione afghana. Uno è il progetto «Vite preziose», che ha creato due centri di assistenza legale e socio-psicologica a Kabul e Herat per donne e ragazze vittime di violenza e ha rafforzato le iniziative della «casa protetta» di Kabul, che ha ospitato più di 100 bambine e giovani donne e che ancora oggi funziona da rifugio per chi è minacciato dai talebani. Nel secondo programma Cospe ha lavorato con i difensori dei diritti umani in 34 province del Paese attraverso una campagna di advocacy per chiedere al governo afghano la realizzazione dell’uguaglianza di genere: dall’accesso all’educazione al miglioramento della partecipazione politica con la reintroduzione della quota rosa, per la percentuale del 25% dei seggi in Parlamento e nei distretti.
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TITOLO: Ucraina: gli Usa ordinano l’evacuazione delle famiglie di diplomatici
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OCCHIELLO: Verso riduzione personale dell’ambasciata non essenziale
TESTO: Le due mosse di Londra e Washington sono state accolte con sorpresa dalle istituzioni Ue: l’alto rappresentante per la sicurezza e gli affari esteri dell’unione, Josep Borrell, ha chiesto che «Blinken spieghi le ragioni dell’annuncio del ritiro del personale americano. Noi non faremo lo stesso perché non ne vediamo il motivo». Appena poco prima Borrell si era compiaciuto, al Consiglio per gli Affari Esteri a Bruxelles, della «unità senza precedenti sulla situazione con l’Ucraina, con un forte coordinamento con gli Stati Uniti». Poco dopo, nella tarda mattinata di lunedì, anche la Germania ha offerto ai diplomatici in Ucraina la possibilità di far evacuare i familiari se desiderano lasciare il Paese. Berlino non ritiene comunque ancora di procedere ad una disposizione per il rientro del personale d’ambasciata come quello annunciato dagli Stati Uniti.
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TITOLO: Libano, fine di una dinastia: Saad Hariri si ritira dalla politica a 4 mesi dalle elezioni
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OCCHIELLO: Con il passo indietro dell’ex premier e figlio del primo ministro assassinato Rafiq, i sunniti arriveranno al voto senza un leader che sappia unirli contro i partiti della maggioranza sciita
TESTO: Così, oggi nessuno è davvero sorpreso che il non più giovane Saad torni a presentare le dimissioni. Lo ha già fatto più volte nel passato. L’ultima è stata dopo la devastante esplosione nel porto di Beirut ai primi dell’agosto 2020, quando si rese conto di non essere in grado di presiedere il governo che avrebbe dovuto condurre l’inchiesta contro i responsabili. Ma questa volta potrebbe anche essere l’ultima. «Dichiaro di sospendere la mia attività politica e appello la mia famiglia nel Partito del Futuro a fare lo stesso», ha annunciato trattenendo le lacrime. Prima conseguenza: non sarà lui a guidare il blocco sunnita in vista delle elezioni parlamentari previste per il prossimo 15 maggio. Seconda conseguenza più significativa: per la prima volta i sunniti libanesi mancano di una rappresentanza solida che sappia unirli contro i partiti della maggioranza sciita e in particolare fare sponda di fronte alla crescita dell’Hezbollah, il partito-milizia legato a filo doppio a Teheran. Ma soprattutto le sue dimissioni aggiungono un ulteriore elemento di incertezza alla gravissima crisi economica che ormai da oltre due anni mette in ginocchio il Paese intero. La valuta locale è ai minimi storici, l’inflazione resta alle stelle, il sistema bancario resta paralizzato e ciò va a bloccare l’import di beni di prima necessità come medicinali, carburante, e derrate alimentari. «Siamo arrivati al fondo del barile. I soldati dell’esercito libanese non hanno soldi per mangiare. E’ persino capitato che noi dell’Unifil abbiamo regalato razioni “K” d’emergenza per sfamarli quando si addestrano nelle nostre zone», ci confidava poche settimane fa un alto ufficiale italiano di stanza nel Libano meridionale. Hariri si era trovato più volte a dovere mediare nel serrato braccio di ferro tra Teheran, Damasco e Riad per il controllo della regione. Nel 2017 aveva persino subito un mezzo sequestro da parte delle autorità saudite contrarie ai suoi compromessi con Hezbollah. Non lo aiutavano le difficoltà economiche in cui navigavano le aziende di famiglia. Ora sembra che sia deciso a raggiungere moglie e figli già traslocati a Parigi. Lui parla di «ritiro temporaneo», ma per adesso pochi credono in un suo ritorno.
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TITOLO: Ucraina-Russia, la crisi in 10 domande (e 10 risposte): Putin sta bluffando?
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OCCHIELLO: La Russia si sta davvero preparando a invadere l’Ucraina? Da cosa nasce il conflitto? Kiev può davvero entrare nella Nato? Perché Mosca non vuole un allargamento dell’Alleanza atlantica? E perché gli Stati Uniti si interessano all’Ucraina?
TESTO: 1. La Russia si sta preparando a invadere l’Ucraina, o è un bluff di Putin? Non lo sappiamo. Mosca ha dispiegato abbastanza forze da condurre un’operazione in Ucraina: forse non abbastanza per invadere il Paese, ma sufficienti a conquistare la regione separatista e filorussa del Donbass. Nel determinare i rischi che la Russia invada davvero l’Ucraina, inoltre, c’è una grande divisione geopolitica, scrive Adam Taylor sul Washington Post. Gli Stati Uniti e il Regno Unito ritengono che le truppe al confine suggeriscano un conflitto sul suolo europeo, con il premier britannico Boris Johnson che ha parlato della possibilità di una «guerra lampo» condotta dai russi per conquistare la capitale Kiev. In molti, scrive Taylor, ritengono invece che Vladimir Putin stia bluffando per ottenere concessioni: la Germania, ad esempio, non vede un pericolo imminente, tanto che i jet anticarro inviati da Londra in Ucraina sono stati costretti a evitare lo spazio aereo tedesco. Lo stesso capo della diplomazia dell’Ue Josep Borrell non ritiene il rischio imminente. Il popolo russo infatti non vuole una guerra e una vittoria in Ucraina comporterebbe comunque un significativo numero di vittime fra i soldati. Anche Putin non intende davvero arrivare al conflitto, ma ha ottenuto l’attenzione dell’Occidente e ha una lunga lista di richieste che vanno ben oltre l’Ucraina e la Nato: per questo, sostiene l’inviato della Bbc Paul Adams, continua a tenere una pistola puntata alla testa dell’Ucraina. E, come insegnano i film, se c’è una pistola sul tavolo, qualcuno prima o poi la usa.
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TITOLO: Boris Johnson e i party a Downing Street: inchiesta di Scotland Yard. E cresce l’indignazione tra gli inglesi
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OCCHIELLO: La decisione mentre emergono nuove rivelazioni sul comportamento «disinvolto» di Johnson durante il lockdown: avrebbe partecipato a una festa di compleanno in suo onore nel giugno del 2020, quando questo tipo di eventi era vietato
TESTO: Le conclusioni di questa inchiesta erano attese a giorni: e tanti deputati conservatori attendevano questo momento per far partire le lettere di sfiducia contro Boris Johnson. Adesso però tutto è rimandato alla fine del procedimento avviato da Scotland Yard: che potrebbe richiedere settimane, se non mesi. Resta dunque da vedere se i deputati ribelli decideranno che è comunque arrivato il momento di agire o se al contrario l’ingresso in campo di Scotland Yard non abbia dato al premier più tempo per preparare une controffensiva: e in ogni caso anche i conservatori più furiosi con Boris non hanno le idee chiare su chi dovrebbe essere il successore. Certo è che la pressione su Johnson cresce di ora in ora: stamattina lui si è ritrovato sulle prime pagine di tutti i giornali con la nuova accusa di aver partecipato a una festa di compleanno in suo onore nel giugno del 2020, quando questo tipo di eventi era vietato. Il party si era svolto a Downing Street alla presenza di una trentina di persone, che gli hanno cantato “Happy Birthday” e tagliato una torta decorata con la bandiera britannica. Boris non ha negato la circostanza, ma ha detto di essersi affacciato alla festicciola solo per pochi minuti. Ma questo non ha smorzato l’indignazione, perché in tanti hanno ricordato la lettera scrittagli proprio in quei giorni da una bambina delle elementari, che per senso del dovere aveva cancellato la propria festa di compleanno: Boris le aveva risposto di suo pugno lodandola per il suo sacrificio. Ma chiaramente è una regola che per lui non valeva.
