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LE NOTIZIE DAL GIORNO Wednesday 20 May 2020 AL GIORNO Wednesday 27 May 2020 SU: politica




TITOLO: Regionali, Fdi: gradimento per Caldoro ma piace anche Maresca
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OCCHIELLO: Il senatore Iannone, commissario campano del partito: «Il magistrato è un profilo degnissimo. Stefano è persona capace, con lui stima e amicizia. Noi offriamo Cirielli»
TESTO: Da tavolo nazionale, a dicembre scorso, partì l’indicazione di Forza Italia sul nome di Stefano Caldoro, già presidente della Regione Campania dal 2010 al 2015: «Un nome - sottolinea Iannone - verso il quale esprimiamo apprezzamento, è persona capace e con lui c’è un rapporto di stima e amicizia reciproca, per quanto mi riguarda anche di collaborazione fattiva perché quando era governatore io ero presidente della Provincia di Salerno e abbiamo lavorato bene insieme. Forse le critiche al nome di Caldoro sono arrivate da altri versanti, non da Fratelli d’Italia. Da parte nostra - ribadisce Iannone - c’è la legittima aspirazione di esprimere la candidatura di Cirielli ed è legittimo che sosteniamo il nostro nome finché non ci sarà l’ufficialità, anche perché, e lo dico senza infingimenti, oggi Fratelli d’Italia è una forza accreditata dai sondaggi al 13, al 14 e da qualcuno addirittura al 15% e governiamo solo l’Abruzzo». (fonte AdnKronos)
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TITOLO: De Luca propone «Campania sicura»agli operatori turistici e culturali in crisi
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OCCHIELLO: Per adesso è soltanto uno slogan, ma vuole farlo diventare un brand per promuovere la regione. Salvini (Lega): il governatore rimanda e ritarda
TESTO: Ma il presidente della Campania fissa un punto preciso: il turismo può essere aiutato soltanto con un massiccio intervento del Governo e della Ue. Quello stesso contro il quale da qualche giorno si scaglia per vedersi restituiti i 240 milioni di euro di rimborso Irpef. «Per il turismo, la complessità di questo mondo non può basarsi solo sul sostegno della Regione — ha confermato — ma anche e soprattutto su quello del Governo nazionale e dell’Europa. Nel nostro piano economico e sociale ci sono già aiuti agli stagionali, sappiamo benissimo che non basta. Quello che si può fare intanto, e a breve termine, è lanciare una campagna promozionale per fare della sicurezza il brand per l’accoglienza insieme alle straordinarie bellezze ambientali e culturali della Campania. Lo faremo d’intesa con gli operatori del settore, sia a livello nazionale che internazionale».
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TITOLO: Verso il voto senza programmi
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OCCHIELLO: Tra promesse e polemiche
TESTO: Nel Paese la situazione va riprendendosi, pur fra difficoltà e ostacoli regionali. E in Puglia, nello sfondo di un virus forse più lento, due dati colpiscono. Innanzitutto Emiliano punta al voto per la fine di luglio. Gli argomenti non mancano, dal caldo che terrebbe bassa la curva del contagio, alla possibilità di cavalcare quella sottile euforia della «seconda fase», ottima condizione per una politica senza progetto, servita con interventi frammentati e rivolti a qualche facile serbatoio di voti. Così si spiegano le manciate di milioni al turismo, senza ragioni dettagliate di una simile scelta, rispetto a un contesto caratterizzato da non poche industrie medie e piccole, con il loro cospicuo monte di posti di lavoro non stagionali. Si aggiungano poi gli svelti riferimenti all’agricoltura, senza un’approfondita analisi delle prospettive di rilancio del settore primario e delle sue legittime aspirazioni a tornare sui mercati internazionali. E anche qui pesa la domanda di lavoro. Non mancano poi le promesse del nostro presidente, distribuite qua e là, o suscitate da scarne manifestazioni di scontenti, che sempre elettori sono. Né finora si vedono cenni di armonia di scopi con la distribuzione delle risorse governative, che potrebbero agire da moltiplicatore in un’attenta programmazione sulla Puglia che verrà. Persino la sanità ora è oggetto di qualche misura in più, che però non basta per parlare di rilancio di un settore deficitario e non all’altezza dell’attuale emergenza ospedaliera, tutt’altro che finita. Inoltre, in tema di salute pubblica, manca un intervento a sostegno della ricerca locale, mentre dappertutto vi è sete di scienza.
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TITOLO: Comune di Napoli, de Magistris perde i presidenti delle commissioni chiave
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OCCHIELLO: Bilancio, Mobilità e Sport: la nascita di Iv e l’uscita di Simeone mettono in crisi la maggioranza
TESTO: Discorso analogo per Nino Simeone, consigliere comunale molto attivo sul fronte dei Trasporti, presidente della commissione Mobilità e Infrastrutture che non solo ha lasciato la maggioranza ma viene dato in procinto di candidarsi alle prossime Regionali, addirittura con la lista «De Luca presidente», quindi nella “compagine” che prende direttamente il nome del governatore. Perdite di peso, dunque, non solo importanti in termini numerici per la maggioranza del sindaco, ma che concretamente fanno perdere al primo cittadino pezzi determinanti dell’amministrazione. E, si sa, il controllo politico delle commissioni consiliari, è molto utile ai fini della gestione politica del Comune di Napoli. Ma allo stato sono espressione diretta della maggioranza solo i presidenti della commissione Urbanistica (Mario Coppeto), Istruzione (Chiara Guida), Lavoro (Vincenzo Solombrino) Cultura e Turismo (Elena Coccia). A ciò va aggiunto che alcune commissioni sono già, per norma, presiedute dal l’opposizione: è il caso di quella alla Trasparenza, che vede a capo Domenico Palmieri di “Napoli Popolare”, storicamente vicino a Stefano Caldoro. Ma anche della commissione di controllo «sul monitoraggio delle attività connesse alle Universiadi 2019», presieduta da Enzo Moretto della Lega di Salvini; e della importante commissione sul monitoraggio dell’attuazione del Patto per Napoli — che vale circa 300 milioni di fondi stanziati per varie opere — che ha come presidente Marco Nonno di Fratelli d’Italia. Sembrerebbe aver preso le distanze dal sindaco, lasciando Dema, anche Laura Bismuto, iscritta al gruppo Misto ed al vertice della commissione Giovani; così come Maria Caniglia, fondatrice del gruppo degli Sfasteriati, ha caratterizzato da tempo la sua politica in maniera equidistante dal sindaco, che presiede la commissione Welfare.
