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LE NOTIZIE DAL GIORNO Tuesday 10 December 2019 AL GIORNO Tuesday 17 December 2019 SU: sport




TITOLO: Il Napoli non sa più vincere, soltanto un pareggio contro l’Udinese
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OCCHIELLO: Alla Dacia Arena finisce 1-1: la rete del vantaggio dei padroni di casa con Lasagna, poi il pareggio di Zielinski
TESTO: Il Napoli non riesce più a vincere e, soprattutto, continua il momento no della squadra di Ancelotti che non vede uno sbocco a una crisi di risultati e gioco che dura oramai da troppo tempo. alla Dacia Arena, il match tra Udinese e Napoli finisce 1-1. E per gli azzurri sono oramai sette le gare in campionato senza vittorie (9 se si aggiunge anche la Champions), con soli cinque punti incassati da altrettanti pareggi e con due sconfitte. L’ultima vittoria è oramai un lontano ricordo contro il Verona (2-0) e risale al 19 ottobre. Inoltre, la zona Champions si allontana e all’orizzonte c’è anche la partita decisiva proprio nella competizione europea contro il Genk (martedì 10 dicembre). La partita ha visto una supremazia dell’Udinese, in vantaggio con Lasagna al 32’ su contropiede bianconero: Fofanà conduce la ripartenza e offre l’assist all’attaccante che batte Meret. Nella ripresa il pareggio azzurro. Al 69’ diagonale di Zielinski che buca Musso e porta il risultato in equilibrio.
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TITOLO: Fiorentina, ultimatum a Montella
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OCCHIELLO: Quattro sconfitte di fila, Commisso si infuria: «Sono arrabbiato con tutti. L’allenatore? Vediamo che succede con l’Inter»
TESTO: L’impressione è che, e torniamo al punto di partenza, ancora un po’ di tempo ci sia. «È un momento durissimo, non pensavamo di doverlo vivere. L’allenatore non è uno stupido, vede anche lui cosa succede in campo. Ma con Inter, e Roma — aveva provato a rassicurare Pradè prima della precisazione di Commisso — in panchina ci sarà Vincenzo». Non esattamente, comunque, gli esami più semplici per chi, ora, sa di essere arrivato agli ultimi appelli. Dentro, o fuori. L’aeroplanino deve rimettersi in quota subito. «Ho tanta rabbia dentro — spiega — ma sento dentro la forza per reagire e per andare avanti». Non molla, Montella. Convinto più che mai nella sua capacità di risollevare il gruppo. «Devo capire perché entriamo in campo così. Siamo poco sereni». E la reazione nella ripresa non basta. Perché contro il Torino si è vista ancora una volta una Fiorentina piatta prima, confusa e arruffona poi. E a nulla è valso il passaggio al 4-3-3, con Chiesa e Ghezzal (inguardabile) ai lati di Vlahovic. Il risultato? Il nulla. O quasi. Poche idee, e la sensazione di essere sempre aggrappati ai singoli. Castrovilli, tanto per citarne uno non a caso. O Chiesa. Male, nel primo tempo, meglio nella ripresa capace con i suoi strappi (accelerata e assist per il gol di Caceres) di creare qualcosa di pericoloso. Poca roba, comunque. Montella, per mangiare il panettone, dovrà far vedere qualcosa di più. «E io gli starò vicino», ha detto Pradè. Uniti, nel momento più difficile. Almeno per altre due settimane.
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TITOLO: Dolce&Gabbana condannati a risarcire Maradona
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OCCHIELLO: Il giudice: 70mila euro per l’indebito uso del nome senza consenso
TESTO: In concreto, scrive il giudice della prima civile, «l'uso del nome di Maradona» nella sfilata-evento «era esplicitamente finalizzato ad appropriarsi, nella collezione di D&G, proprio di quelle componenti attrattive insite nel richiamo alla prestigiosa storia sportiva del mitico calciatore». Peraltro «un operatore economico avveduto non può ragionevolmente ritenere che l'evocazione del `mito Maradona´ possa conferire anche diritti di disposizione sul nome per finalità commerciali e, soprattutto, promozionali». Ovviamente, precisa ancora il giudice, «la mancata messa in produzione e commercio dei capi con il logo» di Maradona «incide», però, «sulla quantificazione del danno, limitandone l'entità (Maradona aveva chiesto un risarcimento di 1 milione di euro, ndr) ». Dolce&Gabbana, ad ogni modo, sono stati anche condannati a pagare all'ex fuoriclasse argentino, oggi allenatore, oltre 13mila euro di spese legali.
