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LE NOTIZIE DAL GIORNO Saturday 30 July 2022 AL GIORNO Saturday 06 August 2022 SU: esteri




TITOLO: Pelosi parte per l’Asia, su Taiwan si alza ancora la tensione Usa-Cina. E Kissinger: «Brutta situazione, da Pechino minaccia esplicita»
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OCCHIELLO: La Speaker della Camera statunitense andrà in Asia: potrebbe fare visita a Taiwan. Pechino ha minacciato di scortare il suo aereo con caccia militari
TESTO: DAL NOSTRO CORRISPONDENTEWASHINGTON — Nancy Pelosi parte oggi per un lungo viaggio in Asia. Ma non è ancora sicuro, riferiscono i media americani, se la Speaker democratica della Camera dei Rappresentanti si fermerà anche a Taiwan. Il tour di Pelosi prevede tappe in Giappone, Corea del Sud, Malesia e Singapore. Nella conferenza stampa di mercoledì 27 luglio la terza carica istituzionale negli Stati Uniti aveva risposto seccamente: «Non rivelo mai i dettagli dei miei viaggi. Sarebbe un pericolo per me». Intanto, però, la sola ipotesi di una sosta a Taiwan ha fatto salire la tensione tra Stati Uniti e Cina. Ieri, giovedì 28 luglio, Joe Biden aveva spiegato a Xi Jinping che non era in condizioni di bloccare la Speaker della Camera. È sembrato un modo per prendere le distanze dall’iniziativa di Pelosi che guiderà una delegazione del Congresso. Più tardi un consigliere della Casa Bianca ha notato in una «conference call» con i giornalisti che «al momento non è stata ancora fissata una data per il viaggio». Ma oggi Pelosi e gli altri parlamentari saliranno sull’aereo di Stato. Il governo cinese ha minacciato di «scortare» il velivolo con i caccia. Non è chiaro che cosa significhi in concreto la minaccia, ma certamente i cinesi violerebbero lo spazio aereo di Taiwan. L’Isola è stata al centro del colloquio tra Biden e Xi Jinping. Il presidente americano ha proposto di raffreddare l’escalation: «Gli Usa sono per lo status quo: ha funzionato per 40 anni, perché cambiare? ». Gli Stati Uniti non riconoscono ufficialmente lo Stato di Taiwan, «esiste una sola Cina, la Repubblica popolare di Pechino», ma si considerano garanti della sua indipendenza (è la dottrina della cosiddetta «ambiguità strategica»). Per Xi Jinping, invece, Taiwan è parte integrante della Cina: la sua annessione è solo questione di tempo. Nel contenzioso si inserisce il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov: «Non abbiamo alcun problema a difendere il principio della sovranità cinese e riteniamo che non ci debba essere alcuna provocazione che potrebbe aggravare la situazione». Nel Congresso, invece, la maggior parte di deputati e senatori appoggia la visita della Pelosi a Taiwan. Ieri sera si è pronunciato anche Henry Kissinger, nel corso di un’intervista organizzata dalla «Sinagoga Sixth & I» di Washington per la presentazione del suo ultimo libro «Leadership». L’ex Segretario di Stato ha osservato: «Si è venuta a creare una brutta situazione. La Cina ha esplicitamente minacciato di usare la forza militare se Pelosi dovesse dirigersi verso Taiwan. Le relazioni tra Cina e Stati Uniti non dovrebbero essere messe in mano ai militari, in particolare quando c’è già un confronto con la Russia. La diplomazia avrebbe dovuto evitare di arrivare a questo punto, anche se ora immagino che sia difficile annullare la missione».
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TITOLO: Xi Jinping mette in gabbia un’altra tigre (corrotta) America-Cina del 29 luglio
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OCCHIELLO: L’appuntamento quotidiano con «Il punto» del «Corriere della Sera». Ci si può iscrivere
TESTO: Recessione o non recessione? Dopo il dato di ieri (Pil americano in calo dello 0,9%nel secondo trimestre 2022) gli Stati Uniti vengono generalmente considerati tecnicamente in recessione, visto che anche nel primo trimestre il reddito nazionale aveva subito una contrazione (-1,6%). Ma il presidente Biden nega che un’economia prossima alla piena occupazione (disoccupazione al 3,6%) e con un dollaro che scoppia di salute possa essere considerata in recessione, mentre i repubblicani, a tre mesi dal voto di mid term, lo accusano di negare l’evidenza per motivi elettorali. Un vecchio benzinaio in New Mexico - Sui social media infuria lo scontro tra gli economisti democratici come Paul Krugman per i quali gli Usa non sono ancora in recessione (anche perché la recessione la dichiara un panel di esperti del National Bureau of Economic Research che prende in considerazione, oltre al Pil, altri fattori e, soprattutto il mercato del lavoro) e tanti cittadini allergici al giudizio dei tecnici. Anche molti altri economisti come Mark Zandi, capo della ricerca di Moody’s Analytics, negano che vada considerato in recessione un Paese nel quale i consumi delle famiglie continuano a crescere (più spesa per i servizi mentre si contrae quella per l’acquisto di beni durevoli). ; - A calare sono essenzialmente la spesa pubblica (per scelta antinflazionista del governo) e le scorte di magazzino. Alzando lo sguardo attraverso l’Atlantico, poi, c’è da chiedersi chi stia peggio tra gli Stati Uniti teoricamente già in recessione e un’Europa che sta decelerando ma nella quale i dati Eurostat oggi indicheranno un saldo del Pil ancora positivo, anche se solo di un misero +0,1% dopo il +0,6 del primo trimestre. Arduo sostenere che l’Europa sia economicamente più in salute degli Usa e non solo per l’indebolimento dell’euro rispetto alla valuta americana. ; - Qui i fattori da considerare sono due: a differenza degli Stati Uniti che hanno raggiunto l’autonomia energetica e sono più isolati, anche geograficamente, dal conflitto che infuria nel cuore del Vecchio Continente, i Paesi della UE (e, fra essi, soprattutto Germania e Italia) sono schiavi delle rappresaglie di Putin che può aprire e chiudere a suo piacimento i rubinetti delle esportazioni di gas. Il che significa spettro di stagflazione se un blocco delle forniture energetiche russe spingerà l’Europa in recessione mentre, al tempo stesso, i prezzi continueranno a salire. Su questi fronti l’America è molto meno vulnerabile. In secondo luogo, poi, ciò che conta non è stabilire se sia giusto o meno usare la parola recessione: nessuno nega la frenata delle economie, ma quella americana è stata in gran parte voluta dalle autorità monetarie perché una domanda interna troppo vivace in tempi di riduzione dell’offerta per le strozzature post pandemiche delle catene logistiche e per le tensioni internazionali, ha fatto schizzate l’inflazione al 9,2%. ; - Gli aumenti del costo del denaro decisi dalla Federal Reserve (che rifiuta anch’essa di considerare gli Usa in recessione) hanno ridotto gli acquisti degli immobili mentre un dollaro troppo forte frena l’export americano. Il vero punto per gli Usa, quindi, non è la recessione ma l’inflazione. Se la Fed riuscirà a rimetterla sotto controllo, verranno tolti i blocchi che ora frenano l’economia americana e tornerà la crescita. Se, invece, i prezzi continueranno a salire o se si innescherà una rincorsa prezzi-salari, la recessione arriverà davvero e potrebbe non essere breve. ; - Importanti, a questo proposito, i dati sulle retribuzioni che verranno resi noti oggi a Washington, mentre dai mercati stanno venendo segnali positivi sull’inflazione: intanto la benzina, il prezzo più importante in un Paese che vive su quattro ruote, che a metà giugno era arrivata a oltre 5 dollari al gallone (e i pessimisti prevedevano per agosto un record a 6,5 dollari) è scesa, mediamente, a 4,20 dollari. Siamo tornati, cioè, ai valori di maggio. E arrivano notizie moderatamente positive anche da altri settori tanto che un indice dei mercati finanziari che misura l’attesa dell’inflazione a un anno di distanza è passato nell’ultimo mese e mezzo dal 5 al 2,45%. ;
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TITOLO: Biden, i complottisti: «L’ultimo videomessaggio è un deepfake». Ma la Bbc dimostra il contrario
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OCCHIELLO: Un video pubblicato dalla Casa Bianca il 26 luglio sarebbe, secondo i complottisti di ultradestra, un falso manipolato con l’intelligenza artificiale perché «Il presidente non sbatte mai le palpebre»
TESTO: Altrettanto puntualmente, su siti di media generalisti come la Bbc, è arrivato il fact-checking che spiega perché questo video non è un fake. Tra i motivi di sospetto, ad esempio, c'era che il presidente Biden ha un aspetto diverso in un altro video pubblicato lo stesso giorno. Ma le differenze nel suo aspetto sono chiaramente dovute all'illuminazione utilizzata durante le riprese. Un altro argomento molto in voga da parte dei complottisti è che Biden, nel video, non sbatte mai le palpebre. Un tweet ritwittato 40 mila volte dice «Una persona normale batte le palpebre 15-20 volte al minuto». In media, in realtà, le persone sbattono le palpebre circa 12 volte al minuto, ma è perfettamente possibile non sbattere le palpebre per un periodo di tempo molto più lungo dei 17 secondi presenti in questo video. Una versione più lunga del video è stata pubblicata dalla Casa Bianca, e mostra il presidente che sbatte le palpebre più volte. Insomma una teoria del complotto sfatata. Per i suoi avversari, Biden manderebbe in onda video falsi per celare condizioni di salute non smaglianti, o gaffes dovute all'età. C'è persino chi sostiene che Biden sia già morto. Eppure i video che ha pubblicato, mercoledì, sono autentici.
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TITOLO: «È stata Rebekah Vardy»: Coleen Rooney vince la causa sul caso «Wagatha Christie»
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OCCHIELLO: Si è concluso il caso che ha visto contrapposte le mogli di due campioni del calcio britannico: Rooney aveva accusato Vardy di aver passato informazioni al tabloid The Sun; la seconda ha sempre negato e aveva fatto una causa per diffamazione; i giudici le hanno dato torto (e il processo ne ha distrutto la reputazione)
TESTO: LONDRA – Chi ha vinto? Si è conclusa la battaglia disputata all’Alta Corte di Londra che per diverse settimane ha appassionato il Regno Unito. Nella causa tra le due Wags – acronimo che sta per mogli e compagne dei calciatori - la giudice proposta al caso ha dato ragione a Coleen Rooney, presentatrice televisiva, reginetta dei social e moglie del giocatore e allenatore Wayne. Si tratta di una saga che sa di celebrità e gossip — dagli abiti delle due protagoniste, alle abitudini del loro entourage, dalle vacanze esotiche all’estero, alla fragilità di una fama costruita sui social — che, se ha occupato pagine e pagine di giornali e riviste nonché ore di trasmissioni televisive, si è rivelata salatissima per chi ha prevalso così come per ha perso, con costi legali astronomici: circa 1,5 milioni di sterline a testa. Le origini della causa per diffamazione risalgono ad alcuni anni fa, quando Rooney rivelò sui social di aver scoperto chi era la falsa amica che continuava a passare informazioni confidenziali ai giornali. La colpevole era Rebekah Vardy, moglie di Jamie, calciatore dai piedi d’oro con una moglie – indicò Rooney - chiaramente incapace di rispettare la privacy altrui. Un j’accuse inappellabile: Rooney aveva infatti passato alle sue conoscenti informazioni diverse per individuare la fonte degli articoli sulla stampa, tecnica simile a quella utilizzata in un giallo di Agatha Christie cui si deve il soprannome dato alla vicenda, Wag-atha Christie. Vardy ha sostenuto la sua innocenza accusando Rooney di averle distrutto vita e professione: la sua immagine è stata per sempre alterata. Dai messaggi sul cellulare era emerso durante le udienze che a far filtrare informazioni su Rooney al tabloid Sun era stata l’agente di Vardy, Caroline Watt, ed è questo uno dei dettagli che ha portato la giudice a una sentenza che non ha risparmiato parole dure. La testimonianza di Vardy — ha precisato — è stata «palesemente incoerente, evasiva o implausibile». La giudice ha aggiunto che è probabile che Vardy e la sua agente abbiano «deliberatamente distrutto» prove che avrebbero potuto incastrarle, ovvero una chat su WhatsApp e un telefono, «accidentalmente caduto» nel Mare del Nord. Rimane ora da capire perché Vardy abbia insistito su una causa costosissima ed estremamente dannosa anche quando la giudice aveva invitato le due parti a trovare un accordo: ma questo forse fa parte dei misteri delle vite dei vip.
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TITOLO: Stazione spaziale internazionale, la Russia ci ripensa: niente addio nel 2024
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OCCHIELLO: Ne ha dato notizia la dirigente Nasa Kathy Lueders, le cui parole sono state indirettamente confermate anche dal direttore del segmento russo della Iss: il divorzio si consumerà solo una volta pronta la Ross
TESTO: Dietrofront: a dispetto delle dichiarazioni rilasciate martedì dal nuovo direttore generale della Roscosmos Yuri Borisov, la Russia non abbandonerà la Stazione spaziale internazionale nel 2024. Lo ha riferito alla Reuters la numero uno del direttorato delle Operazioni spaziali della Nasa Kathy Lueders, informata dai funzionari dell’agenzia spaziale russa che è intenzione di Mosca restare nel programma almeno a fino a quando la Russian Orbital Service Station (Ross) non sarà operativa: «Non abbiamo ricevuto alcuna indicazione che qualcosa sia cambiato a livello lavorativo», ha detto, aggiungendo che le relazioni tra la Nasa e la Roscosmos, malgrado la tesissima situazione geopolitica legata alla guerra in Ucraina, stanno fin qui procedendo «come al solito».
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TITOLO: Il mistero delle due sorelle saudite trovate morte in Australia
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OCCHIELLO: I corpi di Amaal e Asra Abdullah Alsehli sono stati rinvenuti nel loro appartamento a Sydney lo scorso giugno. Appello della polizia: «Chi sa qualcosa di loro si faccia avanti»
TESTO: Di certo si sa solo che Amaal e Asra vivevano in modo molto appartato a Canterbury, un sobborgo della capitale australiana popolato soprattutto da studenti e giovani coppie in cerca di appartamenti a basso costo. I vicini di casa dicono che parlavano poco e uscivano raramente. Ultimamente sembravano spaventate. L’amministratore del condominio ha raccontato al Sydney Morning Herald che alla fine del 2021 le due ragazze si erano lamentate perché pensavano che qualcuno stesse sabotando le consegne di cibo al loro domicilio. Un idraulico che era stato nell’appartamento per una riparazione ha riferito che stava succedendo qualcosa di misterioso. Che Amaal e Asra fossero nervose e preoccupate era talmente evidente che a marzo l’amministratore del condominio ha chiamato la polizia per assicurarsi che tutto fosse a posto. «Le ragazze non volevano aprire la porta e nemmeno parlare agli agenti — ha raccontato l’uomo —, loro hanno cercato di spiegare che volevano aiutarle ma non c’è stato nulla da fare».
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TITOLO: Trump e la Superlega araba di golf: una foto, molti messaggi (e il revisionismo sull’11 settembre)
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OCCHIELLO: Al Trump Golf Club più vicino a Ground Zero, l’ex presidente ospita un evento di golf finanziato dai sauditi. L’ira delle famiglie delle vittime: «Paese estremista». E Trump ritratta sui terroristi
TESTO: Del resto la monarchia saudita ha sempre negato, con identica decisione, ogni coinvolgimento nell’attentato terroristico dell’11 settembre, in cui hanno perso la vita circa tremila americani. Da presidente e in campagna elettorale, Donald Trump ha sempre insistito sulla tesi opposta, della colpevolezza di Gedda, dichiarando in diretta tv che «non sono stati gli iracheni, le carte secretate dicono che sono stati i sauditi» (era il 2016); ora, a un’ora di macchina da Ground Zero, ospita un grande evento di sport finanziato proprio dai sauditi. A un giornalista del canale sportivo Espn che gliene chiede conto, sul green, risponde anche sconfinando nel revisionismo. «Nessuno è andato davvero in fondo all’Undici settembre, purtroppo. Ed è un peccato, è stata una cosa orribile per la nostra città, per gli Stati Uniti, per il mondo. Ma posso dirvi che qui, oggi, ci sono un sacco di persone fantastiche, ci divertiremo e festeggeremo». Quel «nessuno è andato davvero in fondo all’11 settembre» sembra anche un ammiccamento ai complottisti del settore. Molti messaggi, in un solo pomeriggio di golf.
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TITOLO: Il Papa ai nativi del Canada: «Mi sento parte della vostra famiglia»
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OCCHIELLO: Francesco si congeda dal Québec e vola all’estremo Nord, vicino al Circolo Polare Artico, per incontrare la popolazione degli Inuit.