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TITOLO: Corea del Nord, altri due missili per King Jong-un: quinto test dall’inizio dell’anno
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OCCHIELLO: Il Maresciallo sta cercando di farsi notare. Secondo la Difesa sudcoreana si tratta di due missili cruise, che con la loro manovrabilità sono programmati per evadere le contromisure dell’avversario: otto i missili decollati dalla Nord Corea a gennaio 2022
TESTO: I botti di gennaio servono a far sentire il messaggio. E Per rafforzarlo, Kim dice che dopo i missili a corto raggio e i cruise, potrebbe ordinare la ripresa dei test con ordigni intercontinentali (Icbm) capaci di minacciare le città americane. Il ragionamento del dittatore nordista è che in questa fase, con la crisi ucraina che minaccia di far scontrare Russia e Stati Uniti, le potenze mondiali e regionali non possano permettersi ulteriore instabilità nella penisola coreana. Appuntamento al prossimo lancio. O a un test nucleare.
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TITOLO: Neil Young contro Spotify: o le mie canzoni, o il podcast no-vax di Rogan
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OCCHIELLO: «Possono avere Rogan o me, non entrambi»: così il cantautore in una lettera ai propri manager, postata sul suo sito (e poi cancellata). Il podcast, 11 milioni di spettatori, parla di «ipnosi vaccinista» e di «incentivi agli ospedali per diagnosi false»
TESTO: Il contenuto a cui si riferisce è in particolare una puntata, molto controversa, sui vaccini anti-Covid. L’ospite era il virologo «indipendente» Robert Malone, che critica a gran voce le tecnologie vaccinali disponibili. Sia Rogan che Malone hanno parlato di «incentivi finanziari agli ospedali» per diagnosticare false morti da Covid, e anche «ipnosi di massa» dei leader globali nei confronti della popolazione. I medici che avevano firmato la lettera contro lo show hanno parlato di «minaccia alla salute pubblica globale», dati gli ascolti. Ma da Spotify nessuna reazione.
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TITOLO: Crisi ucraina, le divisioni sul fronte occidentale
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OCCHIELLO: Il Pentagono e il Congresso americano danno ormai per scontato che la Russia «farà qualcosa» in Ucraina. I governi europei premono per mantenere aperto il dialogo con Mosca
TESTO: dal nostro corrispondenteWASHINGTON — Al termine della videoconferenza con i leader di Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Polonia, nonché con i vertici di Unione europea e Nato, Joe Biden ha detto ai giornalisti di aver riscontrato «piena unanimità di intenti». Tutti i partecipanti si sono trovati d’accordo sullo schema di massima: se la Russia invade l’Ucraina, la risposta questa volta dovrà essere durissima. Ci sono, però, anche dei distinguo. Il Pentagono dà ormai per scontato che Vladimir Putin «farà qualcosa», come aveva rivelato lo stesso Biden nella conferenza stampa della scorsa settimana. È l’opinione largamente maggioritaria anche al Congresso degli Stati Uniti: é solo questione di tempo, forse il leader russo aspetterà davvero la conclusione delle Olimpiadi invernali a Pechino (20 febbraio), ma non c’è spazio per altre iniziative diplomatiche.
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TITOLO: Via le bombe e il terrore: così la Cina censura il finale di «Fight Club»
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OCCHIELLO: L’intervento nella versione in streaming. Gli altri casi di intervento dei censori di Pechino
TESTO: Secondo il magazine on line Vice l’intervento di editing sarebbe stato fatto dalla Disney, che detiene i diritti del film. Di recente, la biografia di Freddie Mercury «Bohemian Rhapsody» (uscita nel 2019) aveva subito il taglio di scene che mostravano uso di droga e rapporti omosessuali, ma non sono immuni neanche i film di supereroi: «Logan» (del 2017) aveva subito tagli di scene considerate troppo violente. A volte sono i produttori (o i registi) stranieri a scegliere di non mandare i loro film sul mercato cinese, ma sono casi rari: a Quentin Tarantino era stato fatto notare che nel suo «C’era una volta Hollywood» quel ritratto poco lusinghiero di Bruce Lee — descritto da Tarantino come uno spaccone che finisce malmenato da Brad Pitt — non andava bene per il pubblico cinese e lui ha preferito non toccare l’integrità del suo film. Il rigoroso sistema cinese, con la quota annuale di soli 34 film stranieri ai quali si apre l’enorme mercato delle sale, conferisce da una parte al governo un potere enorme, quello di determinare quali film di Hollywood possono accedere al mercato cinese. Dall’altra, l’incentivo evidente per i produttori stranieri è quello di rendere inoffensivi per la censura i loro film: accettare i tagli significa anche poter aver voce in capitolo sul periodo nel quale il film arriverà nelle sale, come verrà promosso, e molto altro.
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TITOLO: Ucraina, la resistenza sul web contro le fake news russe
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OCCHIELLO: Sh@ra, Dmitro, Ihor: trenta-quarantenni ucraini che fanno debunking e combattono le bufale di marca russa fatte di troll, false foto e post truccati
TESTO: Gli Elfi dell’Ucraina non sono ragazzi. Si chiamano Sh@ra, Dmitro o Ihor. Trentenni, quarantenni con mogli e bambini. Ingegneri informatici o data manager di qualche azienda. Hanno il mutuo, la pancetta e tifano Dinamo. A loro modo, impugnano il mouse come un Ak-47 e quando la Patria chiama, fuori dall’orario d’ufficio, anche loro danno una mano: debunking, beccando e sfatando la disinformazione del nemico Cremlino. «Serve chi faccia la guardia sul web – racconta Sh@ra -, perché questa è una guerra ibrida fatta di troll, post truccati, false foto. Bisogna rispondere ai colpi». Con la sua piccola società e un paio di collaboratori, Sh@ra è diventato un punto di riferimento come tanti arruolati nelle fanterie di stopfake. org e informnapalm. org. Un piccolo esercito di smanettoni, sconosciuti a tutti, che sanno leggere la disinformatia e scrivere un’altra storia, la più possibile fastidiosa per il nemico: magari pubblicando l’elenco dettagliato con nomi, cognomi, luogo di nascita e fotografie d’ogni soldato russo ammassato a ridosso del Donbass.
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TITOLO: La Cina delle Olimpiadi alla conquista del mondo
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OCCHIELLO: Com’è cambiato il Paese dal 2008 al 2022, e come l’Occidente è rimasto indietro. Da un’Olimpiade all’altra sembriamo più consapevoli delle minacce cinesi
TESTO: Dai Giochi estivi di Pechino nel 2008 alle Olimpiadi invernali del 2022: il confronto tra i due eventi a 14 anni di distanza rivela tutto ciò che è cambiato nel mondo. Quanto è diversa la Cina di oggi, e la percezione che ne abbiamo noi. Quanto è più debole l’Occidente, che diffida di Xi Jinping ma si rivela incapace di ridurre la propria dipendenza dal made in China. Qualche coincidenza è emblematica. I Giochi del 2008 si aprivano mentre l’America stava per sprofondare nella crisi dei mutui, un tornante decisivo del suo declino. E in quei giorni la Russia attaccava la Georgia sotto gli occhi di un George W. Bush impotente perché impantanato in troppi conflitti (Iraq, Afghanistan). Ai Giochi del 2008, che seguii come corrispondente da Pechino, nessuno si sognò di immaginare un boicottaggio. La Repubblica Popolare fu omaggiata da delegazioni governative di alto livello e Vip da tutto il mondo. Era il momento in cui «scoprivamo» la nuova superpotenza in tutto il suo fulgore, e per rendersi bella la capitale aveva chiamato archistar internazionali a costruire edifici spettacolari. Gli abusi contro i diritti umani erano già ben visibili: pochi mesi prima dei Giochi c’erano state rivolte in Tibet, schiacciate col pugno duro dell’esercito. Ma il capitalismo occidentale era in piena luna di miele con la «fabbrica del pianeta», dove oltretutto riusciva a delocalizzare le produzioni più inquinanti. In particolare la simbiosi tra l’economia americana e quella cinese sembrava perfetta, una complementarietà armoniosa. Nell’establishment americano molti teorizzavano che a furia di arricchirsi i cinesi sarebbero diventati proprio come noi: più liberi, più democratici. Federico Rampini firma, ogni sabato, la newsletter «Global»: per iscriversi e riceverla nella propria casella di posta basta cliccare qui I Giochi invernali 2022 si apriranno in un mondo irriconoscibile. La crisi dei mutui, allargatasi fino a diventare uno schianto finanziario globale, fece esplodere contraddizioni enormi dentro gli Stati Uniti: consentì l’elezione di Barack Obama ma alimentò una rabbia operaia contro i danni della globalizzazione, che ci avrebbe dato Donald Trump. La Cina fu l’unica grande economia a salvarsi, usando con vigore tutti