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LE NOTIZIE DAL GIORNO Friday 19 November 2021 AL GIORNO Friday 26 November 2021 SU: spettacolo




TITOLO: Zelig story: Pino dei palazzi, gli Emo, Dado, Kripstak…quanti ne ricordate?
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OCCHIELLO: Lo storico programma comico si prepara a tornare su Canale 5 in prima serata giovedì 18 novembre, condotto da Claudio Bisio e Vanessa Incontrada
TESTO: Giovedì 18 novembre in prima serata su Canale 5 torna Zelig, il programma comico ideato da Gino&Michele e Giancarlo Bozzo che nel corso degli anni ha scoperto e lanciato alcuni tra i più grandi nomi della risata. Alla conduzione delle tre serate evento di scena al TAM Teatro degli Arcimboldi (le prossime andranno in onda il 25 novembre e il 2 dicembre) ci saranno due veterani della trasmissione: Claudio Bisio e Vanessa Incontrada. Insieme a loro molti giovani talenti della risata al debutto e volti noti che hanno fatto la storia di questo laboratorio di comicità milanese, come Teo Teocoli, Teresa Mannino, Maurizio Lastrico, Raul Cremona, Mister Forest, Anna Maria Barbera, i Senso D’Oppio, Giuseppe Giacobazzi, Giovanni Vernia e Federico Basso. Ma il palco di Zelig negli anni ha ospitato moltissimi altri comici. Vi ricordate ad esempio di…
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TITOLO: Gf Vip, Sonia Bruganelli sulla frase di Signorini contro l’aborto: «Non la penso come lui, ho vissuto l'esperienza per due volte»
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OCCHIELLO: L’opinionista del reality di Canale 5 intervistata da Fanpage: «Non amo questa volontà di attaccare una persona fino a che non se ne veda il sangue»
TESTO: A proposito dell’aborto Bruganelli la pensa in modo diverso da Signorini, anche alla luce della sua esperienza personale: «Non mi sono sentita in difficoltà in quel momento, ma io la penso in modo diverso da Alfonso ed è una mia opinione. Purtroppo ho vissuto l'esperienza per due volte. A 22 anni, prima di conoscere Paolo, ho praticato un aborto volontario perché la persona con cui stavo non si sentiva pronta, poi un aborto spontaneo prima della nascita di mia figlia. Credo che sia importante parlarne e ben venga la possibilità per le donne di abortire». Ma, pur prendendo le distanze dalla frase incriminata (da cui anche Endemol, casa di produzione del reality di Canale 5, si era dissociata), l’opinionista mette in guardia dal rischio di strumentalizzazione: «Non so cosa intendesse nello specifico Alfonso e il suo pensiero resta suo, chi si voleva dissociare si è dissociato. Non amo questa volontà di attaccare una persona fino a che non se ne veda il sangue. Non porta a nulla. Mi chiedo: se invece davanti alle parole di Giucas non avesse battuto ciglio, il giorno dopo ci sarebbe stata una levata di scudi da parte di chi è contro certe cose sui cani? Credo che tutto vada contestualizzato. La strumentalizzazione è dietro l'angolo».
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TITOLO: Bruce Springsteen: «Il segreto della eterna giovinezza? Vivere e basta»
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OCCHIELLO: «The Legendary 1979 No Nukes Concerts»: in 90 minuti serrati la maratona dell’artista
TESTO: «No nukes» forse dice poco ai giovani oggi. Eppure negli anni 70 era il simbolo della lotta al nucleare che, come tutte le buone cause, vedeva coinvolto il mondo dello spettacolo. Springsteen aveva compiuto trent’anni e stava registrando l’album The River quando, nel 1979, fece la sua parte mettendo in scena con la E Street Band due memorabili concerti contro le centrali nucleari al Madison Square Garden. Ora tutto questo è diventato un film intitolato The Legendary 1979 No Nukes Concerts, in uscita domani nei formati fisici nei formati 2CD con DVD, 2CD con Blu-Ray e 2LP. In 90 minuti serrati la maratona dell’artista che non si limita a cantare, ma scorrazza e salta con i vari membri della band. Nelle immagini del film sembra un ragazzino che scoppia di energie, i musicisti hanno poche rughe e molti chili in meno; il Boss ha un’agilità scenica sorprendente e riesce a incantare la platea con una serie di canzoni diventate famosissime come The River, Thunder Road, Badlands. I testi commuovono ancora come quando canta, in The River, la faccia buia del sogno americano, un matrimonio che sembra più un funerale col fiume in secca e il sogno d’una vita migliore che non si avvera. E La E Street Band e Springsteen sono una cosa sola: i 90 minuti del film volano.
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TITOLO: Rkomi si racconta tra il rap e la boxe: «Una palestra sociale ci salverà»
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OCCHIELLO: Il rapper e cantautore è protagonista del nuovo appuntamento con lo show in live streaming «Niente di strano 3»
TESTO: «La Muay Thai mi ha dato tanto e mi ha portato alla musica. Per questo voglio restituire il bene chi mi ha fatto». Rkomi, all’anagrafe Mirko Martorana, classe 1994, è diventato oggi uno dei nomi più promettenti della musica italiana. Questa sera alle 19 è protagonista del terzo appuntamento con «Niente di strano 3», la serie di concerti in live streaming, ideata e condotta da Carlo Pastore e organizzata da Buddybank e Tidal. Con lui sul palco dello show, trasmesso in diretta sul canale YouTube di Buddybank e su corriere. it anche TY1 e Studio Murena. Rkomi ha uno stile che unisce più sonorità e diversi modelli di ispirazione. La sua prima, grande, passione, però, è quella della palestra. Perché è nella boxe thailandese che ha trovato un’alternativa alla strada e ha deciso di offrirla anche ad altri giovani, come lui. Nel marzo 2020, in piena pandemia, ha aperto con alcuni amici una «palestra sociale», in via Bacchiglione 26, periferia est di Milano, a due passi dalla fermata della metropolitana gialla Brenta. Ai due locali per gli allenamenti, tra guantoni, corde per saltare, sacchi e tatami, si affiancano una piccola cucina e una saletta con una consolle della PlayStation, un biliardino, alcuni giochi in scatola e fumetti. La Sit Hanuman, cioè I discepoli di Hanuman — questo il nome della struttura — richiama quei valori che «dovrebbero contraddistinguere la nostra convivenza, come compassione, etica e generosità», racconta in un'intervista al settimanale Sette del Corriere della Sera. L’idea è quella di far pagare «la quota d’iscrizione ai diversi corsi in base al reddito, in modo da dare a tutti i ragazzi la possibilità di fare sport e cambiare testa, di non passare il tempo per strada». In un momento in cui «ero decisamente scapestrato, anni fa, ho trovato un luogo familiare che potesse farmi estraniare da tutto e lasciarmi alle spalle le preoccupazioni. La musica è stata una conseguenza, una scelta spontanea», prosegue, ripercorrendo l’avventura che — dopo la pubblicazione del progetto Dasein Sollen — nel 2017 lo ha portato al primo album ufficiale, Io in Terra, apprezzatissimo da pubblico e critica e certificato disco di Platino, fino all’ultimo Taxi Driver del 2021 (certificato triplo platino). Un titolo che, oltre all'ovvia citazione cinematografica, spiega molto bene il concept del progetto. Come un tassista dallo sguardo acuto e impenetrabile, abituato a vivere e respirare la metropoli assorbendone ogni vibrazione positiva e negativa, Rkomi entra in mondi e storie diverse, senza perdere la propria identità e i tratti che lo contraddistinguono.
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TITOLO: «Maître Chocolatier»: la fabbrica di cioccolato diventa un talent
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OCCHIELLO: Lo chef stellato Giorgio Locatelli conduce «Maître Chocolatier, Talenti in Sfida», in onda ogni sabato per cinque settimane su Tv8
TESTO: La fabbrica di cioccolato questa volta ha il volto dello chef stellato Giorgio Locatelli, non bizzarro ed eccentrico come il Willy Wonka di Johnny Depp, ma acceso dalla stessa passione per i semi dell’albero del cacao. È lui il conduttore di Maître Chocolatier, Talenti in Sfida, il primo talent per aspiranti «cioccolatai», un termine che in italiano ha un’accezione dispregiativa: «Ci hanno fregato i francesi — sorride Locatelli —, eppure il cioccolato era arrivato in Italia già nel 1500, portato dagli spagnoli, a Modica; veniva infilato dentro qualsiasi alimento, era un toccasana, un energetico, come una droga che ti fa scaldare, che ti infonde un senso di piacere». Quella sensazione che ancora adesso è il motore per scartare un cioccolatino dopo l’altro. «In Italia abbiamo tante ricette in cui il cioccolato è presente nel salato, usato con la selvaggina soprattutto al nord. Ma dobbiamo toglierci il cappello con i mitteleuropei: gli svizzeri in primis, i viennesi e i francesi hanno avuto un’espansione e un’influenza enorme nel suo consumo, sono entrati più tardi nel mercato ma hanno saputo conquistarlo. Nel mondo oggi se dici cioccolato dici Svizzera».
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TITOLO: «Drag Race Italia», un talent nel segno della fluidità e dell’ironia
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OCCHIELLO: Su Discovery+ la sfida tra otto drag queen a colpi di spettacolari performance per aggiudicarsi il titolo di «Italia’s First Drag Superstar»
TESTO: Con la benedizione di Tiziano Ferro è iniziato il più baracconesco, il più rutilante, il più sfrenato programma dell’anno: «Drag Race Italia» (Discovery+). Prodotto da Ballandi (6 puntate da 75 minuti, con rilascio settimanale in piattaforma), il talent show presenta la sfida di otto drag queen a colpi di spettacolari performance per aggiudicarsi il titolo di «Italia’s First Drag Superstar». In un attimo, appena Ava Hangar, 36 anni di Carbonia, si definisce «una drag rassicurante, una soubrettona svampita che non spaventa la gente» o Enorma Jean, 46 anni di Milano, interpreta la parte della sciura pazza milanese (un omaggio alla Signorina Snob di Franca Valeri? ) o Divinity, 27 anni di Napoli, rivendica la voglia di riscatto del Sud o Elecktra Bionic, 27 anni di Beinasco, raggiunge i due metri con i tacchi e con marcato accento piemontese, ecco, d’un tratto, impallidiscono le atmosfere queer della tv generalista, i manierismi di tante conduzioni, le molte sedicenti icone gay. A presentare «Drag Race Italia» ci sono la «zia» Priscilla, l’attrice Chiara Francini e il non so cosa Tommaso Zorzi.
