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LE NOTIZIE DAL GIORNO Tuesday 03 December 2019 AL GIORNO Tuesday 10 December 2019 SU: politica




TITOLO: Primo raduno delle sardine in Puglia Più di un migliaio in piazza a Taranto
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OCCHIELLO: Flash mob in piazza Immacolata. Presente anche Mattia Santori, il creatore del movimento a Bologna. «Senza bandiere in una terra divisa dalla cattiva politica»
TESTO: C’era anche Mattia Santori, creatore e leader del movimento nato a Bologna, ieri, in piazza Immacolata, a Taranto, al primo raduno delle sardine in Puglia. All’inizio del flash mob i partecipanti erano circa un migliaio, poi il numero è cresciuto nel corso della manifestazione. L’obiettivo, spiegano gli organizzatori, è di portare «lo stile delle sardine in una terra che negli ultimi anni è stata divisa da tutte le promesse della cattiva politica». In contemporanea si è svolta in un hotel la prima assemblea provinciale della Lega a Taranto, con il vicesegretario federale Andrea Crippa. #tarantosiunisce è l’hashtag lanciato per condividere sui social la manifestazione. «Senza bandiere, senza offese - hanno sottolineato i referenti tarantini del movimento - e con un preciso richiamo all’antifascismo e all’antisovranismo. Nessuno deve permettersi di fare politiche divisive su Taranto. Questa è la piazza delle persone che si danno da fare ogni giorno, che dicono no alla politica dell’odio».
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TITOLO: Sardine pugliesi con poco sapore
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OCCHIELLO: Il flop della prima manifestazione
TESTO: A partire dalla manifestazione prevista a Bari nei prossimi giorni. In una realtà che ha le sue specificità, economiche, sociali e culturali. La Puglia attraversa un passaggio di fase in cui, pur dinanzi a problemi di non poco conto (dall’Ilva alla xylella) si capirà se si stabilizzeranno i processi di tenuta e crescita del tessuto produttivo che ne fanno ancora un’anomalia rispetto ad altre realtà del Mezzogiorno. Ma anche questo potrebbe non bastare, non essere sufficiente in una economia sempre più globalizzata. Il rischio è la stasi, la stagnazione, perché la mera difesa dello status quo potrebbe non bastare se non si vuole correre il rischio di rimanere incagliati, ma a parti invertite, nella bonaccia antillana di cui parlava Calvino, con la nave corsara (il vecchio Pci) immobile dinanzi ai galeoni dei papisti (mamma Dc). Le sardine pugliesi cavalcano una nuova onda tra i vecchi corsari (il centrosinistra), ora alla guida del vapore, i neo-papisti sovranisti (i crociati del centrodestra al grido «dio-patria-famiglia»), e i reduci (i grillini di casa nostra) della rivoluzione fallita.
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TITOLO: Troppi fondi europei non spesi
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OCCHIELLO:
TESTO: Le regioni italiane spendono poco e male i fondi europei. Poco, perché utilizzano molte meno risorse di quelle a disposizione. Male, perché disperdono i finanziamenti in mille piccoli progetti, anziché concentrarli su pochi obiettivi infrastrutturali di ampio respiro. Sono ovvietà che non ci sarebbe nemmeno bisogno di ripetere, se non fosse che si avvicina la scadenza della programmazione 2014-2020 e gli uomini di buona volontà devono almeno coltivare la speranza che qualche occasione di sviluppo si riesca a cogliere. Con specifico riguardo ai fondi dell’obiettivo tematico 10, quelli relativi a istruzione e formazione, nelle scorse settimane l’associazione delle imprese di telecomunicazioni ha posto una questione molto seria che i fondi europei potrebbero contribuire ad affrontare, soprattutto al Sud. Il mondo delle telecomunicazioni si avvia all’ennesima rivoluzione con l’introduzione della tecnologia 5G e questo richiede, naturalmente, che s’investa nella formazione del personale che dovrà gestire i cambiamenti, secondo alcuni epocali, che l’internet delle cose porterà con sé. È indispensabile tanto l’aggiornamento professionale dei dipendenti che già ci sono, al fine di salvaguardare gli attuali livelli occupazionali, sia la formazione di nuove professionalità, con l’obiettivo di far crescere l’occupazione negli anni a venire. Con il livello di disoccupazione e le decine di crisi industriali che ci sono nel Mezzogiorno, è inammissibile che ci siano a disposizione fondi per sostenere il lavoro e non si riesca a spenderli.
