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LE NOTIZIE DAL GIORNO Saturday 02 July 2022 AL GIORNO Saturday 09 July 2022 SU: politica




TITOLO: Mattarella e l’assicurazione di Conte: escludo di uscire dal governo. Draghi illustra l’agenda per le riforme
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OCCHIELLO: Le strategie di Palazzo Chigi con Cinque Stelle e Lega. Per il premier è stato forse il giorno più lungo, per Mattarella uno dei più delicati per ricucire ed evitare una crisi
TESTO: Il leader pentastellato aveva un bel po’ di cose da raccontare. Dalla scissione del gruppo Di Maio alle intermittenti frizioni con l’esecutivo e con Draghi in particolare. Uno sfogo che, a quanto pare, si sarebbe interrotto solo quando Mattarella ha portato il suo interlocutore a parlare dei dati oggettivi sui quali l’Italia è alla prova: la pandemia, la guerra e il Pnrr, la posta più alta. Domandandogli infine: su questi fronti aperti la vostra visione politica è ancora quella che avevate alla nascita del governo? Oppure intendete fare dei passi indietro? Quesiti espliciti su una responsabilità non liquidabile in base alle ripicche personali. Quesiti sui quali il presidente avrebbe incassato da Conte l’impegno a non uscire dalla maggioranza, evitando anche l’appoggio esterno ipotizzato da qualche dirigente a lui vicino. Insomma: ciò che la sua sfuriata prometteva era più teatro che sostanza.
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TITOLO: Grillo: Oggi i traditori si credono eroi ma non agli occhi dei leali
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OCCHIELLO: L’intervento del garante M5S: «Per tradire tuttavia ci vuole molta passione»
TESTO: Beppe Grillo pubblica sul suo blog un post dedicato ai traditori e al tradimento, intitolato «Fenomenologia del traditore e del tradimento». Si tratta di un excursus che tocca Dante, i traditori dei benefattori, da Giuda a Jago a Uriah Heep. L’intervento, nell’ultimo capoverso, dedicato alla fenomenologia del traditore, si chiede: «Ma perché ci siamo intrattenuti nel tradimento e nel traditore? Perché - risponde l’ex comico - questo nostro è forse il tempo in cui tradire non lascia traccia nell’animo del traditore che con ogni probabilità non si sente neanche tale. Talvolta può perfino tendere a sentirsi un eroe, ma agli occhi solo di qualche suo compare Jago, giammai nell’animo di chi ha fatto della lealtà e della schiettezza la sua bandiera e la sua ragione di vita».
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TITOLO: Corsi e ricorsi costosi
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OCCHIELLO: L’incubo inflazione
TESTO: Ci siamo risvegliati nel 2020 con lo spread fra i bundt tedeschi e i nostri btp. Più è alto lo spread, più costa farsi prestare i soldi. Papà Ronzino ora è anziano, ormai, ma non ha perso l’abitudine di ascoltare i programmi di economia e commentarli: «Sentite a ‘mmia, la prossima asta, deserta finisce». Faceva il serio, ma dentro di sé era tranquillo. Lui che aveva visto galoppare l’inflazione, sapeva istintivamente che l’epoca-euro restava comunque una garanzia. Specie da quando alla Banca Centrale Europea c’era un italiano che aveva sentenziato che serviva fare “whatever it takes”, tutto ciò che occorre per sostenere l’economia dell’Unione. Una politica espansiva per soccorrere i titoli di Stato dei Paesi più esposti. Prestare a tassi bassissimi. Stoppare le speculazioni. Con l’inflazione all’1,7% vigilata da Draghi, pensava papà Ronzino, cosa ci può accadere di così tragico? E poi c’è il Recovery Plan. Poi c’è stata la guerra in Ucraina. L’aumento forsennato dell’energia, dei prezzi delle materie prime e del grano. L’inflazione viaggia verso il 9%. Noi, con tanto di studi universitari, ci troviamo a maneggiare un capitolo nuovo. Papà Ronzino, dal canto suo, guarda la tv e si limita a scuotere la testa.
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TITOLO: Chi è Barbara Floridia, candidata M5S alle primarie del «campo largo» per la Regione Sicilia
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OCCHIELLO: La sottosegretaria all’Istruzione, senatrice al primo mandato, è stata scelta per correre al posto di Giancarlo Cancelleri, fermato dal niet di Beppe Grillo sul terzo mandato
TESTO: Con questa soluzione, il leader dei Cinque stelle conta di riuscire a tenere insieme le varie anime grilline in Sicilia. Per settimane, infatti, il candidato in pectore era stato il sottosegretario Giancarlo Cancelleri, la cui corsa è stata però fermata dal rigido intervento di Beppe Grillo, che ha imposto il suo «no» al terzo mandato, rivendicando l’affermazione di uno dei principii cardine del Movimento, per il rinnovamento della classe dirigente. Cancelleri era già stato candidato due volte dal M5S, oltretutto proprio a Palazzo d’Orleans, e senza una deroga è stato costretto a ritirarsi.
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TITOLO: Un’ora di faccia a faccia e le ricuciture di Franceschini, ma tra Letta e Conte c’è il gelo nell’ex convento
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OCCHIELLO: Il segretario del Pd nel faccia a faccia di Cortona: senza accordo sui contenuti il campo largo non c’è
TESTO: Sembra aria di ritorno al dialogo, ma la freddezza è lampante. Lo si capisce quando la moderatrice del confronto, Lucia Annunziata, chiede una nuova «foto di Vasto» e i tre alleati non si tuffano certo davanti agli obiettivi. Franceschini, in prima fila, osserva e tace. È però fiducioso: «L’incontro di stasera — è l’unica sua osservazione — segna l’inizio di un percorso che dovrà durare anni e garantire al Paese una guida riformista». È il segno che, nel solco del solido asse con Letta, il Pd ha deciso di provare a salvare questo litigioso matrimonio. Lo si capisce anche dalle parole che arrivano a ruota dal segretario, dopo aver citato più volte lo scomparso presidente del Parlamento Ue, David Sassoli: «Sarebbe paradossale se facessimo saltare tutto subito dopo aver vinto le elezioni amministrative, oltretutto giocando in trasferta perché non eravamo i favoriti. Però abbiamo dimostrato che sul terreno e non nei sondaggi, come centrosinistra, siamo in grado di ribaltare il risultato».
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TITOLO: Nel centrodestra la sfida è sui seggi: nella Lega le tentazioni di riforma elettorale
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OCCHIELLO: Il nodo del centrodestra è un problema di collegi. Al Nord gli effetti dei nuovi equilibri
TESTO: Il nodo nel centrodestra non è la leadership o la linea politica. È un problema di collegi. La questione è dirimente, perché misurerà nella prossima legislatura i rapporti di forza in seno all’alleanza. Rapporti che già potrebbero delinearsi al termine della trattativa sui candidati comuni da presentare nei 221 collegi uninominali di Camera e Senato. Sempre che il sistema di voto non cambi. Se rimanesse il Rosatellum, i nuovi equilibri in seno al centrodestra finirebbero per cambiare il profilo della coalizione soprattutto al Nord, dove la Lega (oltre a Forza Italia) rischierebbe una grave emorragia di candidature a vantaggio di FdI. Con un impatto politico di prima grandezza sul Carroccio, che nel Nord ha la sua tradizionale roccaforte. Non a caso un autorevole dirigente leghista — in vista di quel passaggio — ammette che «la trattativa sarà complessa». E ogni singolo partito ne sta già riservatamente discutendo al proprio interno.
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TITOLO: Conte, la metamorfosi: da guida gentile in emergenza a insidia costante per il governo
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OCCHIELLO: Del bonario premier che annunciava i lockdown non resta piu niente. Ora veste i panni del barricadero socio di una maggioranza di governo che passa il tempo a tenere l’esecutivo sul filo del rasoio
TESTO: Quella strana sintesi tra l’ultra-cristiano dovere di porgere l’altra guancia e l’ultra-laico approccio da chi il pugno di ferro lo riveste saggiamente con un guanto di velluto, un mix che era stato la sua fortuna, cede terreno al rancore che l’ex presidente del Consiglio ha riversato pubblicamente su Draghi, a quello «sconcerto per le parole che ha rivolto contro di me» nella vicenda della presunta richiesta del presidente del Consiglio a Grillo di togliergli i galloni di capo politico del M5S. La circostanza è stata smentita da Palazzo Chigi e da Beppe Grillo, confermata dal sociologo Domenico De Masi al Fatto quotidiano e da Conte stesso ma, vera o falsa che sia la storia, il punto è forse un altro: l’uomo che a ragione o a torto era stato baciato da un gradimento che evocava cose grandi ed epocali come «pandemia» ma anche «vaccini», «sacrifici» ma anche «ristori», «chiusure» ma anche «riaperture di massa», adesso rischia di diventare una maschera che rimanda a questioni piccole come possono esserlo terzi mandati di parlamentari e consiglieri regionali, deroghe a statuti, cavilli, regolamenti, governi sostenuti a metà, appoggi esterni.
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TITOLO: Grillo, la forte tensione con ConteE accusa in un post i «traditori»
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OCCHIELLO: Le parole su Giuda, già usate per Di Maio. E in quelle su Iago c’è chi vede una frecciata al leader
TESTO: Ecco allora l’intervento sul blog. Il post analizza la figura del traditore nella Divina commedia e in altre opere letterarie. E rammenta che «Dante colloca i traditori nel IX cerchio dell’Inferno», proprio «nei pressi del perfido per eccellenza, Lucifero». I traditori sono divisi secondo diverse categorie. E subito tra stellati ed è scattata l’esegesi delle parole pubblicate dal garante. Per qualcuno nel Movimento «i traditori dei benefattori, i più ferali tra i traditori, simili a Giuda che si vendette per trenta denari» sono un riferimento a Luigi Di Maio e agi altri ex che lo hanno seguito nella sua nuova avventura lasciando il M5S che li ha portati alla ribalta. Il ministro, interpellato, replica: «Io traditore? Pensiamo all’Italia».
