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LE NOTIZIE DAL GIORNO Saturday 02 July 2022 AL GIORNO Saturday 09 July 2022 SU: spettacolo




TITOLO: Paola Turci rompe il silenzio sul matrimonio con Pascale e denuncia insulti omofobi
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OCCHIELLO: Dopo che la notizia dell’unione civile di Paola Turci e Francesca Pascale, domani a Montalcino, è diventata pubblica, la cantautrice romana ha denunciato insulti omofobi
TESTO: Per fortuna, sul web si moltiplicano invece i messaggi di felicitazioni per la coppia, che avrebbe voluto tenere riservata la notizia dell’unione civile, mantenendo sull’evento la stessa privacy con cui finora ha protetto la relazione, rivelata nell’estate del 2020 dal settimanale «Oggi» che pubblicò lo scatto di un bacio tra le due donne durante una vacanza in barca. Nella notte Paola ha anche pubblicato un messaggio romantico, scrivendo alle 4 del mattino accanto ad una foto con il cielo stellato: «Quella felicità che non ti fa dormire». Poi, la cantante ha ripostato i messaggi di auguri degli amici, come quello del critico musicale e conduttore radiofonico Luca De Gennaro che le ha scritto: «Che meraviglia che ti sposi, amica mia».
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TITOLO: «La bohème» di Leopoli al Festival Puccini: 150 artisti ucraini
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OCCHIELLO: Una trasferta emblematica il cui ricavato andrà a sostegno del sofferente teatro di Leopoli, intitolato a Solomea Krusceniski, leggenda della lirica, la Callas dell’Ucraina
TESTO: Quella che il 23 agosto andrà in scena al Gran Teatro di Torre del Lago è La bohème del Teatro di Leopoli: 150 artisti, musicisti, cantanti, tecnici, che dall’Ucraina arriveranno nella patria di Puccini con un capolavoro capace di attraversare i confini, anche nel mezzo della guerra. Una trasferta emblematica il cui ricavato andrà a sostegno del sofferente teatro di Leopoli, intitolato a Solomea Krusceniski, leggenda della lirica, la Callas dell’Ucraina, la Duse dell’opera, adorata da D’Annunzio e Toscanini, morta nel 1952 a Leopoli, vissuta per 30 anni in Italia. «Solomea arrivò a Viareggio nel 1910, vi trovò l’amore, sposò il sindaco Cesare Riccioni, e alla sua morte lasciò al Comune la ricca biblioteca del marito. Una nostra grande concittadina», ricorda Maria Laura Simonetti, presidente della Fondazione Festival Puccini, il cui cartellone ospita La bohème ucraina.
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TITOLO: Il miglior Buffa al servizio dell’avvincente storia di Enzo Bearzot
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OCCHIELLO: I cicli della vita usati per il racconto di una biografia scandita da tante «porte girevoli» come quella del «patriarca del calcio italiano», eroe e timoniere di Spagna ’82
TESTO: «Sin dal passato ci è stata tramandata l’illusione di vincere il tempo provando a governarne la misura, ma in realtà è il tempo che misura noi». Federico Buffa sceglie la metafora del tempo e dei cicli della vita per raccontare la vita di Enzo Bearzot, il «Vècio», «il patriarca del calcio italiano», eroe e timoniere di Spagna ’82 (Sky Sport e on demand). Ed è un’intuizione felice, che innesca il racconto di una biografia scandita da tante «porte girevoli», ma in fondo tracciata lungo una linea ideale che dal ragazzino di Gradisca d’Isonzo in festa per la vittoria del ‘38 arriva fino al tripudio di Madrid. A pochi giorni dal 40° anniversario di quell’iconico successo sportivo, Buffa confeziona un prodotto in cui sembra spogliarsi di alcune spigolature autoreferenziali per regalarci ciò che meglio sa fare: mettersi al servizio della storia.
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TITOLO: Franco Califano: nato in aereo, le vicende giudiziarie, la vita sregolata e la musica
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OCCHIELLO: Il cantautore, morto nel 2013, viene celebrato con un doc su Rai 2. Ha scritto oltre mille opere tra poesie, canzoni e testi per altri artisti
TESTO: Il 14 settembre 1938 nasceva Franco Califano, stasera un doc lo celebra su Rai 2 alle 21.20. Un cantautore sopra le righe fin dalle primissime ore della sua vita visto che venne al mondo su un aereo: i genitori vivevano in Libia, all’epoca territorio italiano, e la madre ebbe le doglie mentre stava viaggiando, costringendo il pilota a un atterraggio di emergenza. Dopo qualche tempo, quando scoppiò la seconda guerra mondiale, la famiglia tornò a vivere in Italia, prima a Nocera Inferiore e poi a Roma. Califano, conosciuto per brani come «Tutto il resto è noia», «Minuetto» o «La mia libertà», è ritenuto uno dei cantautori più originali del panorama musicale italiano: durante la sua carriera ha pubblicato 32 album e scritto, tra poesie e canzoni, più di mille opere e numerosi testi per altri artisti. È morto il 30 marzo 2013, a causa di un infarto.
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TITOLO: Paola Turci rompe il silenzio sul matrimonio con Pascale e denuncia insulti omofobi
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OCCHIELLO: Dopo che la notizia dell’unione civile di Paola Turci e Francesca Pascale, domani a Montalcino, è diventata pubblica, la cantautrice romana ha denunciato insulti omofobi
TESTO: Per fortuna, sul web si moltiplicano invece i messaggi di felicitazioni per la coppia, che avrebbe voluto tenere riservata la notizia dell’unione civile, mantenendo sull’evento la stessa privacy con cui finora ha protetto la relazione, rivelata nell’estate del 2020 dal settimanale «Oggi» che pubblicò lo scatto di un bacio tra le due donne durante una vacanza in barca (qui tutto quello che sappiamo finora sulle nozze). Nella notte Paola ha anche pubblicato un messaggio romantico, scrivendo alle 4 del mattino accanto ad una foto con il cielo stellato: «Quella felicità che non ti fa dormire». Poi, la cantante ha ripostato i messaggi di auguri degli amici, come quello del critico musicale e conduttore radiofonico Luca De Gennaro che le ha scritto: «Che meraviglia che ti sposi, amica mia».
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TITOLO: Caffellatte: «A 17 anni non mangiavo perché volevo scomparire»
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OCCHIELLO: La cantante romana non rinnega il suo passato, anzi lo racconta per sostenere le fan che stanno affrontando il suo stesso disturbo
TESTO: Cantante, scrittrice, attrice, speaker radiofonica. Caffellatte è una delle cantautrici più interessanti della nuova scena musicale italiana con un’anima «legata indissolubilmente alla scrittura». L’artista di Warner Music Italy, all’anagrafe Giorgia Groccia, nata ad Acquaviva delle Fonti (BA) nel 1994, ha all’attivo diversi singoli di successo come “Sottovuoto”, “Mon Frère”, “TSO” e “Non Mi Fa Dormire” insieme a Deddy, finalista di Amici 20, con cui ha partecipato al Primo Maggio Roma e ha superato 1 milione e mezzo di ascolti solo su Spotify. Il suo ultimissimo singolo si chiama “Nonchalance”ed è stato pubblicato questo venerdì. La sua carriera inizia nel 2018 con la pubblicazione del romanzo “Blue. Frammenti”, un rapporto madre-figlia a tinte forti, poi è attrice e musicista nel cortometraggio indipendente “La Figlia di Mazinga” in concorso al Festival di Cannes. Pugliese ma adottata dalla Capitale, Caffellatte non ha mai nascosto i suoi punti deboli, «ho paura della socialità disordinata, una manifestazione è il mio incubo più grande», e raccoglie sui social i segreti delle giovanissime fan che, come lei, hanno avuto problemi con il cibo: «molte ragazze si confidano con me per avere un conforto e un confronto, io sono stata anoressica, a 17 anni non mangiavo perché volevo scomparire».
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TITOLO: Matrimonio Pascale Turci, tutto quello che c’è da sapere
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OCCHIELLO: Dagli invitati (pochissimi) alla location (incantevole), l’unione civile a raggi x
TESTO: Paola Turci e Francesca Pascalesi sposeranno sabato 2 luglio a Montalcino, patria del famoso Brunello, in provincia di Siena, sabato 2 luglio, in una sala dell’ex municipio cittadino, il «Palazzo Storico». A Montalcino non si parla d’altro, ma pochissimo filtra all’esterno, per rispettare la privacy chiesta fino ad ora sull’unione civile: pochissimi gli invitati per una cerimonia sobria. A contribuire al segreto sulla cerimonia - rimasto assoluto, fino a ieri - è stata anche l’assenza di pubblicazioni, come per tutte le unioni civili. Qui tutto quello che sappiamo sulle nozze.
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TITOLO: Amanda Lear: le fake news su di lei, l’amore con Salvador Dalì (e con Bowie), 9 segreti
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OCCHIELLO: La cantante sarà protagonista del documentario di Gero von Boehm «Queen Lear», in onda venerdì 1° luglio in seconda serata su Rai 2
TESTO: Venerdì 1° luglio in seconda serata Rai 2 trasmetterà il documentario «Queen Lear», realizzato dal regista Gero von Boehm e interamente dedicato al mito di Amanda Lear, cantante, attrice, scrittrice, pittrice, modella, doppiatrice, presentatrice televisiva…insomma: una vera e propria icona pop vivente. Tutti la conoscono anche come musa di Salvador Dalì, per cui posò e di cui fu amante negli anni Sessanta. «La vuole sapere la cosa più strana del mio ménage-à-trois, con Salvador Dalì e Gala - raccontava Lear qualche anno fa a Vanity Fair -? La curiosità della gente, che non finisce mai. Ma cosa ci sarà di così strano a stare in tre invece che due? Lo fanno tutti: dai re, ai principi, perfino i presidenti della Repubblica e molti comuni mortali».
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TITOLO: Vaporidis: «Il fratello di Belén e Clemente Russo? Scorretti nel gioco e forse nella vita. Io ora voglio tornare al cinema, a teatro e in tv»
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OCCHIELLO: L’attore, star di «Notte prima degli esami», è reduce dall’«Isola dei famosi» su Canale 5, dove è tornato vincitore. Lì non ha risparmiato commenti duri ai naufraghi, ma ha anche vissuto grandi amicizie. «La mia fidanzata Ali mi ha aiutato a diventare la versione più sincera di me. Giorgia Surina? Sono cose nostre»
TESTO: Nicolas Vaporidis, dopo 100 giorni di «Isola dei famosi», in onda su Canale 5, è tornato a casa vincitore. Cento giorni di fame, mosquitos, strategie, liti, tramonti, notti in bianco, confessioni, pianti e risate. Da eroe di Notte prima degli esami a eroe dei naufraghi. Giovedì è atterrato a Roma dall’Honduras. E ha subito mangiato «perché la fame, che non avevo mai provato, è una cosa orrenda». Perché Nicolas Vaporidis accetta di andare all’«Isola dei famosi»? Scelta inaspettata per molti. .. «Avevo una certa reticenza nei confronti dei reality, avevo paura, pensavo di non essere all’altezza. Poi dopo un po’ ho pensato che era un’occasione unica. Perché il reality non è solo una vetrina, è un’esperienza umana molto forte. Resistere fisicamente è durissima, ma resistere mentalmente è la parte più sottovalutata. Per resistere alla fame, solitudine, assenza di contatti, lontananza da chi ami, devi combattere con la testa». Per lei poi che è sempre stato ossessionato dalla privacy. .. una scelta inconsueta. «Vero, per me la mia privacy era quasi un’ossessione, ma sono riuscita a gestirla». E si è pure lasciato andare, dopo quasi due mesi, a raccontare della sua attuale fidanzata Ali, che vive a Londra. Un miracolo. .. «Sì, mi sono lasciato andare e ho sentito il bisogno di condividere il fatto che ho incontrato una persona meravigliosa. È un rapporto che non ho mai avuto con le altre, prima non ne ero capace io. Ali è una di quelle persone che mi ha aiutato a diventare la versione più sincera di me, dunque più piacevole. Quando incontri una persona che ti permette di essere te stesso, valorizzando ciò che sei, devi tenertela stretta. E così faro con lei». Le prime settimane si è visto un Vaporidis duro, quasi aggressivo. Perché? «Perché non ho dissimulato. Io sono così anche nella realtà. Il mio è uno scudo di difesa. La mia timidezza, il mio imbarazzo mi fanno sembrare teso, snob, altezzoso. Ma non sono così. Il tempo mi ha aiutato ad aprirmi. Anche i miei amici dicono che non sono facile agli inizi, ma quando poi mi apro è tutta un’altra storia». Però sull’Isola è stato comunque molto duro con numerosi naufraghi, non le ha mandate a dire a nessuno. «Ho scelto di espormi e dire quello che pensavo senza farmi condizionare dal giudizio degli altri. Una volta per il quieto vivere ero accondiscendente, sull’Isola ho scelto di manifestare le mie opinioni anche quando non mi conveniva. È impossibile piacere a tutti, è uno sforzo inutile perche alla fine tradisci te stesso». Nomi e cognomi per chi non avesse seguito il reality. Chi non ha sopportato? «Nessuna affinità con Lory Del Santo: ho discusso tanto con lei. Non ho capito né condiviso il suo pensiero. Anche con Jeremias Rodriguez (fratello di Belén), Clemente Russo e la moglie Laura non c’è stata nessuna affinità. Abbiamo valori opposti. Loro sono giocatori veri, con profonda conoscenza delle dinamiche dei reality, io non avevo consapevolezza di ciò, sono entrato naif. Mi auguro solo che loro nella vita privata non siano come sull’Isola, anche se temo che il gioco e le scorrettezze che fai nel gioco, siano lo specchio di ciò che sei nella vita». Con Edoardo Tavassi invece è esplosa un’amicizia travolgente. «È vero, un rapporto nato in punta di piedi e diventato sempre più importante. Lui mi ha aiutato ad aprire la mia porta leggera, giocosa, ludica, meno seriosa». Anche con Carmen Di Pietro non è andata male, anche se non siete esattamente affini. . «Io non avevo capito il suo registro e all’inizio l’ho osteggiata, criticata. Quando poi ho capito il suo genio comico, mi ha fatto morire dal ridere. È un Checco Zalone al femminile». Momenti duri tanti? Ha mai pensato: mollo tutto e torno a casa? «Ho pensato continuamente di andarmene, poi per fortuna è prevalsa la parte positiva».
