IL NOTIZIARIO

le notizie dalle maggiori testate italiane


LE NOTIZIE DAL GIORNO Saturday 18 June 2022 AL GIORNO Saturday 25 June 2022 SU: esteri




TITOLO: Così Draghi ha convinto Macron e Scholz sull’Ucraina nella Ue: la cena all’Eliseo, l’incontro in treno
DATA:
OCCHIELLO: Durante il viaggio notturno il premier ha esortato all’urgenza di una scelta rapida e fortemente politica. Il nodo del grano: «Serve l’Onu per sbloccare i porti, lavoriamo a questo»
TESTO: DAL NOSTRO INVIATOKIEV — Con Macron l’incontro decisivo è stato la settimana scorsa, una cena a porte chiuse all’Eliseo. Per la nostra diplomazia e i più stretti collaboratori del presidente del Consiglio quelle due ore fra due persone che si stimano, che hanno legato anche a livello personale, al di là del ruolo istituzionale che ricoprono, sono state al contempo molto «franche» e molto costruttive, un vero successo: l’apparato istituzionale francese a inizio di giugno era ancora fermo all’idea di una comunità politica diversa dalla Ue, alla quale si sarebbe potuta candidare l’Ucraina. Quando Mario Draghi termina l’incontro ha quasi convinto il presidente francese. L’arrivo nella capitale ucraina dei tre leader europei coincide con un’unità, una convergenza di posizione sull’inizio di un’adesione di Kiev all’Unione europea, che non era affatto scontata prima del viaggio. È il risultato più importante, e appare notevole anche lo spostamento della posizione del governo tedesco: dallo scetticismo di qualche settimana fa, dai silenzi che avevano fatto infuriare il governo di Zelensky, a un’inversione di rotta quasi a 180 gradi: il cancelliere non solo promette sistemi missilistici, armi di nuove generazione e la tecnologia Iris, ma pronuncia in modo solenne che sarà «categorico», a Bruxelles, la prossima settimana, nel corso del Consiglio europeo. L’argomento di Draghi, anche durante il vertice notturno nel treno che li ha portati dalla Polonia sino a Kiev, un incontro andato avanti sino alle due di notte, è stato centrato su una grande esortazione. In primo luogo l’«urgenza» di decidere in fretta, la necessità di fare un decisivo passo avanti prima della visita a Zelensky e prima del Consiglio europeo della settimana prossima. In secondo luogo l’invito a considerare il «passaggio storico» della decisione, come ha rimarcato il premier anche durante la conferenza stampa: decidere sullo status di candidata alla Ue dell’Ucraina secondo Draghi significa abbandonare tutti «gli schemi di funzionamento» dell’Unione come li abbiamo conosciuti fino a oggi, significa riconoscere che si tratta di un momento in cui occorre una decisione politica prima che formalistica, o ancorata ai regolamenti.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Walzer: «Lo Zar ha in mente il mondo del passato. Vuole solo spartirsi le sfere d’influenza»
DATA:
OCCHIELLO: Il grande filosofo politico: «Non ha capito le lezioni della Storia, noi americani sì: nessuno si sogna di fare in Cile ciò che facemmo nel 1973». «C’è un mondo multipolare, ma lui non lo abbraccia»
TESTO: Secondo Putin gli americani pensano di essere «i messaggeri di Dio sulla terra». .. « (Risata) Non credo proprio. Putin propone un assetto del pianeta multipolare. E credo che sia una formula giusta, che riflette la nuova realtà. A condizione che si crei un equilibrio genuinamente pluralista. Ne consegue che dovrebbe essere rispettata la sovranità di tutti i Paesi. Mi sembra, invece, che Putin stia descrivendo un altro mondo, simile a quelli del passato, con i realisti americani e i sovietici pronti a una spartizione delle sfere di influenza su cui esercitare la propria egemonia».
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Vince McMahon pagò il silenzio dell’ex amante: il magnate del wrestling Usa ora è nei guai
DATA:
OCCHIELLO: Accordo da 3 milioni di dollari tra l'uomo che ha trasformato un carrozzone amatoriale in un business miliardario e una sua dipendente con la quale aveva una relazione
TESTO: Il wrestling moderno — che ha fatto emergere «star» capaci di trascendere il wrestling per arrivare a Hollywood come Cena e The Rock — è di fatto una sua creazione: è McMahon che al di là delle sceneggiate pubbliche da imbonitore di circo itinerante —la vecchia tradizione americana del «carnival barker» — ha messo in pratica una visione manageriale molto sofisticata da erede di P. T. Barnum. Ma la World Wrestling Entertainment è, anche, una società quotata in Borsa. Cosa che costringe i manager a limitare le scene grevi allo show sul ring-palcoscenico e a tenerle fuori dagli uffici del consiglio d’amministrazione. Invece ieri il Wall Street Journal ha rivelato in una lunga inchiesta che il board della World Wrestling Entertainment sta indagando su un accordo segreto da 3 milioni di dollari che McMahon, il Ceo, ha versato a una ex dipendente con la quale avrebbe avuto una presunta relazione.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Chi è John Eastman, l’uomo dietro il 6 gennaio che Trump ha scaricato
DATA:
OCCHIELLO: Docente di diritto costituzionale, è stato il consigliere più ascoltato dall’ex presidente nei giorni precedenti all’assalto. Ora potrebbe essere incriminato per reati gravissimi: «ostruzione al processo elettorale» o «frode nei confronti del governo degli Stati Uniti»
TESTO: È il primo a parlare dal podio montato sulla Mall, la striscia monumentale di Washington che va dal Lincoln Memorial fino a Capitol Hill. Si chiama John Eastman: è un giurista e, soprattutto, in quel momento è la persona più ascoltata dal presidente. Arringa migliaia di supporter, alcuni già pronti all’assalto. Da lì a pochi minuti il Congresso si sarebbe riunito in seduta plenaria per ratificare il risultato delle elezioni del 3 novembre 2020: vittoria, inequivocabile, di Joe Biden. Anche i legali della Casa Bianca sono rassegnati: non ci sono state frodi, non c’è altro da fare che riconoscere la sconfitta. Ma Trump non vuole cedere: da diverse settimane ha assemblato una squadra di improbabili legulei, guidati da Rudy Giuliani. La presunta «mente giuridica» è proprio quel signore vestito di chiaro che dal palco spiega la più sgangherata e, date le circostanze, la più pericolosa teoria sui poteri del vice presidente degli Stati Uniti: «Mike Pence può annullare i voti truccati, oppure può rimandarli a singoli Stati».
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Via libera della Commissione Ue al «sogno europeo» di Kiev
DATA:
OCCHIELLO: Zelensky: «Giornata storica». Per il via libera allo status di Paese candidato ora serve l’unanimità del Consiglio. Von der Leyen: «È stato fatto tanto, ancora molto da fare»
TESTO: DALLA NOSTRA CORRISPONDENTEBRUXELLES «Gli ucraini sono pronti a morire per la prospettiva europea. Vogliamo che vivano con il sogno europeo», ha detto la presidente Ursula von der Leyen in giacca gialla e camicia blu, i colori dell’Ucraina: «Kiev ha chiaramente dimostrato l’aspirazione e l’impegno, e di essere all’altezza degli standard europei». La Commissione Ue proporrà al Consiglio europeo di «concedere la prospettiva di diventare un membro dell’Ue» a Ucraina, Moldavia e Georgia e che sia «concesso lo status di candidato, fermo restando che vengano adottate» una serie di misure a Kiev e Chisinau mentre Tblisi dovrà prima soddisfare alcune priorità. Il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky ha parlato di «giornata storica» e ha chiamato von der Leyen per ringraziarla. La presidente si è detta «molto commossa dalle gentili parole». Zelensky ha sottolineato che «l’Ucraina ha sentito contemporaneamente il sostegno di quattro potenti Stati europei. E in particolare il sostegno al nostro movimento verso l’Ue», dopo la visita di Macron, Draghi, Scholz e Iohannis.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Alieni, gli scienziati cinesi e i segnali dallo spazio: «Possibili tracce di un’altra civiltà»
DATA:
OCCHIELLO: Pubblicato su Nature uno studio relativo a onde radio anomale captate dal radiotelescopio più potente mai costruito. Il professor Zhang Tongjie: «Extraterrestri? Dobbiamo indagare, ci vorrà tempo: ma potremmo aver bisogno di loro, un giorno»
TESTO: Forse, gli extraterrestri ci hanno mandato un messaggio e in futuro potremmo avere bisogno del loro aiuto. Non è l’ennesimo copione hollywoodiano, ma la considerazione di un rispettato scienziato di Pechino. «Abbiamo rilevato possibili tracce tecnologiche di una civiltà aliena in un segnale radio dallo spazio». Così gli astronomi cinesi che lavorano con il radiotelescopio Fast, il più grande, potente e sensibile mai costruito sulla Terra, hanno descritto il loro rilevamento di una serie di impulsi arrivati da una remota galassia. Fast è l’acronimo di «Five-hundred-meter Aperture Spherical Telescope», ha un piatto unico da 500 metri di diametro, una superficie che potrebbe accogliere comodamente una quarantina di campi da calcio. Questo occhio puntato sull’universo (soprannominato Sky Eye dalla comunità scientifica) è nel Guizhou, provincia sudoccidentale cinese, è stato costruito spianando una montagna. Tra le missioni affidate ai tecnici del mega-radiotelescopio c’è la Seti, sigla che sta per «Search for ExtraTerrestrial Intelligence». Ricerca di intelligenza extraterrestre. Fast è attivo dal 2016 e nel 2020 ha raccolto due serie di «fast radio burst», «raffiche radio veloci e ripetute che si ritiene provengano da una fonte a circa tre miliardi di anni luce dalla Terra» (così scrisse l’agenzia Xinhua). All’inizio di quest’anno un nuovo «segnale ripetuto da una fonte radio costante», formato da «impulsi elettromagnetici a banda stretta» è stato captato dall’osservazione e ascolto di esopianeti (i corpi celesti che orbitano intorno a una stella in sistemi simili a quello solare). «Viene da una nano-galassia povera di metalli», hanno scritto nel loro studio appena pubblicato su Nature gli scienziati cinesi. Tracce aliene? O semplici interferenze radio? Dobbiamo indagare ancora e ci vorrà molto tempo, ha detto il professor Zhang Tongjie, che guida il progetto Fast e dirige il team di ricerca extraterrestre al dipartimento di astronomia della Normale di Pechino. Zhang ha voluto aggiungere un tocco di drammaticità alla ricerca scientifica: ha ricordato che il grande Stephen Hawking aveva sconsigliato agli umani di prendere iniziative avventate nella ricerca di contatti con ipotetici extraterrestri, per non correre il rischio (l’incubo fantascientifico) di scatenare conflitti universali per il controllo delle risorse indispensabili alla sopravvivenza (del genere umano e di quello alieno): «Gli indiani che accolsero Colombo non finirono bene», ammonì Hawking. Ma l’astronomo cinese sostiene che l’universo è abbastanza vasto per tutti, umani ed extraterrestri e dimostrando di avere anche uno spirito da poeta romantico osserva: «Immaginate di navigare in un mare tempestoso e scuro e di scorgere una luce flebile in lontananza, forse da un’altra nave sperduta tra le onde. La prendereste a cannonate o cerchereste di entrare in contatto per unire le forze e aiutarvi reciprocamente? ». Conclusione del professor Zhang: «Ecco la mia teoria sul mare scuro e profondo, sulla nostra ricerca di altre civiltà aliene. Potremmo non essere più in grado di sopravvivere sulla nostra Terra, un giorno. .. potremmo aver bisogno di extraterrestri». Prima di immaginare che Xi Jinping tenga una teleconferenza di fratellanza con gli alieni, bisogna capire quale sia la fonte dei radio impulsi da un’altra galassia lontana tre miliardi di anni luce.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: John Hinckley, l’attentatore di Reagan, è libero dopo 41 anni (ma rischia la vita)
DATA:
OCCHIELLO: Aspirante cantautore, ha sui social 28 mila seguaci che ascoltano le sue canzoni. Ma il suo primo concerto è stato annullato: troppe minacce di morte «molto reali e preoccupanti»
TESTO: Certamente nell’America iperpolarizzata di oggi, afflitta da una violenza che minaccia di sconfinare anche in politica, Hinckley può diventare per qualcuno un bersaglio. Era solo un povero pazzo, ma il suo gesto ebbe un impatto enorme. Quel giorno, 30 marzo 1981, io ero negli uffici del ministro del Tesoro, Donald Regan, dal cognome curiosamente simile a quello del presidente. Fu il panico: l’America e il governo repubblicano che si era appena insediato dopo l’era Carter, temettero di rivivere l’incubo dell’assassinio di John Kennedy. E anche quando si capì che Reagan se la sarebbe cavata e che Hinckley era afflitto da grave demenza (stalker della Foster che per far colpo più di lei aveva già tentato di organizzare, ma in modo assai maldestro, l’assassinio di Jimmy Carter), l’impatto politico rimase enorme: anche se a sua insaputa, diverse band musicali si impadronirono del brand di Hinckley (e qualcuna anche dei versi da lui composti) nelle loro performance anti sistema (e anti Reagan). La sua assoluzione nel processo portò a una revisione delle norme sulla responsabilità penale dei malati di mente, mentre le sofferenze di James Brady (costretto su una seria a rotelle e morto nel 2014 per patologie che i medici hanno collegato alle ferite riportate nell’attentato dell’81) imposero per la prima volta all’America una riflessione sulla facilità con la quale anche gente fuori di testa può procurarsi un’arma da fuoco. Tutti quelli che a suo tempo non accettarono il verdetto di non colpevolezza per demenza tornano oggi a farsi sentire: a destra la rete televisiva Fox intervista personaggi come Robert Charles, viceministro degli Esteri nel governo di George Bush, per il quale Hinckley avrebbe dovuto essere condannato all’ergastolo e la sua liberazione “manda un segnale sbagliato all’America”. E dalle viscere della rete arrivano le minacce di morte.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Francesca e Simon, dal sogno del resort al carcere duro a Zanzibar
DATA:
OCCHIELLO: Il progetto inseguito a lungo, poi i processi. «Li hanno incastrati»
TESTO: Dopo 20 anni sull’arcipelago mozzafiato dell’Oceano indiano, il paradiso si è trasformato in inferno: all’inizio della scorsa settimana Francesca è stata arrestata insieme a suo marito Simon, un ingegnere britannico solare come lei, originario di Preston, città operaia vicino a Manchester. «Lei si trova in cella con altre sei donne, lui in uno stanzone con 200 uomini, molti sono criminali, gli hanno pure rasato i capelli e tolto il cellulare», dice preoccupato al Corriere il fratello della donna, Marco, atterrato sull’isola giovedì scorso.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Gli «attacchi hacker» all’intervento di Putin
DATA:
OCCHIELLO: Secondo il Cremlino, l’atteso discorso di Putin al Forum di San Pietroburgo è stato ritardato a causa di cyberattacchi: non è il primo «guasto tecnico» a colpire un appuntamento simile, da quando è iniziata la guerra
TESTO: Ancora un «guasto». E, ancora, a colpire un discorso di Putin. Nella giornata di venerdì 17 giugno, il Cremlino ha comunicato che l’atteso intervento del presidente russo al 25esimo Forum economico di San Pietroburgo, previsto per le 14 ora locale (le 13 in Italia) sarebbe slittato di almeno un’ora a causa di «un pesantissimo cyberattacco». (Putin ha iniziato a parlare dopo le 15.40, ora di San Pietroburgo). Secondo il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, l’attacco hacker sarebbe iniziato giovedì, avrebbe colpito in particolare «il database dei partecipanti al forum, il sistema di accrediti e di creazione di badge», e proverrebbe da un Paese terzo ancora non individuato. «Dobbiamo permettere a tutti coloro che dovevano essere alla sessione plenaria di essere presenti», ha detto Peskov. Il gruppo di «hacktivisti» IT Army of Ukraine, che ha colpito diversi siti russi, aveva messo il Forum nel mirino — ma non è chiaro se ci sia questo gruppo dietro l’episodio di oggi.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: La Cina che non fa da mediatore spinge l’Europa verso gli Usa
DATA:
OCCHIELLO: Mosca e Pechino, superpotenze «revisioniste», vogliono rivedere l’ordine mondiale disegnato – prevalentemente – dall’Occidente sotto la leadership americana
TESTO: Il Vecchio Continente si è condannato da solo, con le sue azioni concrete per esempio sul terreno della difesa, ad essere la periferia di un impero; deve solo scegliere se vuole staccarsi da quello americano per diventare periferia della Russia o della Cina. Formulata in questi termini – ed è solo così che hanno un senso le parole e le azioni di Putin e Xi – la scelta antioccidentale verrebbe ripudiata dalla maggioranza degli europei, così come la respingono gli ucraini o i finlandesi e gli svedesi. É in questo scenario che gli americani valutano la visita dei leader europei a Kiev. I media italiani hanno pressoché ignorato la presenza in quella visita a Kiev di un quarto leader, il romeno Klaus Iohannis. Lo sgarbo che noi facciamo alla Romania ci viene restituito da molti media americani che hanno concentrato tutta l’attenzione su Emmanuel Macron e Olaf Scholz senza approfondire il ruolo di Mario Draghi. Come si spiega questo atteggiamento? Intanto perché sono Macron e Scholz ad aver cambiato posizione: prima erano contrari o scettici sulla candidatura dell’Ucraina all’Unione europea. Ma che cosa gli ha fatto cambiare posizione? Le principali analisi americane si sono concentrate su due fattori. In primo luogo le dure accuse di Zelensky alla Germania e alla Francia per le loro ambiguità. In secondo luogo la politica interna tedesca: gli alleati di governo, Verdi e liberali, accusano Scholz di fare troppo poco per l’Ucraina, gli rimproverano le stesse tendenze filo-russe che segnarono i predecssori Gerhard Schroeder e Angela Merkel. Questo non esclude né smentisce la spiegazione italiana, sul ruolo che Mario Draghi ha esercitato per convincere i suoi «compagni di viaggio». Non c’è nessun elemento per contestare questa versione dei fatti. Resta emblematico che non abbia avuto spazio nelle cronache americane degli eventi, più focalizzate sul peso di Zelensky o dei Verdi tedeschi. Draghi continua a godere della massima stima della Casa Bianca e di tutta la squadra di Joe Biden, dal segretario di Stato alla segretaria al Tesoro: ai loro occhi è il presidente del Consiglio ideale per l’Italia, l’uomo giusto al posto giusto nel momento giusto. Sull’influenza dell’Italia in Europa, vista dai media americani, pesa il fatto che nelle turbolenze economiche il Paese torna a essere tra quelli più in difficoltà, il rialzo dei tassi riporta l’attenzione sul nostro debito pubblico. La maggior parte dei titoli dedicati all’Italia dalla stampa Usa in queste ultime 48 ore riguardano lo «scudo» della Bce. Agli occhi di molti osservatori americani, una nazione che all’Europa deve chiedere aiuto non è nella posizione ideale per esercitare leadership alla pari con Germania e Francia.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Alle corse di Ascot. Kate e William che il 21 giugno compie 40 anni
DATA:
OCCHIELLO: William e Kate, padroni di casa al Royal Ascot l’appuntamento con le corse dei cavalli, dove ieri erano arrivate la Princess Royal Anna con la figlia Zara. Il figlio di Carlo e Diana compirà 40 anni il 21 giugnoWilliam e Kate, padroni di casa al Royal Ascot l’appuntamento con le corse dei cavalli. Il figlio di Carlo e Diana compirà 40 anni il
TESTO: William e Kate, padroni di casa al Royal Ascot l’appuntamento con le corse dei cavalli, dove ieri erano arrivate la Princess Royal Anna con la figlia Zara. Nel Royal box, i duchi di Cambridge hanno seguito le corse e premiato i vincitori dell’evento che scandisce la Season, la stagione mondana britannica come da tradizione secolare che getta la radici negli usi dell’aristocrazia di secoli addietro. Il sorriso di Kate che esattamente un anno fa lanciava l’attività della Royal Foundation for Early Childhood (progetto che condivise con la First Lady americana, Jill Biden durante il vertice G7 in Cornovaglia nel 2021) e la dimestichezza di William con questi momenti che esprimono tutta la pageantry delle cerimonie britanniche, hanno conquistato il pubblico dell’ultimo grande evento Oltremanica prima dei 40 anni del principe, figlio di Carlo e Diana, il 21 giugno. (Testo: Enrica Roddolo)
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Il discorso di Putin per terremotare l’Occidente: «Finito il mondo dominato dagli Usa»
DATA:
OCCHIELLO: Dopo un rinvio dovuto a una serie di attacchi hacker è iniziato il discorso di Putin al Forum di San Pietroburgo
TESTO: Le sanzioni, gli fanno il solletico. «Volevano spezzare le nostre catene produttive. Non ci sono riusciti. Tutto quello che si dice sullo stato della nostra economia è solo propaganda. Si stanno dando la zappa sui piedi, perché la loro crisi economica, che non è stata certo causata dalla nostra Operazione militare speciale, farà nascere all’interno dei loro Paesi elementi radicali e di degrado che nel prossimo futuro porteranno a un cambio delle élite. L’Unione europea ha perso la propria sovranità, e sta danneggiando la sua stessa popolazione, ignorando i propri interessi. Le nostre azioni nel Donbass non c’entrano niente, l’inflazione e il calo delle materie prime sono il risultato dei loro errori di sistema. Ma loro usano il Donbass come una scusa che gli permette di attribuire a noi tutti gli errori fatti in questi anni». La crisi alimentare non riguarda la Russia. Colpa dell’Occidente, che ha imposto sanzioni alla Russia, chissà per quali ragioni. «Pesa sulla coscienza degli Usa e degli eurocrati», ha ribadito per l’ennesima volta Putin, aggiungendo che l’Ucraina non possiede grano sufficiente a risolvere la situazione, mentre il suo Paese potrebbe aumentarne l’esportazione da subito, passaggio che ha fatto pensare a una implicita proposta rivolta ai soliti nemici, che «non lesinano risorse per trasformare l’Ucraina in una piazza d’armi, ma non gli importa nulla della popolazione».
