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LE NOTIZIE DAL GIORNO Saturday 02 July 2022 AL GIORNO Saturday 09 July 2022 SU: esteri




TITOLO: La propaganda di Putin: a scuola «educazione patriottica» obbligatoria dai 6 anni
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OCCHIELLO: La riscrittura dei libri didattici di storia non era stata ritenuta soddisfacente, poco importa che già fosse stato cancellato qualsiasi riferimento all’Ucraina. Via al nuovo piano
TESTO: «I nuovi corsi sono mirati a insegnare l’amore e la riconoscenza dei giovani per i combattenti della Grande Guerra Patriottica e di tutte le altre guerre combattute dal nostro popolo». Buone vacanze, bambini della Russia. Al vostro ritorno in classe, il prossimo primo settembre, ogni lunedì dovrete assistere all’alzabandiera in cortile, mentre ascolterete l’esecuzione dell’inno nazionale dagli altoparlanti. Una volta in classe, anche i più piccoli, gli alunni delle elementari, troveranno una materia in più da studiare. Quasi inutile dire quale. Sappiate solo che il nuovo corso si chiama «Educazione patriottica dei cittadini della Federazione Russa». Gli adulti che si prendono cura di voi sono sicuri che questa iniziativa «rafforzerà e instillerà l’amore per la Patria». Perché queste nuove lezioni «mirano a formare le opinioni delle giovani generazioni sulla base dei valori nazionali avviandole verso una giusta valutazione degli eventi che riguardano la nostra Nazione».
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TITOLO: L’inflazione record? Figlia della scarsità e del fiasco degli economisti
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OCCHIELLO: Ancora una volta, gli economisti non hanno visto arrivare la più grande svolta degli ultimi anni. Figlia, in parte, della guerra: ma non solo. Resta un mistero: perché l’Europa ha dati simili a quelli Usa, pur avendo speso molto meno per sostenere i suoi cittadini durante la pandemia?
TESTO: L’inflazione record è rivelatrice di questo: siamo entrati nell’era della scarsità. La novità sancisce anche il fallimento degli economisti. La stragrande maggioranza degli esperti – pubblici e privati, impiegati nel mondo della finanza o nei governi o nell’accademia – non ha visto arrivare la più grande svolta economica degli ultimi anni, il passaggio da un periodo deflazionistico (stagnazione di tutto, anche dei prezzi) a un periodo di penurie generalizzate e forti rialzi dei prezzi. Il fiasco degli economisti è gravido di conseguenze, ha contribuito a peggiorare le cose perché ha spinto banche centrali e governi ad azioni che hanno aggravato l’inflazione anziché prevenirla. Non è la prima volta che la professione dell’economista esce malconcia dal test della realtà, anzi gli ultimi anni sono un susseguirsi di casi simili: non seppero prevedere il 2008, sbagliarono ricette sull’Eurozona, previdero Apocalissi mai avvenute dopo Brexit e i dazi di Trump. Le eccezioni esistono ma sono davvero esigue. Larry Summers (ex segretario al Tesoro Usa) e Olivier Blanchard (ex chief economist del Fondo monetario internazionale) furono tra i pochi a lanciare l’allarme inflazione all’inizio del 2021. Inascoltati, perché la maggior parte dei loro colleghi era del parere opposto: l’inflazione sarebbe stata una fiammata breve, una conseguenza del tutto temporanea della pandemia. Ancora un anno fa a quest’epoca la Federal Reserve e la stragrande maggioranza degli economisti prevedevano un’inflazione del 2% a fine 2021. Invece il 2021 si concluse con un’inflazione che era dal doppio al triplo rispetto alla media delle previsioni di tutti i grandi istituti economici, incluse le banche centrali. E tuttora, gli economisti sono incapaci di spiegare l’allineamento dell’inflazione europea su quella americana, ambedue all’8,6% malgrado le condizioni diverse delle rispettive economie. Il fatto che la schiacciante maggioranza degli economisti fosse «dalla parte sbagliata» delle previsioni, spiega perché l’economia più ricca del pianeta e la banca centrale più potente hanno gettato benzina sul fuoco dell’inflazione quando c’erano già tutte le condizioni dell’incendio. Convinti che l’America e il mondo fossero sull’orlo del baratro per colpa della pandemia, cioè in una situazione molto simile al cataclisma finanziario del 2008, due governi americani (le Amministrazioni Trump e Biden) e la Federal Reserve hanno esagerato nel loro sostegno alla domanda. Trump nel 2020 ha firmato due manovre di spesa pubblica da 3.000 miliardi di dollari. Appena insediatosi alla Casa Bianca a fine gennaio 2021, il suo successore ne ha varato una terza da 1.900 miliardi, sordo agli appelli di Summers che la considerava irresponsabile: infatti l’economia Usa era già ripartita alla grande, il reddito delle famiglie stava recuperando velocemente, la disoccupazione veniva riassorbita a ritmi sostenuti. In parte i democratici Usa hanno voluto ignorare il pericolo inflazione perché questo assecondava un’agenda politica: la paura di un disastro economico creava condizioni ideali per lanciare un vasto programma di aiuti alle famiglie, spese sociali e assistenziali. Era il periodo Biden-Roosevelt, in cui il presidente insediatosi un anno e mezzo fa si sentiva il continuatore del New Deal di novant’anni prima. Del resto l’inondazione di potere d’acquisto creata dalle tre manovre pari a 5.000 miliardi, insieme con il blocco dell’immigrazione, ha effettivamente rafforzato il potere contrattuale dei lavoratori americani, che nell’anno «magico» 2021 hanno incassato aumenti salariali record. Se la sinistra americana poteva ignorare il pericolo inflazione per una deliberata scelta ideologica, ancorché miope, clamoroso è l’errore di previsione e di comportamento della Federal Reserve: ancora nel novembre 2021 la banca centrale era impegnata a creare liquidità acquistando titoli del Tesoro e obbligazioni legate ai mutui, al ritmo di 120 miliardi al mese. Altra benzina sul fuoco dell’inflazione. Certo nessuno aveva previsto l’invasione dell’Ucraina da parte di Vladimir Putin, scattata il 24 febbraio di quest’anno (anche se ci sarebbe da discutere su questa «sorpresa» rispetto a un evento premeditato dal 2014). Ma scarsità e inflazione non sono conseguenze della guerra, non soltanto. L’aggressione all’Ucraina ha aggravato le penurie in certi settori – energia, derrate alimentari, alcuni minerali e metalli – ma i problemi di approvvigionamento erano presenti anche prima. Gli errori di previsione e i conseguenti ritardi di reazione ora si ritorcono contro le autorità. La popolarità di Biden non trae alcun giovamento dagli aumenti salariali, perché nel frattempo il rincaro del costo della vita sta cancellando i benefici per i lavoratori e la fiducia dei consumatori precipita. La sua banca centrale è costretta a rincorrere gli eventi, a operare una stretta monetaria più dura e più veloce, perché la sua credibilità è stata intaccata sui mercati. Restano dei misteri. L’Europa ha speso molto meno per aiutare i suoi cittadini durante la pandemia, non ha creato dunque quell’eccesso di domanda che è stato generato da Trump-Biden, eppure si ritrova con un carovita identico. Il Giappone ha una politica monetaria altrettanto generosa di quella americana eppure non conosce ancora segnali d’inflazione significativi. Anche la Cina rientra nel catalogo dei misteri, perché ha dei rialzi forsennati nei costi di produzione (materie prime), ha conosciuto arresti di produzione prolungati (lockdown), e tuttavia al momento non subisce tensioni inflazionistiche paragonabili a quelle occidentali.
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TITOLO: Morto Sonny Barger, il leader degli Hells Angels e la sua ultima corsa (in sella a una Harley Davidson)
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OCCHIELLO: Scomparso a 83 anni il leggendario «biker» simbolo degli Hells Angels, il più grande gruppo motociclistico del mondo, e del loro stile di vita «on the road»
TESTO: Anche per questo Barger — reperto di un sogno americano parallelo che non esiste più — parlava volentieri un po’ di tutto, della filosofia dell’1% (l’1% di biker criminali), delle tante donne, delle risse, dei processi, della volta che fumò una sigaretta sulla barella che lo portava nella sala operatoria dove gli avrebbero aperto la gola. Tutto, tranne la notte di Altamont, 6 dicembre 1969, che era cominciata come la notte più bella della sua vita, i suoi Hells Angels a fare il servizio d’ordine (in cambio di birra, per un totale di 500 dollari) del concerto gratuito dei Rolling Stones che grazie allo scioglimento dei Beatles erano in quel momento la band più importante del mondo. Le immagini che vediamo oggi, sugli schermi Led o sui nostri telefoni, vengono da «Gimme Shelter», il documentario dei fratelli Maysles, e mostrano Meredith Hunter, 18 anni, afroamericano, al centro di una rissa a pochi metri dal palco.
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TITOLO: New York, sotto accusa la Special Victims Division della Polizia
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OCCHIELLO: Aperta un’inchiesta a carico della divisione speciale che si occupa di violenze sessuali, traffico di esseri umani e crimini commessi contro i bambini. I poliziotti non si sarebbero preoccupati di far partire subito gli accertamenti e le procedure
TESTO: I magistrati hanno preso le mosse da numerose testimonianze. Almeno 10-12 donne hanno raccontato che, dopo aver subito uno stupro o un altro crimine sessuale, si sono trovati davanti poliziotti strafottenti, sarcastici. Anziché mostrare un minimo di comprensione e di offrire un primo sostegno psicologico, questi agenti «hanno inflitto altri traumi». Ma la cosa ancora più grave è che non si sarebbero preoccupati di far partire subito gli accertamenti e le procedure previste in queste circostanze. Al contrario, avrebbero trasferito i dossier ai commissariati locali, dove i «dossier» finivano regolarmente nel nulla per mancanza di personale specializzato. La situazione non sarebbe cambiata neanche dopo il 2017, quando il movimento MeToo diede una scossa alle società e alle istituzioni americane, portando alla luce una realtà di abusi e violenze sessuali sommerse o coperte dall’omertà generale.
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TITOLO: Navalny, la routine in prigione: «Sveglia alle 6, lavoro. E poi ore su una panca a guardare Putin»
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OCCHIELLO: Alexey Navalny, nemico numero uno di Putin, rinchiuso in un carcere di massima sicurezza, ha condiviso su Twitter la sua giornata: «10 minuti per lavarsi, 15 per mangiare. Vivo tra le recinzioni, come Putin e Medvedev»
TESTO: «Io vivo come Putin e Medvedev». Così esordisce nel primo dei dodici post, con ironia evidentemente non scalfita dalla reclusione: «O almeno, così mi viene da pensare quando guardo la recinzione che circonda la mia baracca. Tutti qui stanno dentro una normale recinzione, con aste per appendere il bucato. La mia recinzione, invece, è alta sei metri: di simili ne ho viste solo attorno ai palazzi di Putin e Medvedev su cui abbiamo investigato». Eccolo, il primo paragone con lo Zar: «Putin vive e lavora in un posto del genere. E anche io vivo in un posto simile». Poi, il secondo: «Putin lascia che i ministri siedano in sala d’attesa per sei ore, e anche i miei avvocati devono aspettare cinque o sei ore per vedermi di persona». E il terzo: «Nella mia baracca c’è un altoparlante, trasmette canzoni come “Gloria all’Fsb” (l’Fsb è il servizio di sicurezza interna di Mosca, ndr) e credo che anche Putin ne abbia uno».
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TITOLO: Xi Jinping insedia a Hong Kong il governatore-poliziotto
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OCCHIELLO: La scelta di John Lee come capo dell’esecutivo della piazza finanziaria dimostra che il leader cinese non si fida ancora che i sentimenti democratici siano stati debellati con arresti e processi
TESTO: È stato l’insediamento con benedizione presidenziale del nuovo chief executive (il governatore) il culmine della seconda e finale giornata di Xi Jinping a Hong Kong. Momenti memorabili: il presidente cinese ha chiesto ancora più patriottismo e lealtà agli ex sudditi britannici diventati cittadini cinesi 25 anni fa, il primo luglio del 1997 con la restituzione della colonia alla Repubblica popolare. Patriottismo e lealtà alla Cina sono la formula per un futuro sempre più brillante ha detto Xi. Ha ripetuto che non c’è motivo di cambiare il modello «Un Paese due sistemi», che dovrebbe restare in vigore fino al 2047. E in effetti, in questa situazione nuova che ormai mette al bando il dissenso e permette di avere un pensiero politico solo ai «patrioti fedeli», che bisogno c’è di abbandonare formalmente quel principio?
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TITOLO: Così Ankara ha piegato i leader di Usa ed Europa
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OCCHIELLO: Recep Tayyip Erdogan è riuscito a imporsi sui leader democratici - di cui presto potrebbe aver bisogno per un salvataggio - per togliere il suo veto all’ingresso della Finlandia e della Svezia nella Nato
TESTO: L’Europa e gli Stati Uniti hanno perso in Siria, al punto che l’esercito turco ormai è il solo attore a contenere la presenza russa a fianco del dittatore di Damasco Bashar al-Assad. Hanno perso in Iraq e in Afghanistan, gli occidentali. Hanno perso anche in Libia dopo la caduta di Muhammar Gheddafi, al punto che il Paese produce per l’Italia 2,5 miliardi di metri cubi di gas all’anno e non dieci miliardi come potrebbe. Anche lì la Turchia è il solo contrappeso alla Russia. Noi occidentali abbiamo perso, perché i governi e le opinioni pubbliche non sopportano più impegni sul terreno in teatri instabili ed è in questo vuoto che si inserisce Erdogan. Del resto lo fa persino sui giacimenti di gas nelle acque territoriali di Cipro. L’audacia del dittatore turco, dentro e fuori la Nato, non è che lo specchio del declino dell’Occidente nel suo potere globale.
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TITOLO: Andrey Kurkov: «Invadendoci Putin ci ha uniti. Zelensky faccia i compiti, non siamo perfetti»
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OCCHIELLO: Lo scrittore: «Sono ucraino, scrivo in russo. Il nostro coraggio? Deriva dal fatto che sappiamo cosa significa stare sotto Mosca: Russia significa nessuna libertà. Putin è politicamente già morto, e anche fisicamente sta male»
TESTO: Andrey Kurkov è uomo spiritoso, ma per nulla accomodante. Sa che a Mosca lo chiamano «traditore della cultura russa», eppure è una delle poche voci in Ucraina che non partecipa al coro acritico da tempo di guerra. Una nuova legge di Kiev condanna all’oblio la grande letteratura russa? Kurkov afferma senza esitazione: «Sono ucraino, mi sento ucraino, ma io scrivo in russo e continuerò a scrivere in russo. I miei autori preferiti sono Platonov, Gogol, Bulgakov, Knut Hamsun, Camus, Kafka». Un francese, un asburgico, un norvegese e tre che scrivono in russo. Kurkov, davvero voi ucraini siete diversi dai russi? «Certo. Basta vedere come abbiamo reagito all’indipendenza del 1991. Orfana del comunismo ogni repubblica sovietica è tornata alla sua matrice originaria. La Russia alla monarchia con Zar Putin. Le Repubbliche dell’Asia Centrale ai Khan che comandano su tribù rivali. L’Ucraina all’anarchia organizzata del suo modello libertario-cosacco. Qui ci sono stati leader eletti dal 1500. In Russia no. Ma il processo di indipendenza non è finito». Cosa intende? «Nel ‘91 l’Ucraina era divisa tra Est e Ovest: mentalità collettivista sovietica e mentalità individualista». Ha ragione Putin allora a reclamare l’Est? «La Russia ha pagato per mantenere questa divisione. In Crimea, il miglior souvenir erano le foto dei Romanov, in nome della nostalgia zarista. In Donbass una tv molto seguita era Nostalgia che trasmetteva film sovietici con il finale edificante. A Sumy, Kharkiv, Donbass molti vivevano lì con il corpo, ma la mente era in Russia. Consumavano informazione e cultura esclusivamente russa: tv, giornali, libri». Quindi Putin… «Putin è un dittatore, i suoi soldati delle locuste che divorano il Paese senza alcun diritto, ma ciò non significa che l’Ucraina sia perfetta. Se vuoi un Paese tranquillo dovresti garantirti 5 spazi coincidenti: geopolitico, monetario, legale, culturale e informativo. Gli spazi culturali e informativi dell’Ucraina sono sempre stati più piccoli di quelli geopolitici. Il Paese non è cementato da un’unica cultura». Per questo Putin vuole riprendersene una parte. «Arriva tardi. Dopo il collasso sovietico abbiamo vissuto fasi diverse. Prima il patriottismo etnico, poi il recupero di lingua e storia ucraina e solo negli ultimi 15 anni un patriottismo nazionale per il quale i cittadini si identificano con lo Stato anche se non sono ucraini di lingua o di etnia». Com’è successo? «Quando le elezioni del 2004 sono state falsificate, non importava se fossi moldavo, rumeno, polacco, ucraino o russo, ciò che contava era reagire ai brogli. La Rivoluzione arancione è stata il primo passo. Poi la Russia ha completato l’opera invadendo il Donbass nel 2014 e l’Ucraina nel 2022». L’Ucraina si è formata grazie agli attacchi russi? «A Sumy o Kharkiv la gente era certamente russofona prima dell’invasione, ma meno collettivista. Erano già stati conquistati dalla mentalità ucraina. Lo si vedeva dall’abbondanza dei piccoli imprenditori in contrasto con le grandi imprese del Donbass. Fra 20 anni probabilmente la mentalità ucraina sarebbe arrivata al confine russo e Mosca non sarebbe stata in grado di dire “andiamo a salvare i nostri cittadini”. La guerra ha accelerato il processo». Lei non apprezzava Zelensky. Ha cambiato idea? «Ha scoperto una fantastica vena da attore drammatico e adesso si starà rammaricando di aver perso tempo a fare il comico. Scherzi a parte, sta recitando benissimo la parte che qualcuno gli scrive. Le iperboli che prima ci propinava adesso sono finalmente corrette. Se prima diceva “è un’ingiustizia non essere parte dell’Ue o della Nato”, era palesemente in cattiva fede. La ragione era chiara: non eravamo pronti. Adesso no, ha ragione a dirlo perché se non entriamo nell’Europa sarà la dittatura russa a bussare alle vostre porte». Quindi dobbiamo ignorare i difetti dell’Ucraina? «Vanno superati per necessità politica. La corruzione ad esempio: Zelensky deve fare molto. Il Paese deve cambiare. Sei mesi, un anno, Bruxelles deve dare i tempi e Zelensky fare i compiti fino in fondo». Da dove viene il coraggio degli ucraini? «Sanno cosa significa stare sotto Mosca. Ci sarebbe censura, spregio dei diritti umani, si finirebbe in galera per un post su Facebook. Russia significa nessuna libertà. Puoi essere libero solo se il tuo Paese è libero». Di Putin cosa pensa? «Questa guerra è la sua personale agonia, politicamente è già morto e anche fisicamente sta male. Vorrebbe diventare il rifondatore dell’impero russo. Del presente non gli importa nulla, la Russia può essere distrutta, i russi morire, a lui interessa solo l’eredità storica».