TESTO: Francesco affida «cammino che ci attende» alle donne, «alla cura premurosa di chi sa custodire ciò che nella vita conta», e richiama in particolare tre figure femminili, la patrona del Québec Sant’Anna, Maria e Kateri Tekakwitha, prima nativa nordamericana ad essere proclamata santa dalla Chiesa: «Queste donne hanno ricevuto da Dio un progetto di vita e, senza domandare ad alcun uomo, hanno dato il loro “sì” con coraggio. Avrebbero potuto rispondere male a tutti coloro che si opponevano a quel progetto, oppure rimanere soggette alle norme patriarcali del tempo e rassegnarsi, senza lottare per i sogni che Dio stesso aveva impresso nelle loro anime. Queste donne possono aiutare a mettere insieme, a tornare a tessere una riconciliazione che garantisca i diritti dei più vulnerabili e sappia guardare la storia senza rancori né dimenticanze».
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TITOLO: Il video del prigioniero ucraino evirato dai russi. Kiev: «È autentico»
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OCCHIELLO: Le immagini nel post di una deputata ucraina sono state visionate anche dal Guardian prima che venissero censurate. Per i filo russi è un falso
TESTO: DALLA NOSTRA INVIATA IASI - È stato argomento di discussione in rete per tutto il giorno. E ha suscitato grande indignazione. Perché, se gli inquirenti dovessero dichiararne l’autenticità, proverebbe un altro crimine di guerra commesso dai russi. Dura pochi minuti il video che mostra una presunta castrazione di un soldato ucraino prigioniero. Le immagini sono confuse e la versione che abbiamo potuto visionare è in gran parte pixelata. A riferirne sono sia il Guardian che Moscow Times, aggiungendo di non averne potuto verificare la sua autenticità in maniera indipendente, così come non siamo in grado di farlo noi. A citarlo come vero però è Mykhail Podolyak, consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelensky che su Twitter ha scritto: «Il mondo deve rendersi conto: la Russia è un Paese di cannibali che amano la tortura e l’omicidio».
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TITOLO: Hollande: «Sinistra unita? Possibile se la guida il Pd. L’Italia resisterà alla crisi»
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OCCHIELLO: L’ex presidente francese: «Gli equilibri europei potrebbero essere a rischio se la coalizione vincente a Roma contesterà le regole Ue»
TESTO: DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI - «La fine del governo Draghi mi ha sorpreso, non mi aspettavo che le formazioni di destra che sedevano in seno al governo di Mario Draghi si ritirassero brutalmente una volta conosciuta la défaillance del Movimento Cinque Stelle. Questa nuova crisi mi ha anche ricordato che l’Italia non ha ancora trovato attraverso la sua democrazia le forme partitiche che le permetterebbero di avere una stabilità. Visto dalla Francia, le nostre situazioni sono meno lontane di quanto appaia». François Hollande, presidente della Repubblica francese dal 2012 al 2017, guarda al futuro dell’Italia e dell’Europa con partecipazione e inquietudine. Anche in Francia, dopo le ultime elezioni legislative, la stabilità sembra meno salda di un tempo. In che cosa l’Italia è diversa? «In Francia i grandi partiti di governo si sono molto indeboliti, sia la destra classica dei Républicains sia il Partito socialista, che si è rivolto verso la radicalità di Mélenchon. In Italia se il Partito democratico tiene ancora, e questo è un elemento importante per l’avvenire del vostro Paese, la destra invece è disgregata e priva di una leadership chiaramente affermata per dirigerla. Infine, il Movimento Cinque Stelle ha mostrato il volto della divisione, dell’immaturità e dell’irresponsabilità». Il modello Mélenchon di unione a sinistra è riproducibile in Italia? E perché lei è contrario alla Nupes in Francia? «Io sono sempre favorevole all’unione della sinistra, a patto che sia condotta e strutturata da un partito di governo, come sarebbe il caso in Italia con il Partito democratico, che lui sì può riuscire a federare tutte le sinistre perché è il più forte. Al contrario, in Francia, il Partito socialista si è accodato agli Insoumis di Mélenchon: il risultato è che l’unione della sinistra francese non riesce ad arrivare al potere, lo abbiamo visto alle ultime elezioni legislative. Gli elettori di centrosinistra aspirano a riforme progressiste, a condizione che siano compatibili con i nostri impegni europei. Non vogliono aggiungere un’altra crisi alla crisi». Il problema è l’atteggiamento verso l’Europa? «E’ il vero discrimine: malgrado tutti i difetti che conosciamo e che sono inerenti alla costruzione europea, ma anche tenuto conto delle protezioni offerte dalla Ue e in particolare dalla zona euro, vogliamo lavorare in seno all’Unione europea? Oppure ci lasciamo trascinare in una deriva sovranista e populista? ». Le elezioni del 25 settembre potrebbero essere uno spartiacque per l’Italia e per l’Europa. Dopo essersi riavvicinata alla Francia con il Trattato del Quirinale ed essersi aggiunta nell’asse franco-tedesco, per esempio con il viaggio Draghi-Macron-Scholz a Kiev, pensa che il ruolo dell’Italia sia a rischio, e con esso gli equilibri europei? «Sì, il rischio esiste. Se la coalizione di destra ed estrema destra vince in Italia, contesterà le regole europee e della zona euro in particolare, e avrà senza dubbio un atteggiamento più ambiguo nei confronti della Russia di Putin. Temo allora che a quel punto l’Italia si pronunci per l’abbandono delle sanzioni nei confronti di Mosca. Una posizione di questo tipo aprirebbe un conflitto in seno all’Unione europea e provocherebbe un allontanamento dell’Italia rispetto alla coppia franco-tedesca, che pure non chiede altro che associare l’Italia a sé. Vorrei ricordare che, quando ero presidente, anche Angela Merkel, Matteo Renzi e io abbiamo lavorato in stretta collaborazione. E poi Mario Draghi, con il sostegno di Enrico Letta, ha cercato di porre l’Italia in questa avanguardia di fatto dei tre principali Paesi della Ue». Crede possibile che l’Italia si allontani da Francia e Germania e si avvicini piuttosto all’Ungheria di Orban? «Non voglio drammatizzare. Ma è vero che al Parlamento europeo il partito di Giorgia Meloni sta nello stesso gruppo del partito polacco Diritto e Giustizia, e la Lega di Salvini è alleata con il Rassemblement national di Marine Le Pen. Senza parlare delle posizioni di Silvio Berlusconi, che da tempo è vicino alla Russia di Putin. Una coalizione di questo tipo esprimerebbe una posizione molto diversa da quella della maggioranza dei Paesi europei, e in particolare di Francia e Germania». Sovranismo e populismo, che sembravano indeboliti, restano radicati in Italia e altrove. Perché, a suo avviso? «L’estrema destra si nutre di tutte le difficoltà di un Paese, dalla paura della guerra al ritorno dell’inflazione. Ci sono imprese indebolite dalle sanzioni, i consumatori soffrono per l’embargo e per i prezzi elevati dell’energia. I sovranisti e i populisti cercano di sfruttare il malcontento, e di alimentare il ritorno a un nazionalismo che non è di conquista ma di ripiegamento. Assicurano che con loro al potere l’immigrazione e qualsiasi minaccia esterna spariranno, l’Unione europea non interverrà più negli affari interni e il Paese tornerà libero. Ma i risultati della Brexit dovrebbero aprire loro gli occhi. Il Regno Unito è progredito? L’uscita di Boris Johnson mi sembra la migliore risposta». Che cosa avrebbe voglia di dire agli italiani, prima delle elezioni cruciali del 25 settembre? «È sempre pericoloso per un francese dare consigli agli italiani, tanto preoccupati dell’indipendenza, e nessun francese accetterebbe una raccomandazione anche amichevole da parte di un dirigente europeo. Vorrei dunque essere estremamente modesto e prudente. Partirei dalla constatazione che l’Italia in questa crisi ha dei punti di forza: intanto un grande partito, il Pd, che ha resistito al tempo a differenza, purtroppo, del Partito socialista in Francia; poi, le performance industriali dell’Italia sono estremamente brillanti e quindi è un Paese più capace di altri di superare difficoltà come inflazione e crisi energetica, come ha mostrato per esempio il viaggio di Draghi in Algeria; infine, nella politica italiana ci sono donne e uomini di qualità. Detto questo, la grande domanda da porre agli italiani, che vale anche per i francesi, è questa: volete essere leader in Europa? O preferite che il vostro Paese sia gestito senza protezione e senza solidarietà, correndo il rischio di conoscere tassi di interesse elevati, una recessione e l’allontanamento dai vostri vicini europei? ». A proposito di tassi di interesse ed economia, pensa che nei prossimi mesi Francia e Italia potrebbero chiedere insieme all’Europa un secondo piano di rilancio? «È indispensabile, viste le conseguenze dell’inflazione sul potere d’acquisto delle famiglie e gli investimenti necessari alla transizione energetica. Tutti i Paesi, non solo quelli più indebitati come Francia e Italia, hanno bisogno di un sostegno a lungo termine e a basso costo da parte dell’Unione europea. Altrimenti avremo una lunga recessione. Il nuovo piano di rilancio e di sostegno non potrà essere accettato dai nostri amici tedeschi se l’Italia, come del resto la Francia, sarà in fase con questa politica e compirà gli sforzi necessari per mettere ordine nei suoi conti e per impegnarsi nella lotta contro il riscaldamento climatico e per l’indipendenza energetica». Intanto, il presidente Putin assiste alle difficoltà politiche ed economiche europee e può aspettarsi anche un indebolimento del presidente americano Biden alle elezioni di mid-term. Lei ha conosciuto bene Putin, ha negoziato gli accordi di Minsk con lui, Angela Merkel e l’allora presidente ucraino Petro Poroschenko. La situazione internazionale adesso sta andando a vantaggio di Mosca? «Putin ha il tempo dalla sua parte. Non ha alcuna pressione all’interno e grazie agli accordi con Cina e altri Paesi può ammortizzare lo choc delle sanzioni. La sua strategia è di occupare più territori possibili in Ucraina e aspettare che europei e americani si stanchino. Sostenere l’Ucraina diventa sempre più costoso. Proprio per questo dobbiamo aiutare ancora di più l’Ucraina e incitare i nostri concittadini a dare prova di coraggio e solidarietà». Crede che lo slancio di emozione e solidarietà verso l’Ucraina si sia affievolito? Le opinioni pubbliche si stanno stancando? «L’opinione pubblica rischia di diventare impassibile davanti agli orrori che avvengono in Ucraina, indifferente ai rischi per la propria sicurezza, e impaziente di finirla con le conseguenze del conflitto. Questo è il pericolo principale. Nelle democrazie i governi sono sensibili a quel che i cittadini esprimono, legittimamente del resto. Quindi i dirigenti europei devono essere molto più energici di adesso nel convincere i loro concittadini dell’imperiosa necessità di sostenere l’Ucraina, anche al prezzo di sacrifici. È una questione essenziale per l’equilibrio del mondo. Ci troviamo in una fase cruciale nella quale due grandi Paesi, la Cina e la Russia, mettono alla prova le nostre democrazie. Si tratta di un conflitto tra autocrazie e regimi di libertà. Sta a noi essere coscienti della posta in gioco».
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TITOLO: L’avvertimento di Xi a Biden: perché quello tra America e Cina è lo scontro tra superpotenze deboli
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OCCHIELLO: America e Cina attraversano turbolenze economiche di cui il resto del mondo pagherà le conseguenze
TESTO: Così il viaggio annunciato da Nancy Pelosi, terza carica istituzionale degli Stati Uniti. Vi fu solo un precedente nel 1997, quando l’allora presidente della Camera Newt Gingrich, repubblicano, visitò l’isola. Pechino tuonò e tempestò anche allora, ma un quarto di secolo fa i rapporti di forze militari erano ben più favorevoli all’America. Oggi la Cina minaccia in modo più o meno esplicito di «intercettare» l’aereo su cui volerebbe la Pelosi, così creando un incidente militare di straordinaria pericolosità. A Washington la Casa Bianca e il Pentagono fanno pressione sulla Pelosi perché cancelli la tappa «proibita» dal suo viaggio asiatico. Così le due superpotenze si auto-riducono le rispettive flessibilità e libertà di manovra. Xi ha usato minacce così pesanti per impedire il viaggio della presidente della Camera Usa, che obbliga se stesso a fare qualcosa di grave se non vuole perdere la faccia. Tanto più se peggiorano le tensioni economiche e sociali interne alla Cina, la leadership comunista userà un nazionalismo aggressivo come valvola di sfogo per il malcontento. La Pelosi a sua volta perderà la faccia se cancella quel viaggio, con la possibile conseguenza che il prossimo presidente della Camera, repubblicano, vorrà farlo. Anche Biden verrà accusato di mollezza se le sue pressioni fanno retrocedere la sua collega di partito. Un prossimo presidente repubblicano potrebbe decidere di mostrare i muscoli in un frangente simile. Si stanno fabbricando le premesse per una crisi, dalla sommatoria di tante fragilità.
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TITOLO: La Camera approva il divieto di vendita delle armi d’assalto
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OCCHIELLO: Il provvedimento, passato con 217 voti contro 213, non supererà l’esame del Senato, dove servirebbe l’appoggio di 10 repubblicani
TESTO: Solo due repubblicani, Brian Fitzpatrick della Pennsylvania e Chris Jacobs di New York, hanno votato a favore assieme con i democratici. Cinque i dem che si sono apposti. Il provvedimento ora passa al Senato, dove è destinato a fallire a causa dell’opposizione dei repubblicani. La legge passata alla Camera - che vieta la vendita, la produzione e il trasferimento delle armi d’assalto e delle munizioni ad alta capacità - non ha nessuna chance di essere approvata dal Senato, dove sarebbe necessario l’appoggio di 10 repubblicani. Tuttavia, la vittoria alla Camera è per i democratici un modo per dimostrare agli elettorali gli sforzi per combattere la violenza delle armi in vista delle elezioni di Midterm a novembre, dopo una serie di stragi tra le quali quella nella scuola elementare di Uvalde in Texas, in cui il killer ha usato proprio un fucile d’assalto.
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TITOLO: Una strage nel carcere dei prigionieri di Azov: accuse tra Kiev e Mosca
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OCCHIELLO: Esplosioni nel centro di detenzione di Olenivka: almeno 53 morti e un numero imprecisato di feriti. Un rimpallo di colpe che prevede un’inchiesta in entrambi i Paesi
TESTO: «Ciao. Qui abbiamo pessime notizie. Le hai già sentite? ». «Sì, ho sentito qualcosa. ..». Comincia così l’audio diffuso ieri sera dai servizi segreti ucraini via Telegram. Una conversazione — presumibilmente fra due soldati russi — captata subito dopo la strage dei prigionieri nel centro di detenzione di Olenivka, nel Donetsk. Le «pessime notizie» sono le esplosioni nella colonia penale per i prigionieri di guerra controllata dalle milizie filo russe: almeno 53 morti e un numero imprecisato di feriti, tutti ucraini, salvo un militare russo di guardia. Fra quei prigionieri alcuni, non è chiaro quanti, erano gli uomini del famoso battaglione Azov, quelli che hanno resistito sotto le bombe per quasi tre mesi nella pancia dell’acciaieria Azovstal, a Mariupol. Secondo i servizi di sicurezza ucraini la conversazione intercettata dopo l’attacco conferma la responsabilità dei russi, anche se loro negano categoricamente e — per bocca del capo dell’autoproclamata Repubblica del Donetsk, Denis Pushilin — accusano Kiev di «bombardamento deliberato» per voler zittire i soldati di Azovstal ed evitare le loro «testimonianze sui crimini commessi». Un rimpallo di colpe che prevede un’inchiesta in ciascuno dei due Paesi. Ma cosa si dicono i due interlocutori intercettati che per Kiev sono la conferma della responsabilità russa? Parlano di «190 e più prigionieri spostati due giorni prima da tre baracche» al centro di detenzione che è stato allestito in una «zona industriale» di Olenivka. Dicono che i trasferiti sono «tutti quelli di Azovstal» e, soprattutto, commentano quanto sia inverosimile l’ipotesi dei missili perché i vetri delle finestre «non sono andati in frantumi» come avrebbero dovuto, per esempio, e poi «non si è sentito nessun sibilo di missile in arrivo». La chiamata si chiude con i commenti sull’ipotesi che siano stati i russi («l’hanno fatto da soli», «è molto probabile») e con una teoria: «Avranno messo dentro dell’esplosivo». Dentro, cioè nelle celle dei prigionieri di guerra. «Innegabile atto di terrorismo delle forze armate occupanti», è la definizione dell’intelligence ucraina riportata da Ukrainska Pravda. La stessa intelligence dice di avere «informazioni disponibili» secondo cui la strage sarebbe stata «eseguita da mercenari Wagner sotto il comando personale del proprietario Yevhen Prigozhin» e senza coordinamento con il ministero della Difesa russo.