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TITOLO: L’assessorato all’Identità siciliana va alla Lega. E monta la protesta
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OCCHIELLO: Il popolo social si infiamma dopo la nomina del giornalista Alberto Samonà
TESTO: La decisione presa qualche giorno dal Presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci sull’affidare alla Lega l’Assessorato ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana ha acceso gli animi di tanti siciliani e sono piovute copiose le proteste. Dopo il periodo di quarantena e assopimento degli animi, è arrivato come un colpo di defibrillatore la scelta del presidente che non ha lasciato di certo indifferente i siciliani che dopo aver appreso la notizia si sono letteralmente infiammati sui social. Il gruppo Facebook “Fuori la Lega dalla Sicilia - No i Beni Culturali alla Lega” in pochissimi giorni ha raccolto 65mila adesioni, è stata indetta una protesta per martedì 2 giugno quando l’appuntamento per tutti i dissidenti sarà per le 18 davanti piazza del Parlamento, sono nate anche delle petizioni su change. org dove oltre a chiedere che la “Sicilia si Sleghi” vengono chieste imminenti le dimissioni di Nello Musumeci. Insomma il già afoso maggio siciliano, è ancora più rovente, anche perché l’eredità di questo assessorato è quella lasciata da Sebastiano Tusa, stimato e compianto. Si sono susseguiti diversi nomi per il suo successore dal segretario della Lega in Sicilia Stefano Candiani al giornalista e scrittore Pietrangelo Buttafuoco. Alla fine, a essere nominato Assessore ai Beni Culturali è Alberto Samonà, già responsabile cultura della Lega in Sicilia, giornalista, scrittore e intellettuale. La cosa che non va giù ai siciliani è aver affidato un assessorato così importante e strategico proprio alla Lega, quella che fu Lega Nord e che nei confronti dei meridionali ne ha sparate di grosse, con offese che non sono state dimenticate. E ancor più dell’assessorato alla Cultura quello che dà fastidio è che venga affidato all’estrema destra il delicato compito di definire l’identità siciliana.
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TITOLO: Fase 2, de Magistris chiama De Luca: programmato incontro per i prossimi giorni
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OCCHIELLO: Il sindaco di Napoli: «Una cosa sono le differenze politiche che ci dividono altro è il dialogo istituzionale. E poi non lascio il futuro della città nelle mani della task force della Regione»
TESTO: Nuova rottura intanto, nella cabina di regia comunale per l’emergenza covid. Dopo Articolo Uno anche Fratelli d’Italia, col consigliere Andrea Santoro, rinuncia a parteciparvi. E i consiglieri M5s attaccano il sindaco per la mancata riorganizzazione degli uffici comunali «in sicurezza», dicono, in vista delle riaperture al pubblico: «L'amministrazione comunale sta affrontando la Fase 2 in modo del tutto insoddisfacente», affermano i consiglieri comunali del M5s, Matteo Brambilla e Marta Matano, puntando il dito in particolare contro la delibera sul protocollo sicurezza del lavoro al Comune e in materia di lavoro agile e flessibilità. «Già da tempo avevamo segnalato la necessità di valutare l'idoneità degli edifici comunali che ospitano gli uffici per realizzare le necessarie misure di tutela, ma nulla è stato fatto esponendo personale e cittadini al rischio sanitario. Pur con l'adozione della deliberazione - proseguono - nessuna determinazione è stata assunta per favorire lo smart working che, nella fase attuale e nel futuro immediato, dovrebbe essere considerata la modalità da privilegiare sia per i consistenti risparmi ottenuti per le casse comunali sia per la limitazione delle condizioni di contagio, ma per fare questo si devono determinare le categorie di dipendenti più a rischio e identificare le attività da svolgere in presenza. In una parola si deve riorganizzare tutta la macchina comunale». Brambilla e Matano evidenziano che la delibera «impone soltanto la realizzazione di alcuni obiettivi come l'acquisto di mascherine, sanificazione locali, controlli a tutti coloro che accedono nei locali pubblici». I consiglieri ritengono che «si dovrebbero utilizzare tecnologie per la dichiarazione/accertamento della presenza, fornire pc e collegamenti modem per chi deve lavorare in modalità smart working, ma di tutto questo non c'è traccia negli atti amministrativi che sono l'ennesima dimostrazione dell'incapacità di governare anche le dinamiche amministrative più semplici e lineari».