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Julian Assange sarà estradato negli Stati Uniti
DATA:
OCCHIELLO: Il governo britannico ha firmato l’estradizione del fondatore di Wikileaks: negli Stati Uniti è accusato di spionaggio
TESTO: Estradizione sempre più vicina per Julian Assange? La ministra dell’Interno britannico, Priti Patel, ha approvato oggi la richiesta di estradizione negli Stati Uniti del cofondatore di WikiLeaks. Una nota dell’Home Office afferma che il ministro «deve firmare un ordine di estradizione se non ci sono basi che lo vietino», circostanza fin qui esclusa dai tribunali britannici. Assange, che compirà 51 anni il 3 luglio non verrà comunque consegnato immediatamente agli Stati Uniti. Ha ancora 14 giorni di tempo per tentare un ultimo appello, contro l’adeguatezza del provvedimento ministeriale, di fronte alla giustizia britannica. Nel caso di un rigetto (che è dato per scontato), potrà provare a rivolgersi pure alla Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo, organismo che fa capo al Consiglio d’Europa di cui il Regno Unito fa tuttora parte. Il 19 maggio 2019 l’australiano è stato condannato a 50 settimane di prigione da un tribunale di Londra per aver violato le condizioni della libertà vigilata rifugiandosi nell’ambasciata dell’Ecuador. Assange è detenuto nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh alla periferia di Londra dopo che il 24 febbraio 2020 la giustizia britannica ha iniziato a esaminare la richiesta di estradizione presentata dagli Stati Uniti mentre Ong e organizzazioni governative in testa le Nazioni Unite parlano di tortura e persecuzione politica. E mentre familiari e sostenitori hanno sempre avvertito del rischio che il giornalista e hacker - ora anche padre di due figli avuti dalla compagna Stella Moris - possa togliersi la vita. Negli Stati Uniti Assange rischia un processo per 18 diversi capi di accusa connessi a reati di spionaggio che potrebbe sfociare in una condanna fino a 175 anni di carcere. Il giornalista è accusato di aver rivelato centinaia di migliaia di documenti riservati, anche militari, relativi ai conflitti armati in Afghanistan e in Iraq. Il materiale, condiviso da Assange tramite WikiLeaks e tre grandi testate internazionali, ha mostrato crimini di guerra commessi dalle forze armate americane e britanniche. Gli avvocati di Assange e la compagna affermano che la richiesta di estradizione ha motivazioni politiche e ritengono «poco credibili» le rassicurazioni di Washington, secondo le quali Assange rischierebbe non più di sei anni di detenzione. Al di là della vicenda giudiziaria, è chiaro come il conflitto in Ucraina e le tensioni tra Mosca da un lato e Washington e Londra dall’altro rendano ancora più complicata la posizione del fondatore di WikiLeaks, implicato anche nel Russiagate.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: La Cina vara la terza portaerei, la prima al mondo a competere con quelle Usa
DATA:
OCCHIELLO: Pechino ha varato una nuova portaerei, la Fujian: dimensioni e tecnologie impiegate la collocano in una categoria dove, fino a oggi, c’erano soltanto le navi della Marina militare degli Stati Uniti
TESTO: Giornata di orgoglio in Cina: la Marina da guerra ha lanciato la sua terza portaerei, la prima ad essere dotata del sistema di decollo a catapulta elettromagnetica. La grande nave è scesa in mare dal bacino dei cantieri di Shanghai con una cerimonia trasmessa dalla tv statale. Reparti di marinai e operai schierati sul molo, bandiere, festoni e stelle filanti sulle fiancate, slogan politici a caratteri rossi sul ponte: «Proiettare potenza combattiva. Battersi ancora per costruire una flotta di classe mondiale». Gli analisti occidentali hanno notato che le scritte erano piazzate su grandi tendoni che nascondevano alla vista le apparecchiature del sistema di decollo per i jet. Non è mancata la bottiglia di champagne rotta sulla fiancata in segno di buon augurio. All’unità, identificata finora come Tipo 003, è stato dato il nome Fujian. Prosegue così la tradizione di battezzare con nomi di province le portaerei cinesi: la prima si chiama Liaoning, la seconda Shandong. L’obiettivo indicato da Xi Jinping, che è presidente della commissione militare centrale, è di schierare una flotta d’alto mare con sei portaerei in linea entro il 2035, per eguagliare o superare la capacità degli Stati Uniti di proiettare forza aeronavale lontano dalle coste nazionali (guardando a Taiwan). La US Navy ha 11 portaerei, delle quali solo la metà pienamente e immediatamente operative, per contenere la spesa. L’industria navale cinese è sicuramente in grado di eseguire la missione e il Partito-Stato non ha alcuna opposizione parlamentare a cui dover rendere conto della spesa (d’altra parte, tutto fa Pil. ..). Il lancio della Fujian, però, ha subìto qualche ritardo: era previsto per aprile, il lockdown per il Covid-19 che ha paralizzato Shanghai ha colpito per quasi tre mesi anche i cantieri. Ora la grande Fujian (tra le 80 e le 100 mila tonnellate di dislocamento) verrà sottoposta a prove iniziali di navigazione o ormeggio; ci vorranno fino a cinque anni di allestimento e addestramento perché sia pienamente operativa alla guida di un gruppo di battaglia. Ma i cinesi stanno bruciando le tappe nella lora ascesa a superpotenza navale. Fino a dieci anni fa non avevano portaerei. La loro prima è entrata in servizio nel 2012 con il nome di Liaoning. Ma non è un’opera progettata in Cina: era stata messa in lavorazione nei cantieri navali di Nikolayev, Ucraina (Mykolaïv nella dizione ucraina che abbiamo imparato a conoscere in questi mesi di guerra e assedio), ai tempi in cui ancora esisteva l’Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche. La grande unità della classe di portaerei Ammiraglio Kuznetsov era in allestimento dalla fine degli Anni 80 del secolo scorso, sotto il nome di Varyag. Avrebbe dovuto diventare il nuovo gioiello della flotta sovietica d’alto mare, ma quando nel 1991 l’Urss si sciolse i lavori erano ancora a tre quarti del completamento; fu ereditata dall’Ucraina diventata indipendente e si trasformò in un residuato da smaltire per fare cassa (assieme a molta altra tecnologia bellica). I cinesi decisero di acquistarla e terminarne l’allestimento. Dal 2012 la Liaoning svolge un ruolo di addestramento. Nel 2019 è entrata in servizio la portaerei Shandong, prima interamente concepita in Cina, ancora dotata solo di trampolino di decollo. La potente Fujian lancerà i jet con un sistema elettromagnetico a ponte piatto.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Usa, spari in chiesa in Alabama: due morti e un ferito, fermato il killer
DATA:
OCCHIELLO: È il bilancio della sparatoria avvenuta nel tardo pomeriggio di giovedì nella chiesa Saint Stephen Episcopal a Vestalia Hill, in Alabama
TESTO: È di due morti e un ferito, secondo fonti di polizia, il bilancio della sparatoria in una chiesa in un sobborgo di Birmingham, in Alabama. Un sospetto, del quale non viene fatto il nome, è stato fermato e la zona «bonificata». Il dipartimento di polizia di Vestavia Hills, riferisce la Cbs, ha dichiarato di aver ricevuto la telefonata che segnalava un uomo sparare nella chiesa episcopale di Santo Stefano verso le 18:22 ora locale. In una conferenza il capitano della polizia di Vestavia Hills, Shane Ware, ha affermato che un totale di tre persone sono state colpite. Due sonno morte e un’altra è stata curata in ospedale. Ware non ha fornito un possibile movente o alcun dettaglio sulle circostanze della sparatoria, anche se ha affermato che la polizia ritiene che non ci siano ulteriori minacce per la comunità.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Biden sferza il Senato: «Approvare senza ritardi una legge contro le armi»
DATA:
OCCHIELLO: Il presidente americano ha rilanciato l’appello per una legge bipartisan sulla sicurezza ed ha lodato la stretta approvata dal Delaware, il suo «home state»
TESTO: Joe Biden ha rilanciato con forza il suo appello al Senato ad approvare «senza ritardi» una «significativa legge bipartisan sulla sicurezza delle armi», lodando la stretta appena approvata dal Delaware, il suo «home state», che ha messo al bando anche le armi d’assalto. «Stati come il Delaware, grazie alla leadership del governatore John Carney e al parlamento statale, continuano a guidare la via nella protezione della sua gente, ma una crisi nazionale richiede una risposta nazionale ed è giunto il momento per il Congresso di fare la cosa giusta».
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Olena Zelenska: «Le prime ore della guerra? Mi sentivo in una realtà parallela. Forse i russi sono capaci di tutto»
DATA:
OCCHIELLO: In una rara intervista al Guardian la first lady ucraina racconta i primi giorni di guerra: «I bambini sono stati bravissimi, disciplinati e obbedienti. È stato come entrare in una realtà parallela»
TESTO: I ragazzi «sono stati perfetti. Normalmente devi dirgli le cose un milione di volte, quel giorno sono stati velocissimi e obbedienti. Poi c’è stato un lungo periodo in cui abbiamo solo aspettato. Notizie, telefonate. La tv sempre accesa». Il riferimento alla tv mostra anche che la famiglia Zelensky non è stata nascosta sottoterra, o sott’acqua, come si era ipotizzato. Ma i contatti con il marito, «sporadici», avvenivano su dispositivi forniti dalla sicurezza. Uno dei pochi lati positivi di questi mesi, dice, è stata la lontananza dai social. «Non sei sempre lì tutti i momenti in attesa delle reazioni altrui a ogni tuo singolo movimento». Mesi prima della guerra Olena Zelenska aveva organizzato un summit di First Lady e Gentlemen a Kiev. Erano andate in tante, da Emine Erdo?an a Michelle Bolsonaro. Molte di loro si sono fatte vive durante la guerra. «Jill Biden è stata molto coraggiosa ed empatica a venire». Brigitte Macron si è offerta di aiutare a ricostruire alcune scuole. La regina Matilde del Belgio, che è professoressa di psicologia, ha dato consigli su programmi di riabilitazione per quando la guerra sarà finita. «Noi ucraini non siamo abituati a rivolgerci a professionisti della psiche», dice Zelenska. «Ma ora ognuno di noi porta un fardello emotivo pesantissimo». Quando la guerra finirà sarà necessaria una campagna pubblica di salute psichica, dice. «Nessuno vuole un Paese che ha vinto, che ha combattuto, ma è popolato di persone distrutte dentro». Ancora un cenno ai primi giorni della guerra, prima del congedo. Quando l’intelligence americana ammoniva quotidianamente di una guerra imminente, e Zelensky diceva agli ucraini di non andare nel panico. «C’erano informazioni diverse da ogni lato», dice lei. «Naturalmente nessuno ha condiviso con me segreti militari, nemmeno mio marito. Non credevo nemmeno che la guerra fosse possibile. .. non avevo nemmeno il passaporto pronto». Ora la famiglia del presidente abita in una località protetta, che cambia continuamente. Sul set dell’intervista, nel palazzo presidenziale di Kiev, si materializza a un certo punto anche il presidente. Le dà un bacio veloce e corre via, circondato dalla sicurezza. Non si vedono mai. In questo sono una famiglia ucraina come tutte le altre.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Charlène, Diva fra i divi al festival della tv di Monaco con Alberto
DATA:
OCCHIELLO: Superata anche l’ultima prova, quella con il Covid , la principessa Charlène è stata la Diva fra le dive alla serata della sessantunesima edizione del Festival della televisione di Montecarlo al Grimaldi ForumSuperata anche l’ultima prova, quella con il Covid, la principessa è stata la star al Festival della tv di Montecarlo al Grimaldi Foru
TESTO: Superata anche l’ultima prova, quella con il Covid che aveva contratto una decina di giorni fa, la principessa Charlène è stata la Diva fra le dive alla serata della sessantunesima edizione del Festival della televisione di Montecarlo al Grimaldi Forum di Monaco. Accanto al principe Alberto — che dopo la scomparsa del principe Ranieri che aveva voluto la rassegna, ne è subentrato come presidente onorario — la principessa ha fatto gli onori di casa. E premiato con la prima edizione del riconoscimento ai talenti emergenti del mondo del piccolo e grande schermo, Theo Christine che ha ricevuto dalle sue mani la Nymphe d’Or come Best International Newcomer. Simbolo del festival della tv di Monaco guidato da Laurent Puons, è infatti la Ninfa d’oro, il riconoscimento che viene attribuito a varie categorie - dai film ai documentari - nel nome dei principi di Monaco. In giuria quest’anno attori e attrici anche Jill Tiefenthaler ceo di National Geographic e Anna Marsh ceo di StudioCanal. (Testo: Enrica Roddolo)
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Joe Biden cade dalla bici: «Sto bene». Poi annuncia un colloquio con Xi Jinping
DATA:
OCCHIELLO: Il presidente degli Stati Uniti, durante una sgambata in Delaware, è caduto a terra: «Ho avuto problemi a sganciare le scarpe dai pedali». Biden sta valutando se revocare alcuni dazi sulle merci cinesi imposti da Donald Trump
TESTO: Biden si è fermato anche con i giornalisti dicendo di avere intenzione di parlare «presto» con il presidente cinese Xi Jinping per valutare la rimozione di alcuni dazi imposti sulle merci cinesi dall’amministrazione Trump. «Sto prendendo una decisione», ha detto Biden. Gli aiuti alla sicurezza nazionale e all’economia stanno passando anche da una revisione della politica doganale degli Stati Uniti e, quelle imposte alla Cina ammontavano a circa il 25% che veniva applicato su miliardi di dollari «fatturati» dai prodotti cinesi. Le sanzioni avevano lo scopo di ridurre il deficit commerciale degli Stati Uniti e costringere la Cina ad adottare pratiche più eque. Recentemente era stata la Segretaria al Tesoro, Janet Yellen, a proporre l’eliminazione di alcune di questi dazi per combattere l’inflazione negli Stati Uniti. Però, all’interno dell’amministrazione Biden, ci sono pareri discordanti. Per esempio la Rappresentante per il commercio Katherine Thai — prima donna asiatica-statunitense a occupare questo incarico — ha espresso preoccupazioni sull’allentamento dei dazi perché la Cina non ha mantenuto gli accordi sull’acquisto di prodotti statunitensi. Ha detto di vedere i dazi come «uno strumento nella cassetta degli attrezzi della politica economica» che potrebbe essere considerato, ma insieme a «molti altri strumenti a disposizione».
