IL NOTIZIARIO

le notizie dalle maggiori testate italiane


LE NOTIZIE DAL GIORNO Friday 30 April 2021 AL GIORNO Friday 07 May 2021 SU: sport




TITOLO: Lecce, è crollo con il Cittadella (1-3) Ma resta comunque al secondo posto
DATA:
OCCHIELLO: Passo falso dei giallorossi al Via del Mare. Anche la Salernitana perde con il Monza e il distacco resta immutato. A segno D’Urso, Rosafio e Proia. Coda pareggia al 27’
TESTO: L’inizio dei giallorossi è subito all’attacco e al 3’ Meccariello è pericoloso con un tiro di prima intenzione dal limite dell’area di rigore, che però termina fuori. Il Lecce attacca con tutti i suoi uomini alla ricerca del vantaggio, ma al 18’ è il Cittadella a segnare il gol con D’Urso, il cui tiro da fuori area viene deviato da Hjulmand, tracciando una parabola che diventa imparabile per Gabriel. I salentini non si abbattono e tornano subito ad attaccare a pieno organico. E meno di dieci minuti dopo, al 27’, agguantano il pari. Hjulmand vince di prepotenza un contrasto a centrocampo e lancia sulla fascia Majer, che serve al limite dell’area Coda: l’attaccante giallorosso stoppa la palla e calcia, battendo Kastrati per l’1 a 1 ed il suo 22esimo gol in campionato, record personale. Il Lecce insiste e poco dopo, al 30’, va subito vicinissimo al gol del vantaggio con un contropiede: Rodriguez calcia in corsa su invito di Coda, ma il tiro dello spagnolo termina oltre la traversa. Lo stesso Rodriguez, al 38’, sfiora il gol con un colpo di testa da distanza ravvicinata: l’estremo difensore veneto manda in corner. In chiusura della prima frazione, i giallorossi sono ancora pericolosi con Maggio che, servito da Coda col contagiri, calcia debole di piatto, consentendo al portiere avversario di ribattere il tiro senza problemi. Al 45’ i salentini segnano con Lucioni, ma l’azione è annullata per un fuorigioco di rientro di Meccariello, che sfiora la palla e vanifica così la rete del capitano del Lecce.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Scudetto all’Inter, sei modi per festeggiare: dal balcone al buon libro (Atalanta permettendo)
DATA:
OCCHIELLO: Quali soluzioni per passare la fatidica serata in tempo di Covid?
TESTO: Le soluzioni possibili per passare la fatidica serata non sono molte. Diciamo che ne ho contate sei. 1)La trasgressione. Andare lo stesso a San Siro ma restare fuori e fare i fuochi e i cori, sperando in una distrazione delle forze dell’ordine. Da sconsigliare: sarà già pieno di agenti, e poi è poco civico e molto ultrà. Inoltre non risolve il problema di milioni di interisti sparsi in tutto il mondo che non hanno San Siro nelle vicinanze. È il primo scudetto cinese della storia, il mondo ci guarda, non facciamo brutte figure. 2)Il bandierone. Tecnicamente non è vietato salire in auto e andarsene in giro per la città strombazzando con il palmo della mano sul clacson. Però attenzione: è permesso solo tra conviventi, come il tavolo al ristorante. E non so se viene bene lo stesso con il pupo sul seggiolino di dietro. Inoltre non ci si può fermare e scendere, sarebbe un assembramento, e allora è un po’ come fare il criceto sulla ruota, dopo un quarto d’ora ci si stufa. Meglio evitare. 3)La televisione. In fin dei conti è stata la regina di questo anno di calcio. Con gli spalti vuoti, ha provato a trasformare definitivamente uno sport in uno show. L’idea stessa della Super League è squisitamente televisiva, un calcio «virtuale» fatto di «highlights», magari tre tempi di mezz’ora per non annoiare i teen ager, abituati ormai ai ritmi social dei video-clip. Stasera invece ci si può sedere sul divano e godersi «l’ampio dopo partita», con interviste e commenti, storia degli scudetti passati, immagini di repertorio, Corso e Mazzola, Milito e Zanetti. Come eravamo e come siamo. Un po’ sedentario, ma non male. 4)Il balcone. Tornato di moda agli inizi della pandemia, insieme a poggioli e finestre si è proposto come perfetto espositore di bandiere e striscioni, podio ideale per canti e cori condominiali, set apprezzato per le riprese dei tg. Non viene bene come allo stadio, ma in mancanza d’altro un cortile è sempre meglio di niente. 