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TITOLO: Emergenza inondazioni in Ketucky: l’acqua fino ai tetti. Tra le vittime 6 bambini
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OCCHIELLO: Per ora, il bilancio delle vittime arriva a 25. Joe Biden ha dichiarato lo stato di calamità. Le immagini sono impressionanti, ci sono ancora moltissimi dispersi
TESTO: Il New York Times ha raccolto la storia di Jannie Adams, 50 anni, di Whitesburg. Giovedì si è alzata all’alba per andare al lavoro. Ha aperto la porta e si è trovata davanti il cortile allagato. Era già successo altre volte e quindi si è diretta comunque verso la macchina, mentre il figlio diciottenne, Maddox, la osservava dalla finestra. A un certo punto l’acqua è salita all’improvviso e molto rapidamente. La donna è stata travolta. Maddox è accorso, si è aggrappato a un albero e con gran fatica è riuscito ad afferrare la madre, trovando rifugio sul terrapieno di una ferrovia. I due hanno chiamato i soccorsi. Risposta: «Salite sui tetti». Alla fine sono riusciti a salvarsi grazie all’arrivo dei vicini con le canoe.
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TITOLO: Eliseo, la fila di auto blu dei ministri con il motore acceso per fare funzionare l'aria condizionata: indignazione in Francia
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OCCHIELLO: Il video diffuso sui social dal giornalista Benjamin Mathieu ha suscitato molte reazioni, soprattutto perché il governo sta esortando i cittadini a praticare la «sobrietà energetica»
TESTO: Al di là dell’episodio delle auto blu, il riscaldamento climatico - con le temperature record e gli incendi che hanno devastato l’Ovest della Francia - e l’invasione russa dell’Ucraina - con il rincaro delle bollette e del carburante - hanno causato un’emergenza energetica che riporta in primo piano la questione delle diseguaglianze sociali. Come il confinamento durante la pandemia ha provocato polemiche per la differenza tra chi ha potuto viverlo nelle ampie residenze secondarie in campagna e chi era costretto a stare in pochi metri quadrati in città, così la rinnovata emergenza dell’energia suscita nervosismi perché i «piccoli gesti quotidiani» non sono osservati da tutti. Dopo l’esempio degli Stati Uniti, con gli account che sui social media seguono tragitti e consumi dei jet privati di Elon Musk e altri, anche in Francia adesso vengono monitorati i voli degli aerei privati dei dirigenti d’azienda.
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TITOLO: Iraq, i sostenitori di al Sadr invadono il Parlamento per impedire la formazione del nuovo governo
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OCCHIELLO: È la seconda volta in una settimana che gli sciiti fanno irruzione nella zona verde per protestare contro la nomina di un primo ministro pro Iran. Almeno 125 i feriti
TESTO: Dopo mesi di trattative non andate in porto, lo scenario iracheno si è complicato ulteriormente a giugno quando al Sadr ha ordinato ai deputati del suo partito di dimettersi. A quel punto il Quadro di coordinamento sciita, che si è visto assegnati la maggioranza dei seggi lasciati dai sadristi in virtù della legge proporzionale su base confessionale del Paese, ha cercato di formare un governo con gli ex alleati sadristi, ovvero il blocco sunnita e il Partito democratico del Kurdistan (Pdk), principale formazione curda del Paese. Oggi era prevista una votazione che avrebbe annunciato Al Sudani alla carica di primo ministro, ma la sessione è stata sospesa dopo l’assalto al Parlamento del 27 luglio. I manifestanti sono nuovamente scesi in strada oggi perché sospettavano che il Parlamento potesse procedere con il voto in una sessione a porte chiuse. «Siamo qui per una rivoluzione — ha detto un manifestante, citato da Al Jazeera —. Non vogliamo i corrotti, non vogliamo che tornino quelli che erano al potere al 2003: ci hanno solo fatto del male».
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TITOLO: Il capo della polizia ucraina: «Oltre mille collaboratori di Mosca sotto processo da noi»
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OCCHIELLO: Ihor Klymenko: «Qualcosa li ha convinti a imboccare la via del tradimento. Di solito quello che ricevono in cambio è più potere»
TESTO: DALLA NOSTRA INVIATA KIEV - Fra le più clamorose, nei giorni scorsi, ci sono state le rimozioni del capo del servizio di sicurezza (Sbu) Ivan Bakanov e del procuratore generale Iryna Venediktova: «Sospesi temporaneamente - ha spiegato il consigliere dell'Ufficio del presidente Andriy Smirnov - per indagini sulle loro eventuali responsabilità nei crimini contro la sicurezza nazionale e nel loro collegamento con i servizi speciali della Federazione Russa». Ai nomi così importanti e alle ipotesi di alto tradimento pensa direttamente il presidente Volodymyr Zelensky. Ma poi c’è tutto il resto: collaboratori e sabotatori che aiutano il nemico in cambio di potere. Il capo della polizia nazionale ucraina, Ihor Klymenko, offre un caffè e apre la cartelletta che ha davanti. Quanti sono i procedimenti penali per collaborazionismo? «Fino a oggi abbiamo contato più di mille casi che riguardano proprio l’articolo del codice penale sulla collaborazione. Di queste 180 persone hanno già ricevuto un avviso di garanzia». Mille collaborazionisti sono tanti… «Per me sarebbe tanto anche uno solo, mi creda». Chi sono queste persone? «Gente che viveva e lavorava sul territorio del nostro Stato e riceveva benefici sociali. Poi qualcosa li ha convinti a imboccare la via del tradimento. Di solito quello che ricevono in cambio è più potere». Sono cittadini comuni, funzionari statali, amministratori? Chi? «Ci sono diversi livelli. La maggior parte dei collaborazionisti sono persone che non hanno coperto nessun incarico come autorità statali o nelle forze dell’ordine. Avevano posizioni lavorative poco qualificate; hanno cercato di aiutare il nemico quando è arrivato nei loro territori. Mi viene in mente il caso di una donna che lavorava come addetta alle pulizie, a Kherson e per aver collaborato col nemico ha ottenuto la carica di amministratrice di una società televisiva-radiofonica». Gli altri livelli? «Quello successivo riguarda i dirigenti di piccole imprese o persone in posizioni basse nel servizio amministrativo. Incontrando i russi hanno cercato in cambio di aumentare le loro fortune o rivendicare qualche tipo di leadership fra le autorità statali dei territori occupati. E poi c’è il terzo livello». Che sarebbe? «Le persone che in precedenza avevano ricoperto incarichi nelle nostre amministrazioni e negli enti locali oppure nelle forze dell’ordine. Anche se rappresentano una minoranza, gli sforzi maggiori dei servizi speciali russi sono stati rivolti a loro, con offerte di posizioni rilevanti e livelli dirigenziali nelle amministrazioni, nei villaggi, negli uffici dei sindaci». Un esempio? «Ad esempio la polizia di Kherson: è gestita attualmente da una persona che aveva lavorato nella milizia ucraina 10 anni fa». Che cosa fa esattamente un collaboratore? «Può fare diverse cose. Per esempio segnalare la resistenza ucraina o sostenere il nemico nell’imposizione delle sue regole sulla popolazione. Chi collabora con il nemico non ama il nostro Stato, è veicolo della propaganda, è avvelenato dall’idea e dalla narrazione che il mondo russo impone attraverso i media che controlla nelle regioni occupate». E’ accusato di collaborazionismo anche l’insegnante che a scuola segue il programma russo? «Sì. In un articolo della nostra Corte criminale sul collaborazionismo c’è un articolo a parte dedicato proprio all’educazione pro-russia dei nostri ragazzi. Sta succedendo nei territori occupati: c’è chi accetta di insegnare la lingua russa e la storia secondo la prospettiva russa». In quale regione sono stati aperti più procedimenti penali contro i collaborazionisti? «Al momento le regioni più interessate sono quelle di Kherson, Luhansk e Zaporizhia. Molti dei procedimenti penali sono stati istruiti a distanza in territori attualmente occupati. Monitoriamo le attività di queste persone in remoto, riceviamo costantemente informazioni sul loro conto, incrociamo i dati e se gli indizi diventano sufficienti apriamo un fascicolo penale. Un esempio viene da Berdiansk, nella regione di Zaporizhia, dove abbiamo a che fare con un procedimento che riguarda un attuale capo delle forze dell’ordine». Che cosa rischia chi collabora con il nemico? «Dipende. Rischia fino all’ergastolo se l’attività di collaborazione ha portato a gravi conseguenze associate alla morte di persone». Sono già stati celebrati processi? «Abbiamo sentenze per questi crimini ogni settimana». E poi ci sono i sabotatori. «Quello è un argomento a parte, però. 1.500 persone sospettate di essere coinvolte in attività di sabotaggio». Anche nel 2014, con le autoproclamate repubbliche di Donetsk e Luhansk, ci sono stati passaggi nelle file russe? «C’è una differenza fondamentale fra allora e adesso. All’epoca quasi l’intero gruppo dei servizi speciali, delle forze dell’ordine e delle autorità è passato al nemico. Erano i ranghi superiori. Adesso vediamo passaggi soltanto nei ranghi inferiori. Vediamo un altro panorama rispetto a quello che succedeva nel 2014 con l’annessione della Crimea o nel Donbas». Quanti sono gli uomini al suo comando? «L’Ucraina dispone di 100 mila agenti di polizia».
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TITOLO: Usa, Joe Biden di nuovo positivo al Covid: non ha sintomi
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OCCHIELLO: Il presidente americano non ricomincerà le cure con il Paxlovid, il farmaco che ha preso la prima volta che è stato contagiato. «Mi isolo per la sicurezza di chi mi circonda»
TESTO: Joe Biden — riferisce la Casa Bianca — è risultato di nuovo positivo al Covid, dopo un test effettuato poche ore fa. Il presidente non ha sintomi e non ricomincerà le cure con il Paxlovid, il farmaco che ha preso la prima volta che è stato contagiato. «Oggi sono risultato positivo al Covid di nuovo. Non ho sintomi, ma mi isolo per la sicurezza di tutti quelli che mi circondano», ha scritto su Twitter. «Dopo essere risultato negativo martedì sera, mercoledì mattina, giovedì mattina e venerdì mattina — si legge nella nota del suo medico alla Casa Bianca, Kevin O' Connor — il presidente è risultato di nuovo positivo a un test antigenico sabato mattina». Biden, prosegue la nota, «non ha avuto un ritorno dei sintomi e continua a stare bene: per questo non c'è ragione di ricominciare a somministrargli una cura questa volta, ma ovviamente lo manteniamo sotto stretta osservazione. Essendo positivo continua le procedure di stretto isolamento».
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TITOLO: La promessa di Bolsonaro: «Un’autostrada per l’Amazzonia»
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OCCHIELLO: Il governo promette di asfaltare la BR-319 che unisce Manaus al resto del Paese. Insorgono gli ambientalisti e le comunità indigene. Ma neanche la vittoria di Lula eviterebbe lo scempio
TESTO: Era il sogno dei dittatori militari che per un ventennio hanno governato il Brasile. Collegare Manaus, polverosa capitale dello stato di Amazonas, al resto del Paese con un’autostrada che avrebbe portato sviluppo e «civiltà». Negli anni Settanta è stata completata la BR-319: 870 chilometri che tagliano come una ferita la grande foresta pluviale fino a Rondônia. La natura, però, alla lunga ha avuto la meglio, nonostante i tentativi dei governi successivi di riportare in vita quell’ambizioso progetto che, secondo gli ambientalisti, minaccia di aprire alla deforestazione un’area grande quanto la Germania. Attualmente, sono asfaltati solo due tratti: i primi 198 chilometri e gli ultimi 164. Il resto è uno sterrato percorribile pochi mesi all’anno, nella stagione secca. Manaus resta un’«isola», raggiungibile solo sul fiume o per via aerea.
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TITOLO: Carlo sull’Aston Martin che va a formaggio e scarti vinicoli
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OCCHIELLO: E’ arrivato a bordo della sua Aston Martin del 1970 riconvertita a bioetanolo: formaggio, scarti della lavorazione del vino al posto del carburante, per i Giochi del Commonwealth a Birmingham 2022E’ arrivato a bordo della sua Aston Martin del 1970 riconvertita a bioetanolo per i Giochi del Commonwealth a Birmingham 2022
TESTO: E’ arrivato a bordo della sua Aston Martin del 1970. Sì, ma riconvertita a bioetanolo: formaggio, scarti della lavorazione del vino e altri materiali organici al posto del carburante. Il principe Carlo — ambientalista della prima ora da anni studia e sperimenta soluzioni sostenibili — con Camilla si è presentato così nell’arena dei Giochi del Commonwealth a Birmingham 2022. Dove ha preso la parola in nome della regina che per la prima volta ha delegato all’erede al trono (con Camilla ormai a pieno titolo nel ruolo di regina consorte in pectore) l’apertura del più importante appuntamento reale nel calendario 2022. Il più importante, dopo quello con il Giubileo di Platino nel giugno scorso. Elisabetta II si sta infatti riposando nella tenuta scozzese di Balmoral. Oltreché su Carlo e Camilla la regina può contare sulla coppia più fidata nella famiglia reale per l’anziana sovrana: il figlio principe Edoardo con la moglie Sophie, conti di Wessex, con la figlia Anna princess Royal. A loro infatti la regina ha affidato di rappresentarla ai giochi di Birmingham. (Testo: Enrica Roddolo)
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TITOLO: Inondazioni in Kentucky, 4 fratellini morti inghiottiti dall'acqua
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OCCHIELLO: I piccoli strappati dalle mani dei genitori che si erano rifugiati su un albero mentre la loro roulotte veniva spazzata via
TESTO: Il finimondo è arrivato nel cuore della notte. Erano le due e buio pesto quando Amber e suo marito Riley, poco più che ventenni, ricevono l'allerta alluvione. Lei guarda fuori dalla finestra e vede acqua tutto intorno: il suo livello passa da non preoccupante a allarmante in pochi secondi. Il tempo di mettere vestiti e giacche anche ai suoi quattro figli e la loro roulotte inizia ad allagarsi. Amber capisce che sarebbero annegati se fossero rimasti dentro. Escono tutti ma «non c'era nessun posto dove andare». La famiglia si rifugia sul tetto della roulotte, pensando che lì sarebbe stata al sicuro. Presto però si rendono conto che la loro casa stava per essere spazzata via. Allora fanno un respiro profondo e saltano dal tetto del caravan a un albero vicino, tenendo per mano i bambini più grandi (di otto e sei anni) e abbracciando forte i più piccoli (di quattro e due). Intanto tutto intorno l'acqua continua a salire e la pioggia continua a colpirli. Vedono la loro roulotte volare via. Cercano di chiedere aiuto, ma il 911 è bloccato. Tengono i bambini alcune ore, poi la furia dell'acqua risucchia i piccoli. La madre e il padre resistono aggrappati all'albero per otto ore prima di essere salvati da un uomo su un kayak: stava remando da casa a casa per soccorrere chi aveva bisogno di aiuto. E' stata una cugina di Amber a raccontare a un giornale locale la storia, poi rilanciata da testate internazionali. E' tra i tragici resoconti che cominciano a emergere dopo il disastro che ha colpito il Kentucky dalla notte tra mercoledì 27 e giovedì 28 luglio. Amber e Riley ora devono affrontare il dolore più grande: quello di sopravvivere ai propri figli.
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TITOLO: L’aiuto turco per aggirare le sanzioni a Putin. I sospetti di triangolazioni dall’Italia
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OCCHIELLO: Un esame incrociato dei dati degli scambi verso la Russia suggerisce che su questa rotta hanno luogo triangolazioni massicce volte ad aggirare le sanzioni
TESTO: Ma la spiegazione è probabilmente nei dati sull’export di Turkstat, l’ufficio statistico di Ankara. Fra febbraio e giugno di quest’anno l’export turco verso la Russia è esploso, con una crescita di circa 400 milioni di dollari al mese. Fra gli oltre venti principali partner commerciali della Turchia, la Russia è la destinazione cresciuta di più sia dall’inizio della guerra (più 68% di vendite turche) che nell’ultimo anno (più 46%). Persino altri Paesi che rifiutano le sanzioni contro Mosca come la Cina, il Vietnam o la Malesia ora esportano meno verso un’economia russa in profonda recessione. Invece i flussi di beni e servizi dalla Turchia alla Russia non sono mai stati così forti, così come non sono mai stati così forti i flussi dall’Italia alla Turchia stessa. Anche le dimensioni dell’aumento negli scambi sono simili, fra 300 e 400 milioni di dollari al mese in più.
