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LE NOTIZIE DAL GIORNO Saturday 30 July 2022 AL GIORNO Saturday 06 August 2022 SU: spettacolo




TITOLO: «La Grande Opera all’Arena di Verona», una sfida di Rai3
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OCCHIELLO: C’è un gruppo fedele di melomani, di appassionati, ma il grande pubblico sembra ignorare un genere che per molti anni è stato il centro della vita mondana del Paese
TESTO: Proporre un’opera lirica in tv è sempre una sfida: c’è un gruppo fedele di melomani, di appassionati, ma il grande pubblico sembra ignorare un genere che per molti anni è stato il centro della vita mondana del Paese. Nel secolo XIX, il melodramma era riuscito ad accomunare nella passione classi sociali diverse, interessando vasti strati di popolazione. La compresenza di poesia, musica e gestualità aveva dato vita a uno strumento linguistico di impareggiabile rilevanza espressiva, aprendo nuove occasioni di comunicazione. La cultura del melodramma aveva trovato terreno favorevole nell’organizzazione urbanistica delle città nate dall’esperienza comunale: il cuore del nucleo urbano riuniva gente di ogni mestiere e corporazione dando luogo a un tessuto sociale estremamente differenziato.
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TITOLO: Blade Runner in tv. L'effetto degli occhi luccicanti, il germoglio di marijuana e la versione di 4 ore. I 15 segreti
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OCCHIELLO: Il film diretto nel 1982 da Ridley Scott con Harrison Ford è ambiento in una Los Angeles distopica ed è presto diventato cult 
TESTO: Oggi alle 10.45 va in onda "Blade Runner" su Sky Cinema 2, pellicola fantascientifica diretta nel 1982 da Ridley Scott e liberamente ispirata a "Il cacciatore di androidi", romanzo di Philip K. Dick. Ambientato in una Los Angeles distopica e avvelenata dall'inquinamento dove piove sempre, il film ha come protagonista Rick Deckard (Harrison Ford), cacciatore di taglie dell'unità "Blade Runner" richiamato in servizio per neutralizzare 6 replicanti del modello più evoluto "Nexus 6". Gli androidi si sono ribellati alla schiavitù imposta dagli esseri umani, sono fuggiti dalle colonie extra-mondo e si sono nascosti a Los Angeles. Deckard si mette sulle loro tracce e, aiutato dalla replicante di nuova generazione Rachel (Sean Young), alla fine ingaggerà un duello all'ultimo sangue con l'androide Roy Batty (Rutger Hauer). "Blade Runner" è un capolavoro fantascientifico, visionario e di grande impatto che rinnova il genere e a distanza di quasi 40 anni mantiene inalterato il suo fascino. La pellicola propone una visione della società claustrofobica e paranoica resa invivibile da inquinamento e sovraffollamento, dove le specie animali sono quasi estinte e tra gli esseri umani i rapporti sono oramai minimi, mentre gli unici afflitti da angosce esistenziali sembrano essere i replicanti. Nel corso dei decenni il film è stato più volte rimaneggiato. All'uscita ottenne critiche contrastanti e deludenti incassi al botteghino. Costato 28 milioni di dollari, ne guadagnò "solo" 41, ma divenne presto cult, con due candidature ai premi Oscar. Nel 2017 è stato realizzato il sequel "Blade Runner 2049", diretto da Denis Villeneuve, nel quale Harrison Ford veste nuovamente i panni di Rick Deckard. In attesa della messa in onda, ecco 15 cose che forse non sapete.
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TITOLO: Chubby Checker, il re del twist: «Una rivoluzione che non si è mai fermata»
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OCCHIELLO: Il cantante e ballerino classe 1941, è l’ospite d’onore del Summer Jamboree a Senigallia
TESTO: La sua passione per la musica è nata assistendo a un concerto: «Quando avevo quattro anni mia mamma mi portò allo show di un cantante country, Ernest Tubb. Vedendolo rimasi folgorato e mi dissi “devo farlo anch’io”: da quel momento non pensai ad altro ogni giorno. Così a 17 anni ero sul palco e a 18 ho cambiato il mondo». Proprio 18enne, infatti, Chubby ha inciso la sua versione di «The twist» (scritta da Hank Ballard) ed è finito al primo posto della classifica americana, tornandoci con lo stesso brano nel 1962. Nel 1961 è arrivata «Let’s twist again», con cui ha vinto un Grammy, e il decennio è andato avanti spedito fra hit e passi di danza: «Agli inizi non sapevamo bene quel che stava accadendo, come Colombo quando ha scoperto una nuova terra. Era solo uno stupido ballo, qualcosa di giovane e sexy che i ragazzi potevano fare muovendosi come volevano. Poi è stato tutto esplosivo e divertente, senza contare che hanno iniziato ad arrivare i soldi».
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TITOLO: Metaverso e club, la Biennale Danza di McGregor per più generazioni
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OCCHIELLO: A svettare nei primi giorni come straordinario snodo tra passato e futuro è stato «Swing», lo spettacolo-laboratorio di Saburo Teshigawara
TESTO: In quest’ottica, a svettare nei primi giorni come straordinario snodo tra passato e futuro è stato «Swing», lo spettacolo-laboratorio che Saburo Teshigawara (premiato quest’anno con il Leone d’Oro alla carriera e protagonista, al Malibran, del suo nuovissimo Petrouchka affiancato dalla musa Rihoko Sato) ha composto per sedici giovani danzatori della Biennale College. Su un tappeto sonoro in crescendo che si addensa in note fino a decollare sulle partiture di Händel e Sibelius, il maestro giapponese ha trasmesso ai ragazzi i fondamenti di una composizione coreografica a singoli moduli intersecabili, in cui ogni danzatore è chiamato a far turbinare il corpo oltre il limite del controllo, in oscillazioni respirate che lasciano spazio all’improvvisazione dell’interprete e conducono lo spettatore a uno stato di trance ipnotica. Ed è pura magia quando, nella sala semibuia delle Tese, il fondo del palcoscenico si solleva, dal basso verso l’alto, come una ghigliottina di luce che lascia irrompere nella quiete del teatro l’abbacinante vista della laguna su cui si affaccia l’Arsenale.