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TITOLO: «Sarah. La ragazza di Avetrana». Su Sky la docuserie sul caso Scazzi
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OCCHIELLO: La vicenda del 2010 sarà raccontata in un documentario in quattro puntate. La prima il 23 novembre alle 21.15
TESTO: Il punto di non ritorno è rappresentato da quanto accadde in diretta tv quando Concetta Serrano, madre di Sarah, venne a sapere che la figlia non era in realtà scomparsa e che lo zio Michele Misseri aveva fatto ritrovare il suo corpo senza vita. Da allora l’attenzione su Avetrana divenne spasmodica, tanto che tutte le persone coinvolte diventarono personaggi televisivi. Anche i passanti, gli abitanti, i vicini di casa e tutta la comunità avetranese divennero protagonisti di uno show dell’orrore. Il documentario pone un interrogativo che tocca tutti i casi di cronaca diventati mediatici: quanto può influire un racconto che insegue il macabro e il morboso nella ricerca della verità? Quanto può influire una narrazione così «inquinata» anche nelle indagini giudiziarie? Eppure è possibile che, senza quel peso mediatico, ancora oggi Michele Misseri non avrebbe fatto ritrovare il corpo di Sarah. Scritto da Flavia Piccinni, Carmine Gazzanni, Matteo Billi e Christian Letruria, per la regia di Christian Letruria, Sarah. La ragazza di Avetrana è una riflessione su un caso che ha ancora molti coni d’ombra e, nonostante tre sentenze abbiano messo un punto sulla vicenda giudiziaria dell’omicidio di Sarah Scazzi, qualcuno sta ancora lottando per affermare un’altra verità. Come Franco Coppi, avvocato di Sabrina Misseri, condannata all’ergastolo insieme a Cosima, che ha fatto ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Tra gli intervistati della serie anche il fioraio di Avetrana, testimone chiave del processo, che per la prima volta dopo dieci anni, torna a raccontare la sua versione dei fatti.
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TITOLO: Abbagnato: «Amo il Petruzzelli come lo amavano Béjart e Petit»
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OCCHIELLO: L’étoile sarà a Bari da domenica a martedì per danzare le «4 Stagioni» di Peparini
TESTO: L’étoile sta per tornare, con uno spettacolo sul ciclo dell’amore che, come le stagioni dell’anno, sboccia in primavera, si nutre di passione in estate, incontra la noia in autunno e muore d’inverno. Bari e il Petruzzelli attendono Eleonora Abbagnato che, domenica alle ore 18 e lunedì e martedì alle 20.30, sarà protagonista del balletto moderno 4 stagioni - Va’ dove il cuore ti porta scritto e diretto da Giuliano Peparini sulle musiche antiche di Vivaldi e Domenico Scarlatti. La popolare danseuse, che da poco ha detto addio all’Opéra di Parigi, farà coppia con Michele Satriano, l’ex allievo della Scala da lei nominato primo ballerino del Teatro dell’Opera di Roma, cui si deve l’allestimento dello spettacolo, prodotto da Daniele Cipriani Entertainment. In scena, altri diciotto interpreti, tra ballerini classici, acrobati e breakers vestiti da Anna Biagiotti, mentre gli abiti di Abbagnato sono firmati Dior dalla salentina Maria Grazia Chiuri.
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TITOLO: Marracash: «Io ed Elodie ci siamo lasciati mentre lavoravamo all’album, ma lei mi è stata vicina»
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OCCHIELLO: Il nuovo l’album del rapper Marracash «Noi, loro, gli altri» con i feat di Guè, Madame e Blanco. «Nella musica troppi fanno i testimonial di brand»
TESTO: E nella musica? «Nel rap si parla di strada senza allontanarsi dai cliché. Nell’indie del farsi una birretta con gli amici. Nessuno solleva mai nulla, ma ditela una cosa. .. Quanti cantanti oggi di fatto fanno i testimonial di marchi? Ci sta, ma è un altro lavoro. Pochi fanno musica per avere un effetto sulla realtà. La mia scommessa è quella. Voglio avere un approccio artistico, e allo stesso tempo essere pop. Come lo è Vasco, per me il Pascoli del 900, che ha riferimenti alti in cui però tutti possono riconoscersi. O come il cinema di Fellini, Fulci e Antonioni che ho visto in pandemia».
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TITOLO: «Domenica Con» Giuliano Sangiorgi: «Io direttore di Rai Storia per un giorno, tra Dalla e l’11 Settembre»
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OCCHIELLO: Il cantante dei Negramaro il 21 novembre sceglie il palinsesto della rete, tra film, documentari e trasmissioni
TESTO: Da appassionato spettatore di Rai Storia — «La guardo sempre, è il mio relax mentale» — Giuliano Sangiorgi diventa direttore di rete per un giorno, componendo il suo palinsesto a «Domenica Con». Dalle 14 alle 24 del 21 novembre vanno in onda film, trasmissioni e documentari scelti dal leader dei Negramaro e introdotti dalle sue parole. Tra i fili conduttori, oltre alla musica, ci sono il viaggio e le migrazioni, partendo però da un evento che ha scosso l’Italia nel 1984 e cioè dalla strage del rapido 904, attentato dinamitardo che viene ripercorso con una puntata di «Diario Civile». «Nel mio palinsesto vado dagli anni 80 ai giorni nostri, attraversando quasi 40 anni di storia — racconta Sangiorgi —. Sono partito dal periodo in cui ho ambientato il mio ultimo romanzo “Il tempo di un lento”, una storia di finzione attraversata da momenti di realtà».
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TITOLO: Meg Ryan compie 60 anni: la rottura del matrimonio con Quaid, il tumultuoso flirt con Crowe
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OCCHIELLO: L’attrice ha recitato in alcuni dei più grandi successi al botteghino tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio degli anni ‘90, guadagnandosi l’appellativo di «America’s Sweetheart», la fidanzatina d’America
TESTO: Nei film girati tra gli anni 80 e 90, di cui è stata l’indiscussa regina della «commedia romantica», Meg Ryan ha interpretato personaggi incantevoli come la Kathleen Kelly del popolare «C’è post@ per te» (1998) di Nora Ephron, al fianco di Tom Hanks; Sally Albright in «Harry ti presento Sally» (1989) di Rob Reiner, con Billy Crystal; Annie Reed in «Insonnia d’amore», per citare solo alcuni cult (in quest’ultima pellicola l’attrice interpreta la titolare di una piccola libreria per bambini ereditata dalla madre. Per prepararsi a tale ruolo, su suggerimento della regista Nora Ephron, Ryan decise di andare a lavorare in una vera libreria di New York per prendere dimestichezza con il mestiere e potersi calare meglio nei panni del suo personaggio). Per molti anni, Meg Ryan ha illuminato il grande schermo con quella sua perfetta frangia bionda e la personalità eccentrica, e ha conquistato il cuore degli spettatori di ogni Paese a ogni adorabile stropiccio del naso. E, naturalmente, impossibile dimenticare la scena memorabile di «Harry ti presento Sally» in cui Ryan ha dimostrato di avere l’intuito necessario per diventare una vera star di Hollywood.
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TITOLO: Robert Carsen: «Il mio Julius Caesar, Shakespeare in giacca e cravatta»
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OCCHIELLO: L’apertura dell’Opera di Roma: corruzione e interessi personali ieri come oggi
TESTO: E ancora, nel parallelo storico, giocano un peso «la corruzione», o la presenza di despoti che reclamano il potere assoluto: in Russia, in Corea, in Cina dove Xi ha appena rivendicato il mandato a vita, «e purtroppo in tanti altri paesi. Shakespeare era affascinato dalla politica, ne vedeva i danni, il pericolo del dispotismo». Lo raccontò nelle sue tragedie, mentre in Inghilterra governavano Elisabetta I e in seguito re Giacomo. «Ma mentre nel Riccardo III buoni e cattivi si distinguono, qui c’è confusione e ambiguità, perché i senatori assassini dicono di agire per il bene di Roma». I drammi del Bardo su re e politici iniziano con l’alba di un nuovo giorno: «Ci si deve chiedere se domani sarà diverso da oggi, è questo il paradosso della situazione. Shakespeare sapeva usare l’ironia… E poi trovo interessante che la trama contrapponga arte e politica, considerando cos’è l’arte della politica». L’omicidio avviene alla fine del primo atto. Ne secondo Cesare apparirà nel libretto come un fantasma. E giungerà la sua vendetta. La guerra civile è alle porte. «Ma è un dramma psicologico più che d’azione». Il complotto viene ordito quasi all’inizio.
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TITOLO: Jova Beach Party, la nuova edizione chiude all’aeroporto di Bresso: «Lotto contro il linguaggio della lotta dei social»
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OCCHIELLO: Jovanotti e la nuova edizione dei concerti sulle spiagge. Il via il 2 luglio da Lignano Sabbiadoro
TESTO: Confermato l’impegno ecologista, con a fianco ancora il Wwf. «Non faccio green-washing. .. Mi domando come si possa pensare al futuro su questo pianeta senza pensare a non essere una minaccia. La scorsa volta abbiamo lasciato le spiagge più pulite di prima, la prossima estate contribuiremo a ripristinare anche spiagge, laghi e fiumi in altri posti grazie a una raccolta fondi e saremo totalmente plastic-free: al posto delle bottigliette ci saranno autobotti con acqua gratis e regaleremo a tutti una borraccia da ricaricare». Cita Camus e Rocky, il futurismo e Mike Bongiorno (Fiorello fornisce la voce). Tocca l’attualità: «Lotto per superare il linguaggio della lotta, quello della violenza e della contrapposizione che è stimolato dalla natura stessa dei social network. Si finisce per radicalizzare le posizioni ed eliminare la complessità». C’è già il palco. «Sono partito da un’idea di un veliero, un relitto che ha attraversato una tempesta ma ne uscito». Una vera nuova era. «Due anni fa cantavamo “L’inizio di una nuova era”, e poi l’abbiamo veramente vissuta ma era chiusa, lontana da noi. .. Ho sfogliato quelle foto per due anni, mi sembrava ne fossero passati 5 mila, e mi è tornata la voglia di quel colore e di quel calore», racconta.
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TITOLO: «Zelig»: la grande distanza tra volti storici e nuove proposte
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OCCHIELLO: In onda su Canale 5 un tipo di comicità legato a tempi teatrali, a una ritualità un po’ desueta, a un pubblico da terza dose
TESTO: È un ritorno che va salutato con gioia, un segnale di uscita dall’incubo (se solo i no vax si decidessero ad ascoltare la ragione), un incoraggiamento ad aprire i teatri. Certo vedendo e ascoltando alcuni dei volti storici della trasmissione, dall’ospite d’onore Teo Teocoli (si è presentato nelle vesti di Felice Caccamo) a Teresa Mannino, dal Mago Forrest a Raul Cremona, da Giuseppe Giacobazzi a Maurizio Lastrico, da Anna Maria Barbera a Giovanni Vernia, si capisce come questo tipo di comicità sia legato a tempi teatrali, a una ritualità un po’ desueta, a un pubblico da terza dose. Si coglie infatti una grande distanza tra i «volti storici» e le nuove proposte (piuttosto deludenti), come se parlassero due linguaggi diversi. D’altronde, se programmi come «Colorado», «Made in Sud» e «Honolulu» si sono rivelati una mezza delusione, qualcosa vorrà pur dire (oltre al fatto che né Paolo Ruffini né Francesco Mandelli sono bravi come Claudio Bisio a porsi al servizio dei colleghi). L’unica vera novità è stata «Una pezza di Lundini», riservata però a un pubblico elitario.
