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LE NOTIZIE DAL GIORNO Tuesday 16 July 2019 AL GIORNO Tuesday 23 July 2019 SU: politica




TITOLO: Il tabù dei test per diventare magistrati
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OCCHIELLO: A fronte di tale potere intrinsecamente connesso al ruolo, si impone al magistrato il rigido rispetto di un procedere, sia secondo la legge, sia secondo la propria «coscienza». Non sempre ciò è avvenuto
TESTO: Imprescindibile che siano anche indagate, fin da subito, le reali motivazioni che hanno stimolato e sostenuto tale scelta. Non banale. E, non per tutti. Ecco perché riparlare del tema non può essere un tabù, ma deve rappresentare un’occasione per riflettere, senza faziosità, sugli aspetti interessanti della proposta Bongiorno: da mettere a fuoco, con le dovute tutele e precauzioni, in un’eventuale fase applicativa, ancora tutta da definire. Non un’offesa o un attacco strumentale alla magistratura e alla sua indipendenza, ma un tentativo di fare andare meglio le cose al suo interno e di ricreare un generalizzato clima di fiducia nel suo operare. Certo, non mancano i nodi problematici sul tappeto. Dall’impostazione dei test alle aree da indagare, dalle tipologia dei quesiti alle modalità dei colloqui e dei tirocini. Come pure vi è la questione, tutt’altro che secondaria, dell’accertamento delle competenze e dell’equilibrio psichico-mentale degli stessi psicologici-valutatori. Ma le difficoltà nel costruire un percorso serio di valutazione non devono costituire il pretesto per affossare ancora una volta l’idea sul nascere. Non c’è, comunque, da illudersi che un’eventuale introduzione dei test psico-attitudinali possa essere la panacea di tutti i problemi. È, infatti, necessario che all’interno della stessa magistratura prenda contestualmente avvio un’azione rigenerante, forte e non sporadica, che preveda anche controlli e sanzioni certe, a fronte di trasgressioni. Nella quale sia dato ampio spazio alla valorizzazione di una «coscienza» nuova ed «alta» di essere giudici.
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TITOLO: Passa alla Camera la legge sul libro e la lettura che limita gli sconti: voto bipartisan, solo Fi si astiene
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OCCHIELLO: Ora dovrà essere approvata dal Senato, dove però dovrebbe essere blindato. Ridotti i fondi, polemici gli editori per il tetto alle offerte
TESTO: ROMA - Un premio annuo di 500mila euro per la città capitale del libro, che prenderà vita sul modello della capitale della cultura; la nascita del bollino di qualità per le librerie; soldi alle scuole per la formazione di personale che si occupi delle biblioteche interne. Ma anche "patti locali" con reti di pubblico e privato per il sostegno alla lettura, oltre agli interventi sul prezzo dei libri con la conferma del limiti agli sconti - oggetto della polemica degli editori - che sarà del 5 per cento, il 15 per cento solo per i libri scolastici. Approvata alla Camera con 406 voti favorevoli e l'astensione solo di Forza Italia, si avvia a diventare legge, seppure parzialmente decurtato nei fondi, il ddl per la promozione del libro e della lettura. "Il nostro paese non ne aveva mai avuta una ed ora ce l'abbiamo fatta, l'abbiamo portata in porto", sospira soddisfatta al telefono con l'Ansa Flavia Piccoli Nardelli che del provvedimento, avviato senza successo nella scorsa legislatura (naufragò alla fine per mancanza di coperture) si occupa ormai da quattro anni. Certo serviranno più fondi, ribadisce precisando che il passaggio sotto le forche caudine della commissione Bilancio ha portato a limature degli stanziamenti un pò qui un pò là. "Ma quello di oggi è un primo fondamentale passo - insiste - un telaio su cui appendere altri provvedimenti". Tant'è. Se gli editori dell'Aie sono in polemica per l'intervento sugli sconti e hanno convocato per domani mattina un comitato di presidenza urgente nel quale fare il punto, i deputati hanno garantito fino all'ultimo un sostegno bipartisan. "In un Parlamento così rissoso un risultato non certo da poco", commenta la deputata Pd. La conferma arriva anche dai commenti, dal ministro della cultura Bonisoli ("Il nostro Paese ha bisogno di una legge per incentivare la #lettura") alle associazioni dei librai di Confcommercio e Confesercercenti che si spingono a parlare di "giornata storica (. ..) per una legge che finalmente fa giocare tutti alla pari e premia la concorrenza basata sulla competenza e non sul potere o sul monopolio". Soddisfatto anche il sindacato italiano dei librai (Sil): "Finalmente - dice la presidente Cristina Giussani - il Paese si dota di una legge che ha come obiettivo l'allargamento della platea dei lettori e che individua nelle librerie dei territori, in particolare le indipendenti, un elemento fondamentale per la promozione della lettura, intervenendo anche su un riequilibrio della concorrenza". Ora il testo andrà al Senato, dove comunque dovrebbe arrivare in qualche modo blindato. Nardelli ricorda la gran quantità di lavoro fatto dalla commissione cultura, "24 audizioni nella passata legislatura, 19 in questa - dice -. Abbiamo ascoltato tutti i più importanti esperti del settore, da Giovanni Solimine a Lorenzo Casini e Paola Dubini. E poi i librai, gli editori piccoli e grandi, le associazioni, tutte le migliori pratiche. Abbiamo raccolto un materiale immenso e prezioso che meriterebbe di essere pubblicato. E quello che ne è venuto fuori, vorrei non è una semplice legge sul libro è un provvedimento organico sulla lettura". Ora se si procede in fretta "in autunno avremo la legge", conclude. "Il paese ne aveva bisogno". L’Adei, l'associazione editori indipendenti, ha espresso tutta la sua soddisfazione per il voto, definendolo "un grande risultato, a cui si è giunti dopo anni di battaglie portate avanti prima dall’Osservatorio degli editori indipendenti, poi da Adei. La speranza è ora che il Senato converta presto la proposta in legge, per promuovere la lettura, ridare certezze e stabilità a tutta la filiera del libro e per garantire il pluralismo e la bibliodiversità". (ANSA)
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TITOLO: Moscopoli, Conte parlerà al Senato il 24 luglio: Calenda: "Chiesta commissione di inchiesta Ue"
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OCCHIELLO: Sulla questione degli eventuali fondi russi alla Lega, il segretario del Pd, Zingaretti, ricevuto da Fico. La replica di Salvini: "Non riferisco su fantasie"
TESTO: E Salvini, a chi gli chiedeva perché prima ha disconosciuto Savoini e poi lo ha difeso dicendo di conoscerlo da anni, ha risposto: "Ho detto che semplicemente non avevo organizzato io alcune iniziative. Poi lo conosco, come persona corretta, da 25 anni. Se mi chiedete chi invita a cena chi non ve lo so dire. Non mi occupo di cene. Abbiamo lavorato insieme, abbiamo fatto insieme anche i giornalisti. Ma adesso non è un mio collaboratore, ripeto. Se c'è un reato io sono il più cattivo con i miei collaboratori. Non mi interessano gli audio rubati. Se c'è un reato io sono intransigente. Se sono chiacchiere no. Parliamo di vita reale. Io parlo con la Russia? E' mio dovere parlare con la Russia, con la Cina, gli Usa e la Bulgaria. ..". Alla domanda se la politica estera di questo paese si fa così, incontrando emissari di Putin in un albergo a Mosca, Salvini ha risposto: "La politica estera per quello che riguarda il ministero dell'Interno la faccio io. Poi c'è un ministro degli Esteri, fortunatamente, che fa la politica estera".
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TITOLO: Salvini vicino a perdere il seggio in Calabria. Traballa la maggioranza del governo in Senato
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OCCHIELLO: La giunta delle elezioni dà ragione a Forza Italia. Il leader del Carroccio può optare per il Lazio
TESTO: Traballa la maggioranza al Senato. La giunta delle elezioni e delle immunità di Palazzo Madama ha proposto l'annullamento dell'elezione del vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini, proclamato eletto in Calabria alle politiche del marzo 2018. Il seggio del leader della Lega, secondo la giunta presieduta da Maurizio Gasparri, deve essere assegnato alla senatrice calabrese di Forza Italia Fulvia Caligiuri, che nell'aprile del 2018 aveva presentato ricorso contro la proclamazione a senatore di Salvini chiedendo il riconteggio dei voti e denunciando "gravi irregolarità e decisioni abnormi" dell'ufficio elettorale. Salvini, che è stato eletto anche in altre 4 regioni, manterrà comunque il seggio come senatore nel Lazio prendendo il posto della senatrice leghista Kristalia Rachele Papaevangeliu, subentrata nel maggio scorso a Cinzia Bonfrisco diventata nel frattempo europarlamentare. Sulla proposta della giunta delle elezioni, che a breve depositerà una relazione motivata a cura del senatore Alberto Balboni, dovrà esprimersi il Senato. Ma maggioranza a Palazzo Madama, che oggi può contare su soli 3 voti compresi quelli dei senatori a vita, dopo le espulsioni e le fuoriuscite di esponenti del M5s, presto potrebbe perdere un altro seggio. All'esito del riconteggio dei voti in Calabria, curato da un comitato composto dai senatori Modena, Ginetti, Riccardi e Pellegrini, è emerso che a Forza Italia non sarebbero stati assegnati circa 2916 voti, finiti alla Lega e a Fratelli d'Italia, gli altri partiti della coalizione di centrodestra. Riesaminati tutti i verbali delle 2416 sezioni elettorali della Regione Calabria, per i senatori della giunta delle elezioni si sarebbe verificata una erronea trascrizione dei voti riportati alle singole liste, con una inversione nell'ordine di collocazione. Errore che ha determinato l'elezione di Salvini al posto della senatrice Caligiuri. Dopo aver incrociato i voti indicati nei verbali di sezione con le tabelle di scrutinio, lo scorso 26 giugno il relatore Balboni aveva proceduto alla contestazione formale dell'elezione di Matteo Salvini. Accolto dunque il ricorso della senatrice Caligiuri, assistita dall'avvocato Oreste Morcavallo, secondo la quale nei verbali delle operazioni elettorali vi sarebbero stati "correzioni di dati e decisioni abnormi in sede di operazioni, con la dichiarazione dell'ufficio di dare prevalenza, in caso di divergenza, alle tabelle di scrutinio rispetto ai verbali di sezione". Proprio quei verbali oggetto della contestazione di Forza Italia. Il problema, dunque, si sarebbe verificato nei fogli di calcolo elettronici elaborati dall'ufficio elettorale e utilizzati ai fini della proclamazione degli eletti. Una situazione che spinge la giunta a sottolineare la presenza di "indubbie ed oggettive criticità" delle procedure previste dalla nuova legge elettorale. "Siamo soddisfatti, la giunta delle elezioni ha fatto un lavoro rigoroso - commenta l'avvocato Morcavallo - e fornito ampie garanzie assicurando verifiche da perte di organi diversi all'interno della giunta stessa. L'augurio è che l'assemblea del Senato in tempi rapidissimi possa prendere atto di questa decisione, ratificando la proclamazione di Fulvia Caligiuri senatrice della Repubblica e ripristinando la reale volontà dell'elettorato calabrese".