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: La regina rinuncia ad Ascot per la prima volta dall’incoronazione
DATA:
OCCHIELLO: Solo nel 2020 per la pandemia non era arrivata ad Ascot. I premi del Giubileo di Platino consegnati dal duca di Kent. Lo storico Vickers al Corriere: «E’ cugino primo si fida di lui»
TESTO: Conferma che i problemi di mobilità che destano preoccupazione per la salute della sovrana continuano. «Sta benone mentalmente non le sfugge nulla ma con l’età ci sono i problemi del fisico, i guai al ginocchio, all’anca. .. è normale invecchiando», ha confermato al Corriere Lord Carnarvon, da sempre amico di famiglia della regina. Ascot però è un appuntamento che sta molto a cuore alla sovrana – aveva mancato solo le corse del 2020, perché a porte chiusa causa pandemia. Elisabetta è una grande appassionata di corse e cavalli sin dal primo pony regalatele in tenera età dal nonno re Giorgio V.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Giappone, cade il «mokushoku»: il divieto per gli scolari di parlare durante il pranzo a scuola
DATA:
OCCHIELLO: Con il diminuire dei casi di Covid-19, cade anche una delle più odiose tra le ultime restrizioni: il divieto agli scolari dai sei anni in su, a scuola, di parlare mentre pranzavano
TESTO: Immaginare classi di seienni che consumano i loro pasti in silenzio, sul banco, rivolti tutti verso la cattedra, può ispirare qualche malinconia; ma non in molti genitori che, sui social e nelle chat di classe, esprimono la riserva che i figli possano contagiarsi, e l’augurio che il mokushoku continui, e a lungo. Il termine, del resto, è diventato molto diffuso durante la pandemia, e non riguarda solo le scuole. Il concetto — precisamente «mangiare da soli, in silenzio» — ha permesso alle scuole di non chiudere e anche a molti ristoranti di tenere più aperto possibile. Gli ideogrammi di mokushoku, vicino alla sagoma azzurra di un omino che fa segno di tacere, sono stati una visione comune in molti ristoranti giapponesi, soprattutto di tipo informale, insieme a paratie di cartone ondulato tra un posto a sedere e l’altro che permettevano ai clienti di mangiare indisturbati, senza temere contagi. Permesso solo ordinare; per il resto, silenzio.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Donbass, «possiamo ancora fermare i russi». In prima linea lungo il Donets
DATA:
OCCHIELLO: Con i militari della 103esima brigata schierata tra Sloviansk e Severedonetsk: «Il nemico è male addestrato, ma la sua forza sono i numeri». Nelle baracche si combatte anche al computer
TESTO: I campi attorno sono rigogliosi, i soldati si disperdono tra le casette contadine, il tracciato del fiume segna un solco profondo nella vegetazione. Da una radura vicino alla base alcuni soldati molto giovani si occupano dei droni, che loro utilizzano solo per le ricognizioni in un raggio di 10 km nei cieli del nemico. «Questa guerra è sostanzialmente una sfida tra droni. I russi hanno uomini molto bene addestrati in questo settore: noi perdiamo una media di due droni al giorno. Si svolge come fosse un video gioco, cerchiamo di interferirci a vicenda, vince chi riesce a fare precipitare via radio il drone avversario tenendo in aria il proprio», spiegano. In una baracca ai lati del campo il soldato Taras, esperto programmatore 52enne, sta seduto su di una panca col computer sulle ginocchia per decifrare le immagini inviate in tempo reale dal drone che in questo momento sta volando sulle retrovie russe. «Vedi questo blindato? — chiede mostrando lo schermo —. Presto potrebbe essere colpito dalla nostra artiglieria». Da qualche giorno gira voce che i russi stiano preparando un nuovo assalto dal fiume. Commenta: «Se ne parla, ma da quello che vedo non sembra imminente».
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Charlène, Diva fra i divi al festival della tv di Monaco con Alberto
DATA:
OCCHIELLO: Superata anche l’ultima prova, quella con il Covid , la principessa Charlène è stata la Diva fra le dive alla serata della sessantunesima edizione del Festival della televisione di Montecarlo al Grimaldi ForumSuperata anche l’ultima prova, quella con il Covid, la principessa è stata la star al Festival della tv di Montecarlo al Grimaldi Foru
TESTO: Superata anche l’ultima prova, quella con il Covid che aveva contratto una decina di giorni fa, la principessa Charlène è stata la Diva fra le dive alla serata inaugurale della sessantunesima edizione del Festival della televisione di Montecarlo al Grimaldi Forum di Monaco. Accanto al principe Alberto — che dopo la scomparsa del principe Ranieri che volle la rassegna, ne è subentrato come presidente onorario — la principessa ha fatto gli onori di casa. E premiato con la prima edizione del riconoscimento ai talenti emergenti del mondo del piccolo e grande schermo, Theo Christine che ha ricevuto dalle sue mani la Nymphe d’Or come Best International Newcomer. Simbolo del festival della tv di Monaco guidato da Laurent Puons, è infatti la Ninfa d’oro: il riconoscimento viene attribuito a varie categorie - dai film ai documentari. In giuria quest’anno attori e attrici internazionali e anche Jill Tiefenthaler ceo di National Geographic e Anna Marsh ceo di StudioCanal. Monaco è pronta a una stagione estiva di appuntamenti mondani che sono l’anima degli affari turistici del Principato: dal Bal de la Rose organizzato con il Ballo della Croce Rossa dalla Sbm, alla grande mostra d’estate al Grimaldi Forum quest’anno dedicata a Christian Louboutin, e curata da Olivier Gabet (Musée des Arts Décoratifs) che dal 9 luglio porterà su 2mila metri dello stesso Grimaldi Forum dove in questi giorni si svolge il Festival della tv, il racconto della creatività di Louboutin. (Testo: Enrica Roddolo)
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: «Niente scorciatoie: correremo sulle riforme e contro la corruzione»
DATA:
OCCHIELLO: A colloquio con Mariia Mezentseva, la capa delegazione ucraina a Bruxelles: grazie Italia
TESTO: Fino alla settimana scorsa anche Paesi Bassi, Danimarca e Svezia erano perplessi guardando ai vostri indici di corruzione. «Sono convinta siano dubbi superati. Il nostro progresso in quel campo è spettacolare. In cinque anni abbiamo fatto ciò che altri non hanno fatto in trenta. Le informazioni e le garanzie per essere parlamentare a Kiev sono quattro volte più lunghe e accurate che per partecipare ai lavori del Consiglio europeo. Dobbiamo cambiare la mentalità. Ma le riforme sono al 70% avviate. Magistratura, polizia, appalti». — Le notizie sulla guerra in Ucraina di domenica 19 giugno
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Da Tokayev a Gref, l’inedito duo kazako che critica l’economia di Putin
DATA:
OCCHIELLO: Gli studi di Sberbank: il Pil russo giù del 7 per cento nel 2022 e del 10,3% nel 2023. Il leader kazako: non riconosceremo Donetsk e Lugansk. E Putin gli storpia il nome
TESTO: Proprio per via dell’abituale prudenza di un uomo soprannominato «la volpe», e comunque molto vicino a Putin, del quale è stato ministro dell’Economia e del Commercio dal 2000 al 2007, il suo intervento ha fatto sobbalzare sulle sedie i colleghi oligarchi. E non solo loro. Gref, per altro anche lui kazako, ha fatto parlare i numeri, con tanto di slide distribuite agli investitori. Secondo quello che lui stesso ha definito uno scenario di «inerzia», gli studi di Sberbank prevedono che il Pil russo scenderà del 7 per cento nel 2022 e del 10,3% nel 2023 rispetto al 2021, quando invece era in crescita del 4%. Un calo che «nella migliore delle ipotesi sarà colmato nel 2020, con il ritorno al -0,1%». Il giorno prima, Elvira Nabiulina, governatrice della Banca di Russia aveva detto le stesse cose, con toni ancora più pessimisti. «Le condizioni sono cambiate per molto tempo, se non per sempre. Ed è chiaro a tutti che non sarà più come prima».
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: «ll re di TikTok Hernándezè il preferito dei potenti: sanno di poterlo manipolare»
DATA:
OCCHIELLO: Intervista allo scrittore Santiago Gamboa sul voto per le presidenziali in Colombia. Il candidato della sinistra Gustavo Petro e l’outsider Rodolfo sono testa a testa
TESTO: «La destra di Alvaro Uribe si è opposta ferocemente al processo di pace perché osteggiava il presidente Santos, suo artefice. Lo consideravano un traditore. Fecero una campagna terribile contro il primo accordo, che fu bocciato al referendum. Il che obbligò il governo a negoziare molti punti con la destra e a partire da quel momento l’uribismo ha conquistato consensi fino ad ottenere la presidenza con Ivan Duque. Durante il suo governo, l’uribismo ha costruito tante piccole trappole quotidiane per rallentare il processo di pace, sviando anche i finanziamenti necessari per portarlo avanti. Con questo messaggio dall’alto, nelle zone smilitarizzate è cominciato il riarmo. I gruppi paramilitari, creati a suo tempo dai latifondisti di destra per combattere la guerriglia, si sono alleati con i narcotrafficanti. Molti ex guerriglieri smobilitati e anche molti attivisti sociali sono stati uccisi in questi anni. E i dissidenti della guerriglia si sono trasformati a loro volta in criminali alleati con i narcotrafficanti. Non sono però la maggioranza. Il 90 per cento degli ex guerriglieri sono tornati alla vita civile, c’è chi ha creato una fabbrica di birra, altri fanno eco-trekking turistico. Il processo di pace ha rappresentato la seconda indipendenza di questo Paese, ma è come una fiamma: non è del tutto spenta, però va alimentata».
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Olena Zelenska, niente social e lontana dal marito: vita di una first lady in guerra
DATA:
OCCHIELLO: Zelenska si racconta al quotidiano britannico «Guardian». Lo choc dell’inizio della guerra e le emozioni di una vita insieme: «Lui non si stanca mai. Anche quando litighiamo»
TESTO: Olena Zelenska, ovvero come sopravvivere a quasi quattro mesi di caccia da parte di spie, missili, bombardieri e forze speciali della seconda potenza militare al mondo. L’intervista rilasciata dalla moglie del presidente ucraino a The Guardian è, assieme a quella di aprile del marito al settimanale Time, una ricostruzione dei primi giorni di guerra che servirà a storici e pianificatori militari. Se è vero che il presidente era l’obbiettivo numero uno dell’attacco russo e la sua famiglia l’obbiettivo numero due, entrambi i target sono stati mancati. Presidente e consorte sono ancora vivi. È in egual misura un fallimento russo e un successo dei servizi di sicurezza ucraini. Com’è stato possibile? La conversazione con Shaun Walker dà alcuni indizi.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Castiglia e León, continua l'emergenza incendi in Spagna: evacuate diverse località
DATA:
OCCHIELLO: Il rogo che ha destato più preoccupazione è quello sviluppatosi nella Sierra de la Culebra, nella provincia di Zamora: gli ettari bruciati sono più di 25mila e centinaia di persone sono già state evacuate
TESTO: Continuano in Spagna varie operazioni simultanee di vigili del fuoco e altri servizi d'emergenza per contrastare incendi forestali sviluppatisi in diverse regioni del Paese. Il rogo che ha creato più preoccupazioni sinora è quello sviluppatosi nella Sierra de la Culebra, una zona della provincia di Zamora (Castiglia e León): le fiamme hanno già bruciato più di 25mila ettari di terreno e obbligato a evacuare centinaia di persone residenti in varie località. Quattordici villaggi sono stati evacuati, mentre domenica mattina gli abitanti di sette di questi sono potuti tornare alle proprie case. A favorire gli incendi sono la siccità e le temperature record degli ultimi giorni, che hanno coinvolto la Spagna e altri Paesi dell'Europa settentrionale, raggiunta da un'ondata di caldo.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Miss Mondo, Kiev candida Viktoria, la modella che sfama i soldati
DATA:
OCCHIELLO: Laureata in psicologia, è rimasta nel suo Paese ad aiutare i suoi connazionali. al ristorante Naive della capitale riconvertito in mensa per combattenti e anziani
TESTO: La sua è la storia in effetti è perfetta per riempire pagine e pagine. Modella, 28 anni, laureata in psicologia con specialità in «lavoro sociale», ha sfilato per marchi internazionali, ma non ha mai trascurato quelli locali. Da quando è scoppiata la guerra, poi, si è presentata volontaria per aiutare lo sforzo bellico. Non è andata in trincea, ma in ristoranti della capitale, che si sono riconvertiti a mense per soldati e bisognosi. Così Viktoria, invece di rifugiarsi in qualche agenzia di modelle a Milano o Parigi, si è messa a scodellare borsh, distribuire pacchi di alimenti, consegnare aiuti a domicilio a chi non può muoversi. Viktoria è bionda, bellissima e ha dimostrato di avere cervello e cuore. Ai fornelli, la massa di capelli se ne sta discretamente raccolta in una grossa treccia, quando poi, come nei film, decide di sfilare le forcine, mette in mostra una capigliatura da pubblicità. La ragazza è nata Chernihiv, alla frontiera con la Bielorussia, occupata nei primissimi giorni di guerra e rimasta sotto controllo russo a lungo. Quest’anno gli organizzatori di Miss Universo hanno consentito all’Ucraina di presentare la propria candidata senza passare dalle selezioni nazionali, un po’ complicate da organizzare in un Paese sotto attacco. Kiev ha scelto lei: una perfetta Barbie con una storia capace di attirare attenzione sull’intero concorso. Un peccato, perché, dovesse vincere, sarebbe più una vittoria per una nazione aggredita che per una bella ragazza. Ma forse è anche giusto così.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Elezioni legislative Francia 2022, Macron-Mélenchon: l’ora della verità
DATA:
OCCHIELLO: Il secondo turno delle legislative: il presidente spera nella maggioranza assoluta, il rivale nella «coabitazione»
TESTO: Secondo Ferrand, la Nupes è sotto l’effetto di allucinogeni perché Mélenchon crede davvero di potere diventare primo ministro senza essersi candidato in nessuna circoscrizione, e perché il 25% conquistato nel primo turno di domenica scorsa — che lui spaccia come una straordinaria avanzata — in realtà è pari a quanto le singole componenti dell’alleanza di sinistra hanno ottenuto nelle elezioni precedenti di cinque anni fa. Mélenchon sogna la coabitazione tra un presidente e un premier suo avversario politico che la Francia ha già conosciuto in passato (Mitterrand/Chirac, Mitterrand/Balladur, Chirac/Jospin), e i suoi proclami sul nuovo mondo, sulla fine del neoliberismo, la fratellanza tra i cittadini e una radicale politica ecologista gli valgono pure l’etichetta di «Chávez gallico» attribuitagli dal ministro delle Finanze, Bruno Le Maire.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Donbass, al mercato dell’usato: «Si vive alla giornata, sopravviviamo vendendo i vestiti»
DATA:
OCCHIELLO: Il racconto di Helena, produttrice di miele, tra le bancarelle: «I nostri alveari distrutti dai russi» Michail: «Importavamo caffè, stiamo per chiudere»
TESTO: La Banca mondiale valuta che entro fine anno il 70% dei quasi 40 milioni di ucraini (compresi i 5 milioni di profughi all’estero e i 7 milioni sfollati interni) potrebbero essere vicino alla soglia di povertà, che significa vivere con meno di 5,5 dollari al giorno, ma, se la guerra dovesse prolungarsi, entro il 2025 il 60% si troverà ben sotto quella soglia. Nel 2021 si stimava che appena il 18% della popolazione fosse a quel livello. Stime molto simili sono fornite dall’Onu. E l’agenzia economica Bloomberg prevede già oggi che il prodotto nazionale lordo del 2022 sarà la metà di quello del 2021. «Restano i più poveri, chi non ha risorse per viaggiare e teme di perdere anche la casa. Lo vediamo ogni giorno mentre li accogliamo nelle nostre organizzazioni caritative locali», racconta Alexander, un prete 38enne della chiesa ortodossa legata al patriarcato di Kiev in rotta con quello di Mosca. Lo incontriamo nella sua piccola parrocchia di periferia, dove lui stesso ha raccolto cibo da distribuire: «Vedo persone che lottano per sopravvivere. Da marzo non hanno entrate e i prezzi continuano a salire».
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Mélenchon, il «Chávez di Francia» non governa, ma dà filo da torcere a Macron
DATA:
OCCHIELLO: Da sempre schierato a sinistra, il tribuno della gauche francese è anticapitalista e terzomondista. Ma condanna la Russia e adegua le sue battaglie ai tempi: così ha rivitalizzato la sinistra (e insidiato l’Eliseo)
TESTO: PARIGI Ci sono voluti il carisma e gli scatti di follia di Jean-Luc Mélenchon per riuscire nell’impresa di rivitalizzare la sinistra francese data per defunta. Certo la gauche di Mélenchon non è quella socialista dei presidenti Mitterrand e Hollande, o della sindaca parigina Hidalgo col suo imbarazzante 1,7% alle ultime presidenziali. La sinistra di Mélenchon è di rottura, un vetero-anticapitalismo più vicino a Jeremy Corbyn che al New Labour dell’odiato Tony Blair, una sinistra che predica la fine del neoliberismo (anche se la Francia è uno dei Paesi meno neoliberisti al mondo) perché «ormai è dimostrato, non funziona da nessuno parte», una sinistra più di lotta che di governo e infatti Mélenchon non governerà, non sarà premier e non avrà la maggioranza parlamentare, nonostante per settimane abbia proclamato con certezza il contrario.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Elezioni Francia, Macron non ha la maggioranza. Per Le Pen record di seggi
DATA:
OCCHIELLO: Secondo turno per il rinnovo dell’assemblea nazionale: il presidente si ferma a 224 seggi. Ne erano necessari 289. Per governare ora dovrà cercare alleati in Parlamento
TESTO: Emmanuel Macron non ha ottenuto la maggioranza in parlamento. Gli exit poll resi noti alle 20 e riguardanti il secondo turno delle legislative in Francia hanno subito delineato una dura sconfitta per il presidente. Il partito «Ensemble» che sostiene Macron si è fermato a 245 seggi, ben al di sotto della maggioranza assoluta (289), seguito da Nupes (Il cartello delle sinistre guidato da Jean-Luc Melenchon) con 135 seggi e Rassemblement National di Marine Le Pen che ha messo a segno una svolta storica con 89 seggi: oggi ne aveva appena 8. Sono questi i risultati finali secondo un conteggio completo da parte di Afp. Gli ex gollisti di Les Republicains conquistano 61 seggi e il suo alleato UDI tre, contro i cento della precedente legislatura. Il tasso di astensione ha raggiunto il 53,77%, secondo il ministero dell’Interno.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Marine coglie un successo storico. E ora ripensa al 2027
DATA:
OCCHIELLO: Il Rassemblement National elegge una novantina di deputati, il miglior risultato della sua storia. Ora Le Pen può ripensare alla strategia in vista delle prossime presidenziali
TESTO: «È una cosa mai vista», dice Steeve Briois, il sindaco lepenista di Henin-Beaumont, «soprattutto se consideriamo che il sistema elettorale è fatto apposta per penalizzarci». Il miglior risultato del Rassemblement national finora era stato quello del lontano 1986, quando il presidente socialista François Mitterrand — per indebolire la destra gollista — introdusse il proporzionale che permise a ben 35 deputati lepenisti di entrare in Parlamento. Dopo quell’exploit, la storia elettorale del Front, poi Rassemblement national, è stato un susseguirsi di risultati spesso buoni alle presidenziali, e di inesorabili sconfitte nelle altre consultazioni, dalle legislative alle regionali. Stavolta è andata diversamente, e questo cambia tutto per la formazione di estrema destra. Da partito centrale nel dibattito mediatico ma marginale nelle istituzioni, con un pugno di deputati e appena qualche sindaco in piccole città di provincia, il RN entra in forze in Parlamento e conquista finalmente quel radicamento territoriale che finora gli era sempre sfuggito.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Ferguson: «Tocca a Biden fermare la guerra. E con Pechino è tempo di distensione»
DATA:
OCCHIELLO: Lo storico britannico: «Washington deve capire che la Russia può continuare a combattere a lungo. E per Kiev è più importante l’Ue della Nato». Sulla Cina: «Xi è indebolito, ma il suo potere non è in discussione»
TESTO: Cosa pensa del viaggio di Draghi, Macron e Scholz a Kiev? «Mario Draghi, per il quale nutro il massimo rispetto, sta cercando di trovare un equilibrio molto delicato tra le necessità economiche europee e quella di fermare la guerra. C’è una chiara difficoltà politica, come membri della Nato, alleanza a guida americana, a essere percepiti come troppo concilianti nei confronti di Vladimir Putin, che Washington ha classificato come criminale di guerra. Ed è positivo che sia Draghi a prendere l’iniziativa perché Macron ha un po’ danneggiato la sua credibilità mostrandosi troppo ansioso di trattare con Putin. E Scholz, in quanto relativamente inesperto come cancelliere, ha faticato a trovare il tono giusto. Gli Stati Uniti devono capire che questa guerra diventerà molto più problematica per l’Europa dal punto di vista economico con l’avvicinarsi dell’inverno. Anche i russi lo sanno, ed è per questo che stanno già iniziando a tagliare il gas, per segnalare ciò che accadrà quando il clima si raffredderà. Quindi, dal mio punto di vista, quello di che crede che abbiamo bisogno di un percorso di pace e che questo non sia possibile senza il coinvolgimento americano, penso sia molto importante che ci sia una posizione europea unitaria cui Zelensky sia allineato, in modo che non si crei una spaccatura tra Kiev e le capitali della Ue. Mi è sembrato un passo nella giusta direzione e per Zelensky è una vittoria importante che lo status di candidato all’ingresso nell’Unione europea sia tornato all’ordine del giorno: un sostegno che va ben oltre il simbolismo perché fu proprio il tentativo dell’allora presidente ucraino Yanukovich di minare il percorso per l’ingresso ucraino nella Ue a scatenare Euromaidan nel 2014. Per gli ucraini l’Europa è molto più importante della Nato. E i russi, per quanto parlino tanto della Nato, non sarebbero entusiasti di una adesione ucraina alla Ue. Il problema ora è che gli Stati Uniti devono capire cosa stanno cercando di ottenere esattamente, perché non può essere nell’interesse degli Stati Uniti avere un altro conflitto interminabile che diventa un pozzo senza fondo di denaro, anche se non di vite di soldati americani. L’amministrazione Biden, a un certo punto, si renderà conto che non c’è nessuna possibilità che la Russia perda, non c’è nessuna possibilità di un regime change a Mosca, e non è nemmeno chiaro se tutto questo stia funzionando come deterrente per la Cina».