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TITOLO: Governo Draghi, le scelte di bilancio e l’autunno difficile: «Sarà un Vietnam»
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OCCHIELLO: La preoccupazione legata alla manovra finanziaria. Al Quirinale temono che, per evitare la stretta di autunno, nelle forze di maggioranza ci sia la tentazione di scartare «utilizzando qualche pretesto»
TESTO: - Il M5S frena sull’appoggio esterno a Draghi. Ma è una tregua armata: ora il test su armi, inceneritore e Superbonus; - Draghi: «Questo governo non si fa senza il Movimento Cinque Stelle»; - Conte-Draghi, la dura telefonata dopo le accuse: «Ci volete fuori dal governo? ». Il premier da Mattarella; - M5S, pressing di attivisti e parlamentari: via dal governo, appoggio esterno; - Grillo: le chiamate a Draghi, le accuse e le gag, 72 ore da «guastatore»; - Conte contro Draghi: «Ha chiesto a Grillo di rimuovermi? Grave». Il premier: «Gli ho parlato, il governo non rischia»; - Tensione nel governo, Draghi torna dal vertice Nato con un giorno d’anticipo. «Mai chiesto a Grillo di rimuovere Conte dai 5 Stelle» ;
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TITOLO: Il sondaggio: Pd primo partito, Fratelli d’Italia al 20%. M5S giù al 12%, Di Maio parte con il 2,3%
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OCCHIELLO: Il 20,8% per i democratici, Lega al 15. Balzo di Forza Italia (+1,5%). Astensione boom (42,5%). Che impatto ha avuto il voto delle amministrative sullo scenario politico nazionale?
TESTO: Il sondaggio odierno evidenzia una discreta distanza degli italiani dalle vicende politiche recenti, solo in parte spiegabile con il limitato numero di elettori interessati al voto locale (poco più di 9 milioni di cittadini). Infatti, uno su tre (35%) dichiara di non aver seguito i risultati delle amministrative e, in aggiunta, l’8% pur avendole seguite, non è in grado di esprimere un parere; tra coloro che si sono fatti un’opinione, il 20% ritiene che abbia vinto l’astensione, che oggettivamente ha toccato un livello davvero elevato, il 19% attribuisce il miglior risultato al centrosinistra, mentre solo il 4% pensa che abbia vinto il centrodestra e il 14% è del parere che i risultati siano stati eterogenei, con vittorie e sconfitte da parte di tutti. Da notare che tra gli elettori del Pd, del M5S e tra quelli delle altre liste del centrosinistra prevale (sia pure con percentuali diverse) l’opinione che sia stato il centrosinistra ad avere avuto la meglio, mentre tra gli elettori del centrodestra la maggioranza relativa ritiene che non abbia vinto nessuno, se non l’astensione: dunque i primi escono decisamente più galvanizzati da voto rispetto ai secondi.
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TITOLO: Matteo Renzi: «Al governo serve un patto per l’Italia come fece Ciampi»
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OCCHIELLO: «Il M5S blocca il Paese. Di Maio? Parliamo lingue diverse. Italia Viva farà una scommessa riformista contro populisti e sovranisti. Se saremo soli punteremo al 5%, se ci saranno altri con noi, vedremo»
TESTO: Il M5S si sfilerà? «Parlare di cose serie e di grillini nella stessa intervista è una contraddizione. Il grillismo è nato contro la casta e muore perché i suoi dirigenti litigano sul terzo mandato. Delle armi in Ucraina non interessa a nessuno, tanto che in Parlamento votano tutti allo stesso modo. Se lei fa un giro in Aula vede che ai grillini della geopolitica non interessa nulla: interessa solo capire che faranno da grandi. Non mi scandalizzo: la politica è anche questo. Nella Prima Repubblica però c’era una dignità della politica che affiancava la caccia al seggio. Adesso vedere questi ex idealisti tenere un Paese fermo per le loro ansie personali è indecente. Draghi che sta al telefono durante la visita al Prado nel summit Nato ispira un sentimento di umano solidarietà: poveretto».
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TITOLO: Draghi-Conte, lunedì l'incontro. Il capo M5S: Fiducia in lui? Valuteremo se restare
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OCCHIELLO: Lunedì l’incontro. Palazzo Chigi studia le misure per la «pace». Tre giorni fa il sociologo De Masi ha dichiarato che Draghi avrebbe chiesto a Grillo di rimuovere Conte dal M5S
TESTO: Sul termovalorizzatore caro al sindaco Gualtieri il capo dell’esecutivo non farà passi indietro, a costo di mettere la fiducia sul decreto Aiuti che contiene la contestata norma. Il decreto con il quarto invio di armi all’Ucraina si può rallentare di qualche giorno, ma non certo cestinare e su questo nello staff di Draghi sono irremovibili: «Se Conte pensa di contestare il decreto votato da loro stessi, impedendo al premier di avere piena agibilità mentre c’è la guerra, il governo cade». Cosa offrire allora al leader per siglare la pace? Un’idea su cui si ragiona è rilanciare una misura simbolo per i 5 Stelle qual è il reddito di cittadinanza. Draghi in linea di principio non è contrario e una formula che stia bene a tutti si può trovare. Intanto scoppia un nuovo scontro tra Di Maio e Conte. Il primo si appella all’unità della maggioranza e chiede ai Cinque stelle di smetterla di «picconare il governo». Il secondo si infuria: «Nessuno si deve permettere, usando le sue funzioni ministeriali, di darmi dell’anti atlantico, o dirmi che attento alla sicurezza nazionale, quello sì è un atteggiamento irresponsabile».
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TITOLO: Draghi non cambia la sua agenda per scongiurare l’uscita del M5S dal governo, ma è pronto alle «aperture»
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OCCHIELLO: L’ipotesi sul reddito di cittadinanza. Lo stralcio della stretta voluta dal centrodestra
TESTO: Draghi non intende porre né subire aut-aut e ascolterà le doglianze di Conte riguardo al patto di maggioranza. «Non basta dire che il M5S è importante — porrà le sue condizioni l’avvocato pugliese — servono i fatti concreti». La convergenza andrà dunque ricercata sui provvedimenti cari ai 5 Stelle. Insomma, sulle garanzie che servono a Conte per placare quei parlamentari attratti dalle sirene dell’opposizione, sui vessilli da poter sventolare in campagna elettorale. L’agenda non cambia, ma a Palazzo Chigi non si esclude che il premier possa concordare qualche apertura nel merito dei provvedimenti. Sull’invio di armi all’Ucraina non ci sono margini di trattativa, perché Draghi ritiene cruciale aiutare il Paese aggredito dalla Russia anche dal punto di vista militare. Sul termovalorizzatore non sente ragioni: i rifiuti che invadono Roma sono un problema serio e indietro non si torna. Conte gli chiederà di non porre la fiducia sul decreto Aiuti che contiene la controversa norma e il premier dovrà decidere se lasciare ai 5 Stelle margini di manovra. Può essere il reddito di cittadinanza il dossier su cui Draghi e Conte, dopo che i pontieri delle due parti hanno preparato il terreno sotto lo sguardo attento del presidente Mattarella, potrebbero confrontarsi alla ricerca di un’intesa: l’ipotesi su cui si lavora è lo stralcio dell’emendamento del centrodestra che ridimensiona la misura bandiera del M5S.
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TITOLO: Salvini vede governatori e ministri. «Stringere i bulloni» alla Lega
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OCCHIELLO: Domani la riunione con i vertici del partito in Lombardia. Il leader: basta provocazioni.
TESTO: « Ora basta. .. La Lega continua a subire gravi, volgari e ripetute provocazioni». Chi ha sentito ieri Matteo Salvini lo descrive come «molto irritato». Il clima nei confronti della maggioranza non è dei migliori e domani il leader leghista «misurerà la febbre» del suo partito nei confronti del governo Draghi. E se la strada dei prossimi mesi sarà accidentata, Salvini non vuole che le scelte della Lega siano vissute come sue decisioni solitarie. Come diceva qualche giorno fa un leghista di peso, «ora ci dovranno mettere la faccia tutti». Di certo, non contribuisce all’umore del segretario della Lega la nitida presa di posizione di monsignor Gian Carlo Perego, il presidente della Commissione episcopale per le migrazioni, sullo ius scholae: «Va incontro alla realtà di un Paese che sta cambiando. Spero che le ragioni e la realtà prevalgano rispetto ai dibattiti ideologici». Un tema che richiederà dunque una maggiore cautela.
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TITOLO: Caso Draghi-Conte, De Masi: «Non ho tradito Grillo e non sono un pettegolo. Anche il leader del M5S sapeva»
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OCCHIELLO: «Se quella che Grillo mi ha detto è una bugia, è una bugia che lui ha detto a me, ai deputati e a Conte». «Se con Beppe non dovessimo sentirci più? Pazienza»
TESTO: Domenico De Masi, dopo il caos politico seguito alle sue parole attribuite a Beppe Grillo che a sua volta chiamava in causa Mario Draghi (con smentita) e Giuseppe Conte per una presunta richiesta di rimuovere il presidente M5S, torna sull’argomento e dice: «Non ho tradito Beppe, lui aveva già rivelato a eletti e a Conte pressioni Draghi, non sono un pettegolo. Se è una bugia, è una bugia che Grillo ha detto a me, ai deputati e a Conte». E poi: «Se volessi potrei dire tante cose, ma non lo faccio, non è da galantuomini». Il sociologo ora è in vacanza, a Ravello sulla Costiera Amalfitana. «Sottolineo che Conte ha dichiarato che Grillo aveva parlato delle pressioni di Draghi anche a lui», racconta, «Grillo lo ha detto a Conte e a vari parlamentari, ben prima che uscisse la mia intervista. E non ho “bisticciato” con Beppe, ho sempre avuto buoni rapporti con lui, lo ripeto. Ma non è una persona dalla quale dipende la mia vita affettiva e amicale. Se non dovessimo sentirci più, pazienza». Per concludere: «Io non faccio vita politica, sono uno studioso: dei 5 Stelle mi interessa la vicenda sociologica. Sono l’unico intellettuale italiano che si è avvicinato al M5S senza puzza sotto il naso, gli altri lo hanno sempre ridicolizzato».