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TITOLO: Tananai: «Ero obeso e mi prendevano in giro. Saltai qualche mese di scuola per non farmi vedere»
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OCCHIELLO: Alberto Cotta Ramusino, in arte Tananai. L’errore? «A 20 anni sono andato a convivere con una ragazza». «La gente mi conosce per i brani solari. Il mio idolo? Dostoevskij»
TESTO: «Mio nonno Pino ci aveva azzeccato. Sono ancora un tananai». Parola in uso nei dialetti del nord che, dice la Treccani, definisce una «gran confusione e schiamazzo di gente che ciarla e grida» e che spesso viene usata per indicare dei bambini particolarmente vivaci. «Mi chiamava così, non ero un tranquillo, facevo sempre suonare i bicchieri con le forchette. È morto quando avevo 7 anni, il nome d’arte è un omaggio all’unico in famiglia che non sono riuscito a stressare con la mia musica». Alberto Cotta Ramusino, in arte appunto Tananai, è il fenomeno musicale di questi mesi. Il cantautore milanese è riuscito a ribaltare l’ultimo posto al festival di Sanremo in una vittoria grazie a una serie di post e battute che ne hanno fatto scoprire la personalità brillante e autoironica e hanno spinto «Sesso occasionale» in cima alle classifiche. A quel punto tanta era la fame di sua musica che nei mesi successivi è andata ancora meglio a «Baby Goddamn», canzone che un anno prima era passata inosservata, arrivata al terzo posto nelle chart (e prima su Spotify). Da lì concerti sold out, un’estate sui palchi dei festival con lo scudetto da tormentonista per «La dolce vita» insieme a Fedez e Mara Sattei, una nuova canzone intitolata «Pasta» uscita venerdì 1° luglio e un’agenda che si allunga al 2023 con date già fissate nei club. Carta d’identità? «L’ho persa da anni. ..uso patente e passaporto. Comunque, sono nato a Milano l’8 maggio 1995 e cresciuto a Cologno Monzese. Fino a che con non ho avuto il motorino, che con un amico usavo per arrivare a San Babila, la metropoli sembrava distante. La mia è stata una vita di periferia tranquilla, senza problemi. Al massimo qualche battuta tipo “ciccione” e qualche spintone quando ero un ragazzino obeso. Non direi bullismo, anzi, nulla in confronto ai tweet di Sanremo». Obeso lei? «In seconda media ero 1 metro e 50 e pesavo 82 chili. Adesso ne peso 76 e sono 1 e 82.. . Ho anche saltato qualche mese di scuola perché non volevo farmi vedere: ero in carrozzina per un problema a un ginocchio. Quell’estate ho iniziato a mangiare bene, sono arrivati gli ormoni che mi hanno fatto crescere in terza, quando ho iniziato a piacere alle ragazzine, pensavo mi prendessero in giro». Famiglia? «Papà dentista, mamma organizza lo studio. Stanno insieme da 30 anni e da più di 20 lavorano insieme, 24 ore su 24 insieme. Ogni tanto litigano, ma ho avuto la fortuna di avere una bella forma di amore sotto gli occhi. Ah, e mia zia fa l’assistente di papà». L’amore per lei? «Non ho fretta di crescere o l’ansia di raggiungere una condizione. Quando a 20 anni sono uscito di casa, sono andato subito a convivere con una ragazza. Ho fatto una cazzata. Quando è finita dopo due anni e mezzo ho scritto “Giugno”, un brano triste. È la canzone che mi ha fatto capire che scrivere è un mezzo di espressione, è terapeutico». La musica? «Papà suonava la chitarra classica e dava anche lezioni. Da bambino per ribellione alla sua figura ho voluto suonare il pianoforte; ho fatto 5 anni in scuole civiche ma, come è accaduto con lo sport e lo studio, non avevo stimoli e ho mollato». Cosa studiava? «Dopo lo scientifico, due anni di architettura. Ho lasciato per la musica ma sarei stato un architetto mediocre. L’architettura è coercitiva, ti costringe a guardare le opere anche se non vuoi. E troppi architetti andrebbero radiati. ..». La musica è tornata… «Il primo contratto è arrivato col progetto Not for Us, producevo musica elettronica sperimentale. Ero troppo saccente: pensavo che solo la musica complessa potesse essere valida. Ho messo un macigno su quell’esperienza ed è nato Tananai. All’inizio come progetto con un coinquilino, ma lui non faceva sul serio e quando un’amica vocal coach mi ha detto che avevo una bella voce è nata “Bear Grylls”, canzone che scimmiottava quella wave itpop che mi parlava alla pancia». La bella voce a Sanremo non è sentita molto. .. Intonazione occasionale… «Mi sono incazzato. Non per le critiche, ma con me stesso. Pensavo di aver bruciato un’occasione. Dopo la prima serata ero felice che fosse uscita la voce. Ai tempi dell’università mi veniva la lingua felpata a parlare in pubblico. .. Invece quella notte mi sono svegliato, ho preso il cellulare e ho visto il diluvio di critiche. Ho pensato “all’Italia non piaci”». Alla fine invece è piaciuto per come ha accolto con ironia il verdetto. Quando ha capito che il vento era cambiato? «Il giorno dopo il ritorno a casa: mi chiama il mio manager e mi dice che tutti mi vogliono. Il vero cambiamento però è stato quando “Baby Goddamn” è arrivata terza in classifica. Fino a quel momento temevo di saltare fuori solo come personaggio. La gente mi fermava per strada e mi diceva “vorrei prendere la vita come tu hai preso Sanremo”. Che andrebbe bene per un motivatore, ma io faccio il cantante. .. Mi aveva messo sull’avviso Stefano Bonaga, il filosofo, incontrato casualmente in un locale a Bologna: “capisco il tuo turbamento, attento a non cadere nel diventare il personaggio di te stesso perché poi arriva il giorno in cui lo realizzi e crolla tutto”. Quando hanno iniziato a parlarmi della musica ho capito che era successo qualcosa». Le chiacchiere col filosofo, in «Bidet» canta che vuole solo cose commerciali ma cita Nanni Moretti e Dostoevskij e «10k scale» riprende la poesia di Montale. .. Ci è o ci fa? «In “Bidet” cito le mie fonti di ispirazione. Sono in negativo perché non mi piacevo come persona e quindi rifiutavo anche i modelli. Amo gli scrittori russi e di Dostoevskij ho letto proprio tutto. La sua arte rispecchia l’evoluzione dell’uomo, ha indagato sui rapporti verso l’alto e verso l’infimo. In quella canzone. Moretti spacca. La canzone che riprende la poesia di Montale è la dimostrazione che scrivere canzoni ti porta nell’inconscio: Montale l’avevo letto a scuola e mentre componevo il brano è uscito inaspettatamente». Intanto il tormentone dell’estate sembra essere «La dolce vita», con Fedez e Mara Sattei. .. «La gente mi ha conosciuto con i pezzi solari e nella vita sono così. Nella canzoni per contrasto tendo all’introspezione. Per me il mercato estivo era uno spettacolo da guardare. .. Mi è piaciuto il pezzo e quando ho iniziato a lavorare alla mia parte sono partito dalla cosa meno estiva di tutte, “Oktober Fest”. Pensavo mi dicessero “vabbè dai, non se fa nulla” e invece. ..» Il suo tormentone? «"Estate" dei Negramaro. Mi ricorda la prima volta che mi sono innamorato da ragazzino e anche il primo palo. .. Ero sul lago di Garda, lei si chiamava Sofia. Non avevo mai provato quella sensazione e ogni volta che sentivo e sento quella canzone tornano le farfalle nello stomaco». Rifarebbe Sanremo? «Quello che ho fatto sì. Un altro dipende dalla canzone. Non ci puoi andare solo per ma manie di protagonismo, altrimenti è come con la droga, a un certo punto finisce». A proposito, «Pasta» è un riferimento all’ecstasy? Nel testo parla anche di acido… «Noooo (sgrana gli occhi). La canzone è nata come uno sfogo in un momento di tensione. È un flusso di immagini liberatorie e dopo il paraparapappapara a volte dico pasta, altre basta. Non mi nascondo, a volte bevo, ma sono straight edge sulle droghe. Ti fanno perdere la percezione e cambi personalità: non voglio ricordarmi di alcune situazioni vissute da uno che non è Alberto».
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TITOLO: Jova Beach party, oggi inizia da Lignano: le tappe, la scaletta (ma anche le polemiche con gli ambientalisti)
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OCCHIELLO: La tournée del cantante attraverserà tutta l’Italia per approdare infine a Milano il 10 settembre
TESTO: Parte dalla Spiaggia Bell'Italia di Lignano Sabbiadoro il 2 luglio la festa dell'estate targata Jovanotti. Sono attese di 60 mila persone attese tra sabato 2 luglio (sold out) al Jova Beach Party 2022. Come si legge sul sito ufficiale sono tre i palchi allestiti per il grande evento, in tutte lo località: lo Sbam Stage, il sound system per musica da ballo nelle sue accezioni più spinte. Il Kontiki Stage, al centro della spiaggia, una sorta di zattera sonora per la musica del mondo, con ospiti che arriveranno da ogni latitudine, dando risalto in particolare alla musica più attuale proveniente dal Mediterraneo. Il Main Stage, grande veliero che ospiterà il set serale di Lorenzo con la sua band e i suoi ospiti in un mix di musica live e DJ set.
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TITOLO: Valentina Lodovini, i genitori avevano un negozio di elettrodomestici e la riservatissima vita privata, sette cose che non sapete di lei
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OCCHIELLO: Il ritratto della protagonista di« Benvenuti al Sud» e tantissime altre pellicole
TESTO: Valentina Lodovini, 44 anni compiuti a maggio, ha già girato oltre 35 pellicole (tra i più famosi e amati “Benvenuti al Sud” con Claudio Bisio, oggi su Sky Cinema 1 alle 17.20) ma anche fiction e film per il piccolo schermo dimostrando ogni volta talento ma anche un appeal mediterraneo che riportano alla mente quelli di dive come Sophia Loren e Gina Lollobrigida. Per la sua interpretazione in “Benvenuti al sud” ha vinto un David di Donatello per la Miglior attrice non protagonista ed è stata candidata a un Nastro d’argento e a un Ciak d’oro per la stessa categoria. L’attrice è nata ad Umbertide (in provincia di Perugia) ma ha trascorso infanzia e adolescenza a Sansepolcro e, dopo aver conseguito la maturità scientifica, si è diplomata al Laboratorio teatrale dell’Associazione Culturale “Ottobre”, diretta da Valeria Cingottini.