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: La Lituania isola l’exclave di Kaliningrad. L’ira dei media russi: così nascono i conflitti
DATA:
OCCHIELLO: Vilnius applica le sanzioni: bandito il transito di beni verso il territorio della Federazione. Medvedev: quando l’Ucraina avrà finito il processo di adesione forse la Ue sarà già sparita
TESTO: I media statali parlano di «colpo basso» o addirittura di casus belli. Il governatore Anton Alikhanov è apparso subito in televisione per denunciare come «illegale» la decisione presa dal governo di Vilnius. «Sono passi che possono comportare implicazioni di vasta portata», ha detto, ricordando come i firmatari dell’accordo del 2004 sull’adesione della Lituania all’Unione europea avessero aderito all’adozione del principio della libertà di transito delle merci, compresa l’energia, tra la regione di Kaliningrad e il resto del territorio russo. Ieri è sceso in campo Konstantin Kosachev, vicepresidente del Consiglio della Federazione russa, la camera alta del parlamento, personaggio di un certo peso sulle questioni di politica estera. «Come stato membro dell’Ue, la Lituania sta violando una serie di atti internazionali legalmente vincolanti», ha scritto sul suo canale Telegram citando il divieto di interferenza tra le parti nelle rispettive reti di trasporti. Lo sdegno russo tende a dimenticare qual è la causa originaria di certe decisioni. La paura generata dall’invasione dell’Ucraina ha riacceso focolai che sembravano sopiti. Tra Lituania e Russia la brace non ha smesso di ardere, con Mosca che non ha mai fatto mistero di mal tollerare l’esistenza del piccolo Paese baltico, il primo di quell’area a «liberarsi» dall’Unione Sovietica dopo la caduta del muro di Berlino. In questi mesi la televisione russa ospita appelli costanti alla creazione di un corridoio tra Kaliningrad e il resto del Paese. Che sarebbe possibile solo, piccolo dettaglio, con un attacco militare. A partire dal 24 febbraio, in Lituania si sono moltiplicate le piazze e le vie dedicate ai morti del gennaio 1991, quando le truppe sovietiche attaccarono gli edifici governativi di Vilnius per interrompere il processo di indipendenza del Paese ormai in corso.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Futuro re (e figlio di Diana): William compie 40 anni e avanza verso il trono
DATA:
OCCHIELLO: Secondo nella linea di successione, dopo Carlo, il duca di Cambridge entra nella maturità. Il trasloco vicino alla regina, i piani e la Corona. E quel ticket per i Windsor
TESTO: Il Giubileo di Platino di Elisabetta II, e la nuova fragilità della sovrana, hanno ulteriormente accelerato l’ascesa verso il “futuro” trono e le responsabilità del figlio di Diana. Così amato - oltreché per il grande senso del dovere, l’impegno sul campo nel nome della Corona – proprio perché figlio della principessa dei cuori e della gente. Parlano i dati di consenso: se gli over 65 i Baby Boomers del dopoguerra adorano la regina (92% i favorevoli) e persino i giovani dai 18 ai 24 anni per il 60% hanno un’opinione positiva della sovrana, il principe William in modo piuttosto trasversale raccoglie la simpatia e il gradimento del 75% dei britannici, e la moglie Kate lo segue a ruota con il 70% dei consensi. Un tesoretto di simpatia popolare prezioso per il futuro della Corona.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: La Lettonia invia più armi a Kiev dell’Italia (e ha meno abitanti di Milano)
DATA:
OCCHIELLO: Un autorevole think tank tedesco ha messo in fila i Paesi che stanno aiutando di più l’Ucraina, al di là degli annunci: e la classifica ha aspetti sorprendenti. Il tutto mentre anche negli Stati Uniti l’attenzione per la guerra sembra scemare (mentre sale la preoccupazione per l’inflazione o la svolta «anti-Usa» dell’America Latina)
TESTO: Come notano gli stessi autori della ricerca tedesca, «è singolare che gli Stati Uniti da soli abbiano promesso molto più di tutti i paesi Ue messi insieme, considerando che questa guerra imperversa nelle immediate vicinanze dell’Ue». Ma l’amaro confronto con la realtà arriva quando dalle promesse si passa ai fatti. Un conto sono gli effetti-annuncio, i proclami fatti dai governi per darsi buona coscienza e garantire che stanno aiutando un popolo aggredito e oppresso. Altra cosa sono le forniture reali. Soprattutto sul terreno militare il divario è sostanziale. Perfino Washington è molto indietro, avendo fornito solo il 48% dell’assistenza militare promessa (armi, intelligence, addestramento) cioè meno della metà. Inoltre lo studio del Kiel Institute rivela che solo il 10% di questi aiuti militari americani sono armi vere e proprie come elicotteri o missili. Da qui in poi le cose peggiorano. Subito dietro gli Stati Uniti arriva la Polonia che è l’unico paese ad avere fornito tutta l’assistenza militare promessa. Poi, nell’ordine: Regno Unito, Canada, Norvegia, Estonia. Lettonia. Proprio così. Dove sono i big europei? Missing In Action. La Lettonia ha 1,8 milioni di abitanti, meno della metropoli di Milano, eppure ha fatto uno sforzo di fornitura militare superiore a quello di Germania, Francia, Italia. Ben lungi dall’ «aizzare» gli ucraini a combattere una guerra «per procura» (due argomenti che ricorrono nella narrazione distorta dei putiniani d’Italia), l’Occidente aiuta Kiev con il contagocce mentre non lesina fondi a Putin. E l’attenzione verso la guerra sta scemando perfino in quell’America che i putiniani descrivono come la diabolica regista della guerra. Lo ha denunciato l’ex campione di scacchi russo Garry Kasparov, oggi un implacabile oppositore (in esilio) di Putin, che dirige la ong Renew Democracy Initiative. In un editoriale sul Wall Street Journal, Kasparov ha osservato che nell’ultima intervista rilasciata da Joe Biden – al talkshow televisivo Jimmy Kimmel Live! – il presidente degli Stati Uniti ha parlato per 23 minuti senza citare una sola volta l’Ucraina. Ha parlato diffusamente dell’inflazione, dell’indagine parlamentare sull’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, del controllo delle armi e dell’aborto. Di tutto, ma non della guerra.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Israele, la richiesta del premier: «Sciogliamo il Parlamento»
DATA:
OCCHIELLO: La mossa di Bennett per andare al voto anticipato ed evitare il ritorno al potere di Netanyahu, a poche settimane della visita di Biden
TESTO: Il primo ministro israeliano Naftali Bennett e il ministro degli Esteri Yair Lapid, i due leader della coalizione di governo in Israele, hanno deciso di presentare alla Knesset una mozione per sciogliere il Parlamento, da votare entro la prossima settimana, così da andare alle elezioni anticipate. Se l’esito sarà positivo, Yair Lapid diventerà il primo ministro provvisorio fino alle elezioni, a settembre. L’accordo di coalizione tra Bennett e Lapid prevedeva infatti una rotazione tra i due leader alla guida del governo in caso di dissoluzione del Parlamento. Bennett e Lapid hanno affermato in una dichiarazione congiunta di aver «esaurito le opzioni per stabilizzare» la loro coalizione, a un anno dalla sua costituzione. Con l’obiettivo di mettere fine ai 12 anni di potere di Benjamin Netanyahu, Bennett e Lapid avevano costituito nel giugno 2021 una coalizione unica nella storia di Israele, mettendo insieme partiti di destra, di centro e di sinistra e, per la prima volta una formazione araba. Dal suo insidiamento, Bennett ha cercato di tenere insieme la sua coalizione di 8 partiti, ma alcune defezioni hanno lasciato di recente il governo in minoranza, con l’esultanza di Netanyahu. Dietro la mossa di Bennett e Lapid, la volontà di scongiurare il ritorno al potere del leader del Likud con una nuova maggioranza, a poche settimane della visita del presidente Usa Joe Biden in Israele. «L’obiettivo delle prossime elezioni è chiaro: impedire il ritorno al potere di Netanyahu e di condizionare gli interessi nazionali a quelli suoi personali» ha chiarito il ministro della Giustizia israeliano Gideon Saar dopo l’annuncio del governo che intende sciogliere la Knesset la settimana prossima e tornare al voto. In un tweet Saar ha imputato la caduta del governo Bennett ad alcuni «deputati irresponsabili della coalizione» che per considerazioni di carattere personale hanno ritirato il sostegno al governo. Negli ultimi sondaggi di opinione i partiti che orbitano attorno al Likud di Netanyahu - fra cui i nazional-religiosi e gli ortodossi - raccolgono circa 60 seggi sui 120 della Knesset. La loro sensazione è che sia adesso a portata di mano la costituzione di un governo omogeneo di destra.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: «Bene l’apertura di Petro al dialogo Ora affronti la povertà in Colombia»
DATA:
OCCHIELLO: Intervista allo scrittore Efraim Medina Reyes: «Non sarà facile scalzare le élite ma i giovani hanno dimostrato di essere combattivi, aspettavano solo un nuovo presidente»
TESTO: «Sì, c’è un nuovo movimento che attraversa l’America latina. Il motore sono stati soprattutto i giovani, che sono una forza grandissima, dal Messico all’Argentina, ma anche la pandemia che in Colombia ha lasciato ferite profonde. C’è una mentalità più matura, più concreta rispetto ai grandi mali della regione. Il problema più importante in questo momento è il livello di povertà della maggioranza della popolazione. E il desiderio di cambiamento è fortissimo. Poi c’è la questione ambientale che interessa molto i giovani. Sono i pilastri che hanno portato la gente a pensare che questa è la strada, il discorso di questi leader politici di sinistra. È un movimento comune. Molti amici che vivono in Messico e in Cile hanno gioito domenica notte come se fossero stati colombiani. Mi ha commosso molto».
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Kaliningrad: cos’è l’exclave russa e cosa può succedere con il blocco al transito delle merci imposto dalla Lituania
DATA:
OCCHIELLO: La Lituania ha vietato il traffico ferroviario sul suo territorio di beni soggetti alle sanzioni internazionali contro la Russia. Mosca ha reagito avvertendo che, qualora Vilnius non dovesse eliminare il blocco, prenderà le misure necessarie
TESTO: Perché Mosca minaccia conseguenze? Mosca ha reagito con durezza alle restrizioni imposte dalla Lituania al traffico ferroviario di merci tra l’exclave russa di Kaliningrad e il resto del territorio russo. «L’incipiente blocco» di Kaliningrad viola la legge internazionale, ha scritto Konstantin Kosachev, vice presidente del Consiglio della Federazione russa, la camera alta del Parlamento, in un post su Telegram. «Come stato membro dell’Ue, la Lituania sta violando una serie di atti internazionali legalmente vincolanti», ha aggiunto, facendo riferimento all’accordo di partnership tra Ue e Russia che vieta di interferire nelle rispettive reti di trasporti. Secondo il governatore di Kaliningrad, Anton Alikhanov, viene colpito il 40-50% del transito di merci, specie per quanto riguarda metalli e materiali da costruzione. «Sono passi che possono comportare implicazioni di vasta portata», ha detto il governatore Alikhanov. «Le sanzioni si applicano ai carichi russi diretti verso l’Ue. Sono vietati gli scambi reciproci. Ma quello che abbiamo è un transito dalla Russia alla Russia. È un’altra definizione legale. Qui sono necessari ulteriori chiarimenti. Le ferrovie lituane lo capiscono, e hanno inviato un’ulteriore richiesta alla Commissione europea, cercando una risposta esatta sui transiti verso Kaliningrad. È obbligo dell’Ue — ha concluso Alikhanov — non ostacolare questo transito». Il transito di «passeggeri» e di «merci non sottoposte a sanzioni» sul territorio della Lituania tra la Russia e l’enclave di Kaliningrad «continua» e Vilnius, bloccando le merci sanzionate, non sta facendo altro che applicare le norme Ue, ha precisato ieri in conferenza stampa a Lussemburgo, l’Alto Rappresentante dell’Ue Josep Borrell. «Sono sempre preoccupato dalle rappresaglie russe — ha precisato il diplomatico europeo — ma siamo fattuali: il transito terrestre tra Kaliningrad e altre parti della Russia non è stato fermato. La Lituania non ha adottato alcuna restrizione unilaterale nazionale, ma sta solo applicando le sanzioni Ue».
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Petro e la nuova «ondata» di sinistra che sta cambiando l’America latina
DATA:
OCCHIELLO: Somiglianze e differenze fra il presidente eletto della Colombia e i leader dei Paesi vicini, che ora aspettano il voto in Brasile. I diversi equilibri con Cina e Stati Uniti
TESTO: Una nuova ondata di sinistra sta riconquistando, Stato dopo Stato, l’America latina. Andrés Manuel López Obrador in Messico, Alberto Fernández in Argentina, poi Luis Arce in Bolivia, Pedro Castillo in Perú, Xiomara Castro in Honduras, Gabriel Boric in Cile. Ora Gustavo Petro in Colombia. In autunno, se i sondaggi saranno confermati, il ritorno di Lula in Brasile, che potrebbe porsi alla guida diplomatica di questa nuova “ola rosa”, come già la chiamano gli analisti della regione. Senza contare gli “autoritari”, da cui tutti i leader democratici prendono ufficialmente le distanze, come Nicolás Maduro in Venezuela, Daniel Ortega in Nicaragua e Miguel-Diaz Canel a Cuba. Tutti sono corsi a felicitarsi con l’ex guerrigliero diventato presidente in Colombia.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Il New York Times: «La reporter palestinese Shireen Abu Aklehm fu uccisa da un proiettile israeliano»
DATA:
OCCHIELLO: L’inchiesta del giornale americano è durata un mese: «Non c’erano palestinesi armati vicino a lei»
TESTO: Il governo ha accusato inoltre Israele di averla uccisa intenzionalmente, citando il fatto che era stata colpita alla testa da dietro nonostante indossasse un giubbotto che la identificava come giornalista. Israele ha condotto un’indagine parallela e ne ha chiesta una congiunta con l’autorità palestinese per fare esaminare il proiettile da un gruppo di esperti internazionali. Richiesta che è stata rifiutata dal governo palestinese. L’indagine preliminare dell’esercito israeliano ha concluso che «non era possibile determinare inequivocabilmente la fonte degli spari». I funzionari israeliani però non hanno reso noti i risultati finali della loro indagine e finora hanno respinto come «una palese bugia» l’ipotesi di aver ucciso intenzionalmente la giornalista. Il Qatar, proprietario dell’emittente popolare in tutto il mondo arabo, fin dal primo momento aveva sostenuto che Shireen fosse stata ammazzata dagli israeliani «a sangue freddo»: «Questo terrorismo dello Stato israeliano deve cessare», aveva detto Laula Al Khater, vice-ministra degli Esteri. Da Gerusalemme il premier Naftali Bennett aveva parlato di insinuazioni «infondate».
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Il principe William compie 40 anni: una vita vicina al varco della Storia
DATA:
OCCHIELLO: Il principe William, primogenito di Carlo e Diana e marito di Kate Middleton, compie oggi 40 anni. Finora, la sua è stata una vita in qualche misura «sospesa»: ma il ruolo a corte del futuro re sta crescendo
TESTO: DAL NOSTRO CORRISPONDENTELONDRA — Il golden boy della monarchia è ormai un signore calvo di mezza età, che deve ancora dimostrare chi è. Il principe William compie oggi 40 anni e la sua è una vita in sospeso, forse ancora più di quella di suo padre: lui almeno è stato principe di Galles per gran parte della sua esistenza, con tutte le responsabilità che questo comporta, il figlio manco quello. William ha avuto finora poche occasioni di lasciare la sua impronta, anche perché fino ai 35 anni ha fatto sostanzialmente il reale part-time: i suoi impegni pubblici erano largamente surclassati da quelli della generazione più anziana, dalla regina a Carlo alla zia Anna, tanto che i tabloid lo avevano soprannominato «Will lo sfaticato». Poi era venuto il tentativo di lanciare i Fab Four, i Fantastici Quattro con la moglie Kate, il fratello Harry e la neo-cognata Meghan: un «dream team» di giovani reali impegnati nel sociale. Ma Harry e Meghan sognavano California, è arrivata la Megxit, la fuga dei Sussex oltreoceano, e l’iniziativa — più che altro di pubbliche relazioni — è miseramente naufragata. Il vero successo di William è invece la sua famiglia, cui tiene moltissimo e alla quale si dedica a piene mani: lo testimoniano le foto che lo ritraggono in momenti privati e felici assieme a moglie e figli, quei bambini sorridenti e discoli che hanno rubato la scena del Giubileo di Platino. Ma il merito va dato soprattutto a Kate, la consorte perfetta, la sua spalla ideale, quella che lo tiene con i piedi per terra, che gli ha dato un equilibrio. Perché il contrasto va subito ai disgraziati genitori di William, Carlo e Diana, ai loro dissidi e al trauma che hanno causato ai loro figli. Non è un caso che William abbia lavorato come pilota di eliambulanze: voleva salvare sua madre e non ci è riuscito, così si è impegnato a salvare gli altri. E intanto ha tirato su una famiglia che è l’opposto di quella in cui è cresciuto e che lui protegge con ferocia: tanto che da questa estate si trasferiranno a Windsor, dove i piccoli andranno a scuola, per dare loro un’infanzia il più normale possibile, lontano dai riflettori.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: La legge Usa che rischia di paralizzare solare e auto elettrica
DATA:
OCCHIELLO: Una nuova legge pone l’amministrazione Biden di fronte a un dilemma che presto anche noi dovremo affrontare: sanzionare aziende e Paesi che non tutelano i diritti umani (e incorrere in altri choc da scarsità) o chiudere gli occhi sui crimini contro le minoranze?
