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LE NOTIZIE DAL GIORNO Friday 08 January 2021 AL GIORNO Friday 15 January 2021 SU: politica




TITOLO: Rossi: «A Roma la Toscana alzi la voce sui fondi Ue e la crisi di governo»
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OCCHIELLO: «Le Regioni smettano con le fughe in avanti e collaborino. Un’agenzia nazionale per gestire i soldi in arrivo dall’Europa»
TESTO: «Non voglio entrare in polemiche. Ma siamo il Paese che sulla scuola ha fatto meno giorni di didattica in presenza di tutti gli altri. È evidente che ci sia stata una sottovalutazione. Mi ha fatto piacere che la Toscana fosse invece pronta a partire. Lo psicologo Paolo Crepet parla di una catastrofe educativa e psicologica nelle nuove generazioni. Non esageriamo, ma il tema è serissimo. Alla mia proposta, nel giugno scorso, di recuperare la didattica durante l’estate, la risposta fu: ci prepariamo. Non se ne fece nulla. Speriamo che durante il periodo estivo si recuperi il tempo perso, con corsi, pagando meglio gli insegnanti, se la vaccinazione migliorerà davvero la situazione».
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TITOLO: Delrio: «Un incidente e siamo al voto anticipato. C’è ancora tempo, ma Conte dia segnali»
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OCCHIELLO: Delrio, capogruppo del Partito Democratico alla Camera: «La discussione sul Recovery non è surreale, riguarda il futuro del nostro Paese»
TESTO: «Noi lavoriamo per evitare una crisi al buio». Non ci siamo già dentro, presidente Graziano Delrio? «È sciocco pensare che, in una situazione di così forte fibrillazione, non possa scapparci l’incidente che ti porta al voto anticipato». Il filo delle trattative fra Renzi e Conte si è spezzato? «No, è ancora integro. Bisogna lavorare per rilanciare l’azione di questo governo, come da mesi ripete il segretario del Pd, con un patto di legislatura su sanità, politica industriale, occupazione. ..». La fermo. Lei parla di rilancio, nel giorno in cui nella maggioranza si discute di sfide in Aula ed elezioni? «Con la seconda ondata si è spezzata un po’ la sintonia col Paese, che si sente meno speranzoso, più angosciato e oppresso dalle difficoltà. Non vogliamo una crisi al buio, ma dobbiamo sederci al tavolo e affrontare i nodi». Il premier è tentato dalla conta al Senato. Avete trovato i voti, anche senza i 18 senatori di Renzi? «In una fase in cui l’Italia ha bisogno di unità non serve una maggioranza debole, ma molto forte, che lavora come una squadra vera e unita. Affidarsi a variabili di soggetti singoli sarebbe uno scenario fragile, sbagliato e incomprensibile, come il voto anticipato». Renzi vuole le dimissioni. Il premier deve arrendersi al Conte ter? «Il passaggio fondamentale è rilanciare sui contenuti. Vedremo la nuova bozza del Recovery plan e se davvero andasse nella direzione del cambiamento, sarebbe un segnale positivo. Conte è il punto di equilibrio della coalizione e deve fare la sintesi». Non pensa che il tempo sia scaduto? «È indiscutibile che questa situazione sia diventata così pesante anche perché i segnali che si chiedevano non sono arrivati per tempo. Ma se i segnali arrivano, non siamo fuori tempo massimo. Nessuno lavora perché il quadro precipiti, ma se non si trova una mediazione tutto può precipitare». Cosa deve fare Conte per salvare il governo? «Ci aspettiamo una iniziativa del premier su due versanti, il primo è cambiare il Recovery e il secondo è che il rilancio programmatico, che si è aperto con i tavoli delle riforme, trovi nuovo impulso e raggiunga gli obiettivi alla sveltissima. La discussione sul Recovery non è surreale, riguarda il futuro del Paese e se abbiamo chiesto di affrontare la riforma della giustizia, la legge elettorale e le riforme istituzionali, non è per indebolire Conte, ma perché è la sostanza della democrazia». Insomma, ha