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TITOLO: Violenza sulle donne, il codice rosso è legge: c'è il sì del Senato
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OCCHIELLO: Via libera definitivo al ddl sulla tutela delle vittime di violenza domestica e di genere. Leu e Pd si astengono
TESTO: ROMA - Via libera definitivo del Senato al ddl sulla tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, il cosiddetto Codice rosso. Il provvedimento, che ha incassato l'ok definitivo del Parlamento e che con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale sarà quindi legge, ha ottenuto 197 sì e 47 astenuti. Tra gli astenuti Leu e Pd. Il "codice rosso" introduce una corsia preferenziale per le denunce, rende le indagini più rapide e obbliga i pm ad ascoltare le vittime entro tre giorni. In pratica si accelera lo svolgimento delle indagini per evitare che le lentezze nell'acquisizione e nella iscrizione di notizie di reato possano pregiudicare la tempestività degli interventi contro i reati di maltrattamenti, violenza sessuale, stalking, e di lesioni aggravate se commessi in contesti familiari o nell'ambito di relazioni di convivenza. Un vero e proprio 'codicè con bollino rosso, come nei pronto soccorso degli ospedali, per i casi di violenza di genere. Ecco le norme contenute nel testo dopo il via libero definitivo del Senato Il codice rosso: si estende a questi reati il regime speciale attualmente previsto per i gravi delitti per i quali si riduce la durata massima delle indagini preliminari. La polizia giudiziaria sarà tenuta a comunicare al pubblico ministero le notizie di reato immediatamente anche in forma orale. La polizia giudiziaria dovrà infatti attivarsi immediatamente senza alcuna possibilità di valutare la sussistenza o meno delle ragioni di urgenza. Imponendo l'immediata comunicazione della notizia direato si introduce una presunzione assoluta di urgenza rispetto ai fenomeni criminosi per i quali l'inutile decorso del tempo può portare spesso ad un aggravamento delle conseguenze dannose o pericolose. Viene garantito il diritto della vittima di essere ascoltata dal magistrato entro 3 giorni dalla iscrizione della notizia di reato. Un anno per le denunce. Una donna avrà ben 12 mesi di tempo per denunciare una violenza sessuale subita anziché i 6 previsti fino a oggi. Maltrattamenti in famiglia: pene più severe per i reati di maltrattamenti contro familiari o conviventi: la reclusione da due a sei anni prevista dal codice penale all'articolo 572 diventa da tre a sette anni; la pena, inoltre, è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso in presenza o in danno di persona minore, di donna in stato di gravidanza o di persona con disabilità o se il fatto è commesso con armi. Lo stalking: la reclusione passa dall'attuale "da sei mesi a cinque anni" a "da uno a sei anni e sei mesi". Stretta contro chi sfregia con acido: nel codice penale arriva il nuovo reato per chi provoca deformazione dell'aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso. Chi lo commette è punito con la reclusione da otto a quattordici anni. Se lo sfregio causa la morte della vittima la pena è l'ergastolo. In caso di condanna, scatta l'interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela ed all'amministrazione di sostegno. Benefici come l'assegnazione al lavoro all'esterno, i permessi premio e le misure alternative alla detenzione diventerà saranno concessi con molta cautela Percorsi recupero per sospensione pena. In caso di condanna per reati sessuali, la sospensione condizionale della pena viene subordinata alla partecipazione a percorsi di recupero ad hoc presso enti o associazioni che si occupano di prevenzione, assistenza psicologica e recupero di soggetti condannati per reati sessuali. Il costo dei percorsi di recupero, in mancanza di una convenzione dell'ente con lo stato, è a carico del condannato. Aggravate pene per violenza sessuale: sarà punita con il carcere da sei a dodici anni, aggravata ove a subirla sia relativa ad atti sessuali con minori di 14 anni in cambio di denaro o di qualsiasi altra utilità, anche solo promessi. Revenge porn: carcere da uno a sei anni e multe fino da 5mila a 15mila euro per chi diffonde foto o video a contenuto sessuale per vendicarsi del partner dopo la fine di una relazione. La stessa pena si applica anche a chi riceve immagini hard e le diffonde senza il consenso dei protagonisti. Previste aggravanti se il reato è commesso dal partner o da un ex con diffusione via social. Maggiori tutele per disabili e donne in gravidanza.
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TITOLO: Lettera di Conte a Repubblica, la nota di Palazzo Chigi
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OCCHIELLO: Pubblichiamo la nota dell'esecutivo e la risposta di Repubblica
TESTO: In merito alla lettera del Presidente del Consiglio pubblicata oggi su Repubblica, Palazzo Chigi ha diffuso la seguente nota: "Il titolo pubblicato in prima pagina ("Conte: tradito dalla Lega in Europa") e il titolo interno ("Possibili danni all'Italia dopo il tradimento della Lega alla Ue") sono stati liberamente elaborati dalla Redazione e riportano parole e concetti che il Presidente del Consiglio non ha espresso e che non corrispondono al suo pensiero, chiaramente riassunto nella lettera. Sono titoli chiaramente mirati ad alimentare polemiche politiche, proprio quelle che il Presidente del Consiglio, come chiarisce nella lettera, valuta sterili e aborrisce. Peraltro, ieri pomeriggio, come riportato da varie agenzie, il presidente aveva chiarito che il voto della lega contrario alla von der Leyer esprime un punto di vista 'legittimo' sul politico, fermo restando che è difficile prefigurare, allo stato, quali ripercussioni questo voto contrario potrà avere sulla trattativa in corso riguardante le nomine degli altri commissari".
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TITOLO: Salvini vicino a perdere il seggio in Calabria. Traballa la maggioranza del governo in Senato
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OCCHIELLO: La giunta delle elezioni dà ragione a Forza Italia. Il leader del Carroccio può optare per il Lazio
TESTO: Traballa la maggioranza al Senato. La giunta delle elezioni e delle immunità di Palazzo Madama ha proposto l'annullamento dell'elezione del vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini, proclamato eletto in Calabria alle politiche del marzo 2018. Il seggio del leader della Lega, secondo la giunta presieduta da Maurizio Gasparri, deve essere assegnato alla senatrice calabrese di Forza Italia Fulvia Caligiuri, che nell'aprile del 2018 aveva presentato ricorso contro la proclamazione a senatore di Salvini chiedendo il riconteggio dei voti e denunciando "gravi irregolarità e decisioni abnormi" dell'ufficio elettorale. Salvini, che è stato eletto anche in altre 4 regioni, manterrà comunque il seggio come senatore nel Lazio prendendo il posto della senatrice leghista Kristalia Rachele Papaevangeliu, subentrata nel maggio scorso a Cinzia Bonfrisco diventata nel frattempo europarlamentare. "Ringrazio tutti i colleghi di partito per la vicinanza e per il supporto che mi hanno dato in queste settimane al Senato e sono a disposizione della Lega, spendendomi con il mio consueto vigore sul territorio laziale", ha dichiarato Papaevangeliu. Sulla proposta della giunta delle elezioni, che a breve depositerà una relazione motivata a cura del senatore Alberto Balboni, dovrà esprimersi il Senato. Ma maggioranza a Palazzo Madama, che oggi può contare su soli 3 voti compresi quelli dei senatori a vita, dopo le espulsioni e le fuoriuscite di esponenti del M5s, presto potrebbe perdere un altro seggio. All'esito del riconteggio dei voti in Calabria, curato da un comitato composto dai senatori Modena, Ginetti, Riccardi e Pellegrini, è emerso che a Forza Italia non sarebbero stati assegnati circa 2916 voti, finiti alla Lega e a Fratelli d'Italia, gli altri partiti della coalizione di centrodestra. Riesaminati tutti i verbali delle 2416 sezioni elettorali della Regione Calabria, per i senatori della giunta delle elezioni si sarebbe verificata una erronea trascrizione dei voti riportati alle singole liste, con una inversione nell'ordine di collocazione. Errore che ha determinato l'elezione di Salvini al posto della senatrice Caligiuri. Dopo aver incrociato i voti indicati nei verbali di sezione con le tabelle di scrutinio, lo scorso 26 giugno il relatore Balboni aveva proceduto alla contestazione formale dell'elezione di Matteo Salvini. Accolto dunque il ricorso della senatrice Caligiuri, assistita dall'avvocato Oreste Morcavallo, secondo la quale nei verbali delle operazioni elettorali vi sarebbero stati "correzioni di dati e decisioni abnormi in sede di operazioni, con la dichiarazione dell'ufficio di dare prevalenza, in caso di divergenza, alle tabelle di scrutinio rispetto ai verbali di sezione". Proprio quei verbali oggetto della contestazione di Forza Italia. Il problema, dunque, si sarebbe verificato nei fogli di calcolo elettronici elaborati dall'ufficio elettorale e utilizzati ai fini della proclamazione degli eletti. Una situazione che spinge la giunta a sottolineare la presenza di "indubbie ed oggettive criticità" delle procedure previste dalla nuova legge elettorale. "Siamo soddisfatti, la giunta delle elezioni ha fatto un lavoro rigoroso - commenta l'avvocato Morcavallo - e fornito ampie garanzie assicurando verifiche da perte di organi diversi all'interno della giunta stessa. L'augurio è che l'assemblea del Senato in tempi rapidissimi possa prendere atto di questa decisione, ratificando la proclamazione di Fulvia Caligiuri senatrice della Repubblica e ripristinando la reale volontà dell'elettorato calabrese".