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TITOLO: De Magistris prepara la sua lista: «Sarà pronta dopo l’Epifania»
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OCCHIELLO: Annuncio dell’ex pm per le Regionali. Tra i candidati alcuni assessori, poi un nuovo rimpasto. Suppletive, Dema avrà un proprio nome. Brambilla (M5s): «Nessun accordo con il sindaco»
TESTO: Anche Enrico Panini, il vicesindaco di Napoli, in realtà sembra escludere del tutto la possibilità che de Magistris possa far parte della tornata suppletiva «perché — spiega — Luigi ha più volte detto che farà il sindaco di Napoli fino a fine mandato». Ma Dema «sarà comunque della partita»; avverte il numero due della giunta napoletana. Ma in questo caso, chi sarà il candidato della società civile di cui parla Panini? Le indiscrezioni sono molte. Ma per ora riguardano più che altro il livello politico. Si sa infatti che il capogruppo di Dema al Comune di Napoli, Rosario Andreozzi, visto che si tratta di suppletive proprio del suo collegio, ci avrebbe fatto un pensiero. Altre scuole di pensiero vorrebbero invece in campo addirittura Claudio de Magistris, fratello del sindaco, così da coinvolgerlo nuovamente nell’azione politica di Dema «sfruttando anche il cognome», fa notare più di qualcuno a palazzo San Giacomo. Ma anche l’idea che sia lo stesso Panini, con la sua lunga storia politica sindacale alle spalle il candidato, a provarci non è da escludere affatto. Luigi de Magistris è comunque allertato nel caso in cui — e la cosa non è da escludere — il governo cadesse e si andasse, dopo le Regionali in Emilia, ad elezioni anticipate. Del resto, la candidatura al Parlamento non costringerebbe il sindaco alle dimissioni, cosa invece imposta dalla legge in caso di candidatura alla Regionali. Alle Regionali in Campania, poi, comunque ci sarà la lista di Dema. Anzi, l’ex magistrato annuncia stavolta che «dopo l’Epifania presenteremo la lista e credo ci sarà anche l’indicazione di un candidato presidente. Ovviamente questo non vuol dire che andiamo da soli. Noi siamo pronti al confronto. In Campania bisogna sconfiggere un centrodestra a trazione leghista ma anche la continuità con De Luca». Dovrebbero farne parte alcuni assessori (e questo genererà l’ennesimo rimpasto in giunta), oltre ad alcun consiglieri comunali e a rappresentanti della società civile e dei Movimenti. Ma è tutto da verificare. Troppe volte, infatti, il sindaco ha annunciato la discesa in campo del suo partito salvo poi ripensarci.
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TITOLO: «C’è bisogno di una scossa governerò stando a Roma»
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OCCHIELLO: L’ex eurodeputata, candidata alle primarie, attacca gli avversari«Si guida la Regione dai tavoli che contano, in Italia e in Europa»
TESTO: Elena Gentile, lei è stata sindaca a Cerignola, poi assessora regionale e infine eurodeputata (Pd). Ora è candidata alle primarie. Cosa dice a chi invoca volti nuovi? «Che non è un criterio per giudicare. Per storia personale – e non è spocchia – sono molto più fresca di tanti rappresentanti delle istituzioni. Penso, al contrario, di poter essere un valore aggiunto. Possiedo un bagaglio di esperienza amministrativa e il mio profilo politico è tracciabile per le esperienze che ho sviluppato nel welfare, nelle politiche del lavoro, nell’attività svolta a Bruxelles». Lei guarda con benevolenza al protagonismo dei giovani. Delle sardine cosa pensa? «Le guardo con il rispetto che si deve ai ragazzi, anche se nelle piazze non ci sono solo loro. Le sardine stanno dando una mano alla politica e ai partiti, arroccati su stessi. Hanno risvegliato antiche passioni e ora incrociano la loro vita con temi non facili, come l’antifascismo. Oggi fatichiamo a pronunciare questa parola». Se si facessero partito? «Non lo faranno, non ripeteranno l’esperienza del M5S, nato anch’esso sulle piazze. Ad ogni modo, non dobbiamo avere paura dei ragazzi. Che invece vanno incoraggiati, visto che un professore di Siena si permette di twittare a favore di Hitler. Questi ragazzi hanno parole, visione e narrazione: dicono noi siamo antifascisti. E fanno bene a dirlo, il fascismo non è solo una dottrina politica: è un modo di essere che va respinto anche quando si usano solo le parole. Le frasi che hanno ferito Laura Boldrini e Liliana Segre cos’altro sono se non aggressioni fasciste»? Il programma: dell’Ilva cosa pensa? Come giudica il protagonismo di Emiliano? «Michele ha invertito il senso di marcia. Ha sempre predicato l’idea della chiusura della fabbrica senza porsi il tema del dopo, al netto del fatto che senza