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TITOLO: Ora è il momento di emigrare al Sud
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OCCHIELLO: È più che mai necessario un nuovo equilibrio fa il Nord e il Mezzogiorno
TESTO: L’emergenza sanitaria ha solo temporaneamente arginato un altro fenomeno drammatico: l’emigrazione temporanea, e costante, da sud a nord per cure e prestazioni sanitarie: cure e prestazioni che implicano un rimborso spese da parte del Sud, maggiori incassi per alberghi, cliniche e ospedali del Nord (alcuni dei quali privati), minori risorse per le strutture sanitarie del Sud, maggiori oneri (e più argomenti per vecchie polemiche) per le regioni del Nord. Che cosa accadrà dopo la « fase due »? Tutto ricomincerà come prima, o si ripenserà l’organizzazione della sanità pubblica con uno sguardo alle condizioni del Mezzogiorno? I dati di “sbarchi” di italiani all’esterno e di meridionali al Nord (fenomeno storicamente ripetitivo) confermano le distorsioni del nostro modello Paese e le colpevoli distrazioni delle classi dirigenti nel corso di decenni. Ed evidenziano una dimensione grottesca - ma sempre distorta sotto i riflettori - delle polemiche culturali e ideologiche sugli sbarchi - quelli veri - di alcune migliaia di migranti in cerca di salvezza, o sulla recente regolarizzazione dei braccianti agricoli, relazionata in modo strumentale al problema dell’occupazione giovanile degli italiani. Al di là delle polemiche, se ha un senso compiuto lo slogan “nulla sarà come prima”, se cioè l’epidemia ci obbliga a ripensare il nostro modello di sviluppo, a riprogettare il nostro habitat urbano, a considerare le risorse su cui potremo contare in futuro e a mettere nel conto produzioni e attività che risulteranno obsolete, allora potrebbe davvero suonare la campana per le prossime generazioni. L’epidemia ha creato bisogni e opportunità eccezionali di rilanciare le nostre migliori qualità, di mettere a frutto la straordinaria bellezza dei nostri territori, di sfruttare al massimo il patrimonio culturale, naturale, turistico, umano, di intensificare la rete di competenze scientifiche e tecniche. Pensiamo, ad esempio, alla possibile felice combinazione di smart working, recupero di antichi borghi abbandonati, attività culturali e turistiche, centri di ricerca, poli universitari. Si è parlato molto in questi giorni di « modello Genova », come criterio per sveltire pratiche e realizzare opere come il Ponte Morandi. Si potrebbe pensare anche a un «Modello Matera», come esempio di recupero abitativo, culturale e turistico, possibilmente in tempi più ragionevoli di quanti siano stati necessari per la Città dei Sassi.
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TITOLO: Coronavirus, l’estate può rallentarlo? E si sta davvero «spegnendo»?
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OCCHIELLO: Ci sarà una seconda fase anche per il coronavirus? Non ci sono prove di una minore aggressività, ma un ruolo potrebbero giocarlo l’estate e le nuove terapie
TESTO: 1. Il coronavirus si spegnerà? «I virus si comportano da virus e, per definizione, vanno incontro a mutazioni. Il SARS-CoV-2 lo ha già fatto passando dal pipistrello a un’altra specie. Quindi prima o poi dovremmo assistere ad un’attenuazione. Fino ad allora dobbiamo proteggerci, senza avere paura», è l’ottimismo di Massimo Ciccozzi, epidemiologo molecolare del Campus Biomedico. Per sua natura anche «questo agente infettivo non ha interesse a uccidere l’uomo, altrimenti perderebbe la possibilità di replicarsi. Gli conviene invece adattarsi all’ospite e cercare di convivere più o meno pacificamente con lui. Forse qualche compromesso potrebbe già averlo trovato. Se però adesso abbiamo la percezione del suo indebolimento è soltanto grazie agli effetti del lockdown che ne ha rallentato la circolazione». 2. Abbiamo prove che abbia perso vigore? «Non ci sono prove scientifiche. I dati sul sequenziamento di decine di migliaia di coronavirus isolati in tutte le parti del mondo non indicano nessuna mutazione significativa collegabile a minore infettività», esclude Sergio Abrignani, immunologo dell’università di Milano. «I virus non decidono di diventare meno aggressivi di punto in bianco e per ogni forma di adattamento la mutazione è necessaria. Il corso dell’epidemia è stato cambiato dai lodevoli comportamenti dei cittadini. E poi dei medici che in due mesi hanno imparato a gestire un’infezione completamente nuova di cui non si sapeva nulla. All’inizio la malattia nelle forme gravi veniva trattata come polmonite interstiziale, poi si è capito che colpiva altri organi». 3. Fra le terapie, quale può aver dato la svolta? Nessuna terapia è efficace al 100% e non ce ne sono di specifici per questa infezione. Le cure sono combinazioni di più farmaci. Flora Peyvandi, del policlinico universitario di Milano, esperta di emostasi e trombosi, pone l’accento sull’importanza dell’eparina, un anticoagulante: «In uno studio appena terminato dimostriamo che la mortalità è decisamente scesa con la somministrazione di alte dosi nei pazienti con piccoli trombi nei polmoni causati dal virus. Sono certa che il puzzle terapeutico sarà completato nel tempo e saremo in grado di salvare molte più vite». 4. Il caldo può fermarlo? Un articolo pubblicato sulla rivista Science da ricercatori dell’università di Princeton sembra smentire l’ipotesi. Le alte temperature e l’umidità sono poco efficaci nel contrastare il virus se la maggior parte della popolazione è suscettibile al contagio. In Italia, in base a studi frammentari compiuti da diverse Regioni con i test sierologici (quelli che rilevano la presenza di anticorpi, dunque di una risposta dell’organismo all’infezione) appena il 5-10% degli italiani ha avuto la malattia con sintomi lievi. I ricercatori statunitensi si sono serviti di modelli epidemiologici per concludere che «anche nelle città tropicali le cui condizioni climatiche dovrebbero ostacolare la trasmissione, la crescita dell’epidemia resta significativa». Il Corriere ha una newsletter sul coronavirus e la fase 2. È gratis, ci si iscrive qui5. Perché si dice che l’estate sia favorevole al calo della circolazione del virus? Dipende in gran parte dalle diverse abitudini di vita. Si trascorre la maggior parte del tempo all’aria aperta, nei luoghi chiusi le finestre possono restare spalancate grazie alle temperatura esterne meno rigide. Tra i consigli di prevenzione, oltre all’uso di mascherine e al rispetto del distanziamento, si raccomanda di arieggiare le stanze e limitare l’uso dei condizionatori anche per evitare infreddature che potrebbero far sospettare di avere il Covid. Nei mesi caldi poi anche il banale raffreddore va in vacanza, dunque si starnutisce e tossisce poco e il passaggio per via aerea dei virus respiratori si riduce. 6. I pazienti positivi dopo la guarigione sono contagiosi? No, secondo una comunicazione dei Centri coreani per il controllo delle malattie infettive. Se confermata sarebbe un’ottima notizia. Oggi i pazienti guariti, senza sintomi, restano positivi al tampone anche per settimane e non possono rientrare in attività finché si negativizzano.
