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LE NOTIZIE DAL GIORNO Tuesday 08 October 2019 AL GIORNO Tuesday 15 October 2019 SU: politica




TITOLO: Conte: «Aiuti contro la xylella E fermerò la fuga dei cervelli dal Sud»
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OCCHIELLO: Il premier annuncia la costituzione di un’Agenzia per bloccare l’esportazione di talenti
TESTO: Presidente Giuseppe Conte, pugliese di Volturara Appula: nelle ultime settimane è venuto più volte in Puglia. Segno di attenzione verso una regione che tra tanti problemi presenta performance in alcuni settori, a partire dall’export, che sono apprezzabili. Alcuni anni fa si parlava della Puglia come la California del Sud. È cambiata e come la “sua” Puglia in questi anni? «La Puglia presenta varie criticità, al pari di molte regioni del Sud, ma sta crescendo molto sul piano economico e dello sviluppo sostenibile, raggiungendo varie punte di eccellenze che fanno ben sperare per il futuro. In vari settori di attività la Puglia è all’avanguardia e si segnala per la qualità della vita, per l’innovazione tecnologica, per un turismo in costante crescita». Ad agosto, alla prefettura di Foggia, ha siglato il contratto istituzionale di sviluppo per il rilancio complessivo del territorio. Gli scettici parlano di un film già visto. Quale assicurazione può dare ai sui conterranei che la storia questa volta sarà diversa? «Posso comprendere la disillusione di alcuni, ma non assecondarla. Concentriamoci su quanto abbiamo prodotto, sulla fiducia e il coraggio con cui il territorio sta affrontando la sfida. Un lavoro che ha già portato al via libera in tempi record di oltre 40 progetti, con gare per 280 milioni di euro, i primi cantieri partiranno già nelle prossime settimane e attiveranno investimenti per un totale di circa 568 milioni. Non parliamo di sogni, ma di interventi immediatamente realizzabili e non calati dall’alto, secondo un cronoprogramma certo che continueremo a monitorare e a rispettare. Non vogliamo sprecare né tempo né risorse». Sulla Zes Adriatica, la Zona economica speciale, c’è stata qualche polemica perché ci sarebbe poca provincia di Foggia, ma la Regione sta cercando di ovviare. Questo strumento può innestare un reale sviluppo? «Creare le condizioni favorevoli affinché un territorio possa sfruttare appieno il suo potenziale è prerogativa di questo governo. Oltre a tutti gli effetti positivi diretti delle Zes, non bisogna sottovalutare il legame strategico che grazie alla Zes Adriatica può attivarsi con la Capitanata». La questione criminalità: si parla ormai di “mafia garganica”. Condivide questa definizione? «Lo Stato deve fare il massimo per contrastare i tentativi di qualunque forma di organizzazione criminale di radicarsi sul territorio, non solo attraverso il presidio delle forze dell’ordine ma anche intensificando l’analisi e l’attività investigativa per porre fine all’escalation che nell’area del Gargano negli ultimi anni ha fatto vittime innocenti. Il nostro obiettivo è garantire la legalità e la sicurezza dei cittadini. La mafia qui non troverà terreno fertile». In ogni caso va rafforzata la presenza dello Stato, con più mezzi e più uomini, passando dalle promesse ai fatti? «La sicurezza dei cittadini, soprattutto nelle aree del Paese più esposte alla criminalità organizzata, è al centro dell’agenda politica del governo. I fatti parlano chiaro: abbiamo sbloccato 12 mila nuovi posti nelle forze dell’ordine. Questo dimostra, inoltre, l’attenzione alle esigenze delle donne e degli uomini che garantiscono ogni giorno la nostra sicurezza. Siamo consapevoli che ciò non basta. Occorre agire anche sulla prevenzione: contrastare fortemente il degrado urbano, favorire l’inserimento scolastico delle fasce più deboli della popolazione e puntare sulla formazione diretta al lavoro. In tale senso, la sigla del Contratto istituzionale di sviluppo della Capitanata è un esempio concreto di rilancio occupazionale del territorio. E proprio sul Cis, siamo al lavoro per rafforzare le garanzie affinché i progetti si realizzino all’interno di una solida cornice di legalità». L’università di Foggia è un caposaldo del sistema universitario pugliese. Ma continua la fuga dei nostri giovani talenti. È forse la principale emergenza del Sud. La questione è complessa. Come pensa di potere frenare questo