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TITOLO: Ceccanti: "Salvini fa finta di volere l'autonomia, in realtà non vuole non vuole perdere consensi al Sud"
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OCCHIELLO: Il costituzionalista del Pd: "La riforma si è impantanata. Sta a cuore più ai governatori di Veneto e Lombardia".
TESTO: "L'AUTONOMIA sembra una riforma impantanata. Salvini fa solo finta di volerla, ma manda le cose più in là, preoccupato di non perdere consensi al Centro e al Sud". Stefano Ceccanti, costituzionalista, è uno dei deputati dem che in commissione Affari costituzionali si occupato del dossier-autonomia differenziata. E ha un'opinione controcorrente sulla vera partita che sta giocando il leader leghista, che ha già annunciato non andrà al vertice di domani a Palazzo Chigi per impegni, precisando che "ci saranno altri validi leghisti". Stefano Ceccanti, l'autonomia che tanto sta a cuore a Matteo Salvini, si è impantanata? "Al momento sembra impantanata. Avrei però qualche dubbio sul fatto che stia davvero a cuore a Salvini. Sta a cuore, in una forma estrema, ai due presidenti leghisti di Lombardia e Veneto, Attilio Fontana e Luca Zaia, ma non credo a Salvini che sta radicando la sua Lega in tutta Italia, soprattutto in questa fase nelle regioni del Centro e del Sud, dove è vista con maggiore ostilità". Quindi lei sostiene che il leader leghista fa finta di volerla? Nell'intervista a Repubblica ha detto invece che l'autonomia è la condizione, insieme alla riforma della giustizia e alla flat tax, perché il governo continui. "Io francamente ho seri dubbi. Se in questa fase l'autonomia si impantana, non mi sembra che Fontana e Zaia siano in grado di creare seri problemi al vice premier nella Lega. Al contrario congelare l'autonomia aiuta Salvini a espandersi a Sud". Comunque l'autonomia è il core business della Lega di Zaia e Fontana? "Sì, anche perché hanno diffuso una retorica un po' miracolistica sui suoi effetti al Nord, talmente sovradimensionata e peraltro ancora generica, che hanno finito per alimentare gli speculari timori al Sud di essere drammaticamente danneggiato". Sarà il vertice di domani a decidere? "Se la mia tesi è giusta, Salvini deve fare finta di volerla ma non sarebbe dispiaciuto di ulteriori approfondimenti che la spostino avanti". Autonomia uguale fine dell'unità nazionale ovvero Spacca Italia? "Tutto dipende da come concretamente si attua. Bisogna ragionare laicamente su testi precisi. Che al momento ancora non ci sono. A partire dal fatto che ci sia una soglia di diritti essenziali valida per tutt'Italia". Il governatore dem dell'Emilia Romagna, Stefano Bonaccini la chiede a sua volta. "Sì, ma in una forma molto più moderata, a partire dalla quantità e qualità di materie. Soprattutto Bonaccini non è caduto nelle due retoriche che si confermano a vicenda: quella miracolistica a nord e quella apocalittica a sud". D'accordo con Fico per il quale ci vuole un provvedimento sull'autonomia che sia emendabile, ovvero su cui il Parlamento debba e possa intervenire? "La forma è sostanza. Se vogliamo un esito sensato e non schizofrenico esso non può risultare da alcuni accodi bilaterali tra il governo nazionale e le singole giunte regionali, perché le decisioni che si prendono hanno anche una ricaduta complessiva. Per questo occorre sia coinvolgere tutte le Regioni sia che il Parlamento non sia un passacarte. Lo abbiamo detto come Pd alle Camere più volte prima che anche il presidente Fico assumesse questa giusta impostazione"
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TITOLO: Conte: possibili danni all'Italia dopo il tradimento della Lega alla Ue
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OCCHIELLO: La lettera del premier a "Repubblica"
TESTO: Gentile direttore, in questi giorni il suo giornale - come pure vari altri - si interroga sulle condizioni di salute della maggioranza di governo e prospetta un mutamento nel mio modo di interpretare il ruolo del Presidente del Consiglio. I valori che ispirano la mia condotta sono sempre stati e saranno il rispetto delle istituzioni, da difendere sempre e comunque, la piena trasparenza nei confronti dei cittadini, la fedeltà assoluta agli interessi nazionali. Le mie iniziative sono sempre ispirate da queste finalità ed è un errore pensare che possano essere dettate dall’orgoglio personale o suscitato dal ruolo, o anche dalla volontà di alimentare polemiche e contrasti politici. Muovo dalla prospettiva europea. Ho subito chiarito che questo inizio della legislatura si preannuncia denso di sfide e di opportunità, che il nostro Paese potrà cogliere solo se noi rappresentanti istituzionali sapremo interpretare lo “spirito del tempo” e offrire soluzioni efficaci e sostenibili. Molto spesso, intervenendo alle riunioni del Consiglio Europeo, ho chiarito agli altri leader europei che la Casa comune sta attraversando un momento di particolare fragilità. Alcuni dei suoi abitanti si sentono particolarmente privilegiati, sono contenti delle stanze loro assegnate e degli spazi comuni. Altri non la trovano particolarmente confortevole, non si sentono a proprio agio. Dobbiamo comprendere le ragioni del disagio e delle insicurezze e offrire risposte adeguate, intervenendo, con urgenza, per invertire il progressivo processo di esclusione di fasce sempre più ampie della popolazione che si attendono dai politici visione e risposte concrete, in una prospettiva decisamente orientata alla crescita e all’inclusione. I migliori amici dell’Europa sono gli europeisti critici, non quelli che si affidano a petizioni di principio. Durante il negoziato preordinato alla designazione dei nuovi vertici delle Istituzioni dell’Unione mi sono dapprima opposto a soluzioni predeterminate e non elaborate nel consesso appropriato o nell’ambito del mandato congiunto che avevamo conferito al Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk. Successivamente, quando mi sono opposto a soluzioni alternative, l’ho fatto non per pregiudizi personali o politici nei confronti degli altri candidati vagliati, ma perché ho ritenuto che le soluzioni prospettate non fossero idonee a tutelare i nostri interessi nazionali e comunque a garantire il necessario rilancio per superare il difficile momento che l’Unione europea sta attraversando. La designazione di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione europea è stata da me condivisa, per la sua storia personale e politica, e perché questa soluzione avrebbe consentito all’Italia di ottenere un portafoglio economico di rilievo, in particolare la “concorrenza”, come da me richiesto, e avrebbe aperto a buone prospettive per l’Italia anche con riguardo alle restanti nomine. Nei giorni precedenti la votazione della neo-Presidente ho invitato i parlamentari europei delle forze politiche che sostengono la maggioranza interna ad appoggiare questa candidatura, proprio in ragione dei sottesi equilibri e garanzie. Aggiungo che il discorso programmatico della neo-Presidente ha confermato molte delle priorità che stanno a cuore al nostro Paese, in tema di politiche sociali, di misure per l’occupazione e per la tutela dell’ambiente, di contrasto al traffico illegale di migranti. Come è noto gli Europarlamentari eletti con la Lega, a differenza di quelli del MoVimento 5 Stelle, hanno espresso voto contrario. Non sono in condizione di prefigurare se questa contrarietà avrà ripercussioni sulle trattative che si svolgeranno per definire la composizione della squadra di neo-Commissari. Di certo non si tratta di rivendicare una “poltrona” a beneficio di una singola forza politica. Si tratta di difendere gli interessi nazionali e di rivendicare per l’Italia il posto di prestigio che merita. Passando alla manovra economica, ho letto con attenzione la lettera del Ministro e Vicepresidente Di Maio, ieri pubblicata sul Sole 24 Ore, con la quale mi sollecita l’apertura di un confronto tra Governo e parti sociali sulle norme necessarie a rilanciare il nostro sistema economico e sociale. Accolgo senz’altro questo invito e annuncio che, già per la prossima settimana, convocherò a Palazzo Chigi tutti i rappresentanti sindacali, delle imprese e delle altre associazioni di categoria, per un confronto ordinato e proficuo con la partecipazione di tutti i Ministri, in modo da acquisire, all’esito delle diverse interlocuzioni, una condivisa valutazione sulle varie istanze, utile a definire i contenuti della manovra economica in coerenza con gli interessi generali dei cittadini. Ho già chiarito che ogni iniziativa compiuta da una singola forza politica, perseguita separatamente, è pienamente legittima, ma non può sostituirsi al pieno contraddittorio tra tutte le parti politiche e sociali, alla presenza dell’intero Governo, come impongono le regole di correttezza istituzionale. La legge di bilancio, infatti, è l’espressione massima dell’indirizzo politico della maggioranza, e - più di ogni altra - richiede piena condivisione e coordinamento dal Vertice. Una iniziativa perseguita senza