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TITOLO: La Corte Suprema Usa mette nel mirino l’ambiente, dopo armi e aborto
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OCCHIELLO: La massima autorità giudiziaria americana limita i poteri dell'agenzia per la protezione ambientale sul taglio delle emissioni. Era il braccio di Biden per far passare il suo piano contro il cambiamento climatico, bloccato dal Congresso e osteggiato dalle lobby
TESTO: Il presidente Joe Biden, sollecitato nella conferenza stampa di ieri a Madrid, ha reagito con durezza, sostenendo che farà «tutto ciò che è in suo potere» per ridare all’Agenzia la funzione appena negata dalla Corte. In teoria il Congresso potrebbe approvare una legge che espliciti quali siano le competenze e i margini di azione dell’Epa. Ma non ci sono i numeri. Il partito repubblicano, o comunque una sua larga parte, è storicamente favorevole al ridimensionamento di questa come di altre agenzie. I parlamentari conservatori hanno 50 seggi al Senato su 100: quanto basta per bloccare con l’ostruzionismo qualsiasi disegno di legge che ridia slancio all’Epa. Va sempre ricordato che il «filibustering» può essere superato solo con il voto di 60 senatori. Biden ieri ha di nuovo chiesto al Senato di spezzare la pratica dell’ostruzionismo, con un voto a maggioranza semplice: 51 a favore. Ma non sembrano esserci le condizioni politiche per mettere insieme neppure questo quorum. E tutto lascia pensare che non ci saranno neanche dopo le elezioni di midterm a novembre.
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TITOLO: «Così addestriamo i soldati ucraini. Mosca? Ha sbagliato, conta la forza morale»
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OCCHIELLO: Il generale Burkhard, capo di Stato maggiore della Difesa francese: Parigi e Roma più vicine, uniamo lo spirito della difesa europea e il rafforzamento della Nato
TESTO: I progetti per la difesa europea sono molto sentiti a Parigi, e il trattato del Quirinale è considerato un passo in questa direzione, la comprensione da parte italiana e francese che gli europei debbano assumersi le proprie responsabilità, in modo complementare alla Nato, senza fare affidamento soltanto su alleati che potrebbero essere distratti in altri quadranti. Con la Russia impegnata in una strategia di lungo termine in materia di difesa, ma anche in campo industriale, economico ed energetico, il Cremlino ha preso un vantaggio sul Vecchio continente. Il conflitto in Ucraina — ritengono però a Parigi — potrebbe fornire l’opportunità per rispondere con una strategia di lungo periodo che permetta di opporsi alla Russia, facendo in modo che la competizione non si trasformi in scontro.
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TITOLO: I curdi nella lista di Erdogan: dissidenti, studiosi, ribelli
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OCCHIELLO: Dopo il compromesso sul sì all’ingresso nella Nato, il «sultano» dice di aspettare dalla sola Stoccolma l’estradizione di almeno 73 membri della minoranza indipendentista ricercati in Turchia
TESTO: A 19 anni ha cercato rifugio in Svezia: si è laureata mantenendosi come collaboratrice domestica. Fino all’ingresso in parlamento con il Left Party. Il suo è uno dei nomi che dieci giorni fa l’ambasciatore turco a Stoccolma, Hakki Emre Yunt, ha indicato come prede degli appetiti di Ankara. Un nome poi ritrattato e che non compare nella lista di Hürriyet ma che rende l’idea. Il ministro della Giustizia turco Bekir Bozdag è stato molto preciso nell’affermare che — dopo l’accordo tra Ankara, Helsinki e Stoccolma di Madrid — saranno nuovamente mandate ai Paesi scandinavi le richieste per l’estradizione di 17 membri del Pkk e di 16 affiliati alla rete Fetö. Ma la lista di Hürriyet comprende più nomi. Inoltre nella lista comune dell’Ue delle organizzazioni terroristiche c’è il Partito dei lavoratori curdi (Pkk) ma non ci sono né le due organizzazioni sorelle curde siriane Ypg (Syrian Kurdish People’s Protection Units) e Pyd (Democratic Union Party), né il Fetö o altre sigle. In tutto ciò alla Turchia continua a spettare l’ultima parola sul l’allargamento Nato e difficilmente cederà su questi nomi.
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TITOLO: Xi Jinping detta i compiti a Hong Kong: «Niente spazio ai tradimenti»
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OCCHIELLO: Il presidente cinese chiede agli ex sudditi dell’Impero britannico lealtà al Partito e mette in guardia i capitalisti: chi si oppone alla linea politica ispirata dalla Cina è un traditore
TESTO: Chiuso il capitolo sul sistema politico, Xi è passato a quello economico, storicamente determinante in una City che è centro finanziario mondiale. «Gli hongkonghesi debbono mettere in atto i principi fondamentali del sistema socialista cinese», ha ricordato. Ha chiesto (ordinato) una relazione «meglio bilanciata» tra governo e mercato. Una frase che, alla luce della stretta sui grandi gruppi tecnologici privati nella Cina continentale (da Alibaba a Tencent) lascia presagire tempi più difficili per i miliardari e le imprese del capitalismo hongkonghese, abituati finora ad operare secondo le regole del liberismo lasciate in eredità dai dominatori britannici, assieme alla separazione del potere giudiziario da quello politico, al «common law», alla libertà di stampa e di opinione politica. Mentre possono perseguire il loro capitalismo, tutti i residenti di Hong Kong debbono rispettare i dirigenti del Partito comunista, ha chiarito Xi.
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TITOLO: Vaiolo delle scimmie, studio inglese: ecco tutti i nuovi sintomi registrati
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OCCHIELLO: I nuovi sintomi del vaiolo delle scimmie, l’epidemia altamente trasmissibile con i rapporti sessuali
TESTO: Uno studio sull’attuale epidemia di vaiolo delle scimmie nel Regno Unito ha rilevato importanti differenze nei sintomi dei pazienti attuali rispetto a quelli osservati in precedenti epidemie in altre parti del mondo, riporta The Lancet Infectious Diseases. Lo studio ha preso in esame 54 pazienti che frequentavano le cliniche di salute sessuale di Londra e ai quali è stato diagnosticato il vaiolo delle scimmie in un periodo di 12 giorni nel maggio di quest’anno. I risultati dimostrano che i pazienti di questo gruppo avevano una maggiore prevalenza di lesioni cutanee nell’area genitale e anale e una minore prevalenza di affaticamento e febbre rispetto ai casi di focolai di vaiolo delle scimmie studiati in precedenza. Gli autori prevedono anche che l’alta prevalenza di lesioni cutanee genitali nei pazienti e l’alto tasso di infezioni sessualmente trasmissibili significa che le cliniche di salute sessuale probabilmente vedranno altri casi di vaiolo delle scimmie.
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TITOLO: Ucraina, «Le mie pazienti stuprate: mai vista così tanta sofferenza»
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OCCHIELLO: La terapeuta che cura alcune donne a Kiev, violentate dai soldati russi: «Non vivono più». Un’Ong in Polonia: abbiamo aiutato 200 ragazze con le pillole abortive
TESTO: La dottoressa Oleksandra Kvitko lavora al numero verde psicologico ucraino. «Al 26 giugno avevamo ricevuto 380 segnalazioni di crimini sessuali nei territori recentemente liberati. Tra le vittime non solo donne, ma anche uomini e bambini piccoli». La vittima più giovane ha 10 anni la più vecchia 82. Il 30 per cento sono ragazze adolescenti. Gli uomini sono un altro caso. Kvitko sta seguendo il caso di una ragazza incinta. «I medici le hanno detto che se abortisse potrebbe non riuscire più ad avere figli. Sta pensando di tenere il bambino. Ce la farà? Deve decidere entro pochi giorni». A Cracovia, in Polonia, Marta Chumal dell’associazione femminista Women Prospective dice al Corriere che «Varsavia ha sostanzialmente vietato l’aborto anche in caso di stupro dal gennaio 2021, ma sostiene di non aver avuto richieste da parte di profughe ucraine. È una sciocchezza. Ci sono 2,5 milioni di rifugiati ucraini in Polonia e solo dai nostri tre centri di accoglienza, 70 persone, sappiamo di due donne che hanno dovuto andare all’estero per abortire». Anche Mara Clark, direttrice di Abortion Support Network, trasmette l’immagine drammatica del vicolo cieco in cui si sono trovate le ucraine in Polonia. «Noi aiutiamo procurando le pillole abortive». Quante? Tra il 1° marzo e il 12 aprile, la rete di volontari Abortions Without Borders ha aiutato 200 rifugiate in Polonia, alcune sono andate ad abortire in Germania, Ungheria, Romania. «Il dramma sta per strabordare anche in Russia - avverte la professoressa Beradze -. Come si diventa assassino? Vivendo in un ambiente violento. Bene, gli stupratori russi erano soprattutto giovani. Gli hanno dato un’arma e gli hanno detto “fai tutto quello che vuoi, basta che vinci”. Cosa faranno ora per elaborare la sconfitta subita a Kiev? Stupreranno donne russe».
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TITOLO: Italiano ucciso in Messico: chi era Raphael Alessandro Tunesi, albergatore ed esperto dei Maya
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OCCHIELLO: Tunesi amava la storia e l’arte locale. È stato ucciso a bordo della sua auto mentre aspettava le figlie. Non è esclusa la pista della rappresaglia di gang di estorsori
TESTO: Il numero degli stranieri bersaglio di attacchi si è moltiplicato. Alcuni innocenti, estranei all’illegalità, finiti nel mezzo non per loro scelta. Altri complici, come è stato di recente per alcuni canadesi d’origine asiatica puniti in un regolamento di conti all’interno di un complesso residenziale. Brutta fine anche per una coppia forse coinvolta in truffe con crypto-valuta: li hanno sgozzati. Misterioso, infine, quanto avvenuto a Tamasopo, a est di San Luis Potosi. La polizia ha scoperto i rottami carbonizzati di un elicottero usato di solito per tour turistici: a bordo i corpi inceneriti di quattro persone. Avevano le mani legate dietro la schiena, nelle vicinanze pare vi fosse una «cartolina» di rivendicazione, modus operandi usato dai narcos per «spiegare» i loro attacchi.
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TITOLO: Divieto d’aborto, Google cancellerà la cronologia della posizione in clinica
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OCCHIELLO: La decisione di Google di cancellare la cronologia delle posizioni di tutte le donne che si recheranno in clinica o in un rifugio contro la violenza domestica, o altri posti sensibili
TESTO: Google ha annunciato che cancellerà la cronologia della localizzazione quando un utente visiterà una clinica per l’aborto, un rifugio contro la violenza domestica o altri posti sensibili. La società risponde così per la prima volta all’appello ai giganti del web di limitare la quantità di informazioni che raccolgono e che potrebbero essere usate dalle autorità in Stati che puniscono l’interruzione di gravidanza, dopo che la corte suprema ha cancellato la storica sentenza Roe v. Wade. Intanto lo Stato di New York si è mosso per sancire il diritto all’aborto e l’accesso alla contraccezione in costituzione, diventando un’avanguardia nella spinta contro la sentenza della Corte Suprema federale che ha sconvolto i diritti delle donne a livello nazionale. Il Senato dello Stato di NY «ha varato il primo passaggio di un emendamento per codificare il diritto all’aborto e il diritto alla contraccezione nella Costituzione dello Stato», si legge in un comunicato. La legge dello Stato di New York consente già l’aborto, quindi la mossa aggiungerebbe un ulteriore livello di protezione legale per la procedura. L’emendamento mira anche ad «aggiornare l’attuale emendamento sulla parità dei diritti per estendere le attuali protezioni a diverse nuove classi, tra cui quelle basate su sesso, disabilità, origine nazionale, etnia ed età». «L’inversione della sentenza Roe v. Wade ha reso chiaro che lo Stato di New York deve continuare a essere un leader nazionale per proteggere le donne e i diritti individuali», ha dichiarato la leader della maggioranza del Senato di New York, la democratica Andrea Stewart-Cousins.
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TITOLO: Donbass, due britannici arrestati dalle milizie filo-russe
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OCCHIELLO: Dylan Healy e Andrew Hill rischiano la pena di morte come gli altri due connazionali condannati da un tribunale della repubblica di Donetsk a inizio giugno.
TESTO: Dal nostro corrispondenteLONDRA — Ci sono altri due britannici che rischiano la pena di morte nel Donbass dopo essere stati arrestati dalle milizie filo-russe e accusati di combattere come mercenari a fianco delle forze ucraine. Ma in almeno uno dei due casi si tratta di una menzogna palese: Dylan Healy, uno chef di 22 anni, è infatti un volontario della cooperazione che è stato fermato ad aprile a un posto di blocco russo, non lontano dalla città meridionale di Zaporizhzhia, mentre stava aiutando a evacuare una donna ucraina i suoi due bambini.
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TITOLO: Spike Lee e il cugino ucciso in guerra in Toscana: «Non sapevo della sua esistenza, è morto per la democrazia»
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OCCHIELLO: Maceo A. Walker era un Buffalo Soldier scomparso nel febbraio 1945 nella battaglia del Cinquale: «È morto in Italia come nel mio film “Il miracolo di Sant’Anna”». I resti senza nome riesumati il 21 giugno nel Cimitero americano di Firenze
TESTO: Ha raccontato lo scrittore James McBride che anche i rapporti degli ufficiali superiori (tutti bianchi) sulla battaglia del Cinquale furono ingenerosi e fuorvianti. Tacciavano di incapacità e mancanza di coraggio quei giovani mandati a morire contro le soverchianti forze naziste asserragliate lungo la Linea Gotica. Artiglieria pesante e carne umana: come le gambe senza ginocchia della cassa X-124, riesumata il 21 giugno 2022 (racconta il Washington Post) dal cimitero di Firenze e volata in Nebraska, nella base aerea di Offutt, per gli accertamenti sul Dna. Il confronto con quello del regista Spike Lee e di suo fratello David non può essere decisivo, per via di certi incroci genomici che li tagliano fuori dalla ricerca. Dalla zona della Versilia dove morì Maceo A. Walker, nativo di Baltimora, altezza un metro e 72, figlio di due domestici neri che lavoravano per famiglie bianche, sono stati recuperati sette militi ignoti. Sarah Barksdale ha detto a Spike Lee che è molto probabile che i resti del corpo ritrovato nell’aprile 1945 nella zona del Canale Cinquale siano quelli di suo cugino, scomparso sotto un fitto bombardamento tedesco il 10 febbraio 1945, il giorno prima che gli ufficiali ordinassero la ritirata. Ma in fondo, se anche così non fosse, non avrebbe molta importanza: se non fosse suo cugino sarebbe in ogni caso uno dei suoi brothers in arms, un fratello, un altro dei Buffalo Soldiers che diedero la vita per un Paese in cui credevano e che non credeva in loro. L’eco di quella «doppia guerra» (il nemico esterno e il razzismo interno) rimane nell’America di oggi. E spiega anche perché sia così difficile, per le autorità, per le squadre dei ricercatori forensi come Sarah A. Barksdale, convincere i probabili familiari dei «Bisonti» caduti e senza nome a fornire il Dna che porti al loro riconoscimento. C’è la diffidenza verso l’esercito e verso i bianchi, oltre al sordo desiderio di tenere sepolto un passato doloroso. «Ma qui non c’entra niente la politica — aveva detto Spike Lee nel febbraio scorso in un appello pubblico ai familiari dei Buffalo Soldiers dispersi — È come se mio cugino Maceo fosse venuto a chiamarmi per dirmi: “Spike, io sono esistito, e sono morto combattendo per gli Stati Uniti d’America, avevo vent’anni, e sono morto in italia, combattendo per la democrazia». E se lo dice Spike Lee, che nei suoi film sempre fa a pugni con la retorica, noi gli crediamo.
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TITOLO: Libia, lo spettro di una nuova guerra civile. Crisi politica e proteste
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OCCHIELLO: Un’ondata di manifestazioni violente da venerdì scuote il Paese, riproponendo lo spettro minaccioso della guerra civile diffusa: a scatenarle, la consapevolezza che l’impasse politiche non pare avere via d’uscita
TESTO: Ma la causa che ha fatto precipitare la protesta nasce dalla consapevolezza diffusa per cui in questo momento l’impasse della politica pare non avere vie d’uscita e dunque i disagi sono destinati a restare, senza soluzioni in vista. Tra i motivi principali restano il prevalere degli interessi tribali che frammentano la società libica, assieme all’incapacità dei premier dei due governi di Tripolitania e Cirenaica a trovare un accordo che garantisca la formazione di una coalizione unitaria e dunque la preparazione di nuove elezioni. Negli ultimi tempi nel Fezzan sta addirittura crescendo un movimento di protesta che vede alleati fanatici dell’Isis ed elementi dei vecchi circoli legati all’ex regime di Gheddafi.
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TITOLO: Ohio, una bambina di 10 anni non può abortire
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OCCHIELLO: Una storia dagli Stati Uniti che racconta bene i primi, devastanti, effetti della decisione della Corte suprema di abolire la sentenza Roe contro Wade. Le cliniche degli Stati democratici sono prese d’assalto
TESTO: Esattamente tre giorni dopo la decisione della Corte suprema di cancellare la storica sentenza sul diritto all’aborto, Caitlin Bernard, ginecologa di Indianapolis, Indiana, riceve una chiamata di un collega di uno Stato vicino, l’Ohio: c’è una bambina di 10 anni, vittima di stupro, incinta. Se già è difficile immaginare qualcosa di più terribile di questo incipit, la chiamata continua con una notizia peggiore: è incinta di sei settimane e tre giorni. Subito dopo l’abolizione di Roe contro Wade, i legislatori dell’Ohio hanno bandito qualsiasi aborto dopo le sei settimane di gravidanza. Qualsiasi vuol dire anche nel caso di una bambina stuprata, incinta. In Indiana, per ora, il bando della Corte suprema non ha ancora avuto effetto, anche se lo Stato del Midwest ha già in programma di adeguarsi ai vicini. Questo vuol dire che la bambina può raggiungere la dottoressa Bernard e abortire, ma lo deve fare al più presto. «È difficile immaginare che fra poco nemmeno noi saremo in grado di fornire assistenza», dice la ginecologa che negli ultimi dieci giorni ha visto la sua clinica presa d’assalto da pazienti anche dall’Ohio e dal Kentucky. The Women’s Med, è un’altra clinica dell’Indiana che, tra le cose, pratica anche aborti, e i ginecologi che ci lavorano raccontano di assistere a «una quantità folle di richieste». Dicono di ricevere da cinque a otto pazienti al giorno che provengono da fuori Stato. La storia di questa bambina - di cui non si conoscono altri dettagli, giustamente - mostra l’impatto devastante che sta avendo negli Stati Uniti la decisione della Corte Suprema. Mentre alcuni Stati repubblicani hanno già fatto passare leggi più restrittive sull’aborto, altri si stanno preparando a farlo. Quelli democratici, invece, per contrastare la deriva pro-life, cercano di rafforzare le leggi che difendono la libertà di scelta. Molti sono stati i commenti alla vicenda. Il procuratore generale della Carolina del Nord, Josh Stein, un democratico, ha scritto su Twitter: «A una bambina di 10 anni vittima di abusi, è stato negato di abortire in Ohio perché incinta da 6 settimane e tre giorni. È pazzesco. Ha 10 anni! ».