TESTO: La situazione è emblematica dei problemi a cui l’Occidente sarà posto di fronte via via che cerca di ridurre la sua dipendenza dalle energie fossili. Ecco alcuni dati, ricavati dall’inchiesta del New York Times. La Cina lavora dal 50% al 100% di tutto il litio, nickel, cobalto, manganesio e grafite usati nel mondo. Buona parte di questi minerali o metalli vengono in realtà estratti altrove, dall’Argentina all’Australia alla Repubblica democratica del Congo. È in Cina però che vengono trasformati e usati, per esempio nella produzione dell’80% delle cellule che fanno funzionare le batterie al litio delle auto elettriche. Nella catena produttiva mondiale, le miniere sono disseminate in tre continenti, ma quasi tutte le strade della lavorazione di quelle materie prime attraversano la Cina. I tre quarti delle batterie per veicoli elettrici sono made in China; anche quelle che non lo sono, spesso incorporano dei componenti prodotti in quel Paese. Uno dei giganti cinesi del settore è lo Xinjiang Nonferrous Metal Industry Group. Questo colosso trasforma un ampio ventaglio di minerali e metalli, inclusi zinco, cobalto, berillio, vanadio, piombo, rame, oro e platino. Li vende nel mondo intero a settori industriali che vanno dall’elettronica alla farmaceutica, dalla gioielleria all’edilizia. È anche uno dei massimi produttori mondiali di catodi al nickel usati nelle batterie. Le batterie saranno destinate ad avere un’importanza crescente via via che adottiamo energie rinnovabili. Oltre a essere indispensabili per le auto elettriche, le batterie di nuova generazione devono ovviare a quella che rimane tuttora la principale limitazione delle energie pulite: il sole e il vento non sono disponibili 24 ore su 24 né per 365 giorni all’anno, quindi le tecnologie per immagazzinare l’energia sono essenziali. La legge Uyghur Forced Labor Prevention Act impone di fornire prove che le importazioni di prodotti cinesi negli Usa non abbiano nulla a che fare con l’uso di manodopera sottoposta ai lavori forzati. Lo Xinjiang Nonferrous Metal Industries Group è proprio una di quelle aziende che collabora con il proprio governo per il trasferimento forzoso nelle sue miniere — o deportazione — di lavoratori in quella regione. È assai improbabile che riuscirebbe a dimostrare di rispettare i criteri della legge americana. Lo stesso governo di Pechino, che respinge con sdegno le accuse sui lavori forzati, si oppone a qualsiasi ispezione in loco che considera un’interferenza in affari interni. Per Biden la scelta non è facile. Se tiene duro sul regime di sanzioni, precipita in una penuria grave vasti settori industriali americani tra cui le centrali solari e l’auto elettrica. Se chiude un occhio e ordina alle sue dogane di non applicare la legge, si espone all’accusa di avallare l’oppressione degli uiguri e di piegarsi ai diktat di Pechino; inoltre prolunga a oltranza la dipendenza dal made in China. Un dilemma analogo si è posto di recente quando delle aziende americane che producono pannelli solari hanno denunciato le importazioni illegali di apparecchi fotovoltaici cinesi «travestiti» come se fossero fabbricati in Vietnam e altre zone del sud-est asiatico per aggirare dazi e restrizioni. L’Amministrazione Biden ha evitato di chiudere le frontiere al made in China nonostante la violazione della legge, perché altrimenti l’installazione di nuovi pannelli solari subirebbe un rallentamento pesante. Su tutto pesa anche il prossimo appuntamento elettorale di novembre, quel voto di mid-term dove il partito democratico rischia di perdere la maggioranza al Congresso. I repubblicani non mancheranno di descrivere Biden come un leader incapace di tenere testa a Xi Jinping.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Un pilota dei voli segreti su Mariupol «La mia missione impossibile per aiutare i combattenti dell’Azovstal»
DATA:
OCCHIELLO: Emergono le prime testimonianze tra i soccorritori e i feriti evacuati in elicottero dall’acciaieria tra marzo e maggio
TESTO: Era una delle sette missioni clandestine compiute in elicottero tra marzo e maggio per raggiungere i difensori dell’acciaieria e celebrate in Ucraina tra le più eroiche imprese militari di questi quattro mesi di guerra. Alcune hanno avuto un esito catastrofico. Il presidente ucraino ha informato per la prima volta delle missioni e del loro costo mortale solo dopo l’uscita dei 2.500 difensori dell’Azovstal concordato con Mosca. Volodymyr Zelenskyy ha riferito all’emittente ucraina ICTV che i piloti hanno sfidato le «potenti» difese aeree russe avventurandosi oltre le linee nemiche, volando con cibo, acqua, medicine e armi in modo che i difensori dell’impianto potessero continuare a combattere e facendo portare via i feriti. La storia completa di queste missioni di rifornimento e salvataggio deve ancora essere raccontata. Ma da interviste esclusive a due sopravvissuti feriti l’Associated Press è riuscita a ricostruire uno degli ultimi voli, dal punto di vista sia dei soccorritori che dei soccorsi. Un ufficiale dell’intelligence militare ha rivelato che un elicottero è stato abbattuto e altri due non sono mai tornati e sono considerati dispersi. Ha detto di essersi vestito in borghese per il suo volo, pensando che avrebbe potuto essere scambiato per un civile se fosse sopravvissuto a un incidente. «Sapevamo che poteva essere un biglietto di sola andata» ha ammesso Zelenskyy. «Questi sono dei veri eroi: sapevano cosa erano missioni difficili, quasi impossibili. ... Abbiamo perso molti piloti». Bufalo era stato trasferito allo stabilimento Azovstal dopo l’intervento di amputazione della gamba. Con un labirinto di 24 chilometri di tunnel sotterranei e bunker, l’impianto era praticamente inespugnabile. Ma le condizioni erano dure. «Ci sono stati continui bombardamenti», ha confermato all’Ap Vladislav Zahorodnii, un caporale di 22 anni che era stato colpito al bacino durante i combattimenti di strada a Mariupol. Evacuato ad Azovstal, ha incontrato Buffalo lì. Si conoscevano già: entrambi provenivano da Chernihiv, città nel Nord circondata e martellata dalle forze russe. Zahorodnii è stato evacuato da Azovstal in elicottero il 31 marzo, dopo tre tentativi falliti. Era il suo primo volo in elicottero. Il Mi-8 ha preso fuoco mentre usciva, mandando in tilt uno dei suoi motori. L’altro li ha tenuti in volo per il resto della corsa di 80 minuti verso la città di Dnipro. Una liberazione celebrata con un tatuaggio a forma di mortaio sull’avambraccio destro: «L’ho fatto per non dimenticare», ha spiegato. La settimana successiva, nella notte tra il 4 e il 5 aprile, è arrivato il turno di Buffalo. Era ambivalente sulla partenza. Da un lato, era sollevato dal fatto che la sua parte di cibo e acqua, sempre più scarsa, sarebbe ora andata ad altri ancora in grado di combattere; dall’altro, «c’era una sensazione dolorosa. Sono rimasti lì e io li ho lasciati». Per poco perdeva il volo, Buffalo. I soldati che lo avevano tirato fuori dal suo bunker in barella se lo stavano poi dimenticando a bordo del camion che lo aveva portato nella zona del decollo insieme ad altri feriti. Non poteva dare l’allarme perché i colpi di mortaio gli avevano ferito la gola: era ancora troppo roco per farsi sentire oltre il rombo dell’elicottero. «Ho pensato tra me: ‘Beh, non oggi allora’. Poi all’improvviso qualcuno gridò: ‘Hai dimenticato il soldato nel camion! ’». Poiché la stiva era piena, Buffalo fu sistemato di traverso rispetto agli altri. Un membro dell’equipaggio gli prese la mano e gli disse di non preoccuparsi, che sarebbero tornati a casa. «Per tutta la vita — rispose lui — ho sognato di viaggiare un elicottero. Non importa se arriviamo, il mio sogno si è avverato». Buffalo osservava da un oblò il terreno sotto. «Abbiamo sorvolato i campi, sotto gli alberi. Volavamo molto basso». Anche Oleksandr è stato evacuato nelle notte tra il 4 e il 5 aprile. I minuti sembravano ore, ha confidato. «Avevo paura, vedi esplosioni tutto intorno». Oleksandr ha ricordato di essere stato colpito dal fuoco di una nave. A un certo punto l’elicottero si è messo a girare «come un giocattolo», ha raccontato. Buffalo ricorda anche un’esplosione. In seguito agli sfollati è stato detto che il pilota aveva evitato un missile. Una volta atterrati a Dnipro, Oleksandr ha sentito i feriti chiamare i piloti. Si aspettava che li rimproverassero per averli sballottati così violentemente durante il volo. «Ma quando ho aperto la porta, ho sentito dei ragazzi dire: ‘Grazie’». «Tutti applaudivano — ha confermato Buffalo — Abbiamo detto ai piloti che avevano fatto l’impossibile»
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Putin e il super missile «pronto entro l’anno». A Kiev le armi tedesche
DATA:
OCCHIELLO: Il leader russo: «Ci rafforziamo davanti alle minacce». Ma secondo molti esperti, gli annunci da Mosca superano l’effettiva impiegabilità delle armi di Mosca
TESTO: Dal nostro corrispondenteBERLINO — Sarà operativo entro la fine di quest’anno, il super missile balistico intercontinentale Sarmat, l’arma più sofisticata e temuta dell’arsenale del Cremlino. Lo ha annunciato Vladimir Putin in persona, parlando ai giovani diplomati delle accademie militari della Russia. «Non c’è dubbio che saremo ancora più forti», ha detto il presidente russo, attingendo ancora una volta alla sua grammatica di riferimento: «Di fronte alle nuove minacce e rischi, svilupperemo e rafforzeremo le nostre forze armate, alla luce delle lezioni dei moderni conflitti».
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Strage di Uvalde, la polizia ammette: «È stato un fallimento»
DATA:
OCCHIELLO: Il 24 maggio scorso hanno perso la vita 19 bambini e due maestre in una sparatoria alla Robb Elementary School. Il capo del Dipartimento di pubblica sicurezza ha parlato delle responsabilità degli agenti al Senato del Texas
TESTO: «È stato un fallimento. Abbiamo deciso di anteporre la vita degli agenti a quella dei bambini». A confessarlo è il capo del Dipartimento di pubblica sicurezza del Texas, Steven Mccraw. I bambini di cui parla sono le 19 vittime della sparatoria che ha sconvolto la Robb Elementary School di Uvalde lo scorso 24 maggio. Secondo quanto riportato dal New York Times, Mccraw è intervenuto durante la riunione della Commissione speciale presso il Senato texano di Austin - che si è tenuta oggi, 21 giugno - e che aveva all’ordine del giorno anche la sicurezza nelle scuole del Paese. La lentezza con cui è intervenuta la polizia è stato tema di dibattito sin dalle prime ore dopo la strage: Mccraw ha ammesso che le forze armate di Uvalde erano in possesso di armi e protezioni a sufficienza per intervenire pochi minuti dopo il momento in cui il diciottenne Salvator Ramos ha aperto il fuoco nella sua ex scuola. Il commando intervenuto sul posto ha «perso tempo» cercando «una chiave di cui non aveva bisogno», ha proseguito, «perché la aule possono essere chiuse solo da fuori e non c’è modo di chiudere le porte dall’interno». Ma dalle immagini estratte dai video di sorveglianza emerge che nessuno dei soccorritori si è premurato di verificarlo. Resta, poi, ancora da chiarire la posizione di Pete Arredondo, capo della polizia di Uvalde. Dalle indagini condotte dallo stesso New York Times attraverso l’esame di documentazione e interviste a testimoni, è emerso che Arredondo è arrivato alla Robb Elementary School sprovvisto della radio. E questo ha reso la comunicazione con gli altri agenti più lenta e difficile. Lo stesso Mccraw, in una conferenza stampa tenuta tre giorni dopo la strage, lo aveva accusato di «aver fatto la scelta sbagliata». Il ritardo accumulato prima di affrontare il killer per Mccrew equivale ad «annullare i progressi fatti negli ultimi 10 anni» nell’addestramento delle forze dell’ordine. Il capo del dipartimento di pubblica sicurezza texano ha cercato di ricostruire le tappe dell’aggressione mostrando ai senatori mappe e fotografie. Molti dei dettagli illustrati non hanno fatto altro che confermare quanto divulgato dal Nyt nell’ultimo mese. Ad esempio, Mccraw ha confermato che alle 11.48 - due minuti dopo l’irruzione nell’edificio di Ramos - un poliziotto del distretto scolastico aveva avvisato i colleghi di quanto stava accadendo dopo essere stato contattato dalla moglie, una maestra rimasta ferita nella sparatoria. Non solo, un video realizzato dalle telecamere di sorveglianza dell’istituto mostra gli agenti in corridoio 70 minuti prima dell’irruzione. E gli scudi che gli agenti avrebbero dovuto usare per proteggersi dai proiettili, erano stati portati davanti alla classe in cui si consumava la strage già alle 12, circa un’ora prima che gli agenti decidessero di entrare uccidendo Salvator Ramos.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Dmitry Muratov mette all’asta la medaglia del Nobel: battuta per 103 milioni di dollari
DATA:
OCCHIELLO: Il giornalista russo, tra i fondatori del giornale di inchiesta Novaya Gazeta, chiuso da Putin a marzo, devolverà il ricavato all’Unicef per i bambini ucraini sfollati
TESTO: Dmitry Muratov faceva parte di un gruppo di giornalisti che fondò, nel 1993, il giornale di inchiesta russo Novaya Gazeta, dopo la caduta dell’Unione Sovietica. Il quotidiano ha sempre espresso critiche al presidente russo Vladimir Putin, denunciando la corruzione degli oligarchi russi e le violazioni dei diritti umani in Cecenia. Nella redazione lavorò anche Anna Politkovskaja, assassinata proprio per la sua attività giornalistica nel 2006. Novaja Gazeta è stata costretta a sospendere le sue pubblicazioni il 28 marzo scorso, dopo la stretta di Putin.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Bill Cosby colpevole di aggressione sessuale su una minorenne, il verdetto della giuria
DATA:
OCCHIELLO: Le molestie avvenute nella Playboy Mansion di Hugh Hefner nel 1975, la vittima aveva all’epoca 16 anni
TESTO: Come ricostruito dall’agenzia Ansa, la Huth aveva accettato l’invito di Cosby, all’epoca già un attore famoso, di raggiungerlo nella villa di Hefner ma non si aspettava che il comico, che in quegli anni recitava in film con Sydney Poitier e Richard Pryor, l’avrebbe costretta a un atto sessuale indesiderato per cui adesso Cosby dovrà pagare mezzo milione di dollari di danni. Il verdetto contribuisce a demolire ancora una volta l’immagine dell’ex `papa´ buono’ del «Bill Cosby Show» (in Italia uscì col titolo «I Robinson») che già era stato condannato da un tribunale penale per molestie sessuali e poi liberato per un vizio di forma. La Huth era entrata in campo nel 2014, ma oltre a lei il verdetto di Los Angeles dà soddisfazione alle decine di donne che nel corso degli anni hanno raccontato su Cosby la stessa storia: lusingate e adescate in camera da letto, drogate o indotte a bere fino a perdere i sensi e poi aggredite. Molte di loro, all’epoca del primo processo, non avevano potuto essere ascoltate perché non si erano fatte avanti al momento dei fatti, ma nel caso di Judy Huth la possibilità di mettere Cosby di fronte alle sue responsabilità è stata ammessa perché la donna nel 1975 era minorenne e aveva fatto causa davanti a un tribunale civile.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Terremoto in Afghanistan, oltre 1.000 morti e 1.500 feriti nelle province di Khost e Paktika
DATA:
OCCHIELLO: Il sisma di magnitudo 5.9 ha colpito le due province orientali, a pochi chilometri dal confine pakistano e circa 200 dalla capitale Kabul, dove la scossa sarebbe comunque stata avvertita, così come a Islamabad
TESTO: Sono oltre mille le vittime del devastante terremoto che ha colpito oggi l’Afghanistan. È l’ultimo drammatico bilancio fornito da Amin Huzaifa, capo del dipartimento cultura e informazione della provincia di Paktika. «Abbiamo oltre mille morti e più di 1.500 feriti», ha detto. «Molti villaggi sono stati distrutti». In precedenza, il vice ministro del governo talebano per la gestione delle emergenze Sharafuddin Muslim aveva parlato di almeno 920 morti e 610 feriti. Il sisma di magnitudo 5.9 ha colpito le province di Khost e Paktika, nell’est del Paese, a pochi chilometri dal confine con il Pakistan e circa 200 dalla capitale Kabul, dove la scossa sarebbe comunque stata avvertita, così come nella capitale pakistana Islamabad. Il ministero della Difesa afgano ha comunicato di aver inviato nella zona sette elicotteri e numerosi dottori, oltre a tende, cibo e medicine.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Intervista a Boris Johnson: «No a una cattiva pace per l’Ucraina: l'Occidente non ceda alla fatica della guerra. Putin deve fallire»
DATA:
OCCHIELLO: Il premier britannico: «Gli ucraini non accetteranno un conflitto congelato nel quale lo zar è in grado di continuare a minacciare ulteriore violenza e aggressione. Bisogna tornare ai confini di prima del 24 febbraio». «All’Europa offriremo sempre sostegno sulla sicurezza». La crisi economica e i costi della Brexit? «Funzioniamo meglio in a
TESTO: Signor primo ministro, stanno emergendo differenze fra gli alleati occidentali riguardo il conflitto in corso: teme che ci siano Paesi europei che stanno spingendo per una troppo rapida soluzione negoziale? C’è il rischio di una stanchezza sull’Ucraina, c ’è il rischio che la gente non riesca a vedere che questa è una battaglia vitale per i nostri valori, per il mondo. I costi dell’energia, la spinta dell’inflazione, i prezzi del cibo stanno avendo un impatto sulla fermezza delle persone: ma questo non sta avendo un impatto sulla fermezza del Regno Unito. Crediamo che dobbiamo aiutare gli ucraini a ottenere una capacità di resistenza strategica: devono continuare ad andare avanti. Ma non possiamo essere più ucraini degli ucraini, è la loro crisi, loro devono decidere cosa vogliono fare. Ma è assolutamente chiaro, se vai lì e parli con gli ucraini, con Zelensky, che loro non cederanno territori in cambio della pace, non faranno un cattivo accordo. Non vogliono essere forzati a un negoziato, non acconsentiranno a un conflitto congelato nel quale Putin è in grado di continuare a minacciare ulteriore violenza e aggressione. Il territorio ucraino deve essere restaurato, almeno nei confini prima del 24 febbraio, la sovranità e la sicurezza dell’Ucraina devono essere protette. E dunque sì, c’è una stanchezza, ma è qualcosa che dobbiamo affrontare, dobbiamo continuare a perorare la causa col nostro elettorato e le nostre popolazioni. Ma trovo che l’unità dell’Occidente sia ben più evidente delle divisioni. Il futuro del mondo dipende dal mantenere una forte, robusta posizione sull’Ucraina: ciò che dobbiamo fare è lavorare assieme come europei per evitare quello che credo sarebbe un disastro, ossia una cattiva pace in Ucraina, costringere gli ucraini ad accettare termini che dovrebbero essere un anatema per gli europei.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Come si spiega l’andamento del rublo (che sembra dare ragione a Putin sulle sanzioni)?