gli strumenti del dirigismo e del capitalismo di Stato. Risale al 2008 una sorta di «epifania» cinese: la rivelazione di tutte le fragilità occidentali agli occhi della dirigenza comunista. Cominciò a manifestarsi un complesso di superiorità, e l’ascesa dell’autocrate Xi Jinping dal 2012 ha confermato una classe dirigente sempre più sicura di sé, fino all’arroganza. È nata nella diplomazia cinese la generazione dei «guerrieri lupo», con un linguaggio nazionalista e bellicoso che spazza via le cautele tradizionali. Dalle Nuove Vie della Seta all’espansionismo anche militare in Asia e in Africa, un progetto egemonico ha preso corpo. Il Covid poteva deragliare la marcia trionfale della Cina. Il bilancio finale è prematuro, per adesso Xi è convinto di aver trasformato una potenziale débacle in una vittoria. Continua a perseguire una irrealistica politica del «Covid zero», l’estirpazione completa del virus, con costi umani enormi. I Giochi blindatissimi che stanno per aprirsi sono il culmine di questo esperimento estremo. L’apparizione di piccoli focolai di contagio ha fatto scattare nuovi lockdown in grandi città come Xian; restrizioni mirate hanno colpito i porti di Shanghai, Tianjin, Ningbo. La xenofobia viene alimentata dall’alto con fake-news ufficiali sul contagio importato attraverso prodotti stranieri. Atleti e allenatori vivono in una «bolla» isolata. Le vendite di biglietti sono state chiuse. La capitale, sede principale dei Giochi e anche della classe dirigente, è circondata da un cordone sanitario. Gran parte della popolazione cinese, in particolare i migranti delle campagne, subirà divieti di viaggio durante la festività del ricongiungimento familiare, il Capodanno lunare. Ci sono tutte le condizioni perché la società cinese, dopo due anni di restrizioni, sia una «pentola a pressione» pronta a esplodere, ma finora non sono giunti fino a noi dei segnali di tensioni sociali gravi. Alla pandemia si aggiungono tutti i problemi antecedenti: la crescita economica continua a rallentare; le bolle finanziarie soprattutto nel settore immobiliare sono mine vaganti; il crollo della natalità e la rapida decrescita demografica provocano un invecchiamento a cui la Cina è impreparata. Affrontare insieme questi problemi sembra quasi impossibile: terapie d’urto contro le bolle speculative, o per la riduzione delle emissioni carboniche, sarebbero un ulteriore freno alla crescita che Xi non si può permettere. Alle sue debolezze nascoste la Cina risponde con un’esibizione di autostima, che contrasta con lo stato d’animo dell’Occidente: angosciato e depresso. Da un’Olimpiade all’altra sembriamo più consapevoli delle minacce cinesi, più spaventati, e al tempo stesso più insicuri di noi stessi. Il «boicottaggio diplomatico» di questi Giochi — che significa solo non mandare delegazioni governative di alto rango — vede gli alleati divisi (l’Italia è tra i Paesi che non partecipano). I dazi di Trump, le varie forme di embargo e sanzioni, la strategia delle alleanze di Biden, non hanno scalfito la macchina da guerra delle esportazioni made in China. Al contrario. Le economie occidentali soffrono per scarsità di prodotti e manodopera, inflazione; le penurie vanno dalle navi porta-container ai camionisti. L’unica cosa che non scarseggia sono le importazioni dalla Cina: basta entrare in una farmacia europea a comprare delle mascherine, o navigare nel catalogo di Amazon, per averne conferma. Xi Jinping almeno finora è riuscito in un’impresa inverosimile: ha «sequestrato» 1,4 miliardi di cinesi con la semi-chiusura delle frontiere, senza indebolire l’apparato industriale del suo Paese. Xi ha un mare di problemi e il trionfalismo della sua propaganda non deve farci velo. Ma finora quello più facile da gestire siamo noi occidentali. Il record storico dell’attivo commerciale cinese a 676 miliardi di dollari a fine 2021 ha chiuso il secondo anno della pandemia in modo clamoroso. Nello scacchiere geopolitico, Medvedev nel 2008 irritò Pechino guastando l’inaugurazione dei Giochi con l’operazione-Georgia; oggi l’asse tra Cina e Russia si è consolidato e incoraggia le mire di Putin in Europa.
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TITOLO: Usa: il Dipartimento della giustizia indaga su falsi elettori di Trump
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OCCHIELLO: Indagine sui finiti sostenitori dell’ex presidente degli Stati Uniti per ribaltare il voto delle presidenziali
TESTO: Il dipartimento di giustizia ha annunciato che i procuratori federali stanno «esaminando» la vicenda dei falsi elettori che i sostenitori di Donald Trump tentarono di insediare allo scopo di ribaltare l’esito del voto, con tanto di falsi certificati che alla fine furono mandati anche agli Archivi nazionali. Un tentativo che coinvolse sette Stati (Pennsylvania, Georgia, Michigan, Arizona, Wisconsin, Nevada e New Mexico). La vice attorney general Lisa Monaco ha però aggiunto di non poter aggiungere nulla su «indagini in corso».
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TITOLO: Usa, scontro a fuoco Harlem: morto anche il secondo agente ferito
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OCCHIELLO: Wilbert Mora, 27 anni, era stato colpito mentre era in servizio con Jason Rivera
TESTO: È morto il secondo poliziotto ferito in uno scontro fuoco New York. Il decesso di Wilbert Mora, 27 anni, in seguito alla sparatoria di venerdì notte ad Harlem è stata annunciata dal commissario di polizia Keechant Sewell. «Assassinato mentre era in servizio, combattendo fino alla fine», si legge sull’account Twitter Nypd News. Mora e la sua compagna stavano rispondendo a una segnalazione di molestie domestiche in un appartamento di Brooklyn. Il collega, il 22enne Jason Rivera, è stato ferito ed è morto lunedì in ospedale. Il sindaco Eric Adams ha promesso lunedì di liberare New York dalle armi, anche schierando la polizia in borghese per le strade, dopo la recente ondata di violenze. “La violenza armata è una crisi di salute pubblica che continua a minacciare ogni angolo della nostra città”, ha affermato il nuovo sindaco. Una settimana prima dello scontro a fuoco ad Harlem, nello stesso quartiere una donna portoricana di 19 anni è stata uccisa a colpi d’arma da fuoco da un rapinatore in un fast food dove lavorava. In un altro incidente, una bambina di 11 mesi è stata ferita da un proiettile vagante nel Bronx mentre era in macchina con sua madre.
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TITOLO: Sposarsi nel metaverso (e al castello di Harry Potter). La prima volta dell’India
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OCCHIELLO: Alla cerimonia virtuale anche l’avatar del padre morto della sposa
TESTO: Lo sposo, di 24 anni, è un ricercatore associato dell’Indian Institute of Technology di Madras, appassionato di blockchain e criptovalute. La sposa, più giovane di un anno, è una sviluppatrice di software, sempre nel Tamil Nadu, punta sud del Subcontinente. Dinesh SP e la sua fidanzata Janagaandini Ramaswamy si diranno «sì» online il 6 febbraio in un’ambientazione a tema Harry Potter. Sono due «potteriani» sfegatati: oltre a condividere il pallino della tecnologia, sono cresciuti entrambi a pane e Rowling. Così gli invitati-avatar si muoveranno intorno al castello di Hogwarts come apprendisti maghetti. Senza alcun rigido dress code: potranno scegliere se ricorrere ad abiti indiani o occidentali. I futuri sposi hanno già fatto sapere che indosseranno vestiti tradizionali. Ma questo non è bastato a evitare critiche «in casa»: il «meta-matrimonio», annunciato via Twitter dallo stesso Dinesh — notizia ripresa sui media locali e rimbalzata sulle testate internazionali —, non è stato ben accolta da alcuni connazionali, che l’hanno bollato come «non indiano» e lontano dalle tradizioni del Paese, dove le cerimonie durano anche più giorni. Ora gli invitati dovranno accontentarsi di un’ora la sera, tanto durerà questa festa virtuale, mentre al mattino ci sarà la celebrazione nuziale in presenza con pochi intimi.
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TITOLO: Duello (di parole) a Westminster. E Boris scivola anche su cani e gatti
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OCCHIELLO: Duro scambio con i laburisti sul partygate. Polemica sull’evacuazione degli animali da Kabul
TESTO: Sono tutte cose che peseranno sulle menti e i cuori dei deputati conservatori, da settimane in subbuglio: se il rapporto Gray dovesse condannare senza equivoci l’operato del premier, è più che probabile che verrà raggiunta la soglia di 54 lettere (il 15% per cento del gruppo parlamentare) necessaria per chiedere un voto interno di fiducia su Johnson. A quel punto i conservatori dovranno decidere se tenersi un leader che ormai appare irrimediabilmente azzoppato oppure affidarsi a un nuovo primo ministro, la cui riuscita però sarebbe altrettanto incerta: un dilemma che sarà sciolto a breve.
