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LE NOTIZIE DAL GIORNO Saturday 30 July 2022 AL GIORNO Saturday 06 August 2022 SU: politica




TITOLO: Salvini e la Russia, polemiche sull’ambasciata di Mosca a Roma. Le scelte del «falco» Razov tra minacce e querele
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OCCHIELLO: Mentre Salvini si preparava alla «missione di pace» tanto contestata, dall’ambasciata avrebbero chiesto a Capuano se il Carroccio ritirava i ministri per far cadere il governo Draghi
TESTO: L’ambasciatore è in vacanza. La portavoce è in ferie. L’addetta stampa non c’è. All’Agi l’ambasciata dice che «non ha nulla da aggiungere a quello che è già stato detto a giugno» quando è esploso il caso dei biglietti aerei. Ma c’è qualcuno che dice di sapere. Vittorio Torrembini, presidente degli imprenditori italiani a Mosca e presidente della fondazione Gorbaciov, conferma al Corriere che Kostyukov chiese davvero a Capuano delle intenzioni dei ministri: «Certo che si è informato — spiega al telefono da Mosca —. Qualsiasi Paese che ha una rappresentanza diplomatica segue la situazione politica. È normale. Ma in questa situazione anche questo suscita scandalo». Forse perché poi il governo è caduto davvero e questo assomiglia all’avvio di una destabilizzazione. Torrembini che ha contatti con l’ambasciatatore russo e conosce lo stesso Kostyukov assicura di no. «Kostyukov è intelligente ma è giovane, e questo forse ha influito nell’errore di comunicazione. Ma non ha avuto input per interferenze. Perché c’è un certo disinteresse in Russia per il nostro Paese. Sono delusi: eravamo il Paese più amico e abbiamo fatto scelte fra le più pesanti. Non si fidano più».
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TITOLO: M5S, Conte: «Oggi la decisione sul tetto dei due mandati»
DATA:
OCCHIELLO: Il presidente M5S: «Alleanza con il Pd? No, la loro è una ammucchiata»
TESTO: «Oggi arriverà la decisione sulla regola del doppio mandato», e su questo «dimostreremo la coerenza del M5S». Lo annuncia il leader del M5S Giuseppe Conte, intervistato da Enrico Galletti ai microfoni di Rtl 102.5. Il presidente Cinque Stelle parla anche del rapporto con i dem. «Io non apro e chiudo spiragli, fessure. Ieri ho detto che per il futuro non escludo un dialogo con il Pd, ma non parlavo di alleanza, vedo che il Pd ha cambiato posizione anche sul salario minimo». Nessuna alleanza dunque in vista? «Assolutamente no. Per queste elezioni assolutamente non se ne parla di avere rapporti col Pd. Che rapporto può avere il Movimento 5 stelle con una forza politica che sta chiudendo accordi da Calenda a Di Maio a Renzi a Brunetta a Carfagna? Questa è, è un’ammucchiata in cui non ci potremo mai ritrovare», perché regge su «personalità divisive, la politica fatta così è tutto e il contrario di tutto».
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TITOLO: Elezioni 2022, Calenda: «Carfagna e Gelmini ai vertici del partito». Tajani attacca: «Promette seggi ai miei»
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OCCHIELLO: Il leader di Azione annuncia l’ingresso delle ex ministre di Fi. Il coordinatore azzurro attacca: «Se non è in grado di farsi un partito, non può pensare di farlo a spese nostre»
TESTO: Ci si chiede se Gelmini e Carfagna non avranno problemi a candidarsi con il Pd. E la Gelmini risponde decisa: «La mia adesione ad Azione è convinta per portare avanti il suo programma. Il tempo delle contrapposizioni è stato archiviato». Con le sue parole concorda la Carfagna («tutto è cambiato dal 20 luglio») e mentre Calenda annuncia il suo ingresso nella segreteria del partito insieme alla Gelmini, dall’Abruzzo il governatore Marco Marsilio, Fdi, scatena una bufera: «A me spiace che due care amiche come Mariastella Gelmini e Mara Carfagna facciano quella scelta. Auguri per il loro percorso politico, dopodiché due persone che fino a ieri erano considerate delle poco di buono, frequentatrici di salotti e festini di Arcore oggi sono due nobildonne e due grandi statiste che salvano il mondo e l’Europa e dalla cattiva destra sovranista». Insorge Calenda: «Marsilio Lei dimostra di essere un piccolo troglodita». E «basite per le parole ignobili» si dichiarano, tra gli altri, le due capigruppo del Pd di Camera e Senato Simona Malpezzi e Debora Serracchiani che esprimono la loro solidarietà. In serata Marsilio precisa: «Sono stufo degli attacchi sgangherati e violenti della sinistra. Mariastella Gelmini e Mara Carfagna sono mie amiche. Con Mara Carfagna ho avuto modo di chiarire personalmente le mie parole».
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TITOLO: Mosca: «L’ambasciata russa ha fatto cadere Draghi? Ridicolo. C’è chi sta usando la carta russa nella campagna elettorale»
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OCCHIELLO: Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, respinge le accuse sulle ingerenze sulla politica italiana: «Su di noi falsità»
TESTO: Il ministero degli Esteri russo smentisce che Mosca possa aver avuto un ruolo nella caduta del governo Draghi - pur senza però smentire le notizie relative a contatti tra la Lega e l’ambasciata russa in Italia durante i quali i funzionari di Mosca chiesero al partito guidato da Matteo Salvini se avesse intenzione di ritirare i ministri dal governo Draghi. A parlare all’agenzia Ansa è Maria Zakharova, portavoce del ministero guidato da Sergei Lavrov. «È tutto come in una fiaba: più si va avanti, peggio è», ha detto. «Se prima la capacità di cambiare i governi a Roma era attribuita all’ambasciatore russo, ora un primo segretario ordinario può farlo rivolgendo una domanda a un assistente di uno dei politici italiani». Secondo Zakharova, «la classe politica italiana e i media» italiani sarebbero vittime di «attori esterni» e starebbero «giocando la carta russa diffondendo coscientemente il mito dell’ingerenza di Mosca nei processi elettorali». I rapporti tra Russia e Italia, continua, «sono sempre stati caratterizzati da pragmatismo, comprensione reciproca e rispetto reciproco». Zakharova attacca poi La Stampa, il quotidiano che per primo ha dato notizia del contatto tra ambasciata russa e Lega: ma non smentisce che i contatti ci siano stati. Secondo la ricostruzione del quotidiano, proprio mentre si preparava la «missione di pace» di Salvini a Mosca (poi saltata, a causa delle roventi polemiche che ne erano sorte), il vicario dell’ufficio politico dell’ambasciata russa Oleg Kostyukov (figlio del capo del servizio segreto russo Gru) avrebbe chiesto ad Antonio Capuano — l’organizzatore del tour che vanta o millanta, relazioni col Cremlino — se il Carroccio avrebbe voluto ritirare i ministri per far cadere il governo Draghi. La Lega ha sottolineato che Capuano non sia mai stato «né un consigliere, né tantomeno retribuito dalla Lega» — fa trasparire l’imbarazzo, ma anche il timore che quella missione torni a segnare la campagna elettorale.