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TITOLO: Il ritorno dello squalo killer, l’ultima missione dell’agente Neeson, fiaba sociale per il nipote di Belmondo, Sofia Carson e il marine, la commedia romantica della liceale trans: i film nei cinema, su Sky, Netflix, Prime Video e le altre piattaforme digitali
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OCCHIELLO: Le prime visioni nelle sale e le novità dello streaming: «Shark Bait», «Blacklight», «Volami via», «Purple Hearts», «Tutto è possibile». Sono online «Scompartimento N. 6 - In viaggio con il destino», «Midsommar - Il villaggio dei dannati», «Caro Evan Hansen», «Tenet» e «Titane»
TESTO: L’epopea del babau iniziò nel 1975. Fu Steven Spielberg, proprio lui, a rilanciare l’ombra sottomarina dello squalo assassino basandosi su un romanzo di Peter Benchley pubblicato appena un anno prima. La normalità americana delle vacanze profanata dal killer bianco, l’innocenza delle nuove, incaute generazioni tradita dal pesciolone zannuto, con la sagoma di Moby Dick in lontananza. Un congegno ideale per alimentare il box office a ondate successive con sequel, prequel e spin off più o meno legati al colossal di SS. La zuppa, 37 anni dopo, non cambia. Là c’erano Roy Scheider, Richard Dreyfuss e Robert Shaw. Qui c’è il solito gruppo di giovani sventatelli che fa baldoria in una tranquilla località balneare sull’oceano. La notte iper-alcolica di Nat, Tom, Milly, Tyler e Greg si conclude con una bravata: gli amiconi rubano due moto d’acqua per farsi un giro al largo. Nat intuisce il pericolo ma non riesce a fermare il desiderio di trasgressione dei compagni. Il gioco finisce male: le due moto, lanciate l’una contro l’altra come nelle giostre medievali, si rompono. Una s’inabissa, l’altra è inutilizzabile, diventa una zattera alla deriva. Nell’urto Greg si ferisce, lasciando nell’acqua una scia di sangue che scatena i sensori di uno squalo bianco in cerca di cibo. Il resto lo potete immaginare. I ragazzi finiscono prigionieri in mezzo al mare, condannati a rintuzzare la violenza del mostro in attesa di soccorsi che non arrivano mai. Il livello del terrore si alza, sequenza dopo sequenza. Il thriller si trasforma in un horror di sopravvivenza con decimazione del gruppo e spunti metaforici sulla generazione consegnata alla precarietà e al grigiore, se non all’orrore. Il veterano James Nunn non guarda per il sottile, confeziona il suo blockbuster stagionale cercando l’immedesimazione dello spettatore attraverso il personaggio meglio scolpito, quello della saggia Nat (Holly Earl), ma senza mai intellettualizzare la materia. Il collegamento è «di pancia» attraverso un flusso narrativo che prevede l’attesa, le avvisaglie, l’assalto, la battaglia sempre più cruenta. Vero film corale, da brividoni anti-afa, con gli attori che si perdono di vista nel tourbillon mortifero, Shark Bait (tradotto: esca per gli squali) è il tipico film da estate torrida e preoccupata.
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TITOLO: L’informazione tiene accese le reti, bene anche gli show musicali
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OCCHIELLO: In mancanza di grandi eventi sportivi e in vista delle elezioni crescono i canali più orientati all’approfondimento
TESTO: In vetta al ranking dei programmi più visti nel mese di luglio troviamo il consueto appuntamento dell’access prime time con «Techetechete’» (nel mese, 2.771.000 spettatori medi, e 18,3% di share), seguito dal calcio femminile (Uefa Womens Euro), con due appuntamenti che raccolgono 2.646.000 spettatori medi, 17,4% di share. Fra repliche varie e film estivi, funzionano bene gli show musicali live dalle piazze italiane: nel mese, «Tim Summer Hits» (che spinge in crescita anche Rai2), per 1.355.000 spettatori medi (11,2% di share) e «Cornetto Battiti Live», su Italia 1, con 1.340.000 spettatori medi (11,1% di share). Per le performance di Canale 5 si è sentita l’assenza di «Temptation Island». L’approfondimento, come si diceva, va bene con «Quarto Grado» (a luglio 1.102.000 spettatori medi, 9,7%), con «In Onda» (986.000 spettatori, 6,5%), con «Zona Bianca» (7%) e «Controcorrente» (5,6%).
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TITOLO: Tradimenti bilaterali e consensuali. Così la coppia resiste: la lectio di Minoli
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OCCHIELLO: La posta del cuore del Corrmezz, la lettera di Ella
TESTO: Cara Ella, apre il cuore trovare persone che ancora sono capaci di far male a se stessi pur di comprendersi e pur di evolvere. L’amore non è un santino a cui assomigliare, è un passo a due in cui s’impara a ballare insieme. E ballare è qualcosa che fa bene al fisico e allo spirito. Io non credo che tradire sia fisiologico né che sia sempre accettabile, ho sempre considerato un ossimoro il «tradito felice» ma la testimonianza bella, sofferta e coraggiosa dei Minoli dimostra che, in certi casi, l’infedeltà può invece essere serenamente accettata. Naturalmente, non credo che le loro parole debbano servire da alibi a tutti quelli che tradiscono allegramente, superficialmente, maldestramente. Gente che sono la maggioranza e dovrebbero invece fermarsi a riflettere sul tema. Tradire senza preoccuparsi di far soffrire resta un delitto contro l’altro. Nel caso dei Minoli, come nel suo, ciò che fa la differenza rispetto a tanti amori stanchi è che qui entrambi i coniugi sanno cosa stanno facendo, perché lo stanno facendo, quali possono essere le conseguenze e, soprattutto, sono arrivati a condividere una stessa linea senza ipocrisie. Nel loro caso, come nel vostro, il percorso per arrivare a questo punto non è stato indolore. Conoscere se stessi fa sempre male perché richiede di superare i condizionamenti sociali e complessi, traumi, educazione, stereotipi. Credo che molti, me compresa, per indole, non potrebbero sopportare la non esclusività, ma ognuno è un suo universo e ho grande rispetto di chi trova la pace lottando, interrogandosi, mettendosi alla prova, superando i propri limiti. Esistono molti tipi d’amore, credo che di sicuro non sia amore quello in cui non ci si rispetti, quello in cui con l’altro ci si annoi, quello in cui non si aneli al confronto continuo. Quando c’è questa base, si possono costruire tipi di rapporto fra i più creativi e originali. E, se a quest’architettura si è arrivati sviscerando a fondo tutto, il giudizio delle persone attorno va semplicemente ignorato. Come ha scritto Erri De Luca: «Non esiste il tradito, il traditore, il giusto e l’empio, esiste l’amore finché dura e la città finché non crolla». Ho trovato potente il passaggio in cui Minoli ha raccontato «sono arrivato a difendere Matilde da suo padre, perché era fuggita per una vacanza nei fiordi con un suo fidanzato. L’ho difesa perché l’ho capita. L’ho capita perché volevo essere capito anche io. E non volevo una libertà che lei non poteva avere». Quando si è trovato un equilibrio di coppia felice, è assolutamente consigliabile respingere al mittente consigli e giudizi non richiesti sulla propria vita di coppia.
