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LE NOTIZIE DAL GIORNO Friday 15 January 2021 AL GIORNO Friday 22 January 2021 SU: politica




TITOLO: Fare iniezioni di trasparenza
DATA:
OCCHIELLO: Se il vaccino è offerto ai sindaci
TESTO: Ora, al solito, sarà impossibile risalire al come realmente siano andate le cose. Suggeriamo a quella Asl e a tutte le altre, nel caso di vaccini avanzati a rischio di andare buttati, di usare il metodo israeliano: scendere in strada, fermare chi passa e chiedere se vuole vaccinarsi seduta stante. Nel frattempo occorrerebbe che la Regione e le Asl definissero al meglio i criteri di selezione delle categorie. Giusto, giustissimo per esempio, vaccinare gli addetti alle pulizie negli ospedali, a rischio quanto e più forse del personale medico. Sbagliato sarebbe accogliere le richieste di organizzazioni di commercianti che pretendono precedenza, visto il lavoro a contatto con il pubblico. Altrettanto per i professori che con la Dad sono sufficientemente protetti. E magari dare un’occhiata nei reparti di oncologia e in generale di tutte le patologie gravi, piene di pazienti che potrebbero essere spazzati via da un’ondata che cresce sempre di più. Queste categorie sono previste per aprile, forse varrebbe la pena farle scalare in alto, come le tante Rsa in cui in molti ancora attendono i vaccini. Le scelte in casi come questi sono sempre terribili per chi decide, ma vanno fatte: meglio vaccinare un sindaco giovane e forte o un anziano ultraottantenne con patologie gravi?
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TITOLO: Covid, Orlando convoca consiglio Anci Sicilia: «Situazione drammatica»
DATA:
OCCHIELLO: Il Consiglio regionale dell’Anci valuterà «eventuali proposte e iniziative adeguate»
TESTO: «In Sicilia, nelle ultime 24 ore, i positivi al Covid sono 1.913, numeri allarmanti che la confermano al secondo posto per aumento dei contagi» ha detto ieri Orlando commentando il Bollettino, «Si tratta di dati che rafforzano le preoccupazioni di tutti e che proprio oggi sono stati oggetto di un confronto con l’assessore Ruggero Razza. Questa situazione drammatica ci impone di fare ogni valutazione necessaria per porre in essere misure idonee a prevenire il più possibile il diffondersi della pandemia nella nostra Isola». Il Consiglio regionale dell’Anci valuterà «eventuali proposte e iniziative adeguate che potranno essere adottate non appena si conosceranno i nuovi criteri del governo nazionale in base ai quali le regioni vengono collocate nella varie fasce colorate».
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TITOLO: La bufera a Roma indebolisce i candidati per le comunali di Napoli
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OCCHIELLO: La crisi dell’esecutivo complica di molto il percorso per la scelta dei nomi. Il destino della terza città d’Italia appare adesso sempre più incerto
TESTO: E la prima ripercussione riguarda proprio il sindaco in carica. Luigi de Magistris è pronto a candidarsi in Calabria. Ma la crisi in qualche modo lo ostacola. Una volta fatte le valigie alla volta di Catanzaro e lasciato il campo libero al centrosinistra in città, con chi dialoga se non si sa come finirà? Inevitabilmente anche la sua decisione slitterà. Dimostrando una sudditanza al clima e alle tattiche nazionali. In casa Pd, come ha scritto Marco Demarco su questo giornale, si è premuto il tasto “pausa di riflessione”. Uno stand-by che si allunga ulteriormente. E in qualsiasi modo finisca la vicenda romana (si va verso una parlamentarizzazione della crisi), si allontanano le figure di spicco di questo primo scampolo di campagna elettorale: e cioé i due ministri Enzo Amendola e Gaetano Manfredi e il presidente della Camera, Roberto Fico. Se il governo dovesse tenere con l’aiuto dei responsabili al Senato appare assai complicato, dopo una buriana di questa potenza, che Fico o Amendola o Manfredi possano lasciare le loro poltrone. E se, invece, ci fosse un rimpasto e rimassero fuori sarebbero ex ministri defenestrati. Non proprio un gran biglietto da visita. A meno che Pd e 5 Stelle, che ormai veleggiano insieme anche su Twitter, non ne indichino subito uno ed è improbabile. Insomma comunque vada allo stato attuale le chiacchiere stanno a zero. La stessa candidatura Bassolino resta sotto traccia, minacciata ma non dichiarata. Senza contare che la crisi ci consegna anche la rottura con Italia Viva che o si candida da sola (con Gennaro Migliore) o potrebbe appoggiare qualche altro candidato a questo punto. Poi c’è De Luca, che negli ultimi giorni ha alzato il prezzo della sua forza per arrivare al tavolo della trattativa. Infatti ha annunciato «ci penso io a Napoli». Ma come? Quando? Se oltre al governo, si aspetta addirittura la nomina dei sottosegretari (compreso il figlio Piero) del nuovo governo che viene fatta dopo un mese, si arriva a marzo.
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TITOLO: Covid, il sindaco di Messina presenta dimissioni «a tempo»
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OCCHIELLO: De Luca: saranno confermate se entro 20 giorni non cacciano manager Asp
TESTO: «Presento le mie dimissioni e tra 20 giorni, se non ci saranno provvedimenti da parte della Regione, sul manager dell’Asp, non le revocherò e chiuderò il mio mandato. Sabato ripresenterò anche la mia ordinanza per tutelare al meglio i messinesi e la porterò avanti lo stesso». Lo ha annunciato giovedì sera durante una diretta Facebook il sindaco di Messina Cateno De Luca, leggendo la lettera di dimissioni che presenterà al presidente del consiglio comunale. «Offro la mia persona - ha detto De Luca - per la mia comunità. Fare il sindaco di Messina è un incarico che ho molto desiderato e che ho raggiunto dopo una campagna esaltante. Ho avuto sempre vicini i cittadini e proprio per il rispetto che nutro nei loro confronti, non me la sento di continuare a dover assistere impotente di fronte alla diffusione della pandemia, per responsabilità dell’inefficienza della Regione e dei vertici dell’Asp».