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TITOLO: Veronesi, la Bomba d’oro e il Sanremo con Nuti
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OCCHIELLO: Lo scrittore e la vittoria di Tomba alle Olimpiadi del 1988. «Ero con Francesco al Festival, si fermò tutto per lo slalom in tv»
TESTO: Perdere l’amore. Ma vincere l’oro olimpico. Tutto in una manciata di minuti. Ore 23 del 27 febbraio 1988, Miguel Bosé prende il microfono sul palco del Teatro Ariston di Sanremo e ferma la musica: «Interrompiamo momentaneamente le canzoni e diamo la linea a Calgary, in Canada…» È la serata finale del Festival di Sanremo che sancisce il trionfo di Massimo Ranieri e di una delle canzoni più famose di ogni epoca. Dirigono le danze Bosé e Gabriella Carlucci. Contemporaneamente, dall’altra parte dell’Atlantico, si sta chiudendo la seconda manche dello slalom speciale olimpico: Alberto Tomba parte dalla terza piazza, dietro a Frank Worndl lontano 63 centesimi e Jonas Nilsson a 18. «Alberto va, scia bene». Pausa. «Eh no qui commette un errore». Apnea del telecronista. «Tomba sul filo. ..» La voce riprende. «Eccolo, ci siamo, l’argento è certo». La voce cresce sulle ultime curve di Nilsson amplificate dal maxischermo predisposto all’ultimo minuto sul palco dell’Ariston, le facce immobili in platea, inclinate di 45 grandi in alto. Fino all’ultimo paletto, l’ultimo metro di Worndl che scende per ultimo. La voce diventa un grido: «Sei centesimi! Solo sei… Tomba vince il suo secondo oro in tre giorni».
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TITOLO: Un biglietto di Juve-Napoli: «Corruzione per D’Onofrio»
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OCCHIELLO: L’aggiunto di Avellino già indagato per concussione. Il legale: chiariremo
TESTO: Oltre alla concussione per le presunte pressioni relative alla riparazione di una barca, i pm romani contestano a D’Onofrio - magistrato per anni in forza alla Dda di Napoli, dove ha conseguito risultati eccezionali nella lotta ai clan di Ponticelli e del Vesuviano - anche di avere violato l’articolo 318 del codice penale: quello commesso dal pubblico ufficiale che «per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, riceve denaro o altra utilità». L’utilità, in questo caso, consisterebbe nel biglietto per l’Allianz Stadium, regalato dall’imprenditore Luigi Scavone, assieme ad altri tre tagliandi, a uno degli agenti della scorta del magistrato. L’agente avrebbe quindi girato i biglietti a due suoi colleghi e al procuratore aggiunto. Luigi Scavone, patron di Alma spa, colosso del lavoro interinale, è stato arrestato lo scorso marzo con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale. Ex poliziotto, è molto conosciuto in città anche grazie alle sue iniziative di solidarietà in favore delle persone svantaggiate, ma sovvenziona anche team di sportivi, dalla pallacanestro al motociclismo.
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TITOLO: A Napoli arriva Gattuso. Storia del profilo che piace a De Laurentiis: «Terrone, brutto e nero»
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OCCHIELLO: Per combattere i pregiudizi si definiva così. La moglie è nata nel capoluogo campano
TESTO: La carriera in panchina di Gattuso è stata in salita, quasi al limite del masochismo. Prima l’ esperienza al Sion dove ha iniziato da giocatore, poi l’avventura a Palermo dove si è scontrato con le ingerenze di Zamparini. All’Ofi Creta ha dovuto staccare assegni per un totale di 50 mila euro per garantire alla squadra lo stipendio di Natale, mentre a Pisa ha tenuto il timone della nave in burrasca nel bel mezzo di una cessione societaria. Al Milan si è scontrato con Leonardo, con il quale il rapporto non è mai decollato, e pur essendo adorato da giocatori e pubblico, stremato alla fine della stagione, ha lasciato il club amore di una vita. «Sono terrone, brutto e nero» disse in una conferenza stampa a Milanello per spiegare i pregiudizi che lo hanno accompagnato nella sua carriera da giocatore prima e allenatore poi. Rino l’anti-Salvini («gli dico di pensare alla politica perché in Italia abbiamo problemi gravi» ribattè Gattuso dopo una critica sul gioco del leader della Lega) forse è davvero l’uomo giusto per Napoli.