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TITOLO: Napoli, intesa sul Molo San Vincenzo: dal 6 agosto «riapre» alla città
DATA:
OCCHIELLO: Discesa Gaiola, sospesa la Ztl e l’area pedonale fino al 15 settembre
TESTO: Il protocollo prevede un tavolo tecnico della durata di 3 anni a cui parteciperà anche la Soprintendenza. Per lo sviluppo dell’opera è previsto un arco temporale di 2,5 anni e un finanziamento di 5,7 milioni di euro. Ma «dal primo sabato di agosto — spiega — ci saranno delle visite guidate per piccoli gruppi di cittadini che in questa fase transitoria, mentre non realizziamo i lavori per la passerella definitiva che attraverserà il Molosiglio, potranno appropriarsi del Molo San Vincenzo, che rappresenta un grande luogo identitario della città, e su cui noi faremo insieme con l’Autorità portuale importanti investimenti affinché diventi uno dei polmoni di questa riappropriazione del mare da parte della città». «Con questi 6 milioni di euro — ha aggiunto — completeremo l’intero accesso, la ristrutturazione dell’eliporto e l’inizio dei lavori del molo vero e proprio. Stiamo mettendo a punto un progetto, anche reperendo finanziamenti che non tarderanno ad arrivare, per la ristrutturazione di tutto il molo e delle botteghe borboniche, per realizzare anche un sistema dove possano attraccare i grandi yacht. E nel momento in cui si recuperano spazi così grandi, è pensabile destinare parte di questi spazi anche all’intrattenimento come avviene in tutte le grandi città di mare». Il ministro della Difesa Lorenzo Guerini ha lodato il lavoro portato a termine dell’amministrazione. «Credo — ha detto — che Napoli abbia un grande sindaco, appassionato della città. E questo progetto lo testimonia. Quello di oggi è un bel risultato e rappresenta un esempio virtuoso della collaborazione tra Comune, le strutture militari e le autorità territoriali».
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TITOLO: M5S, Grillo: «Alcuni di noi caduti, altri contagiati dagli zombie, ma vinceremo»
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OCCHIELLO: Il fondatore e garante del Movimento scrive un post sul blog dopo il no alle deroghe per il doppio mandato che ha azzerato la classe dirigente: «Onore a chi ha servito con coraggio e altruismo, auguri a chi prosegue il suo cammino». Intanto lasciano i 5 Stelle Davide Crippa e Federico D’Incà
TESTO: Dopo aver ribadito con forza il no alla deroga per il tetto dei due mandati, riportando il Movimento all’anno zero e falciando di colpo la carriera politica di tutti i big 5 Stelle, Beppe Grillo torna con un post sul suo blog: «Non esiste un vento favorevole per chi non sa dove andare, ma è certo che per chi va controcorrente il vento è sempre sfavorevole. Sapevamo fin dall’inizio di dover combattere contro zombie che avrebbero fatto di tutto per sconfiggerci o, ancor peggio, contagiarci. E così è stato: alcuni di noi sono caduti, molti sono stati contagiati — scrive riferendosi molto probabilmente ai fuoriusciti con la scissione di Luigi Di Maio e a chi ha contestato la regola del doppio mandato, tra i capisaldi del M5S —. Ma siamo ancora qui, e alla fine vinceremo, perché abbiamo la forza della nostra precarietà: siamo qui per combattere, non per restare, e questa nostra diversità è spiazzante per gli zombie». Il Movimento, però, perde ancora pezzi: in mattinata hanno annunciato l’addio sia il ministro ai Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà che l’ex capogruppo alla Camera Davide Crippa. Intanto, interviene su Twitter il leader M5S Giuseppe Conte: «Servono responsabilità, serietà e coraggio. Come con la pandemia».
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TITOLO: Avvocato, commercialista, ingegnere, segretaria: ma i big M5S che non si ricandidano torneranno al loro vecchio lavoro?
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OCCHIELLO: Il tetto del doppio mandato azzererà la classe dirigente e parlamentare 5 Stelle. Molti riprenderanno l'occupazione precedente, altri invece sperano di poter «essere ancora utili» al Movimento
TESTO: Ora che la corsa a un nuovo seggio è definitivamente esclusa — anche se Conte assicura che «le competenze non andranno disperse» — i volti storici M5S torneranno all’occupazione precedente? E che lavoro facevano prima? Chi sembra non avere problemi con il tetto del doppio mandato è l’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede, avvocato civilista che ha uno studio — Bonafede & Partners — ben avviato in due sedi, a Firenze e Milano. Laurea in Legge anche per Virginia Raggi, che aveva già usufruito di quel «mandato zero» che aveva scatenato l'ironia degli attivisti e della Rete: l'ex sindaca di Roma, specializzata in Diritto civile, giudiziale e stragiudiziale, era stata praticante nello studio dell'avvocato Cesare Previti e prima di entrare in politica era passata allo studio di Pieremilio Sammarco. La vicepresidente del Senato e del Movimento Paola Taverna, diploma di perito aziendale, laureata in Scienze politiche alla Sapienza con una tesi sul reddito di cittadinanza e il salario minimo, ha lavorato come corrispondente in lingue estere all’Istituto Pietro e Marie Curie e come segretaria in uno studio legale, in uno studio di arti grafiche e poi, per 13 anni, dal 2000 al 2013, in un poliambulatorio di analisi cliniche. Taverna — come il presidente della Camera Roberto Fico e il sottosegretario all’interno Carlo Sibilia — ha già detto che è disposta a dare «una mano per la campagna elettorale». L'ex ministro Danilo Toninelli, laureato anche lui in Legge, ex ufficiale di complemento dell'Arma dei Carabinieri, era impiegato come liquidatore sinistri e ispettore tecnico alla Vittoria Assicurazioni.
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TITOLO: Omicidio Civitanova Marche, Formigli: «Attendiamo post indignati da Salvini e Meloni». La leader di FdI: «Mia condanna immediata»
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OCCHIELLO: Il botta e risposta su Twitter tra il conduttore di Piazza Pulita e la presidente di Fratelli d’Italia. Il partito di centrodestra, alla fine, ripubblica un post in cui la politica aveva già preso posizione, condannando l’aggressione
TESTO: «Nigeriano invalido massacrato a bastonate da un italiano a Civitanova Marche. Attendiamo post indignati di @matteosalvinimi e @GiorgiaMeloni». A chiamare in causa su Twitter i due leader del centrodestra è Corrado Formigli, giornalista e conduttore di Piazza Pulita su La 7.La vicenda a cui fa riferimento il presentatore è il brutale assassinio dell’ambulante nigeriano Alika Ogorchukwu, 39 anni, per mano del 32enne Filippo Claudio Giuseppe Ferlazzo. Non si è fatta attendere la replica piccata della Meloni: «Prima di usare la morte del povero Alika per la tua penosa propaganda, non potevi almeno esprimere solidarietà alla famiglia? Come puoi verificare, io la mia condanna verso questo brutale omicidio l’ho espressa e subito. Sciacallo», scrive sul social la presidente di Fratelli d’Italia. «”Penoso”, ”Sciacallo”. Così parla un’aspirante leader di governo. Chapeau. Felice comunque di aver contribuito col mio tweet a farle scrivere due parole per quella povera vittima», la controreplica di Formigli. Ma il partito di centrodestra non ci sta e pubblica per una seconda volta un post di Meloni scritto poco dopo la notizia dell’omicidio. «Non ci sono giustificazioni — si legge — per tale brutalità. Mi auguro che l’assassino la paghi cara per questo orrendo omicidio. Una preghiera per la vittima». A distanza di quasi un giorno dal tragico episodio, arriva anche la condanna di Salvini: «Non si può morire così. Una preghiera per Alika e un abbraccio alla sua famiglia, per l’assassino pena certa fino in fondo», commenta il capo del Carroccio su Twitter. «Città allo sbando, violenze di giorno e di notte — aggiunge — non se ne può più: la sicurezza non ha colore, la sicurezza deve tornare ad essere un Diritto.
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TITOLO: Crippa: «Conte ha disfatto il campo largo, dialogo con il Pd e lascio il M5S»
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OCCHIELLO: L’ex capogruppo alla Camera del Movimento: «È una casa che non riconosco più, non ne capisco le logiche. Candidarmi in area progressista? Sto riflettendo, vediamo che accade»
TESTO: Il M5S ha abiurato molte regole. Ha ancora senso tenere il limite dei mandati o le Parlamentarie? «Le Parlamentarie sono un potente strumento di coinvolgimento delle persone normali nella politica: io stesso sono entrato in Parlamento grazie a quello strumento che secondo me conserva il suo valore. Sulla regola dei due mandati mi sento solo di dire che meriterebbe una riflessione rispetto alla necessità di qualsiasi formazione politica di dover formare una classe dirigente in grado di promuovere le istanze in modo efficace e di attuare un programma politico sapendo muovere i passi giusti, in un ambiente estremamente complicato di regole e molteplici equilibri, per non disperdere la forza che viene dal consenso degli elettori».