5)Il foro interiore. È il mio preferito. Si chiudono gli occhi e si ripensa ai momenti salienti, li si riassapora, il lancio di Bastoni per Barella per il secondo gol alla Juve, la fuga di Lukaku per il terzo al Milan, le due reti in extremis di Darmian arrivate quando ci era venuto il «braccino» e ormai non ci speravamo più. Si riflette sul fatto che ci sono voluti due ex juventini, Marotta e Conte, per tornare a vincere, e si trae la conseguenza che c’è una sola ricetta per vincere ed è fatta di tre ingredienti, organizzazione, organizzazione, organizzazione, e che con la fantasia al potere, i giocolieri alla Recoba e la pazza Inter ci si esalta un giorno e si piange i restanti 364. 6)Un buon libro. Ne suggerisco uno, di Matteo Marani. Racconta la storia dell’allenatore che ha vinto con l’Inter il primo scudetto della Serie A a girone unico. Era la stagione 1929/30, era un ebreo ungherese, si chiamava Arpad Weisz, lanciò un Meazza appena diciannovenne in prima squadra, che lo ripagò con 31 gol, importò in Italia il sistema WM, insegnò allenamenti e tattica a un calcio primordiale, e fu espulso dall’Italia dopo le leggi razziali del 1938, quando di scudetti ne aveva vinti altri due con il Bologna. Fuggito in Olanda, fu preso dai tedeschi. La moglie Elena e i figli Roberto e Clara, dodici e otto anni, entrarono nella camera a gas il 5 ottobre del 1942. Lui, il «maestro di calcio», come l’aveva definito Vittorio Pozzo, morì ad Auschwitz il 31 gennaio 1944. Ricordarlo è il modo migliore per festeggiare una squadra che, non a caso, si chiama Internazionale.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Il Napoli si fa fermare dal Cagliari, frenata nella rincorsa alla Champions
DATA:
OCCHIELLO: Al Maradona una rete di Nandez al 94’ pareggia i conti dopo il vantaggio di Osimhen, forse il migliore dei suoi. Azzurri stanchi e quarti dopo il pari dell’Atalanta e in attesa del match della Juventus a Udine
TESTO: Il Napoli passa al suo primo vero affondo. L’azione si sviluppa sulla destra e la palla giunge al limite dell’area a Insigne che nota il movimento in entrata di Osimhen e lo serve con un pallonetto, l’attaccante nigeriano controlla a seguire con il destro tagliando fuori Godin e batte di sinistro Cragno in uscita e oggi al rientro. È il minuto 13. Gli azzurri legittimano il risultato più tenendo il campo che non con ulteriori occasioni da rete, che dalla mezz’ora in poi capitano di più su piedi e testa degli avanti isolani. Il Cagliari colpisce anche un palo ma il pari gli viene negato da Meret negli ultimi giri di lancetta del primo tempo con un doppio prodigioso intervento nel giro di pochi secondi su Pavoletti e Nandez. Come nel primo tempo il Napoli parte meglio anche ad inizio seconda frazione. Al 50’ una soluzione di Demme dai 28 metri è fermata solo dalla traversa a Cragno battuto, 2 minuti dopo viene annullato un gol a Osimhen per una presunta spinta su Godin (che in realtà sbaglia l’intervento). Insigne e Osimhen si rendono ancora minacciosi intorno al decimo. Il Cagliari non si scuote davanti a questi pericoli e il Napoli in questa fase assume il comando del gioco. Al 20’ Osimhen sbaglia di sinistro da posizione vantaggiosa e al 30’ deve lasciare il campo per Mertens dopo una zuccata terribile con Ceppitelli che gli provoca un taglio alla testa. Anche Lozano (non in gran spolvero) lascia il campo per Politano. Subito dopo è Di Lorenzo ad avere un’altra buona occasione per il raddoppio ma dopo essersi liberato bene al tiro mette a lato. Al 35’ in campo Elmas per Zielinski e, per gli, ospiti anche Cerri e Simeone che si affiancano a Pavoletti, il Cagliari tenta il tutto per tutto e ora attacca con più convinzione. È il momento in cui Koulibaly denuncia crampi ma deve stringere i denti per un finale che si fa difficile per via del risultato in bilico ed è Meret che salva gli azzurri al minuto 88’ quando sventa una girata da sotto misura ancora di Pavoletti ma non può nulla al 94esimo (6 i minuti di recupero concessi) quando un lancio di Duncan pesca Nandez alle spalle della difesa azzurra che sigla di giustezza sul primo palo la rete dell’1-1. Il rientro negli spogliatoi è mesto per Gattuso e i suoi, i 3 punti avrebbero potuto significare davvero molto oggi.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: «Il mio Conte maestro già a 15 anni» Cartisano racconta il mister dell’Inter