esodo? «L’unico export che siamo disposti a frenare, anzi che vogliamo fermare, è quello dei giovani. Non è più possibile continuare a formare i nostri ragazzi attraverso un grande dispiego di risorse e poi lasciare che sia qualcun altro a cogliere i frutti del loro talento e della loro preparazione. In questo senso, stiamo pensando ad un’Agenzia nazionale della ricerca, che ci permetta di rendere competitivo il nostro sistema e di trattenere i migliori ricercatori». Presidente, nel suo intervento alla Fiera del Levante, ha annunciato un piano straordinario per il Sud. Sono passate poche settimane, ma a che punto siamo? «I lavori sono in pieno svolgimento con la collaborazione del ministro Provenzano e di tutta la compagine di governo. Il nostro obiettivo è chiaro: se riparte il Sud, riparte l’Italia. Per questo siamo al lavoro per irrobustire il settore creditizio rafforzando gli attori esistenti, per accelerare la realizzazione delle opere finanziate dai fondi strutturali europei e dalle politiche di coesione nazionale e potenziare l’offerta scolastica nelle aree a rischio di povertà educativa. E, non da ultimo, calibrare il Green New Deal sul Mezzogiorno a partire dal sostegno alle fonti rinnovabili. Quello per il Sud sarà un piano destinato a diventare strutturale». Il Sud non è solo assistenzialismo, ma ci sono tante industrie d’avanguardia che reggono la competizione globale. C’è forse anche una questione di narrazione che va capovolta? «Sono un uomo del Sud, conosco le sue potenzialità ed energie, in questo anno e mezzo ho visitato diversi poli di eccellenza al Sud. Non possiamo permettere che una macchina potentissima si trovi davanti un garage chiuso. Quello che vogliamo fare è un Piano strutturale per il Mezzogiorno che possa creare autostrade per far correre liberamente le potenzialità del territorio. Il capitale fisico, sociale, materiale e umano è già qui. Se corre il Sud corre tutto il Paese». La xylella è la più grande tragedia per l’economia pugliese. Il flagello non solo non si arresta ma avanza. Forse occorrerebbe uno sforzo straordinario e unitario tra governo e regione. Che ne pensa? «Siamo a conoscenza del problema e delle ripercussioni sul settore. Stiamo lavorando con grande determinazione per rendere disponibili al più presto i fondi inseriti nelle ultime leggi, destinati al sostegno delle aziende che hanno subito danni provocati dall’emergenza xylella. Il settore agricolo e agroalimentare sono punte di diamante di questo Paese. Eccellenze che il nostro governo vuole continuare a salvaguardare e proteggere».
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TITOLO: Italia Viva, torna in scena Alfonso Buonaiuto. Andrà alla Leopolda
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OCCHIELLO: Renziano della prima ora, aveva preferito restare in disparte dopo la rottura con De Luca. Ora si rimette sulla scia dell’ex premier e, a Salerno, di Tommaso Pellegrino
TESTO: Alla convention di Italia Viva, il nuovo partito di Matteo Renzi, che si è celebrata a Napoli, c’era un volto che non è passato inosservato. Era quello di Alfonso Buonaiuto, ex assessore al Comune di Salerno per più di un decennio, consigliere comunale e provinciale di lungo corso con il Pd ma soprattutto ex capo della segreteria politica del governatore. Insomma, con tutti i dovuti verbi coniugati al passato, un ex deluchiano di ferro protagonista di una rottura nel 2016 che lo vide lasciare Palazzo Santa Lucia, difatti il partito e il suo leader campano. Ma Buonaiuto, ieri, ha chiuso un cerchio. Anzi, lo chiuderà ufficialmente nel week fiorentino della Leopolda. Quando Renzi iniziò ad affacciarsi sulla scena politica nazionale, il politico salernitano di matrice socialista era a Firenze per la prima Leopolda della svolta. Ora sarà ancora in Toscana per questo nuovo appuntamento che sancisce una nuova virata di Renzi dopo l’addio al Pd. Ancora una volta alla Leopolda. Buonaiuto, che ha sempre preferito il lavoro di trincea all’avanguardismo e ai riflettori, si piazzerà in scia per riaccendere la sua azione politica. Innanzitutto su quella segnata Renzi ma, nello specifico in Campania, sul percorso che stanno tracciando Gennaro Migliore, il suo quasi omonimo (con una “j” che li distingue) Ciro Buonajuto e soprattutto – per ragioni territoriali - il salernitano Tommaso Pellegrino.