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TITOLO: Il senso di fiducia da recuperare
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OCCHIELLO: Il Covid, le vaccinazioni e l’importanza di dimostrarsi responsabili
TESTO: La pandemia è uno stato che impone una rottura e la generazione di nuovi ecosistemi dove i viventi trovano un nuovo equilibrio. Per questo occorrono la scienza e la responsabilità personale, due cose delle quali abbiamo pensato di poter fare a meno. Non basteranno i ristori dei governi, gli aiuti e gli incentivi ad attivare processi di cambiamento più che di ripresa. Ci vorrà la messa a sistema di un senso collettivo di fiducia nella comunità. Per questo il vaccino è una ulteriore prova al senso di responsabilità di ciascuno. Una fiducia da testimoniare prima ancora che da pretendere. Una prova nella quale tenersi allenati sino a quando non solo in Italia, non solo in Europa, non solo nel nord Europa ma in ogni angolo del pianeta Terra, nessuno morirà per Covid. Perché diciamolo per non illuderci che finirà presto: l’immunità di gregge, in caso di una pandemia non è questione di città, di regioni o di nazioni. È questione mondiale. Sarà per questo, e non a caso, che qualcuno da mesi sussurra la parola fraternità indicando la strada per sottrarsi agli effetti sociali devastanti del Covid.
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TITOLO: Governo, a Conte mancano i numeri: l’Udc e Mastella si sfilano, 5 Stelle in crisi
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OCCHIELLO: Si complica il cammino di Giuseppe Conte per ottenere una maggioranza solida in Senato. Renzi e Italia viva verso l'astensione: dal partito dell'ex premier si stacca solo un deputato, Vito De Filippo
TESTO: ROMA — Dicono a Palazzo Chigi, senza nascondere l’amarezza, «il progetto di Conte di creare un centro moderato, liberale ed europeista per il momento è congelato, non decolla». Non usano la parola «fallito», ma ci sono vicini. Riferiscono che il capo del governo è molto dispiaciuto, che è consapevole che la maggioranza in Senato sarà solo relativa, che al momento quota 161 è solo un miraggio ma pazienza, per ora si andrà avanti in questo modo. Filtra dallo staff del capo del governo: non esiste che il premier non vada in Parlamento per verificare i numeri di cui dispone, non è un dramma se non avrà la maggioranza assoluta dei senatori, ci sono più di una decina di precedenti storici, governi che sono andati avanti con una delle due Camere che registrava di fatto una maggioranza relativa, da Cossiga a Berlusconi, da D’Alema a Dini, sino a Ciampi e Andreotti, Moro e Fanfani. L’ennesima giornata al cardiopalma, con il pallottoliere del Senato che va su e giù, ma che si ferma ampiamente sotto quota 161 (qui sotto tutti i conteggi), e che continua a gravitare intorno a 155 senatori, ma non di più, registra in primo luogo la conferma di una posizione di netta chiusura sia del Pd ma soprattutto dei Cinque Stelle nei confronti di Renzi. Ha deciso di astenersi l’ex segretario del Pd, bene, forse ha ricompattato il suo gruppo. Ma con gli ex alleati non avrà comunque nessuno spiraglio di collaborazione. Ne è la conferma la riunione del Movimento Cinque Stelle: per i vertici, per i capigruppo, per i capidelegazione, «è stata ribadita da tutti l’assoluta compattezza del Movimento attorno al presidente Conte». Una posizione che «non è in discussione», così come resta confermata «l’impossibilità di qualunque riavvicinamento con Renzi, che ha voluto lo strappo nonostante i nostri parlamentari avessero lavorato bene su tanti progetti» con deputati e senatori di Italia viva. Da parte dei presenti è emersa netta la volontà di «non voltarsi più indietro, continuiamo a lavorare pensando solo al bene del Paese». Insomma le aperture dei renziani, i rammarichi, i possibili passi indietro, non vengono nemmeno presi in considerazione. Anche il Pd riunisce i suoi vertici e la posizione non è distante da quella del Movimento, in una nota che segue alla riunione si accusa Matteo Renzi di aver creato «condizioni sempre più difficili per garantire un governo adeguato al Paese in una situazione di emergenza, rischiando di aprire scenari imprevedibili. Ora per garantire una piena trasparenza si vada nelle sedi appropriate, quelle parlamentari, dove tutti dovranno assumersi le proprie responsabilità per salvaguardare gli interessi del Paese». Insomma l’ipotesi che Conte si dimetta prima di un riscontro parlamentare a quanto pare non esiste. E questo nonostante una giornata in cui sembrano sfilarsi tutti i possibili costruttori, o responsabili, di un nuovo governo guidato sempre da Conte. Dopo tre giorni di trattative l’Udc si sfila e fa traballare l’operazione responsabili, «non ci prestiamo a giochi di palazzo e stiamo nel centrodestra», tuonano di buon mattino con una nota, «i nostri valori non sono in vendita». Non basta: l’operazione Maie-Italia 23 non dà i frutti sperati, il pontiere Clemente Mastella viene sbugiardato su Twitter da Carlo Calenda che racconta di esser stato contattato e di aver respinto l’offerta. I suoi senatori non sosterranno Conte, in cambio di un appoggio del Pd nella campagna a sindaco di Roma. Ne viene fuori un disastro, una zuffa social al termine della quale il sindaco di Benevento si chiama fuori: «Io tentavo di mettere mattoni, altri di toglierli, e quindi se la vedessero loro». I renziani si fregano le mani: le sirene del Pd non spaccano il gruppo e a lasciare per rientrare in casa dem è solo il deputato Vito De Filippo. «Al Senato i 18 senatori saranno decisivi visto che la maggioranza al momento è tra 150 e 152. Non rispondiamo alle provocazioni e lavoriamo sui contenuti», esorta il senatore fiorentino parlando ai suoi: torneranno a riunirsi domenica per decidere se in Senato sarà davvero astensione o meno. Per il momento al governo mancano i numeri, martedì la prova dei fatti al Senato, ma in due giorni tutto può ancora cambiare.