DATA:
OCCHIELLO: Contano due fattori: il rialzo dei prezzi di gas e petrolio arricchisce la Russia e rimpingua la sua bilancia valutaria e un maggior controllo sui movimenti dei capitali
TESTO: In un articolo per La Lettura del 29 maggio, citando un saggio dello storico olandese Nicholas Mulder («The Economic Weapon. The Rise of Sanctions as a Tool of Modern War», Yale University Press), ricordavo che dalla loro invenzione da parte della Società delle Nazioni cent’anni fa, le sanzioni economiche multilaterali non hanno quasi mai funzionato. Il loro primo fiasco, memorabile, fu contro Mussolini dopo l’invasione dell’Abissinia-Etiopia nel 1935. Per essere più precisi, le sanzioni non hanno funzionato se e quando il loro obiettivo era dissuadere un regime dalla guerra, o addirittura provocare la caduta del regime stesso. Più di recente, la stabilità degli ayatollah iraniani o della feroce monarchia rossa dei Kim in Corea del Nord sta a ricordarcelo. Sull’ultimo numero di Foreign Affairs, la prestigiosa rivista di geopolitica americana, l’economista Barry Eichengreen distingue i significati che ha il «potere economico» come arma nelle relazioni internazionali. In particolare guardando all’Occidente, che rappresenta l’area più ricca del mondo. Noi abbiamo un potere economico considerevole: quello di infliggere danni attraverso le nostre sanzioni. Putin, per esempio, si vede negare l’accesso a tecnologie avanzate che solo l’Occidente possiede, e che sono essenziali anche per i suoi armamenti (la Cina cercherà di sostituirsi a noi ma ci vorrà tempo e comunque il suo supporto non è gratis per i russi). Altra cosa invece è il potere di far cambiare strada a Putin: quello è al di fuori delle nostre capacità. La nostra forza economica non arriva fin lì. Nell’immediato quindi Putin non ha torto quando ci sbeffeggia dicendoci che le sanzioni fanno male a noi più che a lui. Nel lungo termine però lui presiede a un’operazione di «decoupling» o divorzio, gravida di conseguenze. I suoi predecessori, anche comunisti ottusi come Leonid Brezhnev, costruirono per decenni dei legami strutturali fra Mosca e l’Europa occidentale attraverso la dipendenza energetica. Putin attirandosi le sanzioni fa sì che tutte le economie dell’Europa occidentale hanno iniziato una lenta, faticosa, costosa e dolorosa «torsione geografica», per cercarsi approvvigionamenti e sbocchi altrove. Alla fine la Russia avrà perso tanta influenza su di noi, e questo è un prezzo incommensurabile.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Macron in televisione: «Governo di coalizione o maggioranza caso per caso»
DATA:
OCCHIELLO: Il discorso del presidente ai francesi dopo il voto che gli ha negato la maggioranza assoluta in parlamento
TESTO: Oggi il presidente sarà a Bruxelles per il Consiglio Ue e poi parteciperà ai vertici G7 e Nato. «Al mio ritorno, spetterà ai gruppi politici di dire fino a che punto sono pronti ad arrivare, in totale trasparenza». Un modo per rilanciare la palla nel campo degli avversari: io sono pronto al compromesso, e voi? Vi lascio qualche giorno di tempo per riflettere, al mio ritorno mi aspetto una risposta. In realtà qualche risposta importante il presidente l’ha già ricevuta nelle prime ore dopo il voto, quando Christian Jacob, segretario del partito della destra gollista Les Républicains, ha subito chiarito di non essere interessato a entrare nella maggioranza «perché noi non facciamo la ruota di scorta di nessuno». Ma i 64 seggi dei Républicains sarebbero perfetti — alla coalizione di Macron ne mancano 44 —, ed è possibile che nei prossimi giorni i gollisti si mostrino più aperti. Macron ha poi ricordato che presto il governo sottoporrà alla nuova Assemblea nazionale le sue proposte sulla difesa del potere d’acquisto, minacciato dall’inflazione e dai prezzi dell’energia: un invito a mettere da parte l’intransigenza, per il bene dei cittadini.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Boris Johnson: «Ukrainians won’t sign a bad deal. It is the moment for Western countries to turn things around. Putin must fail»
DATA:
OCCHIELLO: The prime minister of the United Kingdom: «Kiev will not agree to a frozen conflict in which Putin can continue to threaten further violence and further aggression. We need to go back to to the status quo ante February the 24th». «We will offer Europe support when it comes to its security». The economic crisis and Brexit’s effects: «We’ll
TESTO: Below the surface, there are different approaches to the Ukraine crisis emerging among Western countries: do you fear that the Europeans are pushing for a quickly negotiated solution? There is a risk of Ukraine fatigue around the world. And that’s clear. And there is a risk that people will fail to see that this is an absolutely vital struggle for our values, and it’s an absolutely vital struggle for the world. I think the energy costs, the inflationary spike that is being experienced by so many countries, the issues with grain, with food prices, these are unquestionably having an impact on people’s staying power. But this is not having an impact on the staying power of the United Kingdom. And the UK believes that we have to help the Ukrainians to have strategic endurance: they have to keep going. We can’t be more Ukrainian than the Ukrainians. As I’ve said often to my friends in the G7, we can’t interpolate our own views. This is their crisis. They are the victims of Putin’s aggression, they must decide what they want to do. But one thing is absolutely clear: if you go to Ukraine, and you talk to the to the Ukrainians, and you talk to Zelensky, you will come away with the overwhelming view that the Ukrainians will not concede their territory for peace, they will not do a bad deal. They do not want to be strongarmed into a negotiation or to agree to a frozen conflict in which Putin has all the high cards and is able to continue to bully them, is able to continue to threaten further violence and further aggression. Ukrainian territory should be restored, at least to the pre February 24th boundaries. And Ukraine’s sovereignty and security should be protected. So there is Ukraine fatigue. There’s something we have to address. Yes, we have to continue to make the case to our electorates and to our populations. But I still find that the unity of the West is far more conspicuous than the divisions. And I found that from the beginning, I think it’s quite, it’s quite remarkable.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Ucraina, Kiev attacca la raffineria russa e punta sull’affondo a Kherson
DATA:
OCCHIELLO: Colpita una piattaforma del gas nel Mar Nero e l’impianto oltre il confine, nella regione di Rostov. Attesa un’offensiva sullo snodo cruciale di Melitopol
TESTO: I commando russi l’avevano catturata già nei primi giorni di guerra, ma negli ultimi tempi non riescono più a rifornirla. Il 17 giugno i missili ucraini avevano affondato la nave russa Vasily Bekh, che stava trasportando uomini, armi e mezzi per cercare di rafforzarla. Nel contesto di queste stesse attività, il 20 giugno, sempre le bombe ucraine forse sparate da droni hanno centrato la piattaforma per l’estrazione del gas Boyko Tower, posta nel Mar Nero un centinaio di chilometri da Odessa e a 150 dalla costa della Crimea. L’impianto originale era ucraino ma venne catturato dai russi nel 2014. Pare che tra gli operai russi 7 siano dispersi, 3 feriti e almeno 94 siano stati evacuati. Sulla piattaforma avvolta dal fumo restano una quindicina di soldati russi.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Xi attacca la Nato e sostiene Putin: «Le sanzioni? Un boomerang»
DATA:
OCCHIELLO: Al vertice Brics il presidente russo torna sulla scena internazionale anche se solo in modo virtuale. Il presidente cinese non condanna l’invasione dell’Ucraina
TESTO: Quanto è isolato Vladimir Putin? Il vertice Brics (l’acronimo sta per Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa) concede allo zar la possibilità di sfuggire alla definizione di paria mondiale, con la presenza sulla ribalta di una grande riunione internazionale per la prima volta dopo l’invasione dell’Ucraina. Certo, è solo virtuale il faccia a faccia tra Putin, l’amico cinese Xi Jinping, il brasiliano Jair Bolsonaro, l’indiano Narendra Modi e il sudafricano Cyril Ramaphosa: il presidente di turno e padrone di casa Xi, da quando nel gennaio del 2020 è esploso il coronavirus si presta solo a videoconferenze. Ma quella dei Brics può rivendicare un peso importante: i cinque Paesi rappresentano il 40% della popolazione del mondo e il 23% del Pil globale.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Xi Jinping vuole bilanciare il G7: Putin sta al gioco per uscire dall’isolamento internazionale
DATA:
OCCHIELLO: Il vertice fra Brasile, Russia, India, Cina, e Sud Africa darà domani allo zar la possibilità di sfuggire alla definizione di paria mondiale. I cinque Paesi rappresentano il 40 per cento della popolazione del mondo e il 23 per cento del suo Pil globale
TESTO: Quanto è isolato Vladimir Putin? Il vertice Brics (il fortunato acronimo sta per Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa) darà domani allo zar la possibilità di sfuggire alla definizione di paria mondiale, comparendo in una grande riunione internazionale per la prima volta dopo l’invasione dell’Ucraina. Certo, sarà solo virtuale il faccia a faccia tra Putin, l’amico cinese Xi Jinping, il brasiliano Jair Bolsonaro, l’indiano Narendra Modi e il sudafricano Cyril Ramaphosa: il presidente di turno e padrone di casa Xi da quando nel gennaio del 2020 è esploso il coronavirus evita di stringere la mano agli stranieri e si presta solo a videoconferenze. Ma quella dei Brics può rivendicare un peso importante: i cinque Paesi rappresentano il 40 per cento della popolazione del mondo e il 23 per cento del suo Pil globale.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Crisi del grano, il capo del fondo Onu: «Non bastano gli aiuti, aiutiamo l’Africa a produrre ciò di cui ha bisogno»
DATA:
OCCHIELLO: Gilbert Houngbo, ex premier del Togo e presidente dell’Ifad: «Sono preoccupato, nel continente non c’è lo spazio fiscale per proteggere la gente dagli effetti dell’inflazione»
TESTO: La guerra in Ucraina rischia di destabilizzare l’Africa. Cosa la preoccupa di più? «Ci sono diversi livelli di preoccupazione. Il primo è il rischio globale di inflazione che fa impennare i prezzi. Ma i Paesi africani non sono come la City di Londra: hanno uno spazio fiscale scarso o nullo per poter proteggere la popolazione dagli effetti negativi dell’inflazione. Per esempio attraverso l’imposizione di prezzi calmierati per beni di prima necessità: queste misure contribuirebbero ad aumentare un debito già insostenibile». Quali interventi auspica? «Il secondo elemento di preoccupazione riguarda proprio la crisi del cibo. L’accresciuta difficoltà di accesso a sementi e fertilizzanti rischia di affossare la produzione del continente e di aumentare la sua dipendenza dalle importazioni, oggi salite a 77 miliardi di dollari, dai 70 miliardi degli anni scorsi. La comunità internazionale è molto preoccupata e questa è una cosa positiva, ma quando si percepisce il rischio di una crisi di cibo la risposta è sempre stata quella degli aiuti alimentari. L’Africa però non ha bisogno di questo, la vera risposta sono gli investimenti: mettere il continente in grado di produrre quello di cui ha bisogno, se non di più, questa è la chiave di volta e la sfida che stiamo affrontando. Certo nel breve periodo contro la fame non si può fare a meno degli aiuti alimentari. Il problema è che ci si focalizza quasi esclusivamente su questo». I bond emessi dall’Ifad ai primi di giugno vanno in un’altra direzione. «I nostri bond sono uno strumento mirato a implementare la capacità dell’Africa di produrre quel che le serve anche in tempi brevi. Sono uno strumento per collegare il mercato dei capitali al sostegno dei piccoli agricoltori nelle aree rurali. In Africa il 60-65% della popolazione vive ancora nei villaggi». Il presidente di turno dell’Unione africana Macky Sall è stato da Putin nel tentativo di assicurare al continente il grano bloccato nei porti dell’Ucraina. Da ex primo ministro come valuta questa missione diplomatica? «Mi è sembrata una decisione molto coraggiosa. Sall ha parlato a nome del continente. L’Africa vuole mandare un messaggio al mondo: innanzitutto che non rimane in silenzio. Poi che può avere i suoi punti di vista che non coincidono per forza con quelle di altri soggetti. Semplificando: se non sono con te non significa che sia contro di te. Da un lato c’è il tentativo di assicurarsi che più parti prendano in considerazione le preoccupazioni del continente, dall’altro che l’Africa possa contribuire a una soluzione. Perché prima o poi bisogna trovare una soluzione». La delegazione africana guidata da Sall ha incontrato prima Putin, malgrado Zelensky abbia chiesto da tempo, per ben tre volte, un colloquio, osteggiato da diversi leader africani. L’Ua appare esitante e divisa. «E’ vero che manca una posizione uniforme in Africa. Ma è quello che succede anche nell’Unione europea: questa è la democrazia. Certo quando si dibatte e si riesce ad arrivare a una posizione condivisa è sempre meglio. Ma credo anche che le divergenze aiutino a riflettere ulteriormente su quali siano gli interessi del continente. Molti africani pensano che i due Paesi in guerra stiano cercando di portare l’Africa dalla propria parte e vogliono sfuggire a manipolazioni. Fermo restando che l’uso della forza per dirimere le dispute internazionali non è accettabile».
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Perché Putin deve perdere la guerra in Ucraina, secondo Jonathan Littell
DATA:
OCCHIELLO: Lo scrittore: per il presidente russo la menzogna è uno strumento di lavoro, pensare di convincerlo a sedersi al tavolo dei negoziati in buona fede è ridicolo
TESTO: Accogliamo con soddisfazione il ripensamento di Macron e di Scholz, che hanno finalmente capito di non poter più ostacolare la candidatura ucraina all’Unione europea. Nel frattempo, resta il fatto che le loro illusioni e vane speranze nei confronti di Putin sono dure a morire. Da decenni ormai una parte dell’Europa, a cominciare dalla Germania, ha affidato la sua sicurezza energetica a Mosca, beatamente ignorando gli avvertimenti degli scienziati sul clima, e respingendo ogni suggerimento di lasciarsi alle spalle i combustibili fossili. Quanto tempo sprecato, tutto a vantaggio della Russia. Dall’inizio della guerra, la Russia ha incassato 93 miliardi di euro per le esportazioni di gas e petrolio, erogate soprattutto all’Unione europea. La cifra equivale a due volte e mezzo i 37 miliardi di euro che gli Stati Uniti hanno promesso all’Ucraina. E adesso ci strappiamo i capelli perché i prezzi alla pompa superano i due euro al litro e ci diamo da fare per trovare vie di scampo. È una vergogna, è uno scandalo. Anche in Ucraina la benzina costa caro e le code davanti alle stazioni di rifornimento sono diventate interminabili. Ma nessuno si lamenta. Quello che chiedono gli ucraini non è combustibile a basso prezzo, bensì armi e munizioni per respingere gli invasori, liberare le loro città e riprendersi i loro territori. E hanno ragione. Con l’invasione dell’Ucraina, Putin ha rovesciato lo scacchiere dell’ordine globale stabilito nel 1945, nel secondo dopoguerra: è illusorio sperare di riattaccare nuovamente i cocci. Davanti al mondo, Putin e i suoi complici ringhiano senza tregua, è il loro normale modus operandi, ma tra di loro studiano attentamente i rapporti di forza per trarne freddamente le conseguenze. Quando gli ucraini, grazie alla loro resistenza accanita, hanno bloccato l’offensiva russa su Kyiv, Putin ha ritirato le truppe, rivelando al mondo tutto l’orrore inflitto dal suo esercito « di liberazione» sui civili di Bucha, Irpin, Motyzhyn e tante altre cittadine. Quando Mykolaiv si è sollevata per fermare l’assalto venuto dalla Crimea in direzione di Odessa, Putin è stato costretto a rinunciare, per il momento, al suo obiettivo di impadronirsi del celebre porto sul Mar Nero. E adesso, finalmente consapevole della debolezza del suo esercito mal addestrato e roso dalla corruzione, davanti alle forze ucraine super motivate ed equipaggiate dall’Occidente, ecco che concentra tutti suoi sforzi sul Donbass, ricorrendo all’aviazione e all’artiglieria pesante per radere al suolo tutte le città, una dopo l’altra: il solo modo che gli resta per fare la guerra. Ma anche qui dovrà essere fermato, definitivamente, e respinto. La promessa americana e britannica di fornire lanciamissili a lunga gittata per riequilibrare i rapporti di forza rappresenta il primo passo nella buona direzione. Ma occorre fare molto di più. Putin è un uomo che nel ventunesimo secolo ha scatenato una guerra del ventesimo secolo per raggiungere obiettivi del secolo diciannovesimo. Per lui, che oggi si paragona a Pietro il Grande, l’annessione completa dell’Ucraina è una questione esistenziale che non ha nulla a che vedere con le sue accuse deliranti contro la NATO. Per lui, l’Ucraina non deve più esistere, punto. E non ci sarà nessuna concessione, nessuna apertura diplomatica, nessun compromesso « ragionevole », da parte nostra, a impedirgli di raggiungere i suoi obiettivi, o a salvaguardare l’integrità territoriale, politica ed economica dell’Ucraina, o del suo avvenire europeo. Chiedere agli ucraini di deporre le armi e di negoziare un Minsk 3, 4 o 5, significa preparare il terreno a una nuova invasione dell’Ucraina tra qualche anno, concedendo a Putin il tempo necessario per riorganizzare il suo esercito e stoccare nuovamente uomini, armi e munizioni. E se muore nel frattempo, ma il regime gli sopravvive, il suo successore seguirà le sue orme. Il 9 maggio a Strasburgo, Emmanuel Macron, ipotizzando eventuali negoziati con la Russia, ha ricordato il trattato di Versailles che nel 1918, con l’umiliazione della Germania, « aveva funestato la via della pace. » Fu certamente vero nei confronti della Repubblica di Weimar, che rappresentò un coraggioso tentativo democratico. Però Macron, a quanto pare, non ha capito fino in fondo il momento storico che stiamo vivendo adesso. Se c’è stato un 1918 per Mosca, si è trattato del 1991. In seguito, come in Germania dopo il fallimento di Weimar negli anni Trenta, il potere fascista e revanscista, e per di più profondamente corrotto, si è insediato definitivamente in Russia, schiacciando la società civile e le sue forze vitali, appropriandosi dell’intera economia del paese a suo esclusivo beneficio, e sfidando il mondo democratico e l’ordinamento sul quale è fondata la nostra pace e la nostra sicurezza collettiva. Oggi non è più il 1918, bensì il 1939. E come per il Terzo Reich di Hitler, il cammino verso la pace prima o poi esigerà il rovesciamento totale del regime di Putin, che non corrisponde affatto alla Russia e al suo popolo, a dispetto di quel che ne pensi « l’Occidente collettivo ». Solo una Russia libera, democratica e governata dai suoi cittadini, non da una cricca mafiosa inebriata di ideali messianici, potrà rientrare nel consesso delle nazioni e diventare a pieno titolo un membro della comunità internazionale, come sono riusciti a fare, dopo il 1945, Germania e Giappone.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Terremoto in Afghanistan, più di mille morti. I talebani: «Il mondo ci aiuti»
DATA:
OCCHIELLO: È bastato un sisma di magnitudo 6,1 a sbriciolare interi villaggi nella provincia di Paktika, al confine col Pakistan. I soccorsi resi molto difficili dalle piogge torrenziali
TESTO: Un sisma di magnitudo 6.1, valore non considerato tra i più elevati a livello internazionale, in questa area del mondo ha lasciato poco scampo ai suoi abitanti, sorpresi verso l’una di notte, mentre dormivano, in case fatte di terra e poco più, in una zona sperduta, a tratti montuosa. Un’ecatombe: oltre mille i morti. Un bilancio destinato a crescere. Sono 46 i villaggi spazzati via, abitati da 500 famiglie. Da questi luoghi remoti le informazioni arrivano a rilento. Non si sa nemmeno quante persone si trovino ancora sotto le macerie. In questo Paese già stremato, dilaniato da vent’anni di guerra e con oltre metà della popolazione ridotta alla fame dopo un anno di governo talebano, a complicare i soccorsi ci si è messa anche la pioggia, arrivata — torrenziale — ieri mattina dopo mesi di siccità. Fango, smottamenti e allagamenti hanno rese impraticabili le strade, sterrate. «Le nostre ambulanze non hanno potuto raggiungere le zone epicentro del terremoto, si sono dovute fermare all’ospedale provinciale di Paktika» ha riferito al Corriere Stefano Sozza, responsabile di Emergency in Afghanistan. L’associazione italiana, che nel Paese gestisce tre ospedali e 42 cliniche, sta partecipando agli incontri del ministero della Salute afgano per coordinare la risposta a questa emergenza. «Si teme che ci siano molte persone bloccate sotto i detriti ma pioggia e fango rendono difficoltosi i soccorsi».