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TITOLO: L’Aqp e i suoi 100 anni di vita pubblica Via alle celebrazioni dal 18 ottobre
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OCCHIELLO: Il ciclo delle manifestazioni presentato dal presidente della società Simeone Di Cagno Abbrescia e dal governatore Michele Emiliano
TESTO: Hanno partecipato il docente di Storia dell’industria dell’università di Bari, Federico Pirro, il direttore generale di Autorità idrica pugliese, Vito Colucci e il direttore dell’ufficio scolastico di Bari, Anna Camalleri. È intervenuta anche Mimma Gattulli che con la collega avvocata Paola Silvestri, è autrice del libro «L’Acquedotto pubblico pugliese nel Servizio idrico integrato. Riflessioni storico giuridiche». «L’acqua pubblica e l’acquedotto pugliese – spiega il presidente Emiliano — sono per noi il simbolo di una diversità di cultura, politica ambientale e di rilancio del Mezzogiorno che addirittura fu condivisa dal piano Marshall». Numerosi gli eventi per il centenario, a partire dal 18 ottobre al teatro Anche Cinema di Bari con uno spettacolo teatrale e, tra gli altri, a gennaio, anche una mostra di arte contemporanea nel Palazzo dell’acqua, sede di Aqp.
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TITOLO: Provenzano: «Senza un’alleanza largadiamo la Campania alla destra»
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OCCHIELLO: Il ministro per il Mezzogiorno: «Con il M5S serve un’idea di società»
TESTO: «La vera discontinuità di questo governo è chiudere con la contrapposizione tra Nord e Sud. È interesse del Nord, della sua piccola e media impresa soprattutto, specialmente in questa congiuntura internazionale, rilanciare il mercato interno. Alla manovra affiancheremo questo Piano che prevede un rilancio degli investimenti pubblici e privati. Non è vero poi che non c’è nulla in manovra, sto lavorando a rifinanziare la misura forse più efficace di politica industriale di questi anni che è il credito d’imposta per gli investimenti. Poi, mi lasci dire che non basta appostare risorse in bilancio per il Sud, la sfida è spenderle. Ci sono un sacco di soldi, non solo fondi europei, anche nazionali. La priorità è la riprogrammazione dell’Fsc (fondo sviluppo e coesione). Definanziando quei programmi a cui mancano i progetti. E investendo su scuola, manutenzione straordinaria delle città e della viabilità secondaria e su ambiente, siglando un patto con gli enti locali». Cosa vuol dire siglando un patto?
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TITOLO: Napoli, corteo contro l’invasione del Rojava
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OCCHIELLO: Anche nel capoluogo campano pacifisti in piazza nella giornata di mobilitazione per il popolo curdo
TESTO: NAPOLI - «Nell’ipocrisia e nella complicità di quella stessa comunità internazionale che ha riconosciuto alle donne e agli uomini dello Ypg-Ypj e delle Sdf un ruolo determinante nella resistenza alle bande dell’Isis» la Turchia di Erdogan «si appresta ad invadere la Siria del Nord e tenta di assestare un colpo gravissimo al Rojava. E’ alle porte una nuova guerra che rischia di fare ancora migliaia di vittime e centinaia di migliaia di sfollati tra quelle stesse donne e uomini che sono stati di esempio al mondo intero nella costruzione di una società basata sulla democrazia, sul femminismo e sulla convivenza ecologica laddove il militarismo e il fanatismo avevano fatto il deserto». E’ la nota con cui a mezzo social anche attivisti e pacifisti napoletani invitano alla mobilitazione in solidarietà col popolo curdo, sabato 12 ottobre, nella «Giornata globale in difesa del Rojava» dando appuntamento alle 16 in Largo Berlinguer (metro Toledo).
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TITOLO: «Senza un’alleanza largadiamo la Puglia alla destra»
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OCCHIELLO: Il ministro del Mezzogiorno, Giuseppe Provenzano, apre al Movimento 5 Stelle e affida il destino di Emiliano agli elettori.
