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LE NOTIZIE DAL GIORNO Saturday 22 January 2022 AL GIORNO Saturday 29 January 2022 SU: politica




TITOLO: Moby, Grillo e i rapporti con Onorato. La linea: dobbiamo trattarlo bene
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OCCHIELLO: L’inchiesta di Milano e le verifiche sui messaggi. Patuanelli: mai ricevute pressioni
TESTO: L’ipotesi degli inquirenti è che grazie a un contratto pubblicitario con il blog di Grillo Onorato stesse in realtà tentando di influenzare in suo favore le mosse del Movimento che anche all’epoca si trovava al governo. Ma mentre una parte del Movimento si difende, un’altra prova a fare da scudo al garante. «Sulle indagini a carico di Grillo non ne so molto, ma da quello che leggo ho capito che si tratta di un concordato su cui la magistratura sta facendo chiarezza. È normale che vengano percorse tutte le strade, e siccome Beppe ha anche dei rapporti politici immagino che i magistrati stiano giustamente facendo tutte le verifiche del caso. Ma sono certo che Grillo abbia sempre agito nel rispetto della legge», ha commentato il vicepresidente del Movimento 5 Stelle Michele Gubitosa. Stessa linea anche per la sottosegretaria Barbara Floridia: «Su Beppe Grillo ho massima fiducia, e per una semplice ragione: lo conosco. Lui è stato per me anche ispiratore di grandi valori».
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TITOLO: Quirinale, Salvini va a trovare Bossi a Gemonio: il Senatùr (forse) torna a Roma per votare il capo dello Stato
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OCCHIELLO: Nel centrodestra le tre diverse partite degli alleati: Salvini e Meloni aspettano che Berlusconi sciolga la riserva. Sabato il vertice della coalizione
TESTO: Ma la ragione per cui il nome difficilmente apparirà già oggio è che il centrodestra, a dispetto degli appelli all’unità della coalizione, unito non è poi molto. Anzi, non lo è affatto. Troppo divergenti sono le ambizioni di leader, troppa la diffidenza reciproca. Tra i leghisti, la grande paura ora è che Silvio Berlusconi faccia sì un passo. Ma non indietro: soltanto «di lato». Che significa? Brontola un leghista: «Non è che adesso il Cavaliere verrà a bocciare i nomi a cui stiamo pensando. ..». Il salviniano si riferisce a un refrain delle ultime settimane. E cioé: «Berlusconi non accetterà mai un candidato di centrodestra puro. Perché quello avrebbe potuto essere soltanto lui, che il centrodestra ha fondato e che, ancora unico, ha portato alla vittoria».
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TITOLO: Quirinale, c’è l’accordo Letta e Renzi: candidato per il Colle e patto di legislatura
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OCCHIELLO: Il capo di Italia viva dopo l’incontro con il segretario del Pd: nessun ostacolo a Draghi se si candida, ma dialoghi con i leader
TESTO: Eppure la via è ancora irta di ostacoli, tant’è vero che sia Letta che Renzi sono convinti che la situazione non si sbloccherà presto, neanche nel caso in cui Berlusconi dovesse fare un passo indietro. «Prima di giovedì o venerdì non avremo il nome», dice Renzi in tv. Anche il segretario del Pd la pensa così, però sta lavorando per riuscire a risolvere prima. Per questa ragione ieri ha visto praticamente tutti: il segretario del partito socialista Enzo Maraio e il leader dei verdi italiani Angelo Bonelli e poi i rappresentanti della Svp. Vorrebbe stringere le fila prima di lunedì. Sabato rivedrà Renzi, Giuseppe Conte e Roberto Speranza. Poi incontrerà i suoi grandi elettori. Ma all’ordine del giorno di queste riunioni non c’è il nome del presidente della Repubblica. Non ancora. Piuttosto la decisione da prendere sulle prime votazioni se, come è probabile, andranno a vuoto. Scheda bianca o che? Qualcuno aveva proposto di nome di Rosy Bindi. Ma lei si è negata, non si vuole sottomettere al gioco dei pariti. Anzi rilancia: «Meglio Draghi al Quirinale per sette anni, che a Palazzo Chigi per qualche mese. ..».
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TITOLO: Quirinale, le grandi manovre su Palazzo Chigi: la spinta per un governo stile Draghi
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OCCHIELLO: L’idea di spostare poche pedine e mantenere una leadership tecnica. I nomi di Cartabia e Colao
TESTO: Ieri per Draghi è stata un’altra giornata di «consultazioni». Oltre che a John Elkann e a Carlo Bonomi, a Palazzo Chigi è entrata Elisabetta Belloni: la prima donna a guidare i servizi segreti sembra però essere in corsa più come segretario generale del Quirinale, che per la successione a Draghi. Se Draghi ha in mente un erede, quello è Daniele Franco. Ma poiché il ministro dell’Economia ha espresso il desiderio di restare in via XX Settembre, il premier avrebbe sondato il gradimento dei partiti per il manager Vittorio Colao, ministro dell’Innovazione. Draghi ha visto anche Filippo Patroni Griffi, incontro che autorizza a registrare nel toto-premier anche l’ex sottosegretario, che ha da poco lasciato la presidenza del Consiglio di Stato a Franco Frattini: altra personalità che avrebbe molte carte da giocare, se non fosse poco gradita alla Lega. E c’è un altro nome da segnare con l’evidenziatore: Renato Brunetta. È il ministro più anziano, per legge gli spetta il ruolo di supplente ed è dunque l’unico con cui la crisi di governo non si aprirebbe formalmente.
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TITOLO: Quirinale, manovre e veti preludono a una soluzione non immediata
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OCCHIELLO: Sembra in atto un fuoco di sbarramento su Mario Draghi presidente della Repubblica. Quanto al pericolo di voto anticipato, appare remoto, chiunque sostituisca Sergio Mattarella: il Parlamento vuole andare avanti fino al 2023
TESTO: Al contrario, il Movimento che fa capo al leader Giuseppe Conte continua a mostrarsi contro qualunque accordo su Draghi: come molti berlusconiani. Non a caso, dopo l’incontro di giovedì con l’ex alleato di governo Salvini, poi suo nemico, ora di nuovo sodale nel «no» al premier, Conte ha detto che insieme stanno cercando di evitare una crisi di governo. La fioritura di candidature più o meno credibili in alternativa all’ex presidente della Bce riflette la volontà di evitare la sua; e la difficoltà a trovare una personalità che unisca forze non solo divise tra di loro ma al proprio interno. È possibile che la situazione si sblocchi, in una direzione o nell’altra, entro le prossime ore. Ma la previsione generale è che lunedì le manovre e i veti non saranno ancora chiariti. Solo a metà settimana si comincerà a capire quali contorni e quale caratura avrà il Quirinale prossimo venturo.
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TITOLO: Rimettere i giovani al centro
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OCCHIELLO:
TESTO: Conveniamo tutti che accendere le videocamere di sorveglianza e contrastare il fenomeno della devianza giovanile sia buono e giusto. Una cosa normale, diciamo. Da città normale. Ancor più normale sarebbe avere un’amministrazione comunale in grado di pagare le bollette dell’elettricità per rendere funzionanti quegli impianti. Eppure, per fare in modo che le casse comunali siano rifornite, bisognerebbe che i cittadini pagassero le tasse dovute, multe comprese. Che si comportassero da cittadini normali. Se poi volessimo inoltrarci nel terreno di un ineffabile progetto collettivo di normalità (che parola stonata agogniamo, abituati come siamo all’eduardiano adagio del napoletano votato all’esagerazione! ) lo sarebbe oltremodo assumere più assistenti sociali, come scriveva l’altro giorno Sergio D’Angelo su questo giornale, oppure portare la spesa sociale a livelli degni delle emergenze che ci troviamo ad affrontare. Ancor più «normale» sarebbe progettare strumenti straordinari per fronteggiare il tema dei Neet, come evidenziava lunedì scorso Maurizio Braucci su Repubblica. Perché il problema di Napoli, al di là della caciara social, non è se sia vera la rappresentazione della città che ne offre Alberto Angela o quella di Gomorra, ammesso che l’una escluda l’altra. Il problema di Napoli sono i suoi giovani infelici, i quali come ci diceva Pasolini sono predestinati a pagare le colpe dei loro padri. «Non importa se i figli sono buoni, innocenti, pii – scriveva nelle Lettere luterane – se i loro padri hanno peccato, essi devono essere puniti».