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TITOLO: Municipalità Napoli 2, il Tar annulla il voto nel seggio 309: si deve rivotare in questa sezione
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OCCHIELLO: Dopo il ricorso presentato dal candidato Davide Esposito che era nella lista che fa riferimento a Italia Viva
TESTO: Annullato, dal Tar Campania, il voto delle amministrative 2021 a Napoli nel seggio 309, per la seconda Municipalità (Avvocata, Montecalvario, Pendino - Porto, San Giuseppe). I giudici hanno rilevato vizi di illegittimità degli atti concernenti le operazioni di voto. In particolare il voto è stato annullato in quella sezione per «la mancata attestazione del numero delle schede autenticate e non utilizzate, e la conseguente mancata certezza della corrispondenza tra il numero complessivo di tali schede e il numero degli elettori iscritti alla sezione aventi titolo al voto», si legge nella sentenza. La mancata regolarità avrebbe portato, prosegue, «alla stessa regolarità delle preferenze attribuite al candidato eletto nella medesima Lista n. 7, il quale avrebbe ottenuto solo complessivamente due voti in più rispetto a quelli assegnati al ricorrente, primo dei non eletti». La sentenza si riferisce alla lista «Azzurri - Noi Sud - Napoli Viva» che fa capo a Italia Viva in cui Davide Esposito, che ha presentato il ricorso, ha ottenuto due voti in meno di un candidato della stessa lista.
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TITOLO: Di Maio: «Qualcuno cerca il pretesto per creare un incidente. Ma se si va al voto adesso si porta il Paese nel baratro»
DATA:
OCCHIELLO: Il ministro degli Esteri: «Draghi ha suggerito la scissione? Per carità, facciamo i seri»
TESTO: Ministro, si è confrontato con la sua coscienza come le ha chiesto Conte? Resterà alla Farnesina nonostante la scissione? «Per me l’Italia viene prima di ogni interesse di partito — risponde Luigi di Maio nella prima intervista dopo lo strappo —. Dopo aver tollerato in silenzio per mesi, io e oltre 60 colleghi e amici abbiamo dovuto prendere le distanze da chi ci stava portando dalla parte sbagliata della storia. Da chi voleva portare l’Italia su posizioni anti-Nato, da chi è troppo ambiguo sul sostegno all’Ucraina, da chi è rimasto in silenzio invece di prendere le distanze dall’endorsement di Mosca».
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TITOLO: M5S, Conte chiederà «rispetto»E Grillo spinge il Reddito
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OCCHIELLO: Il post alla vigilia. L’ex premier vuole «segni tangibili» per restare
TESTO: La parola chiave che viene ripetuta quasi fino all’ossessione in queste ore nell’inner circle contiano è «rispetto». Proprio a questo rispetto oggi Giuseppe Conte si appellerà davanti a Mario Draghi, puntando a un riconoscimento politico dell’azione del Movimento. «Ci aspettiamo che il premier ci ascolti e consideri le nostre istanze», dicono i contiani. Lo spettro di una crisi aleggia sempre. Il presidente stellato scioglierà gli ultimi dubbi con il consiglio nazionale, ma dal Movimento fanno sapere che l’incontro sarà «franco e diretto». Conte — spiegano — «ha intenzione di chiedere un segno tangibile di ascolto» del Movimento. Il leader M5S ha chiari i nodi evocati dal capo dello Stato nel colloquio al Quirinale, ma i falchi contiani hanno ribadito anche nelle ultime ore che «la responsabilità non può essere a senso unico».
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TITOLO: Franceschini (Pd): «Se il M5S esce dal governo, stop all’alleanza»
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OCCHIELLO: Il ministro della Cultura e leader della corrente AreaDem avverte: «Un appoggio esterno brucerà ogni residua possibilità di andare insieme al proporzionale»
TESTO: Alle parole di Franceschini sono seguite le reazioni dei Cinque Stelle. Nelle chat interne grilline in molti parlamentari sono scattati gli allarmi. L’Adnkronos r iporta commenti tipo: «Il Pd vuole mandarci al 2%, ma andasse a fan. ..», o «il Pd ci sta minacciando, e questo davvero non possiamo tollerarlo». Intanto l’attenzione è tutta catalizzata sui due appuntamenti in agenda domani, non solo il faccia a faccia Draghi-Conte ma anche il Consiglio nazionale. Da dove potrà uscire un documento con richieste da sottoporre al premier. Il Consiglio nazionale domani si annuncia difficile, perché all’interno dell’organo voluto da Conte convivono anime diverse: in estrema sintesi, una governista e l’altra pronta ad abbandonare la nave dell’esecutivo. Mentre sul caos aleggia il timore di nuovi addii, «perché che si resti o ci si sfili, comunque in molti resteranno delusi», è il ragionamento di diversi big.
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TITOLO: Casini: «Sullo ius scholae dico a Meloni di riflettere, non si tratta di baby gang»
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OCCHIELLO: L’ex presidente della Camera: «Vent’anni fa parlavo di ius soli e dal centrodestra non ci furono polemiche, oggi vedo una preoccupante involuzione. Dare la cittadinanza a ragazzi che studiano non solo è giusto, ma riguarda il nostro comune destino»
TESTO: Era il centrodestra dell’epoca. Oggi invece Lega e Fratelli d’Italia sembrano pronti ad alzare le barricate in Aula. « Vent’anni dopo stiamo parlando di ius scholae e rispetto ad allora trovo persino più giusto che la cittadinanza oggi venga data a dei ragazzi che abbiano completato almeno un ciclo di studi. Ma tutte queste polemiche sono terribili, un segno di preoccupante regressione, d’involuzione. Oh attenzione, io sono un moderato. E non voglio essere provocatorio, non mi permetto di criticare. Però mi chiedo perché Giorgia Meloni, che si sta preparando a governare il Paese, non faccia uno sforzo di comprensione su questo punto. Lei ritiene, giustamente, il suo essere di destra più importante rispetto al dichiarare qualcosa politically correct. Ma questo non è politically correct, lo ius scholae riguarda milioni di persone in carne e ossa e il nostro comune destino».
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TITOLO: M5S, contiani e dimaiani riuniti per una sera alle nozze di Di Stasio e Dettori
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OCCHIELLO: Lei è capogruppo Ipf a Montecitorio, lui è il braccio destro di Di Maio: si sono sposati ad Afragola
TESTO: Le nozze si sono celebrate ieri ad Afragola nella Basilica di Sant’Antonio e il successivo rinfresco si è tenuto a Villa Domi, a Napoli. Per un giorno si sono ritrovate insieme tutti le diverse anime dei Cinque Stelle, ora divisi. Tra i prersenti c’era ovviamente Di Maio, ma anche il capodelegazione M5S al governo Stefano Patuanelli. E ancora diversi contiani come Ettore Licheri, gli ex ministri Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede, il sottosegretario dimaiano Manlio Di Stefano. . E ancora: Stefano Buffagni, il sottosegretario Giancarlo Cancelleri, . C’era l’ex socio di Rousseau Max Bugani, ora assessore a Bologna in quota M5S, e il notaio del M5S (fino al 2021) Valerio Tacchini. E c’era anche Luca Eleuteri, socio della Casaleggio Associati. Politica e divisioni messe nel cassetto per una sera, solo spazio alla festa.
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TITOLO: M5S, l’affondo ironico di Grillo: «Basta con il Reddito di Cittadinanza»
DATA:
OCCHIELLO: Il garante sul blog punge: «Che i poveri tornino ad essere invisibili»
TESTO: «Basta! Bisogna avere il coraggio di dire che devono essere selezionati dalla natura. L’indigenza è la più grande livella democratica! Non c’è bisogno di leggi, non c’è bisogno di strutture giuridiche, è la fame il motore: sopravvive il più forte, il più debole perisce e la società può andare avanti. Lo diceva Townsend, nel 1786, in Dissertation, con la storia delle capre e dei cani, condizionando i pensieri dei più grandi pensatori, da Malthus a Darwin fino ad Adam Smith - prosegue - Sono questi i nuovi principi del nuovo capitalismo, che io condivido totalmente. Lasciamo i poveri alle loro vite. Così il più forte lavorerà, il più debole sarà rimesso al suo posto e il sistema si auto livellerà. Che i poveri tornino ad essere invisibili e a sbrigarsela da soli! »
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TITOLO: Brugnaro e Zaia, il sindaco e il governatore più amati d’Italia
DATA:
OCCHIELLO: Secondo il Governance poll 2022 del Sole 24 ore i due amministratori veneti battono tutti. Tra i primi cittadini il milanese Sala è quarto. Tra i presidenti, Fontana (Lombardia) e Musumeci (Sicilia) sono settimi
TESTO: Tra i Presidenti di Regione, invece, oltre al trio di testa si segnalano le buone performance di molti governatori. Per esempio Giovanni Toti (Liguria), che è anche il leader nazionale di Italia al Centro, si piazza al 4 posto con il 61%, aumentando di 5 punti rispetto al giorno delle elezioni, così anche Roberto Occhiuto (Calabria), eletto nello scorso settembre, aumenta del 3,5% e con il 58% conquista la 5 posizione in comproprietà con Vincenzo De Luca (Campania). Interessante anche la settima posizione condivisa tra il Presidente della Lombardia Attilio Fontana e quello della Sicilia Nino Musumeci. Entrambi conquistano un 50% del consenso ed è da notare che in queste due regioni si voterà nei prossimi mesi, in Sicilia in autunno ed in Lombardia ad inizio 2023. Inoltre rispetto al giorno delle elezioni Bonaccini è il presidente che ha aumentato il maggior consenso (+13,6%) seguito da Fedriga (+10,9%) e Musumeci (+10,2%)
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TITOLO: Termovalorizzatore a Roma, scoppia la polemica. Un deputato 5 stelle: «Alfonsi assessora a Cosa nostra»
DATA:
OCCHIELLO: L’attacco all’assessora dem durante la discussione alla Camera. Sensi (Pd): «Prendano le distanze da questa infamia». Poi le scuse: «Mie parole inappropriate».
TESTO: Più tardi, sono arrivate le scuse di Zolezzi: «Mi sono espresso in maniera troppo sintetica e con termini inappropriati: me ne scuso con l’assessora Alfonsi. Il senso del mio intervento - ha provato a spiegare - era chiaro: a Roma si rischia di dare spazio al ritorno di poteri occulti e mafie. Questo vale per i rifiuti e vale anche per l’occupazione degli spazi urbani, non è una novità. Ciò non ha a che vedere con la persona dell’assessora, ma il mio voleva essere un campanello d’allarme rivolto alle istituzioni locali e nazionali». «Mi dispiace che nella foga dell’intervento - prova a precisare - mi sia sfuggita una battuta infelice: lungi da me l’intenzione di associare la persona dell’assessora Alfonsi alla criminalità. Il problema politico però resta e spero che lo si affronti aprendo una discussione su quello che sta accadendo in città in queste ore: dai rifiuti che invadono le strade ai diversi roghi passando, ripeto, per la destinazione di alcuni spazi pensati a beneficio della collettività e invece affidati a privati».