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TITOLO: Dal Golfo alla Norvegia, la Ue esamina le vie del gas contro il ricatto russo
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OCCHIELLO: Un piano d’emergenza messo a punto con gli Stati Uniti per ridurre la dipendenza del Vecchio continente da Mosca ma ci sono tre incognite: la produzione, i prezzi e le navi.
TESTO: Le importazioni di Lng made in Usa saranno cruciali (a gennaio è stato registrato il record in Ue), c’è però un altro problema. I maggiori acquirenti di gas sono, oltre agli europei, Cina, Giappone e Corea del Sud. La quota di gas deviata verso il Vecchio continente andrà a intaccare la domanda asiatica, compresa quella degli alleati americani. A meno che non ci sia un grosso balzo della produzione mondiale e, particolare rilevante, un aumento delle navi-cisterna a disposizione. Gli Usa, per esempio, ne hanno solo 60 e non tutte in perfetta efficienza. Tutto ciò si può fare rapidamente? Legittimo dubitarne, mentre esiste il rischio che, nel frattempo, il prezzo del gas, già molto alto, lieviti ulteriormente, alimentando l’inflazione. Intanto il 7 febbraio l’Alto rappresentante Ue Josep Borrell e la commissaria Simson vedranno a Washington il segretario di Stato Antony Blinken e la segretaria all’Energia Jennifer Granholm per stringere un patto per la sicurezza energetica europea.
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TITOLO: Crisi Ucraina, cosa può convincere Vladimir Putin a fermarsi?
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OCCHIELLO: Un compromesso potrebbe arrivare dal “congelamento” del processo di adesione dell’Ucraina alla Nato per il prossimo decennio
TESTO: Da ogni crisi però, si esce soltanto se a ognuno dei contendenti è consentito di non perdere la faccia. «Ci vuole molta creatività», ha detto pochi giorni fa al Corriere l’ambasciatore Richard Burt, l’uomo che negoziò con l’Urss il Trattato Start per la riduzione dei missili strategici. Lo snodo cruciale sono le garanzie di sicurezza richieste da Putin. Il punto di caduta sarà probabilmente nel riconoscimento che l’Ucraina non ha i requisiti per essere accettata come membro della Nato e probabilmente non li avrà per il prossimo decennio: corruzione diffusa, scarsa democrazia, conflitti interni e situazione critica delle minoranze sono ostacoli insormontabili. È stato lo stesso Joseph Biden a definire «improbabile» l’ingresso di Kiev nell’Alleanza, segnalando che su questo «c’è spazio di manovra». Ma nulla di più. Gli Usa e la Nato riconfermerebbero la politica delle «porte aperte», che dà a ogni Paese il diritto di chiedere l’adesione, perché nessuno, tantomeno Putin, può ipotecare il futuro di una nazione sovrana.
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TITOLO: Corea del Nord, il lancio di due nuovi missili, il sesto test in un mese
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OCCHIELLO: L’ultima volta che la Corea del Nord ha testato così tante armi in un mese è stato nel 2019, dopo il fallimento dei negoziati tra il leader Kim Jong Un
TESTO: Kim Jong-un si è superato: questa mattina l’artiglieria nordcoreana ha lanciato una coppia di missili che porta a sei il numero dei test di gennaio (prima di oggi il 5, l’11, il 14, il 17, il 25) e a 10 il numero degli ordigni sparati. Sono tutti finiti nel mare a est della penisola coreana e tutto sommato hanno fatto un buco dell’acqua, se come si pensa l’obiettivo principale del Maresciallo è di richiamare l’attenzione degli Stati Uniti e ottenere concessioni economiche, seguendo un copione messo in scena per anni. Joe Biden al momento è troppo occupato a gestire la crisi ucraina per interessarsi a Kim Jong-un. E nei mesi precedenti aveva in mente solo il dossier cinese. Kim deve sentirsi ignorato e questo non può piacergli, soprattutto dopo l’overdose di ribalta internazionale concessagli nel 2018 e 2019 dai tre vertici con Donald Trump e dagli incontri ad alta intensità emotiva con il presidente sudcoreano Moon Jae-in. I missili restano materia di studio e preoccupazione per gli analisti militari. La prima osservazione è statistica: questo gennaio 2022 è il più denso di lanci nordcoreani. Sono stati provati ordigni ipersonici, ferroviari, a combustibile solido, da crociera. Quelli di oggi secondo le prime rilevazioni sono del tipo balistico a corto raggio. Hanno volato per 190 km, a un’altitudine massima di 20 km. Ankit Panda, esperto di Nuclear Policy Program al Carnegie Endowment for International Peace, valuta che la «traiettoria depressa» di questi ultimi missili significhi che sono programmati per un volo «estremamente corto verso i bersagli». Panda dice a “NK News” che «lo schema dei test di questo mese riflette un livello di preparazione operativa; sembra che l’esercito di Pyongyang abbia sostituito le consuete grandi manovre terrestri d’inverno con attività missilistica molto più visibile». La Nord Corea avanza sulla strada dei missili balistici (i cui test le sono stati vietati da numerose risoluzioni dell’Onu); ma lo scopo principale ora sarebbe quello di farsi notare e tornare nell’agenda delle priorità di Washington. I missili a corto raggio però non sembrano impensierire l’Amministrazione Biden. Nel 2017 c’erano voluti tre test di ICBM (Intercontinental ballistic missiles) con un raggio di oltre 12 mila chilometri, capaci di colpire le città americane, per scatenare la minaccia di «fuoco e furia» del presidente Trump contro Rocket Man Kim. Ora Kim Jong-un non sembra ancora aver deciso di rilanciare quella strategia estrema di provocazione, si accontenta di mostrare lanci ipersonici, da treni, tutti a corto raggio. Non sono meno pericolosi però: mettono nel loro raggio d’azione città in Sud Corea e Giappone e anche le basi americane nei due Paesi. Washington si è limitata a ripetere l’offerta di «colloqui senza precondizioni», che non attirano Kim Jong-un, ansioso di ottenere uno sconto consistente nelle sanzioni economiche internazionali. «Abbiamo fatto capire con estrema chiarezza a Pyongyang che siamo disposti ad andare dovunque, a parlare di tutto, non abbiamo riserve», ha detto Mark Lambert, vice assistente del Segretario di Stato Blinken per la questione coreana. Conclusione: «Servono discussioni serie sulla denuclearizzazione della Nord Corea; se Kim ha questa volontà, possono esserci sviluppi promettenti». È ormai arcinoto che Kim Jong-un però non è disposto a rinunciare al suo arsenale nucleare e missilistico, che rappresenta la sua polizza di assicurazione sulla vita (come insegna la fine di Saddam e di Gheddafi). Resta solo da scommettere sulla una prossima mossa: ancora uno stillicidio di missili a corto raggio o il ritorno agli ordigni intercontinentali? O l’ipotesi peggiore: un test nucleare.