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TITOLO: Zes, neanche un euro a NapoliIl ministero del Sud: «Stride»
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OCCHIELLO: E il sindaco chiama Roma
TESTO: «Premesso che i progetti finanziati in Campania, e non solo, sono tutti interessanti e di valore — spiega Paolo Russo, deputato di Forza Italia e consigliere («a titolo gratuito») del ministro per il Sud — certo che stride il fatto che a Napoli non sia stato assegnato un solo euro. Per la verità fino a un certo punto non c’era nulla per l’intera provincia partenopea, al pari di quella irpina». Si ferma un attimo e riattacca: «Che dire: per fortuna ci sono state e ci saranno altre misure che permetteranno al capoluogo campano di ottenere sostegni per lo sviluppo. Ma ovviamente servivano e serviranno i progetti». .. Un’ulteriore pausa e poi: «La Regione, che ha seguito la vicenda, ci ha infatti spiegato già alcune settimane fa che l’unica iniziativa utile per Napoli, un sottopasso, non era collegata a un progetto maturo. E quindi non è stato presentato nulla». Dal dicastero del Sud al Mims: «Le iniziative finanziate per il lancio delle Zes sono tutte importanti e pienamente coerenti con il Pnrr, ovvio — precisa il professor Giuseppe Catalano, coordinatore della struttura tecnica di missione per l’indirizzo strategico, lo sviluppo delle infrastrutture e l’alta sorveglianza — Però è anche vero che le risorse disponibili sono passate da 500 a 630 milioni proprio per far spazio ai programmi di sviluppo che venivano candidati. Nel decreto è spiegato che i piani dovessero arrivare a Roma, ove possibile, dalle strutture collegate alle Zone speciali, e in alternativa dalle Regioni, come nel caso della Campania. Napoli? Sì ora è rimasta fuori, ma il suo porto ha ottenuto altri importanti finanziamenti e ulteriori ne arriveranno». Resta il fatto che per questo giro di giostra, dove sono stati stanziati 630 milioni, quindi non bruscolini, la città di Napoli non ha ottenuto nulla.
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TITOLO: San Carlo, tensione alle stelle durante il Consiglio. La Regione: pronti a revocare i fondi
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OCCHIELLO: Il rappresentante di De Luca nel Cdr contesta la nomina (9 giugno 2020) di Spedaliere a direttore generale. Ma c’è il parere favorevole del Mibac
TESTO: Ma riavvolgiamo il nastro. Perché i tempi, in politica, sono tutto. E De Luca li conosce meglio di chiunque altro in questa vicenda. La delibera Poc con i tagli al San Carlo è del 7 dicembre scorso. Pandemia, giorni di festa dell’Immacolata. Insomma tutti distratti, passa sotto silenzio. Tant’è che arriviamo a gennaio quando il Corriere del Mezzogiorno pubblica la notizia del taglio di 3 milione e 700 mila da parte della Regione dei fondi al San Carlo. È di questi giorni, invece, l’attacco frontale ai vertici del Massimo. Giorni in cui la politica italiana è tutta presa dai giochi per il Quirinale, Franceschini in testa. Di certo il San Carlo non è nel suo orizzonte in questo momento. Difficilmente qualcuno interverrà. La posizione più scomoda è quella poi del sindaco. Che vuole evitare a tutti i costi il conflitto istituzionale, anche per non replicare una prassi consolidata di due lustri di guerre De Luca-de Magistris. E quindi sta tentando l’arma della mediazione. Quanto potrà resistere non è dato sapere. Per ora ufficialmente parla soltanto lui. Che non menziona mai la guerra in corso ovviamente: «Sul fronte della sostenibilità economica del Massimo, il presidente del Cdi, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, ha innanzitutto evidenziato i primi riscontri positivi rispetto alla volontà di individuare contributori privati provenienti dal mondo imprenditoriale ed ha poi avviato il percorso che porterà alla definizione del budget finanziario che dovrà salvaguardare e poi rafforzare ulteriormente la qualità dell’offerta artistica che sta riscuotendo grande consenso a livello nazionale ed internazionale». Perché il problema ora sono le risorse, il budget da approvare nei prossimi dieci giorni. Ci sarebbero già privati pronti a contribuire. E c’è sempre la Camera di commercio che ha dato la sua disponibilità a ritornare sui suoi passi. Ma per statuto un privato per entrare nel cdi dovrebbe sborsare il 15 per cento delle erogazioni statali. Cioé quasi 2 milioni e mezzo. Una guerra politica, mette a rischio l’istituzione culturale più importante della città.
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TITOLO: Quirinale, il sondaggio: che qualità servono al Colle? Draghi in testa alle preferenze
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OCCHIELLO: Al secondo posto Marta Cartabia poi Silvio Berlusconi, Elisabetta Casellati e Paolo Gentiloni. Il 62%degli italiani vorrebbe una donna al Colle
TESTO: Nel sondaggio odierno abbiamo chiesto quali sono le qualità che dovrebbe avere un presidente della Repubblica. Emerge con grande nettezza l’aspettativa del ruolo di garante del funzionamento delle istituzioni (67% considera di elevata importanza questo aspetto), di figura di riferimento per la salvaguardia dell’unità nazionale e del clima di serenità tra i cittadini (64%) e tra le forze politiche (56%) e di un ruolo super partes (63%). È molto sentita anche l’esigenza di vicinanza agli italiani maggiormente in difficoltà (63%). È giudicata importante, anche se meno di altre caratteristiche, la capacità di esercitare con autorevolezza una «moral suasion» nei confronti delle forze politiche affinché mantengano scelte politiche virtuose per il futuro del Paese (60%) come pure quella di rassicurare i partner europei e i mercati finanziari circa la stabilità politica e finanziaria del Paese e il rispetto degli accordi presi attraverso il Pnrr (55%). Quindi prevale l’idea di una figura rassicurante, vicina ai cittadini (soprattutto quelli più fragili) e capace di rappresentare gli interessi generali del Paese. Dunque, una figura con caratteristiche ben delineate e, sebbene dotata di meno poteri rispetto al presidente del Consiglio, avente un ruolo niente affatto «notarile».
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TITOLO: Centrodestra, vertice con Berlusconi in collegamento da Arcore
DATA:
OCCHIELLO: Nel pomeriggio, a partire dalle 16, l’atteso incontro tra i big del centrodestra per decidere come muoversi nella partita per il Quirinale
TESTO: Intanto, in Parlamento si registra un cambio di casacca a favore di Forza Italia. Il senatore Saverio De Bonis eletto nel 2018 con il Movimento 5 Stelle e poi passato al gruppo Misto ha deciso di unirsi ai senatori azzurri. «Il Paese sta attraversando una fase estremamente delicata. L’elezione del Presidente della Repubblica avverrà in un contesto in cui assistiamo al perdurare della crisi pandemica con ripercussioni pesantissime su economia e società civile. Questi fattori impongono, a chi ha l’onore di rappresentare i cittadini, un’assunzione ulteriore di responsabilità. È il momento delle scelte alla luce del sole come ho sempre fatto. La mia storia umana e politica dimostra, infatti, che mi sono sempre assunto pubblicamente le mie responsabilità con la consapevolezza di rappresentare i miei concittadini e con l’orgoglio di agire per il bene comune, unica mia bussola. La mia storia di imprenditore, le battaglie per la mia terra, per la salute dei consumatori, per l’ambiente e per il nostro mezzogiorno mi hanno portato ad aderire a Forza Italia che, ad oggi, è l’unico movimento che crede nel sud e nelle sue potenzialità. Sud chiama Italia per me non è solo un hashtag ma il perno della mia azione politica», aggiunge.
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TITOLO: M5S, Conte esulta per l’alt a Draghi. Ma Di Maio spinge per averlo al Colle
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OCCHIELLO: Il capo del Movimento dopo il ritiro di Berlusconi dalla corsa: troppo rischioso spostare l’ex capo della Bce da Palazzo Chigi. Schermaglie e sfide incrociate. Grillo non pone veti
TESTO: La battaglia interna al M5S, insomma, si starebbe giocando sulla trattativa per gli assetti dell’ipotetico governo del dopo: quanto peseranno i 5 Stelle? Chi andrà dove? Nelle ultime ore, pur travolto dall’inchiesta Moby, nelle chat dei parlamentari è ribalzata anche la linea di Beppe Grillo: «Non dirò una parola», lasciando però più che aperta la strada dell’attuale premier verso il Colle. L’ennesima «cabina di regia» guidata da Conte, prima del ritiro di Berlusconi, si era chiusa senza una posizione chiara. E tutto mentre continuavano a filtrare candidati d’interdizione attribuiti al leader pentastellato, tipo: Andrea Riccardi, Filippo Patroni Griffi, Paola Severino. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che in un quadro partitico pur frammentato controlla discreta parte dei 230 parlamentari, ancora una volta ha tenuto una posizione di basso profilo. Impossibile strappargli una dichiarazione: silente, continua a tessere la sua tela pro Draghi. Tra gli obiettivi di Di Maio c’è sì la stabilità, ma anche rimanere alla Farnesina. Intanto, oggi, Conte vedrà gli alleati Letta e Speranza. I rischi, quando verrà indicato il candidato, riguardano ancora una volta la tenuta dei gruppi. Troppe le anime da mettere d’accordo. Il gruppo di «ortodossi» che fa capo al presidente della Camera Roberto Fico sembra ben orientato su Draghi. Ma c’è anche l’ex sottosegretario Riccardo Fraccaro, accusato di aver trattato con Salvini un pacchetto di voti per Giulio Tremonti. Fraccaro smentisce, minaccia querele, ma precisa: «No a Draghi». E c’è, infine, la pattuglia di una ventina tra deputati e senatori, tra cui Primo Di Nicola e Danilo Toninelli che tifa per il bis di Mattarella.