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TITOLO: La moglie del capo di Azov: «A Olenivka strage pianificata, dov’erano i garanti internazionali?»
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OCCHIELLO: Katerina Prokopenko, moglie del comandante del reggimento Azov: l’ultima volta che ho visto mio marito è stato prima della guerra, poi l’ho sentito il 23 maggio. I russi dicono che sia a Mosca ma non so se è vero
TESTO: DALLA NOSTRA INVIATAKIEV - «Guardi queste foto». Katerina Prokopenko mostra immagini scaricate sul suo cellulare. «Sono scatti aerei della Maxar tecnology ed è l’ultimo aggiornamento che abbiamo sul massacro dei prigionieri di guerra a Olenivka». Dalle foto si vedono due cose. Delle buche vicino alla struttura, scavate fra il 18 e il 21 luglio, e il capannone dov’erano i 53 prigionieri uccisi e gli otre 70 feriti: è distrutto senza che nient’altro attorno sia danneggiato. «È la conferma che questa strage era stata pianificata», è convinta lei, che parla a nome di tutte le mogli dei soldati dell’acciaieria Azovstal e che è la moglie del comandante del reggimento Azov, Denis Prokopenko, il prigioniero di guerra più simbolico nelle mani dei russi.
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TITOLO: Oleksiy Vadatursky, l'oligarca ucraino del grano eliminato dai russi con un missile sulla camera da letto
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OCCHIELLO: Patriota, 74 anni, ha finanziato l'esercito di Kiev. Poteva scappare a Londra ma aveva deciso di rimanere a Mykolaiv. Aveva detto no a Mosca
TESTO: Per il Cremlino, avere Vadaturksy quale complice sarebbe stato un trofeo più importante della conquista di una città del Donbass. Avrebbe significato poter strangolare le comunicazioni interne dell’Ucraina e controllare una capacità di esportazione di grano in Europa, Africa e Medio Oriente da ottanta navi e 4,5 milioni di tonnellate all’anno. Fare di Vadaturksy un collaborazionista avrebbe concentrato in mani russe una quota crescente dell’offerta di cereali sui mercati globali, con il potere politico che essa conferisce. Ma l’imprenditore aveva respinto le pressioni. Era un oligarca, non un uomo dai metodi impeccabili, ma non intendeva lasciarsi corrompere a spese della libertà del suo Paese. È sicuramente il suo rifiuto a essergli costato la vita. I missili hanno puntato la stanza da letto della sua villa con una tale violenza e precisione che di Oleksiy Vadaturksy ora non resta neanche un cadavere che possa essere raccolto in un feretro, per l’ultimo omaggio a un uomo d’acciaio anche nell’onore.
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TITOLO: Gb, il principe Carlo accettò donazioni dalla famiglia Bin Laden nel 2013
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OCCHIELLO: Il Sunday Times rivela che l’erede al trono britannico accettò un milione di sterline da due fratellastri di Osama per la sua fondazione. La notizia a un mese dalla rivelazione sul milione di euro ricevuti dall’ex premier del Qatar
TESTO: Ma questa «Bin Laden connection» è solo l’ultimo anello di una catena di scandali che ha coinvolto Carlo e i finanziamenti alle sue fondazioni. Il mese scorso sempre il Sunday Times aveva rivelato che il principe aveva accettato una valigetta contenente un milione di euro in contanti da parte dell’ex primo ministro del Qatar: la somma era divisa in banconote da 500 euro, conosciute anche come «Bin Laden» perché vengono spesso usate in operazioni di finanziamento del terrorismo, oltre che nel riciclaggio di denaro sporco. E l’anno scorso era emerso che Carlo aveva concesso una onorificenza a un uomo d’affari saudita, con una cerimonia privata a Buckingham Palace, in cambio di una donazione alla sua Fondazione.
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TITOLO: Rinviato di un mese il divieto di usare documenti serbi per entrare in Kosovo
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OCCHIELLO: Il primo ministro kosovaro Albin Kurti ha affermato che si tratta di una misura di reciprocità. La diplomazia europea elogia la decisione di posticipare e chiede la rimozione dei blocchi stradali
TESTO: Il governo del Kosovo ha rinviato di un mese, fino al primo settembre, il divieto dell’uso di documenti di identità serbi e delle targhe dei veicoli nelle regioni del nord a maggioranza serba, accettando la proposta del ministro degli Esteri della UE, Joesep Borrell. L’annuncio del divieto, che doveva entrare in vigore oggi 1 agosto, aveva scatenato violente reazioni dei serbi del Kosovo e riacceso pericolosamente le tensioni tra Pristina e Belgrado. Il primo ministro Albin Kurti ha affermato che si tratta di una misura di reciprocità, in quanto la Serbia - che non riconosce l’indipendenza della sua ex provincia a maggioranza albanese proclamata nel 2008 - chiede lo stesso ai kosovari che entrano nel suo territorio. Il capo della diplomazia europea, Josep Borrell, ha elogiato il rinvio di un mese e ha chiesto «l’immediata rimozione di tutti i blocchi stradali». Nella serata di domenica, centinaia di serbi del Kosovo avevano ammassato camion, autocisterne e altri veicoli pesanti sulle strade che portano ai valichi di Jarinje e Brnjak. I serbi del Kosovo non riconoscono l’autorità di Pristina e rimangono fedeli a Belgrado da cui dipendono finanziariamente. Il presidente serbo, Aleksandar Vucic, ha affermato che la situazione in Kosovo «non è mai stata così complessa» per la Serbia e per i serbi che lì vivono. Da parte sua Kurti ha accusato Vucic di aver scatenato «problemi». «Le prossime ore, giorni e settimane possono essere difficili e problematiche», ha scritto il primo ministro kosovaro su Facebook.
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TITOLO: Taiwan, Nancy Pelosi attesa domani sull’isola. La Cina minaccia di usare l’esercito
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OCCHIELLO: La speaker della Camera americana dovrebbe incontrare la presidente Tsai Ing-wen. Ira delle autorità cinesi: «Non staremo a guardare»
TESTO: Intanto si registra una nuova incursione della Cina nello spazio aereo di Taiwan: quattro caccia J-16 sono entrati nella zona di identificazione aerea di Difesa dell’isola, secondo quanto riporta il ministero della Difesa Nazionale di Taipei. L’incursione, ancora lontana dai grandi numeri degli scorsi mesi, sembra segnalare un’accelerazione di Pechino, dopo una settimana di bassi numeri nelle incursioni, ormai quasi quotidiane, dei suoi aerei di combattimento nei cieli dell’isola. Il 30 maggio scorso, Pechino aveva inviato trenta aerei militari nella zona aerea di Difesa dell’isola, tra cui 22 caccia, il numero più alto dal 23 gennaio scorso, quando il ministero della Difesa Nazionale di Taipei registrò la presenza di 39 aerei da combattimento cinesi nella zona aerea di Difesa dell’isola.
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TITOLO: Tensioni tra Kosovo e Serbia (e anche in Bosnia): il Cremlino «sostiene Belgrado»
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OCCHIELLO: Echi della situazione internazionale sembrano risuonare nei Balcani, dove la tensione tra Kosovo (presidiato dalla Nato) e Serbia (filorussa) sembra ricordare i prodromi del Donbass
TESTO: Una popolazione filorussa che subisce «provocazioni» e minaccia di «difendersi», il rischio che si inneschi una polveriera internazionale in un Paese dove è ancora attiva una missione Nato: per molti osservatori le tensioni delle ultime ore in Kosovo tra il governo e la popolazione serba del Paese sembrano riecheggiare quelle del Donbass, prodromiche alla guerra in corso. La Serbia, particolarmente, considera ancora il Kosovo una propria provincia autonoma e ribelle — nel 2008 il Kosovo si è dichiarato autonomo unilateralmente — e non lo ha mai riconosciuto, mentre 113 Stati alle Nazioni Unite sì, inclusi i confinanti Macedonia del Nord, Montenegro e Albania. Non per caso, è arrivato puntuale il sostegno a Belgrado da parte del Cremlino: la Russia, ha detto lunedì il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, «considera irragionevoli le richieste del Kosovo, e sostiene la Serbia».
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TITOLO: Battuto all’asta per 1,1 milioni di dollari un orologio d’oro appartenuto a Hitler: l’acquirente è «un ebreo europeo»
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OCCHIELLO: Sdegno delle associazioni ebraiche. «La storia va conservata», replica la Alexander Historical Auctions. Nello stesso lotto anche un abito di Eva Braun, foto autografate di gerarchi nazisti e una stella di David con la scritta «Jude»
TESTO: A onor di cronaca l’orologio in questione non era l’unico cimelio nazista del lotto. Tra gli altri articoli messi a disposizione del migliore offerente hanno infatti figurato anche un abito di Eva Braun, foto autografate di alti gerarchi del partito e una stella di David di stoffa gialla con la scritta «Jude» (ovvero «ebreo» in tedesco). Si trattava però senz’altro del pezzo forte, tanto da essere inizialmente valutato dalla Alexander Historical Auctions addirittura tra i 2 e i 4 milioni di dollari. Tutt’altro che modesto è d’altronde anche il valore intrinseco dell’accessorio, con la sua cassa reversibile in oro giallo 18 carati e il suo cinturino nero in pelle di lucertola. Quanto infine alle già citate tre date intorno alla svastica, la prima – 20.4.89 – è quella della nascita di Hitler, la seconda – 30.1.33 – commemora la sua nomina a Cancelliere, mentre la terza – 5.3.33 – ricorda le elezioni federali che assicurarono ai nazisti il controllo del Reichstag.
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TITOLO: Beyoncé cambia il testo di una sua canzone. L’accusa: «Hai offeso le persone disabili»
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OCCHIELLO: Nell’undicesima traccia del suo album, c’era la parola «spaz» che in slang vuol dire «scatenarsi» ma in inglese significa «spastico». L’attivista Hannah Diviney ha sollevato la polemica su Twitter e poi sui giornali
TESTO: In inglese vernacolare — la lingua parlata da molti afroamericani — «spaz» significa «scatenarsi», ma in inglese-inglese la stessa parola è l’abbreviazione di «spastico», un termine usato in modo offensivo, soprattutto in Gran Bretagna. Quindi, se usi «spaz» in un testo di una canzone da ballare in spiaggia (esattamente: «spazz on that ass»), anche se la utilizzi come slang, può capitare che su Twitter, qualcuno scriva: « Beyoncé ha usato la parola “spaz” in Heated, una nuova canzone. Questo è uno schiaffo in faccia a me, alla comunità dei disabili e ai progressi che abbiamo cercato di fare con Lizzo. Continuerò a dire all’intera industria musicale che si può fare meglio fino a quando gli insulti abilisti non scompariranno». Può capitare che questo tweet, postato dall’avvocatessa Hannah Diviney, persona con disabilità e impegnata sul fronte dei diritti, raccolga migliaia di like, diventi un commento sul quotidiano inglese The Guardian, nonché l’articolo più letto del sito. E abbia una tale risonanza che la regina dell’R&B debba rivedere il suo lavoro scritto con il rapper Drake e fare un passo indietro. Il suo staff ha fatto sapere che «la parola, non usata intenzionalmente in modo offensivo, sarà sostituita» dal testo dell’undicesima traccia del suo nuovo album Renaissance, uscito il 29 luglio. Una vicenda che evoca «La Macchia Umana» di Philip Roth, con il professore cacciato per avere usato la parola «spook» che indica sia il fantasma che una persona nera.
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TITOLO: Chi è Anatolij Chubais, l’ex fedelissimo di Putin che ha avuto un malore in Sardegna
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OCCHIELLO: L’uomo, confermano fonti qualificate, non è in pericolo di vita e si stanno attendendo gli esiti degli ulteriori esami disposti, che sono stati inviati ad un laboratorio esterno
TESTO: Per questo viene considerato il padre, o il padrino, di ogni oligarca. Durante l’era Eltsin è stato più volte vicepremier, nonché capo dell’amministrazione del Cremlino. Nel 1999 fu tra i primi a capire che sotto Putin la svolta liberale della Russia sarebbe rimasta un miraggio. Con l’astro nascente Boris Nemtsov fondò l’Unione delle forze di destra, che entrò nella Duma con 32 deputati. Ma tra i due non ci fa mai accordo, perché Chubais insisteva per una opposizione morbida, all’interno del sistema. Nel marzo del 2005 subì un attentato, salvandosi grazie alla sua auto blindata. Un episodio mai chiarito, che molti attribuiscono alle attività extra-istituzionali di Chubais, uomo che ha sempre manifestato una certa propensione all’arricchimento personale. Poco prima delle elezioni del 2008, forse le più contendibili degli ultimi vent’anni per via della scadenza del secondo mandato presidenziale di Putin, distrusse la carriera politica di Nemstov sciogliendo all’improvviso il loro partito e aderendo a Causa Giusta, una organizzazione controllata dal Cremlino.
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TITOLO: Rotterdam dice no a Bezos: non smonterà un ponte per far passare il super yacht
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OCCHIELLO: Per uscire dai cantieri e salpare, il super yacht Y721 — 430 milioni di dollari — doveva passare sotto un ponte considerato monumento nazionale, che il sindaco aveva promesso di smontare. I cittadini si sono opposti: «I soldi non comprano tutti i diritti»
TESTO: Il duello tra gli abitanti di Rotterdam e il fondatore di Amazon (o meglio, con il suo ego) ha un vincitore: il sindaco di Rotterdam non farà smontare temporaneamente lo storico ponte cittadino di Konigshaven per permettere il passaggio del nuovo, enorme yacht di Jeff Bezos, lungo 127 metri e troppo alto — 40 metri — per passare sotto il ponte. Lo yacht, Y721, è stato costruito in cantieri olandesi e per questo non poteva evitare di passare da Rotterdam. Ma lo strappo, hanno decretato i cittadini, non s’ha da fare. Migliaia di cittadini furiosi, se il sindaco avesse dato il via libera, avrebbero salutato il passaggio della nave lanciando uova e pomodori contro lo scafo: un’immagine rovinosa sui social, e alla mobilitazione avevano già aderito in sedicimila. Ed è proprio dai social che è partita la mobilitazione di centinaia, migliaia di cittadini contro la «sbruffonata» del terzo uomo più ricco del mondo. «I soldi», è il sunto di vari interventi, «possono comprare il diritto a smontare un monumento nazionale? »
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TITOLO: Così hanno scoperto al Zawahiri: tradito dall’abitudine di stare ogni tanto al balcone. Gli 007 Usa hanno creato un modello della sua casa
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OCCHIELLO: Il terrorista si nascondeva in una palazzina a Sherpoor, area residenziale di Kabul, a poche decine di metri dalle ambasciate occidentali
TESTO: La morte per un terrorista inizia dal suo sentiero di vita. Ossia dai suoi comportamenti, dai suoi contatti, dai suoi possibili rifugi. Può anche uscire poco o mai dalla sua tana, ma anche questo diventata una nota nel file dei «cacciatori». È accaduto con Osama, con il Califfo al Baghdadi e ora con al Zawahiri. L’eliminazione del leader qaedista racconta molto. Intanto il nascondiglio. Non una grotta o una casa in una zona remota, bensì una palazzina a Sherpoor, un’area residenziale di Kabul, a poche decine di metri dalle ambasciate occidentali. Bin Laden aveva compiuto una scelta analoga: il famoso compound ad Abbottabad, la cittadina pachistana sede di un’accademia militare. Entrambe le presenze hanno goduto di complicità e tolleranza. Meno dichiarata quella del Pakistan, evidente l’ospitalità talebana per Ayman. La miglior mimetizzazione è stare vicino al «cuore», non in periferia. I latitanti come al Zawahiri hanno una speranza di sfuggire ai loro inseguitori solo se restano immobili nella loro «base». Non è una scelta, sono costretti a farlo. Se decidono di cambiare aria prendono un rischio. L’estremista egiziano ha compiuto il passo e la Cia ha scoperto all’inizio dell’anno il suo probabile trasferimento nella capitale insieme alla sua famiglia. Da qui è iniziata la filatura, la composizione del sentiero di vita, la possibile localizzazione e l’identificazione in primavera. L’intelligence, anche se gli Usa hanno abbandonato l’Afghanistan, ha svolto il suo lavoro con efficacia: se il medico egiziano fosse rimasto nell’area tribale o in qualche gola sperduta sarebbero stato più arduo scoprirlo. Ma il bersaglio, stabilendosi in città, ha accorciato le distanze, possibile per gli informatori sul terreno agire. Sia pure con grande cautela data la vigilanza dell’apparato radicale Haqqani, da sempre protettore dei qaedisti e oggi al vertice della sicurezza afghana. Un brutto colpo anche per i mullah oltranzisti. Lo spionaggio statunitense ha poi ripetuto lo schema impiegato per liquidare Osama. I tecnici hanno costruito un modello dell’abitazione combinando osservazione ravvicinata, ricognizione satellitare e chissà cosa altro. Ad Obama fu mostrato un plastico perfetto della palazzina in Pakistan, una ricostruzione precisa in scala per un’operazione molto rischiosa. A Biden hanno offerto la riproduzione della casa di Kabul e gli hanno indicato il punto debole: la presunta abitudine di Zawahiri di stare qualche volta al balcone. Magari lo faceva ogni mattina e gli occhi che lo marcavano lo hanno registrato. Una finestra, in tutti sensi, usata dal drone per sganciare i suoi missili Hellfire: secondo gli esperti potrebbero aver usato ordigni che non esplodono ma distruggono usando delle lame rotanti, sistema già impiegato in Siria per far fuori dei qaedisti. Tutto ciò non esclude altri scenari, con le ipotesi di un tradimento da parte dei nuovi padroni dell’Afghanistan, di una soluzione meno epica e il corollario di storie alternative, una costante in questo mondo di tenebra. Ne usciranno molte. Infine una nota sul personaggio. Al Zawahiri è stato un ideologo importante, ha avuto un ruolo nell’espansione del jihadismo, per anni è stato un numero due di grande peso. Quando, undici anni fa, ha preso il posto di Osama non è riuscito a dimostrare la stessa rilevanza. Colpa dei tempi, al Qaeda è stata superata in estremismo dallo Stato Islamico, più agile, meno paludato e poco ortodosso, basato sulla pura violenza. Ayman annoiava la platea con lunghi sermoni via web, i simpatizzanti della guerra santa criticavano i suoi abiti puliti per sottolineare con non si sporcava le mani, lo avevano dato persino per morto. Parlava e pochi lo ascoltavano. Tuttavia non è sparito, è riuscito a mantenere l’influenza sulla vecchia guardia e su alcune componenti regionali. In Somalia, nel sub continente indiano, nel Sahel e in Siria. Fazioni che hanno resistito all’onda del Califfato. Un rapporto Onu ha messo in guardia: il movimento è sempre una minaccia. Ora lo scettro del comando potrebbe passare ad un altro veterano, sempre egiziano, Seif al Adel, oppure il genero Abdel Rahman al Maghrebi.