ragione Renzi? La sua critica è tutta verso Conte e non verso chi vuole la testa del premier. «No. Dico solo che non possiamo ridurre tutto alla competizione tra Renzi e Conte, non è una questione personale. Vogliamo stabilità, chiediamo che ci si metta a sedere e si trovino i toni e la sostanza giusta. Io non sto criticando Conte, sto dicendo che l’analisi della situazione richiede la sua iniziativa. Se ci sono passi avanti Renzi ne prenda atto, senza atteggiamenti strumentali». Il Pd non ha fatto muro, consentendo a Italia viva di mettere a rischio il governo in piena pandemia? «Assolutamente no, ognuno risponde delle sue azioni. Il rilancio con i tavoli programmatici è un percorso che abbiamo voluto noi. Gli italiani non chiedono una crisi al buio, ma più sanità, trasporti migliori, trasformazione ecologica. Continuiamo a discuterne ostinatamente non per indebolire o dare ragione a uno o all’altro, ma perché abbiamo in testa quel che serve al Paese. Siamo preoccupati, i toni rischiano di aprire una crisi senza sbocco». E se la crisi fosse pilotata, per arrivare a nuovo governo Conte in cui Italia viva abbia un ministro in più? «Le formule non sono rilevanti, le discuteranno i segretari con il premier. Ora il punto chiave è se nella bozza del Recovery ci sono più investimenti e meno bonus, se c’è una più efficace proposta green di politica industriale. Se queste nostre richieste ci sono, considero che il filo non debba spezzarsi». Altrimenti sosterrete un governo Draghi? «Questa ipotesi non esiste, lasciamo stare Draghi. Il Pd non lavora alle subordinate, ma al rilancio e alla collegialità del governo, col contributo delle opposizioni nel rispetto dei ruoli. Possiamo uscirne più forti se sciogliamo i nodi che abbiamo posto». Non è incomprensibile anche parlare di rimpasti e poltrone, con centinaia di morti per Covid al giorno? «La priorità è la campagna vaccinale. Non vogliamo si discuta di rimpasto e toto-ministri. Per il Pd non è antico parlare di contenuti, di vita reale, anche alla luce di quel che è successo negli Usa. Stimolare le suggestioni peggiori del popolo significa indebolire la fiducia nelle istituzioni. Serietà e verità sono necessarie alla democrazia». Conte deve cedere la delega ai Servizi segreti? «Questo è uno dei temi programmatici su cui anche noi abbiamo stimolato una riflessione. È chiaro che è in capo al presidente del Consiglio, ma diverse volte è stata delegata ad altri. È una questione che va posta». Quando dice che non vuole fare il ministro dobbiamo crederle? «Non sono assolutamente disponibile, ho avuto l’onore di farlo per cinque anni e ci sarà qualcun altro sicuramente più bravo. Ora la questione in campo è ritrovare la via e lavorare».
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TITOLO: Il doppiopesismo sull’ambiente
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OCCHIELLO: Da Tap alle scorie nucleari
TESTO: Non si tratta di assecondare la sindrome Nimby (Not in my back yard - non nel mio giardino), ma di provare a capire una logica politica. La carta nazionale per le aree potenzialmente idonee (Cnapi) ad ospitare il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, su cui c’è il nulla osta dei Ministeri dello sviluppo e dell’ambiente, entrambi retti da ministri di area Cinque Stelle, individua ben cinque aree in Puglia. La carta non indica la localizzazione del sito, ma solo aree che potrebbero ospitarlo e demanda la scelta ad una consultazione pubblica. L’iter, dunque, è ancora lungo. Parliamo di una infrastruttura importante per investimento economico, circa 900 milioni di euro, per ampiezza, occupa circa 150 ettari, per le ricadute sul territorio, per gli aspetti relativi alla sicurezza; una infrastruttura a cui l’Italia non può rinunciare, senza incorrere nella procedura di infrazione da parte dell’UE. Ogni paese europeo, infatti, ha l’obbligo di averne una.