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Xi condanna le sanzioni e invoca il mondo post-dollaro: il contro-G7 dei Brics
DATA:
OCCHIELLO: All’ultimo vertice delle potenze emergenti dominano le grandi manovre di Pechino. Che ora corteggiano l’Africa. Come è nato il club del mondo «altro da noi» e perché ora si rafforza
TESTO: L’economista americano Dani Rodrik ha teorizzato che i Brics sposano la “globalizzazione modello Bretton Woods, anziché la versione più recente ed estrema”. Cosa intende? A Bretton Woods nel 1944 si tenne la conferenza internazionale che preparò l’architettura dell’economia internazionale per l’èra del dopoguerra, sotto la leadership politica di Franklin Roosevelt e quella teorica di John Maynard Keynes. Furono creati là il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale, e il Gatt che era l’antenato del Wto. Fu un passaggio importante per ricostituire la libertà di scambi, promuovere il commercio internazionale che avrebbe trainato tanti “miracoli” economici post-bellici, da quello italiano a quelli tedesco e giapponese. Ma si trattava di una globalizzazione parziale: le monete non erano libere di fluttuare disordinatamente, i movimenti di capitali erano sottoposti a restrizioni, le frontiere si aprivano con gradualità. Rodrik osserva che i Brics hanno un approccio selettivo alla globalizzazione, che ricorda il mondo ordinato di Bretton Woods. La Cina pratica il protezionismo ben prima che Donald Trump tentasse di restituirglielo; resiste da anni alle pressioni occidentali sul fronte monetario, e continua a mantenere il renminbi in un limbo di non completa convertibilità. L’India ha mantenuto certe restrizioni sui movimenti dei capitali, oltre che un’apertura graduale delle frontiere agli scambi commerciali. Il Brasile applica de facto delle quote di “imponibile di manodopera nazionale” sulla società estere che vogliono investire in settori chiave come petrolio e miniere. Tutti questi governi agiscono in modo pragmatico: niente dichiarazioni di guerra ideologica contro l’Occidente, ma un calcolo razionale dell’interesse nazionale. Russia e Cina hanno in comune anche il ruolo del capitalismo di Stato, soprattutto nei settori strategici.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Russia, al G7 Joe Biden chiederà nuove sanzioni. Gli esperti: colpire le banche e 40 fedelissimi di Putin
DATA:
OCCHIELLO: Il presidente americano proporrà agli alleati un’ulteriore stretta contro Mosca. Stilato un elenco dei «big» più legati al Cremlino. Obiettivo: «convincerli» a lasciare
TESTO: È questo il punto di partenza di un meticoloso lavoro condotto da un pool internazionale di esperti sulle sanzioni guidato dal Andriy Yermak, capo dello staff di Volodymyr Zelensky e da Micheal McFaul, ex ambasciatore Usa in Russia e componente del Consiglio di sicurezza nell’Amministrazione Obama. Il gruppo, «The international working groUp on russian sanctions», ha appena presentato due nuovi documenti. Il primo consiglia di rafforzare le sanzioni finanziarie, comprendendo tutte le 30 principali banche russe, oltre alla Borsa finanziaria (Moex). L’analisi mette in luce come il congelamento delle riserve monetarie russe, per un valore di circa 300 miliardi di dollari, non sia stato sufficiente per portare al collasso il circuito finanziario di Mosca. La prova è il recupero del rublo, tornato al rapporto di scambio con il dollaro precedente la guerra.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Draghi spinge per il summit sul gas. Asse con Macron, disco verde da Scholz
DATA:
OCCHIELLO: Il vertice (probabilmente a luglio) sarebbe tutto sulla proposta italiana di un «price cap». L’opposizione dell’Olanda potrebbe allentarsi sotto il peso di un via libera da parte di Berlino
TESTO: Nel frattempo si lavora alle conclusioni che verranno approvate oggi. L’Italia insiste per un’altra menzione esplicita dopo quella di maggio, che diede mandato alla Commissione europea di preparare una proposta su un price cap temporaneo sul gas russo. Il punto in questione indica che «alla luce dell’utilizzo dell’energia come arma da parte della Russia, richiamando le conclusioni del 30-31 maggio, il Consiglio europeo invita la Commissione a perseguire i suoi sforzi per assicurare una fornitura energetica a prezzi accessibili». Nelle conclusioni del vertice del 30-31 maggio si faceva riferimento, tra le possibilità, anche all’introduzione di un tetto al prezzo del gas. Per il premier greco Kyriakos Mitsotakis, schierato pubblicamente con il premier italiano, è un dossier che deve avere priorità massima. Nella delegazione italiana presente al Consiglio europeo ci credono: «A luglio contiamo di chiudere, possiamo farcela». Di sicuro Draghi non sta risparmiando alcuno sforzo; se ne discuterà anche con gli americani, ad Elmau, in Baviera, domenica e lunedì, nel corso del G7.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Il ministro degli Esteri ucraino Kuleba: «Le armi assicurano la via diplomatica, con l’Ue stessa linea»
DATA:
OCCHIELLO: «Putin vuole indebolire i Paesi democratici ma Draghi e Macron tengono la barra dritta». I negoziati? «È Mosca a sparare, noi disposti a discutere su tutto»
TESTO: Sarà una guerra lunga, ogni giorno centinaia di vittime, l’economia è in crisi: siete pronti a combatterla? «Una domanda difficile, ma legittima. Sì, la vita in Ucraina è sempre più difficoltosa e gli europei protestano per i prezzi dell’energia. Ma per noi si tratta di una guerra esistenziale in difesa della democrazia. Nessuno vorrebbe pagarne il prezzo. Spero che la popolazione italiana capisca che Putin vuole la crisi energetica, economica e alimentare in tutta Europa. La Russia invidia il benessere europeo. Nel suo modello la gente deve vivere in modo disumano, pronta ad obbedire ciecamente ai capi. Questa è una guerra tra dittatura e democrazia non scelta da noi o dagli italiani, l’ha imposta Putin. Però si spara sulla nostra terra. La domanda per tutti deve essere: siamo pronti a sottometterci al diktat di Putin? Certo che no, ma allora dobbiamo combattere, se non lo faremo dovremo ammettere che le democrazie sono incapaci di difendere i loro valori. Se Putin dovesse prevalere, le ripercussioni sarebbero planetarie e si rafforzerebbero gli autoritarismi».
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Russia, Alexander Sokurov: «Così il Cremlino mi ha impedito di varcare il confine e venire a Milano»
DATA:
OCCHIELLO: Il regista era atteso alla Milanesiana ma non è riuscito ad arrivare ad Helsinki per prendere l’aereo. «Lo Stato russo è arrogante con i suoi cittadini»
TESTO: Nel mentre centinaia di macchine passavano davanti a noi, interi autobus con bambini russi, con i cittadini che potevano uscire dal Paese. E noi dovevamo rimanere lì in attesa di cosa? Che ci arrestassero forse? Ho avuto la netta impressione che le nostre misteriose guardie di frontiera avessero deciso di farci rimanere ad attendere in piedi sull’asfalto, dove non c’era nemmeno un posto per sedersi, fino al momento in cui non avremmo più potuto prendere l’aereo da Helsinki per Milano. Davvero così vili? In fondo è un apparato statale, così meschino. .. non può essere. .. Ma è quello che ci è successo. Devo chiarire a chi non è mai stato da queste parti che mancavano ancora quasi trecento chilometri all’aeroporto di Helsinki. Il capoturno in divisa ben stirata e con un bel berretto è apparso davanti a noi quando è diventato chiaro che il nostro aereo italiano all’aeroporto di Helsinki stava già facendo accomodare i passeggeri e si preparava a decollare. Senza guardarci negli occhi, ci ha detto che la mia partenza era stata impedita dall’ordine del compagno Mishustin (primo ministro russo, ndr) che vieta a persone come me di attraversare il confine. Non ho mai visto Mishustin dal vivo, non l’ho mai incontrato e perché Mishustin avesse un tale pregiudizio e odio nei miei confronti non lo riuscivo proprio a capire.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: La Corte suprema Usa boccia le limitazioni di New York sul porto d'armi
DATA:
OCCHIELLO: La normativa che prevedeva l'obbligo di licenza speciale per portarle nei luoghi pubblici è stata considerata in contrasto con il II emendamento della Costituzione. Il presidente Biden: «Profondamente deluso»
TESTO: «E' vergognoso». La reazione della governatrice di New York Kathy Hochul non lascia spazio a dubbi circa la sua posizione in merito. «Continuerò a fare tutto quello in mio potere per mantenere i newyorkesi al sicuro», ha aggiunto. Gli ha fatto eco il presidente Joe Biden che si è detto «profondamente deluso» dalla decisione della Corte. Biden si era già schierato dalla parte di chi vorrebbe un'interpretazione del II emendamento meno letterale. La decisione è arrivata con 6 voti a favore contro 3 contrari, dopo un periodo in cui le sparatorie di massa sono tornate al centro del dibattito pubblico.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Russia, chi sono Buriati, Kazaki, Tuvani, quei ragazzi «di periferia» che vanno a morire
DATA:
OCCHIELLO: Putin evita di arruolare i giovani delle grandi città perché teme le proteste delle famiglie. La ricercatrice Maria Vyushkova: «Chi si accorge di queste minoranze?»
TESTO: La quota di kazaki etnici travolti nella macina della guerra è sette volte superiore al loro peso nella popolazione russa. È gente come loro e delle altre minoranze a trovarsi esposta molto più dei russi slavi, bianchi e originari delle grandi città europee. Di Mosca da oggi si conoscono appena otto morti in guerra, in una popolazione di venti milioni nell’area metropolitana. Di Tuva si conoscono con certezza sei volte più morti, malgrado una popolazione oltre sessanta volte più piccola: la probabilità di morire è centinaia di volte superiore, se si è è fra quelli venuti dalla parte sbagliata della Russia. Spinti contro il fuoco nemico tanto quanto questi russi asiatici o caucasici finora sono stati solo gli ucraini dei territori occupati, arruolati a forza a fianco dell’esercito di Mosca: coscritti con minacce e violenza nelle «repubbliche indipendenti» di Donetsk e Lugansk o mandati a morire sotto il fuoco ucraino da Sebastopoli che solo pochi anni fa è stata sottratta da Putin al controllo di Kiev. Esiste in Russia una rete clandestina che tiene ogni giorno la contabilità dei caduti, perché anche questo è un atto di resistenza civile sotto un regime che mente: il governo di Mosca aveva parlato di 1.351 caduti il 25 marzo e poi da allora più nulla, al punto che il presidente della commissione Difesa della Duma Andrei Kartapolov si è spinto a dire questo mese che sui morti in Ucraina regna il silenzio «perché non ce ne sono più».
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Putin e la Novorossiya, l’ossessione che rivela il suo progetto sull’Ucraina
DATA:
OCCHIELLO: La Nuova Russia risale ai tempi di Caterina la Grande. La regione storica tornata in primo piano nel 2014 oggi ispira revisionismi, infiamma i circoli nazionalisti e dà la rotta all’invasione
TESTO: È il 21 febbraio 2022, Vladimir Putin in tv si rivolge agli «amici cittadini», nel buio della sera si risvegliano fantasmi. La situazione in Donbass s’è fatta critica, dice il presidente, l’Ucraina non è solo un Paese vicino ma parte inalienabile della nostra storia, della nostra cultura, del nostro spazio spirituale. Il lungo discorso esalta l’impero zarista vetta di storia patria mai più eguagliata — neanche dalla rimpianta Unione Sovietica —, biasima l’allontanamento di Kiev da Mosca, condanna le manovre occidentali alle porte di casa. Fra i tanti, un nome: Ochakov, porto strategico del Mar Nero affacciato sull’estuario del Dnepr che con l’assedio del 1788 fu strappato agli ottomani dai russi del principe Potëmkin e del generale Suvorov e che oggi ospita una base navale ampliata dagli americani per attività congiunte Nato-Ucraina. Nella ferrea concatenazione retorica è un lampo: le guerre russo-turche, il coraggio dei soldati dell’imbattuto eroe Suvorov e quel XVIII secolo cruciale nella visione putiniana, quando «i territori sulla costa del Mar Nero furono incorporati e chiamati Novorossiya». Lo stesso nome dato nel 2014 alla fallita federazione tra le Repubbliche separatiste di Luhansk e Donetsk nel Donbass. «Nuova Russia», l’antica idea che dà la rotta all’«operazione militare speciale» del 2022. Il 24 febbraio i russi entrano in Ucraina, tra gli obiettivi principali del fronte sud, a cinquanta chilometri da Mykolaïv e ottanta in linea d’aria da Kherson, c’è la base di Ochakov.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Kim vuole affidare missili nucleari tattici ai generali sul 38° Parallelo
DATA:
OCCHIELLO: La nuova minaccia nordcoreana: il piano di incarichi per le truppe di prima linea
TESTO: «Piano per la modifica e l’ampliamento degli incarichi operativi affidati alle unità di frontiera». Si intitola così il documento appena discusso da Kim Jong-un con i generali nordcoreani durante la riunione della Commissione centrale militare a Pyongyang. E i nuovi incarichi per le truppe di prima linea sono inquietanti: si tratterebbe di schierare sul 38° Parallelo armi nucleari pronte per l’impiego sul campo di battaglia da parte dell’artiglieria della Nord Corea. Nelle immagini diffuse dalla propaganda nordista si vede un ufficiale dell’Esercito che indica i possibili bersagli delle armi nucleari tattiche su una mappa. I tecnici i Pyongyang hanno velato la foto, coprendola parzialmente, ma non è difficile individuare e riconoscere sotto la «nebbia» la provincia di Gangwon, sulla costa orientale della Sud Corea. Può significare che in caso di guerra, l’artiglieria nordcoreana bersaglierebbe con armi nucleari tattiche quell’area nemica. Gli Stati Uniti e il mondo sono in genere concentrati sulla corsa di Pyongyang verso missili intercontinentali (ci sono stati almeno due lanci di questo tipo nel 2022), ma negli ultimi mesi i nordcoreani si sono esercitati con diversi ordigni balistici a corto raggio che hanno un raggio di circa 110 chilometri e tengono sotto mira solo la Corea del Sud. In particolare, il 16 aprile Kim Jong-un è andato ad osservare il test di uno di questi «missili corti» e si è portato al seguito i comandanti di reparti di prima linea: una circostanza inusuale, perché di solito il Rispettato Maresciallo assiste alle esercitazioni con ordigni di grande potenza e si fa accompagnare solo dagli scienziati e dai più alti gradi delle forze armate. L’agenzia Kcna di Pyongyang ha osservato che «il test è stato di grande significato, perché ha drasticamente accresciuto la potenza di fuoco dell’artiglieria di prima linea e l’efficienza operativa delle armi nucleari tattiche della Repubblica popolare democratica di Corea». Grosso modo, quando si parla di «nucleare tattico», si indicano gli ordigni da uso ravvicinato, sul campo di battaglia per annientare le retrovie del nemico; le armi «strategiche» sono invece quelle a lungo e lunghissimo raggio, puntate su obiettivi lontani (le città) per minacciare l’avversario e «dissuaderlo» da ogni azione. È il cosiddetto «deterrente nucleare». In teoria, il deterrente strategico serve ad evitare la guerra; l’arsenale tattico a vincere una battaglia con risultati devastanti. È a questa seconda opzione che si riferisce la nuova direttiva discussa da Kim con i suoi generali. Il dottor Jeffrey Lewis, direttore del Center for Nonproliferation Studies del Middlebury Institute for International Studies a Monterey, è piuttosto preoccupato. Spiega che il missile tattico provato il 16 aprile (e forse anche il 5 giugno), è alimentato da propellente solido, che rende i preparativi per il lancio molto più rapidi e taglia i tempi per la risposta antimissile della Sud Corea e del contingente americano schierato nella penisola. L’esperto sottolinea che aver convocato ai test i comandanti di unità schierate sul 38° Parallelo segnala la volontà di Kim di mostrare ai generali la potenza dell’arsenale messo a loro disposizione. C’è un ultimo interrogativo: in caso di scontro di frontiera, a chi spetterebbe dare l’ordine di impiego di colpire con un ordigno nucleare tattico il nemico? A un generale in prima linea o al comando strategico di Kim? Meglio non doverlo scoprire mai.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Tentare ora la spallata a Putin o aspettare l'inverno? I dilemmi di Biden (e i rischi in Europa)
DATA:
OCCHIELLO: In vista del G7 in Germania e del summit Nato di Madrid, Joe Biden rilancia l’iniziativa — ma ha di fronte a sé scelte complicate. Qual è la soglia da non varcare sul sostegno militare all'Ucraina? E il fronte europeo resterà compatto con l'aumento dei prezzi del gas?