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TITOLO: Inaugurato l’ospedale covid in Fiera La struttura consegnata al Policlinico
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OCCHIELLO: Emiliano: «Un perno fondamentale del piano pandemico della Regione». I primi ricoveri dall’inizio di febbraio
TESTO: Inaugurato l’ospedale mobile per la lotta al Covid allestito in 45 giorni alla Fiera del Levante di Bari: ospiterà 152 posti di rianimazione. «La struttura — ha detto il governatore Michele Emiliano — è un perno fondamentale del piano pandemico permanente della Regione Puglia, nulla di questo investimento andrà perso dopo l'emergenza». Si tratta di un «dispositivo di sicurezza multiuso». «Nasce — ha aggiunto Emiliano — perché non sappiamo se ci sarà terza ondata. La seconda ondata è stata 20 volte superiore rispetto a quella di marzo e aprile del 2020. Una seconda ondata affrontata con una perfetta organizzazione, nonostante tutti i limiti. Abbiamo avuto certamente moltissimi problemi, ma tutto oggi è a regime ed è suscettibile di rafforzamento. Avevamo una necessità, potenziare i posti letto nonostante i 2.500 posti letto già a disposizione. Questa è una struttura a disposizione della Puglia, noi in estate avevamo ipotizzato di dedicare al Covid 3 nostri ospedali, ma il ministero della Salute ci disse no». Ora la struttura viene consegnata al Policlinico di Bari. I ricoveri dai primi giorni di febbraio.
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TITOLO: Ricorrere subito ai cinema chiusi
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OCCHIELLO: Ecco una soluzione per accelerare sul fronte delle vaccinazioni
TESTO: Ecco perché ci permettiamo da specialisti del nulla, di caldeggiare la proposta fatta dalla virologa Ilaria Capua sulle pagine del Corriere della Sera: usare i cinema chiusi per la pandemia come luoghi in cui distribuire i vaccini. Hanno l’elettricità sufficiente per un congelatore a meno settanta gradi, dove deve essere custodito il medicinale, ci sono i servizi, nonché le vie di fuga. Soprattutto, sono sale con i sipari calati e già ristorate dallo Stato. Perché, allora, non utilizzarle? È vero che i rappresentanti di categoria hanno voltato le spalle a questa idea. Ma non per questo non può essere presa in considerazione. La Puglia figura tra le regioni più contagiate dopo Veneto, Lazio, Campania ed Emiliana Romagna, secondo uno degli ultimi grafici della fondazione Gimbe, e non si capisce perché non debba attrezzarsi per ridurre al minimo i danni provocati da questa epidemia. Al di là degli interessi di bottega. A differenza, per esempio, di un palazzetto dello sport, le multisale già sono super accessoriate, mettiamola così. Si eviterebbe peraltro di affollare gli ospedali, che di questi tempi non sono proprio isole felici e il passaggio per contatto di una malattia infettiva da una persona malata a una sana è dietro l’angolo. Sta a lei stabilire, caro assessore, se questo brutto momento che stiamo vivendo sarà fugace o indimenticabile. Lopalco falco o catafalco? Questo è il dilemma.
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TITOLO: La sfida di De Luca: «Campania sarà prima regione Covid free d’Europa. Vaccini anche in teatri e chiese»
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OCCHIELLO: Prima del ritorno generale in classe «screening del personale». Il governatore: «Faremo un miracolo se nei prossimi mesi avremo a disposizione 8 milioni e 400mila dosi di vaccino». Ma se la zona gialla peggiora la situazione «chiudiamo tutto»
TESTO: La diretta facebook del venerdì del governatore campano Vincenzo De Luca inizia con un accenno alla crisi di governo, che definisce «una situazione francamente imbarazzante, come se non avessimo abbastanza problemi, una situazione che sta screditando l’Italia in Europa e nel mondo». Poi passa al Covid e alla Campania, confermata oggi dal ministro Speranza in «zona gialla», ma attenzione, dice De Luca, «questo non deve essere un rompete le righe, bisogna continuare ad avere senso di responsabilità», per non perdere quanto guadagnato in questi mesi in termine di «tutela della popolazione». o si potrebbe essere costretti a «chiudere tutto» di nuovo. Il presidente della Campania critica ancora la linea del governo che «mantiene la linea delle zone e dei provvedimenti parziali», definendola una scelta sbagliata perché «sarebbe meglio un provvedimento unico salvo deroghe per le zone rosse». «Ma noi andiamo avanti sulla linea del rigore», dice poi De Luca, «perché se ci saranno comportamenti irresponsabili tra due settimane qui chiuderà tutto».
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TITOLO: De Luca e il sindaco per Napoli: «Il candidato entro gennaio»
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OCCHIELLO: Si rinforza l’asse tra Pd e M5s dopo lo strappo di Renzi, verso l’intesa sulle città. Su Facebook in aumento le interazione sulle pagine di Roberto Fico ed Enzo Amendola
TESTO: «Su Napoli? Daremo una mano, sicuramente. Come promesso e annunciato. Anzi, finora la Regione è stata l’unica istituzione presente. Credo che entro gennaio sarà deciso anche il candidato a sindaco del centrosinistra». Vincenzo De Luca sfida il vento gelido che imperversa tra le impalcature ormai storiche del cantiere ultra ventennale del policlinico di Caserta. Ed i nomi che circolano? I nomi? Niente. Uno sbuffo liberatorio dice più di qualunque espressione: il presidente della giunta regionale sguscia via e si infila nella portiera dell’auto. Del resto, quella che si gioca nei prossimi giorni in parlamento, dopo lo strappo di Italia Viva, è una partita sicuramente di carattere nazionale, ma con i suoi riverberi sul piano locale. Tanto che lo schema «eretico» di De Luca, di dar man forte ad una candidatura a sindaco di estrazione civica, intorno alla quale aggregare liste strettamente connesse alla sua collaudata esperienza elettorale e amministrativa, magari persino eponime, potrebbe saltare definitivamente.