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TITOLO: Fedez risponde a Marracash: «Pericoloso dire che Elodie può parlare di gay perché membri della sua famiglia lo sono»
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OCCHIELLO: Il rapper affida alle Instagram stories una replica alle affermazioni del collega nei suoi confronti
TESTO: Pronta la replica di Fedez che argomenta nello specifico sulla seconda parte delle dichiarazioni: «Non conosci le storie dei membri della famiglia, ma non è questo il punto che mi stranisce della tua affermazione. Spesso io e Elodie ci siamo spesi per le medesime battaglie e ho sempre apprezzato quel che ha fatto. Esistono migliaia di attivisti in Italia che portano avanti ogni giorno battaglie per i diritti civili senza rientrare personalmente in una delle categorie per le quali combattono. Io credo sia così che si ottengono delle conquiste, quando un problema di una minoranza diventa un problema da risolvere per tutti - scrive Fedez -. Se trovo divertente la frase “parlo di galera perché conosco chi ci è stato” che è un po’ come dire “ti sistemo l’impianto elettrico perché mio zio è elettricista”, trovo molto pericoloso dire “Elodie può parlare di gay perché lo sono i membri della sua famiglia”. Perché sarebbe come dire “per le discriminazioni razziali si possono battere solo le persone nere e i loro parenti”».
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TITOLO: Adriano Celentano contro conduttori e talk: «Sono i maggiori responsabili dell’odio»
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OCCHIELLO: «Il capostipite di questi distributori di Odio è un tipo grassottello coi baffi non sempre tagliati bene»: a chi si riferisce?
TESTO: Celentano se la prende con chi secondo lui è il responsabile primo della deriva odierna: «Il capostipite di questi distributori di Odio, non voglio fare il nome altrimenti non viene radiato, è un tipo grassottello coi baffi non sempre tagliati bene». Il riferimento — comunque fuori luogo l’accenno al peso — inizialmente a molti sembrava colpire Maurizio Costanzo. Ma poi lo stesso Celentano è intervenuto a smentire con un post: «Caro Costanzo, detto anche Maurizio il grande! Quando parlavo del grassottello coi baffi non sempre tagliati bene, non mi riferivo a te. Tu anche quando attacchi non sei mai arrogante». Un’ipotesi che sembrava però giustificata da anni di reciproco non amore. Costanzo — che in passato aveva definito Celentano «predicatorio e presuntuoso» — aveva duramente criticato anche l’ultimo show in tv (Adrian), «un varietà un po’ sghembo e, comunque, lontano dai gusti del pubblico attuale. .. dove, sostanzialmente, manca un perché lo spettatore debba vedere Celentano». Vecchie ruggini. Già 20 anni fa Celentano aveva accusato Costanzo (e Fazio) di «essere servi». Celentano però aveva in mente qualcun altro. Forse Telese? La caccia — anche se lui è contro — è aperta.
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TITOLO: Il cane Gunther vende la villa di Miami appartenuta a Madonna
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OCCHIELLO: Il pastore tedesco è l’erede dei beni della contessa Karlotta Liebenstein che alla sua morte ha lasciato a lui tutti i suoi beni. La magione ora costa 32 milioni di dollari
TESTO: Naturalmente a beneficiare della fortuna sono i suoi discendenti: grazie ai giusti investimenti da parte del Gunther Group, i gestori del fondo, l’eredità è cresciuta fino a raggiungere, con Gunther VI, i 500 milioni di dollari. Infatti il fortunato pastore tedesco - altro che Rex! - ha molte proprietà, ma la più famosa - e quella a cui Gunther è più legato - è questa villa di Miami che si trova nel quartiere di Brickell: è stata acquistata per 7,5 milioni di dollari nel 2000 dalla popstar Madonna, che ci ha vissuto negli anni ‘90. La casa è stata costruita nel 1928: ha nove camere da letto, nove bagni, una piscina e una vista mozzafiato sul Golfo di Biscaglia. Sopra il camino in soggiorno c’è pure un ritratto in cornice dorata del nonno, Gunther IV.
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TITOLO: «Harry, ti presento Sally...» in tv: come nacque la famosa scena al ristorante e gli altri 9 segreti del film
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OCCHIELLO: Nel 1989 arrivava nei cinema una delle commedie romantiche più amate di sempre, con Billy Crystal e Meg Ryan nei panni dei due protagonisti Harry Burns e Sally Albright
TESTO: Uscito nel 1989 «Harry, ti presento Sally. ..», diretto da Rob Reiner e scritto da Nora Ephron, è tra i film romantici più amati di sempre. La commedia, che racconta la storia dell’amicizia tra Harry Burns e Sally Albright, fu un vero successo: incassò oltre 186 milioni di dollari e consacrò nell’Olimpo delle star gli interpreti dei due protagonisti, Billy Crystal e Meg Ryan. In attesa di rivedere la pellicola, trasmessa da Sky Cinema Romance alle 10.05, ecco una raccolta di interessanti curiosità poco note.
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TITOLO: Cotillard diva da musical, il cowboy Cumberbatch, Ghostbusters revival, l’attrice più brava di Cannes 2021, la fiaba ecologica di Ainbo: guida ai film nei cinema, su Sky, Netflix, Prime Video e le altre piattaforme
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OCCHIELLO: Le prime visioni nelle sale e le novità dello streaming: «Annette» di Leos Carax, il western «Il potere del cane - The Power of Dog» di Jane Campion, «Ghostbusters: Legacy» di Jason Reitman, «La persona peggiore del mondo» con Renate Reinsve, «Querido Fidel», il cartoon «Ainbo - Spirito dell’Amazzonia», il fantasy medievale «Sir Gaw
TESTO: Più lirica che musical. Più psico-melodramma che love story con il punto esclamativo. Lui & lei, bellissimi e dannatissimi. Lato A e lato B dell’inferno-paradiso di coppia, alle prese con il successo, la maternità e la paternità, la capacità di far sorridere, il desiderio di annullarsi nelle tempeste d’amore. Il meglio di Annette sta nel fraseggio esistenziale, nel darsi con generosità, ma solo nella prima parte del film, quando il racconto è all’abicì, ancora positivo e misteriosamente romantico. Quando si pongono le premesse e il palcoscenico viene apparecchiato. Il peggio arriva nella seconda metà dell’opera, quando la recita declina e affiorano i sentimenti peggiori. Leos Carax racconta la fiaba canterina di Henry McHenry (un esplosivo Adam Driver), comico di stand up provocatorio, muscolare, un vero antipaticone, e della soprano Ann Defrasnoux (la dolce Marion Cotillard). Il loro è un amore totale, senza riserve, ma con ampie zone oscure, ambiguità, resistenze. Henry, il cui nomignolo è «The Ape of God», la scimmia di Dio, si esibisce in mutande, con un accappatoio da pugile. Sdraiato, confessa il suo malessere, dice cose sgradevoli. L’ironia è rabbia, sarcasmo. «Dai, Henry, raccontaci! », grida il pubblico come nelle arene. E lui si fa più acido, irriverente, malvagio, scaraventando in platea i fatti suoi, i suoi pensieri, le sue turbe. Ann, al contrario, vive a un palmo da terra. Puro spirito, un usignolo. Facile ingannarla, portarla in estasi e metterla al tappeto. Lui, finito lo show, dice: «Li ho distrutti». Lei: «Li ho salvati». I giornali vanno a nozze con quella coppia così fascinosa, e quando Ann resta incinta le copertine si moltiplicano. I due si sono incontrati a Los Angeles e da allora vivono un amore all’onor del mondo. L’Annette del titolo è la figlia di Henry e Ann su cui si riversa tutto l’affetto e il dolore di papà quando Ann lo lascia solo e lui, coinvolto nell’intrigo di quella strana scomparsa, s’accorge che la piccola è un esserino speciale. Un inno allo Spettacolo con la S maiuscola, alla forza della musica e della fantasia grazie anche alle canzoni degli Sparks, Ron e Russel Mae. Leos Carax, celebre per Rosso Sangue, Gli amanti del Pont-Neuf, Holy Motors, non va quasi mai per il sottile. Con Annette, il primo film in lingua inglese della sua carriera oltre che il primo incontro con il musical, allarga i polmoni cercando l’operona corale, polifonica, asprigna, broadwayana. Racconta una crisi d’identità plurima: di un modello di cultura, degli artisti, dei padri, degli uomini. Con un punto di vista visionario, parla della felicità assoluta e dell’impossibilità di raggiungerla, della virilità prigioniera del possesso, della sconnessione affettiva e della depressione con furia autodistruttiva che ne può derivare. Opera diseguale, suggestiva, con almeno tre scene memorabili, a partire dall’ouverture alla La La Land in cui tutti i personaggi, compreso il regista e la troupe cantano per strada. Driver e Cotillard sono così diversi da sembrare davvero fatti, fino a un certo punto, l’uno per l’altra.
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TITOLO: Grande Fratello Vip 2021, in arrivo dieci nuovi concorrenti: tra i possibili nomi anche Nathalie Caldonazzo e Valeria Marini
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OCCHIELLO: Le ultime indiscrezioni sui «vipponi» che varcheranno la porta rossa nelle prossime settimane in vista dell’allungamento del reality fino a marzo 2022
TESTO: Il Grande Fratello Vip 2021 andrà in onda fino a marzo 2022: la sesta edizione del reality show condotto da Alfonso Signorini su Canale 5 diventerà così l’edizione più lunga di sempre. Per movimentare le dinamiche della Casa di Cinecittà nelle prossime settimane sono previsti 10 nuovi ingressi (come annunciato in diretta dal conduttore nella puntata di venerdì sera): ecco tutti i nuovi concorrenti che a partire da lunedì prossimo dovrebbero varcare - secondo le ultime indiscrezioni - la famigerata porta rossa.
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TITOLO: Donizetti e la rivoluzione cubana: colori e percussioni caraibiche nei classici
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OCCHIELLO: «La fille du régiment» prodotta assieme al teatro dell’Avana: colori e percussioni caraibiche. Prossimi titoli «La favorita» riletta come metafora antiimperialista
TESTO: «È la prima coproduzione tra il Teatro Lirico Nacional di Cuba e un altro Paese – precisa Micheli –. Un allestimento dai colori lussureggianti con l’inserimento di percussioni caraibiche e riferimenti alla recente storia di un’isola a cui siamo legati da amicizia e riconoscenza. Qui in Lombardia non scordiamo i tanti medici cubani arrivati per darci una mano nei giorni più terribili della pandemia». Una Fille tropical, ricca di colpi di scena e pezzi di bravura destinati al soprano (Sara Blanch) e al tenore (John Osborn), a cui qui si affianca il baritono Paolo Bordogna nel ruolo di Sulpice. «Quest’opera buffa per certi versi somiglia a quella Zarzuela in voga da noi – spiega il regista Luis Ernesto Doñas, che si vale dei costumi di Maykel Martinez e delle scene di Angelo Sala –. Non è stato difficile ambientare questa storia d’amore e patriottismo, protagonista una donna barricadiera, nella cultura cubana. Come i nostri guerriglieri anche i soldati donizettiani sono dei giovani pieni di ideali, che si ribellano cantando. Un approccio realistico però sarebbe andato contro il testo, così racconto la vicenda con le immagini pop di Raúl Martínez, pittore controcorrente, testimone della rivoluzione, gay in tempi in cui l’omosessualità era perseguitata. Una sorta di Andy Warhol cubano che con le sue tinte acide e violente, ha ritratto Castro e Guevara. Una rivoluzione estetica vitale e provocatoria in contrasto con il bianco e nero della nobiltà conservatrice. I soldati della Fille non imbracciano armi ma pennelli e colori».