un principio di coordinamento rischia di complicare - non già di agevolare - il processo decisionale e, in particolare, la più completa formazione ed espressione della politica generale di governo, con il risultato di compromettere l’efficacia della nostra azione. Quanto alla vicenda “moscovita” che occupa da qualche giorno i giornali, preciso che le forze di opposizione mi hanno chiesto di riferire in Senato e per questa ragione, ritenendo sacre le prerogative del Parlamento, ho immediatamente acconsentito alla richiesta. Ritengo improprio anticipare in questa sede i contenuti della mia informativa, anche perché sarebbe irriguardoso nei confronti dei Senatori. Posso però garantire che riferirò, in piena trasparenza, su tutte le circostanze e le notizie che sono a conoscenza mia e di tutti i Componenti del Governo che presiedo. Questo intervento sarà l’occasione per ribadire al Parlamento la nostra collocazione geo-politica e per confermare la mia più elevata sensibilità nella tutela della nostra sicurezza e sovranità nazionale. Da ultimo, prendo atto che nel dibattito pubblico si intensificano le congetture su scenari futuribili e su nuove maggioranze di governo, alcune delle quali mi vedrebbero personalmente coinvolto. Ho assunto un alto incarico sulla base di una specifica maggioranza con un progetto di governo ben definito. Confido di potere completare questo faticoso impegno sino al termine naturale della legislatura, in modo da realizzare appieno l’ambizioso piano di riforme economiche e sociali e di modernizzazione del Paese. Se questa esperienza di governo dovesse interrompersi in via anticipata, non mi presterò, tuttavia, a operazioni opache o ambigue. Assicuro che il percorso si realizzerà in modo lineare e trasparente, nelle sedi appropriate, per rispetto del Parlamento e dei cittadini. Posso compiere errori di valutazione e rivelarmi mancante nell’azione, ma è certo che sino a quando avrò responsabilità di governo mi batterò affinché tutti i cittadini possano recuperare piena fiducia nelle istituzioni di governo, e affinché le istituzioni, tutte le istituzioni, possano meritare questa fiducia. Su questo non transigo e mai transigerò. > La nota di Palazzo Chigi e la risposta di Repubblica Aggiornamento: in una prima versione di questo articolo, nel titolo utilizzavamo la parola 'tradimento' e il titolo appariva tra virgolette
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TITOLO: Ue, Di Maio: "Lega rischia di isolare l'Italia". E sull'ipotesi ribaltone: "Con il Pd nulla a che fare"
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OCCHIELLO: Paragone smentisce i suoi: "Credo che il Movimento 5 Stelle non avesse capito che il suo voto potesse essere determinante in Europa". La ministra Bongiorno: "Meglio chiuderla qui se andiamo avanti a no"
TESTO: È scontro nel governo sull'ipotesi ribaltone dopo il voto discordante di M5s (a favore) e Lega (contro) in merito all'elezione di Ursula von der Leyen a presidente della Commissione Ue. Voci insistenti parlano di crisi. In serata Matteo Salvini ha smentito l'incontro oggi al Quirinale con il presidente Sergio Mattarella, trapelato in ambienti parlamentari. "Non sono previsti strappi", dicono fonti della Lega in serata. Salvini oggi sarà a Milano, per stare coi figli. In serata dice: "Non cadrà alcun governo domani". "Noi abbiamo voglia di continuare. Se la Lega vuole tornare al voto, lo può dire chiaramente, ma se ne assume la responsabilità. Se cade questo governo, il rischio è che torni l'asse Pd-FI. Il M5S non lascia il Paese in mano alla gente che l'ha distrutto. Per me questo è il solo governo possibile, che può fare le cose per gli italiani. Se non c'è questo governo, si torna al voto". Lo scrive in serata su Fb Luigi Di Maio. "Io gli italiani non li tradisco. Non abbiamo paura del giudizio della storia. Sappiamo di stare dalla parte giusta. Senza interessi, con le mani libere", aggiunge In mattinata, sulla scia della lettera a Repubblica del premier Giuseppe Conte, Di Maio aveva paventato il rischio di un isolamento dell'Italia in seguito al voto contrario della Lega Salvini da parte sua andava all'attacco, denunciando un "governo di fatto" tra pentastellati e dem a Bruxelles: "Cinquestelle e Pd? Da due giorni sono già al governo insieme, per ora a Bruxelles. Tradendo il voto degli Italiani che volevano il cambiamento, i grillini hanno votato il presidente della nuova Comissione Europea, proposto da Merkel e Macron, insieme a Renzi e Berlusconi. Una scelta gravissima, altro che democrazia e trasparenza". Ma il suo collega pentastellato non ci sta e replica in una diretta su Facebook: "Capisco che si attacchi il M5s per fare notizia e coprire le inchieste sui finanziamenti alla Lega, ma questa è una falsita. È un attacco grave che io non posso permettere", afferma Di Maio. Poi conclude: "Sono stufo, se la Lega vuole far cadere il governo lo dica chiaramente e se ne prenda la responsabilità". Non pago, Salvini controreplica in maniera molto diretta: "Le teorie di Di Maio arrivano lontane, lascio a lui i suoi sfoghi, abbiamo preso atto della svolta storica dei 5s che hanno votato assieme a Merkel, Macron, Berlusconi e Renzi. Noi andiamo avanti sui fatti". Afferma che il M5s" non ha più la sua fiducia, anche personale". Poi conclude, perentorio: "Oltre questo governo ci sono solo le elezioni, la finestra elettorale è sempre aperta". E conclude: "Domani non vado al cdm, non pare ci sia nulla di eclatante, né al vertice delle autonomie". E se scoppiasse la crisi? "Non mi faccio queste domande, c'è un presidente della Repubblica che fortunatamente è garante del fatto che questo rimanga un paese democratico, dunque queste domande le dovreste fare a lui". Così Salvini ha risposto a chi gli chiedeva cosa farebbe se avesse la certezza che una volta aperta la crisi si andasse a votare. "Non mi do scadenza - ha aggiunto - però se la mattina vedo una sequela di insulti e polemiche da soli non si non si va lontanissimi". A questo punto il vicepremier Luigi Di Maio riunisce i capigruppo e i suoi, tra gli altri presenti Stefano Buffagni e Riccardo Fraccaro. Durante la riunione, si apprende, Di Maio avrebbe sottolineato: "Siamo stati colpiti alle spalle, le offese e le falsità dette nelle ultime 48 ore contro il M5S non hanno precedenti. Anche contro di me. Un mare di fake news solo per screditarci, quel che è accaduto è gravissimo". Nel tardo pomeriggio i Cinquestelle tornano ad attaccare. "Giocare sporco e su più tavoli, per una poltrona: ecco cosa c'è dietro la decisione presa dalla Lega sul voto al nuovo Presidente della Commissione Ue von der Leyen". Ma D'Uva dice: "Non ci sono maggioranze alternative, il governo andrà avanti, nessun asse con il Pd". Il Movimento 5 stelle lo scrive nel Blog delle stelle. "Ora ci attaccano, come spesso fanno per sviare l'attenzione e accendere i riflettori su qualcosa di meno imbarazzante. Ma sono stati proprio loro ad ammettere questa 'strategia'; una mossa che però non fa certo gli interessi degli italiani. Detto altrimenti, hanno sostenuto la volontà italiana di pesare in Europa per cambiare le regole, salvo poi fare marcia indietro quando non hanno ottenuto garanzie sulla poltrona di Commissario a cui guardavano dal giorno dopo il voto di maggio. Vogliamo fermare la serie di menzogne che leggiamo in questi giorni e vogliamo fare chiarezza perchè, come spesso accade, la verità è una cosa semplice: e i cittadini hanno il diritto di conoscerla".
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TITOLO: Autonomia, vittoria del M5s: l'istruzione rimane unitaria. Conte: "I governatori non avranno tutto"
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OCCHIELLO: Salta l'assunzione diretta dei docenti su base regionale. Rimangono aperti i punti delle risorse finanziarie e delle soprintendenze, che saranno affrontati lunedì prossimo. Il premier: "Passi avanti, vicini a passaggio finale"
TESTO: Nella conferenza stampa seguita al vertice, il premier Conte ha espresso soddisfazione: "Sono lieto di annunciare che abbiamo fatto significativi passi avanti sulle autonomie. Intravediamo la dirittura finale, la settimana prossima c'è ancora qualche passaggio ma confido che si stia arrivando al portare questo provvedimento in cdm. Era un impegno del contratto di governo, condiviso da M5s e Lega". Poi ha aggiunto: "Il modello della scuola è fondamentale e non può essere frammentato, i governatori non avranno tutto quello che hanno chiesto. Ma ci sta, è un negoziato tra Stato e regioni. Continuerò all'inizio della settimana prossima con incontri ristretti. Un nodo politico è rimasto ed è quello dei beni culturali". Infine Conte ha ringraziato "tutti i ministri presenti e quelli che erano assenti giustificati". "Su sanità, ambiente, sviluppo economico sono state accolte le richieste delle regioni - ha spiegato la ministra Stefani - Una svolta per il territorio, per i cittadini e per le imprese. L'autonomia funziona però se c'è quella finanziaria. Non accetteremo nessun compromesso".