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TITOLO: Corte Costituzionale, si è spento l’ex presidente Paolo Grossi
DATA:
OCCHIELLO: Giurista, storico e accademico, era molto legato alla sua Firenze dove ha insegnato Storia del diritto per oltre quarant’anni
TESTO: «Pochi studiosi sono stati maestri autentici come lo è stato Paolo Grossi: per i suoi scavi insuperati nelle radici e nel senso attuale del pluralismo giuridico al di là dello statualismo, per la scuola che ha creato attorno a sé, per gli studi che ha animato sulle sue riviste. E infine per il suo ruolo alla Corte costituzionale, dove ha insegnato a tutti noi la ricerca dell’equilibrio e quindi, ovunque possibile, della decisione consensuale; e dove, da Presidente, con la sua naturale e riconosciuta autorevolezza, ci ha presieduto davvero, anche nei momenti più difficili. Lo piangiamo oggi e continueremo a ricordarlo negli anni a venire». Lo ha detto il presidente della Corte costituzionale Giuliano Amato alla notizia della scomparsa del presidente emerito della Consulta, Paolo Grossi.
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TITOLO: Siccità, il Consiglio dei ministri delibera lo Stato d'emergenza per cinque regioni
DATA:
OCCHIELLO: Sono Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Veneto, Piemonte
TESTO: Trentasei milioni e mezzo da destinare a 5 regioni piegate dalla siccità. Il Consiglio dei ministri ha deliberato, nella serata di lunedì, lo stato d’emergenza per Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Veneto e Piemonte. «Abbiamo deliberato in Consiglio dei ministri lo stato di emergenza per la siccità Con 10,9 milioni di euro per Emilia-Romagna, 4,2 milioni per Friuli-Venezia Giulia, 9 milioni per Lombardia, 7,6 milioni per Piemonte, 4,8 milioni per Veneto», ha spiegato Mario Draghi al termine della riunione durata pochi minuti. «È chiaro — ha tenuto a sottolineare la ministra per gli Affari regionali, Mariastella Gelmini — che il governo non si fermerà qui: ci saranno altre misure e siamo concentrati sulla messa a terra delle risorse del Pnrr dedicate proprio a questa tematica» per il potenziamento delle reti idriche e il miglioramento del sistema di irrigazione a tutela dell’agricoltura e dei raccolti. «Siamo grati al premier per aver raccolto le nostre sollecitazioni e le richieste delle Regioni e delle organizzazioni agricole. I provvedimenti presi oggi dal Consiglio dei ministri riconoscono la gravità della situazione che affligge molte aree del nostro Paese», è il commento del sottosegretario alle Politiche agricole alimentari e forestali, Gian Marco Centinaio.
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TITOLO: L’emozione di Draghi davanti alla tragedia della Marmolada: «Tutti si stringono a voi»
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OCCHIELLO: Il presidente del Consiglio a Canazei: «Il governo deve prendere provvedimenti perché non si ripeta»
TESTO: Sono da poco passate le 15 quando il presidente, assieme al capo della Protezione civile Fabrizio Curcio, arriva in cima alla Val di Fassa, nel comune ladino incastonato tra Sassolungo e Marmolada. Dopo il punto tecnico—operativo con i soccorritori, il presidente del Veneto Luca Zaia e i presidenti delle province autonome di Trento e Bolzano, Maurizio Fugatti e Arno Kompatscher, Draghi parla agli italiani: «Sono qui a Canazei per rendermi conto in prima persona di quel che è successo è vi assicuro che è molto importante essere venuti». Capire come sia stato possibile, decidere cosa fare perché non accada ancora. Per questo il presidente ritiene importante aver visto con i propri occhi, aver ascoltato i drammatici racconti dei soccorritori: «Il governo deve riflettere e prendere dei provvedimenti, perché quanto accaduto abbia una probabilità bassissima di succedere o possa addirittura essere evitato».
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TITOLO: Conte domani a Palazzo Chigi, insisterà sulle misure sociali. I suoi attaccano il decreto Aiuti
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OCCHIELLO: I 5 Stelle: ma non faremo sgambetti sul provvedimento. C’è l’ipotesi di chiedere che la questione di fiducia venga posta per parti, evitando l’articolo 13 dove si trova la contestata norma sull’inceneritore a Roma
TESTO: La tragedia della Marmolada frena l’incontro chiarificatore tra Giuseppe Conte e Mario Draghi. Il presidente M5S e il premier decidono di rinviare il faccia a faccia a domani pomeriggio. Il leader stellato, che ieri ha incontrato i suoi vice e i capigruppo, approfitta delle quarantotto ore in più per lavorare al documento che intende presentare a Draghi. Un testo in cui — a detta di fonti vicine ai vertici — stanno diventando sempre più centrali le parti «a sostegno di imprese e famiglie». Da ambienti stellati si intuisce che Conte sta ragionando in prospettiva, più che in termini di stretta urgenza politica. L’incontro con il premier avrà comunque una coda: in serata il leader del Movimento riferirà a deputati e senatori riuniti in un’assemblea congiunta.
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TITOLO: Marco Rizzo «espulso» (anzi no) da segretario del Partito comunista
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OCCHIELLO: Battaglia interna al partito della sinistra radicale, dove la Federazione di Milano, via social, ha annunciato la «cacciata» di Rizzo. «Solo una provocazione», dice lui, «ma ne risponderanno»
TESTO: L’espulsione è stata motivata da una serie di «tradimenti» e «derive elettoraliste». La Federazione di Milano, guidata da Luca Ricaldone, accusa Rizzo di aver preso decisioni non autorizzate dal Comitato centrale, ovvero l’organo che stabilisce le linee strategiche da attuare. Gli ultimi infatti sono stati tempi di divergenze. Rizzo si è prima schierato contro green pass e obbligatorietà dei vaccini contro la pandemia, poi con la guerra tra Russia e Ucraina si è battuto contro il governo Draghi e sull’uscita dell’Italia dalla Nato (con tempi e modi però contestati), quindi ha siglato accordi politici che non sono piaciuti a tutti. Un patto lega ora il Partito comunista ad Azione civile di Antonio Ingroia, Riconquistare l’Italia di Stefano D’Andrea, Ancora Italia di Francesco Toscano, e Igor Camilli e Antonella D’Angeli del Comitato no Draghi. Sullo sfondo, un accordo in Sardegna siglato con Il popolo della famiglia di Mario Adinolfi, contrasti con la federazione della Calabria, del Piemonte, con dimissioni ed espulsioni. «Noi stiamo costruendo una forza di vero dissenso e solo il 12-13% nel partito è contrario alle scelte fatte», si difende Rizzo, «il 18 giugno abbiamo organizzato manifestazioni contro la guerra e contro Draghi in 22 città (definite un flop dagli avversari, ndr), così come da indicazione dell’Ufficio politico che è l’organo esecutivo. Il Comitato centrale ha poi deciso in maggioranza per le alleanze, che sono in corso. Milano è una minoranza».
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TITOLO: Pd Puglia, riparte il congresso. Ora ci prova Piemontese: «Ma è solo un’ipotesi»
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OCCHIELLO: L’assessore al Bilancio lavora per «una soluzione unitaria». Via alle consultazioni con i big, per lo statuto è incompatibile
TESTO: Sarebbe, la sua, una candidatura per unire un Pd che prova a ritrovare compattezza dopo le lacerazioni del recente passato. Dalla sua Piemontese può esibire il fatto di aver fatto già il segretario provinciale (l’esperienza conta), di non aver mai aderito ad una corrente organizzata, di essere in sintonia con il leader nazionale e con il governatore Emiliano. E, questione non secondaria, di non essere affatto sgradito all’area della minoranza. Dalla quale arrivano ragionamenti di questo tipo: essendo Piemontese un «uomo del Pd», è la figura giusta per restituire centralità al partito. Esistono tuttavia rilievi formali che non vanno trascurati: lo statuto stabilisce l’incompatibilità del ruolo di segretario con quello di assessore regionale. Come rimediare? Per ora nessuno si pone la questione, se non quelli che preferirebbero un congresso dialettico con più candidati (dunque Lacarra contro un altro) e non la soluzione unitaria di Piemontese. Altri, sul punto, ipotizzano la corsa verso il parlamento dell’assessore nel 2023, circostanza che lo libererebbe dalla situazione di incompatibilità.
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TITOLO: Salvini e il vertice con la Lega spaccata. Giorgetti: se il problema sono io, lascio
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OCCHIELLO: Tensioni tra governisti e «insofferenti». Il leader vuole risposte dall’esecutivo entro settembre
TESTO: I leghisti di Camera e Senato sono sempre più insofferenti verso la maggioranza (specie dopo che Pd e M5S hanno rilanciato su ius scholae e cannabis) e lo stesso governo. Chiedono uno smarcamento, risposte ferme alle fughe in avanti altrui. Sono disposti a concedere ancora un po’ di tempo a Draghi, ma non troppo. Salvini, che si è complimentato con i governatori Luca Zaia e Massimiliano Fedriga risultati in vetta al gradimento degli italiani per Il Sole 24 ore, lo traduce così: «Mi avete chiesto di entrare al governo, lo abbiamo sostenuto finora e dobbiamo continuare a farlo per portare a casa le nostre battaglie su pensioni, taglio delle tasse, pace fiscale e autonomia differenziata. Se entro la fine dell’estate non avremo le risposte che aspettiamo decideremo». Un impegno con l’occhio rivolto al raduno di Pontida, previsto per il 18 settembre.