Ilva si perde l’1,4 % del Pil nazionale. Invece bisognava immaginare una diversificazione dell’attività produttiva». Lei cosa avrebbe fatto? «Sarei andata in Europa a parlare di questa ingarbugliata vicenda. Emiliano ammicca alle imprese dell’indotto, poi strizza l’occhio agli ambientalisti che vogliono chiudere la fabbrica, poi dice che il sito non va chiuso. Parla anche di decarbonizzazione, ma questo è un processo acquisito, visto che l’Ue ha già detto che il carbone va eliminato entro il 2050». Emiliano in Europa è andato, è stato relatore sul clima. «Quello era un parere del comitato delle Regioni, come tanti se ne forniscono al parlamento europeo. Il tema, per Taranto, è immaginare il futuro. Occorre un’idea “altra” di sviluppo e crescita, un progetto per compensare l’uscita dalla fabbrica di migliaia di lavoratori. Il ridimensionamento del sito è prevedibile. Io sarei andata a Bruxelles a studiare programmi di investimento. Il governo propone la Soprintendenza del Mare: va bene ma non è un moltiplicatore di occupazione». Il premier Conte parla di transizione energetica. «Il tema è con quali soldi: le risorse non si trovano in Italia. Tanto vero che nella legge di Bilancio, a parte l’opportuna manovra per impedire l’aumento dell’Iva, c’è poco altro». Di Ilva abbiamo parlato. Dica altri 2-3 punti qualificanti del suo programma. «La cosa che reputo più importante: instaurare relazioni politiche istituzionali appropriate. Una Regione come la Puglia si governa da Roma e da Bruxelles, sedendo nei tavoli dove si decide. Mentre la Puglia ha di recente disertato quello sugli asili nido e ha perso qualche milione di euro». Solo questo? «Certo che no. Si veda il riordino ospedaliero previsto da Emiliano: è stato incardinato sulle previsioni del famoso Decreto ministeriale 70 del 2015. Io penso che quel provvedimento sia rigido e vada rivisitato, non può essere applicato nella stessa maniera ovunque, le situazioni non sono tutte uguali». Poi cos’altro occorre? «Una grande battaglia per modificare i criteri di riparto del fondo sanitario, ancora legato all’algoritmo che trasferisce più fondi alle Regioni con popolazione anziana. In questo modo si continua a premiare il Nord. Mentre penso che bisogna riprendere la battaglia per introdurre anche il parametro della deprivazione economica». Sulle liste d’attesa? «Al contrario di quel che sostiene un mio avversario (Fabiano Amati, ndr, in basso nella foto) bisogna sostenere la libera professione quando le liste sono lunghe. Si fa scorrere la lista con le visite private, a parità di costo per gli utenti. Poi la Asl regola il conto con i medici. Non è una mia idea, si fa così in Emilia Romagna. E poi un’altra cosa». Dica pure. «Occorre rivoluzionare il sistema della formazione professionale e delle politiche sul lavoro. Che fin qui sono state un flop. Vanno allestiti corsi per formare nuovi lavoratori nell’economia circolare, in quella verde, in quella blu». Chi butta giù dalla torre? Amati o Emiliano? «Non ha citato il quarto candidato, Leo Palmisano. Lui sale sulla torre, gli altri due li butto giù entrambi».
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TITOLO: Campania ostaggio dei veti
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TESTO: Se qualcuno intendesse scommettere sul vincitore delle prossime elezioni regionali, dovrebbe necessariamente tener conto dei sondaggi disponibili, a partire da quello che abbiamo pubblicato ieri. E in questo caso sarebbe costretto a puntare sul centrodestra, che tutte le indagini danno per favorito. Le cifre sono inequivocabili: allo stato dei fatti, non c’è partita. La coalizione guidata (forse) da Stefano Caldoro sembra avere la strada spianata: soltanto un incidente di percorso o un’improvvisa crisi etilica, dovuta all’ubriacatura per un successo ormai a portata di mano, può farla deragliare. Colpa di Vincenzo De Luca? Oppure merito di un’opposizione risorta miracolosamente dal suo stato cadaverico? Magari fosse tutto così semplice, così lineare. .. Anzi, meno male che la politica, a dispetto dei tempi, conserva una sua complessità genetica che la preserva dai facili schematismi. Ovviamente cominciamo con la solita cantilena, sempre valida fino alla prima proiezione reale: i sondaggi forniscono il probabile orientamento del corpo elettorale in quel preciso momento, nulla più. E rischiano di essere smentiti poche settimane dopo dalla ormai stabile volatilità (l’ossimoro è dovuto) delle alleanze tra i partiti e degli umori che serpeggiano nella cittadinanza. A questa premessa, poi, ne va aggiunta un’altra, di carattere più generale, che oserei definire «sociologica».