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TITOLO: Formigli sull’omicidio di Civitanova: «Attendo post indignato di Meloni». Ma la leader FdI: «Avevo già scritto»
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OCCHIELLO: Il botta e risposta su Twitter tra il conduttore di Piazza Pulita e la presidente di FdI. Alla fine, il partito ripubblica un post in cui la politica aveva già preso posizione. A distanza di quasi un giorno arriva anche la condanna del capo del Carroccio
TESTO: «Nigeriano invalido massacrato a bastonate da un italiano a Civitanova Marche. Attendiamo post indignati di @matteosalvinimi e @GiorgiaMeloni». A chiamare in causa su Twitter i due leader del centrodestra è Corrado Formigli, giornalista e conduttore di Piazza Pulita su La 7.La vicenda a cui fa riferimento il presentatore è il brutale assassinio dell’ambulante nigeriano Alika Ogorchukwu, 39 anni, per mano del 32enne Filippo Claudio Giuseppe Ferlazzo. Non si è fatta attendere la replica piccata della Meloni: «Prima di usare la morte del povero Alika per la tua penosa propaganda, non potevi almeno esprimere solidarietà alla famiglia? Come puoi verificare, io la mia condanna verso questo brutale omicidio l’ho espressa e subito. Sciacallo», scrive sul social la presidente di Fratelli d’Italia. «”Penoso”, ”Sciacallo”. Così parla un’aspirante leader di governo. Chapeau. Felice comunque di aver contribuito col mio tweet a farle scrivere due parole per quella povera vittima», la controreplica di Formigli. Ma il partito di centrodestra non ci sta e pubblica per una seconda volta un post di Meloni scritto poco dopo la notizia dell’omicidio. «Non ci sono giustificazioni — si legge — per tale brutalità. Mi auguro che l’assassino la paghi cara per questo orrendo omicidio. Una preghiera per la vittima».
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TITOLO: Il fantasma del programma
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OCCHIELLO: Sud e idee ai margini del voto
TESTO: Tutti i partiti, nessuno escluso, affaccendati per acquisire i migliori posti al tavolo della divisione delle spoglie. Così sono ore febbrili per definire i confini delle alleanze: a sinistra si tratta su campo largo, aperto, extralarge, con invitati di prima o seconda fascia; il M5S, o quello che resta dell’invincibile armata del 2018, si autoproclama “campo giusto”; a destra, si stabilisce chi deterrà lo scettro del potere: chi prende un voto più degli altri e divisione dei collegi divisi in base ai sondaggi. In tutto questo bailamme di politichese, a meno di due mesi dal voto, aleggia il fantasma del programma che non c’è. A sinistra il Pd si fa portabandiera dell’Agenda Draghi, la sinistra-sinistra non apprezza la genuflessione verso il grande banchiere; i centristi si fanno portavoce di indistinti progetti produttivi. A destra, la Lega va sull’usato sicuro (immigrazione), FdI rivendica il primato di patria, Dio e famiglia, Forza Italia si barcamena tra la fuga di pezzi da novanta e i sogni di rivincita del Cavaliere. In Puglia, la sinistra perde i due frontman per eccellenza, Michele Emiliano e Antonio Decaro, che giustamente hanno compreso che gli elettori non avrebbero gradito una così evidente presa in giro, con candidature “acchiappavoti”. Il governatore poi chiede una sorta di pari dignità tra Pd e liste civiche nella formulazione delle liste. Improbabile: i democratici che hanno già tanti appetiti da soddisfare. A destra, una volta trovato l’accordo nazionale, con Raffaele Fitto che partecipa direttamente alla distribuzione dei seggi, clima solo all’apparenza più sereno, ma ricco di incognite poiché la destra si muove come se avesse già vinto le elezioni. Mentre i grillini, anzi i contiani, cedono al diktat di Beppe Grillo sul «no» al terzo mandato. E si attende di sapere se Giuseppe Conte si candiderà in Puglia o altrove.
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TITOLO: Il partito degli astenuti
DATA:
OCCHIELLO:
TESTO: Il Libro bianco, illustrata la cornice costituzionale – dove richiama i requisiti del voto: libero, personale, eguale e segreto (art. 48 Cost. ) – analizza le cause dell’astensionismo ricostruendo empiricamente il fenomeno. Distingue anzitutto l’astensionismo «apparente» (di elettori iscritti all’Aire: Anagrafe italiani residenti all’estero) da quello «reale». Quest’ultimo poi è astensionismo «involontario» e «volontario». Logicamente il più grave, e politicamente rilevante, è l’astensionismo volontario, frutto della «protesta» o dell’«indifferenza». Difatti, se gli astensionisti «involontari» (anziani; disabili; cittadini fuori del luogo di residenza ecc. ) sono intorno al 16/18%, gli astensionisti «indifferenti» si aggirano sul 9/11% mentre i «protestatari» vanno addirittura dal 16 al 20%. Meritano perciò attenzione le «proposte per promuovere la partecipazione e ridurre l’astensionismo». Proposte che emergono anche grazie all’analisi comparata – per far conoscere «cosa si fa nel mondo per promuovere la partecipazione elettorale» – dalla quale inevitabilmente risaltano i ritardi e le contraddizioni storiche del nostro Paese in tutta l’area della consultazione democratica: dalla cervellotica legge elettorale alla concreta organizzazione delle elezioni (tempi; luoghi; modi; tempestivo aggiornamento anagrafico degli elettori ecc. ). Per esempio il «voto a distanza», normale in molti paesi avanzati, è in Italia del tutto sconosciuto. Come se non si sapesse che uno dei mezzi più ovvi per ridurre al minimo l’astensionismo involontario sarebbe una seria semplificazione delle modalità pratiche di esercizio del voto (fino alla «digitalizzazione»).
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TITOLO: I giorni di Fratoianni: Calenda presuntuoso. Io, radicale, parlo a tutti e ho buona educazione
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OCCHIELLO: Calenda considera Fratoianni una discriminante per non allearsi con Letta. Sul suo nome potrebbe inciampare il percorso dell’intera coalizione
TESTO: «Guardi, io sono molto radicale nelle mie idee, e questo me lo riconoscono in tantissimi. Poi c’è un’altra cosa in cui sono radicale, la buona educazione. E questo me lo riconoscono proprio tutti. Non sono come quel presuntuoso di Calenda, che fa l’arrogante con me su Twitter anche di prima mattina. Io con lui ci parlerei volentieri, parlo con tutti, perché credo che la parola di ciascuno, anche di quello con le idee più lontane dalle mie, abbia un valore». Alle dieci di una domenica bollente, Nicola Fratoianni ha la sorte che gli è toccata e che si è scelto da quand’era ragazzino. E cioè trovarsi impelagato in un dedalo inestricabile di riunioni, attivi, assemblee, comitati, esecutivi in cui immerge una linea politica che poi gli ritorna indietro diversa, a volte limata in qualche punto, a volte radicalmente stravolta. Vita di partito, insomma.
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TITOLO: Calenda e i dubbi sul sì al Pd: «Ma non siamo equidistanti»
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OCCHIELLO: L’ex ministro deciderà entro domani. Il partito è diviso. Di Maio e Tabacci siglano l’accordo per un «nuovo progetto»
TESTO: Chi è più vicino a Calenda in queste ore di riflessione e travaglio dispensa consigli e suggerimenti. C’è chi propone: «Perché non facciamo un’operazione alla Macron? ». E chi invece con uno sguardo ai sondaggi osserva: «Veleggiamo intorno al 4 per cento, andare da soli sarebbe un rischio». Calenda non si scompone e studia la sua prossima mossa. Un solo sussulto ieri quando gli hanno riferito dell’accordo tra Bruno Tabacci e Luigi Di Maio. Domani i due lanceranno il loro «nuovo progetto». Sarà «un’evoluzione di Insieme per il Futuro», fa sapere lo staff del ministro degli Esteri. L’obiettivo, stando sempre ai fedelissimi di Di Maio, è quello di «una grande mobilitazione civica con il coinvolgimento di amministratori e reti civiche». Di fronte a questa notizia, Calenda ha sussurrato a uno dei suoi interlocutori di questi giorni: «Certo, la mia non è una scelta facile, ma l’operazione Tabacci-Di Maio la facilita». Come a dire che quell’iniziativa rappresenta un motivo in più per andare da solo.
