IL NOTIZIARIO

le notizie dalle maggiori testate italiane


LE NOTIZIE DAL GIORNO Friday 30 April 2021 AL GIORNO Friday 07 May 2021 SU: spettacolo




TITOLO: Serena Rossi madrina del festival del cinema di Venezia
DATA:
OCCHIELLO: Nuova consacrazione per l’attrice e cantante napoletana. Dopo una fiction di successo e un programma per la prima serata della Rai approda al Lido
TESTO: «A Venezia 78 vorrei ritrovare quei sorrisi dimenticati, vorrei che illuminassero le sale cinematografiche e tutti i luoghi del Festival». Così Serena Rossi, dopo l’annuncio della Biennale di Venezia sul suo ruolo di `madrina´ conduttrice delle cerimonie di apertura e chiusura della Mostra del Cinema 2021. «Per un’attrice - sottolinea - essere chiamata a rivestire il ruolo di Madrina della Mostra Internazionale D’Arte Cinematografica di Venezia è un grande onore. So quanto sia stato difficile sorridere in questo ultimo anno e mezzo. Ma in questo momento così delicato, tenere vivo e forte il desiderio di tornare a fare quello che sappiamo fare, e di tornare a sorridere, è tutto. Sicuramente la chiusura dei cinema, dei teatri, l’impossibilità di godere di qualunque spettacolo dal vivo non ci ha aiutato a sorridere. E forse mai come in questa occasione ne abbiamo sentito la mancanza e abbiamo capito la necessità vitale delle Arti che, ora più che mai, dobbiamo difendere, proteggere ed esaltare».
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: McDormand regina di Nomadland, Sollima riscrive Tom Clancy, l’horror di Amanda Seyfried: guida ai film nelle sale, su Sky, Netflix e le altre piattaforme digitali
DATA:
OCCHIELLO: Riaprono i cinema dopo il lockdown e le novità dello streaming: «Nomadland», «Minari», «Senza rimorso di Tom Clancy», «Lezioni di persiano», «Into The Beat - Il tuo cuore balla», «L’apparenza delle cose», «Mank», «Lei mi parla ancora», «Est - Dittatura Last Minute», «The Rossellinis»
TESTO: Più che un film, una dichiarazione di intenti. I buoni propositi americani sul Cambiamento: un mondo di inclusione, accoglienza e solidarietà. Un dossier di valori da ritrovare, cancellando i dazi e i muri, il gioco perverso delle élite e dei capibastone, l’egoismo di massa e i voltafaccia della politica. E poi sì, certo: la conferma di quanto sia avveduta la cineasta sino-americana Chloé Zhao che in un’edizione lunare degli Oscar ha intascato le tre statuette più importanti (miglior film, miglior regia e migliore attrice, Frances McDormand, al terzo successo) aggiungendole al Leone d’oro di Venezia. Tolto un velo di retorica, Nomadland ha il merito di tenere testa e piedi nello smarrimento attuale, di ragionare sulla pandemia emotiva, il valore delle radici, la solitudine patologica, la natura errabonda degli esseri umani, il rinascere dei conflitti sociali e delle vertenze esistenziali. Empire, Nevada. La fabbrica che ha segnato la vita di Fern e Bo chiude lasciando su una strada i dipendenti. Sgomento: la porzione di felicità a lungo cercata diventa irraggiungibile. Fern per di più resta vedova. Divide le sue cose, ricordi e minimi averi, li carica su un caravan e si sposta. Lavora, se capita. Non ha sussidi né relazioni ed è troppo avanti con l’età per sperare di sistemarsi. Vittima della recessione, vive da nomade, tentando di trovare un improbabile baricentro. Nella viacrucis c’è spazio per un amore autunnale, ma è solo una piccola parte del viaggio. Come in Furore, il romanzo di Steinbeck e il film di John Ford del 1940, c’è una crisi con cui fare i conti e il sogno americano da riparare. Ora come allora gli individui sono abbandonati a sé stessi, opzioni invisibili sommersi da una barbarie che si nasconde dietro la foglia di fico della tecnologia. Chloé Zhao non si limita a rappresentare: accusa i giganti informatici e i guru della nuova informazione che cavalcano l’ansia di voltar pagina trascurando i deboli, generando ingiustizie e sotterrando i diritti. I punti di riferimento sono Tre manifesti a Ebbing, Missouri, con la stessa McDormand, e il pamphlet di Jessica Bruder Surviving America in The Twenty-First Century, che è insieme una documentata inchiesta e un manuale di incerta sopravvivenza. Il risultato è un trattato di etica fin troppo commosso quando indugia sulla protagonista e fin troppo poetico quando traccia il contesto in cui Fern si muove. Il nomadismo di Zhao è un modo per salvarsi e il segno dello smarrimento. Le premesse di Nomadland sono nel rurale Songs My Brother Taught