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TITOLO: È morto Joe Turkel, l’inquietante barista Lloyd di «Shining»
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OCCHIELLO: L’attore era apparso anche in altri due film di Kubrick: come pistolero nella sparatoria culminante di «Rapina a mano armata» e in «Orizzonti di gloria»
TESTO: Grazie a «Shining», Ridley Scott gli affidò il ruolo del dottor Eldon Tyrell in «Blade Runner» (1982). Tyrell, che vive in una gigantesca piramide, dirige una società che crea replicanti con una vita di quattro anni - «più umani dell’uomo», recita lo slogan della sua azienda. Alla fine del film, mentre è avvolto in una pesante vestaglia bianca e indossa grandi occhiali, Tyrell riceve la visita del suo replicante più prezioso e avanzato, Roy Batty (Rutger Hauer), che chiede una proroga della sua vita che sta per scadere. Tyrell gli dice che «la luce che brucia due volte più luminosa brucia la metà più a lungo, e tu hai bruciato in modo molto, molto luminoso, Roy». In uno dei momenti più sorprendenti del film, Batty, rendendosi conto che il suo creatore non può esaudire il suo desiderio, bacia Tyrell sulle labbra prima di schiacciargli la testa e gli occhi a mani nude. Nato il 15 luglio 1927 a New York, Turkel ha iniziato la sua carriera cinematografica alla fine degli anni Quaranta, apparendo in film noir come «Malerba» (1949), «Il muro di vetro» (1953), «Duffy of San Quentin» (1954), «Giungla umana» (1954) e «Brooklyn chiama polizia» (1955); in film di guerra come «Okinawa» e «I figli della gloria», entrambi del 1951. Ha interpretato il cugino Chuck Darrow in «Femmina e mitra» (1958), lo sceriffo in «La valle dei giganti» (1965) e un detective in «Hindenburg» (1975) di Wise. In televisione è apparso in numerose serie, come «Boston Blackie», «Public Defender», «The Lone Ranger», «The Lineup», «Bonanza», «Fantasilandia», «Miami Vice», «Il tenente Kojack». La sua ultima apparizione cinematografica risale al 1990 in «666 il triangolo maledetto» e ha ripreso il ruolo di Tyrell, solo con la voce, per un videogioco di «Blade Runner» del 1997.
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TITOLO: La pepita d’oro di Zac Efron, le lettere del soldato Jordan, Giallini scrittore - eremita, Clavier indaga a Saint-Tropez, Woody Harrelson è l’uomo di Toronto: i film nei cinema, su Sky, Netflix e le altre piattaforme
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OCCHIELLO: Le prime visioni nei cinema e le novità dello streaming: «Gold», «Le parole che voglio dirti», «La mia ombra è tua», «Mistero a Saint-Tropez», «The Man From Toronto», «My Fake Boyfriend», «Corro da te», «Zlatan», «Ghiaccio», «L’arma dell’inganno - Operazione Minceamat»
TESTO: Dice: «Cerco un uomo che mi porti al confine». Risposta: «Perché vai laggiù, straniero? Al confine si stanno scannando». Che cosa succede in quell’inferno lontano lo scopriremo cammin facendo. C’è un’apocalisse in corso. Battaglie e cambiamenti climatici da fronteggiare. Il mondo inaridito respira con affanno in quel lembo estremo di terra australiana, su quel pavimento di sabbia, polvere e avidità dove il sole brucia la pelle e anche i pensieri, l’acqua scarseggia e i serpenti sono i veri, incontrastati dominatori. Il viandante Virgil arriva in un avamposto di civiltà residuale e assolda una sentinella, Keith, perché lo conduca in un territorio conosciuto detto The Compound. I due (interpretati da Anthony Hayes, il regista del film, e dal divo Zac Efron) si addentrano in una zona inospitale e scoprono una gigantesca pepita. Due calcoli e subito appare evidente che quel pezzo d’oro potrebbe cambiare le vite di entrambi. Virgil e Keith sono come due cani arrabbiati davanti all’osso: diffidano l’uno dell’altro. Quando si rende necessario trovare un escavatore per estrarre la pietra, Keith si offre di andare a cercarlo. Resteremo in contatto e tu mi aspetterai qui», promette. Virgil rimane solo con viveri e contatti radio limitati. Il polpettone distopico a questo punto si accomoda nella tragedia e diventa un survival movie con accenti shakespeariani. Entrano in gioco una donna sconosciuta, forse una strega o un miraggio, che minaccia le deboli certezze di Virgil e, subito dopo, qualcuno in cerca di riparo. Il compagno di viaggio lontano annuncia all’infinito un ritorno che non arriva mai. Infuriano violente tempeste di sabbia e Virgil, riparato sotto i resti di un aereo caduto, deve farsi largo tra insidie naturali, presenze oscure e fantasmi di passaggio. Il suo corpo comincia a cedere, la paranoia scava nel suo cervello. Il finale è un doppio salto mortale. Il mistero si svela e giustifica la lunga attesa. Sullo stile di certi racconti di Stephen King, Gold esibisce un’alta tensione drammatica, ben dosata dal regista Anthony Hayes che alza il livello del racconto facendo leva su un’ambientazione ruvida e fascinosa, metafora definitiva del disfacimento cosmico-morale spesso prospettato dal cinema fantasy. Zac Efron, che durante le riprese alquanto perigliose risulta essersi rotto l’osso di una mano, cerca da tempo l’occasione per ripulirsi dall’immagine del divetto da teen movie. Qui va lodata la sua disponibilità a imbruttirsi fino alla maschera horror e a cancellare qualsiasi traccia di glamour: segno che la rotta è giusta e Hollywood può sperare.
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TITOLO: Jovanotti, festa per 36.000 sulla spiaggia di Lignano Sabbiadoro
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OCCHIELLO: Tra gli ospiti del Jova Beach Party anche Max Pezzali: in tutto il tour prevede 21 date e oltre 400mila biglietti venduti da qui all’evento conclusivo di settembre a Milano
TESTO: Ha debuttato sulla spiaggia di Lignano la seconda edizione del Jova Beach Party: 21 date, 12 località, 400 mila biglietti venduti. Erano in 36 mila ieri: famiglie intere, coppie abbracciate, compagnie che fanno casino, single che cercano l’anima gemella o l’avventura di una sera, future mamme col pancione e uomini col panzone da birra, chi mostra tatuaggi e abbronzatura e chi ha dimenticato la crema e domani sfoggerà una scottatura. Spazio alle belle storie. Ce ne sarà una per data, raccontata da Lorenzo. La prima è un matrimonio. Quello di Giulia e Gianluca: abiti da cerimonia, stanno insieme da 13 anni, si sono conosciuti grazie a un’amica e hanno scoperto di essere stati vicini di culla, nati a un giorno di distanza nello stesso ospedale di Padova. Jova benedicente gli canta «A te», la loro preferita. Lorenzo si moltiplica. Ha un cappello per ogni occasione (ne ha un baule pieno). Capitano del veliero in abiti pirateschi, l’armatore è Maurizio Salvadori di Trident che ha messo in piedi «una produzione da oltre 20 milioni di euro». E anche ciurma quando fa da spalla agli ospiti. La musica comincia dal primo pomeriggio, tre palchi e lui che appare qua o là a sorpresa: duetta, jamma, fa casino. Perché il Jova Beach è anche un festival. In tutto saranno 150 gli artisti invitati, arrivano da 30 Paesi diversi e i generi coperti sono anche di più. Praticamente l’Onu della musica. Ieri c’era tanta Africa, ma anche la dance di Benny Benassi che ha portato il pubblico verso lo show principale.
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TITOLO: Il Palio di Siena e il mistero di una corsa che non finisce di stupire
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OCCHIELLO: Pierluigi Pardo era all’esordio nella telecronaca del Palio e ci ha restituito un racconto di chi scopre «per la prima volta»
TESTO: La mattina del Palio, eliminate anche altre due contrade: Istrice e Civetta, per i leggeri infortuni dei loro cavalli. È scoppiata la protesta della Civetta, che poi ha deciso di non effettuare le sbandierate al corteo storico. E infine le lunghe fasi della partenza: anziché facilitare la disposizione dei cavalli, la corsa a otto sembrava renderla ancora più complicata. La «mossa» è stata lunga, con diversi abbassamenti precauzionali del «canape» e mosse false. Pardo era all’esordio nella telecronaca del Palio: non ha finto di essere un superesperto alla Paolo Frajese, non ha finto di conoscere tutti i mille segreti dei contradaioli, ma proprio per questo ci ha restituito un racconto di chi scopre «per la prima volta» il mistero di questa corsa che non finisce mai di stupire.
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TITOLO: Elisabetta Gregoraci: «Noi, ex di Briatore unite da una bella amicizia»
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OCCHIELLO: Show su Italia 1. «Mi piace fare l’attrice impegnata, su di me però ci sono diversi pregiudizi. Sogno un film drammatico o super adrenalinico, tipo Soldato Jane»
TESTO: «Molto, specie se mi mette alla prova, se no evito. Ho fatto film molto belli e impegnativi, in cui mi invecchiavano, mi imbruttivano ed era quello che mi piaceva: essere diversa da come ci si sarebbe aspettati. Anche se avverto un po’ di pregiudizio. Anche Calopresti, con cui ho girato un film bellissimo come Aspromonte - La terra degli ultimi, mi diceva, quasi sconsolato: certo, tu sei proprio tanto famosa. .. avverto che non sempre questo è un bene, anche se poi, alla fine, penso di aver fatto dei bei ruoli e di essere riuscita anche a riempire qualche sala grazie alla fama».
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TITOLO: Ottimi ascolti per il Palio di Siena su La7: 10,5% di share
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OCCHIELLO: La telecronaca e il commento affidati a Pierluigi Pardo e Giovanni Mazzini
TESTO: Eccellenti ascolti sabato 2 luglio per il Palio di Siena 2022 al suo debutto in esclusiva su La7. La storica corsa trasmessa in diretta dalle 19.19 alle 20.35 (telecronaca e commento affidati a Pierluigi Pardo e Giovanni Mazzini) ha realizzato il 10,5% di share con 1.229.851 telespettatori medi, picchi del 13,74% e 1.732.056. Ottimo anche il risultato dello speciale che ha preceduto l’evento (17.28 - 19.18) che ha totalizzato il 7,4% di share con picchi del 9% di share. Nella giornata La7 è stata sesta rete con il 4,17% di share davanti a Rete4 (3,40%), mentre con il 9,36% di share è risultata terza rete nella fascia 18.00/20.30 dietro solo a Rai1 e Canale 5. Grande successo anche sui social di La7: infatti #paliodisiena è stato primo trend topic su Twitter.
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TITOLO: Hugh Laurie: «Divento psichiatra in tv per Agatha Christie»
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OCCHIELLO: L’interprete del Dr. House star della miniserie tratta da un giallo della scrittrice: «Perché non l’hanno chiesto a Evans?». Tre episodi su Sky on demand e in streaming su Now
TESTO: Il medico. Sembra che Hugh Laurie in televisione non voglia fare altro. Dopo il popolarissimo Dr. House l’attore britannico torna in tv con «Perché non l’hanno chiesto a Evans? », miniserie in tre episodi su Sky on demand e in streaming su Now. Tratta dal racconto di Agatha Christie pubblicato in Italia con il titolo di Ritratto di ignota, risolve il misterioso caso di uno sconosciuto che trova la morte sulle scogliere del Galles. È uno dei pochi romanzi senza i classici Poirot o Miss Marple. A investigare sono due detective amatoriali: Bobby Jones (Will Poulter), figlio del vicario parrocchiale, e l’amica Lady Frankie Derwent interpretata da Lucy Boynton. Bobby e Frankie dovranno decifrare le ultime parole del morto: «Perché non l’hanno chiesto a Evans? »
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TITOLO: Valerio Mastandrea: l’amore per la Garbatella, gli inizi al Maurizio Costanzo Show, 9 segreti su di lui
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OCCHIELLO: L’ispettore Ginko di Diabolik, la voce dell’Armadillo di Zerocalcare, i mille volti dell’attore romano nato il 14 febbraio 1972 e stasera protagonista di «Perfetti Sconosciuti» su Rete 4
TESTO: «Ho 50 anni, ho fatto pace con tante cose, compreso il fatto che recitare è il mio lavoro. Forse smetterò proprio perché ci ho fatto pace». Lo diceva qualche mese fa Valerio Mastandrea al Corriere (stasera protagonista di Perfetti Sconosciuti su Rete 4 alle 2125). Nel corso dell’ultimo anno lo abbiamo visto interpretare l’ispettore Ginko, a caccia di Diabolik nell’omonimo film diretto dai Manetti Bros. , e incarnare alla perfezione la voce dell’Armadillo - la coscienza del protagonista - in «Strappare lungo i bordi», la serie animata scritta e diretta dal fumettista Zerocalcare. Sono soltanto i capitoli più recenti della carriera dell’attore romano nato e cresciuto alla Garbatella («un quartiere a misura d’uomo che conserva una sua identità»), iniziata negli anni Novanta.
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TITOLO: Peter Brook, Don Giovanni con Abbado a Aix-en-Provence: cronaca di un naufragio del tutto inatteso.