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TITOLO: Copenaghen, spari in un centro commerciale: vittime e feriti
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OCCHIELLO: Colpi di arma da fuoco sono stati esplosi domenica al Field's. La polizia: «Diverse persone sono state colpite. Abbiamo fermato un sospetto». La sindaca di Copenaghen su Twitter: «Situazione grave»
TESTO: Bbc riferisce — poi — che tutte le strade che portano al mall sono state chiuse e che anche la linea della metropolitana che collega la zona al centro è stata chiusa. Sul posto ci sono ambulanze, vigili del fuoco e polizia. Un altro testimone, Laurits Hermansen, parlando con l'emittente DR, ha riferito di avere sentito «tre o quattro spari». Hermansen racconta che si trovava in un negozio di vestiti nel mall con la sua famiglia: gli spari erano «veramente forti. Sembrava che gli spari fossero stati esplosi proprio accanto al negozio», ha raccontato. «Mi hanno urlato ”sdraiati, sdraiati. Qualcuno sta sparando”. Sono andato sotto il bancone del bar e mi sono sdraiato e sono rimasto lì immobile, fino all’arrivo della polizia», ha aggiunto scioccato un altro testimone. «Ho sentito almeno 15 spari, era tutto irreale, come in un film». Intanto la Casa Reale di Danimarca ha immediatamente annullato il ricevimento sulla Royal Ship Dannebrog, organizzato in occasione del passaggio del Tour de France nel Paese. L'evento avrebbe dovuto tenersi nel porto di Sonderborg, dove si trova attualmente la Royal Ship. Al ricevimento erano attesi il principe ereditario Frederik e la premier Mette Frederiksen, tornata nel centro della capitale per seguire gli sviluppi. Copenaghen ripiomba nella paura e tornano alla mente quelle scene del 14 e 15 febbraio del 2015, quando una serie di sparatorie di matrice islamista provocarono due morti e cinque feriti.
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TITOLO: Lo stallo di Odessa: le mine, il grano bloccato e la mediazione di Erdogan
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OCCHIELLO: Ankara pronta a sminare il Mar Nero ma la soluzione è lontana: gli ucraini non si fidano, la bonifica richiede mesi. La Turchia blocca una nave russa carica di grano
TESTO: La stessa Ankara ieri, con la decisione di sequestrare una nave russa proveniente da Berdyansk carica di grano trafugato, lascia intendere quanto lontana sia una soluzione. Inoltre, al di là della politica, anche sulla quantità di ordigni e sulle tempistiche necessarie per la bonifica è difficile fare previsioni certe. Secondo una fonte militare francese citata da Le Monde, in totale, al largo di Odessa, galleggiano tra le 50 e le 100 mine marine. Ma, come spiega al Corriere della Sera Vito Alfieri Fontana, che dopo averle prodotte ha deciso di dedicare la sua vita a combatterle, i danni più ingenti potrebbero essere provocati dalle mine dormienti che restano sul fondo, programmate per esplodere dopo un certo numero di passaggi delle navi.
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TITOLO: Aborto negli Usa, il caso di una bambina di 10 anni incinta, vittima di stupro
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OCCHIELLO: Una storia dagli Stati Uniti che racconta bene i primi, devastanti, effetti della decisione della Corte suprema di abolire la sentenza Roe contro Wade. Le cliniche degli Stati democratici sono prese d’assalto
TESTO: Esattamente tre giorni dopo la decisione della Corte suprema di cancellare la storica sentenza sul diritto all’aborto, Caitlin Bernard, ginecologa di Indianapolis, Indiana, riceve una chiamata di un collega di uno Stato vicino, l’Ohio: c’è una bambina di 10 anni, vittima di stupro, incinta. Se già è difficile immaginare qualcosa di più terribile di questo incipit, la chiamata continua con una notizia peggiore: è incinta di sei settimane e tre giorni. Subito dopo l’abolizione di Roe contro Wade, i legislatori dell’Ohio hanno bandito qualsiasi aborto dopo le sei settimane di gravidanza. Qualsiasi vuol dire anche nel caso di una bambina stuprata, incinta. In Indiana, per ora, il bando della Corte suprema non ha ancora avuto effetto, anche se lo Stato del Midwest ha già in programma di adeguarsi ai vicini. Questo vuol dire che la bambina può raggiungere la dottoressa Bernard e abortire, ma lo deve fare al più presto. «È difficile immaginare che fra poco nemmeno noi saremo in grado di fornire assistenza», dice la ginecologa che negli ultimi dieci giorni ha visto la sua clinica presa d’assalto da pazienti anche dall’Ohio e dal Kentucky. The Women’s Med, è un’altra clinica dell’Indiana che, tra le cose, pratica anche aborti, e i ginecologi che ci lavorano raccontano di assistere a «una quantità folle di richieste». Dicono di ricevere da cinque a otto pazienti al giorno che provengono da fuori Stato.
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TITOLO: Egitto, le case galleggianti del Cairo: Al Sisi le vuole distruggere
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OCCHIELLO: Sono un pezzo di storia del Paese: qui i pascià ottomani incontravano le amanti. Il premio Nobel Naguib Mahfouz vi ha ambientato alcuni dei suoi romanzi
TESTO: Il governo dice che sono pericolose e prive di licenza (ma è il governo stesso che ha smesso di concederla 2 anni fa); negli ultimi 5 giorni, 19 di esse sono state confiscate e rimorchiate verso nord fino a una stazione di polizia. Il piano di Sisi per l’intera città consiste nel modernizzare e monetizzare, come ha scritto il New York Times, con appalti vantaggiosi per le forze armate e compagnie private. «Negli ultimi quattro anni, vari rami dello Stato hanno cercato di costringere i residenti ad andarsene, in modo da convertire questa piccola striscia di fiume in unità commerciali», scrive Hamilton su Instagram, dove sta documentando la scomparsa di un pezzo di storia del Cairo. «Hanno imposto tasse per locali commerciali anche a chi usa i barconi come residenza. Hanno iniziato a far pagare non solo per i terreni d’ormeggio ma anche per l’area del fiume occupata (ed è incostituzionale; non possiedono il Nilo) ». Chi non poteva pagare è stato multato e adesso si vede pignorare le proprietà.
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TITOLO: L’ascesa silenziosa di Edoardo, l’ultimo nato della regina
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OCCHIELLO: Ai Duke of Edinburgh Gold Awards a Edimburgo e al varo della Platinum Walkway a Birmingham, come per la nuova Elizabeth Line: una spalla sicura per la regina
TESTO: Sempre in prima fila nei giorni del Giubileo a giugno, una settimana fa ha inaugurato il nuovo Birmingham Trail con lo storico Hugo Vickers, in occasione del Giubileo di Platino. «Avvicinandosi il Giubileo di Platino, un traguardo storico, è stato naturale pensare di chiamare questo percorso lungo 22 km per toccare 20 punti di interesse nella città di Birmingham: Platinum Walkway – spiega al Corriere Vickers che è anche Chairman del Commonwealth Walkway Trust -. Quarantacinque anni fa per il Giubileo d’argento di Elisabetta era stata varata la prima Walkway per attraversare Londra. Il fatto poi che quest’anno di Giubileo coincida anche con i Birmingham 2022 Commonwealth Games fa sì che il nuovo percorso a tappe per la città diventi l’occasione per tutti per scoprire la città».
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TITOLO: Papa Francesco: «Non ho un cancro, è solo un pettegolezzo di corte. Dimissioni? Non ora, forse un giorno»
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OCCHIELLO: Papa Francesco ha parlato con l’agenzia Reuters, parlando della sua malattia, delle voci sulle dimissioni e sui prossimi viaggi: «Andrò in Canada, poi vorrei andare a Mosca e a Kiev»
TESTO: CITTÀ DEL VATICANO — Come va? «Sono ancora vivo! ». Francesco nega che gli sia stato trovato un cancro durante l’operazione al colon dell’anno scorso, «non mi hanno detto nulla di questo! Sono pettegolezzi di corte…», e smentisce pure le voci di dimissioni imminenti, in agosto: «Ma non mi è mai passato per la testa! Per il momento no, per il momento no, davvero! ». Papa Francesco parla all’agenzia americana Reuters, non a caso: soprattutto negli Stati Uniti, epicentro dell’opposizione a Bergoglio, ricorrono e si diffondono le voci di malattie o dimissioni che, come già avvenne l’estate scorsa, vengono puntualmente smentite. Nel colloquio con il corrispondente Philip Pulella, tra l’altro, Francesco dice che il ginocchio destro sta migliorando e dopo il viaggio in Canada di fine luglio vorrebbe andare al più presto sia a Mosca sia a Kiev, se possibile già a settembre. Il Papa parla anche di aborto e ribadisce la condanna della Chiesa, però sulla sentenza della Corte Suprema Usa dice che la rispetta ma deve ancora studiarne gli aspetti giuridici. Le voci di dimissioni erano nate per la scelta di visitare l’Aquila il 28 agosto e celebrare una messa davanti alla Basilica di Collemaggio che custodisce la teca di Celestino V, il Papa del «gran rifiuto». Si ricordava che già lo aveva fatto Benedetto XVI prima della rinuncia, senza peraltro precisare che Ratzinger andò all’Aquila il 28 aprile 2009, quattro anni prima di dimettersi. Il Washington Post era arrivato a titolare: «Francesco è vicino alla fine del suo pontificato? ». Molti citavano, senza capirla, una battuta ai vescovi durante l’assemblea generale della Cei, a fine maggio: «Piuttosto che farmi operare, mi dimetto! », seguita da una risata. È ormai noto che Francesco finora ha resistito ai consigli dei medici di mettersi una protesi al ginocchio, e preferisce limitarsi alle infiltrazioni. Ma il Papa, avevano raccontato alcuni vescovi al Corriere, ha detto anche altro: che «per governare dicono ci voglia la testa, non le gambe», e quindi finché la testa funzionerà andrà avanti. Così Francesco, come più volte ha spiegato in passato, ripete alla Reuters che un giorno potrebbe dimettersi se una malattia gli rendesse impossibile guidare la Chiesa: se e quando potrebbe accadere «non lo sappiamo, non lo sappiamo. Per il momento no, davvero. Ma arrivato il momento, quando io vedrò che non ce la faccio, lo farò e questo è il grande esempio di Papa Benedetto, è stata una cosa tanto buona per la Chiesa, lui ha detto ai papi di fermarsi in tempo. È un grande, Benedetto. Dio lo dirà». Quanto al ginocchio, parla di una «piccola frattura», della terapia con magneti, laser e infiltrazioni, e assicura: «Sto bene, sto lentamente migliorando». Parlando della situazione in Ucraina, Francesco racconta che c’erano stati contatti tra il Segretario di Stato vaticano Pietro Parolin e il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov su un possibile viaggio a Mosca, e che non avevano ricevuto risposta, come già aveva spiegato nell’intervista al direttore del Corriere, Luciano Fontana. Ma il Vaticano insiste ed è sempre pronto, nel caso: «Vorrei andare in Ucraina, e volevo andare prima a Mosca. Ci siamo scambiati dei messaggi al riguardo, perché pensavo che se il presidente russo mi avesse dato una piccola finestra per servire la causa della pace. ..E ora è possibile che, dopo il mio ritorno dal Canada, riesca ad andare in Ucraina. La prima cosa è andare in Russia per cercare di aiutare in qualche modo. Vorrei andare in entrambe le capitali». Quanto alla sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che ha cancellato il diritto costituzionale ad abortire, il Papa dice di «rispettare la decisione» ma di «non avere informazioni sufficienti per parlarne da un punto di vista giuridico». Comunque, ribadisce la condanna dell’aborto, paragonandolo all’ «assunzione di un sicario», nei termini duri che aveva già usato in passato: «Chiedo: è legittimo, è giusto, eliminare una vita umana per risolvere un problema? ». Quanto ai vescovi americani che negano la comunione ai politici favorevoli alle leggi che regolano l’aborto, come Joe Biden o Nancy Pelosi, Francesco fa capire ancora una volta di non essere d’accordo: «Quando la Chiesa perde la sua natura pastorale, quando un vescovo perde la sua natura pastorale, si crea un problema politico». L’intervista è stata fatta sabato pomeriggio, il giorno in cui sarebbe dovuto partire per il Congo e il Sud Sudan. Francesco non è andato per il dolore al ginocchio e proseguire le terapie: i medici gli hanno detto che avrebbe dovuto rinunciare anche al viaggio in Canada, dal 24 al 30 luglio, se non avesse accettato di sottoporsi ad altri 20 giorni di terapia e riposo per il ginocchio destro. Una scelta che gli ha causato «molta sofferenza», perché voleva promuovere la pace nei due Paesi.
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TITOLO: Christopher Pincher, il «pizzicatore» molestatore che mette in difficoltà Boris Johnson (e i Tory)
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OCCHIELLO: Il vice-capogruppo conservatore è stato accusato di aver palpeggiato due uomini in uno storico club. Inizialmente, BoJo ha provato a far finta di niente, poi si è deciso a rimuoverlo dall’incarico
TESTO: Ma è un partito politico o un club di depravati? La domanda arriva legittima, se si pensa che negli ultimi mesi nei ranghi dei conservatori britannici un deputato è stato condannato per violenza sessuale nei confronti di un ragazzo 15enne, un altro si è dimesso perché guardava video porno nell’aula di Westminster, un altro ancora è stato arrestato per stupro e uno infine è stato sospeso per molestie. L’ultimo scandalo esploso in questi giorni non arriva dunque come una sorpresa: solo che questa volta minaccia direttamente la posizione di Boris Johnson. Succede che il vice-capogruppo conservatore sia stato accusato di aver palpeggiato due uomini al Carlton, lo storico club dei conservatori a St James, un luogo di saloni ovattati e divani di pelle: e il problema è che sulle prime Johnson ha provato a far finta di niente. Solo dopo che è venuta fuori una denuncia formale, il premier si è deciso a rimuovere dall’incarico il molestatore. Ma intanto in questi giorni è emersa una litania di accuse contro il vice-capogruppo che risalgono addietro negli anni: in tutti i casi, avrebbe molestato giovani deputati e attivisti del partito. E il guaio è che, a quanto pare, Johnson sapeva tutto: il dirigente conservatore di cognome fa Pincher, che vuol dire Pizzicatore, e hanno riferito che già due anni fa Boris avrebbe detto «quello è un manolesta, Pizzicatore di nome e Pizzicatore di natura». Nonostante ciò, il premier lo ha nominato al delicato incarico di vice-capogruppo, superando le perplessità di altri colleghi. Un’ennesima riprova della mancanza di giudizio di Johnson, già venuta alla luce con la faccenda delle feste a Downing Street durante il lockdown: e come in questo caso, la gestione dello scandalo è stata pessima, con dinieghi e marce indietro che hanno solo peggiorato le cose. L’ultima sceneggiata però rischia di fare danni ben più gravi della sola reputazione dei conservatori. Johnson è uscito azzoppato da un voto di sfiducia, qualche settimana fa, che ha visto il 41 per cento del suo gruppo parlamentare votargli contro: e adesso i suoi avversari interni sentono di nuovo l’odore del sangue. Boris è stato ulteriormente indebolito dalla doppia, pesante sconfitta subita dieci giorni fa in due elezioni suppletive: il suo tocco magico elettorale sembra ormai svanito per sempre. In base alle regole del partito, non sarebbe possibile per un anno tenere un altro voto di sfiducia: ma già questo mese la norma potrebbe essere cambiata per andare di nuovo alla conta entro fine luglio. Se così accadesse, questa volta per Boris ci sarebbero poche speranze di cavarsela: il disagio si è esteso dai ranghi dei deputati alle stesse file del governo e non si vede come Johnson possa risalire la china. Il premier rischia di cadere alla fine per un pizzicotto di troppo.
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TITOLO: Spagna, trafficavano droga con super droni sottomarini: arrestati padre e figlio
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OCCHIELLO: La polizia ha sventato la rete costruita dai due uomini: con ogni spedizione potevano inviare fino a due quintali di hashish o cocaina
TESTO: I due, residenti a Castellar de la Frontera, regione di Cadice, hanno progettato dei mezzi subacquei in grado di trasportare quantità considerevoli, tra i 150 e i 200 chilogrammi. Costo unitario di circa 50 mila euro. Il modus operandi era solo una delle componenti impiegate da un network di contrabbandieri. Secondo gli inquirenti i trafficanti avevano preparato veicoli dotati di nascondigli destinati a muoversi lungo i “corridoi” stradali ben noti che portano verso nord e sull’asse che conduce in Francia. In un magazzino sono stati poi rinvenuti dei droni «tradizionali» (del tipo quadrocopter): anche questi sono parte dell'arsenale di numerose organizzazioni. Una conferma di come la tecnologia oggi giochi un ruolo importante nelle attività illecite transnazionali. La banda iberica aveva come "clienti" gruppi operanti anche in Italia, Danimarca e Olanda.
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TITOLO: Chicago, sparatoria alla parata del 4 luglio. Sei i morti, il killer ancora in fuga
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OCCHIELLO: L’episodio avvenuto a Highland Park, un sobborgo della metropoli. Nell'assalto sono rimaste ferite 31 persone. Testimonianze discordi: l'assassino ha sparato da un tetto o da un marciapiede
TESTO: Cinque persone sono morte sul posto, tutti adulti, un altro è deceduto in ospedale. Tutti i feriti hanno un’età compresa tra gli 8 e gli 85 anni, circa «quattro o cinque» di loro sono bambini. La gravità delle loro ferite, alcune provocate dalla calca nella fuga, è variabile: diversi sono già stati dimessi, ma qualcuno è gravissimo, ha spiegato Brigham Temple dell’Highland Park Hospital. Intanto cominciano ad emergere i nomi di chi è rimasto ucciso: per esempio Nicholas Toledo, 78 anni, un nonno che partecipava alla parata con tutti i parenti e che in realtà non avrebbe dovuto essere presente ma che era stato portato, in sedia a rotelle, perché aveva bisogno di costante aiuto e nessuno voleva rimanere a casa ad occuparsene.