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TITOLO: Valeria Marini si presenta in studio con una benda sull’occhio sinistro: «Ho rischiato di perderlo»
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OCCHIELLO: La showgirl, in predicato di andare al Grande Fratello Vip, racconta la sua disavventura
TESTO: E ha raccontato: «È stato un periodo un po’ così, giorno dopo giorno vedevo sempre peggio, ho avuto molta paura. Uscita da Supervivientes, l’Isola dei Famosi spagnola, il medico aveva riscontrato una piccola cosa all’occhio e mi aveva consigliato di farmi vedere dal mio oculista. Io, però, l’ho presa sottogamba», ha ammesso la showgirl, che non ha ancora ripreso al 100% la funzionalità dell’occhio. «Devo stare molto attenta ed è molto importante la riabilitazione. L’intervento, però, è perfettamente riuscito, quindi sono contenta».
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TITOLO: Carl Palmer: «Quei cinque mitici live con Emerson e Lake»
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OCCHIELLO: Il cantante, oggi 71enne, in occasione dell’uscita, per il 50mo anniversario della band, del cofanetto celebrativo «Out Of This World: Live (1970-1997)
TESTO: Si parte dall’esibizione, il 29 agosto 1970, al festival dell’Isola di Wight davanti a seicentomila persone. Era soltanto il secondo concerto della band, ma quel live sarebbe passato alla storia: «Quel concerto ha un grande valore storico, non solo per noi. Quando abbiamo suonato lì eravamo relativamente sconosciuti come gruppo. Quando siamo andati via eravamo diventati un gruppo internazionale famoso in tutto il mondo». Dall’evento di Newport si passa al California Jam del 1974 all’Ontario Motor Speedway, sul cui palco si sono esibite, insieme agli Emerson, Lake & Palmer, altre band simbolo del decennio come Deep Purple, Black Sabbath e The Eagles. Il cofanetto contiene anche la registrazione del live allo Stadio Olimpico di Montréal in Canada (agosto 1977), uno degli ultimi prima dello scioglimento avvenuto l’anno successivo, e di due importanti concerti post reunion: quello alla Royal Albert Hall di Londra nel 1992 e quello alla Union Hall di Phoenix in Arizona nel 1997.
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TITOLO: Massimo Ranieri: «La mia ferita più grande? Aver riconosciuto mia figlia troppo tardi»
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OCCHIELLO: Ospite di «Verissimo» da Silvia Toffanin, il cantante si è raccontato nel presentare il suo libro, «Tutti i sogni ancora in volo», in cui ha parlato anche della sua vita personale
TESTO: Oggi, la solitudine è quindi talvolta un peso, che bilancia grazie all’amore della sua unica figlia, Cristiana, che lo ha fatto diventare nonno. Ma anche il rapporto con lei porta dei segni, quelli legati alla sua assenza in passato, visto che la riconobbe tardi, dopo aver negato per anni la paternità. «Una figlia ce l’ho ha detto -. Cristiana mi ha donato non solo l’emozione di essere padre ma anche di diventare nonno. Mi dispiace averla conosciuta quando era già grande. Quando è venuta al mondo non sono riuscito ad afferrare subito il dono che la vita mi stava offrendo e mi sono perso la magia della sua infanzia” ha scritto nel suo memoir “Tutti i sogni ancora in volo”. E in trasmissione ha detto: «Sono ferite che non si rimarginano al di là della figlia e di mio nipote, che adoro» Ora, però, vuole recuperare il tempo perso.
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TITOLO: «Trainspotting» in tv. Ecco che fine hanno fatto i protagonisti del film
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OCCHIELLO: Le indiscrezioni in un’intervista all’attore Robert Carlyle. Critica divisa, una nomination agli Oscar, ma la pellicola di Danny Boyle diventa presto cult
TESTO: Stando alle dichiarazioni dell’attore Robert Carlyle - interprete di Francis Begbie - a NME, “Trainspotting”, film diretto nel 1996 da Danny Boyle, tratto dall’omonimo romanzo bestseller di Irvine Welsh, potrebbe avere presto una serie tv spin off dedicata al suo personaggio, tratta dal seguito del romanzo. Presentato fuori concorso alla 49esima edizione del Festival di Cannes, “Trainspotting” narra con cinismo, umorismo nero e non poco compiacimento le disavventure di 4 eroinomani che trascorrono le loro giornate a Edimburgo tra eccessi, rapine e tentativi (spesso falliti) di disintossicarsi. Il film ottiene l’anno successivo una nomination agli Oscar per la migliore sceneggiatura non originale. Sebbene la critica si spacchi (sono tante le recensioni che accusano il film di essere amorale), “Trainspotting” ottiene un grande successo di pubblico (costato poco più di due milioni di dollari, incassa nel mondo oltre 72 milioni) e diventa presto cult. Alcune scene restano indelebili (a partire dal memorabile incipit “Scegliete la vita. .. scegliete un lavoro” in cui la voce fuori campo del protagonista Mark Renton spiega i motivi per cui non si è lasciato sedurre dalla vita borghese), altre sono dure da digerire (rivoltante quella del peggior bagno di Scozia) mentre i dialoghi a volte risultano irresistibili. Nel 2017 esce “T2 Trainspotting”, sequel girato dallo stesso Danny Boyle che però non ottiene il successo sperato. In attesa di rivedere “Trainspotting”, lunedì 22 novembre alle 6.00 su Sky Cinema Drama, ecco che fine hanno fatto i protagonisti.
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TITOLO: Claudia Gerini regista: «Adesso dirigo io e faccio la psicologa: dopo le mie separazioni sono andata in analisi per sette anni»
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OCCHIELLO: L’attrice firma la regia del film «Tapirulàn», di cui è anche protagonista, nelle sale dalla prossima primavera, prodotto da Stefano Bethlen.
TESTO: Perché proprio sul tapis roulant? «È una runner molto allenata e la corsa la aiuta a concentrarsi, a focalizzare le idee. Mentre corre parla con le persone, le ascolta e dà risposte. Il correre sviluppa endorfine e chi corre tanto, se non lo fa tutti i giorni, va in crisi di astinenza. Si scoprirà, poi, che Emma ha subito un trauma e per questo ha scelto di vivere chiusa in casa, da sola. Un piccolo appartamento pieno di grandi finestre vetrate che si affacciano su un parco: lei guarda la vita che scorre fuori attraverso i vetri. Una spettatrice della vita degli altri. Un difficile equilibrio mentale che verrà sconvolto quando busserà alla sua porta la sorella minore (interpretata da Claudia Vismara ndr) che, dopo venticinque anni di silenzio, le compare davanti con una richiesta insostenibile. I ricordi che sembravano assopiti costringeranno Emma ad affrontare finalmente il suo passato».
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TITOLO: John Malkovich va a teatro: «Sono un critico inflessibile»
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OCCHIELLO: Il 3 dicembre al Teatro degli Arcimboldi lo show del divo sulle stroncature ai grandi della classica
TESTO: « "The Music Critic" — spiega l’attore — è nato da un’idea di Aleksey Igudesman, violinista e compositore. È un pot-pourri frivolo di “insulti” scritti da critici che hanno giudicato la musica di compositori come Brahms, Chopin, Prokofiev, Ravel e altri, frusta e triste. In scena interpreto le recensioni più spietate, accompagnato da una partitura sonora eseguita da un gruppo di musicisti classici davvero molto dotati». Qualche esempio? Eduard Hanslick, critico musicale e musicologo austriaco, sentenziò che «Dvorák si abbandona con strana passione a una brutta musica innaturale e orribile»; per alcune recensioni le composizioni di Debussy «hanno l’attrattiva di una graziosa fanciulla con la tubercolosi»; di Beethoven la rivista musicale «Tablettes de Polymnie» scrisse «è spesso bizzarro e barocco (. ..). Sembra ospitare insieme sia colombe che coccodrilli».
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TITOLO: John Malkovich critico musicale le canta a Beethoven, Ravel e Debussy
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OCCHIELLO:
TESTO: Il progetto, creato dal violinista e compositore russo Aleksey Igudesman (al centro nella foto; Malkovich è a sinistra), è un ironico e divertente cocktail narrativo sulle peggiori critiche musicali degli ultimi secoli. Schumann pensa di essere un «compositore», mentre Brahms è «un bastardo senza talento». E Claude Debussy è «semplicemente brutto». Accompagnato da un frivolo pot-pourri di insulti musicali, John Malkovich entra così nel ruolo del critico cattivo che crede che la musica di Beethoven, Chopin, Prokofiev e simili sia noiosa e triste
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TITOLO: Lollobrigida in lacrime e la guerra col figlio: «Ho diritto di vivere e anche di morire in pace»
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OCCHIELLO: L’attrice, 94 anni, ospite nel salotto televisivo di Mara Venier è apparsa provata e stanca. E si è sfogata per la lotta legale con il figlio per l’amministrazione dei suoi beni
TESTO: «Ho diritto di vivere ma anche di morire in pace» così Gina Lollobrigida, commossa, affranta, in lacrime oggi a «Domenica in» su Rai1 intervistata da Mara Venier. «Forza, sei una bersagliera amore» l’ha spronata Venier. L’attrice, 94 anni, è da anni in lotta con la famiglia da quando nella sua vita è entrato Andrea Piazzolla, 34 anni, suo ex manager e assistente, che vive con la compagna e la figlia, cui ha dato il nome di Gina, nella casa della diva sull’Appia Antica. Secondo Milko, il figlio di Lollobrigida, Piazzolla avrebbe raggirato sua madre al punto da essere stato accusato di circonvenzione di incapace. In collegamento anche il nuovo legale della Lollobrigida, Antonio Ingroia. Sabato i legali di Andrea Milko Skofic, figlio della «Bersagliera» (è nato il 28 luglio 1957 dall’unione dell’attrice con il medico sloveno Milko Skofic. Nel 1971 Lollobrigida ha divorziato dal marito e da quel momento i rapporti col figlio sono stati difficili), e del di lui figlio Dimitri, unico nipote della diva, erano intervenuti a Italia Sì su Rai1 per spiegare le loro ragioni, mosse «da immutato affetto e viva preoccupazione per il vergognoso annichilimento del suo patrimonio a beneficio del signor Piazzolla».