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TITOLO: Lopalco: «Meglio la zona arancione Ma non potevamo decidere noi»
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OCCHIELLO: L’assessore alla salute dopo la collocazione della Puglia in area gialla, meno restrittiva: «Occorrevano risorse per i ristori e questo si può stabilirlo solo con il governo»
TESTO: Professor Lopalco, assessore alla salute, da lunedì 11 gennaio Puglia in giallo nonostante tutti gli allarmi. Come si spiega? «Sono le regole del ministero. Una di queste era perfino diventata più severa: era stata abbassata la soglia dell’indice Rt per il passaggio ad arancione, da 1,25 a 1. Ebbene anche se le valutazioni degli altri 20 indicatori indicavano allerta per la Puglia, l’indice Rt segnalava poco meno di 1. Cioè il trend del contagio è stabile o in leggera diminuzione. Ciò detto confermo che arancione sarebbe stato meglio e che, in questa fase, una divisione dell’Italia in tre colori non ha senso. Il virus circola intensamente dappertutto». Lei, come Emiliano, dice arancione è meglio. Perché allora non decide la Puglia autonomamente? «Perché andrebbero concordate con il governo varie questioni, tra cui una per nulla secondaria, quella dei ristori economici. Non può essere una decisione da prendersi in totale autonomia. Per questo rivolgo un appello ai pugliesi. Siamo in fascia gialla ma sappiamo quello che è successo nelle settimane scorse, quando in poco tempo è ripresa la circolazione del virus. Se si abbassa la guardia il contagio riprende vigore, soprattutto in questo periodo invernale. Rischiamo lo yo-yo, salita e discesa. Tanto varrebbe spegnere la circolazione virale con misure generalizzate un po’ più stringenti». Vorrebbe la zona rossa? «No, la zona rossa chiude qualche attività commerciale in più e impedisce la circolazione anche nel proprio Comune. Sono per le restrizioni della zona arancione: con la chiusura delle attività di ristorazione e il coprifuoco alle 22, si riducono di molto i contatti sociali. E dunque il rischio». A Roma si pensa ad un altro parametro: con 250 casi al giorno ogni 100mila abitanti, per una settimana, si finirebbe in zona rossa. Che pensa? «Il fatto è che il parametro Rt è un criterio “lento”. Si modifica con lentezza e non va bene per le decisioni rapide che sono indispensabili in questo momento. Spesso ci dice cose già superate. Sono favorevole a qualunque iniziativa che ci aiuti nelle decisioni». Per di più ora, mentre si somministra il vaccino, occorrerebbe limitare i contagi. Non è così? «Non è solo questo il punto. Ricordiamoci che un aumento dei contagi significa sofferenza e morte, sarebbe un peccato proprio ad un passo dalla svolta che arriverà con il vaccino su larga scala. Fare dei sacrifici senza prospettive è molto difficile dal punto di vista psicologico, ma in questo momento le prospettive ci sono. Di fronte a questa possibile svolta, secondo me il governo dovrebbe chiedere qualche sacrificio in più». La Puglia procede bene rispetto alle altre Regioni: 30mila vaccinazioni su 48mila dosi ricevute. Ma a questo ritmo per vaccinare tutti i pugliesi occorreranno anni. «Il ritmo è correlato all’attuale strategia, determinata a sua volta dalla quantità di vaccino disponibile. Insomma: facciamo le iniezioni in base alle fiale che arrivano». Molti se lo chiedono: quando saremo chiamati e da chi? «Una domanda giusta, in tanti ce la fanno, compresi i pazienti oncologici da cui siamo spesso interpellati. Ebbene, la decisione sulle categorie da vaccinare è presa dal governo, sulla base del vaccino disponibile. Dopo la fase in corso, arriverà la fase 2 con la vaccinazione degli ultra 80enni e dei portatori di patologie. La Puglia chiederà di inserire gli insegnanti, perché vaccinarli in estate avrebbe poco senso. Poi man mano si scenderà con le classi di età». I tempi? «La prossima settimana concludiamo con il personale ospedaliero. Diciamo che la svolta arriverà con il via libera dell’agenzia europea Ema ai vaccini di Johnson & Johnson e Astra Zeneca, prodotti che il governo ha acquistato in grande quantità. In quel momento la vaccinazione diventerà estesa. La chiamata? Arriverà dalla Asl. Il servizio sanitario si attiverà con la collaborazione dei medici di famiglia e dei dipartimenti di prevenzione». L’ordine dei medici di Brindisi denuncia che qualcuno abbia saltato la fila. E pure quello di Bari si lamenta. «Faremo i controlli, ma per il caso di Bari, dove si segnalava la vaccinazione degli addetti alle pulizie, vorrei dire che l’obiezione non è fondata. Si tratta di personale che manipola rifiuti, ritira le lenzuola dei letti di malati covid. È personale ausiliario a rischio. La vaccinazione andava fatta». Cosa fare per evitare il caso Modena, dove sono avanzate dosi e si sono chiamati gli amici per non buttare il vaccino? «Le agende sono sempre congegnate con una specie di overbooking, ci sono sempre dei rimpiazzi nel caso qualcuno non si presentasse all’appuntamento». Quando riprenderà l’attività dei reparti non covid? «Per il momento la situazione non è tale che ci consenta di far ripartire l’attività non urgente».