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TITOLO: Sui social e in tv: la morte in diretta non è più un tabù
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OCCHIELLO: Molti tg hanno mandato in onda frammenti dell’omicidio di Alika Ogorchukwu, ucciso a Civitanova Marche dalla furia di Filippo Ferlazzo
TESTO: I passanti invece di intervenire filmavano la scena con il telefonino. Molti tg hanno mandato in onda frammenti di questa terribile scena: quattro interminabili minuti in cui Alika Ogorchukwu è rimasto in balia della furia di Filippo Ferlazzo, che l’ha prima colpito con la stampella che gli aveva tolto di mano, poi una volta a terra lo ha picchiato e schiacciato «a mani nude», fino a soffocarlo. Non so perché quelle persone non siano intervenute, non so come mi sarei comportato. So che nesso tra la morte e la sua rappresentazione in diretta è uno dei temi cruciali che da tempo attraversano le riflessioni sui media, uno di quei temi cui il cinema ha dedicato attenzione, a partire da «L’asso nella manica» di Billy Wilder a «La morte in diretta» di Bernard Tavernier, da «Dentro la notizia» di James L. Brooks ai cosiddetti «snuff movie», filmati amatoriali in cui vengono esibite torture con inevitabile epilogo.
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TITOLO: Eleonora Buratto: «Una Desdemona contro i femminicidi. Da ragazza cantavo rock alle feste di paese»
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OCCHIELLO: Il celebre soprano canta per la prima volta l’Otello di Rossini al Festival di Pesaro. L’incontro con Pavarotti: «Mi ascoltava mentre faceva la chemio»; la passione per Walt Disney: «Colleziono oggetti di Alice, tante volte mi sono sentita come lei»
TESTO: Non è così frequente cantare le due Desdemone. «Verdi l’ho fatto a Barcellona. Quello che le accomuna l’attesa del destino, la consapevolezza di ciò che accadrà. Le due storie sono diverse. Jago qui è importante ma non così presente, il padre di Desdemona (che la maltratta e non la ama) in Verdi non c’è, e Roderigo resta sullo sfondo». Otello o Aida neri o bianchi, impazza la cancel culture, Eleonora dice che la sua collega «Angel Blue ha cancellato Verona per il colore scuro di Aida, ma lei appartiene alla cultura anglosassone diversa dalla nostra. Non c’entra nulla il razzismo, non esiste nel mondo dell’opera, noi non vediamo il colore della pelle ma l’artista. Ci vogliono sensibilità e diplomazia. Io sono stata vittima di razzismo al Met dopo Butterfly che se mi ha portato a paragoni lusinghieri, dall’altra parte una minoranza del pubblico ha detto che quel ruolo deve cantarlo un’asiatica». Pavarotti? «Una lezione di vita. Andavo da lui nella sua casa di Pesaro, mi aiutava gratuitamente, mi ascoltava mentre faceva la chemioterapia, non posso chiamarle lezioni vere e proprie, era una specie di musicoterapia in cui mi ha dato fiducia in me stessa».
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TITOLO: L’inferno di Sokurov: «Riporto in vita Stalin e Churchill, Hitler e Mussolini»
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OCCHIELLO: «Fairytale», del 71enne maestro del cinema russo, in concorso al Festival di Locarno (3-13 agosto). «Nel ‘900 sono accadute le più spaventose tragedie dell’umanità. Per questo ho voluto radunare in una sorta di Aldilà dantesco i responsabili del destino dell’Europa»
TESTO: Quanto pesa l’attuale discriminazione culturale? «Ne risentiremo molto: la cultura del Vecchio Mondo è un unico apparato circolatorio indivisibile. La Russia era e resta sorella della grande cultura europea, qualsiasi cosa facciano i politici. Il contributo degli artisti russi alla musica, letteratura, scienze e cinema è enorme e incancellabile. Purtroppo il popolo da tanto tempo ha stipulato un patto con il potere, gli ha trasferito in toto il diritto di disporre della propria libertà e coscienza. E in questo la chiesa ortodossa ha senza dubbio la sua parte».
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TITOLO: È morta Nichelle Nichols, il tenente Uhura di «Star Trek»
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OCCHIELLO: L’attrice, tra le prime donne nere a interpretare un ruolo non stereotipato in tv, ha aiutato molte afroamericane a intraprendere la carriera di astronauta
TESTO: Senza dubbio, la serie «Star Trek» ha distrutto diversi stereotipi, innanzitutto reclutando nel 1960 diversi attori appartenenti a minoranze etniche per ruoli da protagonista. La stessa Nichols interpretava un ufficiale di grande competenza e di alto livello, abbattendo in questo modo e nel modo più efficace le barriere del pregiudizio. Suo è stato anche uno dei primi baci sullo schermo interrazziali, nel 1968, con William Shatner, che interpretava il Capitano Kirk. Un bacio osteggiato anche dalla rete, per le possibili reazioni da parte del pubblico: furono entrambi gli attori a pretendere invece non solo che ci fosse ma che le labbra si toccassero, nonostante non si trattasse di un bacio romantico, ma pilotato da un gruppo di alieni.