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TITOLO: Kirilo, reduce di Lysychansk: «Conquista sofferta, nostra vittoria»
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OCCHIELLO: Il soldato racconta una guerra antica fatta di trincee, bombe e incursioni notturne: «Il momento più pericoloso? Andare in bagno»
TESTO: DAL NOSTRO INVIATO KIEV — Il soldato Kirilo Volodymerovich riesce ancora a scherzare. «Il momento più pericoloso della giornata in Donbass? Andare al gabinetto. Avevamo appena finito la nuova latrina e una tormenta di missili Grad ce l’ha distrutta. Da allora abbiamo rinunciato alla privacy. Tanto si usciva comunque dalla trincea uno alla volta per evitare di perdere più di un soldato in caso di attacco». Il racconto che Kirilo fa di ciò che ha vissuto a Lysychansk è quello di una guerra antica fatta di trincee, bombe e incursioni notturne dove il coraggio dei singoli, la crudeltà, il dolore, il corpo a corpo sono esperienza quotidiana. Una guerra che chiede il sangue dei soldati, li dilania con le esplosioni o li trafigge con i mitra di altri uomini di fronte a loro. Kirilo, questa volta, è dalla parte degli sconfitti anche se, a lui come al suo comandante in capo, la definizione sta stretta. «La decisione di ritirarsi da dove il nemico ha una netta superiorità di fuoco — ha sostenuto il presidente Zelensky — salva le vite dei soldati ucraini. Ma dal punto di vista strategico significa che gli stessi militari torneranno con armi più moderne per la riconquista. L’Ucraina non rinuncia a nulla di ciò che è su».
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TITOLO: Sparatoria a Copenaghen, 3 morti e 4 feriti: l’attentatore è un 22enne con problemi di salute mentale
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OCCHIELLO: Si esclude il movente terroristico. Arrivano i messaggi di cordoglio dei premier delle Nazioni vicine. Sanna Marin: «Scioccante atto di violenza»
TESTO: La mattina dopo l’attentato più sanguinoso degli ultimi anni nella pacifica Copenaghen, le informazioni si fanno più chiare. Il sospetto tiratore che è entrato nello shopping mall Field’s, nella periferia della città, sarebbe un ragazzo danese di 22 anni con problemi di salute mentale e, dice la polizia, per ora non ci sono indizi che facciano pensare a un movente terroristico. Le vittime sono due danesi di 17 anni e un russo di 47. Quattro i feriti, di cui uno ancora in condizioni critiche. La prima ministro Mette Frederiksen ha chiesto ai cittadini di restare uniti i e sostenersi a vicenda in questo momento difficile. «La nostro capitale bella e solitamente così sicura è stata cambiata in una frazione di secondo», ha continuato. L’attacco al centro commerciale è avvenuto mentre a nemmeno due chilometri di distanza stava per iniziare il concerto della popstar inglese Harry Styles e la Danimarca ospitava per la prima volta le prime tre tappe del Tour de France. Su Snapchat, Styles ha fatto sapere: «Io e il mio team preghiamo per tutti coloro che sono coinvolti nella sparatoria al centro commerciale di Copenaghen. Sono scioccato. Vi amo H». I giornali danesi hanno raccolto le dichiarazioni dei testimoni oculari: «Improvvisamente abbiamo sentito degli spari e siamo corse via. Ci siamo nascoste in un bagno, eravamo in undici persone», ha raccontato una ragazza di nome Isabelle. La prima ministra finlandese Sanna Marin ha condannato quello che ha definito uno «scioccante atto di violenza» e il leader norvegese Jonas Gahr Store ha fatto sapere che i suoi «pensieri vanno alle vittime e ai loro parenti e alle squadre di soccorso che stanno attualmente lavorando per salvare vite umane». L’ultima volta che la Danimarca ha assistito a così tanta violenza è stato nel 2015, quando due persone sono state uccise e sei agenti di polizia sono stati feriti durante un attacco a un centro culturale e a una sinagoga, sempre a Copenaghen. Come ricordano i giornali danesi, la Danimarca ha alcune delle leggi sulle armi più severe in Europa: è severamente vietato portare un’arma da fuoco in pubblico.
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TITOLO: Chicago, spari e sangue sulla parata del 4 luglio
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OCCHIELLO: Almeno 6 morti a Highland Park, sobborgo di Chicago, il killer in fuga. Biden: combatterò l’epidemia delle armi
TESTO: La caccia all’uomo è impressionante: le squadre speciali degli «Swat» bussano a ogni porta; oltre 100 agenti controllano le strade e ogni possibile rifugio. In campo anche l’Fbi. In ogni caso le autorità hanno invitato i cittadini a rimanere in casa. La sindaca di Highland Park, la democratica Nancy Rotering, ha organizzato punti di raccolta per i famigliari delle possibili vittime. Secondo la ricostruzione della polizia l’assassino avrebbe sparato da una terrazza. Diego Rosas, commesso di un negozio, ha raccontato al New York Times di aver sentito come minimo una trentina di spari. Un altro testimone ha riferito al Chicago Tribune di aver visto «decine di persone immobili sull’asfalto». Larry Bloom, 54 anni, invece, era in bicicletta. All’inizio aveva pensato che fossero cominciati i fuochi di artificio. Ma poi si è reso conto che «la gente correva da ogni parte, era come se cercasse di evitare le pallottole».
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TITOLO: Usa, afroamericano ucciso dalla polizia nell’Ohio con decine di colpi di pistola. I nuovi video
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OCCHIELLO: Ad Akron, otto agenti sono stati sospesi per la morte di un giovane di 25 anni che non si è fermato a un controllo. Manifestazioni e proteste per una vicenda che ne ricorda molte altre, a partire da George Floyd
TESTO: Walker sarebbe sceso dall’auto per tentare di scappare a piedi e gli agenti avrebbero iniziato a sparare a raffica. Secondo l’avvocato dei familiari della vittima, l’uomo è stato colpito 60 volte. Nella sua auto sono stati trovati una pistola e un caricatore pieno, mentre un bossolo compatibile con l’arma è stato recuperato nel punto dove gli agenti ritengono sia partito il colpo sentito durante l’inseguimento. La polizia ha sospeso gli otto poliziotti coinvolti, in attesa della fine dell’indagine. Una vicenda che ne ricorda molte altre della storia recente americana, a partire da quello che è successo a Minneapolis nel maggio del 2020 a George Floyd. Molti cittadini di Akron si sono dati appuntamento in strada per manifestare contro la polizia e per chiedere giustizia. In un tweet, la star Nba LeBron James, originario di Akron, ha detto di pregare per la sua città.
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TITOLO: Charles Bausman, chi è il videomaker che dopo l’assalto a Capital Hill è fuggito a Mosca da rifugiato politico
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OCCHIELLO: Qualche mese fa è comparso in un’intervista alla televisione russa TsargradIn quell’occasione Bausman annuncia di trovarsi a Mosca, come «rifugiato politico».
TESTO: Il 6 gennaio del 2021, Charles Bausman, 58 anni, si unisce all’orda che irrompe nel Congresso. Ha il cappellino rosso di «Make America Great Again» e in mano un telefonino con cui riprende la folla che invade la «Rotunda» di Capitol Hill, il sacrario della democrazia americana. La sua storia riassume quell’impasto di fanatismo, cinismo e menzogna che continua a intossicare il clima politico e sociale negli Stati Uniti. L’Fbi lo ha identificato esaminando le riprese delle telecamere di sicurezza. Ma a suo carico non risulta alcuna accusa. In ogni caso Bausman avrebbe lasciato gli Stati Uniti. Qualche mese fa è comparso in un’intervista alla televisione russa Tsargrad che fa capo all’oligarca Konstantin Malofeev, un nome familiare anche in Italia, dopo le polemiche sui suoi rapporti con il leghista Gianluca Savoini. In quell’occasione Bausman annuncia di trovarsi a Mosca, come «rifugiato politico». Sostiene di non aver commesso reati il giorno dell’assalto, ma semplicemente di aver girato un video «in qualità di giornalista». Quella clip venne poi consegnata a un producer russo e finì nel circuito televisivo controllato da Mosca. Nato a Greenwich, nel Connecticut, studi in storia e poi in finanza aziendale alla Columbia University, in Pennsylvania, Charles si immerge fin da piccolo nella realtà russa. Suo padre lavora per anni come corrispondente dell’Associated Press a Mosca. Tornato negli Usa, Bausman inizia una multiforme carriera come finanziere, giornalista, attivista politico. Grazie alle conoscenze familiari, ottiene un breve contratto come giornalista dalla tv Nbc. Poi si sposta nel settore finanziario, ma le cose non vanno bene: nel 1999 è costretto a dichiarare bancarotta e a chiedere aiuto ai genitori e alla sorella. Il New York Times lo definisce una specie di Zelig. Nel 2008 vota per Barack Obama, ma nel 2014, difende le ragioni di Vladimir Putin che si era appena annesso la Crimea. In quello stesso anno fonda il sito Russian Inside r e la sua figura emerge con forza nel sottobosco dei siti dell’estrema destra americana. I suoi post vengono letti da milioni di persone che, presto, confluiranno nel movimento che contribuirà a portare Donald Trump alla Casa Bianca. I messaggi sono estremi, violenti. Alcuni titoli, giusto per dare un’idea: «Obama ha trasformato gli Usa in una fogna senza Dio»; «In Ucraina sono in corso “pogrom” anti cristiani». Bausman mette insieme il richiamo ai valori religiosi con uno sconcertante anti semitismo di stampo neo nazista. Mescola proclami razzisti a posizioni omofobiche. Insomma raccatta il peggio della spazzatura e la diffonde sui Social. I manager della propaganda putiniana ne seguono l’ascesa, fino a quando non lo intercettano e di fatto lo arruolano nel fronte anti-occidentale. Charles ha mantenuto solidi legami anche personali con quel mondo, sposando una russa e viaggiando spesso a Mosca. Nel 2016 è un super attivista trumpiano, guarda con interesse alle formazioni dei suprematisti bianchi e nella sua nuova casa in Pennsylvania ospita spesso i neo-nazisti. Da lì in avanti, la strada è segnata. Anima le proteste contro le restrizioni adottate durante la pandemia; poi affianca i repubblicani più estremisti nella campagna per rovesciare il risultato elettorale del 2020. A quel punto diventa quasi naturale mescolarsi alle proteste e poi all’assalto del 6 gennaio. L’invasione russa dell’Ucraina è un’altra grande occasione per Bausman. Naturalmente per rovesciare la realtà, presentando i russi come i «veri aggrediti» e per sostenere come l’Occidente sia ormai «sommerso dalle bugie».
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TITOLO: Copenaghen, spari in un centro commerciale: 3 vittime e 4 feriti gravi. Arrestato un danese di 22 anni
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OCCHIELLO: Colpi di arma da fuoco sono stati esplosi domenica al Field's. La polizia: «Diverse persone sono state colpite. Esclusa matrice terroristica dell’attacco. Il sospettato aveva problemi di salute mentale ed era conosciuto dai servizi psichiatrici»
TESTO: Un altro testimone, Laurits Hermansen, parlando con l'emittente DR, ha riferito di avere sentito «tre o quattro spari». Hermansen racconta che si trovava in un negozio di vestiti nel mall con la sua famiglia: gli spari erano «veramente forti. Sembrava che gli spari fossero stati esplosi proprio accanto al negozio», ha raccontato. «Mi hanno urlato ”sdraiati, sdraiati. Qualcuno sta sparando”. Sono andato sotto il bancone del bar e mi sono sdraiato e sono rimasto lì immobile, fino all’arrivo della polizia», ha aggiunto scioccato un altro testimone. «Ho sentito almeno 15 spari, era tutto irreale, come in un film». Bbc ha riferito — poi — che tutte le strade che portano al mall sono state chiuse, come la linea della metropolitana che collega la zona al centro. La sindaca di Copenaghen, Sophie H. Andersen, ha annunciato l'attivazione del piano di crisi subito dopo l’attacco. Intanto la Casa Reale di Danimarca ha annullato il ricevimento sulla Royal Ship Dannebrog, organizzato in occasione del passaggio del Tour de France nel Paese. L'evento avrebbe dovuto tenersi domenica sera nel porto di Sonderborg, dove si trova attualmente la Royal Ship. Al ricevimento erano attesi il principe ereditario Frederik e la premier Mette Frederiksen, tornata nel centro della capitale per seguire gli sviluppi. Copenaghen ripiomba nella paura e tornano alla mente quelle scene del 14 e 15 febbraio del 2015, quando una serie di sparatorie di matrice islamista provocarono due morti e cinque feriti.
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TITOLO: Il killer del 4 luglio, Robert «Bobby» E. Crimo III: un rapper ai raduni di Trump
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OCCHIELLO: Il 22enne arrestato poche ore dopo gli spari sulla parata del 4 luglio, in una delle sue canzoni ha scritto: «Le mie azioni saranno valorose. So cosa fare. È il mio destino»
TESTO: Sui social media e nei suoi video Crimo pubblica spesso un simbolo simile a quello usato da Suomen Sisu, un’organizzazione finlandese di estrema destra ma non li cita mai direttamente. Il ragazzo era anche l’amministratore di un canale Discord chiamato “SS” che dopo la strage è stato rimosso. La stessa cosa hanno fatto Alphabet (proprietario di YouTube), Meta (proprietario di Instagram), e Twitter. Su Spotify, che ha mantenuto attivo il suo account «Awake the Rapper», Crimo aveva 56 delle sue canzoni in tre album, il primo nel 2017 intitolato «Messages», seguito da «Observer» del 2018 e dall’omonimo «Awake the Rapper» del 2021. In uno dei video, per la canzone «Toy Soldier», si vede un’animazione con una figura stilizzata di un uomo che spara con una lunga pistola e poi appare riverso a faccia in giù in una pozza di sangue apparentemente colpito dalla polizia. Il testo recita: «Voglio solo urlare/Fottiti questo mondo/Vivere il sogno». In un altro «Nella mia mente» Crimo è in tenuta da combattimento dentro una classe vuota, in una mano tiene una bandiera americana. In un filmato canta «come un sonnambulo, sto sfondando non importa come» e fa scorrere frammenti di video in cui sembra essere armato.
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TITOLO: Draghi-Erdogan: gas, confini, Ucraina. Ma il progetto militare è il vero obiettivo di Ankara
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OCCHIELLO: Si è parlato anche dell’adesione della Turchia all’Ue. Il presidente del Consiglio: «Ho incoraggiato il rientro nella Convenzione contro la violenza sulle donne»
TESTO: Fra i vari accordi che vengono siglati ne spicca uno che sarà apertamente trattato da Erdogan davanti ai cronisti. Riguarda la protezione delle informazioni classificate nell’industria della difesa. A firmare i diversi protocolli sono i ministri dell’Interno Luciana Lamorgese, degli Esteri Luigi Di Maio, della Transizione ecologica Roberto Cingolani, dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti. Ma è quello siglato dal ministro della Difesa Lorenzo Guerini con il suo omologo turco a schiudere scenari che almeno nel corso del vertice non sono nero su bianco.
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TITOLO: Ucraina, gli 89 atleti eroi di guerra che difendono la loro Patria
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OCCHIELLO: Alexander allenava giovani talenti, Oleg raccontava le partite. Come loro sono morti quasi in cento. Dai campi da gioco a quelli di battaglia, gli sportivi caduti sul fronte e quelli che combattono
TESTO: Stessa sorte per il calciatore Igor Belanov, 61 anni, originario di Odessa, che si è unito ai battaglioni di difesa. Nel 1986 vinse con la maglia della Dinamo Kiev la Coppa delle Coppe contro l’Atletico Madrid. Nello stesso anno si aggiudicò il Pallone d’oro. Dal ritiro gestisce una scuola calcio a Odessa ed è tra i dirigenti della Federazione ucraina. Come lui, il calciatore Oleg Luzhny ha imbracciato le armi. L’ex capitano della nazionale, vincitore della Premier League con la maglia dell’Arsenal, ha 53 anni ed è stato viceallenatore della Dinamo Kiev prima e del Tavriya Simferopoli poi. «Come tutti gli ucraini sto difendendo la nostra patria», ha spiegato. Così anche Oleksij Mikhailichenko, 58 anni, che in Italia ha giocato in Serie A, vincendo nel 1991 lo storico scudetto della Sampdoria al fianco di Vialli e Mancini. E in prima linea è andato pure Yuriy Vernydub, l’allenatore dello Sheriff Tiraspol, società moldava che ha battuto il Real Madrid al Bernabeu nella fase a gironi della Champions League. Già prima della guerra Vernydub paragonava Putin a Hitler.
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TITOLO: Charlène fra i bebé della maternità All’ospedale Princess Grace a Monaco
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OCCHIELLO: Un anno fa l’aveva sostituita Stéphanie, nel 2022 ha voluto tener fede lei alla visita annuale al reparto maternità. Dopo esser tornata in spiaggia con i giovani di Monaco per la campagna sulla sicurezza in mare della sua Fondation Princess Charlène
TESTO: E una settimana fa, alla vigilia dell’anniversario di nozze l’1 luglio, era volata al Polo con il principe Alberto e i gemelli Jacques e Gabriella. Per l’occasione delle celebrazioni del principe navigatore Alberto I del quale ricorre nel 2022 il centenario dalla morte, Assieme ad Alberto, Charlène aveva inaugurato con l’erede al trono di Norvegia, il principe Haakon, al Fram Museum di Oslo, la mostra «Sailing the Sea of Science» dedicata proprio ad Alberto I. Prima di essere accolti da re Harald e dalla regina Sonja di Norvegia a colazione nella residenza di campagna di Bygdø Kongsgaard. Per i principi di Monaco il viaggio in Norvegia era stato anche una sorta di seconda luna di miele (con i gemelli Jacques e Gabriella al seguito) fra i ghiacci del Nord.
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TITOLO: Venediktova: «L’Ucraina dopo tutti questi crimini non si piegherà mai»
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OCCHIELLO: La procuratrice generale che investiga su morti, abusi e violenze in guerra dice: «Ricevo 300 denunce al giorno». Sono 5 mila i nostri bambini deportati
TESTO: I russi continuano a ripetere che mirano soltanto ad obbiettivi militari. Noi giornalisti vediamo che dispongono di armi poco precise e dunque i danni collaterali possono essere gravi. .. «Come procuratore posso soltanto dire che attendiamo gli esiti dell’inchiesta, speriamo con l’aiuto del tribunale internazionale. Mia opinione resta che occorre fare molta attenzione alla propaganda russa. Sappiamo bene che il governo russo mente, esiste una lunga tradizione di menzogne diffuse con metodo da Mosca sin dal periodo sovietico. Voi giornalisti europei sin dalla guerra del 2014 dovreste ricordare quando negavano di sostenere le milizie separatiste del Donbass, mentre era evidente il contrario. Lo stesso è avvenuto con il bombardamento del teatro di Mariupol il 17 marzo: prima hanno detto che era stato colpito da noi ucraini, poi hanno ammesso le loro responsabilità aggiungendo però che era gremito di soldati ucraini. Sono abituati a mentire sistematicamente al popolo russo e credono di poter fare lo stesso con tutto il mondo».