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TITOLO: Decreto Aiuti, battaglia sulla fiducia. Alta tensione con il Movimento
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OCCHIELLO: I 5 Stelle: «Modificare il Superbonus». Ma, a parte il Pd, gli altri partiti si oppongono. Oggi, alle 16.30, Conte sarà a Palazzo Chigi per incontrare il presidente del Consiglio
TESTO: A frenare l’iter del decreto che contiene la norma sul termovalorizzatore di Roma sono i 5 Stelle, che si battono per modificare il Superbonus e hanno fatto infuriare gli altri partiti. La tensione è alta e le spinte contrapposte che agitano la coalizione di unità nazionale rischiano di provocare un incidente parlamentare. Visto il clima e l’appuntamento cruciale con Conte alle 16.30 di oggi, Palazzo Chigi ha mostrato con il Movimento un atteggiamento il più possibile aperto e dialogante, ben diverso dall’intransigenza con cui lo staff di Draghi aveva affrontato la risoluzione sulle armi all’Ucraina. In questa occasione i collaboratori del premier addetti alle trattative con i partiti hanno evitato di ingaggiare un braccio di ferro con i vertici del M5S, offrendo tempo per trattare e disponibilità a sbloccare lo stallo. Ieri dovevano iniziare le votazioni in Aula invece il testo si è impantanato, anche perché gli altri partiti hanno respinto modifiche che avrebbero costretto a tornare in commissione. La richiesta del M5S sul Superbonus è che l’ultimo titolare del credito sia sollevato dalla responsabilità, ma a parte il Pd le altre forze politiche non sembrano interessate a cambiare il testo.
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TITOLO: Toscana, gradimento in calo di sindaci e governatore: una debacle. Promosso Biffoni
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OCCHIELLO: La Toscana è lontana dai podi: Giani perde tre posizioni, scende anche Nardella, ultimo De Mossi
TESTO: Un declino generalizzato, evidenziato da numeri in alcuni casi impietosi (su tutti l’ultimo posto di Luigi De Mossi a Siena). Ma con un paio di eccezioni: Matteo Biffoni (Prato) e Luca Salvetti (Livorno). Cala l’apprezzamento per i sindaci della Toscana: per il secondo anno consecutivo nessuno rientra nella top 10 del Governance Poll, l’indagine realizzata dall’istituto demoscopico Noto Sondaggi per Il Sole 24 Ore che rileva l’indice di popolarità dei primi cittadini dei capoluoghi di provincia (agli intervistati è stato chiesto se avrebbero votato a favore o contro il sindaco del proprio comune in caso di imminenti elezioni). Una tendenza negativa che non risparmia nemmeno Eugenio Giani, giù di tre posizioni (dalla settima alla decima) e altrettanti punti percentuali (da 49 a 46) nella graduatoria dei presidenti di regione. Un dato inferiore anche a quello del 2020, l’anno della sua elezione (48.6%). Il confronto con la storia (recente) è impietoso: Enrico Rossi, infatti, è risultato per due volte il governatore con il consenso più alto (2012 e 2013), oltre a svariati podi. In flessione pure Dario Nardella, che scende di una posizione (ora è 23°) e di un punto e mezzo (da 57% al 55.5%): niente a che vedere con le classifiche del suo primo mandato (trionfo nel 2015, secondo posto nel 2017).
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TITOLO: Parlamento, cade l’alibi del vitalizio. Ma se il M5S uscirà nessuno farà la prima mossa
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OCCHIELLO: Salva la pensione, formalmente la scadenza è al 23 settembre. Ma questo non inciderà su Palazzo Chigi perché, spiega un esponente dem, «nessun partito di maggioranza ha la forza di mandare a casa Draghi anzitempo»
TESTO: Il modo in cui il capo dei grillini sta muovendo contro il premier è «la scopiazzatura della strategia con cui Renzi lo mandò a casa un anno e mezzo fa», racconta un ministro che sedeva anche nel Conte-bis: «Conte ha esordito alzando il tono dello scontro. Poi ha chiesto un segno di “discontinuità” al governo e infine ha presentato un documento a Draghi. Proprio come fece Iv prima di ritirargli la fiducia». Ma un conto sono gli atti, un conto la capacità di gestirli politicamente, portandosi dietro tutti i grillini. E l’ex premier manifesta questi limiti: più che un leader è il «portavoce» di due diverse e contrapposte istanze nel Movimento. È chiaro che presto o tardi le tensioni nei Cinque Stelle si scaricheranno sui vertici del partito o sull’esecutivo. Ma anche nel caso in cui Conte rompesse con il governo non sarebbe scontata la fine della legislatura. Già nel Pd si nota una differenza d’impostazione tra Letta e Franceschini: la scorsa settimana il segretario ha annunciato che «se il M5S uscisse dalla maggioranza si andrebbe alle urne», mentre il ministro ha detto che «se il M5S uscisse dalla maggioranza non si potrebbe più fare l’alleanza». E ieri alla riunione dei deputati dem, quando la capogruppo Serracchiani ha riproposto la tesi di Letta, nella sala è stato tutto uno scambio di sguardi e di sorrisi. «Ma chi ci crede che il nostro partito darebbe il benservito all’uomo della Bce per andare alle elezioni? », ha commentato uno dei partecipanti: «Zingaretti ci provò due volte. E prima nacque il Conte-bis, poi arrivò Draghi».
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TITOLO: Di Maio, due ore a casa di Sala: «Abbiamo tante idee in comune»
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OCCHIELLO: Il ministro degli Esteri: «Avanti su un progetto per aggregare, ci rivedremo». E incontrerà altri sindaci
TESTO: La strana coppia. Beppe Sala e Luigi Di Maio, il sindaco e il ministro. Il faccia a faccia doveva rimanere segreto, come sede del rendez-vous era non a caso stata scelta l’abitazione privata del sindaco, in una via defilata nel cuore di Milano. Bocche cucite anche alla fine del colloquio, durato poi quasi due ore. Il ministro è in tour per coagulare sponsor eccellenti intorno al nuovo soggetto politico nato dalla scissione dal M5s e nelle prossime settimane vedrà altri amministratori locali, in giro per l’Italia. Ma Milano era considerata una tappa fondamentale, quasi il campo centrale della sfida appena lanciata, perché Sala, che pure ripete di voler continuare a fare il sindaco, è stato individuato fin dal primo minuto come uno dei possibili protagonisti della nuova proposta liberal-riformista. Nel giorno del compleanno, tornato a Roma dopo le due ore di colloquio milanesi, Di Maio confiderà la sua soddisfazione: «L’incontro è andato molto bene, Beppe è una figura preziosa. Abbiamo tante idee comuni e per questo andremo avanti a piccoli passi per questo progetto che deve aggregare. Per farlo dobbiamo mettere a punto i temi e le nuove idee. Sicuramente avremo contatti costanti e ci rivedremo nelle prossime settimane».
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TITOLO: Conte-Draghi, oggi l'incontro. I 5 Stelle premono per uscire dal governo: «Pronti al no alla fiducia»
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OCCHIELLO: Oggi Conte vedrà Draghi dopo il Consiglio nazionale: i vertici 5 stelle premono per lo strappo. E quasi contemporaneamente a Napoli il Tribunale discuterà sul ricorso presentato da alcuni attivisti
TESTO: L’unica certezza è che, comunque vada a finire, Giuseppe Conte vivrà oggi, 6 luglio, 24 ore campali. Il leader del Movimento si prepara ad affrontare prima il consiglio nazionale M5S (per mettere a punto la strategia), poi - alle 12 - incontrerà Mario Draghi. Quasi contemporaneamente al faccia a faccia con il premier, a Napoli il Tribunale discuterà sul ricorso presentato da alcuni attivisti contro la decisione dei giudici di ritenere legittimo lo statuto con il quale Conte è stato eletto presidente («è solo la punta dell’iceberg», ha detto all’Adnkronos il legale Lorenzo Borré). Per finire, in serata il leader del Movimento vedrà i gruppi parlamentari, gruppi che sono divisi tra chi è tentato e vorrebbe uscire dal governo e chi preme per restare: una situazione in ogni caso sulfurea. Conte si è preso una giornata per mettere a punto gli ultimi dettagli del documento che prima sottoporrà al vaglio del consiglio nazionale e poi consegnerà a Draghi. «Sarà deciso», dicono da ambienti vicini al leader. Molto dipenderà da quanto il presidente del Consiglio sarà disposto a recepire delle richieste degli stellati. «Non è un braccio di ferro ma una ricerca di ascolto», dicono nell’inner circle M5S cercando di gettare acqua sul fuoco. Il vertice tra i due si sovrappone anche alla questione sul voto di fiducia al dl Aiuti alla Camera: un timing quasi perfetto per speculazioni da fantapolitica. Nel Movimento, però, circolano voci come schegge impazzite. Già nel pomeriggio tra i piani alti degli stellati (e in buona parte dei parlamentari) si fa largo l’idea dello strappo, una suggestione che trova riscontro nel mancato accordo sul dl Aiuti. I Cinque Stelle alzano il tiro sul superbonus, ma non si arriva a una soluzione condivisa. E il Movimento al suo interno si divide. «Siamo pronti a uscire da questo governo, ormai ha i numeri per reggere anche senza di noi: restare per essere sbertucciati non ha senso», dicono ai piani alti. E ancora: «Se ci sarà la fiducia siamo pronti a votare no». In serata circolano anche voci su un possibile strappo già annunciato ai dem, ma nel M5S negano: «Non è vero». Fonti qualificate vicine al leader assicurano che non ci sarà nessuna prova di forza. «Non possiamo certo far mancare il nostro supporto a famiglie e imprese». La sensazione è che nelle prossime settimane, dovessero gli stellati superare anche le forche caudine del dl Aiuti, si potrebbe ripresentare una situazione simile. La truppa parlamentare sta diventando sempre più inquieta e difficile da gestire e il presidente M5S ne è consapevole. Ecco perché Conte ha bisogno di risultati tangibili nell’immediato. E Beppe Grillo in questa fase sembra giocare di sponda con il leader. Un punto dirimente potrebbe essere il reddito di cittadinanza. Il garante è tornato ieri a difendere la misura, postando sui suoi profili social una foto di Nunzia Catalfo — ex ministro tra i promotori della misura — in versione ricercata da vecchio west e commenta. «Ha cercato di migliorare la vita di milioni di persone cadute in povertà. Ora l’ex ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, è tra le 10 persone più ricercate del mondo. Se avvistata avvicinarsi con cautela, può compiere opere di bene alla collettività», ha scritto Grillo. Le parole del garante hanno suscitato la reazione di qualche ex, passato a Insieme per il futuro: «Si è già dimenticato che il reddito lo ha realizzato Di Maio». Insomma, l’«avvocato del popolo» si prepara a una giornata di fuoco. Nel Movimento c’è chi ironizza: «Alla fine sarà il solito penultimatum», ma rispetto al passato stavolta le tentazioni per l’ex premier e per una buona fetta del gruppo sono molto più forti.