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TITOLO: Come operano i droni Usa nella lotta al terrorismo e chi li «guida»
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OCCHIELLO: L’uccisione di al Zawahiri a Kabul: i velivoli basati nei Paesi del Golfo Persico, la squadra dei tre «piloti» davanti agli schermi in America, l’attesa e l’attacco «in diretta» video
TESTO: Chiuso l’attacco, il velivolo torna «a casa», mentre gli informatori devono trovare le prove – se possibile – che lo strike ha fatto centro. A volte solo il DNA può dare la certezza: per Zawahiri non c’è questa possibilità di verifica in quanto gli Usa non lo hanno, ma si fidano delle loro fonti (ha spiegato un portavoce). Sono stati uccisi così centinaia di militanti, dalla Somalia allo Yemen. I terroristi hanno accusato il colpo, preoccupati dalla minaccia costante sulle loro teste. A inseguirli la Cia, ma anche il Pentagono con il suo reticolo di installazioni. Una di queste a 40 minuti a nord di Las Vegas, con gli equipaggi diventati dei pendolari della guerra. Alla mattina nel «box» della base, alla sera a casa poco lontano dai casinò. La campagna è diventata una continua evoluzione della caccia all’uomo, con nuovi mezzi e altri tipi di bombe. Compreso un ordigno che invece di esplodere contiene delle lame che triturano il tetto di un veicolo e i suoi occupanti. Alcuni analisti, osservando la mancanza di deflagrazione sulla casa di al Zawahiri non hanno escluso che gli americani abbiano impiegato un sistema simile, noto come Ninja. Una soluzione per cercare di evitare danni collaterali, che purtroppo ci sono. Per molte ragioni.
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TITOLO: La mamma di Dmytro: «La nostra vita senza di lui» America-Cina del 2 agosto
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OCCHIELLO: L’appuntamento quotidiano con «Il punto» del «Corriere della Sera». Ci si può iscrivere L’appuntamento quotidiano con «Il punto» del «Corriere della Sera». Ci si può iscrivere
TESTO: «Xenia mi ha raccontato che quando ha sentito l’esplosione ha visto Dmytro cadere a terra. Non si muoveva più. Lei era disperata, ha cominciato a fermare le macchine per chiedere aiuto. Era piena di sangue, stordita. Ma voleva aiutare suo fratello che era immobile per terra. Mi ha detto che non sentiva dolore. Niente. Soltanto un rombo nelle orecchie. Uno sconosciuto si è fermato e le ha urlato di salire in macchina. Voleva portarla in ospedale perché l’ha vista che perdeva molto sangue, era stata colpita dalle schegge. Ma lei non voleva muoversi da lì, voleva aiutare Dmytro. Quell’uomo l’ha convinta a salire in macchina indicandole le persone vicino a lei: “Vedi? Lo stanno aiutando in tanti”, le ha detto, perché nel frattempo attorno a Dmytro c’era un sacco di gente. Dirò per sempre grazie a quell’uomo, perché è riuscita a convincerla a salire in macchina e le ha salvato la vita…». - Victoria racconta per la prima volta della mattina che ha cambiato per sempre la vita della sua famiglia. Ci dice quello che le ha raccontato sua figlia Xenia che, dopo due settimane di terapia intensiva, non è più in pericolo di vita. Kharkiv, 15 giorni fa. Un’esplosione vicino alla fermata dell’autobus, le schegge che volano ovunque e, quando torna il silenzio, il suo Dmytro per terra senza più vita. Aveva 13 anni Dmytro, era una promessa del ballo e faceva coppia con sua sorella Xenia, due anni più grande di lui. Il mondo ha visto la sua sagoma sotto un telo arancione. La sua mano fra le mani di suo padre Vyacheslav, in ginocchio a pregare e a piangere per ore. «La notte prima non ero stata molto bene e così quella mattina non sono riuscita ad alzarmi dal letto e andare a fare jogging assieme a loro», racconta Victoria. «Correre era il loro modo di rimanere allenati, nonostante la guerra. Ricordo che li ho svegliati presto. Mi hanno detto che sarebbero andati a correre allo stadio, erano le 8.30. Xenia dice che poi hanno deciso di non andare più verso lo stadio ma di fare una corsa in circolo attorno ai caseggiati vicino casa nostra. A un certo punto io e Vyacheslav, che era a casa con me, abbiamo sentito un’esplosione. Abbiamo cominciato a chiamare i ragazzi ma non rispondevano. Allora lui è uscito ed è andato allo stadio. Mentre lui li cercava lì, ha chiamato la polizia dal cellulare di Dmytro». ; - La voce di uno sconosciuto ha chiesto a Victoria: «È di suo figlio questo numero? ». Non ci è voluto molto a capire che cosa fosse successo. Vyacheslav si è precipitato davanti alla stazione dell’autobus bombardata. Dmytro e Xenia stavano correndo proprio lì di fronte, quando tutto è scoppiato. Lui ha visto il suo ragazzo per terra, si è inginocchiato, ha pregato e pregato e pregato. La gente si avvicinava per provare a consolarlo ma nessuno ha osato interrompere le sue preghiere, né staccarlo dalla mano senza più vita di Dmytro. Per ore. ; - «Non riuscivamo a trovare Xenia», racconta ancora Victoria. «Non sapevamo dove fosse finita e per più di un’ora l’abbiamo cercata invano. Poi ci ha chiamato di nuovo la polizia: c’è una ragazzina in sala operatoria, forse è vostra figlia, ci hanno detto. Ci hanno descritto i suoi vestiti… sono corsa in ospedale». Se quell’uomo non avesse insistito a farla salire in macchina, sarebbe certamente morta anche lei: questo hanno detto i medici a Victoria quando hanno finito con la prima operazione (ne ha subite diverse, in questi 15 giorni). «Le schegge l’avevano colpita in più punti», dice sua madre. «Aveva ferite ovunque, specialmente in testa e sulle spalle, ai polmoni… è stata necessaria una trasfusione di sangue, non è stato possibile rimuovere tutte le schegge con il primo intervento. Adesso sta finalmente meglio e due giorni fa le abbiamo detto che il suo adorato Dmytro non c’è più. Ha pianto molto. Lei era un esempio per suo fratello, si volevano molto bene. Ballare piaceva a tutti e due, si allenavano assieme, erano molto legati l’una all’altro». ; - Victoria è una professionista degli scacchi, ha vinto competizioni nazionali e internazionali. Adesso guarda la scacchiera e le sembra che nessuna mossa abbia più senso. «Non so nemmeno che cosa dire», cambia tono di voce. «Non so trovare le parole giuste per una tragedia come questa. Le nostre vite sono state interrotte, i nostri cuori spezzati». Sa bene che la fotografia di suo marito, con le mani strette alla mano di Dmytro sotto il telo, hanno fatto il giro del mondo. «Lui è una persona molto chiusa”, ci dice. “Per lui perdere suo figlio è un dolore che non so nemmeno come descrivervi. Dmytro era suo figlio, il suo amico, il suo aiutante… tutto. Xenia adesso è la nostra ragione di vita. Non so cosa ci sarebbe successo se avessimo perso entrambi». Un’ultima cosa. «Vorremmo andare via da Kharkiv». Victoria lo dice e sospira. «Siamo sempre rimasti qui ma adesso… appena sarà possibile cercheremo di raggiungere la sorella di mio marito, in Germania». ;
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TITOLO: Il chirurgo diventato profeta del terrore. Dalle Torri gemelle agli appelli sanguinari
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OCCHIELLO: Cerebrale e sanguinario. Ideologo cavilloso e organizzatore pragmatico. Ayman al-Zawahiri è stato uno degli uomini più pericolosi nel mondo per almeno vent’anni
TESTO: Cerebrale e sanguinario. Ideologo cavilloso e organizzatore pragmatico. Ayman al-Zawahiri è stato uno degli uomini più pericolosi nel mondo per almeno vent’anni: tra l’inizio degli anni Novanta e la morte del suo boss e fraterno amico, Osama Bin Laden, ucciso il 2 maggio del 2011. Ha contribuito in modo forse decisivo alla pianificazione del più tremendo attentato terroristico dell’epoca moderna: l’attacco alle Torri gemelle e al Pentagono dell’11 settembre 2001. Ed è stato lui a teorizzare la «guerra globale» all’Occidente. Prima a Israele e agli Stati Uniti. Poi a «tutti i nemici dell’Islam». Come scriveva in quello che è considerato il suo «manifesto» nel 1998: «Uccidere gli americani e i loro alleati, civili o militari che siano, è un dovere individuale per ogni musulmano, in qualunque Paese si trovi».
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TITOLO: Afghanistan, Al Zawahiri ucciso in raid Usa: il leader di Al Qaeda colpito in un attacco con i droni
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OCCHIELLO: Operazione della Cia in Afghanistan: su Al Zawahiri pendeva una taglia da 25 milioni di dollari del Dipartimento di Stato Usa
TESTO: Lo stesso Biden ha ricordato il «percorso» dell’ideologo-terrorista: dall’attività sovversiva al Cairo, la sua città natale, fino alla «dichiarazione di guerra universale» contro tutti «i nemici dell’Islam». In prima fila Israele e «il nemico lontano», gli Stati Uniti. Da ultimo il nuovo numero uno di al Qaeda aveva perso influenza nella costellazione dell’islamismo radicale. Ma il presidente americano ha detto che restava comunque «un fattore di minaccia» per la sicurezza degli Stati Uniti. Su di lui pendeva ancora una taglia da 25 milioni di dollari. L’operazione di sabato ha comunque un grande valore simbolico e sicuramente avrà un impatto profondo sull’opinione pubblica. Proprio l’altro giorno l’associazione delle vittime dell’11 settembre ha protestato rumorosamente perché Donald Trump ha ospitato un torneo di golf sponsorizzato dai sauditi nel suo club del New Jersey. Un segnale di come la ferita delle Torri Gemelli sia ancora viva nella società americana.
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TITOLO: Leonor e Sofia di Spagna (altissime) in vacanza con Letizia e Felipe
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OCCHIELLO: Le due teen ager con il padre re Felipe VI di Spagna stanno trascorrendo le vacanze nel castello di Marivent sull’Isola di Maiorca. E’ il tradizionale approdo d’estate dei re di Spagna, già amato da re Juan Carlos e SofiaIn vacanza nel castello di Marivent a Maiorca. E’ il tradizionale approdo d’estate dei re di Spagna, già amato da re
TESTO: La regina Letizia sembra la sorella minore delle due Infante di Spagna: l’erede al trono Leonor de Todos los Santos che ha 16 anni (in abito bianco) e la sorella minore Isabel, 15 (in abito rosa). Le due teen ager con il padre re Felipe VI di Spagna stanno trascorrendo le vacanze estive nel castello di Marivent sull’Isola di Maiorca. E’ il tradizionale approdo d’estate dei re di Spagna, già molto amato da re Juan Carlos con la regina Sofia, e adesso che al posto di Juan Carlos (travolto negli ultimi anni da una raffica i scandali finanziari) sul trono di Spagna siede il figlio Felipe, la tradizione si rinnova puntuale ogni estate. Ma la sorpresa questo agosto 2022 sono le due Infante ormai altissime: in fondo, i Borbone, papà Felipe come il nonno Juan Carlos, sono altissimi. Così in visita a Valldemossa sull’isola delle Baleari, le due sorelle sopravanzavano la madre di buoni dieci centimetri. (Testo: Enrica Roddolo)
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TITOLO: Pelosi a Taiwan, il perché di una crisi (c'entra anche il ping pong)
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OCCHIELLO: Dal 1949 due governi si proclamano legittimi rappresentanti del Paese ma Pechino considera Taipei una «provincia ribelle». Nel 1971 Nixon riallaccia le relazioni con Mao e la storia cambia
TESTO: La questione rimane sopita per oltre vent'anni poiché la Cina comunista decide di isolarsi quasi completamente dal resto del mondo. A rimescolare le carte arriva nel 1971 la «diplomazia del ping pong»: in quell'anno gli Stati Uniti (presidente Richard Nixon, segretario di stato Henry Kissinger) decidono di allacciare relazioni diplomatiche ufficiali con Pechino. Una svolta storica, un gesto di apertura accompagnato simbolicamente da un incontro di tennis da tavolo tra rappresentative dei due Paesi. Nello stesso anno Washington riesce a far assegnare il seggio Onu all'Onu alla Cina comunista; sulla scia americana numerosi governi occidentali riconoscono il governo di Mao quale unico rappresentante della Cina.
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TITOLO: Pelosi a Taiwan: cosa significa la visita per Biden, Xi Jinping e Tsai Ing-wen
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OCCHIELLO: L’ultima visita sull’isola di un presidente della Camera Usa risale al 1997. Pechino ha sempre reagito duramente a quelle che considera «interferenze» in una «provincia ribelle»
TESTO: Nancy Pelosi è la prima donna presidente della Camera a Washington. All’età di 82 anni si avvicina alla fine del suo mandato, tanto più che a novembre i repubblicani potrebbero riconquistare la maggioranza alla Camera. Il suo collegio elettorale è San Francisco, città che ha la più antica Chinatown degli Stati Uniti e una importante comunità sino-americana. La Pelosi è sempre stata attiva nel difendere i diritti umani in Cina: si ricorda un suo gesto clamoroso del 1991, due anni dopo il massacro di Piazza Tienanmen, quando proprio in quella piazza lei andò a manifestare per solidarietà con gli studenti uccisi (esibì uno striscione e fu subito allontanata dalla polizia). Nel 2015 ottenne dallo stesso presidente Xi Jinping il raro privilegio di visitare il Tibet, regione chiusa ai diplomatici e ai giornalisti stranieri dopo diverse proteste della popolazione locale contro il regime cinese. La Pelosi è stata anche la leader politica americana di più alto livello istituzionale a visitare Kiev dopo l’invasione militare russa in Ucraina. Il suo viaggio a Taiwan era già programmato in aprile, fu rinviato perché risultò positiva al test Covid. Questa missione a Taipei gode di un ampio sostegno bipartisan al Congresso di Washington. Molti deputati sia democratici sia repubblicani hanno dichiarato che cancellarla sarebbe un grave cedimento, in quanto equivarrebbe a concedere al governo di Pechino un diritto di veto su chi può visitare Taiwan. La Pelosi intende manifestare con il suo viaggio un sostegno all’isola governata democraticamente, per indicare che l’appoggio di Washington non si limita alla Casa Bianca ma coinvolge i rappresentanti eletti dal popolo americano. Probabilmente pesa anche la preoccupazione di non ripetere gli errori commessi con Vladimir Putin in Ucraina quando la prudenza della Casa Bianca (la promessa di «non mandare scarponi sul terreno», il reiterato rifiuto di istituire una no-fly zone, l’offerta a Zelensky di evacuarlo in Polonia) potè essere interpretata come un tacito via libera all’invasione.