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TITOLO: Il principe Andrea pronto al processo contro Virginia Giuffre: «Era una complice di Epstein e Maxwell»
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OCCHIELLO: Il figlio della regina Elisabetta ha deciso di andare a un processo in piena regola a New York per ribattere alle accuse di violenza sessuale. E nega di essere mai stato amico di Ghislaine Maxwell, condannata per aver organizzato un traffico di minorenni insieme al magnate pedofilo Jeffrey Epstein
TESTO: DAL NOSTRO CORRISPONDENTELONDRA — Ci vediamo in tribunale: il principe Andrea sfida la sua accusatrice, Virginia Roberts Giuffre, ad andare a un processo in piena regola a New York di fronte a una giuria. È una svolta clamorosa nel caso che vede il figlio della regina Elisabetta citato in giudizio per violenza sessuale da una delle vittime del magnate pedofilo Jeffrey Epstein: ed è una scelta che lo mette in rotta di collisione con la famiglia reale, per la quale lo scenario di un processo-spettacolo nell’anno del Giubileo di Platino della sovrana si presenta come un vero incubo. Virginia Roberts, che ora si fa chiamare col nome da sposata di Giuffre, sostiene che vent’anni fa, quando era ancora una diciassettenne, venne data in pasto da Epstein e dalla sua complice Ghislaine Maxwell al principe Andrea, che avrebbe abusato di lei in più occasioni. La donna, oggi 38enne, ha intentato una causa civile contro il principe, dal quale esige riparazioni milionarie: i legali di Andrea avevano tentato senza successo di bloccare il procedimento, ma adesso sono passati alla controffensiva. Nei documenti presentati ieri a New York, gli avvocati del principe chiedono che tutti gli elementi della denuncia vengano affrontati in un processo: e sollevando la questione della «condotta sbagliata» di Virginia, fanno capire quale sarà la loro linea di attacco. Con tutta probabilità, il team di Andrea proverà a dire che la ragazza era in realtà una complice di Epstein e Maxwell, per conto dei quali reclutava le ragazze che finivano nella rete del magnate e della sua sodale. Epstein si tolse la vita nel 2019 nel carcere dove era rinchiuso per traffico sessuale di minori, mentre Ghislaine è stata condannata un mese fa per lo stesso crimine. Nella carte sottoposte dagli avvocati, Andrea ammette di aver incontrato Epstein, ma nega di aver avuto alcuna parte negli abusi sessuali; inoltre il principe nega di essere un «amico stretto» di Ghislaine, con la quale pure è stato fotografato più volte in occasioni mondane. Nel documento di 11 pagine, c’è una lunga lista di eventi che Andrea rifiuta di «ammettere o negare», inclusa la famigerata fotografia che lo ritrae abbracciato a una giovanissima Virginia Roberts. Il legale della donna ha reagito affermando che «il principe Andrea continua col suo approccio di negare ogni conoscenza o informazione riguardo le accuse contro di lui e tenta di incolpare la vittima degli abusi per esserseli in qualche modo procurati da sè». Si profila dunque un processo nel quale non saranno risparmiati i colpi bassi e dove tutti i panni sporchi verranno lavati in pubblico: proprio quello che la famiglia reale aveva provato a evitare, arrivando fino a privare Andrea di tutti i titoli reali e militari per tracciare in qualche modo un confine tra lo scandalo e la monarchia. Un tentativo di blindare l’istituzione che ora rischia di infrangersi sulla decisione di Andrea di andare allo showdown di fronte a una giuria di tribunale.
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TITOLO: Emanuele Filiberto di Savoia: «Per riavere i gioielli ora in Banca d’Italia andremo alla Corte Europea»
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OCCHIELLO: Parla Emanuele Filiberto, nipote dell’ultimo re Umberto II: «Avremmo preferito mediare, ma andremo fino in fondo. Decisione ponderata da tempo: nel 2006 tentammo di esporli ai Giochi di Torino 2006»
TESTO: Gli eredi di Umberto II e Maria José — suo padre Vittorio Emanuele e le sorelle Maria Pia, Maria Beatrice e Maria Gabriella — stranamente uniti. Dopo anni di litigi. «Su questa battaglia la famiglia è molto unita. Anche perché 75 anni dopo quel 1946 era tempo di venire allo scoperto per chiedere indietro quanto è di Casa Savoia». Dei Savoia o dello Stato italiano? «Dei Savoia. Non chiediamo indietro nulla agli italiani, solo la restituzione di beni privati di famiglia. Come è stato restituito negli anni alle ex famiglie regnanti di Jugoslavia o Bulgaria, persino agli eredi degli zar di Russia». Il dibattito è aperto: il tesoro di gioielli in Bankitalia sono gioie della Corona o gioie private? Come pensate di provarlo? «Sono gioielli ricevuti come dono di nozze, o acquistate dai Savoia o ancora ricevuti come donazione. .. tant’è che la XIII disposizione transitoria finale che ha avocato allo stato altri beni di Casa Savoia non ne parla». Intanto Bankitalia ha respinto il tentativo di mediazione, rispondendo che non spetta a Via Nazionale decidere. Ma alle istituzioni della repubblica. E adesso casa Savoia cosa farà? «Andiamo avanti». Avete dato un ultimatum di 10 giorni prima di adire «le competenti Sedi Giudiziarie, per l’ottenimento dei diritti spettanti agli eredi». È così? «No, nessun ultimatum, ma continueremo con una causa legale. Certo avremmo sperato in un buon esito della mediazione». A quell’incontro di mediazione, nel centro di Roma, in via degli Scipioni, non lontano da Montecitorio dove intanto si vota per il tredicesimo presidente della Repubblica, i rappresentanti della Banca d’Italia hanno incontrato lei in qualità di delegato di suo padre e delle sue zie, con l’avvocato Orlandi. È stato delegato dalla famiglia? E fin dove è deciso a portare la battaglia dei gioielli? «Fino alla Corte Europea, se sarà necessario. Andiamo avanti per le vie legali ma non è un atto ostile, avrei di gran lunga preferito una mediazione. ..ho il massimo rispetto delle istituzioni e della figura di Draghi. Anzi ricordo che già al tempo dei Giochi invernali di Torino 2006 anche la regione Piemonte s’interessò per poter esporre a Torino i gioielli. Da Bankitalia non ci furono questioni ma tutto si bloccò perché serviva nullaosta della presidenza del Consiglio». Mesi fa, quando anticipò al Corriere l’intenzione di prima o poi rivendicare i gioielli per Casa Savoia, disse che la famiglia sarebbe onorata se li indossasse una nuova presidente della repubblica. Se dovesse essere una donna. «L’importante è che dopo averli tenuti sotto chiave per 75 anni tornino alla luce, possano essere visti. Però il primo passo è che ce li restituiscano, poi decideremo in quale forma renderli di fruizione pubblica. Penso anche a un museo. Intanto adesso andiamo avanti, pronti a portare la cosa alla Corte Europea».
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TITOLO: Il debutto di Picasso nella criptoarte: mille Nft di un inedito all’incanto
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OCCHIELLO: Gli eredi del celebre artista spagnolo ora cavalcano l’onda dei gettoni non fungibili: i pezzi virtuali basati su un suo vaso in ceramica dipinto a mano
TESTO: Picasso debutta nella criptoarte. Gli eredi del celebre artista spagnolo mettono all’asta oltre mille pezzi d’arte virtuali basati su un suo lavoro in ceramica, una ciotola del 1958, mai esposta al pubblico. Gli appassionati di arte (e blockchain) possono ora acquistare questi NFT, i «gettoni non fungibili», certificati digitali di autenticità allegabili a qualsiasi oggetto virtuale. «Stiamo cercando di costruire un ponte tra il mondo NFT e quello delle belle arti», ha spiegato la nipote Marina Picasso in un’intervista all’Associated Press. Nel suo appartamento di Ginevra — dove vive con il figlio Florian Picasso, un dj e produttore musicale — l’erede ha esposto una piccola parte del cimelio in questione, più o meno delle dimensioni di un’insalatiera. «È un’opera che rappresenta un volto, ed è molto espressiva», ha detto. «È gioiosa, allegra. Rappresenta la vita … È uno di quegli oggetti che hanno fatto parte della nostra vita, della nostra vita intima». Una prima fase di vendita online inizia venerdì attraverso le piattaforme Nifty Gateway e Origin Protocol. Gli acquirenti non possiederanno ovviamente la ceramica di Picasso né i diritti sulle immagini che la ritraggono: ne acquisteranno copie digitali limitate che gli eredi del grande pittore e scultore sperano acquisiscano valore a pieno titolo come già successo in altri casi. Del resto gli NFT hanno già fruttato milioni di dollari ad artisti molto meno conosciuti. Lo scorso marzo, un collage digitale di un artista della Carolina del Sud noto come Beeple è stato venduto per 69 milioni di dollari, il terzo prezzo più alto in assoluto per un’opera di un artista vivente. Gli NFT consentono inoltre ai creatori digitali di riscuotere royalties ogni volta che un’opera d’arte cambia di mano. Marina Picasso e il figlio Florian stanno cercando di sfruttare l’ondata di interesse per questo fenomeno. Lei è la figlia di Paulo Picasso, primogenito dell’artista, l’unico avuto con la prima moglie, la ballerina russa Olga Khokhlova. Dopo la morte di Pablo nel 1973, senza testamento, Marina ereditò un quinto del suo patrimonio, comprese circa 10.000 opere d’arte. Da allora ne ha venduto una parte, comprese molte ceramiche. In un’intervista al Guardian nel 2015 , la donna aveva descritto la sua relazione con il nonno famoso come travagliata. «E’ stato un uomo che portò alla disperazione tutti coloro che lo circondavano. Abbiamo avuto una vita molto dura, vivendo vicino alla miseria» disse quando decise di sbarazzarsi di sette opere del «Gran père». Marina Picasso ora ha deciso di mettere all’incanto anche il pezzo di ceramica fisica: sarà battuto da Sotheby’s a marzo. Parte del ricavato dalla vendita di NFT sarà devoluto in beneficienza: andrà a un ente che mira a far fronte alla carenza di infermieri e a un’organizzazione no profit che lavora per ridurre il carbonio nell’atmosfera. Gli NFT arriveranno con la musica composta da Florian Picasso, dal cantautore John Legend e dal rapper Nas. Florian Picasso ne ha fatto ascoltare un estratto in anteprima e poi l’ha spento. «Per saperne di più, devete acquistare NFT», ha scherzato.