TESTO: «Il Piano Sud non è un piano per il Sud, ma per l’Italia». Potrebbe essere il claim del ministero del Mezzogiorno e della Coesione territoriale. Tanto più se a pronunciarlo è il responsabile di quel dicastero, Giuseppe Provenzano, economista, siciliano, fino a poco tempo fa vicedirettore Svimez e componente della segreteria Pd. «Faccio parte anche del club baccaloiuoli di Toti Lange se è per questo. Ho una passione per il baccalà». Cosa intende col «Piano Sud non è per il Sud»? «La vera discontinuità di questo governo è chiudere con la contrapposizione tra Nord e Sud. È interesse del Nord, della sua piccola e media impresa soprattutto, oggi in questa congiuntura internazionale, rilanciare il mercato interno. Alla manovra affiancheremo questo Piano che prevede un rilancio degli investimenti pubblici e privati. Non è vero poi che non c’è nulla in manovra, sto lavorando a rifinanziare la misura forse più efficace di politica industriale di questi anni che è il credito d’imposta per gli investimenti, perché non basta appostare risorse in bilancio per il Sud, la sfida è spenderle. Ci sono un sacco di soldi, non solo fondi europei, anche nazionali. La misura principale è la riprogrammazione dell’Fsc (fondo sviluppo e coesione). Definanziando quei programmi a cui mancano i progetti. E investendo su scuola, manutenzione straordinaria delle città e della viabilità secondaria e su ambiente, siglando un patto con gli enti locali». Cosa vuol dire siglando un patto? «Se l’ente vuole accedere a queste linee di intervento dovrà aderire a una procedura strandardizzata, rivolgersi a una centrale di committenza regionale e nazionale, per esempio Invitalia, così riceverà tutta l’assistenza necessaria dall’avvio all’esecuzione. La riprogrammazione va fatta sul piano nazionale, le regioni potranno aderire o meno, se non lo faranno si assumeranno davanti agli occhi dei cittadini la responsabilità di un livello di spesa che, con poche eccezioni tra cui Puglia e Campania, è abbastanza scandaloso». La Commissione europea ha bacchettato l’Italia perché non ha mantenuto un adeguato livello di investimenti al Sud. «La lettera della Commissione non mi sorprende, mi sorprende non sia arrivata prima. Ci inchioda alla responsabilità di uno Stato che ha smesso di investire nel Sud e spero che aiuti il mio lavoro di attuazione della clausola del 34 per cento che è la base su cui costruire l’addizionalità. Mi aspetto anche che la Commissione sia coerente chiudendo la stagione dell’austerità e consentendo lo scorporo dal patto di stabilità degli investimenti strategici». Lei è a Napoli e dal suo ministero dipende il destino, che sembra ormai segnato, di Bagnoli, su cui si è giocata la faccia parte della classe dirigente. Cosa ha intenzione di fare? «Accanto alle grandi strategie occorre riconquistare la fiducia pubblica sulla possibilità di cambiare il volto del Mezzogiorno. Per questo chiamo tutti a una rinnovata responsabilità, Regione, Comune e tutte le istituzioni sul futuro di Bagnoli. La prossima settimana convocherò la cabina di regia. La struttura commissariale va rafforzata e chiariti i rapporti con il soggetto attuatore. Sfruttiamo il concorso di idee, anche coinvolgendo le forze vive di questa città, per dimostrare al mondo che il Sud non è una causa persa». Ci fa capire il nuovo orientamento del governo sull’autonomia differenziata? «L’autonomia non può essere vissuta come l’ennesimo regolamento di conti tra Nord e Sud del Paese o peggio come una “vendetta” nei confronti del Sud. La novità di questo governo è riportare pienamente l’autonomia nell’alveo delle garanzie costituzionali. Salvaguardando quindi scuola, salute e i pilastri della cittadinanza. Ho fiducia nell’operato di Boccia che sta lavorando a una cornice unica». Il caso Whirlpool, in questo momento, è diventato un simbolo degli accordi stracciati. Cosa ne pensa? «Ha fatto bene Patuanelli, la ripresa di un confronto passa dal ritiro della procedura dei licenziamenti. La novità è che stavolta la politica, ai suoi massimi vertici, si fa carico non solo del destino dei lavoratori, ma di una prospettiva industriale al Sud». C’è il suo zampino nella retromarcia di De Luca sui navigator campani? «Me ne sono occupato perché al Sud non si può scherzare col destino di 471 persone, giovani, qualificati che hanno maturato una legittima aspettativa e un diritto. Ho confermato al presidente De Luca la disponibilità del ministero del Lavoro di investire Anpal per trovare una soluzione e ho registrato con favore la disponibilità a compiere un passo in avanti. Io dico facciamolo tutti insieme». Lei da economista ha detto che servono 500 mila assunzioni nella pubblica amministrazione. Praticamente l’ammissione che nel Sud i posti di lavoro non vengono dalla produzione? Non a caso ha ricevuto una caterva di