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TITOLO: Tutti i metodi di Miss Marple in una serie molto british
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OCCHIELLO: Il personaggio creato da Agatha Christie, uno dei più riusciti della scrittrice, è riproposto ora da La7
TESTO: Quando muore una persona colta si scoprono alcune passioncelle televisive (di cui, per altro, non avevano mai fatto mistero). Umberto Eco amava il tenente Colombo; Carlo Fruttero amava gli investigatori televisivi come Padre Brown o Poirot (nel libro «La verità sul caso D. » F&L si fanno aiutare dai massimi investigatori d’ogni tempo e paese); Pietro Citati era un grande fan del tenente Colombo: «Non so quale sia il motivo della mia passione indomabile. Solo Miss Marple — con i suoi cappellini fioriti, i suoi tè, le sue conversazioni, i lampi improvvisi di intelligenza criminale — mi affascina fino a questo punto». Già, Miss Marple, uno dei personaggi più riusciti della scrittrice Agatha Christie (l’altro è l’investigatore belga Hercule Poirot, dai voluminosi baffi impomatati), è riproposta ora da La7. Come sempre, le apparenze ingannano: anche in un mondo che appare tranquillo e perbene si nasconde il crimine.
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TITOLO: Sylvester Stallone furioso: «Una vergogna il film su Ivan Drago»
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OCCHIELLO: L’attore contro il produttore che ha i diritti sulla saga: usa le mie idee, una vergogna
TESTO: Da capire se ne uscirà minata anche l’amicizia che lega Stallone a Dolph Lundgren, il gigantesco attore dalla mono-espressione che dava (poca) vita a Ivan Drago. L’armadio a due ante svedese, una sorta di Ikea che si «spiezza» solo dopo una marea di pugni, aveva infatti assicurato: «Solo per mettere le cose in chiaro su un possibile spin-off di Drago. Non c’è una sceneggiatura approvata, non ci sono accordi in essere, il film non ha un regista e, personalmente, avevo l’impressione che il mio amico Sly Stallone fosse coinvolto come produttore se non addirittura come attore». In realtà non sembra proprio così a leggere lo Stallone imbizzarrito: «Non avevo altro che rispetto per Dolph, ma non mi ha mai detto cosa stava succedendo alle mie spalle a proposito del personaggio che ho creato per lui. I veri amici sono più preziosi del denaro».
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TITOLO: Ara Malikian, violinista rock: «Salvato dalla musica, da bambino suonavo fra le bombe a Beirut»
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OCCHIELLO: Il musicista, in Italia per tre concerti: ««Sul palco mi sento libero, uso il corpo e lo spazio in un modo che mi ha cambiato la vita»
TESTO: Nasce dal mondo dell’infanzia, «dall’immaginazione e dalla fantasia che crescendo si perdono» l’ultimo progetto discografico di Ara Malikian, violinista libanese dalla storia travagliata e dallo stile eclettico. Per scrivere le musiche di Ara, come ha chiamato l’album che ora porta dal vivo per tre date in Italia (martedì 2 agosto a Roma, mercoledì 3 a Gardone Riviera per La Milanesiana e giovedì 4 a Torre del Lago), determinante è stato diventare padre e poter vivere grazie al suo bambino una spensieratezza che a lui è mancata: «All’età di mio figlio ero a Beirut e iniziava la guerra civile. Dovevo nascondermi dalle bombe e non ho potuto sperimentare una vera infanzia — racconta il musicista, oggi 53enne —. Spesso dimentichiamo di quanto siamo fortunati a vivere in pace e sono felice che mio figlio non abbia queste preoccupazioni, ma possa semplicemente essere un bambino».
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TITOLO: «Mediterraneo» torna in tv: Abatantuono e la paura della guerra (vera) e gli altri 6 segreti del film
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OCCHIELLO: La pellicola di Gabriele Salvatores, uscita nelle sale nel 1991, l’anno successivo ha vinto l'Oscar come miglior film in lingua straniera
TESTO: Nel 1992 un lungometraggio italiano conquista l’Academy, ottenendo l'Oscar come miglior film in lingua straniera: si tratta di «Mediterraneo» (1991), film di Gabriele Salvatores. La pellicola, terzo capitolo della cosiddetta «trilogia della fuga» dopo «Marrakech Express» (1989) e «Turné» (1990), racconta di un gruppo di militari italiani (Sergente Maggiore Nicola Lorusso/Diego Abatantuono, Tenente Raffaele Montini/Claudio Bigagli, Corrado Noventa/Claudio Bisio, Antonio Farina/Giuseppe Cederna, Luciano Colasanti/Ugo Conti, Eliseo Strazzabosco/Gigio Alberti, Libero Munaron/Memo Dini e Felice Munaron/Vasco Mirandola) che, nel 1941, approdano su una piccola isola dell'Egeo con il compito di stabilirvi un presidio. Grazie al rapporto con la popolazione e alla vita tranquilla del luogo si dimenticano del conflitto in corso, fino a quando - tre anni dopo lo sbarco - un aereo da ricognizione pilotato dal tenente Carmelo La Rosa/Antonio Catania compie un atterraggio d'emergenza. Soltanto quando il militare racconta cosa è successo in Italia (dalla caduta del fascismo all’armistizio) i soldati si pongono il problema del rientro in patria. Nonostante i numerosi riscontri positivi ottenuti («Mediterraneo», che si potrà rivedere oggi su Cine34 alle 19.10, ha ricevuto anche 3 David di Donatello, 1 Globo d’oro, 1 Nastro d’argento e 1 Ciak d’oro) il regista ha raccontato nel 2016 a Io Donna di aver ritirato il meritato Oscar «con gran senso di colpa. Allora significava andare a ricevere un premio dall’impero del male».
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TITOLO: J-Ax compie 50 anni: «Dietro di me più fallimenti che scelte giuste, ma non cambierei nulla»
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OCCHIELLO: Il rapper: «Sono un papà felice (un po’ ansioso) e mi sento realizzato. L’ultima birra l’ho bevuta al mio compleanno di quattro anni fa»
TESTO: I nuovi rapper si prendono troppo sul serio? «Anche noi ci prendevamo sul serio, anche se amo l’ironia nella scrittura. C’era chi aveva l’impressione che fossimo dei “pirla colorati” come credo ci abbiano chiamati in un’intervista, ma c’è sempre stata anche roba non colorata. Parlavamo delle stesse cose di cui ora ci si stupisce, quell’immaginario di violenza di strada, misoginia latente che magari arriva solo dalla tipa che ti ha appena mollato e non è misoginia vera, è sempre stato così: non c’è cosa che la generazione precedente non abbia già detto, solo che ora il rap è popolare».