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TITOLO: Il discorso di Giuseppe Conte alla Camera: il testo
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OCCHIELLO: Le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte alla Camera sulla crisi politica
TESTO: D) L’Italia ha bisogno di una serie di interventi e di riforme in campo economico-sociale che prevedono un rinnovato impegno del Governo, da qui alla fine naturale della legislatura, sulla base di vari ambiti di intervento, che provo a riassumere: a) quanto al lavoro, occorre introdurre una riforma che valga a razionalizzare il sistema degli ammortizzatori sociali e solide proposte di politiche attive del lavoro; b) quanto alla salute: bisogna rafforzare la medicina territoriale e l’assistenza domiciliare; c) istruzione e ricerca: dobbiamo rafforzare gli investimenti in ricerca, promuovere la connessione tra ricerca e mondo produttivo, come prerequisito per l’innovazione e il trasferimento tecnologico; d) rivoluzione verde, sostenibilità ambientale e tutela del territorio: occorre accelerare la decarbonizzazione della produzione di energia elettrica; favorire gli incentivi all’ampia adozione di pratiche eco-compatibili da parte dell’industria; promuovere il rinnovo del parco rotabile pubblico e dei mezzi di trasporto privati e commerciali; potenziare gli interventi di tutela della rete idrica e di messa in sicurezza del territorio; il miglior coordinamento degli interventi di rigenerazione urbana; gli incentivi allo sviluppo di modelli di agricoltura e pesca sostenibili; introdurre appropriate condizionalità ambientali nella ripartizione dei fondi agli enti locali; e) politica industriale: dobbiamo proseguire nel proteggere e tutelare gli investimenti più strategici del Paese, soprattutto in questo periodo recessivo, e favorire una strategia industriale volta a rilanciare la competitività del sistema produttivo, finalizzata a generare un cambiamento strutturale verso attività economiche ad alto valore aggiunto; per evitare di concentrare gli interventi secondo una logica, certo molto alla portata degli incentivi, che rischiano però di essere distribuiti in modo indiscriminato, apportando scarso valore aggiunto; dobbiamo rafforzare politiche di intervento sulla base delle nostre filiere più salde e produttive: penso a quelle più strategiche per il nostro Paese come il turismo, l’automotive, l’agro-industriale e altro ancora; dovremo favorire senz’altro meccanismi più innovativi di partenariato pubblico-privato; f) welfare e Terzo settore: gli investimenti nel welfare, calibrati su bisogni sociali che restano ancora non pienamente soddisfatti - come i servizi abitativi, i servizi per l’infanzia e per la famiglia, i servizi di cura e a beneficio delle vulnerabilità e degli anziani - sono fondamentali per generare un elevato ritorno economico e occupazionale, con vantaggi diffusi per tutto il Paese; g) politiche di genere ed empowerment femminile: per contrastare i divari di genere è necessario promuovere azioni volte a incrementare l’occupazione femminile e a livellare i gap salariali, a liberare le donne dagli squilibri nei carichi di cura, a rafforzare il sostegno alle donne vittima di violenza, a imprimere un cambiamento culturale ed educativo nella questione di genere e a favorire, in generale, una più trasversale e integrata partecipazione delle donne all’interno della società anche nei posti più apicali; h) riforma fiscale: è stata già avviata una discussione, che deve quanto prima tradursi in un concreto progetto di riforma non più rinviabile, al fine di razionalizzare e semplificare il quadro normativo esistente, essenziale per ricostruire la fiducia dei cittadini e delle imprese, nonché per conseguire una migliore distribuzione della ricchezza; i) digitalizzazione: pilastro dell’azione del Governo, la necessità di digitalizzare il Paese, sia per quanto riguarda il sistema produttivo, sia per quanto attiene alla pubblica amministrazione, è quanto mai prioritaria, soprattutto in un momento storico nel quale è emerso con chiarezza che il digital divide è fonte di incremento delle diseguaglianze sociali, territoriali ed economiche; l) cultura e turismo: allo scopo di rilanciare la cultura e il turismo sono stati individuati i pilastri di una strategia nazionale, sono i settori in assoluto più colpiti da questa pandemia, dobbiamo valorizzazione dei principali asset culturali del Paese, la formazione del personale e il rafforzamento dell’offerta turistica, anche attraverso l’attrazione di nuovi investimenti. Oggi salutiamo una bella notizia che è stata appena diffusa. Prepariamoci a visitare Procida. E’ la capitale italiana della cultura nel 2022.
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TITOLO: Se la nuova politica ha bisogno di Mastella
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OCCHIELLO: Il suo ritorno sulla scena nazionale è la conseguenza di un fallimento: quello della presunta Terza Repubblica, in cui il partito di maggioranza relativa diceva che non era né di destra né di sinistra, e infatti si è alleato con la Lega e con il Pd
TESTO: Non si sa come finirà questa negoziazione e lo scopriremo tra domani e dopodomani. Ma una cosa, noi che conosciamo Mastella e gli vogliamo anche bene, la sappiamo per certa: il suo ritorno sulla scena nazionale è la conseguenza di un fallimento. Il fallimento della presunta Terza Repubblica, in cui il partito di maggioranza relativa diceva che non era né di destra né di sinistra, e infatti si è alleato con la Lega e con il Pd come se niente fosse, e con lo stesso premier per giunta. Ma a questo sbandierato ripudio delle ideologie e della politica tradizionale, non ha corrisposto un sano pragmatismo di governo, anzi. La «nuova politica» sa invece dire solo dei no: no alla Tav, no al Mes, nel caso dei Cinquestelle, no all’Europa, no al lockdown nel caso della Lega. Ed è questa sua impotenza, cui «obtorto collo» si sta piegando anche il Pd, che pure potrebbe vantare un’altra tradizione, a renderla così inconcludente e gelatinosa da doversi affidare nel 2021, con tutto il rispetto, a Mastella.