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TITOLO: Maryna Viazovska e le sue sfere in scatola: da Kiev al «Nobel per la matematica»
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OCCHIELLO: È la seconda donna a vincere la Medaglia Fields. La dedica di una lezione a una collega uccisa a Kharkiv, Yulia Zdanovska. «Quando muore qualcuno come lei, è come se morisse il futuro»
TESTO: La matematica ha una nuova stella. L’ucraina Maryna Viazovska è la seconda donna a vincere la medaglia Fields, l’equivalente del Nobel in campo matematico (con la differenza che vengono premiati talenti ancora giovani, under 40). Prima di lei c’era riuscita soltanto l’iraniana Maryam Mirzakhani, prematuramente scomparsa nel 2017. Il passaggio di testimone ideale tra queste due menti brillanti porta con sé anche l’onere di rappresentare un modello per tutte le ragazze affascinate da equazioni e simmetrie, desiderose di entrare in un club ancora troppo maschile.
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TITOLO: Per Boris Johnson nuovi guai: si dimettono i ministri Rishi Sunak e Sajid Javid, governo appeso a un filo
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OCCHIELLO: Lo «strappo» reso pubblico su Twitter: «Il governo deve essere condotto in modo serio e competente» ed è una conseguenza del «Partygate» che aveva travolto sia il premier che Sunak
TESTO: DAL NOSTRO CORRISPONDENTELONDRA — Il destino politico di Boris Johnson è appeso a un filo che appare di ora in ora più sottile. Martedì sera le dimissioni contemporanee del Cancelliere dello Scacchiere (ossia il ministro del Tesoro) e del ministro della Salute hanno inferto un colpo probabilmente fatale al suo governo e alla sua credibilità. E la giornata di mercoledì si è aperta con nuovi addii, ed è proseguita con un question time rovente, in cui Johnson ha promesso di andare avanti — e ha ricevuto la sfida, plateale, del suo ex ministro. Il primo a gettare la spugna, ieri, è stato Sajid Javid, titolare della Salute: e lo ha fatto in termini che suonano come una condanna senza appello del premier. L’opinione pubblica ha concluso che i Conservatori non sono più né popolari né competenti, ha osservato il ministro dimissionario: «Mi è chiaro che questa situazione non cambierà sotto la tua leadership — ha scritto Javid rivolgendosi al premier — e pertanto hai perso anche la mia fiducia». Pochi minuti dopo è stata la volta del Cancelliere, Rishi Sunak: «Il pubblico si aspetta giustamente — ha scritto nella sua lettera di dimissioni — che il governo sia condotto in maniera appropriata, competente e seria. Credo che valga la pena battersi per questi standard ed è per questo che mi dimetto». È un doppio colpo dal quale non si vede come Boris possa riprendersi. Seguito, nella mattinata di oggi, dagli addii del ministro dei bambini e della famiglia Will Quince, di Laura Trott, finora ministrial aide ai Trasporti, di John Glen, sottosegretario al Tesoro, e della sottosegretaria alla Giustizia Victoria Atkins. Nel pomeriggio si è dimessa Mims Davies, sottosegretaria al Lavoro. Mentre è emerso che Michael Gove, segretario di Stato per il livellamento sociale e fedelissimo del premier, ha espressamente chiesto a Johnson di dimettersi. Stessa cosa ha fatto Robert Buckland, ex segretario di stato per la Giustizia. Oltre trenta le dimissioni fino ad ora. E altre ancora sono destinate ad arrivare. L’ultima è quella di Rachel Maclean, ministra della Salvaguardia. Ma Johnson, rispondendo nel pomeriggio alle domande di una commissione della Camera dei Comuni, ha sviato le domande su un suo passo indietro e ha escluso elezioni anticipate: «Nessuno vuole andare al voto». Ma la Commissione interna del partito Conservatore, per voce di un membro che ha parlato alla Bbc, ha messo una pietra tombale sulla permanenza di Boris a Downing Street: «Il gioco è finito». E più di un parlamentare tory ha riferito che i capigruppo a Westminster non riescono a trovare persone disposte a sostituire i dimissionari. Specie dopo un question time rovente, nel quale Johnson ha promesso di «andare avanti», mentre due deputati conservatori gli chiedevano di dimettersi e mentre il suo ex ministro Javid spiegava le ragioni delle sue dimissioni dicendo «il troppo è troppo: ho dato più volte il beneficio del dubbio» al premier su altri sospetti di scandalo, ma «mi sono ora convinto che il problema è al vertice, e che Johnson non cambierà». È vero, altri ministri-chiave hanno fatto quadrato attorno a lui, a partire dalla responsabile degli Esteri Liz Truss, una delle più accreditate per la successione, che evidentemente ha ritenuto che non fosse questo il momento per vibrare il colpo decisivo. Ma è chiaro a tutti che non sarà Johnson a guidare i conservatori alle prossime elezioni: e c’è chi dubita che sia in grado di sopravvivere fino alla fine della settimana. A far precipitare la situazione è stato l’ultimo imbroglio nel quale Johnson si è trovato impegolato, ossia lo scandalo sessuale che ha travolto il vice-capogruppo dei conservatori, Chris Pincher, reo di palpeggiamenti e avances sgradite verso numerosi giovani colleghi e assistenti maschi. È emerso che il premier era stato al corrente per anni di questi comportamenti, circostanza in primo momento negata: insomma, come nel caso del Partygate, le feste a Downing Street durante il lockdown, e di altre svariate circostanze, Boris ha dimostrato ancora una volta disprezzo totale per le regole e la verità, mentre i suoi ministri venivano spediti davanti alle telecamere a difendere l’indifendibile. Il morale nel partito conservatore in questi giorni è crollato sotto zero e il disagio era evidente anche nel governo: alla riunione di gabinetto trasmessa in tv le facce dei ministri sembravano quelle di un funerale. Ministri che ieri si sono visti ridere in faccia in Parlamento, anche da parte dei loro stessi deputati, quando hanno provato a spiegare che Johnson aveva «dimenticato» le accuse contro Pincher. L'autorità di Johnson è stata già gravemente compromessa un mese fa, quando è sopravvissuto a un voto di sfiducia ma ha visto più del 40 per cento del gruppo parlamentare votargli contro. In teoria, un nuovo voto non è possibile per un anno: ma a fronte di una situazione che sta precipitando è sempre più probabile che questa regola verrà cambiata nelle prossime settimane e si andrà nuovamente alla conta. Per Johnson, le speranze di sopravvivere a un nuovo voto di sfiducia, che potrebbe svolgersi entro fine mese, sono ridotte al lumicino. Sempre che non ci sia una ulteriore accelerazione nelle prossime ore, con altre dimissioni di ministri che renderebbero la posizione del premier non più sostenibile nell’immediato. Ma ciò che al momento è già insostenibile è la situazione di una Gran Bretagna guidata da un governo che barcolla di scandalo in scandalo, impegnato solo a provare a sopravvivere alla giornata mentre il Paese si avvita in una crisi economica la cui gravità si manifesta ogni giorno di più. L’unica possibilità di invertire la rotta, è chiaro a tutti, risiede ormai in un cambio al vertice non più rimandabile.
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TITOLO: Chi è Robert Crimo, il cecchino di Highland Park a Chicago
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OCCHIELLO: Il rapper Robert Crimo III è l’ennesimo protagonista di una sparatoria: si sente guerrigliero e trasforma le strade di una città in un campo di battaglia
TESTO: Robert è salito sul tetto di un edificio, ha atteso la sfilata, quindi ha preso di mira gli spettatori usando un fucile «ad alto potenziale» acquistato legalmente. Settanta i proiettili sparati. Gli audio hanno registrato i colpi incessanti, le urla di panico, il caos di quei momenti concitati seguiti dalla caccia all’uomo conclusasi, qualche ora dopo, con il suo arresto vicino ad un semaforo. Bloccato da una pattuglia, è sceso dalla sua auto, si è steso per terra lasciandosi ammanettare. Nessuna resistenza, niente lotta estrema. Secondo gli investigatori si era travestito da donna per potersi mescolare alla folla, un ulteriore indizio di un attentato programmato da settimane. La cattura è stata seguita dai controlli di rito, a cominciare dalla famiglia, dall’ambiente circostante. Uno zio ha affermato che il nipote passava molto tempo nella sua stanza, da solo, senza amici. Il padre, titolare di un minimarket e che nel 2019 si era presentato senza troppa fortuna alle elezioni di sindaco, aveva confidato ad un vicino possibili problemi «emotivi» del figlio. Non una sorpresa. Tre anni fa i familiari avevano chiamato la polizia perché il ragazzo aveva lanciato minacce, voleva «uccidere tutti». Gli agenti avevano sequestrato sedici coltelli, una spada e un pugnale, ma non l’hanno arrestato limitandosi a inviare un rapporto alle autorità dello stato. Robert, che aveva anche manifestato tendenze suicide, era stato seguito da un centro di salute mentale che non ha adottato misure particolari. Infatti il futuro omicida ha potuto comprare due fucili nonostante i precedenti allarmanti: purtroppo non è certo il primo a passare sotto il radar dei controlli. Sono però i soliti tratti iniziali, le indagini potranno trovare altro in un caso che ha sconvolto l’America nel giorno della festa nazionale.
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TITOLO: L’ucraina Maryna Viazovska vince la medaglia Fields: è il «Nobel per la matematica»
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OCCHIELLO: Il riconoscimento alla 38enne per i suoi lavori sul «problema dell’impacchettamento delle sfere». È la seconda donna a vincere il premio dal 1936
TESTO: Dei 60 matematici che hanno vinto Fields Medals prima di quest’anno, 59 sono uomini. Unica eccezione, fino a ieri, una matematica di Stanford, Maryam Mirzakhani, premiata nel 2014. Il lavoro di Viazovska è basato sulle teorie di Johannes Keplero risalenti a più di 400 anni fa. La 38enne matematica ucraina è stata premiata in particolare per i suoi importanti lavori relativi al cosiddetto «problema dell’impacchettamento di sfere», ossia la dimostrazione matematica di quel che può apparire un banale enigma della vita quotidiana che affrontiamo quando cerchiamo di mettere una serie di oggetti rotondi all’interno di una scatola. — Le notizie sulla guerra di oggi Rispondendo alle polemiche di chi l’ha accusata di aver ricevuto la medaglia solo perché ucraina, Viazovska ha ricordato di non vivere più da tempo nel suo Paese di origine. Tuttavia la guerra ha sicuramente sconvolto anche la sua vita. I suoi genitori vivono ancora vicino a Kiev e per loro la situazione «è molto difficile» come ha spiegato lei stessa. A differenza degli altri anni, le Medaglie Fields non sono state conferite durante il Congresso Internazionale di Matematica che si aprirà domani e che si terrà online invece che a San Pietroburgo. Come sede per la premiazione è stata scelta Helsinki, in Finlandia.
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TITOLO: Parlamento europeo, coltelli e veleni contro il superfavorito italiano
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OCCHIELLO: Alessandro Chiocchetti, 53 anni di Moena, capo di gabinetto della presidente Roberta Metsola, potrebbe diventare il prossimo segretario generale
TESTO: «Sono a disposizione della mia istituzione, se mi chiedono di candidarmi lo farò. So che da più parti si fa il mio nome e questo mi onora», spiega Chiocchetti che da giorni sta ricevendo la solidarietà bipartisan degli eurodeputati italiani (e non solo), dopo che un articolo diPolitico. eu nel riportare la partita in atto ha scritto che «Chiocchetti è stato in precedenza assistente di Marcello Dell’Utri, il politico italiano e luogotenente di Silvio Berlusconi condannato a sette anni di carcere per i suoi legami con la mafia siciliana» e che «il suo legame con gli alleati di Berlusconi è stato fonte di polemiche all’interno del Parlamento europeo». L’attacco e l’insinuazione danno la misura della posta in gioco. Chiocchetti è stimato all’interno del Parlamento Ue, di fatto è il candidato di Mestola con la benedizione di Welle. Ma è cominciata la macchina del fango.
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TITOLO: Daphne Caruana Galizia, il killer confessa: «Se avessi saputo di più avrei chiesto più soldi»
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OCCHIELLO: Nell’intervista alla Reuters, George Degiorgio, l’uomo accusato con il fratello Alfred e Vincent Muscat di aver fatto esplodere l’auto della giornalista maltese nel 2017, dice: «Per me erano solo affari»
TESTO: Prima dice «se avessi saputo, avrei chiesto di più», poi aggiunge anche un «certo che mi dispiace», spiazzante. Dopo cinque anni dall’omicidio di Daphne Caruana Galizia, parla dal carcere George Degiorgio l’uomo accusato con altri due – il fratello Alfred e Vincent Muscat - di aver fatto esplodere l’autobomba che il 16 settembre 2017 ha ucciso la giornalista investigativa maltese in un campo davanti a casa, perché fu la prima a scoprire «17 Black», la misteriosa offshore del miliardario Yorgen Fenech, accusato di essere il mandante. In un’intervista rilasciata a Stephen Grey, giornalista della Reuters che sta lavorando a un podcast sulla ricostruzione del caso, Degiorgio spiega che se avesse saputo di più su Galizia, avrebbe chiesto molti più soldi per portare a termine il “lavoro”: «Avrei chiesto 10 milioni di euro. Non 150.000». Ha continuato: «Per me erano solo affari. Sì. Affari come al solito! ». Poi arriva una risposta che disorienta. Alla domanda se fosse dispiaciuto ha risposto: «Certo che mi dispiace». L’ammissione di Degiorgio arriva dopo anni di «non sono stato io», ma è dal 2021, che gli avvocati cercano di ottenere la grazia in cambio della testimonianza sul ruolo di Degiorgio nell’omicidio e su altri crimini che coinvolgerebbero diverse figure di spicco di Malta. Mentre i due fratelli Degiorgio negavano tutto, nel 2020 il complice Vince Muscat, confessava ed è stato condannato a una pena detentiva ridotta a 15 anni in cambio delle dichiarazioni su altri casi che lo vedevano coinvolto. Sempre alla Reuters, Degiorgio ha raccontato di aver deciso di confessare non tanto per una riduzione di pena ma perché «non voglio andare giù da solo! ». Tramite l’avvocato, i Degiorgio hanno fatto sapere che si aspettano una pena «in linea con quella di Vincent Muscat. Siamo disposti a divulgare tutto ciò che sappiamo su altri omicidi, bombe e crimini». «Le parole di George Degiorgio mostrano che è un killer spietato che non merita grazia», ha commentato Matthew Carauna Galizia, il figlio della giornalista. Il 16 ottobre del 2017 era stato lui a trovare il corpo della madre senza vita nel campo davanti a casa.
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TITOLO: Intervista a David Frum: «Siamo un Paese diviso ma non senza speranza: la minaccia per l’America è Trump»
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OCCHIELLO: «Fin qui i leader della destra hanno taciuto. Ma dall’inchiesta sull’assalto al Congresso sono emersi fatti gravi: non fu spontaneo, ma pianificato», spiega lo speechwriter di George Bush, un conservatore moderato critico del trumpismo
TESTO: Capitolo Trump: il ministro della Giustizia non l’ha incriminato né pare si accinga a farlo. Perché Biden vuole lui, magari indebolito, come avversario nel 2024? «Non so cosa voglia Biden, ma lui, come tutti i leader democratici occidentali, è in enorme difficoltà per l’inflazione e le distruzioni del sistema produttivo post pandemia: dalla Germania all’Australia, chi era al governo nel 2020 è nei guai nel 2022. Biden può vincere contro un Trump indebolito, ma non è il caso di rischiare: le crisi causate dai prezzi del cibo e della benzina sono micidiali. Sull’altro fronte i repubblicani sanno che Trump è impopolare e sanno di avere altri candidati che possono vincere nel 2024: se possono, se ne liberano. Con Trump candidato, i repubblicani farebbero la campagna parlando delle elezioni 2020, secondo loro rubate da Biden, anziché delle tasche vuote degli americani flagellati dall’inflazione. Insicuri e impauriti, fin qui i leader della destra hanno taciuto. È qui che entra in gioco l’inchiesta sull’assalto al Congresso».
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TITOLO: Un aiuto subito: 7 milioni in donazioni
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OCCHIELLO: In quattro mesi la partecipazione dei lettori del Corriere della Sera e degli spettatori del TGLA7 è stata sorprendente: 21 le organizzazioni beneficiarie.
TESTO: Una cifra incoraggiante: 7.060.770. Un numero che quattro mesi fa non si poteva immaginare. Un Aiuto Subito - Ucraina è nata il 27 gennaio, tre giorni dopo l’inizio della guerra in Ucraina. È stata aperta una sottoscrizione con lo scopo di fornire sostegno alla popolazione ucraina e a tutti gli operatori che offrono assistenza umanitaria e presidi socio-sanitari di prima necessità. Il giorno dopo, è stato costituito il comitato, presieduto dal direttore Luciano Fontana e di cui fa parte il direttore di TGLA7 Enrico Mentana, ed è stato attivato il conto. Quattro mesi dopo, il saldo è sorprendente. Di quei 7.060.770, 7.030.228 sono già stati consegnati a 21 organizzazioni tra cui la Croce rossa e Cesvi, Fondazione Rava, Save the Children, Cir-Rifugiati. Il 6 aprile sono stati fatti bonifici a Asvi, Progetto Soleterre e Fondazione Scuole civiche di Milano per borse di studio a giovani ucraini. Il 3 maggio bonifici per 1.200.000 euro a Intersos, Lega italia Lotta ai Tumori, Fondazione Archè, Oxfam, Arcs, Unicef e Unhcr. Il 25 maggio a favore della Comunità di Sant’Egidio, We world onlus e Fondazione di comunità di Milano (progetto Shevshenko), e Urban Advocacy Group di Odessa. L’ultimo gruppo di bonifici ha raggiunto Refugee Welcome, l’associazione La Cometa e un nuovo contributo a Croce rossa e Cir-Rifugiati. Da subito sul conto è attivato il codice «grande beneficiario» 10052 che ha consentito di fare il versamento senza spese di commissione per i titolari Banca Intesa e delle banche che hanno aderito a questa convenzione. Nei primi otto giorni ci sono state più di 27.000 donazioni. Versamenti di 50, 100 e 200 euro ma non mancano quelle più grandi. In quattro mesi la solidarietà dei lettori del Corriere della Sera e degli spettatori del TG LA7 è stata costante, sono stati 50.000 i bonifici arrivati sul conto di Banca Intesa. Da maggio, con la collaborazione di Mastercard, è possibile effettuare una donazione per Un Aiuto Subito anche attraverso qualsiasi carta di credito. È possibile donare tramite tutte le carte di credito, collegandosi a questo link. Si può versare dall’Italia tramite bonifico bancario, sul conto dedicato di Intesa Sanpaolo (intestato a «Un aiuto subito-Ucraina») con Iban IT08 L030 6909 6061 0000 0185 871. Se i clienti di Intesa Sanpaolo (o delle banche che hanno aderito a questa convenzione) inseriranno il codice 10052 non saranno addebitate commissioni. Invece, per contribuire dall’estero vale lo stesso Iban ma bisogna aggiungere anche il codice Bic/swift: BCITITMM.