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TITOLO: Faccia a faccia Draghi-Conte, chi sono i «falchi» del M5S suggeritori dello strappo al governo
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OCCHIELLO: Il ministro Patuanelli e i vicepresidenti del M5s Ricciardi, Taverna e Gubitosa. Superbonus, reddito di cittadinanza, invio armi in Ucraina e inceneritore di Roma le questioni ritenute cruciali
TESTO: Quattro suggeritori del leader M5S Giuseppe Conte, quattro «falchi» che non si sottraggono nel sostenere le ragioni per lo strappo dal governo Draghi, strategia ritenuta più conveniente che non continuare a perdere colpi. I quattro sono Stefano Patuanelli, ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, e i tre vicepresidenti dei Cinque Stelle scelti dallo stesso Conte: Riccardo Ricciardi, Paola Taverna e Michele Gubitosa. Il primo, 48 anni, triestino, ingegnere, senatore, già scelto da Conte nel suo secondo governo alla guida del ministero dello Sviluppo economico, è stato chiaro: «Se l’esecutivo porrà la fiducia sul decreto legge Aiuti che contiene la norma legata alla realizzazione del termovalorizzatore a Roma, tornerò a fare il senatore». Ricciardi, 40 anni, toscano, regista teatrale, deputato, è stato tra i più critici con Mario Draghi nell’ambito della gestione dell’emergenza dovuta alla guerra tra Russia e Ucraina: «Grave che non riferisca in Aula». E sull’inceneritore di Roma: «Mettere in mezzo anche la norma sui rifiuti a Roma non è normale. Lo consideriamo grave e un mero ricatto». Taverna, 53 anni, romana, vicepresidente del Senato, ha dichiarato, a proposito dell’invio di armi in Ucraina: «Non siamo contenti di stare in un governo con partiti con cui condividiamo molto poco. Non rimaniamo dentro il governo a tutti i costi». Gubitosa, 42 anni, campano, imprenditore e deputato, ha invece raccontato: «Il M5S ha pagato il prezzo più alto nel sostenere questo governo, ma così facendo siamo riusciti a tutelare le nostre misure come il reddito di cittadinanza o il bonus 110 per cento. La nostra linea rossa è l’inceneritore».
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TITOLO: Draghi-Conte, incontro anticipato alle 12. Il M5S riunito per decidere
DATA:
OCCHIELLO: Superbonus, reddito di cittadinanza, inceneritore di Roma tra i punti in discussione. Il premier e il leader dei Cinque Stelle a confronto. Attesa inoltre per il tribunale di Napoli
TESTO: L’incontro tra Mario Draghi e Giuseppe Conte, previsto inizialmente nel pomeriggio, viene anticipato alle ore 12 di questa mattina, preceduto dal Consiglio nazionale del M5S previsto alle 9. Il vertice tra il premier e il leader dei Cinque Stelle, decisivo per la tenuta del governo dopo le tensioni dei giorni scorsi, è carico di aspettative. Uno strappo dall’esecutivo è foraggiato da attivisti e parlamentari. Gli equilibri sembrano fragili e le posizioni inconciliabili. Draghi, infatti, ha più volte spiegato di voler continuare a governare insieme al M5S, ma di non voler cedere su alcuni punti strategici come lo stop al superbonus edilizio o le modifiche al reddito di cittadinanza, tenendo conto degli impegni presi in relazione al Pnrr. Conte però non intende abdicare del tutto su quelle che sono considerate bandiere politiche dei Cinque Stelle (compreso il no all’inceneritore di Roma). Sono ore febbrili poiché intanto prosegue il confronto all’interno della maggioranza per trovare un accordo sul decreto legge Aiuti e arrivare all’approvazione in prima lettura anche senza far ricorso alla fiducia. L’Aula della Camera è stata convocata per le 9.30, ma l’esame del provvedimento è slittato alle 14, proprio per favorire un’intesa. Senza contare che, in casa M5S, pende quasi contemporaneamente la decisione del tribunale di Napoli sul ricorso di alcuni attivisti contro la legittimità del nuovo statuto del Movimento varato da Conte. Alle 16 si discuterà il reclamo presentato dagli attivisti contro la decisione dei giudici che ha confermato la presidenza M5S all’ex premier. Con il ricorso si chiede di sospendere ogni decisione assunta con l’ultima votazione, il che significherebbe l’azzeramento dell’attuale organigramma a 5 stelle che, dovesse mollare l’àncora dell’esecutivo, rischia di correre da solo alle prossime Politiche, visto che il Pd si tirerà fuori. I dem, infatti, hanno già detto che senza il M5S nell’esecutivo cadrebbe l’alleanza elettorale Cinque Stelle-Pd.
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TITOLO: Conte-Draghi, un’ora a Palazzo Chigi: le nove richieste al premier
DATA:
OCCHIELLO: Il leader 5 Stelle chiede «discontinuità» e di avere risposte concrete entro luglio per continuare «la nostra collaborazione»
TESTO: La giornata più lunga e convulsa dell’esecutivo di unità nazionale inizia una manciata di minuti prima di mezzogiorno, quando Giuseppe Conte sbuca dal portone di via di Campo Marzio e percorre in auto le poche centinaia di metri che separano la sede del Movimento da Palazzo Chigi. Con i gruppi parlamentari nel caos e gran parte della base che preme per uscire dal governo, l’ex premier è nervoso e assillato dai dubbi: il senso di responsabilità e l’esperienza istituzionale alla guida del Paese gli suggeriscono di non strappare, ma il M5S ha voglia di opposizione e Conte è costretto a tenersi le mani libere. A Draghi, il leader di quella che era (prima della scissione) la forza parlamentare più grande della maggioranza ha portato un documento in nove punti. Nove paletti, nove bandiere da fissare con forza nel terreno dell’unità nazionale. Se il premier non darà risposte nel merito delle questioni entro il mese di luglio, i contiani potrebbero davvero uscire dal governo. «Nessuna cambiale in bianco - è l’avvertimento dell’ex inquilino di Palazzo Chigi — Il futuro della nostra collaborazione è nelle risposte che avremo».
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TITOLO: Le nove richieste di Conte a Draghi: «Cdm relegato a certificatore di decisioni già prese»
DATA:
OCCHIELLO: Nella lettera di richieste dei Cinquestelle al presidente del Consiglio il ruolo del Consiglio dei ministri, il reddito di cittadinanza, il Superbonus e il tema del «rispetto»
TESTO: Quindi vengono le richieste. La prima, sul reddito di cittadinanza. I grillini «non sono disponibili a considerare ulteriori restrizioni ancora più penalizzanti». Scrive Conte a Draghi a questo proposito: «Serve un suo chiarimento definitivo che ponga fine alle continue polemiche del tutto irricevibili». Al secondo punto c’è invece il salario minimo, poi il decreto Dignità e la richiesta di «uno scostamento di bilancio» per «aiuti alle famiglie e alle imprese». Al quinto punto la transizione ecologica e al sesto il Superbonus. Su questo, si legge nel documento, è «urgente una soluzione per sbloccare le cessioni dei crediti». Nelle conclusioni Conte sottolinea che «i prossimi passaggi politici saranno cruciali» e aggiunge: «Il senso di responsabilità che abbiamo verso il Paese ci impone un confronto chiarificatore che recuperi una vera dialettica che è venuta a scemare».
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TITOLO: «Responsabili, non fessi». Le «barricate» della Lega, Salvini compatta gli eletti
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OCCHIELLO: Romeo: ora risposte concrete. Il leader: basta porgere l’altra guancia. «Al raduno di Pontida di settembre voglio che i militanti siano orgogliosi di venirci»
TESTO: Certo, entrambe le frasi certificano che i leghisti non hanno la tentazione di staccare la spina adesso. Salvini per primo, tanto più che le contorsioni del Movimento 5 stelle (sull’inceneritore di Roma contenuto nel dl Aiuti) e la determinazione del Pd (su cannabis e ius scholae) hanno dato al leader, se ce ne fosse stato bisogno, la miglior mano possibile per ricompattare dietro di sé il partito. E dunque, lo showdown, salvo sorprese non legate a decisioni leghiste, è rimandato. Anche se nel partito si calcola che martedì e mercoledì della settimana prossima potrebbe arrivare in Aula il provvedimento sulla cannabis — «droga libera» nella definizione leghista — e giovedì e venerdì lo ius scholae, il riconoscimento della cittadinanza sulla base dei cicli di studi fatti in Italia: «Su questo la Lega è imbizzarrita» gongola un salviniano convinto.
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TITOLO: La valanga siamo noi che abbiamo smesso di pensare al futuro
DATA:
OCCHIELLO: Dalla Rivoluzione francese, venti generazioni hanno sperato che la vita dei figli potesse essere migliore. O reagiamo adesso o non lo faremo più. Il giorno del «si salvi chi può» è vicino, ma non si salverà nessuno
TESTO: Per millenni, nelle società tradizionali, l’umanità ha vissuto con lo sguardo rivolto all’autorità del passato, poi, a partire dalla Rivoluzione francese, venti generazioni di donne e di uomini hanno legittimamente sperato che la vita dei loro figli e nipoti potesse essere migliore della loro e di quella dei loro padri. Fu un’autentica rivoluzione dello sguardo, non più rivolto indietro ma avanti. Quelle donne e quegli uomini avevano scoperto il futuro. E hanno lottato per esso, lavorato duramente, trepidato e creduto. Infine, a partire dagli anni ‘80 del secolo scorso, il futuro è stato dimenticato, forse ripudiato, rimosso, abbiamo cominciato a vivere confinati nel mero presente, abbiamo smesso di alzare lo sguardo sull’orizzonte. Il sole dell’avvenire è, allora, tramontato sull’Occidente.
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TITOLO: Draghi vuole salvare questa maggioranza. Aperture su reddito e Superbonus
DATA:
OCCHIELLO: Confronto schietto e rispettoso ma non c’è più intesa. Tuttavia, chiuso il caso Grillo e non affrontato il tema Ucraina, si è parlato pragmaticamente dei temi che interessano ai Cinque Stelle
TESTO: Ecco allora che, davanti all’ultimatum in nove punti, Draghi ha preso tempo: «Devo leggere il documento, studiare, valutare. ..». E ha offerto a Conte il tempo di cui ha bisogno per provare a placare la tempesta che fa ballare paurosamente la caravella del M5S, attratta dalle sirene dell’opposizione. Per 45 minuti buoni Draghi ha ascoltato in silenzio mentre l’interlocutore leggeva e spiegava la sua missiva e solo sulle cartelle esattoriali il premier ha fatto trasparire la sua contrarietà. I condoni non sono nelle sue corde e «prima di qualsiasi intervento bisogna riformare la riscossione dei tributi. Per il resto, Draghi si è mostrato aperto e desideroso di offrire qualche risposta positiva, «purché queste proposte non siano imposizioni o aut aut». La maggioranza è larga, la coperta è corta e Draghi deve stare attento a non scatenare gelosie e appetiti negli altri partiti.