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OCCHIELLO: Il grande regista inglese fu molto applaudito all’intervallo ma subissato di fischi di disapprovazione al termine dello spettacolo. «Non lavoro per accontentare il pubblico», ci disse. Il soprano Carmela Remigio era nel cast: «Io ci rimasi malissimo»
TESTO: Cronaca di un fiasco del tutto inatteso con il maestro del ‘900 che ci ha appena lasciati, Peter Brook. Claudio Abbado era seduto in platea tra il pubblico. La sua espressione, al termine dello spettacolo, si fece incredula di fronte ai fischi che provenivano da ogni direzione. Aveva ceduto la bacchetta della prima del Don Giovanni che Brook aveva allestito a Aix-en-Provence a Daniel Harding. Abbado si era tenuto le repliche, alternandosi sul podio dell’Orchestra da Camera di Mahler col suo giovanissimo pupillo inglese. Quel Don Giovanni di Mozart era il maggiore evento tra i maggiori festival europei. E’ il 9 luglio 1998. La fama si Brook era stata amplificata quando alcuni anni prima aveva portato in scena la sua estrema utopia, il Mahabharata basato sull’antico poema in sanscrito, che durava nove ore e fece il giro del mondo (con il nostro Vittorio Mezzogiorno nel cast multietnico). Era il regista che lavorava per sottrazione. Don Giovanni, ovvero l’incontro col mito e col metafisico, lo risolse utilizzando alcuni pali che diventavano altro, metafora di significati che si accavallavano, ora lance ora simboli fallici, in una purezza stilizzata. La scena era disadorna, tutto si giocava sugli sguardi degli otto protagonisti di quell miracolo mozartiano sulla condizione umana, un’indagine sul nostro destino. Una estetica impastata di semplicità, intimità, profondità. Brook tornava alla lirica dopo 23 anni. Con il regista inglese tutti, attori e cantanti, volevano lavorare. Il Corriere della Sera mi aveva mandato, insieme con Francesco Maria Colombo, a seguire lo spettacolo. Scrivemmo un primo articolo, entusiasta, per la prima edizione, che non faceva presagire in alcun modo il naufragio finale. Dovemmo scrivere un secondo articolo, registrando gli umori ribaltati. Ferruccio De Bortoli, allora direttore, ci disse irritato: da oggi prudenza, non si anticipano più giudizi per la prima edizione del giornale. Una regola che vale ancora oggi. Il giorno dopo la sollevazione che si era palesata alla prima, al Palazzo dell’Arcivescovado, andammo a trovare Brook e il resto del cast. Brook, con i suoi guizzanti occhi azzurri, ci disse: «Non si può accontentare tutti, specie i tradizionalisti. Ma io non lavoro per accontentare il pubblico». Abbado, laconico come sempre, si limitò a dire: «Per me è uno spettacolo stupendo, questa produzione è una nostra creatura dove vincono lo sforzo collettivo e l’amore per la musica». Incrociammo il soprano Carmela Remigio: «Io ci sono rimasta malissimo. Lo spettacolo arriverà al Piccolo di Milano e spero che il publico verrà più preparato». Il sovrintendente a Aix-en-Provence era Stéphane Lissner ora al San Carlo che ci disse: «Caro amico, il mondo dell’opera è fatto così. Ci sarà sempre qualcuno a cui non piace il nuovo».
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TITOLO: È morto Peter Brook, tra i più grandi maestri del teatro del Novecento
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OCCHIELLO: «Le Monde» ha dato notizia della scomparsa del regista, tra i massimi interpreti di Shakespeare. Negli anni, aveva diretto anche nove film per il cinema
TESTO: È morto Peter Brook, uno dei più grandi maestri del teatro del Novecento. Aveva 97 anni e a darne l’annuncio è stato Le Monde. Nato a Londra, il 21 marzo del 1925, è diventato presto tra i maggiori interpreti di Shakespeare. Tra i suoi lavori più importanti c’è «Orghast», considerato in assoluto il più portentoso lavoro sulla voce mai realizzato in teatro, nel 1971 a Persepoli, in Iran. Alcuni anni dopo, nel 1985, sarà la volta del «Mah?bh?rata», l’opera più imponente, di una durata di nove ore. Grande interprete ma anche innovatore, Brook ha rappresentato nel corso della sua lunga e prolifica carriera uno dei pilastri del teatro contemporaneo, tanto che nel 1989 è stato insignito del Premio Europa per il Teatro. Dopo aver messo in scena in lingua inglese «The Tragedy of Hamlet», nel teatro Bouffes du Nord, da lui stesso diretto, Peter Brook, nell’estate del 2001, aveva deciso di farne anche un adattamento cinematografico mente è del 2002 il suo settimo e ultimo film, «La tragedia di Amleto». Nel 2012 era tornato in Italia con «The Suit».
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TITOLO: È morto Tonino Cripezzi, leader dei Camaleonti: il corpo senza vita trovato in albergo
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OCCHIELLO: Il musicista poche ore prima aveva tenuto un concerto, poi era andato a cena con il resto del gruppo. La mattina dopo la scoperta: si pensa a un malore
TESTO: È morto improvvisamente Antonio «Tonino» Cripezzi, tastierista e leader dei Camaleonti. Aveva 76 anni. Il musicista è stato trovato senza vita nella camera d’albergo a Chieti, dove alloggiava con gli altri componenti della storica band, morto, si presume, per un malore. Tutto dopo che i Camaleonti si erano esibiti poche ore prima, tenendo un concerto al Parco di Villa de Riseis a Pescara. Dopo lo spettacolo si erano anche intrattenuti a cena con alcuni fan, per poi rientrare in albergo. Tra i messaggi dei colleghi, è stato Mario Lavezzi- ex componente e fondatore- tra i primi a scrivere: «Il mio caro amico di una vita Tonino Cripezzi se ne è andato nel sonno. Non posso crederci — scrive su Instagram— sono sconvolto dal dolore. Tornano in mente i bei momenti vissuti insieme che terrò sempre nel mio profondo caro amico».
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TITOLO: La sua magia «ipernaturalistica» (e ineguagliabile)
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OCCHIELLO: La storia del grande maestro inglese è cominciata nel 1942 con il «Doctor Faustus» di Marlowe. Ma il «Mahabharata» è il ricordo indimenticabile della magia del teatro
TESTO: La sua storia era cominciata ancor prima che io nascessi, nel 1942, con il Doctor Faustus di Marlowe. L’ho seguita sempre, con fedeltà assoluta. Nel 1985 andai, credo per la prima volta, ad Avignone: il Mahabharata, là, sulla riva del fiume, alle Caves de Boulbon, non è un ricordo indimenticabile: è «il» ricordo indimenticabile — di cosa possa essere il teatro, della sua ineguagliabile, indistruttibile magia: i suoni, i colori, il ritmo: il viaggio in un mondo sconosciuto che tuttavia non ci impaura, in cui non ci smarriamo. Fu l’unica volta ch’io abbia gridato alla fine dello spettacolo il nome dell’unico attore italiano, Vittorio Mezzogiorno, il principe Arjuna, il protagonista in un universo (quello del Mahabharata e quello di Peter Brook) che i protagonisti li rifiuta.
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TITOLO: Paola Turci e Francesca Pascale condividono sui social le loro prime immagini insieme: «Una marea di gioia»
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OCCHIELLO: Dopo il matrimonio, le due spose hanno celebrato anche sui social il loro amore, pubblicano i primi scatti dopo le nozze, che le ritraggono felici e sorridenti
TESTO: Dopo aver coronato il loro amore con il matrimonio, Paola Turci e Francesca Pascale lo hanno fatto anche sui social, pubblicando la loro prima foto assieme. A rompere gli indugi era stata inizialmente Pascale, condividendo già nel giorno delle nozze una loro immagine che le mostra sorridenti, con i calici in mano, durante i festeggiamenti. Il giorno dopo invece è stata la cantante a pubblicare un altro scatto con le due spose vicine, felici vicino ai prati della tenuta di Montalcino dove hanno festeggiato la loro unione. «Una marea di gioia e di affetto. Grazie», ha scritto Turci, ricevendo ancora una volta centinaia di commenti tra auguri e felicitazioni, tra cui quelli di diversi nomi celebri. Tra loro Laura Pausini, che ha scritto: «Tanti auguri, siate felici».
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TITOLO: Il matrimonio non può essere un alibi per non lasciarsi (se non si fa più sesso)
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OCCHIELLO: La posta del cuore del Corrmezz, le lettere di Alex e Cate
TESTO: Cara Cate, quante ne sento di storie come la sua… Non esisterà parità finché un uomo non si pone gli stessi problemi domestici di una donna. Non esisterà parità finché uomini e donne non avranno le stesse opportunità di carriera e di stipendio. E non esisterà parità finché bambini e bambine non verranno educati esattamente allo stesso modo, meglio ancora assimilando gli esempi giusti in casa. Viviamo fra generazioni di maschi educati in famiglie dell’altro secolo. Come convertire gli uomini alla parità concreta e quotidiana è il dilemma comune di tante famiglie dei nostri tempi. Come dice lei, a parole, tutti gli uomini sono bravi a mostrarsi paladini della modernità, nei fatti, le cose vanno spesso diversamente. Nessuno ha la ricetta per convertire questi uomini nati a cavallo di una rivoluzione dei costumi. Si può provare a fare una pianificazione dell’agenda e ad assegnare compiti e incombenze equamente. Ma se la collaborazione del suo uomo non c’è, le consiglio di partire per bel corso all’estero di almeno tre settimane. Le servirà il coraggio di abbandonare casa e figli alle sapienti mani del suo compagno e sperare che non accadano troppi disastri. Ma forse lui comincerà a rendersi conto di cosa significhi gestire una famiglia e una casa. Magari si dimenticherà i bambini a scuola, forse salterà una visita dal medico o resterà col frigo vuoto. Ha scritto la femminista Emma Goldman: «La vera emancipazione non inizia né nei seggi elettorali né nei tribunali: inizia nell’anima della donna». Alla fine, noi donne finiamo sempre per intervenire laddove gli uomini difettano e mancano perché siamo le prime a pensare che è normale che tocchi a noi, se nessun altro lo fa. Siamo brave a supplire a tutto, ma non abbiamo mai il coraggio di fare un passo indietro e far vedere che succede se qualcuno (noi, nello specifico) incrocia le braccia.
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TITOLO: Ricky Martin accusato di stalking in Porto Rico. Il cantante respinge le accuse: «Tutto inventato»
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OCCHIELLO: La superstar del pop latino ha ricevuto un ordine restrittivo con il divieto di contattare o chiamare la persona che l’ha richiesto, al momento anonima
TESTO: Con poche righe, recapitate su Twitter ai suoi oltre 20 milioni di follower, Ricky Martin ha negato fermamente le accuse di violenza domestica che hanno portato a un ordine restrittivo contro di lui. «Tutto si basa su accuse completamente false — ha scritto il cantante —. Risponderò attraverso il processo giuridico, con i fatti e la dignità che mi caratterizza». Trattandosi di una questione legale, ha aggiunto, «non potrò commentare ulteriormente. Sono grato però per gli infiniti messaggi di solidarietà e li ricevo con tutto il cuore». El Vocero, quotidiano di Porto Rico, ha provato a definire meglio i contorni di una vicenda ancora piuttosto fuori fuoco, rendendo noto che la persona che accusa il re del pop latino di essere uno stalker è una sua ex frequentazione di almeno sette mesi. Una volta che i due si sono lasciati — e la cosa risalirebbe a due mesi fa — Martin non avrebbe accettato la fine della storia, presentandosi sotto casa di chi ha richiesto l’ordinanza almeno tre volte, tanto che ora questa persona avrebbe dichiarato di «temere per la propria incolumità».
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TITOLO: Grande Fratello Vip 7: Orietta Berti e Sonia Bruganelli opinioniste
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OCCHIELLO: Confermata accanto ad Alfonso Signorini la moglie di Paolo Bonolis. Accanto a lei la cantante, reduce da un anno di rinascita artistica: il via il 19 settembre su Canale5
TESTO: Niente riconferma invece per Adriana Volpe, sostituita da Orietta Berti: la cantante 79enne sta vivendo una nuova giovinezza artistica: dall’estate scorsa, quando è uscito con il singolo "Mille" – cantato con Fedez e Achille Lauro – è tornata al centro dell’attenzione mediatica tanto che Sky l’ha voluta come diva diva del docu-reality “Quelle brave ragazze” con le amiche e colleghe Sandra Milo e Mara Maionchi. Alcuni esperti di tv hanno dichiarato che Signorini avrebbe voluto Giulia De Lellis come opinionista ma è stato lo stesso conduttore a fare chiarezza: «Non ho mai contattato Giulia De Lellis per fare l'opinionista al Gf Vip» ha detto su Instagram «ci pensai quattro anni fa, per la mia prima edizione. Glielo proposi, lei accettò, ma poi purtroppo la cosa non andò in porto».