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TITOLO: Ecco le App anti-Covid made in Campania. Automonitoraggio e assistenza a distanza
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OCCHIELLO: Domani la video conferenza stampa di De Luca con la presentazione dei nuovi strumenti digitali per affrontare l’eventuale ritorno della pandemia
TESTO: La prima è una App di automonitoraggio che fornisce la possibilità di mettersi direttamente in contatto, in forma anonima, con una centrale operativa sanitaria — la cosiddetta piattaforma di sorveglianza — per ottenere assistenza da remoto, interagire con i medici di base ed essere quindi indirizzato nel caso le manifestazioni sintomatiche fossero compatibili con quelle tipiche del coronavirus; poi, c’è una seconda piattaforma digitale ad arricchire il cruscotto regionale e fa riferimento ad una banca dati che raccoglierà e renderà omogenei tutti i flussi informativi relativi ai posti letto Covid, ai tamponi, ai test sierologici ed a tutta l’attività che si sviluppa intorno all’epidemia; quindi, un servizio di tele consulenza psicologica a supporto di chi deve affrontare il periodo di quarantena; infine, l’ultimo strumento digitale è un chatbot, una piattaforma di intelligenza artificiale, al quale potersi rivolgere, anche in questo caso, per avere assistenza con i primi sintomi di malessere.
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TITOLO: Renzi soffia a de Magistris altri due consiglieri
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OCCHIELLO: Mundo e Mirra passano a Italia Viva. Numeri ballerini in maggioranza in vista della discussione sul bilancio previsionale. Pace (DeMa): «Nessuna sconfessione, progetti personali»
TESTO: NAPOLI - Il passaggio di due consiglieri eletti nel 2016 nelle liste a sostegno del sindaco Luigi de Magistris nelle fila di Italia Viva non sembra agitare la maggioranza. A passare con Renzi sono i consiglieri Gabriele Mundo e Manuela Mirra, eletti nella lista Riformisti Democratici con de Magistris e già da tempo confluiti nel Gruppo Misto, che vanno a unirsi a Carmine Sgambati, che fu eletto con DemA. Una mossa che da più parti viene letta come «un riposizionamento in vista di una candidatura per le elezioni regionali» che in Campania si svolgeranno molto probabilmente in autunno. «Già da diverso tempo - afferma il consigliere dei maggioranza, Salvatore Pace (DemA) - Mundo e Mirra non partecipavano alle riunioni ma nonostante questo fino ad ora hanno sempre condiviso le scelte dell'amministrazione e, dunque, non credo che questo passaggio in Italia Viva sia dettato da una sconfessione dell'operato di questa amministrazione ma da progetti personali. Pertanto non mi aspetto un cambio di atteggiamento in aula a meno che da Roma non vengano indicazioni diverse».