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TITOLO: Le pagelle di «Ballando»: il tonfo di Memo Remigi (voto 5), Morgan elegante (8)
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OCCHIELLO: Tra i protagonisti dello show di Rai1 condotto da Milly Carlucci anche una straordinaria Valeria Fabrizi, Arisa (forse) innamorata e un non memorabile Alvise Rigo
TESTO: Il costume di Elvis ce lo poteva risparmiare. Memo Remigi è senza dubbio una rivelazione dello show, ma ha incantato tutti, dalla prima puntata, per la sua eleganza. Se questa volta, presentandosi con la tutona bianca tempestata di gemme, l’intento era sdrammatizzare purtroppo si è scivolati nel carnevalesco. Mancava solo il ciuffo nero, il resto c’era tutto ed era pure troppo. Piuttosto si sarebbero potuti aggiungere, volendo, un po’ di passi di danza. Ma di sicuro dalla prossima torneranno, assieme al suo stile.
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TITOLO: Mara Venier e il selfie della caduta: «Poteva andare peggio…»
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OCCHIELLO: La conduttrice era caduta durante la diretta di «Domenica In»
TESTO: «Poteva andare peggio… sto bene». La foto del volto in primo piano, il bernoccolo in tutta la sua evidenza. Mara Venier ha postato oggi su Instagram il selfie che mostra le conseguenze dell’incidente che le è occorso a «Domenica In». Niente di grave solo una botta, come aveva già fatto capire domenica durante la diretta del programma di Rai1. La conduttrice era infatti caduta durante una pausa pubblicitaria di «Domenica In» e dopo aver lasciato per qualche minuto la conduzione del programma a Pierpaolo Pratelli, era tornata in video, zoppicando, con una fasciatura a piede e caviglia e tenendosi un impacco di ghiaccio sulla fronte. «Sono caduta — aveva spiegato — voglio rassicurare soprattutto mio marito che in questo momento non è neanche in Italia. Va tutto bene, Nicola. Ho preso una botta al piede, una bella storta, una botta in testa. Sono caduta di faccia con gli occhiali». Inizialmente Mara Venier pareva intenzionata a non continuare la trasmissione «perché la botta è stata molto forte, però sto bene», aveva commentato, mostrando il bernoccolo. Subito dopo però aveva deciso di riprendere la conduzione, sedendosi su uno sgabello, aiutata da Pratelli e andando avanti con l’intervista a Memo Remigi. «Io non mollo, mi devono abbattere».
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TITOLO: Mondo «non convenzionale» per un racconto di formazione
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OCCHIELLO: Con «È stata la mano di Dio» il regista Paolo Sorrentino firma la sua storia più bella dai tempi del «Divo»
TESTO: Auto da fé in forma di racconto di formazione, «È stata la mano di Dio» sorprende con la ricchezza delle sue suggestioni, perché il racconto autobiografico (ormai tutti sanno che il film gira intorno alla tragica scomparsa dei genitori del regista Paolo Sorrentino al tempo dei suoi diciassette anni) è solo una delle possibili piste da percorrere. C’è evidentemente una parte di memoria familiare e una di ricostruzione romanzesca, con la loro folcloristica galleria di personaggi trasfigurati dal ricordo e dalla fantasia; c’è il sogno del cinema come strumento per cambiare la realtà e per dar forma alle sue urgenze, insieme alla chimera di farne la propria professione, abbandonando Napoli per cercare una possibilità a Roma. Ma c’è soprattutto, sottaciuta e pur evidente e presentissima, una riflessione sul «fare cinema» e sulla propria immagine di marca di regista e uomo di spettacolo.
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TITOLO: «La famiglia Addams»: carriere luminose, ma qualcuno è scomparso (e qualcun altro ha abbandonato), ecco com’è diventato il cast
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OCCHIELLO: Il 22 novembre del 1991 esce la pellicola di Barry Sonnenfeld che si rivela un grande successo commerciale. Due anni dopo arriva il sequel
TESTO: Il 22 novembre del 1991 esce negli Usa “La famiglia Addams”. La pellicola diretta da Barry Sonnenfeld è ispirata all’omonimo telefilm degli anni ‘60 che a sua volta riprendeva le vignette di Charles Addams di fine anni ‘30. I protagonisti sono Gomez e Morticia Addams, coppia innamorata e stravagante che vive in una terrificante casa circondata da un cimitero insieme ai lugubri figli (la primogenita Mercoledì e il maschietto Pugsley). Dopo più di 20 anni di assenza, torna a casa zio Fester che aveva in passato litigato con Gomez. Sarà Mercoledì, da sempre sospettosa, a scoprire che il nuovo arrivato è un impostore. La pellicola presenta straordinari effetti speciali, ma è quasi priva dell’originale satira sui costumi e il conformismo della società americana che l’avevano resa celebre. Il successo al botteghino è straordinario. Costato 30 milioni di dollari, il film ne incassa 191 e nel 1993 arriva il sequel. A 30 anni dal lancio ecco cosa è successo a tutti i protagonisti.
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TITOLO: È morto Paolo Pietrangeli, l’autore di «Contessa»: aveva 76 anni
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OCCHIELLO: È stato il cantautore impegnato per definizione, scrivendo l’inno della Contestazione
TESTO: Ma se questo è il prezzo lo abbiamo pagato, nessuno piu al mondo dev’essere sfruttato». C’è stato un tempo nel nostro Paese in cui non c’era manifestazione, anche quando il fuoco sacro della contestazione e degli anni Settanta si era ormai spento, dove queste parole non venissero prima cantate e poi ben scandite, a mò di slogan: «Nes-su-no-più-al-mon-do-de-ve-es-se-re-sfrut-ta-to». Già, la fortuna di «Contessa» è durata a lungo e ha rappresentato un pezzo di storia dei movimenti della sinistra italiana. L’aveva scritta Paolo Pietrangeli, captando l’elegante conversazione in un caffé del quartiere Trieste, nella Roma bene («Che roba contessa/all’industria di Aldo. / Han fatto uno sciopero/ quei quattro ignoranti»), nel 1966, due anni prima che esplodesse la bomba della contestazione, di cui sarebbe diventata colonna sonora.
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TITOLO: Luciana Littizzetto e la lettera-telegramma ai no-vax: «Aiutiamoci. Stop. Vacciniamoci. Stop. Vogliamo tutti che finisca. Stop»
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OCCHIELLO: Nel suo monologo a Che tempo che fa la comica torinese ha lanciato un appello a chi si oppone al vaccino e al green pass: «Quello che succederà è solo nelle nostre mani e nei nostri avambracci»
TESTO: Il ricordo corre poi a come abbiamo trascorso il Natale lo scorso anno («Vogliamo fare un Natale come l'anno scorso solo tra congiunti? In 3 a tavola ma consanguinei? In 6 con addosso con la rete antigrandine, in 8 ma solo se gemelli siamesi? »), alle fabbriche chiuse («quegli stipendi che non c’erano più, le piccole imprese fallite per mancanza di lavoro»), alle città deserte («con i cervi che rosicchiano i semafori? »). E, sottolinea Littizzetto, quello che accadrà nel prossimo futuro è nelle nostre mani: «Perché adesso non abbiamo più l’alibi della sfiga. Quello che succederà è solo nelle nostre mani e nei nostri avambracci». La missiva termina quindi con un messaggio: «Ho letto che alcuni di voi scrivono su Telegram frasi violente e feroci. Ecco siccome non ho Telegram e non voglio dirvi nè frasi violente, nè frasi feroci, perché siamo tutti sulla stessa barca, ve lo dico come se fosse un telegramma. “Aiutiamoci. Stop. Facciamoci il più bel regalo di Natale. Stop. Cerchiamo di avere cura di noi, dei nostri cari e delle persone più fragili. Stop. Vacciniamoci. Stop. Vogliamo tutti che finisca. Stop. Stop. Stop”».
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TITOLO: «American Rust», thriller dove l’omicidio sembra una casualità
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OCCHIELLO: la parte più importante non è la detective story ma è quel cumulo di esistenze che intrecciano le loro vite, ferendosi a vicenda in un groviglio di incomprensioni
TESTO: Prima che altra ruggine fiorisca. La storia di «American Rust» (ruggine americana), tratta dall’omonimo romanzo di Philipp Meyer e creata da Dan Futterman per Showtime (da noi in onda su Sky Atlantic e NOW), è narrata dal punto di vista del protagonista Del Harris (Jeff Daniels), il problematico capo della polizia in una piccola comunità della parte più industriale della Pennsylvania, nella zona chiamata Rust Belt, la «cintura di ruggine» compresa tra i monti Appalachi e i Grandi Laghi, un tempo cuore dell’industria pesante statunitense. La notizia di un omicidio commesso in un’acciaieria dismessa sconvolge la piccola comunità e Harris si trova tra due fuochi: c’è un ragazzo accusato del delitto e lui deve compiere il suo dovere, ma il ragazzo, Bill (interpretato da Alex Neustaedter), è figlio della donna di cui è innamorato (Maura Tierney). Nella piccola cittadina, molti consumano alcol, antidolorifici, oppioidi: l’ansiolitico è l’unico modo, in apparenza, per superare i traumi, per riuscire a vivere in un posto dove la ruggine regna sovrana, dove i sogni sono stati spazzati via da tempo.
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TITOLO: Joey Morgan: morto l’attore di “Manuale Scout per l’Apocalisse Zombie”, aveva 28 anni
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OCCHIELLO: La notizia arriva da un rappresentante di Morgan e lascia sconosciuta la causa del decesso. Per la famiglia è chiesta privacy e spazio per gestire il lutto
TESTO: Nel 2015 Joey Morgan fa parte del terzetto protagonista di “Manuale Scout per l’Apocalisse Zombie”, insieme a Tye Sheridan e Logan Miller. Il regista Christopher Landon è stato tra i primi a esprimere il proprio cordoglio per la scomparsa dell’attore, dicendo: “Era tranquillo, divertente, intelligente e premuroso. E quando la camera girava era magnetico. Sono onorato di averlo conosciuto. ” Dopo il successo dell’esordio, Morgan partecipa al film “Flower” di Luke Sherman, al film Netflix “Sierra Burgess è una sfigata” e alla serie tv “Critters: A New Binge”.