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TITOLO: Renzi in Senato, il discorso contro Conte
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OCCHIELLO: «Il suo non è il governo più forte del mondo», ha detto Renzi a Conte: «Pensiamo ci sia bisogno di un governo più forte». Italia viva ha però deciso di astenersi
TESTO: «Signor presidente, se lei parla di crisi incomprensibile, le spiego le ragioni che hanno portato la nostra esperienza al termine. Il suo non è il governo più bello del mondo: pensiamo ci sia bisogno di un governo più forte, non pensiamo possa bastare la narrazione del “gli altri Paesi ci copiano”. Non è stata aperta ancora una crisi istituzionale perché lei non si è dimesso». Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha iniziato così il suo discorso in Senato: un discorso attesissimo, durato una ventina di minuti con il quale per la prima volta in Parlamento l’ex premier ha chiarito le ragioni dello strappo che ha portato alla crisi del governo Conte-bis (qui la diretta, qui il commento di Aldo Cazzullo). E un discorso durissimo: che per oltre un’ora ha lasciato pensare — scrive qui Alessandro Trocino — a un blitz finale, il «no» di Italia viva alla fiducia, che avrebbe potuto precipitare il Paese in una crisi al buio. Ipotesi che appare però tramontata, dopo che Teresa Bellanova ha comunicato in aula l’intenzione del suo partito di astenersi, lasciando aperta la porta a una permanenza di Italia viva nella maggioranza. Renzi ha definito questo il «kairos, il momento opportuno» per un cambio di passo, e passando tra diverse citazioni (dai Malavoglia a Mino Martinazzoli) ha spiegato di non voler «tenere nulla in sospeso»: «Siamo di fronte non a una crisi istituzionale, che non è ancora stata aperta, ma a una crisi economica e sanitaria». «L’Italia è il Paese messo peggio al mondo sull’economia. L’Italia è il Paese al mondo con il peggior rapporto fra popolazione e decessi per Covid. E abbiamo il record negativo nella crisi educativa e scolastica: non se ne parla mai in modo compiuto, ma il dato di fatto è che l’Italia ha mandato i suoi ragazzi a scuola meno degli altri paesi in Europa. Questi tre record negativi sono macigni di cui lei non ha parlato, signor Presidente, nel suo discorso», ha accusato l’ex premier. Renzi ha poi spiegato di aver chiesto a Conte uno scatto di qualità («Mi sarei aspettato un grande sogno, una visione, un orizzonte»), ha elencato una serie di «errori» del governo (dai milioni spesi per i banchi a rotelle alla «bozza indicente del recovery plan») e ha accusato il premier di non essersi dimesso «per arrocco personale». «Ha avuto, signor Presidente, paura di salire al Quirinale» per dimettersi, ha continuato, prima di accusarlo di aver «finto di cambiare le sue idee per conservare la poltrona: ha cambiato tre maggioranze in tre anni per restare dov’è». «È il momento di decidere, ora o mai più», ha attaccato ancora l’ex premier. «Ora ci giochiamo il futuro, non tra sei mesi. Oggi è l’ultima notte di Trump nella stanza di Lincoln, domani si apre una pagina nuova. Qualche giorno fa Merkel e Macron hanno chiuso un accordo con le istituzioni europee insieme alla Cina e noi non siamo entrati nemmeno in partita. La Brexit ora gioca la sua sfida. Ora o mai più perché questo è l’anno del G20. Ora o mai più perché ora vanno rimandati i ragazzi a scuola, non con i soldi buttati via dei banchi a rotelle ma con i vaccini. Ora o mai più per l’economia: i ragazzi sono chiusi in casa e pagheranno i conti della crisi. Quale Next generation Eu se ai nostri figli lasciamo montagne di debito? Ora o mai più per il Mes. In tanti hanno chiesto di finanziare il piano per la ricerca. Saremo maledetti dai nostri figli se non investiamo sulla scuola e sulla sanità». Renzi ha poi accusato Conte di «non aver fatto gavetta politica» e di avere confuso l’arrte del governare con quella di distribuire incarichi: «Lei è sempre stato cortese con me, quando ci siamo visti mi ha offerto un incarico internazionale e io le ho detto gentilmente di no». «Vediamo se arriverete a 161 senatori», ha detto Renzi, sfidando Conte (che ha pochissime possibilità di arrivare a quella soglia, come spiegato qui: e punta piuttosto a superare quota 155): «Ma se la maggioranza è raccogliticcia, almeno fate presto: il Paese in questo momento non si merita un mercato indecoroso». Nella sua replica, Conte ha accusato l’ex premier di aver «scelto la strada dell’aggressione e degli attacchi mediatici». Renzi —scrive Aldo Cazzullo qui — ha definito «imbarazzante» il discorso del premier.