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TITOLO: Così hanno scoperto al Zawahiri: tradito dall’abitudine di stare ogni tanto al balcone. Gli 007 Usa hanno creato un modello della sua casa
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OCCHIELLO: Il terrorista si nascondeva in una palazzina a Sherpoor, area residenziale di Kabul, a poche decine di metri dalle ambasciate occidentali
TESTO: L’eliminazione del leader qaedista racconta molto. Intanto il nascondiglio. Non una grotta o una casa in una zona remota, bensì una palazzina a Sherpoor, un’area residenziale di Kabul, a poche decine di metri dalle ambasciate occidentali. Bin Laden aveva compiuto una scelta analoga: il famoso compound ad Abbottabad, la cittadina pachistana sede di un’accademia militare. Entrambe le presenze hanno goduto di complicità e tolleranza. Meno dichiarata quella del Pakistan, evidente l’ospitalità talebana per Ayman. La miglior mimetizzazione è stare vicino al «cuore», non in periferia. I latitanti come al Zawahiri hanno una speranza di sfuggire ai loro inseguitori solo se restano immobili nella loro «base». Non è una scelta, sono costretti a farlo. Se decidono di cambiare aria prendono un rischio. L’estremista egiziano ha compiuto il passo e la Cia ha scoperto all’inizio dell’anno il suo probabile trasferimento nella capitale insieme alla sua famiglia. Da qui è iniziata la filatura, la composizione del sentiero di vita, la possibile localizzazione e l’identificazione in primavera. L’intelligence, anche se gli Usa hanno abbandonato l’Afghanistan, ha svolto il suo lavoro con efficacia: se il medico egiziano fosse rimasto nell’area tribale o in qualche gola sperduta sarebbero stato più arduo scoprirlo. Ma il bersaglio, stabilendosi in città, ha accorciato le distanze, possibile per gli informatori sul terreno agire. Sia pure con grande cautela data la vigilanza dell’apparato radicale Haqqani, da sempre protettore dei qaedisti e oggi al vertice della sicurezza afghana. Un brutto colpo anche per i mullah oltranzisti. Lo spionaggio statunitense ha poi ripetuto lo schema impiegato per liquidare Osama. I tecnici hanno costruito un modello dell’abitazione combinando osservazione ravvicinata, ricognizione satellitare e chissà cosa altro. Ad Obama fu mostrato un plastico perfetto della palazzina in Pakistan, una ricostruzione precisa in scala per un’operazione molto rischiosa. A Biden hanno offerto la riproduzione della casa di Kabule e gli hanno indicato il punto debole: ogni mattina Zawahiri trascorreva del tempo a leggere sul balcone e gli “occhi” che lo marcavano lo hanno registrato. Una finestra, in tutti sensi, usata dal drone per sganciare i suoi missili Hellfire: secondo gli esperti potrebbero aver usato ordigni che non esplodono ma distruggono usando delle lame rotanti, sistema già impiegato in Siria per far fuori dei qaedisti. Tutto ciò non esclude altri scenari, con le ipotesi di un tradimento da parte dei nuovi padroni dell’Afghanistan, di una soluzione meno epica e il corollario di storie alternative, una costante in questo mondo di tenebra. Ne usciranno molte. Infine una nota sul personaggio. Al Zawahiri è stato un ideologo importante, per anni è stato un numero due di grande peso spingendo per la linea internazionalista del jihadismo. Quando, undici anni fa, ha preso il posto di Osama non è riuscito a dimostrare la stessa rilevanza. Al Qaeda è stata superata in estremismo dallo Stato Islamico, più agile, meno paludato, basato sulla pura violenza. Le fazioni di riferimento hanno ripiegato su agende locali, allontanandosi dalla lotta globale. Ayman annoiava la platea con lunghi sermoni via web, i simpatizzanti della guerra santa criticavano i suoi abiti puliti per sottolineare con non si sporcava le mani, lo avevano persino considerato defunto a causa di una malattia. Parlava tanto e pochi lo ascoltavano. Tuttavia non è sparito, è riuscito a mantenere l’influenza sulla vecchia guardia e su alcune componenti regionali. In Somalia, nello Yemen, nel Sahel. Ora lo scettro potrebbe passare ad un altro egiziano, Seif al Adel, un veterano della prima ora, molto esperto ma con un punto debole. Secondo alcuni vivrebbe in Iran, stato nemico del radicalismo sunnita che però ha ospitato oppure per ragioni d’opportunismo diversi dirigenti di al Qaeda. In alternativa il genero di Zawahiri Abdel Rahman al Maghreb, poi Yazid Mebrak esponente del Maghreb o il somalo Ahmed Diriye degli Shebab. Chi crede ai «fantasmi» fa persino il nome di Hamza bin Laden, il figlio del fondatore. Sarebbe stato ucciso durante la presidenza Trump però qualcuno immagina una sorpresa improbabile. Costa poco affermarlo.
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TITOLO: Usa, Cina e Russia: i troppi fronti e il rischio di fare il gioco di Xi e Putin
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OCCHIELLO: La visita di Nancy Pelosi a Taipei ha aperto un altro fronte che la Casa Bianca deve gestire: Joe Biden ne avrebbe fatto a meno. Ora la superpotenza americana rischia un sovraccarico di impegni
TESTO: Una cosa, infatti, è il diritto di visitare Taiwan. Un’altra è l’opportunità politica di farlo in questo momento. La situazione internazionale è tesissima, non ci sono ragioni apparenti per alimentare le tensioni. È vero che l’aggressività verbale di Pechino contro Taiwan è molto aumentata e i caccia cinesi sono entrati 555 volte nella Zona di identificazione di difesa aerea dell’isola nei primi sei mesi dell’anno. Ma il sostegno a Taiwan passa, più che per viaggi a effetto, per la garanzia di Washington di difenderla e nel rifornirla di armi. Inoltre, Pelosi doveva sapere che per Xi la visita sarebbe stata un affronto. Il leader cinese ha messo in alto nella lista delle priorità politiche l’obiettivo di riunire l’isola alla madrepatria. In autunno affronterà il congresso del Partito Comunista che gli rinnoverà il mandato a guidare il Paese per il terzo quinquennio consecutivo, cosa mai successa dagli Anni Ottanta. Ci arriva però con un’economia indebolita, con proteste popolari causati da scandali nel settore immobiliare, con la politica di Zero-Covid e conseguenti lockdown sempre meno sopportati dai cinesi. Le insoddisfazioni nel partito per la difficile situazione economica e sociale si sarebbero esaltate se Xi non avesse reagito alla sfida.
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TITOLO: Nichelle Nichols, eroina di Star Trek e icona dei diritti: il suo primo bacio cambiò la tv Usa
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OCCHIELLO: L’America in lutto per l’eroina di «Star Trek». Biden: «Distruggeva stereotipi»
TESTO: Tutto vero: ma in fondo bastano le parole del fan numero 1 di Nichelle Nichols, che non perdeva una puntata, Martin Luther King. Il reverendo premio Nobel per la pace le disse: «Hai aperto una porta che non deve tornare a chiudersi. Sono sicuro che hai avuto molti problemi, e che ne avrai ancora (Nichols voleva lasciare lo show, ndr). Ma hai cambiato per sempre il volto della televisione. Hai creato un personaggio dotato di dignità, grazia, bellezza e intelligenza. Non vedi che non sei solo un modello per i bambini e le bambine nere? Sei ancora più importante per le persone che non ci somigliano: per la prima volta, il mondo ci vede come dovremmo essere visti: uguali ai bianchi. Ci vedono come persone intelligenti, al loro livello. Come dovrebbe essere».
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TITOLO: Taiwan, nel giorno in cui Pelosi potrebbe visitare Taipei attaco hacker al sito del governo
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OCCHIELLO: La speaker della Camera americana dovrebbe incontrare la presidente Tsai Ing-wen. Pechino ha più volte avvertito che la presenza sull’isola sarebbe vissuta come una provocazione
TESTO: L'aereo della Us Air Force con a bordo le speaker del Congresso usa Nancy Pelosi è atterrato poco prima delle 17, ora italiana a Taiwan. Ad attendere Nancy Pelosi all'aeroporto di Taipei ci sono sia la direttrice dell'American Institute in Taiwan, la de facto ambasciata Usa, Sandra Oudkirk, e il ministro degli Esteri dell'isola, Joseph Wu. «Questa visita non contraddice in alcun modo la politica degli Stati Uniti, siamo qui per ribadire il nostro impegno perla democrazia» le prime parole pronunciate da Pelosi. La visita era stata preceduta da un editoriale firmato da Pelosi su Washington Post nella quale veniva messa nel mirino anche la politica adottata da Xi Jinping a a Hong Kong: «La brutale repressione contro le libertà politiche ad Hong Kong ed i diritti umani, persino con l'arresto del cardinale cattolico Joseph Zen, getta le promesse di `un Paese, due sistemi´ nella spazzatura». Domani è previsto l'incontro con il presidente taiwanese. «Veniamo in amicizia a Taiwan, veniamo in pace nella regione»: è quanto ha detto la presidente della Camera americana, parlando nel primo incontro, al Legislative Yuan, il parlamento dell’isola. E, ancora, gli Stati Uniti «non abbandoneranno il proprio impegno nei confronti di Taiwan»: ha assicurato la speaker della Camera Usa Nancy Pelosi nel suo breve intervento introduttivo tenuto nell’incontro a Taipei con la presidente Tsai Ing-wen, dopo aver ricevuto un’onorificenza per gli sforzi profusi nella collaborazione tra Washington e Taipei. Tsai, da parte sua, aveva poco prima detto di ritenere Pelosi «una autentica amica» di Taiwan, rimarcando che l’isola «è un partner affidabile degli Usa» e che «nessuna minaccia militare ci potrebbe far arretrare».
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TITOLO: Liz Truss, la favorita per il dopo Boris«riabilita» il cibo spazzatura
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OCCHIELLO: La proposta della favorita a guidare i conservatori inglesi (il risultato si saprà il 5 settembre): «Basta tasse su questi alimenti, sta al cittadino decidere»
TESTO: Con alle porte un periodo che tra inflazione e aumento dei prezzi si preannuncia estremamente difficile per i consumatori, avrebbe forse poco senso politico insistere sulle abitudini alimentari dei cittadini ma per il futuro di Truss potrebbe rivelarsi più grave il passo indietro che la ministra è stata costretta a fare ieri sugli stipendi dei dipendenti pubblici: tra le misure da lei proposte c’era quella di tagliare gli sprechi della pubblica amministrazione e di rivedere la paga dei dipendenti statali fuori Londra affidandola a commissioni regionali. L’annuncio ha immediatamente sollevato le polemiche di diversi deputati conservatori che vi hanno visto il favoreggiamento dei lavoratori della capitale a spesa dei colleghi di altre zone. Accusando la stampa di averla rappresentata in modo errato, Truss ha immediatamente ritirato l’iniziativa: per la ministra si tratta di un passo falso il cui costo è ancora da accertare. Sunak ha colto l’occasione per accusare la rivale di non avere le idee chiare sui numeri e le cifre del Paese (vuole tagliare le tasse, ma con quali soldi? ), ma stando ai sondaggi Truss rimane in testa.
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TITOLO: I plastici della Cia per colpire i nemici Dal Vietnam fino ad Al Zawahiri
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OCCHIELLO: I precedenti confezionati da un team apposito: dal modello della prigione vietnamita alle enormi repliche delle città irachene
TESTO: Così ne sono stati creati di famosi. Uno per aiutare i commandos che dovevano liberare dei prigionieri nel campo di Son Tay durante il conflitto in Vietnam. La National Geospatial Intelligence Agency, l’agenzia che gestisce i satelliti spia, ha invece realizzato il compound che ospitava Manuel Noriega, deposto nell’89 da un’azione statunitense a Panama, e la palazzina di Abbottabad dove si era nascosto Osama. Non meno celebre quello voluto dal generale Jim Mattis prima dell’invasione dell’Iraq. Gigantesco, ci si poteva camminate dentro, all’aperto, composto da 6 mila mattoncini Lego a rappresentare unità, snodi critici, postazioni. All’Nga il compito è svolto dal 3D Model Shop che segue alcune fasi: mappatura dell’area con dati dei satelliti e da altre fonti; disegno al computer e analisi; stampa dei pezzi in 3D; composizione manuale del plastico. I tecnici non sanno chi sia il target, tutto è top secret, possono solo provare a immaginare. A meno che una mattina guardando un Tg non riconoscano che la casa in miniatura che hanno costruito era quella del più grande ricercato sulla faccia della Terra.
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TITOLO: Il balcone, il modellino e il drone: così gli Usa hanno ucciso Al Zawahiri
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OCCHIELLO: Il leader jihadista colpito nel suo nascondiglio a Kabul A tradirlo, l’abitudine di uscire in terrazzo. La caccia della Cia e i precedenti di Abbottabad. Le ipotesi sulla successione al trono e il nome di un altro egiziano: Al Adel
TESTO: Una volta avute le certezze lo spionaggio statunitense ha ripetuto lo schema impiegato per liquidare Osama. I tecnici hanno costruito un modellino dell’abitazione combinando osservazione ravvicinata, ricognizione satellitare e chissà cosa altro. Ad Obama fu mostrato un plastico perfetto della palazzina in Pakistan mentre i Navy Seals si addestrarono in un poligono che ne riproduceva gli spazi in modo rigoroso. Più «modesto» quello messo sul tavolo di Biden il primo luglio: una riproduzione della casa racchiusa in una scatola di legno. Poco più di una miniatura, tocco quasi artigianale. Durante il briefing decisivo il direttore della Cia, William Burns, ha evidenziato i pro e i contro — Biden, all’epoca del raid contro Bin Laden, aveva votato no all’assalto —, e soprattutto l’abitudine del capo estremista di uscire sul balcone a leggere alla mattina presto. Una finestra, in tutti sensi, usata da un drone Avenger, versione con maggior autonomia rispetto ai mezzi dell’aviazione decollato da un paese amico. Il velivolo gestito dall’intelligence ha sganciato i suoi missili. Di quale tipo? Ieri alcuni analisti hanno indicato il ricorso agli R9X, ordigni che non esplodono ma distruggono usando delle lame rotanti, sistema già impiegato in Siria che permette di ridurre i danni collaterali. Una teoria spiegata dall’assenza di tracce di combustione sulla facciata, anche se in realtà— prima che fosse nota la storia dell’incursione — c’era il video di una colonna di fumo biancastro. Successivamente altri esperti hanno avanzato dubbi sul «coltello volante», affermando che potrebbe essere stata impiegata una nuova versione dell’Hellfire con carica ridotta oppure un «proiettile» simile al drone-kamikaze. Restava poi il nodo del riconoscimento. Ad Abbottabad il capo del team disse via radio la parola in codice «Geronimo», era la conferma che avevano tolto di mezzo Osama. A Kabul l’intelligence, non avendo il Dna dell’egiziano, si è basata su proprie fonti locali.
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TITOLO: Nancy Pelosi a Taiwan, «Non vi abbandoneremo». La Cina risponde con jet e missili. Mosca: «Impunità»
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OCCHIELLO: La speaker della Camera Usa Nancy Pelosi in visita a Taipei: «Non vi abbandoneremo». Ferma condanna di Pechino, che sostiene che gli Usa «violino la sovranità» della Cina. E il ministro degli Esteri russo Lavrov dichiara solidarietà a Xi Jinping
TESTO: La visita di Nancy Pelosi a Taipei è stata accolta dalla «ferma condanna» di Pechino che ha inviato i suoi caccia nello Stretto di Taiwan e dato il via a «operazioni militari mirate». Dopo l’incontro, il ministro degli Esteri cinese a Phnom Penh per la riunione dell’Asean ha parlato espressamente di «violazione della sovranità» cinese da parte degli Usa. Con questa visita «violano la sovranità» della Cina; coloro che offendono Pechino verranno «puniti». «È una vera e propria farsa. Gli Stati Uniti stanno violando la sovranità della Cina con il pretesto della cosiddetta ‘democrazia’. .. chi offende la Cina sarà punito». La Cina ha poi sospeso immediatamente l’export di sabbia naturale verso Taiwan, assestando un duro colpo nell’immediato alla strategica produzione dell’isola di semiconduttori, e le importazioni di oltre 2.000 dei circa 3.200 prodotti alimentari in arrivo da Taiwan. Nel briefing quotidiano del ministero degli Esteri di Pechino, inoltre, si minacciano «contromisure specifiche risolute, energiche ed efficaci», aggiungendo che le autorità competenti di Stati Uniti e a Taiwan «se ne accorgeranno costantemente». Parlando nel briefing quotidiano, la portavoce del ministero ha assicurato che «la Cina farà quello che dice» contro un atto ritenuto una «grave violazione» della propria sovranità.