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TITOLO: Calcio Napoli, arriva Gattuso: «Sono qui per recuperare punti e andare in Champions»
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OCCHIELLO: «Ancelotti un padre, vorrei vincere il 10% dei suoi trofei e per favore non fate paragoni». Primo allenamento a Castel Volturno poi la conferenza stampa del neo tecnico azzurro. I giocatori salutano con post su Instagram l’ex allenatore
TESTO: L’avvicendamento c’è stato, di fatto, stamattina. Carlo Ancelotti ha varcato la soglia di Castel Volturno molto presto, ha raccolto le sue cose, svuotato gli armadietti e salutato i dipendenti. Mezzora prima che arrivasse Aurelio De Laurentiis è andato via. Alle 12.40 al centro sportivo del Napoli è arrivato il suo sostituto, Rino Gattuso. Breve colloquio con il presidente e subito il primo approccio con la squadra. Convenevoli di rito, Rino preferisce far parlare il campo. Ore 13 il primo allenamento e la conoscenza di quei giocatori con i quali il suo maestro Ancelotti aveva avuto qualche screzio di troppo negli ultimi tormentati due mesi. Eppure nonostante i dissapori la maggior parte ha salutato con post su Instagram il loro (ormai) ex allenatore. Da Manolas, a Allan a Insigne e tutti gli altri. Con parole di elogio verso l’uomo e l’allenatore con il quale hanno fatto un percorso importante della loro crescita. La sala stampa del centro è stata già allestita, le prime parole di Gattuso alle 18 nella sua prima conferenza stampa napoletana.
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TITOLO: Napoli, è il giorno di Gattuso: tornano il 4-3-3 e i tifosi allo stadio
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OCCHIELLO: Oggi l’esordio del nuovo allenatore contro il Parma. Insigne, Callejon e Milik nel tridente d’attacco
TESTO: È il Gattuso day. Dopo le tante parole oggi si passa ai fatti, al campo, che è l’unico giudice. La sfida con il Parma del pomeriggio (ore 18) servirà a capire se in pochi giorni Ringhio sarà riuscito a trasmettere la sua proverbiale grinta ai giocatori. Di certo il nuovo allenatore non ha avuto molto tempo per allenare i suoi nuovi allievi. Ma a Castel Volturno sono stati due giorni intensi di lavoro e si è respirata un’aria diversa. L’ultimo periodo della guida di Carlo Ancelotti è stato contraddistinto dalle polemiche riguardo la metodologia di allenamento. Si è sempre sottolineato la «leggerezza» dei carichi di lavoro. Uno dei tanti problemi che avrebbe portato l’allontanamento di Ancelotti e la scelta di cambiare allenatore. Gattuso ha così messo subito sotto pressione il gruppo: sono stati intensificati i ritmi e allungate le sedute. I calciatori saranno più stanchi ma, forse, più soddisfatti. C’è stata quindi la scossa per il cambio tecnico, ma anche il modo di allenarsi: sedute di due ore a Castel Volturno ce ne sono state ben poche nella gestione dell’allenatore emiliano.