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TITOLO: Boris Johnson, dimissioni a catena nel governo: «Ha le ore contate, resta solo da vedere come se ne andrà»
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OCCHIELLO: Lo strappo nella serata di martedì, con il passo indietro del cancelliere dello Scacchiere e del ministro della Salute, che hanno aperto la strada alle dimissioni a valanga dei membri dell’esecutivo. Ma il premier non molla: «Sarò premier anche domani»
TESTO: DAL NOSTRO CORRISPONDENTELONDRA — Fine corsa, si scende. Dal treno deragliato del governo Johnson è stata una gara a chi saltava via per primo: nella giornata di ieri si sono dimessi oltre trenta fra ministri, sottosegretari e portaborse. La più grande fuga di massa da un esecutivo nella storia britannica. E in serata un gruppo di ministri, guidati dal neo Cancelliere dello Scacchiere Nadhim Zahawi, si è presentato a Downing Street per intimare a Boris Johnson di andarsene. Ma lui ha opposto un secco rifiuto: mi hanno votato milioni di persone, ha risposto, chi di voi saprebbe replicare il mio successo? Fra Westminster e Downing Street si sono consumate ieri ore drammatiche. Boris era stato mollato fin dalla mattinata anche dal suo braccio destro, quel Michael Gove, licenziato nella serata di oggi, che era stato il suo «gemello» nella campagna per la Brexit e che ora ricopriva il ruolo chiave di ministro alla coesione territoriale: secondo indiscrezioni di stampa, Gove in persona avrebbe detto ieri mattina a Johnson che il tempo era scaduto ed era venuta l’ora di smontare le tende (poi in serata il premier l’ha cacciato). Boris ha resistito fino all’ultimo, ma attorno a lui si spandeva un tanfo di decomposizione. Al briefing per la stampa estera a Downing Street, ieri pomeriggio, le facce dei portavoce erano quelle di una veglia funebre: imbarazzo, risposte svogliate ed evasive, sguardi al soffitto. La stessa, identica atmosfera che si era vista in quelle stanze tre anni fa, nelle ore che precedettero la cacciata di Theresa May. Pure al poliziotto di guardia è scappata una battuta: «Giornata impegnativa, oggi…». Le cataratte si erano aperte martedì pomeriggio, con le dimissioni contemporanee del Cancelliere dello Scacchiere (ossia il ministro del Tesoro) Rishi Sunak e del ministro della Salute, Sajid Javid, che hanno inferto un colpo fatale al governo Johnson e alla sua credibilità. E ieri, durante un feroce question time in Parlamento, nel quale Boris aveva promesso di «andare avanti», Javid ha spiegato le ragioni delle sue dimissioni dicendo «il troppo è troppo: ho dato più volte il beneficio del dubbio» al premier su altri sospetti di scandalo, ma «mi sono ora convinto che il problema è al vertice, e che Johnson non cambierà». Altri deputati conservatori gli hanno fatto eco, mentre i colleghi fissavano il vuoto con sguardi di pietra. Subito dopo, Boris si è presentato a un’audizione davanti a una commissione parlamentare, dando vita a uno spettacolo surreale: mentre gli chiedevano conto di quello che stava succedendo, lui assicurava che «domani sarò ancora primo ministro». Ma la sua autorità evaporava di minuto in minuto. Se non è accaduto già ieri, Johnson dovrà andarsene a giorni, travolto dalla sua inettitudine prima ancora che da errori politici. A far precipitare la situazione è stato l’ultimo imbroglio nel quale il primo ministro si è trovato impegolato, ossia lo scandalo sessuale che ha investito il vice capogruppo dei conservatori, Chris Pincher, reo di palpeggiamenti e avances sgradite verso numerosi giovani colleghi e assistenti maschi. È emerso che il premier era stato al corrente per anni di questi comportamenti, circostanza in primo momento negata: insomma, come nel caso del Partygate, le feste a Downing Street durante il lockdown, e di altre svariate circostanze, Boris ha dimostrato ancora una volta disprezzo totale per le regole e la verità, mentre i suoi ministri venivano spediti davanti alle telecamere a difendere l’indifendibile. Il morale nel partito conservatore in questi giorni era crollato sotto zero e il disagio era evidente anche nel governo: alla riunione di gabinetto trasmessa in tv le facce dei ministri sembravano quelle di un funerale. Ministri che si sono visti ridere in faccia in Parlamento, anche da parte dei loro stessi deputati, quando hanno provato a spiegare che Johnson aveva «dimenticato» le accuse contro Pincher. L’autorità del premier era stata già gravemente compromessa un mese fa, quando era sopravvissuto a un voto di sfiducia ma aveva visto più del 40 per cento del gruppo parlamentare votargli contro. E in seguito, la doppia sconfitta elettorale in due importanti suppletive aveva dimostrato che il suo tocco magico era svanito: per la maggioranza dell’opinione pubblica, disgustata dagli scandali, doveva dimettersi. Ieri sera gli stessi conservatori hanno finalmente provato a staccare la spina. Il dramma continua.
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TITOLO: Russia, ora Putin arresta anche i moderati: in carcere l’ex collaboratore dello Zar e la star dell’hockey
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OCCHIELLO: Nel mirino chi resta in silenzio e ha legami con l’Occidente: non c’è più spazio per una «area grigia». Molti per sfuggire alle purghe vanno «in vacanza»
TESTO: Sono finiti in carcere gli avvocati siberiani che avevano firmato un appello non per condannare la guerra, ma per chiederne una tregua temporanea. È finito in carcere Ivan Fedotov, una stella venticinquenne dell’hockey. All’inizio di febbraio era stato salutato come un eroe, insieme ai suoi compagni di squadra della nazionale russa che avevano vinto la medaglia d’argento alle Olimpiadi invernali di Pechino. È stato dichiarato renitente al servizio di leva, ma la sua vera colpa è di aver scelto di esercitare la sua professione negli odiati Usa, firmando un contratto con i Philadelphia Flyers.
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TITOLO: Niente Biden contro Trump: le elezioni del 2024 saranno fra Newsom e DeSantis?
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OCCHIELLO: La newsletter AmericaCina è uno dei tre appuntamenti quotidiani de «Il Punto» del Corriere della SeraLa newsletter AmericaCina è uno dei tre appuntamenti quotidiani de «Il Punto» del Corriere della Sera
TESTO: Ron DeSantis, governatore repubblicano della Florida, all’evento per commemorare un anno dopo le vittime del crollo di un palazzo a Surfside A guardare certi spot televisivi, soprattutto quelli trasmessi in Florida nei quali il governatore (repubblicano e ultraconservatore) dello Stato viene attaccato dal governatore (democratico e liberal) della California verrebbe da pensare che, per la campagna delle elezioni presidenziali 2024, qualcuno stia pensando allo slogan: «Dimenticatevi Biden contro Trump e pensate a Gavin Newsom contro Ron DeSantis». Giovani (Ron ha 43 anni, Gavin 55) contro quasi 80enni (Joe lo sarebbe all’inizio del nuovo mandato, Donald alla fine). Da tempo Newsom muove passi politici che vanno al di là dei confini dello Stato da lui governato, il più popoloso e ricco dell’Unione: la California. Di recente, però, ha preso di mira soprattutto il governatore della Florida che, secondo tutti i sondaggi, è il candidato per la Casa Bianca di gran lunga preferito dai conservatori qualora Trump dovesse uscire di scena. DeSantis potrebbe addirittura sfidare l’ex presidente alle primarie repubblicane: ha già accumulato oltre 111 milioni di dollari di finanziamenti elettorali e per la campagna per la riconferma a governatore — riconferma scontata — spenderà solo spiccioli. Il video pubblicitario di Newsom trasmesso in Florida il 4 luglio, il giorno della festa dell’Indipendenza, non può, quindi, che essere interpretato come il tentativo del governatore della California di presentarsi come paladino delle libertà di parola e di scelta contro un conservatore brutale, accusato di essere un leader che mette al bando i libri, limita la libertà di dibattito nelle scuole, rende più difficile esercitare il diritto di voto, criminalizza le donne e i medici (in caso di aborto). Newsom ha speso centinaia di migliaia di dollari per invitare i cittadini della Florida a non subire passivamente la compressione delle loro libertà: un messaggio al quale vuole, evidentemente, dare un valore nazionale. Sta pensando di candidarsi alla Casa Bianca? Relativamente giovane, di bell’aspetto e con una retorica affascinante, ma spesso criticato per alcuni aspetti contraddittori delle sue politiche e per scelte amministrative non sempre efficaci, un anno fa di questi tempi Newsom era in grande difficoltà: i suoi nemici, con una raccolta di firme, erano riusciti a far indire un referendum popolare per defenestrarlo dalla carica di governatore. A settembre, però, l’agguato fallì: il recall si trasformò in una grande vittoria di Newsom che da allora deve aver cominciato a pensare alla Casa Bianca, visto che nello stesso periodo iniziò, col disastroso ritiro dall’Afghanistan e la nuova ondata Covid, la parabola discendente di Biden (che a luglio aveva dichiarato il Paese «liberato» dal virus). Negli ultimi mesi Biden è stato criticato, oltre che per l’insufficienza delle misure del suo governo (molte bloccate dal Congresso) e per l’inflazione che erode il reddito degli americani, per i toni piuttosto pacati coi quali ha reagito alle offensive dei conservatori su tutti i fronti, dai meccanismi elettorali all’aborto, al rifiuto di porre limiti alla vendita di armi, al divieto di discutere questioni di genere sessuale nelle scuole elementari e medie. Da tempo a sinistra si chiede che anche i democratici comincino a battere i pugni sul tavolo come stanno facendo da tempo, e con forza crescente, i repubblicani. Newsom sta facendo esattamente questo. È un candidato credibile per la Casa Bianca? Difficile dirlo, ma di alternative credibili a Biden, in campo democratico, per ora non se ne vedono molte. La maggiore forza dovrebbe averla il successore naturale: la vice del presidente, Kamala Harris. Ma un recente sondaggio Yahoo! -YouGov (presumibilmente sbilanciato a sinistra), su un possibile confronto presidenziale tra candidati democratici e repubblicani, indica che Newsom potrebbe battere Trump con un margine maggiore rispetto alla Harris, mentre Kamala vincerebbe per un punto percentuale in più rispetto al governatore della California nel confronto con DeSantis. Il governatore democratico della California Gavin Newsom
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TITOLO: Kherson, il diario della ventenne Irina: «Le file degli anziani in banca e le chat sotto controllo: vita nella città occupata»
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OCCHIELLO: La ragazza dall’inizio dell’occupazione ha voluto mettere nero su bianco quello che succedeva: «Qui restano solo gli anziani in fila per la pensione in rubli che non arriva
TESTO: DALLA NOSTRA INVIATA MYKOLAIV — «La mia Kherson è sempre più triste. Ma io non l’abbandonerò». Irina ha poco più di 20 anni, a Kherson è nata e ha studiato. Dall’inizio dell’occupazione tiene un diario che ha deciso di condividere «perché voglio che il mondo sappia cosa stanno facendo i russi alla mia città», spiega. Via Telegram, utilizzando il Wi-Fi di un’amica, gira al Corriere gli stralci di quanto ha scritto in questi quattro mesi, flash di una vita che dal 26 febbraio, giorno in cui le truppe di Mosca sono entrate nella sua città, non è più la stessa. «Non ho paura, sono sicura che alla fine i russi saranno costretti ad andarsene e Kherson tornerà finalmente libera».
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TITOLO: Italia-Francia: preoccupa l’energia, cresce anche da noi il «sì» al nucleare
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OCCHIELLO: Industria, migranti, rivalità: un sondaggio misura gli attuali rapporti tra i due Paesi
TESTO: DAL NOSTRO CORRISPONDENTEPARIGI — Nonostante la vicinanza, la storia comune, l’affetto e qualche volta la rivalità, italiani e francesi hanno ancora da imparare gli uni sugli altri, in particolare quanto alle rispettive economie. Lo indica l’indagine «Italia e Francia: quali prospettive industriali in Europa? », realizzata da Ipsos sotto la direzione del professor Marc Lazar. La ricerca verrà presentata oggi nella sede dell’Edison a Milano nell’ambito dei Dialoghi italo-francesi per l’Europa (università Luiss Guido Carli - Sciences Po - The European House Ambrosetti).
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TITOLO: Ascesa e caduta di Boris Johnson: il bambino che voleva diventare «il re del mondo» e ha portato Londra fuori dall’Europa
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OCCHIELLO: Da giornalista era molto amato da Thatcher e mandava sempre i pezzi in ritardo. Ha perso l’anello di nozze un’ora dopo la cerimonia. È riuscito ad attuare il programma di vaccinazione più rapido. A tradirlo è stato il suo carattere, la maschera clownesca che ha scelto di indossare
TESTO: Johnson alla carriera giornalistica aveva presto affiancato quella politica, culminata nel 2008 nell’elezione a sindaco di Londra (con successiva riconferma nel 2012). Anche in questo ruolo si fa subito riconoscere: quando va a Pechino a raccogliere la bandiera olimpica, fa infuriare i cinesi perché si presenta con la giacca sbottonata. Eppure i londinesi lo apprezzano, anche perché da sindaco della capitale si sposta su posizioni più liberali, in sintonia con lo spirito della metropoli. E soprattutto cura maniacalmente la propria immagine, fino a scompigliarsi i capelli apposta prima di apparire in pubblico. «Un buffone, snob, sociopatico, egocentrico e mentitore seriale», lo ha definito la rispettata commentatrice del Guardian Polly Toynbee. Ma le sue iniziative, come le bici pubbliche cittadine, riscuotono successo. «BoJo», così lo chiamano i londinesi. È fatto così: si prende o si lascia, si ama o si detesta.
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TITOLO: Gazprom, un’altra morte sospetta: Yuri Voronov trovato nella piscina della sua villa con una pistola e dieci bossoli
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OCCHIELLO: Mistero a San Pietroburgo. Il 61enne gestiva una compagnia di trasporti legata a Gazprom. La stessa fine di altre cinque persone legate al colosso del gas da gennaio a oggi
TESTO: Invece Vladislav Avayev, anche lui suicida dopo aver ucciso a colpi d’ascia la moglie Elena, secondo i giornali moscoviti perché sospettava di un suo adulterio, e poi la figlia tredicenne Maria, che soffriva dalla nascita di paralisi cerebrale infantile, era un personaggio molto conosciuto a Mosca. Era stato vicepresidente di Gazprombank e prima ancora vicedirettore di un dipartimento della Tesoreria del Cremlino. Negli ultimi tempi era co-proprietario della Carbonics di Kaliningrad, legata alla Rostec, società di spicco nel complesso militare-industriale e guidata da Sergey Chemezov, amico di lunga data di Vladimir Putin. A maggio, muore cadendo da una scogliera a Sochi Andrey Krukowskij, che gestiva un resort alpino di proprietà Gazprom, dove trascorrono le vacanze molti dirigenti dell’azienda.
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TITOLO: L’impatto delle armi occidentali e la «pausa» dell’Armata russa
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OCCHIELLO: I sistemi Himars forniti all’Ucraina mostrano la propria utilità. Intanto, dopo l’avanzata nel Donbass, i russi tirano il fiato e rinforzano i contingenti nel Mar Nero
TESTO: Le unità di Mosca, forse, hanno deciso di prendere respiro dopo i successi sull’asse Severodonetsk-Lysychansk. Analisti occidentali hanno annotato una possibile pausa operativa: ci sono blindati da riparare, plotoni da ricostituire, rimpiazzi da aggiungere. Dove è possibile lo Stato Maggiore si affida ai treni – insostituibili per l’Armata -, alla mobilitazione parallela, allo spostamento di qualche Battaglione. Tutto ciò non significa certo una tregua. Ci sono state operazioni – alcune stoppate dai difensori -, possibili manovre per preparare un assalto massiccio a Sloviansk, i bombardamenti da lontano, gli attacchi con missili e caccia. Presa di mira l’Isola dei Serpenti dopo che gli ucraini sono tornati per issare la loro bandiera con un messaggio di sfida rivolto all’avversario. Mosca, che è stata costretta ad abbondare lo «sperone» in Mar Nero, sostiene di avere ucciso diversi soldati. Intanto ha aumentato la task force navale nel settore nord, a bordo almeno 45 cruise.
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TITOLO: Il razzismo, la «patata d’oro» e il caso che agita la Germania
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OCCHIELLO: Il riconoscimento in negativo viene assegnato ai media che hanno scritto articoli discrimatori. Divide la nomina della sua ideatrice Ferda Ataman a commissaria federale contro la discriminazione
TESTO: «Chi insulta i tedeschi definendoli Kartoffel divide più che unisce e non può diventare commissario contro la discriminazione», dice Linda Teuteberg, deputata liberale, decisa a votare contro la sua stessa maggioranza. Secondo lei, «Ataman rappresenta una politica identitaria divisiva, diffama chi la pensa diversamente e si mostra incapace di differenziare». L’accusa insomma è che Ataman sia razzista al rovescio e che il suo Kartoffel sia uguale e contrario all’insulto «Kanake», tipica espressione dispregiativa dei tedeschi razzisti contro gli immigrati. «Un’attivista di sinistra che attraverso pure provocazioni cerca di seminare discordia tra i gruppi sociali», dice un deputato della Csu bavarese. Ma anche un giornale progressista come la Süddeutsche Zeitung considera Ataman una «scelta sbagliata», a causa del suo approccio aggressivo e militante al tema. E cita l’assegnazione della patata d’oro del 2020 a Spiegel TV, «colpevole» di un servizio sui clan criminali arabi, che secondo la giornalista avrebbe avuto toni razzisti. «Chi ha visto il reportage può solo scuotere la testa», chiosa il giornale.