critiche per questo. «Non ho mai proposto 500 mila posti di lavoro nel Sud, ma in tutta Italia e non basterebbero a colmare lo scarto rispetto ai paesi più avanzati in termini di occupati nel settore pubblico. Tutti parlano di investimenti, ma nessuno si pone il problema di come realizzarli. Questi liberisti nostalgici che mi accusano di statalismo non hanno mai parlato in vita loro con un amministratore locale. Un’amministrazione giovane e competente è in primo luogo interesse dell’impresa e dello sviluppo». Quindi considera positivamente il piano deluchiano? «Credo che il piano del lavoro della Regione Campania, che io chiamerei piano per il rafforzamento amministrativo, possa rappresentare un modello da esportare anche in altre regioni». Quello tra il Pd e il Movimento 5 Stelle è un accordo politico che durerà? «Quando parlo di dare un’anima sociale a questo governo, dico questo e cioè passare da un accordo di programma a un’idea di società». Si vota in Campania e in Puglia. De Luca e Emiliano sono candidati naturali? «Decideranno i campani e i pugliesi, ma allargare le alleanze è interesse di tutti». Dunque per le regionali lei auspica l’accordo co i 5 Stelle? «Non credo ci siano automatismi, parto dalla ragione di fondo per cui è nato questo governo, arrestare la destra e sconfiggerla. Non basta la formazione del governo nazionale, Salvini è forte nella società quindi ovunque dobbiamo costruire un’alleanza larga. Ma è un processo. Dipenderà dalla capacità del governo di passare da un semplice programma a un’idea condivisa di Paese, da un Pd che riallacci i legami sociali e da un Movimento 5 Stelle che nello scontro con la nuova destra decida da che parte stare». Come vanno i rapporti con Renzi? Anche al Sud potreste essere alleati. «Renzi l’ho contrastato quando era segretario nel mio partito, perché credevo stesse compiendo degli errori adesso è alla guida di un partitino, non ho intenzione di polemizzare. Spero che presenti le sue liste per allargare l’alleanza contro la destra, auguro a lui e a tutti noi che non faccia la fine di Alfano».
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TITOLO: Luci e ombre di una capitale
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OCCHIELLO: Primi bilanci di Matera 2019. resterà l’assalto ai ristoranti e le imprese di 007
TESTO: Due mesi ancora e ci sarà la chiusura dell’anno di Matera Capitale europea della cultura. È tempo di numeri da parte della Fondazione. La macchina è costata, per la parte dei finanziamenti istituzionali, 9 milioni e 300 mila euro: bilancio in pareggio. In attivo di 83 mila euro, invece, la fascia commerciale (vendita dei Passaporti 2019, sponsorizzazioni e merchandising). I numeri sono importanti, ma il tutto richiede una lettura complessiva, con un interrogativo di fondo: Matera Capitale lascerà semi di crescita in una città e in una regione che, come tutto il Sud, inseguono una rinascita vera? Ai posteri la sentenza. La prima perplessità sorge dalla vaghezza del termine Cultura. Cos’è la Cultura? Una sequenza di mostre e di eventi da offrire all’utenza o un laboratorio in movimento in grado di elevare una comunità orgogliosa ma ancora in cerca della stella polare? L’impressione finora ricavata è quella di fiera dello spettacolo (lo hanno scritto in molti, anche non disfattisti per partito preso). Un’offerta consumistica generale del mordi e fuggi, con assalto di massa ai ristoranti e alle pizzerie ad opera di visitatori avvezzi ai selfie e alle foto da postare su Facebook. Ecco, i ristoranti, i resort a cinque stelle, le spa di lusso e poi le birrerie e i posti di ristoro popolari hanno in parte offuscato l’intera zona abitativa della città antica. Uno spregevole affresco, negazione assoluta della cultura. Consumismo scenografico sublimato dagli “007” che inseguono i nemici a tutta velocità. Matera prima era rivisitata dai film di Pasolini e di Gibson che, diamine, erano di certo un arricchimento culturale. Sì, d’accordo, anche Polignano, Monopoli, il Salento, sono diventate location di film di cassetta, ma Matera dei Sassi aveva una sacralità da difendere. Fosse in vita il grande pittore Luigi Guerricchio, griderebbe al peccato mortale. Le premesse per la pianificazione di un futuro migliore sembrano deboli: si creeranno infrastrutture del sapere? Maturerà una nuova visione politica capace di dare linfa a una regione che continua a spopolarsi? L’occasione di essere diventata Capitale della Cultura forse andava colta con più muscoli e con ambizioni più alte. L’investimento non può limitarsi al ritorno economico-commerciale o alla visibilità per un anno. Così si perderebbe un altro treno (a proposito, quando la data precisa per le Ferrovie dello Stato? ) nella corsa ad un posto al sole nel panorama nazionale e europeo, avendo sul piatto cotanta bellezza.