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TITOLO: Maneskin, Cardi B e la presentazione davanti a un piatto di spaghetti. Poi litiga con Lapo Elkann su Twitter
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OCCHIELLO: Il gruppo romano è stato chiamato sul palco dalla rapper Cardi B seduta a un tavolo tipicamente italiano. Polemiche sul web, dove interviene anche l’imprenditore
TESTO: Poi però sulla polemica ha voluto dire la sua anche Lapo Elkann: «Svegliati e annusa il caffè, Cardi B. L’Italia non è spaghetti e vino, è molto, molto di più. L’Italia è bellezza, cultura, Leonardo, Ferrari, opera. Quindi, prima di presentare artisti italiani, impara e preparati. È così triste usare stereotipi per accogliere i Maneskin». Rincarando la dose: «Tu combatti contro il razzismo e gli stereotipi delle minoranze che è una cosa grande e meritevole di massimo rispetto. Penso che alimentare gli stereotipi contro gli altri vada contro i valori che cerchi di condividere con i tuoi fan. Tutto qua. Tu e la tua famiglia siete i benvenuti in Italia, e mi piacerebbe ospitarvi nel Bel Paese. Molto cuore», ha concluso il manager. Cardi B. ha prontamente replicato per le rime, salvo poi rimuovere il tweet: «Mi vuoi fare un’intera lezione su uno spettacolo di premi? Avrei dovuto forse portare una Ferrari sul palco? -ha ironizzato la rapper- Ho fatto delle battute anche sulla mia città natale. Le persone vogliono sentirsi indignate senza motivo, in nessun modo stavo cercando di essere offensiva»
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TITOLO: La Casa di Carta: «Stile latino per sfidare gli action Usa»
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OCCHIELLO: Parlano tre protagonisti dell’utima stagione per la seconda serie più vista (dopo Squid game) in lingua non inglese: «Chiudiamo all’apice del successo»
TESTO: Ecco Enrique Arce (Arturito) e Pedro Alonso, uno dei più amati di La casa di carta, che era stato fatto morire nella seconda serie e ha continuato a vivere nei flashback. Come Belén anche lui è terribilmente simpatico e a ogni domanda si nasconde dietro il fatto che «non so nulla perché sono morto». Enrique-Arturito invece racconta anche quello che Netflix non vuole rendere noti: i loro dati d’ascolto (distesi su 190 Paesi): «Abbiamo avuto nel mondo 68 milioni di telespettatori, secondi solo a Squid Game, la serie coreana, che è a 140 milioni». La casa di carta ha mutato rapporti di forza e scenario. «L’industria spagnola — dice Pedro — è piccola, la tv generalista è per bambini e nonni, le piattaforme sono uno tsunami, somme di nicchie che formano un oceano di possibilità. Chiudiamo all’apice del successo? Finiamo prima di bruciarci. Abbiamo sfidato gli Usa sull’azione con un tocco di calore latino».
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TITOLO: Kevin Spacey deve pagare ai produttori «House of Cards« oltre 30 milioni
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OCCHIELLO: Lo ha stabilito lunedì una decisione arbitrale. La produzione da dovuto interrompere la sesta stagione dello show, riscriverla e accorciarla da 13 a 8 episodi
TESTO: Kevin Spacey e le sue società di produzione devono pagare alla Mrc, la società di produzione dietro «House of Cards» più di 30 milioni di dollari (circa 26.6 milioni di euro) a causa delle perdite causate dal suo licenziamento per violazione delle regole di condotta sulle molestie sessuali. È quanto ha stabilito una decisione arbitrale presa ieri, lunedì 21 novembre. Mrc, lo studio dietro alla celebre fiction, ha dovuto licenziare Spacey, interrompere la produzione della sesta stagione dello show, riscriverla per rimuovere il personaggio centrale di Frank Underwood, un membro del Congresso assetato di potere che diventa presidente, che il divo premio Oscar ha incarnato, e accorciarla da tredici a otto episodi per rispettare le scadenze, risultando in perdita per decine di milioni di dollari.
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TITOLO: «Blanca»: boom di ascolti per la tenace profiler non vedente
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OCCHIELLO: Grande successo per la prima puntata della fiction andata in onda l’altra sera su Rai1, di cui è protagonista Maria Chiara Giannetta, per la regia di Jan Maria Michelini
TESTO: Il successo della fiction, diretta dal regista Jan Maria Michelini e scritta da Francesco Arlanch e Mario Ruggeri, inorgoglisce il direttore di Rai Fiction Maria Pia Ammirati: «L’attenzione al femminile, in questo caso si lega anche a una condizione di disabilità vissuta come una straordinaria risorsa, oltre i pregiudizi e la marginalità in cui troppo spesso viene relegata. Blanca è esempio di positività e dell’entusiasmo con cui si può affrontare la vita, rovesciando una difficoltà in una dote impareggiabile». Evidentemente soddisfatto anche il direttore di Rai1 Stefano Coletta, che tiene a sottolineare come il «racconto valoriale» sia il più apprezzato dalla platea del servizio pubblico: «Blanca - aggiunge - veicola il codice dell’inclusione, rendendo normale la vita di una donna ipovedente, che fa della sua diversità un valore aggiunto». Conclude Matilde Bernabei di Lux Vide: «È la nostra prima serie domestica, in italiano e con un’attrice ancora non conosciuta all’estero, che sia stata già venduta in Francia, Spagna e Brasile, prima ancora di andare in onda su Rai1».
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TITOLO: La vicenda di Avetrana tra caso criminale e format mediatico
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OCCHIELLO: «Sarah. La ragazza di Avetrana» è la nuova docu-serie Sky: più il materiale è fragile più è facile costruire lo show
TESTO: «Sarah. La ragazza di Avetrana» è la nuova docu-serie Sky Original prodotta da Groenlandia e tratta dall’omonimo libro scritto da Flavia Piccinni e Carmine Gazzanni (Fandango Libri, 2020) che ricostruisce tutta la vicenda non solo dal punto di vista giudiziario ma anche mediatico, concentrandosi sulla sua spettacolarizzazione. È il 26 agosto del 2010 quando Sarah esce di casa per non farci più ritorno. La denuncia della scomparsa da parte della famiglia finisce in tragedia dopo quarantadue giorni di ricerche. Intanto Avetrana si trasforma in un set a cielo aperto la cui svolta è la rivelazione in diretta televisiva a Concetta Serrano della sorte della figlia. Le quattro puntate non riescono a cancellare quello che è stato il primo reality show collettivo dell’orrore, cui molte trasmissioni hanno alacremente collaborato, il «The Sarah Scazzi Horror Picture Show» della tv italiana, una delle pagine più oscure della nostra tv.
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TITOLO: Brits Award, dall’anno prossimo nessuna distinzione tra uomini e donne per gli Oscar della musica britannica
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OCCHIELLO: Una sola categoria dall’anno prossimo per i premi per avere maggior inclusività
TESTO: «E’ importante che i Brits continuino ad evolversi e ambiscano ad essere inclusivi», ha sottolineato Tom March, co-presidente della Polydor Records e quest’anno direttore del concorso. L’anno scorso il cantante Sam Smith, che è non binario, era stato escluso in quanto non disposto a essere presentato come uomo o donna. «Spero che un giorno – aveva detto – queste premiazioni riescano a riflettere meglio la società in cui viviamo. Dobbiamo celebrare il successo di tutti, senza distinzioni di genere, razza, età, abilità, sessualità e classe». Già l’anno scorso gli organizzatori avevano indicato che le categorie per genere sarebbero state revisionate, sottolineando però l’importanza di verificare che «ogni cambiamento favorisca veramente la diversità e non danneggi, anche involontariamente, l’inclusione». Il timore, infatti, è che unendo le due categorie si arrivi paradossalmente a una situazione in cui un sesso ha il sopravvento sull’altro. Nel 2020, ad esempio, tra i candidati a miglior brano, album e nuova proposta figurava una sola donna.
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TITOLO: Minacciò di morte Brumotti, foglio di via per il rapper Paname
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OCCHIELLO: Dopo l’aggressione all’inviato di «Striscia la Notizia» il pomeriggio del 5 ottobre a San Bernardino di San Severo (Foggia), il cantante è stato raggiunto dal provvedimento
TESTO: Gran parte del filmato è stato girato davanti all’abitazione, sottoposta a sequestro dalla polizia, nella quale le telecamere di «Striscia la notizia» avevano documentato l’attività di spaccio di sostanze stupefacenti. Il video, già poche ore dopo la sua pubblicazione, avvenuta il 10 novembre, contava migliaia di visualizzazioni con like e commenti di apprezzamento. Nel videoclip si vede il cantante, con un gruppo di ragazzi di San Bernardino che interagiscono con lui, mentre intona esplicite minacce all’inviato di Striscia, accompagnando le parole con chiari gesti che imitano l’esplosione di colpi d’arma da fuoco. Per questo motivo la polizia ha notificato ulteriori misure di prevenzione nei confronti di alcune delle persone che avrebbero fatto da contorno all’esibizione del cantante. Sono stati così irrogati tre «avvisi orali» ad altrettanti pregiudicati del posto, uno dei quali era stato partecipe dell’aggressione a Brumotti.
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TITOLO: Negrita, esce l’«Mtv unplugged»: «Il futuro? Non c’è musica ma arte»
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OCCHIELLO: Disco e speciale tv per la band aretina: «In pandemia la musica non ci ha dato stimoli»
TESTO: Adesso i due si dedicano all’arte. Hanno recuperato colori e pennelli, antica passione e sono impegnati in mostre personali e altri progetti. «Il futuro dei Negrita? Non si sa», commenta Pau. I fan si spaventeranno. .. «Non vendiamo cliché, credo che il pubblico debba apprezzare la nostra onestà artistica: se non ci sono stimoli è meglio non fare un disco tanto per farlo», dicono. Intanto c’è questo album con relativo speciale tv, tutto disponibile da venerdì 26. «Abbiamo riletto brani della nostra storia in assoluta libertà, abbiamo riarrangiato materiale di cui conoscevamo il potenziale. E con noi ci sono ospiti Rkomi, Piero Pelù e Manuel Agnelli», dicono. «Suonare senza orpelli tecnologici è un gesto di resistenza di questi tempi: fare musica suonata è ancora un valore», aggiunge Pau. Il logo Mtv Unplugged riapre cassetti della memoria: «Sono dischi che ci hanno influenzato molto usciti a cavallo fra anni 80 e 90 — dice Drigo —. Si usciva dal decennio dei synth e si diceva che il rock era morto. Eric Clapton rilanciò la musica suonata. Anche si dice la stessa cosa ma, come allora, ci sono segnali di cambiamento, come il successo dei Maneskin. Stanno tornando le vibrazioni organiche». Un po’ meno ottimista Pau: «Ma se torna il rock come faranno tutti quei trapper che si sono tatuati la faccia? — ironizza —. Però il ritorno è ancora debole, sento parlare solo di basi e beat».
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TITOLO: Freddie Mercury moriva 30 anni fa, tutti i suoi segreti, da Bohemian Rhapsody al vero testamento
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OCCHIELLO: Il cantante è scomparso il 24 novembre 1991 a soli 45 anni. In «Queen. Opera Omnia - le storie dietro le canzoni» di Roberto De Ponti, curiosità inedite sul gruppo inglese
TESTO: Freddie Mercury avrebbe oggi 75 anni. Sì, è vero, se n’è andato il 24 novembre 1991, esattamente 3 decenni fa, quando di anni ne aveva 45, ma per i fan - e sono tanti, tantissimi - il tempo non è mai passato: Freddie è ancora lo spavaldo frontman con giacca gialla e baffi «Castro clone» che arringava le folle dal palco trasformando i Queen, la band di cui lui si è sempre detto «componente al 25%». È il campione del mondo che il mondo se l’è preso quel 13 luglio 1985, Wembley Stadium, Live Aid: «La più grande performance della storia del rock», parola di Dave Grohl, leader dei Foo Fighters, mica pizza e fichi. Nel 2019 il libro «Queen. Opera Omnia - Le storie dietro le canzoni», scritto dal giornalista del Corriere della Sera Roberto De Ponti e pubblicato da Giunti, ha provato a raccontare i tanti piccoli segreti che si nascondono dietro le oltre 200 tracce incise da Brian May, Roger Taylor, Freddie Mercury e John Deacon.