TESTO: La discussione sulle sanzioni conduce al terzo punto della discussione, forse il più delicato. Nel gruppo degli alleati si confrontano due scuole di pensiero. Biden dà credito alla Segretaria al Tesoro, Janet Yellen, convinta che alla fine dell’anno le sanzioni porteranno l’economia russa vicina al collasso. A quel punto Putin sarà costretto a negoziare, sempre che, da qui ad allora, l’Occidente continui a rifornire di armi gli ucraini. Ma sul versante europeo, specie tra i Paesi dell’Est, sta prendendo forma una preoccupazione speculare. Entro l’anno l’aumento dei prezzi del gas e dei generi alimentari potrebbe innescare massicce proteste popolari in Francia, Italia, Romania e forse anche Germania. In Bulgaria il governo europeista è appena caduto. A quel punto i leader si troveranno a fronteggiare forti pressioni per allentare il sostegno all’Ucraina e cercare l’appeasement con Mosca. La vice presidente della Commissione europea, Vera Jourova, ci ha detto, sempre al margine del seminario di Atlantic Council: «Già oggi c’è una robusta percentuale di persone contrarie ad appoggiare l’Ucraina; varia dal 20 al 40%, a seconda dei Paesi». È uno scenario da incubo per Zelensky. Ma lo sarebbe anche per Biden. Si arriva allora al dilemma finale: provare a dare adesso la spallata a Putin, con il pericolo di un’ulteriore escalation? Oppure aspettare l’inverno, ma con il rischio che si sfaldi il blocco europeo?
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Così la guerra civile sull’aborto negli Usa fa il gioco di Cina e Russia
DATA:
OCCHIELLO: La sentenza che cancella il diritto federale all’aborto darà sostegno all’idea che l’America è una nazione lacerata, e rafforzerà l’analisi del campo anti-occidentale, da Putin a Xi
TESTO: La storica sentenza della Corte suprema che cancella il diritto costituzionale all’aborto – rinviando la questione alle legislazioni statali o al Congresso – darà nuovo sostegno all’idea che l’America è una nazione lacerata, dilaniata da una sorta di guerra civile a bassa intensità. È una vicenda che inevitabilmente rafforza l’analisi del campo anti-occidentale. Xi Jinping e Vladimir Putin convergono nella loro descrizione della democrazia americana come di un sistema malato, moribondo, cassa di risonanza di una società civile sull’orlo del caos, incapace di produrre decisioni forti e governabilità stabile. Ironia della sorte: fino a pochi anni fa in Cina si potevano operare degli aborti di Stato imposti forzosamente, con metodi polizieschi, su quelle donne che non applicavano la legge del figlio unico. Poi: contrordine compagni, il crollo della natalità ha spinto Xi Jinping nella direzione opposta e ora il regime di Pechino difende a modo suo «il diritto alla vita» perché cerca di incentivare la natalità, senza riuscirci davvero. Ma nulla in Cina o in Russia assomiglia lontanamente a quello «scontro di civiltà» che si consuma tra le due Americhe, quella pro-choice (favorevole al diritto di scelta delle donne, se desiderano interrompere la gravidanza) e quella pro-life che considera un infanticidio eliminare un feto. Putin e Xi possono gongolare nella previsione che l’aborto, insieme con l’inflazione o il diritto alle armi, spodestano l’Ucraina nell’attenzione degli americani e rendono più precario in prospettiva perfino il consenso bipartisan sull’aiuto a Kiev. Una guerra di religione agita l’America dagli anni Ottanta, e stavolta vede prevalere la destra. Purtroppo il clima rovente attorno alla sentenza della Corte suprema – preannunciata già da molte settimane – lascia il paese alla mercé delle posizioni più estreme da ambo le parti. Mentre nella società civile americana ci sarebbe spazio per le sfumature. La questione del «diritto alla vita del feto» spacca in due gli Stati Uniti ma attraversa anche le coscienze più progressiste. Un esempio di sincera incertezza lo dà una intellettuale di sinistra, laica e femminista, Katie Roiphe che dirige un programma di giornalismo alla New York University. Commentando le contro-riforme antiabortiste più recenti, la Roiphe ricorda di aver letto ai suoi studenti un saggio del romanziere David Foster Wallace sul tema «L’autorità e il suo uso in America». Lì si è imbattuta in questo passaggio: «L’unica posizione coerente consiste nell’essere sia pro-life sia pro-choice (cioè difendere sia il diritto alla vita del feto, sia la libertà di scelta della donna, ndr). C’è una saggezza basilare e indiscutibile in questo principio: di fronte al dubbio insolubile se qualcosa è un essere umano oppure no, è meglio non ucciderlo. Perciò ogni americano ragionevole deve essere pro-life. Al tempo stesso abbiamo questo principio: di fronte al dubbio insolubile su qualcosa, non ho il diritto morale o legale di dire a un’altra persona ciò che deve fare. È parte del patto democratico che noi americani abbiamo stretto fra noi. E questo mi sembra richieda a ogni americano ragionevole di essere pro-choice». La Roiphe si sofferma su questa possibilità di capire e condividere le idee dell’altra parte, di prenderle sul serio, di esaminarle fino in fondo, per poi trarne le proprie conclusioni senza perciò nutrire disprezzo o sdegno o furia verso chi raggiunge conclusioni diverse. «Questo – osserva la docente – sembra bizzarro e stravagante nel clima attuale. Possiamo contemplare la possibilità che qualcuno dall’altro lato, qualcuno che non la pensa come noi, sia in buona fede e non pazzo o stupido o malvagio? » La Roiphe da femminista scopre le sue carte: «Sono sempre stata a favore dell’aborto, ma mi chiedo come definire un feto. Non riesco a pensare un feto di 14 settimane come un grumo di cellule. Avendo visto, in un’ecografia, battere il cuore di un feto di otto settimane, sento una simpatia segreta verso l’interpretazione che quello è vita». Un’altra celebre «femminista critica», la scrittrice Caitlin Flanagan, è sulla stessa lunghezza d’onda: «La verità è che gli argomenti a favore di ciascuna tesi sono forti, e se tu non lo riconosci allora non stai affrontando seriamente la questione dell’aborto». Le posizioni della Roiphe e della Flanagan sono minoritarie. Se mai un giorno dovessero prevalere, questa sì sarebbe una rivoluzione americana. La Roiphe commenta con amarezza: «Mi interrogo su questo approccio filosofico in generale. Sarebbe nel nostro interesse prendere seriamente in considerazione gli argomenti più forti della parte avversa? Che sconvolgimento ne risulterebbe nel nostro paesaggio politico? Forse Twitter fallirebbe all’istante? L’identità politica appassionata che molti di noi esibiscono, è basata sulla contrapposizione noi contro loro, i sani di mente contro i pazzi, noi speranza dell’umanità contro loro spazzatura della terra. C’è un’oscura lotta faziosa per impadronirsi della gloriosa, ambigua, pericolosa nozione di libertà». Nel frattempo tutti i regimi autoritari del pianeta si godono lo spettacolo di un’America che spende le sue energie migliori a combattere contro se stessa.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Aborto, negli Usa la Corte Suprema ha annullato la sentenza «Roe vs. Wade»
DATA:
OCCHIELLO: I giudici Usa hanno annullato la storica sentenza «Roe vs. Wade» che ha garantito il diritto all’interruzione di gravidanza nei vari Stati
TESTO: DAL NOSTRO CORRISPONDENTE WASHINGTON — La Corte suprema cancella un pezzo di storia americana: oggi venerdì 24 giugno ha cancellato la sentenza Roe vs. Wade che da cinquant’anni garantiva il diritto di aborto a tutte le donne del Paese. La Corte ha deciso con una maggioranza netta: 6 giudici contro tre. Ha prevalso il blocco conservatore formato da Samuel Alito, che ha scritto il parere vincente, e poi Thomas Clarence, Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh, Amy Coney Barrett. Le ultime tre toghe sono state nominate da Donald Trump. Ha votato a favore anche il presidente John G. Roberts, che ha aggiunto: «Avrei adottato un approccio più moderato». Si sono schierati contro i tre componenti di estrazione liberal: Sonia Sotomayor, Elena Kagan, Stephen Breyer (che uscirà a breve). L’esame della Corte era partito lo scorso autunno dalla causa costituzionale intentata dalla Jackson Women’s Health Organization contro la legge varata nel 2018 dal parlamento del Mississippi, controllato dai repubblicani. La norma vieta il ricorso all’aborto dopo la quindicesima settimana di gravidanza. La sentenza Planned Parenthood v. Casey del 1972 stabilisce, invece, che l’aborto è praticabile fino a quando il feto non sia autosufficiente, cioè fino a circa sette mesi di gravidanza. Il parere di Alito, poi condiviso da altri cinque togati, è molto secco: «La sentenza Roe vs. Wade è nata sbagliata». Viene contestato il radicamento giuridico del diritto di scelta nel 14° Emendamento della Costituzione, che assicura ai cittadini le libertà politiche e civili. Quelle norma è stata introdotta in un’epoca (1868 ndr) <in cui neanche si discuteva di aborto». Non c’è, quindi, alcuna ragione per garantire su tutto il territorio federale il diritto di scelta in tema di gravidanza. La conseguenza immediata è che la materia «dovrà tornare ai singoli stati». Oggi sono già 22 gli Stati che hanno adottato legislazioni molto restrittive, come il Texas e più di recente l’Oklahoma. Altri quattro Stati sono pronti a seguire l’esempio. Le donne avrebbero ancora libertà di scelta negli Stati liberal delle due coste, dalla California a New York. Lo scenario più probabile, quindi, è quello di un Paese ancora più diviso. Appena si è diffusa la notizia, centinaia di persone si sono radunate davanti all’edificio della Corte. Inizia una giornata di accese proteste. Da oggi il Paese è ancora più lacerato e come ha appena dichiarato la Speaker democratica Nancy Pelosi, il «tema dell’aborto diventerà centrale nelle elezioni di midterm a novembre».
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Crisi del grano, il capo del fondo Onu: «Non bastano gli aiuti, aiutiamo l’Africa a produrre ciò di cui ha bisogno»
DATA:
OCCHIELLO: Gilbert Houngbo, ex premier del Togo e presidente dell’Ifad: «Sono preoccupato, nel continente non c’è lo spazio fiscale per proteggere la gente dagli effetti dell’inflazione»
TESTO: La guerra in Ucraina rischia di destabilizzare l’Africa. Cosa la preoccupa di più? «Ci sono diversi livelli di preoccupazione. Il primo è il rischio globale di inflazione che fa impennare i prezzi. Ma i Paesi africani non sono come la City di Londra: hanno uno spazio fiscale scarso o nullo per poter proteggere la popolazione dagli effetti negativi dell’inflazione. Per esempio attraverso l’imposizione di prezzi calmierati per beni di prima necessità: queste misure contribuirebbero ad aumentare un debito già insostenibile». Quali interventi auspica? «Il secondo elemento di preoccupazione riguarda proprio la crisi del cibo. L’accresciuta difficoltà di accesso a sementi e fertilizzanti rischia di affossare la produzione del continente e di aumentare la sua dipendenza dalle importazioni, oggi salite a 77 miliardi di dollari, dai 70 miliardi degli anni scorsi. La comunità internazionale è molto preoccupata e questa è una cosa positiva, ma quando si percepisce il rischio di una crisi di cibo la risposta è sempre stata quella degli aiuti alimentari. L’Africa però non ha bisogno di questo, la vera risposta sono gli investimenti: mettere il continente in grado di produrre quello di cui ha bisogno, se non di più, questa è la chiave di volta e la sfida che stiamo affrontando. Certo nel breve periodo contro la fame non si può fare a meno degli aiuti alimentari. Il problema è che ci si focalizza quasi esclusivamente su questo».
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Il benvenuto della Ue a Kiev «Messaggio politico» dei 27 a Mosca
DATA:
OCCHIELLO: Sì allo status di candidato anche per la Moldavia. Von der Leyen: segnale di speranza. Zelensky: inizia il futuro. Rivolta dei Paesi balcanici per la mancanza di progressi sui loro dossier. E Michel annuncia: pronti a considerare un passo avanti sulla Bosnia
TESTO: Il presidente Macron ha riconosciuto che la Macedonia del Nord ha fatto «un lavoro storico con il coraggio di alcuni leader come Zoran Zayev che hanno preso tutti i rischi per cambiare la loro Costituzione, il nome del Paese». E ha criticato Sofia, spiegando che un accordo è «molto vicino». La presidenza francese ha presentato una proposta, tentando di mediare tra le richieste bulgare e quanto può concedere ancora la Macedonia del Nord. La discussione del pomeriggio tra i leader Ue ha riflettuto l’esito del summit del mattino. Slovenia, Croazia e Austria hanno chiesto di concedere lo status di Paese candidato anche alla Bosnia-Erzegovina. Il compromesso raggiunto è nell’attuazione «con urgenza» della riforma della Costituzione e della riforma elettorale. Michel ha detto che il Consiglio è pronto a considerare lo status «dopo che la Commissione avrà presentato un suo rapporto». Il processo di adesione è un percorso lungo e complicato. In questo scenario si inserisce la proposta di Macron per la creazione di una Comunità politica europea, di cui ieri i leader Ue hanno iniziato a discutere.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Severodonetsk è in mano ai russi. Gli ucraini: rivincita a Kherson
DATA:
OCCHIELLO: Kiev ha ordinato il ritiro dalla città del Donbass per «evitare perdite inutili» e per favorire la riconquista del Sud. Bakhmut è adesso la nuova prima linea
TESTO: Il problema grave per i comandi di Kiev è che adesso anche la sorte di Lysychansk appare segnata. «I collegamenti con la città sono ormai quasi impossibili. Siamo forse al momento di più grave difficoltà del nostro esercito. Nulla a che vedere con l’euforia seguita alle nostre vittorie di marzo-aprile, quando eravamo riusciti a scacciare i russi dalla regione di Kiev e persino bloccato le loro colonne fuori Kharkiv. Qui nel Donbass i russi non fanno che guadagnare terreno da due mesi, nelle ultime ore hanno occupato i villaggi di Zelote e Toshkivka, presto chiuderanno il cerchio anche su Lysychansk e noi dovremo riprendere a ripiegare se non vorremo restare intrappolati», spiega Illia, un soldato 28enne originario di Kharkiv inquadrato con la 72esima brigata, che incontriamo mentre fa la spesa in uno dei pochi negozi alimentari rimasti aperti a Bakhmut. Sul suo giubbotto antiproiettili ha scritto in biro nera un ben visibile «memento mori». «Ho scelto di combattere in questo settore così insanguinato per le nostre truppe quando mi sono reso conto che le nostre vite non hanno senso se non servono a giustificare la nostra morte. Qui rischiamo tutti, ma combattiamo la battaglia della civiltà contro la barbarie, difendiamo la democrazia europea contro la dittatura di Putin», dice con la serietà caparbia dei vent’anni.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Carlo: «Monarchia o repubblica? Ciascuno Paese scelga liberamente»
DATA:
OCCHIELLO: Le parole dell’erede al trono e futuro capo anche del Commonwealth, al vertice dei Paesi della rete di nazioni nata sulle ceneri dell’Impero. In Ruanda il principe ha incontrato Boris Johnson, sullo sfondo le polemiche sulle politiche per i rifugiati
TESTO: «Carlo? Bisogna vedere il principe di Galles e quanto ha in mente per la monarchia in prospettiva» mi ha spiegato il diplomatico britannico di lungo corso, Laurence Bristow-Smith. «La regina, nata nel 1926 ha formato la sua visione del mondo in un tempo in cui l’Impero britannico aveva la sua massima estensione geografica, il che non significa che fosse all’apice della potenza militare o finanziaria. È diventata regina nel 1952, e non c’è dubbio che abbia saputo stare al passo con i tempi. In fondo ha visto con i suoi occhi la dissoluzione dell’Impero britannico e alcuni dei più bizzarri eventi di fine Impero, da Suez fino ai Mau-Mau in Kenya e ancora la guerra delle Falkland fino alla Brexit. E mentre accadeva tutto questo lei ha cercato di interpretare il suo ruolo di regina, madre della nazione e capo del Commonwealth. Ma inevitabilmente l’ha sempre fatto con uno sguardo rivolto al passato. Ha cercato di minimizzare l’impatto sulla monarchia — continua il diplomatico —. Ecco perché sarei invece sorpreso se Carlo nato nel 1948 e con una visione del mondo formatasi tra gli anni Cinquanta e Sessanta, quando l’Impero stava dissolvendosi attorno a lui, non avesse sviluppato un’idea diversa di monarchia».
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Emma Bonino: «Dobbiamo difendere il nostro diritto all’aborto, sbagliato darlo per scontato»
DATA:
OCCHIELLO: L’esponente di +Europa da radicale fu protagonista del referendum sull’aborto che lo rese legale in Italia: «Ora negli Usa comincerà il turismo sanitario, quello che noi abbiamo conosciuto bene»
TESTO: Emma Bonino, oggi +Europa, lei da radicale fu protagonista della battaglia per il referendum sull’aborto che lo rese legale in Italia. Cosa pensa della sentenza americana? «E’ una sentenza politica, un grande passo indietro internazionale perché gli Stati Uniti erano uno dei pochi Paesi che, a mia conoscenza, aveva una legge federale, un diritto costituzionale. Adesso questa sentenza demanda la materia ad ogni singolo Stato». Un po’ come succede in Europa? «Sì in Europa non esiste, perché non ha competenza, nessun regolamento europeo sul diritto all’aborto ed è quindi lasciato il tutto alla competenza dei singoli stati membri. Tra questi c’è chi fa passi indietro giganteschi, vedi la Polonia o l’Ungheria». Era una sentenza annunciata? «Sul New York Times già da dicembre c’erano articoli che raccontavano come molti gruppi per la libertà di scelta si erano mobilitati da mesi. Purtroppo questa sentenza è vincolante punto e basta. Non è che adesso si può ricorrere contro la Corte Suprema, è come quando in Italia la Corte Costituzionale decide che un referendum non va bene, la cosa si chiude lì». Lo Stato di New York ha già fatto sapere di essere disposto ad accogliere chi desidera abortire. «Certo, infatti comincerà quel fenomeno che conosciamo molto bene che è quello del turismo sanitario. Negli Usa gli stati favorevoli all’aborto e quelli contrari sono sostanzialmente in parità». Pensa che questa sentenza potrà avere qualche influsso anche sulla nostra legge italiana? «La nostra legge è già sufficientemente bombardata. In alcune regioni non esiste neanche più per via delle obiezioni di coscienza. E se si ripensa alla cosidetta legge Pillon: l’abbiamo stoppata, ma c’è questa corrente culturale che ogni tanto fa capolino». E crede che questa corrente culturale possa mettere in discussione il diritto all’aborto? «I diritti non sono scritti nelle tavole della legge, se non li curi e non li difendi ogni giorno ti svegli una bella mattina e non li hai più. Sono stati dati un po’ per scontati i nostri diritti, a parte gli sforzi di alcune associazioni. Poi spunta la legge Pillon e chissà cosa altro e ti devi svegliare per proteggerli».
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




© un prodotto accaTì
tutto il materiale è protetto da Copyright degli Autori ed Editori come indicato