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TITOLO: Il discorso di Conte alla Camera e al Senato sulla Fase 2, in diretta. Bagarre dopo le parole di Ricciardi
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OCCHIELLO: L’informativa del presidente del Consiglio alla Camera sulla nuova fase della lotta al coronavirus. Caos in Aula quando Ricciardi (M5S) attacca il «modello Lombardia». Salvini: «I Cinque Stelle si devono sciacquare la bocca »
TESTO: Ore 12.50 - Fine del dibattito alla Camera (A. T.) Il Parlamento torna a riprendere il suo spazio istituzionale, sottratto inevitabilmente nel picco dell’emergenza coronavirus. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte riferisce in Aula con un’informativa urgente sulle misure per il rilancio, ma si accende subito uno scontro tra la maggioranza e l’opposizione, con il presidente Roberto Fico che è costretto a interrompere la seduta. Conte fa il punto delle misure messe in campo, non nasconde le difficoltà e i ritardi, ammette che «la burocrazia ha ritardato l’efficacia dei provvedimenti» e attacca le banche «che possono e devono fare di più». Invita gli italiani a «fare vacanze in Italia», spiega che «non è ancora tempo di movide e party» e rilancia nel dettaglio le misure per «trasformare l’emergenza in un’opportunità». Nel farlo, la mossa politica più rilevante non è tanto l’apertura alle opposizioni, che resta un gesto formale, quanto la mano tesa verso Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva ha rinunciato ieri a usare i suoi senatori per sfiduciare il ministro Alfonso Bonafede, come aveva minacciato di fare. Ed evidentemente la trattativa con Palazzo Chigi ha portato i suoi frutti. Perché Conte apre a Matteo Renzi, accogliendo apertamente le sue proposte sullo «sblocca cantieri»: «Stiamo lavorando a un nuovo decreto legge sulla semplificazione burocratica, per dare all’Italia uno choc economico senza precedenti, in particolare sulle infrastrutture. L’Italia non può più attendere. Se non riusciremo neanche in questa emergenza, dubito che sarà possibile farlo in futuro. Occorre attivare le opere pubbliche che alcune forze hanno già enunciato in alcuni articolati che troveranno spazio nel decreto legge». Maria Elena Boschi, capogruppo di Iv, apprezza le aperture di Conte, anche sulla fine dell’uso ripetuto dei dpcm e il ritorno ai decreti legge, che consentono un maggiore coinvolgimento del governo e del Parlamento. In Aula, però, si accende un altro fronte che rischia di essere esplosivo nei prossimi mesi, ed è quello del rapporto tra Stato e Regioni. Il deputato Riccardo Ricciardi del Movimento 5 Stelle fa un intervento durissimo, nel quale lancia un j’accuse verso la gestione lombarda dell’emergenza, chiamando in causa la giunta leghista di Attilio Fontana. L’opposizione reagisce con veemenza. Un leghista rompe un microfono dello scanno parlamentare con un pugno. In diversi scendono e si dirigono verso Ricciardi. La bagarre e il rischio di scontri fisici consigliano al presidente Fico la sospensione della seduta. La Meloni attacca Conte: «Ricciardi non avrebbe fatto quell’intervento se non fosse stato concordato con lei. È la vostra strategia: lei che vola alto, il collega Di Maio che chiama al dialogo e il suo partito che provoca e insulta». Fuori dall’Aula, il ministro Roberto Speranza dà ragione a un infuriato Giancarlo Giorgetti. Del resto la linea del titolare della Salute è sempre stata quella di evitare polemiche, con una conduzione sobria e pragmatica del ministero. Ma inevitabilmente, scemata l’emergenza, le questioni dovranno essere affrontate. E la prima è quella del rapporto con le Regioni, su cui Conte aveva spiegato che occorre «una registrata». Si deve capire se i presidenti delle Regioni non abbiano esagerato nell’uso dei loro poteri, fino quasi a configurare uno Stato federale, o se al contrario si debba lasciare spazio a una maggiore autonomia dallo Stato centrale.
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TITOLO: De Luca: «Incredibile esclusione ex zone rosse dal Fondo Covid»
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OCCHIELLO: Il presidente della Regione Campania: «Il governo corregga immediatamente». E anche Caldoro (Forza Italia) giudica l’esclusione una «follia»
TESTO: Il Decreto Rilancio esclude inspiegabilmente le `zone rosse´ di Veneto e Campania dal fondo di 200 milioni creato ad hoc presso il ministero dell’Interno e destinato alle zone maggiormente colpite, sollevando le proteste dei governatori Luca Zaia e Vincenzo De Luca, affiancati da Luigi Di Maio, che chiede la correzione in sede di conversione. «Incredibile decisione da parte del Governo. È sconcertante che si sia solo immaginato di escludere le ex zone rosse (Vallo di Diano, area Ariano Irpino) dal Fondo dedicato alle aree colpite gravemente dell’emergenza Covid». Lo scrive in una nota il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, riferendosi all’articolo 112 del dl Rilancio pubblicato oggi dalla Gazzetta ufficiale, che assegna risorse per 200 milioni a dl alle province maggiormente colpite da Covid-19 del Bergamasco, di Brescia, di Cremona e di Piacenza e alle zone rosse decretate dal Governo o dalle Regioni per 30 giorni. «Chiediamo che si corregga immediatamente questa disposizione da parte del Governo», ha detto De Luca.
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TITOLO: Scholz: il Meeting di Rimini si farà ad agosto. Al governo chiedo meno burocrazia
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OCCHIELLO: Il presidente della fondazione: giusto ricordarsi delle scuole paritarie. Il Meeting lo faremo al Palacongressi anziché alla Fiera, ma sempre a Rimini