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TITOLO: Regione Campania, tensione tra i collaboratori di De Luca: Mastursi ed altri ancora senza stipendio
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OCCHIELLO: L’avvocato del presidente della Regione diventa anche consulente legale
TESTO: Ma tra le cause dei rinvii dei contratti di assunzione è probabile che vi sia anche quella legata all’effetto deterrenza generato dalla richiesta di risarcimento danni per 403 mila euro avanzata dalla procura regionale della Corte dei conti nei confronti del presidente De Luca. Al quale è stata contestata l’assunzione di quattro vigili urbani di Salerno (ora diventati tre) con l’incarico di dirigenti. Infatti, il decreto relativo all’incarico dei tre agenti municipali è stato sospeso, per la seconda volta e per altri trenta giorni, a ripartire dall’8 gennaio scorso. Un rinvio che «si rende opportuno — è scritto nel decreto — nelle more di ulteriori valutazioni in ordine alla eventuale riorganizzazione degli uffici». Nel frattempo, però, è stato assegnato un nuovo incarico di dirigente dell’ufficio di gabinetto a Vincenzo Fragomeni. Calabrese di Reggio, Fragomeni pare sia stato fortemente voluto dal neo capo di gabinetto Maurizio Borgo, fino a pochi mesi fa segretario generale della giunta regionale della Calabria. Fragomeni, laurea all’Università Pegaso, è uomo di mare (la sua qualifica è di luogotenente cocchiere di porto) ma ha una variopinta esperienza professionale maturata sia come sottufficiale di ispezione ed economo presso la direzione marittima di Reggio Calabria, sia tra le stanze ministeriali, prima come funzionario delle Politiche agricole e poi presso gli uffici del sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri. L’incarico al sottufficiale calabrese ha mandato, ovviamente, su tutte le furie color che son sospesi tra promesse presidenziali, incarichi sulla carta e decreti di assunzione non perfezionati.
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TITOLO: De Magistris rinvia l’annuncio sulla Calabria. Gli arancioni all’ex pm: «Alleato, non presidente»
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OCCHIELLO: Il sindaco di Napoli cambia strategia. In videoconferenza le 3 liste dell’ex candidato civico Carlo Tansi: «Intesa ma non per il vertice»
TESTO: «Dopo lunga e approfondita discussione animata da uno spirito costruttivo e collaborativo, i candidati si sono espressi determinandosi, a larga maggioranza, in modo positivo, ritenendo che un’alleanza con de Magistris non può che arricchire, in termini di valori, affinità e intenti, la coalizione Carlo Tansi presidente». Gran parte dei partecipanti hanno espresso la volontà che debba «rimanere, comunque, imprescindibile la candidatura alla presidenza della Regione Calabria di Carlo Tansi», leader e fondatore del movimento civico «Tesoro Calabria». I candidati hanno motivato questa volontà partendo dal presupposto che la loro adesione alla candidatura, l’impegno nella raccolta firme e la loro presenza sul territorio tra la gente, «nasce dalla profonda fiducia e garanzia che nutrono per Tansi, che vedono come unico garante del cambiamento, tanto auspicato, e assolutamente necessario per una Calabria si spera, ancora più “arancione”». Solo tre dei partecipanti hanno invece dichiarato che la candidatura alla presidenza tra i due leader può scaturire dopo una attenta valutazione da approfondire». La coalizione «Carlo Tansi presidente» conferma quindi che «resterà in ogni caso, senza pregiudizi né idee preconcette, aperta a qualunque soluzione che possa portare a vincere le elezioni regionali con persone credibili e competenti». «Ma — hanno affermato sempre gli intervenuti al forum on line — avanti da soli non giova a nessuno se si vuole vincere e amministrare la regione, per fare emergere tutte le sue potenzialità inespresse. A tal fine è necessario fuggire da ogni tentativo di accordi con il sistema marcio della politica calabrese e incentivare alleanze puramente civiche con soggetti in grado di favorire finalmente il decollo della regione più bella d’Italia, la nostra Calabria».
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TITOLO: Luigi de Magistris: «Mi candido a presidente della Calabria, governerò con le mani pulite»
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OCCHIELLO: Il sindaco di Napoli correrà per la poltrona di governatore nella regione in cui è nata la moglie e dove ha lavorato per nove anni come pubblico ministero
TESTO: Non mancano i commenti avvelenati. «Luigi De Magistris si candida alla Presidenza della Regione Calabria. Verrebbe da dire poveri calabresi. Ma saranno loro, naturalmente, a decidere con il voto», dice invece all’Ansa Graziella Pagano, coordinatore Italia Viva Napoli e componente della direzione nazionale. «Per quello che mi riguarda giudico questa scelta in linea con il personaggio: la tragedia della sua amministrazione non poteva concludersi in modo diverso. In farsa. Per Napoli saranno mesi difficili, la graduale uscita dalla pandemia, la ricostruzione sociale ed economica, le scelte amministrative per ripartire. Se de Magistris aveva intenzione di lavarsene le mani doveva dirlo prima di quel vergognoso consiglio comunale nel quale si è salvato per un voto con il supporto di “costruttori” folgorati sulla via di San Giacomo in nome della “stabilità”. Ma tant'è. Da oggi in poi l'amministrazione comunale, già da tempo a mezzo servizio, sarà ancora più in balia delle onde. Con Assessori improvvisati, con i calcoli di Alessandra Clemente e del suo cerchio magico che scambia il Municipio per il Circolo degli Amici, e con un sottobosco pronto a trattare col migliore offerente. Nel 2011 queste persone si presentarono a Napoli dicendo che avrebbero spazzato la vecchia politica e che avrebbero scassato tutto. La prima promessa si è trasformata in nemesi, la seconda è stata sicuramente mantenuta. Tocca ai moderati, ai liberali e ai riformisti fare uno scatto in avanti e lanciare una grande alternativa per Napoli».
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TITOLO: Il senatore al Var tra Bugo e Borghese Ciampolillo diventa una star del web
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OCCHIELLO: Social scatenati dopo il caso del parlamentare ex M5S riammesso al voto di Palazzo Madama in seguito alla visione delle immagini dell’Aula. Gli sfottò corrono in Rete
TESTO: C’è Giuseppe Conte in versione Morgan che sul palco di Sanremo 2020 non cerca il compagno Bugo, ma lui: l’ormai celebre senatore del Var. C’è uno sconsolato Mattarella che sentenzia: «È inutile che cerchiamo una soluzione alla crisi economica se manco troviamo Ciampolillo». E c’è persino Alessandro Borghese in “Quattro ristoranti” a ricordare che il suo voto «potrebbe confermare o ribaltare il risultato». L’ironia si spreca in queste ore su Lello Ciampolillo, vera star del web. Il senatore barese ex M5S, 49enne e con la passione della radio, balzato agli onori delle cronache per la sua riammissione tragicomica alla votazione del Senato – dove il governo Conte ha incassato la fiducia - grazie alla moviola, la revisione delle immagini per stabilire se il parlamentare fosse presente in aula al momento della seconda chiama.