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TITOLO: Di Maio: "Escludo la crisi, meglio se oggi ci vediamo con Salvini". Il leader leghista: "Il problema sono i ministri Toninelli e Trenta"
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OCCHIELLO: Il ministro del Lavoro intervistato su RaiTre: "Ci siamo sentiti due giorni fa, per il decreto sicurezza. Sento la mia ragazza ogni giorno, non lui". Zingaretti: "La paura fa 90, i due vicepremier imbarazzanti"
TESTO: Il ministro del Lavoro sarà presente. Quello dell'Interno no. "Non vado al Consiglio dei ministri e neanche al vertice sulle autonomie. Il venerdì lo dedico ai figli e non a Di Maio", aveva detto ieri Salvini. Stamattina Di Maio prova a ricucire. "Portiamo soluzioni ai cittadini e non problemi", afferma. "Ogni volta cerco sempre di trovare un'intesa e una mediazione per gli italiani", dice ancora. Ma Salvini insiste nel rinfocolare la polemica. E oggi se la prende con i ministri cinquestelle Toninelli e Trenta, lamentandosi per i loro troppi "no" e agitando il fantasma del rimpasto: "Con Di Maio mi vedrò sicuramente. Il problema non è lui. C'è un evidente e totale blocco sulle proposte, iniziative, opere, infrastrutture da parte alcuni ministri 5S che fa male all'Italia. Niente di personale, Luigi Di Maio è persona corretta e perbene, ma sono inaccettabili i 'no' e i blocchi quotidiani di opere e riforme da parte dei 5S. Ieri Toninelli (con centinaia di cantieri fermi) che blocca la Gronda di Genova, che toglierebbe migliaia di auto e di tir dalle strade genovesi; oggi Trenta che propone di mettere in mare altre navi della Marina, rischiando di attrarre nuove partenze e affari per gli scafisti". C'è però l'affaire sui presunti fondi russi alla Lega, tra le ragioni che hanno messo in fibrillazione l'esecutivo. "Se avessi sospetti su Salvini non sarei al governo", sostiene Di Maio ricordando che il segretario del Carroccio ha annunciato di voler andare in Parlamento anche prima del 24 luglio, giorno nel quale è previsto l'intervento del premier Giuseppe Conte al Senato proprio su Moscopoli. Quindi ribadisce di voler istituire una Commissione di inchiesta sui fondi avuti da tutti i partiti, "incluso il nostro", precisa. IL CASO LEGA-RUSSIA, COSA C'È DA SAPERE Altro terreno di scontro, il salario minimo. "Durigon (sottosegretario leghista del suo ministero del Lavoro, ndr) mi permetta di dire che è semplice affermare 'non facciamo una legge per chi guadagna 2 o 3 euro l'orà se si guadagnano 13 mila euro al mese. Ma il salario minimo è anche nel programma della Lega. Io dico solo facciamo la legge di bilancio con il salario minimo e la riduzione del cuneo fiscale". Allora come pensano di ricomporre la frattura in seno al governo i due alleati litigiosi? Quando si vedranno? Quando è stata l'ultima volta che si sono sentiti? L'unica risposta disponibile, su quel che già è stato. "Ci siamo sentiti due giorni fa, per il decreto sicurezza. Nulla di anomalo, non ci sentiamo ogni giorno. Sento la mia ragazza ogni giorno, non Salvini", ha provato a sdrammatizzare Di Maio. Il segretario del Pd Nicola Zingaretti commenta su Facebook i continui litigi tra i due vicepremier: "Registro che la paura di votare e perdere le poltrone fa 90. Salvini e Di Maio sono davvero imbarazzanti, giocano con la vita degli italiani e stiamo perdendo settimane in litigi, chiacchiere e minacce".
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TITOLO: Francesco Saverio Borrelli, il magistrato simbolo della lotta alla corruzione
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OCCHIELLO: A capo della procura di Milano per 11 anni, divenne il simbolo della stagione di Mani Pulite
TESTO: Francesco Saverio Borrelli è morto nell'Istituto tumori di Milano. Aveva 89 anni. Da alcune settimane era ricoverato nella stanza numero 3 dell'Hospice Virgilio Floriani, al secondo piano. Nell'autunno scorso i medici gli avevano diagnosticato un tumore al cervello ed era stato operato all'ospedale San Raffaele. Con lui, sempre e fino all'ultimo, i famigliari: la moglie Maura Laura Pini Prato e la sorella, la figlia Federica e il figlio Andrea, pure magistrato, i nipoti Francesco, Teresa e Sofia. La notizia del ricovero dell'ex capo della Procura milanese, fino al 2002 procuratore generale della Corte d'appello, si era sparsa da tempo e non solo nell'ambiente giudiziario. Decine, negli ultimi giorni, i colleghi di ieri e di oggi, gli avvocati, il personale delle cancellerie e gli agenti delle forze dell'ordine che hanno voluto passare a salutare quello che per tutti resta il capo del pool di Mani Pulite, una figura di magistrato il cui significato ha ampiamente superato la funzione giudiziaria. Centinaia però anche le persone comuni e gli amici che, saputo della sua degenza, si sono affacciate con discrezione alla porta della sua stanza per dirgli semplicemente "grazie" e abbracciare i famigliari. Da un paio di settimane Borrelli aveva infine perso conoscenza. Il suo profilo si era fatto affilato, sotto il lenzuolo e dentro la tunica bianca giaceva un fisico magrissimo. Teneva gli occhi socchiusi e non muoveva più la parte sinistra del corpo. La moglie e i figli non hanno smesso di tenergli la mano e di sorridergli, di chiedergli se riuscisse ancora a sentire la loro voce. A chi lo andava a trovare confermavano, con dolore ma senza smarrire la serenità, che la speranza di una reazione però era finita. "E' forte - dicevano nelle ultime ore - ma questa volta non ce la fa". Giudice e magistrato per 44 anni, Francesco Saverio Borrelli era nato a Napoli il 12 aprile 1930. Anche il padre Manlio e il nonno avevano indossato la toga e così aveva scelto di proseguire la tradizione di famiglia. Si era laureato in giurisprudenza a Firenze a 22 anni, allievo di colui che sarebbe poi diventato presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, con una tesi su Pietro Calamandrei dal titolo "Sentimento e sentenza". Si era poi subito trasferito a Milano, assumendo il ruolo di pubblico ministero nel 1955. Nel 1983 il passaggio da Pm e magistrato, con la nomina a procuratore aggiunto presso il Tribunale. Alla guida della Procura milanese, esercitata poi per undici anni fino al 1999, era stato chiamato nel 1988. Mai avrebbe immaginato, come lui stesso ha più volte ricordato, che quattro anni dopo si sarebbe aperta una delle più decisive stagioni di inchieste sulla corruzione e sui rapporti illeciti politica-affari della storia italiana. Mani Pulite, con l'inchiesta sulla famosa mazzetta incassata da Mario Chiesa al Pio Albergo Trivulzio, scoppiò nel febbraio del 1992. Borrelli si rese conto subito della pervasività della corruzione degenerata in sistema nazionale e assieme a Gerardo D'Ambrosio, per affrontare Tangentopoli, formò il famoso pool con Antonio Di Pietro, Gherardo Colombo, Piercamillo Davigo e Ilda Boccassini. Se Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono i simboli della lotta contro le mafie, Francesco Saverio Borrelli è l'icona di quella contro la corruzione, di una figura di procuratore capo quale garante non dei poteri, ma dei diritti. Nella storia italiana, anche quando si parla di Borrelli, esiste un prima e c'è un dopo. Sua la firma sotto il primo avviso di garanzia a Bettino Craxi, o sotto il mandato di comparizione del 1994 a Roma per Silvio Berlusconi, impegnato al G7 di Napoli. Nessuno dimentica il suo appello alla classe politica prima della campagna elettorale del 1993: "Se hanno scheletri nell'armadio li tirino fuori, prima che li troviamo noi. Si candidi solo chi ha le mani pulite".