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TITOLO: Berlusconi e il Quirinale, il sogno infranto 28 anni dopo il «debutto»: l’argine della famiglia
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OCCHIELLO: Berlusconi ritira la candidatura: il comunicato letto da Licia Ronzulli e l’ultima chiacchierata decisiva con la figlia Marina. Il desiderio più grande in un tema conservato da mamma Rosa, ai parlamentari aveva detto: «Per me è il senso di una vita»
TESTO: Ad alcuni dei parlamentari contattati per sondarne l’animo, non esattamente del suo stesso schieramento e a lui praticamente sconosciuti, il Cavaliere aveva raccontato di come non il successo delle aziende, non le Coppe dei Campioni del Milan e forse nemmeno la presidenza del Consiglio rientrassero tra i desideri del bambino ch’era stato settanta e passa anni addietro. Nel celeberrimo tema delle elementari che mamma Rosa aveva conservato per anni, infatti, il sogno era quello di «diventare presidente della Repubblica». L’ultimo sogno, l’obiettivo della sua lastdance, l’ultimo ballo. Un sogno di fronte al quale, per giorni diventati settimane e settimane diventate mesi, il Cavaliere s’è messo a correre contro ogni pronostico, com’era stato anche nel ’93 di fronte alla discesa nel campo della politica. E di fronte al quale si è fermato ieri pomeriggio.
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TITOLO: Toti: «Ora un arbitro sul Colle. Poi i centristi si uniscano anche con Renzi»
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OCCHIELLO: Il governatore della Liguria e le manovre dei moderati di centrodestra: bisogna siglare un nuovo patto di governo e riscrivere la riforma della legge elettorale
TESTO: «È necessario eleggere un arbitro come capo dello Stato, siglare un nuovo patto di governo e riscrivere la riforma della legge elettorale». Giovanni Toti, governatore della Liguria, non svela il profilo ma traccia il percorso che dovranno compiere le forze politiche per eleggere un capo dello Stato a larga maggioranza. E in questo contesto un ruolo fondamentale, spiega, avranno le forze centriste «con la prospettiva di riunirsi sotto uno stesso cartello, incluso Matteo Renzi, e di gareggiare insieme alle elezioni del 2023». Si aspettava il passo indietro di Berlusconi e le divisioni nel centrodestra? «Quella di ieri è stata una giornata alla quale non mi sarebbe piaciuto assistere e dimostra due cose. La prima è che il centrodestra da solo non ha i numeri per eleggere il presidente della Repubblica. D’altro canto, se li avesse avuti avrebbe potuto governare il Paese». La seconda? «Mi dispiace che tutto questo sia avvenuto sulla pelle del presidente Berlusconi che qualcuno ha cinicamente usato fino in fondo. Hanno spinto oltre il burrone qualcosa che andava fermata prima. È difficile per tutti arrivare a 505 grandi elettori». Figurarsi per Berlusconi, considerato divisivo. «Non è divisivo il Cavaliere. Il problema è che non è sufficiente prendere i voti di una sola parte politica». E ora cosa succede? «Si chiude definitivamente la Seconda Repubblica e si avvia un nuovo ciclo. Chiunque sarà presidente della Repubblica farebbe bene a nominare sia Berlusconi che Prodi senatori a vita. Sarebbe una pacificazione su cui costruire la Terza Repubblica». Come se ne esce da questa impasse? «Si deve eleggere un arbitro che non solo abbia la statura politica ma i voti parlamentari». Girano diversi nomi: Casellati, Pera, Frattini, Casini. «È inutile il totonomi. Per noi l’elezione del capo dello Stato tiene dentro una serie di cose. In particolare, oltre alla scelta di una figura garante dell’unità del Paese, la continuità di governo e la riforma della legge elettorale. Si può essere proporzionalisti o favorevoli al maggioritario ma l’attuale sistema di voto non ha garantito né la rappresentanza né la governabilità». Mario Draghi è ancora in campo per il Colle? «Non abbiamo mai posto veti a nessuno, men che meno a Draghi». Che tempi prevede per eleggere il nuovo capo dello Stato? «Abbiamo 4-5 giorni in cui possiamo metterci d’accordo».
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TITOLO: Casini presidente, la carta coperta del centrodestra per il Quirinale. Ma Meloni è contro i veti su Draghi
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OCCHIELLO: Restano nella rosa del centrodestra i nomi di Pera e Moratti, oltre a Tremonti e all’ex pm Nordio. Più avanti nelle votazioni potrebbe apparire l’ex presidente della Camera Casini
TESTO: E così, lo ha messo nero su bianco nella sua, di nota: apprezzato il «senso di responsabilità» di Berlusconi, la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni ha «apprezzato assai meno le indiscrezioni uscite nel corso del vertice». Nell’incontro «non sono state formulate da alcuno specifiche proposte di candidatura né tantomeno sono stati posti veti di alcun genere». Semplicemente, «FdI ha insistito affinché fosse chiaro che non auspica in alcun modo che la legislatura prosegua, come invece possono eventualmente ritenere le forze politiche della maggioranza». Ma attenzione. Se Berlusconi spera che Mario Draghi resti premier, Meloni precisa che la questione di Draghi al Quirinale, «sulla quale non abbiamo espresso alcun giudizio, non è stata posta e sarebbe semmai problema che possono avere le forze che partecipano al suo governo». Un riferimento a un momento teso tra Antonio Tajani («Ditelo che volete Draghi») e Ignazio La Russa: «Noi non mettiamo alcun veto». In realtà, Meloni avrebbe un doppio obiettivo per non sbarrare la strada all’attuale premier. Primo: un avvicendamento a Palazzo Chigi è tutto da costruire e non è detto che i partiti ci riescano.
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TITOLO: Quirinale, i due schieramenti e il rischio caos (che potrebbe portare a Draghi)
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OCCHIELLO: Le trattative difficili, la corsa è all’inizio: «Finiremo per doverci appellare al premier»
TESTO: Ma tra Atene e Sparta non si sa chi è messo peggio. L’altro giorno il ministro grillino D’Incà, parlando con un deputato di Forza Italia, ha ammesso che «siamo nel caos». Il Pd, che ha più mestiere, riesce a dissimulare meglio. Anche se non riesce a nascondere del tutto i problemi interni: l’ipotesi di disertare il voto se si fosse candidato il Cavaliere, per esempio, stava provocando nei gruppi una mezza sollevazione. Infatti è stata accantonata e faticosamente si è provveduto a cercare un candidato di bandiera insieme a M5S. Confidando che non venga impallinato.
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TITOLO: Quirinale, Letta lavora per Draghi. Ma sente Casini (che avanza nel Pd)
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OCCHIELLO: Renzi scommette sul senatore che candidò nelle liste dem nel 2018: «Convincerò Salvini». Conte all’assemblea del M5S: «Niente veti. Ma il governo deve andare avanti»
TESTO: Sul fronte M5S la partita sembra ancora più complessa, specie per le difficoltà a controllare i propri 234 elettori, specchio di un partito frammentato. Anche ieri il leader Giuseppe Conte è stato protagonista di una girandola d’incontri e fa sapere di aver riallacciato un proficuo confronto persino con Matteo Salvini. Conte, durante la riunione con tutti i parlamentari, ha prima chiamato un «grande applauso per Mattarella», poi ha rivendicato con forza il ruolo del M5S nel ritiro di Berlusconi. «A differenza di Pd e Leu, non abbiamo remore a considerare una candidatura dal centrodestra — spiega Conte annunciando la proposta di votare scheda bianca e di non “bruciare” Riccardi —, ma diciamo che non è questo il momento di affidarsi a candidati di bandiera». In cima all’agenda dell’ex premier, per il Colle non c’è certo Draghi. Durante l’assemblea, però, sottolinea: «Nessun veto, ma la condizione è che il governo deve andare avanti». Tutto mentre il ministro Luigi Di Maio, principale avversario interno, continua a tessere la tela pro Draghi, convinto che, sottoscrivendo «un patto di legislatura», il passaggio del premier al Quirinale potrà garantire di arrivare al 2023, traguardo ritenuto dai più come il miglior collante per tenere assieme e guidare la compagine grillina in vista del quarto scrutinio.