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TITOLO: Napoli, de Magistris pronto al rimpasto in giunta: a Piscopo i galloni di vicesindaco
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OCCHIELLO: Probabili gli ingressi di Pagano (Lavoro) e Gaudini (Trasporti), in uscita Buonanno. Panini alla ex Provincia: si punta sul «numero due» nei giorni della sfida in Calabria
TESTO: Il raccordo con Dema per il progetto-Calabria sarà assunto da Claudio de Magistris, fratello del sindaco e già suo spin doctor sia per le Comunali del 2011 che nel bis nel 2016. Una delle condizioni che starebbe convincendo il sindaco verso la corsa «sempre a Sud» è infatti quello di aver «riottenuto» il sostegno di suo fratello, da un po’ lontano dalle cose politiche. Parallelamente alle Regionali in Calabria c’è quindi a Napoli la candidatura Clemente, che è la persona su cui ha puntato de Magistris per la sua successione. E i ritocchi in giunta comunale a Napoli trovano una spiegazione proprio nel sostegno a Clemente; ritocchi che potrebbero essere clamorosi. Perché nelle ultime ore è maturata la decisione di cambiare il vicesindaco per nominare in quel ruolo il segretario nazionale di Dema, Carmine Piscopo, oggi assessore all’Urbanistica. La cosa troverebbe giustificazione nel fatto che mentre de Magistris fa la «doppia» campagna elettorale, a fargli da vice sarebbe il segretario del partito (Dema) che spinge per candidarlo in Calabria.
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TITOLO: Napoli, de Magistris presenta la nuova giunta e conferma: «Convinto di candidarmi in Calabria»
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OCCHIELLO: Il vicesindaco è Piscopo, nell’esecutivo entrano anche Pagano e Gaudini. Lasciano Panini e Buonanno. Il sindaco: «Ci affidiamo ai giovani e alla nostra candidata Clemente». Gli operai Whirlpool: «Scellerato togliere ora l’incarico a Buonanno»
TESTO: «Un assessorificio, questa è diventata l'amministrazione de Magistris. Con i due nuovi componenti, nominati oggi dal sindaco, la giunta cambia ancora una volta il suo volto. Una doppia sostituzione, per usare un termine calcistico, che giunge a pochi mesi di questa sua scellerata seconda giunta: come dire cambiare l'assetto della squadra a pochi minuti dalla fine della partita, ormai largamente persa dal primo cittadino, che invece ostenta avere in pugno». È quanto osservano in una nota Roberta Giova e Diego Venanzoni, del gruppo consiliare La Città. «Il primo cittadino - sottolineano i consiglieri deluchiani - spiega, ogni volta, che a dettarne la strategia è stata la necessità di inserire altri giovani nella giunta, ormai soprannominata la sua baby-giunta. Ciò in risposta ad un progetto politico che vede affidare, senza l'intenzione di offendere nessuno, a donne e uomini con un'esperienza amministrativa alle prime armi, le sorti di una città ormai al collasso. E di cui egli stesso è il primo responsabile. Quello che appare evidente, e lo dicono i numeri, è che con le due nuove nomine il sindaco di Napoli ha stabilito, un vero record, difficilmente superabile: a Palazzo San Giacomo, nella Sala della Giunta si sono alternati una ventina di assessori, sempre per rispondere a quel suo progetto politico, quel laboratorio, termine a lui molto caro, di autonomia, di libertà, di solidarietà, di inclusione di cui parla tanto, a ogni pie' sospinto, e nelle cui intenzione è farlo diventare nazionale, anzi internazionale». «Un laboratorio, forse, - si conclude la nota - che intende esportare in Calabria se sarà candidato, come ha dichiarato, in queste ore, alle prossime Regionali come governatore». (fonte agenzie)
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TITOLO: Crisi di governo, Mastella: «Posso dare il mio contributo, giocare a fare il regista»