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TITOLO: Porcupine Tree: «Il rock non ha saputo reinventarsi. I Maneskin? Sono terribili, una copia scadente del passato»
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OCCHIELLO: Il gruppo britannico di Steven Wilson è tornato dopo 12 anni con l’album «Closure/Continuation»: «La musica di oggi è TikTok. Noi non ci riusciamo»
TESTO: «A pensarci la nostra è la situazione ideale - riflette Wilson, 54 anni -. Non ci senti nelle radio o in tv, non scendiamo ad alcun compromesso, eppure abbiamo lo stesso un pubblico numeroso. Quando la gente ci scopre, diventa quasi evangelica nei nostri confronti e credo che in parte sia proprio perché capisce che il marketing non c’entra nulla. Certo, la nostra fanbase è grande in termini relativi, non siamo mica i Foo Fighters o i Metallica, ma considerato che abbiamo passato la nostra carriera a fare esattamente quel cavolo che volevamo, scelgo questo rispetto ad avere davanti 100mila persone». Influenzati dal rock progressivo degli anni 70 e passati negli anni attraverso continue sperimentazioni, i Porcupine Tree sono tornati senza fretta: «Ci doveva essere una ragione per fare un disco, qualcosa che suonasse come un’evoluzione, da poter fare uscire solo ora, nel 2022», spiega Wilson, a capo del trio completato dal tastierista Richard Barbieri e dal batterista Gavin Harrison (già con i King Crimson).
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TITOLO: Travis Barker sta meglio e rassicura i fan: «Ho rischiato la vita per una pancreatite»
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OCCHIELLO: Dopo il ricovero al Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles della scorsa settimana, il batterista dei Blink-182 ha raccontato su Twitter i dettagli del malore improvviso, che aveva spinto la figlia Alabama a chiedere ai follower di pregare per il padre
TESTO: «Lunedì sono andato a fare un’endoscopia e mi sentivo benissimo - ha raccontato Barker in una serie di tweet - ma dopo cena ho sviluppato un dolore lancinante e da allora sono stato ricoverato in ospedale. Durante l’endoscopia mi è stato rimosso un polipo molto piccolo proprio in un’area molto delicata, solitamente trattata da specialisti, che purtroppo ha danneggiato un tubo di drenaggio pancreatico. Questo ha provocato una grave pancreatite che ha messo a rischio la mia vita. Sono davvero grato che con un trattamento intensivo, ora sto molto meglio».
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TITOLO: Livio Macchia dei Camaleonti: «Tonino stava bene fino alla sera prima, poi lo abbiamo trovato riverso nel letto»
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OCCHIELLO: Il bassista ricorda Tonino Cripezzi: l’incontro nel 1963 a Milano, dopo la pandemia cantavamo la rinascita
TESTO: «Siamo rientrati in albergo e lui stava bene, ci siamo detti che ci saremmo rivisti la mattina dopo e invece lo abbiamo trovato riverso nel letto. È morto nel sonno». Livio Macchia — il bassista dei Camaleonti, nel gruppo fin dalle origini nel 1963 — è incredulo, la sera prima sul palco insieme e poi «l’amico, il fratello, che avevo da sessant’anni non c’è più. Eravamo a fare un concerto per ragazzi Down a Pescara, era stata una serata simpatica, molto bella. E poi. .. Ora mi sento male, i nostri sono stati praticamente sessant’ anni di convivenza insieme».
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TITOLO: Aerosmith, Steven Tyler torna sobrio ed esce dalla rehab. A settembre il ritorno sul palco?
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OCCHIELLO: Lo scorso maggio il 74enne frontman della band aveva avuto una ricaduta nella dipendenza da alcol e farmaci ed era entrato volontariamente in clinica per disintossicarsi, rimanendo in cura oltre i 30 giorni previsti dal programma
TESTO: La decisione di entrare in clinica «per concentrarsi sulla sua salute e sulla sua guarigione» era stata presa dallo stesso 74enne artista alla fine di maggio, dopo che un’operazione al piede lo aveva fatto precipitare nuovamente nell’abisso di alcol e farmaci. In un post congiunto su Instagram, la band aveva quindi annunciato la cancellazione dei live di giugno e luglio della residency al Dolby Live Park MGM di Las Vegas (il concerto italiano del 10 giugno era invece stato rinviato già da febbraio), rimandando le esibizioni da vivo fino al prossimo settembre. «Siamo veramente dispiaciuti di informare amici e fan che dobbiamo cancellare la nostre prime date della residency a Las Vegas, previste a giugno e luglio - si leggeva infatti nel comunicato social - Riprenderemo le nostre date a partire da settembre 2022 e vi comunicheremo ogni ulteriore aggiornamento non appena sarà possibile». Se tutto sarà confermato, il primo concerto è previsto a Bangor il 4 settembre.
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TITOLO: Raffaella Carrà, la risata, l’ombelico, le carrambate. Cinque motivi per cui ci manca
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OCCHIELLO: Il 5 luglio del 2021 moriva la grande showgirl. La tv la celebra con tanti ricordi
TESTO: In realtà sembra che non se ne sia mai andata. A un anno dalla sua scomparsa, il 5 luglio 2021, a 78 anni, Raffaella Carrà riesce ancora una volta a riunire gli opposti: da una parte ci manca da morire, dall’altra è sempre qui con noi a tenerci in compagnia. Non c’è programma, show, spettacolo, radio che non abbia in questo anno dedicato un omaggio a Raffaella, non passa settimana che non riascoltiamo, da qualche parte, uno dei suoi successi pieni di vita e allegria. Che sia il Tuca Tuca, “Come è bello far l’amore da Trieste in giù” o “Fiesta”. E’ con noi. Però Raffaella ci manca perché appunto era una dei rarissimi casi di donna capace di unire gli opposti: star e genuina, famosa e normale, bella ma non strabella, rigorosa ma morbida, professionista ma casalinga, sexy ma ironica. Amica delle donne, degli uomini, bandiera del mondo LGBTQ. indimenticabile confidente di Topo Gigio, e fantastica ragazzaccia di balli scatenati. Irresistibile: come si fa a trovare una donna che sia tutto questo insieme?
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TITOLO: Procida 2022, con “Espressioni” in rassegna il teatro contemporaneo
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OCCHIELLO: Da giovedì 7 gli angoli nascosti dell’isola diventano palcoscenico: in programma “Venere e Adone” di Roberto Latini, tre spettacoli di Claudia Fabris e “Bus room’s, vita morte e oracoli” un autobus a due piani che si trasforma in un grande teatro viaggiante
TESTO: Venerdì, sabato e domenica in piazza Marina Grande la compagnia Bus Theater, che produce rappresentazioni teatrali, musicali e performance di nuovo circo su un singolare autobus a due piani, propone “Bus room’s, vita morte e oracoli”, uno straordinario spettacolo di teatro, musica, illusionismo, teatro di figura (regia di Ilaria Cecere e Alessio Ferrara; con Alessio Ferrara, Ilaria Cecere, Francesca Masucci, Yuri Parascandolo e Pilar Penalosa). Il format prevede che gli spettatori esplorino un vecchio bus e scoprano gli spiriti che lo abitano. Ogni personaggio ha una storia e un proprio numero: musica, illusionismo, tarocchi e teatro di figura si succedono in una dimensione di vicinanza e di immersione totale, simile a una casa stregata. Il carrozzone post-moderno dilata lo spazio che lo ospita in un’atmosfera da luna park d’inizio secolo. Una giostra teatrale che rievoca l’esuberanza e la nostalgica bellezza del varietà e del circo. L’appuntamento è alle 20, alle 21 e alle 22, con tre repliche per 18 persone ciascuna.
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TITOLO: Camaleonti, Dik Dik, Equipe 84: che fine hanno fatto le band simbolo del beat italiano
DATA:
OCCHIELLO: Ecco cosa è successo ai gruppi che negli anni Sessanta hanno fatto la storia di questo genere musicale, nato sull’onda della British invasion
TESTO: I Camaleonti, che ieri hanno perso il loro storico cantante Tonino Cripezzi (morto improvvisamente a 76 anni), sono stati tra i protagonisti della ricca stagione beat italiana negli anni Sessanta, nata sull’onda della British invasion (e del successo dei Beatles), insieme ad altre formazioni come Dik Dik, Equipe 84, The Rokes, I Giganti e I Corvi. Cripezzi e Livio Macchia erano gli unici due componenti della formazione originale dei Camaleonti, attivi dal 1963 e attualmente in tour (avevano diverse date in programma quest’estate): lo storico batterista Paolo de Ceglie ha militato nella band fino alla sua morte nel 2004, anno in cui è scomparso anche il primo cantante (1963-1966) Enrico "Riki" Maiocchi. Il bassista Gerry Manzoli invece, marito della cantante Nada, è rimasto nel gruppo fino al 1982 (venedo poi sostituito al basso da Macchia, che prima era chitarrista). Oggi fanno parte della formazione Valerio Veronese (chitarra), Massimo Brunetti (tastiere) e Massimo di Rocco (batteria).
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TITOLO: Perché i Måneskin non fanno male al rock (come dicono i Porcupine Tree)
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OCCHIELLO: Per il leader della band inglese il rock negli ultimo 20 anni ha prodotto solo brutte copie. Ma si sbaglia: ecco perché
TESTO: Il problema è del rock e non dei Måneskin. Se il genere che ha rivoluzionato la cultura giovanile e la società negli anni Sessanta e Settanta oggi ha perso la sua presa sulla Gen Z non è certo colpa di chi ancora cerca nelle chitarre e in quel linguaggio, anche estetico, la propria forma di espressione. A lanciare il dibattito è statoSteven Wilson, leader dei Porcupine Tree, band inglese tornata dopo 12 anni di assenza con il disco «Closure/Continuation». Album che, a sorpresa, ha debuttato al quarto posto della classifica italiana. «Ci sono delle nuove band, ma il rock ha fallito nel reinventarsi per troppo tempo. È ormai diventato virtualmente invisibile nel mainstream, dove l’urban è completamente dominante, ed è diventato un genere di culto, come è successo al jazz nella seconda metà del Novecento. Ho scoperto tante nuove rock band valide negli ultimi 20 anni? La risposta è no», ha detto in un’intervista al Corriere. Nemmeno i Måneskin sono piaciuti al fondatore dei Porcupine: «Sono terribili. È sempre positivo quando una band fa conoscere ai ragazzi chitarre e batterie, vorrei solo che fossero un po’ meglio. Per chi è cresciuto sentendo i Led Zeppelin, i Pink Floyd o i Black Sabbath, ascoltare Måneskin o i Greta Van Fleet e prenderli seriamente è dura perché sono una copia scadente di quel che erano gli altri». La storia del rock è stata fatta sì da chi ha aperto una porta, ma anche da chi ci si è infilato e ha reso più avvicinabile al grande pubblico anche pionieri e innovatori. A partire dagli anni Novanta, i Porcupine Tree hanno esplorato territori meno battuti e alternativi. Ma non vergini. Nei loro album, a seconda dei diversi periodi, i modelli della psichedelia, del prog e del metal erano evidenti, anche se Wilson ha sempre cercato di dare un’impronta personale a quelli che per molti erano riferimenti assoluti come Pink Floyd o King Crimson. Muovendosi in un’area più lontana dal mainstream hanno avuto più libertà di sperimentare. In un momento storico in cui il rock sembra schiacciato in tutto il mondo dall’onda rap-urban, ci sono due strade che possono allontanare il momento in cui la frase «rock is dead» verrà pronunciata. La prima è quella di una rivoluzione, di qualcuno che arrivi e faccia quello che il grunge per ultimo è riuscito a fare con una chitarra in mano. In attesa di quella, chi continua a frequentare il genere ha il merito di ritardare il momento della consegna alla storia. Anche perché, hai voglia ad ascoltare i miti, con i quali magari sei cresciuto grazie a mamma e papà, ma quando hai vent’anni non puoi identificarti in qualcuno che ha i capelli grigi e le rughe. Non lo fai nel pop, figuriamoci con il rock che è nato come ribellione generazionale. Måneskin e Greta Van Fleet (una differenza c’è e la affrontiamo più avanti) hanno avuto il merito di riempire un vuoto. Perché la musica è come la politica, se ti scopri a destra (o sinistra) arriva qualcuno a prendere quello spazio. Che poi i Greta Van Fleet abbiano fatto questo tipo di operazione praticamente fotocopiando i Led Zeppelin è stato il loro limite. Troppo derivativi, per dirla con la cattiveria di Wilson la versione «boy band dei Led Zeppelin». Quella piccola riserva all’interno della GenZ ha trovato invece nella band romana una proposta credibile. Non solo per la musica. Anche dal punto di vista dello stile e dell’immagine o dell’insieme dei valori per quello che dicono in tema di libertà e diritti. Ora tocca a Damiano, Vic, Thomas ed Ethan fare il salto in avanti dando alla loro proposta musicale un carattere ancora più personale e innovativo. E poi che tutto il rock degli ultimi 20 anni sia da buttare… Forse Wilson dimentica Strokes, Franz Ferdinand, la parte più sperimentale dei Radiohead…
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TITOLO: Giorgio Panariello: «La relazione con mio fratello è stata un tormento»
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OCCHIELLO: Il comico è tra i protagonisti di «Relazionésimo 2030», l’Expo delle relazioni che si tiene a Vicenza dal 15 al 17 luglio. Il pubblico, il fratello, l’autenticità: ecco le sue relazioni
TESTO: Nell’epoca del selfie come codice di rappresentazione dell’io, qual è la sua relazione con se stesso? «Il fatto di rivedermi — con un selfie, per un video postato sui social — per me ha rappresentato una novità perché io sono della vecchia scuola di pensiero (e siamo in tanti): non mi riguardo mai. So che è un male, che è un errore, perché quando fai una trasmissione televisiva riguardarsi aiuta a capire dove hai sbagliato, dove puoi migliorare; ma io non ci riesco: io non mi sopporto, sono il peggiore fan di me stesso, sono super-autocritico. Ho fatto dei film da regista che a rivederli volevo uccidermi perché ne capivo la lentezza. Il problema è che in tv o al cinema quando fai una cosa, poi rimane lì: non la puoi cambiare». Giorgio Panariello sarà tra i protagonisti di «Relazionésimo 2030», l’Expo delle relazioni che si svolgerà a Vicenza dal 15 al 17 luglio.