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TITOLO: Grandi elettori, esordio di Salvini e Renzi. A Napolitano e Casini il record delle votazioni per il presidente della Repubblica
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OCCHIELLO: Chi sono i grandi elettori che lunedì voteranno per il prossimo capo dello Stato nella prima seduta del Parlamento: Napolitano ha votato per 7 presidenti, Casini per 6 come Calderoli, Gasparri e La Russa
TESTO: Tanti i senatori e i deputati che voteranno per la prima volta: Matteo Renzi, Matteo Salvini, Cecilia D’Elia, neoeletta per il Pd alle suppletive di Roma. Tra i leader di partito Enrico Letta e Giorgia Meloni sono alla quarta votazione. Il ministro M5S degli Esteri Luigi Di Maio è alla terza. Alla Camera, tra i deputati, c’è Elio Vito di Forza Italia, a Montecitorio dal 1992: è alla sua sesta elezione. Stefania Prestigiacomo (FI) è alla quinta, come il ministro leghista dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, Paolo Russo, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Bruno Tabacci e Gianfranco Rotondi. Barbara Pollastrini e Loredana De Petris sono alla quarta. Piero Fassino e è alla terza.
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TITOLO: Regeni, Draghi e Cartabia incontrano i genitori del ricercatore: «Iniziative efficaci»
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OCCHIELLO: Il confronto in videoconferenza per «dare seguito, nel modo più efficace, all’ordinanza del gup di Roma» che aveva chiesto l’intervento del governo per la necessaria notifica degli atti ai quattro militare imputati del rapimento e omicidio del ricercatore
TESTO: Domani 25 gennaio ricorrono i sei anni dalla scomparsa di Giulio Regeni che fu sequestrato il 25 gennaio del 2016 al Cairo dove stava svolgendo una difficile ricerca sul campo per il suo dottorato a Cambridge. Per ricordare il giovane ricercatore friulano a Fiumicello (Udine), si terrà una commemorazione con la presenza dei genitori per chiedere ancora una volta verità e giustizia. Parteciperà anche una delegazione di Articolo 21, con il presidente Giuseppe Giulietti, per consegnare alla famiglia una targa e la tessera onoraria dell’associazione.
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TITOLO: Quirinale, le foto della prima giornata di votazioni
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OCCHIELLO: Gli scatti della prima giornata di votazioni per il nuovo capo dello Stato a Montecitorio
TESTO: Terminata la prima «chiama» dei senatori si procederà alla seconda, per quei grandi elettori che intendono votare ma non hanno risposto al primo appello. Quindi, a seguire, toccherà ai deputati (sempre due «chiame» e a scaglioni orari di 50 per volta) per terminare con i 58 delegati regionali. A conclusione delle operazioni di voto si procederà con lo spoglio delle schede, letto dal presidente Roberto Fico che pronuncerà solo l’eventuale cognome scritto nella scheda, leggendo anche il nome solo nel caso in cui il cognome non sia inequivocabile. In mattinata — come si vede nella foto — sono stati ultimati gli ultimi preparativi per l’allestimento del seggio per i parlamentari positivi chiamati a votare per l’elezione del Presidente della Repubblica (Imagoeconomica/Benvenuti)
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TITOLO: Quirinale, il fischio di inizio: tutte le carte dei partiti
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OCCHIELLO: I 1.008 grandi elettori approdano a Montecitorio per l’elezione del prossimo presidente della Repubblica in un clima di sfinente trattativa: alla prima seduta i nomi dei candidati resteranno coperti da una coltre di schede bianche
TESTO: I 1.008 grandi elettori approdano a Montecitorio in un clima di sfinente trattativa. Coalizioni divise e partiti frammentati al loro interno. Nessuno possiede la golden share. Vincerà, come si ripete da giorni, chi ha meno veti piuttosto che chi ha più voti. Un assioma utile, forse, a Pier Ferdinando Casini, figura tra le più accreditate come alternativa al premier Mario Draghi. L’ex presidente della Camera può vantare simpatie a destra e a sinistra. Lo sospinge il capo di Italia viva Matteo Renzi: «Personalità a cui si pensa». Non lo sostiene, però, Matteo Salvini: «Non sarà tra i nostri candidati». Non è poco. Il leader della Lega, che insegue il ruolo di kingmaker dopo il ritiro di Silvio Berlusconi, si è anche ripetutamente opposto (fino ad ora) all’ex presidente della Bce: «Muoverlo da Palazzo Chigi sarebbe pericoloso». Annuncia, Salvini, che il centrodestra farà suoi proposte. Ma se davvero vuole passare non potrà scegliere candidati di parte. Forse anche per questo, nel tam tam del Palazzo, oltre ai soliti nomi sul fronte del centrodestra — Maria Elisabetta Casellati, Letizia Moratti, Marcello Pera — si sentono fare anche altre ipotesi: il capo degli 007 italiani Elisabetta Belloni, ad esempio, che secondo qualcuno però potrebbe essere utile anche per la guida del governo.
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TITOLO: Quirinale, manovre e doppi giochi sulla strada della presidenza della Repubblica. Ma Giorgetti scommette: «Andrà tutto bene»
DATA:
OCCHIELLO: Salvini deve tenere saldo il rapporto con Berlusconi. E Casini inneggia alla «centralità» del Parlamento. L’elezione da costruire un «passo alla volta». Guerini dà i tempi: ci vorrà una settimana
TESTO: Un chiaro riferimento a Draghi, che è il più esposto e su cui si concentra la maggior pressione. Da giorni Renzi lo continua a chiamare in causa, tenendo un piede nel campo di Casini. Chi lo conosce, come il democratico Delrio, pensa che stia «preparando una sorpresa». Ma non sembra esserci spazio per terze soluzioni, per quanto ieri il capogruppo di M5S alla Camera provasse ad aggrapparsi a uno scoglio che non c’è: «Insistete su Mattarella», ha implorato agli alleati del Pd. Il fatto è che anche il Nazareno non ha molti margini di manovra, anche Letta deve districarsi tra quanti fanno muro contro Draghi (come Franceschini) e quanti sono pronti a boicottare l’accordo su Casini (come i riformisti). Per questo l’altra sera il leader democrat si è espresso per un «bis» dell’attuale capo dello Stato: una sortita a sorpresa che ha suscitato dubbi anche tra i membri della sua segreteria.
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TITOLO: Presidente della Repubblica, chi sale e chi scende in vista del secondo giorno di votazioni
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OCCHIELLO: Veti, partite doppie, partiti sordi ai no di Mattarella, nomi nascosti che potrebbero rispuntare, avversari dentro ai propri schieramenti
TESTO: Al momento non è dato sapere se il centrodestra deciderà di spendere il nome del presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati. Probabilmente il suo profilo potrebbe far parte di una rosa da offrire al confronto con lo schieramento avversario. In prima battuta non ha possibilità di trovare una maggioranza adeguata, visto il modo in cui sono posizionati adesso i partiti. Le cose potrebbero cambiare soltanto se la via del dialogo si mostrasse fallimentare. E allora, dopo la quarta chiama, quando basterà la maggioranza assoluta dei Grandi elettori, potrebbe tentare di avere quei consensi che il fondatore del centrodestra, Silvio Berlusconi, non è riuscito a raggiungere. Una parte dei Cinque Stelle, che la votarono quando si insediò a Palazzo Madama, potrebbe ancora sostenerla. Ma forse non sarebbero abbastanza, senza contare il rischio sempre presente dei franchi tiratori.
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TITOLO: Quirinale, la Lega cerca voti nel M5S e pensa al blitz in Aula su Casellati
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OCCHIELLO: Gli alleati e la tentazione di contarsi prima sul nome di Nordio. Ma per i centristi «la strada di Draghi è ancora aperta»
TESTO: Però, se i voti su Nordio dovessero risultare, come è possibile, insufficienti, la strada è meno semplice. E si banalizza nella domanda: «La presidente del Senato sarebbe in grado di fare meglio», al di là del fatto che formalmente non sia inclusa nella rosa? Salvini è convinto, come dice ai suoi, che «ce la si possa fare». Per lui, tra l’altro, sarebbe la possibilità di intestarsi — fatto senza precedenti come centrodestra — l’elezione di un presidente della Repubblica. Altri, convinti lo sono molto meno. Luigi Brugnaro, leader con Giovanni Toti di Coraggio Italia, ha detto che se il «centrodestra ha dato dimostrazione di compattezza», la situazione resta «evidentemente complicata». Per dire che «la strada per Draghi presidente è ancora aperta, ma dobbiamo garantire la continuità di governo».