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TITOLO: M5S, Bonafede: mai chiesto deroghe a Conte e Grillo. Resto nel Movimento e torno al lavoro nello studio legale
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OCCHIELLO: L’ex ministro della Giustizia non potrà ricandidarsi per la regola del secondo mandato: mai avuto «poltrone» comode, solo ruoli per mantenere le promesse fatte ai cittadini
TESTO: «Per quanto mi riguarda, già da qualche mese sono tornato allo studio legale che avevo fondato ben prima di entrare in politica» afferma ancora Bonafede. «Ogni forza politica decide, attraverso i propri vertici, quali regole darsi… e quelle regole vanno rispettate. Specifico soltanto due punti, visto che, come è ovvio che sia, il mio nome (insieme a quello di alcuni meravigliosi amici con cui ho condiviso l’esperienza parlamentare) è richiamato in questi giorni su quasi tutti i giornali». «Non mi sono mai espresso pubblicamente sui doppi mandati per una questione di stile che rivendico (e, al momento, proseguirò su questa linea). Non ho mai chiesto a Beppe o Giuseppe alcuna deroga. E senza alcuna ipocrisia - aggiunge - dico che se mi fosse stato chiesto di ricandidarmi, avrei certamente preso in considerazione la possibilità di proseguire, pur conoscendo le difficoltà in cui si trova il Movimento».
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TITOLO: «Torno a fare l’avvocato». L’addio di Bonafede, lo «scopritore» di Conte
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OCCHIELLO: L’ex ministro della Giustizia torna a lavoro dopo lo stop alla terza candidatura del M5S. Ora «Alfie» ha aperto uno studio anche a Milano: le parcelle non sono più quelle di quando difendeva i No tav
TESTO: «Alfie», così lo chiama chi ha più confidenza, in un lungo post su Facebook l’ha però presa larga: «Non ho mai chiesto a Beppe o Giuseppe alcuna deroga», per poi aggiungere «senza alcuna ipocrisia, dico che se mi fosse stato chiesto di ricandidarmi, avrei preso in considerazione la possibilità». Bonafede è uno dei tanti big «esodati» dal Movimento: «Penso sinceramente che si possa fare buona politica sia dentro che fuori dai palazzi. Non c’è nessuna novità». In verità, da tempo, «Alfie» aveva fiutato che «Beppe» faceva sul serio. E non a caso, nei mesi scorsi aveva investito molte risorse (umane ed economiche) nel potenziamento del suo omonimo studio legale, aprendo una sede anche nel cuore di Milano, con la moglie Valeria Pegazzano e con le parcelle che da ex Guardasigilli non sono certo più le stesse dello storico mini studio fiorentino. Eppure sembra ieri quando un giovane Bonafede da Mazara del Vallo, con un passato in discoteca come «Dj Fofò» e da poco diventato avvocato dopo la laurea in Legge a Firenze, arringava sul palco i No Tav in lotta contro il passante dell’Alta velocità sotto il capoluogo toscano. È qui, nel 2007, che inizia la sua scalata politica: acquisisce molti clienti per far ricevere loro i dovuti indennizzi per disagi del maxi cantiere (poi mai partito davvero). La battaglia anti Tav è la benzina migliore per l’attività degli Amici di Beppe Grillo. Nel 2009 corre da sindaco di Firenze, prende l’1,8%, ma si rifà nel 2013, eletto in Parlamento.
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TITOLO: Elezioni 2022, l’aut aut di Calenda al Pd. Letta: «Non si aiuti la destra»
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OCCHIELLO: Il leader di Azione ha inviato al segretario dem un documento dove chiede risposte urgenti ai punti del suo programma con +Europa di Emma Bonino, mettendo paletti decisi: no ai collegi per Di Maio, Fratoianni, Bonelli.
TESTO: Ha scritto i tweet di prima mattina per mettere solidi paletti sulla strada di Enrico Letta: no alla candidatura di Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli e Luigi Di Maio nei collegi. Poi, in serata, ha avuto un’accesa riunione con il partito con cui è federato, +Europa. Alla fine ieri sera il leader di Azione Carlo Calenda non ha ufficializzato la rottura della trattativa per un’alleanza con il Pd, ma le maglie per portarla avanti, quella trattativa, sembrano diventare sempre più strette. Calenda freme. È convinto che se decide di non allearsi con il Pd la sua campagna elettorale potrà essere una corsa sempre più in ascesa. Ecco perché la tentazione forte è di rendersi protagonista di un terzo polo centrista per correre alle elezioni del prossimo 25 settembre. Matteo Renzi, leader di Italia viva, ieri si è reso più che disponibile a parteciparvi.
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TITOLO: Meloni per l’Ucraina, Salvini per quota 41: sul programma di centrodestra è sfida tra alleati
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OCCHIELLO: Oggi il tavolo sul piano. La Lega punta anche sulla flat tax rafforzata. Per FdI sostegno a Kiev, presidenzialismo e sgravi sulle assunzioni
TESTO: FdI vuole apparire come forza responsabile e stabilizzatrice, pur senza rinunciare a bandiere identitarie. La prima è il presidenzialismo, condizione indispensabile per accettare la richiesta leghista di puntare sull’autonomia. Si guarda al tradizionale mondo del lavoro autonomo ma anche alle imprese: e quindi forti sgravi previsti con lo slogan «più assumi meno paghi»; annuncio di una grande riforma degli ammortizzatori sociali che manterrebbe del Reddito di cittadinanza solo un sussidio ad anziani e famiglie con figli; sì a innalzamento delle pensioni minime ma no a quota 41 proposta dalla Lega, e certamente toni duri su immigrazione clandestina, identità, difesa di produzione e filiera nazionale. Il punto invece su cui più battono i salviniani è quota 41, la possibilità di poter andare in pensione dopo 41 anni di lavoro indipendentemente dai contributi. E ancora, la fase 2 della flat tax, ovvero l’aumento del tetto di reddito fino ai 100 mila euro (oggi è 65 mila) per le partite Iva e soprattutto l’estensione alle famiglie, con l’introduzione del reddito famigliare che sostituisca quello sulla persona fisica. Altro punto clou la cosiddetta «pace fiscale», il saldo e stralcio delle cartelle esattoriali. Armando Siri propone da tempo anche la possibilità di destinare la metà del reddito di cittadinanza (dunque 5 miliardi) alle imprese, che pagherebbero solo parte degli stipendi dei nuovi assunti: «Una parte piccola la mette l’impresa — spiega — il resto viene dal reddito di cittadinanza».
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TITOLO: Salvini preme sugli alleati per la lista dei ministri e la «rivincita» del Viminale. Ma Meloni frena ancora
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OCCHIELLO: Il segretario della Lega reputa l’annuncio di volti noti una forte spinta elettorale. Ma per FdI la personalità del leghista potrebbe rivelarsi controproducente
TESTO: A FdI si attribuiscono molti nomi, tutti di rilievo, dall’ad di Eni Claudio Descalzi al membro del board della Bce Fabio Panetta, al professore della Luiss Cesare Pozzi. Ma nel partito tira un’aria diversa: «In questo momento, l’idea è quella del recupero di centralità e anche di orgoglio della politica». Del resto, FdI non è l’unico partito ad essere scettico. Maurizio Lupi di NcI la dice così: «L’unità del centrodestra non la costruiamo sulla designazione dei ministri ma sulla condivisione di idee e di proposte; queste devono essere concrete, serie e realizzabili». Insomma, prima il programma. Mentre il coordinatore azzurro Antonio Tajani si tiene lontano dalla discussione: «Ci interessa la qualità delle persone, vogliamo ministri e sottosegretari competenti nei settori strategici come l’industria e l’agricoltura, ministeri con persone che siano in grado di permettere al l’Italia di avere stabilità e di essere credibili a Bruxelles e nel mondo».