DATA:
OCCHIELLO: Il suo primo allenatore al Lecce spiega le qualità di Antonio: «Guidava i compagni perché aveva un’intelligenza calcistica straordinaria. E in pullman studiava»
TESTO: Antonio Conte, dopo aver vinto la B con Bari e Siena, ha vinto il quinto scudetto, dopo quelli ottenuti con Juventus (3) e Chelsea (1). Mister Cartisano, si aspettava che trionfasse anche da allenatore? «Non potevo prevederlo, era un ragazzino e si pensava al calcio giocato. Già allora, però, si comportava come un vero allenatore in campo. E come un vero professionista: sempre presente agli allenamenti, lavorava sodo e non si lamentava mai. Aveva sempre il consiglio giusto per i compagni, che “comandava” senza mai arrabbiarsi. Li guidava perché aveva un’intelligenza calcistica straordinaria: leggeva in anticipo l’evolversi dell’azione. Era una rarità, una gioia vederlo giocare a calcio. Non ho mai potuto rimproverarlo perché fuori posizione, richiamarlo all’attenzione per qualche movimento. A 15 anni già parlava di coperture, come un mister navigato: una volta gli chiesi di cambiare l’avversario da marcare, mi rispose chiedendomi chi avrebbe coperto lui, lasciandomi sorpreso». Quali le sue principali doti da giocatore e da allenatore? «In campo copriva, ragionava, correva per i compagni. Non aveva qualità tecniche eccelse, ma aveva doti fuori dal comune, tanto che passò in Primavera dai Giovanissimi, saltando la categoria Allievi. Si applicava tantissimo, perché voleva arrivare in alto e si vedeva che era intenzionato a farlo. In panchina, così come lo era in campo, si conferma una persona estremamente intelligente. Quando in tv lo sento gridare dalla panchina, rivedo me stesso. Dirige la squadra da bordo campo senza mai guardare la palla, dà indicazioni a chi non ce l’ha, proprio come facevo io: l’abilità di un allenatore sta anche nel vedere ciò che gli altri non vedono». Com’era, invece, fuori dal campo? «Straordinario anche lì. Uno dei pochissimi che non ho mai potuto richiamare per avere commesso qualche errore tipico dei ragazzi. Durante le trasferte si portava appresso i libri di scuola per studiare». Tra Conte e i tifosi del Lecce, però, non corre buon sangue. Cosa direbbe a chi ancora lo contesta? «Tutto nacque dopo l’esultanza al gol che segnò contro il Lecce con la maglia della Juve. Alcuni non gli hanno perdonato la sua parentesi sulla panchina del Bari. Basta con questi atteggiamenti di gente ignorante e non sportiva. Non difendo Conte in quanto “figlio mio”. Oggi è il numero uno al mondo e, anziché applaudirlo per i suoi successi, i tifosi leccesi lo contestano. È assurdo che venga celebrato altrove e denigrato nella sua terra».
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Polisportiva Bitonto vince coppa italia di serie A2 femminile calcio a 5
DATA:
OCCHIELLO: Le campionesse sono state accolte dal sindaco Michele Abbaticchio al casello autostradale. «Ho alzato la coppa a nome di una comunità che ha conosciuto un attimo di felicità in tanto dolore, grazie a questa società e a queste ragazze»
TESTO: La Polisportiva Bitonto ha vinto la Coppa Italia di serie A2 femminile di calcio a 5, sconfiggendo ieri per 3-1 l’Audace Verona a Porto San Giorgio. Ad accogliere la squadra e la coppa è stato, al casello autostradale di Bitonto, il sindaco Michele Abbaticchio. «Mi ha fatto enormemente piacere dare il benvenuto al Futsal femminile Bitonto dopo la conquista della Coppa Italia, all’arrivo al casello autostradale» scrive su facebook. «Il presidente mi ha consegnato la Coppa uscendo dal pullman ed io l’ho alzata a nome di una comunità che ha conosciuto un attimo di felicità in tanto dolore, grazie a questa società e a queste ragazze. Poi sono andato via verso casa insieme all’assessore allo sport Domenico Nacci perché, purtroppo, stava per scoccare il coprifuoco». Le ragazze sono rimaste nel bus mentre il sindaco con il presidente sollevavano la coppa. «Auguro a queste ragazze che hanno portato in alto il nome della città - dice Abbaticchio - il senso di appartenenza a una comunità che, a volte, può trasformarsi in famiglia».