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TITOLO: Selfie, buvette, ordini di voto: una giornata da peones
DATA:
OCCHIELLO: C’è Battelli (M5S) che arriva in monopattino. E Bucalo (FdI): decide tutto Giorgia
TESTO: La sua giornata. «Mi sveglio, faccio colazione, mi vesto. ..» (tipo simpatico, veloce, ha imparato le regole del gioco: ma sul vestire non ci siamo. Indossa un abito di lana a quadratini e un maglione nero a collo alto). State eleggendo il nostro nuovo presidente della Repubblica: non pensa di essersi presentato vestito come per un brunch al lago? «Lei pensa? ». Penso che tra il suo maglione e la grisaglia di Aldo Moro possa esserci una decorosa via di mezzo. Parliamo di queste votazioni. «Vengo qui in anticipo. Parcheggio il monopattino ed entro. Oggi ho mangiato un panino al volo alla buvette. Poi aspetto che arrivi il mio turno di voto parlando con i miei colleghi, immaginando soluzioni, scenari». Siete preoccupati? «Senta: se a Palazzo Chigi venisse giù tutto, o perché Draghi sale al Colle, o perché al Colle magari ci va un altro e Draghi si stranisce e molla, il rischio di andare a votare è chiaro che esiste. E io, che come Di Maio sono al secondo mandato, per le attuali regole del Movimento dovrei tornarmene a casa. Ma le assicuro che non mi ammazzerei di certo se dovessi lasciare questo luogo, la politica. E poi. ..».
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TITOLO: Presidente della Repubblica, il «massimo», il «minimo» e l’altro forno appena aperto
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OCCHIELLO: Massimo è per definizione Draghi, che già da ragazzo frequentava l’omonimo liceo romano. Minimo è un candidato accettabile da tutti perché non è di nessuno, e perciò evita la rottura della maggioranza
TESTO: Ci hanno provato con la tattica di Oronzo Canà, il mitico allenatore interpretato da Lino Banfi: giocare con la Bi-Zona, ovvero il 5-5-5. Ma siccome la matematica non è un’opinione, per tenere insieme la maggioranza di governo, e salvare la legislatura, sono rimaste solo due strade: o si trova il massimo comune divisore, oppure il minimo comune multiplo. Massimo è per definizione Draghi, che già da ragazzo frequentava l’omonimo liceo romano. Minimo è un candidato accettabile da tutti perché non è di nessuno, e perciò evita la rottura della maggioranza: il solito Casini, oppure uno dei due «nomi terzi», uno politico e uno proveniente della società civile, di cui hanno parlato ieri Letta e Salvini. Si dirà: ma nella vita è sempre meglio scegliere il «massimo»! I partiti risponderebbero: sì, però il «minimo» ci moltiplica, il «massimo» ci divide dal potere. Allora sceglieranno il «minimo»? Non è ancora detto; non se rischiano di perdere il «massimo», cosa che in fondo temono, per ottenere solo un «minimo». (Il Corriere ha una newsletter dedicata all’elezione del nuovo presidente della Repubblica. Si chiama Diario Politico, è gratis, e per iscriversi basta andare qui )
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TITOLO: Quirinale, le foto della terza giornata di votazioni
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OCCHIELLO:
TESTO: Emma Bonino, senatrice di +Europa dopo il voto ha definito la rosa dei tre nomi proposti dal centodestra «un paravento». E in generale non approva il metodo con cui avvengono le candidature e lo definisce «carbonaro»: «non ci sono candidature pubbliche, manco ci si dovesse candidare a un ruolo infamante, non c’è un dibattito pubblico. La metodologia è carbonara, questo porta a degenerazioni insopportabili» E ha ribadito il suo voto per Marta Cartabia: «una persona competente, soprattutto sui temi che mi stanno più a cuore, la costituzione, la malagiustizia, queste bazzecole» (Imagoeconomica).
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TITOLO: La tela di Salvini: soluzione vicinaMa il totonomi fa fibrillare la Lega
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OCCHIELLO: Dopo le voci di «accelerazione» il Capo riunisce i suoi per dettare la strategia. L’incontro con gli alleati slitta dalla serata a questa mattina
TESTO: Fatto sta che, incontro dopo incontro, summit dopo summit, la sensazione di incartamento è sempre più difficile da allontanare. Forse anche per questo, arriva la svolta comunicativa. Alle 16.41 i comunicatori leghisti trasmettono due righe di dichiarazione di Salvini: «Lavoro con fiducia, serietà e ottimismo. La soluzione può essere vicina». A dare enfasi al momento, il capo leghista convoca prima i governatori-grandi elettori, poi i parlamentari. Un incontro che i presenti definiscono «motivazionale»: niente nomi o strategie, soltanto il richiamo alla compattezza. Viene diffusa la notizia su una «lunga e cordiale telefonata» tra Salvini e Silvio Berlusconi. Inoltre, nel frattempo si apprende che per le 22 è stato convocato un nuovo vertice del centrodestra. E così, Salvini invita prima i cronisti e poi i parlamentari a «tenere i telefonini accesi, sarà una lunga notte di lavoro». In realtà, nulla: l’incontro tra i leader è rimandato a questa mattina, subito prima dell’ansiogena quarta votazione, quella in cui basteranno soltanto 505 voti a eleggere il nuovo presidente. Nel frattempo, sorge il nome del grande giurista Sabino Cassese. Salvini lo avrebbe incontrato negli ultimi giorni? Arriva la smentita: «Cassese? Non so dove abita il professore e non l’ho sentito».
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TITOLO: Quirinale, ora ogni votazione sarà un congresso, i leader alla prova dei franchi tiratori
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OCCHIELLO: Il centrodestra non fa la prova di voto su Nordio, perché se mancassero i voti si vedrebbe indebolito nella trattativa. Il Parlamento è quasi giunto al bivio tra Draghi e Casini. La paura che i giochi sui candidati aprano la strada al voto anticipato.
TESTO: - La Lega pensa al blitz su Casellati: per eleggerla presidente cerca i voti del Movimento 5 Stelle; - I leader trattano. Draghi vede Salvini, ma il voto sul Colle non si sblocca; - Al voto con l’ambulanza nella tonnara dei 1.008 elettori; - Il risultato della prima votazione per eleggere il presidente della Repubblica: come è andato lo spoglio; - Prima votazione, la diretta WhatsApp di Aldo Cazzullo; - Cos’è successo a Sara Cunial, la deputata no vax che oggi voleva votare all’elezione del Presidente della Repubblica; - Le foto simbolo della prima giornata di votazioni ;
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TITOLO: Presidente della Repubblica, il risultato della terza votazione
DATA:
OCCHIELLO: Le schede bianche e i nomi emersi nel corso della terza votazione per eleggere il tredicesimo presidente della Repubblica
TESTO: È terminato lo spoglio della terza giornata di votazioni per eleggere il tredicesimo presidente della Repubblica. Quella di oggi — mercoledì 26 gennaio — è stata una giornata di transizione che si è conclusa con una nuova fumata nera: nessun nome ha raggiunto la maggioranza dei due terzi, fissata a quota 673. Gli elettori erano 978. Dal prossimo voto — che si terrà domani alle 11 — per eleggere il Capo dello Stato basterà il 50% più uno delle preferenze. Il presidente uscente Sergio Mattarella ha ottenuto 125 voti. 114 schede hanno riportato il nome di Guido Crosetto, quindi molti di più dei 63 grandi elettori di Fratelli d’Italia, che aveva proposte il nome. A quota 52 si attesta Pierferdinando Casini. Cresce anche il giurista Paolo Maddalena, sostenuto dagli ex grillini di Alternativa C’è, passato dai 39 voti di ieri ai 61 di oggi. Le schede bianche sono state 412. Qui potete consultare il contatore con tutti i nomi votati.