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TITOLO: Guns N’ Roses, annullato il concerto di Glasgow (ma la data di Milano per ora è confermata)
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OCCHIELLO: La band ha annunciato di aver dovuto rinviare lo show per motivi di salute, senza però specificare chi riguardino, anche se alcune voci lasciano pensare che si tratti di Axl Rose, che aveva già avuto dei problemi dopo gli spettacoli a Londra
TESTO: Per ora non si sa quale sia il membro dei Guns N’Roses ad avere i problemi fisici che hanno reso necessario rinviare lo show scozzese, anche se alcune indiscrezioni fanno pensare che si tratti di Axl Rose che pare stesse già male dopo i concerti di venerdì e sabato scorsi nello stadio del Tottenham. Come infatti riferisce il Sun, il rocker ha dormito all’interno del nuovissimo impianto da 1 milione di sterline, perché non era in condizioni di raggiungere il Mandarin Hotel, dove alloggiava il resto della band. Alternative Nation riporta invece un’illazione, secondo la quale Rose avrebbe avuto un attacco di panico dopo il primo spettacolo, che gli avrebbe anche procurato dei fastidi alla voce. Quello che è certo è che i due show londinesi sono stati costellati da una serie di guai: la prima sera l’inizio è stato infatti posticipato di ben due ore, mentre nella seconda la scaletta è stata ridotta a 19 canzoni, anziché le 22 previste e molti brani sono stati cantati con una tonalità più bassa, a conferma di un possibile problema vocale di Rose.
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TITOLO: Gene Gnocchi: «Se non ci pensa dio ci penso io... a risolvere i problemi»
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OCCHIELLO: L’attore è protagonista il 24 luglio, ore 21, in piazza del Kuerc a Bormio dello spettacolo, nell’ambito della Milanesiana ideata diretta da Elisabetta Sgarbi
TESTO: Dalla laurea in Legge ai campi di calcio, al palcoscenico, com’è avvenuta la trasformazione? «Appena finita l’università, ho fatto l’avvocato per sei anni. Però in provincia, dove vivevo, era un’attività poco remunerativa, perché non ci si occupa delle grandi cause penali o civili, ma tutta robetta: separazioni matrimoniali, sfratti esecutivi, incidenti stradali. .. Poi è arrivata la passione per il pallone. Ero bravo, forse tecnicamente un po’ lento. Tuttavia ho svolto una discreta carriera, senza superare il limite del semiprofessionista. Mi pagavano bene, ma bazzicavo solo i tornei minori, senza accedere alle vaste platee. Solo una volta - continua l’attore - a 52 anni riuscii a firmare un contratto con il Parma: sulla maglietta avevo messo il numero 52 e mi ero dato il nome di Gnoccao, per darmi un tocco di esotismo. Stavo per raggiungere la Serie A, però. .. il Parma, che era a rischio retrocessione, non ce l’ha fatta e neppure io. Un destino segnato».
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TITOLO: Elisabetta Sgarbi: «Io, attrice per un imprevisto»
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OCCHIELLO: L’editrice protagonista del filmino «Le nuvole» degli Extraliscio: un omaggio ad Antonioni
TESTO: La regia, invece, per Sgarbi non è una novità. «Mi era capitato di girare dei videoclip di un gruppo musicale che avevo prodotto, i Castadiva. Poi avevo partecipato a qualche video di Battiato e dei Bluvertigo. Però, ora, è nato un certo fastidio per la parola. Come se necessariamente le immagini dovessero essere un puro accompagnamento del brano musicale. Così con Mirco abbiamo inventato questa parola, filmini, un po’ per ricordare i vecchi super 8, un po’ per indicare un avvicinamento al cinema». Ed ecco dunque la volontà di fare in modo che quelle immagini fossero anche un omaggio ad Antonioni. «Il brano mi ha rimandato immediatamente a Al di là delle nuvole il suo ultimo film, il cui primo episodio è ambientato tra Comacchio e la parte medioevale della città di Ferrara, dove ho vissuto». Quando ha realizzato di voler essere anche una regista? «Lo devo a Enrico Ghezzi. Quando ho cominciato a seguire Fuori Orario, e poi i suoi festival. Ho visto un cinema diverso, e ho imparato a vedere diversamente il cinema che avevo già visto. È stata una rivelazione e una folgorazione. Mai diremo grazie a sufficienza a Enrico, genio assoluto».
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TITOLO: Giovanni Allevi torna a parlare del mieloma: «Un dolore fisico a tratti insostenibile»
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OCCHIELLO: Il pianista e compositore ha voluto condividere questo momento difficile sui social: «Posso aiutare il corpo a guarire, affiancando alla terapia un’energia magica, che viene dall’anima e dal vostro Amore»
TESTO: «Ma. ..l’anima, esiste? Secondo me, sì! Se esiste, posso separarla dal corpo e dal dolore fisico a tratti insostenibile. Posso aiutare il corpo a guarire, affiancando alla terapia un’energia magica, che viene dall’anima e dal vostro Amore! ». Così il musicista e compositore Giovanni Allevi è tornato a parlare, su Instagram, delle terapie per sconfiggere il mieloma. Lo scorso 18 giugno Allevi aveva postato una fotografia della sua mano che scriveva musica per annunciare la scoperta di un mieloma: «Non ci girerò intorno: ho scoperto di avere una neoplasia dal suono dolce: mieloma, ma non per questo meno insidiosa. La mia angoscia più grande è il pensiero di recare un dolore ai miei familiari e a tutte le persone che mi seguono con affetto. Ho sempre combattuto i miei draghi interiori in concerto insieme a voi, grazie alla Musica. Questa volta perdonatemi, dovrò farlo lontano dal palco. Giovanni». Per curarsi, il 53enne pianista marchigiano è stato costretto ad annullare il tour estivo Estasi 2022. Tra i tanti messaggi giunti ad Allevi anche quello di Fedez: «Un grande in bocca al lupo per questo viaggio non facile», ha scritto su Twitter il rapper che nei mesi scorsi aveva fatto sapere di essere malato di un tumore al pancreas, per il quale a marzo si era dovuto operare. E sui social l’hashatg #forzagiovanni raccoglie il sostegno di migliaia di fan. — Allevi e il mieloma: nuove terapie contro il tumore che attacca il midollo osseo.
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TITOLO: Nick Cave strega l’Arena di Verona, oltre due ore di gioia (e dolore)
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OCCHIELLO: Il rocker australiano torna dopo quattro anno davanti a undicimila spettatori entusiasti. Il live cominciato con un'ora di ritardo a causa della pioggia battente
TESTO: Il concerto era dunque partito: da quel momento Nick alternerà lancinanti passaggi al piano (in «O Children» e «I Need You», i riferimenti ai figli perduti erano evidenti mentre sembrava quasi piangere nel canto) a tuffi letterali in mezzo alla folla come nelle vecchie cavalcate di «Tupelo» o «Red Right Hand», dove si arrampicava addirittura sui gradoni. E come San Daniele addomesticava definitivamente l’Arena poi su «Higgs Boson Blues». Sempre accompagnato dalla sapienza dei Bad Seeds e delle tre brave coriste, col vecchio e barbuto sodale Warren Ellis impeccabile nel passare con nonchalance da uno strumento all’altro. Era il prologo all’ossessivo finale di «City of Refuge» (You better run, you better run) e la suadente tristezza di «Into My Arms»: perché correvano e si intercambiavano il dolore e la gioia, la malinconia e le sfrenatezza, un mix supremo di emozioni, di vita e di morte che questo poeta segaligno del rock ci ha regalato per anni. E ancora non smette di fare. Can you feel the heartbeat? Sì, l’abbiamo sentito, eccome.
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TITOLO: Achille Lauro: «Riparto dopo aver sbattuto la faccia contro l’Eurovision»
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OCCHIELLO: Il concerto all’Ippodromo di Milano è collegato a un’iniziativa benefica con delle opere d’arte legate a NFT
TESTO: Schietto lo è, Achille. E perciò si toglie pure un sassolino dalla scarpa: Blanco gli aveva detto che al suo posto non avrebbe mai scelto di partecipare all’Esc per San Marino. «È un pischello. Tanti mi hanno mandato messaggi per dire che non era vero o magari lui pensava che quella frase non sarebbe stata riportata, ma io faccio scelte senza chiedere il permesso ai colleghi». Alla data milanese del tour Lauro ha collegato un’iniziativa benefica: durante lo show la musica di 5 brani genererà attraverso intelligenza artificiale delle opere d’arte visive che saranno legate a NFT che andranno all’asta a favore del Comitato Maria Letizia Verga per la cura della leucemia del bambino. «È il futuro. Il mio lavoro non è solo musica, sono anche un imprenditore e da boomer quale mi sento mi circondo di ragazzi che affrontano il presente con gli occhi del futuro».
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TITOLO: Raffaella Carrà, Madrid dedica una piazza all’artista a un anno dalla scomparsa
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OCCHIELLO: Tra gli ospiti anche Sergio Japino: «La Spagna per lei era a volte il secondo, a volte il primo Paese»
TESTO: Tra gli ospiti è arrivato anche Sergio Japino che un anno fa dava al mondo il triste annuncio della scomparsa. «Per lei era a volte il secondo, a volte il primo Paese» ha affermato l’ex compagno e storico regista degli spettacoli dell’artista, riferendosi alla Spagna, dove Raffaella Carrà era arrivata nel 1976 monopolizzando l’attenzione degli spettatori spagnoli con i suoi programmi «La Hora de. ..», «Hola Raffaella» e «En casa con Raffaella». E così come per l’italia, anche la Spagna era rimasta stregata dal suo Tuca Tuca e dall’ombelico scoperto, qualcosa di innovativo per il tempo.
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TITOLO: Max Gazzè compie 55 anni: cinque curiosità sul cantautore e bassista romano
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OCCHIELLO: Giunto al successo a metà degli anni 90, Gazzè è nato il 6 luglio 1967. Ha pubblicato 11 dischi e partecipato più volte a Sanremo
TESTO: I capelli ricci e il basso sempre a tracolla identificano uno dei cantautori più amati della «scuola romana» fiorita a metà anni 90: Max Gazzè, diminutivo di Massimiliano Gazzè, oggi compie 55 anni, un traguardo che festeggia mentre è nel mezzo di un’estate live, con un tour che lo porta in giro per l’Italia fino a settembre. Diventato famoso nel 1997 con «Cara Valentina» e l’album «Favola di Adamo ed Eva», Max Gazzè ha pubblicato 11 album (più uno insieme a Nicolò Fabi e Daniele Silvestri) e ha partecipato sei volte al Festival di Sanremo (la prima tra le nuove proposte, le altre tra i big)
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TITOLO: Torna Superquark: la sigla, la parodia su YouTube, 7 curiosità sul programma cult di Piero Angela
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OCCHIELLO: Prende il via mercoledì 6 luglio in prima serata su Rai 1 la nuova edizione della storica trasmissione di divulgazione scientifica
TESTO: Mercoledì 6 luglio in prima serata su Rai 1 prenderà il via la nuova edizione di Superquark, il programma di divulgazione scientifica condotto da Piero Angela. Scritto con Alberto Angela, Giovanni Carrada, Barbara Gallavotti, Elisabetta Bernardi e Paolo Magliocco tratterà come sempre - anche con i consueti ospiti in studio - temi legati alla scienza, alla natura, alla medicina, alla tecnologia e all’archeologia, senza dimenticare argomenti che ci riguardano da vicino come i cambiamenti climatici e il riscaldamento globale. In attesa della messa in onda scopriamo insieme alcune curiosità sulla trasmissione, a partire dalla storica sigla: è l’Aria della Suite numero 3 in Re maggiore BWV 1068 di Johann Sebastian Bach, reinterpretata dal gruppo The Swingle Singers nel 1963.