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TITOLO: Maneskin show al Lollapalooza di Chicago: Damiano si infortuna, Victoria in topless
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OCCHIELLO: La rock band romana ha regalato una performance scatenata negli Stati Uniti
TESTO: Nuovo show incendiario per i Maneskin che continuano a far parlare di sé da Oltreoceano: sul palco del festival «Lollapalooza» di Chicago la rock band romana si è esibita conquistando il pubblico americano, ospite di un cartellone di tutto rispetto con grandi nomi del calibro di Metallica o Dua Lipa. Damiano e compagni hanno proposto i loro successi regalando una performance memorabile, talmente scatenata che il frontman ha finito per infortunarsi una spalla: nelle foto che il gruppo ha postato dopo lo show, si vede il cantante mentre viene medicato da un paramedico che gli mette del ghiaccio sulla spalla. Poi, in un’altra immagine, il braccio contuso è stato fasciato con una benda attorno al collo. Damiano però è sorridente e nella didascalia si legge: «La folla al Lollapalooza è stata talmente bollente che Dam ha avuto bisogno del ghiaccio per rinfrescarsi un po’».
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TITOLO: «The Sandman», tutto sull’attesissima serie tv tratta dai fumetti scritti da Neil Gaiman
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OCCHIELLO: Dal 5 agosto su Netflix arriva finalmente lo show ideato da Gaiman che ci porta nelle terre del Sogno, tra mitologia, fantasy e dark
TESTO: Tra i prodotti di punta targati Netflix dell’estate 2022 c’è «The Sandman», attesissimo adattamento della serie a fumetti DC Comics uscita tra il 1988 e il 1996. I 75 albi della saga, scritta dall’icona fantasy Neil Gaiman, forniranno materiale a sufficienza per diverse stagioni, ma intanto sarà possibile godersi i primi undici episodi a partire dal 5 agosto. Questo primo blocco di puntate coprirà la storia appartenente ai volumi «Preludi e notturni», «Casa di bambole» e parte di «Le terre del sogno», facendoci soltanto dare un’occhiata alla sconfinata magia che ci attende grazie al Maestro dei Sogni.
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TITOLO: «Gli spaesati», quelle persone in fuga dagli eventi climatici
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OCCHIELLO: Ci sono Paesi e aree del pianeta dove gli effetti della crisi ambientale sono più evidenti e producono stravolgimenti nelle vite delle persone
TESTO: «Gli spaesati» raccontava la vita dei profughi climatici che ogni giorno lasciano le campagne del Nord del Bangladesh sommerse da inondazioni sempre più frequenti e abbondanti, che abbandonano i villaggi del Sud, dove intere coltivazioni vengono distrutte da cicloni imprevedibili e violentissimi, raccontava le storie di persone in fuga dagli eventi climatici e il loro viaggio fino a Dhaka dove ogni giorno scendono da traghetti e autobus più di mille persone destinate a vivere negli slum, le immense baraccopoli della capitale del Bangladesh. Protagonista dell’intervista del reportage era Amitav Ghosh, scrittore di origine indiana residente negli Stati Uniti che ha dedicato i suoi ultimi saggi e romanzi al tema degli effetti del cambiamento climatico. Per Ghosh la colpa di tutto è del neoliberismo: «La dinamica che sta alla base del cambiamento climatico deriva da un modello di economia estrattiva, che ha iniziato a imporsi a partire dal XVI e XVII secolo con il colonialismo. Dopo, lo sviluppo economico ha usato l’ambiente come una merce. I risultati sono sotto i nostri occhi». Oltre il fango anche il senso di colpa? Eh, no!
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TITOLO: Vanessa Hudgens: «Io, volto della Disney, non ho mai creduto al Principe Azzurro»
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OCCHIELLO: Da «High School Musical» al pop: famiglia con avi irlandesi, filippini e nativi americani. «Fiera delle mie origini. Il mondo è un enorme melting pot»
TESTO: Vanessa Hudgens è il volto dell’America che ce l’ha fatta, padre di origini irlandesi e native americane, madre filippina; tre continenti concentrati in un solo dna: «Mentre crescevo non trovavo sullo schermo molte donne che assomigliassero a me, a mia madre, alla mia famiglia. L’America — come il mondo — è un enorme melting pot: ci sono tante storie diverse che devono essere raccontate, condivise, in modo da creare empatia verso le differenze». Ospite della prima serata di Celebrity Adventure 2022, il grande evento charity internazionale organizzato da Andrea Bocelli e dalla sua fondazione (raccolto un milione e mezzo di euro), l’attrice ha assistito al concerto al Teatro del Silenzio di Lajatico insieme ad oltre 11mila spettatori da tutto il mondo. La musica per Vanessa Hudgens è una passione innata. «Mi piace cantare da sempre. La canzone preferita di mia madre era Wind Beneath My Wings di Bette Midler e io la cantavo già a due anni. Poi a 5 anni ho visto West Side Story e mi sono innamorata dei musical».
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TITOLO: «Techetechete’», il culto della curiosità diventa tormentone
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OCCHIELLO: Prima era una felice scorribanda nelle Teche Rai alla ricerca di curiosità e «chicche», adesso è una colonna sonora di tormentoni, una retromania musicale
TESTO: Si fa presto a dire tormentone. Il tormento esige afflizioni; il tormentone, che poi è un grande tormento, incita invece al divertimento. Nel gergo teatrale, dove la parola sarebbe nata prima di Fidenco e di Arbasino, è la battuta ripetuta ossessivamente con intenti comici (Vieni avanti, cretino! ). Non sempre riesce a comando. Né si può prevederne la durata. I tormentoni di Jerry Calà sono durati meno di quelli di Totò. La ripetizione ossessiva è anche una spia di consenso. Significa che una comunità ha accettato e fatto suo un modo di dire: tanto per fare un esempio, i talk show sono fonte inesauribile di tormentoni perché la «frase fatta» non implica complessità. Per non parlare degli slogan pubblicitari: molte delle espressioni che hanno investito il nostro modo di parlare hanno trovato nel linguaggio pubblicitario un rinforzo per una più larga diffusione. Tutto questo per dire che Techetechete’ è stato trasformato in un tormentone. Prima era una felice scorribanda nelle Teche Rai alla ricerca di curiosità e «chicche» (altro deprecabile tormento), adesso è una colonna sonora di tormentoni, una retromania musicale.