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TITOLO: Autonomia, Fontana e Zaia sparano a zero sul governo. M5s: "Attacchi incomprensibili, su modifiche c'è sì della Lega"
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OCCHIELLO: Continuano le dure prese di posizione dei presidenti di Lombardia e Veneto dopo la bozza in cui viene sospesa l'assunzione diretta dei docenti su base regionale
TESTO: Dopo i durissimi commenti di ieri sera in seguito al no all'assunzione diretta dei docenti su base regionale, i governatori di Lombardia e Veneto tornano all'attacco del premier Giuseppe Conte, contestando la bozza sull'autonomia regionale. "Il Paese è nelle mani di cialtroni che per un pugno di voti soffocano un volano di crescita come l'autonomia e contrabbandano il tutto come una battaglia Nord contro Sud", spara a zero Attilio Fontana. Per il presidente lombardo è giunto il momento di denunciare agli italiani "i biechi interessi politici" che si nascondono dietro il mancato accoglimento delle richieste delle Regioni. "Mi stupiscono i 5stelle - continua- e mi stupisce che Conte, che ancora stimo, sia stato coinvolto in questa cialtronata". Non meno duro il presidente del Veneto Luca Zaia: "Non fare l'Autonomia vuol dire non dare più senso a questo governo. È impensabile - ha puntualizzato Zaia - che un progetto di autonomia, che è uno dei pilastri fondanti del contratto di governo ed è la dote che la Lega porta all'esecutivo, venga trattato come un 'progettino' di decima fila, senza nessuna importanza". Il premier Conte non risponde, ma fonti governative M5s definiscono "incomprensibili" gli attacchi sferrati dai due governatori, anche alla luce del grande lavoro portato avanti in prima persona dal premier nelle ultime settimane sull'autonomia. Lavoro peraltro condiviso da tutti i ministri, compresi quelli della Lega. "Qualcuno - dice ancora Fontana - vuole apparire paladino del Sud e salvare un pò di voti, ma così fa un danno al Paese e al Sud stesso". Il governatore non capisce come mai " se con l'autonomia finanziaria il residuo fiscale grazie alla crescita fosse maggiore e quindi ci fossero più risorse, il sud ne dovrebbe avere un danno". E si chiede dove sarebbe il danno se la Lombardia "decidesse di far seguire gli studenti da professori che durano tutto il ciclo di studi e non come oggi con supplenti e cambi continui. E magari pagarli anche di più visto che il loro stipendio è una vergogna. Si fa un danno al Sud? ". E Zaia di rimando: "Non è il governo che decide il testo. Conte ora ha davanti a sé a due alternative: o ci presenta il testo o getta la spugna, mandando all'aria tutto. Io tifo perché ci sia un testo" ma che "si tratti di autonomia vera e non di una presa in giro. Dal M5s nessuna proposta, solo giudizi sulle idee altrui". Da parte sua il governatore dell'Emilia Romagna Stefano Bonaccini commenta su Facebook: "Aspettiamo chiarezza da governo. La nostra Regione non ha chiesto 1 euro in più ed è sacrosanto aiutare i territori più svantaggiati. Ma se qui, attraverso una gestione più efficiente delle risorse, riusciamo a risparmiare, allora è giusto che questi soldi siano reinvesti sul nostro territorio e usati per dare migliori servizi ai cittadini dell'Emilia-Romagna, non per altro".
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TITOLO: Boschi e gli insulti sessisti sui social: "Salvini scatena odio, ma io non mollo"
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OCCHIELLO: Scontro a distanza a colpi di emoji tra l'ex ministro delle Riforme e il leader leghista. Zingaretti: "Il ministro reprima questo genere di offese"
TESTO: "Lo schema è sempre quello. Appena dico qualcosa che lo fa arrabbiare, Salvini scatena l'odio dei suoi. Che tristezza sapere che questi insulti appaiono sulla pagina del responsabile della sicurezza nazionale. E che Salvini sceglie di non cancellarli". Maria Elena Boschi, deputata del Partito democratico, lo scrive su Facebook denunciando la valanga di insulti sessisti piovuti sulla pagina Fb di Matteo Salvini dopo la sua proposta di una mozione di sfiducia contro il vicepremier. Il ministro dell'Interno ha infatti postato sul suo profilo la prima pagina di Libero, che titolava sulla mozione di sfiducia presentata dall'ex ministra. "Ma questi hanno ancora il coraggio di parlare? ??" ha scritto il titolare del Viminale, scatenando poi da parte dei fan i commenti più volgari nei confronti della deputata Pd. "Che tristezza non ricevere un solo commento di solidarietà da parte dei leghisti perbene - continua Boschi nel suo post- E delle donne leghiste o grilline. Che tristezza pensare che ci siano donne e uomini che sfogano su di me le loro frustrazioni. Quello che è certo - assicura - è che io non mollo. Mi hanno attaccata così sulle banche e poi abbiamo visto che io non c'entravo niente e che i salvabanche li hanno approvati loro. Sulle mie azioni da ministro, il tempo ha chiarito che noi abbiamo fatto il bene dell'Italia. Adesso mi attaccano per aver proposto la mozione di sfiducia. La reazione rabbiosa di Salvini e dei suoi dimostra che quella mozione andava fatta subito come proposto da alcuni di noi. Ma è una reazione rabbiosa che non mi fa paura. Io non taccio perché me lo ordina Salvini", conclude. Per tutta risposta, Salvini rilancia sul suo profilo le parole di Boschi, commentandole con tre faccine che si rotolano dalle risate, accompagnate dagli screenshot di alcuni commenti negativi al post della deputata dem: "L'Italia cresceva? Ma dove" e ancora "molti si sono presi la libertà di non votarvi". Infine "Stiamo ancora aspettando le sue dimissioni. .." Sul caso - che bissa quello degli insulti a Carola Rackete, la capitana della Sea Watch tornata ieri in Germania - interviene il segretario Pd Nicola Zingaretti, che invita il capo del Viminale a reprimere le offese sessiste sui social: "Da diversi giorni si sta muovendo una galassia di profili social, tutti dell'orbita di Salvini, che passano il proprio tempo ad agitare la gogna contro esponenti del Pd. Oggi è il turno di Maria Elena Boschi cui va la solidarietà del partito. Al ministro dell'Interno Salvini, sotto il cui dicastero opera la Polizia postale, chiediamo di vigilare e reprimere questo genere di offese e insulti a partire dai suoi profili gestiti da dipendenti della sua segreteria al Viminale". Sulla stessa linea anche Luca Lotti, deputato Pd ed ex ministro per lo Sport: "Conosco Maria Elena Boschi e so bene con che forza ha dovuto sopportare in questi anni offese e attacchi sessisti. Ma che la gogna mediatica arrivi dai commenti sulla pagina social del ministro Salvini è vergognoso e inaccettabile. Una barbarie che va condannata sempre, senza se e senza ma". "A Maria Elena Boschi va la solidarietà dei colleghi deputati", dice il capogruppo dem alla Camera Graziano Delrio, condannando "questo clima di inaccettabile violenza contro l'avversario politico". Sulla vicenda prende posizione su Twitter anche la deputata Leu Laura Boldrini, anche lei purtroppo vittima di attacchi sessisti quando era presidente della Camera. "Il ministro dell'Interno - scrive - scatena odio contro una deputata di opposizione. E i commenti rivoltanti dei suoi fan sono ancora sulle sue pagine senza che nessuno li rimuova. Un abbraccio a Maria Elena Boschi e una promessa a Salvini: non riuscirai a silenziare il dissenso, mettitelo bene in testa".
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TITOLO: Salvini: "Nigeriano con esplosivo libero, vergogna"
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OCCHIELLO: Il pregiudicato appartiene all'ala anarco-insurrezionalista di Bologna
TESTO: ROMA - "Lo scorso 12 luglio avevo firmato la sua espulsione dall'Italia - dice il ministro dell'Interno Matteo Salvini - visto che gli investigatori lo ritenevano un pericoloso esponente dell'ala anarco-insurrezionalista di Bologna. Ma U. D., nigeriano classe 1994, condannato per detenzione di materiale idoneo alla fabbricazione di esplosivi con tanto di manuale di istruzioni, ha fatto ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo e la sua espulsione è slittata. Poi il giudice di pace non ha convalidato il fermo nel Cpr e ora questo potenziale terrorista è tornato libero". "Ovviamente non mollo - aggiunge - e monitoriamo la situazione, ma la vicenda è vergognosa. Uno schiaffo agli italiani perbene, alle Forze dell'Ordine e agli inquirenti. Riforma della Giustizia subito! ". E' stato condannato, ma i giudici hanno applicato la sospensione condizionale della pena e escluso l'aggravante del terrorismo. Su cosa si basa dunque il decreto del ministero dell'Interno che ritiene U. D., nigeriano di 23 anni, una minaccia per la sicurezza dello Stato? E' una delle richieste che la Corte Europea dei diritti dell'uomo formula al Governo italiano nel caso del giovane straniero che viveva a Bologna, per cui la Cedu ha sospeso l'espulsione e che il giudice di pace di Bari ha rimesso in libertà. Sull'episodio è intervenuto il vicepremier Matteo Salvini. La Corte chiede inoltre al Governo se le autorità hanno esaminato la proporzionalità dell'ordine di espulsione, considerando gli effetti della stessa sulla vita privata e familiare del giovane, tenendo conto che il migrante, in Italia da 17 anni, ha passato la maggior parte della vita in Italia. "Tutti gli elementi rappresentati dalla Questura non possono che concretizzare meri indizi della asserita pericolosità, mai cristallizzata in provvedimenti giurisdizionali". E' un passaggio del provvedimento con cui il giudice di pace di Bari Giuseppina Di Nubila, il 19 luglio, ha deciso di non convalidare il trattenimento nel Cpr pugliese di U. D., nigeriano di 23 anni di cui era stata firmata l'espulsione, poi sospesa dalla Corte Europea dei diritti dell'uomo. La Corte, spiegano i difensori del giovane, avvocato Ettore Grenci, Cinzia Brandalise e Alessia Lauri, ha espresso "seri dubbi sulla legittimità dell'espulsione". In questo contesto, allora, proseguono i legali riferendosi alle parole di Matteo Salvini, "leggere di 'vicenda vergognosa' nei confronti di 'potenziali terroristi' suscita disappunto e amarezza: da una parte, infatti, vi è il rischio della delegittimazione, agli occhi della pubblica opinione, di organi giurisdizionali sovranazionali e nazionali, che giudicano in base a regole condivise anche di rango costituzionale, e nei cui confronti tutti (ed ancor di più chi riveste importanti ruoli politici ed istituzionali) dovrebbero guardare con fiducia e rispetto, a prescindere dall'esito più o meno 'gratificante' per le proprie ragioni".