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TITOLO: Rizzo in azione tra Lenin e i social: «Io espulso dal Pc? Sarò clemente»
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OCCHIELLO: La federazione milanese sulla sua pagina Facebook espelle il segretario del partito. Lui: «Una provocazione. Ogni federazione ha le sue password. Dovrei ringraziarli...»
TESTO: Torinese, anni 62, «aggiunga figlio di un operaio vero, mica come Bertinotti», Rizzo ha fatto firmare al suo Partito comunista il patto «Uniti per la Costituzione», insieme a soggetti politici come Rivoluzione civile dell’ex pm Ingroia e formazioni come Ancora Italia e Riconquistare l’Italia. Il Partito della Famiglia di Mario Adinolfi non c’è, «lui è un integralista, noi laici». Italexit di Gianluigi Paragone nemmeno, «vuole andare da solo». Sono tutti contro la Nato, l’Ue, l’euro, il green pass, le armi all’Ucraina. «Con quella gente», dice ogni volta che gli chiedono del suo passato, «ho chiuso per proprietà transitiva. Ti sedevi accanto a Bertinotti e spuntava D’Alema. Poi accanto a D’Alema si sedeva Dini. Facevi per andartene ed era tardi, perché stavi già nella stessa compagnia di Mastella».
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TITOLO: De Luca attacca Speranza: «Il ministero della Salute non esiste. E il ministro fa il chierichetto»
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OCCHIELLO: Il governatore: «Tra il ministero e la realtà è come il rapporto tra cartomante ed astrofisica»
TESTO: Per ogni argomento d’attualità, Vincenzo De Luca trova un nemico. E lo attacca. La sua è una strategia che si è consolidata negli anni. Una tecnica. Quando era sindaco di Salerno, si scagliava contro l’allora presidente della giunta regionale, Antonio Bassolino. Poi è toccato al successore, Stefano Caldoro. Oggi, da governatore, ha alzato il tiro. Ha criticato l’ex premier Giuseppe Conte e poi anche l’attuale presidente Mario Draghi. In tempi di lockdown, l’obiettivo era il generale Figliuolo. Senza dimenticare le accuse al segretario del Pd, Enric0 Letta, e al ministero della Cultura, guidato da Dario Franceschini. Ma in sostanza, De Luca litiga da solo. Lo scontro gli serve per alimentare il colpo a effetto. Per attirare l’attenzione (e forse deviarla da altri settori). Nelle ultime settimane, nel mirino c’è il ministro della Salute, Roberto Speranza. Tant’è che contro il riparto dei fondi della Sanità, il governatore ha presentato anche un ricorso al Tar.
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TITOLO: Conte: «Non siamo pagliacci. La base del M5S ha già un piede fuori»
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OCCHIELLO: L’aut aut dell’ex premier: «Non ci spaventano i sondaggi, siamo qui per sostenere le istanze dei cittadini, non perché ci interessano rendite di posizione». La «scadenza» del 16, con il sì finale al dl Aiuti
TESTO: Ma l’orizzonte politico vive di altre urgenze. «L’inceneritore? Il Movimento è posto davanti a un ricatto, ma saremo conseguenti di fronte a una linea di chiarezza politica». E se qualcuno chiede come intende giustificare la mossa (gli stellati dopo aver votato la fiducia usciranno dall’Aula secondo i rumors), Conte replica: «Mi devo giustificare io? Chiedete a Chigi», ricordando come la misura sia stata inserita in un contesto di aiuti a famiglie e imprese e che, nonostante le critiche del Movimento, non sia stata stralciata. Conte fa il punto anche su altre questioni spinose per il M5S. «Sul Superbonus si sta cercando con urgenza una soluzione», assicura mentre «sulle armi dopo due giorni di trattative abbiamo ottenuto un riferimento a un ampio coinvolgimento delle Camere, un risultato modesto che però senza di noi non ci sarebbe stato».
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TITOLO: L’ironia di Di Battista: «Anche oggi il M5S lascia domani»
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OCCHIELLO: «Chissà, magari il Movimento uscirà dal governo dopo l’estate, quando i parlamentari avranno maturato la pensione. Magari uscirà dopo la finanziaria, momento d’oro per chi è alla ricerca di denari da trasformare in markette elettorali»
TESTO: «E anche oggi il Movimento esce dal governo domani. Esprime a Draghi il proprio disagio, come se uno dei peggiori premier della storia fosse un prete nel confessionale». Sono dure le parole utilizzate dall’ex deputato grillino Alessandro Di Battista sulla strategia politica del capo del Movimento Giuseppe Conte dopo l’incontro a Palazzo Chigi. «Chissà, magari il Movimento uscirà dal governo dopo l’estate, quando i parlamentari avranno maturato la pensione — scrive l’ex leader dell’ala movimentista —. Magari uscirà dopo la finanziaria, momento d’oro per chi è alla ricerca di denari da trasformare in markette elettorali. O forse non uscirà mai. Intanto anche i più irriducibili sostenitori M5S, gli ultimi giapponesi direi, si domandano come sia stato possibile ridurre la più grande forza politica del Paese nella succursale della pavidità e dell’autolesionismo». Poche ore prima, sempre Di Battista aveva usato toni altrettanto caustici per difendere Raggi: «Se i primi mesi di Virginia» come sindaco di Roma «fossero stati come quelli di Gualtieri, credo che qualcuno avrebbe proposto di bruciarla viva come Giordano Bruno a Campo dei Fiori».
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TITOLO: «Lega a viso aperto». Salvini lancia la nuova fase di pressione sul governo
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OCCHIELLO: Il ministro Giorgetti ironizza: Conte è andato a Palazzo Chigi con una pistola ad acqua
TESTO: In realtà, Salvini nella nuova fase si sente molto più a suo agio. Dopo le amministrative, ha convocato una quantità senza precedenti di incontri con il partito e sente di aver ripreso il bandolo. Giorgetti, il suo vice che spesso viene dipinto come antagonista, ieri ai deputati ha ribadito: «Io e Matteo abbiamo caratteri diversi. Il problema ci sarebbe se li avessimo uguali. Così siamo complementari». Da notare che per la seconda volta in pochi giorni, è proprio a lui che viene affidato l’incarico di parlare con la stampa: «Non mi sembra che ci sia agitazione c’è una bella discussione, che è il sale della politica». Insomma, dice Salvini, «non esiste una Lega barricadera e una governista. Esiste la Lega».
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TITOLO: Castellone: «L’Italia è in emergenza e tra i colleghi M5S c’è disagio: pretendiamo che Draghi cambi marcia»
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OCCHIELLO: La capogruppo del Movimento al Senato difende la linea di Conte: ha posto termi stringenti per gli italiani, siamo in attesa di capire quali saranno le risposte del premier
TESTO: Lei dopo 16 mesi si è pentita di aver detto sì all’ingresso del M5S nell’esecutivo? «Siamo entrati nel governo per difendere le misure che avevamo già realizzato e per essere parte attiva nell’attuazione del Pnrr e delle riforme ad esso correlate. Abbiamo dato un contributo importante, per esempio in legge di bilancio, nel Dl Concorrenza, evitando che si investissero subito 14 miliardi in armi in un momento in cui le risorse servono per famiglie ed imprese. Abbiamo anche evitato si manomettesse la nostra riforma della Giustizia. Se non ci fossimo stati forse non ci sarebbero più il reddito di cittadinanza e misure a tutela delle fasce sociali più deboli, così oggi il salario minimo non sarebbe un tema in cima all’agenda politica. Sono fiera del lavoro fatto insieme a tutti i colleghi, quindi no, non mi sono pentita».
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TITOLO: M5S, da Taverna, Airola e Castaldi. L’ala dura di chi uscirebbe subito
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OCCHIELLO: La vicepresidente M5S: ricominciamo a fare politica. E Ferrara: Conte ci porti fuori. C’è chi è più moderato e chi meno ma molti grillini vorrebbero farsi un giretto fuori dall’esecutivo
TESTO: A sognare la «fuoriuscita» dal «draghismo» non sono solo i peones, ma anche i pezzi grossi del Movimento. Paola Taverna, per esempio, è a dir poco entusiasta della svolta «dura e pura» del M5S: «Ricominciamo a fare politica» dice ai colleghi elargendo sorrisi e pacche sulle spalle. Con quelli a lei più vicini è esplicita: «Puoi stare al governo se ci stai da protagonista, ma se ti menano sul reddito di cittadinanza, sul Superbonus, sul termovalorizzatore, che ci stai a fare? A prendere sberle e a veder scendere i consensi nei sondaggi? ». Ragionamenti analoghi quelli di un altro senatore, Alberto Airola, che vuol vedere i grillini fuori dall’esecutivo: «Tanto — è il suo ragionamento — non otterremo nulla. Quelli ci offrono quattro palline colorate e ce le spacciano come l’oro di Montezuma». Quindi la chiusa: «Fosse per me uscirei domani stesso».
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TITOLO: Pescia, Giurlani torna sindaco dopo essere stato condannato e poi sospeso
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OCCHIELLO: Pescia, a mezzanotte ha ripreso possesso del Comune. «Punto al terzo mandato»
TESTO: Già, perché Giurlani non mette limiti alla provvidenza: dopo aver presentato la sua nuova giunta a mezzanotte di ieri (l’ora da cui rientrava in carica dopo la sospensione di 18 mesi) ci ha spiegato che nel 2023, se non dovessero esserci impedimenti giudiziari, potrebbe tentare persino l’ultima corsa. Anche in assenza di legge sul terzo mandato per i sindaci: «Dopo l’arresto mi ero dimesso, quindi — sostiene — quel mandato è scaduto prima del tempo e non rientra nel conteggio». Un’interpretazione della legge che deve aver discusso con i suoi legali e che certamente dovrà esser sottoposta al vaglio della commissione elettorale. Tutto, comunque, dipenderà dall’evoluzione dei guai giudiziari. Lui ha già una certezza: «Non so come andranno Appello e Cassazione, ma io sarò della partita: se non va posso sempre fare il vicesindaco. ..». L’epopea era cominciata nel 2014, quando Giurlani era considerato una delle stelle più lucenti del Pd sul territorio: vinse il Comune al primo turno con il 64%. Nel frattempo erano partite le indagini che cercavano di far luce su una presunta storia di rimborsi gonfiati quando occupava la carica di presidente delle comunità montane (Uncem) toscane.