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TITOLO: Il sì di Ciampolillo al governo Conte:dietro c’è il pressing di Emiliano
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OCCHIELLO: Il governatore è pronto a schierarsi con la lista che porterà il nome del premier. Martedì scorso la video conferenza delle liste civiche interessate al progetto. Interessate anche le Acli e un pezzo del mondo sindacale
TESTO: Al progetto sono interessati pure alcuni ambienti delle Acli pugliesi (con cui Emiliano coltiva buoni rapporti) e un pezzo della Uil: lo stesso Giorgione, presente all’incontro, candidato con Senso civico, ne è un alto dirigente regionale. Domanda: cosa ci fanno i Verdi e quelli di sinistra in un progetto centrista? La domanda è fondata. Va detto che a Roma si lavora ad una legge proporzionale con sbarramento: una soglia che potrebbe tenere fuori molte piccole formazioni e spinge ad aggregarsi. Poi, l’appello lanciato da Conte ad esponenti della cultura liberale, socialista, popolare ed europeista è sufficientemente ampio per contenere componenti di sinistra. Senza contare che i 69 miliardi del Recovery plan destinati alla Rivoluzione verde, è tema che agli ambientalisti sta molto a cuore.
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TITOLO: I cento anni del Pci visti da Canfora «Comunisti baresi brava gente»
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OCCHIELLO: A un secolo esatto dalla scissione lo storico, autore sul tema del libro «La metamorfosi», racconta evoluzioni e mutamenti del Partito comunista anche in Puglia
TESTO: «No, non è vero. Togliatti non ha mai perso l’obiettivo principale di ricomporre la grande alleanza antifascista. Il muro contro muro deriva dalla guerra fredda ed è al di sopra delle teste dei protagonisti. In Italia né De Gasperi né Scelba, che forse ci pensava un po’, hanno tentato di mettere fuorilegge il Pci, come avvenne invece in Germania, e questo sta a significare che nonostante la guerra fredda, la linea politica dei comunisti italiani di ricreare la grande alleanza non è stata mai rimossa. Naturalmente ha avuto forme diverse. Negli anni Ottanta si diceva che i comunisti governano dall’opposizione. Significava che c’era una sostanziale volontà di collaborazione tra Dc e Pci. C’era la guerra fredda, ma nel caso italiano per merito dei dirigenti dei partiti di massa, questa guerra fredda non è diventata una guerra civile».
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TITOLO: Il tramonto dei partiti: così il Parlamento è diventato un unico Gruppo Misto
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OCCHIELLO: Conte è l’epigono di una situazione mai vista prima, nella democrazia italiana: in cui il premier può promettere una legge proporzionale per dare «stabilità» al sistema, appellarsi a tutte le famiglie politiche, mentre i due partiti principali giocano un ruolo da comprimari
TESTO: «I partiti sono morti, io sono ancora qui». Questa frase, sussurrata a un cronista del Corriere, è del senatore Andrea Causin, professione ex. Ma in realtà potrebbe benissimo essere lo slogan di Giuseppe Conte, da stampare sulle insegne del gruppo che in suo nome si dice nascerà D’altra parte anche Conte è un ex, ex «avvocato del popolo» ed ex «populista», trasformatosi con successo in esecutore testamentario della democrazia dei partiti. Defunta l’altra sera dopo lunga agonia, essa lascia un vuoto colmabile, bastano un’altra decina di ex, e che vuoi che non si trovino? La macchina di propaganda del VisConte (è un copyright del Foglio) spiega rassicurante in tv che è sempre stato così, che questa è la politica, che in fin dei conti anche quelli di Renzi sono ex, e se uno cambia casacca due volte è come se non l’avesse cambiata mai. Fioccano paralleli da brivido. Ho letto perfino di un paragone tra il Conte II dei 156 voti al Senato e il De Gasperi IV del 1947, anch’esso nato risicato: si tratta del governo che mise fine all’unità antifascista, cacciò il Pci all’opposizione, scelse la parte degli Usa nella Guerra Fredda, portò Luigi Einaudi al Bilancio e aprì la grande stagione del centrismo. Uguale proprio. Nemmeno il solito appellarsi alla consuetudine italica del «trasformismo» aiuta a spiegare che cosa stia davvero succedendo al nostro Parlamento: ai tempi di Depretis, ha spiegato in aula un professore di storia, il senatore Quagliariello, almeno ci si «trasformava» per passare da una parte all’altra; adesso ci si va così come si è, senza pudori, nudi alla meta. La verità è che a trasformarsi è stato il Parlamento: è diventato un unico, gigantesco Gruppo Misto (l’unico posto d’Italia, peraltro, dove ci si assembra e ci si abbraccia ancora impunemente, e le sole citazioni dotte che tutti capiscono sono quelle di Grillo e Giorgio Gaber). Per questo Conte può promettere, chiedendo la fiducia, una legge proporzionale per garantire «stabilità al sistema». Il che, nella defunta politica classica, sarebbe un’eresia, ha ragione Francesco Verderami che l’ha scritto ieri sul Corriere, visto che il proporzionale è la ricetta più sicura per l’instabilità. Ma nella politica post-moderna di oggi funziona invece alla perfezione: il proporzionale dà stabilità al sistema Conte. Per questo, appena amputata la «terza gamba» di Renzi fino a ieri invocata, Goffredo Bettini si aggira ora come un ortopedico alla ricerca della «quarta». La disarticolazione del corpo parlamentare è ormai così efferata e inconfessabile da costringere Di Maio a mettere anche la mano davanti alla mascherina quando ne parla al telefono in aula, una doppia protezione contro il labiale che neanche