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TITOLO: Caos nel Pd dopo autosospensione di Faraone, renziani all'attacco: "Zingaretti spieghi"
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OCCHIELLO: La decisione del senatore dem dopo l'annullamento della sua elezione a segretario regionale da parte della commissione nazionale di garanzia dei democratici. La presidente Silvia Velo: "Nessuna decisione politica". Delrio: "Spero ci ripensi"
TESTO: "Sospendo la mia iscrizione a questo partito. Rimango iscritto al gruppo parlamentare del Pd, continuerò la battaglia per la mia gente e contro questo governo e contro ogni inciucio coi Cinque Stelle". Ad annunciarlo, in un post su Facebook, è Davide Faraone dopo la decisione di ieri della commissione nazionale di garanzia dei democratici di annullare la sua elezione a segretario del Pd Sicilia, accogliendo a maggioranza, il ricorso che era stato presentato dai rappresentanti della mozione Zingaretti. La candidata zingarettiana Teresa Piccione, infatti, aveva infatti denunciato continue violazioni dello statuto e del regolamento durante le primarie siciliane lo scorso dicembre, al punto da chiamarsi fuori dalla competizione, lasciando di fatto Faraone come unico candidato. "Mentre eravamo alla commemorazione di Paolo Borsellino, è arrivata la notizia che il 'nuovo Pd' commissariava il Pd siciliano, per presunti vizi di forma. L'Italia brucia per colpa di Salvini e Di Maio, il nuovo Pd si occupa di statuto e di regolare i conti con 'quelli di prima'", scrive ancora Faraone sul suo profilo Fb. Per il senatore dem "in punta di diritto è una follia: la commissione di garanzia aveva già giudicato ricorsi sul congresso regionale; con questa decisione il nuovo Pd cancella il principio giuridico del 'Ne bis in idem' e per la prima volta le correnti si prendono anche le istituzioni di garanzia. Hanno perso politicamente, la buttano sui ricorsi: avranno tutte le carte bollate che meritano". E conclude: "Evidentemente al 'nuovo Pd' danno fastidio le battaglie che io ho fatto ultima delle quali la marcia tra Ragusa e Catania per attaccare il Governo nazionale. O la richiesta della mozione di sfiducia a Salvini contro il quale ho schierato il Pd siciliano a testa alta: io li ho sentiti con le mie orecchie gli insulti dei leghisti a Lampedusa, ci ho messo la faccia mentre altri stavano tranquilli nei loro palazzi romani". All'interno del partito la decisione della commissione di garanzia scatena la polemica interna, con i renziani a difendere la posizione di Faraone. Come il capogruppo al Senato Andrea Marcucci, che chiede un chiarimento al segretario Nicola Zingaretti alla prossima direzione del partito in programma per il 26 luglio: "La vicenda siciliana del Pd non può essere chiusa con l'autosospensione di Davide Faraone - dice Marcucci - Venerdì in direzione il segretario Zingaretti dovrà spiegare per bene cosa ha spinto la commissione di garanzia ad assumere una decisione così pesante a maggioranza. Il segretario predica l'unità e il superamento delle correnti, ma troppo spesso è condizionato dalla sua". In serata arriva una lunga nota di Silvia Velo, presidente della commissione di garanzia dem, in cui chiarisce che non c'è stata "nessuna decisione politica", ma solo il "rispetto delle regole". Nello specifico, Velo ricostruisce il contesto, carico di irregolarità, nel quale è stato eletto Faraone segretario regionale. "Tra le numerose violazioni più rilevanti che la commissione ha evidenziato, ci sono la decisione di non far votare gli iscritti che, a norma di statuto regionale siciliano, eleggono il 40 per cento dell'assemblea regionale; la violazione delle regole congressuali per la presentazione delle liste dei candidati all'assemblea: non sono stati utilizzati i moduli previsti, non sono state presentate le firme a sostegno delle liste come previsto, non è stato consentito alla commissione regionale del congresso di verificare i requisiti di candidabilità dei candidati nelle liste". "Spero che l'amico Davide ripensi le sue decisioni e il segretario, che è garante dell'unità, trovi una soluzione politica che mantenga serenità in un momento così cruciale per la nostra battaglia", afferma il capogruppo dem alla Camera Graziano Delrio.
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TITOLO: Caso Lega-Russia, il ceo della banca Euro-Ib: "Da free lance ci propose back to back con Rosneft, mai concluso"
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OCCHIELLO: Alexander v. Ungern-Sternberg:  "Rapporto con Meranda chiuso il 12 luglio 2017"
TESTO: "EIB non è coinvolta in alcun presunto comportamento illecito che possa derivare dalle azioni che il sig. Meranda può aver compiuto e se le circostanze lo richiederanno in futuro adirà le vie legali". E' quanto si legge in un comunicato firmato da Alexander v. Ungern-Sternberg, Ceo e fondatore della banca d'affari londinese Euro-Ib citata nell'affaire Metropol, l'hotel di Mosca dove Gianluca Savoini, amico e collaboratore di Matteo Salvini, e altri personaggi italiani e russi si incontrarono il 18 ottobre del 2018 per discutere di finanziamenti alla Lega. CASO LEGA-RUSSIA, COSA C'E' DA SAPERE EIB ribadisce inoltre che "nessuna transazione è stata mai conclusa attraverso il sig. Meranda in nessun settore". Nella sua nota la "EIB conferma di avere sottoscritto un accordo con Gianluca Meranda (l'avvocato di Moscopoli indagato per corruzione internazionale assieme a Gianluca Savoini, ndr), in veste di consulente per l'Italia il 12 ottobre 2016". L'intesa "fu firmata con validità di 9 mesi a meno che non si decidesse di estenderla di comune accordo in forma scritta, il che non è mai accaduto". Quindi, "l'accordo cessò il 12 luglio del 2017", precisa il ceo.
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TITOLO: Cirino Pomicino: "Tangentopoli ha distrutto i partiti e aperto la strada ai populisti. Io ora voto Pd"
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OCCHIELLO: L'ex ministro democristiano sulla morte del procuratore di Mani Pulite Francesco Saverio Borrelli: "Giudizio negativo, a sua insaputa ha coperto un progetto politico che si è rivelato autoritario. Ora decidono in due, Salvini e Di Maio".
TESTO: «Il mio giudizio storico su Francesco Saverio Borrelli non può che essere negativo», dice Paolo Cirino Pomicino, 80 anni a settembre, “o ministro” degli anni d’oro della Prima Repubblica, l’andreottiano che balla scatenato alle feste della Prima Repubblica nel "Divo" di Paolo Sorrentino. Dice: «Io ho avuto 42 processi, di cui 17 solo a Napoli, e una sola condanna, a 1 anno e otto mesi per Enimont. Mi sequestrarono dapprima la casa e il motorino di mia figlia, ricordo il clima di terrore, che poi fu decisivo per spianare la strada a Berlusconi. Avevo stima di Borrelli, come uomo, ottimo magistrato, e specialmente per il ripensamento che in seguito ebbe su Tangentopoli, una vicenda che ha cambiato il Paese, e che ci ha portato fin qui, a questo governo autoritario, dove decidono due persone, Salvini e Di Maio, e dove i partiti si chiamano Lega e Movimento Cinque Stelle, Forza Italia e Fratelli d’Italia. I nomi sono importanti. Infatti questi soggetti non hanno più una cultura di riferimento, né esprimono una visione. Ecco spiegato il declino italiano, forse unico nel suo genere in Europa». «Borrelli era napoletano come me, ma non ci siamo mai incontrati. Invece conoscevo bene il suo aggiunto, Gerardo D’Ambrosio, un suo fratello militava nella nostra corrente, quella di Andreotti, consigliere circoscrizionale a Napoli. Siamo due trapiantati di cuore, lui nel ‘91, e io nel 2007, prima dell’operazione lo interrogai a lungo sui postumi dell’intervento, lui era già senatore dei Ds. Sia detto sottovoce: anche D’Ambrosio alla fine, in privato, era critico su Tangentopoli. Vede, a sua insaputa, Borrelli ha coperto un progetto politico. Ha scardinato un sistema, con elementi di violenza, con alcuni morti. Che bisogno c’era? ». Come, che bisogno c’era? , interrompiamo il flusso di coscienza di Pomicino. Il paese era soffocato dalla corruzione. Il finanziamento pubblico ai partiti aveva assunto forme abnormi. Il Paese gravava sotto un cumulo di reati. «Ma cosa dice? Noi sbagliammo infatti a non denunciare i costi della politica, e nessuno di noi si è arricchito. Ci trincerammo dietro a un’ipocrisia. Ma pagammo il fatto che per noi cattolici della Dc e per i comunisti il denaro era lo sterco del Diavolo. Dovevamo dire la verità sui prezzi enormi delle campagne elettorali. Che poi quelli che mi finanziavano erano tutti amici, si sapeva perfettamente chi mi sosteneva. Lo disse anche Craxi nel famoso discorso in Parlamento. Ma col senno di poi su può dire che molte accuse contro quella classe dirigente furono esagerate. Di me si disse che avevo comprato un’autostrada, la Torino-Milano, e che avevo tesori nascosti. Nel 2003, durante un ricordo di Guido Carli Milano, un certo Airoldi, vicepresidente della Padania Assicurazioni, mi avvicinò: “Lei mi riconosce? ”. “Veramente non ho il piacere”, risposi. Mi disse che in carcere aveva detto di avermi dato 400 milioni di lire pur di ottenere la scarcerazione. Per questa accusa, e per altre campate in aria, ho patteggiato altri due mesi”. Ma scusi, se il fatto non era vero, perché lei si accordò con i magistrati allora? “Patteggiare non significa ammettere la responsabilità ed io ero peraltro alla vigilia del trapianto di cuore e non potevo fare altri processi”, risponde o' ministro, che oggi è presidente della Tangenziale di Napoli. Perché per i primi due anni i magistrati furono idolatrati, e poi invece finirono attaccati dall' opinione pubblica, al punto che l’Italia si consegnò a Berlusconi? “Inizialmente era l’applauso del popolo che vedeva rotolare le teste, è sempre così quando finisce nel mirino il potere, ma anche nella Rivoluzione francese dopo il Terrore arrivò Napoleone. Più o meno quello che stiamo vivendo con questa maggioranza. Dovevamo capire tutto dopo la fine del Muro di Berlino. Era finito un mondo. Prenda il Pci, come si dice a Napoli “non aveva più cielo da vedere, né terra su cui camminare”. I laici e il mondo dell’establishment a loro legato fiutavano un ribaltone storico. Nell’autunno del ’91 il Pri fece la campagna elettorale con questo slogan: Mani pulite. Io alle ultime elezioni ho votato Pd, perché è l’unico partito non personalizzato, che per me è una questione dirimente. Siamo nella fase degenerativa della Seconda Repubblica, che è nata grazie a Tangentopoli. In 27 anni di Seconda Repubblica la maggioranza del Parlamento non era la maggioranza del Paese. Con noi della Prima Repubblica le due cose coincidevano, il che assicurava stabilità. Le pare poco? ”.