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TITOLO: «Acqua e sapone» in tv: che fine ha fatto Natasha Hovey e gli altri 6 segreti del film
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OCCHIELLO: Nel 1983 Carlo Verdone dirigeva la sua quarta commedia. Nel cast della pellicola anche Florinda Bolkan, Elena Fabrizi e Fabrizio Bracconeri
TESTO: A Carlo Verdone venne l’idea per la sua quarta commedia da regista, «Acqua e sapone» (film poi uscito nel 1983), dopo aver visto un servizio giornalistico della Rai - realizzato da Carlo Sartori - che raccontava il fenomeno delle cosiddette baby modelle. È proprio una di loro, Sandy Walsh (interpretata da un’allora giovanissima ed esordiente Natasha Hovey), la protagonista della pellicola: giunta a Roma con la madre (Florinda Bolkan) e il patrigno Ted (Glenn Saxson) incontra Rolando Ferrazza (Carlo Verdone), trentenne laureato col massimo dei voti - in perenne attesa di un posto da docente - che vive con la nonna (Elena Fabrizi). Ferrazza si spaccia per padre Michael Spinetti, noto teologo e professore contattato dai genitori della ragazza alla ricerca di un insegnante privato, ma un giorno Sandy scopre la verità e fa un patto con Rolando: lei manterrà il silenzio ma lui dovrà aiutarla a sfuggire alla sua routine di modella piena di sacrifici e rinunce. In attesa di rivedere questa commedia cult, in onda su Cine34 alle 19.15, ecco una raccolta di curiosità poco note da scoprire.
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TITOLO: Villazon: «C’è il trasformista Brachetti nel mio Barbiere» di Salisburgo»
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OCCHIELLO: Il celebre tenore debutta nel festival come regista: «Ho creato il personaggio di un clown accanto a Bartoli. Dopo due operazioni alle corde vocali ho reinventato la mia carriera ed è il momento più bello della mia vita»
TESTO: E’ un Rossini italianissimo nel cast: diretti da Gianluca Capuano, Nicola Alaimo, Ildebrando D’Arcangelo, Alessandro Corbelli e la «regina» Cecilia Bartoli, che a Villazón ha suggerito di spingere sulla Commedia dell’arte. «Uno dei miracoli è di rendere irresistibilmente simpatici i personaggi negativi. Si parla molto di denaro e poco di amore». Siamo tra artificio e travestimento, Rolando ha inventato un personaggio inedito: «Un clown, un mimo reso da Arturo Brachetti, presente dall’inizio alla fine. Ho pensato a Pirandello, è in cerca d’autore, ed entra nel film». Quale film? «Mi sono ispirato a La Rosa purpurea del Cairo di Woody Allen, dove una barista appassionata di film vive, nel 1930, lo stesso anno in cui ho ambientato il mio spettacolo, il suo sogno con un personaggio uscito dallo schermo. E così parto dal contabile di un magazzino che deve fare l’inventario degli oggetti, un uomo solitario che guarda un film con la diva del tempo da lui ammirata».
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TITOLO: Veltroni: «Giro “Quando”, la vita dopo il risveglio, senza nostalgie»
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OCCHIELLO: Sul set del nuovo film, in uscita nel 2023, tratto dal suo romanzo. Neri Marcoré è Giovanni, militante Pci che entra in coma a 18 anni al funerale di Berlinguer e si sveglia nel 2015
TESTO: Come Giulia (Valeria Solarino), la suora che lo ha assistito negli ultimi anni. E che ha imparato a conoscerlo meglio di chiunque altro. «Quando Walter mi ha proposto il ruolo, mi sono spaventata: sono lontana dal mondo cattolico. Poi ho capito che più che parlare, come avevo fatto, con un’amica catechista, dovevo capire chi era Giulia. Una donna che si è dedicata in modo totale agli altri. Ha lo stesso background di Giovanni, viene da una famiglia comunista. Quando lui si sveglia lo vuole proteggere dalla curiosità morbosa, dargli tempo di rendersi conto di cosa è successo. La chiave del loro rapporto è lo scambio: lei gli ha gli ha raccontato molto di sé mentre lui era in coma». È stato il suo confidente, spiega Veltroni. «Lo ha accudito come una madre ma è più piccola, una sorella minore. Lo accompagna nella rinascita insieme a Leo, un ragazzo di 18 anni che non parla perché pensa che nessuno lo stia a sentire. Si riconoscono, hanno lo stesso candore. Sono una coppia picaresca». Il tono, dice, è un po’ da fiaba. «Come regista amo questa dimensione, nulla è più realistico dell’immaginazione diceva Fellini, sono d’accordo». Ogni riferimento a Goodbye Lenin, dice, va ribaltato. «Lì c’era la necessità di ricostruire il mondo com’era, qui raccontare cos’è diventato, una foresta piena di trabocchetti. «Per aiutare Giovanni a fare un ripasso dei decenni perduti, Leo gli mostra immagini sul tablet: la caduta del muro di Berlino, Berlusconi presidente del Consiglio, l’11 settembre. Ma, soprattutto, c’è la vita di Giovanni. Che deve fare gli esami di maturità – una delle scene più importanti —, ritrovare le persone care, sua madre e suo padre per esempio», dice Veltroni. Sta lavorando anche a due nuovi documentari. «Uno su Paolo Rossi e l’altro su Pio La Torre. La memoria, insieme al lavoro di squadra, è la cosa che mi sta più a cuore, in tutto quello che ho fatto: politica, giornalismo, scrittura, cinema. Contro questo presentismo beota. Rendere omaggio a chi ha fatto la differenza, come Pio La Torre. Se fermi qualcuno per strada e gli chiedi chi era, non lo sa».