Me che Zhao diresse nel 2015, prodotto da Forest Whitaker e lanciato dal Sundance Film Festival. «Non dico mai addio per sempre. Dico solo: ci vediamo lungo la strada». La stessa Zhao soffre di quella malattia se da un’opera assorta, sentimentale come Nomadland ha già trasferito armi e bagagli in un ambizioso progetto Marvel, The Eternals, con i super eroi di casa. Qui siamo sul piano dell’elegia, del recupero dei valori americani e dei ricordi personali, come in una ballata country. Il naturalismo della messinscena, lo spendersi totale degli interpreti, compresi veri nomadi, i panorami a perdita d’occhio, le musiche di Ludovico Einaudi, la dinamica nervosa delle immagini sono elementi a favore di un film che vive intorno al talento di Frances McDormand e alle tempeste della sua Fern: McDormand, 63 anni, non è l’attrice più brava del mondo, come molti sostengono, ma è di sicuro la più rapida a rubare l’anima dei suoi personaggi e a porgerli a noi in bella copia.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: «‘O Sud è fesso », in un disco il mondo di Patrizio Trampetti
DATA:
OCCHIELLO: Il coautore Jennà Romano racconta il cd distribuito dal 5 maggio con il Corriere del Mezzogiorno
TESTO: Il disco, prodotto dalla Finisterre di Erasmo Treglia, uscirà dal 5 maggio in allegato con il «Corriere del Mezzogiorno» col quale sarà distribuito nelle edicole per 45 giorni. «Ringraziamo il direttore Enzo d’Errico per la possibilità che ci ha dato», continua Romano, che è anche produttore e arrangiatore di questo nuovo lavoro. «Patrizio ed io già abbiamo collaborato insieme in passato con Erri De Luca nel libro e cd “Questa città” e l’idea alla base dell’album è stata quella di mostrare le infinite sfaccettature artistiche di Patrizio, la sua storia, il suo background fatto di rock, di blues, di tradizione, di teatro. Nel disco c’è tutto il suo mondo. Molte canzoni qui contenute le avevo già composte in passato: a Patrizio sono piaciute e così le ho solo adattate alla sua voce anzi ai diversi colori della sua voce. Ho cercato di sfruttare al massimo la sua vocalità».
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: «Songs My Brothers Taught Me» Il racconto della verità attraverso la finzione
DATA:
OCCHIELLO: Su Mubi l’esordio cinematografico di Chloé Zhao, Oscar per NomadlandUna storia sui nativi americani fra natura selvaggia e vite umane emarginate
TESTO: Aspettando di vedere (ovviamente in sala) il pluripremiato Nomadland, andiamo a conoscere Chloé Zhao con il suo primo film da regista, Songs my brothers taught me. Già il titolo è bello. Ed è bello il film, che ha il respiro del grande cinema alla Terrence Malick (almeno quando è «grande»). La natura, le grandi pianure (che solo nei film americani sono così ampie e vaste), nuvole, tramonti sui calanchi. E’ la vita nella riserva indiana di Pine Ridge, con i nativi intrappolati e condannati all’assistenzialismo. Non è Disneyland, è ozio e fancazzismo, ma soprattutto alcool. Anche la vodka oltre il solito bourbon. E quindi piccola delinquenza, depressione che porta a suicidi, desiderio di evadere. Jhonny insegue il sogno di seguire con un pick up scalcagnato la fidanzata che andrà al college a Los Angeles. Ma poi non partirà, come il Marco di Lucio Dalla che, anche lui, «voleva andarsene lontano». Lo trattiene l’appartenenza al suo paese, con i vecchi tatuati dai toni oracolari, le feste con balli, canti (the songs) e falò. La tradizione e il folklore. Ma soprattutto lo trattiene il legame forte con la sorellina Jashaun, di 11 anni, che è la vera protagonista, con il suo sguardo ingenuo e pulito e negli occhi tutto il dolore del vissuto e del futuro senza speranza. Il padre è morto nell’incendio di una baracca, assente e rimpianto, bastardo e mitizzato, campione di rodeo e ubriacone. La madre depressa e alcolizzata, figlia di alcolizzata, di cui è disperatamente consapevole di seguire la strada. Si preoccupa per la figlia, sapendo che non potrà aiutarla, come la madre non ha aiutato lei. Un fratello in carcere. Johnny, in bilico. Un tentativo con la box. Rodei con cavalli e tori. Un mondo che muore e una umanità/comunità di invisibili dimenticati dalla modernità che li riduce a folklore. Un esordio promettente per la ormai mitica Chloé, e poi il successo dei nostri giorni.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




© un prodotto accaTì
tutto il materiale è protetto da Copyright degli Autori ed Editori come indicato