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TITOLO: Caso Autonomia, Zaia e Fontana: "Non firmiamo farsa"
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OCCHIELLO: Lettera dei governatori di Veneto e Lombardia al Premier Conte: "Vogliamo un'Autonomia vera, non un pannicello caldo. A queste condizioni non firmiamo". Il premier vede toni nuovi che preludono alla ripresa del dialogo
TESTO: "L'autonomia richiesta dai cittadini lombardi, veneti, emiliano-romagnoli vuole cercare di rendere più semplice la vita di chi lavora, studia, vive nelle nostre regioni" hanno spiegato i governatori, vuole essere un modo per snellire la burocrazia, mentre "ogni atto ministeriale che dovrebbe semplificare, in realtà produce ulteriore burocrazia". "Noi vogliamo l'autonomia - aggiungevano - per cercare di semplificare la vita di tutti, rendendo chiaro e semplice individuare chi fa che cosa, superando la sovrapposizione di compiti e funzioni che oscurano le responsabilità, dilatano i tempi e fanno esplodere i costi". "L'autonomia è una sfida soprattutto per noi stessi e per le istituzioni che siamo chiamati a governare, Signor Presidente - hanno sottolineato Fontana e Zaia -. Non avremo scuse se non riusciremo a realizzare i nostri progetti e i cittadini ci premieranno o puniranno".
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TITOLO: Governo, nervi tesi su autonomia e grandi opere. La Lega: "Basta no, M5S rispetti accordi"
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OCCHIELLO: Regioni, flat tax, Tav e salario minimo: tutti i temi di scontro all'interno dell'esecutivo gialloverde. Durigon (Lega): "Salalario minimo ok, ma a costi invariati per Pmi". E Salvini sull'alta velocità: "Acceleriamo sui lavori"
TESTO: Se il M5s ha dato il via libera in commissione all'iter del decreto sicurezza bis, che domani approderà alla Camera, il clima è tornato infuocato sulle infrastrutture. La Lega attende risposte su Tav e grandi opere. Mentre il ministro Toninelli confermava qualche giorno fa che l'iter della Gronda di Genova è sospeso in attesa della revoca della concessione ad Autostrade, sulla Tav è tornato alla carica stamattina Salvini, dopo l'azione dei No Tav a Chiomonte: "Chi attacca la polizia e il cantiere della Tav in Valsusa attacca tutta l'Italia: le divise sono il simbolo di chi difende la sicurezza dei cittadini perbene, l'alta Velocità è l'emblema di un paese che vuole andare avanti e non indietro". E conclude: "Nessuna tolleranza per i criminali mi aspetto condanne inequivocabili da tutti gli schieramenti politici. Basta ambiguità: ora controlli a tappeto, arresti e accelerazione dei lavori". Ancora più chiaro il capogruppo leghista alla Camera Riccardo Molinari: "Grazie ai 'No' dei 5 stelle alle opere il Paese ha perso gia' abbastanza tempo. La smettano di trovare ancora scuse sul Tav, che invece va realizzato nel rispetto del contratto di governo e degli accordi internazionali. Ora avanti tutta senza 'se', senza 'ma' e senza ulteriori ritardi per consentire agli italiani di viaggiare di piu' e meglio, spendendo e inquinando meno".
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TITOLO: Caso Siri, i Nicastri inchiodano l'ex sottosegretario: "Arata gli promise i 30 mila euro"
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OCCHIELLO: In un’altra intercettazione ambientale del settembre 2018 l’ex consulente di Salvini, indagato per corruzione dalla Procura di Roma, chiama in causa il parlamentare leghista. Il re dell’eolico e il figlio confermano
TESTO: Due supertestimoni accusano Armando Siri, l'ex sottosegretario alle Infrastrutture cacciato dal presidente del Consiglio Conte dopo l'avviso di garanzia per corruzione (mentre il ministro Salvini continua a difenderlo). Sono Vito Nicastri, il "re" dell'eolico ritenuto vicino ai clan, e suo figlio Manlio. Fino a qualche mese fa, erano i soci occulti di un grande amico di Siri, Francesco Paolo Arata, il consulente della Lega per l'energia intercettato dalla Dia di Trapani mentre diceva a suo figlio e al figlio di Nicastri: "Gli do 30.000 euro perché sia chiaro tra di noi. Io ad Armando Siri ve lo dico. ..". Dalle carte emerge quest'altro spezzone del dialogo del 10 settembre 2018 anticipato da Repubblica un mese fa. "L'emendamento passa". E ancora: "Siri ci lavora un secondo per guadagnare trentamila euro". Poi, però, il provvedimento non passò per l'opposizione dei Cinque Stelle. Ma c'era la promessa di Arata. Tanto basta per contestare la corruzione. Nicastri e il figlio, finiti in carcere il 12 giugno, hanno deciso di svelare le grandi intese che correvano fra Trapani e Roma. "So che Siri e Arata avevano buoni rapporti", ha esordito Nicastri junior, che inizialmente aveva qualche titubanza a parlare. Poi, quando gli hanno fatto sentire l'intercettazione di Arata, ha confermato: "C'ero pure io quella sera. Siri non è stato pagato, ma Arata mi disse di avergli promesso 30 mila euro se l'emendamento fosse passato". L'8 luglio, il procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo e il sostituto Mario Palazzi sono a Palermo per sentire anche Vito Nicastri, che ha offerto un'altra conferma: "All'epoca stavo in carcere, era mio figlio che parlava con Arata. E mio figlio mi ha detto che Arata avrebbe fatto un regalo a Siri se l'emendamento fosse passato. Un regalo che ritengo fosse quantificabile in 30 mila euro. Arata non disdegnava di pagare. Come anche io". Il "re" dell'eolico ha raccontato di tangenti pure ad alcuni funzionari della Regione siciliana per sbloccare le pratiche, come già svelato dalle intercettazioni della Dia di Trapani. Ora, il "re" dell'eolico aggiunge: "Arata mi chiese di creare provviste in contanti". Fondi neri per le mazzette. L'incidente probatorio Dunque, Siri, l'amico romano. Per i pm, il caso è definito. Proprio grazie alle testimonianze dei Nicastri, che giovedì saranno sentiti dalla gip Emanuela Attura, così come ha chiesto la procura, in incidente probatorio, che è una sorta di anticipazione del processo, serve a cristallizzare le prove. Un passaggio delicato che arriva in una settimana cruciale per il governo. Mentre sul caso Siri, lo scontro fra Lega ed M5S continua ad avere toni accesi: le ultime polemiche, una settimana fa, per la presenza dell'ex sottosegretario accanto a Salvini nell'incontro al Viminale con imprese e sindacati. Intanto annunciano battaglia i legali di Siri e Arata, Fabio Pinelli e Gaetano Scalise, che puntano a smontare l'attendibilità dei Nicastri (assistiti dagli avvocati Sebastiano Dara, Maria Mollica e Giovanni Di Benedetto). Ma il verbale di Vito è molto dettagliato. Pressioni sul ministero Il "re" dell'eolico racconta di quando perse un milione di euro "per una modifica della legge sugli incentivi". E di quando si aprirono nuove inaspettate prospettive grazie all'avvio della società (occulta) con Arata. Era il 2015. "Provò a fare pressioni sul ministero dello Sviluppo Economico, quando c'era Calenda, conosceva una funzionaria - precisa Nicastri - ma senza risultati". Poi, Arata iniziò a "presentarsi come responsabile della Lega per le rinnovabili". Le intercettazioni disposte dalla procura di Palermo attorno a Nicastri disegnano un percorso di favori: Siri piazzò nel programma del governo Lega-Cinque Stelle capitolo sul biometano che tanto stava a cuore alla coppia Arata-Nicastri. Poi, Arata sponsorizzò Siri per la nomina a sottosegretario.
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