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TITOLO: Diritti civili, il ruolo del Corriere
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TESTO: La lunga e laboriosa vicenda del «Dopo di noi», che ha visto protagoniste trenta famiglie napoletane, si è finalmente chiusa. Il «Dopo di noi», come i lettori di questo giornale sanno bene, riguarda il destino dei figli disabili dopo che i genitori sono morti. Le risorse sono state finalmente sbloccate al termine di un’attesa estenuante, le famiglie dei disabili saranno pagate, e, fatto salvo il colpevole ritardo della burocrazia comunale, tutto è bene quel che finisce bene. La vicenda rende però indispensabile una riflessione che riguarda sia la procedura che la sostanza della questione. Dal punto di vista procedurale lo scioglimento dei nodi e delle resistenze, cui sfortunatamente siamo abituati, è dipeso anche se non soprattutto dalla martellante campagna che il Corriere del Mezzogiorno, da solo, ha condotto al fine di favorire un esito positivo della vicenda. Un giornalista americano famoso, Pulitzer, scrisse con enfasi non priva di senso che i giornalisti devono essere i «guardiani della libertà». Da questo punto di vista, nel caso «Dopo di noi» i cronisti di questa testata hanno fatto a pieno il loro dovere. Ma il punto è un altro: è mai possibile che per portare a termine una procedura pubblica si debba arrivare a tanto? E che cosa sarebbe successo se non ci fosse stata una tambureggiante campagna di stampa sul tema? Le domande sono importanti perché era giusto che le risorse - liberate velocemente dalla Regione Campania - spettanti alle famiglie dei disabili arrivassero in tempo.
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TITOLO: Emiliano replica a Provenzano «Vinco anche senza i 5 Stelle»
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OCCHIELLO: Bocciata l’alleanza larga proposta dal ministro per il Sud. Il governatore pugliese punta ad un accordo, ma dopo il voto. Intanto Amati lancia il suo programma
TESTO: Per ora tacciono gli altri, soprattutto chi fin qui ha premuto per l’apertura. Si fa sentire invece il pd Fabiano Amati, che lancia una specie di programma elettorale. Sembra la base per una sua candidatura alle primarie. Per ottenerla dovrà incassare il 35% delle firme dei componenti dell’assemblea del Pd (si riunisce lunedì). Ma Amati non bada alla questioni di forma, bensì guarda alle questioni concrete. «È il momento – sottolinea – di candidare alle primarie un elenco di soluzioni e non un repertorio di noiosi “ma anche”. Cioè parole al vento che paiono accontentare tutti perché non decidono niente per nessuno. Servono proposte di soluzioni chiare». Segue un lungo elenco dei temi su cui Amati si è impegnato dentro e fuori il Consiglio regionale: liste d’attesa, lotta alla xylella, chiusura del ciclo dei rifiuti, abolizione dei consorzi di bonifica, estensione del piano casa, vaccinazioni, promozione dell’agricoltura di precisione, sostegno al turismo di qualità, completamento dei cinque nuovi ospedali. «Queste – conclude – sono ipotesi di soluzione in grado di selezionare programmi e candidati alle primarie. Soluzioni che non prevedono l’uscita di sicurezza del “ma anche”».
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TITOLO: Un suonatore senza orchestra
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OCCHIELLO: Le divisioni attorno al governatore
TESTO: Date un nemico (politico) a Michele Emiliano. A una manciata di mesi dalle Regionali del 2020 resta a combattere da solo contro se stesso, per ora. Suona e canta la ballata elettorale senza un’orchestra alle spalle: non si capisce se la coalizione di centrosinistra sia disposta a sostenerlo ad di là di ogni ragionevole dubbio oppure se alla fine sceglierà di puntare su un altro candidato progressista. Comunque si concluderà questa partita, il Gladiatore lascia intendere di volere scendere in campo. Qualora dovesse farlo indipendentemente dai partiti che finora l’hanno appoggiato, si andrebbe incontro a un suicidio annunciato. Si ripeterebbe, a squadre invertite, lo sbaglio commesso dall’ala conservatrice nel 2015 con Francesco Schittulli da un lato (spalleggiato da FdI) e dall’altro Adriana Poli Bortone (sponsorizzata da Fi e Lega). Persero malamente. Né sarebbe confortante il fatto che il Pd possa accordarsi con il M5S: insieme, verosimilmente, non riuscirebbero a battere il centrodestra nel caso in cui Emiliano fosse escluso. Lo dicono i numeri delle Europee di quest’anno: grillini, democratici, sinistra e ambientalisti nel tacco d’Italia mettono uno dietro l’altro il 45% di consensi; Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia toccano quota 44%. Un punto percentuale separa i due potenziali schieramenti, però se l’ex pm antimafia fosse costretto a mettersi in proprio, il piatto della bilancia penderebbe inesorabilmente dalla parte di Salvini & c.