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OCCHIELLO: «Ma non mi candiderò più», assicura il sindaco di Benevento, ex leader dell’Udeur. I «vietcong»? «Ci sono e danno per scontato che bisogna cambiare». Renzi? «I suoi sono preoccupati. Chiamano me, hanno paura ma non hanno il coraggio di dirglielo»
TESTO: Non è più in Parlamento ma è il capo dei responsabili. «I vietcong ci sono, state tranquilli» assicura Clemente Mastella, oggi sindaco di Benevento, già ministro e marito della senatrice Sandra Lonardo. L’ex leader dell’Udeur, fra i protagonisti della Seconda Repubblica, ritornato centrale nelle ore più intense della crisi del Conte-2, è il pivot di un’operazione che potrebbe salvare per la terza volta l’«avvocato del popolo». Onorevole Mastella, come spiega questa fenomeno? «Non lo so. Mi capita spesso di ironizzare su me stesso: la politica è caduta così in basso che ritorno centrale a mio insaputa». Il suo telefono è perennemente occupato. Chi la cerca, chi corteggia? «Ricevo tante chiamate da chi soprattutto mi chiede: “Partite con l’iniziativa perché non ne possiamo più». Non ne possono più di Renzi o vogliono solo conservare la poltrona da parlamentare? «Mi faccia dire una cosa: oggi il leader di Italia viva attacca i responsabili ma è stato lui il primo responsabile. Renzi è stato eletto con i voti del PD. Dopodiché fa questo colpo di genio che gli riconosco e che porta alla nascita del governo Conte-2. Dunque i responsabili sono traditori e incoerenti quando si tratta degli altri, se lo fa lui invece va bene. Francamente è un po’ singolare. È una doppia morale». Lei sostiene che i vietcong ci sarebbero. Ma chi sono? E soprattutto quanti? «Si trovano in giro per l’Italia, danno per scontato che questa classe dirigente è insufficiente per il Paese. Di conseguenza bisogna far qualcosa di diverso e di nuovo». Un nuovo Udeur (Unione democratici per l’Europa) per Giuseppe Conte? «L’Udeur ha sempre consentito nei momenti più drammatici a governare il Paese. Questa crisi in realtà è comparabile non a quando cadde il secondo governo Prodi con l’Udeur, ovvero quando misero agli arresti mia moglie, indagarono tutto il gruppo dirigente - poi prosciolto completamente - e ci fu un piccolo golpe di alcuni magistrati. Fu un attentato dall’esterno e non ebbi una difesa». A quale storia somiglia questa crisi innescata da Matteo Renzi? «Somiglia molto a quella del 1998 quando Prodi annoverava nella sua maggioranza i voti dell’Udr di Cossiga e mio ma senza riconoscimento politico. La stessa vale per i responsabili di oggi. O gli dai riconoscimento politico o è tutto molto complicato». Ma lei in fondo si sente il capo dei responsabili? «Posso dare il mio contributo, posso giocare a fare il regista. Di certo non mi candiderò più. Il mio è un atto di amore nei confronti del Paese». Non pensa che sarebbe derubricata come un’operazione di palazzo? «Io ho la mia poltrone di sindaco di Benevento». Però c’è sua moglie Sandra che siede in Senato al gruppo misto. «Sì, però pensi il mio atto di amore per il Paese: a Benevento il Pd locale è contro di me, i Cinque Stelle mi minacciano in tutti i modi, e io nonostante tutto ciò lavoro per il bene dell’Italia». Sta dicendo che risponde all’appello di Sergio Mattarella che nel discorso di fine anno ha parlato di costruttori? «Esatto, costruttori. Se fosse per interesse mio dovrei mandarli al diavolo. È una crisi fuori logica». Ha avuto contatti con il mondo berlusconiano? Ha sentito il il Cavaliere? «No, no. Ma le posso dire una cosa». Prego. «Il presidente Berlusconi ha una sola chance: faccia un atto di coraggio e si distingua come ha fatto col golpe americano dai suoi partners. Sarà apprezzato anche dal Paese e questa sarebbe l’unica possibilità reale per lui di poter pensare di salire al Colle. Renzi ritira le ministre? «Penso di sì. I suoi sono preoccupati. Pensi un po’ che chiamano me».