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TITOLO: Indagini e sentimenti di «Blanca», una fiction non banale
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OCCHIELLO: Lux Vide ha inserito un impianto narrativo ben collaudato (il poliziesco che stinge sapientemente nel rosa), in uno scenario poco sfruttato dal cinema: Genova e dintorni,
TESTO: Ha inserito un impianto narrativo ben collaudato (il poliziesco che stinge sapientemente nel rosa), in grado di risolvere un caso in ogni puntata (con il pubblico di Rai1 è un azzardo giocare troppo con le trame orizzontali, quelle che si estendono per diversi episodi), in uno scenario poco sfruttato dal cinema italiano: Genova e dintorni, con le sue strade, il suo porto, la ferita del ponte Morandi ancora aperta. E poi una bella ragazza (Maria Chiara Giannetta) non vedente che risolve casi di femminicidio suscita subito una particolare simpatia. Per non parlare del suo cane Linneo, che l’aiuta nella vita di tutti i giorni e anche nelle indagini. Tutto si gioca sullo sguardo «diverso» di Blanca che le permette di vincere la diffidenza con cui è stata accolta nel commissariato San Teodoro. La regia dei sei episodi della fiction è di Jan Maria Michelini e Giacomo Martelli. Una curiosità: Blanca è la prima serie televisiva al mondo girata in olofonia, una speciale tecnica di registrazione del suono che permette, tramite cuffie, di percepire il suono come lo sente una persona non vedente.
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TITOLO: Adriano Celentano potrebbe tornare in Rai. Claudia Mori: «Ma dipende se glielo permetteranno»
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OCCHIELLO: Claudia Mori ha aperto la possibilità del ritorno del cantante in televisione con un nuovo spettacolo: «Da dopo Rockpolitik c’è stata qualche censura su di lui»
TESTO: “Niente è andato perso” è il nuovo inedito di Mina e Celentano, titolo quanto mai adatto a condensare il senso di un disco-strenna che raccoglie tutti i duetti realizzati da Mina e Celentano. A presentare oil cofanetto The Complete Recordings tutta la squadra di professionisti che hanno affiancato Mina e Celentano nel corso degli anni: Celso Valli, (arrangiatore), Maurizio Balletti (fotografo e grafico), Fio Zanotti (direttore d’orchestra), Massimiliano Pani, (produzione e arrangiamenti). E naturalmente, collegata in video, Claudia Mori che a un certo punto ha ammesso: «Credo che Adriano mediti un ritorno in TV. Qualcosa bolle in pentola, ma Adriano non mi dice niente. È da un anno che lo vedo impegnato e dice sempre che sta mettendo ordine sul computer». Il Molleggiato avrebbe in mente un nuovo progetto per la tv. «Dipende se glielo faranno fare. Anche perché ultimamente qualche censura su di lui c’è stata, in particolare dopo Rockpolitik. Da parte di Adriano l’idea c’è, ma bisogna essere in due per realizzarla. Artista ed editore. Lui sta pensando a tornare in Rai».
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TITOLO: Su «Sette» le fragilità di Achille Lauro: «Cerco quello che non ho»
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OCCHIELLO: Durante il concerto del 7 dicembre agli Arcimboldi di Milano, in cui sarà accompagnato da un’orchestra, il battito cardiaco dell’artista diventerà un’opera grafica
TESTO: Nell’intervista il cantautore/rapper ricorda vita e carriera. «Vogliamo sempre essere quello che non siamo. Sono sempre insoddisfatto, cerco quello che non ho», dice. Lauro, il suo nome di battesimo, il cognome è De Marinis, ripercorre la sua vita. dai primi ricordi di quando era bambino e andava a visitare la nonna materna («Ci parlava con dolcezza nelle orecchie e ci regalava dei giocattoli. Semplicità e felicità») ai giochi con cui ha imparato a usare «la fantasia: mi inventavo storie con i pupazzetti e le relative canzoncine per fare le sigle». La vita prima che arrivassero i riflettori è avvolta nel mistero. Nell’autobiografia Io sono Amleto ha raccontato di un’adolescenza turbolenta. «Vengo dalla periferia romana, ai bordi del raccordo, una realtà di estrema difficoltà. Malavita e criminalità mi hanno fatto crescere con miti sbagliati. Roma non è corrotta, diceva qualcuno, ma corruttrice. Mi sono reso conto che stavo crescendo in una bolla sbagliata che mi avrebbe portato nella merda». Il sesso («La prima volta a 13 anni»), i tatuaggi e il loro significato, la voglia di cambiare genere che gli ha fatto lasciare il rap per il punk pop e ora che le chitarre stanno tornando di moda lui confessa che è pronto a «cambiare un’altra volta».
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TITOLO: Zhang Yimou: «One second, il mio omaggio al cinema e a Tornatore»
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OCCHIELLO: Il grande regista cinese racconta al «Corriere» la genesi del suo ultimo film, in uscita in Italia il 16 dicembre. «Il mio proiezionista ricorda l’Alfredo di Noiret»
TESTO: «Questo film mi tocca da vicino, è un ricordo della mia gioventù. La storia è inventata, ma molti dei dettagli sono tratti dalla mia esperienza personale. Ho lavorato come operaio in una fabbrica tessile di cotone a Shaanxi nel 1973. A quel tempo, il mio reddito non era alto e le condizioni molto difficili, così ho risparmiato duramente per alcuni anni e ho comprato un’attrezzatura rudimentale per imparare le tecniche. Come si pulisce la pellicola? Come si può prevenire la formazione di calcare? Come si ottiene l’acqua distillata semplice? Come si accelera l’asciugatura? Come si apre un groviglio di pellicola? Questi dettagli che mostro arrivano dalla mia esperienza, sono mie “invenzioni”». One second è l’opera più personale e insieme più controversa di Zhang Yimou. Atteso alla Berlinale nel 2019, fu ritirato poco prima dell’inizio del festival per «problemi tecnici di post-produzione», letti come veto della censura governativa. È uscito nel novembre scorso nei cinema cinesi, tagliato di un minuto, da noi arriva il 16 dicembre Fenix Entertainment e Europictures. Ambientato nella Cina rurale durante la rivoluzione culturale, si concentra sulle sorti di una bobina cinematografica di propaganda, il «cinegiornale 22», contesa tra la giovane orfana Liu Guinu (Liu Haocun), Zhang Jiusheng (Zhang Yi), scappato dai lavori forzati, e un proiezionista (Fan Wei). Più che un affresco storico, il film risulta un omaggio alla forza del cinema, come conferma il regista di Lanterne rosse al Corriere. Che non chiarisce se questo sia veramente il suo director’s cut.
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TITOLO: Zelig 2021, chi è Max Angioni: gli inizi in teatro, il secondo posto a Italia’s Got Talent e gli altri segreti su di lui
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OCCHIELLO: Il comico, attualmente nel cast del programma di Canale 5 condotto da Claudio Bisio e Vanessa Incontrada, prossimamente parteciperà alla seconda edizione di LOL - Chi ride è fuori
TESTO: «Stand-up comedian, comico, cabarettista, tante parole per una sola realtà: precario»: così si descrive sul suo profilo Facebook il comico Max Angioni, tra i protagonisti - nei panni di Kevin Scannamanna, aspirante concorrente di talent show - delle nuove puntate di Zelig che stanno andando in onda ogni giovedì su Canale 5 in prima serata. Ci sarà anche questa sera, 25 novembre, insieme ad altri volti storici del programma (condotto da Claudio Bisio e Vanessa Incontrada) come Ale e Franz, Gene Gnocchi, Gioele Dix, Albertino, Marta e Gianluca, Maurizio Lastrico, Simone Barbato, Massimo Bagnato, Flavio Oreglio, Antonio Ornano, Vincenzo Albano, i Senso D’Oppio, Ippolita Baldini e tantissimi altri. Il volto di Angioni è diventato sempre più popolare negli ultimi anni grazie alle numerose apparizioni in diversi show televisivi (di recente oltre a Zelig lo abbiamo visto a Lui è peggio di me accanto a Giorgio Panariello e Marco Giallini) e ai suoi esilaranti personaggi.
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TITOLO: Nayt sul palco di «Niente di strano 3», in streaming su corriere.it: «Il mio è un rap complesso e profondo»
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OCCHIELLO: Prima di lui sul palco il collettivo Bnkr44 e la band Iside nel live show di Buddybank e Tidal
TESTO: Le canzoni riflettono le sue esperienze autobiografiche: «C’è molto dolore in quel che scrivo e ci sono tante cose che mi hanno fatto crescere velocemente. Ho avuto un’adolescenza non facile, delle situazioni particolari in famiglia, ma dal mio bagaglio non positivo sono riuscito a trarre qualcosa di bello che è la musica. Consapevole anche che nella vita ce la si fa quando si ha qualcuno vicino che ti dà amore, nonostante le difficoltà e i traumi». Su questo punto Nayt è molto riservato: sul web rimbalza la notizia della sua love story con l’attrice Matilda De Angelis, ma lui non commenta. La passione su cui si sofferma è quella per la musica, scoperta a 14 anni ascoltando il rap italiano dopo aver “divorato” artisti statunitensi come Eminem o Kendrick Lamar: «Vedere che anche da noi si poteva fare quel che facevano in America mi ha dato la spinta per iniziare a scrivere. Mi ci sono approcciato come sfogo, da autodidatta, e poi non ho più mollato, spinto dalla voglia di migliorare».
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TITOLO: Whitney Houston e Robyn Crawford, un amore struggente tenuto nascosto per paura dei pregiudizi
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OCCHIELLO: La storia della relazione tra la cantante e la sua migliore amica - e assistente -, che lo scorso anno ha svelato tutta la verità in un l libro raccontata in un podcast da Morgan
TESTO: Avrebbero potuto essere felici, e chissà: se solo fossero state libere di vivere il loro amore, lontane dai pregiudizi, forse la storia oggi avrebbe un altro finale. Soltanto in anni recenti le voci che si sono rincorse per anni a proposito di una relazione sentimentale tra la cantante Whitney Houston, che il 9 agosto scorso avrebbe compiuto 58 anni, e la sua più cara amica e confidente nonché assistente, Robyn Crawford, hanno trovato conferma. È stata quest’ultima a raccontare tutta la verità nel libro «A song for you: my life with Whitney Houston» pubblicato nel 2019: «Ho fatto del mio meglio per stare lontano dai riflettori, ma credo sia mio dovere onorare la sua memoria e chiarire le molte inesattezze su me stessa e su chi fosse Whitney». Whitney, che giovedì 25 novembre sarà la protagonista della nuova puntata di Ikaros, la serie di podcast Spotify Originals narrati da Morgan e dedicati ai musicisti la cui esistenza si è consumata troppo presto. Un episodio intenso, che viene pubblicato in concomitanza con la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
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TITOLO: Amadeus: «No alle quote rosa a Sanremo, è offensivo». Ipotesi Clerici nel 2023. Coletta: «Perché no?»