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TITOLO: Il divismo di Raffaella Carrà e la forza della tv generalista
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OCCHIELLO: Prima del reality e dell’aspirazione a «essere tutti divi», la qualifica di «divo» aveva un carattere esclusivo
TESTO: A un anno dalla morte, molte reti tv hanno reso omaggio a Raffaella Carrà: alla showgirl ma anche alla donna libera, a Raffaella (come la chiamavano nel mondo ispano-americano) e a «la Carrà» (come la chiamavamo noi), al primo ombelico della tv italiana e alla «colonna sonora» di tanti sabati sera. Stupiscono, se mai, i molti articoli scritti da persone insospettabili, cioè persone impegnate tutto l’anno con l’alta letteratura e temi sensibili. Facile rispondere che questa è la forza della tv generalista che, nonostante Internet, è ancora il motore e lo specchio delle nostre passioni, emozioni, percezioni. Una forza capace di raccogliere una comunità altrimenti distante, di offrire immaginari condivisi in modo trasversale. Sì, quello televisivo è proprio un divismo un po’ speciale («la diva senza divismo» per citare una canzone della Carrà), creato in buona parte dall’abitudine, dalla ripetizione, dall’insistenza. Prima del reality e dell’aspirazione a «essere tutti divi», la qualifica di «divo» aveva un carattere esclusivo, si riferiva alle star hollywoodiane e più in generale al mondo del cinema.
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TITOLO: Carlo Verdone: «Papà mi manca, a volte provo ancora a telefonargli. All'università mi bocciò (e poi, a casa, si mise a ridere)»
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OCCHIELLO: Carlo Verdone, protagonista al Lecco Film Fest: «A casa nostra ospitava Fellini, Blasetti, Germi, Lattuada, Pasolini. Arrivavano tutti con gli occhiali neri, pensavo avessero problemi agli occhi. Mi regalò i biglietti per i Beatles: "Sono un fenomeno nuovo, andiamo a capirlo insieme"»
TESTO: Verdone e Dreyer, il re della commedia e il regista danese scomparso nel 1968, intimidente solo a guardarlo. Carlo al Lecco Film Fest parlerà del suo film, Ordet-La parola. La strana coppia. .. «Hanno saputo che sono un appassionato di Dreyer e di questo film e mi hanno invitato a parlarne. È un cinema importante, c'è un comune denominatore in pattuglia di registi nordici, da Dreyer a Pabst fino a Bergman: il grande rigore, la spiritualità. È completamente diverso dalla spettacolarità americana. Trovo che se ne parli sempre in modo dogmatico. C'è in loro qualcosa di mistico e misterioso, un cinema da cineclub dove non ci sono il buono, il cattivo e il finale che dà sollievo. Ordet è un film teatrale, con tre-quattro uniche scene all'aperto su una collina battuta da un vento gelido». Non è un suo riferimento, ma c'è una connessione emotiva con suo padre. «Quel cinema non lo saprei fare, ma non vuol dire che non possa amarlo come spettatore. Massaggia il cervello con considerazioni profonde, è per un pubblico preparato. Erano film destinati all'insuccesso, Pabst morì nel dimenticatoio più assoluto». Pabst ci riporta a un episodio della sua vita da studente universitario. «Mio padre insegnava cinema alla Facoltà di Magistero, ebbe la prima cattedra. Mi chiese quello che non mi doveva chiedere: Dreyer. Non fu affatto generoso, facendomi fare una figuraccia tremenda. Ci rivediamo alla prossima sessione, mi congedò così. Alla vigilia l'avevo pregato di chiedermi di Fellini e del neorealismo. A casa, dopo l'esame, si fece una grande risata e mi disse, cosa avrebbero detto gli altri studenti se ti avessi protetto? La prossima volta preparati su Dreyer». Era severo? «Aveva due anime, era autorevole come professore e storico, soprattutto delle avanguardie, e fu giovane assistente di Norberto Bobbio; poi aveva un'anima scherzosa, comica, la goliardia senese da cui proveniva. Lui, orfano di padre (era morto in guerra sul Carso e nemmeno l'aveva visto) trascriveva atti unici goliardici, per esempio Il trionfo dell'odore, ambientato nei gabinetti dell'università di Siena; Zeffirelli realizzava le scenografie e con lui a recitare c'erano futuri registi, pittori, scultori. Amava il circo come Fellini, che frequentava casa nostra assieme a tanti nomi del cinema e intellettuali». E lei, da bambino, come li guardava? «Papà convocava me e mio fratello Luca e ci diceva: mi raccomando, tra poco suonano alla porta, salutate con educazione. Arrivavano Blasetti con gli occhiali neri; Lattuada con gli occhiali neri; Pasolini con gli occhiali neri; Germi». Con gli occhiali neri. «Pensai che avessero dei disturbi agli occhi per le luci sparate sui set. Ne avevo soggezione, mi sembravano tutti commissari di polizia».
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TITOLO: Da J-Ax a Rovazzi, da Ghali a Salmo: il «nuovo» Fedez come Gandhi, fa pace con tutti (tranne Selvaggia Lucarelli)
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OCCHIELLO: L’elenco delle sue liti è ormai lungo quanto quello delle riappacificazioni
TESTO: Da Cavaliere Nero («non je devi rompe’ er cazzo») a quasi Gandhi. Fedez fa pace con tutti (tranne con Selvaggia Lucarelli). L’elenco delle sue liti è lungo quanto quello delle riappacificazioni. In principio fu J-Ax. Erano fratelli come Romolo e Remo (lì è andata a finire un po’ peggio), riempivano gli stadi, facevano i «comunisti col Rolex», cantavano Vorrei ma non posto (poi ha cambiato idea e sposato la regina dei post) fino a una rottura che sembrava insanabile. Ora hanno sotterrato l’ascia di guerra, il trattato di pace firmato nella loro Versailles, l’attico di Fedez a City Life, Instagram a fare da notaio. «Abbiamo imparato che è facile lasciarsi le persone alle spalle e che invece per mettere da parte l’orgoglio e tornare a riabbracciarsi anche quando ci si è fatto del male ci vuole coraggio. In questo momento storico dove essere divisi è normale e avere nemici è quasi uno status symbol, archiviare le differenze e focalizzarsi sui momenti belli vissuti insieme forse è la cosa più giusta per vivere un’esistenza serena». Il grande freddo tra Fedez e J-Ax era cominciato 4 anni fa. E di come erano andate le cose l’unica versione è quella di Mr Ferragni che aveva confessato a Peter Gomez i motivi dello scontro. Ai tempi lui e Ax avevano fondato una loro società, Newtopia, ma un collaboratore che considerava la madre (nonché manager) di Fedez troppo invadente, aveva in mente il grande scisma, lui di qua, loro di là, in una società speculare a Newtopia. «J-Ax mi aveva giurato di essere estraneo a tutto questo, alla nuova società, all’addio di Rovazzi».
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TITOLO: La Fenice ritorna in piazza San Marco con Luisi sul podio: i «Carmina Burana» in diretta su Rai5
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OCCHIELLO: Sul palco il soprano Regula Mühlemann, il tenore Michael Schade e il baritono Markus Werba. Mercoledì sarà anche presentata la prossima stagione del teatro lirico veneziano
TESTO: Il concerto sarà trasmesso in diretta su Rai5 e Radiotre. La prima volta della Fenice in piazza San Marco fu nel 1928 con Cavalleria rusticana e Pagliacci a cui seguirono gli spettacoli di danza con la Biennale nel 1972 (con la Merce Cunningham & Dance Company) e con il Ballet du XXème Siècle di Maurice Bejart nel 1975. I Carmina Burana sono una cantata scenica da testi medioevali eseguita per la prima volta a Francoforte nel 1937. Con essi, Orff inaugurò «uno stile sinfonico per coro» attingendo ai testi di un canzoniere del XIII secolo scoperto in un monastero in Baviera.
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TITOLO: Moni Ovadia e Aldo Cazzullo protagonisti di «Il Duce delinquente»
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OCCHIELLO: L’attore: «Portiamo sul palcoscenico la demolizione della mitologia fascista. Il racconto non vuole essere ideologico ma puntare sulla violenza come costante del regime»
TESTO: Ovadia è ebreo, ma la sua analisi va oltre le leggi razziali del 1938: «Mussolini è stato il più grande assassino di italiani: alla fine del regime ha concesso ai nazisti i rastrellamenti, ma prima ancora c’erano stati gli omicidi politici e gli eserciti mandati in guerra impreparati. “Ho bisogno di 20 mila morti”, scrive in una lettera a Claretta Petracci parlando della guerra. Il crimine è già nei discorsi. E non dimentichiamo i crimini di guerra in Libia, Etiopia, Albania, Abissinia, Spagna e Grecia». L’attore non vuole dare allo spettacolo — che tornerà l’8 settembre a Camogli al Festival della comunicazione e in autunno sarà in tour nelle principali città italiane — una lettura ideologica. «Come diceva Umberto Eco, il fascismo non è un’ideologia, ma una retorica e un’iperbole di non verità e bugie. La demolizione della mitologia arriva da due persone come me e Aldo che sono antifasciste nel senso più civico, umano e profondo del termine». Il titolo potrebbe provocare la reazione di qualche nostalgico. «Agli spettacoli ci aspettiamo che qualcuno si presenti facendo il saluto romano. Sono persone che hanno paura di questa contestazione del fascismo in tutte le sue declinazioni non da militanti comunisti ma da cittadini democratici. Io arriverò anche un’estrazione marxista e radicale, ma Aldo ha altre radici e proprio per questo non si sente uno spirito di fazione».
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TITOLO: James Caan, morto il Sonny Corleone de «Il Padrino» di Coppola
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OCCHIELLO: Il divo è stato protagonista di molti film a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta. A dare notizia del decesso la famiglia su Twitter
TESTO: Ma è Coppola che non lo abbandona nel corso di una lunga carriera e lo vuole come sergente in un film bello e amaro sul Vietnam I giardini di pietra. Altro successo di Caan sarà Misery da Stephen King in cui è uno scrittore sequestrato e torturato da Kathy Bates, mescolando horror, thriller e letteratura. La sua stazza atletica, lo sguardo in cui il perdono non è la prima scelta, non tolgono a Caan anche l’attracco al sontuoso cinema Usa anni 70 (Killer elite di Peckinpah, Conto alla rovescia dove Altman lo manda nello spazio), compresi ruoli bifronti e intimisti in cui si incomincia a non essere più sicuri di nulla. Caan non si nega neppure qualche tuffo nel comico delle ultime follie Mel Brooks, esordendo poi alla regia con un buon film di vendette (Li troverò ad ogni costo) in cui Caan è un operaio che vuol ritrovare i figli.
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TITOLO: La ricerca dell’anima gemella in tv? Soltanto una messinscena
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OCCHIELLO: «Chi vuol sposare mia mamma?», il dating show condotto da Caterina Balivo su Tv8 è soltanto l’ultimo esempio di programma che si propone di far sbocciare l’amore
TESTO: All’epoca si usava un aggettivo dai toni un po’ moralistici: programma «taroccato», per dire che alle spalle sembrava esserci una sceneggiatura o qualcosa di simile. Poi arrivarono i primi format famosi come «M’ama non m’ama», «I l gioco delle coppie », « Colpo di fulmine», «Stranamore». Per non parlare di «Uomini e donne, » iniziato nel 1996 (l’anno prima Costanzo aveva sposato Maria, e non dico altro). Poi sono arrivati i dating più divertenti come «Il contadino cerca moglie» o «Primo appuntamento» su Real Time perché offrono diverse letture, con curiose incursioni antropologiche. Ma perché mi sto infilando nei recessi della memoria (di quel che resta della memoria)? Cerco qualcosa che mi porti da Caterina Balivo a Recalcati? Non mi ricordo più: mi ricordo solo che questi racconti sul corteggiamento, sulla ricerca del partner, sull’appuntamento al buio, sul matrimonio appartengono a pieno titolo al mondo dello spettacolo, sono recita, messinscena. Se non fosse rappresentazione, i conduttori (maschile sovraesteso) verrebbero catalogati come sensali.