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TITOLO: Le mosse di Raggi e l’ombra di Di Battista sul futuro M5S
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OCCHIELLO: L’attivista potrebbe sfidare il leader. Ma c’è chi evoca un partito nuovo. L’ex sindaca data in uscita, ma difficile che accetti di passare con Di Maio
TESTO: Il futuro prossimo riguarda la sopravvivenza del governo (anche se i numeri basterebbero anche senza di loro), ma da un po’ di tempo la domanda «dove va il Movimento 5 Stelle» suona mal posta, perché il movimento è diventato pirandelliano, uno, nessuno e centomila. C’è stata la scissione conclamata dell’ala governista e neoresponsabile guidata da Luigi Di Maio. Ma ci sono molti personaggi in cerca di autore e forse di partito: Alessandro Di Battista, carriera coerente da descamisado, che combatte la sua battaglia in contumacia, alternando l’identità d’attivista a quella di reporter; c’è Virginia Raggi, che non ha dato prova brillantissima da sindaco, ma ha acquistato un suo peso specifico, ritagliandosi un ruolo autonomo anche con posizioni ambigue sui vaccini e poi con la battaglia contro il termovalorizzatore, sdoganato dal suo successore, Roberto Gualtieri. Poi c’è Giuseppe Conte, il temporeggiatore con un piede nel governo e due fuori. Ma ci sono anche personaggi esterni, di cui tenere conto: Marco Travaglio, contiano ad honorem, che spinge per portare il partito all’opposizione. E Michele Santoro, giornalista-tribuno che ha ottenuto una nuova visibilità con le sue posizioni non esattamente filo ucraine.
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TITOLO: Le parole di Draghi per la «via d’uscita» ai 5 Stelle e la tenuta del governo
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OCCHIELLO: Il tono affabile usato con Patuanelli in Consiglio dei ministri: «Tocca a te, Stefano». Pd e FI concordi: non appoggeremo un altro governo diverso da questo
TESTO: C’è una rete di protezione attorno al governo che parte dal Colle e arriva ai sindacati: «Ho bisogno di un esecutivo che dia risposte e faccia cose», diceva ieri Landini. Perciò, «al di là dei rumori di sottofondo — secondo Rosato — Draghi andrà avanti». Questo Draghi. Con questo governo. Anche se i pronostici fossero disattesi e si aprisse la crisi. In tal caso, peraltro, le opzioni nella disponibilità del Quirinale sarebbero tante, «compresa la possibilità di rimandare il premier alle Camere per verificare se ha ancora la fiducia», avvisa un esponente della maggioranza. «Un Draghi bis — taglia corto Lupi — sarebbe una soluzione umiliante per il premier e per tutti noi». Cioè per i partiti. Per una volta infatti Letta e Tajani concordano: un altro governo non lo appoggeremmo. E in fondo Conte ha solo bisogno di tenere unito il Movimento, che si frantumerebbe con la crisi: l’altra sera alla Camera la maggioranza del gruppo grillino era contraria a questa prospettiva. E già con le valigie in mano.
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TITOLO: Flussi elettorali, dalla Lega metà degli elettori di Meloni. Un quarto di chi votò M5S ora si astiene
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OCCHIELLO: I flussi dalle Europee: Partito democratico, il 75% di «fedeli» ma attrae poco. Forza Italia, il 45% aveva fatto altre scelte. Il 79% degli elettori di FdI resta fedele
TESTO: Dunque, la competizione a destra appare nettamente più forte rispetto a quella esistente tra Pd e 5 Stelle e/o gli altri soggetti della sinistra e ciò dovrebbe indurre a riflettere sulla effettiva possibilità per FdI, Lega e FI di adottare una strategia comune in un contesto di forte concorrenza interna, come peraltro si è potuto riscontrare nella scelta dei candidati alle elezioni comunali. La concorrenza tra partiti appartenenti alla stessa area, infatti, mal si concilia con le dinamiche coesive indotte dall’attuale legge elettorale che assegna un terzo dei parlamentari su base maggioritaria. Infine, il dato più eclatante e preoccupante è rappresentato dalla quota di astenuti alle Europee (45,9%) che non intendono tornare a votare: si tratta dell’81,2% degli astensionisti che con, ogni evidenza, non trovando nessun partito che li possa rappresentare ha voltato le spalle alla politica. Teoricamente un bacino elettorale «contendibile» ma nel quale, con ogni evidenza, il disincanto è molto diffuso.
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TITOLO: Conte alza i toni contro il governo Draghi: «Subito un cambio o ce ne andiamo». Di Maio: così aiuta Putin
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OCCHIELLO: Il presidente del Movimento 5 Stelle pretende un cambio di passo «immediato» da parte del governo guidato dall'ex presidente della Banca centrale europea. Il segretario del Pd Enrico Letta avverte: questo esecutivo è l'ultimo della legislatura
TESTO: MILANO — La tensione resta alta e i venti di crisi continuano a soffiare forti. Giuseppe Conte torna a parlare del documento che ha presentato a Mario Draghi: «Pretendiamo un cambio di passo immediato». I nove punti — che sono stati postati su Facebook senza logo M5S — «sono punti seri. Non ci sono bandierine, non è un libro dei sogni: ci sono le urgenze del Paese in questo momento e se a queste urgenze, in questa situazione serissima, non si dà una risposta, dal nostro punto di vista non ci sono le condizioni per continuare a condividere una responsabilità rispetto a processi decisionali in cui, come M5S, siamo stati marginali», dice il presidente Cinque Stelle intervenendo a DigithOn 2020 a Bisceglie. «Non mi permetto di fare previsioni» su quando si voterà — precisa il leader stellato — «non sono il presidente della Repubblica ma lavorerò perché ci siano le condizioni per tutelare l’interesse dei cittadini». Anche se poi cerca di smorzare i toni quando viene nominata la parola crisi: «Partite per la vostra vacanza, poi vi aggiorneremo». «Sul documento ci aspettiamo una valutazione anche da altre forze politiche, anche dal Pd. È su questo che si può ragionare di alleanze», sostiene l’ex premier, che punge sulle intese: «Campo largo? Andiamo a vedere quali sono i soggetti, devono essere soggetti che danno garanzie di affidabilità e di leale collaborazione» (Ma il dialogo con i dem prosegue: oggi Stefano Patuanelli sarà ospite alla scuola di Gianni Cuperlo). Conte assicura che il Movimento è più in salute che mai e nega che gli stellati vogliano «uccidere il padre», Beppe Grillo: «No, in questo nuovo corso il Movimento ha dovuto affrontare un percorso interno che ha contribuito a rafforzare la propria dignità». Quasi di rimando a Conte, i dimaiani di Insieme per il Futuro si riuniscono in assemblea congiunta di deputati e senatori e partoriscono una nota che sembra un atto d’accusa al M5S. «Basta liti e beghe interne, concentriamoci sulle priorità del Paese, partiamo da quelle, poi ci sarà tempo e spazio per le battaglie dei singoli partiti. Attenzione, però, a riproporre il Papeete: a luglio come a settembre, sarebbe una mossa cinica, egoista e irresponsabile. Un marchio che difficilmente verrebbe cancellato», si legge nell’appello rivolto a tutte le forze politiche. E ancora. «È un momento molto delicato per l’Italia, mai come adesso c’è bisogno di dare stabilità al governo e mostrare serietà e attaccamento alle Istituzioni», perché una crisi «avrebbe effetti devastanti per il futuro dell’Italia» e «significa prestare il fianco alla propaganda di Putin, che a sua volta otterrebbe l’obiettivo di sgretolare il nostro governo». I Cinque Stelle liquidano la nota senza troppi pensieri: «Sono ininfluenti, cercano solo visibilità». E mentre i dimaiani pungono, Enrico Letta avvisa: «Il governo Draghi è per noi l’ultimo della legislatura». Tra gli stellati, intanto, si ragiona sul da farsi. La maggioranza dei parlamentari preme per uscire subito dal governo, mentre c’è chi spera solo di incidere di più nell’azione dell’esecutivo, anche se lo scoglio della legge di bilancio potrebbe risultare fatale per i delicati equilibri nel partito. Il primo scoglio resta comunque la fiducia sul dl Aiuti che arriverà in Senato giovedì prossimo. A Palazzo Madama il voto sarà unico: non è possibile dividere fiducia e dl come a Montecitorio e proprio per questo motivo il Movimento sta cercando una soluzione per evitare il voto sulla fiducia. I Cinque Stelle vogliono attendere le risposte di Draghi prima di sbilanciarsi e proprio per questo motivo — sostiene l’Adnkronos — starebbero valutando l’idea di non partecipare al voto di fiducia in Senato: una soluzione tecnica borderline che permetterebbe di tenere il punto sulle questioni politiche senza strappare anzitempo il rapporto con l’esecutivo.
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TITOLO: Baldino, il volto M5S nei talk: credo in Giuseppe Conte, per questo mandano me
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OCCHIELLO: Vittoria è il nuovo volto televisivo del Movimento. «Sì, sono avvocato ma rappresento io in televisione i Cinquestelle perché credo fortemente nel nuovo corso di Conte»
TESTO: Intanto il Movimento ha lanciato un altro penultimatum a Mario Draghi. «Non è un penultimatum — ribatte — perché non c’è un ultimatum. Siamo una forza politica seria. Ci mettiamo nei panni di chi oggi ha assunto questa responsabilità, non vogliamo complicare il cammino di Draghi, come altri hanno fatto con Conte, ma vogliamo poter porre delle questioni serie per il Paese». A questo punto resta da capire se l’esecutivo Draghi completerà la legislatura. Risposta: «Non dipende da noi, ma da Draghi; certo non cerchiamo un pretesto. Altrimenti avremmo avuto parecchie occasioni». E cosa poi dire dell’alleanza col Pd? È in discussione? «Direi in costruzione. Molti di noi si sono irritati per alcune uscite. Franceschini e Marcucci hanno un po’ esagerato».
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