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OCCHIELLO: Il conduttore e direttore artistico del Festival interviene sui rumors e le proposte che stanno circolando in questi giorni
TESTO: Un cast musicale diviso al 50% tra donne e uomini per Sanremo 2022? «Non sono d’accordo: non ho mai scelto una canzone in base al sesso dell’artista, sarebbe un grave errore, scelgo la canzone in base alla bellezza». Amadeus respinge al mittente la proposta lanciata dalla Fimi (Federazione Industria Musicale Italiana). «Al Festival ci sono sempre presenze femminili importanti perché hanno brani forti. Ma non vedo perché devo dare una quota alle donne, sarebbe quasi offensivo nei loro confronti. La musica è arte, e nell’arte non puoi creare zone prestabilite».
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TITOLO: Maradona, a un anno dalla morte, un canale dedicato a lui, su Pluto Tv
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OCCHIELLO: Da oggi «Maradona sin Cortes» che si aggiunga alla lista di 40 canali della piattaforma streaming completamente gratuita www.pluto.tv sbarcata in Italia da tre settimane
TESTO: Il 28 ottobre è sbarcata anche in Italia e propone contenuti molto variegati: show, cartoni, film, serie tv, documentari, cinema, reality, contenuti per bambini, lifestyle, genere crime e comedy. Tra i canali più seguiti PlutoTv Film Romantici, dedicato agli amanti delle storie che fanno battere il cuore; Film Azione, con contenuti di pura adrenalina; Crime, per veri appassionati del genere; Cinema Italiano che propone film sia classici che contemporanei della nostra cultura cinematografica. E ancora: il canale Scherzi e Risate che raggruppa i migliori momenti comici della tv; Young and Fabulous, che segue l’incredibile vita di giovani ricchi e favolosi. In palinsesto anche una serie di canali tematici dedicati a show e serie tv come Le sorelle McLeod e il celebre docu-reality 16 anni e incinta. La piattaforma presenta anche proposte per un pubblico più giovane, tra cui i canali Serie Teen, Super! Eroi e Super! Spongebob.
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TITOLO: Audio Tales, nasce il podcast che racconta tutto sulla comicità
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OCCHIELLO: Accordo Sagoma-Audio Tales per raccontare chi fa ridere
TESTO: Il mondo della comicità, con le storie dei suoi protagonisti e le pietre miliari dell’umorismo internazionale, rappresentano un tesoro in parte inesplorato dal mondo dei podcast. A colmare questo vuoto ci hanno pensato appunto le case editoriali che hanno siglato l’accordo. Sagoma Editore, Sagoma Network e Audio Tales lavoreranno su progetti dedicati al mondo dell’umorismo e della comicità, alle storie di chi ha fatto ridere generazioni e generazioni in tv, al cinema, sui palchi più importanti. «Lo strumento del podcast era l’ultimo tassello che ci mancava di affinare per coprire, come Sagoma Network, tutti i media», spiega Carlo Amatetti, titolare dell’agenzia e direttore editoriale delle edizioni Sagoma. «L’incontro con Sagoma - spiega Paolo Buzzone, co-founder di Audio Tales - dà seguito a una passione che adesso vogliamo trasformare in racconti: il gusto per la comicità e per tutti quei fantastici personaggi che hanno il grande dono di far ridere. Abbiamo in cantiere produzioni che ci permettano di esplorare una realtà complessa e sfaccettata, mai banale, che nasconde grandi storie che aspettano solo di essere raccontare».
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TITOLO: Will Smith nauseato dal troppo sesso: “A volte ho addirittura vomitato”
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OCCHIELLO: L’attore si è raccontato senza censura nel suo memoir “Will”, uscito in Italia l’11 novembre. Tra i molti aneddoti, anche quelli sul suo periodo buio di relazioni sessuali fuori controllo
TESTO: Prima di diventare un pilastro di Hollywood, Will Smith ha avuto una vita tutt’altro che semplice. Sempre nel libro autobiografico di recente uscita, ha infatti raccontato la violenza del padre, che in più occasioni ha picchiato la moglie proprio davanti agli occhi di Smith, talmente esasperato da aver desiderato vendetta omidica. Anche sul piano finanziario non sono state tutte rose e fiori, come testimonia l’aneddoto nel quale l’attore prende in prestito 10.000 dollari da un amico spacciatore per pagare le tasse.
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TITOLO: Grande Fratello Vip, Patrizia Pellegrino e il dolore per la perdita del figlio Riccardo appena nato
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OCCHIELLO: La conduttrice, da poco entrata come concorrente nella Casa, si è raccontata a cuore aperto a Manila Nazzaro che un anno fa ha subito un aborto spontaneo
TESTO: Patrizia Pellegrino e Manila Nazzaro hanno in comune un grande dolore: la perdita di un figlio. Ne hanno parlato a cuore aperto all’interno della Casa del Grande Fratello Vip nel corso di una lunga chiacchierata: «Il giorno che dovevo andare a prenderlo è entrato Pietro, l’ho guardato negli occhi e ho capito tutto subito» ha confessato Patrizia in lacrime ricordando Riccardo, il suo bambino morto pochi giorni dopo la nascita. «Una mia amica mi aveva regalato un bonsai piccolino - ha aggiunto -. Io l’avevo messo in camera. Sai che difficilmente i bonsai fioriscono. Il giorno che mio marito mi ha detto che Riccardo non c’era più è fiorito. È uscito un fiore bianco enorme, stupendo. Era lui che mi salutava. Non l’ho potuto salutare o vedere. Lui è il mio angelo custode. Un fiorellino, lui era lì, mi diceva “Mamma io non sono andato via, sono qui per te”». Negli anni successivi la conduttrice è riuscita a diventare mamma di tre figli (Tommaso e Arianna, avuti dall'ex marito Pietro Antisari Vittori, e Gregory, adottato in Russia), e si ritiene «una donna molto fortunata»: «Vivo per loro e sono la cosa più bella che Dio mi ha dato».
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TITOLO: Il caso Denise Pipitone: il rischio dei processi mediatici in tv
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OCCHIELLO: «Ore 14» ha organizzato tre appuntamenti speciali sul caso: a seguire la trasmissione di Milo Infante il torto è della procura di Marsala che ha chiesto l’archiviazione
TESTO: Fra gli ospiti in studio qualcuno ha parlato, per la serie «se la suonano e se la cantano», di «fulgido esempio di servizio pubblico», ma è davvero così? È servizio pubblico avere soltanto ospiti di parte civile che contestano il lavoro della procura e dei suoi consulenti, senza che questi possano difendersi? È servizio pubblico invitare la solita compagnia di giro per istruire un «processo parallelo», quando il gip di Marsala Sara Quittino deve ancora decidere sulla richiesta di archiviazione? È servizio pubblico invocare una Commissione d’inchiesta parlamentare come ci trovassimo di fronte a misteriose coperture politiche? Per carità, il caso della povera Denise sta a cuore a tutti ed è necessario tenere accesa la fiamma che lo illumina, ma i processi mediatici non vanno confusi con quelli reali, altrimenti è la fine dello Stato di diritto.
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TITOLO: Spot nel momento clou del film «Bohemian Rhapsody». I social insorgono
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OCCHIELLO: Mercoledì 24 è andato in onda il film Bohemian Rhapsody per i 30 anni dalla morte di Freddie Mercury. La scena clou è stata interrotta dalla pubblicità «Manà Manà»
TESTO: Grande polemica sui social per una interruzione pubblicitaria non gradita. Mercoledì sera su Rai1 è andato in onda il film Bohemian Rhapsody di Bryan Singer in occasione dei 30 anni dalla morte di Freddie Mercury (con 5.031.000 telespettatori pari al 24.3% di share, film che ha vinto la prima serata). Nel momento esatto in cui Mercury e i Queen vedono decollare il sogno della loro «Bohemian Rhapsody», ecco che parte la pubblicità con il jingle «Manà Manà» di una nota catena di elettronica ed elettrodomestici. Così l’incolpevole Angela Finocchiaro ha interrotto uno dei momenti più attesi di una serata presentata dalla Rai come un evento. E sono fioccati i tweet: «Non si rovina un’emozione in questo modo»; «Ma come cavolo si permettono di mettere la pubblicità durante Bohemian Rhapsody? »; «Come diavolo osate? » e molto altro.
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TITOLO: «Cane di Paglia» compie 50 anni: un maiuscolo Dustin Hoffman in un western urbano
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OCCHIELLO: Il capolavoro di Sam Peckinpah impresse una svolta nella carriera dell’attore
TESTO: A un mese dall’inizio della sua vera corsa sui mercati internazionali (in America debuttò il 22 dicembre, in Italia il 3 febbraio del 1972) e a dieci anni esatti dal debutto del regista Sam Peckinpah, il 25 novembre 1971 uscì nelle sale inglesi (complice la coproduzione con il Regno Unito, dove il film è ambientato) il capolavoro Cane di paglia. È un film che segnò almeno tre svolte. La prima per il regista, che dopo cinque film di ambientazione western (tra i quali l’eccezionale Il mucchio selvaggio, 1969, apice dell’ultima vera rifondazione del genere, da lui stesso scientificamente operata) scelse di ambientare una nuova riflessione sui meccanismi della violenza e sulla neotribalizzazione della civiltà contemporanea nel presente di un placido paese della Cornovaglia; la seconda per il protagonista Dustin Hoffman, all’epoca uno dei nomi di punta della nuova Hollywood, che decise di misurarsi con un personaggio radicalmente differente e assai più ambiguo e sgradevole di quelli interpretati in precedenza (come il mite Ben Braddock di Il laureato, 1967; il dropout sciancato Rizzo di Un uomo da marciapiede, 1968; il disegnatore innamorato di John & Mary, 1969; il testimone della battaglia di Little Big Horn Jack Crabb di Il piccolo grande uomo, 1970); la terza per l’irruzione potentissima e sconvolgente dei meccanismi dello splatter nel cinema “d’autore” e l’affacciarsi del tema della giustizia privata che caratterizzò una parte importante della produzione mainstream dei tardi anni Settanta (e che costò al regista la qualifica di “fascista” da parte della celebre critica Pauline Kael, penna principe del New Yorker e unanimemente considerata la più influente giornalista cinematografica americana di tutti i tempi).
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TITOLO: Pilar Fogliati, protagonista di «Cuori»: «Ho un viso drammatico ma dentro sono un clown»
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OCCHIELLO: L’attrice, 28 anni, racconta il suo percorso che in primavera la porterà a debuttare alla regia: «Andavo male a scuola, così mia mamma mi aveva iscritta a un corso di teatro»
TESTO: Ha capito che qualcosa era successo, quando per strada alcune signore l’hanno chiamata «la cardiologa». Pilar Fogliati è la dottoressa protagonista della fortunata serie di Rai1, Cuori (domenica andrà in onda l’ultima puntata). Ma è solo l’ultimo di una serie di ruoli che in pochi mesi stanno trasformando l’esistenza di questa 28enne di grande talento in uno dei nuovi volti dello spettacolo su cui più si scommette. «A volte non mi sembra vero — ammette —. Due anni fa ero a casa a grattarmi la pancia e adesso sono in pausa pranzo con Favino che mi chiama Pilli. Stranissimo».
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