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TITOLO: Calenda: «Con una coalizione così ci facciamo ridere dietro. Ho chiesto cose precise, aspetto risposte da Letta»
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OCCHIELLO: Calenda: chiediamo un incontro per definire i punti programmatici comuni. Mai un nostro voto a Di Maio, Fratoianni e Bonelli, vadano al proporzionale
TESTO: «Letta si mette a parlare di tasse di successione e improbabili doti ai diciottenni e mentre rischiamo il razionamento del gas i suoi alleati animano le proteste a Piombino. Questa è la situazione. Ora basta. Il Pd non può tenere dentro tutto e il suo contrario. Fatta così questa è una coalizione disegnata per perdere magari con un buon risultato del Pd contro FdI. Però questo non può essere il nostro obiettivo. Azione e +Europa crescono nei sondaggi perché siamo stati netti e coerenti e non abbiamo ceduto alle sirene di chi raccontava che Conte era il grande punto di riferimento dei progressisti».
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TITOLO: M5S, Grillo «scheda» i fuoriusciti. Conte cede: niente nome sul simbolo
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OCCHIELLO: Il fondatore attacca tutti i parlamentari che hanno lasciato il Movimento tacciandoli come «zombie». Sileri: «Chi se ne frega». Di Stefano: «Continui, noi su un altro livello»
TESTO: Ma come hanno reagito gli «zombie» attaccati da Grillo? «A me dispiace assistere a questo tiro al piccione. Io ho provato a incidere dall’interno per un cambiamento, ma non ci sono riuscita — dice Dieni —. Questa non è una setta, ma un partito, quindi mi pare lecito dissentire. Io un lavoro ce l’ho e tornerò a farlo, grata per questa grande esperienza». La prende a ridere anche il fedelissimo dimaiano Sergio Battelli, che sui social pubblica il video di Zombie dei Cranberries: «Beppe mi fa ridere, in fondo continua a fare quello che ha sempre fatto». Il sottosegretario alla Salute Sileri ripete: «L’ho detto al Corriere un mese fa e lo confermo: torno a fare il chirurgo. Ora devo solo completare, fino all’ultimo giorno, il lavoro con il governo. Beppe? Chi se ne frega», scandisce. La deputata Carla Ruocco ironizza: «Magari potessi avere la tranquillità di uno zombie. Ma sono viva e vegeta». Mentre il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano taglia corto: «Beppe continui pure, noi ormai siamo su un altro livello».
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TITOLO: Napoli, l’affondo della Fp Cisl contro Manfredi: città ferma, si assume solo nelle partecipate
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OCCHIELLO: A dieci mesi dall’insediamento della giunta guidata dall’ex rettore il sindacato dei dipendenti pubblici esprime un giudizio deluso: sospesi tra Il grande bluff e La stangata
TESTO: Per Medici e D’Emilio «basta solo stabilire da dove cominciare». E argomentano: «Il Comune ha solo 4700 dipendenti contro i 9000 del fabbisogno fissato dallo Stato, quindi l'organico è al 50%, ed altre 570 persone tra qualche mese andranno in quiescenza. In cambio si fa un concorso per 950 persone, del tutto insufficienti, e soprattutto senza le qualifiche si base, a conferma ancora una volta che, anziché tenerli dentro, si punta ad esternalizzare i servizi a domanda diretta. Tant'è che per la cultura e il turismo si punta ad una fondazione, gli asili vanno ai privati, il verde e la manutenzione ordinaria e straordinaria faranno la stessa fine». A pagare sono i cittadini, «che devono aspettare mesi e mesi per richieste banali come le carte di identità, con l'unica eccezione per quelli che devono partire, che possono utilizzare un servizio all'aeroporto con appena due unità. Infine, tutti gli uffici sono non a norma ed in condizioni di sicurezza del tutto inesistente. L’unica cosa che funziona sono le partecipate, che continuano ad essere zavorre autentiche con il loro carico ingombrante di assunzioni».
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TITOLO: M5S, sì alle Parlamentarie: online il via libera alle autocandidature
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OCCHIELLO: Il voto dei militanti per scegliere i nomi in corsa alle Politiche del 25 settembre si terrà come voleva il garante Beppe Grillo. Al leader Giuseppe Conte potrebbe essere lasciata la scelta dei capilista
TESTO: Intanto, dopo la stoccata dell’album di figurine zombie indirizzata da Grillo ai fuoriusciti, anche Conte interviene contro chi ha lasciato il Movimento: «C’è chi presenta nuovi simboli, chi fonda nuovi partiti, sposa nuove bandiere, chi da un giorno all’altro cestina principi e valori professati per anni. Chi sta negoziando la medesima poltrona ma con nuovi colori. Ma poi ci siete voi — scrive il leader M5S in un post su Facebook dedicato ai sostenitori 5 Stelle —. Cittadini iscritti dalla prima ora e cittadini che si avvicinano adesso al Movimento 5 Stelle. State affollando palazzetti, sale riunioni, vi ritrovate a confrontarvi anche sul web per sostenere l’azione politica del Movimento. Siete migliaia. Sottraete tempo alle famiglie, alle meritate vacanze per discutere, per programmare un rinnovato impegno, per “esserci”. Grazie per questo entusiasmo, ci aspetta una campagna contro tutto e tutti. Avanti, insieme! ».
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TITOLO: Comune di Napoli, rimpasto mini o maxi? L’incognita candidature sulle scelte di Manfredi
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OCCHIELLO: Baretta e Trapanese nomi in corsa le per le Politiche Voto, il rebus Amato. Laura Lieto prossimo vicesindaco
TESTO: Sullo sfondo delle scelte da fare in giunta c’è poi l’incognita-Di Maio: il ministro degli Esteri, che all’epoca della nascita della giunta Manfredi era uno dei leader pentastellati, dalla scissione del M5S può contare su un proprio gruppo nel Consiglio comunale di Napoli; e c’è da star certi che, all’esito della consultazione elettorale del 25 settembre, anche Di Maio entrerà nella discussione del rimpasto, facendo, allo stato, formalmente parte della coalizione che sostiene Manfredi ma non avendo assessori della sua area in giunta. Tutti elementi che pesano come macigni sul futuro della squadra di assessori del sindaco. Compreso il futuro di Carlo Calenda che, se chiuderà l’accordo con Letta, avrebbe già tre potenziali consiglieri comunali che guardano ad «Azione» con particolare interesse. E così, solo il 25 agosto a liste chiuse, Manfredi saprà su quanti assessori potrà contare per andare avanti almeno fino al «rimpastone» dell’autunno. Dovendo comunque, fino ad allora, vivere un equilibrio politicamente molto precario per tante ragioni.
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TITOLO: Letta: «Calenda farà da magnete per i voti di centrodestra. Ora la partita è aperta»
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OCCHIELLO: Il leader dem: le cose complicate, alla fine, danno gioia. Carlo saprà fare da magnete per i voti di centrodestra
TESTO: Collegi uninominali: 70 per cento al Pd, 30 per cento per Azione e +Europa. Traduzione libera: avete ceduto. «Guardi, io ho pensato all’obiettivo generale che è essere competitivi e provare a vincere. Se fossimo usciti senza un’intesa avremmo trasmesso il messaggio dei perdenti in partenza, per via della legge elettorale che obbliga ad aggregarsi. Gli altri, di là, tutti insieme e noi tutti divisi. No. Sarebbe stato un disastro e la dinamica della campagna sarebbe partita in avvitamento. Invece da oggi è chiaro che siamo in campo per vincere e la dinamica sarà positiva. Certo, in numeri precisi sarebbe stato 76 a 24, ma preferisco puntare a conquistarne tanti di seggi piuttosto che distribuire tra i miei tanti collegi perdenti».