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TITOLO: Crisi di governo, cosa succede oggi: l’annuncio di Renzi nel pomeriggio e le altre scadenze
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OCCHIELLO: Oggi capiremo se la crisi politica innescata ormai un mese fa dall’attacco di Renzi a Conte sfocerà in una formale crisi di governo
TESTO: Oggi finalmente capiremo se l’estenuante crisi politica innescata ormai un mese fa dall’attacco di Renzi a Conte sfocerà in una formale crisi di governo (qui il nostro pezzo con la diretta degli eventi). Il leader di Italia viva ha assicurato che nel pomeriggio annuncerà una volta per tutte se le sue due ministre (Bellanova e Bonetti) si dimetteranno. La conferenza stampa dell’ex premier con le ministre e il sottosegretario Ivan Scalfarotto avrà luogo alle 17.30. Renzi ha aggiunto che secondo lui oggi il presidente del Consiglio «annuncerà di avere altri parlamentari a suo sostegno», il che farebbe pensare che consideri la partita chiusa. Nel frattempo, in piena notte, le due renziane si sono astenute sul Recovery Plan approvato dal Consiglio dei ministri. Ma il Recovery è solo la prima di una raffica di scadenze micidiali che si accavallano con la resa dei conti di queste ore: un altro Consiglio dei ministri è in programma stasera per varare il nuovo decreto sulle misure anti Covid, e un altro domani, con al centro la richiesta alle Camere di un nuovo scostamento di bilancio da 24 miliardi, che è la premessa necessaria al varo del decreto Ristori e che sarà votato dal Parlamento il 20 gennaio. Sono le urgenze che, insieme alle preoccupazioni degli scienziati sull’aggravarsi dell’epidemia, allarmano il presidente della Repubblica e tutti noi, e sulle quali si fondano le speranze di chi vorrebbe evitare una crisi senza vie d’uscita chiare in un momento drammatico. Ma quindi cosa può succedere? Ieri mattina Conte ha posto un aut aut a Renzi: “Se si assumerà la responsabilità di una crisi di governo in piena pandemia, sarà impossibile rifare un nuovo esecutivo con il sostegno di Italia viva”. In questo modo ha azzerato le possibilità di un “Conte ter”, pur rimodellato sulle richieste di Renzi. A meno che Renzi scelga di non fare dimettere le due ministre: “Se Renzi non esce si può ragionare”, diceva il premier ancora ieri sera. Si può quindi provare a fare un paio di ipotesi riassuntive: 1) Stamattina i «pontieri» riescono miracolosamente a riannodare i fili e scatta il piano di emergenza che vorrebbe il Partito democratico: i leader stringono un patto di legislatura e lanciano davvero il Conte 3, costruito però in modo da non apparire come una resa di Renzi. 2) L’accordo in extremis si rivela invece impossibile perché Renzi tiene il punto o Conte non ci crede (o non lo vuole) più. In questo caso il premier va in Parlamento e, come fece con Salvini seduto per l’ultima volta al suo fianco nell’agosto 2019, incolpa Renzi della crisi e si va alla conta dei voti. E a quel punto? A quel punto bisogna vedere se Conte ha davvero trovato i “responsabili” che sostituiscano i renziani. La condizione posta da uno sconfortato Mattarella è che non siano adesioni sparse e raccogliticce, ma che si costituisca un nuovo e organico gruppo parlamentare e che questo gruppo annunci il sostegno a Conte. Chi ne farebbe parte? Fuoriusciti del gruppo misto e berlusconiani critici. In questo caso, prepariamoci anche a sorprese che solo pochi mesi fa ci avrebbero fatto sorridere, tipo Renato Brunetta ministro di un governo col Pd. Ma anche il ritorno di Pier Ferdinando Casini. Sullo sfondo ci sono altre due possibilità: un qualche governo “di scopo” o di salvezza nazionale che abbia il sostegno del centrodestra (il Pd dice mai e poi mai, ma dopo un gol la palla torna sempre al centro, figuriamoci dopo un autogol). Oppure le elezioni anticipate in piena emergenza virus, con l’Europa che si aspetta stabilità dal Paese cui ha concesso la fetta più grossa di aiuti, e il mondo che si aspetta indicazioni e leadership dal Paese che presiede il G20. Insomma, una figuraccia planetaria. Sono dunque ore decisive per la storia di questo Paese, che sta per essere trascinato in un buco nero dall’astio reciproco e dagli errori di entrambi i duellanti: uno, l’ex premier, lucido nell’indicare i limiti dell’azione di governo ma ancora una volta incline al suicidio politico per l’incapacità di compromessi veri; l’altro, il premier, troppo accentratore e troppo compreso nel ruolo del sottovalutato che alla fine frega tutti e sopravvive a tutto. Errori terribili, perché nel frattempo c’è una pandemia.