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TITOLO: Putin: «In Ucraina non abbiamo neppure iniziato. L'Occidente vuole batterci in battaglia? Ci provi»
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OCCHIELLO: Le nuove minacce di Vladimir Putin espresse davanti ai leader parlamentari dell'Assemblea federale. Il Segretario di Stato Usa Blinken e il ministro degli Esteri russo Lavrov si evitano al G20
TESTO: I russi stanno ora cercando di conquistare la seconda provincia del Donbass, quella di Donetsk, per occupare così l’intero bacino minerario che i separatisti filorussi controllavano parzialmente dal 2014. Ma per questo devono prendere Sloviansk e Kramatorsk, le due più grandi città nella regione ancora in mano gli ucraini. A Bali, al termine della prima giornata del G20, sebbene non ci sia stato nessun colloquio tra il ministro degli Affari esteri russo, Sergei Lavrov, e il segretario di Stato americano Antony Blinken, il conflitto in Ucraina ha dominato il vertice, con numerosi incontri a margine. Lavrov ha incontrato l’omologo cinese Wang Yi, al quale ha ribadito la volontà di cooperazione tra i due Paesi e ha quindi invitato il rappresentante di Pechino a unire le forze per non cedere alle pressioni degli Stati Uniti: «Stiamo guadagnando sempre più sostegno e apprezzamento a livello internazionale» ha detto Lavrov che, secondo la stampa russa, ha incoraggiato Wang Yi a resistere alla «politica apertamente aggressiva» delle nazioni occidentali. Nell’incontro con l’omologo turco Mevlut Cavusoglu, Lavrov ha approfittato invece per ribadire che per Mosca «è inaccettabile un ulteriore sostegno dell’Occidente alle ambizioni militaristiche del regime di Kiev».
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TITOLO: Bomba sotto l’auto, ucciso Hassan accusato e assolto per l’omicidio Alpi
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OCCHIELLO: L’attentato a Mogadiscio, non c’è stata alcuna rivendicazione. La Fnsi: «Adesso nuove indagini». Il suo avvocato: «Sono stati i terroristi islamici, a scopo di estorsione»
TESTO: I genitori di Ilaria Alpi erano convinti dell’innocenza di Hassan: «La famiglia di Ilaria mi ha creduto e ha fatto quello che poteva per cercare la verità, sapevano che ero solo un capro espiatorio» aveva raccontato l’uomo. Ma la coppia non aveva mai smesso di cercare i veri autori della strage e i loro mandanti. Giorgio Alpi è morto nel 2010 dopo una lunga malattia, la moglie Luciana ci ha lasciato nel 2018 ma l’inchiesta della Procura di Roma sull’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin è ancora aperta. Tra il 2018 e il 2019 il gip Andrea Fanelli ha bocciato ben due richieste di archiviazione, avanzate dalla pm Elisabetta Ceniccola, sollecitando ulteriori accertamenti. Tra questi c’è anche l’acquisizione di atti relativi alle indagini sulla morte del giornalista Mauro Rostagno, ucciso dalla mafia nel 1988. Il gip ha «invitato» i pm romani a verificare l’eventuale esistenza di punti di contatto con il caso Alpi, con un «focus» particolare sul traffico d’armi. La verità, però, appare lontana.
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TITOLO: Chi è Nadhim Zahawi, il neo-cancelliere profugo curdo che potrebbe diventare premier della Gran Bretagna
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OCCHIELLO: Parte la corsa alla successione. Ci sono anche Liz Truss, Ben Wallace, Penny Mordaunt, e i due ministri che hanno scatenato la crisi con le dimissioni: Rishi Sunak e Sajid Javid
TESTO: Una guerra che ha sospinto in alto anche le quotazioni di Ben Wallace, il ministro della Difesa, che è attualmente in testa ai sondaggi fra i membri del partito conservatore: Wallace però non ha una vera base di sostegno nel gruppo parlamentare. E parlando di credenziali militari, non si può non fare il nome di Penny Mordaunt, che in passato è stata anche lei ministra della Difesa ed è una ex riservista di Marina: pure lei nutre ambizioni di leadership. Ma i due da tenere d’occhio sono i ministri che hanno scatenato la crisi con le loro dimissioni martedì: l’ex cancelliere Rishi Sunak e l’ex titolare della Salute Sajid Javid. Il primo, di origine indiana, sconta però il fatto di essere un miliardario la cui moglie, si è scoperto, non pagava le tasse in Gran Bretagna; il secondo ha pure lui una formidabile storia personale, essendo il figlio di un autista di autobus pachistano che è riuscito a diventare una stella della finanza internazionale. Un eterno aspirante premier è infine Jeremy Hunt, ex ministro della Salute e degli Esteri, che già aveva sfidato vanamente Boris Johnson tre anni fa: ma anche stavolta le sue chance non sembrano essere delle migliori.
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TITOLO: Boris Johnson si dimette da leader Tory: «Ma resto fino a quando non sarà eletto il mio successore»
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OCCHIELLO: Il premier britannico lascia dopo l’ondata di dimissioni nel governo: «Non avrei voluto farlo.I conservatori vogliono un nuovo premier e un nuovo leader». Vola la sterlina
TESTO: Poco dopo, è arrivato l’annuncio da Downing Street che Johnson avrebbe gettato la spugna. E i mercati hanno subito festeggiato: la sterlina ha iniziato a risalire, così come l’indice di Borsa. Ma per la Gran Bretagna, impegnata ora nella ricerca di un successore, si prospettano mesi difficili, nel momento in cui la crisi economica morde nel portafoglio della gente e il disagio sociale si estende a macchia d’olio (per non parlare della situazione internazionale, con la guerra in Ucraina). Johnson se ne va così, travolto dalla sua inettitudine prima ancora che da errori politici. A far precipitare la situazione è stato l’ultimo imbroglio nel quale il primo ministro si è trovato impegolato, ossia lo scandalo sessuale che ha investito il vice-capogruppo dei conservatori, Chris Pincher, reo di palpeggiamenti e avances sgradite verso numerosi giovani colleghi e assistenti maschi. È emerso che il premier era stato al corrente per anni di questi comportamenti, circostanza in primo momento negata: insomma, come nel caso del «Partygate», le feste a Downing Street durante il lockdown, e di altre svariate circostanze, Boris ha dimostrato ancora una volta disprezzo totale per le regole e la verità, mentre i suoi ministri venivano spediti davanti alle telecamere a difendere l’indifendibile. L’autorità del premier era stata già gravemente compromessa un mese fa, quando era sopravvissuto a un voto di sfiducia ma aveva visto più del 40 per cento del gruppo parlamentare votargli contro. E in seguito la doppia sconfitta elettorale in due importanti suppletive aveva dimostrato che il suo tocco magico era svanito: per la maggioranza dell’opinione pubblica, disgustata dagli scandali, doveva dimettersi. Oggi gli stessi conservatori hanno finalmente staccato la spina. Come ha scritto un commentatore del Times, «possiamo essere di nuovo un Paese serio».
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TITOLO: Yascha Mounk: «Boris populista? Sì, sulla Brexit. Ma riconosce l’opposizione, non è Trump»
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OCCHIELLO: Il politologo, autore di «Il grande esperimento» e «Popolo vs Democrazia»: «Johnson non è stato una minaccia alla democrazia quanto Trump. Alla fine, sotto pressione del partito se n’è andato. Trump invece è un populista puro che dice che solo lui è legittimo e gli altri no»
TESTO: Perché la ricetta di Boris Johnson può vincere le elezioni? «Si è spesso parlato della sua popolarità a causa della sua personalità e del suo charme, sembrava essere ideologicamente un po’ vuoto, era un buffone e nessuno ha preso sul serio il suo contenuto politico. Ma quando è arrivato al potere, Johnson era molto popolare perché aveva capito il momento politico molto meglio di tanta altra gente. Su temi culturali lui era chiaramente di centrodestra, un critico dell’ideologia ultra-puritana di sinistra che ora domina le élite anglofone (in Inghilterra e negli Stati Uniti siamo a un punto in cui le persone vengono licenziate per una parola sbagliata in un talk show, una cultura in cui certi temi sono tabù) ma senza odio e senza essere razzista, e sull’economia dopo decenni di thatcherismo nel partito ha parlato di espandere la sanità e aiutare i più poveri. Pur essendo un prodotto di Eton e della cultura aristocratica che ha grandi problemi, ha saputo vincere in circoscrizioni nel nordest dell’Inghilterra molto povere e da cent’anni nelle mani del Labour, per la distanza culturale del partito laburista e dell’élite intellettuale del Paese dalla classe proletaria e perché non ha mantenuto le promesse di aiutare, Le sue debolezze personali sono state troppo grandi e non ha fatto quello che prometteva sull’economia, ma il suo orientamento politico rimane significativo perché risponde alle opinioni della maggioranza della popolazione, che è di centrodestra sulla cultura e vuole uno Stato che aiuti la gente dal punto di vista economico».
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TITOLO: Boris Johnson, il peccato originale dell’uber-inglese: ora il Paese pagherà le sue cambiali
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OCCHIELLO: Il declino del leader dimissionario parte da un peccato originale, che ha segnato tutta la sua vicenda: la decisione, nel 2016, di schierarsi con il leave
TESTO: Il discredito in cui Boris J. ha gettato il Regno Unito - ha scritto The Economist, furente - ha cancellato anche le cose buone che ha fatto: il reperimento dei vaccini anti-Covid, il sostegno deciso all’Ucraina. Altri leader hanno rappresentato l’indole nazionale profonda, e l’hanno sfruttata con cinismo, tradendola. Basta pensare all’uber-americano Donald Trump, e ai guai che ha combinato; o a Vladimir Putin, autonominatosi portavoce dell’anima russa. Il caso di Boris Johnson non è altrettanto disastroso, ma spiega bene quanto siano vulnerabili le democrazie, nella mani dei cinici e degli imbonitori. Il partito conservatore britannico - i tories, la casa di Winston Churchill e Margaret Thatcher - pagherà a lungo la “cambiale Boris”. Forse con una sconfitta elettorale, certamente con una macchia nella reputazione. Basteranno tradizione e resilienza a risollevare la Gran Bretagna? Probabilmente sì, ma ci vorrà tempo. C'è una guerra in corso, una pandemia in agguato e i problemi sociali ed economici sono gravi: crescita bassa, produttività ai minimi, la più alta inflazione del G7, la sterlina in calo. Di sicuro, però, si parte da una buona notizia. Alla guida del paese ci sarà una persona più affidabile di Boris Johnson. E quella persona - sostenuta dal coraggio, dal realismo, dall'orgoglio, dalla prontezza e dall'understatement britannico - potrà fare molto e fare bene. Tutto è possibile. Chissà, forse anche un rientro sotto la bandiera blu della grande famiglia europea, un giorno.
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TITOLO: La telefonata tra Boris Johnson e la regina Elisabetta
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OCCHIELLO: Il premier britannico non ha fatto riferimenti alla regina Elisabetta nel discorso con cui ha annunciato le dimissioni, ma è emersa la notizia di una telefonata tra i due. Il cui rapporto non è però mai stato semplice
TESTO: LONDRA — Theresa May si era recata a Buckingham Palace per presentare le dimissioni, come vogliono tradizione e protocollo. E Boris Johnson? Il premier non ha fatto alcun riferimento a Elisabetta nel discorso con cui ha annunciato le dimissioni, giovedì, e da Downing Street non è arrivata conferma di un dialogo con la sovrana sino alla serata di ieri, quando è emersa la notizia di una telefonata tra i due. Il rapporto tra il primo ministro e la regina non è mai stato semplice — Johson era stato costretto a scusarsi quando era emerso che ai tempi del funerale del principe Filippo, mentre Elisabetta era stata costretta a sedere da sola nella cappella di Windsor e a invitare solo trenta persone, il premier e il suo staff si erano concessi generosi festeggiamenti a Downing Street. Con le dimissioni di Johnson diventa possibile, anche se improbabile, che a Elisabetta venga chiesto di sciogliere il Parlamento per spianare la strada verso le elezioni anticipate, un’eventualità che non rientra negli interessi dei conservatori, dove è iniziata la difficoltosa ricerca di un leader in grado di tenere il partito al potere.
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TITOLO: Dimissioni Boris Johnson, l’Ucraina perde l’alleato di ferro. E Mosca esulta: «Pagliaccio». Peskov: «Non ci piace»
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OCCHIELLO: Dai primi di marzo Johnson ha inviato armi e imposto le sanzioni economiche più stringenti. La sua intelligence ha svolto un ruolo importante nella guerra
TESTO: L’adorazione ucraina non è bastata a salvare il posto a Downing Street. Non che Boris non ci abbia consapevolmente provato. Tutto il contrario. Forte di quell’immagine da leader di guerra senza paura ha cercato di enfatizzare la sua proiezione internazionale per far dimenticare scandali e scandaletti della sua gestione interna. Ha funzionato in Ucraina, dove già è forte il culto di Winston Churchill, capace di tener testa a Stalin, ma non a Londra. Kiev piange l’uscita di scena di un alleato di ferro, Mosca festeggia. Sui social russi è un profluvio di insulti. «Stupido pagliaccio» è uno dei più educati. Asciutto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov: «Lui non piace a noi e noi non piacciamo a lui». Velenosa, con accenti epici, Maria Zakharova, portavoce del ministro degli Esteri. «La morale della storia è: non cercare di distruggere la Russia. La Russia non può essere distrutta. Ti romperai i denti e poi morirai soffocato inghiottendoli».
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TITOLO: Alberto: «Charlène, piano piano verso la normalità». Il primo ballo mondano dopo la pandemia
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OCCHIELLO: Il principe di Monaco che ha inaugurato la mostra d’estate al Grimaldi Forum con Carolina e i nipoti, parla al Corriere: «Bello avere una famiglia che ti aiuta»
TESTO: Le tante iniziative hanno un costo anche in termini di presenza ai Royal engagement: è come se l’agenda si fosse moltiplicata. «E in questa fase in cui la principessa Charlène ha avuto problemi di salute, la famiglia Grimaldi non è mai stata così unita e vicina, ritrovata unità che adesso è utile anche alle tante cerimonie in presenza che si stanno moltiplicando», spiega al Corriere la principessa Camilla di Borbone che si divide tra Monaco e Parigi e conosce bene la principessa Carolina: «E’ una donna di grande personalità, personalità molto forte con grandi interessi nel mondo dell’arte come della moda, ma… anche una donna semplice nel quotidiano e mai come in questi mesi è stata presente nella vita del Principato con i suoi figli».
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TITOLO: Shinzo Abe morto, le foto dell’attentato all’ex premier del Giappone
DATA:
OCCHIELLO:
TESTO: L’ex primo ministro del Giappone Shinzo Abeè morto nella notte italiana tra giovedì 7 luglio e venerdì 8 luglio, dopo essere stato vittima di un attentato. È stato raggiunto da alcuni colpi di arma da fuoco mentre era impegnato in un evento elettorale nella città di Nara. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, Abe, 67 anni, è stato raggiunto da alcuni colpi sparati a distanza ravvicinata, a pochi secondi l’uno dall’altro, mentre teneva un discorso. L’ex premier, soccorso, è stato portato subito in ospedale ma i soccorritori hanno riferito che non mostrava «segni di vita» agli esami preliminari sulla funzionalità di cuore e polmoni. Il primo ministro Kishida ha anche fatto sapere che le sue condizioni erano «molto gravi». Abe è stato poi sottoposto a una trasfusione di sangue in ospedale, secondo quanto ha riferito dal ministro della Difesa del governo giapponese Nobuo Kishi, fratello minore di Abe. Funzionari giapponesi hanno spiegato che l’ex premier è stato colpito al collo e al petto e ha subito una significativa emorragia interna. «Abbiamo tentato di rianimarlo per quattro ore», hanno poi riferito il responsabile del Pronto soccorso dell’ospedale di Nara (Ap)
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TITOLO: Chi è il killer di Abe: un ex militare con l’arma fai-da-te
DATA:
OCCHIELLO: L’attentatore parla di odio verso l’«organizzazione» dell’ex premier. Le falle nella sicurezza. Alla polizia ha detto di provare rancore
TESTO: Il responsabile dell’attentato è Tetsuya Yamagami, 41 anni, un’esistenza qualsiasi, sempre che non nasconda altro. Cresciuto a Nara, ha frequentato un liceo pubblico e non sembra avesse troppi progetti, infatti scriveva di «non avere la più pallida idea» di cosa volesse fare nella sua vita. Successivamente ha intrapreso la carriera militare e per quasi tre anni — fino al 2005 — ha indossato la divisa della Marina prestando servizio in una base nella regione di Hiroshima. Quindi un altro passaggio nel privato, con un lavoro in un’azienda del Kansai: impiego lasciato in primavera in quanto si sentiva affaticato. È un insieme di frammenti, non sufficienti a spiegare quanto è avvenuto in seguito. Dopo l’arresto ha sostenuto di aver agito non per un movente ideologico, ma piuttosto perché odiava l’organizzazione alla quale apparteneva Abe. Un dettaglio sul quale gli inquirenti hanno mantenuto il riserbo evitando di precisare il nome del gruppo. Affermazioni che andranno ovviamente verificate e filtrate. Se le dichiarazioni sono vere potremmo trovarci davanti a un cittadino in guerra con la società e il mondo, il militante-fai-da-te, un profilo sempre più frequente in molte società dei Paesi sviluppati. Un individuo che sviluppa una sua rabbia, magari la unisce a sue visioni più o meno politiche, quindi si organizza per sferrare la sua sfida con i mezzi a disposizione, anche rustici.
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TITOLO: Giappone assassinio Shinzo Abe, le ipotesi: l’ombra lunga delle società segrete e dell’estremismo politico-religioso
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OCCHIELLO: Le piste tra storia del Paese e resistenze alla modernizzazione a tappe forzate avviata con la riforma Meiji
TESTO: Quello che accomuna questi episodi, tuttavia, è l’appartenenza degli assassini a società più o meno segrete di estrema destra, ovvero a un’origine culturale che — in un ambiente immerso nel fanatismo — da sempre rifiuta la trasformazione del Paese avviata con la riforma Meiji, a partire del 1868. La modernizzazione a tappe forzate, insomma, che ha posto fine al Medioevo nipponico, ha avuto come conseguenza una risposta di segno opposto di quella parte del Paese più legata alle tradizioni. In questa ottica va poi inquadrato il suicidio del celebre scrittore Yukio Mishima, nel 1970: l’autore di «Confessioni di una maschera» fece seppuku (più elaborato del harakiri perché coinvolge una seconda persona che amministra la decapitazione) per protestare contro l’«occidentalizzazione» del Giappone e l’irrilevanza del Tenno.
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TITOLO: Le democrazie sembrano nel caos: ma allora vince Putin?