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TITOLO: Meloni: «Noi conservatori una famiglia della Ue. Chi ci attacca danneggia tutta l’Italia»
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OCCHIELLO: Il colloquio con la presidente di FdI: confronto su idee e progetti. Ci sentiamo eredi di un’identità e una cultura da far crescere
TESTO: Già ma ci si chiede, come fa Galli della Loggia, cosa significhi in concreto. Sulla scuola, ad esempio, dov’è il futuro? Lei precisa: «Il programma al quale fa riferimento Galli della Loggia è quello del 2018. Un equivoco nel quale sono caduti in molti. Evidentemente FdI è talmente coerente che a distanza di 5 anni il programma sembra in gran parte attuale. Per quanto riguarda la scuola, stiamo facendo un lavoro molto approfondito. In particolare ragioniamo sul fatto che in un mercato del lavoro ormai unico, i nostri ragazzi oggi escano dal liceo un anno dopo i loro coetanei di molti stati occidentali. Ecco, mantenendo l’attuale monte ore, vorremmo trovare delle soluzioni che consentano di superare questa differenza», è una proposta.
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TITOLO: Il voto per i fuorisede resta una chimera: il 25 settembre saranno 4,9 milioni gli italiani interessati dal problema
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OCCHIELLO: La crisi di governo ha fatto sfumare l'introduzione di una legge ad hoc: in Europa solo il nostro Paese, insieme a Cipro e Malta, non prevede ancora soluzioni utili
TESTO: Stando così le cose, l'Italia continuerà a vantare un primato ben poco lusinghiero (certificato da un recente report di «The Good Lobby» e del comitato «Io voto fuori sede»): quello di essere l'unico Paese in Europa a non contemplare nemmeno una modalità di voto a disposizione dei fuorisede insieme a Cipro e Malta (le cui ridotte dimensioni – va osservato – rendono tuttavia la questione molto meno rilevante). I paradossi, così, non mancano. Per esempio quello che vede il voto per corrispondenza garantito ai nostri connazionali che vivono negli angoli più remoti del pianeta – basta l'iscrizione all’anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire) –, ma non a chi studia o lavora anche solo a qualche decina di chilometri dalla propria città.
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TITOLO: Elezioni 2022, la vice questore No vax Nunzia Schilirò si candida con Italexit
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OCCHIELLO: Confermata per altri sei mesi la sospensione dalla polizia, corre con il partito di Gianluigi Paragone: «Il sistema si cambia dall’interno, riappropriamoci del nostro Paese, dei nostri diritti, del nostro potere»
TESTO: Ora l’avventura in politica con il partito di Gianluigi Paragone, che ha sempre espresso posizioni contrarie ai vaccini e al green pass. La vice questore lo ha annunciato con un video su Youtube: «Mi sarebbe piaciuto che ci potesse essere un unico partito-movimento che raggruppasse tutti coloro che si sono opposti alle violazioni dei diritti fondamentali — dice —. Ma l’alternativa qual è? Rimanere a piangere sul divano? Io credo che non esista un destino, tutto dipende da noi, noi possiamo cambiare cose». Schilirò è sicura di essere vittima di una «macchina del fango»: «Ho scelto di fare questo passo per questo. Io e il partito rappresentiamo il vero cambiamento. Il sistema si cambia dall’interno. Cosa abbiamo ottenuto cercando di cambiarlo dall’interno? Attualmente percepisco soltanto metà del mio stipendio. Riappropriamoci del nostro Paese, dei nostri diritti, del nostro potere».
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TITOLO: Di Battista: «Di Maio? Trasformista, arrivista e disposto a tutto»
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OCCHIELLO: L’ex deputato, che Conte vorrebbe riportare nel Movimento 5 Stelle, sulla scelta di Letta di candidare il ministro degli Esteri alle Politiche 2022: «Il Luigi che conoscevo io detestava il Pd come null’altro e oggi corre coi dem, una ragione in più per non votarli e per non avere nulla a che fare con loro»
TESTO: Oggi che quindi non è più tanto remota la possibilità di un suo «ritorno a casa» e dopo la totale disponibilità già annunciata da Conte — «Alessandro Di Battista è una persona seria, assolutamente leale. Ci confronteremo con lui e vedremo se condividerà questo nuovo percorso con queste regole statutarie e questa carta dei principi e dei valori» — «Dibba» scrive un lungo post su Facebook per commentare la decisione del Pd di Enrico Letta di candidare Di Maio nel listone «Democratici e progressisti» in cui troveranno posto tutti gli alleati della coalizione a guida Pd-Azione che altrimenti non riuscirebbero a strappare un seggio con il proporzionale: «Perché il Pd dovrebbe concedergli il “diritto di tribuna” — sostiene Di Battista —, un modo politicamente corretto per descrivere il solito paracadute sicuro, tipo la Boschi candidata a Bolzano nel 2018? Perché? Che rassicurazioni ha avuto mesi fa, quando portava, insieme a Grillo, il Movimento 5 Stelle tra le braccia di Draghi? Queste sono domande che dovrebbero avanzare i giornalisti. Ma, salvo rare e preziose eccezioni, oggi i giornalisti a Di Maio non chiedono nulla. Lo trattano come Mazzarino nonostante abbia dilapidato un consenso colossale costruito con il sudore della fronte anche (e soprattutto) di persone che non hanno chiesto mai nulla in cambio».
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TITOLO: Elezioni 2022, l’analisi: «Campagna elettorale lampo, social fondamentali per vincere»
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OCCHIELLO: Tiberio Brunetti, ad della società di consulenza politica Spin Factor: «Avvantaggiati Calenda e Meloni. Il M5S? Arrivati al governo hanno spesso cambiato posizioni su battaglie storiche che hanno disorientato elettori e sostenitori»
TESTO: Ma alcuni partiti, precursori nell’uso della Rete, potrebbero comunque risentire della crisi d’identità. Esempio ne sono i Cinque Stelle. «Arrivati al governo del Paese, i loro rappresentanti hanno spesso moderato i toni (con alcune eccezioni), cambiato posizioni su battaglie storiche che hanno disorientato i propri elettori e sostenitori», sostiene l’esperto di comunicazione. Secondo Brunetti i leader dovranno provare ad allargare l’elettorato cercando di essere credibili e dando spazio a proposte concrete: solo così i potrà cercare di combattere l’astensionismo che è sempre più forte tra i giovani. In questo senso sarebbe importante ragionare sulla digitalizzazione del voto che avvicinerebbe molte più persone alle urne».
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TITOLO: Concorso Comune di Napoli: dopo i 500 di Asìa in arrivo altri 2000 assunti
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OCCHIELLO: Napoli, per il concorso del Comune posti nei vigili, nella scuola e nella città metropolitana. Il sindaco Manfredi: bando il 9 agosto
TESTO: Per Esposito, presidente della Commissione, «è apprezzabile il lavoro svolto nonostante le difficoltà dell’Ente». Per Rosario Andreozzi (Napoli Solidale-Europa Verde) l’accorpamento dei piani assunzionali del Comune e della Città Metropolitana garantirà maggiore trasparenza e partecipazione. Alessandra Clemente (Misto) ha chiesto un impegno dell’amministrazione per garantire assunzioni esclusivamente a tempo indeterminato e la valorizzazione, nel concorso, dell’esperienza dei volontari di servizio civile universale del Comune di Napoli, tirocinanti e ex Apu. Catello Maresca (Gruppo Maresca) ha chiesto che alle assunzioni si associno anche processi di informatizzazione, organizzazione e responsabilizzazione, riattivando la rotazione del personale e prestando la giusta attenzione ai servizi connessi all’attuazione del Pnrr. Maria Grazia Vitelli (Pd) ha chiesto che le nuove risorse che arriveranno siano impiegate per migliorare la tempistica dei servizi comunali. Così come Pasquale Sannino (Insieme per Napoli Mediterranea) che ha indicato come priorità il potenziamento dei servizi essenziali e la riapertura delle sedi municipali. Per Demetrio Gennaro Paipais (Insieme per il futuro) è necessario che il fabbisogno di personale contribuisca a un nuovo modello organizzativo sui servizi di prossimità. Iris Savastano (Forza Italia) ha chiesto infine di puntare in particolare sulle assunzioni nella Polizia locale.