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TITOLO: Ucraina, soldato spara in una fabbrica e uccide 5 compagni
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OCCHIELLO: Non è ancora noto il movente del killer, se quanto accaduto sia un indice della tensione crescente tra le truppe per i venti di guerra con la Russia. C’è il timore che un incidente qualsiasi possa diventare la miccia scatenante del conflitto
TESTO: Un soldato della Guardia Nazionale in Ucraina ha aperto il fuoco contro i suoi stessi commilitoni e contro il personale di un impianto aerospaziale durante la consegna delle armi ai militari di turno. L’aggressore, un ventenne armato con un fucile d’assalto AK-47 e 200 cartucce, ha sparato uccidendo cinque persone: quattro militari e un’operatrice sono morti, altre cinque persone sono rimaste ferite. L’attacco è avvenuto nelle prime ore della mattinata nella fabbrica Pivdemash a Dnipro, nell’Est del Paese. Il soldato killer è fuggito ma è poi stato catturato dalle forze dell’ordine: Artem Ryabchuk, questo il suo nome, è in stato d’arresto, ha reso noto il ministro dell’Interno dell’ucraina, annunciando che sarà istituita una commissione d’inchiesta. «Prima di tutto, verrà studiata la questione se il militare abbia subito pressioni psicologiche nella (sua) squadra», ha chiarito il suo vice. Il Guardian ricorda che la piaga del nonnismo è molto diffusa negli eserciti dell’ex Urss e più volte ha portato a omicidi e suicidi. Gli investigatori intendono esaminare anche come il soldato ha superato una visita medica che lo ha qualificato idoneo per accedere alle armi. Quanto accaduto potrebbe essere un indice della tensione crescente a cui sono sottoposti da settimane i militari ucraini per i venti di guerra con la Russia. Il timore che un incidente qualsiasi possa diventare la scintilla scatenante del conflitto non pare infondato. La via diplomatica sembra in salita: la Russia ha finalmente ricevuto le risposte scritte alle sue proposte avanzate il mese scorso. Nei documenti non c’è ovviamente l’accettazione delle garanzie chieste da Mosca che l’Ucraina non entrerà mai a far parte della Nato («Kiev è libera di scegliersi le alleanze») e di un ritiro delle forze Nato dai Paesi dell’Europa orientale. Ma il segretario di Stato Antony Blinken ha affermato che a Mosca è stato proposto un «serio percorso diplomatico» per risolvere le dispute, che va da «misure che aumentino la fiducia relativa alle esercitazioni e alle manovre militari in Europa» al controllo degli armamenti sulla questione dei missili strategici e le armi nucleari posizionate nel continente. Dello stesso tenore le dichiarazioni del segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg: l’Alleanza «tende nuovamente la mano a Mosca», ma non tradisce i suoi principi e «si prepara anche al peggio». Oggi è attesa la telefonata tra Putin e il presidente francese Macron, Probabilmente sarà questa la prima occasione per valutare se le risposte del campo occidentale possano aprire la via del disgelo.
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TITOLO: Ucraina, pronte le sanzioni Usa per tagliare fuori i russi. E la Ue dovrà adeguarsi
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OCCHIELLO: Il modello pensato dalla Casa Bianca in caso di attacco è lo stesso usato per l’Iran
TESTO: Un disegno simile non implica spargimenti di sangue, in teoria, ma il rischio che inneschi uno scontro con l’esercito ucraino resta altissimo. La stabilità del continente europeo poggia dunque oggi su uno strato di ghiaccio sottile. È sempre possibile che Putin eviti di accelerare, preferendo mantenere a lungo la minaccia armata sull’Ucraina senza passare ai fatti. Ma se tutto dovesse precipitare, per l’Europa reagire con sanzioni proprie non sarebbe facile. Serve sempre l’unanimità di 27 governi. E Péter Szijjártó, ministro degli Esteri ungherese, ha già fatto sapere a Bruxelles che il suo Paese opporrebbe resistenza. Del resto martedì prossimo Viktor Orbán, l’uomo forte di Budapest, rende omaggio a Putin a Mosca perché conta di farsi aiutare a produrre energia nucleare.
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TITOLO: Mali, Guinea, Burkina Faso: c’è un’epidemia di golpe nell’Africa francofona
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OCCHIELLO: La newsletter Mondo capovolto con le notizie dal Sud del pianeta La newsletter Mondo capovolto del Corriere della Sera torna ogni giovedì con le notizie dal Sud del pianeta
TESTO: In Mali era successo a maggio. A settembre è toccato alla Guinea. Ora il Burkina Faso. In pochi mesi, i militari hanno preso il potere in tre Stati dell’Africa occidentale, quella francofona (senza contare la successione in stile monarchico, di padre in figlio, avvenuta ad aprile in Ciad dopo la morte del presidente Idriss Déby). Di golpe in golpe, il copione si ripete: un presidente eletto deposto con le armi da un gruppo di ufficiali dell’esercito e la folla in festa. Dopo la destituzione di Roch Marc Christian Kaboré, centinaia di dimostranti hanno acclamato la giunta sventolando nella capitale burkinabé bandiere - anche del Mali e della Russia - e suonando «vuvuzela», mentre venditori ambulanti distribuivano poster con il volto del tenente-colonnello Sandaogo Damiba. Il nuovo uomo forte del Burkina Faso si è impossessato di un potere che la società civile aveva riconquistato soltanto sette anni fa, dopo il lungo regno di Blaise Compaoré, salito al potere con un putsch nel 1987. Il ritorno della democrazia nel 2015 è coinciso con l’incremento dell’azione jihadista, e il Paese, tra i più poveri al mondo, non ha retto. Non è stata una sorpresa. In Burkina Faso si parlava apertamente del rischio di un putsch almeno da novembre, quando la rabbia di esercito e opinione pubblica era esplosa dopo il massacro di Inata, nel Nordest del Paese: miliziani affiliati ad al-Qaeda avevano attaccato un accampamento militare, uccidendo 53 soldati, lasciati praticamente senza armi e sostegno logistico. E un primo tentativo di colpo di Stato era già stato sventato poche settimane fa, l’8 gennaio. Questa volta è riuscito. «Abbiamo chiesto che il presidente se ne andasse diverse volte ma non ci ha ascoltato, invece l’esercito ci ha ascoltato e ha capito» ha spiegato alla France Presse l’attivista Lassane Ouedrago. «Per quanto ci riguarda, non è un colpo di Stato», ha fatto presente l’insegnante trentenne Julienne Traore, «è la liberazione di un Paese che era governato da gente incompetente». La rabbia contro l’incapacità del governo di far fronte alla minaccia era esplosa sabato scorso in una manifestazione di piazza duramente repressa dalla polizia, che ha arrestato decine di persone. Il giorno dopo in numerose caserme è iniziato l’ammutinamento che avrebbe posto fine al governo di Kaboré. La collera è diretta contro di lui ma anche contro la Francia. A non reggere all’offensiva jihadista è il modello di governo incoraggiato e sostenuto dalla ex potenza colonizzatrice. La popolazione rimprovera ai militari francesi di non averla protetta dai terroristi e all’Eliseo di essersi schierato sempre dalla parte del governo e mai della società civile. Una frustrazione ora esplosa in Burkina Faso: poche ore dopo il colpo di Stato un giornalista della Reuters ha visto un gruppo bruciare una bandiera francese mentre i cartelloni dicevano «Insieme diciamo no alla Francia. Merda alla Francia! ». Questo prepotente ritorno dei militari sulla scena politica regionale pone in discussione le strategie perseguite nell’area da Parigi e dai suoi alleati europei, compresa l’Italia. Nel nome della guerra al terrorismo e del contenimento delle migrazioni, negli ultimi anni le potenze europee hanno puntato soprattutto sull’espansione delle capacità militari di Stati per lo più fragili e corrotti. Ora Parigi sta battendo ritirata. A capitalizzare sul sentimento anti-occidentale è soprattutto Mosca, che sta affermando la propria influenza nell’area saheliana. «Oggi il popolo del Burkina chiede il sostegno della Russia per accompagnarlo in questa feroce lotta che ci è stata imposta», ha detto a Reuters un sostenitore del colpo di Stato, Armel Kaboré. Il modello è il Mali (leggi analisi Ispi del golpe), dove però l’esercito sembra finito in un vicolo cieco: ha chiesto aiuto ai mercenari della società militare privata russa Wagner e proposto una transizione di cinque anni. Secondo l’Economist, il colpo di Stato in Burkina Faso in realtà favorirà i jihadisti del Sahel: il governo militare aggraverà i problemi che hanno permesso all’estremismo di prosperare. Questa è «l’epoca delle risposte sbagliate alle domande giuste», i militari pongono una domanda legittima, ma non hanno la soluzione, sintetizza su Twitter Francis Laloupo, giornalista e docente di geopolitica.