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TITOLO: Vlahovic salva i viola (e Montella)
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OCCHIELLO: Dopo il gol dell’ex Borja Valero che porta subito in vantaggio l’Inter, nei sette minuti di recupero del secondo tempo, il ventenne Vlahovic firma la rete del pareggio
TESTO: L’avvio di ripresa vede il prolungato possesso palla dell’Inter con la Fiorentina che resta a guardare, solo intorno al quarto d’ora Boateng alza di testa un cross dalla sinistra. Montella allora richiama Chiesa (altra prova negativa) e inserisce Vlahovic, ma è sempre l’Inter a fare la partita e a sfiorare il gol con un bel colpo di testa di Lautaro su cross di Biraghi. Mentre Castrovilli prova a scuotere i suoi con un tiro da fuori Montella inserisce Benassi al posto di Badelj. Ancora Dragowski salva i viola dal secondo gol respingendo il tiro ravvicinato di Lukaku, poi però il polacco rimedia un brutto colpo al viso da Lautaro Martinez. Poco prima della standing ovation del Franchi a Borja Valero, Montella gioca anche la carta Eysseric al posto di Castrovilli ma è Vlahovic in contropiede a far impazzire di gioia il Franchi e lo stesso Montella. Il serbo si fa oltre quaranta metri di campo palla al piede poi appena entrato in area scarica sul palo più lontano un pallone che Handanovic non può prendere. E’ l’uno a uno finale che probabilmente salva anche la panchina di Montella.
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TITOLO: La Fiorentina sfida la capolista Inter Montella: ho scalato tante montagne
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OCCHIELLO: Per l’allenatore la partita più difficile nel momento più difficile: «Prima l’esaltazione, ora la difficoltà. Va trovato l’equilibrio». Torna Pezzella, Boateng in campo per Vlahovic
TESTO: «I momenti difficili aiutano ad essere migliori se li superi. Tutto ciò che ho avuto nella vita — ha raccontato Montella — l’ho ottenuto con sacrificio e senso del dovere. Ho subito tredici operazioni, mi sono diplomato a trentacinque anni e poi ho fatto qualche esame all’università perché volevo fare altro prima di iniziare ad allenare. Questo è un momento duro ma sono convinto che mi farà essere un allenatore migliore». Il tempo dei bilanci arriverà, Montella vuole solo tenere alta la concentrazione per una partita complicata. La più difficile della stagione. «Quando vieni da quattro sconfitte qualcosa da rimproverarsi c’è. Quando si fanno rivoluzioni ci sono varie fasi: c’è stata l’esaltazione iniziale, ora c’è quella delle difficoltà che comunque era prevista. Va trovato il punto di equilibrio. Siamo in salita, io ho scalato tante montagne e poi ho visto il sole: dobbiamo dare di più». Questa sera il Franchi sarà pieno, malgrado il momento avaro di risultato il pubblico sarà ancora una volta dalla parte della squadra. «Sono convinto che Firenze ci capisca e ci aiuterà, queste due partite in casa (la seconda sarà venerdì con la Roma, ndr) possono darci unione per raggiungere i nostri obiettivi» ha detto ancora Montella.
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TITOLO: Bari vince 3-0 a Caserta e chiude il girone di andata al secondo posto
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OCCHIELLO: Ottima prestazione dei biancorossi che chiudono la prima parte del campionato di serie C a 39 punti, dieci in meno della Reggina: Il Monopoli sconfitto ad Avellino
TESTO: Il Bari chiude alla grande il girone d’andata del girone C di serie C. La squadra di Vivarini si impone per 3-0 contro la Casertana in un match che alla vigilia era considerato tutt’altro che agevole. Invece, dopo un primo tempo senza grandi emozioni, i biancorossi sono stati bravi a premere sull’acceleratore, andando quasi in controtendenza rispetto all’abitudine (palesata soprattutto in casa) di calare nella ripresa. A mettere a segno la rete del vantaggio è stato Hamlili con un preciso tiro dal limite. Il raddoppio è invece arrivato grazie al gol di opportunismo di Simeri, bravo a chiudere con successo una bella combinazione con Antenucci. Dulcis in fundo, l’autogol di Rainone, che ha consentito di festeggiare anche con un largo risultato l’ultima trasferta del 2019. Il Bari arriva quindi al giro di boa con 39 punti, dieci in meno della Reggina, ma sopravanza il Monopoli sconfitto dall’Avellino e ora si trova appaiato con il Potenza. Prossimo appuntamento in casa contro la Sicula Leonzio. Domenica 22 dicembre il San Nicola ha voglia di chiudere in bellezza l’anno.
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