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TITOLO: Selvaggia Lucarelli e le polemiche con i taxisti, Salmo e Fedez
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OCCHIELLO: Oggetto di cori sessisti a Napoli, la giornalista ha chiesto aiuto ai suoi follower per denunciare i responsabili. Poi ci sono Salmo e Fedez, con cui Lucarelli si è scontrata in un botta e risposta sui social
TESTO: Nonostante il periodo di vacanze, le polemiche che coinvolgono Selvaggia Lucarelli non smettono di infiammare i social. È lei stessa a pubblicare gli insulti e le battute infelici che le sono stati rivolti negli ultimi giorni e in varie occasioni. Uno degli episodi riguarda lo sciopero nazionale dei taxisti del 5 e 6 luglio. L’editoriale di Lucarelli pubblicato sul quotidiano Domani non è stato molto apprezzato dalla categoria. Durante la manifestazione di Napoli i taxisti presenti hanno intonato un coro sessista («Selvaggia Lucarelli è una p*****a! »), accompagnato da un atteggiamento che dava l’impressione di trovarsi a un derby calcistico più che a una protesta per la difesa del proprio lavoro. La giornalista ha prontamente reagito pubblicando un video su Instagram. «Mi sembra sempre più evidente che sia una categoria in cui le mele marce non rappresentano un’eccezione», ha scritto Lucarelli, «vogliamo Uber e tutto quello che possa consentire al cliente di non avere a che fare con questi squallidi energumeni». Nelle Storie ha poi invitato le persone a segnalarle per email i nomi dei responsabili del coro per denunciarli.
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TITOLO: Fede di Benji e Fede in ospedale dopo un incidente con il wakeboard: tre costole rotte
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OCCHIELLO: L’ex cantante del duo Benji e Fede si è mostrato sui social in barella e con un collare rigido. E’ andato a sbattere contro una pedana mentre faceva wakeboard
TESTO: Ma non è tutto: l’artista ha mostrato anche il video dell’incidente che gli ha provocato la rottura di ben tre costole rassicurando però tutti: “Poteva andarmi peggio” ha scritto su Instagram. L’impatto con la pedana ha fatto preoccuparei presenti che, si sente nel video, commentano l’incidente con toni spaventati. Dal canto suo l’ex del duo Benji e Fede ha condiviso un post, quasi scherzoso: “Beh dai non pensavo di essere così portato per il wakeboard” ha scritto mostrando un volto sorridente, il che fa pensare che le sue condizioni non siano gravi”.
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TITOLO: Aida Yespica reincontra il figlio dopo due anni e non trattiene l’emozione
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OCCHIELLO: Il Covid-19 li aveva separati: « Colpa della burocrazia»
TESTO: Aron riabbraccia la sua mamma con lo zaino ancora in spalle e la mascherina sul volto. Poi le mostra il viso. Subito i due tornano ad abbracciarsi. I video e le foto pubblicate raccontano nel dettaglio l’emozione del ricongiungimento e i festeggiamenti, celebrati con un piatto di carbonara. La modella venezuelana e suo figlio sono di nuovo insieme ma non in Italia. Attualmente si trovano a Miami, dove Aida Yespica è finalmente riuscita ad approdare. Il tredicenne Aron infatti vive in Florida insieme al padre Matteo Ferrari, ex compagno della showgirl. La decisione di non far trasferire il ragazzo in Italia era stata presa di comune accordo dai genitori a causa di un periodo di difficoltà economica che la showgirl stava attraversando. In passato aveva dichiarato: « Dopo una truffa subita che mi ha lasciato senza soldi ho deciso insieme al padre che sarebbe stato meglio farlo vivere a Miami, dove avrebbe continuato a frequentare le scuole internazionali».
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TITOLO: Da «Black Bird» a «The Staircase»: quando la cronaca nera diventa serial
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OCCHIELLO: Tanti i titoli tv che raccontano fatti veri e sanguinosi. Nel thriller psicologico con Taron Egerton compare per l'ultima volta Ray Liotta, deceduto nel maggio scorso
TESTO: E ora Hollywood si prepara a raccontare il recentissimo delitto di Gabby Petito, la ventiduenne uccisa la scorsa estate dal fidanzatino durante una vacanza on the road. Il colpevole, Brian Laundrie, si è poi ucciso lasciando un biglietto in cui spiegava che la ragazza era caduta in un dirupo procurandosi ferite gravi e che lui aveva posto fine alle sue sofferenze. Stranger than fiction, si dice negli Stati Uniti. Nessun racconto fittizio arriverebbe a tanto. Ora sulle montagne dello Utah l’attrice e regista Thora Birch ha iniziato le riprese di questa triste storia.
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TITOLO: Da J-Ax a Rovazzi, da Ghali a Salmo: il «nuovo» Fedez come Gandhi, fa pace con tutti (tranne Selvaggia Lucarelli)
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OCCHIELLO: L’elenco delle sue liti è ormai lungo quanto quello delle riappacificazioni
TESTO: Da Cavaliere Nero («non je devi rompe’ er cazzo») a quasi Gandhi. Fedez fa pace con tutti (tranne con Selvaggia Lucarelli). L’elenco delle sue liti è lungo quanto quello delle riappacificazioni. In principio fu J-Ax. Erano fratelli come Romolo e Remo (lì è andata a finire un po’ peggio), riempivano gli stadi, facevano i «comunisti col Rolex», cantavano Vorrei ma non posto (poi ha cambiato idea e sposato la regina dei post) fino a una rottura che sembrava insanabile. Poche settimane fa hanno sotterrato l’ascia di guerra, il trattato di pace firmato nella loro Versailles, l’attico di Fedez a City Life, Instagram a fare da notaio. «Abbiamo imparato che è facile lasciarsi le persone alle spalle e che invece per mettere da parte l’orgoglio e tornare a riabbracciarsi anche quando ci si è fatto del male ci vuole coraggio. In questo momento storico dove essere divisi è normale e avere nemici è quasi uno status symbol, archiviare le differenze e focalizzarsi sui momenti belli vissuti insieme forse è la cosa più giusta per vivere un’esistenza serena». Il grande freddo tra i due era cominciato 4 anni fa, colpa della loro società (Newtopia) e della madre (nonché manager) di Fedez considerata troppo invadente (insomma, niente di diverso dalla solita suocera).
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TITOLO: D’Amore al Social World: «Presto un film per Napoli, contro gli stereotipi»
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OCCHIELLO: L’attore e regista a Vico Equense parla del prossimo progetto, Napoli Magica: «Un‘opera sul luogo comune, sullo stereotipo, sul racconto quasi bidimensionale della nostra città». Il festival prosegue con Ron Moss, il Ridge di «Beautiful»
TESTO: D’Amore ha poi condiviso anche l’appello che Toni Servillo ha rivolto alle istituzioni qualche giorno fa proprio dal palco del Social World: «Sono assolutamente d’accordo con lui, però io rilancerei la sua proposta, ampliandola ad un altro settore. Credo che in questi ultimi dieci anni Napoli sia diventata una delle capitali d’Italia per quanto riguarda la produzione dell’audiovisivo, sia nazionale che internazionale. Ed è molto triste constatare che i registi che vengono non trovano sul territorio professionalità all’altezza. Abbiamo sicuramente bisogno che attrici, attori, registi e sceneggiatori possano studiare, possano affinare conoscenze e professionalità, ma penso che abbiamo anche bisogno di microfonisti, di elettricisti, di direttori di fotografia, di fonici, in modo tale che questa regione possa offrire a chi arriva anche dall’estero, non solo il talento degli artisti ma anche la competenza di professionisti che contribuiscono a fare di un film un’esperienza unica».
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TITOLO: Addio all’Uomo Del Monte: Brian Jackson, protagonista dei famosi spot, è scomparso all’età di 91 anni dopo una lunga malattia
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OCCHIELLO: Abito bianco e panama in testa, negli anni ‘80 l’attore britannico era diventato il testimonial della nota azienda agroalimentare, per la quale ha girato oltre 25 filmati commerciali, trasmessi in 34 paesi
TESTO: Nel corso della sua lunghissima carriera Jackson ha anche prestato la voce a svariati documentari, pubblicità e trailer cinematografici, anche se la vera popolarità gli è appunto arrivata con la Del Monte, che lo assunse in esclusiva per i suoi famosi spot. «Quegli spot, per i quali sono molto grata, hanno pagato dove vivevamo e la mia educazione - ha detto la figlia minore Jo al Sun -. E con i soldi della pubblicità mio padre si era anche comprato una Jaguar gialla, perché gli ricordava le banane. Era molto divertente, raccontava aneddoti davvero incredibili ed è stato un attore fino all’ultimo istante della sua vita». Come riferisce il tabloid, Jackson si è spento nella sua casa di West London lo scorso 2 luglio, dopo una lunga battaglia contro il cancro alla prostata.
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TITOLO: Le toccanti testimonianze del nipote di Freud a caccia di nazisti
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OCCHIELLO: «Il cacciatore di nazisti» è un docu-film di Raymond Ley: l’obiettivo non è la vendetta, ma la giustizia, a cui vuole consegnare i colpevoli
TESTO: «Il cacciatore di nazisti» è un docu-film di Raymond Ley basato sulle trascrizioni degli interrogatori condotti da Anton Walter Freud, nipote di Sigmund Freud nell’inverno tra il 1945 e il 1946, per conto dell’Unità Investigativa britannica sui Crimini di Guerra commessi da nazisti (Rai3, Rai Play, sezione Documentari). Finita la guerra, il giovane Freud rientra in Germania come ufficiale dei servizi segreti britannici per catturare i criminali di guerra nazisti ricercati dagli alleati: sono assassini in uniforme e medici spietati agli ordini di Josef Mengele, colpevoli di aver condotto esperimenti su un gruppo di bambini. Freud tenta in qualche modo di applicare alcune teorie del nonno, ma soprattutto a 24 anni ha già un talento speciale: riesce a far parlare il suo interlocutore e a convincerlo a rivelare i propri segreti. Il suo obiettivo non è la vendetta, ma la giustizia, a cui vuole consegnare i colpevoli. «Sono tutte persone di basso profilo, poco appariscenti — dirà più tardi Freud in una delle sue rare interviste — che puoi incontrare ovunque e non sospettare mai quello che hanno fatto».
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TITOLO: Colpito da un fulmine muore il marito dell’attrice Bevin Prince
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OCCHIELLO: William Friend aveva 33 anni e la tragedia è successa mentre navigava vicino all’isola di Masonboro insieme ad alcuni amici. La migliore amica della star di “One Tree Hill” sui social :«L'inimmaginabile è avvenuto»
TESTO: A farlo però c’ha pensato la migliore amica di Prince, Odette Annable, anche lei attrice che ha pubblicato un post su Instagram: «Continuo a pensare al regalo che hai fatto a Bevin e a tutti quelli che ti conoscevano e che hanno potuto testimoniare la passione che ardeva nella tua anima, la passione di aiutare le persone – ha scritto la giovane – Eri perfetto per lei in qualunque modo. Hai sostenuto i suoi sogni, l’hai fatta sentire amata, l’hai adorata con ogni parte della tua anima e sarò per sempre grata di testimoniare quel tipo di amore. L'inimmaginabile è avvenuto».
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TITOLO: Pupi Avati al Social World: «Non smettete mai di sognare»
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OCCHIELLO: Il regista a Vico Equense fa un lungo excursus della sua carriera, dall’incontro con Lucio Dalla a quello con Dante, il suo prossimo film, a beneficio dei giovanissimi appassionati di cinema
TESTO: Avati a Vico presenta “Lei mi parla ancora” con Stefania Sandrelli e Renato Pozzetto («Con la Sandrelli c’era un “contenzioso” dal 1973 per un rifiuto, ma poi si è fatta perdonare, è una persona magnifica. Anche con Pozzetto ci eravamo persi da anni, ma quando gli ho proposto il film nella cucina di casa sua a Milano è scoppiato in lacrime, era la storia sua e di sua moglie. E ci siamo ritrovati») ma prima concede un’intervista ad Alessandro Savoia per questo pubblico sorprendente, affamato di risposte, che si illumina, sgrana gli occhi ad ogni sua battuta e ride, ad esempio quando Pupi maledice Lucio Dalla che ha mandato in frantumi il suo «primo, vero sogno», quello di diventare un grande clarinettista jazz. «Non avevo il suo talento, conquistò la mia band. Ma devo anche benedirlo, perché senza di lui non avrei scoperto il Cinema». La folgorazione nel ‘68, «l’anno dei sogni» per eccellenza, in una sala in cui davano “Otto e mezzo”: ci mette piede per caso Avati, ormai rassegnato commerciante di surgelati con una bella famigliola da mantenere, ci entra per un appuntamento mancato e a film già cominciato, ma resta incollato allo schermo per le proiezioni successive finché non lo cacciano alla chiusura. Quindi corre a riunire il gruppo di amici bolognesi del Bar Margherita, li manda tutti a vedere Mastroianni-Fellini, li convince a fare del cinema e trovano pure un imprenditore che li finanzia («Si presentò al Margherita un nano, mai visto prima, albino e vestito di bianco, che ci staccò dieci assegni per conto di un magnate che avrebbe voluto essere un regista anche lui. Ragazzi, sappiate che: quando avete un sogno, da qualche parte nel mondo c’è sempre qualcuno che lo aspetta»).
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