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OCCHIELLO: Le tensioni negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, in Francia, Germania, Giappone (e quelle nella maggioranza di governo in Italia) sembrano dare ragione a Putin e Xi Jinping. Ma è davvero così?
TESTO: In apparenza hanno ragione Vladimir Putin e Xi Jinping: l’Occidente sembra allo sbando. In America Joe Biden viene disertato anche dai suoi. Uno dei tanti segnali: cominciano a fiorire le potenziali candidature all’elezione presidenziale del 2024 anche tra i democratici, per esempio il governatore della California Gavin Newsom ha cominciato a comprare spazio pubblicitario in Florida per attaccare il repubblicano che governa quello Stato (Ron DeSantis), una schermaglia fra due aspiranti alla Casa Bianca. Una maggioranza di democratici spera che Biden rinunci a ricandidarsi. Il leader della più antica liberaldemocrazia è logorato per mille ragioni, tra queste la guerra sistematica che lo oppone alla Corte suprema (aborto, armi, ambiente). Mancano quattro mesi alle elezioni legislative di metà mandato eppure ogni tanto si ha la sensazione che i repubblicani abbiano già riconquistato la maggioranza, tale è lo spettacolo d’impotenza di questa Amministrazione.
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TITOLO: Shinzo Abe, il nazionalista delle «tre frecce» che ha riportato il Giappone in primo piano sulla scena politica mondiale
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OCCHIELLO: I tre pilastri della teoria economica dell’ex premier, vittima di un attentato: politica monetaria radicale, stimolo di bilancio e riforme strutturali
TESTO: Nato 67 anni fa, era predestinato alla politica. Un nonno e uno zio capi del governo, il padre ministro degli Esteri. Lui era stato eletto per la prima volta alla Dieta (il Parlamento di Tokyo) nel 1993. Il suo nome era stato legato alla Abenomics, il piano di rilancio dell’economia dopo anni di stagnazione. Si componeva di «tre frecce» per rilanciare la crescita: politica monetaria radicale, stimolo di bilancio e riforme strutturali. i critici dicono che in realtà la freccia riformista non è mai stata scoccata, per timore di perdere consenso elettorale con misure impopolari. Da nazionalista pragmatico amico degli Stati Uniti, Abe si era impegnato a fondo in un programma di riforma costituzionale, per porre fine al pacifismo a oltranza abbracciato dopo la guerra mondiale. A chi lo accusava di essere solo un falco nostalgico e di voler riaccendere il militarismo nipponico, il premier rispondeva che bisognava guardare con lucidità e lungimiranza alle minacce nuove che circondano il Giappone, i missili nucleari della Nord Corea e l’espansionismo della Cina. La Costituzione non è stata cambiata, ma «reinterpretata» e ormai è passato il principio che il Giappone non resterebbe a guardare in caso di guerra nel Pacifico, non si limiterebbe a fornire basi agli americani e affidarsi alla loro protezione. Un grande successo del suo governo è stata l’assegnazione delle Olimpiadi 2020 a Tokyo. I Giochi, con il loro sforzo organizzativo, avrebbero dovuto segnare l’apoteosi di Shinzo Abe come statista di livello mondiale. Il suo ufficio si era anche già mosso per sollecitare i cronisti stranieri a scrivere nel modo giusto il nome del premier: «Si dice Abe Shinzo, con il cognome prima del nome proprio, come vuole la nostra consuetudine». I piani olimpici e politici furono sconvolti dalla pandemia, che ha portato al rinvio delle Olimpiadi e a una crisi di fiducia dei giapponesi nel loro governo. Nell’agosto del 2020, sfinito da mesi di lavoro senza un giorno di tregua, il primo ministro si dimise per problemi di salute. Da allora aveva però continuato ad esercitare un potere dietro le quinte. Sognando forse un terzo ritorno in scena come leader. Ecco perché questa mattina era impegnato in un comizio elettorale per sostenere i candidati del suo partito.
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TITOLO: Morto Shinzo Abe, l’ex premier del Giappone. Il cordoglio dei leader. Arrestato un 41enne ex militare: «Ero insoddisfatto»
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OCCHIELLO: Shinzo Abe è stato ferito durante un discorso elettorale a Nara: in ospedale è stato sottoposto a trasfusioni di sangue. Arrestato il presunto attentatore, Tetsuya Yamagami: «Ero insoddisfatto»
TESTO: Ore 9.20 - Il ritratto del presunto attentatore La polizia ha riferito che un uomo di 41 anni, il presunto attentatore, è stato arrestato sul luogo dell’attacco, vicino alla stazione Yamatosaidaiji. A confermare il suo nome - Tetsuya Yamagami - sono state le autorità locali. Yamagami, riferiscono i media locali, è un ex militare e ha fatto parte dell’autodifesa marittima nipponica fino al 2005. Inizialmente il ministro della Difesa non ha risposto sulla questione, ma un portavoce della marina del Sol Levante ha poi confermato che Yamagami è stato inquadrato nei reparti dal 2002 al 2005. Il 41enne avrebbe riferito ai poliziotti che l’hanno arrestato che era «insoddisfatto» di Abe e che «voleva ucciderlo». Avrebbe sparato con un’arma fai-da-te fabbricata in casa: una specie di doppietta a canne corte di fattura artigianale, occultata in una borsa. L’attentatore è stato placcato e arrestato incolume, gli agenti della sicurezza di Abe non hanno tirato fuori le pistole per crivellarlo di colpi, come sarebbe successo di sicuro negli Stati Uniti e forse anche in Europa. Yamagami aveva solo due colpi e li ha messi entrambi sul bersaglio. Significa che si era preparato bene. Sorge dunque un’altra domanda: aveva premeditato l’attacco comunque per questo giorno di fine campagna elettorale? O aspettava da tempo l’opportunità di uccidere Abe? La presenza dell’ex premier in città era stata decisa solo mercoledì sera, per aiutare con il suo discorso il candidato liberaldemocratico, in difficoltà negli ultimi sondaggi. E se — invece — di Abe fosse venuto il premier Fumio Kishida?
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TITOLO: Diritto all’aborto negli Usa, Biden ha firmato un ordine esecutivo
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OCCHIELLO: Biden ha definito «terribile e totalmente sbagliata» la decisione della Corte Suprema che ha cancellato a livello federale il diritto a interrompere la gravidanza: «Serve una legge che codifichi questo diritto», ha detto, «non possiamo lasciare che una Corte fuori controllo limiti le libertà»
TESTO: Il Paese sta vivendo una nuova Secessione: sulle due coste l’aborto è ancora ampiamente accessibile, mentre nel Sud e negli Stati delle Praterie governati dai Repubblicani, i vincoli sono sempre più stringenti. Il decreto del Presidente punta anche a potenziare i servizi di assistenza medica e psicologica per le gestanti. Da settimane la base democratica preme sulla Casa Bianca, affinché prenda l’iniziativa. Ma fin dal primo momento Biden aveva avvertito l’opinione pubblica progressista: gli strumenti a disposizione del presidente sono limitati. La sentenza della Corte Suprema potrebbe essere superata da una legge del Congresso. I democratici hanno la maggioranza in tutte e due le Camere. Ma al Senato hanno solo 50 seggi (la metà del totale) e non i 60 necessari per superare il filibustering dei repubblicani
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TITOLO: Gran Bretagna, caos Tories: «E se avessimo sbagliato a cacciare Johnson?»
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OCCHIELLO: Dopo le dimissioni del premier c’è il timore di una sconfitta elettorale. Intanto Sunak si candida alla successione: fra i conservatori c’è una platea affollata di contendenti, a settembre sarà proclamato il vincitore
TESTO: DAL NOSTRO CORRISPONDENTELONDRA — È già l’ora del rimorso. Il giorno dopo le dimissioni di Boris Johnson, nel campo conservatore emergono i dubbi: non è che abbiamo buttato via il bambinone biondo assieme all’acqua sporca? A dar voce ai timori è il Daily Mail, il tabloid di destra che è l’espressione dell’Inghilterra profonda e che vende quasi un milione di copie al giorno: «Cosa diavolo hanno fatto? », era il titolone a caratteri cubitali sulla prima pagina di ieri. Una frase ripetuta con una striscia rossa in testa a ben 18 pagine iniziali del quotidiano. «Boris estromesso da un partito in preda all’isteria collettiva», sintetizzava il giornale, aggiungendo che «a Bruxelles a e Mosca stappano lo champagne — e i conservatori non hanno la minima idea su chi debba rimpiazzarlo».
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TITOLO: Alberto: «Charlène, piano piano verso la normalità». Il primo ballo mondano dopo la pandemia
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OCCHIELLO: Il principe di Monaco che ha inaugurato la mostra d’estate al Grimaldi Forum con Carolina e i nipoti, parla al Corriere: «Bello avere una famiglia che ti aiuta»
TESTO: «Charlène? Sta meglio grazie, e ci sentiamo tutti sollevati adesso che sta riprendendo la sua vita, “piano piano”», il principe Alberto II di Monaco, risponde al Corriere della Sera sulla moglie, la principessa Charlène, che ha destato molta apprensione nel Principato l’anno scorso, e sceglie parole italiane, «piano piano», per rendere l’idea del percorso verso la normalità della principessa che solo da qualche mese è tornata a farsi vedere: la prima foto alla Rocca a Pasqua in famiglia, poi al Gran Prix di F1 e il primo viaggio ufficiale in Norvegia.
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TITOLO: Attentato a Shinzo Abe, così è morto l’ex premier del Giappone
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OCCHIELLO: Due colpi a pochi metri: così è stato ucciso l’ex primo ministro del Giappone, 67 anni, mentre prendeva parte a un comizio elettorale. L’assassino è stato arrestato: ha colpito con una pistola artigianale
TESTO: L’uomo che era stato protagonista ai vertici dei Grandi del mondo, che era stato ospite alla Casa Bianca di Washington e nella Grande Sala del popolo di Pechino, nella mattinata di venerdì 8 luglio 2022 era in piedi su una piccola pedana rossa in una città lontanissima dalla ribalta internazionale. Stava tenendo un comizio elettorale per un candidato del suo partito liberaldemocratico, sul piazzale della stazione dei treni a Nara, nel sudovest del Giappone. Non c’era folla, la sua presenza avrebbe potuto spostare pochi voti. È stato l’ultimo gesto di dedizione politica per Shinzo Abe, l’ex primo ministro del Giappone, assassinato a 67 anni. Erano le 11.30 del mattino (le 4.40 in Italia). Riferiscono i testimoni: «Si è sentito un bang, abbiamo visto uno sbuffo di fumo bianco alle sue spalle. Tre secondi dopo, una seconda esplosione, solo allora Abe è caduto, uomini in borghese hanno inseguito un tizio in maglietta grigia, con pantaloni larghi da turista e una specie di tascapane a tracolla, lo hanno spinto a terra mentre quello scalciava». I filmati mostrano Abe disteso al suolo, la camicia bianca insanguinata all’altezza del collo. Hanno cercato di fargli un massaggio cardiaco, è subito arrivato un defibrillatore. Quaranta minuti dopo era in ospedale, trasportato da un elicottero. Aveva già subìto un arresto cardiocircolatorio, non respirava, i chirurghi hanno rilevato due ferite profonde, una al collo e l’altra all’altezza della scapola: una pallottola aveva toccato il cuore, uccidendolo. La morte è stata annunciata alle 17.03. L’assassino ha usato un’arma artigianale: una sorta di fucile a canne mozze costruito in casa con due tubi utilizzati come canne da fuoco; erano tenute insieme da nastro adesivo scuro e infilate in una borsetta di tela portata a tracolla, che faceva somigliare il congegno a una telecamera. La polizia lo ha identificato come Tetsuya Yamagami, 41 anni, disoccupato. Per tre anni, tra il 2002 e il 2005, aveva prestato servizio nella Marina delle Forze di autodifesa nazionali (così si chiamano le forze armate a Tokyo). In casa sono state altre armi rudimentali come quella del delitto. Nel primo interrogatorio, Yamagami ha detto di aver voluto uccidere l’ex premier per motivi non legati alla sua azione di governo. Ha sostenuto di essere stato spinto da «un grande risentimento per una specifica organizzazione alla quale Abe era collegato», ha riferito il portavoce degli investigatori. A quanto si sa, lo statista era membro della «Nippon Kaigi», un’associazione patriottica e ultranazionalista di cui fanno parte molti esponenti di governo, compreso l’attuale premier Fumio Kishida. La polizia però non ha citato «Nippon Kaigi». Un delitto premeditato, secondo la confessione. Eseguito al penultimo giorno della campagna per la Camera alta della Dieta (il Parlamento di Tokyo), il voto è domenica 10 luglio. Ci sono diversi punti da chiarire: la presenza a Nara di Shinzo Abe era stata decisa all’ultimo momento, mercoledì notte. L’assassino dice di averlo scoperto consultando sul web l’agenda dei comizi. È vero o avrebbe sparato a qualunque esponente di spicco del partito di governo? L’ex militare, piazzato dietro il podio basso, senza protezione, aveva a disposizione solo due colpi, con quell’arma a doppia canna lunga 40 centimetri secondo i rilievi. Il primo pare aver solo sfiorato Abe, che si è girato dopo quello sparo; il secondo lo ha preso alla scapola e poi è uscito dal collo. È stato devastante per forza d’impatto a quella distanza, quattro o cinque metri secondo i filmati. «Ha causato un’emorragia letale», dicono i medici dell’ospedale. «Un atto vile e barbaro», ha detto il premier Fumio Kishida, parole scelte per rimarcare che la violenza nelle strade non è nella cultura giapponese (nel 2021 si sono registrati solo 21 arresti per uso di armi da fuoco, il numero di omicidi è 0,2 per 100 mila abitanti, rispetto a 0,5 in Italia e a 6 negli Stati Uniti). È significativo che gli agenti della scorta dell’ex capo del governo non abbiano sparato per arrestare l’assassino. Kishida era affranto, vicino al pianto mentre parlava in tv: anche se dal settembre del 2020 si era dimesso per motivi di salute, Abe era rimasto uno dei leader più influenti del partito di governo, guidava la corrente più forte e aveva determinato anche la scelta del nuovo primo ministro.
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TITOLO: Chi sarà premier dopo le dimissioni di Boris Johnson?
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OCCHIELLO: Tra i favoriti Wallace (Difesa) e Truss (Esteri). L’astro nascente Mordaunt
TESTO: Infatti in testa alle preferenze della base del Partito conservatore c’è in questo momento il ministro della Difesa, Ben Wallace: una popolarità conquistata grazie all’impegno profuso nel sostenere la resistenza ucraina all’invasione russa. Wallace ha servito nelle Guardie Scozzesi ed è un «falco» in politica estera: nei mesi scorsi aveva messo in guardia dal «tanfo di Monaco», ossia di compromesso con la dittatura, che spirava nelle capitali europee troppo ansiose di raggiungere un accordo di pace con Mosca. E in un discorso all’ultimo Congresso conservatore aveva avvertito della minaccia sistemica rappresentata dalla Cina. Il limite del ministro della Difesa è che non ha mai espresso opinioni su temi di politica interna o economica, che sono in questo momento in cima alle preoccupazioni degli elettori: e nel Partito conservatore non esiste una vera corrente «wallaciana».
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TITOLO: Tetsuya Yamagami, chi è l’attentatore di Shinzo Abe e cosa sappiamo dell’arma utilizzata
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OCCHIELLO: Le prime immagini che arrivano dal Giappone mostrano che il 41enne, un ex militare , aveva una sorta di «tracolla» nera: si tratterebbe di due canne tenute insieme e avvolte da nastro isolante nero
TESTO: Un ex militare, un’arma rudimentale, un bersaglio di alto livello. L’attacco contro l’ex premier giapponese Shinzo Abe, morto oggi a 67 anni, ha chiuso in questo triangolo. Provvisorio. In attesa che gli investigatori ricostruiscano la trama di un evento traumatico e dall’impatto globale. Il responsabile dell’attentato è Tetsuya Yamagami, 41 anni, ha prestato servizio nella fanteria di Marina dal 2002 al 2005, residente nella stessa cittadina - Nara - dove è avvenuta l’aggressione. Una volta arrestato ha sostenuto di aver agito non per un movente ideologico, ma piuttosto perché odiava l’organizzazione alla quale apparteneva la figura prestigiosa. Un dettaglio sul quale gli inquirenti hanno mantenuto il riserbo evitando di precisarne il nome. Affermazioni che andranno ovviamente verificate e filtrate. Se fosse vera la versione data da Yagamani potremmo trovarci davanti a un individuo in guerra con la società e il mondo, il cittadino-guerriero, un profilo sempre più frequente in molte società. E che si organizza per sferrare la sua sfida con i mezzi a disposizione, anche rustici. L’attentatore ha usato un’arma rudimentale. Le immagini mostrano che il 41enne aveva un oggetto a tracolla: due tubi tenuti insieme e avvolti da nastro isolante nero, quindi un’impugnatura. Una sorta di «doppietta» che forse l’assalitore ha cercato di mimetizzarla in qualche modo o era precedentemente dentro uno zaino. Le perquisizioni in casa dell’uomo hanno portato al ritrovamento di esplosivi e di un secondo fucile rudimentale composto da un pezzo in legno, nove canne, fili elettrici. Alcuni di queste componenti compaiono in video sul web dove sono disponibili informazioni dettagliate su come trasformare dei semplici tubi e materiale reperibile facilmente. Capiremo meglio quando avremo maggiori dettagli, tuttavia è ipotizzabile che l’uomo abbia studiato con cura il piano: ha pensato al modus operandi, ha messo a punto lo «strumento», forse avrà seguito il bersaglio in altre occasioni. Quindi ha escogitato il trucco per avvicinarsi il più possibile al politico e cogliere di sorpresa il servizio di sicurezza. E purtroppo è riuscito nel suo intento a dimostrazione di un gesto di terrore a basso costo ma dall’alto impatto. Tra l’altro, da un primo esame dei filmati appare evidente che gli agenti in servizio avevano lasciato un cerchio troppo ampio attorno ad Abe: dopo il primo sparo, l’ex primo ministro si volta ed è raggiunto dal secondo colpo. L’aggressore, ha spiegato la polizia, ha raggiunto in treno il luogo dove l’ex premier stava tenendo il discorso, senza precisare da quanto tempo si trovava lì. Immagini riprese sulla scena hanno mostrato il 41enne con la sua polo grigia in diversi punti, in una lo si vede addirittura alle spalle di Abe. Yamagami avrebbe dato una spiegazione sui motivi del suo gesto poco chiara: «Provavo risentimento per una specifica organizzazione e l’ex primo ministro era a essa collegata», avrebbe detto l’assassino. Non è stato specificato di quale organizzazione si tratti e la polizia al momento non ha voluto commentare.
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