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TITOLO: Terza votazione, è ancora impasse: le mosse di Salvini, Letta, Renzi e Conte (e il fantasma dei «101»)
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OCCHIELLO: Da oggi il gioco si fa duro: dalla guerra delle rose, ai nomi «veri». L’incubo per il leader del Pd: perdere Draghi sia al Colle che a Palazzo Chigi
TESTO: Letta quei giorni drammatici li ricorda bene. Sa di giocarsi il Nazareno in questa partita dove alcuni big di peso del Pd, a cominciare da Franceschini, non tifano per il premier Draghi, bensì per Casini: il nome che più scalda i cuori dei tanti peones che temono il trasloco di Draghi al Quirinale. Sui 230 grandi elettori del M5S è caccia grossa. A Salvini basterebbe strapparne un blocco di qualche decina per tentare il colpaccio con la «carta coperta» Maria Elisabetta Casellati, che poi tanto coperta non è. La presidente del Senato sarebbe la prima donna dela storia repubblicana, la prima inquilina di centrodestra del Palazzo dei Papi. Ma poiché il Pd non intende votarla, la sua elezione spaccherebbe la maggioranza realizzando l’incubo di Letta: perdere Draghi sia al governo che al Quirinale. «Una parte dei 5 Stelle è pronta a votarla - dà voce ai tormenti dei dem un senatore allarmato — E ci sarebbe un patto con Renzi, che con Casellati al Colle può diventare presidente del Senato». Teoremi azzardati, forse costruiti ad arte per bruciare la «carta coperta» della destra. Ma il clima è questo, il caos è totale a Mario Draghi da Palazzo Chigi assiste sgomento alle contorsioni dei partiti. Apparentemente immobile, impegnato dietro le quinte in incontri e telefonate riservate con i leader dei partiti. Il Corriere ha creato una newsletter sull’elezione del presidente della Repubblica: si chiama «Diario Politico», è quotidiana e gratuita. Ci si iscrive qui.
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TITOLO: Grillo in campo: no al premier Guerra nel M5S all'ombra del Colle
DATA:
OCCHIELLO: Conte: serve stabilità, altri immaginano ministeri in un nuovo governo
TESTO: Respinti al mittente i tre nomi del centrodestra (e quello di Casellati), lasciato aperto uno spiraglio su Casini, Conte si presenta ai grandi elettori M5S per chiarire l’evolversi della situazione. «Non siamo una forza politica che fa inciuci o caminetti», esordisce. «Io sono un centravanti, ma se non arrivano palle buone è complicato», puntualizza. E poi evoca timori di una crisi di governo: «Si è iniziato a parlare di nuovi esecutivi e nuovi accordi, di formule politiche ci hanno lasciato sorpresi, di accordi di governo fattibili in due secondi», dice. E manda un messaggio a chi vocifera di un possibile blitz per Draghi al Colle: «Sappiamo il rischio di non ritrovare una nuova intesa. Altre forze politiche immaginano forse di poter ridefinire in un nuovo governo la loro presenza nei dicasteri». E incalza: «Siamo disponibili a rilanciare l’esecutivo con un patto di cittadini e non di legislatura». Il presidente M5S rivendica come successo il ritiro di Silvio Berlusconi e sottolinea: «Abbiamo chiarito che per noi non vale la pena soffermarsi su candidature di bandiera. Nessuno ha numeri autosufficienti».
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TITOLO: Quirinale, i saluti a Bossi di Casini, Segre e Monti: per il Senatur un via vai di selfie e strette di mano
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OCCHIELLO: L’ex capo della Lega è arrivato da Varese in auto per votare il successore di Mattarella
TESTO: Prosegue, a Montecitorio, il via vai di grandi elettori che salutano Umberto Bossi durante le votazioni per il presidente della Repubblica. Oggi, a margine del terzo scrutinio, è stata la volta, tra gli altri, di Pier Ferdinando Casini, nella rosa come possibile nuovo capo dello Stato, e dell’ex premier e senatore a vita Mario Monti. Praticamente tutti i leghisti hanno chiesto un selfie con il senatur, che non manca una votazione nonostante le difficili condizioni di salute. Il Senatur è stato salutato anche dalla senatrice a vita Liliana Segre.
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TITOLO: Il ritorno di Morisi dopo le dimissioni: un messaggio (subito cancellato) nella chat con i giornalisti
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OCCHIELLO: L’inventore della «Bestia» è tornato al lavoro al fianco di Salvini? Il leader, dopo l’indagine della scorsa estate, aveva detto: «Luca è una brava persona massacrata per attaccare me: può tornare quando vuole»
TESTO: «Se vuole Luca Morisi può tornare a lavorare con me anche subito — aveva detto Matteo Salvini poco dopo lo scandalo che aveva travolto il suo braccio destro della comunicazione —: è una bravissima persona massacrata sul nulla solo per attaccare me». E poi: «I giudici hanno detto che non ha fatto nulla. La mia porta per lui è sempre aperta». E l’architetto della «Bestia», così è stata ribattezzata la potente macchina di comunicazione social della Lega, sembra essere tornato in campo proprio nel momento più delicato: la partita per l’elezione del presidente della Repubblica. Morisi si era dimesso da ogni incarico nel Carroccio dopo essere finito in un’inchiesta per una storia di droga e ricatti da parte di un escort. Poi però, dopo aver fatto chiarezza, i pm hanno chiesto l’archiviazione per ogni reato ipotizzato proprio a carico di Morisi.
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TITOLO: Quirinale, la girandola dei nomi. Si cerca una figura di «alto profilo istituzionale»
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OCCHIELLO: Tra un vertice e l’altro, centrodestra e centrosinistra sono ancora fermi ai blocchi di partenza mentre si cerca la figura super partes in grado di superare i veti
TESTO: Stesso atteggiamento da parte del centrosinistra, che va avanti sulla scheda bianca perché, come dice Conte, nessuno «può eleggere un presidente da solo». Quindi, sarà un’altra giornata senza spallate o visivo muro contro muro e di intense trattative, con la richiesta del centrodestra però di accelerare: da domani servono «due votazioni» e non più solo una al giorno. Sul piatto -, se è vero cone dice Antonio Tajani che è venuta a cadere una candidatura chiaramente marcata di centrodestra «ma anche di centrosinistra» -, restano ben in vista i nomi di Mario Draghi e di Pier Ferdinando Casini. Ma resta in pista anche il nome della Casellati, almeno per il centrodestra, essendo una figura istituzionale, nonostante il no del centrosinistra sia stato secco, con solo qualche timida apertura per Conte. Entrambi con un gradimento sulla carta ampio, ma nella sostanza molto meno. Perché il premier — che pure è sostenuto da una maggioranza bulgara al governo — sconta il no (per ora) di Berlusconi, lo scetticismo di Salvini (ma non dell’intera Lega e del suo elettorato, anzi) perché «deve rimanere dov’è», l’indifferenza della Meloni, la fatica del Pd che comunque sembra pronto a compiere il passo, il via libera di Renzi ma la divisione del M5S, con Di Maio e i suoi favorevoli e Conte e la sua area contrari. Casini sembrerebbe una seconda scelta per tutti, una sorta di male minore, ma anche qui: divide un centrodestra dove centristi e FI apprezzano ma Meloni si dissocia, mentre Salvini lo considera «un candidato del Pd» e annuncia che si muove ancora «in una logica di centrodestra».
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TITOLO: Quirinale, le foto della quarta giornata di votazioni
DATA:
OCCHIELLO:
TESTO: È iniziato alle 11 nell’Aula della Camera il quarto scrutinio per l’elezione del Presidente della Repubblica. Da oggi è sufficiente la maggioranza assoluta dei componenti l’Assemblea dei 1.009 grandi elettori, pari a 505 voti. Si preannuncia fumata nera perché la coalizione di centrodestra (Lega-FI-FdI) ha preannunciato un voto di astensione, dando disponibilità a convergere su un nome di alto profilo istituzionale e la coalizione progressista (Pd-M5S-Leu) ha preannunciato scheda bianca, confermando l’apertura a un confronto per un nome condiviso super partes. Entrambi gli schieramenti si sono espressi, inoltre, per una doppia votazione nella giornata di domani. Nell’immagine l’incontro alla Camera del centrosinistra per decidere il voto allo scrutinio di oggi per il Colle: partecipano i leader del Pd Enrico Letta, del M5s Giuseppe Conte e di Leu Roberto Speranza e i capogruppo di Camera e Senato delle tre forze politiche (Ansa) — A cura di Silvia Morosi
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TITOLO: Draghi ha telefonato a Berlusconi «per gli auguri di pronta guarigione». Il fratello Paolo: «Ha passato giorni molto brutti»
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OCCHIELLO: Berlusconi ha ricevuto una telefonata da Mario Draghi: secondo Forza Italia, nel corso del colloquio “non è stato affrontato alcun tema politico”. Il fratello Paolo: «Una batosta, ha passato giorni molto brutti»
TESTO: Prima di questo ricovero, Berlusconi aveva rinunciato alla sua candidatura per il Colle. Secondo quanto riferito nei giorni scorsi, l’umore del fondatore di Forza Italia alternava «rabbia a scoramento. Non è un caso che riceva pochissime visite, e solo delle persone a lui più vicine, familiari e amici di una vita»: dai figli Marina e Pier Silvio a Fedele Confalonieri, da Niccolò Ghedini al coordinatore di Forza Italia Antonio Tajani, incontrato ieri. Sempre presente, pare, la compagna Marta Fascina. A visitarlo, oggi, è andato il fratello Paolo, appena ripresosi dal Covid. «Sta meglio», ha detto, «ha passato giorni molto brutti ma adesso è in ripresa. Abbiamo parlato del Monza, il che vuol dire che sta meglio dopo la batosta». «Non sono autorizzato a parlare a nome del presidente anche se l’ho sentito. Sta molto meglio e questa è la cosa più rasserenante per tutti noi» aveva detto, poche ore prima, il senatore di Forza Italia, Adriano Galliani.