TESTO: Bernhard Scholz, lei è il presidente della Fondazione Meeting. Davvero confermate l’appuntamento di Rimini in agosto? Non è rischioso in tempi di Covid? «È importante farlo proprio ora per contribuire alla ripresa e alla ricostruzione con una “edizione speciale” prevalentemente digitale. Sarà uno dei primi grandi incontri dopo la fine del lockdown. Lo faremo al Palacongressi anziché alla Fiera, ma sempre a Rimini. A secondo delle prescrizioni potranno partecipare da 200 fino a un massimo 400 persone per evento e ci sarà un solo evento contemporaneamente». Titolo: «Privi di meraviglia, restiamo sordi al sublime». Un messaggio di più immediata comprensione rispetto al passato. Si direbbe quasi adatto ai problemi del nuovo mondo che si confronta con il virus. «Infatti, quasi profetico, avendolo scelto un anno fa. Pur nel dolore e nell’incertezza, se noi rinunciamo a stupirci per ciò che ci è stato dato, tutto si riduce a calcolo e possesso. Non è un caso che le persone, chiuse nelle loro abitazioni, si siano riavvicinate all’arte e alla musica, a una bellezza che arricchisce la vita. Il sublime non è un elemento effimero, ma il vero significato delle cose. Un significato da riscoprire». Il Meeting rappresenta uno degli eventi più importanti per il mondo di Comunione e liberazione. E la politica è sempre attenta ai segnali che arrivano da Rimini. Quest’anno parlerà anche il premier? «È tutto ancora in fase di organizzazione. Sicuramente saranno invitati esponenti del governo per le materie sulle quali dibatteremo e anche i componenti dell’intergruppo parlamentare per la sussidiarietà». Tra i parlamentari di questo intergruppo figura anche Giancarlo Giorgetti. E a proposito di Lega: Matteo Salvini continua a esibire i simboli religiosi, con una forte rivendicazione di appartenenza alla cristianità. Che ne pensa? «La natura della fede cristiana è apertura. Non a caso il Meeting dal 1980 è dedicato all’amicizia tra i popoli e il dialogo interreligioso. Tra l’altro posso anticipare che sarà uno studioso ebreo a illustrare il tema di quest’anno». In questa tempesta come si è mosso il governo? «Ha dovuto rispondere ad un’emergenza mai vista, ma ora bisogna subito semplificare la burocrazia, valorizzare i corpi intermedi e il terzo settore e dare una maggiore chiarezza al rapporto Stato-Regioni». Ci attende la peggior crisi economica dal Dopoguerra. Sono sufficienti le misure? «Serve una prospettiva a lungo termine per avviare un’economia più ecologica, dare un sostegno all’iniziativa imprenditoriale e soprattutto investire nell’educazione e la formazione dei giovani». Che cosa pensa dell’accordo trovato in extremis per finanziare con 40 milioni di euro anche le scuole paritarie? «Penso che lo Stato abbia fatto bene a ricordarsi di loro in questa emergenza. Iniziando con una detrazione significativa delle rette, andrebbe anche pienamente riconosciuto il loro ruolo, come negli altri stati europei. L’integrazione tra pubblico e privato è uno dei pilastri di uno Stato moderno». Scholz, in questi anni il mondo di Cl, anche dopo certe forti scottature, è stato attento a non identificarsi con uno schieramento politico. «Questo non significa rinunciare alla politica, anzi, vogliamo dare un contributo ad una comprensione più approfondita dei problemi di cui si dibatte». Quindi addio definitivo all’ipotesi che possa tornare un partito dei cattolici? «In questo momento non mi sembra realistico. La questione prioritaria è che i cattolici si impegnino là dove sono chiamati a vivere la loro responsabilità».
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TITOLO: Regionali, de Magistris: «Impensabile una lista a favore di De Luca»
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OCCHIELLO: Il sindaco di Napoli: «Cooperazione con il governatore per il rilancio della città, ma siamo politicamente distanti e la mia valutazione nei confronti della Regione è critica»
TESTO: De Magistris ha anche espresso critiche sul governo e sulla gestione di questa seconda fase. E chiesto chiarimenti anche sulla sanità. «Continua ad esserci il silenzio più assoluto su una domanda che noi abbiamo posto: che fine ha fatto la procedura così delicata della commissione d’accesso per verificare le infiltrazioni della criminalità organizzata nella Asl Napoli 1? - dice il sindaco - non se ne sa più nulla e di questi tempi ciò non mi tranquillizza perché si stanno gestendo decine e decine di milioni di euro sulla sanità, e sappiamo come hanno ridotto la sanità pubblica, ora se ne stanno accorgendo tutti. Penso sia diritto e dovere da contribuenti e da cittadini non solo porre le domande, ma avere risposte. Se gli accertamenti del ministero dell’Interno si sono conclusi con un nulla di fatto, allora ce lo dicessero perché ci tranquillizzerebbe molto. Se così non è, vorremmo sapere che fine ha fatto». (fonte Ansa)
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TITOLO: E dopo l’epidemia ritorna la rissa
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OCCHIELLO: La corsa alle Regionali
TESTO: I sondaggi lo dimostrano: alcune leadership si rafforzano (a destra quella della Meloni) altre si appannano. Il tutto condito dalla tensione tra Nord e Sud che potrebbe frenare la crescita della Lega. Al di là delle valutazioni sull’adeguatezza o meno dei candidati (l’eurodeputato leghista Caroppo boccia Altieri), nel contesto attuale la mossa leghista appare una forzatura. La spinta propulsiva della Lega al Sud non sembra più espansiva; la leadership della Meloni è in crescita costante. E allora? Da un lato, lo strappo interno non è un buon segnale della tenuta della Lega; dall’altro è improbabile che la Meloni subisca un diktat dai leghisti pugliesi. E Salvini deve valutare se gli conviene andare alla guerra contro donna Giorgia e allargare ancor più le crepe della coalizione, emerse su Mes, fondo salva-Stati, e sul modo di fare opposizione al governo. L’ex giovane di Maglie in queste settimane ha tenuto la battuta, ribattendo colpo su colpo ad Emiliano e ai suoi esperti, muovendosi da candidato-presidente. Un chiaro messaggio all’opinione pubblica. Partita chiusa? Si vedrà. Il dilemma, però, va risolto al più presto. Con l’auspico che non avvenga sulla pelle della Puglia.