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TITOLO: Il sindaco che ora meritiamo
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TESTO: Nella Napoli di Lauro c’erano Giuseppe Cenzato e Alberto Beneduce. In quella di Valenzi Eduardo Caianiello e Gerardo Marotta. In quella di Bassolino Scipione Bobbio e Ada Becchi Collidà. Per cui, non so se è del tutto vero ciò che ha detto a questo giornale Franco Barbagallo, e cioè che la classe dirigente repubblicana è stata peggiore di quella della Napoli liberale. So per certo, però, che la città si è frantumata come la famiglia di «Undoing», la serie tv, quando pur mobilitando ingenti risorse — la tangenziale, la metropolitana, il Centro direzionale — non è più riuscita a esprimere una prospettiva comune. Ero un cronista poco più che ventenne, quando Valenzi mi suggerì di intervistare Eduardo Caianiello, il padre della cibernetica. Un mito, l’unico scienziato meridionale che negli anni del piano Marshall era stato scelto per uno stage al Massachusetts Institute of Technology. Il sindaco cercava idee per la città e ne ricevette una che lì per lì a me sembrò quella di un pazzoide. In realtà si rivelò una straordinaria metafora. Caianiello chiese di sincronizzare tutti gli orologi pubblici, perché i più erano fermi e gli altri andavano ognuno per conto suo, lasciando intendere che senza un tempo condiviso la città non sarebbe mai uscita dal caos. Valenzi fu anche il sindaco che celebrò la pace tra Eduardo e Napoli, distanti ormai da molti anni. La sua forza — e così chiarisco subito il mio punto di vista — non furono le scelte urbanistiche, assai discutibili; o l’idea di contenere con l’assistenzialismo la rivolta sociale. Risiedeva, piuttosto, nel fatto che i Caianiello e i De Filippo avevano di lui la stessa alta considerazione che lui aveva di loro. Perciò si lasciarono coinvolgere, coinvolgendo a loro volta. È dunque ripensando a tutto questo che ritengo sia insensato ciò che sta succedendo oggi a Napoli. Destra e sinistra hanno fatto a gara nel definire quella di de Magistris la peggiore amministrazione di tutti i tempi, ma dopo dieci anni, a pochi mesi dalle elezioni, ancora non sono riuscite a individuare un’alternativa possibile. Come se fosse coerente rispondere al peggio mettendosi in pausa di riflessione. I grandi partiti aspettano non si sa cosa, ma intanto condizionano chi pure sta meditando di fare un passo avanti.