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Se la qualità non basta a nascondere i limiti
DATA:
OCCHIELLO:
TESTO: I vizi e le virtù di una squadra costruita per ambire facilmente alle zone nobili della classifica e finita poi a lottare punto a punto con tre (barra quattro) concorrenti al quarto posto. Il Napoli, per quanto squadra di qualità nella completezza della rosa, continua ad avere limiti di personalità e di caratteristiche strutturali. É sempre il risultato che fa la differenza, e così talvolta si perde di vista la prestazione e soprattutto il modo di gestire le fasi della partita. Da due mesi questo è un gruppo che prova ad andare a mille all’ora ma quando non ci riesce finisce per concedere campo agli avversari. Impensabile però andare sempre più veloci, dove sono le contromisure? Paradossalmente era successo anche sul campo del Torino due lunedì fa, una delle migliori partite stagionali. Meret era stato autore di una parata miracolosa e Osimhen si era reso protagonista di un salvataggio sulla linea. Episodi e non solo: non sempre si può correre di più, ragionare e non innervosirsi sarebbe più utile e più proficuo. Come non cedere sempre all’istinto di difendersi attaccando. Contro il Cagliari l’arbitro ci ha messo del suo, ma le occasioni sprecate, anche questo un antico vizio, hanno compromesso il risultato. Ci sono i numeri a renderci il quadro ancora più chiaro: il Napoli è la squadra che tira di più nei cinque principali campionati europei: 16.9 a partita. La media scende a 6 e i gol dovrebbero essere di più. Sono numeri vicini al Bayern Monaco, al Barcellona e all’Atalanta che hanno realizzato più gol degli azzurri. Tra campionato ed Europa League, quello di domenica, è stato il terzo pareggio subito nei minuti di recupero, i due contro Sassuolo e Cagliari potrebbero rivelarsi pesanti. Quattro punti persi contro tre guadagnati (1 col Torino, 2 con l’Udinese) nei minuti finali. Ma tutto è ancora in gioco: Napoli padrone del proprio destino, ma la qualità dovrà nascondere bene i vizi.
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




TITOLO: Mancosu: «Ho avuto un tumore ma ora sono di nuovo in campo»
DATA:
OCCHIELLO: La rivelazione choc del capitano del Lecce su Instagram: «Mi sono operato il 26 marzo. Ho visto il terrore negli occhi delle persone che amo». I messaggi di tifosi e compagni
TESTO: A tenerlo lontano dal campo non è stata una banale appendicite, ma un tumore. A rivelarlo è lo stesso capitano del Lecce Marco Mancosu, che in un lungo e toccante post su Instagram ha fatto outing e raccontato il suo dramma, spiegando a tutti il vero motivo per cui era stato operato e poi costretto a saltare quattro gare di campionato. «Mi sono operato il 26 marzo. Di tumore. Ho visto un mondo che non avrei mai pensato di conoscere, ho visto il terrore negli occhi delle persone che amo, ho visto il terrore e la preoccupazione di mia moglie che per lo stesso motivo ha perso il padre quest’estate, ho avuto la paura di non poter crescere mia figlia», scrive il trequartista cagliaritano. Mancosu prosegue e racconta il suo calvario, fino a ieri tenuto nascosto anche ai suoi compagni: «Ho fatto esami nei migliori centri italiani, con affianco gente che ad oggi non so nemmeno se sia viva, se sia riuscita a superare la propria malattia. Là, in quella sala d’aspetto non ci sono ragioni sociali, non conta se sei un avvocato, un calciatore, un presidente o un normalissimo impiegato, là siamo tutti uguali, tutti alle prese con qualcosa che non possiamo controllare». L’amore per il calcio più di ogni altra cosa, al punto che venerdì e martedì scorsi era in campo contro Cittadella e Monza. «I medici mi hanno detto che la mia stagione era finita e che dovevo pensare all’anno prossimo – continua - dopo due settimane ero in campo a correre. Dopo un mese sarei dovuto tornare a Milano per sapere se dovessi fare la chemio o meno, non ci sono ancora andato perché voglio fare la cosa che amo di più al mondo, giocare a calcio, poi si vedrà a fine campionato. Io ho già vinto».
LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE QUI
COPYRIGHT: Copyright 2004   RCS MediaGroup (CORRIERE DELLA SERA)




© un prodotto accaTì
tutto il materiale è protetto da Copyright degli Autori ed Editori come indicato