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TITOLO: Nicola Molteni (Lega): «Salvini all’Interno? Ha già dimostrato di agire con coraggio»
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OCCHIELLO: Il deputato del Carroccio e sottosegretario al Viminale: «Rafforzeremo i decreti Sicurezza e molto sarà confermato, del resto, quei provvedimenti furono votati anche da FdI e FI»
TESTO: Voi parlate di ritorno ai decreti sicurezza, ma in FdI sono cauti. Rampelli ha detto qualcosa come « i contenuti sono da vedere». .. «Il centrodestra, che ha visione comune, rafforzerà quei decreti in un programma in cui ci saranno le voci di tutta l’alleanza. Credo che molto sarà confermato: del resto, i decreti Salvini del 2018 e 2019 furono votati anche da FdI e FI che all’epoca erano all’opposizione. Mi faccia anche dire che è urgente un serio decreto flussi. Mi pare surreale che tanti ricevano il reddito di cittadinanza senza lavorare e poi si debbano raddoppiare le quote del decreto flussi».
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TITOLO: Meloni su Salvini al Viminale: è capace, ma non si decide prima
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OCCHIELLO: La leader di FdI frena la richiesta della Lega di anticipare la lista dei ministri: «Al massimo uno o due, prima i risultati». E Berlusconi torna a parlare di «un nuovo miracolo italiano»
TESTO: Sulle candidature quindi continua a giocarsi una partita che conterà per gli assetti futuri, per la Meloni ancora non scontati, anche se respinge al mittente le punzecchiature di Calenda: «Non capisco a che titolo dia pagelle. .. Chi è indietro in genere attacca perché spera in una risposta. ..». Per tutti i partiti (tranne FdI) c’è il problema di ricollocare gli uscenti. Il che potrebbe essere un problema soprattutto al Nord: l’auspicio di Meloni di consolidare la sua presenza nelle «regioni del Pil» fa insorgere i leghisti: «Il predominio della Lega nella sua roccaforte resta solido», dicono. Ma la novità di ieri ha riguardato soprattutto il centro. Al tavolo c’erano anche Quagliariello e Marin in rappresentanza del partito di Toti, e l’idea che sta emergendo — sta premendo FdI che teme un risultato non buono di FI e una ridistribuzione solo interna dei voti con rischio di non avere la maggioranza in Senato — è che si presenti una lista «draghiana», come la definiscono in queste ore, con Toti e Lupi. Una «sinistra» del centrodestra quindi, anti-Calenda e Renzi, che avrebbe già ottenuto (per la componente Toti) due collegi in Liguria.
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TITOLO: Guido Crosetto (FdI): «Serve un patto con gli avversari per il bene dell’Italia»
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OCCHIELLO: L’ex deputato di Fratelli d’Italia e fedelissimo di Giorgia Meloni: «A settembre ci sarà uno tsunami economico. No a una campagna elettorale con demonizzazioni reciproche: si danneggia l’Italia
TESTO: Non parla da candidato o potenziale ministro, non sa ancora cosa farà, ma da co-fondatore di Fratelli d’Italia. E lancia assieme un allarme e un appello: «A settembre — dice Guido Crosetto — sul nostro Paese si abbatterà uno tsunami, con una prevedibile minore ricchezza reale del 10%. Vivremo momenti di difficoltà spaventosa», con rischi addirittura di conflitti sociali da guerra civile «non solo figurata, visto quanto cresce la rabbia». Per questo, serve uno sforzo di grande responsabilità da parte di tutte le forze politiche per evitare «demonizzazioni reciproche» che «non farebbero male a Meloni se vincerà», ma solo al Paese: «C’è bisogno di un patto. Senza il quale, a perdere saremmo tutti».
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TITOLO: Bersani: «A 70 anni do una mano, ma non mi ricandido. E lo consiglio a tutti»
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OCCHIELLO: Due decenni in Parlamento, con un vasto repertorio di metafore. «Quella volta tra fischi e ciambelle alla pompa di benzina di papà», e il giaguaro Berlusconi da smacchiare
TESTO: Nel variopinto repertorio di metafore che hanno scandito la sua lunga carriera, ce n’è una che rivela lo stato d’animo di Pier Luigi Bersani in questa decisiva sfida elettorale. La «mucca nel corridoio», cioè la destra sovranista che per il fondatore di Articolo Uno è un «problema gigantesco», starebbe per prendersi il Paese. Eppure, proprio adesso, l’uomo simbolo della sinistra ha deciso di non ricandidarsi: «Perché? Me lo chiedono in tantissimi. È una cosa normale, come il tempo che passa. Ho fatto 20 anni il parlamentare da ministro, da segretario e da deputato semplice. Penso che basti. Non abbandono la politica, né la compagnia, darò una mano in altre forme. A settant’anni consiglio a tutti di avere disponibilità e non aspirazioni. Dopo queste elezioni ci sarà un reset, si aprirà una fase nuova che io mi auguro di costruzione. Noi abbiamo alle spalle l’esperienza del governo Draghi che non era un’agenda, era una occasione di organizzare i campi della politica in condizioni di sicurezza per il Paese».
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TITOLO: Salvini a Lampedusa attacca Lamorgese: «Con me al Viminale l'Italia era più sicura»
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OCCHIELLO: La visita del leader della Lega all'hotspot dell'isola siciliana ha il sapore dell'autocandidatura. E sbeffeggia «l'allegra brigata di Letta, Calenda, Bonino, Gelmini, tutti insieme per salvare la poltrona»
TESTO: Il segretario della Lega, impegnato in una tappa cruciale del tour elettorale, accusa la ministra Lamorgese di aver fatto svuotare l’hotspot in occasione della sua visita e dell’incontro con la stampa. Ma dal Viminale rispondono che era tutto previsto e che nulla si è fatto per smontare il palcoscenico all'ex responsabile dell'Interno che punta a fare il bis. «Se al ministero dell’Interno c’è qualcuno che non fa il suo possiamo contare 100.000 arrivi entro dicembre - prevede Salvini puntando il dito contro la perfetta scelta da Mario Draghi nel febbraio 2021 - il mio obiettivo è chiudere i centri straordinari perché l’immigrazione possa tornare a essere controllata. Chi ha diritto viene accolto, ma non per terra, sbattuto lì su un materasso con 40 gradi all'ombra, perché non è degno di un Paese civile. E chi non ha diritto non parte neanche».
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TITOLO: Da no pass a no spid, Puzzer ora si candida con Italexit: «Avrei firmato col sangue che non l’avrei mai fatto»
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OCCHIELLO: Adesso che la certificazione verde non serve più, il leader dei portuali triestini è contrario a tracciamento, mappatura e identità digitale
TESTO: A chiedere a Puzzer del suo programma elettorale, visto che il green pass non esiste più, si scopre che i no-vax si stanno trasformando in no-Spid. Proprio così, il nemico da abbattere oggi è il Sistema pubblico di identità digitale, quello strumento che consente ai cittadini di dialogare con la pubblica amministrazione con due clic ben assestati sulla tastiera dello smartphone, evitando file chilometriche allo sportello. «Sono contrario a tutto quello che è tracciamento, mappatura, identità digitale, controllo delle nostre vite. Sono contro lo Spid e faccio questa battaglia anche a mie spese. Ma lei lo sa che ho preso solo sei giorni di Naspi (l’indennità di disoccupazione, ndr) perché, non avendo lo Spid, non riesco a dialogare con l’Inps? Le pare giusto? », dice lui.