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TITOLO: Archie, respinto anche l’ultimo ricorso. I genitori: «Fatecelo portare in Italia»
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OCCHIELLO: La Corte dei diritti dell’uomo si è dichiarata incompetente, ora i medici devo procedere al distacco dei macchinari che tengono in vita il dodicenne. La speranza della famiglia: in Italia questo tipo di sentenza non potrebbe essere eseguita
TESTO: La sentenza della Cedu chiude di fatto il braccio di ferro tra la famiglia Battersbee e i giudici inglesi. Tre sentenze pronunciate nel giro di poche settimane hanno stabilito che in base al principio del «miglior interesse del minore» l’ospedale deve «staccare la spina». La diagnosi per Archie è impietosa: non ha alcuna possibilità di recuperare le sue facoltà cerebrali e il prosieguo della vita sarebbe per lui solo una lunghissima e sofferta agonia. I genitori - sostenuti da associazioni pro life - si sono sempre opposti a questo crudele verdetto ma da Strasburgo nella serata di mercoledì è arrivata l’ultima doccia fredda: la Cedu ha deciso di «non pronunciare la misura cautelare richiesta». dichiarando «inammissibili le doglianze dei ricorrenti».
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TITOLO: Kansas, il diritto all’aborto viene mantenuto: vince il «no» al referendum per toglierlo dalla Costituzione
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OCCHIELLO: Il primo «test elettorale» sull’aborto dopo il rovesciamento della sentenza Roe v. Wade viene dal Kansas, stato conservatore: Il 62% circa degli elettori vuole mantenere in Costituzione il diritto a interrompere una gravidanza
TESTO: «La decisione estremista della Corte Suprema di rovesciare la sentenza Roe v Wade ha messo a rischio la salute e le vite delle donne. Questa notte, il popolo americano si è espresso in proposito». Così Joe Biden ha salutato i risultati del referendum in Kansas, dove «gli elettori sono andati in votare in numeri record per bocciare i tentativi estremisti di emendare la Costituzione» annullando la protezione del diritto all’aborto. «Questo voto afferma con chiarezza quello che già sappiamo: la maggioranza degli americani crede che le donne debbano avere accesso all’aborto ed avere il diritto di fare le proprie scelte sulla salute», ha continuato il presidente esortando il Congresso «ad ascoltare la volontà del popolo americano e restaurare le protezioni della Roe con una legge federale». Intanto, Biden assicura che la sua amministrazione «continuerà ad adottare azioni significative per proteggere i diritti riproduttivi delle donne»: proprio nel pomeriggio del 3 agosto firmerà un altro ordine esecutivo per garantire il diritto all’interruzione di gravidanza, durante la riunione inaugurale della Task Force on Reproductive Healthcare Access (Task Force sull’accesso all’assistenza sanitaria riproduttiva) recentemente istituita dall’amministrazione.
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TITOLO: Xi tra stabilità e nazionalismoSeguirà le orme di Putin?
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OCCHIELLO: La guerra potrebbe non convenire al leader, ma il riarmo cinese è senza precedenti
TESTO: Gli esperti pessimisti osservano invece che la formidabile escalation di riarmo in cui la Repubblica Popolare si è lanciata non ha spiegazioni se quella forza prima o poi non viene usata. La flotta militare di Pechino ha superato il numero di bastimenti della US Navy, un sorpasso inaudito fino a poco tempo fa. Eppure nessuno minaccia le frontiere cinesi, anzi, semmai è la Repubblica Popolare che sgomita per prendersi zone contese con i Paesi vicini. La favola per cui la Cina comunista non ha il Dna della guerra, fabbricata dalla propaganda di Xi e creduta da alcuni occidentali, è contraddetta da ben cinque guerre combattute dalla fondazione nel 1949, quasi tutte iniziate da un’aggressione di Pechino (Tibet, Corea, India, Urss, Vietnam). Annettere Taiwan alla madrepatria darebbe a Xi il trofeo che sfuggì ai suoi predecessori, lo innalzerebbe sopra Mao Zedong, fondatore della Repubblica, e Deng Xiaoping, artefice del boom economico.
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TITOLO: Nancy Pelosi, da Tienanmen al Tibet: le lotte della veterana che dice no anche a Biden
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OCCHIELLO: A 82 anni la Speaker della Camera non ha rinunciato a una missione, quella a Taiwan, programmata da aprile (e slittata per il Covid). Dal Dalai Lama alle lotte studentesche del 1989, non è la prima delle sue battaglie
TESTO: Nancy Pelosi, 82 anni, è stata Speaker della Camera dei rappresentanti, la terza carica dello Stato, dal 2007 al 2011, negli anni di George W. Bush e di Barack Obama. È tornata sullo scranno più alto del Congresso nel 2019, con Donald Trump alla Casa Bianca. Joe Biden non è, dunque, l’unico presidente che ha dovuto fare i conti con le iniziative di Nancy. La figlia del sindaco di Baltimora, Thomas D’Alessandro, la nipote di immigrati abruzzesi, è stata eletta deputata il 2 giugno 1987: «Ho cominciato tardi a far politica, quando i miei cinque figli sono diventati adulti».
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TITOLO: La Cina dà il via alle più grandi operazioni militari attorno a Taiwan
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OCCHIELLO: Si tratta «di manovre militari e d’addestramento su vasta scala» che includono lanci dal vivo di colpi di artiglieria e di missili
TESTO: Uno scenario di guerra non sembra razionale. Xi Jinping si prepara al XX Congresso del Partito comunista che in autunno gli dovrà assegnare altri cinque anni di potere. Altri cinque anni per trovare una soluzione alla questione taiwanese. E una guerra che potrebbe opporre Cina e Stati Uniti farebbe sprofondare l’economia globalizzata, compresa quella cinese. Restano due fattori incontrollabili: questa concentrazione di aerei, navi e missili intorno a Taiwan possono portare a «errori di valutazione» da parte di singoli comandanti sul teatro di operazioni, scontri a fuoco non voluti (che in queste circostanze farebbero crollare comunque i mercati). E poi, come insegna anche l’impresa di Putin in Ucraina, la guerra non è irrazionale per natura.
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TITOLO: Ospedali e ville nel mirino russo, così Mykolaiv vive in prima linea
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OCCHIELLO: Negozi chiusi e strutture mediche colpite, dentro la città chiave tra Odessa e Kherson: «I russi sparano a zero sugli ospedali e va denunciato al mondo intero»
TESTO: La prima tappa della visita alle devastazioni si apre nel centro. Il missile ha scoperchiato il tetto ricoperto da lastre di metallo della lussuosa villa a due piani come fosse plastilina. Calcinacci e tronchi contorti delle piante rare sui balconi sono stati scaraventati a centinaia di metri di distanza. Vadim, il giovane guardiano, ci lascia osservare la camera da letto sventrata dall’esplosione dove lunedì scorso appena prima dell’alba è stato ucciso e ridotto a pezzi il facoltoso industriale e magnate del grano 74enne Oleksiy Vadatursky assieme alla moglie Raissa. «Dormivano. I russi volevano ucciderli perché lui ha sempre finanziato chi li combatte. Hanno calibrato con precisione il sistema di puntamento del missile S-300 e loro non hanno avuto scampo, sono passati in un decimo di secondo dal sonno alla morte», spiega Vadim cercando di ripulire alla bell’e meglio le aiuole. Lui mostra i crateri dei missili caduti nelle vicinanze tra le abitazioni. Questa notte dormirà nella guardiola. «È per la legge delle probabilità. Difficile che russi sparino dove hanno già colpito, qui adesso è il luogo più sicuro della zona urbana», dice.
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TITOLO: Al Zawahiri, una morte con dedica alla funzionaria della Cia Jennifer Matthews
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OCCHIELLO: Il 30 dicembre 2009 morì a Khost, in Afghanistan, mentre dava la caccia al capo terrorista di al Qaeda, uccisa da un «triplo agente» giordano: fu uno dei più gravi rovesci per lo spionaggio americano
TESTO: L’infiltrato era un triplo agente. Prima terrorista, poi al servizio del nemico, quindi di nuovo al lavoro per la guerra santa e i talebani pachistani. Forse ha cambiato idea a seconda dei momenti, perché sotto pressione, ricattato, spinto da mosse di convenienza. Oppure, alla fine, ha accettato di compiere l’attentato come gesto di pentimento per lavare la sua colpa, scelta non rara dei collaborazionisti. Seguiranno recriminazioni, polemiche, indagini interne. Jennifer Matthews, sposata e madre di 3 figli, aveva ottenuto un incarico difficile in «territorio indiano» — alias zona ostile — nonostante avesse passato gran parte della sua carriera come analista. Storie del «giorno dopo», tanto più aspre quando sono bruciate delle vite.
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TITOLO: Taiwan-Cina, cosa sta succedendo e qual è il ruolo degli Stati Uniti
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OCCHIELLO: La crisi tra Washington e Pechino ha radici nel passato. Ora per i cinesi la questione è legata anche alla crisi economica e per gli americani il destino dell’isola è cruciale per gli equilibri in Asia
TESTO: Non è vero che Taiwan non sia strategica per gli Stati Uniti, come suggeriva Zhou Enlai: se l’isola democratica cadesse, la credibilità americana nel Pacifico subirebbe un’umiliazione mortale e tutto il suo sistema di alleanze in Asia crollerebbe. Neanche Sud Corea e Giappone si sentirebbero al sicuro sotto un ombrello difensivo americano perforato dai cinesi a Taiwan. In questo, la visita di Nancy Pelosi, non concordata con la Casa Bianca, ha innescato una spirale bellicosa dagli esiti imprevedibili, proprio mentre l’Occidente è impegnato sul fronte ucraino. Uno show intempestivo, perché non ha lasciato spazio e tempo a Biden di preparare una strategia e di trarre un vantaggio negoziale. Ma dodici ore di presenza di un’anziana politica sull’isola non cambiano la situazione strategica. Non ci si può dimenticare che da molti mesi centinaia di aerei cinesi, tra caccia e bombardieri, volano minacciosamente intorno a Taiwan, senza alcun pretesto, senza alcuna visita percepita come provocazione. E non si può dimenticare che una legge del Congresso di Washington, il Taiwan Relations Act del 1979, impegna i presidenti americani a fornire a Taiwan i mezzi per difendersi da un’eventuale aggressione (anche se Pechino la chiamerebbe operazione di riunificazione).
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TITOLO: Alex Jones, bufale, sms e mea culpa in tribunale: la fine del complottista d’America
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OCCHIELLO: Alex Jones negava anche la strage di Sandy Hook («fu una farsa», recitata «da attori al servizio del governo di Washington che voleva togliere le armi ai bravi cittadini americani»). Chiesti risarcimenti per 150 milioni
TESTO: La fronte sudata, l’arroganza che evapora lentamente dalla camicia sbottonata, dalle frasi smozzicate, dallo sguardo smarrito. Quanto è diverso l’Alex Jones alla sbarra nel tribunale di Austin dall’affabulatore radiofonico, dall’inventore di pericolose teorie cospirative che continuano ad avvelenare la società americana. Ecco la più infame: la strage nellascuola elementare di Sandy Hook a Newton, nel Connecticut (14 dicembre 2012) «fu una farsa», recitata «da attori al servizio del governo di Washington che voleva togliere le armi ai bravi cittadini». Dieci famiglie delle vittime, 20 bambini e 6 insegnanti, gli hanno fatto causa per diffamazione, con quattro distinte procedure. L’anno scorso i giudici del Connecticut e del Texas lo hanno riconosciuto colpevole. Alex Jones ha provato a difendersi invocando la «libertà di espressione», protetta dal Primo Emendamento della Costituzione. Ma i giurati non avuto dubbi: l’imputato è un bugiardo seriale.
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TITOLO: Nagorno-Karabakh, sale di nuovo la tensione. Mosca pronta a intervenire
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OCCHIELLO: Accuse incrociate tra Erevan e Baku di aver violato tregua. Appello Ue alla calma
TESTO: Nuovi venti di guerra soffiano sul Nagorno-Karabakh, l’enclave contesa tra Armenia e Azerbaigian che ieri si sono nuovamente accusate a vicenda di avere violato la tregua, mentre la Russia, già pesantemente coinvolta nel conflitto ucraino, si è detta pronta ad intervenire e mediare tra le parti. La miccia è stata accesa dopo che l’Azerbaigian e il Nagorno-Karabakh hanno denunciato ognuno la morte di propri combattenti. Il ministero della Difesa azero ha accusato i combattenti dell’autoproclamata repubblica di aver preso di mira le posizioni dell’esercito nel distretto di Lachin (sotto la supervisione delle truppe russe) uccidendo un soldato di leva. Il Nagorno-Karabakh ha a sua volta puntato il dito contro gli azeri accusandoli di aver ucciso due combattenti e averne feriti altri otto.
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TITOLO: La barca a vela si rovescia: lo skipper francese Laurent Camprubi sopravvive per 16 ore nella bolla d’aria dello scafo
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OCCHIELLO: L’incidente è avvenuto al largo delle coste della Galizia: il francese Laurent Camprubi è stato salvato dai soccorsi dopo una notte con l’acqua alle ginocchia
TESTO: La guardia costiera della città di Finisterre ha fatto partire una nave con cinque sommozzatori, oltre a tre elicotteri. Da uno di questi si è calato un soccorritore che ha subito battuto dei colpi sullo scafo. In risposta ne ha ricevuti altrettanti dall’interno dello scafo: era Camprubi nella sua bolla di sopravvivenza. Prima di essere riportato a terra, però, il francese ha dovuto trascorrere l’intera notte con l’acqua che gli arrivava alle ginocchia. Il mare troppo agitato e la scarsa visibilità al buio ostacolavano le operazioni, sicché l’unica soluzione è stata quella di mettere in sicurezza la barca a vela con tre grossi palloni affinché non andasse a fondo né si spostasse.