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TITOLO: «Fra i nostri scogli, a Savelletri, ricordando la Murgia rifugiati in un trullo»
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OCCHIELLO: Tiziana Schiavarelli, fondatrice della Anonima GR con il marito Dante Marmone, racconta le sue vacanze tipo
TESTO: «Da molti anni il mio rifugio estivo è il nostro trullo in Valle d’Itria, nelle campagne tra Ostuni e Cisternino. Tra gli anni ‘70 e ‘80, quando Cisternino era un piccolo borgo poco conosciuto e non era ancora meta del grande turismo internazionale come è oggi diventato, io e Dante che non era ancora mio marito, conoscemmo Annamaria Pinto, una stravagante poetessa del luogo. In realtà non aveva mai scritto una poesia, era lei la poesia. Era tanto generosa che apriva le porte della sua bella casa nel centro storico a tanti ragazzi come noi e preparava da mangiare per tutti. La voce si sparse e in breve tempo quei tanti ragazzi diventarono un’orda infestante che bivaccava in casa sua senza nemmeno sapere chi fosse l’ospite. Quando si stufò di questo andazzo, non aprì più la porta a nessuno. Rimanemmo in pochi a frequentarla. Nel frattempo questa terra ci aveva conquistato e dopo aver passato tante estati prendendo in fitto trulli qua e là nelle contrade di Cisternino, la nostra amica ci indicò un trullo in vendita. Era abbastanza malandato e perciò alla portata delle nostre tasche. Lo comprammo e pian piano, ristrutturazione dopo ristrutturazione, l’abbiamo reso il nostro posto del cuore. Ma nel mio cuore resta sempre il luogo dove ho passato le estati più spensierate e avventurose della mia infanzia e adolescenza. Santeramo in Colle, sull’alta Murgia. Quando ci torno, lo trovo sempre diverso, sempre più grande. Non lo conosco più. Ma fuori dal centro abitato, sento ancora quel profumo meraviglioso, per me unico ed inconfondibile, tipico della campagna murgiana, che mi riporta alla mente tanti ricordi meravigliosi e indelebili.
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TITOLO: Victoria Cabello: «Cattelan guida malissimo. Che litigio con Russel Crowe. X Factor? Una gara di ego»
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OCCHIELLO: La conduttrice si racconta: «Simona Ventura con me non è stata generosa»
TESTO: La sua biografia dice anche che ha studiato con il maestro giapponese Kuniaki Ida. «È un docente di recitazione della Paolo Grassi a Milano. Era il preparatore di Milva, passava metà lezione a parlare di lei. Era un personaggio incredibile, se ne usciva con frasi tipo, qua bento, e dovevi interpretare cosa diceva, come se avesse l’Invisalign, l’apparecchio per i denti. Aveva un metodo molto fisico, impegnativo, alla quarta lezione mi sono spaccata il naso in un esercizio in cui io e un compagno vestito da clown dovevamo fare il vento; dovevi fidarti del tuo compagno, il gioco era cercare di anticipare e muoversi nello spazio, io e il clown abbiamo sbagliato e mi ha spaccato il naso, alla fine sembravo Rocky dopo un incontro di pugilato».
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TITOLO: Claudio Amendola e Francesca Neri, amore al capolinea: lui avrebbe già traslocato da casa di lei
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OCCHIELLO: I due attori si starebbero separando dopo 25 anni insieme. Lui è stato avvistato a cena insieme al figlio Rocco di 22 anni. Ma senza la compagna
TESTO: A «Verissimo», lo scorso ottobre aveva dichiarato: «Non era scontato che Claudio mi stesse vicino, vedevo la sua difficoltà e anche la sua impotenza. Ho pensato fosse giusto allontanarmi, ma per il loro bene. Non ero nella condizione fisica di andarmene, ci ho provato. A tratti aspettavo che andasse via lui, però non ha mollato. Lui mi ritrova sempre, come io faccio con lui». A settembre, Amendola aveva parlato per la prima volta della malattia di Francesca Neri. «Mia moglie Francesca ha una malattia, un dolore fisico enorme — aveva raccontato l’attore a “Verissimo” —. Non ha una malattia chiara, ma ha una difficoltà nel vivere le sue giornate. Anche nella malattia, cerca la forza per stare bene. Ne ha parlato nel suo libro che presenterà presto. L’ho letto e ho pianto tanto. Ha grande intelligenza e coraggio. Il racconto che fa dei suoi ultimi anni di vita è coraggioso».
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TITOLO: Vittorio Sgarbi arrabbiato con la figlia Evelina: «Ha rifiutato il Gf Vip, sputa sul denaro»
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OCCHIELLO: Il critico d’arte ha rivelato a «Novella 2000» di aver litigato con la figlia e di non averle parlato per qualche mese
TESTO: Secondogenita di Vittorio Sgarbi, Evelina è nata dalla relazione con una storica torinese, ha raccontato lui stesso in un’intervista al Corriere (senza mai svelare il nome della madre). Il primogenito è invece Carlo, 34enne, riconosciuto dopo una lunga battaglia legale con la stilista Patrizia Brenner. E l’altra figlia di Sgarbi è Alba, arrivata dopo una storia con una cantante lirica albanese già sposata. Di tutti e tre i figli, arrivati inattesi da tre donne diverse, Sgarbi ha detto di sentirsi un padre puramente «biologico» e «preterintenzionale» e di non essersene occupato: «Io non rivendico e non chiedo nulla e queste donne hanno avuto da me ciò che desideravano: diventare mamme». Di Evelina ha anche detto: «È molto sveglia, molto furba, ma un po’ irritante perché ha un temperamento simile al mio»
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TITOLO: Jody Cecchetto: mai soffertoper il cognome di mio padre
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OCCHIELLO: Il figlio di Claudio condurrà in tv i prossimi Power Hits Estate di Rtl 102.5
TESTO: E il suo percorso lo vede ora speaker di Rtl 102.5 e Radio Zeta oltre che conduttore (con Paola Di Benedetto e Matteo Campese) dei prossimi Rtl 102.5 Power Hits Estate, in programma il 31 agosto e trasmesso in tv su Sky Uno e Tv8. «Devo ringraziare Lorenzo Suraci (presidente della radio, ndr). Ha visto quello che facevo sul web ed è rimasto colpito dalla mia dialettica, forse non troppo da ragazzo alle prime armi. Quindi ha chiamato mio padre, rimproverandolo perché non gli aveva mai detto niente di quello che facevo e poi ha deciso di mettermi alla prova, dandomi nel 2021 uno spazio su Radio Zeta».