Cassano mentre prende a male parole l’arbitro. Così, davanti alla salma della democrazia dei partiti, il presidente del Consiglio può affermare in Parlamento, senza destare neanche scandalo, che il suo governo sarà amico di Biden come lo fu di Trump, amico della Cina come lo è degli Usa, in cerca di liberali e di socialisti, di popolari e di europeisti, ha dimenticato solo repubblicani e verdi, tanto nel Gruppo Misto c’è posto per tutti. Vorrà dire del resto qualcosa se i due partiti che presero più voti alle ultime elezioni, i Cinquestelle e il Pd, sono stati comprimari, i grandi assenti di questa crisi, e che perfino le trattative ad personam e in zona Cesarini le abbia fatte direttamente Palazzo Chigi, visto che loro con le armi della politica non sono riusciti nemmeno a riprendersi qualcuno dei tanti deputati persi in questi anni. Alla fine i «volenterosi» sembravano loro, i senatori democratici e pentastellati: pronti a tutto pur di non andare alle urne. Di questo exitus della democrazia dei partiti, intendiamoci, Giuseppe Conte non è l’autore: è l’epigono. La stampa tedesca si è divertita in questi giorni a fare qualche comparazione: dal 1989 in Germania ci sono stati tre diversi Cancellieri, Kohl, Schroeder, Merkel, da noi dodici. Ecco che cosa è stata la Seconda Repubblica. L’avvocato Conte è arrivato a delitto già consumato, ha trovato il tesoro di Palazzo Chigi per strada e, con un colpo di fortuna alla Gastone Paperone, se n’è impadronito. Che doveva fare? Anzi, sta dimostrando una perizia e un’astuzia fuori dal comune nel conservarselo: una crisi all’anno, si è mangiato un Matteo a Ferragosto e uno alla Befana, i due pezzi da novanta della nuova politica. Per questo è meglio non sottovalutarlo: nessuno sa dove Conte può arrivare. In cambio sappiamo dove siamo arrivati noi, il Parlamento e il Governo della Repubblica. L’altro giorno Emanuele Macaluso ha voluto distogliere gli occhi dallo spettacolo della politica italiana prima che se ne consumasse l’ultimo atto nel «suo» Senato. Non voglio approfittare del cordoglio per fare l’elogio del «privilegio di avere un passato», come ha scritto Adriano Sofri. Ma tra quelli come lui e gli uomini senza passato e senza qualità di questo inverno del nostro scontento, un giusto mezzo ci deve essere. Dubito che lo ritroveremo presto.
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TITOLO: L’arbitrario utilizzo dei vaccini
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OCCHIELLO: Il caso degli imprenditori immunizzati e istruzioni per l’uso della distribuzione
TESTO: Nessuno vuole indicare alle beffe della comunità tutti quelli che disinvoltamente hanno violato la norma pur di farsi iniettare il provvidenziale medicamento. Il problema non sono i vaccinati, complici o incolpevoli che siano, ma tutti coloro i quali truccano le carte per fargli saltare la fila. Meglio sarebbe, come stanno le cose, che proprio il vaccino fosse venduto in farmacia: chi può, lo compra quando vuole. Liberamente, senza essere costretto a qualsiasi genere di sotterfugio per accaparrarselo. Fermo restando ovviamente il dovere pubblico di fornirlo gratuitamente alle persone che non sono nelle condizioni di acquistarlo e che purtroppo non si contano sulle dita di una mano. Del resto non succede più o meno la stessa cosa nel momento in cui abbiamo la necessità di dover subire un’operazione chirurgica o quando riscontriamo l’esigenza di rivolgerci a uno specialista di chiara fama? Eviteremmo di dare credito a un antico proverbio cinese, che recita: «Chi arriva con un regalo chiede sicuramente un favore».
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TITOLO: Rifiuti, sbloccati 18 milioni per la differenziata in Sicilia
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OCCHIELLO: Il presidente della Regione ha firmato l’accordo con il ministero dell’Ambiente e con il consorzio Conai. Musumeci: «Accordo dopo quasi dieci anni di attesa»
TESTO: Dopo quasi dieci anni di attesa sono stati sbloccati dalla giunta regionale 18 milioni di euro per potenziare la raccolta differenziata nelle tre Città metropolitane della Sicilia. Il presidente della Regione, Nello Musumeci ha firmato l’accordo con il ministero dell’Ambiente e con il consorzio Conai che «consentirà a Palermo, Catania e Messina di incrementare la raccolta e contrastare il fenomeno delle microdiscariche e degli abbandoni irregolari di rifiuti». Il finanziamento è stato ripartito in base al numero di abitanti, coinvolgendo le società per la regolamentazione del servizio di gestione rifiuti (Srr) nella programmazione e nelle procedure di acquisto delle dotazioni. Nel dettaglio sono destinati 6,5 milioni al capoluogo, 5 milioni alla ex Provincia etnea e 4,2 a quella peloritana. In più, per la Srr di Palermo si aggiungono ulteriori due milioni e 492 mila euro, frutto di un altro accordo risalente al 2012. «È un grande risultato - spiega Musumeci - che dimostra ancora una volta l’attenzione del governo regionale verso il tema della raccolta differenziata che nella nostra Isola è quasi raddoppiata in tre anni, passando dal 20 al 40 per cento. L’ipotesi di accordo risale al 2011, ma è stato siglato solo adesso grazie alla continua interlocuzione dell’assessore all’Energia e servizi di pubblica utilità, Alberto Pierobon, con il ministero dell’Ambiente». «Abbiamo creduto fermamente in questa iniziativa - dice l’assessore - perché riteniamo fondamentale intervenire a supporto delle Aree metropolitane impegnate nel percorso per l’incremento della raccolta differenziata». (fonte agenzie)
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