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TITOLO: Cosa insegna Costa Ripagnola
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OCCHIELLO: Occorre un restauro dei piccoli trulli, un chiosco elegante e un parcheggio nascosto
TESTO: La vicenda di Costa Ripagnola non cessa di riservarci sorprese. Da pochi giorni il Comune di Polignano si è espresso in termini del tutto negativi: niente alberghi per un turismo stabile, o ipotesi di stampo analogo. Per ora siamo al “fermo immagine”, come in un racconto a piccole dosi; ma se queste sono le decisioni, non abbiamo di certo una cattiva notizia. A condizione, però, che tutto non resti in uno stato di sospensione indefinita, temporeggiamento troppo prossimo all’abbandono, o quasi. L’occasione è utile per riflettere meglio su quel lembo di provincia barese, non breve e da non lasciare a lungo senza un disegno più definitivo, prima che nei labirinti di leggi e ordinanze qualcuno non trovi la strada per infilare corpi edilizi consistenti, magari eretti – avviene spesso – in nome delle migliori intenzioni di sviluppo del turismo locale e nazionale. Conosciamo le belle parole utili per edificare qualche “mostro”, come già è stato fatto pochi chilometri più a sud, nei pressi di Monopoli, con una struttura grigia e prepotente, ben visibile persino percorrendo nei due sensi la vicina superstrada per Brindisi. Si potrebbe invece pensare a un recupero leggero, o a una fruizione gentile della grande area, più rispettosa della natura circostante, dai terreni rossi ai diversi accessi al mare. Per cominciare, occorre un restauro dei piccoli trulli, superstiti segni di antichi lavori agricoli, da restituire a un verde più ricco e ben tenuto, con qualche chiosco elegante al servizio dei fruitori. In aggiunta, qualche pista per passeggiare e un parcheggio rarefatto e ben mascherato fra gli alberi, potrebbe completare le attrezzature per i mesi da aprile a ottobre. Questo genere di intervento sarebbe del tutto compatibile con l’assetto che già possiede tutta la costa, e darebbe un certo sfogo estivo all’intasata Polignano, alla vicina Conversano e persino a Bari, più lontana di una quindicina di minuti. Il problema principale è impedire che in questo pezzo di pura bellezza locale parta una qualsiasi forma di sfruttamento degli spazi e dei luoghi, rafforzando, finché si è in tempo, il loro impianto complessivo fatto di colori, di viste lunghe a ridosso del mare e di camminamenti verso una balneazione da rimettere in ordine. Qui si parla di un’occasione unica, di un frammento di Puglia incastonato fra le prime colline del Sud-est, e il basso Adriatico; è un’altra testimonianza concreta dei linguaggi e della cultura del territorio, da non lasciare nei ricordi dei più anziani.
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TITOLO: Fare iniezioni di trasparenza
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OCCHIELLO: Se il vaccino è offerto ai sindaci
TESTO: Ora, al solito, sarà impossibile risalire al come realmente siano andate le cose. Suggeriamo a quella Asl e a tutte le altre, nel caso di vaccini avanzati a rischio di andare buttati, di usare il metodo israeliano: scendere in strada, fermare chi passa e chiedere se vuole vaccinarsi seduta stante. Nel frattempo occorrerebbe che la Regione e le Asl definissero al meglio i criteri di selezione delle categorie. Giusto, giustissimo per esempio, vaccinare gli addetti alle pulizie negli ospedali, a rischio quanto e più forse del personale medico. Sbagliato sarebbe accogliere le richieste di organizzazioni di commercianti che pretendono precedenza, visto il lavoro a contatto con il pubblico. Altrettanto per i professori che con la Dad sono sufficientemente protetti. E magari dare un’occhiata nei reparti di oncologia e in generale di tutte le patologie gravi, piene di pazienti che potrebbero essere spazzati via da un’ondata che cresce sempre di più. Queste categorie sono previste per aprile, forse varrebbe la pena farle scalare in alto, come le tante Rsa in cui in molti ancora attendono i vaccini. Le scelte in casi come questi sono sempre terribili per chi decide, ma vanno fatte: meglio vaccinare un sindaco giovane e forte o un anziano ultraottantenne con patologie gravi?
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TITOLO: Covid, Orlando convoca consiglio Anci Sicilia: «Situazione drammatica»
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OCCHIELLO: Il Consiglio regionale dell’Anci valuterà «eventuali proposte e iniziative adeguate»
TESTO: «In Sicilia, nelle ultime 24 ore, i positivi al Covid sono 1.913, numeri allarmanti che la confermano al secondo posto per aumento dei contagi» ha detto ieri Orlando commentando il Bollettino, «Si tratta di dati che rafforzano le preoccupazioni di tutti e che proprio oggi sono stati oggetto di un confronto con l’assessore Ruggero Razza. Questa situazione drammatica ci impone di fare ogni valutazione necessaria per porre in essere misure idonee a prevenire il più possibile il diffondersi della pandemia nella nostra Isola». Il Consiglio regionale dell’Anci valuterà «eventuali proposte e iniziative adeguate che potranno essere adottate non appena si conosceranno i nuovi criteri del governo nazionale in base ai quali le regioni vengono collocate nella varie fasce colorate».
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