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TITOLO: I talk politici e le domande che non devono diventare comizi
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OCCHIELLO: Tutto ciò che è esatto è breve, dicevano i vecchi retori. Le domande non devono superare i quindici secondi
TESTO: Capisco che sotto l’occhio di una telecamera tutti si sentano dei grandi analisti e la tirino a lungo per avere più visibilità ma, in questo modo, si fa un pessimo servizio alla comprensione. Faccio un esempio (lo riassumo in breve), i nomi non importano. Una persona chiede a Emma Bonino se c’è del rancore nel suo veto nei confronti di Renzi. Lei risponde che la gente attribuisce ad altri i propri sentimenti (le parole non corrispondevano alla sua espressione facciale, ma questo è una mia impressione). Lunga premessa, risposta liquidatoria, forse preparata. Se la domanda fosse stata più stringente c’era modo di ribattere: scusi, allora quali sono i motivi del suo veto? Tutto ciò che è esatto è breve, dicevano i vecchi retori. Le domande non devono superare i quindici secondi, mi raccomando: almeno concludete prima di annoiare.
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TITOLO: Un elegante video per l’addio commovente di «Ciro» Mertens
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OCCHIELLO: Mertens non era capitano del Napoli ma si è comportato da Capitano
TESTO: Mertens ha chiuso la sua avventura azzurra dopo nove stagioni, ora dovrà trovarsi un’altra squadra perché il contratto non gli è stato rinnovato. Un addio molto doloroso per i tifosi, non solo per lo spessore tecnico del giocatore, diventato il più prolifico marcatore della storia del club con 148 gol (397 presenze), ma soprattutto dal punto di vista umano, come dimostra il video: «Alla società, a tutti i miei colleghi, allenatori, tifosi, amici e ad ogni napoletano posso solo dire una parola: Grazie! La mia partenza non è andata come ho voluto io, ma per me non è un addio ma è solo un arrivederci. Napoli, ma quanto ci siamo divertiti. ..». Nessuna polemica con il presidente Aurelio De Laurentiis, solo classe, tanta classe. Nessuna distinzione tra persona e calciatore, solo una piccola, grande lezione di amore e di stile. Ecco, per giorni ho sperato che un video così lo mandasse Andrea Belotti. Ha dato molto al Toro, ma ha anche ricevuto un affetto e una considerazione che difficilmente troverà altrove. Mertens non era capitano del Napoli ma si è comportato da Capitano.
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TITOLO: Jovanotti sul lavoro in nero al Beach Party: «È tutto a norma». E si scaglia contro gli «eco-nazisti»: «Mi fa schifo chi parla di greenwashing»
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OCCHIELLO: Il cantante ha risposto alle accuse che gli sono state mosse durante una diretta su Instagram
TESTO: Per fugare ogni dubbio, però, «sapendo che siamo nell’occhio del ciclone, sapendo che il Jova Beach mette in moto un livore locale e una serie di micro vendette nella zona, ho pensato fosse l’ennesimo caso — ha continuato il cantante —. Così ho chiamato Maurizio Salvadori (fondatore e patron di Trident, ndr. ) e gli ho chiesto di raccontarmi com’è andata». In diretta accanto a lui, Salvadori ha spiegato di aver ricevuto «un controllo molto approfondito» al cantiere: «Trident collabora con 20 società nella costruzione del Jova Beach Party, società che noi conosciamo e che lavorano nella musica da anni se non decenni. È impensabile che lavorino in nero, da una parte fa sorridere, dall’altra è un’accusa davvero pesante: il lavoro in nero al Jova Beach è una contraddizione in termini».
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TITOLO: «The Sandman», «Irma Vep» e «Santa Evita»: le nuove serie da guardare nel weekend
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OCCHIELLO: Fra le novità anche il documentario «Clusterf**k: Woodstock ‘99», «Detective Maria Kallio» e la seconda stagione di «Buongiorno, Verônica». Le ultime uscite su Netflix, Sky e Disney+
TESTO: Un mago che voleva catturare la Morte, e vivere per sempre, per errore ha catturato e imprigionato il suo fratello minore: Morfeo, il signore dei sogni. Quando Morfeo riesce a liberarsi, dopo anni, trova un’umanità precipitata nel caos, fra insonnia e incubi terribili. È l’incipit di The Sandman, la nuova serie (da oggi su Netflix) tratta dai fumetti di Neil Gaiman usciti tra il 1988 e il 1996 per DC Comics. Gli 11 episodi della prima stagione arrivano sullo schermo dopo una serie di tentativi falliti – l’ultimo, un film che avrebbe dovuto dirigere e interpretare Joseph Gordon-Levitt. A garantire la fedeltà alla graphic novel la presenza di Gaiman, che ha creato la serie con Allan Heinberg e David S. Goyer. Ma ci saranno anche alcune differenze, a partire dall’ambientazione: i fatti raccontati dalla serie si svolgono infatti nel presente, e non a cavallo tra anni Ottanta e Novanta. Nel cast Tom Sturridge (I Love Radio Rock), Boyd Holbrook (Narcos), Gwendoline Christie e Charles Dance (entrambi ne Il Trono di Spade).
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TITOLO: Roger Waters sostiene ResQ per il soccorso in mare dei migranti: «Una goccia nell’oceano, per aiutare i nostri fratelli e sorelle»
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OCCHIELLO: Il fondatore dei Pink Floyd ha inviato una donazione all’associazione nata nel 2019 e impegnata in attività di soccorso nel Mediterraneo
TESTO: Da sempre impegnato nella difesa dei diritti umani il fondatore dei Pink Floyd Roger Waters ha deciso di sostenere attivamente ResQ - People Saving People, associazione italiana nata alla fine del 2019 per svolgere attività di soccorso in mare. Lo ha fatto tramite una donazione, «una goccia nell’oceano, per aiutare i nostri fratelli e sorelle che si trovano in mare, in balia dei trafficanti di esseri umani e delle onde - ha scritto il musicista in una nota -. Ammiro molto il lavoro che fate: con amore e rispetto». «Poter annoverare Roger Waters tra i nostri sostenitori, insieme a migliaia di cittadine e cittadini italiani che hanno creduto in questa idea, è fonte di grande orgoglio ed emozione per tutta ResQ» ha fatto sapere l’associazione che oltre ad essere impegnata in missioni di salvataggio (nelle prime due nel Mediterraneo centrale sono state tratte in salvo 225 persone) promuove a terra una cultura di solidarietà e rispetto dei diritti umani.
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