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TITOLO: I messaggi di Xi Jinping a Taiwan, agli Usa e al resto del mondo
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OCCHIELLO: La Cina ha iniziato l’invasione di Taiwan? Bisogna innanzitutto capire il senso e la portata delle «manovre militari» di Pechino: parlarne come se si trattasse di esercitazioni di routine non ha molto senso
TESTO: L’invasione terrestre diventa superflua? Secondo messaggio. Sempre restando nell’ambito di un ottimismo assai paradossale, anche all’opinione pubblica cinese Xi Jinping sta dicendo che forse un’invasione militare «classica» (sbarco anfibio, invio di truppe terrestri aviotrasportate, combattimenti sull’isola) non è necessaria, visto che il regime comunista può ottenere lo stesso risultato con l’accerchiamento navale, aereo, missilistico, e tutte le azioni offensive dispiegate in queste ore. In questo senso, appunto, l’invasione di Taiwan è già in atto. Sono di questo tenore alcune cronache e analisi pubblicate da autorevoli organi governativi di Pechino come il Global Times, giornale di forte impronta nazionalista. Minacce dirette a Usa e GiapponeTerzo messaggio. Le cosiddette manovre militari sono però ambivalenti e biunivoche: sono anche un test su vasta scala di tattiche e arsenali che potrebbero essere usati per un’invasione classica, con occupazione territoriale. Il tipo di armamenti usati, per esempio i missili, sono in grado di colpire perfino le basi militari americane di Okinawa, Corea del Sud, altre basi in Giappone, oltre alle forze di paesi alleati dell’America come le Filippine. Questa è dunque una risposta molto concreta e visibile all’annuncio di Joe Biden sull’intervento militare degli Usa che scatterebbe a difesa di Taiwan in caso di attacco. Il messaggio all’America e ai suoi alleati ribalta contro di loro una versione della «ambiguità strategica»: Xi nasconde le sue reali intenzioni circa un’invasione i Taiwan, le sue caratteristiche o la sua data, ma intanto rende chiaro che i danni inflitti ai «protettori» dell’isola sarebbero enormi. Mai prima di ora si era arrivati a una definizione così precisa e minacciosa di una «area d’influenza cinese» dove all’egemonia economica se ne aggiunge una militare. L’area non si limita alle immediate vicinanze, è la stessa sicurezza giapponese e coreana ad essere messa in discussione. Da Singapore all’Indonesia molti altri paesi filo-occidentali sono costretti a riesaminare il loro futuro. Prepariamoci a un futuro senza Taiwan? Alcune conclusioni molto provvisorie. Gli Stati Uniti non rinunciano alla promessa di difendere l’isola, però sanno che forse non saranno in grado di farlo. Perciò Washington si sta già preparando a un «futuro senza Taiwan» almeno in un settore, i semiconduttori, con la manovra da 270 miliardi per sussidiare la riconquista di una leadership produttiva in quest’industria. I tempi per costruire un’autosufficienza però sono molto lunghi e un «blocco navale» prolungato da parte della Cina attorno a Taiwan farebbe un danno enorme nell’immediato. L’Europa è ancora più vulnerabile; deve cominciare a incorporare la scarsità di semiconduttori nel suo futuro così come sta cercando di fare per la scarsità di gas naturale. Sul fronte politico, è ancora prematuro fare un bilancio della visita di Nancy Pelosi però alcune cose sono chiare. Colpisce lo squilibrio smisurato, la sproporzione immane, tra un viaggio di una personalità istituzionale che testimoniava solidarietà, e la reazione armata conseguente. Inoltre è del tutto evidente che i piani per le «manovre militari» erano pronti da molto tempo, una risposta di quelle dimensioni non s’improvvisa in qualche settimana e neppure in qualche mese. Dunque la Pelosi non ha fatto che fornire l’atteso pretesto e accelerare i tempi per una prova di forza che Xi stava pianificando comunque. Ma i taiwanesi combatterebbero come gli ucraini? La visita «inopportuna» – secondo molti in Occidente – «provocatoria e illegale» – secondo il governo cinese, di Nancy Pelosi a Taiwan, ha scatenato illazioni e paure su una possibile escalation della tensione fra Cina e Stati Uniti. Sembra quasi avverarsi in anticipo lo scenario già discusso da mesi, secondo il quale dopo l’Ucraina toccherà a Taiwan diventare la nuova guerra calda nel contesto della seconda guerra fredda tra Occidente e blocco sino-russo. La prima domanda che bisogna porsi è quella che nessuno si pone: i taiwanesi combatterebbero come gli ucraini, se venissero aggrediti? La domanda non è banale né secondaria. Dopotutto quel che sta accadendo in Ucraina è in larga parte determinato dal comportamento del popolo aggredito, delle sue forze armate, dei suoi governanti democraticamente eletti. Checché ne dicano i putiniani che descrivono quella ucraina come una «guerra per procura» e la resistenza contro l’aggressore come se fosse «aizzata dall’America», in realtà sono stati proprio gli ucraini a decidere di resistere. Sono stati loro a chiederci aiuto, e lo hanno ottenuto solo in parte. Molti ucraini sono morti, altri moriranno, per difendere le proprie famiglie, la propria terra, la propria libertà. Farebbero lo stesso i taiwanesi? C’è una corrente di pensiero scettica, che guarda alcuni dati. Nonostante la minaccia reiterata da Xi Jinping di un’annessione con la forza militare, Taiwan spende solo l’1,9% del suo Pil per la difesa. Cioè meno della Polonia e dei paesi baltici, meno di quello che è l’obiettivo ufficiale fissato dagli Stati membri della Nato, che è il 2% del Pil. L’esercito taiwanese viene descritto da esperti americani come inadeguato, e afflitto perfino da fenomeni di corruzione. Ancora più importante è lo spirito del popolo: i taiwanesi, se interrogati in proposito, appaiono “pacifisti” come molti europei, fino a qualche tempo fa la maggioranza era restia a morire per la patria, anche se la guerra in Ucraina sembra aver spostato gli equilibri. (Mi riferisco a un sondaggio recente che cita la ricercatrice You-Jie Chen sul New York Times secondo cui, dopo l’invasione russa in Ucraina, i taiwanesi disposti a rischiare la vita e combattere per difendersi sarebbero diventati una maggioranza, vicina addirittura ai tre quarti degli intervistati). Fatte salve le reazioni post-Ucraina, il quadro era questo: i taiwanesi sono cresciuti nel benessere e nella pace, non hanno un’etica guerriera. Sono affezionati alle loro libertà, ai loro diritti, alla loro democrazia, ma questo non significa che siano pronti a sacrificare addirittura la vita per questi valori. Il quadro dipinto da questi sondaggi suscita un interrogativo: perché l’America dovrebbe mandare dei soldati a morire per Taiwan, in caso di aggressione militare cinese, se i taiwanesi non sono altrettanto determinati e votati al sacrificio quanto gli ucraini? Sono domande importanti ma astratte, perché nessuno può prevedere a priori quale sarebbe la reazione in una guerra vera.
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TITOLO: Caso Griner, dopo la condanna Mosca pronta a discutere lo scambio di prigionieri
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OCCHIELLO: Il ministro Lavrov: disponibili a trattare nell’ambito del canale attivato dai presidenti Putin e Biden
TESTO: Ora è probabile che la sentenza sarà sospesa grazie a uno scambio di prigionieri. Le autorità dei due Paesi lavorano in questa direzione da giorni, e una condanna, per fonti diplomatiche, «era il prerequisito» a percorrere questa strada. Brittney Griner, insieme all’ex marine Paul Whelan, che in Russia sconta 16 anni di lavoro forzato duro per spionaggio, potrebbe essere «scambiata» con il trafficante d’armi Viktor Bout, tagiko con la cittadinanza russa, ex colonnello dell’Armata Rossa non senza agganci con i servizi segreti: una figura quasi mitica, a cui sono stati dedicati film e libri, arrestato a Bangkok nel 2008 per aver fornito armi alle Farc e poi consegnato agli Stati Uniti, nonostante le pressioni di Mosca. Che non lo ha mai dimenticato. Con la crisi ucraina, per molti osservatori il Cremlino ha scelto la tecnica «iraniana»: prendere ostaggi occidentali da barattare. La libertà di Brittney Griner varrà quella di Viktor Bout? «L’amministrazione farà di tutto», si legge in una nota di Joe Biden, «per riportare a casa Griner e Whelan». E il portavoce per la sicurezza della Casa Bianca John Kirby ha comunicato ieri che «Biden cercherà contatti» con il ministro russo degli Esteri Sergei Lavrov. Che prontamente oggi ha replicato.
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TITOLO: La Cina triplica le forze speciali per uno sbarco «a sorpresa». Mentre Taiwan opta per la «strategia del porcospino»
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OCCHIELLO: In caso di invasione da parte di Pechino, Taiwan pensa a chiudersi a riccio in attesa di aiuti
TESTO: Ma non è solo questo gigantismo che preoccupa gli strateghi occidentali. Dopo aver privilegiato per decenni le grandi unità terrestri per la difesa dei confini con Russia e India, la nuova dottrina cinese di recente ha triplicato la sua forza d’élite capace di uno sbarco a sorpresa, che oggi può contare su 35 mila uomini addestrati come i marines americani. Sono brigate dotate di mezzi rapidi e versatili tipo hovercraft, coperti da forze aeree e artiglieria eliportata. Le isole artificiali costruite nel Mar cinese meridionale sono state fortificate e infliggerebbero perdite gravi alla US Navy venuta in soccorso dei taiwanesi; Pechino vanta lo sviluppo di un missile Dongfeng DF-17 ipersonico detto «aircraft carrier killer» per la sua presunta capacità di perforare le difese delle portaerei che per decenni hanno dato la superiorità alla flotta americana nel Pacifico: l’ultimo lancio è stato trasmesso domenica dalla tv cinese.
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TITOLO: Francia, un beluga bloccato nella Senna a 90 km da Parigi. Era stato avvistato da un drone
DATA:
OCCHIELLO: L’esemplare è stato notato per la prima volta martedì. Un mistero come abbia imboccato il fiume, un ambiente per lui non ospitale. Ora gli esperti tentano di spingerlo verso la foce
TESTO: Sintomi, secondo gli esperti, delle precarie condizioni fisiche dell’esemplare: questi cetacei non sono in grado di sopravvivere, se non per un breve periodo, in acqua dolce. Per questo motivo si sta tentando il possibile per spingere il pesce verso la foce della Senna. Operazione che finora non è riuscita a causa delle difficoltà ad avvicinarlo: il mammifero è bloccato da giovedì tra due dighe a una novantina di chilometri a nordest dalla capitale, senza che gli esperti riescano a valutarne le condizioni poiché è «molto sfuggente», a causa dell’ambiente poco familiare in cui si trova. Lungo la Senna, specie in quel tratto, navigano decine di imbarcazioni, e il fondale è notevolmente più basso (e inquinato) di quelli marini nei quali vivono i branchi di questa specie protetta. Così si spiega l’ordine delle autorità locali, che hanno chiesto ai cittadini di stare il più lontani possibile dalle sponde.
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TITOLO: Diana, venticinque anni dopo Il mito e i dubbi che ancora inseguono la principessa
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OCCHIELLO: Dal matrimonio reale allo schianto sotto il tunnel dell’Alma a Parigi. Un’inchiesta in due volumi ripercorre la vita di Lady D con testimonianze e interviste esclusive.
TESTO: Dal Royal wedding del secolo al naufragio del matrimonio reale, all’amore per i figli William ed Harry, il suo stile, le sue battaglie, fino a quell’ultima estate. Diana che era entrata nella House of Windsor nel 1981 con il Royal Wedding con il principe Carlo: una promessa di felicità in tempi difficili per la Gran Bretagna uscita dagli anni ‘70. «Diana era ormai in cima alla scalinata e all’improvviso un colpo di vento sollevò e gettò da una parte il lungo velo e lo strascico. Tutto così emozionante e teatrale», ripercorre nel primo volume su Diana la designer Elizabeth Emanuel che creò con il marito David quell’abito che offrì al mondo la dolcezza spensierata di un sogno, che si rivelerà effimero. L’abito di Diana era lo strascico infinito, più di ogni altra cosa. Quel 29 luglio di 41 anni fa una folla di 600 mila persone assiepate lungo le strade del centro di Londra e una stima di oltre 750 milioni di persone sono collegate con la tv. Una folla che nell’estate del 1997 la piangerà come una figlia, una madre, un’amica davanti ai cancelli reali.
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TITOLO: Il mistero della turbina e il ricatto (riuscito) della Russia alla Germania sul gas
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OCCHIELLO: Berlino ha acconsentito a un passo indietro sulle sanzioni ma non è bastato: Mosca ha ridotto ancora di più le forniture. Sta alzando la posta, punta ad aprire Nord Stream 2
TESTO: La tensione nel governo e fra gli industriali tedeschi ormai è molto alta: Berlino ha acconsentito a un passo indietro sulle sanzioni ma non è bastato, perché la Russia sta alzando la posta. Fino a dove? Qui conta sempre di più la parte del giallo della turbina in cui niente è come appare. Perché, in primo luogo, è la sospensione delle sanzioni a non essere come appare. Con ogni probabilità infatti essa non riguarda una sola turbina e un solo momento nel tempo ma – secondo varie persone informate – si estende per ben due anni e copre la manutenzione di sei turbine. Ciò è sorprendente per varie ragioni. In primo luogo il governo tedesco ha dichiarato di voler interrompere al più presto le forniture dalla Russia, quindi appare contraddittorio che si preoccupi di chiedere e ottenere dal Canada esenzioni sulle sanzioni per la rete di Gazprom fino a metà del 2024. In secondo luogo Nord Stream 1 ha solo quattro turbine della Siemens, ma l’esenzione dalle sanzioni riguarda ben sei turbine e solleva così l’ipotesi che intenda coprire anche altre infrastrutture del gas fra la Russia e la Germania. La trasparenza in questa vicenda resta bassissima. Il «Corriere» ha chiesto più volte per tre giorni al governo canadese il testo legale della sua «esenzione» e una precisazione sulla sua durata. Un portavoce ha fatto sapere che stava «lavorando alla richiesta», ma non ha mai risposto. Un portavoce di Siemens ha osservato che «qualunque futuro lavoro di manutenzione (nella sede di Montreal, ndr) può essere facilitato» dall’esenzione concessa dal governo di Ottawa. Ma ha risposto con un «no comment» alla richiesta di una conferma sulla durata di due anni della sospensione delle sanzioni. Neanche il presidente del World Ukrainian Congress, il canadese Paul Grod, ha avuto accesso all’atto di legge del governo canadese: esso resta secretato. Ora però la palla è nel campo dei russi, perché questa marcia indietro sulle sanzioni di fronte al ricatto sul gas per loro non basta: Gazprom ha ridotto ancora di più le forniture, invece di aumentarle. Il Cremlino vuole di più ed è ormai chiaro a cosa punti. Dopo aver incontrato Vladimir Putin, l’ex cancelliere Gerhard Schröder (che continua a lavorare per Gazprom) ha fatto sapere pubblicamente che tutto sarebbe risolto se solo Berlino acconsentisse ad aprire Nord Stream 2. Prima di lui ha lanciato lo stesso messaggio Mikhail Ulyanov, ambasciatore russo presso le organizzazioni internazionali di Vienna. Su questa richiesta a Berlino si è aperto un dibattito acceso nella Spd, il partito del cancelliere Scholz. Così con il ricatto del gas Putin cerca di ottenere dalla Germania la più plateale delle capitolazioni politiche.
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TITOLO: Maldive, resort di lusso cerca un «libraio a piedi nudi»: pioggia di candidature per il «lavoro dei sogni»
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OCCHIELLO: Il Soneva Fushi è di nuovo alla ricerca di un amante della lettura che ricopra la posizione. Necessaria un'ottima conoscenza dell'inglese. Stipendio di 750 dollari, ma con vitto ed (esclusivo) alloggio inclusi. C'è tempo fino a lunedì
TESTO: L'impiego, come accennato, durerà in tutto 12 mesi, con partenza prevista a ottobre. Quanto basta per vivere un'esperienza destinata a lasciare il segno: «Essere il libraio a piedi nudi era un sogno assoluto – ha ricordato in proposito Aimée Johnson, che ha ricoperto la posizione nel 2019 –. Ho avuto modo di incontrare persone fantastiche, lavorare con libri incredibili e vivere su una splendida isola di lusso». Altrettanto entusiasta la 27enne Georgie Polhill, da poco rientrata in Inghilterra: «Sono tornata una persona molto diversa – ha raccontato al Guardian –. Ho imparato una cultura completamente nuova e mi sono fatta degli amici che avrò per tutta la vita». Infine Sonu Shivdasani, fondatore e Ceo di Soneva, ha aggiunto in riferimento all'iniziativa: «Il "libraio a piedi nudi" è diventato in questi anni parte integrante dell'esperienza dei nostri ospiti, fornendo molto, molto di più che semplici consigli di lettura». Beato sarà il prossimo.
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TITOLO: «Washington vuole il dialogoma con Xi meglio rapportarsi da una posizione di forza»
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OCCHIELLO: L'ex capo della Cia e del Pentagono Leon Panetta: «Non è ancora l’ora di abbandonare l’ambiguità strategica
TESTO: Ma era il momento giusto, date le tensioni Usa-Cina? Quando lei era segretario della Difesa nel 2011, vendeste molte armi — caccia inclusi — a Taiwan; Pechino rispose in modo relativamente diplomatico, forse perché li avevate avvertiti prima… «Non c’è dubbio che l’equilibrio sia delicato: da lungo tempo camminiamo su una linea sottile riguardo Taiwan, sin da quando abbiamo dichiarato la “politica dell’unica Cina”, ma con accordi e altri passi abbiamo anche chiarito che intendiamo appoggiare Taiwan. Una serie di leader Usa di livello ha visitato l’isola. Alla luce delle minacce del presidente Xi nei confronti di Taiwan e dopo quello che ha fatto a Hong Kong, è importante che gli Stati Uniti esprimano il loro sostegno».
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TITOLO: Raid di Israele a Gaza, ucciso leader della Jihad islamica. Richiamati 25.000 riservisti
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OCCHIELLO: Partita l’operazione «Breaking Dawn». Tra le vittime anche una bambina. Hamas: Israele pagherà il prezzo
TESTO: L’operazione «Sorgere dell’alba» inizia con l’uccisione di Taysir al Jaabari (assieme ad almeno altre dieci persone, tra loro anche una bambina di cinque anni) e prosegue con 19 arresti all’alba di sabato tra i capi della Jihad islamica in Cisgiordania occupata. Gli ufficiali spiegano di aver fatto arrivare ad Hamas il messaggio di starne fuori, vorrebbero che questa rimanesse una mini-guerra contro la Jihad, sanno che le probabilità sono basse: 25 mila riservisti sono già stati richiamati, le strade attorno alla Striscia bloccate, le batterie anti-missile Iron Dome piazzate attorno a Tel Aviv. L ‘esercito israeliano ha riferito in una nota sabato mattina che soldati e agenti dell’agenzia di sicurezza interna Shin Bet hanno arrestato 20 persone in raid mattutini nella Cisgiordania occupata, «di cui 19 sono agenti associati all’organizzazione terroristica della Jihad islamica palestinese».
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