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TITOLO: Alta velocità, la visita del ministro: «I lavori ripartano quanto prima»
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OCCHIELLO: Sopralluogo della De Micheli al cantiere. Rfi: pronti a riprendere l’opera nel 2020
TESTO: «Mi sono data come obiettivo di visitare almeno tutte le città capoluogo di regione da qui a Natale, e Firenze è la terza dopo Genova e Bologna anche per segnare l’importanza strategica di questa città nel nostro Paese. Sono in questo cantiere anche per sottolineare il sostegno del governo all’attività che sta svolgendo Rfi per risolvere il problema di questo cantiere sul fronte societario, e quindi per farlo partire quanto prima». Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Paola De Micheli, oggi a Firenze, a margine della visita al cantiere del nodo fiorentino dell’Alta Velocità. «Inoltre l’approfondimento che abbiamo fatto in questi primi giorni al ministero su questo cantiere ci segnala — ha spiegato De Micheli — quanto la realizzazione di questa opera aiuterebbe i pendolari, perché consentirebbe la realizzazione piena del progetto regionale del potenziamento del 40% del traffico regionale legato soprattutto alla qualità della vita quotidiana dei pendolari». «Sono consapevole - ha aggiunto il ministro - che permangono dubbi in questa città e anche fuori sulla realizzazione di questa opera, ma mi metto nella disponibilità nelle prossime settimane, forse anche nei prossimi mesi perché abbiamo qualche emergenza da risolvere, di parlare, incontrare e ragionare con le persone che hanno più dubbi per provare a confrontarci anche sulla valenza e sulla profondità degli studi che sono stati fatti prima di avviare questa opera e sulla profondità degli studi e dell’impatto che l’opera avrà qui».
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TITOLO: Corteo a Bari, vernice rossa sulla sede del Consolato turco
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OCCHIELLO: In città la manifestazione del presidio protesta della rete Kurdistan
TESTO: Palloncini pieni di vernice rossa, a simboleggiare il sangue versato dal popolo curdo per mano della Turchia, sono stati lanciati contro la sede del Consolato onorario di Turchia a Bari, dove un gruppo di manifestanti della Rete Kurdistan Puglia ha organizzato un presidio di protesta realizzando un fantoccio di cartone del presidente turco Erdogan con le corna e le mani insanguinate. Alcune centinaia di persone, associazioni, partiti e sindacati, sono sfilate questa mattina nelle vie del centro di Bari, fino al sit-in dinanzi alla sede del Consolato turco, con striscioni che chiedono lo «Stop ai bombardamenti in Rojava», «Libertà per Ocalan» e «Pace in Kurdistan». La manifestazione è partita da piazza Libertà, a Bari, dove gli organizzatori hanno consegnato due lettere indirizzate al Comune e alla Prefettura per chiedere «la cittadinanza per il rivoluzionario curdo Abdullah Ocalan e l’immediata cessazione di ogni rapporto» economico e politico con la Turchia. «Perché - aggiungono - è uno Stato fascista che sta massacrando intere popolazioni a furia di bombardamenti». «Un aiuto allo Stato turco è un aiuto all’Isis - affermano - Negli ultimi tre anni centinaia di milioni di euro di armi sono state vendute dall’Italia alla Turchia, gli stessi aerei che in questo momento stanno bombardando le montagne del Kurdistan iracheno e del Rojava. Non ci possiamo macchiare le mani del sangue di quelle popolazioni».