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TITOLO: Meloni urla, Di Maio fa l’occhiolino: diario di una trattativa invisibile
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OCCHIELLO: I leader impegnati a rassicurare i rispettivi grandi elettori (ma senza spiega nulla)
TESTO: Certo le urla della Meloni erano così forti che sono rotolate giù dal palazzo dei gruppi, le finestre che affacciano su via degli Uffici del Vicario. Nella notte, Lega e FI le avevano preparato un pacchetto. Lei l’ha scartato e dentro ci ha trovato il nome di Pier Ferdinando Casini. Così s’è capito anche perché, fino all’alba, Salvini fosse sparito (certo non era tornato a casa del professor Sabino Cassese: quelli del Foglio giurano che la visita sia avvenuta nelle ore precedenti). Però, per intenderci: adesso le agenzie di stampa battono la notizia che è irraggiungibile Conte. Dove sei Conte? Che fai? Quanto al Cavaliere: è ancora ricoverato, ed è complicato persino parlargli al telefono (pure Mario Draghi ha faticato un po’). Enrico Letta, invece, è poco loquace anche quando vede le partite del Milan, figuratevi adesso (poi comunque nel Pd sono così tanti quelli che pensano di decidere qualcosa, che alla fine vivono meglio). Il Corriere ha una newsletter sulla corsa al Quirinale: si intitola «Diario Politico», è quotidiana e gratuita, e ci si iscrive qui
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TITOLO: Palazzo Chigi, decisi ad andare avantichiunque venga eletto presidente
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OCCHIELLO: Draghi non darà le dimissioni. Se i partiti lo confermeranno, resterà. Ma un ministro avverte: al primo incidente, cadrà tutto
TESTO: Il nome di Draghi rimbalza per tutta la notte, entra ed esce da una terna che lo vede in finale con Casini e poi (anche) con la direttrice del Dis, Belloni. Resta come estremo approdo del possibile naufragio il Mattarella bis, soluzione a cui a Chigi si guarda con sincera speranza, prima del si-salvi-chi-può. Salvini, Berlusconi, Conte. Sono tutti contro e se pure si dovesse arrivare a Draghi, sarebbe solo per il terrore del baratro. Il leader del M5S, che controlla almeno 60 grandi elettori, non perdona al premier di averlo sostituito al governo e poi di essersi «affidato alle seconde file, Giorgetti e Di Maio», invece di costruire un rapporto con lui. Ma il corpaccione del Movimento è spaccato in tre pezzi. I contiani, ferocemente anti-draghiani. I seguaci del ministro degli Esteri, che si è speso per Draghi e ha una presa forte sui gruppi: c’è chi parla di un centinaio di grandi elettori. Poi c’è una pattuglia con poche speranze di essere rieletti, che vedono nel premier l’unica scialuppa che li può condurre a fine legislatura. «La forza di Draghi è che con lui al Colle il governo andrebbe in fondo», ha provato a spiegare a molti colleghi di schieramento il dem Enrico Borghi. Finché, nella notte, a Letta è scappata una frase da ultimo giapponese: «Dobbiamo fare di tutto per evitare di perdere Draghi. .. Siamo stati abbastanza soli in questo tentativo».
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TITOLO: Quirinale, giornata di nomi e scontri e il centrodestra va alla conta
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OCCHIELLO: Salvini prima rilancia Frattini, scatenando l’ira del centrosinistra. L’idea di candidare la presidente del Senato. I voti per Mattarella
TESTO: E allora? Questi nomi? Draghi, si diceva, potrebbe spuntare dopo che il centrodestra avrà testato la presidente del Senato, ma c’è anche Casini. Il numero dei grandi elettori che vota per Sergio Mattarella fa capire che c’è un po’ di nostalgia. Tra gli apprezzamenti e i distinguo pare congelata l’ipotesi Elisabetta Belloni. Luigi Di Maio esplode e avverte tutti, a cominciare dai suoi, Giuseppe Conte compreso: «Giochi indegni su un nome di spessore come il suo. Attenti, basta che un solo partito della maggioranza si sfili e salta tutto e si va al voto». Ignazio La Russa anticipa, attraverso un microfono che ruba la sua telefonata, che Maria Elisabetta Alberti Casellati sarebbe molto più che disponibile ad essere votata. Ma lo scrutinio di ieri, con il centrodestra che si astiene, mostra che sono ben di più gli altri che invece votano e mette in dubbio le sue chance. Nuova prova di forza quindi, quando i più sembrano ritenere che alla fine, per amore o per forza, si dovrà arrivare a un accordo.
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TITOLO: Casellati, chi sono i 59 che non hanno votato per lei? Caccia ai franchi tiratori nel centrodestra
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OCCHIELLO: Maria Elisabetta Casellati era sicura di poter vincere, eppure mancano 59 voti rispetto ai 453 previsti. Lega e Fratelli d’Italia assicurano: noi compatti. Per individuare chi ha «tradito» si può risalire alle indicazioni di voto
TESTO: Traditori? «Non in Fratelli d’Italia e credo nemmeno nella Lega», dice il vicepresidente di Palazzo Madama ed esponente di FdI Ignazio La Russa, che aggiunge: «C’è qualcuno che se ne frega dei valori del centrodestra e pensa ad altre cose». Anche la Lega assicura compattezza: i nostri 208 voti sono andati tutti alla Casellati, affermano fonti del partito. Ma non dovrebbe essere difficile individuare i parlamentari che non hanno rispettato le indicazioni. Il centrodestra si è contato nel voto su Elisabetta Casellati scrivendo in modo diverso il nome della presidente del Senato, anche se nello spoglio il presidente della Camera Roberto Fico ha letto solo il cognome. Secondo quanto hanno confermato varie fonti di centrodestra, la Lega ha scritto Casellati, Fdi e Nci Elisabetta Alberti Casellati, Fi e Udc Elisabetta Casellati, Coraggio Italia Alberti Casellati.
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TITOLO: Presidente della Repubblica, il no di Letta a proposte unilaterali. E il Pd in Aula potrebbe astenersi
DATA:
OCCHIELLO: Per il leader alla fine il centrodestra andrà su Draghi Ma nel partito c’è chi lavora per Casini o Mattarella.
TESTO: Enrico Letta guarda le agenzie sul computer al gruppo Pd della Camera, legge che il leader della Lega ha intenzione di proporre una rosa con dentro anche Franco Frattini e non ci vuole credere. Era convinto che alla fine Salvini convergesse su Draghi. Che è la sua prima scelta. «Basta con queste provocazioni. Con le continue giravolte questo ci vuole portare sulle montagne russe e così cerca di confondere le acque e nascondere le divergenze del centrodestra e quelle nella Lega», esplode il segretario. Che annuncia ai suoi anche il «no» del Pd anche a tutti gli altri candidati che escono dal vertice del centrodestra: «Tutte le proposte che vengono da una parte, senza condivisione, per noi sono inaccettabili». Dunque, il centrodestra andrà oggi al voto con un suo candidato e il segretario del Pd che riunisce stamattina i suoi grandi elettori medita una nuova strategia: il centrosinistra potrebbe non ritirare la scheda. Qui trovate il «calcola maggioranze». Qui invece il link per iscriversi alla newsletter «Diario Politico» (è quotidiana, e gratuita)
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TITOLO: Quirinale, le tensioni tra Salvini e Meloni: ma se reggiamo decidiamo il gioco
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OCCHIELLO: L’incontro del leader della Lega con Conte, il test sulla candidatura di Frattini e il difficile lavoro di ricucitura con la presidente di FdI. Poi la decisione nella notte
TESTO: Salvini, appunto, si muove molto ma la linea è difficile da leggere. Troppi gli interessi da tenere insieme. C’è Forza Italia, ormai un partito diviso in tronconi, governisti, draghisti, filoleghisti, filocentristi. Rivalità e gelosie dominano, nessuno può scommettere come voterà il gruppo. E allora ecco che la strategia di Salvini sembra cambiare, e dopo un confronto con la Meloni si analizzano due strade: andare alla conta e alla possibile spallata su un candidato d’area o simile, che è quello che chiede la leader di FdI, perché «se reggiamo bene possiamo dare le carte, altrimenti ci acconceremo a un’intesa diversa», oppure cercare subito un accordo, come vorrebbero forzisti e centristi, Casini certo ma anche Draghi. Giovanni Toti sbotta: «Se continua così io me ne torno in Liguria a lavorare, non si può continuare con i giochetti». E quando sembra che Salvini abbia scelto la linea del no al dialogo col Pd con il nome di Frattini, i dubbi vengono espressi anche da FdI con La Russa: «Non ne avevamo parlato, non ci piace il metodo». E anche l’azzurra Licia Ronzulli frena: «Non ci risulta».