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TITOLO: Macina (M5S): «Gli appetiti elettorali di Emiliano lo rendono meno lucido»
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OCCHIELLO: La deputata, componente della Commissione Affari Costituzionali, sta elaborando il Dl sulle amministrative e referendum. «Lasci perdere Mattarella e pensi ai cittadini»
TESTO: «Il Presidente Emiliano continua a mostrare un atteggiamento irresponsabile e irrispettoso delle indicazioni scientifiche nella sua continua e prepotente ostinazione per fissare la data delle elezioni regionali a luglio». Così in una nota la deputata Anna Macina (M5S), componente della Commissione Affari Costituzionali, impegnata nell’esame del DL che disciplina le prossime elezioni amministrative e il referendum. «L’insofferenza - prosegue - e il persistente scalpitare del presidente della Puglia, i cui appetiti elettorali annebbiano la sua lucidità, lo hanno portato a parlare di “riattivazione della democrazia”, scomodando persino il Presidente Mattarella pur di trovare qualcuno che perori la sua causa “persa”. Il delirio da “sovraesposizione mediatica” lo induce a perseverare nella richiesta di immediata convocazione delle urne, forse perché pensa di poter capitalizzare l’enorme visibilità di cui ha goduto in questi mesi di emergenza, ma tale atteggiamento finisce solo per smascherarlo, dimostrando come non abbia riguardo per la salute pubblica ma solo per il “suo” interesse elettorale. Inoltre il Comitato Tecnico Scientifico ha ancora e platealmente smentito Emiliano, rimasto l’unico a sostenere e a ripetere che, per ragioni epidemiologiche, la migliore data è quella di luglio. Il Cts infatti ritiene opportuno fissare le elezioni regionali e amministrative a settembre. È necessario stabilire la data che assicuri la maggior sicurezza e, se possibile, risparmio per i cittadini, non il massimo consenso per un presidente di regione. Emiliano se ne faccia una ragione: prima dei suoi appetiti elettorali, viene la tutela della salute dei pugliesi».
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TITOLO: Bosco di Capodimonte chiuso, de Magistris a Bellenger: «Grave». Domenica riapre il Pontile di Bagnoli
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OCCHIELLO: Da lunedì aperta la Villa Comunale e altri parchi cittadini. La direzione di Capodimonte ha chiuso il Parco per le troppe infrazioni alle norme anti contagio. Anche i sindacati contro la scelta. E sulla Floridiana il sindaco a Franceschini: “Avevi promesso riapertura”
TESTO: «La chiusura del bosco di Capodimonte è un atto gravissimo e va contro le disposizioni a tutela della salute che auspicano l’aumento degli spazi pubblici in cui le persone si possono muovere - dice al sindaco -. Chiedo al direttore Bellenger di riaprire immediatamente il bosco di Capodimonte al fine di non procurare un danno alla salute per gli abitanti di Napoli». La direzione che aveva riaperto solo lunedì ieri ha spiegato d’essere stata costretta a chiudere per il «mancato accordo» sui vigilantes privati da affiancare ai guardiani ministeriali ad «un solo ingresso principale» del Parco, ma parlando però soprattutto di «numerose infrazioni rilevate nei giorni scorsi» da parte dell’utenza, un atteggiamento che l’utenza (sui social) non ha gradito affatto: se il problema sono i vigilantes per ragioni che sfuggono ai più, altra cosa è accusare l’utenza napoletana, tanto per cambiare.
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TITOLO: La Puglia fru-fru sciolta nel virus
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OCCHIELLO: L’invidia per quelli che lavorano in fabbrica
TESTO: Migliaia di persone senza lavoro e senza ammortizzatori sociali, al contrario dell’odiata fabbrica che ancora li fornisce. Rivelando una inconsistenza strutturale da far paura. Siamo tutti bravi imprenditori turistici, quando gli stranieri arrivano a milioni. E affittiamo sottoscala e garage, e vendiamo stanze a 2 mila euro per notte, tanto il turista viene sempre a farsi spennare. E ora? Ora i camerieri disoccupati guardano con malcelata invidia agli operai delle fabbriche a cui, lentamente, arrivano i soldi di ciò che rimane del welfare. Fra l’altro, in tutto questo, sarà interessante comprendere come un territorio come quello di Taranto, teoricamente popolato di soggetti deboli dai polmoni distrutti dalla fabbrica, sia quello fra i meno colpiti dal virus. Per fortuna la sanità ha tenuto, nonostante i rischi del passato tipo lo sbarco di don Verzé sempre a Taranto. I modelli sanitari saranno la sfida del futuro, all’interno del generale “modello di sviluppo” che dovremo darci. Vigilia di esami elettorali: i candidati descrivano il modello di sviluppo economico sociale e culturale immaginato per la Puglia da qui al 2030. Virus permettendo.