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TITOLO: Centrodestra, per i tormenti di Fitto ora spunta il nome di Ferrarese
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OCCHIELLO: Fdl potrebbe puntare sull’imprenditore se l’europarlamentare dovesse dire noNel frattempo grandi manovre della coalizione nella compilazione delle liste
TESTO: Nel centrodestra pugliese sono in atto due partite. Quella ufficiale, con gli incontri tra i gruppi, delegazioni che vanno in missione a Roma a chiedere giustizia (il caso dei deputati della Lega che spingono per Nuccio Altieri), un candidato-presidente in pectore (Raffaele Fitto) che fa un passo avanti e due indietro. E poi, c’è la partita underground, sotterranea, una sorta di guerra di posizione sullo scacchiere in vista della definizione delle truppe. Dalla prima partita è emerso che, avendo la Lega lasciato la Puglia al suo destino, scegliendo altri campi di battaglia, la scelta del candidato presidente dovrebbe spettare a Fdi. Certo, continuano le schermaglie. I leghisti pugliesi non ci stanno ad accettare la logica salviniana che punta al colpaccio in altre regioni. Stesso discorso per Forza Italia, in cui i malumori nascono soprattutto a Roma, poiché pare che l’assegnazione agli “azzurri” del candidato presidente in Campania e in Calabria non sia stata ancora ratificata. Così alza la voce anche in Puglia e non dispera di potere rilanciare la candidatura di Nino Marmo. Ad oggi sul campo resta la candidatura dell’europarlamentare Raffaele Fitto che continua a dire di volere svolgere solo il ruolo di capitano. Si cerca, quindi, un’alternativa, e il nome che circola in ambienti di Fdi è quello dell’ex presidente della Provincia di Brindisi, Massimo Ferrarese. Mentre, invece, pare che Luigi Vitali, passato con il gruppo di Toti, spinga per la candidatura di Gaetano Quagliariello. Questa la geografia degli aspiranti candidati del centrodestra. In provincia di Lecce, con Fratelli d’Italia, la candidatura se la giocano l’ex sindaco Perrone e il consigliere regionale Saverio Congedo. Mentre il consigliere regionale Luigi Manca e Antonio Gabellone potrebbe correre con la lista del Presidente, in caso di Fitto candidato.
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TITOLO: Stadio, una foto scalda gli animi E Forza Italia apre all’ipotesi Campi
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OCCHIELLO: Giani posta l’abbraccio con Fossi e Casini: con me la Fiorentina è rinata, loro costruiscono impianti
TESTO: «Ma no, io sto con Dario. La Mercafir è una ottima soluzione — risponde alla provocazione Giani — E poi, ieri mica sapevo che era successo tutto questo». Cioè la guerra della Piana, con il sindaco Dario Nardella che ha sbattuto il suo «non ci sto» all’atteggiamento del collega di Campi (e di cui hanno parlato tutti, nel Pd, così come la foto dei tre ha fatto il giro delle chat, anche se Palazzo Vecchio non commenta). «Non si sfogli il carciofo», il messaggio di Nardella, che da sindaco Metropolitano chiede che se si ridiscute dello sviluppo infrastrutturale «si parli anche termovalorizzatore e aeroporto». Cioè i temi sui quali la Piana, tutta, e Firenze sono in contrasto. Casini e Fossi glissano: «Una foto gioiosa, tra amici». Ma farsi vedere fianco a fianco con uno dei possibili candidati alla presidenza della Regione del Pd, era un’occasione da non perdere, mentre volavano gli stracci. Ma lo stadio non è un problema solo del Pd. Il sindaco di Sesto Lorenzo Falchi, di Sinistra italiana, ha accolto l’invito di Nardella ad un confronto, fatto «senza provincialismo» e chiede che nel nuovo Consiglio della Città metropolitana si apra questo dibattito. E Nardella, da sindaco della Metrocittà, deve dare gli incarichi del Consiglio (una sorta di minigiunta): c’è chi teme che lo scontro avrà peso nelle sue scelte, sminuendo la Piana. E dopo la sinistra, pure il centrodestra apre all’ipotesi di Campi: visto che secondo loro la Mercafir non è pronta, gli azzurri capitanati dal deputato Stefano Mugnai chiedono «di mettere sul tavolo urgentemente tutte le opzioni realisticamente possibili» sia «dentro la città che nell’area metropolitana».
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TITOLO: Boschi: Italia Viva alle Regionali? Prima il candidato, poi decidiamo
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OCCHIELLO: La deputata: alla Leopolda porte aperte a tutti, anche a chi è nel Pd. E non esclude che il nuovo partito partecipi alla sfida per il dopo Rossi
TESTO: «Una lista di Italia Viva alle Regionali toscane? Lo decideremo con il candidato governatore, una volta individuato». Maria Elena Boschi lascia la porta aperta alla partecipazione del movimento lanciato da Matteo Renzi alle elezioni toscane del prossimo anno. L’ex ministra delle Riforme ha appena partecipato al battesimo romano di Italia Viva: al cinema Adriano sono arrivate duecento persone, sala piena, ma a lei non basta. «La prossima volta una sala come questa deve essere troppo piccola per noi», ha detto durante l’iniziativa romana. Boschi è convinta che la Leopolda in programma da venerdì a domenica a Firenze «sarà la più bella e partecipata di sempre». E invita gli ex compagni di strada del Pd a non temere i diktat degli zingarettiani sulla partecipazione alla kermesse renziana, perché «le porte della Leopolda sono sempre aperte per chiunque voglia venire a darci una mano».
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