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TITOLO: Giuliano Ferrara ha avuto un infarto: ricoverato in ospedale, è in condizioni gravi
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OCCHIELLO: Il giornalista, fondatore del Foglio, si trova oggi all’ospedale Misericordia di Grosseto, per un infarto che lo ha colpito nella serata di ieri. Le condizioni di salute sono «gravi ma stabili»
TESTO: Moltissimi e trasversali i messaggi dal mondo politico e della cultura arrivati ieri a Giuliano Ferrara appena si è diffusa la notizia del suo ricovero. Tra i primi quello del presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi. Che sui social ha postato una foto del giornalista e ha scritto: «Forza Giuliano, grande amico mio! ». Un grande augurio di pronta guarigione e un forte abbraccio («Rimettiti presto, siamo tutti con te») sono stati espressi anche dalla presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. «Siamo al fianco di Giuliano Ferrara in queste ore difficili. Forza! », ha scritto su Twitter il leader del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte. E ancora auguri di pronta guarigione e di vicinanza sono stati inviati via social dal segretario del Pd, Enrico Letta («Un grandissimo in bocca al lupo a Giuliano Ferrara. Forza! ») e dal presidente della Commissione esteri della Camera, Piero Fassino. «Vicino con affetto a Giuliano Ferrara, in queste ore di sofferenza. Forza, Giuliano. I tanti amici che ti vogliono bene sono con te! », ha scritto Fassino che con Ferrara ha condiviso anni di militanza e dirigenza della federazione torinese dell’allora Pci.
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TITOLO: E alle 11.33 Renzi annuncia: «Oggi gli faccio il cucchiaio»
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OCCHIELLO: La sconfitta di Casellati lascia tramortito anche Salvini. Dovrebbe andare a ripetizione di tattica dall’altro Matteo che anche con soli 40 elettori è un funambolo
TESTO: E anche questa passerà alla storia. Non come i 101 di Prodi (le tragedie politiche a sinistra sono sempre più spettacolari), ma quasi. Eppure lo sapevano tutti. Alle 11:33 del mattino arriva il whatsapp di Matteo Renzi: «Oggi gli faccio il cucchiaio». Alla stessa ora i centristi scommettono su una Casellati sotto i 400 voti. Poco più di un’ora prima la presidente del Senato ha autorizzato la nascita (molto controversa) del nuovo gruppo al Senato di Lannutti, Costituzione Ambiente e Lavoro. Da quell’area erano arrivati il giorno prima 56 voti per Di Matteo, stavolta sono solo 38: i restanti 18, grati, potrebbero essere andati a lei. Ma evidentemente non sono bastati a pareggiare l’emorragia nel centrodestra, dove i franchi tiratori sono stati ben più dei 60 calcolati. Indifferenti al sistema escogitato per «segnare» le schede, hanno disperso voti verso Berlusconi, Tajani, le «bianche» e soprattutto verso Mattarella, ben 46. Sommati a quelli dati da Cinquestelle e Pd al presidente uscente il giorno prima, 166, proiettano un suo bis già oltre quota 200, un modo ulteriore di mettere pressione su Salvini per fargli accettare un accordo. Ci si chiede perché la Casellati si sia prestata a questo vero e proprio sacrificio umano, ma in realtà è stata proprio lei a volerlo. Furiosa con chi le consigliava prudenza, intestardita nell’asse con Salvini. Fino a un esito che un padre nobile del centrodestra non esita a definire «grottesco».
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TITOLO: Quirinale, le foto della quinta giornata di votazioni del presidente della Repubblica
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TESTO: Quinta giornata di votazioni per eleggere il presidente della Repubblica con il quorum a 505: dopo quattro fumate nere anche la prima votazione di oggi è finita con un niente di fatto. Le operazioni di voto sono iniziate alle 11 di stamani a Montecitorio (qui la cronaca della giornata in diretta). Doppia tornata di voti prevista per oggi e clima politico teso fin dal primo mattino. La coalizione di centrodestra puntava sulla presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati - qui nella foto (Ap), mentre sovraintende alle operazioni di voto a Montecitorio - che però ha portato a casa “solo” 382 voti. Candidatura non considerata accettabile dalla colazione di centrosinistra e dal M5S che si è astenuta ma che non è riuscita neanche a compattare tutti i voti del centrodestra. A cura di Elisa Messina
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TITOLO: Da Pera a Di Matteo, tutti i nomi bruciati sul falò dei quirinabili
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OCCHIELLO: La corsa al Colle ha messo in fila il più clamoroso forno di candidati della storia repubblicana. Riccardi: «Io di bandiera? Non ne sventolo. Ma è stato un onore»
TESTO: Disegnata da qualcuno come il perverso incrocio tra l’antichissimo Dieci piccoli indiani e l’ultra contemporanea serie tv sudcoreana Squid Game, la compilazione del TotoQuirinale edizione 2021-2022 continua ad assomigliare più banalmente a un processo in cui tante candidature, più che semplicemente bruciate, sono state rosolate, scottate, biscottate, incenerite, passate e ripassate alla prova dei due forni accesi e spenti a intermittenza da Salvini e compagnia. Ne sa qualcosa Pier Ferdinando Casini, che resiste oltre l’ultima curva e che nella notte tra mercoledì e giovedì era andato a dormire convinto di avere un mezzo via libera del leader leghista. Poi c’è stato l’ennesimo ripensamento e l’ennesimo giro di una giostra che forse si ferma e forse va avanti. Il fuoco brucia ancora, anche se è solo una fiammella.
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TITOLO: Casellati, cronaca di una sconfitta: la voce alzata con Berlusconi, la lite con Tajani e le «certezze» su Italia viva
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OCCHIELLO: Anche dentro Forza Italia c’è chi non l’ha votata per la carica di presidente della Repubblica: e questo ha provocato nella presidente del Senato — che ha sperato con tutte le sue forze di salire al soglio quirinalizio — sgomento e frustrazione
TESTO: Eppure poche ore prima era entrata a Montecitorio con almeno una speranza: «Sono una persona super partes, non capisco perché dall’altra parte non partecipano al voto». L’obiettivo, suo come di Casini e degli altri leader di centrodestra, era di arrivare ad almeno 410 o 420 voti, per ritentare poi alla sesta votazione. Ma l’asticella si è fermata molto al di sotto, a quota 382 voti. Secondo i calcoli, considerando anche gli assenti e i malati, i franchi tiratori sono stati almeno una sessantina. Troppi, soprattutto per la seconda carica dello Stato.
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TITOLO: Quirinale, sul tavolo restano le carte Casini e Draghi. Gli sms di Casellati ai leader del centrodestra: «Votatemi»
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OCCHIELLO: La quinta votazione per il capo dello Stato avrà un valore politico: è la prova chiesta da Meloni per dare un segnale di solidità
TESTO: Ieri Salvini aveva passato la giornata nel disperato tentativo di sfuggire alla forza di gravità, facendo suo lo slogan di Conte, secondo il quale bisognava «trovare rapidamente un nome per evitare il nome di Draghi». Così nel pomeriggio — dopo una performance da dimenticare per il centrodestra alla quarta votazione — il segretario del Carroccio aveva rilanciato su Frattini, figura condivisa giorni fa con il leader del Movimento. Già allora era stato sommerso da una valanga di no. Compreso quello dell’Ambasciata americana, che era sobbalzata al nome dell’ex ministro degli Esteri considerato un «filo russo». Al secondo tentativo, si è beccato anche il veto della sua coalizione e sottovoce persino quello dei suoi compagni di partito.
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