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TITOLO: Decaro: «In lacrime per la mia Bari Resterò sindaco, tra 4 anni si vedrà»
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OCCHIELLO: Rieletto il 26 maggio 2019, il primo cittadino si racconta: «Avevo aperto il Piccinni e tanti giardini, ma con il virus sono stato costretto a richiuderli»
TESTO: BARI Sindaco Antonio Decaro, esattamente un anno fa la sua rielezione trionfale con il 66% dei voti. Come sono stati questi 12 mesi? «È stato un anno emozionante sulla scia delle attività che avevamo avviato nel mandato precedente. Abbiamo aperto molti spazi: giardini, aree pubbliche, il Piccinni. Poi ci siamo ritrovati a chiudere quegli stessi spazi e ingiungere ai baresi di fare il contrario di quello che avevamo suggerito loro di fare. Gli avevamo detto di uscire per riprendersi la città, abbiamo dovuto raccomandare di stare tappati in casa. Non è stato un bel momento». A proposito di Covid: l’epidemia ha riportato sulla breccia il protagonismo di governatori e sindaci. Cosa resterà di questa esperienza? «È normale, la comunità si è stretta attorno alle figure istituzionali: il capo del governo, i presidenti di Regione e a maggior ragione i sindaci, cioè le figure istituzionali più vicine ai cittadini. Protagonismo, lei dice? So che abbiamo lavorato, tutti, per evitare polemiche. E noi sindaci abbiamo mostrato senso di responsabilità. Abbiamo ceduto il nostro potere di ordinanza in materia sanitaria, perché da subito ci siamo detti che non potevano essere i sindaci a gestire la pandemia. Abbiamo dimostrato di essere responsabili e affidabili: per esempio quando ci hanno chiamato a spegnere le tensioni sociali con le famiglie davanti alle banche per mettere il piatto a tavola». C’è chi vede l’affiorare di Zaia a destra e Bonaccini a sinistra. E li vede a guida dei rispettivi schieramenti. Non fanno i conti con Decaro. «Decaro fa il sindaco e non fa il leader di nessuno schieramento. Ho ancora 4 anni di mandato e devo fare il mio lavoro di amministratore: ancor più oggi che l’emergenza sanitaria è attenuata ma restano i problemi economici, per risolvere i quali occorrerà molto tempo». Magari tra 5 anni, anche se c’è chi la vorrebbe ora come possibile candidato presidente alla Regione. «Ora c’è Emiliano e quando terminerà il suo secondo mandato, vedremo. Cinque anni sono un’era geologica, dovrò verificare se la mia gente mi vorrà ancora bene e se io mi sentirò ancora di fare l’amministratore». È d’accordo che il Covid ha appannato l’esercizio della democrazia, con i consigli regionali e il parlamento tenuti ai margini delle decisioni? «Anche i consigli comunali lo sono stati. Per parte mia, parlo di Bari, ho apprezzato moltissimo tutti i consiglieri comunali, in specie quelli di opposizione. Mi hanno rimproverato in privato – e mi hanno indotto a modificare le regole sui buoni alimentari alle famiglie e i tavolini esterni dei bar – ma hanno evitato ogni polemica pubblica. Ho apprezzato molto, glielo riconosco. Mi hanno sostenuto quando si è trattato di organizzare l’assistenza alle famiglie e sono venuti con me ai mercati a prendere la misura alle bancarelle. Tra qualche giorno torneremo a darcele di santa ragione, ma finora l’opposizione è stata assolutamente responsabile e collaborativa». Le sue lacrime e le sue intemerate ai baresi hanno suscitato empatia e dispetto. Aveva messi in conto entrambi? «Nessun calcolo, sono stato quel che sono. Le lacrime sono scattate mentre facevo la diretta Facebook. Ero andato in via Argiro per constatare che tutto fosse chiuso secondo l’ordine del governo. In quel momento ho pensato al lavoro fatto: quello mio, del Comune, dei baresi, dei commercianti, della città. Eravamo la quinta meta turistica europea secondo Lonely Planet. Alle 18 ho visto la città buia, tutti avevano ubbidito alle disposizioni, tutto sbarrato. Ho pensato a quello che stavamo per fare: la Deejay Ten, il Bif&st, le inaugurazioni. E sono scattate le lacrime. Mi creda, non è stato bello». Come è stato il rapporto con i baresi in questi mesi? «Molto intenso. Li ho sentiti vicini. Il legame del sindaco con la città è forte. Anche per questo ho organizzato dirette su Facebook ogni sera: per mostrare ai baresi che li sentivo vicini. Ora sono tornate le critiche, gli improperi al sindaco, le buche, i marciapiedi rotti. E io sono contento, perché significa che stiamo tornando alla normalità». Come si sta organizzando per questa fase? Molti guardano a lei: turisti, accesso alle spiagge pubbliche, volontari. «Avevamo già organizzato tutto: a bar e ristoranti avevamo concesso di allargarsi all’esterno prima ancora della norma statale che ha reso gratuita l’occupazione di suolo pubblico. Poi abbiamo deciso di semplificare la procedura: mandi un’email al comune e in 3 giorni sei autorizzato. Ora c’è un bando per un piccolo sostegno (1.500 euro) ai negozi di vicinato per affrontare le spese della ripartenza. E sulle spiagge ci sono già i cartelli per ricordare le distanze da rispettare. Se ci saranno volontari li utilizzeremo. Io in bermuda a caccia a chi trasgredisce? No, guardi, l’avevo detto: dal 4 maggio l’Italia è riaperta e ora tocca al senso di responsabilità di ciascuno». Le sue vacanze quest’anno? «Come al solito. Tra la mia Torre a Mare, dove esco in ciabatte e d’estate è come un villaggio turistico, e Villanova di Ostuni per qualche week end».
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TITOLO: Tutti contagiati dalla ripresa
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OCCHIELLO: I potenziali alibi della politica
TESTO: Ma qui irrompe il genio: arrivano gli “assistenti civici”, tipo i nonni che fanno attraversare i bambini sulle strisce. Facile immaginare un pacioso ex maresciallo dei vigili che cerca di sciogliere un assembramento di ragazzi bevuti, allegri e insofferenti a tutto. È l’eterna storia della temperatura percepita in estate. Saranno anche 30 gradi, ma se ne percepisco 40 via ai condizionatori a manetta. La percezione delle persone è che c’è stato il blocco ma ora i presidenti dicono che si può riaprire, basta non fare la pipì nelle piscine. Sembra quasi ci si stia precostituendo un alibi nel caso le cose dovessero andar male: di chi è la colpa? Dei ragazzi ubriachi e degli “assistenti civici” che non sono riusciti a fermarli. I presidenti che volevano aprire tutto e subito? Nessuna autocritica. Poi si fanno le commissioni per la ripartenza, in cui il capo della task force contro l’epidemia è uno dei sette componenti, ma la presidente è una signora manager della maison Dior. Una garanzia. La percezione? L’epidemia è finita.
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