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TITOLO: Overture, l’erede americano del Concorde nascerà in North Carolina
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OCCHIELLO: Boom Supersonic, la compagnia che realizzerà il velivolo, ha deciso che la sede degli stabilimenti sarà al Piedmont Triad International Airport di Greensboro: la terrà dove nacque il volo a motore dei fratelli Wright. Dovrebbe entrare in servizio nel 2029
TESTO: Greensboro è stata scelta prima di tutto perché la North Carolina è un centro vitale della tecnologia americana, sia per la presenza di aziende dedicate sia per una forza lavoro molto specializzata che include pure un consistente numero di veterani militari. C’è inoltre un indotto che può sostenere il progetto — dalle scuole professionali a fornitori vari — e l’ultimo vantaggio lo fornisce la geografia: grazie alla vicinanza con l’Atlantico, i test supersonici potranno essere condotti sull’oceano. La sede centrale di Boom Supersonic, in ogni caso, non cambierà e resterà in Colorado, nei pressi di Denver.
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TITOLO: Ucraina, l'avvertimento di Biden: Kiev rischia di essere saccheggiata dai russi
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OCCHIELLO: Secondo la Cnn il presidente Usa avrebbe messo in guardia il capo di Stato ucraino dal rischio imminente dell'attacco da parte delle truppe di Mosca
TESTO: La tensione sull’asse Washington-Mosca-Kiev resta altissima anche dopo i tentativi di dialog per ora falliti fra le diplomazie delle due superpotenze. «Continuiamo a vedere, anche nelle ultime 24 ore, un maggiore schieramento di forze combattenti schierate dai russi, ancora una volta, nella parte occidentale del loro paese e in Bielorussia, vicino al confine con l’Ucraina», ha spiegato il portavoce del Pentagono John Kirby, precisando però che lo schieramento non è «marcato». Il Pentagono ha anche reso noto alcune delle unità che sono state messe in stato di allerta per essere eventualmente dislocate in Europa dell'est nel caso la Russia invada l'Ucraina, per un totale di 8.500 uomini. Tra queste, figurano elementi della 82ma divisione aviotrasportata e del 18mo Corpo aviotrasportato, entrambi basati a Fort Bragg, Carolina del nord. Ci sono poi elementi della 101ma divisione aerotrasportata di Fort Cambell, Kentucky, elementi della quarta divisione di fanteria di Fort Carson, Colorado. Coinvolti anche la base aerea Davis-Monthan, Arizona, Fort Hood, Texas, la base Lewis-McChord, Washington, Fort Polk, Louisiana, la base aerea Robins, Georgia, Fort Stewart, Georgia, la base aerea Wright-Patterson, Ohio. Le unità mobilitate includono il supporto medico, aereo, logistico e formazioni da combattimento. La maggioranza delle truppe allertate sono dedicate alla forza di risposta rapida della Nato.
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TITOLO: Marine Le Pen, la delusione della nipote: Marion non l’appoggia (ma non si unisce a Zemmour)
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OCCHIELLO: «Dinasty» nella destra francese: la giovane Marion Maréchal, classe 1989, molto popolare nell’estrema destra, non appoggerà la zia (a fianco della quale aveva esordito)
TESTO: Marion Maréchal è figlia di Yann Le Pen (figlia di Jean-Marie e sorella di Marine), che dopo la conclusione di un primo matrimonio ha incontrato il giornalista e diplomatico Roger Auque. Dalla loro breve relazione nel 1989 è nata Marion. È stata Marine, mia sorella, a starmi accanto quando ho partorito Marion – ha raccontato una volta Yann Le Pen -, e poi mi ha aiutata ad allevarla». Due anni dopo Yann Le Pen si è risposta con Samuel Maréchal, esponente del Front National, che ha riconosciuto come figlia propria Marion. Durante l’adolescenza Marion Maréchal ha poi voluto conoscere il suo padre biologico, Roger Auque. Dopo gli esordi in politica accanto alla zia, Marion Maréchal-Le Pen (all’inizio della carriera quello era il suo cognome) ha cominciato a prendere una strada autonoma, soprattutto dopo lo strappo tra Marine e il padre Jean-Marie. Quando Marine Le Pen ha preso in mano il partito cercando di normalizzarlo, e ha rotto i rapporti politici e personali con il padre e fondatore, Marion è sembrata rimanere più vicina al nonno.
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TITOLO: Putin è davvero l’uomo più ricco del mondo?
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OCCHIELLO: A quanto ammonta il patrimonio del leader della Russia? Sul sito del Cremlino dichiara poche proprietà. Ma c’è chi stima che disponga di «200 miliardi di dollari». Numerose fughe di notizie sembrano alludere a ricchezze sterminate di proprietà di persone a lui vicine. Come la faraonica villa sul Mar Nero svelata da Navalny
TESTO: Anche tra le sole proprietà dichiarate in Russia, comunque, l’elenco del Cremlino non è completo. Non vi figura, ad esempio, la faraonica villa sul Mar Nero, a Gelendzhik, la cui esistenza è stata svelata un anno fa dai droni della «Rete anticorruzione» dell’oppositore Aleksej Navalny. Sopra la villa ci sono diversi chilometri quadrati di «no-fly zone», e il palazzo, 14 mila metri quadri a Gelendzhik, sul Mar Nero, è quasi più uno staterello indipendente che una residenza di vacanza. Sovrastato da zona antiaerea; circondato da recinzioni inespugnabili con posti di blocco, un porto, le proprie guardie, una chiesa. La «Versailles di Gelendzhik» è circondata da possedimenti accatastati grandi 39 volte il Principato di Monaco, tra cui 7.500 ettari di parco, vigneti e persino allevamenti di ostriche. Il parco e i dintorni sono gestiti nientemeno che dal Servizio Federale per la Sicurezza della Federazione, organo speciale di sicurezza nato sulle ceneri del Kgb, di cui Putin è stato anche presidente. Gli arredi, secondo quanto era filtrato dalle ditte affidatarie — tra cui le aziende di artigianato italiane Pozzoli e Citterio Atena — altrettanto faraonici. Alla villa, il principe degli oppositori Navalny aveva dedicato addirittura un sito, palace. navalny. com, dove è possibile navigarla virtualmente in ricostruzioni documentate e decine di foto satellitari della cittadella, prese dallo staff dell’oppositore «con molta fatica». «È il più grande segreto della Russia», scriveva Navalny un anno fa. La villa sarebbe costata 1,1 miliardi di euro e sarebbe stata donata a Putin come una maxi-tangente. L’inchiesta di Navalny ricostruisce per filo e per segno la storia delle proprietà della villa, elencando i vari prestanome incaricati di detenerne le chiavi d’accesso e le rispettive affiliazioni con Putin. Formalmente il palazzo apparterrebbe all’uomo d’affari Alexander Ponomarenko. Ma nessun imprenditore ha una no-fly zone internazionale sulla sua villa, o vanta la guardia presidenziale come security.
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TITOLO: Ucraina, Washington avverte: «Se Mosca invade siamo pronti a fermare Nord Stream 2»
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OCCHIELLO: Kiev, la lettera inviata dagli americani non convince il Cremlino. L’appello alla Cina: usi la sua influenza
TESTO: WASHINGTON- La prima reazione del governo russo è negativa. La lettera inviata dal Dipartimento di Stato americano «non contiene risposte positive alla questione principale», dice il ministro degli Esteri Sergej Lavrov. Il Cremlino pretende un impegno scritto dagli Stati Uniti e dalla Nato: l’Ucraina non sarà mai ammessa nell’Alleanza Atlantica. Il documento spedito a Vladimir Putin conferma la posizione degli Usa: «La Nato è un’organizzazione con le porte aperte. La Russia non può decidere chi ne debba far parte e chi no». Se le cose stanno così, commenta Dmitrj Peskov, portavoce di Putin, «c’è poco spazio per l’ottimismo», aggiungendo, però: «ci sono sempre possibilità per continuare il dialogo; è nel nostro interesse e in quello degli americani».