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TITOLO: Candidature Pd, è bagarre: Letta a Roma aspetta la lista, gli uscenti in pole position
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OCCHIELLO: Con gli alleati centristi si discute anche dei collegi uninominali
TESTO: «La simulazione – spiega Fabiano Amati – su base statistica vede il vantaggio del centrodestra, ma ricordo un dato importante: i sondaggi alla base di tutti ragionamenti sono stati fatti prima dell’accordo con Calenda, il cui consenso è lusinghiero, anzi in crescita». Per questo il consigliere regionale parla di situazione «fluida» e preferisce non sbilanciarsi. Certo è che ad oggi nessuno sgomita per candidarsi nei collegi uninominali, preferendo la posizione più sicura della quota proporzionale, cui ambiscono in tanti. I parlamentari uscenti di fresca elezione, cioè Pagano, il segretario regionale Marco Lacarra e Assuntela Messina, quindi Dario Stefano, Francesco Boccia e anche Michele Bordo, deputato da 16 anni. A questi nomi – cui andrebbero i seggi che il Pd pensa di poter conquistare – si deve aggiungere quello della presidente dell’assemblea regionale, Loredana Capone, la quale, nonostante sia nelle istituzioni dal 1995 — Comune e Provincia di Lecce prima, dal 2009 in Regione — vorrebbe proseguire la carriera in Parlamento. «I posti sono pochi, non si può accontentare tutti», osservano gli altri democratici, cui si è rivolta anche la lista dei Socialisti che parteciperà alla coalizione di centrosinistra con l’obiettivo di lottare «le vecchie e nuove povertà». Il Pd non dimentica, anche, di dover accontentare i cosiddetti «civici» che hanno contribuito all’elezione di Emiliano con circa 200mila voti. Dunque, si ammette nelle fila del Pd, prevedibilmente nei collegi uninominali sarà candidato qualche nome di bandiera, mentre per la lista proporzionale si sgomiterà e voleranno stracci. Conclude Amati: «Se ci fossero le preferenze i cittadini potrebbero scegliere direttamente e si eviterebbe qualsiasi furbizia».
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TITOLO: Di Battista torna e insulta Di Maio: «Arrivista». Il M5S fa una norma ad hoc per candidare lui e Raggi
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OCCHIELLO: Da venerdì a lunedì via alle votazioni online per la scelta dei candidati. Conte spinge per il ritorno del «ribelle» pentastellato e avrà i poteri per scegliere i capilista
TESTO: Negli ultimi giorni, dopo aver incassato per mesi attacchi pesantissimi dallo stesso Di Battista, il leader Giuseppe Conte ha però speso parole al miele per convincere «Alessandro» a tornare in campo. L’ex premier, convinto di riuscire a recuperare consensi, è infatti certo che la strategia migliore sia quella del ritorno alle origini, dei «duri e puri», della protesta. E per riuscirci ha bisogno proprio dell’ex frontman ribelle. «Dibba» non sembra scalpitare per tornare a Montecitorio, ma ieri il Movimento gli ha spalancato di fatto le porte. Difficile, ora, dire di no. Nel regolamento appena approvato per le «parlamentarie», cioè la votazione online per scegliere i candidati per le Politiche, è infatti scomparso il cavillo che avrebbe inibito la corsa di «Dibba». Tra le condizioni per correre non sarà obbligatorio essere iscritti alla piattaforma Skyvote da almeno sei mesi, cavillo che avrebbe inibito la corsa visto che l’ex deputato non è più iscritto al Movimento da oltre un anno. Le primarie online inizieranno alle 14 del 5 agosto e finiranno alla stessa ora dell’8 agosto. A scorrere il regolamento salta subito all’occhio anche un’altra norma ad hoc, il «Salva Raggi»: è grazie a un complesso gioco di parole che l’ex sindaca di Roma, oggi consigliera comunale, potrà candidarsi alla Camera, dribblando appunto lo stop al terzo mandato imposto da Grillo. Raggi, che siede nel comitato che ha scritto le norme per le «parlamentarie» assieme a Roberto Fico e Laura Bottici, avrebbe ottenuto questa contropartita politica dopo aver mollato la presa contro le deroghe al «principio di territorialità».
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TITOLO: Bonelli e Fratoianni, il pacifista caparbio e il mediatore del G8: i volti della sinistra gentile
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OCCHIELLO: I due leader di Alleanza Verdi-Sinistra protagonisti in questi giorni della trattiva con il segretario dem Letta per l’alleanza nella coalizione di centrosinistra
TESTO: Tessitore per definizione Fratoianni si trasferisce in Puglia nel 2004 e finisce tra le braccia di Nichi Vendola. E qui sfoggia la sua diplomazia facendo vincere a Vendola le sue battaglie a cominciare dalle primarie del 2005 contro Francesco Boccia. Eletto alla Camera nel 2013, Fratoianni siede ancora lì. Bonelli no, non si può dire che sia un abile tessitore, entrato alla Camera nel 2006 ne è uscito nel 2008 e non vi è più rientrato. Ma la potente passione del suo agire ha caratterizzato tutta la sua attività politica. Ed è il suo ardire che lo ha portato a diventare più volte bersaglio di minacce violente. Nel 2000 danno fuoco alla sua casa di Ostia. Nel 2016 gli arriva un pacco con parti di animali. Lo scorso anno la scritta «infame» sulla porta di casa. Aveva messo i bastoni tra le ruote alle mafie e ai gruppi violenti locali. Ma lui, combattente: «Non mi arrendo».
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TITOLO: Centrodestra, il programma in 15 punti: fisco, Ue, immigrazione ed elezione diretta del capo dello Stato
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OCCHIELLO: La bozza prende forma: stop al reddito di cittadinanza, via libera agli «impianti nucleari di ultima generazione». Sull’Ucraina: sì agli impegni assunti con la Nato
TESTO: Il programma di governo del centrodestra prende forma. E lo fa — proprio come voleva Giorgia Meloni — ponendo al primo punto la conferma delle alleanze internazionali del nostro Paese: «Italia, a pieno titolo parte dell’Europa, dell’Alleanza Atlantica e dell’Occidente», si legge. Si specifica inoltre che il nostro Paese rispetterà gli impegni assunti con la Nato «in merito all’adeguamento degli stanziamenti per la difesa», e si conferma il «sostegno all’Ucraina di fronte all’invasione della Federazione Russa». «Piena adesione al processo di integrazione europea, con la prospettiva di un’Unione europea più politica e meno burocratica», si legge nel testo anticipato dall’Adnkronos. Un programma che potrebbe subire ancora qualche modifica in vista del prossimo incontro previsto per martedì.
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TITOLO: M5S: la lite tra Raggi e Lombardi. Bufera sulle candidature
DATA:
OCCHIELLO: L’ex sindaca, rimasta fuori dalle liste, attacca su nomi e alleanze
TESTO: Intanto, ieri, nel database grillino sono iniziate ad arrivare alcune centinaia di autocandidature, assieme ai rispettivi certificati che attestino la fedina penale pulita. Il Movimento continuerà a raccogliere i nomi degli aspiranti deputati e senatori fino a lunedì alle 14. A Campo Marzio, quartier generale grillino, per ora si mantiene la linea del massimo riserbo su eventuali deroghe ed eccezioni. Ma i tempi così ristretti per tenere le parlamentarie fanno storcere la bocca a tanti deputati e senatori che dibattono nelle chat. In maniera riservata, secondo quanto riportato dall’Adnkronos, più di un eletto avrebbe inviato doglianze via sms anche a Beppe Grillo, ritratto da Dagospia sotto un ombrellone a Porto Cervo, vicino alla sua villa. Le lamentele, in particolare, riguardano i poteri di scelta dei capilista da parte di Conte.
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TITOLO: Lupi (NcI): «Io e Toti draghiani nel metodo. Anche noi vogliamo contare, non solo Giorgia e Matteo»
DATA:
OCCHIELLO: Il presidente di Noi con l’Italia presenta la lista con il governatore della Liguria e leader di Italia al centro: «Siamo credibili nel saper governare, perché lo abbiamo fatto»
TESTO: Ci siete anche per bilanciare al centro una coalizione sbilanciata a destra? «Sì, anche, vogliamo dare agli elettori la possibilità di una scelta. Poi basta con il dipingere Meloni come priva di cultura di governo: ha dimostrato identità ma anche intelligenza europeista, Crosetto ha fatto un appello importante alla capacità di ascolto e dialogo anche con l’altra parte. E voglio dire che Meloni è stata anche lungimirante mettendo a disposizione collegi uninominali per il centro. Il resto sta a noi, che ambiamo a essere presenti e a contare perché non ci sono solo Meloni e Salvini in questo centrodestra».
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