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TITOLO: Il Pd: in vista delle Regionali bisogna allargare le intese. La Lega sceglie la squadra
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OCCHIELLO: Sarracino: spero che si possa iniziare a ragionare con i grillini. Il governo ratifica l’uscita dal commissariamento della Sanità
TESTO: Nicola Molteni, parlamentare della Lega e commissario regionale in Campania del partito ha annunciato, dopo un incontro con i vertici regionali del partito, i nomi sui quali si punterà. «Ho individuato - ha detto - i referenti provinciali in vista delle prossime elezioni regionali. Oltre ai commissari c’è un altro nome di spicco: è quello del professor Aurelio Tommasetti, ex rettore dell’Università di Salerno, individuato quale responsabile per il programma regionale». I responsabili provinciali della Lega in Campania sono il senatore Pasquale Pepe, vice presidente della commissione Antimafia, ad Avellino; Luca Ricciardi a Benevento; Salvatore Mastroianni a Caserta; Vincenzo Catapano, Sindaco di San Giuseppe Vesuviano, a Napoli; Nicolas Esposito responsabile regionale Lega giovani a Salerno. «Questa - aggiunge Molteni - è la squadra, motore della macchina organizzativa che realizzerà il progetto della Lega per la Campania. Vogliamo costruire un’alternativa all’attuale classe dirigente, colpevole di immobilismo e che sta uccidendo il tessuto socio-economico di un territorio dotato di grande capitale umano. Siamo già al lavoro per intercettare le esigenze e le istanze di chi, insieme a noi, vorrà partecipare a questa grande sfida». E già si parte questo week end: la Lega sabato e domenica organizzerà stand in oltre 100 piazze della Campania, per una raccolta firme contro il Meccanismo Europeo di Stabilità (Mes). «Non è pensabile - spiegano gli organizzatori - mettere a rischio oltre 120 miliardi di risparmi degli italiani per favorire le banche tedesche». In ogni stand sarà possibile ricevere informazioni e firmare contro il così detto fondo ammazza Stati. Coinvolte tutte le province. Intanto ieri in tarda serata il Governo ha decretato, dopo dieci anni, l’uscita della Campania dal Commissariamento della Sanità.
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TITOLO: Ingegnere edile con 110 e lode vince concorso da netturbino
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OCCHIELLO: A Barletta 13 posti in palio e nove sono vinti da laureati. Gli altri sono diplomati. Lo stipendio 1.200 euro al mese per 14 mensilità
TESTO: Degli 891 aspiranti a un posto di netturbino nel comune di Barletta, soltanto 13 hanno ottenuto il tanto desiderato contratto a tempo indeterminato con uno stipendio base da 1.200 euro al mese e 14 mensilità. Il sogno del posto fisso si è avverato per 13 lavoratori under 40 ai quali era rivolto il bando della Barsa, l’azienda che si occupa di servizi ambientali. Per nove di loro la pergamena di laurea, conseguita anche con voti eccellenti e in alcuni casi persino con lode, rimarrà affissa come un quadro, a perenne ricordo degli anni passati sui banchi delle università e delle palpitazioni nel sostenere gli esami. Emozioni grandi, tanto quanto la firma di un contratto a tempo indeterminato in un’epoca in cui il precariato ha preso il sopravvento, diventando un cruccio persino per le menti più brillanti. Gli altri quattro, collocati in graduatoria tra il decimo e il tredicesimo posto, sono «soltanto» diplomati. Tra loro ci sono due geometri, un perito elettrotecnico e un ragioniere. I tredici fortunati vincitori del bando da netturbino hanno dovuto superare una dura selezione. La prima prova, consistita nella risposta a 30 domande di cultura generale, ha ridotto il numero degli aspiranti al posto di lavoro a 100 unità sino alla determinazione della graduatoria finale.