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TITOLO: Naufragio in Florida, in mezzo al mare sullo scafo ribaltato: è un colombiano l’unico sopravvissuto
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OCCHIELLO: Il 22enne Juan Esteban Montoya è stato soccorso dopo più di 24 ore alla deriva. Con lui viaggiavano altre 39 persone, compresa la sorella minore. Recuperati 5 corpi
TESTO: Come ha raccontato lo stesso Montoya, è il 23 gennaio quando il barcone parte da Bimini alle Bahamas. Nessuno dei passeggeri indossa un giubbotto di salvataggio. Dopo quattro ore di navigazione, a causa del maltempo, l’imbarcazione si ribalta. Gli altri provano a restare aggrappati allo scafo ma non ce la fanno. Le onde sono alte e le correnti del Golfo non perdonano. Solo Juan Esteban resiste e resta lì solo in mezzo al mare. Poi, martedì mattina, il naufrago viene avvistato dal rimorchiatore Signet Intruder, in rotta tra Jacksonville (Florida) e Porto Rico. La scena è incredibile e dal ponte dell’Intruder gli scattano un’immagine che fa il giro del mondo. «Alle 8:05 lo abbiamo portato a bordo ed è stato curato immediatamente, era disidratato, gli abbiamo dato acqua e cibo morbido. Era molto debole e molto angosciato», ha spiegato il capitano del rimorchiatore alla Bbc.
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TITOLO: Il banchetto olimpico di Xi (detto «la festa dei tiranni») AmericaCina del 28 gennaio
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OCCHIELLO: La newsletter AmericaCina è uno dei tre appuntamenti quotidiani de «Il Punto» del Corriere della SeraLa newsletter AmericaCina è uno dei tre appuntamenti quotidiani de «Il Punto» del Corriere della Sera
TESTO: Ora che gli Stati Uniti minacciano di colpire direttamente Vladimir Putin «con sanzioni ad personam» nell’eventualità che la Russia invada l’Ucraina — ma il portavoce del Cremlino ha già risposto che «per lui non sarebbero un danno» — si risolleva la questione della ricchezza personale del presidente russo. - Per gli osservatori internazionali e le diplomazie occidentali è incontestabile — ancorché difficile da circostanziare — che le fortune di Putin siano sterminate e comunque assai più vaste di quanto dichiarato dal Cremlino. Nel 2017, in un’audizione al Senato americano, la sua ricchezza personale fu stimata in «200 miliardi di dollari di denaro sporco» messi via in anni di potere assoluto, segretamente. Una fortuna che ne farebbe verosimilmente l’uomo più ricco del mondo, se oggi, quattro anni dopo, il titolo «ufficiale» va a Elon Musk con i suoi 238 miliardi. - Eppure la ricchezza di Putin è cioè come l’araba fenice proverbiale: «che ci sia, ciascun lo dice», ma da dove provenga, a quanto ammonti e soprattutto dove sia restano a oggi notizie perlopiù misteriose, che già molti suoi rivali e oppositori — da Obama a Navalny — hanno tentato di indagare. ; - Il Cremlino, alla voce «trasparenza», dichiara proprietà e rendite modeste per un capo di Stato. Un salario pubblico di circa 130 mila euro l’anno (dato 2020). Un appartamento da 77 metri quadri. Un garage da 18 metri quadri, due auto vintage Volga GAZ M21, un Suv Lada Niva, una roulotte. «Tutti questi beni, cioè tutte le proprietà di Putin, si trovano in Russia», si legge nella dichiarazione. ; - In pochi, nel mondo, ci credono. Ancora oggi, venerdì 28 gennaio, un diplomatico britannico sul Times di Londra parla di «Londongrad», alludendo alla collocazione di una parte delle ricchezze occultate dall’entourage del presidente in investimenti e immobili nella capitale del Regno Unito, con la «sostanziale protezione» del governo conservatore, che dalla Russia riceve peraltro ingenti donazioni (2 milioni di sterline da donatori russi solo nel 2019). ; - In un’audizione al Senato americano, nel 2017, il superimprenditore Bill Browder (diventato molto critico del Cremlino dopo una vita di investimenti in Russia) ha stimato la fortuna personale di Putin in 200 miliardi di dollari, abilmente occultati all’estero. Ma non ha mai spiegato come fosse stata calcolata questa sua stima. Esiste una generale sensazione — riportata alla ribalta sulla stampa di tutto il mondo in questi giorni proprio dalla dichiarazione di Biden sulle «sanzioni personali» — che la ricchezza di Vladimir Putin sia, per chiunque all’infuori di lui, sostanzialmente incommensurabile e irrintracciabile, e comunque perlopiù nascosta fuori dal suo Paese. ; - La villa sul Mar Nero da 1,1 miliardi: provento di una maxi-tangente Anche tra le sole proprietà in Russia, comunque, l’elenco del Cremlino non è completo. Non vi figura, ad esempio, la faraonica villa sul Mar Nero, a Gelendzhik, la cui esistenza è stata svelata un anno fa dai droni della «Rete anticorruzione» dell’oppositore Aleksej Navalny. Sopra la villa ci sono diversi chilometri quadrati di «no-fly zone», e il palazzo, 14 mila metri quadri a Gelendzhik, sul Mar Nero, è quasi più uno staterello indipendente che una residenza di vacanza (leggi qui l’articolo completo). ; - Eppure la ricchezza di Putin è cioè come l’araba fenice proverbiale: «che ci sia, ciascun lo dice», ma da dove provenga, a quanto ammonti e soprattutto dove sia restano a oggi notizie perlopiù misteriose, che già molti suoi rivali e oppositori — da Obama a Navalny — hanno tentato di indagare. ; - Il Cremlino, alla voce «trasparenza», dichiara proprietà e rendite modeste per un capo di Stato. Un salario pubblico di circa 130 mila euro l’anno (dato 2020). Un appartamento da 77 metri quadri. Un garage da 18 metri quadri, due auto vintage Volga GAZ M21, un Suv Lada Niva, una roulotte. «Tutti questi beni, cioè tutte le proprietà di Putin, si trovano in Russia», si legge nella dichiarazione. ; - In pochi, nel mondo, ci credono. Ancora oggi, venerdì 28 gennaio, un diplomatico britannico sul Times di Londra parla di «Londongrad», alludendo alla collocazione di una parte delle ricchezze occultate dall’entourage del presidente in investimenti e immobili nella capitale del Regno Unito, con la «sostanziale protezione» del governo conservatore, che dalla Russia riceve peraltro ingenti donazioni (2 milioni di sterline da donatori russi solo nel 2019). ; - In un’audizione al Senato americano, nel 2017, il superimprenditore Bill Browder (diventato molto critico del Cremlino dopo una vita di investimenti in Russia) ha stimato la fortuna personale di Putin in 200 miliardi di dollari, abilmente occultati all’estero. Ma non ha mai spiegato come fosse stata calcolata questa sua stima. Esiste una generale sensazione — riportata alla ribalta sulla stampa di tutto il mondo in questi giorni proprio dalla dichiarazione di Biden sulle «sanzioni personali» — che la ricchezza di Vladimir Putin sia, per chiunque all’infuori di lui, sostanzialmente incommensurabile e irrintracciabile, e comunque perlopiù nascosta fuori dal suo Paese. ; - La villa sul Mar Nero da 1,1 miliardi: provento di una maxi-tangente Anche tra le sole proprietà in Russia, comunque, l’elenco del Cremlino non è completo. Non vi figura, ad esempio, la faraonica villa sul Mar Nero, a Gelendzhik, la cui esistenza è stata svelata un anno fa dai droni della «Rete anticorruzione» dell’oppositore Aleksej Navalny. Sopra la villa ci sono diversi chilometri quadrati di «no-fly zone», e il palazzo, 14 mila metri quadri a Gelendzhik, sul Mar Nero, è quasi più uno staterello indipendente che una residenza di vacanza (leggi qui l’articolo completo). ; ;
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TITOLO: Il teschio di Hirst, un bluff: fu lui a comprarlo
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OCCHIELLO: L’opera più cara dell’arte recente è di proprietà dello stesso autore, White Cube e alcuni investitori privati.
TESTO: Già all’epoca la notizia della transazione aveva destato qualche sospetto. L’acquisto — era stato annunciato — era avvenuto in contanti. Il nome dell’acquirente non era stato reso noto così come non erano state fornite prove concrete della vendita (nessuna ricevuta). Pochi giorni prima, tra l’altro, l’Art Newspaper aveva scritto che Hirst e la galleria stavano cercando di liberarsi dell’opera a un prezzo scontato, 38 milioni di sterline, mentre alcuni gioiellieri avevano messo in dubbio la tesi dell’artista, secondo il quale i materiali erano costati 15 milioni di sterline: massimo 8, nonostante tutti quei diamanti. Il teschio aveva fatto comunque incetta di pubblico. Era stato esibito al Rijksmuseum di Amsterdam, a Palazzo Vecchio, a Firenze, alla Tate Modern, nel Qatar e a Oslo.
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