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TITOLO: «Cambiare la legge elettoraleUna norma per la parità di genere»
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OCCHIELLO: L’appello della commissione Pari opportunità: «Senza la doppia preferenza si potrebbero invalidare le prossime elezioni regionali». Emiliano: «Sono con voi, ma non riesco a convincere il Consiglio». Verdi, socialisti e “Puglia in più“ con le donne
TESTO: I Verdi, i socialisti e Puglia in più si schierano per la doppia preferenza. «Nonostante le proposte congiunte fatte dal tavolo del centrosinistra e la volontà dell’attuale governatore uscente — commenta Claudio Cesaroni, segretario regionale del Psi — ci troviamo di fronte a muri di gomma sordi nei confronti di quelli che sono segnali di civiltà già espressi in ambito costituzionale e delle pari opportunità. Il Psi di Puglia adotterà ogni iniziativa utile a pervenire al risultato auspicato dall’elettorato tutto, femminile e non». «Cambiare la legge elettorale regionale introducendo la doppia preferenza di genere — dichiara Puglia in più — è una necessaria azione di civiltà che passa non solo attraverso un adeguamento legislativo ma anche e soprattutto attraverso la giusta affermazione di quella parità di diritti tanto declamata da molti ma applicata da pochi». «Da sempre — dice Mimmo Lomelo dei Verdi — auspichiamo l’introduzione della doppia preferenza». Va detto che nessuna delle tre forze politiche può vantare consiglieri regionali.
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TITOLO: Dopo Taranto le sardine ritentano Tutti in piazza a Bari e a Foggia
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OCCHIELLO: Nuovo test pugliese, nelle due città si attendono in tutto circa 16 mila persone«Siamo contro quella narrazione che vorrebbe metterci gli uni contro gli altri»
TESTO: Come andrà a Bari e a Foggia? Stasera si vedrà. Nel capoluogo regionale si attendono, secondo le previsioni, oltre 10mila manifestanti. Nel capoluogo dauno, 6mila. Sono cifre impegnative, obiettivi ambiziosi di una parte della società civile che, come sostengono in un comunicato gli organizzatori baresi, Camilla, Chiara, Francesco e Davide, si schiera contro una «narrazione tossica e violenta che vorrebbe metterci gli uni contro gli altri». Bari e Foggia hanno specificità diverse, potenzialità e problemi non omologabili. Ma i giovani pugliesi, dalla Capitanata al Salento, sono accumunati dallo stesso destino: un presente fatto di precarietà, sociale e esistenziale, lo studio che si oggettivizza con un pezzo di carta solo formalmente utile, se poi dieci laureati sono costretti ad accettare di fare lo spazzino (con tutto il rispetto), la prospettiva tragica di dovere partire, come facevano i loro nonni, a caccia di fortuna, oppure di essere costretti ad accettare il destino di «assistito», frutto del più becero meridionalismo che trasuda dal reddito di cittadinanza. Il poco che, comunque, la politica è riuscita a produrre negli ultimi anni.
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TITOLO: Regionali, dietro front su Caldoro Carfagna e i suoi: «Azzerare tutto»
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OCCHIELLO: Vertice Berlusconi, Salvini e Meloni: confermata candidatura in Campania di Forza Italia
TESTO: Intanto, una larga rappresentanza di deputati e dirigenti campani azzurri — Casciello, Fasano, Sibilia, Russo, Ferraioli e il sindaco di Benevento Clemente Mastella — in un vertice a Montecitorio con Carfagna ha ribadito la necessità di fare un passo indietro sulla individuazione del candidato presidente per «verificare ogni altra opzione». Gigi Casciello è convinto, per esempio, che in Campania sia «indispensabile compiere ogni sforzo per restituire centralità a Forza Italia. Siamo certi per questo che il presidente Berlusconi saprà trovare il modo e il tempo per operare la scelta migliore». Mastella non è la prima volta, e lo ha ribadito anche a Caldoro, che prova a chiedere le primarie: «Le liste civiche faranno la differenza alle prossime elezioni regionali — ha ammonito — e qui nulla è dato per certo. Bisogna resettare e cominciare da capo per trovare unità e condivisione. Unità che di certo Caldoro non costruisce se viene a Benevento per interloquire con il suo consigliere comunale e mio oppositore». Carfagna, alla fine del vertice, ha chiamato il coordinatore campano Mimmo De Siano per impegnarlo a sostenere le istanze dei deputati dissidenti dinanzi a Berlusconi. «Ci siamo sentiti — conferma De Siano — ma io non sono tenuto ad intercedere, tantomeno a contrastare ciò che dice il presidente Berlusconi. Lui conosce le dinamiche campane e sa bene ciò che deve fare». Insomma, tutto fa pensare che non vi saranno colpi di coda. Sebbene le perplessità e il dissenso interno vadano al più presto sanati. Anche Nunzia De Girolamo ha inviato un messaggio a Caldoro: «Stai sereno, nessun rientro in politica: mi piace ballare».
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